TU QUOQUE, BRUTE… – La Lega contro Formigoni. E lui: “se cado io, cade tutto il nord”

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La Lega contro Formigoni
E lui: “se cado io, cade tutto il nord”
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(AGI) – Milano, 11 ott. – La Lega Nord chiede l’azzeramento della giunta Formigoni con eventualmente un nuovo presidente. A dirlo e’ il segretario della Lega Lombarda Matteo Salvini uscendo dall’incontro con il gruppo del Carroccio a palazzo Pirelli. “Lasciamo a Formigoni – spiega – la scelta se fare un passo di lato o indietro. Ci rifletta questa notte, la Lega e’ determinata ad andare avanti. Ci aspettiamo quanto meno l’azzeramento della giunta, il dimezzamento dei nuovi assessori con eventualmente un nuovo presidente di giunta” che traghetti al voto la regione. Per Salvini a questo punto e’ “probabile” che si vada al voto ad aprile.
Formigoni, se cado a casa anche in Veneto e Piemonte
‘NDRANGHETA, MANETTE AL PIRELLONE
E’ la prima volta che un assessore lombardo viene arrestato per i suoi rapporti con la criminalita’ organizzata. La scalata della ‘ndrangheta al sistema politico, gia’ evidenziata dagli ultimi blitz condotti dalla Dda di Milano, e’ arrivata al Pirellone, ‘cuore’ del potere. Domenico Zambetti, assessore regionale alla Casa della giunta Formigoni, e’ accusato di avere avere comprato un pacchetto di 4mila preferenze, decisivo per la sua elezione con 11.217 voti alle regionali 2010, pagando 200mila euro a due colletti bianchi della ‘ndrangheta, l’imprenditore Giuseppe D’Agostino e il commercialista Eugenio Costantino. In cambio, l’esponente del Pdl si sarebbe messo a completa disposizione delle cosche, con favori personali ai ‘calabresi’ e la promessa di fargli vincere appalti pubblici di sua competenza gestiti dal Pirellone, a cominciare da quelli dell’Aler, l’ente che si occupa dell’edilizia popolare. Insieme a Zambetti, hanno ricevuto l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Alessandro Santangelo altre 20 persone (29 le richieste di arresto), molte delle quali appartenenti alle famiglie dei Morabito – Bruzzaniti – Palamara, dei Barbaro – Papalia e all’articolazione militare dei Di Grillo – Mancuso.
L’accordo di Zambetti con le cosche, spiega il gip, viene sintetizzato “in una ‘lettera-pizzino’ predisposta dalle famiglie mafiose nella quale veniva descritta la ‘genesi dei rapporti tra le cosche e l’assessore e gli accordi del patto di scambio stretto in vista delle elezioni regionali”. Nella lettera figuravano anche le ‘”sanzioni e ritorsioni che la stessa organizzazione criminale era intenzionata a mettere in atto in caso di mancato rispetto degli impegni” da parte del politico. In effetti il rapporto con i ‘calabresi’ vive momenti drammatici perche’ Zambetti non e’ lesto nel soddisfare le loro richieste tanto che, commentando il suo ritardo nel pagamento dei voti, Costantino lo definisce “pisciaturu” (uomo di poco conto), lo dileggia perche’ si e’ messo a piangere e “si caga sotto” fino ad accennare all’ipotesi di “farlo saltare in aria”. Le rate vengono pagate a D’Agostino, l’uomo che gli si presenta come “portavoce” della ‘ndrangheta, e che poi raccoglie e distribuisce il denaro alle cosche. Alla fine, il conto per il politico sara’ di 5mila euro per le preferenze, rastrellate, tra gli altri, anche da Ambrogio Crespi, fratello dell’ex sondaggista Luigi, pure lui finito in manette. L’ultima tranche, 30mila euro, viene versata nella sede dell’associazione culturale ‘Centro e Liberta” il 15 marzo 2011. “E’ la prima volta che un voto di scambio viene acclarato durante le indagini. E’ devastante per la democrazia”, ha commentato Ilda Boccassini, che ha coordinato le indagini e definisce questa vicenda “un inquinamento della vita politica in Lombardia”. Oltre che coi soldi l’Assessore saldera’ il conto coi ‘favori’: un lavoro per la figlia di Costantino all’Aler, uno da parrucchiera per la sorella e tante promesse, anche per gli appalti Expo. Non e’ l’unico episodio di voto comprato raccontato nelle oltre 500 pagine dell’ordinanza, a fianco di altre storie di ‘ordinaria ‘ndrangheta che ruotano attorno a estorsioni agli imprenditori (“nessuno denuncia”, sottolinea Boccassini), usura, infiltrazioni nel movimento terra, armi. L’altra vicenda riguarda Sara Giudice, meglio nota come l’anti – Minetti per le sue raccolta firme contro l’igienista dentale e attivissima, in questi giorni, sul suo profilo Facebook nel proporre nuovi modelli di politica ‘onesta’. Secondo gli inquirenti alle elezioni comunali concluse col trionfo di Pisapia, la giovane esponente del Terzo Polo ottenne a sua insaputa centinaia di voti dalla ‘ndrangheta attraverso un accordo tra il padre e le cosche. Vincenzo Giudice e’ ‘solo’ indagato per corruzione perche’ non e’ certo fosse consapevole di parlare con dei criminali che gli si presentarono come imprenditori. In cambio dei voti alla figlia, pero’, promise di far vincere ai suoi interlocutori, sfruttando la sua carica di presidente nella partecipata Metro Engineering, appalti per la metrotramvia di Cosenza. In questo desolante scenario, dove perfino gli ‘ndranghetisti aborrono i politici (“uomini ‘e merda, politici piccoli e grandi”), ce n’e’ uno che ha mantenuto un atteggiamento definito da Boccassini “encomiabile”. E’ Marco Tizzoni, candidato per una lista civica alle comunali di Rho, che in un sms senza ambiguita’ rifiuta la richiesta di compravendita del voto avanzata dal medico Marco Scalambra (arrestato) con queste parole “Andiamo avanti da soli, senza aiuti di lobby e gruppi strani”. (AGI) .
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fonte agi.it































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