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Francia, sì della Corte costituzionale alle nozze gay: prime unioni a giugno

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Francia, sì della Corte costituzionale alle nozze gay: prime unioni a giugno

17 maggio 2013

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Nella giornata mondiale contro l’omofobia, tre Stati europei prendono decisioni che riguardano i diritti delle coppie omosessuali. In Francia il Consiglio costituzionale ha dato il via libera alla legge sul matrimonio gay, approvata lo scorso 23 aprile dal Parlamento di Parigi. «La legge sui matrimoni fra persone dello stesso sesso è conforme alla Costituzione». A questo punto, i primi matrimoni potrebbero essere celebrati già nel mese di giugno. E arriverebbero dopo mesi di battaglia nelle piazze e nel Palazzo. Si chiude quindi una vicenda che dal novembre 2012, momento del varo del progetto di legge da parte del Consiglio dei ministri, ha diviso il paese come non accadeva da decenni. Contestato non il matrimonio – sul quale, secondo i sondaggi, è favorevole il 66% dei francesi – quanto l’automatico diritto all’adozione che porta con sé: il 53% della popolazione sarebbe contraria.

Nelle stesso ore in Belgio l’associazione per i diritti degli omosessuali Homoparentalites ha presentato oggi, per la prima volta in Europa, una proposta di legge per la maternità surrogata, meglio conosciuta come utero in affitto. La norma riguarderà eterosessuali, omosessuali e single. Previsto un rimborso spese per la gestante.

A Lisbona, invece, il parlamento portoghese ha adottato con una maggioranza di misura la proposta di legge che permette ai componenti di una coppia omosessuale di adottare i figli del congiunto. Altri due testi nei quali si accordavano a queste coppie un pieno diritto all’adozione sono stati bocciati. La legge è stata approvata in prima lettura da una maggioranza di 99 voti, con 94 voti contrari e 9 astensioni. Il testo prevede che «quando due persone dello stesso sesso sono sposate o vivono assieme in un’unione di fatto, e uno dei due esercita la responsabilità parentale su un minore, per filiazione o per adozione, anche il congiunto potrà adottare il minore». In Portogallo, ricorda l’agenzia svizzera Ats, l’adozione a titolo individuale è aperta a tutti, ma la legge che autorizza il matrimonio omosessuale, promulgata tre anni fa, esclude esplicitamente il diritto all’adozione per le coppie gay.

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fonte ilsole24ore.com

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Giornata mondiale contro l’omofobia. Napolitano: “Intollerabili aggressioni a gay”

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Giornata mondiale contro l’omofobia
Napolitano: “Intollerabili aggressioni a gay”

Messaggio del capo dello Stato in occasione della giornata indetta dall’Onu in difesa dei diritti degli omosessuali: “Impegno fermo nella denuncia delle discriminazioni”. La Boldrini: “Riconoscere unioni anche in Italia”. Il ministro Idem: “Serve una legge specifica contro i reati di omofobia”. Grasso: “Lo Stato si attivi non solo per il riconoscimento, ma anche per la concreta protezione dei diritti dei gay”. La Ue: “Un omosessuale su 4 vittima di aggressioni”

Giornata mondiale contro l'omofobia Napolitano: "Intollerabili aggressioni a gay" (imagoec)

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APPROFONDIMENTI

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ROMA“Esprimo la mia vicinanza a quanti sono stati vittime di intollerabili aggressioni e a quanti subiscono episodi di discriminazione che hanno per oggetto il loro orientamento sessuale”. Lo afferma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio in occasione della giornata contro l’omofobia. “La denuncia e il contrasto all’omofobia – ha detto il capo dello Stato – devono costituire un impegno fermo e costante non solo per le istituzioni ma per la società tutta”.
E intervenendo alla cerimonia il presidente della Camera, Laura Boldirini chiede che siano riconosciute giuridicamente agli  omosessuali “le loro unioni anche in Italia”.

VIDEO La campagna: “Siamo tutti vittime”Parole scritte sul corpoIl Docufilm

Nel suo discorso il presidente Napolitano rivolge “un pensiero particolare a quei giovani che per questo hanno subito odiosi atti di bullismo che, oltre ad aggravare le manifestazioni di discriminazione, alimentano pregiudizi e dannosi stereotipi. La cultura del rispetto dei diritti e della dignità della persona ha già trovato significative espressioni sul piano legislativo e deve trovare piena affermazione in primo luogo nella famiglia, nella scuola, nelle varie realtà sociali e in ogni forma di comunicazione. In momenti di difficoltà economica – come quelli che stiamo attraversando – più che mai è necessario vigilare affinchè il disagio sociale non concorra ad acuire fenomeni di esclusione gravemente lesivi dei valori costituzionali di uguaglianza e solidarietà  su cui si deve fondare una convivenza civile”.

INCHIESTA Gay, diritti e persecuzioni nel mondo

La ricerca della Ue. Secondo un rapporto dell’Unione europea diffuso nella Giornata Internazionale contro l’Omofobia, in Europa un omosessuale su quattro ha subito violenze o minacce negli ultimi cinque anni. Inoltre i due terzi della comunità di gay, lesbiche, bisessuali e trasgender (la cosiddetta comunità Lgbt) teme ancora di mostrare la propria sessualità in pubblico e la maggior parte di loro si sente discriminata. “Paura, isolamento e discriminazione sono fenomeni quotidiani per la comunità Lgbt in Europa”, ha denunciato nella relazione Morte Kjaerum, direttore dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA). Il sondaggio, descritto come il più corposo mai realizzato sul tema, ha ‘ascoltato’ 93mila persone nei 27 stati membri dell’Ue, con l’aggiunta della Croazia, prossimo a unirsi al ‘blocco’ nel mese di luglio. Oltre un quarto degli intervistati (il 26%) ha riferito di aver subito qualche aggressione, fisica o verbale, negli ultimi 5 anni.

Per il ministro per le Pari Opportunità, Josefa Idem “la solidarietà alle vittime e la condanna di questi atti vergognosi e inaccettabili non bastano”, è necessario “agire con determinazione affrontando il problema su vari piani”. Idem si è impegnata a sostenere l’adozione di una legge specifica contro i reati di omofobia e transfobia: “mi auguro possa essere approvata presto dal Parlamento con il più ampio sostegno possibile” ha detto.

Sui diritti dei gay è intervenuto anche il presidenti del Senato. “La tutela dei diritti delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali rappresenta l’ultima frontiera del lungo percorso storico che ha accompagnato l’affermazione e la protezione dei diritti umani – ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso – .Lo Stato si attivi non solo per il riconoscimento, ma anche per la concreta protezione dei diritti degli omosessuali”. “Gli omofobi sono cittadini meno uguali degli altri”. Secondo Grasso “sono chiusi nel loro guscio, si frequentano tra loro, non allargano i loro orizzonti né il loro cerchio di amicizie. Temono i viaggi all’estero, le feste, gli studentati all’università e gli spogliatoi delle palestre”. Con un messaggio su twitter, interviene anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno: “‘L’omofobia è una stupida discriminazione. Roma ci insegna quotidianamente il rispetto verso il prossimo. Odio la parola omofobia. Non è una fobia. Non sei spaventato. Sei un cretino”.

Proposta di legge. Alla Camera c’è una proposta di legge, a firma del Pd Ivan Scalfarotto, che ha già raccolto 221 firme tra esponenti del suo partito, di Sinistra economia e libertà, Movimento 5 stelle e Scelta Civica. In pratica, un terzo del parlamento sarebbe pronto a votare la legge. Si tratta di capire se questo fronte trasversale può ulteriormente allargarsi in commissione e in aula. Il testo Scalfarotto è finalizzato a combattere l’omofobia e la transfobia in tutte le sue forme grazie all’estensione della legge Mancino che già punisce il razzismo basato su etnia, nazionalità e religione. Un analogo disegno di legge sull’omofobia è stato presentato al Senato dal senatore Pd Sergio Lo Giudice, e ha già raccolto le firme un’ottantina di senatori tra Pd, Sel, M5s e Scelta Civicai. Ce n’è poi uno dei senatori del M5S, a prima firma Michela Montevecchi e sottoscritta da suoi 14 colleghi.  (17 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Assistenza sanitaria a conviventi stesso sesso, l’ufficio di presidenza della Camera dà l’ok

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Assistenza sanitaria a conviventi stesso sesso, l’ufficio di presidenza della Camera dà ok

La richiesta era stata avanzata dal deputato Pd, Ivan Scalfarotto. L’assistenza sanitaria integrativa, dietro il pagamento di una quota, può essere estesa al partner dello stesso sesso così come avviene per tutti gli altri parlamentari. Vendola: “Bene, ma diritto che spetta a tutti gli italiani”

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ROMAL’ufficio di presidenza della Camera, per la prima volta, riconosce le coppie gay. L’organo presieduto da Laura Boldrini ha infatti accolto, a maggioranza, la richiesta di Ivan Scalfarotto (Pd) di vedere estesa, dietro il pagamento di una quota, l’assistenza sanitaria integrativa anche al compagno dello stesso sesso così come avviene per tutti gli altri parlamentari (sia sposati che conviventi). Scalfarotto vince quindi una battaglia che nella scorsa legislatura aveva visto sconfitta la collega di partito Paola Concia. Non tutti i gruppi presenti nell’ufficio di presidenze però hanno votato a favore.

Parere positivo è stato espresso da Pd, Pdl e Sel. Solo la Lega ha espresso un voto contrario. Si sono astenuti Scelta Civica e Fratelli d’Italia, ma si sono astenuti anche i rappresentanti dell’ufficio di presidenza del Movimento 5 Stelle che hanno chiesto, sempre secondo quanto si apprende, di rinviare per avere più tempo per discutere: “Lo abbiamo fatto – spiega la capogruppo M5S alla Camera, Roberta Lombardi – perché è un privilegio della casta. Nelle assicurazioni esterne – fa notare la capogruppo M5S a Montecitorio – il convivente dello stesso sesso non gode dell’estensione delle coperture. Perché alla Camera dovrebbe?”, chiede Lombardi. “È sempre la casta che vuole per sé i privilegi”. Da qui la decisione del Movimento di astenersi dal voto.

“Può sembrare un semplice atto amministrativo e invece ha una valenza universale, ora è giusto riconoscere gli stessi diritti a tutti i cittadini”, è stato il commento di Ivan Scalfarotto. “Questo è un principio elementare – dice Scalfarotto -: se si riconosce una famiglia more uxorio questa deve essere sia omosessuale che eterosessuale, come riconosciuto anche da sentenza della Corte di Cassazione e della Corte costituzionale. Ciò che è riconosciuto ai parlamentari ora deve essere valido per tutti”. I diritti, aggiunge Scalfarotto, “non vanno riconosciuti solo ai parlamentari, ma a tutti gli italiani. Io ho fatto una battaglia non per ottenere l’assistenza sanitaria, ma per vedere affermato un diritto. Giovedì presenterò una proposta di legge contro l’omofobia che ha raccolto 200 firme, vale a dire 1/3 dei deputati. Questo dimostra che in Parlamento ci può essere una maggioranza per provare ad affrontare certe tematiche”.

Soddisfatta per il passo avanti compiuto dalla Camera Anna Paola Concia: “È un banalissimo principio di uguaglianza – spiega l’ex parlamentare del Pd -, ma con esiti nefasti. La differenza l’ha fatta un ufficio di presidenza a maggioranza progressista diverso da quello della scorsa legislatura che invece era a maggioranza conservatrice. Sono contenta perché la mia battaglia non è stata inutile”. E aggiunge: “Adesso bisogna fare il passo decisivo: visto che c’è una maggioranza progressista mi aspetto che questo Parlamento stabilisca il principio di uguaglianza per le coppie omosessuali anche fuori dal Parlamento”.

“Bene la decisione giunta oggi dalla Camera. Finalmente l’acquisizione di un diritto. Ma non deve essere un privilegio per pochi. È un diritto che spetta a tutti gli italiani” scrive su Twitter Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà. (14 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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DISCRIMINAZIONE INTOLLERABILE – Marcia per La Vita sì, corteo per Giorgiana Masi no / Giorgiana Masi, ancora senza giustizia

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Marcia per La Vita sì, corteo per Giorgiana Masi no: “Divieto per motivi di ordine pubblico”

Una manifestazione che, secondo il candidato sindaco Sandro Medici, è stata vietata dalla Questura che avrebbe opposto un rifiuto “per l’impossibilità che si svolga in contemporanea con la Marcia per la Vita per una questione di ordine pubblico”

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Redazione10 maggio 2013

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La Marcia per la Vita sì, il corteo per Giorgiana Masi no. La Questura lo avrebbe vietato per motivi di ordine pubblico. E’ polemica negli ultimi giorni tra gli attivisti di collettivi autorganizzati e del movimento femminista che avevano in programma, come tutti gli anni, un corteo in memoria della giovane studentessa uccisa nel 1977 con un proiettile su Ponte Garibaldi che era in piazza quel giorno per celebrare la vittoria del referendum sul divorzio.

I manifestanti avrebbero voluto marciare per ricordarla, per urlare  “contro i femminicidi” e per “la libertà delle donne”.Una manifestazione che, secondo quanto detto dal candidato sindaco Sandro Medici, è stata vietata dalla Questura che avrebbe opposto un rifiuto “per l’impossibilità di svolgere qualsiasi tipo di manifestazione in contemporanea con la Marcia della vita per una questione di ordine pubblico”.

In piazza ci saranno gli attivisti del movimento per la vita che contestano la legge 194, quella che regola l’aborto. Il corteo partirà  domenica mattina alle 9.30 dal Colosseo e arriverà a Castel Sant’Angelo.

Per Medici “è evidente che ci sia l’intenzione da parte del Campidoglio di non mostrare alcun dissenso nei confronti di un corteo che attacca diritti e libertà delle donne”. Oggi alle 18 i collettivi hanno organizzato un’assemblea pubblica in piazza Sonnino. L’intenzione sembra essere quella di marciare comunque.

“Non siamo disposti ad accettare che la Questura  impedisca domenica prossima ai cittadini romani di manifestare pacificamente il proprio dissenso nei confronti della manifestazione promossa da cattolici integralisti e neofascisti, negando il contro-corteo da Piazza Campo de Fiori a Ponte Garibaldi. E’ un fatto grave che lede la democrazia e la libertà di manifestare, tanto più che avviene in campagna elettorale. Nessuno potrà impedirci di scendere in piazza per dare voce a quella parte della città che su divorzio, aborto e quant’altro non vuole un ritorno al passato”. Lo dichiara Giovanni Barbera, candidato del Prc a presidente del nuovo Municipio I e al Consiglio comunale con la coalizione che sostiene Sandro Medici a sindaco.

“Aver voluto autorizzare la “Marcia per la vita” – continua Barbera – proprio il 12 maggio, giorno in cui ricorre anche l’anniversario della morte di Giorgiana  Masi, avvenuta nel 1977 a Ponte Garibaldi  durante una manifestazione non autorizzata a favore del referendum sull’aborto, rappresenta una grave provocazione che non possiamo assolutamente tollerare. Tanto più che la morte di Giorgiana Masi avvenne in un contesto molto simile a quello che la Questura sta creando. Anche in quell’occasione, nel 1977, il Ministro degli interni Cossiga aveva disposto un divieto a manifestare”.

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fonte romatoday.it

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Giorgiana Masi, ancora senza giustizia. Vietato il corteo

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ROMA – Domenica prossima ricorre  (oggi per chi legge, n.d.m.)il 36esimo anniversario della morte di Giorgiana Masi, che, il 12 maggio 1977, durante una manifestazione per celebrare la vittoria del referendum sul divorzio, venne assassinata.

Anche quest’anno si celebrano manifestazioni in ricordo della giovane assassinata che dovrebbero convergere su Ponte Garibaldi, luogo in cui Giorgiana fu assassinata. Il condizionale p d’obbligo visto che la Questura ha vietato il corteo perché a Roma si svolgerà in quello stesso giorno la marcia antiabortista. Il divieto, fanno sapere gli organizzatori della manifestazione per Giorgiana, non sarà rispettato. “Domenica prossima – afferma Claudio Ortale, vice Presidente uscente del Consiglio del Municipio Roma 19 e candidato a consigliere al Comune di Roma – scenderemo in piazza come ogni anno perché questa città, prima di essere del Vaticano, è di tutti i cittadini e le cittadine che continuano a ricordare Giorgiana proseguendo quotidianamente le sue battaglie”.

 
I fatti
Giorgiana Masi, la diciannovenne studentessa e attivista radicale fu uccisa, il 12 maggio del 1977, durante gli scontri tra manifestanti e forze di polizia in piazza Navona. Un nome, quello di Giorgiana, indissolubilmente legato all’alto livello di tensione sociale che si respirava in quel periodo e assurto a simbolo, suo malgrado, di tutte le vittime della violenza di stato.  A più di trent’anni da quei tragici eventi, i responsabili del suo omicidio sono rimasti impuniti.
Una morte dai contorni poco chiari, quella di Giorgiana, su cui si allunga il triste sospetto, divenuto negli anni quasi una certezza, che a sparare su una giovane manifestante inerme non sia stato un compagno del movimento, come all’inizio si era voluto far credere, ma la mano armata di poliziotti in borghese, travestiti da autonomi e infiltrati in cortei e manifestazioni.

Il giorno in cui la vita di Giorgiana sarebbe finita sull’asfalto di ponte Garibaldi i Radicali avevano indetto, in piazza Navona, un sit – in per celebrare il terzo anniversario del referendum sul divorzio nonostante il divieto di manifestazioni pubbliche, decretato dall’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga, a seguito dell’uccisione dell’agente Settimio Passamonti e il ferimento di cinque agenti di pubblica sicurezza durante gli scontri di piazza del precedente 21 aprile. Quella del 12 maggio doveva essere una giornata all’insegna dell’allegria e della nonviolenza, ma ben presto si tramutò in un vero e proprio fiume di sangue, con ferimenti e percosse. A pesare sulla coscienza collettiva una foto in particolare, scattata da Tano D’Amico, il fotografo ufficiale del Movimento che più di ogni altro ha saputo raccontare per immagini quei contraddittori e passionali anni Settanta: al centro dell’inquadratura si vede un poliziotto in borghese, vestito da autonomo, armato e pronto a sparare ad altezza uomo sulla folla. E come lui tanti altri. Immagini che confermano quanto i giornali dell’epoca raccontarono, testimoniando la ferocia gratuita con cui gli agenti si scagliavano contro inermi cittadini. Immagini che valsero più di mille parole e costrinsero l’allora ministro dell’Interno ad ammettere una parziale verità, passando da “non c’erano poliziotti tra la folla”, a “c’erano poliziotti in borghese, ma non armati” per finire a “c’erano poliziotti in borghese armati, tra la folla, ma non spararono”. Una mezza verità, avendo sempre l’ex ministro escluso che a sparare fossero stati i poliziotti, imputando piuttosto il tragico evento alle provocazioni dei manifestanti. E, così, in una sonnecchiosa e semivuota aula parlamentare, andò in scena l’interrogazione con cui l’on. Marco Pannella cercava di inchiodare  l’ex ministro alla sue responsabilità riguardo l’inadeguata gestione dell’ordine pubblico, non ottenendo altro che la sostituzione dell’allora questore di Roma. Nemmeno il Libro bianco, dossier redatto in quell’anno dai Radicali per far luce sulla morte di Giorgiana Masi, sortì effetto alcuno. Il processo istituito contro ignoti per la morte della studentessa, infatti, si chiuse nel 1981 per impossibilità a procedere. Ignoti i responsabili, ignoti gli eventuali mandanti e una sete di giustizia inappagata.

Il caso di Giorgiana Masi, tuttavia, si affaccia nuovamente alla ribalta pochi anni fa quando, dalle pagine del Corriere della Sera, Francesco Cossiga torna sulla questione, imputando ancora l’uccisione della giovane al fuoco amico dei compagni del Movimento. Poco tempo dopo, Cossiga prima di morire,  fu intervistato nel corso della trasmissione di Raitre “Report”,e lascò intendere di essere a conoscenza di alcuni segreti di Stato, segreti che non rivelerà mai. Tra questi, forse, anche il nome degli assassini di Giorgiana. I dubbi rimangono, così come rimane lo sconforto per la morte di una ragazza ancora in attesa di giustizia.

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fonte dazebaonews.it

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Alt di Grillo sullo ius soli, “solo con un referendum”

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fonte immagine maurobiani.it

Alt di Grillo sullo ius soli, “solo con un referendum”

12:16 10 MAG 2013

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(AGI) – Roma, 10 mag. - Beppe Grillo si schiera contro lo ius soli e incassa un sostegno inedito: quello di Ignazio La Russa.
“In Europa non e’ presente, se non con alcune eccezioni estremamente regolamentate, lo ius soli” scrive Grillo su twitter.

“Dalle dichiarazioni della sinistra che la trionfera’ (ma sempre a spese degli italiani) non e’ chiaro quali siano le condizioni che permetterebbero a chi nasce in Italia di diventare ipso facto cittadino italiano”, si legge poi nel sito di Grillo, “Lo ius soli se si e’ nati in Italia da genitori stranieri e si risiede ininterrottamente fino a 18 anni e’ gia’ un fatto acquisito”.

Prosegue il comico: “Chi vuole al compimento del 18simo anno di eta’ puo’ decidere di diventare cittadino italiano. Questa regola puo’ naturalmente essere cambiata, ma solo attraverso un referendum nel quale si spiegano gli effetti di uno ius soli dalla nascita. Una decisione che puo’ cambiare nel tempo la geografia del Paese non puo’ essere lasciata a un gruppetto di parlamentari e di politici in campagna elettorale permanente.
Inoltre, ancor prima del referendum, lo ius soli dovrebbe essere materia di discussione e di concertazione con gli Stati della UE. Chi entra in Italia, infatti, entra in Europa”.
LA RUSSA, DA GRILLO POSIZIONE CONDIVISIBILE

“Finalmente una posizione chiara e condivisibile da Grillo: no allo jus soli salvo referendum. Ma siccome in italia non esiste il referendum propositivo (Grillo evidentemente non lo sa, ma pazienza!) bisogna che ci sia un impegno sin d’ora a promuovere un referendum abrogativo se la maggioranza votasse una legge siffatta” dichiara Ignazio La Russa, presidente del movimento Fratelli d’Italia.

“Fratelli d’italia sicuramente sarebbe in prima linea nella raccolta delle firme”, prosegue La Russa, “Grillo si impegna a farlo? Nessun altro? Come si fa a non capire che lo jus soli (a parte ogni altra considerazione) attirerebbe clandestinamente in italia partorienti da tutto il mondo? Personalmente sono invece stato sempre favorevole a discutere se e come anticipare di qualche anno l’acquisizione della cittadinanza italiana, oggi fissata in questi casi al compimento dei 18 anni di eta’ per i bimbi nati in italia da immigrati regolari che abbiano frequentato in Italia tutto il ciclo della scuola dell’obbligo”.

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fonte agi.it

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La sfida di Josefa: “Basta coppie di serie B serve una legge per le unioni gay”

La sfida di Josefa: "Basta coppie di serie B serve una legge per le unioni gay" Josefa Idem

La sfida di Josefa: “Basta coppie di serie B
serve una legge per le unioni gay”

Il ministro Idem: la mia gara per la parità. “Per le adozioni da parte degli omosessuali vedremo in seguito”. “Il braccialetto elettronico anti stalking suggerito dalla Cancellieri è un’idea da valutare

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di CATERINA PASOLINI

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ROMA - “Presenterò un disegno di legge per le unioni civili. Perché non deve importare se uno ha scelto di condividere la vita con una donna o un uomo, se una persona è gay, lesbica o eterosessuale. La cosa fondamentale è che tutti i cittadini devono avere gli stessi diritti, senza distinzione di sesso”. Josefa Idem, neo ministro alle Pari opportunità, Sport e Politiche giovanili, pesa le parole. Evita gli slogan, le battute ad effetto. Si è buttata nel nuovo impegno come fosse una olimpiade: con serietà e ritmi intensi di chi è abituato a faticare, per conoscere a fondo i temi prima di fare proposte. Ma su questo punto non transige.

Nozze gay come in Francia?
“Non è importante come le chiami ma i diritti che dai. E questi devono essere uguali per tutti i cittadini, non importa con chi convivano o di chi si innamorano. Perché è ingiusto non poter stare accanto a chi ami se è malato perché lo Stato ti considera un semplice conoscente. Non devono esistere cittadini, o coppie, di serie B”.

Prevede anche l’adozione per le coppie omosessuali?
“Occorre tener conto della realtà del Paese, cominciamo dalle unioni, poi si vedrà”.

Tre donne uccise in poche ore, che fare?
“È una realtà agghiacciante: sono già 25 quelle massacrate da gennaio. Bisogna muoversi subito con interventi pensati e concreti, partendo dalle scuole perché il rispetto reciproco si impara da piccoli. Ma servono informazioni complesse, manca un Osservatorio: per questo il 22 vedrò le associazioni che si occupano di violenza di genere, da Telefono Rosa all’Arcigay. Ancora troppe donne, troppe persone omosessuali subiscono maltrattamenti fino ad essere uccise per la sola colpa di essere ragazze o gay”.

Come lavorerà la task force dei ministri?
“La cosa straordinaria è che già arrivano le prime proposte. Come il braccialetto elettronico suggerito dal ministro Cancellieri. È un’idea da valutare tra i sistemi per tenere lontani gli aggressori. Che sono seriali, ripetono negli anni la violenza: il 40 per cento delle donne ammazzate, prima aveva infatti subito stalking”.

Come sconfiggere la violenza?
“Come nella canoa e nello sport in generale, la vittoria si raggiunge in équipe. Io voglio lavorare assieme agli altri, avere suggerimenti, collaborazione, perché la violenza si batte uniti”.

C’è chi propone l’ergastolo per il femminicidio.
“Io non credo che l’inasprimento delle pene serva a diminuire i reati”.

Laura Boldrini, presidente della Camera, chiede meno donne-oggetto in pubblicità.
“Se ti vedono come un oggetto è possibile che poi come una bambola di pezza ti usino per giocare e poi ti buttino via. Ci vuole più controllo su pubblicità e televisione, questi modelli culturali hanno conseguenze…”.

Cosa manca in Italia per una vera parità?
“Molte cose. Io sono per la parità tra le persone, e quindi sì alla legge che dà la nazionalità a chi nasce in Italia, sì alla parità negli stipendi, nelle opportunità”.

Favorevole alle quote rosa?
“Sì, ma devono rispettare la realtà: le donne sono il 50 per cento della popolazione? Bene, quella deve essere la percentuale, è un diritto non una graziosa concessione degli uomini. Penso anche all’obbligo del congedo parentale per i padri, perché siano coinvolti fino in fondo nella vita da equilibriste delle donne che corrono tra lavoro, casa e bambini”.

Bambini un po’ obesi e poco sportivi, dicono le statistiche.
“Molte scuole non hanno palestre e la ginnastica viene insegnata da docenti di altre materie, non ci sono spazi e fondi. Ed è un male, perché lo sport ha una funzione culturale, di integrazione sociale e crescita: insegna a stare assieme, a rispettare le regole, dà un codice etico e di comportamento. Più sport farebbe dell’Italia un Paese più vivibile, con meno corruzione. Senza contare che fa risparmiare”.

Si risparmia facendo sport?
“Ogni euro investito nello sport sono tre euro risparmiati perché la persona sarà più sana e avrà meno bisogno di assistenza sanitaria da adulto o anziano”.

Il suo sogno?
“Un mondo a misura di persone, con orari di lavoro compatibili con la vita privata, come in Australia dove le agende non prevedono appuntamenti dopo le quattro del pomeriggio. Un paese dove c’è lavoro, parità tra tutti i cittadini e una palestra in ogni scuola, magari finanziandola con sponsor come ho fatto quando ero assessore a Ravenna. Per cercare di realizzarlo lavorerò con gli altri ministri, del Lavoro, della Pubblica istruzione”.

Il gioco di squadra vince sempre?
“Un equipaggio va più forte e veloce di una barca singola”.

(10 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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L’Italia è il Paese con i conti correnti più cari, Bruxelles va all’attacco

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L’Italia è il Paese con i conti correnti più cari, Bruxelles va all’attacco

La Commissione Ue è stanca di aspettare che le banche trovino da sole il modo di andare incontro ai consumatori e prepara una direttiva per garantire un conto corrente base a tutti i cittadini. Richiesta anche una maggiore trasparenza e la possibilità di cambiare istituto in 15 giorni

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di | 8 maggio 2013

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L’Italia è il Paese europeo dove aprire un conto corrente costa di più (250 euro in media) e dove è meno semplice accedere alle informazioni sui costi per comparare le offerte degli istituti. Le tariffe bancarie sono infatti particolarmente opache nel nostro Paese, con tempi per cambiare banca troppo lunghi. Una situazione che ha fatto scendere in campo la Commissione europea, decisa a lanciare una nuova normativa per tagliare drasticamente i tempi e costringere gli istituti alla trasparenza sulle spese.

“Abbiamo avuto risultati deludenti dall’autoregolamentazione e quindi abbiamo deciso di intervenire”, ha spiegato il commissario al mercato interno, Michel Barnier, stanco di aspettare che le banche trovino da sole il modo per andare incontro ai consumatori. Gli ambiti d’intervento della nuova direttiva sono tre.

Prima di tutto assicurare che tutti abbiano un conto in banca e per questo la Commissione chiede agli Stati di “garantire questo diritto”, così come avviene per la carta d’identità. Le banche non avranno quindi più scuse per negare l’apertura di un conto e dovranno abbattere tutti gli ostacoli, mentre lo Stato dovrà garantire che almeno un istituto per ogni Paese dia un conto anche a chi non può permettersi di sostenere spese bancarie, riducendo i costi al massimo o concedendolo gratuitamente.

Il secondo ambito di intervento riguarda le tariffe di un conto che devono essere trasparenti: le banche avranno quindi l’obbligo di pubblicare un opuscolo con tutti i costi dei maggiori servizi e commissioni, nonché i costi di chiusura del conto, spesso introvabili. E gli Stati dovranno creare un sito web indipendente dove pubblicare tutte le tariffe delle banche in modo da rendere semplice il confronto per il consumatore.

Il terzo punto afferma infine che il cambio di banca deve essere semplice e rapido, quindi la Commissione stabilisce un massimo di 15 giorni per compiere l’operazione e chiede di garantire che tutte le domiciliazioni siano spostate automaticamente nella nuova banca, qualora un cliente decida di cambiare istituto. “Deve essere facile trasferire tutte le operazioni”, ha spiegato il commissario ai consumatori, Tonio Borg, “ad esempio il trasferimento delle domiciliazioni avviene difficilmente e scoraggia i clienti dal cambiare banca”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Equitalia alza il limite da 20 a 50mila euro. Ora è più facile pagare a rate

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Equitalia alza il limite da 20 a 50mila euro. Ora è più facile pagare a rate

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di 8 maggio 2013

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Si potrà chiedere la rateizzazione dei debiti con il Fisco, con una semplice richiesta, fino a 50mila euro e per 72 rate. Le due nuove agevolazioni concesse per venire incontro ai contribuenti in difficoltà o che preferiscono saldare a rate le cartelle esattoriali sono state annunciate da Equitalia. Nel giro di un anno la società di riscossione ha alzato due volte la soglia per ottenere la rateizzazione “in carta semplice”. Fino al marzo 2012 il limite era fissato a 5mila euro. Poi è stato elevato a 20mila e adesso a 50mila euro.

La novità
Con una richiesta motivata (senza la documentazione richiesta, invece, sopra i 50mila euro) si potrà chiedere, come detto, rate per 72 mesi (6 anni), mentre finora era possibile accedere in via semplificata a un massimo di 48 rate (4 anni).

«La rateizzazione si conferma uno strumento efficace per andare incontro alle esigenze dei contribuenti – ha spiegato Benedetto Mineo, amministratore delegato di Equitalia – Basta pensare che a oggi sono attive circa due milioni di rateazioni per un totale di oltre 22 miliardi di euro. L’obiettivo è rendere il pagamento a rate sempre più rispondente alle esigenze delle persone in modo che possano regolarizzare con più facilità la loro posizione con il fisco».

Per gli importi sopra i 50mila eruo occorrerà invece presentare una serie di documenti aggiuntivi per dimostrare la situazione di temporanea difficoltà (come l’Isee per le persone fisiche; mentre per i soggetti diversi dalle persone fisiche o dai titolari di ditte individuali in regimi fiscali semplificati l’esistenza di una situazione di temporanea e obiettiva difficoltà si valuta mediante l’applicazione di alcuni parametri costituiti dai cosiddetti “indice di liquidità” e “indice alfa”).

In generale Equitalia può concedere il rateizzo delle somme dovute fino a un massimo di 6 anni (72 rate). Se si è chiesto un periodo inferiore si può ottenere una proroga, sempre fino a un massimo di 72 rate, se durante i pagamenti si dimostra il peggioramento della situazione di difficoltà posta a base della concessione della prima rateazione.

L’importo minimo di ogni rata è pari a 100 euro. Ma nella richiesta il contribuente può indicare la preferenza per un piano di dilazione a rate variabili e crescenti, più basse all’inizio nella prospettiva futura di un miglioramento della situazione economica del contribuente.

Chi ha ottenuto la rateazione non è più considerato inadempiente e ha una serie di vantaggia. Oltre a bloccare procedure esecutive può richiedere il Durc (Documento unico di regolarità contributiva) per partecipare alle gare di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi. Inoltre, Equitalia non può iscrivere ipoteca nei suoi confronti né attivare qualsiasi altra procedura cautelare ed esecutiva finché si è in regola con i pagamenti.

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fonte ilsole24ore.com

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Cittadinanza, Kyenge: presto un ddl sullo ius soli. Insorge il Pdl

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Cittadinanza, Kyenge: presto un ddl sullo ius soli. Insorge il Pdl, Schifani: Letta intervenga per il bene governo

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Nuove regole sulla cittadinanza. Un ddl sullo ius soli sarà pronto nelle prossime settimane: lo ha detto il ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, intervenendo alla trasmissione “In mezz’ora” su Raitre. Come testimonial del diritto alla cittadinanza per chi nasce in Italia, non vedrebbe male la stella del calcio Mario Balotelli, che subito si dice disponibile. Il ministro ha poi ribadito che il reato di immigrazione clandestina va abolito.

«È difficile dire se riuscirò» ha ammesso il ministro rispondendo alle domande di Lucia Annunziata, perché «per far approvare la legge bisogna lavorare sul buon senso e sul dialogo, trovare le persone sensibili. È la società che lo chiede, il Paese sta cambiando». «Bisogna lavorare molto per trovare i numeri necessari» ha aggiunto Kyenge, precisando di non pensare a un eventuale fallimento. Il Pdl dà l’altolà a fughe in avanti. Il presidente dei senatori Renato Schifani, intervistato da SkyTg24, invita il presidente del consiglio Enrico Letta a richiamare i suoi ministri a maggiore cautela quando si parla di temi che non rientrano nel programma di governo.

Schifani: la proposta di Kyenge non rientra nel programma
«Quello che ha detto il ministro Kyenge – spiega Schifani – non rientra nel programma. Credo che sia necessario che in queste ore di avvio delicato» del lavoro dell’esecutivo «il premier spieghi ai propri ministri che una maggiore sobrietà su temi non discussi tra la maggioranza sarebbe auspicabile» altrimenti gli stessi ministri «potrebbero creare nocumento al governo stesso».

Rivedere i Cie , reato di immigrazione clandestina da abrogare
Secondo il ministro, poi, «occorre rivedere la struttura dei Cie (i Centri di identificazione ed espulsione) e lo stato di emergenza» legato agli sbarchi. Occorre «guardare alla direttiva europea che l’Italia ha ratificato in modo sbagliato» anche riguardo alla permanenza di 18 mesi «che devono essere una extrema ratio. La direttiva non chiede all’Italia di mettere nei Cie persone malate, fragili, minori, ma solo persone pericolose o criminali».

Balotelli testimonial? Kyenge: buona idea. Lui: sono disponibile
Coinvolgere il calciatore Mario Balotelli come testimonial di una campagna a favore dello ius soli? Per Kyenge è «una buona idea. Non lo conosco personalmente – ha continuato – so che lui sta subendo atti di razzismo, ma riesce a testa alta a dare un forte contributo all’Italia, che è il nostro Paese». L’attaccante del Milan ha subito replicato con una in una dichiarazione affidata all’Ansa: «Sono sempre disponibile» per la lotta al razzismo e alla discriminazione.

Boldrini: anacronistico no a cittadinanza a figli di immigrati
Secondo la presidente della Camera Laura Boldrini «è anacronistico che i ragazzi figli di immigrati, nati in Italia, non possono ottenere la cittadinanza nel nostro Paese». La presidente della Camera ha ricordato che il capo dello Stato «ha più volte sollecitato la politica per cambiare la legge sulla cittadinanza. Visto il successo che il ritorno al Quirinale di Napolitano ha ottenuto in Parlamento salvo qualche rara eccezione, penso che il Parlamento stesso possa darsi da fare ed ascoltare le parole di Napolitano».

Pdl in ebolizzione. Schifani: Kyenge? No a proclami solitari
Subito le prime reazioni alle dichiarazioni del ministro. «Le opinioni politiche di Cecile Kyenge su cittadinanza e reato di immigrazione clandestina – ha spiegato in una nota Anna Maria Bernini, senatrice e portavoce vicario del Pdl – sono perfettamente legittime se espresse a titolo personale, ma fuori luogo se pronunciate nelle vesti di ministro della Repubblica in un governo di coalizione che vive anche grazie al sostegno del Pdl, e ai suoi voti sui singoli provvedimenti».

No anche dal vicepresidente di Palazzo Madama, Maurizio Gasparri: «La cittadinanza automatica per il solo fatto di nascere in Italia non é praticabile – ha detto -. L’azione del governo deve piuttosto essere volta a far rispettare le leggi vigenti. Una task force che veda interessata anche il ministro Kyenge per verificare la reale condizione dei tanti immigrati presenti in Italia sarebbe un primo passo».

Renato Schifani, capogruppo del Pdl al Senato: «Non si esageri e si usi maggiore cautela anche da parte dei membri del governo. Quello del ministro Kyenge, che annuncia urbi et orbi che il reato di immigrazione clandestina andrebbe abrogato e un ddl sullo ius soli nelle prossime settimane, è soltanto l’ultimo episodio». Schifani ha invitato a evitare «proclami solitari, senza che gli argomenti siano discussi e concordati in un ambito collegiale». «Il ministro Kyenge non fa proclami solitari – ha replicato il deputato del Pd Edoardo Patriarca -. Quanto esprime è da tempo sentito dalla popolazione italiana. Non vorrei che una parte del Pdl esprimesse solo una posizione ideologica».

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fonte ilsole24ore.com

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Lavoro, così cambierà la legge Fornero: dai precari all’apprendistato

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Lavoro, così cambierà la legge Fornero: dai precari all’apprendistato

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di Giusy Franzese

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ROMA – Contratti a termine con minori vincoli, apprendistato più semplice, politiche attive di reinserimento più efficaci. Sono questi i tre capitoli della legge Fornero che la nuova squadra del ministero del Lavoro ha intenzione di modificare al più presto. Le prime riunioni interne si terranno già all’inizio della prossima settimana e a giorni dovrebbe partire anche la convocazione delle parti sociali per un iniziale giro di orizzonte. L’obiettivo sarà trovare il giusto equilibrio tra le esigenze dei lavoratori a non essere precari a vita e quello delle imprese ad avere la necessaria flessibilità.
Detta così sembra un percorso in discesa. In realtà sappiamo per esperienza che sul concetto di ”giusto equilibrio”, anche recentemente, le parti si sono scontrate più volte. Qualche avvisaglia è già arrivata. «Togliamoci dalla testa l’idea che un pezzo di flessibilità in più dovrebbe determinare chissà quali risultati» ha avvertito l’altro giorno il leader della Cgil, Susanna Camusso, reclamando «più risorse».

BLOCCARE L’EMORRAGIA

Probabilmente allentare un po’ le maglie di alcune norme non porterà a massicce campagne di assunzioni. Però resta un dato di fatto: in tempi di recessione l’aver introdotto maggiori vincoli non solo non ha aiutato, ma ha frenato. E quindi è bene e opportuno cambiare le cose che sul campo si è già visto che non funzionano. «Cercheremo di bloccare l’emorragia della disoccupazione giovanile perché è l’incubo che attanaglia le nostre famiglie» è la promessa del premier Letta. Il Piano per il Lavoro del governo si dividerà in due fasi. Nella prima ci si concentrerà sulle modifiche normative a costo zero (dato che tra sospensione Imu, blocco dell’aumento Iva, rifinanziamento cig in deroga, esodati e rinnovi contratti ai precari della Pubblica amministrazione, già si dovrà raschiare il fondo del barile). Solo successivamente alla chiusura della procedura Ue di infrazione per deficit eccessivo, partirà la seconda fase con defiscalizzazioni, incentivi per i nuovi assunti, riduzione del cuneo fiscale.

CONTRATTI A TERMINE

Due gli aspetti sui quali si pensa di intervenire: la diminuzione dell’intervallo di tempo tra un rinnovo e l’altro; il causalone. La legge Fornero ha allungato da 10 giorni a due mesi l’intervallo per il rinnovo dei contratti di durata fino a 6 mesi, e da 20 giorni a tre mesi per quelli più lunghi. Al tavolo con le parti sociali si vedrà di quanto è opportuno accorciare l’intervallo. Poi c’è il causalone, ovvero l’obbligo da parte del datore di lavoro di specificare il motivo per cui ha preferito assumere con contratto a termine anziché a tempo indeterminato. La riforma Fornero consente la non giustificazione (tecnicamente ”acausalità”) solo per il primo contratto a tempo determinato. L’idea è quella di allargare le maglie. Non si interverrà invece, sull’aliquota contributiva aggiuntiva dell’1,4% che rende più onerosi i contratti a termine.

APPRENDISTATO

Verranno modificati i maggiori vincoli introdotti dalla riforma Fornero, a partire dall’obbligo imposto all’impresa di stabilizzare il 50% (30% fino al 2015) degli apprendisti per poterne utilizzare di nuovi.

LA RICOLLOCAZIONE

Solo il 2,7% dei giovani tra i 18 e i 29 anni trova lavoro tramite i centri per l’impiego pubblici, che sono gestiti dalle Province. E anche nei confronti dei lavoratori più anziani che perdono il posto, il collocamento pubblico non riesce a svolgere efficacemente il ruolo di riqualificazione e collegamento tra domanda e offerta. Il governo punta a riordinare e potenziare i centri per l’impiego, dandogli più risorse (attingendo ai fondi europei) e più personale (con la mobilità tra enti locali).

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fonte ilmessaggero.it

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