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STANGATA PER LE FAMIGLIE – Aumento Iva, non si cambia: governo orientato a lasciarla al 22%

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Aumento Iva, non si cambia: governo orientato a lasciarla al 22%

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di Michele Di Branco

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ROMA – Una stangata compresa tra 100 e 200 euro per le famiglie. E una mazzata per molti negozi costretti a chiudere. Per il previsto ritocco dell’aliquota Iva dal 21 al 22%, programmato per luglio in base a una legge voluta dal governo Monti, è scattato il count down. Che ha messo in allarme le associazioni di consumatori e di categoria, sempre più consapevoli che il governo guidato da Enrico Letta, alle prese con le ristrettezze di bilancio, è sempre più orientato a non mettere mano alla normativa che introduce l’aumento dell’imposta. Il cui ritocco di 1 punto – si teme – si tradurrà in un bagno gelato per i portafogli degli italiani con conseguenze a cascata sui consumi e sulla tenuta di molti esercizi commerciali, già messi a dura prova dalla crisi. Basti dire che per una famiglia di tre persone, a esempio, il rincaro dei prezzi legato a quello dell’Iva potrebbe provocare una spesa aggiuntiva di 135 euro l’anno e la chiusura, entro il 2013, di 26 mila esercizi commerciali in tutta Italia.

A lanciare l’allarme in cifre è l’Ufficio studi di Confcommercio, che ieri ha rivisto la previsione del saldo natalità-mortalità delle imprese del commercio al dettaglio alla luce del sempre più probabile scatto dell’imposta sui consumi. Per fare meglio comprendere la portata potenzialmente negativa della misura, i commercianti fanno notare che l’aliquota standard Iva (quella interessata dal rialzo estivo) riguarda il 70% circa dei consumi totali. Per tale ragione il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha nuovamente chiesto al governo Letta di evitare «un’altra calamità sui consumi». La domanda interna, che fra investimenti e consumi muove l’80% del Pil, ora è ferma e dunque, secondo Sangalli «alzare l’aliquota significa assestarle un colpo letale. Alle aziende in crisi serve un segnale forte è quel segnale non è certo l’aumento dell’Iva». Come sempre in questi casi, alla preoccupata analisi dei commercianti si affiancano le valutazioni delle associazioni dei consumatori che, sebbene i loro numeri risultino spesso viziati da pressapochismo, hanno però il merito di portare i temi caldi all’attenzione dei consumatori.

GLI AGGRAVI IN VISTA

Secondo la Cgia di Mestre, impegnata in prima fila in una battaglia contro il fisco, se il governo non riuscirà a scongiurare l’aumento dell’Iva, gli aggravi di imposta sui portafogli delle famiglie italiane «saranno pesantissimi, pari a 2,1 miliardi di euro nel 2013 e ben 4,2 miliardi nel 2014». Per una particolare coincidenza, si fa osservare, i 2,1 miliardi del 2013 sono più o meno la cifra che corrisponde all’acconto Imu sull’abitazione principale, quello posticipato al 16 settembre dal governo Letta in attesa di portare a termine una riforma complessiva della tassazione. A consumi invariati, la Cgia stima che per un nucleo costituito da tre persone l’aggravio medio annuo sarà di 88 euro. Nel caso di una famiglia di quattro componenti, l’incremento medio annuo sarà invece di 103 euro. Tuttavia, considerato che per il 2013 l’aumento dell’Iva produrrà effetti solo nel secondo semestre, per l’anno in corso gli aumenti di spesa saranno la metà: 44 euro per la famiglia da tre persone; 51,5 euro per quella da quattro.

I SETTORI COLPITI

Nel dettaglio, i rincari che peseranno di più sui portafogli si verificheranno quando ci recheremo a fare il pieno dell’auto o saremo costretti a portarla dal meccanico o dal carrozziere (33 euro l’anno per una famiglia di tre persone, 39 euro se il nucleo è composto da 4 persone), per l’acquisto dei capi di abbigliamento e per le calzature (18 euro l’anno per una famiglia di 3 persone, 20 euro se il nucleo è di 4) e per l’acquisto di mobili, elettrodomestici o articoli per la casa (13 e 17 euro).

Pesante anche lo scenario prefigurato da Federconsumatori, secondo cui l’aumento dell’Iva determinerà una ricaduta negativa complessiva di 207 euro annui in più a famiglia con un nucleo di tre persone. Includendo nel conteggio anche Tares e Imu si arriverebbe ad un rincaro di 734 euro a famiglia.

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fonte ilmessaggero.it

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“L’Imu? Ci sono altre priorità”, la Fiom sfila in corteo a Roma / VIDEO: Orfini (Pd) contestato: “Ci state prendendo per il culo”

Manifestazione Fiom, Orfini contestato: “Ci state prendendo per il culo”


Pubblicato in data 18/mag/2013

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"L'Imu? Ci sono altre priorità", la Fiom sfila in corteo a Roma

“L’Imu? Ci sono altre priorità”,
la Fiom sfila in corteo a Roma

Migliaia di manifestanti alla manifestazione per il lavoro. In piazza con il sindacato metalmeccanico anche Sel e il M5S, dal Pd solo adesioni personali in ordine sciolto. Landini: “Chi non c’è parla da solo, i democratici stanno con Berlusconi ma hanno paura della piazza”

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ROMA - E’ partito verso le 10 il corteo della Fiom-Cgil da piazza della Repubblica, al quale partecipano alcune migliaia di persone: lavoratori, metalmeccanici, esodati e molti giovani. Oltre 100 mila secondo gli organizzatori. Presenti Nichi Vendola e lo stato maggiore di Sel, oltre ad Antonio Ingoria. Nei giorni scorsi hanno annunciato la loro partecipazione anche diversi esponenti del M5S, mentre il Pd si è spaccato.

LE IMMAGINI

In piazza ci sono l’ex ministro Fabrizio Barca, il “giovane turco” Matteo Orfini e l’europarlamentare Sergio Cofferati. “Avrei sperato ci fosse il mio partito”, commenta. Il capogruppo alla Camera Speranza ha dato infatti forfait. “Dal capogruppo alla Camera del Pd Roberto Speranza ho ricevuto una telefonata ieri sera, mi ha detto che non poteva esserci ma che ci avrebbe lasciato un messaggio. Comunque ringrazio i partecipanti, e chi non c’è parla da solo”, dice il segretario generale della Fiom Maurizio Landini.

“Io non do consigli ad Epifani, dico solo che sono di sinistra e se non vengo al corteo della Fiom non so dove altro potrei andare”, sottolinea Nichi Vendola spiegando di essere in piazza con Fabrizio Barca e Maurizio Landini per “la costruzione della grande coalizione del lavoro che non è solo un fatto politico o sociale”. “E’ drammatica la solitudine dei lavoratori e delle lavoratrici, che uno che perde il lavoro si uccide dandosi fuoco. Il tema è il lavoro, tutto il resto sono chiacchiere”. aggiunge.

“Che l’Imu sia una tassa fatta male non c’è dubbio, ma non va cancellata per tutti: va mantenuta per le grandi proprietà”, spiega Landini prima della partenza del corteo. “Io vedo altre priorità – prosegue – come non aumentare l’Iva e detassare il lavoro dipendente, come costruire un piano di investimenti e tassare i grandi patrimoni e le rendite finanziarie. Su questo non ho sentito una discussione sufficiente di questo governo”. Il rischio che si corre, ha proseguito, è quello di un esecutivo “bloccato sotto il ricatto di Berlusconi”. Per Landini i primi provvedimenti presi ieri da Palazzo Chigi  “non ci fanno uscire dall’emergenza, non ci fanno guardare al futuro”. “Occorrono la riforma della cassa integrazione e il reddito di cittadinanza”, dice ancora il leader sindacale.

IL VIDEO

Tante in strada le bandiere rosse e gli striscioni, dominati dallo slogan: “Non possiamo più aspettare”. Prima dell’intervento conclusivo di Landini in piazza San Giovanni a prendere la parola è stato Stefano Rodotà. “Abbiamo sentito tante volte la parola ‘sacrifici’. Due domande vorrei fare: sacrifici perché e sacrifici per chi?”, ha detto il giurista. “Possiamo accettare – ha aggiunto – la logica per cui i diritti possono essere sacrificati? Possiamo considerare come unica legge inviolabile quella del mercato?”.

A chiudere la manifestazione è stato quindi il segretario della Fiom: “Siamo qui perché non riununciamo alla nostra idea di fondo: di voler cambiare questo Paese e mandare a casa chi ha prodotto questo disastro”. Poi Landini ha incalzato il Pd, presenta in piazza solo con singoli esponenti arrivati a titolo personale. “Non capisco come si può essere al governo con Berlusconi e avere paura di essere qui”, dice il leader sindacale. “Noi siamo la parte migliore del paese”, dice e poi, rispondendo all’enneisma domanda sulle ambizioni politiche della Fiom, conclude: “Tutte le volte che facciamo una manifestazione mi dicono che faccio in partito. Oh che due balle… Noi siamo autonomi, indipendenti e democratici. Misuratevi con le nostre proposte”. (18 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Imu e Cig, il realismo di Letta: “Non sarà il decreto dei miracoli”

Imu e Cig, il realismo di Letta: "Non sarà il decreto dei miracoli"
Enrico Letta a Varsavia (ap)

Imu e Cig, il realismo di Letta:
“Non sarà il decreto dei miracoli”

Da Varsavia il premier invita a lavorare con i piedi per terra. “Al consiglio dei ministri di domani solo le prime scelte in vista delle riforme da fare entro 100 giorni”. Prima rata rinviata all’autunno solo per la prima casa e gli Iacp. Ma il Pdl avverte: “Via la tassa entro agosto o il governo cade”

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APPROFONDIMENTI

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VARSAVIA - “Dobbiamo avere il tempo di fare alcune riforme. E’ necessario spostare la data dell’Imu, sospenderla, per poter fare una riforma per rilanciare l’edilizia e rendere le famiglie italiane meno appesantite dal fisco. Ci daremo 100 giorni di tempo per fare la riforma”. Lo ha detto il premier, Enrico Letta, oggi a Varsavia. Il decreto che il governo varerà domani, aggiunge, conterrà alcune “prime scelte”, ma non certo “miracoli”.  “Il decreto di domani – sottolinea – non sarà il decreto dei miracoli, ma un decreto che contiene alcune scelte che ci danno 100 giorni di tempo per potere fare delle riforme. Le riforme le faremo in questi 100 giorni, parleremo con tutti, cercheremo di dare delle risposte sulle questioni delle imprese, sui terreni agricoli, sugli strumenti di cassa integrazione. Ma ripeto, lavoreremo con i piedi per terra, non sarà il decreto dei miracoli”, aggiunge lasciando capire che il provvedimento varato domani da Palazzo Chigi riguarderà solo la prima casa e le abitazioni Iacp, con lo spostamento della rata di giugno a settembre o a ottobre e il rifinanziamento indispensabile per la cig in deroga, 700-800 mln. “Era necessario spostare la data”, ricorda Letta, e “sospenderla per poter fare una riforma per rilanciare l’edilizia e rendere le famiglie italiane meno appesantite dal fisco”.

Realismo e cautele che sembrano cozzare con la spavalderia del Pdl. “Entro agosto bisogna fare la riforma complessiva della tassazione degli immobili,compresi i capannoni, altrimenti cadrà il governo Letta”, avverte il capogruppo a Montecitorio Renato Brunetta parlando a ‘Porta a porta’

Al centro delle conferenza stampa tenuta congiuntamente con il primo ministro polacco Donald Tusk, anche gli altri temi di emergenza economica. “Sono convinto che tutti i leader europei vedano il tema come il grandissimo incubo del nostro continente e sono convinto che ci sia la volontà di fare scelte subito per sostenere la lotta alla disoccupazione giovanile”, dice Letta. “Saremo seri negli impegni – aggiunge – Le nostre scelte verranno fatte dentro il perimetro dei conti pubblici, non faremo nuovi debiti”, spiega il presidente del Consiglio. “Stiamo lavorando anche a tagli ai costi dell’amministrazione pubblica”, ha detto infatti il presidente del Consiglio.

‘Ho fortemente condiviso le parole di ieri di Hollande a Bruxelles: non c’è nessuna volontà da parte dell’Italia di creare assi contro la Germania. C’è la volontà insieme di fare le scelte giuste”, sottolinea.

Il presidente del Consiglio interviene anche sulla polemica sulle intercettazioni, dopo il nuovo affondo del Pdl. “Non mi ricordo che facesse parte del mio programma”, taglia corto. “Ho preso l’impegno di concentrarmi sul programma – prosegue – Il mio compito è questo. Questo è il motivo per cui Napolitano mi ha dato un incarico così oneroso. Sono convinto che questa sia la strada giusta. Non mi devo far distrarre da altre questioni. Questo è il mio dovere e questo dovere porterò avanti”. (16 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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CRISI & GOVERNO – Salta lo sconto Imu alle imprese “I conti non ce lo permettono”

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fonte immagine lavorofisco.it

Salta lo sconto Imu alle imprese
“I conti non ce lo permettono”

Stop a prima casa e forse agli immobili rurali. Tensioni con la maggioranza

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Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni

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di Alessandro Barbera
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Roma

L’epilogo era scritto. L’idea di concedere uno sconto sul pagamento della prima rata Imu alle imprese è andata a sbattere contro la dura realtà dei numeri. Accontentare tutti era impossibile: la tassa versata dalle imprese vale più di dieci miliardi di euro. La pressione di Pd e Pdl su Letta e Saccomanni per ottenere almeno uno sconto selettivo per i capannoni delle imprese sotto una certa soglia di reddito ha alimentato troppe aspettative. Commercianti, costruttori, artigiani, albergatori. C’è chi si è rivolto agli amici parlamentari, altri – vedi Confcommercio – hanno scritto direttamente a Palazzo Chigi. È toccato al ministro dell’Economia azzerare ogni richiesta. Il consiglio dei ministri di domani si limiterà ad approvare ciò che era già stato deciso la settimana scorsa: sospensione del pagamento della prima rata sulla casa di residenza – lo stop potrebbe essere allargato ai soli immobili ad uso agricolo – rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, taglio della doppia indennità per i ministri parlamentari. Ogni altra questione è rimandata ad una generica seconda fase, nient’altro che la riforma dell’intera tassazione immobiliare, la principale fonte di sostentamento dei Comuni.

Ieri pomeriggio a Palazzo Chigi ne hanno discusso in quattro: Letta, Saccomanni, Alfano e Giovannini. «La strada non è in discesa. Se vogliamo ottenere la chiusura della procedura di infrazione da parte di Bruxelles occorre essere cauti», ha detto il titolare del Tesoro ai suoi interlocutori. All’ex direttore della Banca d’Italia non è piaciuto il pressing subito dalla maggioranza per spingerlo a concedere più di quanto fosse possibile in questa fase. Prima al G7 di Londra, poi all’Ecofin di lunedì e martedì Saccomanni aveva già dovuto fare i conti con chi guarda con sospetto la decisione di sospendere l’Imu sulla prima casa. Nell’inevitabile gioco delle parti, Pd e Pdl sostengono che occorre battere i pugni sul tavolo e dare un segnale alle imprese ancora soffocate dalla crisi. Saccomanni – su questo ha il pieno sostegno di Letta – insiste nello spiegare che tentare di forzare la mano sarebbe solo controproducente, soprattutto fino ai primi di giugno, quando la procedura dovrebbe essere chiusa. La prudenza è tale che persino il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga sarà – con disappunto del segretario Pd Epifani – al di sotto delle aspettative: non più di 800 milioni, la stessa cifra stanziata da Monti l’anno scorso.

Nella riunione a Palazzo Chigi Alfano ha annuito, ma ha comunque chiesto a Saccomanni di riferire direttamente al capogruppo Pdl Brunetta, con il quale si è poi visto alla Camera. Al dunque ha pesato il niet del partito trasversale dei sindaci, rappresentato nel governo da Graziano Delrio, ministro della Coesione e tuttora sindaco a Reggio Emilia: un rinvio anche sulle imprese avrebbe mandato in tilt i conti di molti Comuni.

Insomma, vista la posta in gioco, e con la questione Giustizia sullo sfondo, la tensione nella maggioranza resta alta. «Non fare nulla sulle imprese è un suicidio», dice un esponente Pd sotto stretto anonimato. «Si doveva fare di più», aggiunge un collega Pdl. Ma l’ordine di scuderia di Palazzo Chigi e del Quirinale è troncare e sopire. Una riunione dei vertici e dei ministri Pdl convocata all’ora di cena a Via dell’Umiltà è stata derubricata da Brunetta e dal collega capogruppo in Senato Schifani come ordinaria amministrazione. Brunetta al telefono conferma: «L’accordo con il governo era su prima casa e immobili rurali, e così sarà».

Twitter @alexbarbera

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fonte lastampa.it

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CRISI – Pil, settimo calo consecutivo: è record

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Pil, settimo calo consecutivo: è record

Istat: a marzo perso il 2,3% sul 2012 – Ma tutta l’Europa resta in difficoltà: Francia ufficialmente in recessione

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Sembra non dover finire mai la recessione in Italia. Nel primo trimestre dell’anno, il Pil, ha registrato una contrazione dello 0,5% su base congiunturale e del 2,3% su base annua. Si tratta del settimo calo trimestrale consecutivo, la striscia negativa più lunga mai registrata dall’inizio delle serie storiche. E i dati rilevati dall’Istat sono peggiori anche delle stime degli analisti, che per i primi tre mesi del 2013 avevano previsto un calo congiunturale dello 0,3% per un decremento tendenziale del 2,3%.

I numeri sembrano comunque mostrare un rallentamento della crisi rispetto al quarto trimestre 2012, quando il Pil era sceso dello 0,9% sui tre mesi precedenti e del 2,8% su base annua. La variazione acquisita per il quest’anno, quella cioè che si registrebbe se il Pil rimanesse invariato in tutti e tre i prossimi trimestri del 2013, è pari a -1,5%. Secondo Paolo Mameli, economista del servizio studi di Intesa Sanpaolo, «il dato segnala rischi al ribasso sulla nostra stima di un Pil in flessione dell’1,5% nel 2013, visto che l’attività economica è attesa rimanere in territorio negativo nei trimestri centrali dell’anno, e anzi non è da escludere un peggioramento nei mesi da aprile a giugno».

Ma in difficoltà rimane l’intera Europa. Secondo la prima stima di Eurostat, il Pil è sceso nel primo trimestre di quest’anno dello 0,2% nell’Eurozona e dello 0,1% in Ue 27. Rispetto allo stesso periodo del 2012, il Pil ha registrato una flessione rispettivamente dell’1% e dello 0,7%. E peggio delle previsioni è andata anche l’economia tedesca, cresciuta di appena lo 0,1% destagionalizzato nel primo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti, dopo aver registrato un +0,7% nel quarto trimestre dell’anno scorso (dato rivisto dall’iniziale +0,6%). Su base annua, poi, il Pil della Germania cala dell’1,4%, dopo essere rimasto invariato nel quarto trimestre. Ufficialmente in fase di recessione entra invece la Francia, dopo che nel primo trimestre del 2013 il Pil ha subito una contrazione dello 0,2% replicando la performance negativa segnata negli ultimi tre mesi del 2012.

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fonte lastampa.it

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È boom di badanti, + 53% in dieci anni. Ma i bilanci delle famiglie vanno in crisi

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È boom di badanti, + 53% in dieci anni
Ma i bilanci delle famiglie vanno in crisi

Una ricerca realizzata da Censis e Ismu: in Italia sono un milione e 655 mila. La spesa media è di 667 euro al mese: il 48,2% ha ridotto consumi pur di mantenere il collaboratore

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È boom di badanti nelle case degli italiani: il loro numero è ormai arrivato ad un milione e 655 mila, facendo registrare un aumento del 53% in dieci anni. Sono prevalentemente stranieri (77,3%) e donne (82,4%), tra i 36 e 50 anni (56,8%). È quanto emerge da una ricerca realizzata da Censis e Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) per il ministero del Lavoro e delle politiche sociali, in occasione del convegno `Servizi alla persona e occupazione nel welfare che cambia´. E si stima che, mantenendo stabile il tasso di utilizzo dei servizi da parte delle famiglie, il numero dei collaboratori salirà a 2 milioni 151 mila nel 2030 (circa 500 mila in più). La spesa media per le famiglie è di 667 euro al mese. Ma con la crisi, oltre la metà dei bilanci familiari non tiene più: così nel 15% dei casi è prevedibile, sempre stando ai risultati della ricerca, che un componente della famiglia lasci il lavoro per assistere un congiunto. O nel 41,7% dei casi si pensa anche a rinunciare al servizio.

L’area dei servizi di cura e assistenza per le famiglie rappresenta quindi un «grande bacino occupazionale»: il numero dei collaboratori è passato da 1,083 milioni del 2001 a 1,655 milioni del 2012 (quando è stata condotta l’indagine su 1500 collaboratori). Sono 2 milioni 600 mila le famiglie (il 10,4%) che hanno attivato servizi di collaborazione, di assistenza per anziani o persone non autosufficienti, e di baby sitting. Il cosiddetto welfare informale ha però un costo che grava quasi interamente sui bilanci familiari. A fronte di una spesa media di 667 euro al mese, solo il 31,4% delle famiglie riesce a ricevere una qualche forma di contributo pubblico, che si configura per i più nell’accompagno (19,9%).

Se la spesa che le famiglie sostengono incide per il 29,5% sul reddito familiare, non stupisce che già oggi, in piena recessione, la maggioranza (56,4%) non riesca più a farvi fronte e sia corsa ai ripari: il 48,2% ha ridotto i consumi pur di mantenere il collaboratore, il 20,2% ha intaccato i risparmi, il 2,8% si è dovuto addirittura indebitare. L’irrinunciabilità del servizio sta peraltro portando alcune famiglie (il 15%, ma al Nord la percentuale arriva al 20%) a considerare l’ipotesi che un componente della stessa rinunci al lavoro per prendere il posto del collaboratore. Intrappolate tra esigenze crescenti e risorse in calo, il 44,4% delle famiglie pensa che nei prossimi cinque anni avrà bisogno di aumentare il numero dei collaboratori o delle ore di lavoro svolte. Ma al tempo stesso la metà delle famiglie (il 49,4%) sa che avrà sempre più difficoltà a sostenere il servizio e il 41,7% pensa addirittura che dovrà rinunciarci. Con una domanda crescente di protezione sociale, viene sottolineato, è «indispensabile incrociare il `welfare familiare´, che impiega rilevanti risorse private, con un intervento pubblico di organizzazione e razionalizzazione dei servizi alla persona basato su vantaggi fiscali alle famiglie per garantirne la sostenibilità sociale».

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fonte lastampa.it

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RAGUSA – Sfrattato per debito di 10mila euro, si da’ fuoco con moglie e figlia; 5 ustionati gravi

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Sfrattato per debito di 10mila euro, si da’ fuoco con moglie e figlia; 5 ustionati gravi

18:47 14 MAG 2013

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(AGI) – Ragusa, 14 mag. – Un uomo ha dato fuoco a se’ e alla sua famiglia nel tentativo di opporsi allo sfratto dalla casa pignorata dalla banca perche’ non pagava il mutuo.
Nell’incendio che ne e’ seguito sono rimasti ustionati gravemente anche sua moglie e sua figlia e due agenti di polizia. E’ accaduto a Vittoria (Ragusa) poco prima delle 14, al termine di una mattinata carica di tensione, iniziata quando l’acquirente dell’immobile, messo all’asta dall’istituto di credito, si era presentato con il suo avvocato e un ufficiale giudiziario per entrarne in possesso. Tutti i cinque feriti sono al momento ricoverati nell’ospedale “Guzzardi” di Vittoria.

Il piu’ grave e’ il capofamiglia, Giovanni Guarascio, 64 anni, ma sono preoccupanti anche le condizioni della moglie, Giorgia Fama’, 64 anni, e dei poliziotti Antonio Terranova e Marzo Di Raimondo, entrambi in servizio alle “Volanti” del commissariato di Vittoria. Meno gravi, in apparenza, le condizioni della figlia di Guarascio. L’uomo aveva accumulato un debito di 10.000 euro con la banca, che aveva percio’ pignorato la sua casa e l’aveva messa all’asta. Era stata acquistata, sembra per 26.000 euro, e il nuovo proprietario non era riuscito a entrare in possesso dell’immobile perche’ Guarascio rifiutava di liberarlo. Aveva anche murato con conci di tufo la porta d’ingresso della casa, cui si poteva accedere solo atrraverso un garage, in modo da “blindarsi”.

Stamattina il nuovo proprietario si e’ presentato con il suo avvocato e un ufficiale giudiziario, ed e’ cominciata una trattativa. I toni si sono ben presto inaspriti, tanto che sul posto e’ intervenuta la polizia per cercare di riportare la calma. Improvvisamente, mentre gli agenti cercavano di placare la disperazione di Guarascio, l’uomo si e’ versato addosso benzina e si e’ dato fuoco. La fiammata ha investito i due poliziotti, la moglie e la figlia. Subito sono scattati i soccorsi e gli ustionati sono stati traferiti in ambulanza all’ospedale “Guzzardi”. Giovanni Guarascio e’ un muratore che tira avanti con lavori saltuari. Ha due figlie, una delle quali era fuori di casa, in strada, quando l’uomo si e’ dato fuoco, e che e’ rimasta percio’ incolume.

Entrambe le figlie sono disoccupate e vivono con i genitori. La banca, con la quale Guarascio aveva un debito di diecimila euro, aveva iniziato la procedura di pignoramento contro il muratore nel 2001. Il lungo iter giudiziario si era concluso nel maggio dell’anno scorso, quando la casa era stata aggiudicata all’asta, per 26.000 euro, all’acquirente, che si chiama Sciagura. Secondo quanto si apprende, Sciagura aveva manifestato la sua disponibilita’ a rivendere l’immobile a Guarascio, il quale pero’ non disponeva dei mezzi per comprarlo. In alternativa, gli sarebbe stato proposto un affitto. Alla tesa trattativa di stamattina erano presenti anche la sorella della moglie di Guarascio, con il marito. Il muratore non aveva un legale, e solo quando l’ufficiale giudiziario ha detto di dover procedere allo sgombero i suoi familiari hanno chiamato sul posto l’avvocato Giulia Artini. Ma nemmeno con il suo intervento si era riusciti a trovare una mediazione e gli animi si erano esaperati sempre di piu’, fino al gesto disperato del muratore.

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fonte agi.it

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L’ultimo ‘regalo’ del governo Monti: pratiche auto più care per salvare l’Aci

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L’ultimo ‘regalo’ del governo Monti: pratiche auto più care per salvare l’Aci

Da qualche giorno si paga il 30 per cento in più (meno di 7 euro) per ogni documento richiesto all’Automobil club Italia, che a fine anno incasserà 40 milioni di euro in più per far fronte alle difficoltà di bilancio. I costi però ricadono sulle agenzie, mentre il Pra incassa, rimane in vita e ringrazia

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di | 13 maggio 2013

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Un piccolo balzello per gli automobilisti, un grande incasso per l’Automobil Club Italia (Aci). Pochi ci hanno fatto caso, ma da qualche giorno per le pratiche automobilistiche si paga il 30 per cento in più. Non tantissimo in termini assoluti, meno di 7 euro a pratica, anche se in un momento come questo, con le vendite auto in picchiata, pure un refolo diventa spiffero. L’Aci minimizza e dice che si tratta di un aumento modesto, che oltretutto le tariffe erano ferme da 19 anni e considerando che gli italiani cambiano in media auto una volta ogni sei o sette anni, il rincaro su base annua è di appena un euro. Come un caffè.

Tutto vero. Se la faccenda, però, si guarda da un’altra angolazione e cioè ci si interroga sul motivo dell’aumento e ci si chiede a chi e a che cosa serve, allora cambia tutto. Quel piccolo rincaro appare non solo ingiustificato perché non copre alcun aumento di costi, ma serve all’Aci per incassare un bel po’ di quattrini e imbellettare bilanci sempre più sofferenti. Quel rincaro per l’Aci guidato da Angelo Sticchi Damiani è enorme: se si moltiplica il numero di pratiche automobilistiche del 2012 (circa 10 milioni) per l’aumento delle tariffe e si sconta la quota di una partita che riguarda le Province, si scopre che nelle casse dell’Automobil club pioveranno la bellezza di circa 40 milioni di euro in più all’anno. Un bel colpo.

Che l’aumento delle tariffe serva soprattutto a dare ossigeno all’Aci lo riconosce l’Aci stesso, anche se in forma obliqua e sfumata. E c’è scritto pure nel testo del decreto con cui il governo del professor Mario Monti in articulo mortis ha stabilito l’incremento lasciando così un bel ricordo di sé alla lobby dell’Automobil Club. L’Aci in una nota inviata al Fatto Quotidiano e il decreto affermano proprio con le stesse parole che il rincaro serve “a garantire l’autonomo equilibrio economico finanziario del servizio, in rapporto ai costi effettivamente sostenuti per l’espletamento dello stesso”. Ma di quale servizio si tratta e di quali costi? Per capirlo bisogna entrare nel sistema delle pratiche auto. In Italia il 75 per cento di questi documenti viene effettuato materialmente dalle agenzie private che quindi ora si dichiarano molto contrariate per i rincari, costrette a metterci la faccia con gli automobilisti clienti, a riscuotere materialmente e poi, come sostituti d’imposta, girare gli importi al Pubblico registro automobilistico (Pra) dell’Aci. In pratica i costi di gestione di questo sistema ricadono sulle agenzie, mentre il Pra incassa e ringrazia sentitamente.

Da anni governi e varie forze politiche mettono all’ordine del giorno proprio l’abolizione del Pra considerandolo un inutile e costoso doppione della Motorizzazione civile. Ma poi il Pra nessuno lo tocca per un motivo semplice: se davvero saltasse il Pubblico registro, cadrebbe con esso tutto il castello di carte dell’Aci, i suoi apparati, gli interessi, le clientele. Il Pra è il polmone finanziario e la colonna portante dell’Aci: senza Pra, niente Aci. In Europa solo l’Italia ha un sistema barocco imperniato su due entità diverse per la gestione delle pratiche automobilistiche. Solo qui l’automobilista deve rivolgersi a due soggetti diversi (Motorizzazione e Pra) per ottenere due documenti distinti, la carta di circolazione e il certificato di proprietà. Da più di un decennio funziona lo Sta, lo Sportello telematico dell’automobilista, che ha facilitato la vita a cittadini e imprese, ma il Pra è rimasto ugualmente al suo posto.

Nel frattempo il suo costo è schizzato alle stelle: dal 1994 (anno del precedente aumento tariffario) ad oggi, le spese di gestione del Pubblico registro sono aumentate di 911 milioni di euro. Solo nel 2011 c’è stato un incremento di 65 milioni (più 42,70 per cento). L’aumento delle tariffe rimette i conti a posto e fa tirare un sospirone di sollievo all’Aci che, dopo aver raffazzonato i bilanci recenti con un contributo straordinario della controllata Sara assicurazione e la vendita della sede di Aci Informatica in via Fiume delle Perle al Torrino a Roma, stava vivendo con angoscia la prospettiva di un bilancio 2013 da urlo. L’aumento delle tariffe copre i buchi, tanto paga il parco buoi degli automobilisti.

da Il Fatto Quotidiano del 12 maggio 2013

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fonte ilfattoquotidiano.it

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CRISI – Spunta la tassa sulle sigarette elettroniche

Sigaretta elettronica

Tra ipotesi copertura debiti P.A.

Spunta la tassa sulle sigarette elettroniche

Spunta un balzello sulle sigarette elettroniche tra le ipotesi di “copertura” di una delle misure che, domani, potrebbero essere inserite nel decreto sui debiti della P.a.

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Roma, 12-05-2013

 La novita’ sarebbe prevista da un emendamento dei relatori per applicare l’accisa anche su prodotti contenenti nicotina o sostanze sostitutive del consumo di tabacco.

Su un provvedimento di ampia portata, che libera 40 miliardi per i pagamenti dei debiti della pubblica amministrazione, la norma sulle sigarette elettroniche e’ davvero una minuzia: dara’ al massimo qualche milione di euro di gettito. Ma certo rappresenta una novita’. Attualmente sull’acquisto delle ricariche per le sigarette elettroniche viene pagata l’Iva mentre non si applica l’accisa prevista invece per il tabacco e i prodotti da fumo.

La ‘copertura ‘ verrebbe introdotta in un emendamento che prevede un ampliamento degli spazi finanziari che le Regioni avrebbero all’interno del proprio Patto di Stabilita’ per ‘girare’ a Comuni e Province con la finalita’ di pagare investimenti, il cosiddetto “Patto di stabilita’ verticale”. Per il decreto sui debiti della Pa domani sara’ una giornata decisiva. La commissione Bilancio della Camera si riunisce alle 10,30 per chiudere con l’esame degli ultimi emendamenti. Il provvedimento e’ atteso in aula il giorno successivo. E sono attese novita’ importanti. E’ stato definito l’emendamento che favorira’ la compensazione tra crediti commerciali e debiti tributari.

“Abbiamo fatto su questo due importanti passi avanti – spiega il relatore del Pd, Marco Causi – in particolare e’ stata accettata dalle Finanze l’idea che i crediti certificati abbiano una data e che quindi si possa cosi’ compensarli con i crediti tributari e contributivi. E’ stato poi deciso che saranno validi a questo fine i crediti vantati fino a tutto dicembre 2012, mentre prima la data limite era ad aprile, con un effetto di ampliamento della platea di restituzione”.

Il rimborso – spiega l’altro relatore, Maurizio Bernardo – e’ legato anche alla certificazione che viene fatta dai crediti che vengono inseriti nella piattaforma degli enti locali. Tra gli emendamenti presentati dai relatori ce ne sono altri due importanti. Il primo riguarda le societa’ in house – cioe’ societa’ costituite da societa’ pubbliche per la gestione esterna di proprie attivita’ senza ricorrere al mercato – che dovranno utilizzare prioritariamente i pagamenti incassati per riversarli a loro volta nei confronti dei rispettivi creditori.

Un altro emendamento, invece, introduce l’obbligo per il governo di inserire nella nota di aggiornamento del def 2013 una relazione sull’attuazione del decreto per il rimborso dei debiti della pa. La relazione dovra’ indicare anche le altre iniziative necessarie affinche’ la legge di stabilita’ per il 2014 contenga misure per consentire lo smaltimento dei debiti delle amministrazione pubbliche. Sul tavolo ci sarebbero altre due proposte sulle quali il governo sta effettuando valutazioni tecniche.

La prima e’ quella di riconoscere la garanzia dello Stato su alcuni debiti, una ‘certificazione’ che consentirebbe di fatto una ulteriore negoziabilita’ dei debiti, ampliando cosi’ – tramite la liquidita’ bancaria – i 40 miliardi di risorse destinate a ripagare i debiti e dare ossigeno alle imprese. Un ultimo nodo riguarda infine l’introduzione del “silenzio assenso” alla richiesta di pagamento dei debiti fatto dalle imprese.

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fonte rainews24.it

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CRISI – «Ten, ten, give me ten. Sold!» A Caorso va in scena l’asta dei macchinari «vittime» dei crack

http://i.res.24o.it/images2010/SoleOnLine5/_Immagini/Impresa%20e%20Territori/2013/05/Caorso-macchinari-asta-258x258.jpg?uuid=c38f9d48-b96a-11e2-9b2c-076f6bc650c9

A Caorso va in scena l’asta dei macchinari «vittime» dei crack

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di
inviato il sole24ore.com

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CAORSO (PIACENZA) - Ten, ten, give me ten. Sold! La cantilena del battitore, rigorosamente in inglese, è come un rap incessante. Lo scavatore New Holland “passa” a 10mila euro, dopo un acceso confronto e parecchi rilanci in sala. «Perché vengo qui? Perché in Spagna e Italia c’è crisi, i prezzi sono più bassi e molte macchine quasi nuove».

Genon, commerciante belga, sintetizza il mood della platea presente all’asta, una delle cinque organizzate quest’anno da Ritchie Bros in Italia, capace ieri di vendere beni per 12 milioni di euro. Davanti ai battitori 600 persone, quasi altrettante collegate via web da tutto il mondo, con l’obiettivo di fare l’affare e portarsi a casa prodotti di valore a buon mercato. Il piazzale a Caorso è sterminato, il catalogo che lo illustra è spesso un centinaio di pagine, in vendita 1.095 articoli tra macchinari da movimento terra, macchine agricole, schiacciasassi, mezzi di trasporto e beni strumentali di ogni tipo. «Mi lasci andare, vado a fare un’offerta», ci chiede Ainouk, rivenditore libanese di ruspe. Ha messo gli occhi su uno scavatore da 50mila euro, l’idea è comprare qui in Italia, a buon prezzo, per poi rivendere nei paesi arabi. «Eh sì, qui le macchine hanno lavorato poco – ci racconta Ruud Kromenhock – l’effetto dei fallimenti si fa sentire». Oggi l’imprenditore olandese comprerà una decina di mezzi, investendo 350mila euro e proverà a rivenderli in Russia e Lituania. A Caorso va in scena l’altra faccia della crisi, che di questi tempi è in gran parte il carburante che alimenta il piazzale di Ritchie Bros, colosso canadese da 3,9 miliardi di ricavi nel mondo e 68 milioni in Italia, per quasi un terzo derivanti da beni legati a fallimenti e concordati.

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«È uno dei motivi per cui i prezzi scendono – racconta Giulio Borelli – ad della ditta edile Fondamenta, impegnata nei lavori per le metropolitane milanesi e l’Expo – è la terza volta che vengo qui a comprare, oggi penso di investire 100mila euro». Corrado, imprenditore modenese, osserva una gigantesca macchina da cava, lunga oltre dieci metri. «A prenderla nuova non ci penso proprio – spiega – ma questa ha solo 700 ore di lavoro, qualche anno fa era impensabile vedere macchine così poco utilizzate ma ora va così». Poco distante Lebon, commerciante senegalese, scruta il catalogo alla ricerca di occasioni. «Noi abbiamo i cinesi in casa – ci racconta – se voglio vendere qualcosa nel mio paese devo comprarlo a buon mercato».

«Sixtyone, sixtyone, tell me sixtytwo, Sold!». Mentre giriamo per il piazzale il battitore ha già venduto beni per 900mila euro. Ora passa la mano, lui può reggere solo 45 minuti. Il Paese, chissà.

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fonte ilsole24ore.com

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