Ilva, fiato sospeso nel giorno del giudizio

Un solitario manifestante attende i colleghi dell’Ilva sulla strada che porta al Salone nautico
Ilva, fiato sospeso nel giorno del giudizio
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Taranto - Giornata di scadenze fondamentali, quella di oggi, per l’interminabile vicenda delle acciaierie Ilva, anche se la situazione appare tutt’altro che definita. Oggi, infatti, si conclude l’istruttoria per la concessione ministeriale dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), il documento normativo che consentirà a Taranto, come ha ribadito il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, di creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile del mercato dell’acciaio e all’Ilva di risanare gli impianti.
A fine giornata, inoltre, scade l’ultimatum della Procura all’azienda per l’avvio dei lavori di spegnimento degli impianti inquinanti del Siderurgico più grande d’Europa, che per decenni avrebbe causato morti e distruzioni ambientali. «La bozza dell’Aia» dice Clini «prevede misure immediate e interventi da completare entro tre anni che determinano riduzioni drastiche delle emissioni inquinanti».
È il percorso per «dare un’anima verde» al polo siderurgico e consentire a Taranto di non perdere circa 20 mila posti di lavoro. Ma basteranno l’Aia in arrivo (mercoledì c’è la Conferenza dei servizi e la firma del ministro) e gli impegni assunti dall’azienda (di procedere d’accordo con i custodi giudiziari alla fermata degli impianti) per soddisfare le richieste della Procura? L’Ilva non si spegne con un interruttore e la fermata degli impianti, soprattutto degli altoforni 1 e 5, richiede varie settimane.
Ma se per il più piccolo dei due, l’Afo 1, l’azienda ha assicurato procedure rapide (stop entro fine novembre e ricollocamento dei 942 lavoratori in esubero), non è chiara la sorte di Afo 5, quello che macina oltre il 50 % della produzione. Se dovesse chiudere da subito come vogliono i magistrati (mentre nel piano dell’azienda si parla del 2015) per i sindacati significherebbe la morte dell’Ilva, l’esubero senza protezione per migliaia di operai e il probabile abbandono dei suoi proprietari, la famiglia Riva. Uno scenario preoccupante, sottolineano, stavolta senza dividersi, i tre sindacati.
Ieri ci sono state lunghe riunioni tra pm, inquirenti e custodi giudiziari. A quanto si è appreso è stato in particolare esaminato il piano di spegnimento dell’Ilva, che ha detto di volersi avvalere, per le operazioni tecniche, della società Paul Wurth. Un piano già ritenuto non adeguato dalla Procura ma che ieri è stato fortemente difeso dal presidente Bruno Ferrante. Quel che è certo è che un’intera provincia aspetta con il fiato sospeso, e si divide tra chi sta con la Procura (gli ambientalisti e i cittadini che non hanno parenti all’Ilva) e chi, 20mila famiglie, spera che non vengano persi posti di lavoro e si crei un polo dell’acciaio sostenibile.
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fonte ilsecoloxix.it































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