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Don Gallo, Bella Ciao per salutarlo Fischi a Bagnasco che ricorda Siri

L’intervento di don Ciotti ai funerali di don Gallo

RaiNews24 RaiNews24

Pubblicato in data 25/mag/2013

Prima parte dell’intervento di don Ciotti ai funerali di don Andrea Gallo.

Tanti applausi hanno interrotto piu’ volte l’intervento di Don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera,
che ha preso la parola durante i funerali di Don Andrea Gallo, nella Chiesa del Carmine, a Genova. Don Ciotti ha ricordato che “Don Andrea e’ stato sacerdote, un prete che ha dato nome a chi non l’aveva o, se lo aveva, se lo era visto negare da qualcuno” per “riconoscere la dignita’, la liberta’ della persona su cui bisogna continuare sempre a scommettere”.

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RaiNews24 RaiNews24

Pubblicato in data 25/mag/2013

Seconda parte dell’intervento di don Ciotti ai funerali di don Andrea Gallo.

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fonte immagine corriere.it

Don Gallo, Bella Ciao per salutarlo
Fischi a Bagnasco che ricorda Siri

Durante il rito religioso, fischi e proteste contro l’arcivescovo Bagnasco quando ricorda il cardinale Siri: interrotta l’omelia. Applausi a Vladimir Luxuria che ringrazia Don Gallo per l’accoglienza verso i transgender. Migliaia di persone in corteo cantando “Bella Ciao”  lungo tutto il percorso, sotto la pioggia. Don Ciotti: “Don Andrea era innamorato dei poveri e saldava la terra con il cielo”. Il saluto del sindaco Doria e di Moni Ovadia. Oggi sarà sepolto a Campoligure.

Don Gallo, Bella Ciao per salutarlo Fischi a Bagnasco che ricorda Siri Il corteo dietro il feretro

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di DONATELLA ALFONSO, RAFFAELE NIRI, MARCO PREVE, BRUNO PERSANO, AVA ZUNINO

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Fischi e proteste contro l’arcivescovo di Genova e presidente della Cei Angelo Bagnasco durante il rito religioso per don Andrea Gallo nella chiesa del Carmine. Durante l’omelia il cardinale ha ricordato la figura del cardinale Siri, scatenando fischi e grida di “vergogna” (video). Era stato infatti il cardinale Siri a decidere nel 1970 l’allontanamento di Don Gallo dalla chiesa del Carmine dove aveva iniziato la sua attività pastorale e dove ora simbolicamente è tornato.

Bagnasco si è interrotto mentre all’esterno della chiesa si continuava a cantare Bella Ciao, come durante tutto il corteo che ha accompagnato Don Gallo dalla chiesa di San Benedetto fino al Carmine. E’ stata Lilly, la storica collaboratrice del sacerdote scomparso, a zittire la protesta richiamando al rispetto e al dialogo. Bagnasco ha concluso velocemente, lasciando la  parola a Vladimir Luxuria che riporta applausi e commozione quando ringrazia Don Gallo “per averci fatto sentire, noi creature transgender, figlie di Dio e volute da Dio”.

Dopo la Comunione regolarmente impartita da Bagnasco, è don Luigi Ciotti, tra gli applausi, a ricordare la figura del sacerdote scomparso “innamorato dei poveri” e a richiamare alla Chiesa dell’accoglienza che riporta tutti al suo interno. Poi ricorda le tante battaglie comuni con lo scomparso, uomo della società civile ma soprattutto sacerdote “capace di unire la terra con il cielo”. Quando esce la bara, lacrime e saluti a pugno chiuso, e ancora applausi a scandire di nuovo le parole di Bella Ciao (video). Infine, il saluto del sindaco di Genova Marco Doria e del regista e autore Moni Ovadia. Nel pomeriggio la sepoltura a Campoligure in Valle Stura, accanto ai genitori.

LE IMMAGINI: 12

IL CORTEO. Sotto una pioggia battente il corteo era partito alle 10 dalla chiesa di San Benedetto al Porto dove si era tenuta la camera ardente per Don Gallo, scomparso martedì, aperto da un gruppo di religiosi in tonaca bianca e con lo scapolare con i colori della bandiera della pace. Tra loro don Luigi Ciotti e don Vitaliano Della Sala, una via dolorosa sotto la pioggia. Dietro, il furgone grigio con la bara, su cui si intravedevano il cappello nero, la bandiera rossa e quella del Genoa, seguito dai familiari e dai componenti e collaboratori della Comunità di San Benedetto. Un battito ritmato di mani ha segnato il passaggio del corteo. In piazza della Nunziata, calmata la pioggia, un gruppo di ortuali ha preso a spalle la bara sino alla chiesa.

Dalle finestre lenzuola e drappi con il saluto dei genovesi “Ciao Don”, “Grazie Don”. Moltissime le bandiere, dai gruppi No Tav e i No dal Molin a quelle rosse delle varie sigle della sinistra e del Genoa, la quadra del cuore dello scomparso, tra cui lo striscione della Fossa dei Grifoni. Presenti anche l’allenatore del Genoa Davide Ballardin, che nei giorni scorsi era stato uno degli ultimi ad incontrare il “Don”, e l’ex tecnico rossoblu Giampiero Gasperini. Moni Ovadia, tra i primi a giungere a San Benedetto, ha commentato: “Sono ebreo e agnostico, ma secondo me risorge”.

Presenti Maurizio Landini, segretario della Fiom, Marco Revelli, Dori Ghezzi (video), Nando dalla Chiesa, il segretario del Prc Paolo Ferrero tra gli altri. C’è anche l’imam di Genova Salah Hussein, insieme allo scrittore Marco Revelli e al padre di Carlo Giuliani, Giuliano. Tantissimi i cittadini genovesi, di tutte le età. “Ci voleva Don Gallo a unire tutte queste sinistre”, è un commento ricorrente. Un grande striscione del centro sociale Terra di Nessuno riporta la scritta “Hasta siempre comandante Gallo. In direzione ostinata e contraria”.

Quando entra in chiesa la bara, Don Luigi Ciotti abbraccia una delle “princese”, le trans del Ghetto, che è in attesa accanto a Vladimir Luxuria. Un fortissimo applauso riempie la chiesa mentre la bara del “Don” viene posata davanti all’altare, tra le lacrime dei sacerdoti.

Bagnasco e la trans sull’altare per don Gallo

I COMMENTI. Dori Ghezzi ha fatto sapere di aver perso un “punto cardinale” e che ora dovrà “tornare a navigare a vista”. Landini ha ricordato la grande vicinanza di Don Gallo alla Fiom. “lo avevamo invitato anche all’ultima manifestazione” ha commentato.Vladimir Luxuria raggiunge la chiesa del Carmine, già colma di gente comune in attesa: “Mi ricordo le sue mani così ossute eppure così calde che mi accarezzavano”. E piange. Accanto, c’è Alba Parietti: “Mi ha mandato da lui l’anima di mio padre. Mi aveva detto ‘vai da lui se hai bisogno di qualcosa”.

FISCHI A BAGNASCO. Dopo gli applausi, un grande silenzio accompagna l’inizio del rito. All’esterno, la folla invade tutta via Brignole De Ferrari. All’inizio dell’omelia, l’arcivescovo Bagnasco ricorda l’impegno di Don Gallo per “i suoi ragazzi per i quali ha dedicato la vita” e ricordando che Don Gallo “svolse il suo
ministero sacerdotale con lo sguardo ed il cuore attratti da coloro che portavano più evidenti le ferite del corpo e della vita, quelle dell’anima. Come il samaritano del Vangelo e come missione di ogni sacerdote ha cercato di lenire i dolori di chi incontrava con l’olio della consolazione ed il vino della fiducia ridonando speranza per guardare al domani”.

Ma quando ricorda il cardinale Siri “che Don Andrea ha sempre considerato un padre e un benefattore”, si alzano fischi e proteste dall’esterno della chiesa. Dove, a sovrastare le parole del cardinale, viene di nuovo intonata Bella Ciao e scattano altri applausi che sovrastano le parole dell’arcivescovo.  Poi sono le grida “Andrea Andrea”, anche in chiesa, a interrompere il discorso di Angelo Bagnasco, mentre si chiede a gran voce l’intervento di Don Ciotti. Solo l’intervento di Lilly, da sempre collaboratrice di Don Gallo, interrompe la protesta. “Ragazzi, non abbiamo rispetto di Andrea che aveva un grosso rispetto per il proprio vescovo. Se vogliamo bene a Gallo impariamo ad ascoltare tutte le voci”.

LE PAROLE DI DON CIOTTI.
“Se trovate qualcuno che ha capito tutto dalla vita, salutatelo da parte mia e di don Gallo, e cambiate strada. È la strada che ci ha insegnato che ogni persona è vita e storia, e che la diversità mai deve diventare avversità”. Gli applausi, in chiesa e fuori, punteggiano l’intervento di Don Luigi Ciotti, subito dopo la comunione. Ricorda il no ai “cristiani da salotto” richiamato da papa Francesco, e segnala un Don Gallo “innamorato di Dio, saldava la Terra con il Cielo”, così come dei poveri; l’importanza dei simboli “in cui don Gallo credeva maggiormente: la Bibbia e la Costituzione”. Il fondatore di Libera ha ricordato che lo scomparso aveva pianto per Carlo Giuliani. “Così come si è indignato davanti alla base americana di Vicenza: ma cosa ce ne facciamo di quelle cose lì quando non abbiamo i soldi per i servizi sociali?”. E a concludere, ha auspicato tra gli applausi  “che la tua comunità continui la tua opera”.

IL SINDACO E OVADIA. Il ringraziamento di genova a Don Gallo è stato portato dal sinaco Marco Doria. L’ultimo intertvento, sul sagrato della Chiesa del carmine, è stato riservato al regista e autore Moni Ovadia (video).  “Don Gallo – ha detto il primo cittadino – non amava le etichette, ma si definiva in due modi: partigiano e antifascista”. Moni Ovadia ha invece scherzato spiegando che “il Gallo” lo aveva nominato suo direttore spirituale: “Diceva sempre che lui ce l’aveva un direttore spirituale, che era ebreo e che era Moni Ovadia”. Il regista ha poi detto: “Per la mia religione, il mondo si sostiene grazie a 36 giusti. Per ora gli altri 35 non li ho incontrati”. L’ultimo ringraziamento è quello di Vladimir Luxuria: “Non ci ha mai giudicati, ci ha solo e semplicemente amati”.
(25 maggio 2013)

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fonte genova.repubblica.it

Legge elettorale, interviene Franceschini. “Polemica inventata, non esiste il ‘porcellinum’”

Legge elettorale, interviene Franceschini. "Polemica inventata, non esiste il 'porcellinum'"
Dario Franceschini con il premier Enrico Letta (imagoec)

Legge elettorale, interviene Franceschini.
“Polemica inventata, non esiste il ‘porcellinum’”

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento interrompe la lunga serie di commenti di esponenti del Pd contrari all’idea di un semplice “ritocco” dell’attuale legge elettorale. Dopo Renzi, anche Epifani, Finocchiaro, Veltroni, Gentiloni, Chiti, Cuperlo, Gozi. “La sostanza e l’ampiezza di queste norme la deciderà il Parlamento che è sovrano”

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ROMA - “Mi domando perché vengono alimentati continuamente dibattiti su cose inventate, come questa storia di un presunto accordo interno al governo sui ritocchi minimi al ‘porcellum’. Non esiste alcun ‘porcellinum’”. Così il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, rispondendo ai giornalisti a Montecitorio, cerca di porre fine al lungo rosario di commenti negativi sull’idea di un semplice “ritocco” all’attuale legge elettorale dipanatosi di ora in ora attraverso le dichiarazioni di molti esponenti del Partito democratico.

“La riunione di maggioranza di mercoledì scorso ha soltanto auspicato che le mozioni da votare in aula il 29 maggio contengano l’impegno all’approvazione, entro il 31 luglio, di norme che evitino che, in qualsiasi momento si torni a votare, si voti con il porcellum. La sostanza e l’ampiezza di queste norme – ha spiegato ancora Franceschini – la deciderà ovviamente il Parlamento che è sovrano. Mi chiedo a cosa serva alimentare tensioni e polemiche su cose non vere. Non ci sono abbastanza tensioni su questioni vere?”.

Le parole di Franceschini sono evidentemente indirizzate a Matteo Renzi, che ieri aveva puntato i piedi: “Il ‘porcellum’ non si può correggere, modificare, emendare se è una porcata, così come l’ha definito quello statista in camicia verde che è Calderoli. Se il ‘porcellum’ lo cambi un pochino diventa un ‘maialinum’”.

Ma Renzi non è l’unica voce in seno al Pd contro il semplice “lifting” del ‘porcellum’. Il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, si dice non convinto dall’ipotesi di eliminare solo il premio di maggioranza senza toccare le liste bloccate, perché si rischia di produrre una legge “assolutamente non giusta” e un “Parlamento ingovernabile”. Epifani quindi ribadisce: “Noi abbiamo una preferenza per il ‘mattarellum’, ma si possono trovare altre strade”.

E’ la volta di Anna Finocchiaro: “Io penso che le modifiche annunciate al Porcellum, che forse in linea di principio rispondono ai rilievi che sono venuti dalla Consulta, non siano utili, ma anzi pericolose. Quelle modifiche, infatti, non rispondono al problema politico che abbiamo davanti: quello di garantire la governabilità e di restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Ricordo che tutte le forze politiche, nella scorsa legislatura, si erano impegnate di fronte all’opinione pubblica ad abrogare il Porcellum”.

“Ho letto dichiarazioni autorevoli che dicono no a ritorni al passato – aggiunge la senatrice del Pd e presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato -. Ma io penso che proprio con la soglia al 40% per l’ottenimento del premio di maggioranza (o peggio ancora con la cancellazione del proemio di maggioranza) rischiamo un brutto ritorno al passato. Ci troveremmo di fronte, visto il quadro politico italiano, al pericolo dell’ingovernabilità che ci porterebbe obbligatoriamente a nuove larghe intese. Esperienza che, pur sostenendo con lealtà e con la propria identità il governo, il Pd considera una eccezione”.

A Tgcom24, Rosy Bindi: “Il Pdl dice che non è una priorità, ma lo è nella misura in cui abbiamo deciso insieme. E spero che per il Pdl sia ancora così, che non si andrà mai più al voto con il ‘porcellum’. Non basta congelare il ‘porcellum’, bisogna intervenire”.

Nell’intervista rilasciata a Repubblica, Walter Veltroni spiega: “Se l’unica modifica consiste nell’introdurre una soglia del 40 per cento per ottenere il premio di maggioranza, non va bene. Possono esserci altre soluzioni per rispettare la Corte Costituzionale. Oggi abbiamo un sistema politico sostanzialmente tripartito, con uno dei tre soggetti disinteressato al governo, e dunque rischiamo di dare una strumentazione elettorale alla prosecuzione delle larghe intese. Berlusconi è il più interessato a una prospettiva di questo genere”, mentre “la ragione stessa dell’esistenza del Partito democratico è l’alternanza, è una maggioranza riformista che è ancora il dato inedito della storia italiana”.

L’idea del “ritocco” al ‘procellum’ non convince neanche Paolo Gentiloni: “Lo imbalsamerebbe. Se ci limitiamo a tenerci il ‘porcellum’ con un piccolo ritocco finiamo per imbalsamare la legge e le condizioni straordinarie che hanno portato a questo governo straordinario di larghe intese. Questo è inaccettabile”.

Ed ecco, ancora, il senatore Vannino Chiti, presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea: “Nessuna piccola modifica può rendere il ‘porcellum’ una buona legge. Semplicemente, va spazzato via”. Secondo Chiti, “per metterci al riparo dal pericolo di tornare a votare, ancora una volta, con questa pessima legge elettorale, ripristiniamo la legge Mattarella, come avevano chiesto nel 2011 centinaia di migliaia di cittadini attraverso la raccolta delle firme per il referendum. In attesa di portare a termine la riforma del Parlamento e del governo, non possiamo pensare di passare dal porcellum al porcellinum”.

L’elenco si arricchisce del nome di Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria del Pd, che in un’intervista al Manifesto boccia le “correzioni di dettaglio” al porcellum. “Sulla legge elettorale abbiamo un imperativo  categorico: non tornare mai più al voto con il porcellum. Apportare correttivi di superficie rischia di lasciare inevaso il tema di fondo: la nuova legge deve garantire la governabilità e restituire agli elettori il diritto di scegliere i propri rappresentanti”.

Tornare al ‘mattarellum’ è l’imperativo perorato con decisione da Sandro Gozi ad Agorà, su Raitre: “Dobbiamo fare una nuova legge elettorale e credo che la vera clausola di sicurezza sia tornare subito al Mattarellum. Se si può fare una riforma in senso semipresidenzialista, come alcuni del Pd e molti del centrodestra da sempre propongono, accompagnata da una legge maggioritaria a doppio turno, facciamola rapidamente”.
(24 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Don Luigi Merola a tutto campo: contro de Magistris, Grillo e la De Filippi

Don Luigi Merola a tutto campo: contro de Magistris, Grillo e la De Filippi Don Luigi Merola

Don Luigi Merola a tutto campo:
contro de Magistris, Grillo e la De Filippi

Il parroco anticamorra: “Bisogna allontanare i bambini dalla tv spazzatura”

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“Bisogna toglierli dalla strada, dalla televisione spazzatura e dal web: Maria De Filippi è la vera cattiva maestra d’Italia”: lo ha detto a Gorizia, nella giornata inaugurale del festival internazionale “èStoria”, don Luigi Merola, già parroco del quartiere napoletano di Forcella, in prima linea da anni nella lotta alla camorra.

Parlando dell’educazione dei giovani, il sacerdote ha invitato ad investire di più, e a inserire la scolarizzazione e la prevenzione dell’abbandono scolastico tra le priorità.

Parole dure anche per l’ex ministro all’Istruzione Mariastella Gelmini che, a suo giudizio, “ha distrutto la scuola italiana, che era già in rovina”.

Ma ce n’é anche per de Magistris e per Grillo. “De Magistris a Napoli ha fatto due cose: ha chiuso il centro storico e fatto la pista ciclopedonale, manco fossimo nella Pianura padana”, dice Merola. “Ma purtroppo non ascolta nessuno. Noi napoletani non sappiamo a che santo dobbiamo votarci, ma saremo proprio noi, alla fine che salveremo Napoli”.

E sulla poi politica nazionale: “Non capisco Grillo, è un fenomeno tutto italiano. Come si fa a non avere nessun rispetto delle istituzioni, come si fa a dire arrendetevi a chi rappresenta l’Italia? Vogliamo costruire qualcosa o soltanto opporci?”. (24 maggio 2013)

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fonte napoli.repubblica.it

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Don Gallo, senza di lui siamo tutti più poveri

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Don Gallo, senza di lui siamo tutti più poveri

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di | 24 maggio 2013

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Sento la necessità di unirmi al coro di tutti quelli che – e mi sembrano sinceri – piangono la morte di Don Gallo.

Ebbi la fortuna di conoscerlo ad un tavolaccio di osteria una sera di tanti anni fa, dopo il G8. Si raccoglievano fondi per la sua comunità. Non era ancora un personaggio così pubblico ed io stesso non lo conoscevo. Rimasi colpito dalla sua semplicità, spontaneità, ironia, così lontani da quell’immagine di prete seriosa che noi tutti abbiamo scolpita in testa. Parentesi: ma perché sono sempre così seri se non tristi se sono convinti che ci sia il paradiso?

Da allora, seppure non costantemente, ne seguii il percorso; fece anche una dedica a mio figlio su di un libro scritto da un giovane della sua comunità, ed appoggiò la nostra battaglia per il referendum sulla caccia.

Lo ammiravo e, da distante, gli volevo anche bene. pensavo che tutti i preti avrebbero dovuto essere come lui, dalla parte dei reietti, degli oppressi, degli ultimi, che non saranno mai i primi.

Molti mi attaccano da queste pagine quando parlo di decrescita. Il Don (familiarmente detto) in qualche modo la praticava e la predicava, pur senza nominarla. Ne era un esempio pur forse non cosciente.

Ci sono uomini che quando muoiono privano l’umanità di qualcosa. Si dice allora “ci sentiamo tutti più poveri”. Non so voi, per me è così con la dipartita di Don Gallo. Io non sono credente ma mi piace pensare che il Don non sia morto per sempre. In fondo sarebbe bello che ci fosse un aldilà selettivo. Alcuni che se lo meritano sopravvivono per sempre. Altri scompaiono per sempre.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Epifani, polemica con Fiom e Sel “Non mi piace la sinistra che fugge”

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Epifani, polemica con Fiom e Sel
“Non mi piace la sinistra che fugge”

20:25 19 MAG 2013

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(AGI) – Avellino, 19 mag. – “Non mi piace la sinistra che scappa di fronte alle difficolta’”. Questo il messaggio che il segretario del Pd Guglielmo Epifani invia da Avellino a Sel. “Non si deve tornare ad avere due sinistre”, ha aggiunto, “una che si fa carico delle difficolta’ ed una che non le vuole”. “Ieri mi e’ pesato non stare in piazza”, sottolinea Epifani tornando sulle polemiche seguite alla mancata partecipazione di una delegazione del Pd alla manifestazione organizzata dalla Fiom.

“Non mi piace pero’ - spiega il segretario nazionale del Pd – quello che accadeva con il governo Prodi, quando c’erano ministri che andavano in piazza e sfilavano contro il governo. Pretendo serieta’ e diamo serieta’”. “Non ci facciamo abbagliare da Grillo. Noi sappiamo per certo che ogni volta che si contrappone la piazza al parlamento, li’ nasce la notte della democrazia”, afferma il segretario del Pd che rincara la dose. “Non funziona cosi’ la democrazia, io non mi permetterei mai di dire ad un grillino ‘strappa la tessera’”, insiste Epifani replicando a Grillo, che ieri aveva invitato i giovani del partito Democratico ad aderire al suo movimento e a strappare la tessera del Pd. “Io rispetto quella appartenenza – aggiunge Epifani – e chiedo a tutti il rispetto per il Pd”. “Come si commenta in democrazia – si domanda il segretario del partito Democratico – quando dici ai cittadini di buttar via una tessera?”.

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fonte agi.it

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STANGATA PER LE FAMIGLIE – Aumento Iva, non si cambia: governo orientato a lasciarla al 22%

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Aumento Iva, non si cambia: governo orientato a lasciarla al 22%

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di Michele Di Branco

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ROMA – Una stangata compresa tra 100 e 200 euro per le famiglie. E una mazzata per molti negozi costretti a chiudere. Per il previsto ritocco dell’aliquota Iva dal 21 al 22%, programmato per luglio in base a una legge voluta dal governo Monti, è scattato il count down. Che ha messo in allarme le associazioni di consumatori e di categoria, sempre più consapevoli che il governo guidato da Enrico Letta, alle prese con le ristrettezze di bilancio, è sempre più orientato a non mettere mano alla normativa che introduce l’aumento dell’imposta. Il cui ritocco di 1 punto – si teme – si tradurrà in un bagno gelato per i portafogli degli italiani con conseguenze a cascata sui consumi e sulla tenuta di molti esercizi commerciali, già messi a dura prova dalla crisi. Basti dire che per una famiglia di tre persone, a esempio, il rincaro dei prezzi legato a quello dell’Iva potrebbe provocare una spesa aggiuntiva di 135 euro l’anno e la chiusura, entro il 2013, di 26 mila esercizi commerciali in tutta Italia.

A lanciare l’allarme in cifre è l’Ufficio studi di Confcommercio, che ieri ha rivisto la previsione del saldo natalità-mortalità delle imprese del commercio al dettaglio alla luce del sempre più probabile scatto dell’imposta sui consumi. Per fare meglio comprendere la portata potenzialmente negativa della misura, i commercianti fanno notare che l’aliquota standard Iva (quella interessata dal rialzo estivo) riguarda il 70% circa dei consumi totali. Per tale ragione il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha nuovamente chiesto al governo Letta di evitare «un’altra calamità sui consumi». La domanda interna, che fra investimenti e consumi muove l’80% del Pil, ora è ferma e dunque, secondo Sangalli «alzare l’aliquota significa assestarle un colpo letale. Alle aziende in crisi serve un segnale forte è quel segnale non è certo l’aumento dell’Iva». Come sempre in questi casi, alla preoccupata analisi dei commercianti si affiancano le valutazioni delle associazioni dei consumatori che, sebbene i loro numeri risultino spesso viziati da pressapochismo, hanno però il merito di portare i temi caldi all’attenzione dei consumatori.

GLI AGGRAVI IN VISTA

Secondo la Cgia di Mestre, impegnata in prima fila in una battaglia contro il fisco, se il governo non riuscirà a scongiurare l’aumento dell’Iva, gli aggravi di imposta sui portafogli delle famiglie italiane «saranno pesantissimi, pari a 2,1 miliardi di euro nel 2013 e ben 4,2 miliardi nel 2014». Per una particolare coincidenza, si fa osservare, i 2,1 miliardi del 2013 sono più o meno la cifra che corrisponde all’acconto Imu sull’abitazione principale, quello posticipato al 16 settembre dal governo Letta in attesa di portare a termine una riforma complessiva della tassazione. A consumi invariati, la Cgia stima che per un nucleo costituito da tre persone l’aggravio medio annuo sarà di 88 euro. Nel caso di una famiglia di quattro componenti, l’incremento medio annuo sarà invece di 103 euro. Tuttavia, considerato che per il 2013 l’aumento dell’Iva produrrà effetti solo nel secondo semestre, per l’anno in corso gli aumenti di spesa saranno la metà: 44 euro per la famiglia da tre persone; 51,5 euro per quella da quattro.

I SETTORI COLPITI

Nel dettaglio, i rincari che peseranno di più sui portafogli si verificheranno quando ci recheremo a fare il pieno dell’auto o saremo costretti a portarla dal meccanico o dal carrozziere (33 euro l’anno per una famiglia di tre persone, 39 euro se il nucleo è composto da 4 persone), per l’acquisto dei capi di abbigliamento e per le calzature (18 euro l’anno per una famiglia di 3 persone, 20 euro se il nucleo è di 4) e per l’acquisto di mobili, elettrodomestici o articoli per la casa (13 e 17 euro).

Pesante anche lo scenario prefigurato da Federconsumatori, secondo cui l’aumento dell’Iva determinerà una ricaduta negativa complessiva di 207 euro annui in più a famiglia con un nucleo di tre persone. Includendo nel conteggio anche Tares e Imu si arriverebbe ad un rincaro di 734 euro a famiglia.

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fonte ilmessaggero.it

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Grillo: ‘Gli iscritti al Pd straccino le tessere e vengano con noi’

Beppe Grillo

‘La sfida sarà con il Cavaliere’

Grillo: ‘Gli iscritti al Pd straccino le tessere e vengano con noi’

Grillo invita gli iscritti al Pd a stracciare la tessera e ad avvicinarsi al suo movimento: “tornate a essere cittadini!”, dice dopo aver anche accennato a un’autocritica sul rapporto del Movimento 5 Stelle con la stampa

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Milano, 18-05-2013

Beppe Grillo attacca a testa bassa i democratici invitando gli iscritti al Pd a stracciare la tessera e ad avvicinarsi al suo movimento. “C’e’ ancora gente iscritta al partito democratico, nonostante anni di inciucio e finta opposizione. Ma stracciate la tessera e tornate a essere cittadini!”, dice dopo aver anche accennato a un’autocritica sul rapporto del Movimento 5 Stelle con la stampa.

E ammettendo di aver “peccato sulla comunicazione”, aprendo cosi’ alla possibilita’ di “andare in televisione”. Il leader dei 5 stelle e’ tornato quindi ad affermare che la sfida alle prossime elezioni sara’ tra il M5s e Silvio Berlusconi, proprio perche’ “il Pd e’ finito”. Inoltre ha criticato la sospensione dell’Imu definendola solo un inutile “zuccherino”.

Beppe Grillo ha fatto tappa a Cinisello Balsamo e a Brugherio, due comuni a pochi chilometri da Milano dove si andra’ al voto, con il suo ‘Tutti a casa tour’ in vista delle elezioni amministrative. Interventi in piazze non gremite, ma pronte ad applaudire, dove non ha risparmiato attacchi al governo di Enrico Letta – definito “il governo di Silvio Berlusconi frutto di un ‘golpettino”‘ – e ha lanciato un appello agli elettori del Pd a “strappare le tessere e a portare a noi le vostre idee” perche’ “sono come le nostre”.

“Se crolliamo noi in questo Paese si rompono le dighe – ha spiegato – per questo chiediamo agli elettori del Pd di fare un percorso insieme”. Grillo si e’ soffermato anche sulla situazione internazionale, definendo il leader del partito euroscettico britannico Nigel Farage una persona “fantastica” e tornando a chiedere di “ridiscutere subito il debito” in sede europea. “Ci stanno guardando in tutto il mondo – ha proseguito – in Europa sono rimasti agli scontri di piazza mentre noi abbiamo fatto entrare la polizia nel movimento. La polizia e i carabinieri ci votano”. Quindi ha spiegato che “senza di noi in Italia ci sarebbe l’estrema destra, come in Grecia”.

E nonostante l’apertura a una presenza in tv ha rinnovato gli attacchi ai mezzi d’informazione perche’ “se siamo in questo casino e’ colpa del fatto che non abbiamo una stampa normale”, e ha criticato il sistema scolastico prendendo spunto da un tema sul Movimento 5 Stelle assegnato a suo figlio, di 18 anni, come preparazione alla maturita’. “Tutti gli articoli da analizzare erano contro di noi e mio figlio giustamente si e’ incazzato – ha concluso – e’ stato un autogol della scuola, e dimostra la stupidita’ dell’ insegnamento”.

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fonte rainews24.it

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B. ineleggibile, il Pd tace

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B. ineleggibile, il Pd tace

Per legge il Cavaliere non può entrare in Senato perché concessionario di frequenze pubbliche. La giunta di Palazzo Madama ora deve applicare questa norma. Ma i parlamentari democratici chiamati a votare sono imbarazzati: «Non so, vedremo, devo leggere le carte». E la decisione potrebbe essere rinviata. Per sempre

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di Luca Sappino

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il capogruppo al Senato del Pd Luigi Zanda dice di sì all’ineleggibilità di Berlusconi e poi, sgridato da Enrico Letta, ci ripensa  . I senatori democratici membri della giunta per le elezioni si trincerano tutti, anche chi aveva firmato l’appello di ‘Micromega’, dietro al classico «devo leggere le carte», perché dal Pd, comunque vada, non arriverà alcuna indicazione. Non conviene e non serve: Berlusconi e il governo Letta sono già salvi.

Il tema si ripropone sempre uguale dopo ogni elezione: le concessioni pubbliche rendono Berlusconi ineleggibile? La risposta del Parlamento è sempre la stessa: no. Eppure Zanda, giovedì, aveva acceso le speranze di chi sostiene di sì: «Secondo la legge italiana – ha detto il senatore all’Avvenire – Silvio Berlusconi, in quanto concessionario, non è eleggibile. Ed è ridicolo che l’ineleggibilità colpisca Confalonieri e non lui».

L’entusiasmo è però durato un battito d’agenzia, perché dopo una telefonata del presidente del consiglio Enrico Letta e i rimproveri di alcuni colleghi di partito (Beppe Fioroni su tutti, in rima: «Una schermaglia al giorno leva il governo di torno»), Zanda ha corretto il tiro e precisato: «Da dieci anni esprimo una posizione personale, e non sarebbe serio cambiarla ora solo perché sono diventato capogruppo. Inoltre non faccio parte della giunta delle elezioni del Senato e quindi non voterò sull’ineleggibilità di Berlusconi». Insomma, sia chiaro che Zanda non parlava a nome del Pd. E, soprattutto, che la sua «è una posizione che non ha nulla a che vedere con la tenuta del governo Letta».

Proprio nulla, è vero. E il perché lo spiega ancora, candidamente, Beppe Fioroni: «I problemi di Formigoni e Berlusconi erano già noti a tutti quando abbiamo deciso di far parte di questo governo, e l’ineleggibilità non è nel programma approvato dalle Camere». Non solo. «Oltretutto – aggiunge Fioroni, chiudendo la polemica – ne abbiamo discusso per vent’anni, e Zanda era presente…». C’era Zanda, e infatti ricorda: «Non mi sfuggono i precedenti della Camera che ha già votato varie voltre sull’eleggibilità di Berlusconi». Non che questa, si badi, possa essere però una colpa imputabile al Pd: «Il Pd – chiarisce Zanda – non ha mai dato indicazioni di voto ai componenti della giunta, che hanno sempre scelto con la propria coscienza e con la propria testa».

Benissimo. E cosa decideranno questa volta? Le teste del Pd nella giunta sono otto, e tutte orientate dalla stessa parte, esclusa forse quella di Felice Casson, il più navigato, l’unico a dire di aver già deciso: «Conosco bene le carte e ho una mia posizione», dice il senatore che però non si espone, «per motivi di correttezza – precisa – preferisco non dire nulla prima che ci sia l’occasione per decidere sul tema».

Gli altri si dichiarano tutti impreparati. Doris Lo Moro, ad esempio, senatrice ed ex magistrato, con un passato nell’associazionismo antimafia di Libera subito premette, «Non mi aspetto alcuna indicazione dal gruppo», e poi aggiunge: «Che significa “voterà o no per l’ineleggibilità di Berlusconi? Questo è un tema serio e io lo affronterò senza pregiudizi».

E ‘senza pregiudizi’ vuole lavorare anche Claudio Moscardelli, senatore laziale: «Ci devo riflettere – dice – non ho ancora visto le carte». Le carte no, ma il dibattito pubblico procede da vent’anni: si sarà pur fatto un’idea? «A maggior ragione – spiega il senatore – la decisione non c’entra nulla con le opinioni politiche».

Il senatore Giorgio Pagliari, invece, che di mestiere fa il professore di diritto, parte deciso: «La questione politica del conflitto di interessi mi pare evidente, io ho anche firmato l’appello di ‘Micromega’». Benissimo, si dirà. Peccato che Pagliari, come i colleghi, tenga subito ad aggiungere: «Da membro della giunta, però, mi riservo di esaminare bene le carte».

Sì, perché tra firmare un appello ed esprimere un voto capace di far cadere il governo e terremotare la politica ce ne passa. Lo dice anche la senatrice Rosanna Filippin, segretaria del Pd Veneto, eletta alle primarie, e membro della giunta, che così si distingue dai colleghi con l’abitudine di firmare appelli: «Io ho troppo rispetto per il ruolo che ricopro. Non mi sembra opportuno sbilanciarsi prima di aver letto le carte, anche se si tratta di Berlusconi». Questo ovviamente, «quando e se – conclude la senatrice Filippin – ci troveremo a discuterene».

Quando e se? Esatto. Ed è ancora nelle parole di Beppe Fioroni, che vorrebbe mantenere la suspense, che si trova infatti la soluzione che eviterebbe ogni imbarazzo: «Ne parleremo – dice l’ex ministro – quando l’organo preposto affronterà la questione».

Il rischio è però che quel quando voglia dire mai. Due sono gli indizi: la giunta del Senato è l’unica a non essere ancora operativa, l’unica a non aver ancora eletto la propria presidenza, che pure dovrebbe arrivare martedì. E poi, il borsino degli equilibri di maggioranza lascia immaginare che la presidenza dovrebbe andare a leghista Raffaele Volpi, ben più gradito a Berlusconi di quanto sarebbero gli altri due pretendenti, il Cinque stelle Vito Crimi e il vendoliano Dario Stefano. Non vuol dire che, se dovesse esser sollevato il caso, non se ne parlerà mai, «ma la presidenza – spiega il senatore Casson – può certamente rimandare l’esame». Ancora.

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fonte espresso.repubblica.it

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“L’Imu? Ci sono altre priorità”, la Fiom sfila in corteo a Roma / VIDEO: Orfini (Pd) contestato: “Ci state prendendo per il culo”

Manifestazione Fiom, Orfini contestato: “Ci state prendendo per il culo”


Pubblicato in data 18/mag/2013

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"L'Imu? Ci sono altre priorità", la Fiom sfila in corteo a Roma

“L’Imu? Ci sono altre priorità”,
la Fiom sfila in corteo a Roma

Migliaia di manifestanti alla manifestazione per il lavoro. In piazza con il sindacato metalmeccanico anche Sel e il M5S, dal Pd solo adesioni personali in ordine sciolto. Landini: “Chi non c’è parla da solo, i democratici stanno con Berlusconi ma hanno paura della piazza”

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ROMA - E’ partito verso le 10 il corteo della Fiom-Cgil da piazza della Repubblica, al quale partecipano alcune migliaia di persone: lavoratori, metalmeccanici, esodati e molti giovani. Oltre 100 mila secondo gli organizzatori. Presenti Nichi Vendola e lo stato maggiore di Sel, oltre ad Antonio Ingoria. Nei giorni scorsi hanno annunciato la loro partecipazione anche diversi esponenti del M5S, mentre il Pd si è spaccato.

LE IMMAGINI

In piazza ci sono l’ex ministro Fabrizio Barca, il “giovane turco” Matteo Orfini e l’europarlamentare Sergio Cofferati. “Avrei sperato ci fosse il mio partito”, commenta. Il capogruppo alla Camera Speranza ha dato infatti forfait. “Dal capogruppo alla Camera del Pd Roberto Speranza ho ricevuto una telefonata ieri sera, mi ha detto che non poteva esserci ma che ci avrebbe lasciato un messaggio. Comunque ringrazio i partecipanti, e chi non c’è parla da solo”, dice il segretario generale della Fiom Maurizio Landini.

“Io non do consigli ad Epifani, dico solo che sono di sinistra e se non vengo al corteo della Fiom non so dove altro potrei andare”, sottolinea Nichi Vendola spiegando di essere in piazza con Fabrizio Barca e Maurizio Landini per “la costruzione della grande coalizione del lavoro che non è solo un fatto politico o sociale”. “E’ drammatica la solitudine dei lavoratori e delle lavoratrici, che uno che perde il lavoro si uccide dandosi fuoco. Il tema è il lavoro, tutto il resto sono chiacchiere”. aggiunge.

“Che l’Imu sia una tassa fatta male non c’è dubbio, ma non va cancellata per tutti: va mantenuta per le grandi proprietà”, spiega Landini prima della partenza del corteo. “Io vedo altre priorità – prosegue – come non aumentare l’Iva e detassare il lavoro dipendente, come costruire un piano di investimenti e tassare i grandi patrimoni e le rendite finanziarie. Su questo non ho sentito una discussione sufficiente di questo governo”. Il rischio che si corre, ha proseguito, è quello di un esecutivo “bloccato sotto il ricatto di Berlusconi”. Per Landini i primi provvedimenti presi ieri da Palazzo Chigi  “non ci fanno uscire dall’emergenza, non ci fanno guardare al futuro”. “Occorrono la riforma della cassa integrazione e il reddito di cittadinanza”, dice ancora il leader sindacale.

IL VIDEO

Tante in strada le bandiere rosse e gli striscioni, dominati dallo slogan: “Non possiamo più aspettare”. Prima dell’intervento conclusivo di Landini in piazza San Giovanni a prendere la parola è stato Stefano Rodotà. “Abbiamo sentito tante volte la parola ‘sacrifici’. Due domande vorrei fare: sacrifici perché e sacrifici per chi?”, ha detto il giurista. “Possiamo accettare – ha aggiunto – la logica per cui i diritti possono essere sacrificati? Possiamo considerare come unica legge inviolabile quella del mercato?”.

A chiudere la manifestazione è stato quindi il segretario della Fiom: “Siamo qui perché non riununciamo alla nostra idea di fondo: di voler cambiare questo Paese e mandare a casa chi ha prodotto questo disastro”. Poi Landini ha incalzato il Pd, presenta in piazza solo con singoli esponenti arrivati a titolo personale. “Non capisco come si può essere al governo con Berlusconi e avere paura di essere qui”, dice il leader sindacale. “Noi siamo la parte migliore del paese”, dice e poi, rispondendo all’enneisma domanda sulle ambizioni politiche della Fiom, conclude: “Tutte le volte che facciamo una manifestazione mi dicono che faccio in partito. Oh che due balle… Noi siamo autonomi, indipendenti e democratici. Misuratevi con le nostre proposte”. (18 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Libri gettati nella spazzatura a Bari la condanna del Comune : “Mai più”

Libri gettati nella spazzatura a Bari la condanna del Comune : "Mai più" I libri gettati nella spazzatura

Libri gettati nella spazzatura a Bari
la condanna del Comune : “Mai più”

Parte la campagna “proteggiamo i libri” con l’indicazione di dove portare i volumi di chi non li vuole più in casa. L’assessore Abbaticchio: “Gettare un libro significa gettare un pezzo di storia delle persone che lo hanno scritto o letto”

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di GIANVITO RUTIGLIANO

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La scena è stata incredibile, quasi uno spot per favorire il recupero della lettura: un bidone per la raccolta differenziata della carta trasformato in pochi minuti in una libreria gratuita a cielo aperto. I libri appartenuti ad un uomo deceduto sono stati buttati nella spazzatura proprio di fronte al megastore Feltrinelli del capoluogo, in via Melo, attirando tanti curiosi che hanno letteralmente “pescato” dall’improvvisato patrimonio bibliografico. In questo caso è stata la spontaneità ad evitare che la preziosa collezione diventasse materiale da riciclo, ma l’episodio non è passato inosservato.

IL CASO LIBRI NELLA SPAZZATURA, BIDONI PRESI D’ASSALTO

È l’assessore al welfare del Comune di Bari, Ludovico Abbaticchio, a lanciare un’idea per tutelare i volumi ed evitare loro una fine ingloriosa. “Un libro usato, letto e riletto  -  secondo l’assessore – è comunque portatore di storie e di pensieri che hanno contribuito ad accrescere i bisogni collettivi di salute che, anche attraverso la cultura della lettura, significa benessere sociale. Gettare un libro significa gettare un pezzo di storia delle persone che lo hanno scritto o che lo hanno letto!”.

L’appello rivolto ai cittadini che non possono mantenere in casa i loro libri, per i più svariati motivi, è di portarli presso il Centro Futura – Biblioteca dei ragazzi a Largo 2 Giugno, gestito da Progetto Città. Sarà compito dell’assessorato, in collaborazione con i Centri di Ascolto e Centri Polivalenti, distribuirli a famiglie ed associazioni interessate allo sviluppo della lettura. L’intenzione è quella di adibire anche nelle Circoscrizioni appositi spazi di raccolta.

I volumi ritenuti più importanti e di pubblico interesse entreranno a fare parte del patrimonio pubblico della città e saranno inseriti nella Biblioteca civica che sorgerà nell’area dell’ex Caserma Rossani, grazie all’accordo con la Teca del Mediterraneo. “Mi auguro che tutti i Comuni pugliesi lancino questa campagna per il recupero dei libri usati. – è l’appello di Abbaticchio – Proteggiamo i libri!”. (17 maggio 2013)

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fonte bari.repubblica.it

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