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DOCUFILM – ARMAGEDDON, sulla via di Damasco; proiezione e dibattito stasera, alla Garbatella(Roma), con Fulvio Grimaldi

Pubblicato in data 27/apr/2012 da

Dal Vietnam alla Siria: mezzo secolo di guerre imperialiste. Trailer del nuovo docufilm di Fulvio Grimaldi.
PER ORDINARE IL DVD O PRESENTARLO CON L’AUTORE: visionando@virgilio.it, trel/fax 0699674258.

DOCUFILM – ARMAGEDDON, sulla via di Damasco; proiezione e dibattito stasera, alla Garbatella(Roma), con Fulvio Grimaldi

17 Ragazze, il miglior cinema francese: giovane, ribelle e vitale


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17 Ragazze, il miglior cinema francese: giovane, ribelle e vitale

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di Marianna Cappi

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In un piccolo centro della Bretagna, la liceale Camille Fourier, rimasta incinta, diventa in breve per le amiche di scuola un esempio e un modello. Intenzionate a fare a meno di chiunque, sia dei partner che dei genitori, diciassette ragazze dello stesso liceo decidono di avere un figlio e di crescerlo aiutandosi fra loro, possibilmente in modo assai differente da come sono state cresciute a loro volta. La gravidanza delle diciassette minorenni procede dunque contemporaneamente, lasciando interdetti la comunità e le autorità scolastiche, che non trovano ragioni né spiegazioni.

Le sorelle Delphine and Muriel Coulin portano in scena un fatto vero, accaduto nel 2008 nel Massachusetts, trasportandolo da questa parte dell’Atlantico, in un luogo dove il vento è ribelle e le spiagge sono sterminate, mentre le prospettive sociali lo sono molto meno. Cinematograficamente parlando, è un luogo dall’ “eau froide”, dove bellezza e freschezza rimano con un sano idealismo e con un’idea rock e comunitaria della vita, ma anche dove le precedenti incursioni nel documentario delle autrici si fanno riconoscere piacevolmente.

Qual è, dunque, l’elemento che sconvolge di più di questa vicenda, che ci spinge a strabuzzare gli occhi già sulla carta e che il film ha il merito di esplorare senza quasi divagare da quel centro? Semplice. Che in un’epoca in cui per una donna trovare “in coscienza” le condizioni ideali per avere un figlio è un’impresa sempre più titanica, che sposta l’età media della maternità sempre più avanti, non una ma diciassette ragazzine minorenni abbiano avuto sufficiente “incoscienza” per farlo.

Su questo miracolo (quale quello di una migrazione sconsiderata delle coccinelle verso la spiaggia, dove quasi sicuramente sono destinate a incontrare la morte) il film lavora e insiste, mostrando le protagoniste sempre con la sigaretta accesa o la bottiglia di alcolico alla bocca, mostrandole in perenne corsa, salto, sbattimento di quei loro corpi sui quali rivendicano possesso e consapevolezza. Eppure, pur esibendo appunto per tutto il tempo la mancanza di una reale consapevolezza, fino al punto di rendere la visione ansiogena e quasi disturbante, alla fine 17 filles ci conduce incredibilmente ad ammirare queste ragazze anziché commiserarle. Come eroine che hanno compiuto l’impresa. Poi il finale si premurerà di gettare una luce sul brusco risveglio dal sogno collettivo e sottolineerà volentieri la natura unica ed eccezionale della vicenda, ma la bellezza del film è proprio quella di contenere una storia più forte di ogni giudizio e una vitalità (tante vite in crescita) letteralmente incontenibile. « On peut rien contre une fille qui rêve », dice il film alla fine. E ha ragione.

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STANOTTE PORTATE AVANTI LE LANCETTE! – ‘Ora legale, guerra planetaria’, articolo di Stefano Trincia

STANOTTE, 24 marzo 2012, PORTATE AVANTI LE LANCETTE

Ora legale, guerra planetaria

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di Stefano Trincia

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Genova – Alle mucche russe il cambio di orario stagionale non piace, ripetevano insistenti agronomi ed esperti di allevamento del bestiame. Dati alla mano: meno latte prodotto a causa dello spaesamento indotto dalle variazioni temporali decise dall’uomo. Quindi, bando alle esitazioni, prima avanti e poi indietro. O l’uno o l’altro.

Ma siccome la Grande Madre Russia è un colosso che guarda al futuro piuttosto che al passato; e siccome ha l’ambizione di ridiventare una superpotenza planetaria e di rimettere in riga le nuove tigri – e cioè Cina, India e Brasile – mani sulle lancette dell’orologio nazionale e una volta per tutte addio all’ora solare. Per “ukaze” del Cremlino, firmato dal Presidente Dmitri Medvedev il 27 marzo del 2011, la Russia è diventata il primo Paese del pianeta ad adottare permanentemente l’ora legale. Una sfida clamorosa, di governo e di regime, alle eterne leggi della natura. Un tentativo di imporre la ragion d i Stato al dolce alternarsi di luce e tenebre. Ed insieme di introdurre una brusca sterzata decisionista nel dibattito sulla manipolazione umana del tempo, e nella controversia mondiale sull’ora legale.

Noi stiamo per arrivarci - stanotte dovremo portare avanti le lancette di un’ora -, ancora una volta dal lontano 1966. Gli Usa ci sono già da 15 giorni, nel rispetto dell’intuizione che nel remoto 1784 ne ebbe uno dei padri del nuovo mondo, Benjamin Franklin. Sulla dorsale transatlantica euro-americana il “daylight saving time” è ormai una consuetudine attesa, invocata, con il salto in avanti di 60 minuti che preannuncia l’estate e il sole fino alle nove di sera. Ma nel mondo siamo decisamente in minoranza.

L’ultimo calcolo del National Institute of Stardards and Technology – l’ente Usa che salvaguarda l’ortodossia solare segnando il tempo al millesimo di secondo – indica in 78 i Paesi che adottano l’ora legale contro i 161 che non vi fanno ricorso.

Dell’apporto addizionale di luce gode una porzione relativamente modesta della popolazione mondiale. Terzo e quarto mondo, con qualche eccezione, quasi tutto il continente africano, in Paesi della fascia dell’equatore, buona parte dell’America Latina, Asia e Paesi arabi ne fanno a meno. Rinunciano all’ora legale le due nazioni più popolose del mondo, India e Cina, come anche il Giappone, l’Argentina, la Corea del Sud, l’Afghanistan ed il Pakistan. Anche in Europa c’è chi resiste alla manipolazione dell’orologio: è la minuscola Islanda, gelosamente ferma alle scansioni temporali dettate dalla natura.

La Russia del binomio Medvedev-Putin ha invece scelto di fare il balzo in senso opposto. Con una procedura che a molti osservatori ha ricordato i bei tempi della pianificazione socialista dell’economia e dei prodigiosi piani quinquennali, i santoni del Cremlino hanno affidato ad una commissione scientifica la valutazione della questione ora solare/ora legale. Partendo ovviamente dall’anima più autentica della tradizione russa: la cultura contadina. È così che dopo mesi di indagine è uscita fuori la storia della sofferenza delle mucche: «Abbiamo potuto stabilire che sono molto più sensibili dell’uomo ai cambiamenti degli orari» ha spiegato la dottoressa Tatyana Rybalova, direttrice del centro di ricerca dell’Unione Nazionale dei Produttori di Latte «si innervosiscono e producono di meno». Arkady Tishkov, titolare della ricerca sulle alterazioni indotte nell’uomo dallo spostamento delle lancette in avanti e indietro, ha dal canto suo inviato al Cremlino una lista allarmante di sindromi: disturbo delle fasi del sonno, aggravamento della malattie croniche, maggiore ricorrenza degli incidenti stradali. E ancora «un aumento del 50 per cento degli infarti e dei suicidi quando dall’ora legale si torna in autunno al solare».

Ascoltata la commissione, soppesati pro e contro, Medvedev ha quindi emesso un anno fa la storica direttiva: indietro non si torna più. «La nostra ora d’ora in poi è quella legale», da Mosca a Novosibirsk. Il tutto sostenuto dall’immancabile sondaggio di opinione che dava un 72 per cento della popolazione a favore dell’Ukaze presidenziale.

Ma siccome nel mondo globalizzato ed internettizzato gli orientamenti dell’opinione pubblica non sono più facilmente influenzabili come una volta dagli apparati governativi o di regime, la situazione è rapidamente cambiata. Perché il sito movimentista Stardardtime.com ha lanciato una raccolta di firme planetaria a sostegno della campagna “End daylight saving time”, “basta con l’ora legale, torniamo alla natura”. Ed ha raccolto in poco tempo centinaia di migliaia di adesioni in tutto il mondo, Russia compresa.

Putin, appena rieletto Presidente al posto di Medvedev, ha capito l’antifona: «Non c’è motivo di tenere il punto sulla nostra scelta» ha detto «se l’ora legale permanente non funziona e la gente ha voglia di tornare ai ritmi invernali della natura, non c’è motivo per opporsi». Ed ha aggiunto: «Una contadina siberiana mi ha spiegato che puoi anche alzarti un’ora prima per mungere le mucche, ma il latte scende solo quando lo decidono loro, con la giusta luce dell’alba».

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Santoro torna anche su Sky “Comizi d’amore” fra gli “eventi”

Santoro torna anche su Sky “Comizi d’amore” fra gli “eventi”

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Il programma che segna il rientro del giornalista in tv sarà trasmesso anche da Sky Tg24. Si comincia il 3 novembre. Il satellite aveva già ospitato “Raiperunanotte” e “Tutti in piedi entra il lavoro”. Il direttore Sarah Varetto: “Interpretiamo le richieste dei nostri abbonati”

Santoro torna anche su Sky "Comizi d'amore" fra gli "eventi" La home page del sito
aperto da Santoro (ansa)

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ROMASarà Sky Tg24 a ospitare il ritorno in video di Michele Santoro 1. Comizi d’amore, il nuovo programma 2 sull’attualità prodotto e realizzato dal giornalista, e che dal 3 novembre sarà trasmesso da varie piattaforme televisive e sul web, andrà in onda sul canale “eventi”, quello dedicato agli avvenimenti italiani e internazionali e visibile a tutti gli abbonati di Sky – nella posizione 504 del bouquet o nella griglia interattiva di Sky Tg24, alla quale si accede attraverso il tasto verde del telecomando Sky. Intanto ha superato i 90 mila utenti unici il sito serviziopubblico.it 3, la cui apertura era stata annunciata da Santoro con un video, attraverso il quale il giornalista aveva anche lanciato l’appello a versare dieci euro per sostenere la trasmissione che segna il suo rientro davanti alle telecamere.

VIDEO Santoro: “Dateci 10 euro” 4

VIDEO “Tutti in piedi” 5

VIDEO Raiperunanotte 6

La prima puntata, ha annunciato oggi Santoro, “la facciamo a Cinecittà, nel cuore di quella che è l’industria più importante di Roma, il 3 novembre. La concessionaria ha fatto il contratto solo fino a dicembre, se facciamo un milione e mezzo di persone ci diremo soddisfatti – spiega – se dimostriamo che questa cosa sta in piedi economicamente, proveremo che è il programma che fa il successo del canale e non il suo contrario. Siamo quelli che non vogliono l’assistenzialismo né la lotta di classe né il bunga bunga, che secondo me è un ridicolo format”. “Se noi saremo in tanti – continua Santoro – alla fine di questo anno rappresenteremo una enorme lobby democratica, ad esempio per dirigere la Rai”. E replica alle critiche mosse dopo il lancio della raccolta di contributi: “Qualcuno, come Libero e Il Giornale, mi ha accusato di chiedere l’elemosina. Io invece mi sto muovendo per fare una cosa che ‘scassa’, come direbbe De Magistris”.

Quanto alla messa in onda su Sky, “siamo lieti di ospitare il nuovo programma di Santoro – dice il direttore di Sky Tg24, Sarah Varetto – sul nostro canale eventi dedicato alla grande attualità in diretta. Sky Tg24 eventi è il luogo in cui i nostri abbonati hanno l’opportunità di seguire live e integralmente tutti gli avvenimenti di rilievo della cronaca italiana e internazionale, scelti per la loro rilevanza, secondo il principio della completezza e dell’imparzialità dell’informazione. Non è un caso che, in passato,  ‘eventi’ sia stato il canale che ha già trasmesso i due speciali televisivi live realizzati da Santoro, Rai per una notte e Tutti in piedi, entra il lavoro 7. Siamo certi che con la decisione di ospitare anche Comizi d’amore – conclude Varetto – interpretiamo al meglio la richiesta dei nostri abbonati di poter sempre scegliere in diretta tra tutti gli eventi che contribuiscono a costruire il dibattito politico e sociale nel paese “.

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09 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/10/09/news/santoro_sky-22938969/?rss

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CINEMA, VENEZIA 2011 – Pescatori e migranti, dimenticati d’Italia: Applausi e consensi al film di Crialese

Pescatori e migranti, dimenticati d’Italia
Applausi e consensi al film di Crialese

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Piace “Terraferma”, prima pellicola italiana in concorso. Il regista: “Sul tema immigrazione inadeguati sia lo Stato che certa informazione”. E respinge le accuse di politically correct: “Non so cosa significa…”

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dall’inviato di Repubblica CLAUDIA MORGOGLIONE

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Pescatori e migranti, dimenticati d'Italia Applausi e consensi al film di Crialese
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VENEZIA  -  La solidarietà tra due donne  -  una isolana, una immigrata  -  che il nostro Paese, in modo diverso, non vede e non riconosce. Un luogo di frontiera affacciato sul mare, approdo di sbarchi di extracomunitari, diviso tra tentativi di far finta di nulla per non perdere turisti e cultura dell’accoglienza trasmessa dai pescatori. L’atteggiamento ottuso delle forze dell’ordine, che arrivano per far applicare la norma per cui essere clandestini è reato. E al centro di tutto, lo sguardo  -  prima ingenuo, spaesato, poi sempre più consapevole  -  di un adolescente che tra quegli scogli, e quel mare, è sempre vissuto.

E’ tutto questo “Terraferma” di Emanuele Crialese (dal 7 settembre al cinema), primo attesissimo film italiano in concorso, di scena oggi qui alla Mostra. Accolto bene, con applausi e commenti positivi, sia al termine della proiezione stampa mattutina, sia all’arrivo di regista a cast in conferenza stampa. Un ottimo inizio. Per un film che va dritto al cuore della nostra contemporaneità: “Per noi  -  spiega l’autore  -  la cronaca è stata fonte di ispirazione, ma anche tentazione da evitare. Volevamo una storia che uscisse dal linguaggio televisivo o da quello documentaristico”. E che sottolineasse, aggiunge, “le responsabilità sia dello Stato che di certa informazione”.

Protagonista della storia è Filippo (Filippo Pucillo, bravissimo, già scelto da Crialese per “Respiro” e “Nuovomondo”), ventenne orfano di padre, figlio e nipote di pescatori, che vive su un’isola che sembra proprio Lampedusa – anche se il film è girato nella vicina Linosa. Sua madre (Donatella Finocchiaro) capisce che di pesca non si vive più, e cerca di seguire l’esempio di suo cognato Beppe Fiorello, cercando di tirare su qualche soldo coi turisti. Ma l’isola è blindata per i continui sbarchi di migranti: Filippo e suo nonno (Mimmo Cuticchio), usciti per mare, ne salvano un gruppo. E nascondono a casa una donna (Timnit T, una vera immigrata salvata da un naufragio in cui morirono quai 70 persone) con un figlio e che sta per partorirne un altro. La mamma di Filippo all’inizio le è ostile: ma l’ancestrale solidarietà femminile, quasi suo malgrado, diventerà più forte. E la vita di tutta la famiglia cambierà…

Ma l’avventura del film si intreccia anche con la storia, reale, di una delle sue interpreti. “Ho letto la vicenda di Timnit sui giornali, nel 2009: era sopravvissuta insieme a sole quattro persone a uno sbarco, dopo tre settimane alla deriva in mare. Il suo volto, il suo sguardo, il suo sorriso mi hanno colpito. Sono riuscita a incontrarla. Lei non voleva raccontarmi la storia, allora le ho detto: ‘re-inventiamola insieme, questa tu esperienza’. Da lei emana una grandissima dignità: così come da tanti immigrati che ho incontrato”. Poi l’affondo: “La risposta dello Stato, di fronte e fenomeni come questo, è completamente inadeguata: far morire la gente in mezzo al mare è segno di grandissima inciviltà. Le persone hanno un po’ perso la rotta, colpa anche del bombardamento mediatico: la responsabilità è pure di un certo tipo di informazione”.

E nella sua foga, comprensibile, nel difendere il suo film, Crialese in conferenza stampa quasi perde le staffe. Ad esempio, quando viene accusato di essere troppo politicamente corretto: “Non so che vuol dire questa parola, me la spiegate?”. E a chi gli contesta che nessuna legge italiana impedisce i salvataggi in mare, ricorda che “ci sono pescherecci che sono stati sequestrati perché avevano raccolto migranti portandoli in porto: bisognerebbe informarsi bene… Perché il mio non è un film a tesi, racconto una storia nel modo più semplice e diretto possibile. Il mio pubblico ideale è un bambino di sette anni”. Fine della polemica.

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04 settembre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/speciali/cinema/venezia/edizione2011/2011/09/04/news/crialese-21210406/?rss

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CRISI – La manovra fa litigare “Famiglia cristiana” e CL. F.C.: “Il Governo? Un serial killer” / Quei “tesoretti” intoccabili

La manovra fa litigare “Famiglia cristiana” e CL

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di Raffaele Carcano

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Il governo? “Un serial killer”. E’ il duro giudizio che Famiglia cristiana dà della manovra economica. In un editoriale dal titolo Quei “tesoretti intoccabili il settimanale paolino si scaglia contro l’esecutivo, sostenendo che “anziché tassare i patrimoni dei ricchi, coloro ai quali anche un forte prelievo fiscale non cambierebbe la vita, s’è preferito colpire quell’ammortizzatore sociale italiano per eccellenza che è la famiglia. Unico vero patrimonio del Paese”. Secondo Famiglia cristiana, “le indicazioni su alternative fiscali, come una tassa sui grandi patrimoni, non mancano. Di “tesoretti” intoccabili ve ne sono tanti. A cominciare dai centoventi miliardi annui di evasione fiscale”. L’articolo lamenta anche il fatto che, “ancora una volta, i politici cattolici stanno alla finestra. Insignificanti e a corto di idee. Si confondono nel mucchio, per non disturbare i “manovratori”. In entrambi i campi. Spettacolo, anche questo, avvilente”.

Frasi che non sono piaciuti al leader ciellino Maurizio Lupi (PDL). Intervistato dal Tg1, ha dichiarato che “non è assolutamente vero” quanto addebitato al governo, aggiungendo che “a volte Famiglia Cristiana si comporta peggio del Fatto. Per noi la famiglia e il lavoro sono le priorità”.
Famiglia cristiana non chiede comunque di intervenire sui privilegi di cui gode la Chiesa cattolica: anzi, in un altro articolo di Francesco Anfossi parla di Ici e Chiesa, la campagna col trucco. Anfossi sostiene che, “se si vuole un esempio di provocazione laicista all’insegno dell’oscurantismo e della “disinformatia”, allora si può prendere quella allestita contro l’esenzione dell’Ici, la tassa sugli immobili, da parte degli istituti ecclesiastici dediti alle attività religiose, culturali e assistenziali”.

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24 agosto 2011

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Quei “tesoretti” intoccabili

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Anticipiamo il “Primopiano” del n. 35 di Famiglia Cristiana, in edicola dal 24 agosto. In un Paese senza timoniere, la manovra assesta alla famiglia colpi micidiali

23/08/2011

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La Manovra economica di luglio e la Manovra- bis di Ferragosto hanno assestato alla famiglia una serie di colpi micidiali. Un serial killer non avrebbe potuto fare meglio. Anziché tassare i patrimoni dei ricchi, coloro ai quali anche un forte prelievo fiscale non cambierebbe la vita, s’è preferito colpire quell’ammortizzatore sociale italiano per eccellenza che è la famiglia. Unico vero patrimonio del Paese. È una politica miope, da “statisti” improvvisati, che non hanno un’idea sul futuro del Paese. Tanto meno pensano al bene comune. Unica loro preoccupazione soddisfare il proprio elettorato. Unico orizzonte le prossime elezioni. Nel frattempo, il Paese va alla deriva e perde credibilità. Una nave senza timoniere.

La stretta economica che si preannuncia provocherà collassi ovunque. Una situazione già insostenibile, che fa scivolare il ceto medio nella povertà. A pagare saranno i soliti noti. Ci si accanisce, ancora una volta, sui lavoratori dipendenti e sugli statali. Questi si vedono, addirittura, minacciata l’abolizione della tredicesima. A pagare un prezzo altissimo è chi ha già dato. Sonni tranquilli, invece, per i più ricchi, gli evasori e i grandi speculatori. Questi ultimi, tra l’altro, sono tra i principali responsabili della crisi finanziaria che sta devastando i mercati e incrementando paurosamente i debiti sovrani dei Paesi dell’Occidente.

Eppure, le indicazioni su alternative fiscali, come una tassa sui grandi patrimoni, non mancano. Di “tesoretti” intoccabili ve ne sono tanti. A cominciare dai centoventi miliardi annui di evasione fiscale. Una cifra definita «impressionante» dal cardinale Bagnasco, presidente dei vescovi italiani. E che ha spinto anche Giorgio Napolitano, al Meeting di Rimini, a lanciare un appello: «Basta con assuefazioni e debolezze nella lotta a quell’evasione, di cui l’Italia ha ancora il triste primato». Per non parlare, poi, dei sessanta miliardi spesi in corruzione e dei novanta miliardi “fatturati” dalla criminalità organizzata. Su cui poco si è intervenuto.

Mentre è in corso l’esame della Manovra economica, è partito l’assalto alla diligenza. Ognuno ha qualcosa da salvare. O da proteggere. I sacrifici si scaricano su chi non ha “santi in paradiso”. O, meglio, nelle Aule parlamentari. Senza equità nei sacrifici, e se non si mira al bene delle famiglie e del Paese, difficilmente ne verremo fuori. Soprattutto se chi può dare un “elevato” contributo troverà modo di sfilarsi dalla solidarietà nazionale. Come i calciatori (ignobili!). Ma anche la casta politica, che danza allegramente sulle macerie del Paese. Vanta sacrifici e riduzioni, ma non dà un taglio risoluto a costi e privilegi, ingiustificati e immorali.

Ancora una volta, i politici cattolici stanno alla finestra. Insignificanti e a corto di idee. Si confondono nel mucchio, per non disturbare i “manovratori”. In entrambi i campi. Spettacolo, anche questo, avvilente.

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fonte:  http://www.famigliacristiana.it/informazione/news_2/articolo/quei-tesoretti-intoccabili_230811161905.aspx

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CINEMA – Squillo sul Web, il film choc


fonte immagine – se ti interessa vedere il film puoi scaricarlo qui con u-torrent

Squillo sul Web, il film choc

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Una studentessa francese su dieci si prostituisce per mantenersi agli studi. Trovando i clienti via Internet. Ora una dura pellicola di Emmanuelle Bercot prova a raccontare questo fenomeno crescente e sommerso

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di Roberto Escobar

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“C’è chi si vende e c’è chi lo compra”, dice Joe (Alain Cauchi) a Laura (Déborah François). I due sono in una camera d’albergo, seduti sul letto. Lei ha appena compiuto 19 anni, e studia lingue all’università. Lui le ha detto d’averne 50, di anni, ma è più vicino ai 60. Si sono “incontrati” su Internet, mesi prima. Joe aveva bisogno di un po’ di fantasia erotica e di ragazze giovani – così le aveva scritto – e Laura invece di qualche centinaio di euro per mangiare e pagarsi l’affitto. Niente di immorale, insiste ora il suo cliente: tutto è consumo e mercato, ed è giusto che lo sia.

Non è questo il momento più crudo di “Student Services” (“Mes chères études”, Francia, 2010, 103′), che Emmanuelle Bercot ha scritto e girato per la televisione francese. Ben altre sono le umiliazioni cui Laura s’adatta, e che il film non ci risparmia. Eppure la misera ideologia liberistica di Joe è, o sarebbe potuta essere, il cuore di questa storia triste.

Sostiene la Bercot che, per mantenersi all’università, molte studentesse francesi (il 10 per cento) si prostituiscono. Il suo film parte dunque da un interesse statistico e sociologico. E come per lo più non si sa, la sociologia è una pessima compagna del cinema. Lo porta a banalizzare, a ridurre a numero e quantità quanto è individuale, singolare. E individuali e singolari sono o dovrebbero essere le speranze, le decisioni, i compromessi, le angosce di Laura, e certo anche la sofferenza e lo squallore degli incontri con i suoi clienti.

E’ una prostituta, o non lo è? E potrebbe mai aiutarla, il suo Benjamin (Mathieu Demi)? Questo si domanda Laura, man mano che s’adatta a vendersi. Più d’una volta, la macchina da presa della Bercot sa cogliere e mostrare le ombre che attraversano il viso e l’anima della sua protagonista. Insieme fragile e decisa, Laura non è solo una vittima. In fondo, e nonostante la miseria dei suoi incontri, resta padrona se non del proprio corpo almeno – così sembra – del proprio futuro.

Potrebbe essere duro e profondo, il film della Bercot. Ma glielo impedisce il pregiudizio statistico da cui si muove. Che cosa sente Laura? Che cosa vuole Laura? Quali fantasmi incatenano Laura all’ideologia di Joe? In tutte queste domande, e soprattutto nell’ultima, quel che conta è Laura, appunto. E però, più che a lei e alla sua singolarità, la Bercot finisce per interessarsi al “10 per cento” cui lei dovrebbe appartenere. La sociologia può funzionare (forse) in televisione, ma è una pericolosa compagna del cinema.

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22 agosto 2011

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/squillo-sul-web-il-film-choc/2158749

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BUONGIORNO – L’estate morale (e la Signora Realtà), di Massimo Gramellini

BUONGIORNO

L’estate morale


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di Massimo Gramellini

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Dove sono finite le berluschine di Villa Certosa, le suffragette di Gheddafi, la casa di Montecarlo del cognato di Fini, il cognato di Fini medesimo? E le feste oltraggiose dei ricchi volgari, i dibattiti sul nulla pieno di vuoto, il cazzeggio elevato a nobile arte? Nell’estate del nostro scontento ci riscopriamo più sobri e più seri.

E’ impressionante come cambi in fretta l’umore di un popolo. Ancora l’estate scorsa ci distraevamo dalla crisi incombente con una dose massiccia di pettegolezzi sul Potere. E anche chi, a parole, si indignava per lo scadimento del dibattito pubblico non riusciva a sottrarsi alla tentazione di sbirciare dal buco della serratura. Ora la crisi ha rimesso tutte le cose al loro posto. Le scemenze, anche se politicamente o penalmente rilevanti, retrocedono al rango di scemenze. E i giornali e le chiacchiere da ombrellone si riempiono di numeri, di fatti, di cose concrete.

Persino la paura ha cambiato segno: non più quella vaga, e agitata ad arte, di batteri killer o attentati terroristici in serie, ma il realistico spavento che attanaglia chi rischia di perdere un lavoro o un benessere lungamente sudato.

Il processo di luglio a un giornale scandalistico inglese, reo di usare il gossip come strumento di lotta politica, è stato l’evento simbolico di questo mutamento di clima. L’anticipo di quanto sarebbe successo ad agosto con il crollo delle Borse, le fiamme nichiliste di Londra, la Manovra Succhiasoldi. La signora Realtà che invade il palinsesto delle nostre vite per ricordarci che la ricreazione è finita. Anche per i ricchi, che si vergognano a ostentare la loro ricchezza, chiamando pudore quella che per molti di loro è solo paura. E anche per la Casta: sempre più elevata a capro espiatorio dell’impotenza collettiva, però redenta almeno in parte dalla necessità di occuparsi finalmente di temi alti. Oggi non ci si divide più sul bunga bunga, ma sugli eurobond. E nessuna macchina del fango avrebbe più il potere di orientare l’opinione pubblica, interessata alle tasse e molto meno alle risse.

Qualche bastiancontrario in malafede accuserà questo articolo di tessere l’elogio della crisi e il suo autore di rosibindismo: come osa esaltare gli effetti moralizzatori dell’impoverimento collettivo? Nessuna esaltazione. Sarebbe meraviglioso essere tutti benestanti, occupati e al tempo stesso evoluti ed equilibrati. Ma intanto è un fatto che in un’epoca che respinge i valori spirituali e trema di imbarazzo anche solo a parlarne, l’improvvisa disintegrazione delle certezze materiali stia producendo un riassestamento delle gerarchie interiori. L’amore recupera il posto che gli spetta: il primo. Mentre la terra trema sotto i nostri piedi, tutti hanno bisogno di certezze e i «ti amo» di questo ferragosto hanno un peso più forte del solito. Sono quasi un patto di sostegno reciproco. Chi credeva timidamente in qualcosa, una fede o un suo sogno profondo, ricomincia a farlo con la solennità dei momenti speciali. C’è la sensazione diffusa di essere usciti dalle pagine del gossip per piombare nella storia. Una gran brutta storia, per ora. Ma i cambi di stagione cominciano sempre così. Con un bisogno inaudito di serietà, che sta a noi non confondere con la sorella più bieca: la pesantezza.

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21 agosto 2011

fonte:  http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1035&ID_sezione=56

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DICIAMO NO AL CENTROSINISTRA, SI ALL’UNITA’ DEI COMUNISTI

Per aderire e sottoscrivere, manda una mail a: adesioni22ottobre@gmail.com    con nome, cognome, città ed eventuale partito di appartenenza

UNITI E COMPATTI VINCEREMO! FINO ALL’UNITA’ LOTTEREMO!

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Diciamo no alle alleanze con il centrosinistra, e sì all’Unità dei Comunisti.

Siamo un gruppo di compagne/i appartenenti alla moltitudine dei partiti comunisti e alla diaspora.

La situazione sempre più reazionaria della destra e il comportamento sempre più complice dei partiti borghesi (PD e SEL), la mancata risposta dei partiti comunisti, la poca credibilità e la subalternità al pd e alla nuova sinistra moderata nonchè i comportamenti settari e autoreferenziali, ci impongono di scendere in piazza, subito prima dei due congressi del Pdci e del PRC, rivolgendoci però a tutti i partiti comunisti..

Questa volta la manifestazione la faremo in casa – tra comunisti- e siamo convinti che le dirigenze di tutti i nostri partiti, sensibili alle rivendicazioni, alle richieste ed alle volontà dei loro compagni, non si esimeranno dal darne seguito e risposta.

Dopo quindici anni di tattiche erronee e sempre simili a se stesse, dopo decenni di disfatte e revisionismi, è ora di dire basta con la subalternità al governismo e alle alleanze a tutti i costi col PD. Eliminare la destra del paese è un compito per noi prioritario ed ineludibile ed è per questo che ci battiamo da sempre nelle piazze per raggiungere questo obiettivo che però non può più essere strumentalizzato per sostenere un futuro governo di centrosinistra che flirta con Confindustria, sostiene le missioni militari all’estero ed è in linea con i poteri forti come Vaticano e BCE. Abbiamo ormai un’esperienza e un bilancio chiaro sulle esperienze fallimentari dei governi di centrosinistra che portano tutti a dover riconoscere che questa prospettiva è a sua volta nemica dei lavoratori e del popolo italiano.

Consci che la eventuale presenza di quattro parlamentari in un parlamento che, al di là dei giochi di ruolo e dei copioni, è compatto a favore dei padroni, non modificherà di una virgola le decisioni filo-capitalistiche e le controriforme dei partiti del cosiddetto “centrosinistra”. Crediamo sia venuto il momento definitivo per ricominciare a costruire un partito alternativo, autonomo ed in opposizione anche al PD e ai suoi accoliti. Un partito che sia avanguardia, che sia riconoscibile nelle lotte e nelle scelte politiche come strumento per la lotta di classe, un partito che non tentenni tra lo stare dalla parte dei lavoratori o degli accordi scandalo sottoscritti in campo sindacale, un partito presente e unitario,che lotti senza compromessi per l’eliminazione del precariato e della legge 30. Un partito dunque che si riconosca nei principi comunisti tutti i giorni e a tutti i livelli. Un partito che non abbia paura a fare opposizione e che lo faccia mettendo sempre al centro gli interessi e i programmi delle classi subalterne che deve rappresentare, che non sia morbido verso le scelte politiche o sindacali solo in prossimità di appuntamenti elettorali,che tralasci gli opportunismi a chi dell’opportunismo è maestro e per questo inviso da noi compagni e compagne. Un partito che sia credibile e non sia oggi contro la TAV senza se e senza ma e che poi invece frena e concede in vista di possibili accordi elettorali futuri con il PD, che non sia a parole per l’acqua pubblica e la sanità pubblica, ma contemporaneamente preghi per l’unità con sinistra e libertà che calpesta queste parole d’ordine a partire dalla Puglia, che non sia per la pace e contro le guerre imperialiste ma contemporaneamente supino alle alleanze con i guerrafondai del centrosinistra e lo supporti nel finanziare le missioni militari.

Tutto questo è film già visto e ci ha portato all’ulteriore declino e frammentazione, se non al vero allontanamento, abbandono e disaffezione di validi compagni all’impegno politico. Chiediamo un atto di coraggio e di discontinuità. La dimostrazione che i comunisti sono diversi e alternativi al modello di società dominante, nella questione morale, nelle lotte, negli obiettivi da perseguire e nella prospettiva di costruire una società diversa. La dimostrazione che il vertice ascolti e incarni i sentimenti politici della base che dovrebbe rappresentare e che si vuole lottare, uniti, per la classe lavoratrice, i precari, le donne, gli immigrati ed i pensionati a basso reddito, e non che si lavora per avere una poltrona con scorciatoie che non modificano nulla degli assetti presenti e che al contrario compromettono la nostra credibilità.

 Non ci interessano le lotte interne, non ci interessano le complicità sottobanco con altri, ci interessa tornare ad essere orgogliosi di definirci tesserati di un “Partito Comunista”. Non accetteremo di nuovo di piegarci ai ricatti della “Grande alleanza democratica” (2004) o di nuove alleanze subalterne variamente dipinte in questi quindici anni. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, nessuna utilità, nessuna crescita, al contrario,solo disillusione da parte dei compagni che si sentono ogni volta sempre più traditi.

Pertanto, la priorità su cui ricostruire questo Partito non può essere solo quella di tornare in Parlamento, soprattutto se non vincoliamo questo ritorno a un preciso programma tutto a vantaggio della classe e non a sostegno dei poteri forti. Parallelamente chiediamo l’inizio di un percorso condiviso verso una costituente aperta e partecipata, che porti alla realizzazione dell’unità dei comunisti, a un programma minimo anticapitalista e antimperialista e che non sia un progetto calato dall’alto stabilito a tavolino e per quote, ancora una volta lontano dai compagni e da tutte/i le/i comuniste ma frutto di un lavoro e di una discussione seria e costruttiva.

Un percorso condiviso che coinvolga tutte le diverse realtà comuniste disponibili e non solo un’unità tra i vertici di due partiti, ma l’apertura di una reale Costituente Comunista che dia vita ad una concreta opposizione di classe, contro lo squalo capitalista, contro il patto sociale, contro gli accordi truffa, supportati dal centrodestra e dal centrosinistra.

Noi chiediamo con coraggio e convinzione che ci sia una svolta realmente a “sinistra” e dal “basso”.

Per sostenere con forza questi obiettivi diamo appuntamento a tutti i compagni e tutte le compagne, a Roma, sabato 22 ottobre 2011, alle ore 15.00 sotto la sede della Federazione della Sinistra, per far sventolare di nuovo, con orgoglio, tutti insieme la nostra bandiera rossa.

Per aderire e sottoscrivere, manda una mail a: adesioni22ottobre@gmail.com

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prime adesioni:

Gennaro Thiago Nenna, PRC Circolo Fortunato Cava de’ Tirreni (SA)

Costantino Borgogni, PRC Poggibonsi (SI)

Maria Antonietta Garofalo, PRC Castelvetrano ( TP ),

Elena Gaetti, PdCI Pavia

Valentina Marchesini, Circolo PRC Siena,

Fausta Dumano, Circolo PRC Carlo Giuliani Frosinone,

Mario G. Cossellu, Segreteria Circolo PRC/SE “Enrico Berlinguer” Bruxelles,

Mauro Salvi, PdCI Pavia,

Manuela Consogno, PdCi Pavia,

Nicola Iozzo, PDCI Vibo Valentia,

Francesco Andreini, PRC Siena,

Roberta Laura Vannini – Guidonia Montecelio (rm)-pdci

Tea Cernigoi, Torino

Andrea Salutari, coordinatore provinciale Giovani Comunisti Torino

Andrea Zampieri, PRC Mirano Ballan (VE)

Marina Susanna Loi, PRC Sardegna

Filippone Manuela Calamonac,i Rifondazione Comunista Federazione provinciale FdS

Katia Silvestrini, PRC Fabriano (ex segretaria circolo PRC Fabriano)

Massimo Filipponi detto Kolkov, Roma ex dirigente PdCI (non rinnovata la tessera per protesta)

Angelo Caputo, Giovani Comunisti (RC) circolo: Tiburtino III Roma

Anna Cotellessa, ex PdCI (non rinnovata la tessera per protesta)

Luca Furlan, dei Giovani Comunisti di Gorizia (circolo PRC di San Canzian d’Isonzo)

Maria Pina Chessa, (insegnante precaria) Circolo Centopassi PRC Nuoro

Luca Marini, PRC Prato

Angela Bindi – Circolo PRC di Sovicille – Siena

Iole Superchi, Allumiere, Circolo P.R.C di Allumiere

Luisa Monaco, circolo PRC San Lorenzo, Roma

Margherita Bravo, PRC Venezia

Andrea Cristofaro, Circolo PRC Carlo Giuliani Frosinone

Alessandra Aiello PRC Roma

Angelo Silvestri, Segreteria PRC CORI (LT)

Laura Scappaticci- senza tessera ex pdci- Arpino (FR)

Adele Patriarchi, insegnante Roma

Italo Nobile, Circolo Stella San Carlo all’Arena – Napoli

Pino de Luca, San Donaci (BR)

Loretta Mugnaini,  rappresentante PRC di Scandicci

Parissi Piero, Vignoli Mauro, Pucci Parizia, ex PRC non rinnovate le tessere per protesta(Scandicci)

Gianni BASSANI, responsabile provinciale Lavoro del P.R.C. SIENA

Alessandro Perrone, CU Monfalcone/FVG

Mario D’Acunto, Comunisti Uniti Toscana

Simone Servello, PRC Petrizzi CZ

Marina Sartor, operaia, Casole d’Elsa (SI)

Sandro Targetti, PRC – Circolo Ferrovieri Spartaco Lavagnini- Firenze

documento, primi firmatari e aggiornamenti su: http://appello22ottobre.blogspot.com/

fonte: http://www.facebook.com/notes/costantino-borgogni/diciamo-no-al-centrosinistrasi-allunita-dei-comunisti/235004009871385

L’Italia è in crisi ma va in vacanza

L’articolo è stato scritto prima dello scongiurato default USA

L’Italia è in crisi ma va in vacanza

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fonte immagine

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di Francesco Sisci
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RUBRICA SINICA. L’economia e le finanze pubbliche italiane sono irrimediabilmente compromesse. Il parlamento chiude per ferie, ma la crisi del debito potrebbe inferire un colpo mortale all’euro. Parti sociali e istituzioni non hanno la forza di intervenire, e mancano le alternative


Limes 2/11 “L’Italia dopo l’Italia” | Limes 6/10 “Berlusconi nel mondo”


(Carta di Laura Canali tratta da Limes 6/10 “Berlusconi nel mondo” – clicca sulla carta per ingrandirla)

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PECHINO – L’Italia è al capolinea? La nuova crisi globale partirà da Roma? Potrebbe sembrare una domanda bizzarra in un momento in cui paesi ben più importanti come Cina e Stati Uniti sono alle prese con scelte non facili. Ma l’Italia è diversa: altrove una via d’uscita dai problemi sembra proibitiva ma percorribile, mentre qui non si sa nemmeno da dove cominciare, visto che c’è solo un enorme cumulo di macerie.

Negli Usa una crisi d’identità e di ideologia ha portato alla nascita del Tea Party, che ora influenza il dibattito politico. Quando il default avrebbe precipitato il mondo nell’abisso è stata trovata una via d’uscita: un compromesso e uno slancio di unità nazionale. Gli Stati Uniti devono rendersi conto che affrontano una minaccia molto più grande delle guerre in Iraq e in Afghanistan, e che come per quelle guerre devono stringersi attorno al presidente, anche se non sono convinti del suo operato. Non è chiaro se gli Usa l’hanno capito, e cosa faranno: in ogni caso, hanno davanti a loro la soluzione.

Qui in Cina i problemi derivano dalla necessità di realizzare contemporaneamente una riforma politica, una delle industrie statali e una nuova dottrina di sicurezza. Si tratta di cambi strutturali, contro cui è schierata parte del partito, che teme la perdita di potere e privilegi. Avviare queste riforme non è facile, perchè potrebbe dar luogo a conflitti nella società. Non sappiamo se il governo riuscirà a farle, ma sappiamo che è possibile provarci e possiamo indovinarne tempi e modi.

Persino la Germania è in crisi d’identità: come economia più importante d’Europa deve assumere il comando, ma dopo aver combattuto tre guerre per le proprie ambizioni (o per il timore delle stesse) ha paura, e non sa come muoversi. I vecchi partiti cristianodemocratico e socialdemocratico sembrano alla frutta, mentre i verdi, che sono in ascesa, a volte sostengono posizioni utopiche. Assumersi maggiori responsabilità in Europa non è facile, e il paese potrebbe non farcela, ma almeno sa che sfida ha davanti a sè.

In Italia è tutto diverso: come dicono gli stranieri, il paese è una scodella di spaghetti in cui è impossibile capire qual è la chiave di tutti i problemi, e trovarvi una soluzione è una sfida di una difficoltà inenarrabile.

Non ci sarebbe da preoccuparsi se i problemi di Roma avessero le dimensioni economiche di Grecia e Portogallo; ma l’Italia è il più a rischio dei grandi paesi: ha un debito pari a quello tedesco, e se la Germania se ne facesse carico, fallirebbe. Molti italiani potrebbero fare il paragone con il 1992, quando si sfaldò il sistema dei partiti della Prima repubblica: ma questa volta è diverso, e in peggio.

Il quadro internazionale di oggi è più instabile e confuso. All’epoca c’era appena stato il collasso dell’Unione Sovietica e gli Stati Uniti erano i dominatori economici, politici e spirituali del mondo: Roma non doveva far altro che salire sul carro del vincitore americano. Ma chi conta di più oggi, e chi conterà di più nel futuro? Gli Usa, la Germania o addirittura la Cina, che sembra così distante? Con una classe politica che da vent’anni non si occupa di politica estera è già complicato salire su un carro, scegliere quello giusto tra tre è praticamente impossibile.

In questa situazione non si trova una via d’uscita: la crisi potrebbe essere causata dall’economia e dal cattivo stato delle finanze pubbliche, e contagiare presto le istituzioni e lo spirito del paese. Appena qualche giorno fa il ministro Tremonti sembrava l’ultimo baluardo di fronte alla valanga; ora, a causa degli scandali che coinvolgono due uomini a lui vicini, appare l’anello debole della catena. I partiti che un tempo lo appoggiavano lo hanno lasciato solo: il Popolo delle libertà di Silvio Berlusconi lo ha fatto quasi platealmente, mentre il jolly di un tempo – la Lega Nord – si è stretta attorno al ministro dell’Interno Maroni.

E questa è solo la punta dell’iceberg. Ecco altre differenze con il 1992: ora c’è una moneta unica, l’euro, che al contrario della lira non può essere svalutata. E non c’è un’opposizione smaniosa di mettersi alla prova, come l’ex Partito comunista e la neonata Lega Nord del tempo. Oggi l’opposizione è atomizzata e non saprebbe cosa fare se fosse al governo. All’epoca inoltre si votava con il proporzionale, per cui capi di partito ed ex presidenti del Consiglio caduti in disgrazia come Andreotti e Craxi potevano essere sostituiti da uomini come Prodi e Amato che avevano fatto la giusta gavetta politica. Con la legge elettorale odierna i partiti sono proprietà privata dei loro capi, e per i colonnelli non c’è possibilità di farsi strada, neanche se entrassero in crisi Berlusconi o il leader dell’opposizione Bersani.

Questa combinazione di elementi blocca tutto: il presidente Napolitano potrebbe anche dichiarare l’emergenza nazionale e costringere alle dimissioni il discusso premier Berlusconi, ma un nuovo esecutivo non avrebbe i voti in parlamento per governare. E Berlusconi da par suo non sembra intenzionato a farsi da parte e garantire i voti a un altro primo ministro.

Napolitano potrebbe anche chiedere le elezioni, ma vincerebbero gli stessi partiti in mezzo a un altissimo astensionismo. Oltretutto, un parlamento con mille deputati è ridicolo: negli Usa, che hanno il quintuplo della popolazione italiana, tra Camera e Senato ci sono in totale 500 deputati. In proporzione, a Roma ne basterebbero 100! Troppo pochi? Forse, ma 300 dovrebbero essere sufficienti. Una soluzione potrebbe essere la vendita su larga scala delle partecipazioni statali, che aiuterebbe i conti pubblici e darebbe fiducia ai mercati; poi servirebbero misure di stimolo alla crescita. Ma per fare tutto ciò serve un governo forte, di cui non ci sono tracce.

Non che forze sociali e istituzionali possano prendere in mano la situazione: i sindacati e la magistratura sono l’ombra di sè stessi, Confindustria è spaccata e le aziende più importanti hanno diversificato all’estero, e sono ormai poco interessate alle questioni italiane. Nel ’92 tutti questi attori erano presenti e attivi; oggi è rimasta solo la Chiesa, poco propensa a tornare in prima fila se si esclude un po’ di strana nostalgia di un partito cattolico, una sorta di revival cristianodemocratico.

Malgrado tutti questi attori nel ’92 Berlusconi fu in grado di lanciare Forza Italia e togliere dal congelatore politico l’estrema destra di Alleanza Nazionale, aliena fino a quel momento a calcoli parlamentari; promise una rivoluzione politica e rinnovò in parte il parlamento. Oggi che le forze politiche e sociali non partecipano dovrebbe esserci una moltitudine di proposte e nuovi partiti, ma non se ne vede neanche uno. Persino le fazioni nate per protesta, come quelle di Nichi Vendola e di Antonio Di Pietro, sono divise. I due nuovi sindaci eletti da poco, Pisapia (a Milano, partito di Vendola) e De Magistris (a Napoli, partito di Di Pietro) hanno subito dichiarato la loro indipendenza dai rispettivi leader.

Quindi, cosa accadrà all’Italia? La domanda non ha ancora ricevuto risposta, neanche a livello teorico. Questa incertezza, che va oltre le debolezze di Berlusconi, incombe come una valanga sulla crisi del debito italiano, che potrebbe infliggere all’euro una ferita mortale con conseguenze devastanti per l’economia mondiale. Chi fa questi discorsi in Italia viene tacciato di catastrofismo: a Roma non ci si preoccupa, e nessuno parla della fine del mondo.

Per i cinici un problema senza soluzione non è un problema, ma questo è solo uno stupido gioco di parole. Per facilitare le cose il governo, prima di andare in vacanza fino a settembre, ha sospeso le aste sui buoni del tesoro – che potrebbero innescare la crisi – fino a settembre. Ha insomma rinviato i problemi a settembre, come si fa a scuola, con l’illusione che i problemi si risolveranno da soli dopo l’estate.

Il mondo però potrebbe non concedere all’Italia il riposo che il paese sembra essersi concesso con la mente già prima della pausa estiva. Infatti sui mercati le azioni delle banche considerate a rischio perchè in possesso di troppi titoli pubblici “avvelenati” continueranno ad essere scambiate. Un attacco a queste banche – che potrebbe avere un effetto a catena – non è da escludersi da qui a settembre.

Occorre tempo per risolvere i problemi italiani, ma forse non ce n’è. Se Roma inizia a cadere nell’abisso non sarà possibile salvarla. Il momento per fare qualcosa, qualsiasi cosa, è ora. Ma gli italiani, alle prese col sole d’agosto, sono in vacanza. Certo è che se non si danno da fare il mondo potrebbe aver bisogno di un’invasione dell’Italia molto più di quanto, anni fa, non ebbe bisogno dell’invasione dell’Iraq.

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A spaghetti mess in the rice bowl
(Copyright 2011 Francesco Sisci – traduzione dall’inglese di Niccolò Locatelli)

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Solo la Germania può risolvere la crisi dell’Italia

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03 agosto 2011

fonte:  http://temi.repubblica.it/limes/litalia-e-in-crisi-ma-va-in-vacanza/26098

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e il mensile di emergencyLa copertina del numero di agosto
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Ecco il numero di agosto, in edicola

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