Padova, insulti al 113: «Vergonatevi». Il questore smentisce le dimissioni

Pubblicato in data 11/ott/2012 da

E’ stato prelevato dalla polizia davanti a scuola dopo un’ordinanza della sezione Minori della Corte d’Appello di Venezia. Portato a braccia verso un’auto dopo che aveva tentato di divincolarsi. Ma stiamo parlando di un bambino di 10 anni.

Il tribunale aveva deciso che la patrià potestà doveva andare solo al padre del piccolo. Così gli agenti sono andati a prenderlo all’entrata di scuola, alle otto di mattina, per portarlo via dalla madre. I bambino non voleva andare con loro, e così è stato trascinato nell’auto a forza. Ma una parente del bambino ha ripreso la scena del “prelevamento” e ha girato il video a Chi l’ha visto, che l’ha trasmesso.

Nel filmato si vede una donna che corre verso un gruppo di persone e comincia ad urlare, poi il ragazzino sollevato a forza e portato per alcuni metri verso un’auto dove poi è stato caricato.

Per tutto il tragitto, il piccolo tenta di divincolarsi dalla stretta di un uomo che lo tiene per le spalle e di un altro che gli stringe le caviglie. Infine si sente una voce di donna, probabilmente l’autrice del video che il bimbo chiama ‘zia’, che rivolge domande ad un’altra donna, che le risponde di essere un ispettore e di non poterle dare spiegazioni.

BIMBO PRESO CON LA FORZA

Padova, insulti al 113: «Vergonatevi»
Il questore smentisce le dimissioni

Inviati gli ispettori a Padova, l’ondata di indignazione in tivù

Il bambino prelevato da scuola (archivio)Il bambino prelevato da scuola (archivio)

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di Roberta Polese
e Nicola Munaro

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PADOVA — «L’operato dei miei uomini è stato cristallino, non mi dimetto» dice il questore di Padova, Vincenzo Montemagno, quasi a voler scacciare i «corvi» che da ore puntano il dito contro di lui. Nel mirino, il comportamento dei suoi agenti che mercoledì hanno eseguito l’ordinanza della Corte d’Appello dei minori, andando in una scuola elementare a prelevare un bimbo di dieci anni conteso dai genitori separati. Dovevano agire «nelle forme più discrete e adeguate » per affidarlo al papà. Invece un drammatico video girato dalla zia del piccolo Leonardo li mostra mentre, assieme al padre e a un medico, lo trascinano a forza fuori dall’istituto. Ieri è arrivato il rammarico del ministero. «La scena del trascinamento del minore richiede che vengano espresse anche le scuse del Governo», ha detto il sottosegretario Carlo De Stefano. Il comportamento della polizia, ha aggiunto, «non è sembrato adeguato rispetto a un contesto difficile e ostile».

Riferendo alla Camera ha anche sottolineato che chiunque abbia visto le immagini ha provato «un senso di disagio e un moto di sdegno» e punta il dito contro l’ispettrice di polizia che alla zia del bimbo ha detto di non essere «tenuta a dirle niente» perché «lei non è nessuno»: ha usato «espressioni assolutamente non professionali». Poche ore prima aveva parlato anche il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri: «Quelle immagini sono drammatiche, turbano molto perché vedere un bambino trascinato così è una cosa che colpisce molto e fa male. Però all’emotività dobbiamo rispondere con la razionalità: il Capo della Polizia ha aperto un’inchiesta sull’argomento, dobbiamo capire esattamente cosa è successo e perché». Infine, commentando il comportamento degli agenti, ha sentenziato: «Se si sono comportati male avranno quello che la disciplina prevede». La Procura di Padova ha aperto un’inchiesta, per ora senza indagati né ipotesi di reato. Nessun commento ufficiale dalla magistratura che però ha acquisito il video mandato dalla stessa polizia in cui sono ripresi quegli istanti.

Nella tarda mattinata di venerdì il padre del piccolo è stato ricevuto dal procuratore capo Mario Milanese. I due hanno parlato fitto per una ventina di minuti, poi si sono lasciati senza dichiarazioni ufficiali. Mentre il papà incontrava il magistrato, la madre e la zia del bambino proseguivano il «tour televisivo» che si trascina da ormai due giorni, condito da commentatori e politici. Nel pomeriggio anche l’ex marito della donna si è presentato davanti alle telecamere della Rai per raccontare la sua versione dei fatti. Un circo di accuse e veleni. In molti uffici della questura, le televisioni sono rimaste sintonizzate sui telegiornali nazionali, a carpire l’ultima notizia. Come se potesse succedere qualcosa di peggio rispetto a quanto già accaduto. Che siano ore difficili, lo dimostrano le decine di telefonate piovute al 113. Dall’altra parte, uomini e donne che lanciano insulti e inveiscono contro la polizia. La voce indignata dei cittadini è arrivata per tutto il giorno. «Vergognatevi», si sono sentiti dire gli operatori della centrale operativa. L’aria che si respira è decisamente tesa. Poca voglia di scherzare, occhi bassi e molta attenzione a non farsi scappare una parola di troppo. I poliziotti padovani stanno tutti con il fiato sospeso. Perché a breve dovrebbero arrivare gli ispettori e perché si attendono i provvedimenti annunciati da parlamentari. Fino a due giorni fa in questura c’era il clima tranquillo di sempre: si lavorava duro, si beveva il caffè nel cambio di turno e ci si scambiava qualche battuta. Ora invece tutto è cambiato. I funzionari corrono via veloci nelle auto di servizio, e l’animo degli agenti è a livello zero. E quelle voci al 113 fanno male a tutti.

Roberta Polese
Nicola Munaro

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fonte corriere.it

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