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Seno rifatto VM 18. Sanzione di 20mila euro se il chirurgo opera una minorenne


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Seno rifatto VM 18. Sanzione di 20mila euro se il chirurgo opera una minorenne

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Arriva il registro nazionale e i registri regionali degli impianti protesici mammari effettuati in Italia, nell’ambito della chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica. L’impianto di protesi mammaria a soli fini estetici è consentito solo su coloro che abbiano compiuto la maggiore età:
è prevista una sanzione di 20mila euro per il chirurgo che contravviene. È legge il registro delle protesi mammarie. Il disegno di legge, già approvato il 22 dicembre 2010 dalla Commissione Affari sociali della Camera in sede deliberante e, in seconda lettura, con modificazioni, dalla Commissione Sanità del Senato il 7 marzo 2012 (sempre in sede deliberante) è stato approvato definitivamente dalla Commissione Affari sociali della Camera. Ora, il disegno di legge entrerà in vigore dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Per le minorenni operazione consentita con gravi malformazioni
L’impianto di protesi mammaria a soli fini estetici è consentito soltanto su coloro che abbiano compiuto la maggiore età, anche se il divieto «non si applica nei casi di gravi malformazioni congenite certificate da un medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale o da una struttura sanitaria pubblica». Per chi contravviene al divieto, è prevista una sanzione amministrativa: il pagamento di 20mila euro, tutti a carico degli operatori sanitari che effettuano l’operazione alla minorenne e che vengono anche sospesi dalla professione medica per tre mesi.

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fonte ilsole24ore.com

DIVERSAMENTE ABILI, UGUALMENTE ATLETI – Perde gambe e braccia e resta campionessa: «Sono Bebe, una ragazza fortunata»

“Diversamente abili, ugualmente atleti”


Caricato da in data 18/nov/2011

Perde gambe e braccia e resta campionessa
«Sono Bebe, una ragazza fortunata»

Commuove l’ Europarlamento la schermitice italiana, unica al mondo a tirare senza arti. Incontro con il presidente Schulz

L' incontro tra il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, Bebe e il Vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli

L’ incontro tra il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, Bebe e il Vicepresidente del Parlamento europeo Roberta Angelilli

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Dall’inviato CorSera IVO CAIZZI

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BRUXELLES«Sono Bebe e sono una ragazza fortunata». La quindicenne Beatrice Vio, che ha subito l’amputazione degli arti per una brutta malattia, raccontando la sua storia di coraggio, sport e speranza è riuscita a trasferire un esempio positivo e profonde emozioni nell’Europarlamento di Bruxelles. Il presidente dell’Assemblea comunitaria, il tedesco Martin Schulz, ha voluto ricevere la ragazza italiana unica schermitrice al mondo a tirare senza avere braccia e gambe, nonché portatrice della torcia (tedofora) alle Paralimpiadi di Londra 2012.

I DIRITTI DEI BAMBINI DISABILI - L’incontro tra Bebe e Schulz è avvenuto nella sede di Bruxelles, dopo un incontro sulla difficile realtà e sui diritti (troppo spesso trascurati) dei minori disabili, promosso dall’Alleanza del Parlamento europeo per i diritti dei bambini, appoggiato dall’Unicef e organizzato dai vicepresidenti dell’Europarlamento Ue Roberta Angelilli e Edward McMillan-Scott.

IL CORAGGIO DI RICOMINCIARE - Bebe ha raccontato la sua storia di  «ragazza fortunata» con tono allegro, chiaro e semplice: da quando era una bambina promessa della scherma nazionale, fino a quando, dopo la lunga degenza in ospedale, ha dovuto ricominciare questo sport utilizzando le protesi e la carrozzina. Ha descritto il suo mondo di coetanei sportivi e disabili, contenti di quello che la vita comunque gli consente di conquistare.

LA TESTIMONIANZA DEL PAPA’ – Emblematico è stato anche l’intervento di suo padre, che ha poi realizzato il video dell’incontro di Bebe con Schulz. Ha descritto i genitori dei ragazzi handicappati come la parte più debole e impaurita di questo contesto, dove spesso proprio i disabili trasmettono coraggio e speranza a chi ogni giorno deve occuparsi di loro, superando gli infiniti ostacoli di una società ancora troppo spesso in grave ritardo sui diritti dei cittadini in difficoltà.

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fonte corriere.it

21 APRILE 1945. UNA MOSTRA – Quelle camioniste polacche che liberarono Bologna

Quelle camioniste polacche che liberarono Bologna
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Quelle camioniste polacche che liberarono Bologna

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E’ una storia poco conosciuta e raccontata quella del 2° Corpo d’Armata Polacco che per primo entrò a Bologna la mattina del 21 aprile del 1945, appena liberata dai partigiani. Nulla di strano, un racconto di guerra come tanti, se non fosse che alla guida dei Camion che trasportavano le truppe alleate erano tutte donne. Giovani ragazze che da lavori e ruoli casalinghi passarono in prima linea nella Seconda guerra mondiale. Delle pioniere, che hanno sfidato diffidenza e pregiudizio, visto che l’esercito era ancora un affare per solo uomini.

Una storia che l’Istituto Parri, su iniziativa del Consolato della Repubblica di Polonia e dell’Associazione culturale Italo-Polacca Malwina Ogonowska, ha voluto celebrare con una mostra fotografica nella Sala Refettorio in via Sant’Isaia, a Bologna. L’esposizione comincerà oggi alle 18 e durerà fino al 5 giugno. Venticinque pannelli in cui verranno affisse le foto per illustrare la vicenda di queste donne che da Cassino, lungo l’Adriatico, attraversarono la linea Gustav e quella Gotica, accompagnando l’esercito alleato lungo la risalita dello stivale. (Dino Collazzo)

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fonte bologna.repubblica.it

Donna disperata mette in vendita rene per curare il figlio. L’Associazione Luca Coscioni ha ‘girato’ a Napolitano una sua lettera

Associazione Luca Coscioni. Fecondazione: inviata lettera a Napolitano 
Donna mette in vendita rene

05 Maggio 2012

Stamane l’Associazione Coscioni ha fatto recapitare al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la lettera che segue.

Si tratta di una coppia che si è rivolta all’estero per la fecondazione eterologa ma che ha subito diversi danni, fisici e morali. Ora la donna mette in vendita un rene per curare la grave malattia del figlio. (Valentina Stella)

 

 

 

Ill.mo Presidente della Repubblica

Giorgio Napolitano

 

Illustre Presidente,

 

io e mio marito siamo una coppia apparentemente felice. Dopo anni abbiamo coronato il nostro più grande sogno: diventare genitori, ma il destino si è accanito su di noi e nostro figlio.

Un sogno non semplice da realizzare nel nostro Paese perché siamo affetti da sterilità.

La legge 40 ci consente di accedere alla fecondazione medicalmente assistita; tuttavia la stessa legge ci vieta l’applicazione dell’unica tecnica, “l’eterologa”, che, in base alla nostra patologia, potrebbe consentirci di avere un figlio.

Non le chiedo di immedesimarsi nella nostra situazione ma semplicemente di cercare di capire la frustrazione che ci accompagna ormai da tempo, da troppo tempo.

Io e mio marito ci siamo sentiti cittadini senza cittadinanza, perché costretti ad andare all’estero per tentare di esaudire il nostro desiderio, un semplice e naturale desiderio: ciò è significato tanti sacrifici, economici, psicologici e fisici.

La nostra storia è stata un incubo e non ha neanche un lieto fine: nel 2010 ci siamo rivolti per la prima volta ad un centro di fecondazione assistita a Cipro; eravamo ad un passo dal traguardo e invece arriva una doccia gelata: la clinica estera a cui ci eravamo rivolti è stata posta sotto sequestro, a causa di irregolarità sanitarie, smascherate e bloccate poi dalle autorità sanitarie cipriote.

Con il sequestro spariscono i medici della clinica e con loro svaniscono anche i nostri embrioni, ostaggi della burocrazia.

Ad un passo dall’impianto degli embrioni che avrebbero poi significato vita tutto è perso: desideri, speranze, una esistenza a tre.

E tutto ciò è accaduto nella più totale indifferenza delle autorità italiane e di quella classe politica che ha voluto la legge 40.

Prima promulgano una legge discriminatoria, poi abbondano i loro cittadini all’estero. Solitudine assoluta.

Tutti occupati a parlare dello spread, dei misfatti dell’allora Presidente del Consiglio, delle statistiche sulla disoccupazione: tutte questioni importanti, ma non le uniche che riguardano la quotidianità dei cittadini italiani. Non esiste solo il diritto al lavoro e la necessità di politica legale e trasparente. Esiste anche il diritto alla salute, che dovrebbe essere maggiormente garantito soprattutto da un Governo che si è sempre professato per la vita.

Cosa c’è di più vitale di un bambino? Perché l’adozione è lecita e l’eterologa no?

Nonostante l’esperienza di Cipro mio marito ed io non ci siamo arresi e ci siamo rivolti ad un centro di fecondazione assistita in Grecia.

Creta, Heraklion, Clinica Matera Fertility Crete, dottor Fraidakis, dott.ssa Aliki Anifantaki: sono questi i luoghi e le persone che hanno realizzato il nostro sogno.

 

Tutto è bene quello che finisce bene… ma non è cosi.

Nostro figlio è nato con una malattia genetica rara, di cui mio marito non è portatore. Quando la clinica viene informata tutti si sono dati alla fuga, non per ultima l’embriologa che, nonostante prima fosse diventata nostra “amica”, al semplice sospetto di questa malattia con numerose scuse ha preso da noi le distanze sparendo definitivamente.

Abbiamo girato l’Italia per dare un nome alla malattia di nostro figlio, abbiamo investito tutti i nostri risparmi per consultare i migliori specialisti e per via delle numerose assenze dal posto di lavoro ora siamo disoccupati.

La clinica greca non trasmette ai medici italiani né la cartella clinica, né i documenti genetici della donatrice anonima; anzi ci liquida con scritti offensivi.

Abbiamo interessato anche il Consolato italiano ad Heraklion e ad Atene, ma non abbiamo ottenuto nulla.

 

Siamo disperati, Signor Presidente.

La malattia di nostro figlio è una malattia insidiosa e infame, una vera bomba ad orologeria pronta ad esplodere fra un minuto, un giorno, un anno, dieci anni, cento anni, una malattia silente e proprio per questo imprevedibile che ci terrorizza.

Non sappiamo più dove sbattere la testa!!! Se solo la legge 40 non ci avesse discriminato, se solo avessimo potuto tentare di avere un figlio nel nostro Bel Paese come le altre coppie, con tutte le garanzie che fino al 2004 vi erano per l’eterologa.

All’estero ci siamo sentiti trattati come carne da macello, macchine stampa soldi, un vero e proprio portafoglio vivente.

Noi ora siamo senza lavoro, non sappiamo più come racimolare soldi per i periodici ricoveri di nostro figlio, a 600 chilometri da casa nostra.

Nostro figlio è la vera vittima di questa crudele legge 40, nostro figlio pesa sulla coscienza di un’Italia indifferente a certe problematiche, un’Italia bigotta le cui leggi in materia di fecondazione assistita non sono leggi delle Stato ma le leggi della Chiesa.

Per curare nostro figlio ho pensato di mettere un annuncio su internet per mettere all’asta uno dei miei reni, sono consapevole delle conseguenze, ma a questo punto per me è l’unico modo per poter curare mio figlio, per non fargli mancare nulla in termini di terapie e consulenze mediche idonee a garantirgli una vita di qualità.

 

Presidente,

mio marito ed io le stiamo scrivendo non per suscitare pietà, né per chiedere un aiuto economico ma solo per ricevere da lei, garante dei diritti dei suoi cittadini, solidarietà verso chi come noi non è tutelato a causa di una legge discriminatoria e per chiederle di capire realmente le cause del nostro calvario, per dirci cosa ha di sbagliato la richiesta di voler procreare entro i nostri confini quando la natura ci ha posto un ostacolo.

Confidiamo in un suo intervento per noi, per chi come noi ogni giorno è oggetto di situazioni di illegalità determinate dal divieto italiano di fecondazione eterologa.

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fonte tellusfolio.it

ORRORE A NAPOLI – I genitori orchi legavano la figlia al letto e la “vendevano” per cibo e pochi euro


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I genitori orchi legavano la figlia al letto e la “vendevano” per cibo e pochi euro

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di Enrico Ferrigno
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NAPOLI – È stata ridotta per anni in uno stato di schiavitù dai suoi genitori che la costringevano a lavorare e a prostituirsi per pochi euro. È la triste storia di Maria (nome di fantasia), una ragazza di 23 anni di Cicciano che dopo aver subito maltrattamenti e vessazioni è scappata di casa e finalmente ha trovato il coraggio di denunciare i suoi genitori aguzzini ai carabinieri.

Ci sono voluti due anni di indagini per accertare la veridicità del terribile racconto fornito alle forze dell’ordine e alla magistratura. Un lavoro certosino per riscontrare quelle terribili accuse che l’altro giorno hanno consentito, su disposizione del tribunale di Nola di arrestare i genitori della vittima. A far scattare le manette intorno ai polsi del padre A. P. e della madre R. P. rispettivamente di 61 e 51 anni sono stati i carabinieri della stazione di Acerra guidati dal maresciallo Vincenzo Vacchiano i e i militari della compagnia di Castelcisterna diretta dal capitano Michele D’Agosto.

Alla ragazza, allora minorenne, sarebbe stato imposto con la forza di prostituirsi in cambio non solo di una decina di euro, ma anche di alimenti che venivano consegnati direttamente nelle mani dei genitori. E addirittura la povera Maria sarebbe stata addirittura immobilizzata sul letto di casa per costringerla ad avere rapporti sessuali a pagamento. A spingere a raccontare, dopo anni, le sevizie subite è stata una famiglia di Acerra dove la ragazza si era rifugiata per sfuggire al suo terribile destino di schiavitù. Sono stati proprio quei «genitori adottivi» i primi ad accorgersi che qualcosa non andava nel comportamento di quella ragazzina esile, bassina e dai capelli folti e neri.

I suoi incubi nel cuore della notte, le sue paure, il suo atteggiamento inspiegabilmente diffidente e guardingo avevano spinto la famigliola acerrana ad indagare sul passato di Maria fino a scoprire la terribile verità.

Ed è così che due anni fa circa la ragazza si convince a denunciare le vessazioni subite «fin dalla tenera età» ai carabinieri di Acerra. Maria ha conseguito a malapena il diploma di scuola media inferiore, ma fin da quando era minorenne sarebbe stata costretta dai genitori in un primo momento a lavorare come donna di pulizia presso famiglie e condomini di Cicciano. Ma del denaro che riusciva racimolare non ne vedeva nemmeno l’ombra. Finiva direttamente nelle tasche dei genitori.

Successivamente la ragazza sarebbe stata costretta a subire con condizionamenti psicologici, ma anche con minacce e percosse, rapporti sessuali in cambio di denaro. Le prestazioni sessuali sarebbero avvenute fin da quando era minorenne direttamente nell’abitazione di famiglia, in un quartiere popolare di Cicciano.

I genitori sono entrambi disoccupati e con precedenti penali. Il padre, 61 anni, in passato sarebbe stato denunciato per contrabbando. La madre di 10 anni più giovane del consorte, è invece una casalinga. Insieme, hanno accertato i carabinieri dopo due anni di indagini, avrebbero ridotto praticamente in schiavitù la loro figlia. In famiglia pare che nessuno si sia accorto del dramma che stava vivendo la giovane fino a quando non sono scattate le manette. I due genitori, dopo gli accertamenti di rito, sono stati incarcerati rispettivamente al carcere napoletano di Poggioreale ed a Pozzuoli.

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Appello contro il femminicidio


Vanessa Scialfa, vittima

Appello contro il femminicidio

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Lo chiamano così, con una parola brutta ma che rende il senso della realtà: femminicidio. In Italia, dall’inizio del 2012, mariti, fidanzati o ex, fratelli o comunque persone intime hanno ucciso le donne che facevano parte della loro vita, per quelli che la cronaca chiama “motivi passionali”. Nel 2012 sono state uccise 55 donne, 127 nel 2010, 137 nel 2011, dati che non riguardano soltanto la gelosia, l’abbandono, le separazioni e le liti, ma che fanno appunto pensare a un problema culturale.

Il comitato di Se non ora, quando ha così lanciato un appello, che pone l’accento sulla necessità, soprattutto per i media, di dare più attenzione e spazio a episodi che non riguardano soltanto la cronaca nera, ma il modo stesso in cui le donne sono considerate, che nei casi più gravi arrivano alla violenza o all’omicidio.

Dopo l’ultimo tragico avvenimento, l’omicidio di Vanessa Scialfa (foto) da parte del suo fidanzato, Se non ora quando ha lanciato l’appello, che potete firmare, Mai più complici, per sottolineare come questa violenza dilagante non sia dettata da “passione”, ma sia il problema di un paese patriarcale, che ancora non sa accettare la libertà delle donne. Una colpevole arretratezza che i mass media possono aiutare a superare, raccontando questi avvenimenti senza liquidarli come nere storie di amori malati.

Oltre all’appello, è stato organizzato a Roma un flash mob, in piazza Montecitorio oggi alle 17. Su 55 cartelli saranno scritti i nomi delle vittime di violenza del 2012, come lapidi di carta che raccontano una violenza mirata, che ha fatto parlare appunto di femminicidio.

Per firmare l’appello Mai più complici, clicca qui

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fonte alfemminile.com

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alfemminileTV

Vedove della crisi: «Nostri mariti disperati, non pazzi»

Pubblicato in data 04/mag/2012 da

In un centinaio da tutta Italia per protestare contro il fisco che strozza le piccole imprese e accompagnare Tiziana Marrone, la vedova di Giuseppe Campaniello, l’artigiano che si è ucciso dandosi fuoco un mese fa davanti all’Agenzia delle entrate.

Vedove crisi: «Nostri mariti disperati, non pazzi»

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Si è concluso, con l’arrivo in via Nanni Costa, davanti all’Agenzia delle Entrate di Bologna – dove lo scorso 28 marzo l’artigiano di Ozzano, Giuseppe Campaniello si è dato fuoco per debiti con il fisco – il corteo delle vedove dei suicidi a causa della crisi e delle difficoltà con l’erario.

GALLERY: I VOLTI, LE STORIE, GLI STRISICONI

Un corteo per gridare che i loro «mariti erano disperati e non pazzi». Vittime di una «disperazione totale» e del mancato sostegno della società. È diretta, Tiziana Marrone, moglie di Giuseppe Campaniello, artigiano di Ozzano, nel Bolognese, che si è dato fuoco lo scorso 28 marzo a causa di debiti con il Fisco. «La disperazione è totale – ha spiegato nel giorno della marcia delle vedove della crisi – e mio marito non si è sentito sostenuto. Non avrebbe mai fatto una cosa del genere, quel gesto poi: si è arso vivo». Una decisione terribile dettata, come quella di altre vittime della crisi, dall’esasperazione e dall’angoscia. «I nostri mariti – spiega – erano disperati non pazzi. Stiamo parlando di gente che lascia la propria famiglia nella disperazione pi— totale e non per propria volont…». Con il suo gesto, ha raccontato nel parcheggio della Commissione Tributaria dove l’uomo si è dato fuoco, «Giuseppe ha chiesto che le cose cambino in Italia. Abbiamo bisogno del Governo, di essere tutelati da questo Governo – ha concluso – non di essere aggrediti con le tasse».

Il centinaio di persone che ha partecipato alla marcia dall’ospedale Maggiore a via Nanni Costa ha fatto partire un lungo applauso all’indirizzo di Tiziana Marrone, la moglie di Campaniello, organizzatrice della manifestazione insieme a Elisabetta Bianchi. «Nessuno si è affacciato – ha osservato nel parcheggio dell’Agenzia delle Entrate volgendo lo sguardo al palazzo che ne ospita gli uffici -: non si vede nessuno, complimenti, bravi.

Forse il silenzio fa più rumore di tante parole». Nel ringraziare i partecipanti, venuti a Bologna in un giorno di lavoro e i media, la vedova dell’artigiano ha spiegato che «l’Italia non vuole fare la fine della Grecia» con tanti imprenditori a togliersi la vita: «Sono troppi i suicidi dall’inizio dell’anno». La signora Marrone ha quindi chiesto alle istituzioni di «fare qualcosa, i potenti sono gli unici che possono fare qualcosa».

Ricordando come il marito nella sua lettera di addio avesse chiesto di lasciare in pace la sua famiglia, la donna ha scandito, rivolgendosi idealmente all’Agenzia delle Entrate: «Lasciatemi in pace, io amo la vita e voglio vivere. Mi è stato tolto tutto – ha proseguito – sono sola e ho una famiglia alle spalle, anzi due perchè la famiglia di Giuseppe c’è. Lasciatemi in pace, lasciatemi vivere la mia vita – ha concluso – se sono tranquilla io riposa in pace anche lui».

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Afp, la richiesta dei rapitori “30 milioni per liberare Rossella Urru”

rossella urru volontaria rapita sanremo 2012 ricordo
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Afp, la richiesta dei rapitori “30 milioni per liberare Rossella Urru”

L’agenzia giornalistica francese rivela in esclusiva le condizioni dettate dal gruppo jihadista ‘Monoteismo e Jihad in Africa occidentale’ (Mujao) per il rilascio della cooperante sarda e di una collega spagnola

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ROMA - L’agenzia giornalistica Afp rivela dal Mali che i rapitori della cooperante italiana Rossella Urru hanno chiesto 30 milioni di euro per rilasciarla assieme a una collega spagnola, presumibilmente Ainhoa
Fernandez, una dei due volontari iberici sequestrati con la Urru in un campo di profughi saharawi 1 ad Hassi Raduni, nel deserto a sud dell’Algeria, la notte tra il 22 e il 23 ottobre 2011.

Il 23 ottobre il sequestro fu rivendicato dal gruppo jihadista ‘Monoteismo e Jihad in Africa occidentale’ (Mujao), sorto da una scissione di al-Qaeda nel Maghreb islamico. Lo stesso gruppo ha chiesto anche un riscatto da 15 milioni di euro per liberare sette diplomatici algerini rapiti in Mali.

Uno dei portavoce del gruppo jihadista, scrive l’Afp, ha precisato che “i negoziati riguardano soltanto la donna ostaggio italiana e la donna ostaggio spagnola”, ma non il terzo rapito, uno altro spagnolo. Il portavoce, Adnan Abu Walid Sahraui, precisa che il suo movimento esige “un riscatto di 30 milioni”, chiedendo inoltre al governo spagnolo “di intervenire per la liberazione di due sahraui arrestati dalla Mauritania”.

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UCRAINA – La Timoshenko, in carcere, ha iniziato lo sciopero della fame

Corte diritti dell’uomo “trasferire Timoshenko in clinica”

Pubblicato in data 16/mar/2012 da

Ucraina: Timoshenko inizia sciopero fame

Avvocato, ha braccia piene di lividi dopo ricovero coatto

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(ANSA) – KIEV, 24 APR – La leader dell’opposizione ucraina, Iulia Timoshenko, ha iniziato uno sciopero della fame nel carcere di Kharkiv. Lo ha annunciato il suo avvocato, Serghei Vlasenko. “Timoshenko ha dichiarato l’inizio dello sciopero della fame” il 20 di aprile, ha detto Vlasenko, uscendo dal carcere.

Secondo il legale, inoltre, l’ex premier avrebbe le braccia piene di “lividi ed enormi ematomi” dopo che nella notte tra venerdì e sabato è stata ricoverata con la forza in ospedale.

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fonte ANSA.it

AUGURI RITA! – La Montalcini compie 103 anni


Il premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini (Ansa)

Rita Levi Montalcini compie 103 anni

Gli auguri di Napolitano al premio Nobel per la medicina

Solo “un brindisi con i più stretti collaboratori”, per festeggiare i 103 anni del premio Nobel Rita Levi Montalcini. La professoressa, nata a Torino il 22 aprile 1909, “non vuole grandi festeggiamenti”

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Roma, 22 aprile 2012 - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso alla senatrice Rita Levi Montalcini i più affettuosi auguri per il suo compleanno. E’ quanto si legge in una nota.

Un “brindisi con i più stretti collaboratori”, per festeggiare i 103 anni del premio Nobel Rita Levi Montalcini. La professoressa, nata a Torino il 22 aprile 1909, “non vuole grandi festeggiamenti”, ma si concederà “un brindisi, e magari un po’ di torta, circondata dai suoi più stretti collaboratori”.

D’altronde l’abitudine a mangiare come un uccellino, confessata da lei stessa qualche anno fa, “è sempre la stessa”, spiegano i collaboratori. Come anche “l’interesse per le notizie a livello politico e sulla vita del Paese”, mentre l’energia ha subito un calo, specie dopo l’incidente in casa che le aveva provocato una frattura del femore qualche anno fa.

Il premio Nobel nella sua intensa carriere dopo aver studiato medicina all’università di Torino, a 20 anni entra nella scuola medica dell’istologo Giuseppe Levi e inizia gli studi sul sistema nervoso che avrebbe proseguito per tutta la sua vita, salvo alcune brevi interruzioni nel periodo della Seconda guerra mondiale.

Si laurea nel 1936, e nel 1951-1952 scopre il fattore di crescita nervoso noto come Ngf (Nerve Growth Factor), che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Per circa 30 anni prosegue le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d’azione, per le quali nel 1986 viene insignita del Premio Nobel per la medicina insieme allo statunitense Stanley Cohen.

La scienziata è stata nominata senatore a vita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 1 agosto del 2001. Nel corso degli anni si è battuta più volte a favore dei giovani scienziati e continua a far sentire la sua voce: l’ultima iniziativa risale al marzo scorso, quando ha rivolto un appello al Governo Monti insieme al senatore Ignazio Marino (Pd), “affinché non cancelli il futuro di tanti giovani ricercatori, che coltivano la speranza di poter fare ricerca in Italia. Il decreto legge sulle semplificazioni cancella i principi di trasparenza e merito alla base delle norme che dal 2006 hanno consentito di finanziare i progetti di ricerca dei giovani scienziati under 40 attraverso il meccanismo della ‘peer review’, la valutazione tra pari”.

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fonte articolo

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