‘TEGOLE’ VATICANE – Scandalo in Germania, la Chiesa guadagnerebbe grazie a romanzi porno
Scandalo in Germania, la Chiesa guadagnerebbe grazie a romanzi porno
L’accusa del quotidiano «Die Welt»: la Curia possiede al 100% un’editrice che pubblica anche titoli erotici

Uno dei romanzi «incriminati» – fonte immagine
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MILANO- Il sasso, pesante, l’ha lanciato Die Welt, serioso e conservatore giornale tedesco, qualche giorno fa: «La Chiesa cattolica guadagna un capitale grazie al porno». Un’accusa che ha destato grande scandalo in Germania. I fatti: la Weltbild, una delle più grandi case editrici tedesche, è posseduta al 100% dalla Curia. Ebbene, nel suo portfolio, non si annoverano solo bibbie e testi sacri, ma testi sull’esoterismo e la magia o bestseller come Il Codice da Vinci di Dan Brown, mai troppo amato negli ambienti clericali per le sue interpretazioni eterodosse.
2.500 TITOLI EROTICI - Ma c’è (ben) di più: nel catalogo dell’editrice ci sono 2.500 titoli erotici ( Sesso per intenditori, Storie sporche o La puttana dell’avvocato), con copertine non troppo pudiche. I numerosi fedeli di Germania avevano già espresso la loro riprovazione, nel 2008, inviando un documento di settanta pagine in cui veniva fortemente criticata la linea della casa editrice. Ma dagli ambienti ecclesiastici non è arrivata alcuna risposta. Ora Weltbild è passata al contrattacco, minacciando azioni legali per diffamazione: le pubblicazioni non sarebbero «pornografiche, ma erotiche e incidono per una quota minima sul bilancio dell’azienda». Considerando che il gruppo editoriale fattura un giro d’affari annuo di 1,7 miliardi di euro, il dubbio, nell’opinione pubblica tedesca, rimane. All’insegna del vecchio adagio «Predicare bene e razzolare male».
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Matteo Cruccu
28 ottobre 2011(ultima modifica: 29 ottobre 2011 11:28)
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COSA E’ LA CRISI? LEGGETE QUESTO SAGGIO
(clicca sull’immagine per scaricare il Pdf)
Amazon farà i contratti agli scrittori, tagliate fuori le “vecchie” case editrici
Amazon farà i contratti agli scrittori,
tagliate fuori le “vecchie” case editrici
Il sito di e-commerce metterà in vendita quest’autunno 122 libri
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Amazon pubblicherà presto libri. Il sito, da anni leader nell’e-commerce, dopo aver mandato in pensione le librerie adesso ha iniziato a incoraggiare alcuni scrittori ad allontanarsi dagli editori proponendo direttamente contratti per i loro testi.
Amazon pubblicherà 122 titoli negli Stati Uniti, libri che coprono tutti i generi e saranno sia in forma “fisica” che in quella di e-book. Il sito di e-commerce di Seattle ha assegnato la scelta degli autori al veterano del mondo dell’editoria Usa Laurence Kirschbaum. Scontenti gli editori, secondo alcuni Amazon sta tentando alcuni dei loro scrittori di punta e sta rosicchiando la loro fetta di mercato.
“Tutti hanno paura di Amazon”, ha detto al “New York Times” Richard Curtis, un agente che si occupa di e-book, “Se sei una libreria, Amazon compete con te da anni, se sei un agente Amazon ti sta rubando da mangiare perché offre gli autori la possibilità di pubblicare direttamente senza usarti come intermediario” Uno degli amministratori delegati del sito di e-commerce, Russell Grandinetti, ha difeso la compagnia e ha affermato che oggi “le uniche persone necessarie per pubblicare un libro sono lo scrittore e il lettore.
Tutti quelli che si trovano in mezzo a loro hanno gli stessi rischi e le opportunità” sia tu un sito di e-commerce o un piccolo editore. Il NY Times ha citato un caso emblematico, quella dell’autrice hawaiana Kiana Davenport che ha pubblicato con Penguin il suo libro “The Chinese’s Soldier Daughter” e ha affidato ad Amazon una raccolta e-book di racconti brevi “Cannibal Nights”. La casa editrice ha deciso di recidere il contratto con l’autrice, ha ritirato il libro e le ha fatto causa. La Penguin non ha commentato, ma l’avvocato della Davenport ha detto: “Vogliono dare il buon esempio, se pubblichi con Amazon lo fai a tuo rischio e pericolo”.
Molti sono, invece, gli scrittori che stanno usufruendo di questo nuovo modo di pubblicare, come Lauren Saville che ha speso 2.200 dollari per mandare in stampa un libro dedicato alla madre e ha venduto solo 600 copie, dopo aver letto una recensione su una rivista specializzata Amazon ha deciso di annoverarla fra i suoi scrittori e la Saville ha deciso che non si affiderà mai più a un editore.
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17 ottobre 2011
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A Tunisi il raduno dei blogger arabi “Che accadrà dopo la Primavera?”
Tunisian blogger Lina Ben Mhenni, 27, who chronicled the revolution in her country, has been tipped as a possible winner of this year’s Nobel Peace Prize. Shashank Bengali / MCT via Getty Images) - fonte
LA CONFERENZA
A Tunisi il raduno dei blogger arabi
“Che accadrà dopo la Primavera?”
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Circa 200 attivisti e cibernauti nella capitale che ha dato il via alle rivolte in Nordafrica e Medio Oriente per partecipare all’Arab Bloggers 2011. Negato il visto ai blogger palestinesi

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TUNISI – Sarà il primo raduno dei blogger delle “primavere arabe” da quando questi movimenti nazionali, accomunati dalla richiesta di democrazia e diritti e resi globali anche grazie ai social media, hanno rovesciato con la forza della piazza il regime tunisino e quello egiziano e fatto da retroterra alla rivoluzione armata libica. Sono attesi circa 200 blogger a Tunisi per l’Arab Blogger 2011 1, per dibattere di cyberattivismo, ruolo dei social media e prospettive future.
Si tratta del terzo incontro dei blogger arabi – i precedenti si erano tenuti a Beirut nel 2008 e nel 2009 – e il co-organizzatore dell’evento Malek Khadraoui, amministratore del sito tunisino Nawaat, ha detto alla France Presse che il filo conduttore sarà il ruolo dei social media nel periodo della transizione democratica: “E un incontro eccezionale. Ci sono state tre rivoluzioni arabe e la maggior parte dei blogger invitati vi sono stati coinvolti. Qui avranno modo di incontrarsi di persona e sviluppare le reti di solidarietà”. Simbolica la scelta di Tunisi “perché è qui che il ballo è cominciato”. Si parlerà delle rivolte in corso in questi giorni, con sorti incerte, dal Bahrein, alla Siria, allo Yemen. Non ci saranno le voci dei palestinesi, perché la Tunisia ha negato il visto ai blogger palestinesi che ne avevano fatto richiesta. E non si ha neanche notizia di blogger yemeniti invitati.
Il forum comincia oggi e durerà tre giorni (possibile seguirlo su twitter con l’hashtag #AB11). Tra i temi affrontati, l’implicazione dei blogger e dei tweeps nella vita politica (sette internauti sono candidati alle elezioni del 23 ottobre prossimo), il ruolo di WikiLeaks nelle primavere arabe, l’affidabilità delle informazioni e il rapporto con i mainstream media, il “governo” dell’it e la protezione degli attivisti digitali. Senza dimenticare che proprio in queste ore alcuni famosi blogger arabi, come la tunisina Lina ben Mhenni o l’egiziano Wael Ghonim sono candidati al premio Nobel per la pace, che verrà assegnato il 7 ottobre a Oslo.
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03 ottobre 2011
fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2011/10/03/news/raduno_tweeps_tunisia-22561594/?rss
SARZANA (La Spezia) – Pronto al decollo il Festival della Mente – Il programma
Pronto al decollo il Festival della Mente

La presentazione della manifestazione
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Sarzana – Ottava edizione e un successo che aumenta di anno in anno. È di nuovo tempo del Festival della Mente di Sarzana. E questa volta la crisi e le difficoltà che il nostro Paese sta vivendo la faranno da padrone nei dibattiti culturali che caratterizzano da sempre la manifestazione. Si comincia con una lectio magistralis sulla disuguaglianza nei suoi tanti aspetti, tenuta dalla sociologa Chiara Saraceno.
Fra gli ottantadue eventi in programma spiccano quello del sociologo Bauman, del critico-saggista Marco Belpoliti, del critico Berardelli, dello storico Prosperi, della scrittrice spagnola Grandes e del genetista Boncinelli. Ma i momenti chiave di quest’anno sarrano gli spettacoli, ovvero le anteprime. L’attore Giuseppe Battiston e il cantautore Gianmaria Testa presenteranno Italy, il loro spettacolo su Pascoli e l’immigrazione. L’attore Silvio Orlando invece metterà in scena il dialogo etico-filosofico di Diderot Il nipote di Rameau. Il Festival si svolgerà dal 2 al 4 settembre.
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12 luglio 2011
fonte: http://www.ilsecoloxix.it/p/la_spezia/2011/07/12/AOpHvXk-pronto_festival_decollo.shtml
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Ecco il bestseller fai da te: l’ebook vale un milione di copie
Ecco il bestseller fai da te
l’ebook vale un milione di copie
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John Locke, ex assicuratore e immobiliarista, ha pubblicato i suoi romanzi in formato digitale su Amazon. In vendita a 99 centesimi l’uno, è il primo autore che si è autopubblicato a superare il milione di copie. E ora Hollywood si interessa a Donovan Creed, il protagonista dei suoi libri
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di JAIME D’ALESSANDRO
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La copertina di Saving Rachel, uno dei libri di John Locke
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JOHN LOCKE ha fatto bingo e ora lo inseguono tutti. No, non il filosofo inglese padre dell’empirismo, passato a miglior vita nel 1704. E nemmeno il personaggio omonimo della serie Lost. Il Locke in questione, nato 60 anni fa a Shreveport, cittadina nel nord della Louisiana, è diventato il primo autore indipendente a vendere un milione di ebook.
Il bello è che ha iniziato la carriera di scrittore appena due anni fa, dopo aver fatto l’assicuratore e l’immobiliarista, e oggi si ritrova in tasca 350 mila dollari. L’annuncio l’ha dato la stessa Amazon: Locke è entrato nel Kindle Million Club, il circolo esclusivo degli autori che hanno superato il milione di libri digitali venduti. Fino a ieri i membri erano solo sette, tutti pesi massimi come Stieg Larsson e James Patterson, Nora Roberts e Charlaine Harris, fino a Lee Child, Suzanne Collins e Michael Connelly.
Locke però è l’unico ad essersi autopubblicato senza passare per un editore, usando il Kindle Direct Publishing, il sistema per diffondere la propria opera in versione ebook su Amazon: “Regala l’opportunità di competere con i giganti di questo settore”, ha raccontato lui. “Anzi: è il miglior amico che un autore possa avere”.
È cominciato tutto nel 2009, con una serie di romanzi di azione dedicati a Donovan Creed, ex sicario della Cia alle prese con mille e una avventura e altrettanti flirt galanti. L’ultimo dei quali, Saving Rachel, segnalato dal New York Times. Prezzo di copertina: 99 centesimi di dollaro. “Ho sempre lavorato in mercati di nicchia”, ha confessato Locke al collega Joe Konrath, altro scrittore di romanzi low cost. “La prima volta che ho visto un Kindle, il lettore di libri digitali, i miei occhi hanno brillato. Perché non offre solo una chance agli autori indipendenti, ma li favorisce”. Nel poter vendere libri a 99 centesimi, guadagnandone 35 secondo il modello di Kindle Direct Publishing, Locke ha trovato l’Eldorado: nessun editore o etichetta musicale ha mai concesso una percentuale simile.
E così, mentre gli altri scrittori alle prime armi consideravano assurdo proporre un ebook sotto i tre dollari, lui vendeva 800 copie al giorno. Sfornando volumi a un ritmo infernale: tre nel 2009 e quattro nel 2010, più un saggio appena uscito intitolato How I Sold 1 Million eBooks in 5 Months, ovvero “Come ho fatto a vendere un milione di ebook in cinque mesi”: una guida pratica all’autopromozione nell’era dell’editoria digitale.
“Mi ha appena contattato un agente letterario e una major hollywoodiana vorrebbe fare un film su Donovan Creed”, chiosa l’ex assicuratore. “E pensare che un anno fa nessuno mi dava retta”. Peccato, vien da dire, che la sua sia una favola squisitamente americana. Da noi infatti, come nel resto d’Europa, gli ebook stentano o non decollano proprio. Prima di vedere un John Locke italiano dovranno passare chissà quanti anni.
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23 giugno 2011
fonte: http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/06/23/news/bestseller_faidate-18098013/?rss
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UN BELLISSIMO RICORDO – Come Di Bartolomei
Come Di Bartolomei
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Vengo qui tutti gli anni.
Al parco, su via Nemorense, dove la mie gambe bambine corsero con gli amichetti da una parte all’altra, confuse e festanti, disordinate e instancabili.
Quante partite, quanti ricordi, su quel campo di terra e polvere che se tira vento non si riesce a tenere gli occhi aperti.
Vengo qui ogni anno, il trenta di maggio, da cinque anni ormai.
Porto il pallone con me, quello di quando ero bambino, quello che ho ritrovato nella vecchia cameretta a casa dei miei genitori, quando lui se ne è andato.
Vengo la mattina presto, prima di attaccare al ministero. Non c’è mai nessuno a quell’ora. Qualche anziano col giornale. Qualche barbone sulle panchine. Le ombre lunghe degli alberi nelle prime luci del giorno.
Arrivo al campetto da calcio e poggio a terra il mio pallone, tutto rovinato, graffiato, usurato.
Mi sfilo la giacca e la poggio a terra. Prendo la rincorsa e tiro, sempre nella stessa rete, piena di buchi, sotto la traversa sverniciata e arrugginita.
Vengo qui ogni trenta di maggio, poco dopo l’alba. Tiro un solo rigore, ogni anno lo stesso, colpendo preciso il pallone al centro dopo una rincorsa breve, per cercare di essere come Agostino di Bartolomei.
Quel trenta maggio del 1984 allo Stadio Olimpico io c’ero.
Ero un bambino di dodici anni con gli occhi grandi e il cuore in tumulto per l’emozione. Non avrei mai immaginato di riuscire a vedere la Roma in finale della Coppa dei Campioni. Mai e poi mai avrei potuto immaginare di essere lì, allo stadio, durante quella partita che mai più c’è stata.
Andavo a vedere le partite di campionato, nel settore distinti, quando mamma me lo permetteva, ma mai ero andato a vedere la partita in mezzo alla settimana, una partita internazionale. Fu sette giorni prima dell’incontro che mio padre tornò a casa dal lavoro con un sorriso e una busta da lettere sigillata in una mano. Io ero al tavolo della sala da pranzo chino sul quaderno a quadretti. “La vuoi vedere la finale?”, mi disse, e aprì la busta tirando fuori due tagliandi per la tribuna Tevere. Io iniziai a saltargli intorno urlando:«Vado a vedere la finale! Vado a vedere la finale!». Lui rideva, felice e orgoglioso.
A cena, di fronte al polpettone con i piselli ci spiegò che Iacovetti dell’ufficio sinistri aveva avuto mesi prima i biglietti come premio aziendale e non sapeva che farsene, visto che tifava per la Lazio. Erano amici, papà e Iacovetti; ogni lunedì commentavano a suon di battute i risultati della domenica. La sera papà tornava a casa e diceva: Iacovetti ha detto così… oppure sai cosa ho detto Iacovetti?. Rideva sempre, il mio papà, e ogni volta che rideva io ridevo con lui. «È stato proprio gentile», disse mio padre versandosi il vino nel bicchiere. «Glielo ho detto: quando la Lazio sarà in finale te li darò io i biglietti!», disse e poi scoppiò a ridere a crepapelle e io con lui.
La settimana che mancava alla finale viaggiò su due diversi binari temporali; da una parte mi sembrava non finisse mai, dall’altra mi sembrava che tra la sera in cui mio padre portò i biglietti e il giorno della grande partita fosse passata solo una notte di sonno.
In classe non ci credeva nessuno. Ero l’unico che conoscevano ad andare allo stadio. Solo il padre di Santucci, il commercialista di piazza Istria, andava in Montemario con una delegazione del suo circolo di canottieri, ma al figlio non se lo portava mica. Rosicava più di tutti, Santucci, mentre mi diceva che tanto dalla Montemario si vedeva meglio che dalla Tevere e che suo padre gli aveva promesso la maglia di Conti a fine partita. “E io gli ho detto: «Tranquillo Santucci, in televisione è come stare allo stadio, uguale uguale! Ti divertirai tantissimo!. Vedessi che faccia ha fatto, papà! Come gli rodeva!».
Quel mercoledì 30 maggio ero paralizzato dall’emozione. A scuola non parlai con nessuno, non incrociai nessuno sguardo, evitai ogni discussione sulla partita.
Salii sulla 127 di papà che ancora non riuscivo a parlare. La sciarpa di lana a bande gialle e rosse che mia madre mi aveva fatto a maglia tre anni prima per il mio esordio all’Olimpico come tifoso mi pizzicava la pelle, avevo caldo, ma non la volevo levare. Non potevo farlo.
Il Liverpool era fortissimo. Erano tutti campioni abituati a vincere, mi diceva papà in macchina. Lui si ricordava quando nel ‘77 avevano battuto proprio qui a Roma i tedeschi del Borussia non mi ricordo cosa. Era la loro prima finale e vinsero subito. E vinsero pure l’anno dopo, contro il Bruges. E di nuovo nell’81, contro il Real Madrid, una delle squadre più forti della storia del calcio. «Ma ‘sta volta è diverso», diceva papà suonando il clacson a festa insieme alle auto degli altri tifosi incolonnati verso lo stadio. «Stavolta noi giochiamo in casa, e anche se loro sono più forti, noi siamo di più, perché stasera la Roma giocherà in ottantamila contro undici, e vedremo se non avranno paura, gli inglesi!» Scoppiò a ridere e io con lui. Non mi sentivo più agitato. Mio papà aveva detto che tutto sarebbe andato bene e io gli credevo. Ci mettemmo a cantare cori da stadio insieme agli altri che a coppie di due ci sfilavano al fianco in motorino.
Allo stadio sentii l’agitazione montare di nuovo, mentre prendevamo posto sulle gradinate facendoci largo tra la folla.
Papà fumava una sigaretta dietro l’altra e io lo guardavo, eccitato e nervoso come non lo avevo mai visto. Mangiammo i panini con la frittata che mamma ci aveva preparato, con il pane fresco del fornaio di via Fibreno, e le zucchine e il prosciutto crudo che univano dolce e salato nella mia bocca. Il sapore mi scioglieva lo stomaco e mi faceva stare meglio. Mamma era bravissima a cucinare, ma quel panino era speciale, c’era qualcosa che lo distingueva da ogni cosa avessi mai mangiato in vita mia. Era più buono di tutto: più buono del ragù di salsiccia che preparava quando veniva nonno a pranzo la domenica; più buono della carbonara che mi faceva quando prendevo un bel voto a scuola. Più buono persino della Nutella che mangiavo a colazione durante le feste di Natale. Era la cosa più buona che avessi mai mangiato. Ne godetti ogni boccone, guardando le bandiere sventolare tutto intorno a me e i fumogeni levarsi pigri verso il cielo.
Quando le squadre entrarono in campo, sentii il cuore esplodermi in petto.
I tifosi inglesi provarono a intonare un timido “You’ll never walk alone”, ma vennero sommersi da un repentino “Roma!” scandito tre volte, in coro, fortissimo, da tutti i tifosi giallorossi. “Roma!”, una volta, per la gioia. “Roma!”, una seconda volta, per la speranza. “Roma!”, la terza volta, per cacciare via la paura.
La Roma giocava con la maglia bianca come segno di cortesia verso i Reds che si trovavano ad essere ospiti.
Battemmo noi, Graziani ebbe la prima occasione della partita, ma furono loro ad andare in vantaggio al quarto d’ora con Neal, al termine di una confusa azione nella nostra area. A pareggiare prima della fine del primo tempo ci pensò Pruzzo con un colpo di testa dei suoi, su cross perfetto di Bruno Conti dalla sinistra. La Roma c’era.
Il resto della partita volò via in una tensione crescente. Il secondo tempo lasciò il risultato invariato, così come i supplementari. I nostri spingevano, Graziani ebbe una buona occasione, ma il Liverpool era ben organizzato e sicuramente più abituato di noi a gestire la tensione.
Si arrivò ai rigori che le squadre erano esauste. Era la prima volta che una finale di Coppa dei Campioni veniva decisa dal dischetto. Era la serata delle prime volte, in qualche modo.
Furono i Reds a calciare il primo rigore, con il difensore Steve Nicol. Tutto l’Olimpico tratteneva il fiato. Io presi la mano di mio padre e gliela stritolai di incredula felicità quando vidi il pallone volare alto sopra la traversa. Aveva sbagliato! Il Liverpool aveva sbagliato il primo rigore! Ora tutto è possibile!
Toccava a noi adesso. Dovevamo approfittare del vantaggio, portarci avanti e chiudere in bellezza una stagione incredibile. Graziani si avvicinò al dischetto ma fu raggiunto da Agostino Di Bartolomei, il capitano, il numero dieci. «Tiro io», gli disse. Agostino era il nostro rigorista principale. Era sempre lui dal dischetto quando capitava un fallo in area. Un esecutore implacabile, un destro preciso e potente che non dava scampo ai portieri avversari.
Di Bartolomei era il mio giocatore preferito. Così calmo, così ordinato, sempre preciso nelle aperture, violentissimo nel momento in cui si trattava di concludere a rete. Un vero Capitano, che sapeva guidare i compagni, aiutandoli e indirizzandoli sul campo. Ci fu un momento, un paio di anni prima, in cui Falcao stava per diventare il mio idolo prendendo il posto di Agostino. Fu durante la partita contro la Fiorentina. Era una delle prime volte che andavo allo stadio e Falcao fece un assist di tacco al volo per Pruzzo che tutt’oggi rimane uno dei gesti atletici più belli che io abbia mai visto su un campo da calcio. Era facile rimanere ipnotizzati dalla classe del brasiliano, o dalle serpentine di Conti. Ma di Agostino di Bartolomei mi conquistava ogni volta quella serena tristezza che gli si poteva leggere negli occhi, quell’aria che lo faceva apparire a me, bambino appassionato di film western, un eroe, un cowboy solitario e leale, serio e silenzioso, implacabile con la sua pistola.
Il capitano sistemò la palla sul dischetto e prese la rincorsa, breve, come sempre; un passo e mezzo, il minimo necessario per caricare il suo destro, la sua pistola, di potenza pura.
Tirò forte, centrale, spiazzando il portiere del Liverpool. Nel suo destro mise tutta la rabbia, tutta la speranza della sua città, dei suoi tifosi. . Era l’uomo con la pistola che batte l’uomo con il fucile, il pistolero che caccia i banditi all’assalto della banca, solo, con la sua colt.
La gioia fu enorme. Lo stadio stava per esplodere. Una sola voce incitava il nostro portiere Tancredi a neutralizzare anche il successivo rigore inglese. Ma la palla entrò.
Il resto poi è noto; le danze di Grobbelaar e la palla spedita alta da Conti; la traversa di Graziani e il rigore trasformato da Kennedy.
Il Liverpool divenne campione d’Europa per la quarta volta. Avrebbe vinto ancora, negli anni successivi. La Roma non è più tornata così in alto, in Europa.
Quando tutto fu finito, mentre gli inglesi festeggiavano in campo e sugli spalti, mi lasciai crollare sulla gradinata. Ero esausto, come se avessi giocato io la partita. Mio padre mi diede una pacca sulla spalla. Il suo sorriso era pieno di amarezza e delusione, ma batté le mani, insieme agli altri romanisti, per ringraziare la squadra.
In quel momento io ero lontanissimo dagli spalti, lontano dagli altri tifosi, lontano da mio padre.
Mentre sedevo lì, nello stadio che lentamente si vuotava, non riuscivo a pensare alla sconfitta. La partita era una cosa lontana, irreale. Non vedevo la traversa che ci aveva negato la gioia della vittoria, non mi chiedevo perché Falcao non avesse tirato il rigore. Rivedevo solo Di Bartolomei che allontanava il suo compagno e sistemava la palla sul dischetto. E tirava. Forte. E segnava. Per tutti noi. Rivedevo quel rigore all’infinito. Un passo e mezzo e gol. Lo vivevo come se fossi lui. Sentivo la palla battere sul collo del piede destro mentre la calciavo e vedevo la rete gonfiarsi davanti a me.
E all’improvviso capii di essere felice, comunque. Capii che in quella sconfitta c’era tutta la fatica della squadra e dei suoi tifosi, c’era il sogno di una città intera, c’era il lavoro di mio padre, le sue mani buone che mi avevano dato il biglietto. Quelle mani che ora applaudivano la squadra sconfitta, che ringraziavano insieme a migliaia di altre. Mi unii a loro, battendo le mie, alzandomi in piedi, e guardando mio padre negli occhi, e nel suo sorriso.
Agostino di Bartolomei si sparò un colpo di pistola al cuore sul terrazzo della sua casa di San Marco, in provincia di Salerno, la mattina del 30 maggio 1994, a dieci anni esatti dalla finale contro il Liverpool. Lasciò un biglietto con poche parole; «Mi sento chiuso in un buco». Si disse che era pieno di debiti, che i problemi economici lo avevano portato alla depressione e quindi al suicidio, che si sentiva escluso dal mondo a cui era appartenuto per tutta la vita, a cui aveva dato tutto; il mondo del calcio.
Tu, papà, te ne sei andato nella notte tra il 29 e il 30 maggio di cinque anni fa. Il cuore ha ceduto all’improvviso, ha detto il medico. Si è spento, come una lampadina che si fulmina all’improvviso, mentre stavi dormendo accanto alla mamma, a tua moglie.
Il referto dice che ha smesso di battere poco prima della mezzanotte, ma io non ci credo. Mi piace pensare che abbia resistito quei pochi minuti che mancavano al nuovo giorno per farti andar via in una data importante nella storia della tua squadra, nella tua storia.
Quando il dottore ci disse che ti eri spento serenamente risentii per un istante il sapore di quel panino nella mia bocca, forte e buonissimo come non mai, e vidi il tuo sorriso accanto a me allo stadio, mentre applaudivamo alla sconfitta più bella della nostra storia insieme.
Scappai via dall’ospedale, sfrecciai in macchina verso casa nostra, in via Archerusio. Corsi in camera mia. Cercavo il mio pallone, quello che mi comprasti quando iniziai ad andare al parco a giocare con gli amici. Mi tolsi la giacca e la cravatta e come tanti anni prima mi fiondai per strada, saltando intere rampe di scale, dribblando i pedoni troppo lenti, con il pallone sotto il braccio.
Non trovai nessuno al campo. Solo le porte, una di fronte all’altra, e un gatto, pigra sentinella, accoccolato al centro della distesa d’erba secca.
Iniziai a calciare la palla più forte che potevo dentro la rete. Una, due, dieci, cento, non so più quante volte. Sudavo e calciavo, calciavo e sudavo, e da un momento all’altro, senza preavviso, sentii il pianto esplodermi negli occhi. Mi buttai a terra, nella polvere, piangendo tutte le lacrime del mondo.
Da allora vengo qui ogni anno, il trenta di maggio, al parco, su via Nemorense, dove le mie gambe bambine corsero con gli amichetti da una parte all’altra, confuse e festanti, disordinate e instancabili. Porto il pallone con me, quello di quando ero bambino, quello che ho ritrovato nella mia cameretta a casa nostra quando tu te ne sei andato.
Arrivo al campetto da calcio e poggio a terra il mio pallone, tutto rovinato, graffiato, usurato.
Prendo la rincorsa, un passo e mezzo soltanto, e tiro, sempre nella stessa rete, sempre nello stesso punto, sotto la traversa sverniciata e arrugginita.
Un solo rigore. Sempre lo stesso. Per essere come Di Bartolomei.
30 maggio 1984, Roma
Liverpool F.c. – A.S. Roma 5 – 3 ai rigori
(1 – 1 dopo tempi supplementari)
Liverpool: Grobbelaar, Neal, Kennedy, Lawrenson, Whelan, Hansen, Dalglish, Lee, Rush, Johnston, Souness.
A disposizione: Robinson, Bolder, Nicol, Hodgson, Gillespie.
Allenatore: Joe Fagan.
Roma: Tancredi, Nappi, Nela, Righetti, Falcao, Bonetti, Conti, Cerezo, Pruzzo, Di Bartolomei, Graziani.
A disposizione: Malgioglio, Oddi, Strukelj, Chierico, Vincenzi.
Allenatore: Nils Liedholm.
Arbitro: Erik Fredriksson (Svezia).
Marcatori: Neal (L) 14’; Pruzzo ( R) 44’.
Rigori: Nicol (L) fuori; Di Bartolomei ( R) gol; Neal (L) gol; Conti ( R) fuori; Souness (L) gol; Rightti ( R) gol; Rush (L) gol; Graziani ( R) fuori; Kennedy (L) gol.
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(13 febbraio 2011)
fonte: http://www.flaneri.com/index.php/blog/post/come_di_bartolomei
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IO SCRITTORE, ULTIMI GIORNI – Torneo letterario, iscrizioni gratuite con scadenza 31 marzo / “Chi è lo scrittore?” di IVANO NANNI

Accendete i computer e sgranchite le dita
Riparte il torneo letterario online IoScrittore
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È trascorso un anno dall’avvio della prima fortunata edizione del torneo letterario IoScrittore organizzato dal Gruppo editoriale Mauri Spagnol. In questi tempi cruciali per il libro e sull’onda della rivoluzione tecnologia che sta coinvolgendo l’intera editoria, l’edizione 2010 del torneo IoScrittore ha messo in campo più di 1500 romanzi, a testimonianza del fatto che comunque attraverso il libro, in tutte le sue forme, non si smetterà di raccontare storie.
Così, nell’arco dell’anno passato oltre 1500 storie sono state sottoposte al vaglio degli stessi partecipanti al torneo che, investiti del doppio ruolo di scrittore e critico, hanno espresso più di 20.000 giudizi mettendoli a disposizione di ogni concorrente. Attraverso due manche e una graduatoria finale – stabilita esclusivamente sulla base dei voti espressi – si è arrivati a 25 opere pubblicate in ebook e a ben 6 in edizione cartacea, che le case editrici GeMS si accingono a portare in libreria. Il primo di questi, L’ombra del commissario Sensi di Susanna Raule, sarà pubblicato da Salani in occasione del Salone del Libro di Torino, gli altri seguiranno nei mesi successivi.
In questa seconda edizione, il torneo rimane perciò invariato nella sostanza: saranno sempre e solo i partecipanti con il loro voto a definire la classifica. Grazie all’esperienza accumulata e ai generosi consigli raccolti sul sito, verranno affinati alcuni meccanismi e probabilmente, su richiesta degli stessi concorrenti, gli incipit al giudizio nella prima fase saranno più lunghi rispetto alla scorsa edizione. I finalisti verranno pubblicati in ebook e l’opera (o le opere) più convincente avrà la pubblicazione cartacea. Ed esattamente come lo scorso anno ci sarà anche un premio per i lettori che dimostreranno più spiccata capacità critica.
Con questa iniziativa il Gruppo editoriale Mauri Spagnol intende rilanciare una competizione paritaria affidata alla rete che dia nuovamente luogo a una forte comunità di lettori e di scrittori in grado di dar vita a una sfida letteraria democratica e appassionata. La scommessa ancora una volta è che siano gli autori, nei panni di lettori, ad avere l’ultima parola.
28 febbraio 2011
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Che tipo di scrittore sei?
Lettera di benvenuto di Stefano Mauri

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Sono aperte le iscrizioni alla seconda edizione del torneo letterario IoScrittore. L’unico che ti garantisce una risposta a questa domanda mettendoti a disposizione giudizi di persone che, accomunate da una grande passione per la scrittura, non hanno altro obbligo se non dire sinceramente quel che pensano. L’unico che ti fa leggere anche i loro manoscritti, che ti dà la possibilità di capire i tuoi stessi errori in maniera diretta ed efficace, sollecitandoti al tempo stesso come scrittore e come lettore. L’unico promosso da case editrici vere, libere e indipendenti, quelle che ogni giorno combattono per lo spazio in libreria e che ogni anno mandano in classifica esordienti assoluti: 15 solo nel 2010 e, in questi primi mesi dell’anno, Clara Sánchez, autrice spagnola al suo esordio italiano, prima assoluta con Il profumo delle foglie di limone.
Con l’edizione dell’anno passato abbiamo creato una piccola comunità che ha goduto di una serenità rara in questa Italia dilaniata da divisioni e scontri continui. Uno spazio di serietà e libertà, rispetto reciproco e crescita. Alla ricerca del talento. Tutto molto coerente con i valori di libertà, rigore e riconoscimento del talento che il Gruppo editoriale Mauri Spagnol si è dato nascendo.
Grazie al questionario che i concorrenti della prima edizione hanno compilato e ai numerosi commenti raccolti attraverso il sito, abbiamo modificato leggermente il regolamento, migliorandolo secondo le vostre indicazioni. Ora nuovi scrittori si aggiungeranno a questa comunità e mi auguro che chi ha partecipato scelga di riprovarci, facendo tesoro dei molti giudizi ricevuti per migliorare la propria opera o chissà, invogliato da quello che ha appreso partecipando al torneo, con una storia tutta nuova.
Sei opere della precedente edizione sono state opzionate da case editrici di GeMS, una di queste uscirà in occasione del Salone del libro di Torino, le altre opere a seguire. La gestazione richiede tempo perché scegliere di investire in un libro implica un grande lavoro e una forte sinergia tra le diverse figure che animano una casa editrice.
In questa seconda edizione, per rendere ancora più vivace il dialogo sui temi della scrittura e della lettura vi sarà una partecipazione più frequente al blog di alcuni editor di GeMS, che metteranno a disposizione la loro esperienza con suggerimenti e consigli calibrati rispetto alle esigenze dei diversi generi e stili. Quindi se c’è un torneo nel quale l’importante è partecipare è proprio questo. Un torneo che non ti chiede altro che condividere un po’ del tempo che dedichi alla tua passione, ti terrà compagnia fino a settembre e in qualche caso fortunato potrà cambiarti la vita fornendoti l’occasione di far conoscere l’opera che tieni nel cassetto.
Chi è aperto all’ascolto degli altri trova qui una comunità formidabile. Dunque un augurio a tutti, vecchi e nuovi partecipanti, di buon lavoro e buon divertimento.
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fonte: http://www.illibraio.it/doc/66898/IOSCRITTORE/che-tipo-di-scrittore-sei.htm
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martedì 1 giugno 2010
“Chi è lo scrittore?”
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di IVANO NANNI
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Certo che le regole per definire uno scrittore mica sono facili da trovare, e forse la cosa è pure utopica anzi senza dubbio lo è, mica è facile stabilire qualche regola alla quale attenersi nel momento in cui si chiude un libro e ci si mette davanti a un foglio bianco con la persistente idea di dare corpo a una vaghezza, a uno svolazzo, a un arzigogolo che ha la pretesa spesso infausta di diventare espressione, di materializzarsi secondo una concatenazione di simboli, formando delle lunghe catene(frasi), intrecciate insieme (periodi), che hanno la curiosa caratteristica di costruire agglomerati come grandi condomini nei quali le relazioni tra gli inquilini (i periodi) sono soggetti alle stesse regole vigenti nei palazzi condominiali, cioè formali fino a che non nascono simpatie più o meno spontanee tra vicini di pianerottolo, da cui scambi di ricette, passaggi di pietanze, informazioni circa gli spettacoli televisivi, scambi di idee politiche (cautamente), scambi di coppia(ancora più cautamente), diciamo relazioni, da cui narrazioni, speculazioni, riflessioni che si compongono nello stretto spazio che separa i rispettivi zerbini di casa (e lo spazio ristretto della filosofia spesso genera mostri), e questi strani agglomerati quando diventano spropositati occupano aree vastissime, costellazioni letterarie ( romanzi, grappoli di racconti, raccolte di saggi), che sono dotate di vita propria ma non necessariamente di senso, proprio come le grandi costruzioni periferiche aliene, grigio-nebbia, che non cessano di stupire per l’universo relazionale che racchiudono.Intrecci di persone, intrecci di pensieri.
“Ehi amico, non mi fare lo scherzo di lasciarmi andare, non mi va di perdermi nel vuoto infinito, se hai questa intenzione fatti da parte e lascia il posto a qualcuno più ambizioso, altrimenti scrivi la mia vita, o qualcosa di simile, diciamo la mia scheda anagrafica… devi fare come un impiegato dell’ufficio anagrafe, prendere le generalità e rilasciare un certificato di esistenza in vita (il surrealismo è nato in un ufficio del catasto), comunque… ho il diritto di esistere anch’io e se esisto io esisti anche tu, caro il mio scrittore, io sono un pensiero e se non mi scrivi, tu non ci sei, chiaro?”
Chiaro! Ma calmati…
allora: esiste lo statuto dei lettori, scritto dal grande costituzionalsta Daniel Pennac, pietra miliare del corpus giuridico letterario, prima edizione 1993, e seguenti ristampe, con tutte le regole per le quali l’attività di lettore è salvaguardata e definita nei suoi diritti, come si dice, imprescrittibili, ma non esiste una costituzione simile che individui le regole per uno scrittore. È vero. Allora aggiriamo il problema (nel senso di girarci attorno).
Regola numero uno: quando non si individua la soluzione a un problema, occorre girarci attorno, fare girotondo, che equivale a parlarci sopra, così che la turbolenza dialettica che si deteminerà avrà lo scopo di far credere che una soluzione è sempre possibile finché si parla del problema, (si sa che non è così in questo caso) ma si fa per amore delle costruzioni impossibili, perchè ci piace, e perché abbiamo tempo da perdere*.
Nota di metà pagina:
* ho sempre pensato (e di sicuro l’ha pensato qualcun altro, anche se non saprei dire chi) che il tempo impiegato meglio è quello perso, che configura una riappropriazione del tempo libero, o meglio liberato dalle regole canoniche del lavoro (tempo utile, tempo della produzione), da cui il tempo perso è tempo sottratto fondamentalmente alla produzione, e come tempo divagante, che vaga senza costrutto utilitaristico è per questo prerivoluzionario, vale a dire una premessa rivoluzionaria, e volendo essere ottimisti una promessa di radicale cambiamento etico. Fine della nota.
È curioso ma per parlare dello scrittore bisogna parlare del lettore ancora una volta, le due cose vanno insieme, e si può dire che uno scrittore continua la sua attività di lettore dall’altra parte della scrivania, passa da un campo all’altro ma rimane sempre immerso nello stesso acquario. Uno scrittore è una specie di apolide, o meglio uno che ha la doppia cittadinanza, quando legge appartiene alla libera repubblica dei lettori, il cui statuto è stato sancito…eccetera eccetera,e quando scrive, diventa un autarchico, uno che fa da sé, uno che non vuole aiuto da nessuno per le sue cose (ma poi non è sempre così), è un anarchico che non riconosce nessuno stato e nessuna repubblica, è il monarca di se stesso, una monade, un frammento di coscienza affetto da nomadismo congenito, in pratica un “rom” che trova il suo cammino percorrendolo senz’altra meta che se stesso. Da cui un aforisma: Cammino dunque sono, se sono penso, e per amore del pensiero scrivo. Lo scrittore è dunque un uomo che ama. Ama il suo cammino, il suo pensiero, l’espressione di quel pensiero, le parole con cui si esprime, la sua scrittura.
Detto questo non ho detto nulla, appunto, ci giro attorno al problema.
La monade (lo scrittore), a differenza del lettore (elemento costitutivo della repubblica dei lettori, un repubblicano, un democratico) che ha bisogno dello scrittore per essere quello che è, è un personaggio a cui non è necessaria la partecipazione del lettore, la pratica dello scrivere non ne prevede la collaborazione, al punto che lo scrittore può essere tale anche con un solo lettore: se stesso.
Un’ ultima divagazione.
Le monadi sono in se stesse campi di forze che si attraggono e si respingono, cioè hanno cariche positive e negative e hanno tendenze a caricarsi e a unirisi con quelle dello stesso segno, alcune sono perfino neutre, e sono quelle che hanno il privilegio di accettare o respingere quello che credono opportuno o proseguire il loro cammino in solitaria determinazione, altri si aggregano in gruppi che trattano generi e argomenti di interesse comuni mettendo in comune, appunto, esperienze varie allo scopo di sfaccettare meglio il genere o la questione trattata, c’è quindi una grande varietà di climi sotto il cielo letterario, e vaghezze e diffussissime opinioni, come si conviene e si deve, ma che siano gruppi o conventicole o illustri solitari rimane il fatto che sono tutti iscritti senza tessera nella comunità dei comunicatori a titolo provvisorio che siano altolocati o basso locati, in buona o cattiva fede, in aitri termini, sinteticamente, sono scrittori.
Pubblicato da Claudio Nostri a martedì, giugno 01, 2010
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fonte: http://caffeletterariolugo.blogspot.com/2010/06/chi-e-lo-scrittore-di-ivano-nanni.html
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Da domani a Firenze Convegno Internazionale: Raccontare il desiderio omosessuale
Da domani a Firenze convegno internazionale
Raccontare il desiderio omosessuale

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Raccontare il desiderio omosessuale: è questo il tema del primo convegno di alto profilo internazionale dedicato alla letteratura gay, organizzato dalla Provincia di Firenze e dall’Istituto Italiano di Scienze Umane a Firenze giovedì 17 e venerdì 18 marzo, nelle sedi di Palazzo Medici Riccardi e di Palazzo Strozzi
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Maureen Duffy – fonte immagine
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Roma, 16-03-2011 – Raccontare il desiderio omosessuale: è questo il tema del primo convegno di alto profilo internazionale dedicato alla letteratura gay, organizzato dalla Provincia di Firenze e dall’Istituto Italiano di Scienze Umane a Firenze giovedì 17 e venerdì 18 marzo, nelle sedi di Palazzo Medici Riccardi e di Palazzo Strozzi.
Al convegno intitolato “L’arte del desiderio. Omosessualità, letteratura, differenza” interverranno gli scrittori Franco Buffoni, Paul Burston, Maureen Duffy, Mario Fortunato, Massimo Fusillo, Tommaso Giartosio, Adam Mars-Jones, Marco Mancassola, Sarah Schulman, Walter Siti e Valeria Viganò. L’assise è stata realizzata grazie al lavoro scientifico dell’Istituto di Scienze Umane, con la cura di Nadia Fusini, Valeria Gennero e Gian Pietro Leonardi.
L’esistenza di una “letteratura omosessuale”, sottolineano gli organizzatori del convegno, è da sempre una questione controversa: “appare tuttavia evidente come la nuova visibilità attribuita all’esperienza di uomini e donne omosessuali abbia fatto emergere negli ultimi decenni un mondo di relazioni affettive, politiche e artistiche di grande varietà e ricchezza”.
Difficile stabilire in modo nitido che cosa ne delimiti i confini: la vita erotica, presunta o dichiarata, di chi scrive? I temi trattati? La presenza di scelte formali legate da un rapporto privilegiato all’argomento omosessuale? Saranno questi alcuni degli interrogativi a cui cercheranno di rispondere i relatori dell’assise.

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fonte: http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=151031
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A. Arbasino, Manuale di economia culturale per scrittori e affini
Manuale di economia culturale per scrittori e affini
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di Alberto Arbasino
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Per chi si è formato in tutt’altre epoche, invece dei “supplementi letterari” c’erano le riviste: Il Mondo, L’Espresso, Tempo Presente, Paragone (arte e letteratura), il verri, Il Caffè. E soprattutto, mentre uscivano libri epocali in qualunque mese – e basta controllare, negli anni Cinquanta e Sessanta – neanche uno sfuggiva agli eccellenti critici periodici quali Emilio Cecchi e Paolo Milano. Mentre Nicola Chiaromonte e Giorgio Vigolo e Sandro De Feo e Massimo Mila e Fedele D’Amico puntualmente svolgevano ampi e “interattivi” discorsi critici sulle novità musicali e teatrali, correlate ai più significativi eventi della cultura tradizionale grande o piccola. Per le recensioni cinematografiche, solo la professionalità inesorabile di Alberto Moravia riusciva a far fronte a seratine mediocri quando mancavano gli eccelsi Fellini o Antonioni o Visconti.

Un “mercato” molto diverso dall’attuale, evidentemente. Frugale ma regolare nei pagamenti, a eccezione dei contributi gratuiti alle riviste “prestigiose” (nel loro piccolo) poiché lette da tutta una gioventù. E che noia, per i quotidiani mirati sulla media borghesia o sui recinti partitici, prima delle differenziazioni analoghe ai reparti dei grandi magazzini.
Non esistevano certamente ancora gli uffici-stampa di autori ed editori che bombardano le redazioni e i siti con offerte e richieste e preghiere e sconti. Né trattative e transazioni dietro ogni innumerevole lectio magistralis pubblicata come “anticipazione” di un testo universitario o liceale magari noiosissimo. Chi paga, lì, e chi viene pagato?
Così attualmente c’è chi si interroga, constatando che tutti gli attori e suonatori e direttori e cantanti si fanno un gran vanto per qualunque episodico show gratuito, in calendari fitti di eventi negoziati dalle agenzie. E continuano ad agitarsi contro i tagli delle risorse per la cultura e ogni riduzione dei propri compensi. Fuori da ogni “mercato”.
Mentre i letterati risultano l’unica “categoria” favorevole per le richieste di prestazioni gratuite: prolusioni, prefazioni, postfazioni, presentazioni, performances orali o scritte in qualità di “ospite”, con disponibilità per 0gni tempo libero.
Ma perché? Vanità e sicumera per qualunque apparizione o promozione di immagine del Sè, anche fra quattro gatti e senza influenze sull’eventuale vendita di alcune copie? Esibizione e sfrutta-mento di “titoli” per le cattedre e carriere scolastiche?… E come mai nessun’altra categoria di lavoratori e artigiani si adatta alle prestazioni gratis che hanno come effetto richieste ulteriori di prestazioni altrettanto gratis?
Chissà se repetita iuvant, poi. La lingua batte? Ecco però un buon tema per un supplemento letterario, e i relativi dibattiti. Si viene ogni giorno bersagliati, ripetiamo, da svergognate richieste di lavoro gratuito. Per sistema e abitudine. Senza riguardi per la tarda età. E senza l’ovvia motivazione dei tagli alla cultura, per cui anche i vecchi politici si fanno fotografare perché salgono ridenti sulle scalette dei tetti. Senza neanche uno straccio di proposte pratiche, per i ricercatori e i dottorandi e i precari. E nessun riguardo per i poveri Beni culturali, da parte di chi in futuro magari farebbe i concorsi per gestirli.
Ma allora, perché fingere di stupirsi, per secoli e secoli, quando i più o meno “prestigiosi” Organi Stranieri normalmente e abitudinariamente continuano a descriverci come un paese da Commedia dell’Arte, con Pantaloni e Pulcinelli e Maccheroni e Anomalie etniche, antropologiche, costituzionali e istituzionali?
«Con questa musica – che manda in estasi – soli stretti stretti – danzeremo sopra i tetti – con ardor – senza timor», era una canzonetta molto popolare alla radio, prima dei coprifuochi, degli oscuramenti, dei bombardamenti… Ma un buon supplemento letterario potrebbe forse paragonare le lauree honoris causa attribuite ai letterati, a quelle conferite a cantanti, comici, sportivi… Attribuita a un grande erudito quale Federico Zeri – che non offriva certo rock gratuito alle masse studentesche – certamente quella laurea ad honorem lo convinse a lasciare il suo ingente patrimonio artistico all’Università di Bologna, invece di venderlo.
Circa l’abbondanza di manifestazioni, infine, potrei rammentare l’esperienza personale a un “evento” di portata nazionale per lettori di libri. In un teatro strapieno e gratuito, il pubblico si divertì molto. All’uscita, però, nessuna copia dei miei libri in mostra venne acquistata. Succede anche dopo una recita di Pirandello o Shakespeare, si commentò. Ma mi stupii quando alla fine comparvero anziani con dei miei vecchi libri da firmare. Si capì presto: nella fiera lì attorno c’erano bancarelle di libri usati. Con la firma dell’autore, si vendevano con un piccolo sovraprezzo. (In seguito, mi fu rimborsato il biglietto del treno dal più vicino capoluogo; dove peraltro ero arrivato in aereo. La pizza, invece, fu offerta da amici).
Allora, insomma, auguri!
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05 dicembre 2010
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Addio a Giuliano Manacorda docente, storico e critico marxista
LETTERATURA
Addio a Giuliano Manacorda
docente, storico e critico marxista
Aveva 90 anni. Domani i funerali in forma privata. Per anni ha insegnato alla facoltà di Lettere dell’università La Sapienza di Roma. Suo il primo manuale dedicato agli autori italiani del Novecento

ROMA - Giuliano Manacorda, storico e critico della letteratura italiana, è morto la scorsa notte nella sua casa di Roma. Aveva 90 anni. I funerali si svolgeranno domani in forma privata al cimitero romano di Prima Porta. Lo studioso era fratello dello storico Gastone e del docente di pedagogia Mario Alighiero: insieme formarono una illustre famiglia di intellettuali comunisti che hanno segnato la storia degli studi marxisti italiani. In particolare, Giuliano Manacorda fu il primo a impostare l’analisi della letteratura italiana del Novecento in base al metodo marxista.
Manacorda è stato a lungo docente presso la facoltà di Lettere dell’ateneo romano La Sapienza, dove ha insegnato a diverse generazioni di studenti storia della letteratura italiana moderna e contemporanea. Tra le sue opere spicca la Storia della letteratura italiana contemporanea (1940-1965), pubblicata dagli Editori Riuniti (allora casa editrice del Pci) nel 1967, che rappresentò il primo manuale dedicato agli autori del XX secolo destinato agli studenti delle scuole superiori e delle università. L’opera è stata da lui più volte ampliata e aggiornata fino ai primi anni Novanta, tenendo conto anche degli apporti dello strutturalismo, della semiologia e della critica psicoanalitica.
Nato a Roma il 16 novembre 1919, Giuliano Manacorda iniziò la carriera come professore di liceo, insegnando tra l’altro al Mamiani, famoso liceo classico della capitale, prima di diventare docente a La Sapienza, dove ha tenuto lezioni fino al 1996.
Manacorda è autore di opere di ampio respiro come Storia della letteratura italiana tra le due guerre 1919-1943 (Editori Riuniti, 1980) e Letteratura italiana d’oggi 1965-1985 (Editori Riuniti, 1987). Negli anni Novanta per l’editore Newton Compton ha pubblicato una Storia della letteratura italiana in tre volumi. Ha curato il volume Letteratura e marxismo di Antonio Gramsci (Editori Riuniti, 1976), diversi testi sulle riviste La Ronda e Il Baretti e sulla letteratura italiana intorno agli anni Trenta, come Letteratura e cultura nel periodo fascista (Principato, 1974). Con lo scrittore Manlio Cancogni ha pubblicato Libro e moschetto (Eri, 1979), che fu anche un programma culturale della Rai.
Allo storico della letteratura si deve anche la fondazione nel 1978 dell’Archivio del Novecento dell’Università La Sapienza. Oggi diretto dalla professoressa Francesca Bernardini, ex assistente di Manacorda, l’Archivio conta oltre 200mila documenti, tra lettere e manoscritti, dove si possono leggere autografi di Italo Calvino, Marcello Venturi, Enrico Falqui, Giuseppe Ungaretti, Elio Vittorini, Aldo Palazzeschi, Umberto Saba, Gianna Manzini, Paola Masino ed Enrico Prampolini.
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27 agosto 2010
fonte: http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/08/27/news/manacorda-6553167/?rss
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