NO-TAV, BASSO PIEMONTE – Migliaia contro il Terzo Valico / VIDEO: 26 maggio 2012 ad Arquata Scrivia il Movimento No Terzo Valico invade le strade!
26 maggio 2012 ad Arquata Scrivia il Movimento No Terzo Valico invade le strade!
Pubblicato in data 26/mag/2012 da VocidellaMemoria
Ad Arquata Scrivia sabato 26 maggio 2012 un’unica voce da migliaia di manifestanti ha urlato una cosa ben chiara ai pochi che decidono sulla pelle di tutti: NO AL TERZO VALICO!
Poco importa se dalla Valpolcevera alla Val Lemme, passando per Arquata, Serravalle, Novi, Tortona, Pozzolo, Alessandria e Genova intere popolazioni dovrebbero pagare in denaro e scempio ambientale un’opera faraonica (115 milioni al chilometro), subire uno smarino che sarà probabilmente zeppo di amianto e non solo, il rischio più che concreto della devastazione di falde acquifere fondamentali, il proprio democratico dissenso ignorato se non disprezzato.
Il partito del tondino e del cemento ha ricevuto un messaggio netto e inequivocabile: GIU’ LE MANI DALLA NOSTRA TERRA!
Migliaia contro Terzo Valico
.
Arquata Scrivia - Ad Arquata Scrivia in migliaia hanno sfilato nella marcia No Tav contro il Terzo Valico , l’infrastruttura ferroviaria tra Piemonte e Liguria. Ad organizzare la manifestazione i comitati Scrivia e No Tav Terzo Valico.

fonte immagine
Secondo gli oppositori del progetto sulla linea Genova-Rotterdam la realizzazione della linea causerebbe gravi danni alle sorgenti, «con la dispersione da 13 a 16 mila metri cubi all’acqua dalla galleria» e alla salute dei cittadini per la diffusione delle fibre d’amianto contenute nel materiale di scavo.
Oltre agli esponenti dei movimenti locali, tra Piemonte e Liguria, ha partecipato anche una rappresentanza di valsusini del movimento contro la Torino-Lione: hanno marciato dietro lo striscione “Giù le mani dalla Valsusa”. Tantissime le bandiere bianche con il caratteristico treno crociato, tra vessilli di partiti, movimenti ed associazioni (Prc, Sel, Pdci, Movimento 5 Stelle, Legambiente, Wwf).
Presenti anche i No Gronda, la Fiom Cgil di Alessandria e vari comitati cittadini, come quello che difende villa Sanguineti a Genova, una scuola della Valpolcevera che rischia di chiudere per far posto ad un cantiere del Terzo Valico.
Tanta gente si è unita alla protesta. Circa quattromila le persone in piazza. Il corteo ha percorso l’area esterna di Arquata e si è svolto in modo pacifico. Presente il sindaco di Arquata Paolo Spineto. Nel suo discorso il primo cittadino ha detto: «Questa manifestazione pacifica ha dimostrato che il Terzo Valico non è un problema per l’ordine pubblico ma rappresenta un pericolo per le nostre terre». Il sindaco ha poi dato appuntamento al consiglio comunale “aperto al pubblico” che si terrà la prossima settimana.
La manifestazione si è conclusa nella piazza dei Caduti ad Arquata dove si trovano due fontane in cui scorre l’acqua delle fonti della frazione di Rigoroso, fonti che scomparirebbero con la realizzazione del Terzo Valico.
STUDIOSI INTERNAZIONALI – Avevano previsto il terremoto in Emilia, ora avvertono: «Attenzione al sud» / AUDIO
PROF. ALESSANDRO MARTELLI (DIRETTORE ENEA DI BOLOGNA, TERREMOTO AL SUD?) RADIO IES
Pubblicato in data 23/mag/2012 da radioies
La rivelazione di un gruppo di ricercatori
Avevano previsto il terremoto in Emilia, ora avvertono: «Attenzione al sud»
Alessandro Martelli, del centro Enea di Bologna: «Potrebbe verificarsi un sisma di magnitudo 7,5»
.
Alessandro MartelliNAPOLI – Come da copione ogni volta che arriva un terremoto ci si ripete la stessa domanda: il sisma era prevedibile? Per ora la risposta è no, perché non esistono strumenti in grado di prevedere con certezza quando e dove possa verificarsi un evento sismico. Un gruppo di studiosi internazionali, però, sostiene di aver previsto quello dell’Emilia e aveva anche portato, qualche giorno fa, la ricerca alla Commissione Grandi Rischi. Dividendo l’Italia in tre parti, nord, centro e sud, avevano visto un possibile evento sismico nel nord a medio termine, cioè poteva verificarsi entro settembre.
PAURA PER IL SUD – Ora però, stando alle parole di Alessandro Martelli, direttore del centro di ricerche dell’Enea di Bologna e che fa parte del gruppo di ricercatori, interpellato dal Tgr Leonardo, dopo Ferrara a fare paura sarebbe il sud. Gli studiosi, infatti, temono che possa verificarsi nel meridione un terremoto di addirittura 7,5 gradi di magnitudo. Come ha dichiarato anche a RaiNews, Martelli è preoccupato «per il Sud Italia – dice -, Sicilia e Calabria in particolare. Ci sono tre diversi algoritmi di previsione, due elaborati da esperti nazionali e uno da sismologi russi, concordi nel prevedere un forte evento sismico in questa zona, in un arco di tempo che va da pochi mesi ad un anno, forse anche due».
IL METODO – Il metodo, infatti, si basa sul lavoro con due algoritmi che individuano nell’attività moderata i precursori di un terremoto. «Questi strumenti – dice Martelli – non sono in grado di permettere evacuazioni o cose simili, ma sono utili per verificare lo stato di sicurezza di strutture importanti per organizzare la protezione civile e la popolazione. Si tratta di metodologie in fase di sviluppo avanzato ma che non sono ancora ben accette».
.
ALLA FORTEZZA DA BASSO – Lavoro, diritti e sostenibilità da domani, venerdì 25 maggio, a Firenze Terra Futura

fonte immagine
Lavoro, diritti e sostenibilità
da domani a Firenze Terra Futura
Si apre alla Fortezza da Basso la tre giorni dell’economia alternativa. Dibattiti, incontri e stand incentrari quest’anno sul tema dell’occupazione: “E’ ora che il sistema metta al primo posto la persona e i suoi diritti”
Una passata edizione di Terra Futura
.
FIRENZE – Si apre domani, venerdì 25 maggio, alla Fortezza da Basso di Firenze la nona edizione di Terra Futura, mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica, promossa da Fondazione culturale Responsabilità etica per il sistema Banca Etica, Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell’economia sociale, insieme ai partner Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete e Legambiente.
Quest’anno al centro della tre giorni (la manifestazione si chiude il 27) il tema del lavoro. Fitto il calendario di incontri e dibattiti che affronteranno la questione dai molti punti di vista possibili. “Lavoro e legalità” investigherà il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel tessuto socioeconomico e politico della Penisola, “lavoro e crisi” metterà al centro scenari e proposte per rilanciare l’economia e l’industria in Italia, “lavoro e benessere” si interrogherà sulla necessità di andare oltre il paradigma della crescita e del Pil come unico metro di misurazione e, infine, “sviluppo sostenibile” evidenzierà le prospettive e le esperienze concrete per rendere effettiva una riconversione ecologica dell’economia.
“Si continua a parlare di spread, di andamento della borsa e di cosa servirebbe per ridare fiducia ai mercati, come se la finanza fosse più importante dell’economia reale - commenta Andrea Baranes, presidente della Fondazione culturale Responsabilità etica – con le istituzioni europee e internazionali che chiedono alle lavoratrici e ai lavoratori di pagare il conto della crisi. Terra Futura legge la realtà secondo un’ottica opposta e domanda, con forza, che la priorità dell’agenda politica sia il lavoro, che la finanza si ridimensioni e torni ad essere mezzo a servizio dell’economia reale, che il sistema metta al primo posto la persona e i suoi diritti nel rispetto della sostenibilità ambientale. Non è più tollerabile che il lavoro venga sacrificato sull’altare della finanza, nel suo valore di fattore di sviluppo economico ma anche sociale”.
Lunga e prestigiosa la lista degli ospiti attesi: si va da Mario Agostinelli, portavoce per il Contratto mondiale per l’energia e il clima, a Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, da Aldo Bonomi, vicepresidente di Confindustria con delega alle politiche territoriali, a Corrado Clini, ministro dell’Ambiente, da Walter Ganapini, ambientalista, a Enrico Giovannini, presidente Istat, da Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, Esther Guluma, neoeletta presidente di Fairtrade International, da Marco Revelli, sociologo a Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico. Il programma completo dell’evento può essere consultato sul sito terrafutura.it
Completano la manifestazione diverse le sezioni tematiche della vasta rassegna espositiva (con le ultime novità del settore e i progetti più innovativi) dedicate a finanza etica ed economia sostenibile, consumo critico, impegno per la pace, welfare, e solidarietà sociale, cittadinanza attiva e partecipazione, tutela dell’ambiente, energie alternative, commercio equo, agricoltura biologica, edilizia e mobilità sostenibili e turismo responsabile.
.
fonte repubblica.it
Rifiuti, governo diviso su Corcolle. Il ministro Ornaghi: sono pronto a lasciare

fonte rinabrundu.com
Rifiuti, governo diviso su Corcolle
Ornaghi: sono pronto a lasciare
Monti dice sì alla discarica fiducia al prefetto Pecoraro

.
di Mauro Evangelisti
.
ROMA – La maledizione di Malagrotta: chi prova a chiudere la discarica più grande d’Europa, finisce in un vicolo cieco. Ora è il governo in difficoltà, con due ministri sconfessati dalla lettera scritta dalsottosegretario Catricalà, a nome del premier Monti, che ha ribadito la fiducia al prefetto Pecoraro. E dunque ha dato il via libera alla nuova discarica a Corcolle, non lontano da Villa Adriana.
Con il mondo della cultura in rivolta, a partire dal professor Andrea Carandini che ha deciso di lasciare il consiglio superiore dei Beni culturali, ieri il ministro Lorenzo Ornaghi ha perso la pazienza: «Rimango contrarissimo. Per il bene del Paese, Villa Adriana e il suo ambiente storico-naturalistico non possono essere sfregiati. Non possiamo permetterci un’ondata di legittime critiche internazionali». Contrario anche il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, che parla di insormontabili vincoli idrogeologici. Eppure, Monti ha confermato la fiducia a Pecoraro (commissario per i rifiuti), che il 18 maggio con una lettera chiesto: «Ditemi se devo andare avanti o se mi devo dimettere».
Catricalà ieri mattina ha spiegato: «Il presidente Monti ha espresso il proprio convincimento che il prefetto saprà salvaguardare con le opportune opere le falde acquifere ed evitare altre forme di inquinamento, assicurandosi che nella discarica venga depositato solo materiale già trattato». Ornaghi in un incontro con Catricalà ha minacciato le dimissioni. Altro comunicato di Catricalà per spegnere l’incendio: «Monti ha solo confermato la fiducia a Pecoraro, non ha scelto il sito». Ornaghi ha incassato la rassicurazione che di Corcolle e Villa Adriana si parlerà nel Consiglio dei ministri.
In serata in campo altri due ministri. Annamaria Cancellieri (Interni, vicina a Pecoraro): «Esprimo apprezzamento per la conferma della fiducia del governo al prefetto». «Comunque, tenuto conto della delicatezza dei temi portati all’attenzione pubblica dai ministri Ornaghi e Clini è opportuno che l’argomento sia oggetto di approfondimento in Consiglio dei ministri». Paola Severino, Giustizia: «La capacità e l’esperienza del prefetto Pecoraro sono indiscusse, un approfondimento collegiale darà più peso e forza alla sua azione».
In sintesi: in poche ore della discarica di Roma si sono occupati il premier, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio e quattro ministri. Non basta: il presidente della Regione Polverini appoggia Pecoraro, il sindaco Alemanno dice no a Corcolle, le università americane sono pronte a una mobilitazione, Franca Valeri (madrina del comitato Salviamo Villa Adriana) si dice «stradelusa da Monti».
.
fonte ilmessaggero.it
Terremoto Emilia, nuova scossa nella notte: magnitudo 4.3
Qui la photogallery
Terremoto Emilia, nuova scossa nella notte: magnitudo 4.3
Il sisma poco prima della mezzanotte, avvertito anche in Veneto. Un’altra notte nelle tendopoli. I primi dieci milioni stanziati dal governo copriranno le spese per i soccorsi. Agibile il 98% degli edifici
.
ROMA – Una nuova scossa di terremoto è stata avvertita poco prima della mezzanotte nelle zone già colpite dal sisma in Emilia. Secondo i dati diffusi dalla Protezione civile, ha avuto magnitudo di 4.3, profonditàdi 5 chilometri con epicentro a Finale Emilia (Modena). La scossa è stata avvertita chiaramente fino in Veneto.
Intanto nuova nottata nelle tendopoli per i terremotati dell’Emilia, mentre la terra continua a tremare: prima dell’ultima scossa di questa sera ce n’erano state altre la notte scorsa e nella mattinata alle ore 8.51 con magnitudo 3,7. Ieri il consiglio dei Ministri ha decretato lo stato di emergenza, ha sospeso il pagamento delle tasse e stanziato 50 milioni di euro per il Fondo della Protezione civile. Nella visita ai terremotati, ieri Monti è stato contestato.
La terra trema ancora. Una scossa di terremoto è stata avvertita dalla popolazione in provincia di Modena. Le località prossime all’epicentro sono San Felice sul Panaro, Finale Emilia e Medolla. Secondo i rilievi registrati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l’evento sismico è stato registrato alle ore 08.51 con magnitudo 3,7 (lo sciame sismico).
La verifica sugli edifici. Con le verifiche compiute finora dai Vigili del fuoco su 2.159 immobili nelle aree colpite dal terremoto in Emilia, l’agibilità è stata certificata nel 98% dei casi. Lo ha precisato in Aula l’assessore regionale alla Protezione civile, Paola Gazzolo. L’assessore ha anche ringraziato tutte le forze impegnate con il coordinamento della Protezione civile, e i 509 volontari (più 343 reperibili), giunti anche da altre sei regioni.
I soldi stanziati dal governo. I primi dieci milioni, dei 50 stanziati ieri dal Consiglio dei Ministri decretando lo stato di emergenza nazionale, serviranno a «coprire le spese per i soccorsi, l’assistenza e la messa in sicurezza provvisoria dei siti pericolanti». Al Governo, la Regione Emilia-Romagna ha chiesto anche «la sospensione dell’Imu e degli oneri fiscali e contibutivi», sostegno al credito, ammortizzatori sociali ordinari o in deroga, poi di finanziare la ricostruzione e di velocizzarne i tempi, e di «allentare il Patto di stabilità con gli Enti locali».
Tendopoli e alberghi. Le persone in difficoltà vengono ospitate in tende, strutture fisse (come palestre e palazzetti) o alberghi. «Noi continuiamo a implementare la ricettività – ha spiegato Egidi – Siamo quasi a quota 6.000 richieste, distribuite tra la provincia di Modena dove sono 4.200-4.500, 1.300 nel Ferrarese, circa 300 nella provincia di Bologna». Continuano anche i controlli sulla stabilità degli edifici. «Abbiamo già fatto 2.500 verifiche sia con i vigili del fuoco sia con i nostri tecnici specializzati. Andremo avanti per 15-20 giorni», ha concluso.
I danni economici, la Regione convoca un vertice. L’assessore alla Protezione civile dell’Emilia-Romagna, Paola Gazzolo, ha convocato per venerdì il Tavolo con le forze economiche e sociali delle province colpite dal sisma per coordinare a livello regionale le informazioni sui danni nei vari settori.
Sono 229 le scosse registrate fino alle 7.40 di oggi (11 oltre 4 di magnitudo). Nel reggiano risultano colpiti soprattutto i comuni di Reggiolo e Luzzara. L’epicentro è a Finale Emilia (Modena) e sono 17 i comuni più vicini: sei nel modenese, quattro nel bolognese e sette nel ferrarese. In queste ore si sta completando la mappa delle località coinvolte. In quest’area, classificata nel 2003 «a rischio sismico medio-basso», ci sono solo due precedenti di terremoti così forti e risalgono al 1300 nel modenese e al 1570 nel ferrarese.
Ultimo aggiornamento: Giovedì 24 Maggio – 00:34
PROGETTO FOLLE – Emilia, nelle zone devastate dal terremoto via libera agli accertamenti per un maxi-deposito gas sotterraneo

SI’ DEL GOVERNO AI RILIEVI GEOLOGICI DATO PRIMA DEL SISMA
Emilia, nelle zone devastate dal terremoto via libera agli accertamenti per deposito gas
Il maxi deposito sotterraneo dovrebbe contenere 3,2 miliardi di metri cubi in una cavità naturale. I Verdi: una follia
.
di Alessandro Fulloni
.
MILANO – Cariche da far esplodere badando ad evitare «possibili interferenze o contaminazioni delle falde». La cura di «chiudere i pozzi, riportandoli allo stato precedente, dopo le detonazioni». Rilievi sismici da effettuare «secondo le più moderne tecniche, evitando qualsiasi tipo di disturbo alle popolazioni residenti e alla fauna». Sono gli accertamenti geologici autorizzati dal Governo, in vista della possibile realizzazione di un gigantesco deposito sotterraneo di gas, in un decreto del 17 febbraio e previsti nel sottosuolo dei comuni di «San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Camposanto, Medolla, Mirandola e Crevalcore». Proprio quelli che più hanno subito le devastanti conseguenze del terremoto di domenica. Case sbriciolate, capannoni crollati, chiese e monumenti azzerati, migliaia di persone alloggiate in tendopoli e alberghi. Le ispezioni (condotte con perforazioni, sonde, cariche esplosive, costruzione di vasche per la raccolta di acqua, fanghi e detriti) dovrebbero servire ad accertare la «compatibilità ambientale» del progetto di maxi deposito sotterraneo di gas. In sintesi, uno stoccaggio da 3,2 miliardi di metri cubi di metano in una cavità naturale a 2.550-2.800 metri di profondità. Un sistema mai visto in Italia.
Alcuni sfollati nel dopo-terremoto (Fotogramma/Brancolini)RABBIA TRASVERSALE - Prima che il sisma sfregiasse l’Emilia, queste località della Bassa incuneate fra Modena, Bologna e Ferrara si erano tutte rivoltate – tra la rabbia di comitati cittadini, associazioni, forze politiche praticamente al completo – contro la proposta che ha sempre avuto sponde bipartisan. Gli iniziali «via libera» agli studi di fattibilità, poi frenati dalla Regione Emilia che aveva parlato di «rischio sismico», arrivarono in rapida sequenza nel 2005 (governo Berlusconi) e nel 2006 (governo Prodi).
IL VIA LIBERA DEL GOVERNO - Adesso è il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli a rendere noto che anche il governo Monti ha autorizzato – con il decreto firmato dai ministri all’Ambiente Corrado Clini e ai Beni Culturali Lorenzo Ornaghi – l’accertamento delle compatibilità ambientali del deposito di metano. «Siamo davanti a una follia – dice lapidario l’ambientalista -. Se il progetto fosse già stato realizzato, si sarebbe trovato proprio sulla verticale dell’epicentro del sisma localizzato a circa 6.300 metri sotto al livello del mare. Una bomba innescata nel sottosuolo di un’area abitata da 80.000 persone. Se l’impianto ancora non esiste, è solo grazie alla cittadinanza che si è opposta in un fronte assolutamente trasversale».
«RITIRARE l’AUTORIZZAZIONE» - La proposta degli ecologisti, che sarà presentata al consiglio della Regione Emilia dalla consigliera dei Verdi Gabriella Meo, è «quella di ritirare immediatamente l’autorizzazione dei sondaggi esplorativi. Una decisione inevitabile – prosegue Bonelli – che il governo potrebbe già prendere in uno dei prossimo consigli dei ministri».
Cadaveri di maiali uccisi dal sisma a San Felice sul Panaro (Ansa)INVESTIMENTO DA 300 MILIONI- La «Erg Rivara storage srl» (società angloitaliana costituita nel 2008 che nella proprietà vede la presenza della famiglia Garrone, i proprietari della Sampdoria), ha già programmato la spesa iniziale di 20 milioni di euro per la fase iniziale degli studi mentre l’investimento complessivo ammonterebbe a 300 milioni di euro. Il valore commerciale del gas stoccato sarebbe pari a 1 miliardo e mezzo di euro mentre i nuovi posti di lavoro sarebbero 1300, stando alle cifre riportate da uno studio di Nomisma Energia che elenca anche altre ricadute positive. Voci come indotto, nuove fonti d’imposta, l’aumento delle riserve strategiche di gas che farebbero dell’impianto il sesto per capienza in Italia.
«NESSUNA PERFORAZIONE» – Poche ore dopo il sisma, la società ha emesso una nota in cui chiarisce non aver «realizzato nell’area di Rivara nessuno studio o perforazione, tanto meno con l’iniezione di gas» mentre l’intensità del terremoto (5,9 gradi Richter, ndr) è stata «valutata come compatibile con la presenza di uno stoccaggio di gas».
FENOMENO INSPIEGABILE - Una risposta forse indirizzata a quel vociare dilagante, proveniente dagli agricoltori del posto, che nelle 48/72 ore precedenti il sisma avevano notato un innalzamento innaturale, anche di quattro metri, dell’acqua nei pozzi localizzati proprio tra San Felice e Finale Emilia. Fenomeno almeno per ora inspiegabile che qualcuno aveva già azzardato nel collegarlo a presunti sondaggi condotti per verificare le compatibilità ambientali del deposito. Intanto le associazioni cittadine annunciano nuove proteste nella località sconvolte dal terremoto. Le scosse di assestamento nel frattempo continuano a ripetersi ogni giorno. Bonelli scuote la testa: «Forse la pietra tombale su questa vicenda l’ha messa proprio il sisma».
Alessandro Fulloni
twitter@alefulloni
.
fonte corriere.it
fonte immagine di testa
RAPPORTO – Il posto più felice della Terra? L’Australia

fonte immagine
Sorrisi dalla terra di canguri
la felicità è di casa in Australia
Ha evitato la recessione che da cinque anni tormenta l’Europa e gli Usa, ha quasi piena occupazione e sta vivendo un boom di risorse naturali: per questo è il posto più felice della Terra, secondo il rapporto annuale dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo
.
dal corrispondente di Repubblica ENRICO FRANCESCHINI
.
LONDRA - Come si sta bene, Là Sotto. “Down under”, l’autoironico soprannome con cui gli australiani chiamano il proprio sterminato paese, per sottolinearne la distanza e l’isolamento dal resto del mondo, è il posto più felice della Terra, secondo il rapporto annuale dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica e lo Sviluppo. Calcolare la contentezza e la soddisfazione non è facile, ammettono gli analisti del gruppo (che riunisce le democrazie industrializzate e alcune delle nazioni emergenti, come Brasile, Russia, Corea del Sud e Turchia); ma citando Galileo Galilei, “misura quel che è misurabile e rendi misurabile quel che non lo è”, riescono a compilare un “Better Life Index”, un indice della vita migliore che fotografa abbastanza fedelmente l’umore del pianeta.
L’Australia guida la classifica del 2012, davanti ai soliti noti: i paesi scandinavi, i piccoli paradisi (anche fiscali) d’Europa come Svizzera e Lussemburgo, più il Nord America e il vicino di casa degli australiani, la Nuova Zelanda, occupano le prime dieci posizioni. L’Italia è al ventesimo posto (su 34): in buona posizione per le graduatorie individuali di alcuni criteri dell’inchiesta, come il senso di comunità, l’equilibro tra lavoro e vita privata, la salute e la sicurezza (l’indagine non poteva tener conto, ovviamente, degli ultimi fatti come Brindisi e il terremoto in Emilia), ma precipita in categorie come il lavoro, il reddito, l’istruzione e (nessuna sorpresa qui) l’educazione civica, ottenendo un risultato complessivo piuttosto basso, alle spalle di tutti gli altri principali membri dell’Unione Europea.
Ma dove sta il segreto di questa “Australia felix”, moderna versione dell’Austria felix asburgica? Soprattutto nell’economica: ha evitato la recessione che da cinque anni tormenta l’Europa e gli Usa, ha quasi piena occupazione e sta vivendo un boom di risorse naturali. Nonostante un calo del turismo (ma è lontana da tutto e arrivarci costa caro), la fragilità politica (al potere c’è un governo di minoranza, frastornato da qualche scandalo all’italiana) e l’aumento dell’inflazione, la terra dei canguri è un luogo dagli standard di vita alti, che attira immigrati e li integra, con uno spirito positivo e un ottimismo di fondo. Una specie di America più civile, di Inghilterra più ribalda, una nuova frontiera che ci ricorda che il destino del mondo si è spostato non solo a Oriente, sul versante Cina e India, ma pure “Down Under”. Per questo, nelle statistiche di Nazioni Unite e altre organizzazioni, raccolte per preparare il “Better Life Index”, alla fine risulta il numero uno, il paese con la più alta soddisfazione della vita. Come si sta bene, Là Sotto.
.
fonte repubblica.it
Dimenticare Fukushima?, di Yukari Saito
Dimenticare Fukushima?
Una giornalista giapponese ritorna nell’area della contaminazione nucleare, di cui i media italiani non dicono più niente. Tutto finito? Assolutamente no
.
di Yukari Saito
.
Se questo è un uomo?
«L’L’uomo imparò a coltivare la terra. Imparò ad allevare gli animali. Coltivare e allevare sono due atti che ci rendono umani. Un giorno però si è reso impossibile coltivare, allevare o pescare, nonostante la terra, gli animali e i pesci siano sempre lì. Com’è possibile, allora, non chiederci se questo è ancora un uomo?» Si interroga Jotaro Wakamatsu, poeta di Fukushima, residente appena fuori dalla zona off limit a 20 chilometri dalla centrale nucleare teatro del disastro cominciato l’11 marzo del 2012.
Forse pochi sanno che la provincia di Fukushima, divenuta famosa come fonte di contaminazione radioattiva, era un’area di avanguardia giapponese per l’agricoltura biologica, con 200 aziende attive e altre 500 in via di conversione. Anche Iitate-mura, oggi di notorietà mondiale per i punti caldi di radiazioni e delle tracce di plutonio trovati sul territorio, nonostante la distanza di 40 chilometri dalla centrale di Fukushima Daiichi, era stato addirittura premiato come il villaggio agricolo più bello del Giappone. Vi vivevano, difatti, anche giovani nativi di Tokyo, che innamorati del luogo avevano scelto di trasferircisi per diventare agricoltori biologici o allevatori di mucche.
Poi un giorno, questa Provincia del terre fertili, monti stupendi, laghi e mare pieni di pesci ha cessato di essere una terra felice.
Eppure i cambiamenti non si notano: anche dopo l’evacuazione e la dispersione dei loro abitanti umani, le montagne coperte di neve, i boschi e i campi restano meravigliosi sotto il cielo ampio e profondo che la gente di Fukushima considera “il vero cielo”, molto diverso da quello che copre Tokyo.
«A più di dieci mesi dal disastroso terremoto dell’11 marzo, per la popolazione di Fukushima la vita non accenna a tornare alla normalità», ha affermato il prof. Fuminori Tanba dell’università di Fukushima incontrando una delegazione degli ospiti stranieri alla Global Conference for a Nuclear Free World. Era il 13 gennaio, alla vigilia della conferenza internazionale di Yokohama e il gruppo, quarantotto persone provenienti da circa trenta paesi del mondo accompagnato da vari attivisti delle associazioni giapponesi e dai giornalisti, ha incontrato diversi rappresentanti della società civile locale. Secondo Peace Boat, principale organizzatore sia della conferenza che della visita a Fukushima, era la prima visita di un gruppo così consistente di varie nazionalità dopo il disastro.
Tanba, che studia la ricostruzione delle comunità colpite dai disastri, analizza l’impatto del terremoto e del disastro nucleare nella provincia di Fukushima: «In primo luogo, gli evacuati e i rifugiati di propria iniziativa si sono dispersi in uno spazio vastissimo, perfino all’estero. Si stima che solo il 20 percento dei 160 mila sfollati sia andato nelle abitazioni provvisorie fornite dallo Stato e dagli enti locali. Questo rende molto difficile per i comuni ubicare i loro abitanti e di conseguenza anche ricostruire le comunità locali. La seconda caratteristica è che non si ha alcuna idea di quando si possa tornare a casa. È una situazione mai verificata con altri terremoti, anche gravi». Alcuni sostengono che in certe zone per il ritorno definitivo occorrono almeno 5 anni. E nell’incertezza non è possibile riorganizzare a lungo termine la vita, il lavoro e le scuole per i figli. «Il terzo fenomeno è la frammentazione della famiglia», conclude il professore: «di trentamila famiglie che residevano nelle zone più vicine alla centrale nucleare, il 98 percento vive separato».
La cifra suscita uno sgomento nella delegazione. Ebbene, quasi tutte le persone che abbiamo incontrato, giovani e meno giovani, in effetti, dicevano che i familiari sono lontani, e li possono vedere appena una volta a mese.
Ma, il governo giapponese non aveva dichiarato qualche mese fa che l’allarme era cessato?
«A Fukushima nessuno ci crede», rispondono tutti gli interlocutori. «Come si può prendere sul serio se a un metro da terra i contatori registrano 1 microSievert all’ora? E la radioattività peggiora se ci si avvicina alla superficie, habitat dei bambini, senza parlare degli hot spot qua e là … Chi può se ne va o cerca di allontanare almeno i figli».
Come potrebbero reagire diversamente i cittadini, se finora le autorità non hanno fatto altro che negargli informazioni precise in tempo reale, minimizzare i danni e scaricare le responsabilità sugli altri.
«Il Governo giapponese, troppo impegnato a dichiarare al mondo che nel Paese è tornata la normalità, non ha dato nemmeno indicazioni sul futuro dei 160 mila rifugiati di Fukushima» dice ancora il professor Tanba con un tono pacato, ma subito aggiunge, «Ciò che più ci preoccupa è che, col passare del tempo, il problema di Fukushima diventi un problema esclusivamente nostro, e di essere dimenticati dal resto del mondo».
|
|
|
Giappone – la centrale nucleare di Fukushima,
prima del disastro dell’11 marzo 2011 |
Costretti a gestire tutto da soli
I racconti degli abitanti di Fukushima ci lasciano a bocca aperta.
Kentaro Hasegawa, allevatore di mucche nonché amministratore della frazione di Maeta nel villaggio di Iitate-mura, si trovava al comune quando si è sparsa la notizia della prima esplosione della centrale nucleare. «Sono corso subito da un tecnico che s’intendeva delle radiazioni. Mi ha detto che la situazione era gravissima: ma quando stavo lasciando la sua stanza mi ha fermato per supplicarmi di non dirlo a nessuno, nemmeno al sindaco». Hasegawa, però, non gli ha dato retta e ha unito gli abitanti della sua frazione per fornirgli tutte le informazioni che aveva e le raccomandazioni per minimizzare i danni. E mentre lui cercava di far includere il villaggio tra i comuni da evacuare – presso autorità che ragionavano solo in base ai raggi in chilometri – il comune faceva tutto per tranquillizzare la popolazione, citando solo esperti che non vedevano rischi. « Volevano evitare che la zona diventi un ghost town, lo so, ma così ci hanno lasciato nel pericolo molto più lungo del necessario», si sfoga l’amministratore. «Da me sono venuti dei giornalisti con i misuratori di radioattività. Hanno rilevato 1 milliSievert, cioè mille microSievert, il massimo totale consentito per adulti in un anno, dove i bambini giocavano e i bucati erano stesi».
Hasegawa del resto non si preoccupava solo dei bambini. Come i suoi colleghi, è stato costretto a buttare il latte munto delle sue mucche dal 12 marzo fino ai primi di giugno, benché alla fine di aprile insieme agli altri aveva deciso di chiudere la sua attività. «Non potete immaginare che cosa prova un allevatore di mucche, quando è costretto a macellare i suoi animali, l’unica cosa che ci hanno consentito di fare. Abbiamo pianto tutti, ma il più straziato era questo giovanotto», ci racconta mostrandoci una sua foto. «Era venuto da Tokyo esattamente dieci anni fa perché voleva fare l’allevatore nel nostro villaggio».
Il 10 giugno, un allevatore si è suicidato per disperazione, lasciando sul parete del suo bovile uno scritto: «se non ci fosse stata la centrale nucleare (tutto questo si sarebbe potuto evitare)». Ne parlò anche la stampa italiana. Era un suo carissimo amico.
«Né lo Stato, né la Provincia o il Comune ci ha dato consigli e tanto meno sostegni. Siamo stati costretti a decidere tutto da soli»: una frase che sentiamo ripetere durante la visita.
Ancora più drammatica è la storia di un giovane pompiere di Minamisoma. Da pubblico ufficiale vuole rimanere anonimo, ma per offrirci la sua testimonianza ci ha accompagnato in pullman dal comune di Date a Minamisoma.
Comincia a raccontare le esperienze sue e dei suoi colleghi, dopo aver ringraziato in nome della cittadinanza gli ospiti stranieri per la solidarietà dimostrata da tutto il mondo.
«Subito dopo la prima esplosione, le notizie erano molto confuse. Noi abbiamo continuato di giorno e di notte il lavoro di soccorso come se nulla fosse successo, poiché i tempi per salvare i dispersi ancora in vita stringevano». Anche quando si è resa evidente la gravità della contaminazione, i vigili del fuoco hanno dovuto continuare a lavorare coperti solo di un normalissimo impermeabile: «Nel nostro comune, Minamisoma, benché sia confinante con il comune che ospita la centrale, siamo dotati soltanto di protezioni chimiche e termiche. Non avevamo nulla contro le radiazioni. Anche perché la Tepco ci diceva sempre che un incidente nucleare era inconcepibile».
Poco dopo un’altra difficoltà: da quando il territorio è stato dichiarato zona off limit, non sono più arrivati rinforzi dei colleghi pompieri e della polizia da altre zone del Giappone, come previsto nei casi gravi. «Abbiamo dovuto arrangiarci da soli per le ricerche dei dispersi e i soccorsi.Siamo rimasti all’aperto senza le protezioni che tardavano ad arrivare» continua il pompiere, finché «dopo 8 giorni, finalmente ci hanno distribuito i misuratori e le protezioni necessarie».
Mentre parla, gli aghi dei misuratori a bordo del nostro pullman – che stava attraversando proprio Iitate-mura – indicano 2,3 microSievert all’esterno e 1,5 all’interno. Pare che siano stati i dati più alti della giornata.
Una pagina della storia dell’umanità da ricordare
Kenta Sato è un altro giovane di Iitate-mura, trasferitosi ora nel comune di Fukushima. «Volevamo andare via, fuori della Provincia, ma al comune ci hanno detto di restare. Ora, siccome per i mesi di marzo e aprile siamo stati lasciati esposti alle radiazioni, abbiamo deciso di organizzare per conto nostro un monitoraggio della nostra salute, stampando 5.000 copie di questo taccuino della salute da distribuire a tutti gli abitanti». Ha in mano un quaderno formato B5 in cui i cittadini possono annotare la propria condizione fisica. “Potrebbe tornarci molto utile fra 5 o 10 anni. Ci hanno dato dei consigli gli hibakusha di Hiroshima e i medici che gli seguono».
Altro che l’emergenza superata, dichiarata dal governo. Le conseguenze delle radiazioni si trascinano per anni: siamo soltanto all’inizio di un’altra lunga e tragica storia.
Ne parla un altro nostro accompagnatore, Maki Sato (nessuna parentela con il primo), segretario generale di Jim-Net di Tokyo, organizzazione non governativa giapponese che offre assistenza medica ai bambini iracheni malati per l’uranio impoverito massicciamente utilizzato nelle due guerre. «Non avrei mai immaginato di occuparmi anche di Fukushima» dice, poi spiega che curare gli effetti delle radiazioni, soprattutto il cancro, è faccenda molto lunga che richiede assistenza a tempo indeterminato. «È impossibile programmare. Non si sa quando inizia la lotta né quando finisce. Perciò anche per Fukushima è importante non dimenticare. Occorre prepararci per le conseguenze che si vedranno in futuro senza abbassare la guardia.».
Per il signor Sato, tuttavia, non tutte le storie sono senza speranza. «Sapete che nel 2003, quando gli angloamericani stavano per attaccare l’Iraq, Fukushima deliberò una richiesta al Governo di Tokyo di fermarli? Fu l’unica provincia in Giappone che fece questo atto, direi, coraggioso», ci dice quasi sorridente. «E dopo il disastro dell’11 marzo, in Iraq ci sono state tante iniziative a favore dei terremotati. Anche i ragazzi assistiti da noi hanno fatto collette dei pochi soldi che avevano risparmiato».
Sarà una coincidenza? Qualche legame speciale tra i due luoghi afflitti dalle radiazioni sembra che ci sia già. Potrebbe darsi che siano questo genere di legami a riuscire a salvare l’uomo.
Yukari Saito
Centro di documentazione “Semi sotto la neve”
http://semisottolaneve.blogspot.com
Voglio crescere sano

Yuri Tomizuka, 10, who has moved in Yokohama with his mother to evacuate from the nuclear power plant accident in Fukushima Prefecture, addresses the audience at the opening ceremony of the Global Conference for a Nuclear Power Free World in Yokohama on Jan. 14 (Naoko Kawamura) – fonte ajw.asahi.com
«Vorrei chiedere ai signori politici: tra la nostra vita e il denaro quale è più importante?» A rivolgere questa domanda dal palco della Conferenza di Yokohama è Yuuri Tomizuka, bambino di 10 anni rifugiato da Fukushima al comune vicino a Yokohama. «Ho un sogno: vorrei diventare un ingegnere che sviluppa le energie rinnovabili o un uomo che aiuta il prossimo. Perciò voglio crescere sano. Non posso ammalarmi e non voglio assolutamente morire! Noi bambini non abbiamo bisogno delle centrali nucleari che ci rendono soltanto infelici».
.
fonte anarca-bolo.ch/a-rivista
TERREMOTI – Che cosa sta succedendo alla pianura padana ? Cinque domande e relative risposte

fonte immagine
È verosimile che possano verificarsi altri sismi di 5°grado
Che cosa sta succedendo alla pianura padana ?
Fino al 2003 non era nelle carte sismiche, poi la svolta
Rischio medio-basso, 3a categoria: L’Aquila è in 1a. Previsioni
.
di Giovanni Caprara
.
1. Come mai un terremoto nel mezzo della Val Padana di intensità medio-alta (5.9 della scala Richter) seguito da una fitta sequenza di altri sismi, alcuni altrettanto potenti?
È il frutto dello scontro tra le placche della crosta terrestre, l’africana contro quella europea. Questo in generale. In particolare è la conseguenza della compressione tra nord e sud che si crea fra le due zolle del pianeta. La spinta degli Appennini, al di sopra della microplacca Adriatica, ieri ha prodotto una faglia lunga una quarantina di chilometri tagliando la Val Padana tra est e ovest, fra Ferrara e Modena, scuotendola vigorosamente. Nell’arco della giornata si è registrato oltre un centinaio di sismi di varia magnitudo ma alcuni con livelli tra 4 e 5 della scala Richter, quindi rilevanti e in grado provocare seri danni, disastri e purtroppo vittime.
2. Queste zone della Val Padana sembravano in passato un’area relativamente tranquilla ma negli ultimi tempi tutto pare cambiato. Come mai?
Fino al 2003, quando si è compilata l’ultima carta del pericolo sismico, non era nemmeno considerata. Non essendo stati fino ad allora raccolti dati strumentali non era classificata e quindi giudicata a bassa sismicità. Altrettanto successe a San Giuliano di Puglia. Ma gli eventi accaduti hanno costretto a una revisione ponendola all’improvviso nella classifica del pericolo nella terza categoria; vale a dire medio-bassa. L’Aquila, per fare un confronto, è in prima categoria. Negli anni precedenti si erano verificati episodi consistenti. Ad esempio il terremoto di Cento (5.4 della scala Richter) nel 1987 e di Rovigo (4.7) del 2011. Nei mesi più recenti i fenomeni si sono intensificati scuotendo l’intera regione. Dal gennaio 2012 la zona appenninica di Reggio Emilia e Parma venne colpita da terremoti di magnitudo 4.9 e 5.4, a distanza di pochissimi giorni. I due sismi di gennaio, pur avvenuti a profondità molto diverse (30 e 60 km) rispetto ai 6-8 km di quelli di ieri, sono anch’essi legati ai movimenti della stessa «microplacca adriatica», che negli ultimi tempi ha avuto un’attività piuttosto intensa.
3. Questi avvenimenti erano considerati segnali premonitori di scosse più forti o venivano giudicati normali?
Nessuna sorpresa, sottolineano i geofisici. Tutto rientrava nel quadro conosciuto del territorio e anche un sisma lievemente superiore al passato, intorno a 6 gradi della scala Richter, era ritenuto nella norma, prevedibile. Ed è quello che è accaduto. Storicamente il caso più violento di cui si abbia traccia risale al 1570 riguardante un terremoto a Ferrara con una magnitudo di 5.5 della scala Richter. Un altro evento studiato di recente è quello avvenuto nel 1639 con epicentro nei pressi di Finale Emilia dove produsse danni analoghi a quelli di ieri. Gli effetti, poi, dipendono anche dalla profondità dell’ipocentro del sisma e più sono superficiali più si fanno sentire. Quelli di ieri erano tutti inferiori ai dieci chilometri di profondità e infatti le onde si sono trasmesse rapidamente in modo ampio facendo scattare i sismometri nell’intera Italia settentrionale, dal Friuli, al Trentino, alla Liguria, e verso Sud, fino all’Italia centrale. C’è da aggiungere che la Pianura Padana è ricoperta da uno spesso strato di sedimenti e questo tipo di suolo genera degli effetti di amplificazione che si distribuiscono nel territorio.
4. Come mai una sequenza di scosse così prolungata nel tempo e di consistente intensità?
La compressione fra le due placche che ha generato la faglia deve liberare l’energia accumulata. E questo può avvenire in tre maniere. La prima in un breve arco di ore, come sembra stia avvenendo in questo caso, con movimenti tellurici di media intensità superiori al quinto grado della scala Richter; la seconda con piccoli sismi che si distribuiscono in qualche giorno; il terzo modo è invece un rilascio di energia lento e lieve al punto da non fare nemmeno sussultare i pennini dei sismografi e quindi nessuno se ne accorge. I geofisici non possono sapere che cosa sia realmente accaduto nel sottosuolo e come le rocce, nella loro diversa natura, reagiranno alle pressioni.
5. È possibile sapere che cosa accadrà nei prossimi giorni, settimane o anche mesi, cioè se la Terra proseguirà nei suoi tremori?
La Pianura Padana è prevedibile che continuerà a sussultare come ha fatto negli ultimi tempi. E quindi terremoti intorno al quinto grado della scala Richter è verosimile che possano ancora verificarsi. Troppo spesso dimentichiamo che viviamo in un Paese altamente sismico. Ora i sismologi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia compiranno una campagna di indagini nell’area coinvolta e installeranno nuove apparecchiature per analizzare più in dettaglio i movimenti che il suolo manifesterà al fine di approfondirne la conoscenza e di decifrare meglio eventuali comportamenti.
Le risposte sono state redatte con la collaborazione del sismologo Massimo Cocco dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.
Giovanni Caprara
twitter@giovannicaprara
21 maggio 2012 | 8:08
L’Emilia sconvolta dal terremoto. Ancora scosse nella notte

L’Emilia sconvolta dal terremoto. Ancora scosse nella notte
Sette morti, circa 3mila sfollati nelle tendopoli, gravi danni al patrimonio culturale. Lo sciame sismico è proseguito nella notte. La scossa più forte all’1.04 con magnitudo 3.7
.
Notte di scosse di assestamento e pioggia incessante per l’Emilia colpita ieri, domenica 20 maggio, dal terremoto; migliaia gli sfollati, oltre a sette morti. Il giorno dopo il sisma che ha colpito l’Emilia e fatto tremare tutto il Nord Italia si fanno i conti col dolore e si contano i danni. Le persone colpite dal sisma hanno passato la notte nelle tendopoli allestite dalla Protezione civile (VIDEO). Troppo presto ora per dire quando potranno tornare nelle loro case. La terra, intanto, continua a tremare.
La scossa più forte è avvertita verso l’1 di notte dalla popolazione tra le province di Ferrara e Modena. Le località prossime all’epicentro sono Bondeno e Sant’Agostino (Ferrara), e Finale Emilia (Modena).
Secondo i rilievi registrati dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia l’evento sismico è stato registrato alle ore 01.04 con magnitudo 3,7.
Le scuole restano chiuse – Oggi e martedì resteranno chiuse le scuole in molti Comuni del basso mantovano duramente colpiti dal sisma. Niente lezioni per due giorni a Gonzaga, Poggio Rusco, Ostiglia, Moglia, Sermide, Pegognaga, San Giacomo delle Segnate e Schivenoglia. A Felonica, invece, le lezioni riprenderanno domani.
In ricordo dei 4 operai morti - La popolazione emiliana e l’Italia tutta, intanto, piange le sette vittime del terremoto e ricorda i 4 operai morti mentre stavano lavorando. Il sisma di domenica 20 maggio ha infatti portato la morte sul turno del sabato notte di tre aziende del Ferrarese. A Sant’Agostino ha ucciso due volte alla fabbrica di ceramica che porta il nome del paese e una alla Tecopress, a Dosso, qualche chilometro più in là. E poi, a Bondeno ha stroncato la vita a Tarik Nauch, 29 anni, operaio marocchino di un’azienda che produce polistirolo, la Ursa.
In tutte le fabbriche colpite, quelle fabbriche che sono la base dell’ossatura economica dell’Emilia-Romagna, sono stati interi capannoni a crollare. (GUARDA IL VIDEO)
Due vittime alla Ceramica Sant’Agostino - Alla Ceramica Sant’Agostino, che sorge sui due lati di una strada, da una parte ha collassato su se stesso il magazzino: fortunatamente, vista l’ora di notte, non c’era nessuno. Sull’altro lato della strada, quello dei capannoni produttivi, stavano lavorando tre operai al reparto monocottura.
I due che stavano all’uscita del forno non ce l’hanno fatta a scappare in tempo. Nicola Cavicchi, 35 anni, e Leonardo Ansaloni, 45 anni, sono morti sotto le macerie. Cavicchi aveva sostituito un collega malato.
Una vittima alla Tecopress - Alla Tecopress, una fonderia che produce pezzi in alluminio per motori (serve anche Bmw, Audi e Daimler) la vittima è stata un operaio di 57 anni, Gerardo Cesaro, di Molinella (Bologna) ma di origine napoletana. Anche lui avrebbe terminato il turno alle 6. Non era lontano dalla pensione. Con le vecchie regole ci sarebbe andato a mesi, ha spiegato il responsabile risorse umane dell’azienda. Per estrarre Cesaro dalle macerie, con il figlio che assisteva alle operazioni, i vigili del fuoco hanno impegnato alcune ore. Con lui al momento della scossa lavoravano una decina di operai che ce l’hanno fatta a mettersi in salvo. Lui era impegnato al forno, che produce vibrazioni di suo. Forse per questo non ha avvertito in tempo la scossa.
Muore a Bondeno, sotto le macerie – E a Bondeno stava per finire il suo turno (sarebbe terminato alle 5) Tarik, marocchino ventinovenne. Al momento della scossa e del crollo è stato colpito al capo da una trave. Il padre, in Italia dal ’90, davanti all’azienda, ha spiegato che il figlio lavorava li’ da sette-otto anni.
E intanto la magistratura ha messo sotto sequestro le aree dei crolli.
Il procuratore reggente di Ferrara, Nicola Proto, e il pm di turno, Ciro Alberto Savino, hanno disposto una serie di accertamenti anche in relazione alle normative antisismiche. Probabilmente verranno fatte anche delle perizie.
.
fonte tg24.sky.it


Panoramio 
Panoramio 






























Commenti recenti