ROMA – Guccini contro i manifesti di Salò “Offesa e tradita la mia ‘Locomotiva’”
Guccini contro i manifesti di Salò
“Offesa e tradita la mia ‘Locomotiva’”
A Roma affissi poster per il 25 aprile inneggianti alla Repubblica Sociale con una citazione del brano scritto dal cantautore nel 1972: “Spesso la destra si appropria indebitamente delle mie canzoni, ma stavolta è troppo: i partigiani lottarono per la libertà, i fascisti stavano con i nazisti”
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di CARLO MORETTI
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“Mi sento tirato verso una direzione che mai avrei voluto. Non solo la mia canzone La locomotiva non è stata compresa, direi che è stata davvero maltrattata”. Francesco Guccini risponde così alla provocazione dei manifesti inneggianti alla Repubblica di Salò esposti nelle strade di Roma in vista della ricorrenza del 25 aprile, alcuni piazzati addirittura sugli spazi pubblicitari ufficiali del Comune di Roma. Rispondendo al telefono dalla sua casa di Pàvana, il cantautore modenese dice di non gradire affatto il riferimento alla canzone che scrisse nel 1972, una citazione contenuta nello slogan del manifesto fascista che recita: “25 aprile 1945-25 aprile 2012. Gli eroi son tutti giovani e belli. Ai ragazzi di Salò”.
Guccini, cosa pensa di questa inedita interpretazione della sua Locomotiva?
“La canzone è chiarissima, e quella frase aveva un’intenzione abbastanza ironica, da non prendersi in maniera letterale, un’intenzione che evidentemente non è stata compresa o che non s’è voluta comprendere: avrei infatti anche potuto scrivere “gli eroi son sempre giovani e forti”, per dare un tono più distaccato alla materia. Non è comunque la prima volta che personaggi di destra prendono mie canzoni come materia loro, e d’altra parte non ci si può fare niente: le canzoni sono là e la gente le prende a suo uso e consumo. Questa volta, però, davvero non mi piace”.
VIDEO Guccini canta La locomotiva 1
Cosa rappresenta per lei il 25 aprile?
“E’ una data altamente simbolica perché indica l’inizio della nostra Repubblica, la libertà conquistata dopo 20 anni di fascismo e di violenze. E’ anche una festa piena di significati concreti, che ricorda le lotte partigiane, le sofferenze di tanta gente e anche il ricordo di quanti hanno dato la vita per raggiungere la libertà. Per questo è giusto ancora chiamarla Festa della liberazione. Vede, io sono contrario a certi recenti revisionismi, a chi boicotta il 25 aprile anche tra chi si è trovato a rappresentare le istituzioni repubblicane nel nostro recente passato. La Resistenza è una cosa importante e va rispettata come tale. Tra l’altro una delle ultime canzoni che ho scritto parla della lotta partigiana, si intitola Su in collina, ci sono personaggi con i loro nomi di battaglia, Pedro, Cassio, il Brutto. Ho sentito la necessità di scriverla anche per reazione a questo periodo di revisionismo in cui qualcuno cerca di equiparare i combattenti della Repubblica di Salò ai partigiani. Lasciamo stare, lasciatemi stare la Resistenza”.
Cos’è stata la Repubblica di Salò?
“Tra quelli di Salò ci sarà stata anche gente in buona fede, ma sicuramente stava dalla parte sbagliata: nella Resistenza c’è chi ci ha lottato per la libertà a costo della vita, dall’altra parte si parteggiava con i nazisti e con la tortura. Salò è stato il colpo di coda disperato del regime fascista, di chi aveva ormai l’acqua alla gola e sapeva di averla”.
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Roma, il 25 aprile dei partigiani. “Ma non invitiamo le istituzioni”
25 Aprile 1945
Caricato da piccolantimafiosa in data 05/dic/2011
per ricordare la resistenza. Musica: “Anni di frontiera” dei nomadi
Roma, il 25 aprile dei partigiani
“Ma non invitiamo le istituzioni”
L’Anpi ha deciso di non chiedere la partecipazione a Comune, Provincia e Regione “per evitare le contestazioni degli anni passati”. E questa volta ci sarà anche un corteo dall’Arco di Costantino a Porta San Paolo. “E’ necessario fare di più per ricordare chi è morto per la democrazia”
Mario Bottazzi, presidente sezione Anpi del II municipio
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ROMA – A tre giorni dalle celebrazioni per l’anniversario della Liberazione, a Roma è polemica. Da una parte l’ANPI, l’associazione nazionale dei partigiani, dall’altra le istituzioni, o almeno una parte. Secondo Mario Bottazzi, il partigiano contestato ieri durante un’assemblea in un liceo romano, ”il direttivo ha deciso di non invitare ne’ il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ne’ la presidente della Regione Lazio, Renata Polverini” per evitare le contestazioni degli anni passati.
Immediata la precisazione dell’ANPI Roma che, per voce del suo vicepresidente Ernesto Nassi, sottolinea che ”non abbiamo invitato alcuna istituzione”. Notizia poi confermata in serata anche dall’entourage del presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti. L’amministrazione provinciale, secondo quanto si è appreso, valuterà nei prossimi giorni l’eventuale partecipazione del presidente.
Dalla Regione Lazio, intanto, la Polverini ”prende atto” della decisione dell’Anpi dicendosi ”dispiaciuta”. Sulla sua partecipazione alla manifestazione di mercoledi’ prossimo precisa: ”A questo punto ci riflettiamo… io sono andata il primo anno nel quale ero presidente e mi sono presa anche la contestazione (fischi, urla e lancio di frutta, ndr). Lo scorso anno non andai proprio per evitare a loro momenti di tensione. Però il fatto di non mandare un invito è un’altra cosa”.
E dal leader della Destra Francesco Storace arriva un consiglio ad Alemanno e Polverini: ”E’ inutile andare appresso a chi odia l’altro”. Intanto in città fervono i preparativi per le celebrazioni del 25 aprile. Dopo due anni di manifestazione stanziale, torna il corteo che partirà alle 9,30 dall’Arco di Costantino e si concluderà a Porta San Paolo, dove da anni vengono ricordati i caduti della Resistenza. Una dedica particolare sarà rivolta ai partigiani scomparsi recentemente, primo fra tutti Sasà Bentivegna.
Proprio l’assenza di Comune e Regione ai funerali di quest’ultimo ha fatto irritare l’ANPI. ”La Polverini non si e’ presentata, mentre un funzionario del Comune con la fascia giallorossa è arrivato solo a fine celebrazione – ricorda Nassi -. E’ stato un comportamento discutibile. Hanno perso una grande occasione”.
Per le celebrazioni di quest’anno, sottolinea il vicepresidente dell’ANPI Roma, ”vogliamo vedere come risponderanno le istituzioni e la città stessa. In un momento come questo, con le contestazioni e le minacce, c’è bisogno di una partecipazione di massa”. ”A nostro avviso – conclude – è necessario fare di più per ricordare chi è morto per la democrazia, così come è stato fatto negli anni per le vittime della Shoah”.
Intanto questa mattina i Giovani Democratici si sono riuniti in via Rasella, luogo-simbolo della Resistenza romana, per ”ricordare quanto accaduto per le generazioni future, per riaffermare i valori dell’antifascismo”. E proprio sull’attentato organizzato dai partigiani dei Gap dove morirono 32 SS, è intervenuto ancora Storace, invitando il sindaco Alemanno ad un ”gesto di destra”: ”Deporre un semplice mazzo di fiori in ricordo di un ragazzino tredicenne, Pietro Zuccheretti, assassinato nell’eccidio”.
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MILANO – Pisapia: “Negozi chiusi il 25 Aprile la festa merita di essere celebrata”

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Pisapia: “Negozi chiusi il 25 Aprile, la festa merita di essere celebrata”
Il sindaco di Milano si oppone all’idea che i negozi possano rimanere aperti nel giorno della Liberazione: “Questa data va onorata partecipando agli eventi e alle celebrazioni”
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Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia
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Il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, si oppone all’idea che i negozi possano rimanere aperti nel giorno della Liberazione. Lo ha detto a margine di una iniziativa per la Resistenza nel deposito Atm in via Teodosio. “Ci sono feste che tutti hanno il diritto di celebrare – ha risposto alle domande dei cronisti – e oltre a quelle religiose, ci sono quelle civili, tra cui il 25 Aprile e il Primo maggio, che devono essere celebrate con la partecipazione e eventi e manifestazioni. E questo contrasta con l’apertura dei negozi”.
IL SONDAGGIO Favorevoli o contrari?
Pisapia è partito dai giorni della vittoria alle urne contro Letizia Moratti, quando si parlò di “liberazione” (non senza polemiche), per chiedere appoggio alla città in un momento difficile per l’intero Paese. “In questa nuova Resistenza – ha detto davanti ai tranvieri Atm riuniti per ricordare i colleghi caduti durante la Liberazione – il sindaco ha bisogno di voi. Non lasciatemi solo”. L’obiettivo è “andare avanti insieme per restituire a Milano – ha spiegato il sindaco – il suo orgoglio di città della libertà, del lavoro, della solidarietà e dello sviluppo economico e culturale”.
Lo sguardo di Pisapia è rivolto innanzitutto all’imminente 25 Aprile, “il primo che vivrò da sindaco assieme a voi e alla città” (un’appuntamento per il quale, ha ammesso), “sono emozionato”. Poi ha parlato dell’attualità, “del tema quest’anno critico, quello del lavoro”, chiedendo la “salvaguardia dei diritti perchè c’è il rischio che vengano limitati in un momento di crisi”. Perciò, prendendo spunto dal passato, ha proseguito: “Oggi abbiamo bisogno dell’energia di quei giorni di insurrezione per la libertà, perché un futuro di libertà e speranza, in un momento così difficile, riparte da qui, da Milano e da luoghi come questo (il deposito Atm in via Teodosio) da dove nel 1943 iniziarono le lotte sindacali e da dove deve continuare la strada verso un futuro migliore”.
Repubblica Milano è anche su facebook e su twitter
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PARTIGIANI – 68 anni fa la strage della Benedicta
Caricato da fedegufedegu in data 29/feb/2008
Da qualunque parte vi si salga le Capanne di Marcarolo sono un luogo deserto e selvaggio,chiamate cosi’proprio per i miseri rifugi per viandanti che sonol’unica costruzione nel raggio di kilometri.
Sulla strada nella nebbia appare un luogo dove uomini e donne normali affrontarono la storia che era ed e’ troppo grande per essere compresa.97 di loro pagarono con la vita il desiderio di una vita degna e libera.il loro sangue e’ sparso tra le ghiande dei boschi:La’ tra quei monti disabitati e sperduti e’ nata l’Italia,un pezzo della mia liberta’.Quella casa,quel ruscello,quell’albero,quelle fosse sono pregne del loro spirito che giace trafitto,ma sorridente per la vittoria di non essere morti invano.
VENTO DEL NORD .
Cumuli bui nel buio
notturno
dietro saette di sangue
vanno vengono stanno .
Frugano in cerca d’un cuore ,
parrebbe ,
e cozzano e il loro fragore
percuote e schianta il pianeta .
Nel sonno gemono gli uomini ,
inquieti .
Un bimbo ha gridato :
- Piove rosso , stanotte !-
la mamma s’è alzata
e piangeva per lui .
Ragazze si torcono , in sogno ,
braccate da lupi nel vento .
Tic-tac
fecero i loro cuori
con lo schianto del temporale .
Fuori bolliva una grandine fitta ,
schiumava sui vetri :
ricordava ai pochi superstiti
il fuoco della mitragliatrice .
In casa del fucilato gemeva la moglie :
- E il cervello ?
Chi l’ha raccolto , il cervello ,
nel fosso ?
Ora quest’acqua l’impasta col fango .
Mettete il suo cervello con lui ,
nella bara-.
I tuoni scrollavano i tetti ,
la pioggia balzava e fumava sui selci
della città .
Gli amanti aprirono gli occhi :
-Caro-
lei piano diceva a lui nell’orecchio ,
-qui sei ?-
- Qui sono-ma aveva vergogna
di essere lì a dirlo . E l’amato ,pensava :
- Qui sono ,
e non appeso a un uncino
vestito di rabbia bavosa ,
scagliato qua e là nella notte
da questo vento
a battere come una campana
l’ora della nostra vendetta
con i miei fratelli del Nord .
- Questo vento , questo-
sussurrò allora l’amata ,
-è questo il vento del Nord ?-
Pioventi fantasmi
gocciando dalle finestre sconnesse
risposero cercando il suo letto :
-Si-.
Ed ella mordeva tremando la spalla dell’uomo .
A quel crosciare di acque
un vecchio accendeva
un lumino ,
per leggere parole di fede ;
ma i fulmini gli distraevan lo sguardo
dai caratteri troppo minuti .
Prese un giornale e :
Massacro, distruzione, rapina
erano le parole del giorno .
Crollando lo stanchissimo capo
a ogni tuono sussultava gridando :
-Assassino ! Assassino !-
Da molto tempo una così imbrattata notte
di sangue e boati ,
di giustizia cruenta ,
subito battezzata ed assolta
dal cielo
non era toccata in sorte al paese .
-Domani- tutti anelavano ,
-domani avremo un bellissimo giorno .
Ma tali notti son lunghe .
Ci fu un tempo a che lo sentissero
gli animali
impennati davanti alle greppie ;
i galli chiocciarono come galline
i cani scavarono il fango ululando
cavalli sudarono di terrore.
Ci fu un tempo per i carcerati
di battere i capi entro la cella ,
di rodere i muri , mangiarli ,
per trovare uno scampo alla giustizia ;
mentre giustizia grondando
in nembo del settentrione cielo
li avvolgeva .
Ci fu un tempo per tutta la paura ,
per la speranza ,
in quel notturno vento di temporale .
All’alba :
-Pioveva rosso , stanotte !-
di nuovo ha gridato il bambino .
-Dormi-canta la mamma ,
-ancora un poco dormi , figlio.
L’acqua fa bene ai fiori .
Il vento spazza la terra .
Domani è tutto nuovo , tuo .
Dormi , piccino . 29 aprile 1945 ( Paola Masino )

Trasporto a valle delle bare dei martiri della Benedicta (maggio 1945)
68 anni fa la strage della Benedicta
La storia di un eccidio nazifascista compiuto nella provincia di Alessandria durante la guerra di Liberazione
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Il 7 aprile 1944 ingenti forze nazifasciste circondarono la Benedicta e le altre cascine dove erano dislocati i partigiani e colpirono duramente i giovani, spesso impossibilitati a difendersi per la mancanza di un adeguato armamento e di esperienza militare. Il rastrellamento proseguì per tutto il giorno e nella notte successiva. Molti partigiani, sfruttando la conoscenza del territorio, riuscirono a filtrare tra le maglie del rastrellamento, ma per centinaia di loro compagni non ci fu scampo.
In diverse fasi i nazifascisti fucilarono 147 partigiani, altri caddero in combattimento; altri partigiani, fatti prigionieri, furono poi fucilati, il 19 maggio, al Passo del Turchino.
Altri 400 partigiani furono catturati e avviati alla deportazione (quasi tutti a Mauthausen), ma 200 di loro riuscirono fortunosamente a fuggire, mentre i loro compagni lasciarono la vita nei campi di concentramento.
Il rastrellamento della Benedicta, che nelle intenzioni dei nazisti e dei fascisti avrebbe dovuto fare terra bruciata intorno alla resistenza, non riuscì tuttavia a piegare lo spirito popolare. Anzi, proprio dalle ceneri della Benedicta il movimento partigiano, dopo aver avviato una riflessione anche spietata sugli errori compiuti, riuscì a riprendere vigore: la divisione “Mingo”, attiva nell’ovadese, ebbe tra i suoi promotori proprio alcuni degli scampati alla Benedicta. Altri partigiani continuarono la loro esperienza in formazioni della Val Borbera e in altre divisioni partigiane dell’appennino alessandrino.
Nel 1996 il Presidente della Repubblica ha conferito alla Provincia di Alessandria la medaglia d’oro al valore militare per l’attività partigiana, con una motivazione che fa espresso riferimento all’eccidio della Benedicta come evento emblematico della Resistenza del nostro territorio.
dal sito dell’Associazione “Memoria della Benedicta”
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Emilio CASALINI “Cini”
comandante 5° distaccamento della III Brigata Liguria
Il canzoniere partigiano , come hanno ormai chiarito gli etnomusicologi, si compone essenzialmente di rielaborazioni, adattamenti, parodie di motivi precedenti, appartenenti alla tradizione militare o popolare, a inni del movimento operaio nazionale o internazionale, a canzonette di consumo. Pochi i canti originali, nel testo e nella melodia. Uno di questi è nato sui monti della nostra provincia, in circostanze drammatiche che è giusto far conoscere. Se Fischia il vento viene composto su un’aria sovietica, se Pietà l’è morta modifica attualizzandolo il testo di un canto alpino del 1915-18, se Bella ciao nasce dopo la Resistenza su un antico motivo di ballata, uno dei più intensi e significativi inni partigiani, Dalle belle città (Siamo i ribelli della montagna), viene creato nel marzo del 1944 sull’Appennino ligure-piemontese, nella zona del Monte Tobbio, dai partigiani del 5° distaccamento della III Brigata Garibaldi “Liguria” dislocati alla cascina Grilla con il comandante Emilio Casalini “Cini”.
Sulle circostanze e modalità reali della genesi di questo originale canto della Resistenza, disponiamo della testimonianza diretta di Carlo De Menech, allora diciottenne commissario politico del distaccamento.
Ad un certo punto avvertiamo la necessità di creare qualcosa che riguardi noi e tutti i giovani dela nostra generazione, esaltandone la Resistenza in aderenza alla realtà della lotta che conduciamo. Sarà la nostra storia e traccerà le dure vicende della vita partigiana e gli ideali che la sostengono. Su questi presupposti Cini prende l’iniziativa e un bel giorno comincia a scrivere delle parole su un foglio di carta biancastra da impaccare; in mancanza di tavolo, utilizza una grossa pietra posta all’ingresso della “caserma”, che serviva ai contadini per battervi le castagne, e noi facciamo circolo attorno a lui proponendo e sugerendo vocaboli e argomenti. Dopo alcuni giorni la bozza è stesa (…). In distaccamento c’è uno studente di musica, ventenne, Lanfranco, al quale viene consegnato il testo delle parole che si porta appresso durante il servizio di sentinella sul monte Pracaban; al ritorno, le note sono vergate su un pezzo di carta da pacchi (…).
Siamo i ribelli della montagna, con la sua originalità del testo e della musica, diventa così la nostra canzone, la canzone del 5° distaccamento, in cui si potrà riconoscere la storia di tanti altri giovani che, come noi, hanno scelto la montagna e la libertà.
Carlo De Menech, Siamo i ribelli della montagna, dattiloscritto inedito (1975), depositato presso l’Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria.
Dalle belle città date al nemico
fuggimmo un dì sull’aride montagne
cercando libertà fra rupe e rupe
contro la schiavitù del suol tradito.
Lasciammo case, scuole ed officine
mutammo in caserme le vecchie cascine
armammo le mani di bombe e mitraglia
temprammo i muscoli e i cuori in battaglia.
Siamo i ribelli della montagna
viviam di stenti e di patimenti
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell’avvenir.
Di giustizia è la nostra disciplina
libertà è l’idea che ci avvicina
rosso sangue, il color della bandiera
siam d’Italia l’armata forte e fiera.
Sulle strade dal nemico assediate
lasciammo talvolta le carni straziate
provammo l’ardor per la grande riscossa
sentimmo l’amor per la patria nostra.
Siamo i ribelli della montagna…
E’ un testo per molti aspetti paradigmatico, e per i contenuti, e per la qualità della sua “scrittura”, che rivela un certo grado di cultura. Sin dall’incipit denuncia la sua origine urbano-metropolitana (genovese, per la precisione) tracciando quella simbolica opposizione “belle città/aride montagne” che appare come lo specimen della traiettoria di una rivolta politico-morale partita dalla città ma vissuta nella campagna, nel paesaggio aspro e selvaggio dei monti. I principi ideali che animano la lotta partigiana (giustizia, libertà, fede in un mondo migliore) si conquistano a duro prezzo (“viviam di stenti e di patimenti”) alla severa scuola della montagna, in cui si dissolvono come per incanto differenze sociali, privilegi, egoismi.
Nel tono generale del canto, nella sua stessa melodia baldanzosa, in certe formule testuali, paiono rinvenirsi suggestioni, moduli e stilemi risorgimentali, alla Mameli (vedi “la schiavitù del suol tradito” o “l’ardor per la grande riscossa”). Dalle belle città è una canzone fresca, giovane, piena di vento e di speranza, in cui si sente vibrare la tensione utopica e la grande carica di idealità civile e politica che animò la stagione partigiana. E’ commovente pensare che appena qualche settimana dopo la composizione di questo inno, sull’altopiano del Tobbio si abbattè un uragano di ferro e di fuoco, e molti di quei coraggiosi “ribelli della montagna” finirono fucilati alla Benedicta o al passo del Turchino, braccati sui monti come belve, uccisi in battaglia o deportati nei campi di sterminio.
Con i sopravvissuti, sopravvisse anche il canto, che divenne il simbolo della rivincita morale contro la ferocia del nemico, il segnale della riscossa partigiana, e come inno della rinata Divisione “Mingo” accompagnò il movimento di liberazione ligure-piemontese sino alla vittoria finale .
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Israele sposta centinaia di prigionieri palestinesi in vista dello scambio di domani / Celebrazioni a Gaza
Israele sposta centinaia di prigionieri palestinesi in vista dello scambio di domani
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Gerusalemme – agenzie. Ieri, Israele ha caricato sugli autobus circa 430 prigionieri palestinesi, trasportandoli in una struttura nel deserto del Negev.
Si tratta dei preparativi per lo scambio che avverrà domani, martedì, con il soldato Gilad Shalit, catturato dalla resistenza palestinese nella Striscia di Gaza, nel 2006, e tenuto prigioniero in una località sconosciuta.
Lo scambio, che coinvolgerà 1027 detenuti palestinesi contro il rilascio di Shalit, dovrebbe avvenire in un’area del deserto del Sinai, in Egitto.
Una parte dei 477 prigionieri che verranno liberati domani andrà in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, metà verranno esiliati.
La Turchia ha fatto sapere di voler accogliere tutti gli esiliati.
In questi giorni sono stati pubblicati i nomi dei detenuti da liberare, in modo che chi intende opporsi al rilascio possa presentare istanza entro 48 ore.
“Se la Corte Suprema non interverrà – ha dichiarato alla radio dell’esercito israeliano Yaakov Amidror, consigliere del premier Benjamin Netanyahu per la sicurezza nazionale – lo scambio avverrà entro un paio di giorni”.
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17 ottobre 2011
fonte: http://www.infopal.it/leggi.php?id=19610
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Celebrazioni a Gaza per accogliere i prigionieri: ‘Matrimonio collettivo della nazione’
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Gaza – Speciale InfoPal. Dopo più di sette anni di prigione in Israele dove ha patito torture e le peggiori sofferenze umane, senza poter ricevere le visite dei familiari e sottoposta ad uno stress psicologico senza pari, la prigioniera palestinese Wafa’ Ilbis sarà liberata da Israele nelle prossime ore. I suoi genitori oggi piangono di gioia nel poter vivere la certezza di poterla riabbracciare presto. Entrambi hanno urlato quando hanno sentito fare il nome della figlia in Tv mentre hanno avuto inizio lunghe e interminabili visite dei parenti per far loro gli auguri.
“In verità, la speranza non è mai andata persa”. Abu Yasser, padre di Wafa’, ha confidato di non aver mai perso la speranza – nemmeno un momento – di poter vedere la figlia libera. Il Movimento di resistenza islamica lo aveva promesso “Wafa’ sarà liberata”.
La madre della detenuta attesa a Gaza ha raccontato i ripetuti rifiuti delle autorità d’occupazione israeliane di permetterle di visitare la figlia. “In sette anni l’ho potuta sentire solo quattro volte e di nascosto grazie al telefono cellulare in carcere”.
Wafa’ era stata arrestata da Israele il 20 giugno del 2005, mentre attraversava a nord di Gaza il valico di Eretz (Beit Hanoun) per condurre un’operazione di resistenza. Israele l’aveva condannata a 12 anni di prigione.
Parole di ringraziamento per la resistenza. Approfittando dell’incontro con il nostro corrispondente da Gaza, è ancora la madre della prigioniera palestinese a parlare, riservando parole di ringraziamento per tutte le fazioni palestinesi che, della cattura del caporale israeliano Gilad Shalit, ne hanno fatto un mezzo per giungere oggi all’accordo di scambio.
Auspicando che lo scambio dia speranza al resto dei familiari i cui cari resteranno nelle prigioni dell’occupazione israeliana, la madre di Wafa’ dice: “La liberazione di mia figlia sarà una festa nazionale per tutti”.
L’inizio del trasferimento, ovvero la liberazione dei primi prigionieri palestinesi avverrà domani intorno alle 11 locali.
A casa di Wafa’ tutti fremono tra preparativi e allestimenti.
I momenti dell’attesa. La donna non nasconde l’euforia provata nel momento in cui ha appreso la notizia: “Il sogno atteso ogni giorno da sette anni a questa parte stava per realizzarsi”.
E’ scesa per strada e si è messa a ballare per il successo dell’accordo.
Non solo in casa di Abu Yasser ma è in tutto il territorio palestinese assediato da Israele che sono iniziati i preparativi nazionali per accogliere i prigionieri.
Ed è incredibile quello che si vorrebbe esprimere con i festeggiamenti per l’accoglienza dei propri connazionali, alcuni dei quali da domani saranno liberi dopo decenni di detenzione in Israele.
Il ministero dell’Interno di Gaza avverte: “Non approfittare dell’euforia e avere rispetto per la sicurezza”. Tra i vari provvedimenti dal ministero dell’Interno, vi è anche l’arresto per chi oserà contravvenire alle disposizioni adottate in occasione dei festeggiamenti. Sarà vietato usare fuochi d’artificio.
Il nostro corrispondente da Gaza ha incontrato Ehab al-Ghussain, portavoce del ministero, il quale ha confermato che “nell’ambito dell’incontro d’emergenza sono state adottate misure straordinarie in previsione di una partecipazione di massa”.
“Al fine di garantire l’accoglienza dell’alto numero di palestinesi che saranno rilasciati da Israele, abbiamo messo a punto un piano di sicurezza dettagliato. Abbiamo dispiegato già numerosi poliziotti su tutte le arterie stradali principali di Gaza”.
Sarà un matrimonio collettivo della nazione. Al-Ghusseim ha invitato tutti i cittadini palestinesi a partecipare alla festa per la storica vittoria nazionale e di farlo anche per dimostrare al mondo intero quanto contano i prigionieri palestinesi nella lotta di liberazione nazionale.
Il gruppo per i prigionieri palestinesi “Wa’ed” sta svolgendo un ruolo prioritario nel piano per l’accoglienza e il loro reinserimento messo a punto.
In una riunione straordinaria tenutasi sabato scorso, è stata decisa la formazione di un comitato preposto ad accogliere e a seguire individualmente gli ex detenuti in un momento così delicato. Allo stesso scopo, è in corso oggi un incontro tra il ministero per gli Affari dei prigionieri e i familiari, alla presenza di membri di “Wa’ed” ed esponenti di Hamas.
Domani al valico di Rafah. Da Wa’ed fanno sapere: “Ad attendere i prigionieri ci saranno ministri e leader delle fazioni, deputati e responsabili per i diritti umani e tre familiari per ciascun prigioniero atteso. Si terranno a una distanza di 1km dal valico di Rafah.
Dall’alto degli altoparlanti delle moschee si darà il benvenuto ai prigionieri e si inviterà il pubblico a convogliare tutti nello spiazzo di Katibah al-Khadrah, ad ovest di Gaza.
Il titolo prescelto per la festa di domani è “La fede nella liberazione” (la promessa di Yassin), con riferimento al co-fondatore e leader spirituale di Hamas, Shaykh Ahmed Yassin, assassinato da Israele nel 2004.
In piazza è atteso il discorso del premier Isma’il Haniyah e l’intervento di un prigioniero palestinese, libero dopo 23 anni di carcere in Israele.
Nella Striscia di Gaza, sono attesi domani, 18 ottobre, 330 prigionieri dei 477 della prima fase dell’accordo di scambio.
130 prigionieri torneranno nelle proprie case a Gaza, mentre 200 provenienti da Cisgiordania e da al-Quds (Gerusalemme) giungeranno nel territori palestinese assediato da Israele su istanza di deportazione di quest’ultimo.
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17 ottobre 2011
fonte: http://www.infopal.it/leggi.php?id=19614
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A Firenze c’è chi onora i cecchini. Il sindaco Renzi: «Assurdo»

A Firenze c’è chi onora i cecchini, Renzi: «Assurdo»
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Scoppia la polemica a Firenze per la decisione del centro sociale di destra Casaggì di celebrare oggi, anniversario della liberazione di Firenze, i repubblichini al «sacrario dei caduti della Repubblica Sociale Italiana». «Questa mattina Casaggì – si legge nel sito internet del centro sociale di destra – era a Trespiano» per «ricordare una pagina importante della storia d’Italia e di Firenze, rivendicando il diritto di portare un fiore sulla tomba di chi ha contribuito a scriverla» e «per rendere omaggio a chi ha combattuto una guerra durissima tenendo alta la bandiera italiana».
LA CRONISTORIA PER IMMAGINI DELLA LIBERAZIONE DI FIRENZE
«Questa – ha detto il sindaco Matteo Renzi, nel corso della celebrazione in Palazzo Vecchio – è la cerimonia della libertà di tutti, mentre la contro cerimonia per celebrare chi sparava dai tetti per mantenere il regime nazifascista è assurdo e va respinto con forza: certo c’è bisogno del rispetto dei morti e delle idee, ma credo di poter dire a nome della città questo è un errore clamoroso, diseducativo, che va ad intaccare la dignità di questa città».
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LA PUBBLICITA’ RIPORTATA APPARTIENE ALLA TESTATA DI PROVENIENZA DELL’ARTICOLO
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11 agosto 2011
fonte: http://www.unita.it/italia/a-firenze-c-e-chi-celebra-i-cecchini-renzi-assurdo-1.322282
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Festa in piazza Duomo per Pisapia al debutto con la fascia tricolore
«Hanno dovuto anticipare l’apertura delle porte del Comune per la folla di gente»
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MILANO – La cerimonia per il 2 giugno in piazza Duomo a Milano si è trasformata rapidamente in una grande festa per il neosindaco di Milano Giuliano Pisapia. Appena terminato il ricordo della Festa della Repubblica, Pisapia è stato accerchiato da centinaia di sostenitori che ne hanno gridato il nome e si sono complimentati con lui. Il sindaco, visibilmente emozionato, con un certo pudore ha avuto attenzione per tutti: una carezza per qualche bambino, un saluto con degli anziani, un breve dialogo con alcuni giovani. Quindi, rompendo tutte le formalità, è andato a piedi fino alla sede del Comune attraversando la Galleria Vittorio Emanuele in un bagno di folla.
L’INNO DI MAMELI - Durante la cerimonia Pisapia ha cantato l’Inno di Mameli: «L’ho imparato a scuola come tutti noi – ha spiegato rispondendo alle domande dei giornalisti – e quindi è giusto nella continuità, soprattutto in un momento importante per Milano e per la Repubblica, mi è venuto assolutamente spontaneo cantare il nostro inno». «Quello che è entusiasmante ancora oggi – ha continuato – è la gente, i milanesi, coloro che vengono da fuori Milano, perché sia all’ingresso di Palazzo Marino sia in piazza Duomo ho avuto un’accoglienza ancora una volta entusiasta. Questo è molto bello perché vuol dire che la città intera vuole andare avanti e migliorare». «È molto bello poi – ha concluso Pisapia – che Palazzo Marino sia aperta ai cittadini e mi hanno detto che hanno dovuto anticipare l’apertura delle porte del Comune di Milano perché c’era così tanta gente che sarebbe stato difficile trattenerla. E questo è il primo regalo che Milano fa a me».
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Redazione online
02 giugno 2011
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Wojtyla beato, Alemanno: “Spesi 4,6 milioni di €, governo ci aiuti”
Commento di Elena: CHIEDERLI AL VATICANO NO?
Wojtyla beato, Alemanno:
“Spesi 4,6 milioni di €, governo ci aiuti”
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San Pietro: non appena Ratzinger ha concluso la formula di beatificazione, è stato svelato l’arazzo appeso alla loggia centrale della Basilica (Afp) – altre immagini qui
Bilancio del sindaco dopo Beatificazione: lettera a Letta. E sul Concertone: nessun contributo dai sindacati. Il Pd: Roma non può sopportare da sola un tale evento
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| La pulizia della città (Ansa) |
ROMA – Il costo totale della tre giorni per la beatificazione di Giovanni Paolo II «è stato di 4,6 milioni di euro, sulle spalle del Comune». Così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, a margine della conferenza stampa sul bilancio dei tre giorni della beatificazione di Giovanni Paolo II. Nel dettaglio, ha spiegato il primo cittadino, «3,325 milioni sono stati spesi per i servizi essenziali. Qui abbiamo avuto un rimborso di 370.000 euro da parte dell’Opera romana, quindi sono stati 2,66 i milioni a carico del Comune. A questi vanno aggiunti 1,992 milioni per l’accoglienza quindi sulle nostre spalle il costo totale è stato di circa 4,625 milioni».
E per continuare con i numeri le persone giunte a Roma per la beatificazione e il concertone sono state un milione e mezzo; 4 mila i volontari della protezione civile messi in campo (1.300 in più rispetto a quanto previsto); 2.500 i vigili urbani impiegati per il servizio a partire dalla sera del 29 aprile.
AIUTI DAL GOVERNO – «Ora ci aspettiamo un aiuto del Governo – ha aggiunto Alemanno – anche perchè il bilancio del Comune sta subendo dei tagli. Oggi, con una lettera, chiederò al sottosegretario Letta un intervento per sopportare il peso straordinario di questa giornata che se fosse stato decretato grande evento sarebbe stato finanziato tutto dallo Stato. Ci aspettiamo dunque di essere aiutati – ha concluso il sindaco – i sindacati, invece, non hanno contribuito ai servizi del Concertone, come da consuetudine. In futuro credo serva maggiore collaborazione e magari un accordo quadro con le organizzazione sindacali».
| In piazza San Pietro (LaPresse) |
IL PREFETTO: «COLLABORAZIONE OTTIMALE» – «C’è stato un risultato ottimale grazie alla collaborazione fra tutte le forze dell’ordine, le autorità statali e quelle locali», anche se «per la prima volta da 10-15 anni non era presente la Protezione Civile Nazionale. La mia non è una polemica ma un dato di fatto». Lo ha detto il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, intervenendo stamane alla conferenza in Campidoglio. Il prefetto ha poi sottolineato altri due «aspetti completamente nuovi»: il primo è stato «l’esperimento di un modello collaborativo tra forze statali e locali che ha funzionato», mentre il secondo è relativo al fatto che «dal 1979, che io ricordi non c’erano due grandi eventi nella capitale nello stesso giorno».
| La pulizia della città (Ansa) |
NANNI (PD): «STUPISCE LA RICHIESTA DI FONDI» – «Stupisce l’annuncio odierno del Campidoglio relativo alla richiesta di fondi inoltrata al governo per far fronte alle spese sostenute dall’Amministrazione Capitolina per l’organizzazione della giornata del 1 Maggio. Si tratta tra l’altro di un impegno finanziario consistente e pari a circa 4,6 milioni di euro. Solo l’accordo siglato con Atac faceva riferimento a quasi 1 milione di euro. Dalle dichiarazioni della giunta dei giorni scorsi sembrava che la macchina organizzativa operasse d’intesa con il governo. Non è pensabile che un evento come la beatificazione di papa Wojtyla con una portata internazionale che ha visto giungere a Roma centinaia di migliaia di pellegrini possa essere sopportata esclusivamente dalle finanze già esigue dell’Amministrazione Capitolina. Sarebbe uno sforzo finanziario che il Campidoglio da solo non può sostenere. Il governo prenda atto del peso sopportato dalla città e non faccia spallucce». E’ quanto dichiarato, in una nota, dal consigliere del Pd Dario Nanni.
ASTA PER LA CARITAS – «Abbiamo pensato di organizzare un’asta benefica su internet con le felpe della beatificazione, i gadget e i manifesti rimasti. Il ricavato andrà alla Caritas». Ha annunciato il sindaco di Roma, Gianni Alemanno.
«C’E’ STATA LA MANO DI GIOVANNI PAOLO II» – In occasione della beatificazione di Giovanni Paolo II, «ci siamo ritrovati di fronte ad un esercito pacifico, come un fiume carsico improvvisamente affiorato, quando fino al giorno prima non avevamo certezze sui numeri». Così, il sindaco Gianni Alemanno nel corso di una conferenza in Campidoglio. Alemanno ha tenuto a ringraziare i romani e tutti i pellegrini che hanno partecipato alla beatificazione «per il loro atteggiamento di assoluta tranquillità e serenità» e i volontari della Protezione civile come le persone impiegate nell’organizzazione dell’evento «per la loro professionalità». «Ieri – ha aggiunto – Benedetto XVI mi ha rivolto un ringraziamento, che io giro a tutti gli operatori che fino all’ultimo hanno lavorato intensamente per offrire il volto migliore di Roma». «In tutto questo c’è stato senz’altro la mano di Giovanni Paolo II – ha concluso – l’abbiamo sentita durante tutta la giornata di ieri». Il sindaco ha infine tenuto ad esprimere la sua «grande emozione quando Giovanni Paolo II è stato proclamato beato».
«UNA MAREA DI PERSONE» – «Voglio fare un doppio ringraziamento: ai romani e ai pellegrini». Così il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha esordito commentando nel corso di una conferenza stampa la giornata di ieri. «Ringrazio i romani – ha aggiunto – che hanno seguito con pazienza e disciplina questo evento, e ringrazio i pellegrini venuti a Roma per la loro tranquillità e serenità. A loro non interessava essere in prima fila ma esserci». Alemanno ha sottolineato che «fino al giorno prima non avevamo la certezza di quante persone sarebbero arrivate a Roma. Pensavamo tre-quattro-cinquecentomila, poi nella notte, improvvisamente, come un fiume carsico affiorato, è giunta spontaneamente una marea di persone: un milione e mezzo tra l’incredulità di tutti. Un esercito sereno che si è mosso e ha riempito Roma e che ci ha portato a riattivare l’accoglienza al Circo Massimo».
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Redazione online
02 maggio 2011
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Napolitano, Costituzione non si tocca. Fischi a La Russa / IL VIDEO
Da: PhotoNewsTube | Creato il: 25/apr/2011
Napolitano, Costituzione non si tocca. Fischi a La Russa. I VIDEO
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NAPOLITANO, LA COSTITUZIONE NON SI DISCUTE
Forte richiamo al rispetto della Carta Costituzionale da parte del Capo dello Stato, che a chiusura del suo discorso all’Altare della Patria ha dichiarato: «Si proceda alle riforme considerate mature e necessarie, come in questi anni ho sempre auspicato; lo si faccia con la serietà che è doverosa e senza mettere in forse punti di riferimento essenziali, in cui tutti possono riconoscersi». «Senza mettere in forse – ha aggiunto – quei principi e quella sintesi, così comprensiva e limpida, dei diritti di libertà, dei diritti e dei doveri civili, sociali e politici, che la Costituzione ha nella sua prima parte sancito».
NAPOLITANO, NON PREVALGA CIECO E ACCESO SCONTRO, TENERE FERMO CIÒ CHE CI UNISCE NONOSTANTE CLIMA ELETTORALE
«Non facciamo prevalere il cieco e acceso scontro» nonostante ci sia già un clima elettorale. Bisogna tenere fermo ciò che ci unisce e che ci tiene uniti come italiani. È questo l’appello che arriva dal capo dello Stato Giorgio Napolitano durante la cerimonia per il 25 aprile.
NAPOLITANO,SERVE NUOVO SENSO RESPONSABILITÀ NAZIONE
«La difficoltà delle sfide di oggi e del futuro richiedono nuovo senso di responsabilità nazionale, una rinnovata capacità di coesione nel libero confronto delle posizioni alla ricerca di ogni terreno di convergenza». Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel suo intervento all’Altare della Patria in occasione della cerimonia per il 25 aprile.
NAPOLITANO,RESISTENZA HA RECUPERATO VALORI NASCITA D’ITALIA
Il periodo della Resistenza ha recuperato quei valori di «libertà, indipendenza e unità» che sono alla base della nascita della nazione italiana 150 anni fa. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano alla cerimonia del 25 aprile all’Altare della Patria. «Ci sono – ha detto Napolitano – punti di contatto evidenti nonostante la distanza e le diversità tra i due momenti della lotta alla liberazione e la nascita dell’Italia 150 anni fa. Le forze migliori della nostra storia diedero libertà, indipendenza e unità, valori che furono recuperati nella Resistenza con il recupero della nostra libertà negata dal fascismo, dell’indipendenza negata dal nazifascismo e dell’unità recuperata dopo la divisione in due del paese nel conflitto».
MARONI A NAPOLITANO: GRAZIE DI COLTIVARE MEMORIA COMUNE
«Grazie per aver coltivato una memoria comune». Lo ha detto il ministro dell’Interno Roberto Maroni, rivolgendosi al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlando all’altare della patria in occasione della festa della Liberazione.
Il «lavoro della memoria nella celebrazione del 25 aprile è prezioso e importante», perchè si tratta di una «data che segna al conclusione di un dramma», «scia di sofferenze del popolo itailano», un «passaggio decisivo», un «punto di arrivo di una vicenda dolorosa» e «un punto di partenza della ricostruzione della nostra democrazia». È un passaggio del discorso del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, all’altare della patria in occasione della festa della Liberazione.
LA RUSSA FISCHIATO ALL’ALTARE DELLA PATRIA
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa è stato fischiato da alcuni cittadini che assistevano alle celebrazioni del 25 aprile all’Altare della patria. Quando il ministro ha preso la parola per fare il suo intervento alla cerimonia si sono levati alcuni fischi, ma La Russa ha proseguito con il suo discorso.
«Sono certo che il Presidente Napolitano vorrà redarguire i pochissimi stolti in verità che hanno espresso dissenso per le presenza dei Ministri del Governo Berlusconi il 25 aprile». Lo afferma il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. «Se non si partecipa ad alcune cerimonie scattano le critiche. Se si partecipa, qualcuno – osserva Gasparri – non è d’accordo. «Non sarà qualche nostalgico di Togliatti o della ‘volante rossà a prevalere, ma l’amore per la libertà di tutti gli italiani. Ma i faziosi di sempre vanno condannati con chiarezza» conclude Gasparri.
A TORINO 9 ORE DI MUSICA ININTERROTTA PER FESTEGGIARE IL 25 APRILE
Nove ore di musica ininterrotta con oltre venti artisti e gruppi italiani che si alternano sul palco insieme agli studenti piemontesi per venti letture sul tema della Resistenza. Torna per il quarto anno consecutivo il grande concerto del 25 aprile in occasione della Festa Nazionale della Liberazione. A ingresso gratuito, il concerto prende il via alle 15 in piazza San Carlo, per una giornata di musica e letture fino a mezzanotte.
SINDACO MORATTI, APRIAMO STAGIONE RICONCILIAZIONE
«Abbiamo bisogno di aprire una stagione nuova, fatta di memoria e di riconciliazione». Questo il messaggio del sindaco di Milano Letizia Moratti per il 66/o anniversario della Liberazione. Il primo cittadino ha preso parte in mattinata alle celebrazioni istituzionali del 25 aprile in città, deponendo corone sulle targhe commemorative sul municipio in piazza Scala, alla Loggia dei Mercanti e al sacrario dei Caduti a Sant’ Ambrogio. «Questa memoria e questa riconciliazione – ha detto il sindaco, ricandidata alle elezioni di maggio – sono ancor più importanti nell’anno del 150/o anniversario dell’Unità d’Italia, perchè ci aiutano a guardare avanti con il senso del nostro passato ma anche con la consapevolezza che la storia futura si costruisce con il rispetto, con l’attenzione all’ altro. Per questo credo che una stagione di riconciliazione sia quanto mai necessaria».
COMANDANTE ‘OTELLO’, TOCCARE L’ART. 1? FERMARE ACEFALI
«Vogliono toccare l’articolo 1 della costituzione? Io dico che occorre subito un’azione forte, non dico cruenta, non coi mitragliatori, ma con la stessa convinzione dei partigiani quando dovettero liberare l’Italia dai nazi-fascisti». Parola del battagliero comandante ‘Otellò, Placido Armando Follari, 88 anni ottimamente portati, a capo del distaccamento della nona Brigata Santa Justa, Vessillo tricolore, «cattolica, così Berlusconi – chiosa – non può dire nulla». Parla durante la cerimonia in memoria del 25 aprile, al Guardino Inglese di Palermo. Medaglia al valore militare, Croce al merito di guerra, Distintivo d’onore per avere partecipato al Corpo volontari per la libertà, il comandante ‘Otellò ricorda di avere fermato con i suoi uomini per 45 minuti i tedeschi sulla sponda nord del Po prima dell’arrivo delle truppe inglesi: «Un’azione memorabile. Dobbiamo fare lo stesso adesso, fermare – senza mitragliatori, ovviamente – quegli acefali che pensano di modificare le parti fondamentali della Costituzione e che farebbero bene a fare un altro mestiere. Il primo articolo non si tocca e tutti sono obbligati a difendere questo principio: dal servo più umile che sono io, ai servi più grandi che sono il capo del governo e il presidente della Repubblica».
ZINGARETTI, MANIFESTI? SEGNO FRUSTRAZIONE CODARDI
«Giudico quei manifesti come segni di impotenza e di frustrazione». Lo ha detto il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, che stamane ha deposto una corona a Porta S.Paolo in occasione delle celebrazioni per il 25 aprile. «Sono dispetti di quattro deficienti e codardi – ha aggiunto – che non avendo la forza e l’onesta di esprimere le proprie idee lo fanno nel silenzio della notte e non firmandosi. Il che – ha concluso Zingaretti – conferma di che pochezza di persone stiamo parlando».
TUTTO PRONTO AD ALTARE PATRIA PER CERIMONIA UFFICIALE
È tutto pronto in piazza Venezia per le celebrazioni all’Altare della Patria del 66esimo anniversario della Liberazione. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sarà accolto dall’inno d’Italia suonato dalla banda dell’esercito. Quindi passerà in rassegna il reparto d’onore e deporrà una corona d’alloro all’Altare della patria. Alla cerimonia ci saranno il ministro dell’Interno Roberto Maroni e quello della Difesa Ignazio La Russa. E poi il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente della Regione Lazio Renata Polverini, il sindaco di Firenze Matteo Renzi e il presidente della Toscana Enrico Rossi con altri rappresentanti delle istituzioni toscane. Alla fine delle celebrazioni il presidente Napolitano consegnerà una medaglia d’oro al valore civile ai familiari di Mario Pucci fiorentino ucciso a vent’anni dalle squadracce fasciste. Presenti anche molte delegazioni dell’Anpi.
LA CGIL A LAMPEDUSA
Stamattina una delegazione della Cgil porterà fiori sulle tombe dei «morti senza nome» sepolti a Lampedusa, dove un angolo del cimitero è stato dedicato ai migranti che hanno perso la vita nelle traversate dal Nordafrica all’isola delle Pelagie. «È il nostro modo di celebrare il 25 aprile – dice il segretario della Cgil siciliana, Antonio Riolo, che guida la delegazione di cui fanno parte il responsabile migrazione del sindacato, Pietro Milazzo, e due dirigenti della Fiom di Brescia -. Vogliamo sottolineare che questi migranti sono anche vittime del rigurgito neo fascista e capitalista che investe l’Europa». «In questo luogo di frontiera – aggiunge Riolo – arrivano migranti in cerca di pane e libertà, del diritto a una vita dignitosa e a un mondo più giusto. Il 25 aprile è l’occasione per ricordare chi muore per affrancarsi dall’oppressione». Lo scorso 2 aprile, nel pieno dell’emergenza immigrazione, la Cgil ha aperto a Lampedusa una sede del sindacato.
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25 aprile 2011
fonte: http://www.unita.it/italia/napolitano-costituzione-non-si-tocca-fischi-a-la-russa-i-video-1.286598
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RIGURGITO FASCISTA – Corsico, a fuoco gli addobbi per il 25 aprile
Non saranno sostituiti e non verrà cambiato il programma: «Vogliamo che la gente sappia»
Corsico, a fuoco gli addobbi per il 25 aprile
Bruciati i drappi sul monumento alla Resistenza e su quello degli alpini. Il sindaco: «Gesto inqualificabile»

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MILANO – Alcuni sconosciuti hanno bruciato la scorsa notte gli addobbi sistemati sul monumento alla Resistenza a Corsico e asportato quelli presenti su un altro dedicato agli Alpini, in vista delle manifestazioni del 25 aprile. «Un gesto inqualificabile e inaccettabile – ha detto il sindaco Maria Ferrucci -. Una provocazione che respingiamo al mittente, perchè la memoria della Resistenza e della conquistata libertà contro l’autoritarismo non possono essere denigrate o cancellate da chi intende negare la storia».
«DERIVA PERICOLOSA» - «Una deriva pericolosa – commenta il presidente dell’Associazione partigiani di Corsico Maurizio Graffeo – che non ci fermerà. In un primo momento pensavo si trattasse solo di un atto vandalico. Ma sotto il monumento alla Resistenza vicino al cimitero abbiamo trovato alcuni giornali arrotolati per appiccare l’incendio. Inoltre, in modo mirato sono andati in via Grandi, zona piazza Petrarca, dove c’è il monumento dedicato agli Alpini strappando tutti gli addobbi posizionati dal Comune. Però anche qui hanno voluto lasciare un messaggio, abbandonando alcuni pezzi di bandiera. A queste provocazioni – prosegue Graffeo – rispondiamo mantenendo alti i valori della Resistenza, dell’antifascismo, della Liberazione. Lo dobbiamo a quelle migliaia di uomini e donne che sono morte per garantirci la democrazia».
IL PROGRAMMA NON CAMBIA – La cerimonia di lunedì si svolgerà regolarmente e toccherà tutti i quattro monumenti (ai caduti, alla pace, ai marinai d’Italia e alla Resistenza) presenti sul territorio corsichese, dove i valori dell’antifascismo sono parte integrante della storia della città. Qualche anno fa, all’ingresso del palazzo comunale venne posizionata una targa in marmo per ricordare Luigi Salma, operaio delle Cartiere Burgo che resistette ai soprusi dei nazifascisti, sacrificando la propria vita per salvarne molte altre. «Corsico sarà in piazza il 25 aprile – dice ancora Maria Ferrucci – perché il presente si fonda su due valori, quali la Resistenza e la libertà, che proprio quest’anno, che si celebra il 150esimo anniversario dell’unità d’Italia, dovrebbero essere risvegliati dal torpore nel quale sono stati messi». Le bandiere e le coccarde bruciate o asportate non verranno sostituite. «Vogliamo che tutto rimanga così com’è – conclude la sindaca- perché chi ha compiuto il gesto sappia che la stragrande maggioranza dei cittadini crede nei valori della Resistenza».
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Redazione Online
23 aprile 2011
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