VILLA ADRIANA IN SALVO – Rifiuti, la discarica a Corcolle non si farà. Il prefetto si dimette da commissario

Rifiuti, la discarica a Corcolle non si farà
Il prefetto si dimette da commissario
Pecoraro, favorevole all’ipotesi, era stato nominato a settembre da Berlusconi e confermato a dicembre. Incarico a Sottile. Alemanno: ora valutare tutti i siti. Tensione con Polverini
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ROMA – L’ipotesi della discarica vicino a Villa Adriana a Tivoli è archiviata, ma lo scontro provoca intanto le dimissioni del prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro,da commissario straordinario per l’emergenza ai rifiuti nella capitale.
Archiviata ipotesi Corcolle. «Direi di sì». Così il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, lasciando palazzo Chigi, risponde a chi gli domanda se si possa considerare archiviata l’ipotesi della discarica di Corcolle. «La valutazione che avevamo già anticipato, così come quella del ministero per i Beni culturali, è stata accolta dal Cdm», ha aggiunto.
«Mi sono dimesso perché il presidente del Consiglio scelga in piena libertà», aveva detto in precedenza Pecoraro in un comunicato del governo in cui si dice che il Consiglio dei ministri «considerando l’estrema urgenza di procedere all’individuazione del sito della discarica necessaria a dare soluzione al problema della gestione del ciclo integrato dei rifiuti della Capitale, ha deciso di conferire l’incarico al Prefetto Goffredo Sottile». A chi gli chiedeva un commento su cosa succederà in seguito alle sue dimissioni, Pecoraro ha risposto: «Chiedetelo al presidente del Consiglio».
Alemanno. «Voglio fare un atto di riconoscimento al lavoro svolto dal prefetto Pecoraro alla sua linearità di comportamento. Ha portato avanti un’istruttoria molto forte anche se la proposta finale a mio avviso non era condivisibile. Il nuovo commissario avrà il compito di trovare una soluzione realmente sostenibile», ha detto il sindaco di Roma Gianni Alemanno. «Vanno fatte nuove valutazioni su tutti i siti, sono convinto che si riuscirà a trovare una soluzione che sia più sostenibile di Corcolle. Da Parte nostra – ha assicurato – ci sarà massima collaborazione».
«Tutti devono essere consapevoli che quella di Roma è una realtà particolare, non si può pensare che una discarica debba essere necessariamente collocata entro i confini del nostro comune», ha aggiunto Alemanno. «Credo che il compito del nuovo commissario sia quello di fare un reset rispetto a tutti i siti proposti e, in tempi brevissimi, fare una proposta», ha poi osservato il sindaco. Quanto al pericolo che torni l’ipotesi Monte Carnevale, un sito vicino all’attuale discarica Malagrotta, Alemanno ha detto: «Temo tutto, ma credo ci siano soluzioni più compatibili di quelle finora proposte».
Polverini: ora Comune e Province si assumano responsabiità. «Siccome la prima battuta d’arresto l’abbiamo avuta su una presa di posizione della Provincia e in questi giorni l’attività del sindaco sicuramente non ha aiutato l’azione del prefetto-commissario, credo sia arrivato il momento che le due istituzioni si assumano le proprie responsabilità. La Regione ha messo in campo un piano per i rifiuti, darà indicazioni ai Comuni e alle Province sull’atteggiamento da assumere», ha detto la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini. «Quanto è accaduto nella giornata di ieri per un Paese civile è assolutamente vergognoso, con gli attacchi che sono arrivati da ogni parte nei confronti di un uomo dello Stato che ha cercato semplicemente di mettere a disposizione il proprio impegno per tentare di risolvere un problema complesso che questa città si trascina ormai credo da decenni», ha aggiunto.
La situazione è precipitata ieri pomeriggio. Il ministro dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, contrario alla discarica, è andato a Villa Adriana. Quella visita sottolineava anche con un’immagine forte il suo dissenso sulla scelta del prefetto per l’area dove realizzare la discarica provvisoria. Pecoraro a quel punto ha capito, gli hanno fatto sapere che anche altri ministri (non solo Clini) sono contrari e dunque ha tratto le conseguenze.
Pecoraro, era stato nominato commissario per l’emergenza rifiuti di Roma a settembre dal Governo Berlusconi e riconfermato a dicembre dal governo Monti. Ora serve una scelta alternativa, anche perché il presidente della Regione, Renata Polverini, ha già detto in passato che lei non firmerà un’altra proroga alla discarica di Malagrotta, che entro il 30 giugno deve essere chiusa.
Pecoraro aveva tentato di resistere alle proteste ma anche alla politica che l’ha lasciato solo: Polverini lo ha sostenuto fino all’ultimo, ma il sindaco Gianni Alemanno aveva fatto sapere: «Sono contrario a Corcolle, il prefetto deve convincerci». Tanto che ieri il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, ha usato toni insolitamente aspri: «Anch’io sono contrario a Corcolle, ma mi fa schifo chi non ha saputo scegliere e oggi scarica il prefetto».
E poi c’è la rivolta del mondo della cultura per la vicinanza a Villa Adriana. Pecoraro ripeteva anche ieri: «Monti conosce bene tutti i dati. E a rassicurarlo c’è stato anche il parere del Dagl, il dipartimento affari legislativi e giuridici del governo, che confermano la correttezza del mio operato. Ricordiamoci sempre che c’è una autostrada fra la discarica, che sarà interrata, e Villa Adriana. Bisogna conoscere bene le carte. Verificare sulle mappe e visitando i luoghi come è realmente la situazione. Più volte ho parlato con persone scandalizzate per la presunta discarica a Villa Adriana, poi quando spiegavo loro la reale distanza cambiavano idea». E ai ministri aveva inviato le slide in cui si vede una mappa, l’area della discarica a 2.400 metri dall’entrata di Villa Adriana, a 1.000 dall’area di rispetto.
L’Idv: volano stracci tra Polverini e Alemanno. «Le dimissioni del prefetto Pecoraro da commissario per l’emergenza rifiuti segnano il crollo del sistema di paraventi che Comune e Regione hanno costruito per mascherare la loro inadeguatezza. Alemanno e Polverini, tra i quali ricominciano a volare gli stracci, continuano a sfuggire alle loro responsabilità ed ai compiti previsti dal loro ruolo e per i quali i cittadini li hanno votati.» Lo dichiara in una nota il capogruppo e segretario regionale dell’Italia dei valori, Vincenzo Maruccio.
I verdi: ora via Polverini. «La scelta del governo di fermare lo scempio di un patrimonio unico dal punto di vista ambientale, storico e archeologico come quello di Villa Adriana è una buona notizia che ci auguriamo sia confermata. Ora però dopo le dimissioni del Prefetto Pecoraro è giunto il momento che la Presidente della Regione Lazio Renata Polverini tragga le dovute conseguenze e si dimetta». Lo dichiara il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli che aggiunge: «La vera responsabile per la scelta del sito di Corcolle, tra quelli per le discariche nel Lazio in un documento del 20 luglio 2011, è la Presidente Polverini: iI questa vicenda c’è una responsabilità politica gravissima della Polverini che per prima ha avallato questa scelta folle».
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fonte ilmessaggero.it
DOMENICA 20 MAGGIO: Ingresso libero nelle 118 oasi Wwf

Una domenica nella natura con la giornata delle oasi Wwf
Aperte gratuitamente le 118 aree naturali protette delle Penisola. E’ il più grande “parco diffuso d’Europa”: 37 mila ettari di alberi, piante, uccelli e animali in pericolo di estinzione. L’obiettivo quest’anno è finanziare tre zone costiere a rischio in Sardegna, Puglia e Veneto
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Una domenica dedicata alla natura e al paesaggio. Per la Giornata nazionale delle Oasi, in programma domani 20 maggio, ingresso libero alle 118 aree protette del Wwf in tutta Italia, insieme alle 27 riserve del Corpo Forestale dello Stato. Sarà possibile così visitare gratuitamente questo patrimonio di habitat e biodiversità, dalle Alpi alla Sicilia.
Le Oasi del Wwf rappresentano il più grande sistema di aree protette d’Europa e coprono in totale un’estensione di 37 mila ettari. Ogni anno sono visitate da circa 400 mila persone, in particolare giovani e studenti. La gestione costa oltre tre milioni di euro, provenienti da enti pubblici, aziende, contributi e donazioni di privati, investimenti della stessa associazione.
L’edizione 2012 della Giornata nazionale (il programma completo, regione per regione, è pubblicato sul sito www.wwf.it 1) si propone di raccogliere fondi per realizzare in particolare tre obiettivi concreti. Il primo è la costituzione di una nuova Oasi ad Arbus, in Sardegna, un paradiso naturale di dune sabbiose e macchia mediterranea, minacciato dal taglio dei ginepri secolari e dall’attraversamento dei fuoristrada. Poi, la bonifica della’incantevole spiaggia che costeggia la Riserva naturale Le Cesine, nel Salento (Puglia), dove i rifiuti trasportati dal mare e mai rimossi hanno praticamente ricoperto la sabbia con uno strato di plastica, danneggiando la vegetazione e gli animali. E infine, il terzo obiettivo è quello di riforestare e riqualificare le zone umide dell’Oasi Golena di Panarella in Veneto, sul Delta del Po, che d’inverno ospita oltre centomila uccelli migratori.
Si possono donare 2 euro inviando un sms o chiamando il numero 45503 oppure, fino al 26 maggio, presso gli sportelli UniCredit.
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fonte repubblica.it
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DIVERSAMENTE ABILI, UGUALMENTE ATLETI – Perde gambe e braccia e resta campionessa: «Sono Bebe, una ragazza fortunata»
“Diversamente abili, ugualmente atleti”
Caricato da TVSEI in data 18/nov/2011
Perde gambe e braccia e resta campionessa
«Sono Bebe, una ragazza fortunata»
Commuove l’ Europarlamento la schermitice italiana, unica al mondo a tirare senza arti. Incontro con il presidente Schulz
L’ incontro tra il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, Bebe e il Vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli
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Dall’inviato CorSera IVO CAIZZI
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BRUXELLES – «Sono Bebe e sono una ragazza fortunata». La quindicenne Beatrice Vio, che ha subito l’amputazione degli arti per una brutta malattia, raccontando la sua storia di coraggio, sport e speranza è riuscita a trasferire un esempio positivo e profonde emozioni nell’Europarlamento di Bruxelles. Il presidente dell’Assemblea comunitaria, il tedesco Martin Schulz, ha voluto ricevere la ragazza italiana unica schermitrice al mondo a tirare senza avere braccia e gambe, nonché portatrice della torcia (tedofora) alle Paralimpiadi di Londra 2012.
I DIRITTI DEI BAMBINI DISABILI - L’incontro tra Bebe e Schulz è avvenuto nella sede di Bruxelles, dopo un incontro sulla difficile realtà e sui diritti (troppo spesso trascurati) dei minori disabili, promosso dall’Alleanza del Parlamento europeo per i diritti dei bambini, appoggiato dall’Unicef e organizzato dai vicepresidenti dell’Europarlamento Ue Roberta Angelilli e Edward McMillan-Scott.
IL CORAGGIO DI RICOMINCIARE - Bebe ha raccontato la sua storia di «ragazza fortunata» con tono allegro, chiaro e semplice: da quando era una bambina promessa della scherma nazionale, fino a quando, dopo la lunga degenza in ospedale, ha dovuto ricominciare questo sport utilizzando le protesi e la carrozzina. Ha descritto il suo mondo di coetanei sportivi e disabili, contenti di quello che la vita comunque gli consente di conquistare.
LA TESTIMONIANZA DEL PAPA’ – Emblematico è stato anche l’intervento di suo padre, che ha poi realizzato il video dell’incontro di Bebe con Schulz. Ha descritto i genitori dei ragazzi handicappati come la parte più debole e impaurita di questo contesto, dove spesso proprio i disabili trasmettono coraggio e speranza a chi ogni giorno deve occuparsi di loro, superando gli infiniti ostacoli di una società ancora troppo spesso in grave ritardo sui diritti dei cittadini in difficoltà.
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fonte corriere.it
SALUTE – L’esenzione ticket per i disoccupati non si tocca. Il Governo: “Si è trattato di un refuso”
Pasticcio sull’esenzione ticket per i disoccupati
Il governo sostiene che si è trattato di un refuso e che un emendamento ripristinerà l’esenzione. Alla notizia c’era stata una immediata reazione del Pd che aveva annunciato un emendamento soppressivo al testo del Governo

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Roma, 19-04-2012
Nuovo ostacolo per il governo sulla strada della riforma del lavoro. Nel disegno di legge all’esame del Senato spunta infatti la cancellazione dell’esenzione del ticket per gli esami specialistici previsto per i disoccupati. Subito il Pd, insieme all’Idv, alza le barricate e si dice sicuro che la norma verra’ cancellata. A breve giro, arriva anche il dietrofront del ministero del Welfare: il ticket restera’ gratis, tutta colpa di un “refuso” che verra’ cancellato da un emendamento.
La ‘svista’ pero’ e’ citata anche nella relazione illustrativa del provvedimento, dove tra l’altro il raggio di azione del nuovo giro di vite, ad una prima lettura, puo’ sembrare che riguardi anche i ticket per i medicinali. Che invece non sono toccati in quanto competenza esclusiva delle Regioni, cosi’ come sottolineano anche i tecnici del Senato.
Il ministero guidato da Elsa Fornero assicura comunque di non essere stato colto di sorpresa e di aver quindi gia’ nel cassetto la proposta di modifica che sara’ presentata durante l’iter del testo a Palazzo Madama. D’altro canto, grandi difficolta’ tecniche a tornare indietro non ve ne dovrebbero essere dal momento che, a differenza di quanto si legge sempre nella relazione illustrativa, la norma non e’ utilizzata come copertura dallo stesso Esecutivo. E questo nonostante, come evidenziano i tecnici di Palazzo Madama, in teoria possa “determinare maggiori introiti”.
I primi comunque a manifestare dubbi sull’equita’ della misura sono stati i senatori della commissione Bilancio del Senato, che pur dando il via libera al ddl hanno protestato per l’eccesso di nuove tasse introdotte con il provvedimento. Nonostante cio’ il Pdl preferisce non esporsi e sceglie di non commentare ufficialmente, mentre il Pd e l’Italia dei Valori alzano subito la voce e annunciano battaglia in Parlamento. Il partito di Antonio Di Pietro parla di “misura odiosa’ ma sono i Democratici a fare un passo avanti e a promettere, prima dell’intervento del Welfare, che “il problema sara’ sanato”.
Quando a sera il governo fa sapere che rimettera’ le cose a posto, tira un sospiro di sollievo anche il sindacato: “Meno male che e’ un refuso – dice il leader della Cisl Raffaele Bonanni – diversamente sarebbe stato un caso maniacale”.
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Spagna, per risanare bilancio comunale sette ettari coltivati a marijuana

Marijuana plants found last month during a police swoop in Buenos Aires suburb Florencio Varela. Spanish village Rasquera wants to rent a field to Barcelona-based cannabis smokers’ association ABCDA – fonte
Spagna, per risanare bilancio comunale sette ettari coltivati a marijuana
Il piano adottato dal comune di Rasquera, nei pressi di Barcellona. L’obiettivo è coprire il deficit di 1,3 milioni di euro. Progetto approvato con un referendum dal 56 % degli abitanti
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di LUCA MONACO
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Sette ettari coltivati a marijuana per risanare il bilancio comunale. E’ il piano adottato dal Comune di Rasquera, un piccolo paese della Spagna, distante solo 140 chilometri da Barcellona, per risanare il deficit di 1,3 milioni di euro nei conti comunali. Il progetto, approvato tramite un referendum dal 56% degli abitanti, con 308 voti favorevoli e 239 contrari, porterà nelle casse del Comune esattamente 1,3 milioni di euro in due anni.
Il piano è stato promosso dal sindaco Bernard Pellisa, e prevede l’affitto di sette ettari di terreni comunali alla Barcelona personal use cannabis association (Abcda) che li utilizzerà per coltivare la marijuana destinata ai suoi cinquemila soci: secondo le previsioni l’iniziativa servirà a creare 50 nuovi posti di lavoro.
Presto dunque, le piante di marijuana potrebbero sostituire quelle di olivo, che attualmente dominano il panorama nelle campagne di Rasquera. Ma non è ancora detta l’ultima parola: Pellisa nei giorni scorsi aveva assicurato che il progetto avrebbe dovuto essere approvato dal 75% degli aventi diritto al voto, «altrimenti non se ne fa nulla», aveva aggiunto, precisando che si sarebbe dimesso in caso di mancato raggiungimento del quorum.
Ora il primo cittadino sembra aver cambiato parere: «Dimettermi ora mi sembra una sciocchezza», ha affermato Pellizza a risultato acquisito.
Per capire se la marijuana a Rasquera si coltiverà oppure no, occorrerà attendere l’esito delle indagini della Procura Tarragona, visto che in Spagna è consentito l’uso personale di cannabis, ma il caso in questione contrasta con l’articolo 368 del codice penale: vieta la produzione e il commercio di droga.
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Lega: Renzo Bossi “mi dimetto”. Sarcasmo e rabbia sulla rete

Renzo ‘Sereno’ Bossi
Lega: Renzo Bossi “mi dimetto”. Sarcasmo e rabbia sulla rete
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(AGI) – Milano, 9 apr. – Renzo Bossi si dimette dalla carica di consigliere regionale della Lombardia. Lo ha affermato lo stesso figlio del leader della Lega Nord, Umberto. “In questo momento di difficolta’, senza che nessuno me l’abbia chiesto faccio un passo indietro e mi dimetto da consigliere regionale”. “Spero che la magistratura possa dare delle risposte alle domande che oggi ci si pone”. “Sono sereno so cosa ho fatto e soprattutto cosa non ho fatto e non sono indagato. In consiglio regionale negli ultimi mesi ci sono stati avvenimenti che hanno visto indagate alcune persone. Io non sono indagato, ma credo sia giusto e opportuno fare un passo indietro per il movimento”. Per quanto riguarda le domissioni da segretario del padre Umberto, Bossi jr commenta: “E’ stata una scelta difficile fatta per salvare il movimento e dare alle domande che tutti si pongono, le risposte che nel giro di poco tempo si avranno”.
LE DIMISSIONI NON PLACANO IL SARCASMO E LA RABBIA SUL WEB
Non sono bastate le dimissioni di Renzo Bossi da consigliere regionale lombardo per placare la rabbia del web sullo scandalo che ha coinvolto la Lega. E tantomeno per fermare le battute sul rampollo del fondatore del Carroccio, che da giorni si susseguono su Twitter.
IL “TROTA” NEL MIRINO PER SOLDI DIPLOMA, MULTE, AUTO
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La notizia campeggia sulla pagina ‘Vogliamo le dimissioni di Renzo Bossi dal consiglio regionale lombardo’, arrivata a 1.980 adesioni. “Prima vittoria!!! Ora dopo le parole i fatti” perche’ “di manfrine non ne vogliamo”, si legge nel post dei responsabili della pagina. E tra i lettori non c’e’ voglia di festeggiare, ma ancora tanta rabbia. “Obbligarlo a restituire tutti i soldi che ha preso. Senza sconti pero’”, chiede Efrem.
“Le dimissioni non mi bastano, deve andarsene in galera con suo padre e tutti gli altri”, dice Mirko.
Quanto al profilo di Bossi jr, e’ fermo al 5 aprile, quando il figlio del Senatur ricevette il Tapiro da Striscia la notizia. Di ieri a tarda sera, prima che Renzo Bossi comunicasse la sua decisione, l’ultimo appello alla ‘pulizia’ di Bobo Maroni. “Sono triste per quello che ci sta succedendo, ma anche ottimista”, ha scritto sul Fb il neo-triumviro della Lega. “Il nostro destino e’ davanti a noi e dipende solo da noi, Abbiamo la forza per reagire? Io sono sicuro di si’: facciamo pulizia, liberiamoci dalle scorie e rinnoviamo l’impegno sulle nostre storiche battaglie, il federalismo, la Padania, l’etica in politica e l’onesta’ nei comportamenti”, ha chiesto. Maroni ha dunque invitato a guardare soprattutto al futuro. “Puntiamo sul rinnovamento interno, puntando sui tanti giovani e bravi amministratori che abbiamo in Padania. La Lega non e’ morta, la Lega si rialza e riprende a correre piu’ forte di prima!!!”, ha assicurato.
Non sara’ facile pero’ per i militanti leghisti superare il terremoto di questi giorni. Una scossa che per Radio Padania Libera e’ stata costruita ad arte dai media. “E’ colpa dei giornalisti e del mare di cavolate che scrivono”, si legge sulla pagina Facebook dell’emittente padana. Poi una difesa di Rosy Mauro. “E’ vero, Belsito, passato o no, non doveva entrare in via Bellerio. Ma per la Rosy la faccenda e’ diversa. Puo’ stare sull’anima, ma non bisogna dimenticarsi che e’ leghista da sempre”, si spiega.
Complice forse l’obbligo di 140 caratteri, su Twitter e’ stata un’altra giornata di battute fulminanti con l’hastag ‘trota’, dopo che sul socialnetwork da sabato girava un messaggio da ‘ri-twittare’ in cui si chiedevano le dimissioni di Renzo Bossi. “Trota dichiara: si’ mi dimetto, ormai ho finito di pagare la macchina”, scrive Antonio. Scatto d’orgoglio di Renzo Bossi: meglio un giorno da leoni che centro da Trota”, dice Serena. In tanti ironizzano sui diplomi di Bossi Jr. Come Gianni: “Renzo non puoi dimetterti adesso!!! Abbiamo investito 130mila euro per farti studiare. “Prima di esultare voglio vedere la X”, spiega Umberto. Antonio si incarica di diffondere alcune battute di cui non cita l’autore. “C’e’ un comunicato stampa del Cepu che difende il Trota: dicono che non sa contare”. E ancora, “Il Trota se ne va perche’ ormai si sente un pesce fuor d’acqua”.
Per l’occasione, ha coniato un acronimo in inglese lo scrittore Sandrone Dazieri; “Tafkat: The Analfabet Former Know as Trota” (l’ex, analfabeta, noto come ‘Trota’).
“Mi dispiace molto per Renzo Bossi. Un ragazzo semplice che si e’ fatto da solo… Una grossa perdita per il mercato del pesce”, assicura Luca. E c’e’ chi accenna alle indagini. “L’autista del Trota confessa: ‘Lo pasturavo io’”. Infine una battuta sul gergo di Twitter, in cui i TT sono gli argomenti piu’ seguiti del giorno. “Renzo Bossi e’ un TT: Trota Triste”, assicura Sergio.
PARLA L’AUTISTA: GLI PASSAVO I SOLDI DELLA LEGA PER LE SPESE PERSONALI
“Non ce la faccio piu’, non voglio continuare a passare soldi al figlio di Umberto Bossi in questo modo: e’ denaro contante che ritiro dalle casse della Lega a mio nome, sotto la mia responsabilita’. Lui incassa e non fa una piega, se lo mette in tasca come fosse la cosa piu’ naturale del mondo. Adesso basta, sono una persona onesta, a questo gioco non ci voglio piu’ stare”. Lo dichiara al settimanale Oggi (in edicola domani) Alessandro Marmello, autista e bodyguard di Renzo Bossi. Marmello, che ha documentato le sue affermazioni anche con una serie di video, racconta la sua versione dei fatti in una lunga intervista. Ha lavorato come autista di Renzo Bossi per tre mesi nel 2009. “Il contratto a progetto era emesso dal Gruppo Lega Nord Padania Camera dei deputati e intestato all’allora capogruppo Roberto Cota, che oggi e’ il governatore del Piemonte”. All’epoca Renzo Bossi non aveva cariche ufficiali.
Dall’aprile 2011 Marmello e’ stato assunto dalla Lega, racconta, “con un contratto a tempo indeterminato emesso direttamente dalla Lega Nord Padania. E firmato dal tesoriere Belsito. Da quel momento avrei avuto disponibilita’ di denaro contante per le spese relative al mio servizio. Ogni volta che avevo bisogno di soldi per fare benzina, oppure pagare eventuali spese per la manutenzione dell’auto, ma anche per pagare il ristorante quando ci trovavamo, spesso, fuori Milano, potevo andare direttamente all’ufficio cassa alla sede della Lega, in via Bellerio”. “Firmare un documento che non prevedeva giustificazioni particolari – continua Marmello – praticamente un foglio bianco, e ritirare ogni volta un massimo di 1.000 euro. Anche piu’ volte al mese. Il fatto e’ che questo denaro mi veniva dato come corrispettivo degli scontrini e delle ricevute che presentavo. E tra queste ricevute molte mi erano state date da Renzo per coprire sue spese personali”.
Spiega ancora Marmello: “Poteva essere la farmacia, ristoranti, la benzina per la sua auto, spese varie, cose cosi’. Insomma, quando avevo finito la scorta di denaro andavo in cassa, firmavo e ritiravo. Mi e’ capitato anche di dover fare il pieno di benzina pure per la sua auto privata. Il pieno in quei casi dovevo farlo con i soldi che prelevavo in cassa per le spese della vettura di servizio. La situazione stava diventando preoccupante e ho cominciato a chiedermi se davvero potevo usare il denaro della Lega per le spese personali di Renzo Bossi. L’ho fatto presente a Belsito, spiegandogli che avevo pensato addirittura di dimettermi. Lui non mi ha dato nessuna spiegazione chiara. Io stavo prelevando soldi che ufficialmente erano destinati alle spese per l’auto di servizio ed eventualmente per le mie esigenze di autista e invece mi trovavo a passarne una parte a lui, per fare fronte anche ai suoi bisogni personali”. “Erano spese testimoniate da scontrini che spesso non riguardavano il mio lavoro – racconta ancora Marmello nell’intervista a ‘Oggi’ – Non so se lui avesse diritto a quei soldi: tanti o pochi che fossero, perche’ dovevo ritirarli io? Ho cominciato ad avere paura di poter essere coinvolto in conti e in faccende che non mi riguardavano, addirittura di sperpero di denaro pubblico, dal momento che i soldi che prelevavo erano quelli che ritengo fossero ufficialmente destinati al partito per fare politica. Soldi pubblici. Certamente, almeno credo, non spendibili per accontentare le spese personali di Renzo Bossi”.
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UN’IDEA GENIALE A COSTO QUASI ZERO – Nessuno vuol produrre la caldaia del futuro, di Jacopo Fo

Nathaniel Mulcahy showing designs that metal workers added to the stove wind screens. The metal workers say that trees and birds will return to Haiti when the soil is rebuilt with biochar. Photo Credit: World Stove

Left: The blue flame indicates that the Haiti Lucia stove is burning cleanly and efficiently. Right: Children have taken on more cooking responsibilities since the earthquake. Photo Credit: World Stove – fonte
Nessuno vuol produrre la caldaia del futuro
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di Jacopo Fo
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Ieri sera ho visto in funzione una caldaia a pirolisi aperta. Costruirla costa 50 euro.
Il mio vicino di casa, Valerio Marchioni, è un genio costruttivo. E mi ha mostrato una cosa che credevo impossibile.
Prima di spiegare di cosa si tratta devo raccontare cos’è la pirolisi.
Da 150 anni conosciamo questa tecnologia rivoluzionaria, restata quasi inutilizzata (chissà perché).
Il principio scientifico è elementare: se metto della legna dentro un cilindro, aspiro l’aria e poi porto il cilindro a 400 gradi, succede che il legno si scinde in gas e cenere. Questo gas è del tutto simile a quello che usiamo per cucinare e può far andare un’auto, un generatore di corrente o scaldare.
Oggi esistono persino degli scooter che montano questo meccanismo.
La pirolisi, o scissione molecolare, è esattamente quello che abbiamo visto in Ritorno al futuro 2 quando fanno partire l’auto rovesciando in un cilindro un po’ di immondizia.
È importante notare che con la pirolisi si può trasformare qualunque sostanza organica secca in gas.
E, per inciso, questo sistema è molto ma molto meno inquinante degli inceneritori (termovalorizzatori) che prima bruciano e poi filtrano i fumi (il che è difficilissimo e ti scappano le nano particelle mortali).
Il problema di questa tecnologia è che comunque è complessa, in quanto bisogna costruire un sistema che porti sottovuoto il combustibile.
Quello che Valerio mi ha fatto vedere ieri sera è una sistema pirolitico senza il sotto-vuoto!
Si tratta di una rivoluzione copernicana dal punto di vista energetico.
Un aggeggio a basso costo, composto solo da 5 pezzi di lamiera, che si può realizzare perfino con materiali riciclati.
Dobbiamo questa scoperta a Nathaniel Mulcahy della WorldStove, azienda tortonese che ha costruito la Lucia Stove. Brucia biomassa e, invece di produrre CO2, la sequestra intrappolandola nel biochar, una specie di carbone vegetale ottimo come concime.
Questa caldaia, grazie a un’intercapedine nella quale si forma una forte corrente d’aria, sfrutta il movimento vorticoso della fiamma.
Sostanzialmente metti del triturato organico in un barattolo bucherellato, accendi e quasi subito si forma una fiamma che ricopre il combustibile impedendo così che l’ossigeno lo raggiunga. Non brucia il legno, brucia il gas che esce dal legno.
Quindi il materiale organico brucia senza ossigeno, cioè invece di bruciare si carbonizza, si scinde in gas e una sorta di carbonella.
La fiamma del gas che brucia sostituisce il cilindro sotto vuoto. E funziona! (vedi il video qui sotto).
Questa è la buona notizia.
La cattiva è che siamo in un mondo di tardigradi scemoidi, visto che questa tecnologia Mulcahy l’ha inventata ben 7 anni fa…
E’ evidente che ci vorrebbe poco a collegare questa caldaia a un generatore di corrente elettrica e a una cocla (vite di alimentazione) che rifornisca di legno la caldaia e porti via la carbonella di scarto.
Ogni piccola azienda agroalimentare italiana potrebbe installare almeno un impianto da 10 chilowatt.
In rete ci sono notizie di vari tentativi fatti da Mulcahy, per trovare un consorzio interessato a industrializzare il brevetto. Evidentemente devono averlo fatto impazzire con i soliti tira e molla perché abbiamo provato a contattarlo ma non risponde. Pare che se ne sia andato ad Haiti a costruire la sua caldaia per quelle popolazioni disperate.
Infatti, originariamente il suo progetto aveva lo scopo di fornire alle popolazioni più povere gas per cucinare a bassissimo prezzo.
Un decimo di quello della legna o della carbonella. E Mulcahy ci ricorda che nel Terzo Mondo il fumo dei fuochi per cucinare dentro le case è una delle principali cause di morte.
Inoltre ridurre del 90% il costo del fuoco per cucinare sarebbe un grosso aiuto per le famiglie. Infine, si ridurrebbe drasticamente il bisogno di tagliare alberi per alimentare i fuochi domestici visto che la caldaia Lucia Stove si può alimentare con qualunque biomassa e tollera un’umidità del 30% (!).
Nel video qui sotto Nathaniel Mulcahy mostra anche una pentola mai vista che permette di far arrivare al bollore l’acqua in pochi secondi. Più veloce del microonde.
La pentola è in realtà un’itercapedine cilindrica, leggermente conica e la fiamma non si limita a lambire il fondo ma penetra all’interno della pentola. Un’invenzione che farebbe risparmiare enormi quantità di combustibile in tutte le cucine del mondo.
(Nota: so benissimo che un cilindro non può essere leggermente conico perché la geometria euclidea conosce solo la precisione – geometrica appunto – dico solo per farmi capire. Preciso questo per evitare 100 commenti di grammatici che mi spiegano che un elefante non può essere un po’ rinoceronte.)
Se io fossi il dottor Monti manderei domani mattina un’unità dei lagunari ad Haiti, capitanati da Passera, allo scopo di rintracciare Nathaniel Mulcahy e fargli firmare un contratto di concessione del suo progetto, in cambio di un assegno a 7 zeri, sull’unghia. Con una tecnologia del genere da produrre, sai quanti reparti della Fiat riapriamo? E sai che risparmio per il sistema energetico italiano?
Ma non succederà.
E per Haiti non partirà neanche Bersani. E, ahimé neanche gli altri leader politici della sinistra. Hanno tutti cose più importanti di cui occuparsi che badare ai fornelli.
Più info: http://www.ok-ambiente.com/2009/09/16/lucia-stove-la-stufa-a-biomassa-del-futuro/
PS
Continuando la ricerca ho scoperto che esistono altre versioni di questa stufa a pirolisi aperta.
Una, inventata da Carlo Ferrato e Davide Caregnato, e studiata per i paesi del Terzo Mondo si può costruire con un pezzo di lamiera zincata, cesoie e scalpello, tagliando e piegando la lamiera e montando la struttura con soli incastri. E un costo irrisorio. Assolutamente geniale.
Ho anche scoperto che il carbone di risulta della pirolisi, è un fertilizzante straordinario, col quale si forma la mitica Tera Nera degli Indios, un tipo di terreno che ha rendite agricole altissime e che è noto in Sudamerica da millenni.
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E LE CHIAMANO BESTIE… – Gb, il papero abbandonato salvato da un cane
Gb, il papero abbandonato salvato da un cane
Ha rischiato la vita quando la mamma è stata aggredita e uccisa da una volpe selvatica. Ma ora il piccolo papero giallo è al sicuro. A prendersi cura di lui c’è Fred, il labrador che ha salvato questo cucciolo orfano, a cui è stato affidato anche un nome: Dennis. La storia arriva dall’Inghilterra, da Stansted, e a raccontarla alla stampa inglese è Jeremy Goldsmith, il 44enne padrone del cane: ”Fred ha leccato Dennis per ore per pulirlo dal fango – dice Jeremy al Daily Mail – La loro affinità è incredibile e vederli giocare è straordinario: dal prato di casa al laghetto della città. Sono inseparabili – e continua – sarebbe bello vedere l’anatroccolo crescere”. In questa galleria le immagini della loro amicizia
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BIRMANIA – Il trionfo di Aung San Suu Kyi “Abbiamo vinto in 43 seggi su 44″
BIRMANIA
Il trionfo di Aung San Suu Kyi
“Abbiamo vinto in 43 seggi su 44″
Il portavoce della Lega Nazionale per la democrazia sostiene che in ballo c’è solo un collegio nel Nord dello Stato di Shan. Il Nobel per la pace parla di “vittoria del popolo” è fa appello alla moderazione
Aung San Suu Kyi fra i suoi sostenitori (ap)
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Festeggiamenti per l’elezione di Aung San Suu Kyi
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The Lady, una vita per liberare la Birmania
RANGOUN (Birmania) - “Abbiamo conquistato 43 seggi su 44, aspettiamo i risultati dell’ultimo nel Nord dello Stato di Shan per questo pomeriggio”. Con queste parole dopo ore di attesa il portavoce della Lega nazionale per la democrazia certifica il trionfo di Aung San Suu Kyi alle elezioni Birmane che segnano il ritorno in Parlamento del premio Nobel per la pace dopo 15 anni di detenzione di cui gli ultimi sette ai domiciliari.
La leader dell’opposizione al regime birmano ha parlato di “Vittoria del popolo” ed ha raccomandato ai suoi sostenitori, riuniti a migliaia per festeggiare lo storico avvenimento “di bandire ogni proposito, attività e comportamenti che possano fare torto ad altre organizzazioni”.
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REGGIO EMILIA – Contro il caro benzina arriva l’asino-taxi per la spesa. Iniziativa Coldiretti

Massimo Montari di Aria Aperta, con una delle due asine messe gratuitamente a disposizione – fonte immagine
Contro il caro benzina arriva l’asino-taxi per la spesa
Iniziativa della Coldiretti a Reggio Emilia. “I somarelli sono un mezzo di spostamento compatibile con l’ambiente e non inquinante, e le loro emissioni sono risolvibili con la paletta”. Arruolati “Giada” e “Gradisca” per fare acquisti in modo sostenibile nel locale mercato dove vengono venduti solo prodotti locali e a km zero

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“Nei mercati degli agricoltori – sottolinea la Coldiretti – hanno fatto la spesa 9 milioni di italiani nel 2011 per un valore di 489 milioni di euro in aumento del 53 per cento rispetto allo scorso anno, in netta controtendenza con l’andamento stagnante generale del commercio al dettaglio. Una alternativa ai normali acquisti in un paese come l’Italia dove l’88 per cento delle merci viaggia su strada e si stima che un pasto percorra in media quasi 2mila chilometri prima di giungere sulle tavole con effetti sui prezzi e sull’inquinamento ambientale che – precisa la Coldiretti – viene adesso rafforzata dal contributo degli asini. Si tratta infatti di un ‘mezzo di spostamento’ compatibile con l’ambiente e non inquinante, le cui emissioni sono risolvibili con la paletta. C’è stato un forte aumento nell’ultimo decennio degli asini in Italia dove si contano complessivamente oltre 36mila quadrupedi dalle grandi orecchie, che dopo aver rischiato l’estinzione stanno vivendo un momento di grande riscossa”.
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