Napoli: per protesta i manichini dei precari impiccati per strada – FOTO

Sanità, spicca perfino un’intera “famiglia” di manichini impiccati. Da cadoinpiedi.it
Napoli: per protesta i manichini dei precari impiccati per strada – FOTO
“Ora basta, vi metteremo alla corde”. La protesta per le vie del centro
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La protesta per le vie del centro di Napoli, con i manichini impiccati per strada. I disoccupati appartenenti alla sigla Precari Bros, hanno lanciato un messaggio ben preciso. Vale a dire: “Ora basta, vi metteremo alla corde”.
Da piazza del Gesù a piazza Dante, da via Forio a via Toledo, e anche davanti alla sede del Comune di Napoli, manichini, molti con la faccia di Anonymous, chiamano in causa tanto la politica quanto le banche come responsabili della crisi. Sul ponte della

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fonte cadoinpiedi.it
IL 6 GIUGNO – Sciopero del consumo benzina, l’Aci lancia la provocazione

Sciopero del consumo benzina
L’Aci lancia la provocazione
Il 6 giugno mobilitazione di piazza contro il caro carburanti. Sticchi Damiani: “Aumenti di oltre il 20% in un anno. Il problema sta nelle troppe accise, che continuano a rappresentare la forma di tassazione preferita dallo Stato perché immediata, ineludibile e senza costi gestionali per l’Erario”
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di VINCENZO BORGOMEO
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“La nostra iniziativa non è un muro contro muro: il dialogo è più importante della protesta per far comprendere al Governo la conseguenza delle scelte compiute sull’auto che stanno mettendo in ginocchio un settore strategico per il Paese. Ci preoccupa soprattutto l’aumento della disaffezione all’uso dell’automobile”.
Così il presidente dell’Aci Angelo Sticchi Damiani lancia la prima giornata di sciopero dall’acquisto dei carburanti – prevista per il 6 giugno – per dare “un forte segnale di protesta contro i continui aumenti fiscali che gravano sui carburanti e più in generale sull’auto”.
“Gli automobilisti - spiega infatti Sticchi – non faranno rifornimento il 6 giugno per dire coralmente basta agli aumenti dei prezzi alla pompa, saliti di oltre il 20% in un anno. Il problema sta nelle troppe accise, che continuano a rappresentare la forma di tassazione preferita dallo Stato perché immediata, ineludibile e senza costi gestionali per l’Erario”.
Sotto accusa ovviamente la la pressione fiscale: secondo l’Automobile Club una famiglia spenderà per l’auto nel 2012 1.680 euro in carburante, ai quali vanno aggiunti 715€ per l’assicurazione, 270€ per la manutenzione, 220€ per parcheggi e garage, 190€ per pedaggi, 120€ per le multe e un insieme di altri costi per un totale complessivo di oltre 3.500 euro a fronte dei 3.278€ del 2011.
Come finirà? Vedremo. Per ora l’unico precedente è negli Usa, dove uno sciopero del genere, nel 2007, portò ad una riduzione del costo della benzina fino a 30 centesimi di dollaro in 24 ore. Un traguardo oggi quasi impossibile, ovvio, ma una cosa è certa: il primo sasso nello stagno è stato lanciato.
Intanto la decisione odierna del Governo di non aumentare il carico fiscale sui carburanti con l’inasprimento delle accise è stata giudicata positivamente: “Rappresenta – ha concluso Sticchi – un segnale incoraggiante di nuova sensibilità verso le famiglie italiane. Il settore dell’auto non può essere spremuto di più, nonostante l’assoluta necessità di interventi immediati a sostegno della popolazione colpita dal terremoto in Emilia”.
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fonte repubblica.it
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“La mafia uccide, il silenzio pure”: Ragazzi da tutta Italia sulla nave della legalità
Jovanotti – Omaggio a Falcone e Borsellino
Caricato da CicciomaxTV in data 02/lug/2008
“La mafia uccide, il silenzio pure”
Ragazzi da tutta Italia sulla nave della legalità
Nel ventesimo anniversario di Capaci, studenti di ogni età in viaggio per Palermo. A bordo anche alcune compagne di Melissa, la sedicenne uccisa nell’attentato di Brindisi

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dall’inviato di Repubblica VALERIA TEODONIO
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CIVITAVECCHIA - “In.. Capaci di dimenticare”. “La mafia uccide. Il silenzio pure”. Decine di scritte come queste colorano i cartelli dei 2600 studenti a bordo delle due Navi della Legalità che da Civitavecchia e da Napoli raggiungeranno Palermo, dove domani si svolgeranno le manifestazioni per ricordare il ventesimo anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio . Un “viaggio della Legalità” organizzato dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone e dal ministero dell’Istruzione per dire “no a tutte le mafie”. I ragazzi indossano magliette bianche con stampata una frase di Falcone: “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Prima della partenza, sulle facciate della navi, sono state srotolate le gigantografie di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
A bordo, ragazzi di tutte le età, dalle elementari alle superiori, arrivati da 250 scuole di tutta Italia. Nessuno di loro era nato, 20 anni fa, quando Falcone e Borsellino vennero assassinati. Ma – dicono gli organizzatori – sulle loro gambe continueranno a vivere quelle idee di cui parlava Falcone. Idee che neanche la mafia può uccidere. Perché l’obiettivo di questo viaggio è proprio questo: tramandare di generazione in generazione la cultura della legalità e l’impegno a contrastare tutte le mafie. Con i ragazzi viaggeranno anche il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso e il fondatore di Libera Don Luigi Ciotti. Piero Grasso farà il viaggio con il nipotino Riccardo. “Non abbiate paura – ha detto agli studenti – tutti insieme dobbiamo vincere quella paura che volevano metterci”.
Chi era Giovanni Falcone? Lo chiediamo ai bambini che stanno per imbarcarsi sulla nave della Legalità in partenza da Civitavecchia. “Una persona che non dobbiamo dimenticare” – risponde Serena, 9 anni – Siamo qui per non scordarlo mai”. “Falcone ci ha insegnato che la mafia va combattuta – aggiunge Pietro, 10 anni – e questo è il nostro modo per lottare”. Prima di salpare è stato osservato un minuto di silenzio per Melissa, la studentessa uccisa nell’attentato di Brindisi. A bordo ci sono anche alcuni suoi compagne di classe: “Ora non lasciateci soli - dicono Aurora e Chiara - vogliamo ricordarla. Dobbiamo parlarne ogni giorno. E vogliamo risposte”. Con loro hanno portato uno striscione: “Melissa è con noi”.
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fonte repubblica.it
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Capaci di Essere Capaci – testo: Giovanni Lanza, Vincenzo Zito; musica: Vincenzo Zito
Pubblicato in data 18/mag/2012 da operbbach
Canzone scritta per ricordare le vittime delle stragi di
Capaci, Via d’Amelio vent’anni dopo.
Giovanni Falcone
Francesca Morvillo
Antonio Montinaro
Vito Schifani
Rocco Dicillo
Assassinati il 23 maggio 1992 a Capaci
Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande.
Giovanni Falcone
Paolo Borsellino
Emanuela Loi
Agostino Catalano
Vincenzo Li Muli
Walter Cosina
Claudio Traina
Assassinati il 19 luglio 1992 in Via D’Amelio a Palermo
Alla volontà del mondo politico di recidere questi legami con la mafia. Io non ho mai creduto. Paolo Borsellino
Dedicata a tutte le vittime delle stragi, anche a quelle non citate.
CAPACI DI ESSERE CAPACI
Testo di Giovanni Lanza e Vincenzo Zito
Musica di Vincenzo Zito
Capaci di essere capaci per non morire,
capaci di essere capaci per cambiare,
capaci di vivere a Capaci, restare qua, non andare mai via!
Capaci di essere capaci e crescere insieme!
Mai fu solo nella lotta, tanti furono i seguaci,
parenti, amici, donne: uomini molto audaci.
Sostennero con forza e passione, l’ideale, l’uomo,
al di sopra la paura e sopravvissero al frastuono.
Insieme a Borsellino caro amico e collega,
la cui successiva morte più forte a lui lo lega.
Ogni grande uomo ha bisogno di una grande donna
che lo ami, lo segua perfino alla gogna.
Capaci di essere capaci…
Francesca Morvillo, più lungo il suo calvario
Dietro a lei Costanza, l’ufficiale giudiziario
come loro altri uomini che difendevano noi e lo Stato
contro la barbara arroganza la vita hanno dato.
Dicillo, Montinaro, Schifani giovani agenti della scorta,
l’ingenerosa sorte nei nostri cuori non è mai morta.
Il dolore, la disperazione e le lacrime delle persone care
hanno la forza di perdonare, ma loro… non vogliono cambiare.
Capaci di essere capaci…
Giovanni Falcone dagli occhi scuri, con ali d’argento
dall’alto scruta il mondo col viso contento
son vent’anni che è volato, da Capaci, come il vento
e noi siamo qui a credere, a sperare nel cambiamento.
Capaci di essere capaci per non morire,
capaci di essere capaci per cambiare,
capaci di vivere a Capaci, restare qua, non andare mai via!
Capaci di essere capaci e crescere insieme!
E crescere insieme!
E crescere insieme! Capaci di essere insieme!
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Canzone per Falcone e Borsellino
Caricato da Lucadorimusic in data 24/lug/2009
“Sete di Giustizia” e’ una canzone dedicata a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Registrata presso il BonaFide Studio di Londra nel settembre del 2007. Testi e musica di Luca Dori. Luca vive e lavora a Londra. Per maggiori informazioni potete scrivere a: luca.dori@yahoo.co.uk
DOMENICA 20 MAGGIO: Ingresso libero nelle 118 oasi Wwf

Una domenica nella natura con la giornata delle oasi Wwf
Aperte gratuitamente le 118 aree naturali protette delle Penisola. E’ il più grande “parco diffuso d’Europa”: 37 mila ettari di alberi, piante, uccelli e animali in pericolo di estinzione. L’obiettivo quest’anno è finanziare tre zone costiere a rischio in Sardegna, Puglia e Veneto
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Una domenica dedicata alla natura e al paesaggio. Per la Giornata nazionale delle Oasi, in programma domani 20 maggio, ingresso libero alle 118 aree protette del Wwf in tutta Italia, insieme alle 27 riserve del Corpo Forestale dello Stato. Sarà possibile così visitare gratuitamente questo patrimonio di habitat e biodiversità, dalle Alpi alla Sicilia.
Le Oasi del Wwf rappresentano il più grande sistema di aree protette d’Europa e coprono in totale un’estensione di 37 mila ettari. Ogni anno sono visitate da circa 400 mila persone, in particolare giovani e studenti. La gestione costa oltre tre milioni di euro, provenienti da enti pubblici, aziende, contributi e donazioni di privati, investimenti della stessa associazione.
L’edizione 2012 della Giornata nazionale (il programma completo, regione per regione, è pubblicato sul sito www.wwf.it 1) si propone di raccogliere fondi per realizzare in particolare tre obiettivi concreti. Il primo è la costituzione di una nuova Oasi ad Arbus, in Sardegna, un paradiso naturale di dune sabbiose e macchia mediterranea, minacciato dal taglio dei ginepri secolari e dall’attraversamento dei fuoristrada. Poi, la bonifica della’incantevole spiaggia che costeggia la Riserva naturale Le Cesine, nel Salento (Puglia), dove i rifiuti trasportati dal mare e mai rimossi hanno praticamente ricoperto la sabbia con uno strato di plastica, danneggiando la vegetazione e gli animali. E infine, il terzo obiettivo è quello di riforestare e riqualificare le zone umide dell’Oasi Golena di Panarella in Veneto, sul Delta del Po, che d’inverno ospita oltre centomila uccelli migratori.
Si possono donare 2 euro inviando un sms o chiamando il numero 45503 oppure, fino al 26 maggio, presso gli sportelli UniCredit.
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fonte repubblica.it
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COSE DA CRISI – Valencia, a scuola di prostituzione

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Valencia, a scuola di prostituzione
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di Ilario Lombardo
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Genova – Valencia, bella di giorno. Si vende ancora così la città bagnata dal Mediterraneo che per rivaleggiare con la movida notturna madrilena e la seduzione giovanile di Barcellona si è reinventata a colpi di investimenti milionari per farsi ammirare alla luce del sole tra centri di arte e cultura e gli archi ondulati di Calatrava. E nel cuore della città affannata dal debito più alto di Spagna a sopravvivere alla crisi è sicuramente l’inventiva.
La disoccupazione si è mangiata 560 mila posti di lavoro, e se manca il lavoro, c’è chi pensa che resta sempre da fare il mestiere più antico del mondo. Brandon Morales, 25 anni, giacca e cravatta e posa impostata per sembrare più grande dell’età che ha, fa il “prostituto”, il gigolò insomma. Il mercato è quello che è: florido, per carità, perché i clienti ci sono, ma anche con professionisti improvvisati, molte donne costrette a farlo, e schiave del sesso che erano sbarcate nella Spagna del boom effimero di Zapatero con ben altri progetti.
Morales allora si è attrezzato per il futuro e a due passi da Plaza de Toros ha fondato l’Academia del placer. Logica da domanda e offerta. Cerchi lavoro? Qui fa al caso tuo. Al “Curso básico de prostitución professional” si fa teoria e pratica. Storia della prostituzione e una rispolverata di dati economici con analisi del settore. Perché il contesto di lavoro per un professionista del sesso è importante. Ma il cuore del corso sono le lezioni di kamasutra, bondage, sadomaso. Ce n’è per tutte le perversioni. Ogni gioco lecito è permesso e si può praticare in comode stanze con il proprio partner. Altrimenti la scuola mette a disposizione i suoi assistenti. In tutto, «attrezzatura compresa», sono 100 euro per due ore al giorno spalmate su una settimana. Aperto a entrambi i sessi, in pochi giorni ha ricevuto 95 iscrizioni, per la maggior parte uomini, tra i 19 e i 45 anni.
Morales ha giocato d’astuzia e per assicurarsi un seguito ha riempito Valencia di volantini con su scritto a caratteri cubitali “Lavora ora” seguito da tre punti esclamativi. E per primi li ha messi in mano ai ragazzi dell’Università. Che oggi in Spagna è come vendere bottigliette d’acqua nel deserto. «Posto garantito», assicura Morales, ma non ci voleva certo un furbo cerimoniere dell’eros, che ha annusato l’occasione, a spiegarcelo.
La Spagna con i tassi di occupazione più bassi d’Europa fa i conti invece con la curva della prostituzione sempre più all’insù. Per questo il governo della Provincia valenciana ha preteso l’immediato ritiro dei volantini e ha chiesto alla magistratura di aprire un’inchiesta per istigazione alla prostituzione, prossenitismo e delitto contro il patrimonio. La più infuriata è Celia Ortega, direttore generale di quello che a Valencia corrisponde al nostro ministero delle Pari opportunità. «Si approfitta dell’altissima disoccupazione – ha accusato – con una specie di corso che è un attentato alla dignità delle donne».
Tutto clamore e pubblicità gratuita, si conforta Morales, che resta intenzionato, finché non lo fermeranno, a far salire la prostituzione in cattedra. In questo bordello della crisi non si smette mai di imparare.
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fonte ilsecoloxix.it
Farmacie comunali contro il carovita: da giugno sconti del 30% su biberon e pannolini
Farmacie comunali contro il carovita: da giugno sconti del 30% su biberon e pannolini
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Farmacie in campo contro il carovita, almeno sul fronte prima infanzia. Dal primo giugno prossimo, alcuni prodotti di largo consumo per bambini e neonati, come i pannolini, il biberon e il latte in polvere acquistati nelle farmacie comunali costeranno circa il 30% rispetto al prezzo medio. L’iniziativa, promossa dal ministero della Cooperazione in collaborazione con Anci e Associazione delle farmacie comunali, sarà sperimentale fino a dicembre. In seguito, gli sconti dovrebbero diventare strutturali ed essere estesi anche alle farmacie private.
L’anomalia dei prezzi italiani
L’idea di uno sconto “permanente” per i prodotti più necessari alle famiglie con bimbi piccoli «è un buon esempio – sottolinea il ministro con delega alla famiglia Andrea Riccardi – di sinergia tra istituzioni repubblicane. I prodotti per l’infanzia in Italia costano il 30-40% in più del resto d’Europa. Sono un carico pesante per i genitori, pesantissimo in tempo di crisi». D’accordo il presidente Anci, Graziano Delrio che punta il dito sull’anomalia dei prezzi italiani. «Abbiamo deciso di avviare un percorso con le 1.600 farmacie comunali per trovare una soluzione per un paniere di prodotti a prezzi agevolati per aiutare le giovani coppie con figli».
Con questa iniziativa, le farmacie comunali e quindi i Comuni proprietari dovranno fare i conti con un calo dei profitti: «Il ministro – ironizza Delrio, che è anche il sindaco di Reggio Emilia – ha avuto una buona idea, facendola finanziare ai Comuni…», incassando l’elogio di Riccardi per la «grande disponibilità dei Comuni che sono al servizio delle Comunità locali». Mi auguro, conclude, «che il buon esempio delle farmacie comunali sia seguito dalle altre farmacie. Alla mancanza di risorse si può supplire con le buone idee». Federfarma ha già dato la sua disponibilità a partecipare all’iniziativa e sarà quindi presto coinvolta per un ampliamento del progetto a partire dal prossimo anno.
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fonte ilsole24ore.com
DOCUFILM – ARMAGEDDON, sulla via di Damasco; proiezione e dibattito stasera, alla Garbatella(Roma), con Fulvio Grimaldi
Pubblicato in data 27/apr/2012 da MondocaneVideo
Dal Vietnam alla Siria: mezzo secolo di guerre imperialiste. Trailer del nuovo docufilm di Fulvio Grimaldi.
PER ORDINARE IL DVD O PRESENTARLO CON L’AUTORE: visionando@virgilio.it, trel/fax 0699674258.

DOCUFILM – ARMAGEDDON, sulla via di Damasco; proiezione e dibattito stasera, alla Garbatella(Roma), con Fulvio Grimaldi
NEGLI USA – «Incontri galeotti», il sito per conoscere i detenuti

Lonely Inmates in the USA Seek Penpals
Negli Usa
«Incontri galeotti», il sito per conoscere i detenuti
Un portale consente a chi è dietro le sbarre di farsi conoscere fuori: e già scattano i flirt
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di Francesco Tortora
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MLANO – Un galeotto come amico di penna. E’ l’opportunità offerta da Meet-An-Inmate.com sito web che dà la possibilità di iniziare una corrispondenza ordinaria con persone detenute in decine di penitenziari americani in modo da colmare, almeno in parte, la distanza che c’è tra le persone libere e coloro che sono costretti a vivere dietro le sbarre perché colpevoli di gravi reati.
I GALEOTTI – Collegandosi al sito web, l’utente può scegliere con quali detenuti costruire un dialogo: ogni galeotto cbe partecipa all’iniziativa presenta una sua foto e in 250 parole si descrive, raccontando quanti anni ha, i suoi hobby e le sue aspirazioni. Pochi, in realtà, scrivono i motivi per cui sono finiti in carcere. I detenuti descrivono anche la persona ideale con cui vorrebbero avere una corrispondenza. Come si legge nell’homepage del sito quasi tutti i detenuti sono «simpatici» e «amorevoli», hanno solo un piccolo problema: in passato hanno commesso reati. «Questi galeotti non possiedono niente – recita il sito – ma hanno tanto tempo e non aspettano altro che dialogare con voi. Sebbene siano in prigione, non è detto che queste donne e questi uomini siano cattive persone». Poi consiglia: «Bisogna trattarli con rispetto e dignità. In fondo sono esseri umani che provano emozioni e molti di loro vogliono realmente raddrizzare le loro vite»
LE PIU’ BELLE - Il sito web www.ranked.com, specializzato nello stilare le più svariate classifiche, ha recentemente pubblicato la lista delle più belle detenute presenti nei penitenziari americani e con le quali si può iniziare una corrispondenza ordinaria. A dominare la classifica è la trentatreenne Renee Bell che dichiara di essere single e in cerca di un vero uomo per costruire un’amicizia e possibilmente qualcosa di più forte. «Deve essere una persona stabile – dichiara la ragazza – un uomo pronto a prendersi la responsabilità di avere la sua donna in galera». Alle sue spalle, invece, si è piazzata Maeghan Rice, originaria dell’Arizona, che è in carcere per omicidio di secondo grado: «Ho conosciuto l’uomo sbagliato quando ero ancora troppo giovane – racconta – Adesso ne sto pagando le conseguenze. Ma sono pronta a incontrare la persona giusta». La terza classificata, Jessica McKay, in carcere per aver ucciso una persona mentre era alla guida della sua auto, non racconta molto del suo passato e preferisce soffermarsi su altro: «Ho sempre il sorriso sul mio volto e una personalità spumeggiante»
POSSIBILI TRUFFE – La maggior parte dei detenuti iscritti al sito non ha la possibilità di scrivere email o di fare chiamate telefoniche perché costano troppo. La corrispondenza ordinaria resta per loro l’unico modo per avere un contatto con il mondo esterno. Naturalmente – avverte il sito che promuove la corrispondenza con i detenuti – bisogna stare molto attenti ed evitare possibili truffe. Prima di tutto agli utenti maggiorenni che vogliono iniziare un dialogo con uno di questi galeotti è consigliato di rivolgersi al penitenziario dove i detenuti sono ospitati per conoscere che tipo di reato hanno commesso: «Alcuni sono conosciuti per aver truffato i loro compagni di penna, inviando foto false e informazioni errate sul loro conto con il solo scopo di circuire le vittime. Tuttavia la maggior parte cerca qualcosa di vero, qualcuno a cui scrivere e di cui prendersi cura».
Francesco Tortora
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fonte CorSera
Italia-Nepal, Canapa Soplidale. Nascita del progetto
La Rivoluzione della Canapa – The Hemp Revolution -
ceraunavolt-important-people.blogspot.com/2011/05/la-rivoluzione-della-canapa-hemp.html
In questo documentario viene narrata la storia della canapa, delle sue proprietà, e dei suoi molteplici usi in miriadi di campi applicativi differenti. Il suo incredibile tenore di crescita (nell’arco di 5 mesi, 4-5 metri), e le sue infinite e meravigliose proprietà, l’hanno resa da sempre una delle più usate e prolifiche piante nella storia del genere umano.
Si parte dalla canapa da fibra: Si possono ottenere tessuti e cordame trattati di migliore qualità rispetto a quelli sintentici petrol/chimici;
Le sue fibre sono cmq utilizzabili in qualsiasi contesto e sono tra le più resistenti che si trovano in natura… Con dovuti trattamenti, da questa magica pianta si possono anche ottenere: Carta, cartoni, e cartoncini di qualsiasi genere, tipo e/o densità; Combustibile (BioEtanolo) “pulito”; Vernici non-tossiche; oli di diverso tipo ed utilizzo, dalla cucina alla pittura; Cibo ad alto contenuto proteico ed anti-ossidante (I semi); Colle naturali estremamente forti attraverso la resina; e molto altro ancora: dalla dinamite, fino ad uno strumento naturale ma efficace per l’arresto della desertificazione (o della deforestazione). La canapa psicoattiva (chiamata Marijuana per la prima volta dai messicani) ha inoltre numerose proprietà medico/terapeutiche, tra cui:
Analgesico-Ipnotico; Stimolante dell’appetito; Antiepilettico-Antispasmodico; Profilassi e cura delle Nevralgie, compresa emicrania; Antidepressivo(forse) e Tranquillante;
Antiasmatico; Oxitocico (accellera il parto) Anestetico topico; Aiuto nella crisi di astensione da Oppiacei e Alcool; Antidolorifico nel parto; Antibiotico; Ipotensivo Intraoculare (l’unica alternativa alla cecità per i malati di glaucoma); Ipotermogenico; Antiasmatico (Dilata i bronchi, l’erba ha proprietà vaso dilatatorie); Coadiuvante nella psicoterapia;
e molte altre caratteristiche che sono in fase di studio e/o che ancora non si conoscono. La molecola psicoattiva nell’erba e’ il THC (TetraHydroCannabinolo), ma nelle foglie si arriva fino a più di 50 cannabinoidi diversi, di cui ancora si sa molto poco. Il THC non e’ a base azotata, non e’ un alcaloide quindi, al contrario della morfina, eroina, cocaina, ed altre sostanze sintetiche e derivate.
E non causa dipendenza, se escludiamo quella psicologica, che e’ cmq totalmente controllabile, ne causa danni a lungo termine (fa più danni il caffè). In questi video conoscerete la canapa, e vi verrà spiegato come lo spionaggio industriale (e il potere in genere) abbia volutamente buttato nel dimenticatoio e, anzi, dichiarato una vera e propria guerra senza quartiere a questa innocente pianta, il cui unico crimine e’ semplicemente quello di esistere, e di essere una potenziale concorrente di industrie sintentiche (petrol-chimiche) e farmaceutiche.
Nascita del progetto
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(Aprire il link in una nuova scheda, per sentire l’audio leggendo) 01.Dharti Kunko Aakash Junkai Ho
23/10/2011 Bittur, Langtong, Nepal.
Tessitura della canapa
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La canapa non è per la sopravvivenza ed il miglioramento della qualità di vita solo dei malati…
Molti di voi avranno visto il video “The Hemp Revolution”, del 1995, dove all’inizio e specialmente dal minuto 23, si vedono le comunità di villaggi dell’Himalaya nepalese, precisamente della Tarap Khola Valley, ad un passo dal Tibet, mentre cantando raccolgono e lavorano la canapa secondo metodi millenari.
Vivono ad altezze di 3/4/5000 metri, in una regione secchissima dove il monsone non arriva perchè al di là dell’Anapurna, a quasi due settimane di cammino dalle strade più vicine (ci si arriva attraversando aree in cui si rifugia il leopardo delle nevi), isolati per parte dell’anno, senza elettricità strade acqua corrente nè alcuna presenza istituzionale, o ospedali, poste, telefono, ecc., sono insomma totalmente autosufficienti.
La Trekking Guide edita da Lonely Planet ne parla così: “…al superamento di ogni passo (ce ne sono parecchi da valicare, anche a quote oltre 5000 m/sl) lo scenario muta completamente, ogni valico è più alto ed entusiasmante del precedente, complice l’aria rarefatta e la mistica maestosità dello scenario. Superato l’ultimo, il passo di Dhò, inizia la discesa dall’altra parte, per la valle di Tarap (khola=fiume). Preparatevi a spostare indietro le lancette dell’orologio: di 450 anni.” Il Dolpo non a caso è chiamato “la terra nascosta”.
Quella valle è dominata dall’alto da due antichi piccoli Gompa (monasteri buddhisti), uno della scuola Niang-Ma e l’altro dell’antica tradizione sciamanica Bon-Po, tuttora attivi centri di riferimento per le comunità della valle, di etnia nepalese-tibetana.
Da tantissimi secoli ad oggi, la sopravvivenza di uomini e yak a quelle altitudini è stata possibile grazie alla coltura di due piante soltanto: una particolare varietà di orzo himalayano col quale producono lo Tsampa (è per i tibetani come gli spaghetti per noi, o il riso per i cinesi), e parte del quale va agli yak come foraggio nei mesi invernali, ma soprattutto la canapa, anch’essa nel tempo adattatasi a crescere ad altitudini dove di solito non si trova, e che da sempre in Tarap utilizzano per tutte le loro necessità di cordame, tessuto da lavoro e trasporto, e qualunque capo di vestiario che non sia fatto della loro fantastica lana di yak. Ma la canapa è utilizzata anche come cibo, nutriente e salutare (dai semi, utilizzati in vari modi), come combustibile, per produrre carta, olio per le lampade, stuoie ed altro arredamento, per uso terapeutico e religioso.
Anche perchè non cresce altro, a quella altezza e senza pioggia, nemmeno i cespugli, il paesaggio è lunare.
Si basano da sempre sul lavoro collettivo e gioioso dell’intera comunità, come era anche in Italia il secolo scorso, quando la canapa rivestiva un ruolo di primo piano nella nostra economia pre-industriale.
Verso la metà degli anni ’90, quando il Nepal subiva ancora un rigido regime monarchico, ci fu il tentativo di imporre “manu militari” l’eradicazione ed il divieto di coltivazione della canapa, come raccontato anche nel video. Per i villaggi della Tarap Khola equivaleva ad una condanna a morte, all’estinzione certa, o all’esilio dai loro luoghi ed all’abbandono delle tradizioni ancestrali. Quindi si rifiutarono di obbedire (come tutto il Nepal, nella storia non sono mai stati assoggettati ad alcun impero), si unirono e passarono a pratiche di resistenza e disobbedienza civile, pronti a morire a testa alta difendendo le loro piante e la loro cultura, piuttosto che di fame e privazioni.
Come pazienti ci siamo subito sentiti vicinissimi a loro, e nonostante l’impossibilità di stabilire contatti dall’Italia abbiamo deciso che dovevamo incontrarli, e sostenerli.
Da qui ha avuto origine il progetto sulla canapa solidale, strettamente non-for-profit: sostegno alle comunità himalayane nel mantenimento della loro cultura e coltura della canapa, mettendole in condizione di gestire un’intera filiera produttiva finalizzata all’esportazione in Italia di prodotti tessili e forse di semi o olio, per distribuzione tramite canali equo-solidali ed alternativi, senza intermediari.
Questo progetto è giunto oggi in piena fase esecutiva dopo qualche anno di incubazione, grazie all’impegno volontario personale di pochi, ed al sostegno di un pugno di persone, situazioni ed associazioni amiche e solidali in Italia e, da poche settimane, qui in Nepal. Non si tratta di ‘vendere magliette’ speculandoci e sfruttando la mano d’opera locale, come fanno, per esempio molte Companies nepalesi, americane, cinesi e tedesche, bensì di aiutare le comunità a sostenersi e difendere la loro coltura tradizionale, coinvolgendole direttamente e procurando sbocchi di mercato ai loro manufatti e ad altri nuovi, di proporre loro di confezionare felpe, maglie, borse e quant’altro secondo le richieste ed i modelli da noi forniti, di eliminare gli intermediari e creare un rapporto diretto produttore – acquirente solidale, garantendo la gestione diretta dell’intera filiera produttiva alle comunità stesse, quindi col massimo valore aggiunto per il ‘prezzo sorgente’ riconosciuto ai coltivatori-produttori, la massima trasparenza, un approccio per quanto possibile anti-commerciale.
La reazione dei ‘villagers’ incontrati finora è molto positiva ed entusiasta, non vedono l’ora di iniziare.
Nel frattempo la dittatura del Re/divinità (induista) in terra è finita, dopo anni di guerriglia e le prime libere elezioni nella storia qualche anno fa, ora i nepalesi stanno scoprendo il significato della parola ‘diritti civili’: di parola, di scrittura, di autodeterminazione, di vita sociale. Ovunque nei villaggi visi aperti e sorridenti, sul tetto del mondo la gente è serena fantastica e cordialissima, una immediata trasmissione di fiducia e buon umore.
In gran parte derivato direttamente dagli ex-guerriglieri, il nuovo governo democratico ha posto i villaggi himalayani, reale cuore del Paese, il loro sviluppo eco-sostenibile, la loro salvaguardia e quella della bio-diversità e dell’ambiente, come anche la creazione di infrastrutture e la scolarizzazione in loco, come priorità assolute dell’agenda politica, di cui già si vedono effetti.
Forse perchè è proprio nella enorme fascia di villaggi himalayani e sub-himalayani, che è nata la loro lotta di liberazione. Quasi ogni remota casa ha il suo bravo pannello solare e quindi luce elettrica, si vedono moltissimi ponti sospesi pedonali fatti con funi e pavimentazione di acciaio, il segnale GSM è sempre più diffuso (non così la connessione internet…), i bambini vanno a scuola, magari con tripli turni in un unico nuovo piccolo edificio ma sempre vicini al loro habitat ed alle loro radici.
Considerate che il Nepal secondo i dati Onu è il decimo più povero Stato del pianeta, dei 49 più poveri, e che le aree dei villaggi sono le più povere del Paese. In molti distretti si tratta di sopravvivenza alimentare quando si parla di coltivazione della canapa, con gli uomini emigrati, le famiglie ‘displaced’ dopo anni di guerra, le donne da sole a dover lavorare per dar sostentamento ai figli.
Oggi, però, la causa dell’abbandono della lavorazione della canapa sta diventando il mercato globale. Se ancora la fibra viene utilizzata nei villaggi remoti per le proprie necessità familiari, la sua lavorazione con metodi millenari non può certo competere con le produzioni tessili cinesi o indiane, quando si tratta di sbocchi di vendita ma anche sempre più di autoconsumo. Se dalla fibra, estratta dalla pianta e filata (che già non è lavoro di poco conto), per produrre il tessuto ci vogliono giorni e giorni di lavoro per una quantità che una macchina industriale produce in pochi minuti, e lo stesso dicasi per il confezionamento di singoli capi di vestiario, a loro restano solo due opzioni. Lavorare in condizione di iper-sfruttamento (da parte di intermediari che acquistano il prodotto grezzo o intermedio a prezzi da fame per portarlo a lavorare a Kathmandu o in occidente), o circoscrivere la produzione al sempre più limitato utilizzo locale, abbandonandolo comunque rapidamente per diventare clienti del mercato globale.
Noi non vogliamo certo lavorare per la prima opzione, e riguardo la seconda faremo il possibile per contribuire nel nostro piccolo a scongiurarla, difendendo l’economia della canapa per il miglioramento delle condizioni delle comunità himalayane, che da sempre vivono a stretto contatto con questa risorsa inesauribile ed ecosostenibile.
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fonte italianepalcanapa.org/
Appello contro il femminicidio

Vanessa Scialfa, vittima
Appello contro il femminicidio
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Lo chiamano così, con una parola brutta ma che rende il senso della realtà: femminicidio. In Italia, dall’inizio del 2012, mariti, fidanzati o ex, fratelli o comunque persone intime hanno ucciso le donne che facevano parte della loro vita, per quelli che la cronaca chiama “motivi passionali”. Nel 2012 sono state uccise 55 donne, 127 nel 2010, 137 nel 2011, dati che non riguardano soltanto la gelosia, l’abbandono, le separazioni e le liti, ma che fanno appunto pensare a un problema culturale.
Il comitato di Se non ora, quando ha così lanciato un appello, che pone l’accento sulla necessità, soprattutto per i media, di dare più attenzione e spazio a episodi che non riguardano soltanto la cronaca nera, ma il modo stesso in cui le donne sono considerate, che nei casi più gravi arrivano alla violenza o all’omicidio.
Dopo l’ultimo tragico avvenimento, l’omicidio di Vanessa Scialfa (foto) da parte del suo fidanzato, Se non ora quando ha lanciato l’appello, che potete firmare, Mai più complici, per sottolineare come questa violenza dilagante non sia dettata da “passione”, ma sia il problema di un paese patriarcale, che ancora non sa accettare la libertà delle donne. Una colpevole arretratezza che i mass media possono aiutare a superare, raccontando questi avvenimenti senza liquidarli come nere storie di amori malati.
Oltre all’appello, è stato organizzato a Roma un flash mob, in piazza Montecitorio oggi alle 17. Su 55 cartelli saranno scritti i nomi delle vittime di violenza del 2012, come lapidi di carta che raccontano una violenza mirata, che ha fatto parlare appunto di femminicidio.
Per firmare l’appello Mai più complici, clicca qui
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fonte alfemminile.com
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