Canada, gli studenti sulle barricate cento giorni in piazza contro il governo / VIDEO: 700 students arrested in Montreal during clashes with police
700 students arrested in Montreal during clashes with police
Pubblicato in data 24/mag/2012 da RTAmerica
Video courtesy of m2wannawatch
Youtube channel http://www.youtube.com/user/m2wannawatch
Police in Montreal arrested over 700 students during the latest night of demonstrations. The students are protesting against tuition fee hikes and the adoption of a controversial bill that is seen as a tool to limit freedom of speech. Arrests were also made in Quebec City with some 170 detained and in Sherbrooke. Most of those arrested have already been released, though many face $1,000 fines. Protesters reportedly threw fireworks and bottles at officers forcing law enforcement to carry out extensive arrests in the hundreds. It’s been more than 14 weeks since the largest student demonstration in Canadian history started.
Canada, gli studenti sulle barricate
cento giorni in piazza contro il governo
“No all’aumento delle tasse universitarie”. Montreal è una immensa zona rossa: ma la rabbia si è estesa ormai a tutto il Paese. Scontri, 700 arresti

- APPROFONDIMENTI

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di PAOLA BERNARDINI
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TORONTO - Oltre 700 arresti hanno segnato in modo indelebile il centesimo giorno della protesta studentesca nella provincia del Québec . Decine di migliaia di persone, mercoledì, sono scese in piazza contro l’aumento delle rette universitarie. La protesta dilaga: a Montreal, Québec City o Sherbrooke, ma anche a Toronto, Calgary, Vancouver. Dall’Est all’Ovest del Canada il tam tam della rabbia studentesca si oppone al premier liberale Jean Charest, che ha aumentato dell’80 per cento le tasse universitarie. Ogni studente dovrà pagare 254 dollari in più, per sette anni, su una retta già di circa 4000 dollari annui.
A Montreal le proteste si sono susseguite per 30 notti. In segno di solidarietà, agli studenti si sono accodati genitori, docenti, anziani e bambini in marce pacifiche, scandite dal ritmo di pentole, cucchiai e coperchi. Tre i focolai: il college Lionel-Groulx a Sainte-Thérèse, il ponte Jacques Cartier e un albergo in pieno centro a Montreal.
La città è un’immensa zona rossa: un campo libero per l’intervento della polizia, grazie alla legge 78 approvata la scorsa settimana dal governo provinciale che vieta riunioni di massa nelle vicinanze di università e scuole, e impone l’obbligo di richiedere l’autorizzazione di manifestare almeno otto ore prima. Tra manganelli, gas e idranti, i poliziotti in tenuta antisommossa hanno arrestato 518 manifestanti a Montreal, 176 a Quebec City e in altre piazze dove gli studenti sventolavano bandiere azzurre coi gigli bianchi, la fleur-de-lis simbolo della provincia francofona.
Di primo mattino è partita la carica delle forze dell’ordine contro alcuni riottosi a volto coperto armati di sassi e spranghe. Le manette sono scattate anche per Emmanuel Hessler, un regista indipendente che si era agli studenti. Mentre lo caricavano su un autobus, é riuscito a twittare: “Stanno arrestandomi, non so cosa succederà ora. Augurami buona fortuna”. Tornato libero dopo aver pagato la cauzione, ha raccontato: “Ci siamo ritrovati circondati dalla polizia, non abbiamo capito più nulla. Questo pugno di ferro mi ha sorpreso e terrorizzato”.
E forse mai s’erano sentiti dibattiti tanto accesi da quando, nel 1995, il Quebec fu lacerato dal referendum sull’indipendenza dal Canada. Oggi, al di là del rialzo della retta universitaria, il “malessere del Quebec” si inserisce in un disagio diffuso a livello internazionale, con il riverbero della crisi economica e con le misure imposte a una popolazione che inizia a risentirne gli effetti. Sulla crisi germina la rabbia dei giovani contro le disparità economiche e sociali approfonditesi in Canada come negli Stati Uniti.
La rivolta rievoca anche il dissenso del Sessantotto, però alla ventata libertaria bohemien o hippy si è sostituita una protesta che non cede il passo. Mentre sia gli studenti sia il governo restano su posizioni ferree, i socialisti guadagnano consensi e i deputati del Parti Québécois si presentano in parlamento con i simboli della “piazza rossa” della protesta studentesca.
L’unico spiraglio è l’apertura di un tavolo con una delegazione studentesca. Dopo le dimissioni del ministro dell’Istruzione Line Beauchamp, il premier Charest ha richiamato al suo fianco un uomo di fiducia, Daniel Gagnier, per trovare a breve una soluzione. E chissà se monsieur Gagnier avrà migliore fortuna.
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fonte repubblica.it
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100 Day Clash: Protesters strike despite ban in Canada
Pubblicato in data 22/mag/2012 da RussiaToday
Ahead of the 100th day of the student protest movement in Montreal, the city has seen the most violent clashes so far with more than 300 arrests over the weekend. The demonstrations originally broke out over university tuition hikes advocated by Quebec’s provincial government. An emergency law aimed at restoring order in the province was passed on Friday. For more RT talks to Canadian journalist, Michel Boyer.
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La carica dei nuovi giovani geni: ecco i ‘geek’ che inventano il futuro

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La carica dei nuovi giovani geni
ecco i ‘geek’ che inventano il futuro
Microbiologi, ingegneri, matematici: millecinquecento ‘geek’ riuniti in un auditorium a Pittsburgh per un concorso di brevetti. Ecco chi sono gli scienziati che cambieranno il mondo. C’era anche l’Italia, con due team. Il vincitore ha scoperto uno sticker che individua il tumore al pancreas

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di RICCARDO LUNA
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PITTSBURGH - L’auditorium del centro congressi di Pittsburgh ribolliva di sudori, gridolini, eccitazione allo stato puro. Millecinquecento ragazzini di tutto il mondo, compresi cinque italiani, nel giorno più bello della loro vita. È partita la musica a palla, una roba che faceva solo bum-bum-bum, e da un lato è entrato un giovane presentatore di colore che ha iniziato a dire cose come “dammi il cinque fratello! E voi altri, siete caldi?”.
Se non fosse stato per i pantaloni chiari con la riga perfettamente stirata e la camicia bianca di lino pregiato, lo avresti scambiato per uno dei tanti rapper di strada all’inizio del solito concerto. Ma in realtà era il presentatore della convention, infatti ha subito chiamato sul palco l’ospite d’onore: tal Brian David Johnson. Anche lui giovane, gasato e pelato a lucido. “È il futurista di Intel!” ha detto il simil-rapper citando la supercorporation dei processori che stanno in tutti i nostri pc o quasi. E l’altro lo ha subito stoppato.
Ha atteso che si facesse silenzio, ovvero che miracolosamente tutti i millecinquecento ragazzini stessero zitti, poi si è avvicinato al microfono e ha gridato: “I am a geek!”. E sul boato che stava facendo tremare il David Lawrence Convention Center, ha aggiunto: “Geeks rock!”. Che si potrebbe tradurre così: Sono un geek. I geek spaccano. Oh-oh.
Già, ma chi sono i geek e cosa stanno spaccando? Sono i nuovi geni: sono usciti dalle loro stanze, hanno spento i pc e adesso vogliono cambiare il mondo. Pensano di poterlo fare perché sono oggettivamente i più bravi. In che cosa? In tutto quello che fanno, dipende. Sono i curiosi, gli entusiasti di ogni novità, soprattutto tecnologica.
In un certo senso ci sono sempre stati: per esempio “Gutenberg era un geek” secondo il guru della rete Jeff Jarvis che ha appena dedicato un libretto all’inventore della stampa a caratteri mobili mettendolo in copertina ma ritoccato con uno dei simboli di questa cultura: gli occhialoni da vista con la montatura nera quadrata. Sì, quelli dei secchioni.
Ecco in un certo senso una volta i geek erano solo i secchioni brillanti che impazzivano per i film di fantascienza. Erano i tempi di “Freaks and Geeks”, una serie tv di un secolo fa: dodici anni per la precisione.
Oggi quel concetto è molto più largo, e riguarda tutti coloro che hanno una passione al limite della ossessione, e che applicano un metodo scientifico o matematico per fare le cose meglio. Perfezionisti come metodo, ottimisti per la fiducia illimitata nella tecnologia, e scettici per natura nel senso che diffidano di tutti quelli che fanno le cose male.
A proposito delle scetticismo, uno dei miti viventi dei geek è Ben Goldacre, autore di una rubrica sul Guardian di notevole successo che si chiama Bad Science: in pratica mette alla berlina tutti coloro che sparano panzane pseudo-scientifiche. Esattamente come fa dalla Svizzera il blogger Paolo Attivissimo che si definisce “cacciatore di bufale” e vanta quasi 80mila follower su Twitter. In un certo senso, i programmatori sono stati i primi geek: scrivere milioni di righe di codice per far funzionare qualcosa richiede metodo e fiducia. “Ma ormai non ci sono più solo i computer, i geek sono ovunque” spiega Chris Anderson, direttore di Wired, il magazine di San Francisco che in vent’anni ha contribuito a far uscire questa cultura dalla nicchia un po’ sfigata dove era confinata all’inizio.
Ormai, secondo Anderson, ci sono i cuochi geek, ovvero quelli che cercano un metodo scientifico per cucinare meglio come lo scienziato Nathan Myrvold che dopo essersi occupato della malaria e aver diretto lo sviluppo tecnologico di Microsoft ha scritto un libro per spiegare “la formula della patatina fritta perfetta”; oppure ci sono i giardinieri geek, che analizzano ogni zolla della terra del proprio balcone e individuano i nuovi strumenti per far crescere meglio le piante; e ancora gli sportivi geek, come si vede nel film Moneyball dove il protagonista, effettivamente un po’ sfigato, applica una serie di algoritmi misteriosi per aiutare Brad Pitt a trasformare una squadretta di baseball in un’armata quasi imbattibile.
Ma i geek per antonomasia sono gli inventori. Come i millecinquecento ragazzini che la settimana scorsa stavano a Pittsburgh. Erano lì per la Intel International Science and Engineering Fair, ovvero la più importante competizione fra gli studenti di scienze e matematica. Qui non si trattava però di fare a gara per risolvere delle equazioni: qui si trattava di inventare e far funzionare qualcosa che migliori il mondo.
Come fece Ben Gulak, tre volte finalista di Isef, tornato quest’anno come star dell’evento: la prova vivente di cosa può diventare un bravo geek. Lui a 17 anni ha inventato Uno, il primo veicolo “transformer”, che a bassa velocità si piega in due e viaggia su una ruota sola (ed è elettrico).
Adesso che ne ha 22 ha messo sul mercato The Shredder, una specie di skateboard cingolato come un carrarmato, e motorizzato, che può scalare e scendere da qualunque terreno. Piace molto all’industria bellica, pare.
Quest’anno l’Isef lo ha vinto, con un urlo degno di una medaglia olimpica, Jack Andraka di Crownsville nel Maryland: è un ragazzino di soli 15 anni che ha presentato una invenzione che fa tremare la voce solo a dirla. Ha inventato una specie sticker per determinare subito, con sangue o urina, se qualcuno ha il cancro al pancreas. Secondo i 1300 giudici della gara, lo sticker di Jack “ha una accuratezza del 90 per cento ed è 28 volte più veloce, 28 volte meno costoso e 100 volte più sensibile degli attuali test in commercio “. Come ha fatto un 15enne a realizzare una cosa che potrebbe dare una svolta alla prevenzione del tumore più letale che c’è? “Perché mio zio è morto di cancro al pancreas e mi sono messo a studiare come avrei potuto salvarlo”.
Studiare è la parola magica. L’Italia a Pittsburgh era rappresenta da due team. Uno formato dalle sorelle Elalim e Jasmine Zen Vukovic, che studiano a Sassari e hanno prealsentato un progetto che unisce turismo, musica e naturalmente matematica. E un altro, che viene dal liceo De Giorgi di Lecce, formato da Aldo Cingolani, Roberto Fasano e Andrea Paladini. La loro invenzione è un procedimento chimico per rendere idrorepellente qualunque materiale, una cosa che potrebbe avere infinite ricadute di prodotti commerciali.
Ma il fatto per cui i tre studenti di Lecce saranno ricordati forse è un’altro. Il giorno della inaugurazione, il 14 maggio, tutti i team sono stati invitati a presentarsi sul palco, lo stesso palco del tipo che urlava “Geeks Rock!”, con un poster che rappresentasse il proprio paese. Aldo Roberto e Andrea hanno disegnato l’Italia, in basso ci hanno messo l’uomo di Vitruvio di Leonardo da Vinci, che non è solo un simbolo del genio italiano ma anche una icona dei geek di tutto il mondo. E poi sopra ci hanno messo una scritta, molto impegnativa di questi tempi, che racchiude l’incredibile ottimismo per il futuro che hanno questi ragazzi: “The future Italy belongs to us”.
Ho chiesto loro perché ne fossero tanto sicuri. Roberto, l’autore della frase, ha risposto così: “I palazzi più alti sono quelli che hanno le fondamenta più forti. Noi italiani siamo la nazione con le ‘fondamenta’ storiche più ampie e forti e quindi saremo noi in futuro a svettare rispetto alle altre nazioni se sapremo dare spazio ai giovani scienziati”. Speriamo, ragazzi: che il futuro dell’Italia vi appartenga davvero.
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fonte repubblica.it
NAPOLI – Scoperta scuola abusiva per 116 bambini stranieri

Piazza Dante, scoperta scuola abusiva per 116 bambini stranieri
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NAPOLI – Una scuola per oltre cento bimbi dello Sri Lanka completamente abusiva è stata scoperta dalla polizia municipale a Napoli. È a seguito di diverse segnalazioni che i vigili urbani sono intervenuti in piazza Dante dove la scuola era stata aperta in un appartamento di 12 vani posto al primo piano di un palazzo.
Ogni stanza era differenziata «dal grado di difficoltà» ovvero dalla classe di appartenenza degli alunni.
Tutte le mattine l’ingresso in aula avveniva durante il consueto orario scolastico e le lezioni si svolgevano per oltre 116 bambini di età compresa tra i tre e gli undici anni.
I responsabili sono risultati privi delle autorizzazioni necessarie. Immediatamente gli agenti hanno avvisato i magistrati che a loro volta hanno disposto l’affidamento dei minori ai genitori; richiesto un sopralluogo del personale dell’Asl che ha riscontrato carenze igieniche nell’appartamento, in quanto era stata predisposta anche una cucina, servizi igienico-sanitari non a norma di legge e la mancanza delle dovute misure di sicurezza (agibilità, prevenzione incendi ecc.).
I genitori saranno tutti identificati e denunciati per evasione scolastica di minori.
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fonte ilmattino.it
Laureati alle prese con la crisi “Pronti a andare all’estero”
(fotogramma)
Laureati alle prese con la crisi
“Pronti a andare all’estero”
Il 44 per cento dei giovani con un elevato titolo di studi si dice disponibile a lasciare l’Italia. Otto punti percentuali in più di quattro anni fa. Sono sempre più convinti di non avere reali chance nel nostro Paese. Il valore del voto di laurea, la regolarità degli studi e l’età alla laurea nell’indagine di AlmaLaurea che ha coinvolto 215mila giovani
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di FEDERICO PACE
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Sempre più disponibili a lavorare all’estero.
I laureati del nostro Paese sono lontani dagli stereotipi con cui molti, anche i decisori, continuano a rappresentarli. Più regolari negli studi, più presenti alle lezioni e con più esperienze di stage e tirocini, sono pronti a assumersi le proprie responsabilità e a cercare le opportunità là dove vengono offerte. Negli ultimi quattro anni, caratterizzati da una crisi interminabile, la percentuale dei ragazzi pronti a lasciare l’Italia è salita fino al 44 per cento. Una crescita di otto punti percentuali. E questo in un contesto in cui la disoccupazione giovanile è passata dal 22,8 per cento della fine del 2008 al 35,9 per cento di marzo di quest’anno.
Elemento chiave di ogni sviluppo, i giovani laureati, l’istruzione come strumento di mobilità sociale e la questione della valutazione degli atenei, sono gli oggetti di studio della nuova indagine di AlmaLaurea che ha coinvolto 215mila laureati.
Tra tempismo e presenze.
Dal rapporto emerge come continui a crescere la quota dei giovani che concludono gli studi nei tempi previsti, così come quella di coloro che frequentano le lezioni e partecipano a esperienze di stage e tirocini durante gli studi. Il 68 per cento dei laureati del 2011 ha frequentato le lezioni e in media ha concluso le tesi in 5,7 mesi, mentre sette anni fa ne erano serviti molti di più (8,4 mesi).
All’ambito traguardo i laureati sono sono arrivati con un’età media di 26,9 anni. Nel 2004, l’anno precedente le ultime riforme, avevano quasi un anno in più (27,8 anni). Ma la differenza con allora è ancor più ampia di quanto sembri. La diversificazione dell’offerta formativa generata dalla riforma ha in qualche modo determinato anche un ritardo all’immatricolazione valutabile in un paio di anni (vedi tabella 2). Così, al netto di questo ritardo, l’età alla laurea media è pari a 24,9 anni. L’evoluzione viene confermata anche dal fatto che ora il 17 per cento dei laureati ha meno di 23 anni e solo il 45 per cento arriva con un ritardo alla laurea (era il 65 per cento nel 2004).
I tirocini durante gli studi e il lavoro.
Dal 2004 e oggi, è quasi triplicata la quota dei laureati che hanno avuto modo di fare degli stage. Nel 2011 il 55 per cento dei ragazzi usciti da un ateneo italiano ha partecipato a un percorso di tirocinio formativo durante gli studi. Prima delle riforme, avevano avuto un’occasione simile solo il 20 per cento dei laureati. Un’evoluzione che dovrebbe avere degli effetti positivi se è vero che, come dicono gli autori dell’indagine, il tirocinio aumenta la probabilità di trovare un’occupazione del 13,6 per cento.
I ragazzi italiani si ritrovano a dover fare i conti con un complesso scenario economico ma sembrano sempre più pronti a sacrifici pur di poter avere un’occasione. Sono sempre più disponibili a effettuare trasferte frequenti di lavoro (32 per cento) e a cambiare residenza (il 41 per cento). Solo il 3,6 per cento dei laureati, per lavoro, preferirebbe non fare trasferte.
La diminuita motivazione.
In questi ultimi anni però è aumentata la quota dei laureati “poco motivati”: sono passati dal 10 per cento del 2007 al 14 per cento del 2011. Non certo una buona notizia visto che le motivazioni nella scelta del corso di laurea influenzano la riuscita universitaria sia in termini di voto d’esame, che di ritardo alla laurea. Allo stesso tempo, negli ultimi otto anni le immatricolazioni si sono ridotte del 15 per cento confermando il ridotto interesse per gli studi universitari di questa fascia di popolazione giovanile. Fenomeno che rende ancora più difficile raggiungere l’obiettivo europeo di avere laureata il 40 per cento della popolazione di età tra 30 e 34 anni (siamo fermi al 20 per cento).
I mille profili.
Dal rapporto emerge chiaramente che, al di là dei valori medi dell’universo complessivo utili per un confronto con gli anni del pre-riforma, ci si trova davanti, più che a un unico profilo di laureato, a una molteplicità di figure. Ciascuno di queste caratterizzate da specificità proprie che vanno dall’ambito familiare di origine all’area geografica di provenienza. Dalla facoltà di iscrizione al dinamismo del mercato del lavoro locale.
Classi sociali e mobilità.
I laureati della triennale provengono da classi sociali meno favorite, tendono a studiare sotto casa, forse anche per effetto della moltiplicazione dei corsi universitari, e raggiungono il traguardo a 24 anni. Tra i laureati specialistici, biennali e a ciclo unico, si riscontra invece una maggiore selezione sociale: sono giovani più avvantaggiati socialmente e culturalmente, più disponibili alla mobilità tra sedi universitarie, sono quelli con più esperienze di studi all’estero nel curriculum.
Professioni sanitarie vs. giuridiche.
Anche all’interno dei singoli gruppi ci sono elevate differenze. Tra i laureati triennali, ad esempio, concludono in tempo il ciclo di studi il 65 per cento dei laureati delle professioni sanitarie su cento. Più bassa la quota (36-40 per cento) nei percorsi psicologico, educazione fisica, economico-statistico e scientifico. All’estremo opposto, riescono a restare in corso solo 15 laureati su cento del gruppo giuridico e a 29 su cento di quello in architettura.
Se si analizza nel dettaglio il dato medio dei tirocini dei laureati della specialistica, si scopre che coinvolge, come prevedibile, quasi otto su dieci dei giovani che escono da corsi legati al gruppo di studio dell’area medica e delle professioni sanitarie mentre nel gruppo giuridico si arriva a mala pena al 14 per cento.
Analisi e dettagli.
Per questo, Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea, ha sottolineato come sia necessario “spingere l’analisi al di là del dato aggregato di sintesi, mettendo in evidenza l’estrema variabilità che caratterizza i diversi aspetti indagati e distinguendo le offerte formative che si sono tradotte in risultati positivi da quelle in evidente stato di sofferenza, la capacità di valorizzare eccellenze ma anche quella di considerare i diversi punti di partenza apprezzando il valore aggiunto prodotto”.
Investimenti e interazione università mondo produttivo.
Da qui, il direttore di AlmaLaurea ha provato a indicare le linee da seguire a fronte della crisi: “E’ necessario investire in istruzione di alto livello, consolidare il processo di riforma del sistema universitario, incoraggiare i giovani a investire in formazione, promuovere la cultura della valutazione, migliorare l’interazione fra università e mondo della produzione, ridefinire l’offerta formativa per chi è già stabilmente inserito nel mercato del lavoro, costituiscano priorità irrinunciabili per il futuro del Paese”.
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fonte repubblica.it
Studenti in rivolta: «Ma il figlio di Umberto Bossi ha studiato da clandestino in Albania?»

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I giovani: clandestino, non poteva laurearsi
Albania contro Bossi jr, studenti in rivolta e si muove la Procura
Dal database della polizia di frontiera di Tirana il Trota non risulta mai entrato nel Paese

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di Leonard Berberi
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MILANO – I guai, l’imbarazzo e la polemica. La Procura di Tirana vuole vederci chiaro sulla laurea triennale presa da Renzo Bossi (e Pier Moscagiuro) all’Università privata «Kristal». Gli inquirenti, poi, cercano anche di capire se il figlio del Senatur – chiamato a Tirana «Trofta» (trota, in albanese) – abbia mai messo piede nel Paese e come.
Secondo fonti della Polizia di frontiera nel «Tims» (il sistema che in Albania memorizza arrivi e partenze da porti e aeroporti) non ci sarebbe nessun documento riconducibile a Renzo Bossi. E anche dall’Ambasciata italiana, in via preliminare, fanno sapere che a loro non risulta una comunicazione sull’arrivo dell’ex consigliere regionale lombardo. Soprattutto dal 2010, anno del suo incarico al Pirellone. «Per prassi – spiega un funzionario in servizio nell’ufficio diplomatico italiano a Tirana – l’arrivo nel Paese degli esponenti politici, nazionali e locali, ci viene comunicato». Il «Trota», stando al certificato di laurea, è diventato «dottore» il 29 settembre 2010.
L’università privata «Kristal» giovedì sera ha confermato la veridicità del documento (che in Albania si chiama «diploma») e ha aggiunto che Renzo Bossi «si è laureato in Gestione aziendale. È stato regolarmente iscritto, sulla base delle leggi albanesi, nell’anno accademico 2007/2008». Più di un anno prima dell’esame di maturità superato nel 2009 non si sa come e dove.
Ma c’è di più. «Come ha fatto il figlio del Senatur con gli esami in lingua albanese?», si chiedono ancora i magistrati. Dall’università hanno deciso di non comunicare più con i giornalisti. Ma una docente dell’ateneo ha detto che «le lezioni al “Kristal” sono quasi tutte in lingua locale e senza traduttori». Poi c’è il giallo di uno dei professori che ha firmato il certificato di laurea. Marenglen Spiro prima ha detto di non aver mai firmato quel documento, poi ha confermato che la sigla è la sua, aggiungendo che «Renzo Bossi ha studiato qui per ben quattro anni». Il professor Spiro ai tempi era rettore del «Kristal». Ora fa lo stesso lavoro, ma in un altro ateneo privato di Tirana.
L’inchiesta italiana sull’ex tesoriere della Lega finisce per scatenare polemiche e accuse anche nell’altra parte dell’Adriatico. Il leader socialista albanese Edi Rama – da Firenze, dove ha incontrato i connazionali che studiano in Italia – si è scagliato contro le «fabbriche dei diplomi a pagamento». Mentre sul web molti lettori ironizzano sulla vicenda. «Ma il figlio di Umberto Bossi ha studiato da clandestino in Albania?», si sono domandati ieri decine di giovani albanesi di fronte al ministero dell’Educazione (che ha deciso di fare luce sull’ateneo privato). Capeggiati da un partito appena nato, l’«Alleanza Rossonera», hanno chiesto le dimissioni del ministro Myqerem Tafaj. «A noi in Italia ci fanno sputare sangue per avere il permesso di soggiorno per motivi di studio», hanno raccontato alcuni. «Renzo Bossi ce l’aveva quel pezzo di carta?».
A far luce sul caso ci penserà una task force della sezione «Crimini economici», hanno precisato dalla Procura di Tirana. Nel gruppo «ci saranno alcuni esperti del ministero dell’Educazione». Le indagini «si concentreranno soprattutto sul registro delle presenze dei corsi universitari per capire se Renzo Bossi sia davvero stato iscritto all’ateneo e se abbia mai frequentato una lezione».
Immersa tra grandi centri commerciali e altri atenei privati, la sede dell’università «Kristal» – fondata nel 2005, alla periferia della capitale albanese – vive negli ultimi giorni momenti di notorietà indesiderata. È appoggiata da una tv privata, «Planet Television», che non manca di ricordare le eccellenze dell’ateneo. E di far vedere la facciata della sede di Tirana (ce ne sono altre sparse in Albania) con il suo ingresso che vorrebbe ricordare un college americano.
Intanto ai microfoni di Radio24 Matteo Salvini, europarlamentare del Carroccio, non ha nascosto il suo fastidio per la vicenda: «Mi incazzo con Renzo Bossi, con quelli che fanno furbate. Rispetto e capisco chi non ci voterà più dopo questi fatti. Preferisco perdere questo giro piuttosto che avere l’indifferenza degli elettori». E il «Trota»? «Ha chiuso con la politica – ha risposto l’europarlamentare -. Se si dovesse candidare di nuovo glielo diranno gli elettori».
Leonard Berberi
lberberi@corriere.it
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SCUOLA – Il prof di latino sostituito da un software: “Così i ragazzi ameranno Cicerone”

Il prof di latino adesso è digitale
“Così i ragazzi ameranno Cicerone”
Un software gratuito nelle scuole: aiuterà nelle traduzioni e darà il voto. Due anni per lo sviluppo, poi il test di otto docenti e 250 studenti. Da lunedì sarà sul web
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di SIMONETTA FIORI
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È STATO pensato per gli studenti liceali, ma risulta utile anche per i genitori preoccupati per i famigerati “compiti a casa”: un tutor di latino che sostituisce le vecchie ripetizioni. Online. Perché al posto del professore c’è un sofisticato software che guida durante l’analisi logica e corregge nella successiva traduzione. Si chiama Cicero e sarà disponibile gratuitamente.
Su iniziativa della Fondazione Agnelli, in partnership con l’Ansas (agenzia del Miur), dalla prossima settimana tutti i licei italiani potranno averlo collegandosi a www. fga. it. Il nuovo maestro digitale è figlio di un’unione inedita, tra la negletta tradizione classica e la ricerca tecnologica più avanzata. Ora è pronto a confrontarsi con il grande pubblico del web. Avvertono però gli studiosi che l’hanno brevettato: Cicero non aiuta a copiare, ma a ragionare sul testo, restituendo al latino la dignità calpestata dalle traduzioni in rete. E in questa complessità risiede il suo tratto originale.
L’idea è di due linguisti poco più che trentenni, Matteo Boero e Adriano Allora, che per oltre due anni hanno lavorato all’ambizioso progetto: dare vita a un istitutore digitale che superasse i limiti degli esercizi interattivi tradizionali – vero/falso o risposta multipla – per verificare la reale consapevolezza dei ragazzi. Una guida esperta che accompagni gli allievi prima nel ragionamento logico, poi nella scelta lessicale più pertinente. Così Boero, allievo di Gian Luigi Beccaria e consulente di latino presso Loescher, ha lavorato sui contenuti. Ad Allora, linguista computazionale, è spettata la traduzione nel codice informatico. E uno specialista di sistemi complessi, Ivan Molineris, ha fatto il resto. Dai tre “evangelisti” della ricerca è nato Cicero, che ha affascinato la Fondazione Agnelli per l’originale connubio tra cultura classica e innovazione. “La vera partita oggi”, il direttore Andrea Gavosto, “è guidare i ragazzi nel mondo digitale. Cicero ci è sembrato un esempio efficace di come si possa fare scuola utilizzando la tecnologia”. Il software è stato sperimentato da otto professori di tutta Italia, da Torino a Siracusa, e 250 studenti dei licei (classico, scientifico e linguistico).
Il funzionamento appare semplice. Il docente assegna i compiti a casa di latino, versione scelta tra quelle disponibili nel programma, che include Fedro e Cicerone, Livio e Apuleio, ma potrà arricchirsi su iniziativa degli stessi professori. Lo studente lavora su una schermata con tre finestre: a sinistra, il testo latino, al centro lo spazio da riempire con la traduzione, e a destra le domande di Cicero: un magister esigente, che chiede all’allievo prima di districarsi nel labirinto di proposizioni principali e subordinate, soggetti e complementi, e – solo in una seconda fase – sollecita la traduzione, conducendo i ragazzi verso la soluzione. Alla fine del lavoro, circa un’ora e mezza a versione, Cicero saluta alla sua maniera – “Gaudeamus, hai finito!” – ma non è autorizzato a dire come è andata. Consegnerà invece il suo report al professore, il quale sarà informato dettagliatamente delle competenze di analisi e di traduzione dello studente. Nella scheda compare anche un voto, che spetta però all’insegnante confermare o correggere. Complessivamente il funzionamento di Cicero evoca una sorta di Grande Fratello del latino in grado di documentare quali sono le attitudini e le difficoltà degli studenti. Materiale prezioso sia per gli editori della scolastica, sia per il ministero che deve tracciare le linee guida della materia.
Cicero introduce per il latino quel che My Math Lab (Pearson) ha già fatto per la matematica, guadagnandosi cinque milioni di utenti nel mondo. In Italia esiste già un My Tutor per l’esame di maturità, e per il prossimo anno scolastico gli editori si stanno attrezzando di guide elettroniche come Eugenio – omaggio a Montale – che aiuta lo studente nell’analisi del testo letterario. Gli stessi artefici di Cicero stanno lavorando a un software capace di illuminare la selva oscura della Commedia, ma ci vorrà ancora del tempo. Ora l’impegno è sul latino, che resiste nonostante il calo di iscrizioni nei licei a vantaggio di tecnici e professionali (dati parziali sull’anno scolastico 2012/2013 raccolti dalla Fondazione Agnelli). In Italia, ma anche altrove nel mondo occidentale, la cultura umanistica appare in netto declino, mentre Cina e India coniugano con naturalezza lingue antiche e tecnologia. Proprio come fa Cicero, a vantaggio di liceali. E di genitori sull’orlo di una crisi di nervi.
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fonte articolo
SCUOLA – Immigrati, 711 mila alunni stranieri (8%)
Rapporto Miur-Ismu. Tante le difficoltà che incontrano tra i banchi
Immigrati, 711 mila alunni stranieri (8%)
Vivono al Nord e scelgono le professionali. In media, i bocciati sono il doppio degli italiani

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MILANO – Sono sempre più numerosi gli stranieri tra i banchi delle scuole italiane, anche se la crescita rallenta un po’ rispetto agli anni scorsi. Ma fanno la fatica di sempre, pur orientandosi, per lo più, verso scuole «più facili», o quelle che i loro coetanei del Belpaese snobbano un po’. Scuole pubbliche, naturalmente (85,8%), eccetto che per le materne (nelle private se ne contano 135.632, pari al 35,3% di tutti i bambini stranieri da 3 a 6 anni; sono solo il 4,2% alle elementari, il 3,3% alle medie, il 3,9% alle superiori). E il divario si fa più evidente nella scuola secondaria, dove i bocciati sono il doppio degli italiani.
IL RAPPORTO – Questo il quadro tratteggiato nel rapporto «Alunni con cittadinanza non italiana 2010-2011» presentato a Milano dal Ministero dell’Istruzione e dalla fondazione Ismu (Iniziative e Studi sulla Multietnicità): sono 711mila gli alunni stranieri in Italia, pari al 7,9% di tutti gli studenti, dalla scuola d’infanzia fino ai licei e agli istituti tecnici. In tutto, sono 37.454 in più rispetto all’anno scolastico precedente. Ma si tratta di una crescita più contenuta rispetto al passato: fino al 2009 c’erano incrementi doppi, circa 60/70mila alunni all’anno. Aumenta invece sensibilmente il numero degli studenti di cittadinanza straniera nati in Italia, i cosiddetti «G2»: nell’anno scolastico 2009/2010 sono 263.524, pari al 39,12% di tutti gli studenti stranieri con un aumento del 13,1% rispetto all’anno precedente. Scuola dell’infanzia ed elementari accolgono la stragrande maggioranza dei G2: circa l’80%. La popolazione scolastica straniera sta diventando quindi sempre più «made in Italy», soprattutto nella scuola dell’infanzia e alle elementari, dove nel 2009/2010 i nuovi entrati sono 44.232, di cui soltanto 13.711 provenienti direttamente dall’estero.
UNO SU TRE ALLE ELEMENTARI – I numeri: nelle scuole primarie siedono in 254.644, pari al 35,8% del totale. Il 22,3% si trova alle medie, il 21,6 alle superiori e il 20,3 nelle scuole materne. Degno di nota le differenze con l’anno scolastico precedente per quanto riguarda le elementari, quando erano ben il 42,8%, e alle superiori dove raggiungevano appena il 14%. Arrivati alle scuole secondarie di secondo grado (nel 2010/2011 sono 153.513) scelgono gli istituti professionali il 40,4%, i tecnici il 38%, i licei il 18,7% e gli artistici il 2,9%. Poco più delle metà (50,3%) sono femmine, con punte del 70% nei licei.
ROMENI IN TESTA – Per quanto riguarda le nazionalità degli alunni, i romeni si confermano, per il quinto anno consecutivo il gruppo più numeroso nelle scuole italiane (126.452); seguono gli albanesi (99.205) e i marocchini (92.542). Tra le novità più rilevanti c’è l’incremento degli alunni provenienti dalla Moldavia che passano da 12.543 nel 2007/08 agli attuali 20.580. Rilevanti anche gli incrementi di alunni dall’India e dell’Ucraina.
La regione con più alunni stranieri in valori assoluti è la Lombardia, con il 24,3% del totale di studenti (173.051) con cittadinanza non italiana; seguono il Veneto, con l’11,9% (84.914 studenti), e l’Emilia Romagna con l’11,6% (82.634). Le province che accolgono il maggior numero di studenti stranieri sono: Milano (64.934), Roma (52.599), Torino (33.920), Brescia (30.605), Bergamo (20.961).
TECNICI E PROFESSIONALI – Il rapporto completo sarà disponibile a partire dalla fine di novembre. Tra i dati più interessanti resi disponibili ci sono quelli relativi alla scelta dell’indirizzo scolastico, gli stranieri guardano con più favore degli autoctoni gli Istituti professionali e tecnici: se ne contano 153.513 (mentre gli italiani sono 2.510.171), 10.289 in più rispetto all’anno scolastico precedente, con un’incidenza sul totale degli studenti del 5,8%. Di questi 153.513, ben 62.080 frequentano un istituto professionale, 58.340 un istituto tecnico e soltanto 28.675 siede sul banco di un liceo e ancor meno (4.418) si è rivolto alla formazione artistica. Di tutt’altro segno, ovviamente, la scelta degli italiani che prediligono i licei (43,9% contro il 18,7% degli stranieri), in secondo luogo gli istituti tecnici (33,2% contro 38%) e soltanto in ultimo i professionali (19,2% contro il 40,4% degli stranieri). Se si approfondisce, però, il dato degli stranieri che si rivolge all’istruzione liceale, si scopre che di quei 28.675 ben il 70,3% è costituito da ragazze e il 12,2% da nati in Italia; percentuali che si ripresentano nell’istruzione artistica con il 66,7% di ragazze e l’11,6% di nati in Italia.
Redazione online
24 ottobre 2011 16:33
CRISI, SMANTELLARE L’ITALIA – Dopo le pagelle cartacee il governo elimina i presidi
Dopo le pagelle cartacee il governo elimina i presidi
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Tra le norme previste dal disegno di legge di Stabilità ce n’è una che rischia di lasciare una scuola su tre senza presidenza e di far sparire tutti i posti del concorso appena iniziato
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di SALVO INTRAVIA
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ROMA - Oltre alle pagelle cartacee, il governo ha deciso di abolire anche le presidenze. Il disegno di legge di Stabilità, approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 14 ottobre e approdato in Parlamento per la discussione e definitiva approvazione, contiene una norma che rischia di lasciare senza un preside titolare una scuola italiana su tre e di fare sparire tutti i posti del concorso a preside appena iniziato. Una situazione che in Italia non si è mai verificata e che potrebbe contribuire a rendere ancora più difficile gestire le scuole del Belpaese. Tra meno di un anno, più del 50 per cento degli istituti potrebbero essere gestiti da presidi “part-time”. E c’è chi già “si indigna” per un modo di operare del governo che carica di responsabilità i capi d’istituto senza “nessun riconoscimento economico”.
Ma la norma in questione, secondo i soliti bene informati, potrebbe rappresentare la risposta del governo alle regioni che, in nome del federalismo, si rifiutano di obbedire al diktat dei palazzi romani sul dimensionamento della rete scolastica, di pertinenza delle regioni. Il tutto, in nome di un federalismo più enunciato dall’esecutivo per fare piacere alla Lega che percorso nei fatti. Per comprendere la situazione occorre fare un passo indietro. Lo scorso mese di luglio, il governo vara la prima Finanziaria di una lunga serie, che contiene gli ennesimi tagli alla scuola. Questa volta Tremonti prende di mira le poltrone di dirigente scolastico.
Per risparmiare alcune decine di milioni, stabilisce che a partire dal 2011/2012 le scuole con meno di 500 alunni – 300 nelle piccole isole e nei comuni montani – non potranno più avere un preside titolare, ma saranno guidate da un reggente: un capo d’istituto già al comando di un’altra scuola. L’obiettivo è quello di tagliare 1.812 presidenze e relativi stipendi, per un risparmio di circa 100 milioni l’anno. Ma il recente disegno di legge di Stabilità rincara da dose: innalza da 500 a 600 il numero degli alunni per scuola – 400 per i comuni montani e le piccole isole – che fa scattare la presidenza titolare e include nel taglio anche la figura del dsga: il vecchio segretario.
I numeri del colpo di scure sono contenuti nella relazione tecnica allegata al disegno di legge di stabilità: 145 milioni di euro nel 2012/2013, 150 nel 2013/2014 e 160 nel 2014/2015. In totale, quasi mezzo miliardo di euro che si aggiunge agli 8 miliardi già tagliati con la Finanziaria del 2008. Le presidenze che, secondo i calcoli di via XX settembre, salteranno sono 3.138, stesso destino per altrettanti posti di dsga. Ma non solo. Il taglio di 3.138 presidenze corrisponde al 31 per cento delle oltre 10 mila poltrone di capo d’istituto esistenti in Italia. E se restasse immutato il numero delle scuole, il 62 per cento verrebbe gestito da presidi “a scavalco”.
Ma il taglio delle presidenze potrebbe vanificare gli sforzi di migliaia di insegnanti che in questi giorni si stanno sacrificando per affrontare le prove di selezione del concorso per diventare dirigente scolastico. Qualche mese fa, il governo ha bandito il concorso a preside mettendo in palio 2.386 posti. Poi, arrivò la finanziaria di luglio e pochi giorni fa anche la legge di stabilità. E i 2.386 posti per i vincitori di concorso? Ogni anno, il numero di pensionamenti oscilla fra le 500 e le 600 unità. Così, se la matematica non è un’opinione, nel 2012 i vincitori del concorso potrebbero avere la sgradita sorpresa di non trovare poltrone sulle quali sedersi.
E la Dirpresidi “si indigna”. “Anche i presidi delle scuole si indignano. Ma non certamente per ‘simpatia’ con gli indignados dei cortei romani. In applicazione della manovre finanziaria, l’organico dei dirigenti scolastici diminuirà di 3.138 con aggravio del carico di lavoro e ancora viene negata la perequazione interna ed esterna”, scrive Giuseppe Adernò. “I compiti e le responsabilità che graveranno sui presidi che avranno oltre mille studenti e più – continua – di cento docenti e personale Ata saranno notevoli ed in più per molte scuole non sarà facile gestire alunni e classi dislocate in più plessi scolastici, per carenza di strutture e per necessità ambientali”.
“Il ministero delle Finanze che sovrintende e governa la scuola italiana vuole la botte piena di economie e la moglie ubriaca di lavoro e di stress”, conclude Adernò. Ma i bene informati giurano che la norma in questione è la risposta alle regioni che si rifiutano di fare il dimensionamento scolastico come ha indicato il governo. Nella stessa finanziaria di luglio c’era anche infatti un’altra norma: la previsione di abolire tutte le scuole medie autonome e le direzioni didattiche per formare istituti comprensivi con almeno mille alunni. L’obiettivo è sempre lo stesso: tagliare un migliaio di presidenze. Ma sulla rete scolastica la competenza è delle regioni, che in alcuni casi si sono rivolte alla Consulta.
La disposizione prevista dalla legge di stabilità dovrebbe “indurre” quindi anche le regioni “riottose” (Toscana, Emilia Romagna, Puglia, Liguria, Marche, Sicilia e Basilicata) a cambiare idea. Infatti, le stesse possono anche rifiutarsi di dare corso al dimensionamento scolastico – smembramento delle scuole medie ed elementari e riaccorpamento dei plessi per formare istituti comprensivi con almeno mille alunni – indicato dal governo, ma si troverebbero scuole senza dirigente scolastico e segretario titolari. Insomma, una situazione che alla lunga porterebbe le istituzioni scolastiche in questione alla paralisi.
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24 ottobre 2011
SCUOLA – Contrordine sugli esami di terza media “Non c’è più tempo per le modifiche”
SCUOLA
Contrordine sugli esami di terza media
“Non c’è più tempo per le modifiche“

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La Gelmini aveva detto di voler di ridurre le prove, ma ora una circolare riconferma tutte le vecchie regole per i 600 mila studenti che frequentano l’ultimo anno della scuole di primo grado. Lo stesso destino sembra riservato anche alla maturità
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di SALVO INTRAVAIA
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Nessuna novità per il 2012 agli esami di terza media e di maturità. I 600 mila studenti che frequentano il terzo anno delle scuole secondarie di primo grado affronteranno gli esami finali con le stesse prove svolte finora dai compagni degli anni precedenti. Le novità annunciate dal ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini nel corso di un’intervista a Repubblica saranno rinviate, nella migliore delle ipotesi, al 2013, quando il governo sarà cambiato. A confermarlo una circolare emanata ieri da viale Trastevere, che detta le regole sugli “sull’esame di stato conclusivo del primo ciclo di istruzione” per l’anno scolastico 2011/2012.
Per il prossimo anno, la prova nazionale Invalsi avrà per oggetto “le conoscenze e le abilità acquisite dagli studenti in italiano e matematica. Le conoscenze e le abilità verranno valutate con riferimento agli obiettivi di apprendimento previsti per tali insegnamenti dalle Indicazioni per il curricolo al termine del primo ciclo di istruzione”. Insomma, nessuna novità rispetto al passato. Stesso discorso per le altre discipline. “Le istituzioni scolastiche - continua la circolare - potranno, così, cominciare sin da ora a preparare gli studenti ad affrontare il complesso delle prove che costituiscono l’esame conclusivo del primo ciclo di istruzione”.
“Al riguardo - spiega - si richiamano integralmente le istruzioni impartite con la C. M. n. 49 del 20 maggio 2010 e con la C.M. n. 46 del 26 maggio 2011, che devono, pertanto, intendersi confermate anche per il corrente anno scolastico”. Cioè, le stesse disposizioni che hanno dettato le regole per gli esami del 2011. La prova nazionale Invalsi si svolgerà contemporaneamente in tutte le scuole d’Italia lunedì il 18 giugno. Qualche giorno prima, o successivamente, si svolgeranno le prove scritte di Italiano, Matematica e Inglese, cui potrebbe aggiungersi anche quella di seconda lingua straniera: in tutto sei scritti. L’esame si concluderà con il tradizionale colloquio su tutte le discipline. Ma nel 2013 le regole potrebbero cambiare.
“È opportuno evidenziare - conclude la nota ministeriale - che questo ministero procederà, in sede di revisione del regolamento di valutazione degli studenti ad una revisione complessiva dell’esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione. Ciò con l’obiettivo di ridurre il numero di prove sostenute dagli studenti, ferma restando la finalità dell’esame che consiste nella verifica della maturazione complessiva degli alunni e del conseguimento degli obiettivi di apprendimento e dei traguardi per lo sviluppo delle competenze previsti dalle Indicazioni per il curricolo”. E, contrariamente a quanto annunciato, non ci sono novità in vista neppure per gli esami di maturità.
La ministra aveva parlato di sostituire la terza prova d’esame - il quizzone su 5 discipline dell’ultimo anno predisposto dalla stessa commissione la mattina stessa della prova - con una prova standardizzata come quella formulata dall’Invalsi per gli esami di terza media. Ma per fare questo tipo di operazione, anche su un campione di classi ridotto, occorre un lavoro di predisposizione dei quesiti che dura almeno un paio d’anni e che, al momento, nessuno ha avviato. Pertanto, anche gli oltre 500 mila studenti dell’ultimo anno delle superiori potranno dormire sonni tranquilli, almeno per quanto riguarda la forma dell’esame, che si svolgerà secondo le consuete modalità: tre prove scritte e un colloquio.
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21 ottobre 2011
fonte: http://www.repubblica.it/scuola/2011/10/21/news/esami-23637903/?rss
Pisa, gli antagonisti contestano Napolitano
Pisa, gli antagonisti contestano Napolitano
Il presidente accusato di aver controfirmato le leggi di Berlusconi da una cinquantina di persone fuori dalla Normale. Migliaia gli studenti e i cittadini che hanno invece applaudito il presidente
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dall’inviato di Repubblica SIMONA POLI
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“Vergogna, vergona”. E’ con questo grido che gli antagonisti accolgono l’arrivo del presidente Napolitano nell’Università la Sapienza di Pisa. Sono una cinquantina nella piazza, sui loro striscioni si legge che non vogliono pagare il debito pubblico fatto da altri. Al presidente rimproverano di avere controfirmato le leggi di Berlusconi e la riforma Gelmini. Hanno anche diffuso un volantino con scritto: “Caro Napolitano non sei il nostro presidente, guerra e sacrifici falli tu. Non saremo tra chi festeggia la tua visita Pisa. Il vostro debito non le pagheremo e le vostre guerre non le faremo”. Tutto intorno ai contestatori centinaia di studenti aspettano invece la visita di Napolitano con tutt’altro stato d’animo, molti applaudono quando il corteo presidenziale si affaccia sulla piazza.
L’INCONTRO CON GLI OPERAI: “NON MOLLATE”
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A Pisa Napolitano è arrivato molto in ritardo rispetto al programma a causa del nubifragio che ha colpito ora e impedito al suo aereo di decollare. E’ saltata quindi la prima parte della mattinata in cui il presidente avrebbe dovuto passeggiare lungo Corso Italia rimesso a nuovo. Grande delusione tra i commercianti della strada che aveva addobbato le loro vetrine con il tricolore e messo cartelli di benvenuto al presidente. Tanti cittadini si erano disposti lungo la strada con cartelli di benvento, come “Presidente, ci rimane solo lei”.
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20 ottobre 2011
fonte: http://firenze.repubblica.it/cronaca/2011/10/20/news/napolitano-23549747/?rss







































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