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Ilva, il governo incontra le parti sociali «Risanamento e continuità produttiva». Resta l’ipotesi commissariamento

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Ilva, il governo incontra le parti sociali
«Risanamento e continuità produttiva»
Resta l’ipotesi commissariamento

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ROMA – Il sottosegretario alla Presidenza Filippo Patroni Griffi ha convocato una riunione tecnica sull’Ilva a Palazzo Chigi con i ministri dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, dell’Ambiente, Andrea Orlando, del Lavoro, Enrico Giovannini, e con i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil e Confindustria.

Risanamento e continuità produttiva.
«Al tavolo è emersa una unità di intenti volta ad assicurare risanamento ambientali e continuità produttiva. Il governo ora è impegnato a individuare lo strumento più efficace per conseguire questi due obiettivi nel rispetto delle decisioni della magistratura», ha spiegato al termine dell’incontro il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Filippo Patroni Griffi. «Si sta lavorando per giungere quanto prima alla soluzione, la decisione ci sarà prima del 5 giugno», quando è convocata l’assemblea dei soci dell’Ilva, ha detto il segretario confederale della Cisl Luigi Sbarra, al termine della riunione a Palazzo Chigi.

Orlando.
«Stiamo lavorando ad una norma primaria che riparta dall’elemento del commissariamento evocato dalla legge 231, in cui non è ben definito», ha spiegato il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando escludendo comunque un decreto per il Cdm di venerdì. «Non è un intervento semplice, ci sono elementi di incompiutezza nella normativa attuale», ha sottolineato aggiungendo che «è fondamentale raggiungere gli obiettivi di ambientalizzazione che fino ad oggi non sono stati raggiunti».

Zanonato.
La soluzione allo studio per l’Ilva potrebbe essere o un commissario unico o un commissario ad acta solo per il risanamento ambientale, ha detto il ministro dello sviluppo Flavio Zanonato a Radio24. «O un commissario unico o l’azienda continua a gestirsi e il governo decide di farsi il risanamento con un commissario ad acta. Bisogna vedere qual’è la soluzione che funziona meglio», ha aggiunto il ministro, sottolineando che «si tratta di affrontare problemi che hanno un carattere di unicità» e quindi «occorre una norma legislativa, cioè un decreto che diventerà legge. Si sta ragionando su questo, a me interessa una soluzione che funzioni».

Il ministro ha ribadito la necessità che «a pagare deve essere chi ha inquinato». «L’Ilva per produrre acciaio adesso è un’azienda che funziona. Ma nel tempo ha inquinato e continua ad avere degli standard nella produzione che creano dei problemi ed è su questo che bisogna agire», ha spiegato Zanonato, ricordando che i campi minerari si estendono su 70 ettari, quasi come 100 campi da calcio, «una tettoia che copra tutto è un’opera unica, un’opera immensa». Zanonato ha quindi ricordato che domani dopo il cdm c’è un tavolo, già fissato da tempo, al Ministero sulla siderurgia. «Non è un’intenzione del Governo aumentare l’Ilva, è una cosa decisa dal precedente Governo e per disattivarla servono 4 miliardi o di nuove entrate o di tagli o di una miscela delle due. Su questo Saccomanni sta lavorando, cercando di costruire una proposta», ha aggiunto Zanonato, esprimendo l’auspicio che ci riesca: «spero di sì».

La petizione.
Gli operai della ‘Cellula di Rifondazione Comunista’ dell’Ilva di Taranto, con la federazione tarantina di Rifondazione Comunista, intanto hanno deciso di avviare una raccolta di firme per chiedere la nazionalizzazione dell’azienda, il risanamento dello stabilimento di Taranto, la difesa dei livelli occupazionali, il controllo da parte dei lavoratori e della società civile sul processo di riqualificazione degli impianti e di bonifica del territorio e il potenziamento dei presidi sanitari locali.

Giovedì 30 Maggio 2013 – 12:54
Ultimo aggiornamento: 17:59
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Serbia. Turni massacranti in Fiat. Gli operai danneggiano le auto

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fonte immagine lospiffero.com

Serbia. Turni massacranti in Fiat. Gli operai danneggiano le auto

Qualcuno per protesta nei giorni scorsi ha sfregiato le carrozzerie di 31 auto nuove

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di Laura Bettini

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28/05/2013 ore 11.29

Volano anche oggi i titoli Fiat a Pazza affari che scommette sul progetto di acquisto del 100% di Chrysler e di quotazione – post fusione – a Wall Street. Intanto a Baltimora e Halifax – sono arrivate via nave le prime tremila 500L, destinate al mercato nordamericano. Il mondo è grande e piccolo insieme: le 500L sono prodotte in Serbia, nello stabilimento di Kragujevac che fu della Zastava e che ora è Fiat.

Dall’estate la 500L si produce a ritmi serrati. Troppo serrati stando ai lavoratori. Qualcuno per protesta nei giorni scorsi ha sfregiato le carrozzerie di 31 auto nuove. Il sindacato condanna l’episodio ma scarica la colpa sui ”ritmi infernali di lavoro”. La Fiat risponde che i turni sono già passati da 10 ore a 8, con l’introduzione di un turno notturno. Lo stipendio medio di un operaio della fiat in Serbia è 306 euro mensili contro una media nazionale di 414. La disoccupazione viaggia al 25%.

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fonte radio24.ilsole24ore.com

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“L’Imu? Ci sono altre priorità”, la Fiom sfila in corteo a Roma / VIDEO: Orfini (Pd) contestato: “Ci state prendendo per il culo”

Manifestazione Fiom, Orfini contestato: “Ci state prendendo per il culo”


Pubblicato in data 18/mag/2013

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"L'Imu? Ci sono altre priorità", la Fiom sfila in corteo a Roma

“L’Imu? Ci sono altre priorità”,
la Fiom sfila in corteo a Roma

Migliaia di manifestanti alla manifestazione per il lavoro. In piazza con il sindacato metalmeccanico anche Sel e il M5S, dal Pd solo adesioni personali in ordine sciolto. Landini: “Chi non c’è parla da solo, i democratici stanno con Berlusconi ma hanno paura della piazza”

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ROMA - E’ partito verso le 10 il corteo della Fiom-Cgil da piazza della Repubblica, al quale partecipano alcune migliaia di persone: lavoratori, metalmeccanici, esodati e molti giovani. Oltre 100 mila secondo gli organizzatori. Presenti Nichi Vendola e lo stato maggiore di Sel, oltre ad Antonio Ingoria. Nei giorni scorsi hanno annunciato la loro partecipazione anche diversi esponenti del M5S, mentre il Pd si è spaccato.

LE IMMAGINI

In piazza ci sono l’ex ministro Fabrizio Barca, il “giovane turco” Matteo Orfini e l’europarlamentare Sergio Cofferati. “Avrei sperato ci fosse il mio partito”, commenta. Il capogruppo alla Camera Speranza ha dato infatti forfait. “Dal capogruppo alla Camera del Pd Roberto Speranza ho ricevuto una telefonata ieri sera, mi ha detto che non poteva esserci ma che ci avrebbe lasciato un messaggio. Comunque ringrazio i partecipanti, e chi non c’è parla da solo”, dice il segretario generale della Fiom Maurizio Landini.

“Io non do consigli ad Epifani, dico solo che sono di sinistra e se non vengo al corteo della Fiom non so dove altro potrei andare”, sottolinea Nichi Vendola spiegando di essere in piazza con Fabrizio Barca e Maurizio Landini per “la costruzione della grande coalizione del lavoro che non è solo un fatto politico o sociale”. “E’ drammatica la solitudine dei lavoratori e delle lavoratrici, che uno che perde il lavoro si uccide dandosi fuoco. Il tema è il lavoro, tutto il resto sono chiacchiere”. aggiunge.

“Che l’Imu sia una tassa fatta male non c’è dubbio, ma non va cancellata per tutti: va mantenuta per le grandi proprietà”, spiega Landini prima della partenza del corteo. “Io vedo altre priorità – prosegue – come non aumentare l’Iva e detassare il lavoro dipendente, come costruire un piano di investimenti e tassare i grandi patrimoni e le rendite finanziarie. Su questo non ho sentito una discussione sufficiente di questo governo”. Il rischio che si corre, ha proseguito, è quello di un esecutivo “bloccato sotto il ricatto di Berlusconi”. Per Landini i primi provvedimenti presi ieri da Palazzo Chigi  “non ci fanno uscire dall’emergenza, non ci fanno guardare al futuro”. “Occorrono la riforma della cassa integrazione e il reddito di cittadinanza”, dice ancora il leader sindacale.

IL VIDEO

Tante in strada le bandiere rosse e gli striscioni, dominati dallo slogan: “Non possiamo più aspettare”. Prima dell’intervento conclusivo di Landini in piazza San Giovanni a prendere la parola è stato Stefano Rodotà. “Abbiamo sentito tante volte la parola ‘sacrifici’. Due domande vorrei fare: sacrifici perché e sacrifici per chi?”, ha detto il giurista. “Possiamo accettare – ha aggiunto – la logica per cui i diritti possono essere sacrificati? Possiamo considerare come unica legge inviolabile quella del mercato?”.

A chiudere la manifestazione è stato quindi il segretario della Fiom: “Siamo qui perché non riununciamo alla nostra idea di fondo: di voler cambiare questo Paese e mandare a casa chi ha prodotto questo disastro”. Poi Landini ha incalzato il Pd, presenta in piazza solo con singoli esponenti arrivati a titolo personale. “Non capisco come si può essere al governo con Berlusconi e avere paura di essere qui”, dice il leader sindacale. “Noi siamo la parte migliore del paese”, dice e poi, rispondendo all’enneisma domanda sulle ambizioni politiche della Fiom, conclude: “Tutte le volte che facciamo una manifestazione mi dicono che faccio in partito. Oh che due balle… Noi siamo autonomi, indipendenti e democratici. Misuratevi con le nostre proposte”. (18 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Lavoro da morire: in Cina 600 mila morti all’anno

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Lavoro da morire: in Cina 600 mila morti all’anno

Lo scorso lunedì la stessa sorte è toccata a Li Yuan, 24 enne di Pechino, morto per un arresto cardiaco

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Nel 2010 in Cina sono morte oltre 600mila persone per cause riconducibili a “stress dal lavoro”. Lo dicono fonti locali. La triste sorte è toccata lo scorso lunedì anche Li Yuan, 24 anni, dipendente della “Ogilvy & Mather”, una nota agenzia di pubblicità di Pechino.

Il ragazzo, impiegato nel reparto tecnologia, si è sentito male dopo aver lavorato per un mese intero 13 ore al giorno sette giorni su sette, festivi compresi. Trasportato immediatamente nell’ospedale più vicino è morto per un arresto cardiaco. La conferma del decesso è arrivata con un tweet della stessa Ogilvy & Mather che però ha puntualizzato: “Yuan non è morto per il super lavoro”, sottilineando invece come l’arresto cardiaco sia stato la conseguenza di una condizione già esistente del ragazzo.

La tragedia intanto ha fatto il giro del mondo e ha toccato l’opinione pubblica mondiale che punta il dito contro la Repubblica Popolare, Paese non esemplare in tema di diritti sul lavoro.

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fonte notizie.it.msn.com

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CRISI & GOVERNO – Salta lo sconto Imu alle imprese “I conti non ce lo permettono”

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fonte immagine lavorofisco.it

Salta lo sconto Imu alle imprese
“I conti non ce lo permettono”

Stop a prima casa e forse agli immobili rurali. Tensioni con la maggioranza

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Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni

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di Alessandro Barbera
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Roma

L’epilogo era scritto. L’idea di concedere uno sconto sul pagamento della prima rata Imu alle imprese è andata a sbattere contro la dura realtà dei numeri. Accontentare tutti era impossibile: la tassa versata dalle imprese vale più di dieci miliardi di euro. La pressione di Pd e Pdl su Letta e Saccomanni per ottenere almeno uno sconto selettivo per i capannoni delle imprese sotto una certa soglia di reddito ha alimentato troppe aspettative. Commercianti, costruttori, artigiani, albergatori. C’è chi si è rivolto agli amici parlamentari, altri – vedi Confcommercio – hanno scritto direttamente a Palazzo Chigi. È toccato al ministro dell’Economia azzerare ogni richiesta. Il consiglio dei ministri di domani si limiterà ad approvare ciò che era già stato deciso la settimana scorsa: sospensione del pagamento della prima rata sulla casa di residenza – lo stop potrebbe essere allargato ai soli immobili ad uso agricolo – rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, taglio della doppia indennità per i ministri parlamentari. Ogni altra questione è rimandata ad una generica seconda fase, nient’altro che la riforma dell’intera tassazione immobiliare, la principale fonte di sostentamento dei Comuni.

Ieri pomeriggio a Palazzo Chigi ne hanno discusso in quattro: Letta, Saccomanni, Alfano e Giovannini. «La strada non è in discesa. Se vogliamo ottenere la chiusura della procedura di infrazione da parte di Bruxelles occorre essere cauti», ha detto il titolare del Tesoro ai suoi interlocutori. All’ex direttore della Banca d’Italia non è piaciuto il pressing subito dalla maggioranza per spingerlo a concedere più di quanto fosse possibile in questa fase. Prima al G7 di Londra, poi all’Ecofin di lunedì e martedì Saccomanni aveva già dovuto fare i conti con chi guarda con sospetto la decisione di sospendere l’Imu sulla prima casa. Nell’inevitabile gioco delle parti, Pd e Pdl sostengono che occorre battere i pugni sul tavolo e dare un segnale alle imprese ancora soffocate dalla crisi. Saccomanni – su questo ha il pieno sostegno di Letta – insiste nello spiegare che tentare di forzare la mano sarebbe solo controproducente, soprattutto fino ai primi di giugno, quando la procedura dovrebbe essere chiusa. La prudenza è tale che persino il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga sarà – con disappunto del segretario Pd Epifani – al di sotto delle aspettative: non più di 800 milioni, la stessa cifra stanziata da Monti l’anno scorso.

Nella riunione a Palazzo Chigi Alfano ha annuito, ma ha comunque chiesto a Saccomanni di riferire direttamente al capogruppo Pdl Brunetta, con il quale si è poi visto alla Camera. Al dunque ha pesato il niet del partito trasversale dei sindaci, rappresentato nel governo da Graziano Delrio, ministro della Coesione e tuttora sindaco a Reggio Emilia: un rinvio anche sulle imprese avrebbe mandato in tilt i conti di molti Comuni.

Insomma, vista la posta in gioco, e con la questione Giustizia sullo sfondo, la tensione nella maggioranza resta alta. «Non fare nulla sulle imprese è un suicidio», dice un esponente Pd sotto stretto anonimato. «Si doveva fare di più», aggiunge un collega Pdl. Ma l’ordine di scuderia di Palazzo Chigi e del Quirinale è troncare e sopire. Una riunione dei vertici e dei ministri Pdl convocata all’ora di cena a Via dell’Umiltà è stata derubricata da Brunetta e dal collega capogruppo in Senato Schifani come ordinaria amministrazione. Brunetta al telefono conferma: «L’accordo con il governo era su prima casa e immobili rurali, e così sarà».

Twitter @alexbarbera

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fonte lastampa.it

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CRISI – Pil, settimo calo consecutivo: è record

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Pil, settimo calo consecutivo: è record

Istat: a marzo perso il 2,3% sul 2012 – Ma tutta l’Europa resta in difficoltà: Francia ufficialmente in recessione

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Sembra non dover finire mai la recessione in Italia. Nel primo trimestre dell’anno, il Pil, ha registrato una contrazione dello 0,5% su base congiunturale e del 2,3% su base annua. Si tratta del settimo calo trimestrale consecutivo, la striscia negativa più lunga mai registrata dall’inizio delle serie storiche. E i dati rilevati dall’Istat sono peggiori anche delle stime degli analisti, che per i primi tre mesi del 2013 avevano previsto un calo congiunturale dello 0,3% per un decremento tendenziale del 2,3%.

I numeri sembrano comunque mostrare un rallentamento della crisi rispetto al quarto trimestre 2012, quando il Pil era sceso dello 0,9% sui tre mesi precedenti e del 2,8% su base annua. La variazione acquisita per il quest’anno, quella cioè che si registrebbe se il Pil rimanesse invariato in tutti e tre i prossimi trimestri del 2013, è pari a -1,5%. Secondo Paolo Mameli, economista del servizio studi di Intesa Sanpaolo, «il dato segnala rischi al ribasso sulla nostra stima di un Pil in flessione dell’1,5% nel 2013, visto che l’attività economica è attesa rimanere in territorio negativo nei trimestri centrali dell’anno, e anzi non è da escludere un peggioramento nei mesi da aprile a giugno».

Ma in difficoltà rimane l’intera Europa. Secondo la prima stima di Eurostat, il Pil è sceso nel primo trimestre di quest’anno dello 0,2% nell’Eurozona e dello 0,1% in Ue 27. Rispetto allo stesso periodo del 2012, il Pil ha registrato una flessione rispettivamente dell’1% e dello 0,7%. E peggio delle previsioni è andata anche l’economia tedesca, cresciuta di appena lo 0,1% destagionalizzato nel primo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti, dopo aver registrato un +0,7% nel quarto trimestre dell’anno scorso (dato rivisto dall’iniziale +0,6%). Su base annua, poi, il Pil della Germania cala dell’1,4%, dopo essere rimasto invariato nel quarto trimestre. Ufficialmente in fase di recessione entra invece la Francia, dopo che nel primo trimestre del 2013 il Pil ha subito una contrazione dello 0,2% replicando la performance negativa segnata negli ultimi tre mesi del 2012.

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fonte lastampa.it

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È boom di badanti, + 53% in dieci anni. Ma i bilanci delle famiglie vanno in crisi

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È boom di badanti, + 53% in dieci anni
Ma i bilanci delle famiglie vanno in crisi

Una ricerca realizzata da Censis e Ismu: in Italia sono un milione e 655 mila. La spesa media è di 667 euro al mese: il 48,2% ha ridotto consumi pur di mantenere il collaboratore

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È boom di badanti nelle case degli italiani: il loro numero è ormai arrivato ad un milione e 655 mila, facendo registrare un aumento del 53% in dieci anni. Sono prevalentemente stranieri (77,3%) e donne (82,4%), tra i 36 e 50 anni (56,8%). È quanto emerge da una ricerca realizzata da Censis e Ismu (Iniziative e studi sulla multietnicità) per il ministero del Lavoro e delle politiche sociali, in occasione del convegno `Servizi alla persona e occupazione nel welfare che cambia´. E si stima che, mantenendo stabile il tasso di utilizzo dei servizi da parte delle famiglie, il numero dei collaboratori salirà a 2 milioni 151 mila nel 2030 (circa 500 mila in più). La spesa media per le famiglie è di 667 euro al mese. Ma con la crisi, oltre la metà dei bilanci familiari non tiene più: così nel 15% dei casi è prevedibile, sempre stando ai risultati della ricerca, che un componente della famiglia lasci il lavoro per assistere un congiunto. O nel 41,7% dei casi si pensa anche a rinunciare al servizio.

L’area dei servizi di cura e assistenza per le famiglie rappresenta quindi un «grande bacino occupazionale»: il numero dei collaboratori è passato da 1,083 milioni del 2001 a 1,655 milioni del 2012 (quando è stata condotta l’indagine su 1500 collaboratori). Sono 2 milioni 600 mila le famiglie (il 10,4%) che hanno attivato servizi di collaborazione, di assistenza per anziani o persone non autosufficienti, e di baby sitting. Il cosiddetto welfare informale ha però un costo che grava quasi interamente sui bilanci familiari. A fronte di una spesa media di 667 euro al mese, solo il 31,4% delle famiglie riesce a ricevere una qualche forma di contributo pubblico, che si configura per i più nell’accompagno (19,9%).

Se la spesa che le famiglie sostengono incide per il 29,5% sul reddito familiare, non stupisce che già oggi, in piena recessione, la maggioranza (56,4%) non riesca più a farvi fronte e sia corsa ai ripari: il 48,2% ha ridotto i consumi pur di mantenere il collaboratore, il 20,2% ha intaccato i risparmi, il 2,8% si è dovuto addirittura indebitare. L’irrinunciabilità del servizio sta peraltro portando alcune famiglie (il 15%, ma al Nord la percentuale arriva al 20%) a considerare l’ipotesi che un componente della stessa rinunci al lavoro per prendere il posto del collaboratore. Intrappolate tra esigenze crescenti e risorse in calo, il 44,4% delle famiglie pensa che nei prossimi cinque anni avrà bisogno di aumentare il numero dei collaboratori o delle ore di lavoro svolte. Ma al tempo stesso la metà delle famiglie (il 49,4%) sa che avrà sempre più difficoltà a sostenere il servizio e il 41,7% pensa addirittura che dovrà rinunciarci. Con una domanda crescente di protezione sociale, viene sottolineato, è «indispensabile incrociare il `welfare familiare´, che impiega rilevanti risorse private, con un intervento pubblico di organizzazione e razionalizzazione dei servizi alla persona basato su vantaggi fiscali alle famiglie per garantirne la sostenibilità sociale».

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fonte lastampa.it

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