Libri gettati nella spazzatura a Bari la condanna del Comune : “Mai più”
I libri gettati nella spazzatura
Libri gettati nella spazzatura a Bari
la condanna del Comune : “Mai più”
Parte la campagna “proteggiamo i libri” con l’indicazione di dove portare i volumi di chi non li vuole più in casa. L’assessore Abbaticchio: “Gettare un libro significa gettare un pezzo di storia delle persone che lo hanno scritto o letto”
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di GIANVITO RUTIGLIANO
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La scena è stata incredibile, quasi uno spot per favorire il recupero della lettura: un bidone per la raccolta differenziata della carta trasformato in pochi minuti in una libreria gratuita a cielo aperto. I libri appartenuti ad un uomo deceduto sono stati buttati nella spazzatura proprio di fronte al megastore Feltrinelli del capoluogo, in via Melo, attirando tanti curiosi che hanno letteralmente “pescato” dall’improvvisato patrimonio bibliografico. In questo caso è stata la spontaneità ad evitare che la preziosa collezione diventasse materiale da riciclo, ma l’episodio non è passato inosservato.
IL CASO LIBRI NELLA SPAZZATURA, BIDONI PRESI D’ASSALTO
È l’assessore al welfare del Comune di Bari, Ludovico Abbaticchio, a lanciare un’idea per tutelare i volumi ed evitare loro una fine ingloriosa. “Un libro usato, letto e riletto - secondo l’assessore – è comunque portatore di storie e di pensieri che hanno contribuito ad accrescere i bisogni collettivi di salute che, anche attraverso la cultura della lettura, significa benessere sociale. Gettare un libro significa gettare un pezzo di storia delle persone che lo hanno scritto o che lo hanno letto!”.
L’appello rivolto ai cittadini che non possono mantenere in casa i loro libri, per i più svariati motivi, è di portarli presso il Centro Futura – Biblioteca dei ragazzi a Largo 2 Giugno, gestito da Progetto Città. Sarà compito dell’assessorato, in collaborazione con i Centri di Ascolto e Centri Polivalenti, distribuirli a famiglie ed associazioni interessate allo sviluppo della lettura. L’intenzione è quella di adibire anche nelle Circoscrizioni appositi spazi di raccolta.
I volumi ritenuti più importanti e di pubblico interesse entreranno a fare parte del patrimonio pubblico della città e saranno inseriti nella Biblioteca civica che sorgerà nell’area dell’ex Caserma Rossani, grazie all’accordo con la Teca del Mediterraneo. “Mi auguro che tutti i Comuni pugliesi lancino questa campagna per il recupero dei libri usati. – è l’appello di Abbaticchio – Proteggiamo i libri!”. (17 maggio 2013)
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fonte bari.repubblica.it
Dal crowdfunding per pannelli solari al telelavoro: buone notizie!, di Jacopo Fo

Bimbi lanciano crowdfunding per installare il fotovoltaico a scuola dal sito greenme.it
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Dal crowdfunding per pannelli solari al telelavoro: buone notizie!
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di Jacopo Fo | 10 maggio 2013
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Nella Carolina del Nord, Stati Uniti, gli alunni di una classe elementare di Durham, utilizzando la piattaforma online di crowdfunding Kickstarter, sono riusciti a finanziare l’installazione di 6 pannelli solari fotovoltaici sul tetto della scuola e di una microturbina eolica in giardino. In totale “i bambini” autoproducono 1 Kwh di energia elettrica rinnovabile. Solo per questo meriterebbero il 6 politico!
Anche in Italia abbiamo fatto qualcosa di simile: nel 2011 i genitori degli studenti della Scuola Longhena di Bologna hanno finanziato i pannelli fotovoltaici sul tetto dell’istituto con un risparmio sulla bolletta energetica pagata dal comune compreso tra i 3.000 e i 4.000 euro all’anno.
In Francia invece la Federazione nazionale Tennis raccoglie palline da tennis usate e le ricicla per costruire nuovi campi da gioco. Solo nel 2013 ne hanno già raccolte 900.000 e in estate costruiranno 10 nuovi campi da tennis. Avete in casa 40-50mila palline da tennis che non usate più? Potete farvi un campo di 100 mq gratis!!!
Con 105 voti a favore e 44 contrari lo Stato del Connecticut, Usa, ha approvato il bando della vendita di oltre 100 tipi di fucili da guerra. Vietata anche la vendita dei maxi-caricatori con più di 10 colpi. Anche lo stato di New York e il Colorado hanno approvato regolamenti simili. Tutti dopo l’ennesima strage.
A Palermo il 4 aprile il Comune ha votato a favore dell’acqua pubblica. L’Amap, l’ente che gestisce il servizio idrico integrato, passa da S.p.a ad Azienda speciale (ente di diritto pubblico).
A Torino invece il Comune sta sperimentando il telelavoro. E’ la prima volta di un ente pubblico italiano. 20 le impiegate, tutte donne, coinvolte nella sperimentazione. Lavorano da casa via computer e si recano in ufficio un giorno alla settimana. Solo per i costi della mensa il comune risparmia qualcosa come 33mila euro all’anno.
Nell’edizione 2013 della World’s Most Ethical (Wme) Companies, una classifica stilata dall’Ethisphere Institute, ente americano di ricerca sulle buone pratiche aziendali, per la prima volta compare anche un’azienda italiana: la Illy Caffè, premiata per la sostenibilità del prodotto e la responsabilità sociale aziendale.
Grande Paolo! Direttore dell’ufficio vendite di un residence in costruzione a Lazzeretto, nel Comune di Cerreto Guidi, provincia di Firenze, qualche giorno fa ha colto in flagrante un ladro che stava rubando negli appartamenti. Lo ha bloccato e mentre aspettavano l’arrivo dei carabinieri il ladro ha raccontato la sua storia: 54enne di Pistoia, ex giardiniere oggi disoccupato, era alla ricerca di rame da rivendere per arrotondare i 250 euro di assegno mensile che riceveva. Paolo Pedrotti ha sporto denuncia contro l’uomo e poi gli ha offerto un lavoro come giardiniere. “Non appena mi contatterà, o lui o il suo avvocato, ci metteremo d’accordo per iniziare la collaborazione”.
Per finire annunciamo che Bill Gates, quello di Microsoft, ha creato una borsa di studio da 100mila dollari per chi riuscirà a inventare il preservativo hi-tech del futuro. Dovrà avere una porta Usb.
Da Cacao – Il quotidiano delle Buone Notizie Comiche di Jacopo Fo, Simone e Gabriella Canova, Maria Cristina Dalbosco.
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fonte ilfattoquotidiano.it
La festa delle famiglie arcobaleno, la sinistra ora riparta da qui

La festa delle famiglie arcobaleno, la sinistra ora riparta da qui
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Amnesty International, il Coordinamento Genitori Democratici, Famiglie Arcobaleno e Legambiente, associazioni attive da anni sui temi della famiglia, dell’educazione e dell’ambiente si ritroveranno oggi domenica 5 maggio, per festeggiare la V Festa delle famiglie e la II Giornata Internazionale per l’uguaglianza tra le famiglie. La Festa delle famiglie si propone di essere un’ occasione di aggregazione tra le realtà più diverse, unite nel condividere una visione aperta, rispettosa e progressiva della famiglia, dell’educazione, dell’ambiente, della società. L’iniziativa coinvolge nove città in Italia (Ferrara, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Roma, Torino e Venezia) e complessivamente 16 paesi di tre continenti. Qui potrete trovare il programma delle iniziative previste in Italia. Per l’occasione abbiamo deciso di ospitare una riflessione sulla famiglia e la sinistra di Tommaso Giartosio, esponente delle Famiglie Arcobaleno e padre di due figli con il suo compagno Franco
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di Tommaso Giartosio
Famiglia e sinistra non vanno d’accordo? Storicamente è stato senz’altro così. Progressismo ha significato per secoli lotta contro lo status quo, cioè contro le tre classiche istituzioni: Dio, Patria, e Famiglia. Le battaglie di libertà hanno preso a bersaglio il potere del patriarca che domina moglie e figli dal suo posto accanto al focolare. Le battaglie politiche hanno puntato sul familismo amorale e sulla tirannide di un’élite endogamica, quasi un’unica stirpe tentacolare.
Certo, i diversi rami del socialismo e del femminismo storico contrapponevano a queste immagini odiose una versione idealizzata e paternalista, per esempio la buona famiglia proletaria del vecchio PCI. Esisteva una mitologia parallela. Ma le cose sono definitivamente cambiate con gli anni Sessanta-Settanta. Sono arrivate le leggi sull’aborto, sul divorzio, sul nuovo diritto di famiglia. È arrivata una nuova cultura libertaria che criticava l’istituto famigliare: una cultura diffusa in cui contava la tardiva assimilazione di Freud e dell’antropologia, più ancora che la critica radicale avanzata da Laing e Bourdieu.
Da allora, il lessico politico della sinistra non ha più trovato spazio per la famiglia. Non è che l’abbia veramente demolita. Per affetto o per impotenza, si è limitato a considerarla con sufficienza. Una vecchia icona nazionalpopolare che si può tranquillamente conservare al suo posto senza prenderla troppo sul serio. Così la sinistra si è impegnata sul tema soprattutto quando l’ha usata come testa di turco contro la destra. Una destra che, bisogna dirlo, non defletteva dai tracciati dell’immaginario tradizionalista più vieto: battendosi ad esempio contro il “divorzio breve”, quell’istituto che in tutto il resto d’Europa già esiste da decenni e si chiama semplicemente “divorzio”.
In che modo la sinistra è riuscita a ignorare così la famiglia? Relegandola al privato (mentre i conservatori ne facevano un simbolo da proiettare nell’arena pubblica con il Family Day). Forse la spinta è stata proprio l’eccessiva politicizzazione del privato avvenuta nei paraggi del ’68. Ma di fatto la famiglia è divenuta ciò di cui si parla meglio tacendo. Alcuni dei più bei film italiani degli ultimi decenni, da La famiglia di Scola a La stanza del figlio di Moretti, sono capolavori dell’emozione trattenuta, della ragione inerme, del silenzio. Tanto che la sovrapposizione di famiglia e privato è divenuta parte di un senso comune.
Eppure non è sempre stato così. Del mito fondativo della Repubblica fanno parte storie straordinarie di famiglie che sono luoghi di elaborazione politica e civile: i Gobetti, i Croce-Craveri, i Ginzburg di Lessico famigliare. Famiglie che non si rannicchiano attorno ai loro affetti – che pure esistono e sono forti – ma fanno del loro legame un’alleanza per ripensare la realtà.
Sembrano esempi molto lontani, certo. Ma forse qualcosa sta cambiando. Pensate per esempio al genere del memoriale famigliare: mai come in questi anni esso è servito a trasmettere valori di impegno civile. Dobbiamo ringraziare i figli delle vittime del terrorismo o della criminalità organizzata: Mario Calabresi, Benedetta Tobagi, Eugenio Occorsio, Maddalena Rostagno, Umberto Ambrosoli, Giovanni Impastato, Giovanni Tizian.
Un altro segnale in controtendenza è la Festa delle Famiglie. Si tratta di un piccolo happening organizzato da diversi anni da Famiglie Arcobaleno, l’associazione dei genitori omosessuali. Essendo uno degli organizzatori posso ammettere francamente che all’inizio non era niente di che, una faccenda di picnic nel parco e sculture di palloncini. Ma ultimamente l’evento sta crescendo in modo inatteso. Nel 2012 si è svolto in sette città italiane, in partnership con Legambiente. Quest’anno, per la V edizione, le città diventano nove (nel contesto di una Giornata Internazionale per l’Uguaglianza tra le Famiglie che prevede eventi in sedici paesi). Ma soprattutto, al rapporto con Legambiente si aggiungono ora quelli con Amnesty International e con il Coordinamento Genitori Democratici, la principale voce dell’associazionismo familiare progressista (tra i fondatori c’è Gianni Rodari). Altri interlocutori si avvicinano in modo per ora estemporaneo, partecipando a singoli eventi: Nati per Leggere, che promuove la lettura ad alta voce ai bambini; e gli scout laici del CNGEI a Milano, i Giovani Genitori a Torino, il Centro per le Famiglie a Ferrara, Famiglie per Mano a Palermo, DueCon a Napoli…
Alcuni di questi nomi diranno poco o niente. La galassia degli organismi che si occupano della promozione culturale, sociale, sanitaria, giuridica delle famiglie reali (e non della difesa d’ufficio della Famiglia Naturale) è frammentata, sfuggente. Un sintomo della vecchia difficoltà di cogliere, in ambito progressista, i confini di un discorso realmente condiviso sulla famiglia. È davvero sorprendente che questa realtà friabile si sia ricompattata attorno alle istanze della comunità gay. Una minoranza che nel nostro Paese ha sempre avuto difficoltà a trovare alleati (e infatti non ha ottenuto quasi nulla sul piano legislativo), e che probabilmente non si aspettava certo di reperirne nel mondo dell’associazionismo famigliare.
Certo, il tema è urgente ed è comprensibile che stimoli all’azione. I bambini con genitori omosessuali sono oggettivamente privi di tutele legali e di sostegno culturale. Occorre far sì che, anche in caso di separazione della coppia gay, entrambi i genitori siano tenuti a garantire la continuità affettiva e economica; occorre che la scuola e la società riconoscano piena dignità alle loro famiglie d’origine o ricostituite. Ma è interessante anche ciò che sta accadendo attorno a questo a problema oggettivo. L’universo progressista era sempre stato diffidente verso la famiglia in quanto costruzione ascritta, necessitata, incatenata ai vincoli di sangue. Le famiglie arcobaleno ora ci ricordano (ma era una strada già aperta dall’adozione e dalle seconde nozze) che questi nuclei possono essere straordinari motori di cambiamento perché sono frutto delle nostre scelte, della nostra capacità creativa, della nostra libera assunzione di responsabilità.
Forse da qui può partire a sinistra una nuova politica delle famiglie. Al plurale.
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Articolo 21: 120mila firme contro querele anti-Gabanelli

Articolo 21: 120mila firme
contro querele anti-Gabanelli
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Centoventimila firme «per dire no ai nuovi bavagli e a quelli che già ci sono» e per una nuova legge sulla diffamazione che fermi le intimidazioni tramite legali e al tempo stesso rispetti la privacy dei cittadini: è il risultato della petizione on line lanciata da Articolo21 e da Change.org con Libera informazione dopo la stratosferica richiesta di danni avanzata dall’Eni contro Report e la sua autrice e conduttrice Milena Gabanelli per un’inchiesta giornalistica andata in onda lo scorso dicembre.
Le associazioni hanno presentato l’iniziativa presso la Federazione nazionale della stampa (Fnsi), il cui segretario, Franco Siddi, ha manifestato «timori per questa legislatura» e ha sottolineato che serve una legge «che apra le porte alla libera informazione, non che le chiuda». Beppe Giulietti di Articolo 21 ha messo l’accento sulla preoccupazione per il programma dei ‘saggi’ che «non contiene nulla sul conflitto di interessi e non ha una riga sul diritto di cronaca. C’è molto, invece, sulla limitazione delle intercettazioni. Fateci scalare posizioni dal 57mo posto nel mondo, nella classifica della libertà di informazione». Le querele “temerarie vengono fatte da chi querela per intimidire con cifre che preoccupano qualsiasi editore, preoccuperebbero anche Mondadori, senza dimenticare che servono a colpire giornalisti precari che guadagnano 5 euro ad articolo”, ricorda Stefano Corradino, il direttore di Articolo 21.
«Come si fa – si legge nell’incipit della petizione – per impedire a un giornalista di indagare e permettere ai cittadini di conoscere la verità? Fascismo, stalinismo e logge massoniche avevano i loro metodi coercitivi. Oggi la censura preventiva e l’intimidazione si attuano con espedienti più moderni, e solo apparentemente meno perversi e repressivi. Ad esempio intentando una causa nei confronti di una giornalista e chiedere un risarcimento milionario perché una sua inchiesta ha cercato di fare luce sulle zone d’ombra di una multinazionale».
Le 120mila firme vengono consegnate oggi alla presidente della Camera Laura Boldrini da una delegazione dei promotori, della quale farà parte anche Milena Gabanelli.
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fonte unita.it
Ciclisti, pedoni, pendolari, associazioni: il 4 maggio a Milano per la Mobilità Nuova

(fotogramma)
Ciclisti, pedoni, pendolari, associazioni:
il 4 maggio a Milano per la Mobilità Nuova
Lo slogan è “l’Italia cambia strada”. La manifestazione rilancia un anno di iniziative nate dai 20mila al Colosseo con #Salvaicicillisti la scorsa estate e chiede una legge per garantire un nuovo modo di spostarsi (compreso il treno) e preservare l’ambiente. Ben 160 le sigle che hanno aderito, da Legambiente alla Fiab fino a SlowFood, Touring e Libera
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di MANUEL MASSIMO
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“Prossima fermata Milano Mobilità Nuova”. Non si tratta dell’annuncio di una nuova stazione della metropolitana, ma della chiamata a raccolta per la manifestazione nazionale indetta dalla Rete della Mobilità Nuova: “pedali, pedoni e pendolari” s’incontreranno il 4 maggio alle 14.30 in piazza Duca d’Aosta a Milano (Stazione Centrale) per promuovere un nuovo modello di spostamento, incentrato sulle persone e non sulle auto, attraverso lo slogan “l’Italia cambia strada”. All’iniziativa, lanciata in Rete nelle scorse settimane con diverse campagne sui social network, hanno aderito oltre 160 sigle di associazioni, ong, comitati e movimenti nazionali e locali.
Sono tante le realtà che hanno sposato la causa della Mobilità Nuova: l’associazione ecologista Legambiente, il movimento #salvaiciclisti, l’Uisp (Unione italiana sport per tutti), la Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta); SlowFood, Coldiretti, Touring Club Italiano; l’associazione dei Mobility Manager Euromobility, il Ciufer (Comitato italiano utenti ferrovie nazionali) e numerosi comitati di pendolari dei treni regionali. Aderisce alla manifestazione del 4 maggio anche Libera (Associazioni, nomi e numeri contro le mafie).
Cambiare il modo di spostarsi è necessario per preservare l’ambiente, oltreché la salute dei cittadini e i conti pubblici, come spiegano gli organizzatori dell’iniziativa: “L’Italia ha ipotecato il futuro delle opere pubbliche e della mobilità approvando progetti per nuove autostrade e nuove linee ad alta velocità ferroviaria che costeranno complessivamente 130 miliardi di euro, offriranno ulteriori occasioni di business alla malapolitica e alla criminalità organizzata, sottrarranno al Paese territorio e bellezza spesso senza offrire un servizio migliore alla collettività”.
Per chiedere concretamente alla politica di “cambiare strada”, il 4 maggio a Milano partirà la raccolta di firme per presentare in Parlamento una legge di iniziativa popolare: per imporre un cambio di direzione nell’allocazione delle risorse pubbliche destinate ai trasporti. L’obiettivo dichiarato è quello di raggiungere un milione di adesioni. Attualmente, come riportano i dati di Legambiente, per soddisfare la domanda di mobilità del 2,8 per cento delle persone e delle merci (è questa la quota di spostamenti quotidiani superiori ai 50 chilometri, ndr) si impegna il 75 per cento dei fondi pubblici destinati alle infrastrutture del settore.
Lo Stato destina invece soltanto il restante 25 per cento agli interventi per le aree urbane e per il pendolarismo, dove si muove il 97,2 per cento della popolazione, puntando spesso sulla costruzione o l’ampliamento di nuove strade per le auto private senza incentivare il trasporto collettivo o quello non motorizzato. Il binomio “auto + alta velocità”, insomma, secondo i promotori della Mobilità Nuova va ridimensionato a favore di un nuovo modo di spostarsi sulle strade: camminando (+ pedoni); andando in bici (+ pedali); utilizzando la rete del trasporto pubblico locale e della rete ferroviaria (+ pendolari); e, infine, ricorrendo solo in ultima analisi all’auto privata (da sostituire, dove possibile, da car sharing, car pooling e taxi).
Grazie a un accordo con le Ferrovie dello Stato, tutti coloro che vorranno partecipare alla manifestazione di sabato 4 maggio e arriveranno a Milano in treno avranno diritto a uno sconto del 40 per cento sul prezzo del biglietto. Le modalità con cui richiedere il codice sconto saranno disponibili nei prossimi giorni sul sito www. mobilitanuova. it nella sezione blog. Tutti in carrozza, si parte: “Prossima fermata Milano Mobilità Nuova”. (23 aprile 2013)
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fonte repubblica.it
No Muos a Niscemi, scontri e denunce attivisti sulle antenne, l’ira degli Usa

La protesta sulle antenne di Niscemi
No Muos a Niscemi, scontri e denunce
attivisti sulle antenne, l’ira degli Usa
Sette attivisti si sono introdotti nel territorio della base di telecomunicazioni e quattro di loro si sono arrampicati sulle antenne. Condanna dell’ambasciata americana: “Messi a rischio manifestanti e soccorritori, azione da condannare”. Tre poliziotti feriti negli scontri
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NISCEMI – Un’invasione – pacifica – ma pur sempre un’invasione, del territorio americano. Gli scontri tra manifestanti e polizia. L’ira dell’ambasciata americana e sette denunciati. E’ stata una giornata di tensione sul Muos, il maxi radar della marina militare americana in costruzione a Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Stamattina gli attivisti no Muos hanno violato la zona off limits e quattro di loro si sono arrampicati su una delle 46 antenne presenti all’interno per opporsi all’installazione del sistema di comunicazioni satellitari delle forze armate Usa. Ci sono stati scontri con la polizia e sette dimostranti sono stati denunciati. Tre poliziotti, tra i quali il commissario capo Gabriele Presti, sono stati colpiti con calci e pugni e hanno dovuto ricorrere alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale “Suor Cecilia Basarocco”.
GUARDA / Le immagini del blitz dei No Muos
Due manifestanti, Desirè Ristagno e Vanessa Ferraro, sono scesi dalle antenne poco dopo. Nel pomeriggio sono scesi anche Turi Vaccaro, originario di Palermo e noto per le sue battaglie contro la base missilistica di Comiso, e Nicola Boscelli, di Piazza Armerina, che fa parte anche del comitato “No Tav”. In tutto sette le persone che hanno scavalcato la recinzione e attuato il blitz nella base statunitense: per cinque di loro è scattata la denuncia per introduzione abusiva in luogo di interesse militare e resistenza a pubblico ufficiale mentre altri due sono stati denunciati solo per introduzione abusiva.
Il blitz è stato condannato dagli Stati Uniti: “Gli Stati Uniti – afferma una nota dell’ambasciata americana a Roma – sostengono convintamente il diritto ad una protesta pacifica. Tuttavia, lo sconfinamento illegale da parte di manifestanti in una struttura militare e la deliberata e irresponsabile distruzione della proprietà degli Stati Uniti hanno messo a rischio sia i manifestanti stessi che i soccorritori. Condanniamo tali azioni”. “La sicurezza è sempre stata una preoccupazione prioritaria degli Stati Uniti nella realizzazione del sito terrestre per l’antenna Muos, nei pressi di Niscemi. Comprendiamo le preoccupazioni relative alla struttura Muos – prosegue la nota – sollevate da alcuni cittadini che abitano nella zona, ed è il motivo per cui stiamo cooperando a pieno con il governo italiano, che sta realizzando un nuovo studio sull’impatto per la salute e che sarà completato entro il 31 maggio 2013. Uno studio che siamo fiduciosi confermerà la sicurezza della struttura Muos”. “La costruzione delle torri Muos – conclude il documento – è stata temporaneamente sospesa. Tuttavia, la Naval Radio Transmitter Facility (NRTF) di Niscemi rimane operativa ed è vitale per le operazioni militari e umanitarie della Nato. Le azioni illegali e irresponsabili di oggi, condotte da un gruppo di manifestanti, mettono a repentaglio queste operazioni”.
Secondo i manifestanti durante il blitz non sarebbe stato compiuto alcun danneggiamento alle strutture: “Anche se a distanza notevole abbiamo notato che uno dei sette attivisti che si erano introdotti nella base Usa ha scollegato un paio di cavetti, svitandoli. Nessuna rottura irreversibile, solo un gesto di protesta goliardica. Basta avvitare di nuovo gli spinotti e tutto torna come prima. La forzatura la stanno facendo invece gli Usa, che tendono a esagerare per criminalizzare l’intero movimento No Muos” dice Giuseppe Maida, uno degli attivisti No Muos rispondendo alla nota dell’ambasciata.
Anche il ministero della Difesa interviene sulla vicenda. “Mel rispetto del diritto ad una protesta pacifica e democratica – si legge nel comunicato – il ministero ribadisce che la tutela della salute dei cittadini che abitano nella zona di Niscemi è sempre stata e sempre sarà prioritaria e condizione indispensabile per la realizzazione delle antenne terrestri del sistema Muos”. “In tal senso – prosegue la nota – in attesa dei risultati dello studio dell’Istituto Superiore di Sanità che sarà completato entro il 31 maggio, la Difesa è impegnata a dare puntuale attuazione alle intese raggiunte che prevedono la sospensione della costruzione delle torri e dell’istallazione delle parabole del sistema Muos”. Ma il funzionamento degli impianti della Naval Radio Transmitter Facility di Niscemi, sottolinea, “deve essere assicurato in ottemperanza a quanto convenuto presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri”. (22 aprile 2013)
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fonte palermo.repubblica.it
Il Cesvi celebra la Giornata della Terra. Un concorso per giovani videomaker

Uganda, donna che cucina – fonte immagine
Il Cesvi celebra la Giornata della Terra
Un concorso per giovani videomaker
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Il Cesvi, in occasione della Giornata della Terra del 22 aprile, apre le iscrizioni al contest nazionale «Food Right Now Video Competition». Per partecipare, i giovani tra i 17 e i 25 anni, appassionati di video making, di comunicazione, di cooperazione internazionale e con un buon inglese, dovranno produrre dei video (dai 30” ai 3 minuti) sulla lotta alla fame nei Paesi in Via di Sviluppo e sulle pratiche quotidiane di sostenibilità e tutela del cibo, dell’acqua e della terra.
Nello specifico i video potranno raccontare il paradosso dell’aumento nel mondo del numero dei bambini obesi rispetto a quelli denutriti; le buone pratiche e i consigli per diminuire lo spreco di cibo e di acqua dei Paesi Occidentali; l’importanza del ruolo femminile nella lotta alla fame, soprattutto nei Paesi subsahariani dove le donne ricoprono non solo il ruolo di madri, ma anche di imprenditrici e contadine; le future pratiche da attuare per permettere la sopravvivenza di 9 miliardi di persone nel 2050 in un pianeta sempre più povero di risorse.
Per iscriversi è necessario compilare il form on line sul sito www.foodrightnow.it entro e non oltre il 22 giugno. Sarà possibile inviare i video dal 22 aprile al 31 ottobre 2013. I video saranno valutati da una Giuria di esperti e i finalisti saranno pubblicati sul sito www.foodrightnow.it e sottoposti a votazione popolare nel mese di Novembre.
I vincitori, designati dalla giuria popolare, otterranno i seguenti premi:
• 1° posto – viaggio in Africa nel periodo Marzo/Aprile 2014 in uno dei Paesi in cui Cesvi opera con progetti di sicurezza alimentare e sviluppo rurale sostenibile.
• 2° e 3° posto – partecipazione al One World Film Festival a Praga (Marzo 2014), evento europeo di documentari e film sui diritti umani. I tre vincitori italiani saranno affiancati nei loro viaggi dai vincitori delle altre città europee coinvolte nella Competition: Francia, Irlanda, Germania e Repubblica Ceca. Food Right Now è una campagna europea di sensibilizzazione promossa da Cesvi e dai partner di Alliance2015 con l’obiettivo di informare e stimolare la diretta partecipazione della società civile italiana e europea – soprattutto dei giovani – affinché l’azione per sconfiggere la fame includa cittadini di oggi e di domani, aziende, giornalisti, produttori, decisori italiani e dell’Unione Europea. Food Right Now è attiva anche in Uganda, dove Cesvi svolge attività di formazione agricola (Farmer Field Schools) per fornire ai piccoli agricoltori le conoscenze fondamentali per un uso sostenibile del suolo, e in Myanmar con progetti agricoli multisettoriali, interventi nutrizionali, e attività generatrici di reddito per alleviare la povertà delle comunità rurali svantaggiate.
Per ulteriori informazioni tel. 035-20.58.049/053, frn@cesvi.org www.foodrightnow.it
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fonte ecodibergamo.it
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BEPPE GRILLO: #TuttiaRoma – Appello agli italiani

#TuttiaRoma – Appello agli italiani
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Ci sono momenti decisivi nella storia di una Nazione. Oggi, 20 aprile 2013, è uno di quelli. E’ in atto “un colpo di Stato” (*). Pur di impedire un cambiamento sono disposti a tutto. Sono disperati. Quattro persone: Napolitano, Bersani, Berlusconi e Monti si sono incontrate in un salotto e hanno deciso di mantenere Napolitano al Quirinale (**), di nominare Amato presidente del Consiglio, di applicare come programma di Governo il documento dei dieci saggi di area pdl/pd che tra i suoi punti ha la mordacchia alla magistratura e il mantenimento del finanziamento pubblico ai partiti. Nel dopoguerra, anche nei momenti più oscuri della Repubblica, non c’è mai stata una contrapposizione così netta, così spudorata tra Palazzo e cittadini. Rodotà è la speranza di una nuova Italia, ma è sopra le parti, incorruttibile. Quindi pericoloso. Quindi non votabile. Il MoVimento 5 Stelle ha aperto gli occhi ormai anche ai ciechi sull’inciucio ventennale dei partiti. Il M5S da solo non può però cambiare il Paese. E’ necessaria una mobilitazione popolare. Io sto andando a Roma in camper. Ho terminato la campagna elettorale in Friuli Venezia Giulia e sto arrivando. Sarò davanti a Montecitorio stasera. Rimarrò per tutto il tempo necessario. Dobbiamo essere milioni. Non lasciatemi solo o con quattro gatti. Di più non posso fare. Qui o si fa la democrazia o si muore come Paese.
Una raccomandazione: nessun tipo di violenza, ma solo protesta civile. Isolate gli eventuali violenti.
(*) che avviene furbescamente con l’utilizzo di meccanismi istituzionali.
(**) “Il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato.” Carlo Azeglio Ciampi
Diffondi su Twitter: #TuttiaRoma
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fonte beppegrillo.it
Reddito minimo: lunedì le firme al Parlamento

Reddito minimo: lunedì le firme al Parlamento
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di Angela Lamboglia | 13 aprile 2013
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Lunedì 15 aprile il comitato promotore della campagna per un Reddito minimo garantito consegnerà le 50mila firme, raccolte dal giugno al dicembre 2012, al Parlamento.
La proposta punta all’istituzione di una misura di protezione sociale di ultima istanza che consiste nell’erogazione di 600 euro al mese, per un anno, con possibilità di rinnovo, a favore di determinate categorie di persone.
Tra i requisiti, residenza in Italia da almeno 24 mesi, iscrizione alle liste di collocamento dei centri per l’impiego, reddito non superiore ad 8 mila euro annui. Il diritto decade maturati i requisiti per il trattamento pensionistico, se il beneficiario viene assunto con un contratto di lavoro subordinato o parasubordinato, se avvia un’attività lavorativa autonoma, in generale se supera la soglia degli 8 mila euro; decade anche se rifiuta una proposta di lavoro offerta dal centro per l’impiego competente, a meno che non sia inadeguata dal punto di vista del compenso, della formazione e delle professionalità acquisite e certificate dal centro stesso.
Insomma, nessuna utopia: il reddito minimo non è in contraddizione con l’attuazione di politiche attive per il lavoro e rappresenta un’occasione per semplificare un sistema di spesa sociale attualmente frammentato ed escludente, prendendo spunto, tra l’altro, da strumenti già esistenti in tutti i Paesi europei, tranne Italia e Grecia, seppure differenziati tra loro.
50mila cittadini e 170 associazioni hanno condiviso l’impostazione di questa proposta di legge di iniziativa popolare. Non abbiamo un Governo a cui sottoporla e non sappiamo quando lo avremo. Sappiamo, però, quali conseguenze sta producendo questa crisi: l’Istat ci dice che la disoccupazione continua ad aumentare – in Italia, 5,7 milioni di persone sono senza lavoro -; il Ministero del Lavoro ammette che i contratti attivati sono diminuiti del 5,8% nell’ultimo trimestre del 2012 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; la Bce registra un ulteriore calo dei posti di lavoro nei primi tre mesi del 2013.
Le istituzioni europee ci chiedono di attivare una misura di questo tipo da anni, perchè il nostro sistema di welfare costringe alla marginalità sociale tutti coloro che non hanno accesso agli strumenti di protezione tradizionali. E di certo non ci salva l’Aspi, che dimentica ancora una volta il mondo dei precari, dai collaboratori a progetto agli associati in partecipazione, dai ricercatori ai lavoratori indipendenti.
Per questo siamo stanchi di aspettare l’elezione di un nuovo Capo dello Stato, un eventuale altro scioglimento delle Camere, nuove elezioni, perché qualcosa si muova. Lunedì consegneremo comunque le firme al Parlamento, con la richiesta, alla Presidenza della Camera, di avviare un percorso urgente perché la proposta di legge sia presa in carico da una commissione di lavoro ad hoc.
Per chi vuole aderire, in rete è stata lanciata anche una petizione con l’invito a organizzare una manifestazione nazionale, in occasione del primo maggio, con cui sollecitare il Parlamento ad approvare con urgenza la legge.
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fonte ilfattoquotidiano.it
Confindustria chiede un “patto in fabbrica”: insieme ai sindacati per salvare il Paese
Confindustria chiede un “patto in fabbrica”: insieme ai sindacati per salvare il Paese
Un minuto di silenzio al convegno della Piccola Industria: “Un silenzio di denuncia”, di fronte alla “forte emergenza economica”, alle imprese “che hanno chiuso i battenti”, a “quanti non ce l’hanno fatta” e a chi “continua a resistere”, dice il presidente Vincenzo Boccia. E la proposta di asse con i sindacati si fa concreta
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MILANO – Un minuto di silenzio di fronte alla “forte emergenza economica” e in nome di quelle imprese che hanno dovuto chiudere di fronte all’incedere della crisi economica. E un ponte gettato alle parti sociali, una mano tesa per serrare idealmente le fila in fabbrica: operai e “padronato” al fianco per superare la crisi, mentre la politica resta impantanata nell’impasse. Assume toni più elevati la dialettica tra sindacato e industriali, dopo qualche giorno di abboccamenti. A rilanciare la sfida, intesa in senso positivo, è stato Vincenzo Boccia, il presidente di Piccola Industria all’interno dell’organizzazione degli imprenditori, che non è nuovo ad accuse all’immobilismo della politica.
“Nel momento più difficile della storia della nostra Repubblica abbiamo il dovere e la responsabilità, a partire dalle parti sociali, di stringere un patto dei produttori”, ha detto in un convegno a Torino. “Un patto – ha proseguito – tra tutti gli attori della fabbrica con il quale ci si impegna per ricostruire il Paese e contribuire alla nascita di una nuova rivoluzione industriale. Un patto che deve basare le sue fondamenta sulla corresponsabilità di tutti per la convergenza e la competitività, per essere un Paese che vive di confronto e non muore di conflitto”. Dopo aver annunciato il gesto forte di protesta e denuncia, quel minuto di silenzio contro lo “stallo irresponsabile” che blocca il governo, arriva così la proposta da prendere o lasciare.
Una mossa che effettivamente pare preparata dagli ultimi interventi dei massimi esponenti, tanto del sindacato quanto degli imprenditori. Proprio nella mattinata di oggi, su varie testate, sono apparsi gli inviti di Giorgio Squinzi e Susanna Camusso a deporre le armi. “E’ finito il tempo degli scontri”, ha detto il leader degli industriali chiedendo al sindacato di “remare nella stessa direzione”. “Posizioni comuni per affrontare le emergenze”, l’auspicio del segretario della Cgil. Parole che Camusso ha rafforzato anche in un’uscita di stamane, quando ha detto che “c’è bisogno di parlarsi per mettere insieme alcune richieste comuni sulle priorità e sulle urgenze”. Temi che lei stessa dirà “domani a Torino (dove si tiene il convegno confindustriale, ndr) ed è ciò che ho sentito dire anche dal presidente della Confindustria“.
Non solo Squinzi e Camusso hanno avviato il dialogo. Il primo a sollevare il tema del “Patto della fabbrica” era stato Raffaele Bonanni, pochi giorni fa: “Spero si possa dare una sveglia al Paese attraverso un’alleanza vera e propria tra noi e gli imprenditori” ha detto il segretario della Cisl, aggiungendo poi: “Le aziende sono in difficoltà, le tasse su lavoratori e imprese sono eccessive, la crisi politica è senza fine, la situazione è irrespirabile”. D’altra parte, i dati sono chiari: tanto il crollo della produzione industriale, tema sensibile per Confindustria, quanto l’allarme occupazionale, caro al sindacato, hanno raggiunto livelli insopportabili per il Paese. (12 aprile 2013)
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fonte repubblica.it
































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