AUGURI RITA! – La Montalcini compie 103 anni

Il premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini (Ansa)
Rita Levi Montalcini compie 103 anni
Gli auguri di Napolitano al premio Nobel per la medicina
Solo “un brindisi con i più stretti collaboratori”, per festeggiare i 103 anni del premio Nobel Rita Levi Montalcini. La professoressa, nata a Torino il 22 aprile 1909, “non vuole grandi festeggiamenti”
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Roma, 22 aprile 2012 - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso alla senatrice Rita Levi Montalcini i più affettuosi auguri per il suo compleanno. E’ quanto si legge in una nota.
Un “brindisi con i più stretti collaboratori”, per festeggiare i 103 anni del premio Nobel Rita Levi Montalcini. La professoressa, nata a Torino il 22 aprile 1909, “non vuole grandi festeggiamenti”, ma si concederà “un brindisi, e magari un po’ di torta, circondata dai suoi più stretti collaboratori”.
D’altronde l’abitudine a mangiare come un uccellino, confessata da lei stessa qualche anno fa, “è sempre la stessa”, spiegano i collaboratori. Come anche “l’interesse per le notizie a livello politico e sulla vita del Paese”, mentre l’energia ha subito un calo, specie dopo l’incidente in casa che le aveva provocato una frattura del femore qualche anno fa.
Il premio Nobel nella sua intensa carriere dopo aver studiato medicina all’università di Torino, a 20 anni entra nella scuola medica dell’istologo Giuseppe Levi e inizia gli studi sul sistema nervoso che avrebbe proseguito per tutta la sua vita, salvo alcune brevi interruzioni nel periodo della Seconda guerra mondiale.
Si laurea nel 1936, e nel 1951-1952 scopre il fattore di crescita nervoso noto come Ngf (Nerve Growth Factor), che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Per circa 30 anni prosegue le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d’azione, per le quali nel 1986 viene insignita del Premio Nobel per la medicina insieme allo statunitense Stanley Cohen.
La scienziata è stata nominata senatore a vita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 1 agosto del 2001. Nel corso degli anni si è battuta più volte a favore dei giovani scienziati e continua a far sentire la sua voce: l’ultima iniziativa risale al marzo scorso, quando ha rivolto un appello al Governo Monti insieme al senatore Ignazio Marino (Pd), “affinché non cancelli il futuro di tanti giovani ricercatori, che coltivano la speranza di poter fare ricerca in Italia. Il decreto legge sulle semplificazioni cancella i principi di trasparenza e merito alla base delle norme che dal 2006 hanno consentito di finanziare i progetti di ricerca dei giovani scienziati under 40 attraverso il meccanismo della ‘peer review’, la valutazione tra pari”.
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HASTA SIEMPRE! – Fidel Castro compie 85 anni, Cuba in festa / VIDEO: Fidel Castro cumple 85 años – Muchas razones a defender

¡Viva la Revolución Cubana
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Fidel Castro cumple 85 años – Muchas razones a defender
Caricato da VeNTuRa23 in data 12/ago/2011
El 13 de Agosto de 2011 cumple 85 años el líder revolucionario Fidel Alejandro Castro Ruz, que será homenajeado por la Fundación Guayasamín y decenas de artistas de toda Latinoamérica en el festejo denominado “Serenata de la Fidelidad” en el Teatro Karl Marx de la ciudad de La Habana, Cuba.
En la Serenata, que se extenderá hasta la medianoche, actuarán entre otros la cantante cubana Omara Portuondo, la argentina Liliana Herrero, la venezolana Cecilia Todd, Braulio López o el grupo ecuatoriano Pueblo Nuevo. Presentes, también, el trovador argentino Raly Barrionuevo, el paraguayo Ricardo Flecha, el chileno Pancho Villa, el venezolano Grupo de Música Llanera, la búlgara Yordanka Kristova, la peruana Marcela Pérez, y los cubanos Vicente Feliú, Raúl Torres, Tony Ávila, Tomasita Quiala, Héctor Gutiérrez, Danilo Vázquez, el duo Buena Fe y los grupos Moncada, Anónimo Consejo, Cándido Fabré y su banda y María Victoria.
Fidel Castro compie 85 anni, Cuba in festa

Diego Armando Maradona gli dedica il pensiero di ‘un monumento grande come il mondo’
Di Francisco Forteza
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BUENOS AIRES – Cuba festeggia il compleanno di Fidel Castro, che oggi spegnerà 85 candeline con una “Serenata de la Fidelidad”, mentre guarda al futuro nell’attesa del rinnovamento. Intanto, Diego Armando Maradona, da sempre grande amico di Fidel, dedica al lider maximo il pensiero di “un monumento grande come il mondo”. Resta saldo nelle mani di Raul Castro e degli ‘anziani’ il futuro dell’isola, dove in tanti guardano con speranza alle nuove generazioni.
Dei sei designati dal lider maximo nel luglio 2006, quando lasciò il potere a causa delle sue condizioni di salute, i più giovani erano il vicepresidente Carlos Lage Davila, 50 anni, e il ministro degli esteri Felipe Perez Roque, 46. A questi si aggiungeva Carlos Valenciaga, 36 anni. Ma quando il parlamento nel 2008 espresse il governo, Lage, Roque e Valenciaga, i tre esponenti della cosiddetta “nuova generazione”, tra i più citati dalle analisti internazionali tra i possibili delfini, non vennero eletti. Nella compagine guidata dall’ottuagenario Raul Castro furono invece designate personalità “storiche”, soprattutto ex combattenti di oltre 75 anni, che avevano fatto la guerriglia nella Sierra Maestra contribuendo a rovesciare il potere del dittatore Fulgencio Batista. “Il paese sconta l’assenza di una riserva di sostituti debitamente preparati” aveva affermato in quell’occasione Raul, che aveva anche aggiunto: “In questi anni saranno formati nuovi quadri politici che prenderanno la guida del Paese”. Così Cuba, che con affetto domani spegnerà le 85 candeline del suo lider, ora attende il momento del rinnovamento. E mentre 22 musicisti provenienti da vari paesi si preparano a esibirsi al Teatro Karl Marx dell’Avana per una “Serenata de la Fidelidad”, Diego Armando Maradona, neo allenatore di una squadra di Dubai, negli Emirati arabi uniti, in un’intervista sottolinea come a Fidel Castro andrebbe eretto “un monumento grande come il mondo”. “Ci sono 14 milioni di africani che non hanno un pezzo di pane – dice Maradona -. Ma c’é ancora chi dà del figlio di puttana a Fidel Castro perché i cubani mangiano un piatto di riso con patate. Ma mangiano tutti, e questo è l’esempio da emulare”.
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fonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/08/13/visualizza_new.html_755600359.html
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AUGURI!! – Nelson Mandela per i suoi 93 anni chiede 67 minuti di buone azioni
Sudafrica, è il Mandela Day
E i bimbi cantano “Happy birthday”
Per festeggiare il 93mo compleanno, l’ex presidente sudafricano Nelson Mandela è tornato nel suo villaggio natale, Qunu, 965 chilometri a sud di Johannesburg, assieme alla moglie Graça Machel. Ad attenderlo, 90 scolari giunti da tutto il paese, in rappresentanza degli oltre 12 milioni di studenti che oggi hanno intonato uno speciale Happy Birthday in onore di “Madiba” prima dell’inizio delle lezioni. Tra questi, anche gli scolaretti che a Johannesburg frequentano un istituto per bambini ciechi o vittime del fuoco. In tutto il Paese la giornata di oggi è diventata il Mandela Day. Messaggi di auguri da tuttto il mondo. – fonte la Repubblica
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MANDELA DAY
Nelson Mandela per i suoi 93 anni
chiede 67 minuti di buone azioni
E’ il numero degli anni che il premio Nobel ha speso per la causa sudafricana. festeggiamenti in tutto il mondo
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| Nelson Mandela in compagnia dei suoi famigliari (Reuters) |
MILANO – Sessantasette minuti di buone azioni e 67 idee per compierle. Come 67 sono gli anni che Nelson Mandela ha speso a servizio del popolo sudafricano e del mondo. Più di un’ora di tempo libero per fare del bene alla propria comunità, come ripulire dalla spazzatura il proprio quartiere o fare il test dell’Hiv. E’ questa la richiesta che il premio Nobel per la pace ha fatto in occasione del suo 93esimo compleanno.
MANDELA DAY - L’anniversario del leader sudafricano e padre spirituale della lotta contro l’apartheid è segnata con il marchio rosso sull’agenda del continente africano. Ma non solo. Ogni 18 luglio le idee e i valori per i quali Mandela ha combattuto tutta la sua vita sono celebrati in tutto il mondo con il Mandela Day, la Giornata mondiale di Mandela istituita nel 2009 dalle Nazioni Unite. Per l’edizione 2011, l’ex presidente sudafricano è tornato nel suo villaggio natale per festeggiare il suo compleanno assieme a 90 scolari giunti da tutto il Sudafrica. La nazione si prepara a festeggiare il compleanno di Madiba, come viene chiamato Mandela dal nome del sua tribù Xhosa: nelle scuole, 12,4 milioni di bambini intoneranno uno speciale «buon compleanno», africanizzato per l’occasione da un artista locale, mentre aziende, media, organizzazioni di volontariato e celebrità hanno annunciato eventi per la giornata. Un gruppo di motociclisti è partito l’11 luglio scorso da Johannesburg per attraversare il paese, facendo tappa in diverse comunità povere per fare attività di beneficenza. Il viaggio di 2.200 chilometri si concluderà lunedì a Pretoria. Le scuole e gli orfanotrofi apriranno le porte ai volontari che vorranno fare lavori di pulizia, mentre le banche del sangue faranno gli straordinari. Un patchwork su cui 67 celebrità hanno lasciato le impronte delle loro mani sarà messo all’asta a Città del Capo questo fine settimana: il ricavato andrà a sostenere la lotta all’Aids lanciata da Mandela. Infine, 93 bambini provenienti da tutto il paese saranno ospitati dalla Fondazione del premio Nobel per la pace.
«IDEE PER CAMBIARE IL MONDO» - Il sito Mandela Day pubblica una lista di 67 idee «per cambiare il mondo», come ripulire le strade del proprio quartiere oppure sottoporsi a un test dell’Hiv. Un buon esempio che comincia proprio dalla classe politica sudafricana: «Ognuno di noi – ha dichiarato il ministro della cultura Paul Mashatile – a cominciare dal presidente Jacob Zuma, i ministri, i membri del Parlamento e i funzionari compieranno una buona azione, come regalare un libro, consigliare un disoccupato sugli orientamenti professionali, pulire uno spazio pubblico, promuovere uno stile di vita sano e altre iniziative di questo genere».
DISCREZIONE - Nelson Mandela è tornato nello scorso fine settimana nel suo villaggio natale per festeggiare il suo compleanno. L’ex presidente ha lasciato giovedì scorso Johannesburg e ha raggiunto Qunu, nella provincia del Capo Orientale. Il viaggio è stato fatto nella massima discrezione. Lo scorso gennaio, Mandela è stato ricoverato per due giorni in ospedale per un problema alle vie respiratorie. L’ultima sua apparizione pubblica risale alla finale della Coppa del mondo di calcio, l’11 luglio 2010, mentre la sua ultima fotografia ufficiale è stata scattata lo scorso 21 giugno, durante la visita della first lady Usa Michelle Obama.
LOTTA ALL’APARTHEID - Il premio Nobel per la pace ha dedicato 67 anni della sua vita alla causa sudafricana, culminata nella lotta contro il regime dell’apartheid nelle file dell’African National Congress. Una battaglia che lo ha costretto a trascorrere 27 anni nel carcere di Robben Island. Liberato nel febbraio 1990, Madiba diventa nel 1994 il primo presidente nero del Sudafrica, tre anni dopo la fine ufficiale del regime segregazionista, avvenuta nel luglio 1991.
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Redazione online
18 luglio 2011 15:39
fonte: http://www.corriere.it/esteri/11_luglio_18/nelson-mandela-compie-93-anni_8ddd848a-b13d-11e0-8890-9ce9f56cae65.shtml
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AUGURI DI CUORE, DON GALLO!! Stasera la festa al Palacep di Genova
Tanti auguri a Don Gallo
La festa al Palacep

Don Andrea Gallo festeggia il suo compleanno al PalaCep di Pra’ insieme a tanti amici. Sono 83 le candeline che soffierà nel quartiere del ponente genovese. Ad animare la festa: Marco Travaglio, Enzo Costa, la troupe del programma tv “La storia siamo noi” e ancora i compagni della Comunità e tutti coloro che vogliono partecipare
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di Manuela Facino
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Don Gallo, con un passato da allenatore di basket, ha continuato la sua attività fino a oggi, cambiando sport e allenando la gente alla vita e alle difficoltà, non tirandosi mai indietro. Lo dimostra la sua comunità di San Benedetto al Porto, nata grazie a don Federico Rebora, che dal 1975 accoglie tutti coloro che chiedono aiuto, dedicando particolare attenzione al mondo della tossicodipendenza e dell’alcolismo.Don Gallo, sempre in prima linea per il prossimo,non si è mai voltato dall’altra parte offrendo tutto quello che poteva, fin troppo, tanto da diventare scomodo per la chiesa stessa. Negli anni ’70, dopo essere stato allontanato a Capraia per volere della Curia, è rientrato a casa, per le strade della sua città, più forte di prima, accolto a braccia aperte da quella che diventerà la Comunità di San Benedetto.Oggi festeggia il suo compleanno in un quartiere che ne ha viste tante e che ora sta cambiando. Ad animare la festa moltissimi ospiti: Marco Travaglio, Enzo Costa, Padellaro e Sansa, la troupe del programma tv “La storia siamo noi” e ancora i compagni della Comunità. A occuparsi della musica, il coro il coro Daneo diretto da Gianni Martini.
Una festa a cui tutti possono partecipare per festeggiare il parroco di strada, il parroco del popolo, e allora buon compleanno Don Andrea!
LA FESTA NEL MONDO – 8 marzo, il destino delle donne? Quello di sempre: essere di “serie B” / Benvenuti a Sant’Agata la città dove comandano le donne
LA FESTA NEL MONDO

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8 marzo, il destino delle donne?
Quello di sempre: essere di “serie B”
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Cento anni di battaglie e conquiste ottenute faticosamente: eppure, ad un secolo dall’istituzione della giornata internazionale della donna, in molti paesi e società le donne sono ancora cittadini che vivono in condizioni svantaggiate. Lo sottolinea il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon
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di EMANUELA STELLA
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ROMA – Cent’anni di battaglia tenaci e conquiste ottenute faticosamente: eppure, ad un secolo dall’istituzione della giornata internazionale della donna, in molti paesi e società le donne sono ancora cittadini di serie B. Lo sottolinea il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, nel suo messaggio in occasione dell’8 marzo. “Sebbene il divario tra i sessi in materia di scolarizzazione si stia riducendo, in alcuni paesi persistono notevoli differenze – osserva: – a troppe bambine viene ancora negato l’accesso all’istruzione, oppure le si costringe a lasciare la scuola precocemente, con scarse competenze e opportunità. Donne e bambine continuano a subire discriminazioni e violenze inaccettabili, spesso per mano di partner e familiari”.
La status di vulnerabilità. Insomma: a casa come a scuola, sul posto di lavoro o all’interno delle comunità, essere donna significa essere vulnerabile. E in molte zone di guerra, la violenza sessuale viene deliberatamente e sistematicamente usata per intimidire, non solo le singole donne, ma comunità intere. E se nei paesi industrializzati cresce la partecipazione delle donne alla politica, e sempre più numerose sono le parlamentari elette, meno del 10 per cento dei paesi del mondo vantano un capo di stato o di governo di sesso femminile; anche là dove la presenza femminile in politica è consistente, le donne sono nettamente sottorappresentate in ambito dirigenziale, e questo vale anche per il mondo dell’economia.
La scuola, arma potente. Parità di accesso all’istruzione, alla formazione e alla tecnologia è la parola d’ordine delle Nazioni Unite per questo 8 marzo. La scuola è un’arma potente per spezzare il cerchio della povertà, combattere l’ingiustizia e far valere i propri diritti; ma cellulari e internet possono aiutare le donne a migliorare la salute e il benessere della famiglia, fornire opportunità di guadagno e proteggerle dallo sfruttamento e dalla sopraffazione.
Un milione di donne al Cairo. Particolare significato assume la manifestazione in programma per domani al Cairo: negli auspici degli organizzatori richiamerà un milione di donne, che accusano il governo militare di aver oscurato il loro ruolo nella rivolta che ha destituito Mubarak e di voler mantenere in vita un sistema politico “arretrato e patriarcale”. “In Egitto, le donne erano in prima fila nelle manifestazioni di protesta contro la corruzione e l’ingiustizia sociale”, sottolineano le attiviste egiziane che hanno partecipato all’incontro regionale sul problema della tratta degli esseri umani e della protezione delle lavoratrici migranti in Medio Oriente, promosso ad Amman dall’Unione delle Donne Giordane (JWU - Jordanian Women’s Union 1) e da “Un ponte per 2“.
L’incontro di Amman. E’ il primo di una serie di eventi previsti dal progetto regionale finanziato dalla Commissione europea “Una risposta olistica a traffico, violenza e sfruttamento delle lavoratrici migranti nel Mashrek”, che coinvolgerà organizzazioni giordane, libanesi, egiziane, irachene e “Un ponte per” come partner europeo. ”La normativa contro la tratta, le violenze di genere e lo sfruttamento delle lavoratrici migranti è estremamente carente e sono necessarie azioni di rete a livello mediterraneo per identificare le risposte adatte al problema”, spiega Nadia Shamrouk, direttore della JWU, ong capofila del progetto contro la violenza e lo sfruttamento delle donne nel bacino mediterraneo, studiato per contrastare il fenomeno della violenza e dello sfruttamento delle lavoratrici migranti provenienti dall’Asia, in particolare da Sri Lanka, Filippine e Indonesia.
In Libano solo domestiche. Secondo Human Rights Watch 3 nel 2007, solo in Libano, hanno perso la vita almeno 95 lavoratrici domestiche migranti. In questo paese, dei 100.041 visti concessi ad afroasiatici nel 2009, 87.915 risultano concessi a donne impiegate come lavoratrici domestiche, per una percentuale pari all’88%. Nella maggioranza dei paesi arabi le lavoratrici domestiche non hanno alcun tipo di inquadramento legislativo, in quanto il servizio domestico non rientra in quelle che sono le prestazioni di lavoro previste dalla legge. Private di qualsiasi libertà, soggette al sequestro dei documenti di identità e sottoposte ad abusi e sfruttamento fino al maltrattamento e alla violenza sessuale, quella delle lavoratrici migranti appare una condizione di neoschiavitù.
Nicaragua, basta con le violenze. Sempre in occasione dell’8 marzo, la sezione italiana di Amnesty International 4 promuove anche da noi la campagna mondiale per chiedere al governo del Nicaragua di porre fine alla violenza sessuale, dilagante nel paese. Tra il 1998 e il 2008, 14.337 donne e ragazze hanno denunciato di aver subito violenza sessuale. In quasi la metà dei casi si trattava di ragazze al di sotto dei 17 anni di età, e la maggior parte delle violenze e degli abusi avviene in ambito familiare. “Nonostante l’evidente gravità del problema, il governo del Nicaragua non si sta ancora occupando di questa emergenza nascosta dei diritti umani”, denuncia Amnesty, che nel suo appello chiede al governo del presidente Daniel Ortega di prevenire la violenza sessuale, proteggere le sopravvissute e garantire giustizia e risarcimento alle giovani vittime di stupri.
Abusi in tutta l’America Latina. L’organizzazione per i diritti umani sottolinea come in Nicaragua, così come in altri paesi dell’America Latina, lo stupro e gli abusi sessuali siano reati poco denunciati, soprattutto se coinvolgono giovani ragazze e se avvengono in famiglia. Nel 2008, inoltre, è entrata in vigore una legge che considera reato l’aborto in ogni sua forma e in qualsiasi circostanza. Questo significa che le ragazze che restano incinte a seguito di uno stupro sono lasciate senza possibilità di scelta. Per promuovere l’appello al governo del Nicaragua, la Sezione Italiana di Amnesty International ha anche prodotto il cortometraggio “Fermiamo la violenza sessuale contro donne e ragazze”, in cui l’attrice Maria Scorza legge alcune testimonianze di vittime che hanno trovato il coraggio di denunciare gli atti di violenza subiti.
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07 marzo 2011
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Benvenuti a Sant’Agata
la città dove comandano le donne
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Sindaco e assessori: un’intera giunta al femminile in provincia di Bologna. Tutte continuano a lavorare, per fare le amministratrici restano in Comune anche fino a mezzanotte. Asilo modello e senza liste d’attesa, servizi alla persona. “Niente quote, qui l’efficienza è rosa”. “Abbiamo scelto di privilegiare scuola e famiglia”
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dall’inviato di Repubblica MARIA NOVELLA DE LUCA
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La giunta comunale di Sant’Agata Bolognese
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SANT’AGATA BOLOGNESE (Bologna) – Sotto la penombra dei porticati il circolo “Sandro Pertini” ha le luci accese, e a pochi passi nella sede dell’Udi si imbustano mimose e si selezionano manifesti storici per la festa dell’8 marzo. L’atmosfera è lenta, calma, lungo la passeggiata del corso “2 agosto 1980″, strada che riporta alle memorie amare della strage di Bologna. Un paese racchiuso tra mura storiche, l’antico orologio e il teatro “Bibbiena”, case basse, intonaci colorati, giardini ben tenuti. Oltre, alle spalle, lo stabilimento della Lamborghini. E sarà perché a Sant’Agata Bolognese, unico Comune in Italia governato dal 2009 da una giunta di sole donne, la demografia cresce ma la fila al nido non c’è e gli appartamenti costano un po’ meno, intorno ci sono tante facce giovani e tanti bambini che girano da soli in bicicletta. Nuovissima forma di immigrazione, tutta italiana, che vede le neo-famiglie abbandonare le cinture metropolitane e rifugiarsi qui, in queste zone un tempo paludose ma oggi ricche di servizi e dove l’occupazione, anche femminile, ha ancora i livelli più alti d’Italia.
“Qui” è la città delle donne, ossia un paese di 7.300 abitanti governato da “una” sindaco e 4 assessori donna, più Rosa, la segretaria comunale. E a 21 mesi dall’insediamento, scherza Erika Zambelli, 31 anni, assessore alla Cultura (e a molto altro) la più giovane del gruppo, aspetto solare e sorriso semplice “non abbiamo ancora litigato, come in molti si aspettavano…”. Eccola dunque la giunta più rosa d’Italia, nello studio colmo di piante e di luce del sindaco Daniela Occhiali, insegnante in aspettativa, tre figli, al secondo mandato eletta in un lista di centrosinistra, e un’avversione dichiarata, dice “verso le quote rosa”. “Non ho scelto gli assessori in base al sesso ma alle competenze: avevo chiesto anche a due uomini di entrare in giunta, ma non erano disponibili. Così il gruppo si è formato al femminile, ma soltanto perché Giorgia, Francesca, Erika e Fabiana avevano i profili giusti . Certo – ammette Daniela Occhiali – l’esperienza di lavorare con un team di sole donne è creativa, stimolante, ma soprattutto, efficace”. Nel loro linguaggio si chiama “estrema condivisione degli obiettivi”. Per una indennità di 360 euro al mese, tanto che nessuna, a parte il sindaco, ha rinunciato alla propria professione. “Risultato – dice ironica Francesca Cavrini, assessore alla Sanità – facciamo il triplo lavoro…”.
“Ogni mercoledì – racconta Giorgia Verasani, vicesindaco anche lei maestra, un figlio e un compagno – facciamo le nostre riunioni di giunta: sono lunghissime, non finiscono mai… Spesso quando spegniamo le luci del Comune è mezzanotte passata. Ma a quel punto il problema è stato risolto e la decisione presa. All’unanimità. E dal giorno dopo, senza perdere tempo, si passa al fare”. Il fare, appunto. Servizi prima di tutto e ancora servizi. Un nido storico, “Vita Nuova”, nato nel 1972 e ispirato al modello di Reggio Emilia, aperto dal primo mattino al pomeriggio inoltrato, “e senza liste d’attesa – precisa con orgoglio il vicesindaco – quando ci siamo accorti che le richieste aumentavano abbiamo creato una sezione in più”. E poi rette agevolate per la mensa, sostegni agli anziani e ai disabili, consultori, pannelli solari, un museo archeologico, la piccola ma ricca biblioteca “Terre d’acqua”. Scelte precise, ma che hanno la cifra della cura alla persona, alla famiglia. Daniela Occhiali più che di “genere” parla però di sensibilità. “I tagli sempre maggiori, ci hanno imposto di creare delle priorità. E tra il tagliare l’erba delle aiuole o riparare un pezzo di asfalto abbiamo preferito sostenere le famiglie e la scuola… Certo poi la buca andrà rimessa a posto, ma possiamo aspettare che smetta di nevicare”. E non è un caso, commenta Francesca Cavrini, 40 anni, assessore alla Sanità, “che siano le santagatesi le nostre maggiori fan”.
Accolta come un “caso” e con un bel po’ di scetticismo (“ora ci vorrebbero le quote azzurre”) la giunta rosa di Sant’Agata Bolognese si appresta a doppiare i due anni di Governo. Alla vigilia di un 8 marzo che registra ancora abissi di distanza: le donne primo cittadino sono il 10,6% contro l’89,4 degli uomini. Ma né quote rosa né altro, dicono sindaco e assessore. Eppure, alla fine qualche differenza tra loro e una giunta “mista” c’è. Daniela, Giorgia, Erika, Francesca e Fabiana, ad esempio sono diventate amiche. “Prima che finisca il mio mandato, a parte costruire una nuova scuola – scherza il sindaco – vorrei che alcune di loro mi dessero un nipotino, sarebbe anche ora visto che il tempo passa… “. Uffici sempre aperti, e ritmi di lavoro altissimi. “Quello che ci caratterizza – conclude Daniela Occhiali – è un’attenzione alle relazioni oltre che ai problemi. Ho cercato di rendere anche i matrimoni un po’ meno burocratici, leggo delle poesie. Il risultato è che adesso a Sant’Agata di matrimoni ne celebro molti più io che il parroco…”.
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07 marzo 2011
fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2011/03/07/news/paese_donne-13274140/
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Sean Connery: la leggenda di un uomo straordinario
Sean Connery: la leggenda di un uomo straordinario
Il celebre attore compie 80 anni. I nostri migliori auguri!

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Un uomo, un attore, un re
Verrà sempre ricordato per come indossava l’abito e impugnava la pistola di Bond, James Bond, un ruolo che – come lui stesso ha ammesso – si porterà nella tomba. D’altronde nessuno come Sean Connery ha saputo dare alla celeberrima spia britannica quello sguardo affascinante, il passo felpato e il sorriso beffardo che l’ha contraddistinta nei film in cui era l’attore scozzese ad avere la licenza d’uccidere. Quella di 007 è stata una performance che, tra le altre cose, è valsa al Nostro la quinta posizione nella top 100 dei migliori personaggi cinematografici di tutti i tempi. E dire che inizialmente Ian Fleming non aveva visto in lui il physique du rôle. Secondo l’autore della famosa serie spionistica l’attore era troppo poco raffinato per quel ruolo che, invece, sarebbe stato perfetto per Cary Grant. Chissà quale sarebbe stata la sorte di Connery (e di James Bond) se gli avessero preferito il collega. Agenti segreti a parte, Sean Connery ha saputo indossare con autorità e magnificenza gli abiti di quattro sovrani per altrettanti registi che lo hanno reso re, almeno per il grande schermo. Oggi, che è il suo ottantesimo compleanno, lo celebriamo ricordando le parole che utilizzò Harrison Ford nel discorso di consegna del premio alla carriera da parte dell’American Film Institute nel 2006. “John Wayne ci ha dato il vecchio West. James Stewart la nostra città. Tu ci hai dato il mondo”.
L’uomo che volle farsi re
Qualcosa, nella postura di Sean Connery, deve aver colpito l’immaginario di Paul Newman che lo raccomandò a John Huston per il ruolo di Daniel Dravot. Nel film tratto da un racconto di Rudyard Kipling l’attore scozzese non interpreta un vero e proprio re, ma un uomo con un sogno di diventare re che finisce per essere incoronato. Curioso come la storia inizi a prendere una brutta piega nel momento in cui Daniel Dravot è creduto il discendente di Alessandro Magno. Quasi trent’anni più tardi, infatti, Oliver Stone avrebbe offerto a Connery il ruolo di Filippo II di Macedonia, padre del celebre conquistatore macedone, in Alexander.
I banditi del tempo
La leggenda vuole che Terry Gilliam, nel descrivere Agamennone, annotasse sulla sceneggiatura “Il guerriero si toglie l’elmetto mostrando il viso di qualcuno tale quale a Sean Connery, o un attore dalla stessa statura, ma più abbordabile”. Il copione finisce nelle mani di Connery che s’interessa alla parte e, ovviamente, la ottiene. Non sarà il più celebre film dell’attore, ma la storia di come è entrato a far parte del cast del film di Gilliam vale la pena essere raccontata.
Robin Hood principe dei ladri
Non c’è che dire, se si ha la pazienza di aspettare fino alla fine del film, Sean Connery regala uno straordinario cameo. Quando appare a cavallo, negli abiti di Riccardo Cuor di Leone, illumina la scena con il suo sorriso ironico e al tempo stesso saggio. All’epoca fece la felicità di tutto il pubblico femminile. Per soli due giorni di riprese Sir Connery ottiene una ricompensa di 250.000 dollari che viene puntualmente devoluta in beneficienza.
Il primo cavaliere
Nello stesso anno in cui Mel Gibson gli propone il ruolo di Re Edoardo I in Braveheart – Cuore impavido, Sean Connery è costretto a rifiutare per altri impegni ma ha l’occasione di vestire i panni di un altro re, Artù di Camelot, nel fantasy romantico di Jerry Zucker (già regista di Ghost – Fantasma. Nel film il leggendario sovrano di Connery conquista la giovane Ginevra, sua promessa sposa, con la saggezza e l’intelligenza. Se lei lo avesse visto in smoking bere un perfetto Vodka Martini (agitato, non mescolato), non gli avrebbe mai preferito il Lancillotto di Richard Gere.
(Fonte MYmovies.it)
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25 agosto 2010
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Messaggio di fine anno di Solleviamoci agli Italiani

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Mafalda – E’ finita la fame e la povertà nel mondo?
Sono state soppresse le armi nucleari?
Sìììì?
Il padre – Cioè, beh… credo di no, figlia mia.
Mafalda – E allora che caspita cambiamo a fare anno?
La radio – …E ora notizie dagli esteri: bombe ad alto potenziale sono state lanciate oggi dall’aviazione di…
Mafalda – Non gli si può dare un anno nuovo che subito lo rompono!
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RITA, 100 E ANCORA 100! – Svelato il “segreto” di Rita Levi Montalcini: «Assume la sua molecola per via oculare»
Lo ha detto Pietro Calissano, suo collaboratore da 44 anni
Standing ovation in Campidoglio per i cento anni della scienziata, dopo la festa al Quirinale con Napolitano
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| Rita Levi Montalcini con Napolitano (Ansa) |
ROMA – Rita Levi Montalcini ha compiuto cento anni e forse il suo segreto non è più un segreto. Pietro Calissano, vicepresidente dell’Ebri (European Brain Research Institute), che da 44 anni collabora con la celebre scienziata, ha detto a margine della celebrazione a lei dedicata in Campidoglio che prende tutti i giorni il Ngf (Nerve growth factor) in forma di gocce oculari per problemi alla vista. Si tratta della molecola scoperta dalla stessa Montalcini negli anni ’50 e che le è valsa il premio Nobel. Calissano ipotizza che la sostanza raggiunga il cervello, favorendone la naturale plasticità. Insomma il segreto della vitalità della centenaria più famosa d’Italia potrebbe risiedere proprio nella sua scoperta. «Mi auguro che resti con noi il più a lungo possibile, perché rappresenta un continuo stimolo a lavorare al meglio tutti i giorni» ha detto il collaboratore.
STANDING OVATION - La cerimonia per i 100 anni della scienziata al Campidoglio si è aperta con una standing ovation e un lungo applauso dei partecipanti raccolti in Aula Giulio Cesare. Ad accompagnare il premio Nobel, che proprio il 22 aprile festeggia il suo compleanno, il sindaco Gianni Alemanno con la moglie Isabella Rauti, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e il sottosegretario alla Salute Ferruccio Fazio. La cerimonia prosegue per l’intera giornata con un convegno scientifico che sarà chiuso dalla scienziata. «Con profonda ammirazione gratitudine, infiniti auguri»: è il messaggio che la Montalcini ha lasciato sul Libro d’oro del Campidoglio, quello su cui gli ospiti d’onore scrivono un loro pensiero. Alla Montalcini, ha annunciato il ministro Gelmini, in apertura del convegno dell’Ebri il governo «intitolerà il programma contro la fuga di cervelli e per il rientro in Italia dei nostri ricercatori. Un piano che quest’anno sarà finanziato con 6 milioni di euro, il doppio rispetto all’anno scorso».
«ESEMPLARI VIRTÙ CIVILI» – Due giorni fa anche il presidente Napolitano ha reso omaggio alla Montalcini, usando il salone delle feste del Quirinale per organizzare una vera festa in onore di «una cara amica, una grande donna di scienza e di esemplari virtù civili. Ha illustrato la patria per altissimi meriti e ha dimostrato un profondo attaccamento all’Italia», ha detto il capo dello Stato, regalandole una medaglia d’oro coniata per l’occasione. Fra gli invitati c’erano le alte cariche dello Stato, due premi Nobel (Carlo Rubbia e Aaron Ciechanover), alcuni scienziati, illustri estimatori fra cui l’ex premier Romano Prodi, due presidenti emeriti della repubblica, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi, che nel 2001 la nominò senatore a vita.
«CREDETE NEI VALORI» – Al Quirinale la Montalcini si è commossa, ma non per questo ha rinunciato a prendere la parola. Quando la «grande donna di scienza» si è alzata ed è andata al microfono, è apparsa minuscola, fragile, elegantissima. Ha parlato a braccio per cinque minuti. Ha ringraziato in particolare Napolitano, al quale ha tributo ammirazione, e Ciampi che «nominandomi senatore del mio paese – ha detto – mi ha conferito l’onorificenza più alta alla quale potessi aspirare». «Oggi ho il privilegio di aver compiuto cento anni, privilegio che non molti altri hanno, e il privilegio di conservare ancora la capacità di intendere e di volere, e di lavorare ancora alle mie ricerche sul sistema nervoso». «È una fortuna per me incredibile – ha concluso – essere ancora fra i viventi, dopo aver attraversato momenti non sempre facili. Credo che la cosa più importante della mia vita sia stato aver dedicato tutto il tempo possibile a chi ha bisogno. Il corpo può morire. Ma – ha detto fra gli applausi – restano i messaggi che abbiamo mandato in vita. Perciò il mio messaggio è questo: credete nei valori».
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22 aprile 2009
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AUGURI! – Rita Levi Montalcini, 100 anni di vita e ricerca

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Mercoledì 22 aprile la donna più popolare d’Italia compirà cento anni. Non è una diva, né una campionessa dello sport, ma una campionessa del pensiero. Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina nel 1986, ha scoperto il Nerve Growth Factor (Ngf), il fattore di accrescimento delle cellule nervose: un passo in avanti decisivo per la conoscenza del cervello e per la cura delle malattie degenerative.
A tutti gli italiani sono familiari il volto nobile e fiero e l’elegante figura di questa piccola signora di ferro, nominata senatore a vita il primo agosto 2001 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Tutti ricordiamo l’inflessibile impegno con cui ha compiuto il suo dovere in Parlamento, senza curarsi dei commenti malevoli e persino delle contumelie di uomini senza onore. Ogni giorno Rita si reca nel laboratorio della sua Fondazione Ebri (European Brain Research Institute) e prosegue le sue ricerche sul cervello, convinta che siamo alla vigilia di nuove importanti scoperte, decisive per la cura di molte patologie.
Rita ha sempre contato soltanto sulle sue forze. Suo padre, l’ingegnere torinese Adamo Levi, uomo di idee tradizionali per quanto riguarda la posizione della donna (benché le sue sorelle, in anticipo sui tempi, fossero laureate), sposa nel 1900 Adele Montalcini e investe la consistente dote della moglie in alcune iniziative industriali nel Mezzogiorno; in particolare in fabbriche di alcool e di ghiaccio a Bari. Nel 1902 gli nasce il figlio Gino. Papà Adamo avrebbe voluto che il primogenito diventasse ingegnere come lui e si occupasse delle fabbriche. Ma Gino è un temperamento di artista; eccellente scultore, diventerà negli anni 30 un importante architetto, con il cognome d’arte di Levi Montalcini.
Gino avrà presto tre sorelle. Nel 1907 nasce Anna (Nina), mancata qualche anno fa: l’unica che sarà madre. Nina sposerà un Montalcini, omonimo ma non parente di sua madre. Il 22 aprile 1909 nascono le gemelle Paola e Rita. Unite per tutta la vita da un fortissimo legame (Paola è mancata nel 2000), le gemelle si dedicheranno con identica passione a campi diversi; e a quella passione consacreranno la vita intera, rinunciando alla missione tradizionale della donna, la creazione di una famiglia propria e la generazione dei figli. Una missione che né l’una né l’altra – femministe di fatto – hanno mai rimpianto.
Paola studia pittura con Felice Casorati e diventa un’artista di grande valore. Vive appartata, aliena dalla ribalta, ma apprezzata dagli intenditori. Il ministero dei Beni culturali dedicò non molti anni fa ai suoi quadri e alle sue installazioni una magnifica retrospettiva, dalla quale emergevano una ricchezza inventiva e una capacità di rinnovamento mai venute meno neppure negli ultimi anni di attività.
Rita invece decide di studiare Medicina, «per aiutare i poveri e i sofferenti». Ma l’insegnamento del professor Giuseppe Levi (il padre di Natalia Ginzburg), che è un’autorità mondiale nel suo campo, l’istologia, le rivela la propria vocazione per la ricerca pura. Rita si laurea nel 1936, e subito ha inizio l’avventura delle sue ricerche sugli embrioni di pollo, che la condurrà nel 1947 in America (entrando negli Usa anche Rita sceglierà il cognome Levi Montalcini), poi alla scoperta del Ngf, infine al Nobel.
Cresciuta nell’apparente sicurezza della buona borghesia intellettuale torinese e all’interno di una comunità ebraica rigorosamente laica, nella quale ci si conosce tutti e non ci si sente affatto diversi dagli altri, Rita è improvvisamente colpita, nell’ottobre 1938, dalle leggi razziali: come il suo maestro Giuseppe Levi, come il giovane Primo Levi, che ben conosce. Le sue ricerche continuano in Belgio, in laboratori di fortuna. Ma nel 1940 l’occupazione nazista del Beglio la riconduce a Torino, dove prosegue gli studi nel celebre laboratorio costruito con le proprie mani nella sua stanza di ragazza.
L’8 settembre 1943, mentre le divisioni corazzate tedesche occupano l’Italia, Gino Levi (non ancora ufficialmente Levi Montalcini) si sposa; e, dopo un breve viaggio di nozze a Oropa, decide di portare al Sud tutta la famiglia: la madre, la giovane moglie e le sorelle. Ma bisogna superare la Linea gotica. Inizia un viaggio pericolosissimo, che per fortuna i Levi concludono a Firenze, ospiti della famiglia Mori, la cui figlia, pittrice, è amica di Paola. I Levi resteranno a Firenze, divisi in vari alloggi, sino alla liberazione della città, cambiando spesso domicilio. Una volta sono salvati da una domestica, che li fa scappare appena in tempo. In quei mesi il confine tra la vita e la morte era sottile. I Levi rischiarono la vita. Noi che il fattore di accrescimento del tessuto nervoso restasse celato per molti anni, o per sempre.
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| Rita, una donna, una scienziata e il simbolo del bisogno di conoscenza |
| Audio / Un augurio ai giovani |
| La vita di Rita Levi Montalcini |
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19 aprile 2009
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