NO-TAV, BASSO PIEMONTE – Migliaia contro il Terzo Valico / VIDEO: 26 maggio 2012 ad Arquata Scrivia il Movimento No Terzo Valico invade le strade!
26 maggio 2012 ad Arquata Scrivia il Movimento No Terzo Valico invade le strade!
Pubblicato in data 26/mag/2012 da VocidellaMemoria
Ad Arquata Scrivia sabato 26 maggio 2012 un’unica voce da migliaia di manifestanti ha urlato una cosa ben chiara ai pochi che decidono sulla pelle di tutti: NO AL TERZO VALICO!
Poco importa se dalla Valpolcevera alla Val Lemme, passando per Arquata, Serravalle, Novi, Tortona, Pozzolo, Alessandria e Genova intere popolazioni dovrebbero pagare in denaro e scempio ambientale un’opera faraonica (115 milioni al chilometro), subire uno smarino che sarà probabilmente zeppo di amianto e non solo, il rischio più che concreto della devastazione di falde acquifere fondamentali, il proprio democratico dissenso ignorato se non disprezzato.
Il partito del tondino e del cemento ha ricevuto un messaggio netto e inequivocabile: GIU’ LE MANI DALLA NOSTRA TERRA!
Migliaia contro Terzo Valico
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Arquata Scrivia - Ad Arquata Scrivia in migliaia hanno sfilato nella marcia No Tav contro il Terzo Valico , l’infrastruttura ferroviaria tra Piemonte e Liguria. Ad organizzare la manifestazione i comitati Scrivia e No Tav Terzo Valico.

fonte immagine
Secondo gli oppositori del progetto sulla linea Genova-Rotterdam la realizzazione della linea causerebbe gravi danni alle sorgenti, «con la dispersione da 13 a 16 mila metri cubi all’acqua dalla galleria» e alla salute dei cittadini per la diffusione delle fibre d’amianto contenute nel materiale di scavo.
Oltre agli esponenti dei movimenti locali, tra Piemonte e Liguria, ha partecipato anche una rappresentanza di valsusini del movimento contro la Torino-Lione: hanno marciato dietro lo striscione “Giù le mani dalla Valsusa”. Tantissime le bandiere bianche con il caratteristico treno crociato, tra vessilli di partiti, movimenti ed associazioni (Prc, Sel, Pdci, Movimento 5 Stelle, Legambiente, Wwf).
Presenti anche i No Gronda, la Fiom Cgil di Alessandria e vari comitati cittadini, come quello che difende villa Sanguineti a Genova, una scuola della Valpolcevera che rischia di chiudere per far posto ad un cantiere del Terzo Valico.
Tanta gente si è unita alla protesta. Circa quattromila le persone in piazza. Il corteo ha percorso l’area esterna di Arquata e si è svolto in modo pacifico. Presente il sindaco di Arquata Paolo Spineto. Nel suo discorso il primo cittadino ha detto: «Questa manifestazione pacifica ha dimostrato che il Terzo Valico non è un problema per l’ordine pubblico ma rappresenta un pericolo per le nostre terre». Il sindaco ha poi dato appuntamento al consiglio comunale “aperto al pubblico” che si terrà la prossima settimana.
La manifestazione si è conclusa nella piazza dei Caduti ad Arquata dove si trovano due fontane in cui scorre l’acqua delle fonti della frazione di Rigoroso, fonti che scomparirebbero con la realizzazione del Terzo Valico.
FIRENZE, VIA DEI GEORGOFILI – A 19 anni da quella notte: la strage da non dimenticare
SOTTO SCACCO – l’attentato in via dei Georgofili
Caricato da antefattoblog in data 03/ago/2010
Le immagini dell’attentato e il racconto dei familiari delle vittime. Tratto dal Dvd Sotto Scacco, di Udo Gumpel e Marco Lillo
A 19 anni da quella notte
la strage da non dimenticare
Un convegno, gli studenti, un corteo per ricordare la strage della mafia in via dei Georgofili

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di LAURA MONTANARI
Morirono Angela e Fabrizio Nencioni, le loro figlie Nadia e Caterina e lo studente in architettura Dario Capolicchio. Quarantuno persone rimasero ferite. Furono danneggiati gli Uffizi, Palazzo Vecchio, la chiesa di Santo Stefano al Ponte Vecchio e tutte le abitazioni intorno. Ieri la Regione ha dato il via a un convegno nella sede di piazza Duomo della presidenza a cui hanno partecipato esperti di mafia e magistrati in prima linea contro la criminalità organizzata. Le iniziative proseguono oggi con gli eventi curati dal Comune di Firenze nella Sala dei Duecento di Palazzo Vecchio.
Alle 10 l’incontro con i ragazzi delle scuole medie superiori e alle 16 la presentazione del libro di Francesco Nocentini «Storia d’Italia in 7 stragi». Stasera poi alle ore 21.00, in piazza della Signoria, andrà in scena lo spettacolo teatrale «Per non morire di mafia» tratto dal libro di Pietro Grasso e interpretato da Sebastiano Lo Monaco. Seguiranno i saluti delle Istituzioni con Giovanna Maggiani Chelli dell’Associazione dei familiari delle vittime, il procuratore antimafia Pietro Grasso e Alessio Mantellassi rappresentante delle Consulta provinciale studentesca di Firenze. A conclusione un concerto della Fanfara della scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri di Firenze. All’una quindi, da Palazzo Vecchio partirà il corteo silenzioso che arriverà alle 1.04 sul luogo dell’attentato, in via dei Georgofili appunto, dove verrà deposta una corona di alloro.
Domenica mattina alle 8 al Cimitero della Romola, verrà portato un cuscino di rose sulla tomba della famiglia Nencioni e un’ora dopo, al Cimitero Sarzanello di Sarzana, identica cerimonia sulla tomba di Dario Capolicchio. Alle 11, nella Chiesa di San Carlo in via Calzaiuoli, Santa Messa in suffragio delle vittime. Altre iniziative sono previste in Palazzo Vecchio e all’Accademia dei Georgofili.
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fonte firenze.repubblica.it
Canada, gli studenti sulle barricate cento giorni in piazza contro il governo / VIDEO: 700 students arrested in Montreal during clashes with police
700 students arrested in Montreal during clashes with police
Pubblicato in data 24/mag/2012 da RTAmerica
Video courtesy of m2wannawatch
Youtube channel http://www.youtube.com/user/m2wannawatch
Police in Montreal arrested over 700 students during the latest night of demonstrations. The students are protesting against tuition fee hikes and the adoption of a controversial bill that is seen as a tool to limit freedom of speech. Arrests were also made in Quebec City with some 170 detained and in Sherbrooke. Most of those arrested have already been released, though many face $1,000 fines. Protesters reportedly threw fireworks and bottles at officers forcing law enforcement to carry out extensive arrests in the hundreds. It’s been more than 14 weeks since the largest student demonstration in Canadian history started.
Canada, gli studenti sulle barricate
cento giorni in piazza contro il governo
“No all’aumento delle tasse universitarie”. Montreal è una immensa zona rossa: ma la rabbia si è estesa ormai a tutto il Paese. Scontri, 700 arresti

- APPROFONDIMENTI

Foto
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di PAOLA BERNARDINI
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TORONTO - Oltre 700 arresti hanno segnato in modo indelebile il centesimo giorno della protesta studentesca nella provincia del Québec . Decine di migliaia di persone, mercoledì, sono scese in piazza contro l’aumento delle rette universitarie. La protesta dilaga: a Montreal, Québec City o Sherbrooke, ma anche a Toronto, Calgary, Vancouver. Dall’Est all’Ovest del Canada il tam tam della rabbia studentesca si oppone al premier liberale Jean Charest, che ha aumentato dell’80 per cento le tasse universitarie. Ogni studente dovrà pagare 254 dollari in più, per sette anni, su una retta già di circa 4000 dollari annui.
A Montreal le proteste si sono susseguite per 30 notti. In segno di solidarietà, agli studenti si sono accodati genitori, docenti, anziani e bambini in marce pacifiche, scandite dal ritmo di pentole, cucchiai e coperchi. Tre i focolai: il college Lionel-Groulx a Sainte-Thérèse, il ponte Jacques Cartier e un albergo in pieno centro a Montreal.
La città è un’immensa zona rossa: un campo libero per l’intervento della polizia, grazie alla legge 78 approvata la scorsa settimana dal governo provinciale che vieta riunioni di massa nelle vicinanze di università e scuole, e impone l’obbligo di richiedere l’autorizzazione di manifestare almeno otto ore prima. Tra manganelli, gas e idranti, i poliziotti in tenuta antisommossa hanno arrestato 518 manifestanti a Montreal, 176 a Quebec City e in altre piazze dove gli studenti sventolavano bandiere azzurre coi gigli bianchi, la fleur-de-lis simbolo della provincia francofona.
Di primo mattino è partita la carica delle forze dell’ordine contro alcuni riottosi a volto coperto armati di sassi e spranghe. Le manette sono scattate anche per Emmanuel Hessler, un regista indipendente che si era agli studenti. Mentre lo caricavano su un autobus, é riuscito a twittare: “Stanno arrestandomi, non so cosa succederà ora. Augurami buona fortuna”. Tornato libero dopo aver pagato la cauzione, ha raccontato: “Ci siamo ritrovati circondati dalla polizia, non abbiamo capito più nulla. Questo pugno di ferro mi ha sorpreso e terrorizzato”.
E forse mai s’erano sentiti dibattiti tanto accesi da quando, nel 1995, il Quebec fu lacerato dal referendum sull’indipendenza dal Canada. Oggi, al di là del rialzo della retta universitaria, il “malessere del Quebec” si inserisce in un disagio diffuso a livello internazionale, con il riverbero della crisi economica e con le misure imposte a una popolazione che inizia a risentirne gli effetti. Sulla crisi germina la rabbia dei giovani contro le disparità economiche e sociali approfonditesi in Canada come negli Stati Uniti.
La rivolta rievoca anche il dissenso del Sessantotto, però alla ventata libertaria bohemien o hippy si è sostituita una protesta che non cede il passo. Mentre sia gli studenti sia il governo restano su posizioni ferree, i socialisti guadagnano consensi e i deputati del Parti Québécois si presentano in parlamento con i simboli della “piazza rossa” della protesta studentesca.
L’unico spiraglio è l’apertura di un tavolo con una delegazione studentesca. Dopo le dimissioni del ministro dell’Istruzione Line Beauchamp, il premier Charest ha richiamato al suo fianco un uomo di fiducia, Daniel Gagnier, per trovare a breve una soluzione. E chissà se monsieur Gagnier avrà migliore fortuna.
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fonte repubblica.it
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100 Day Clash: Protesters strike despite ban in Canada
Pubblicato in data 22/mag/2012 da RussiaToday
Ahead of the 100th day of the student protest movement in Montreal, the city has seen the most violent clashes so far with more than 300 arrests over the weekend. The demonstrations originally broke out over university tuition hikes advocated by Quebec’s provincial government. An emergency law aimed at restoring order in the province was passed on Friday. For more RT talks to Canadian journalist, Michel Boyer.
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Crisi, sindacati in piazza il 2 giugno per il lavoro: il governo cambi marcia

Crisi, sindacati in piazza il 2 giugno per il lavoro: il governo cambi marcia
La manifestazione nel giorno della festa della Repubblica. Boom di fallimenti: in tre mesi chiuse tremila imprese
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ROMA – Cgil, Cisl e Uil manifesteranno nella capitale il 2 giugno nel giorno della «Festa della Repubblica». Lo annunciano i leader sindacali, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.
L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro e «questa è una cosa spesso dimenticata. Abbiamo scelto questa data per riconfermare la nostra opinione», ha sottolineato Angeletti. «Porteremo i lavoratori a festeggiare la Festa della Repubblica», ha aggiunto, perché «nella crisi in cui stiamo vivendo la dimensione delle persone che lavorano è la più sacrificata».
Il governo cambi marcia. «Pensiamo che questa manifestazione sia un chiaro sintomo della nostra opinione che il governo deve cambiare marcia, ci auguriamo che il messaggio giunga chiaro e che il governo ne tenga conto», ha detto ancora il leader della Uil, parlando anche a nome dei leader di Cgil e Cisl.
Non si ferma intanto la corsa dei fallimenti: in base ai dati Cerved, in Italia nel primo trimestre dell’anno sono state aperte oltre 3.000 procedure, il 4,2% in più rispetto allo stesso periodo 2011. E la crescita dei default non si arresta da quattro anni: a partire dell’aprile 2008 le procedure sono in aumento. Un primo segnale positivo viene solo dai dati destagionalizzati: tra gli ultimi 3 mesi del 2011 e i primi 3 del 2012 il numero di fallimenti corretto per fenomeni di stagionalità e di calendario è in calo dell’1,1%, mantenendosi comunque a livelli molto più elevati rispetto a quelli pre-crisi.
I settori più colpiti. Il gruppo Cerved segnala che dal punto di vista settoriale il primo trimestre del 2012 ha confermato le tendenze del 2011: continua a ritmi intensi l’aumento dei fallimenti nell’edilizia (+8,4% rispetto ai primi tre mesi del 2011) e nel terziario (+4,1%) che risente degli incrementi osservati nella filiera informazione, della comunicazione e dell’intrattenimento, nella logistica-trasporti e tra le società immobiliari.
I segnali di speranza. Pur rimanendo il comparto caratterizzato dalla maggiore diffusione dei fallimenti (la “insolvency ratio”, cioè il numero di fallimenti ogni 10mila imprese, si è attestato a 9,8 punti contro il 5,5 osservato nel complesso dell’economia) continuano i segnali che fanno sperare in un’inversione di tendenza nell’industria: le richieste default sono in calo del 7,2% rispetto al primo trimestre del 2011.
Il centro Italia il più colpito. Anche a livello territoriale dei primi tre mesi del 2012 si confermano le dinamiche osservate nel corso degli ultimi periodi: i default continuano a crescere in tutta la penisola ad eccezione del Nord Est, in cui si registra una diminuzione dell’8,8% rispetto allo stesso periodo del 2011 grazie ai forti cali osservati in Veneto (-12,3%) e in Emilia Romagna (-12,2%). L’aumento dei fallimenti è invece particolarmente intenso nel Centro Italia (+12,7%), fortemente maggiore rispetto alla media nazionale, nel Mezzogiorno e nelle Isole (+6,5%), così come nelle Regioni del Nord Ovest (+4,9%). Pochi segnali positivi anche dai concordati preventivi, che nel primo trimestre 2012 risultano in aumento del 4,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: l’incremento segna un’inversione di tendenza rispetto alle dinamiche positive osservate nel corso del 2011.
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fonte ilmessaggero.it
Mosca, in 50mila al corteo contro Putin: arrestati i tre leader dell’opposizione

Mosca, in 50mila al corteo contro Putin: arrestati i tre leader dell’opposizione
Proteste nelle strade della capitale alla vigilia del terzo insediamento del presidente al Cremlino. Tra gli invitati anche Silvio Berlusconi. In manette 250 persone, tra cui il blogger Alexej Navalni, Serghey Udaltsov del fronte di sinistra e l’ex vicepremier Boris Nemtsov
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A ventiquattro ore dal terzo insediamento di Vladimir Putin al Cremlino, che vedrà tra gli invitati anche Silvio Berlusconi, l’opposizione russa è scesa di nuovo in piazza, in una Mosca blindata dai carri armati. Durante le proteste, già concluse, ci sono stati scontri e lanci di fumogeni e la polizia ha arrestato 250 persone, tra cui i tre leader dell’opposizione Alexej Navalny, Serghey Udaltsov del fronte di sinistra e l’ex vicepremier Boris Nemtsov.
Doveva essere la ‘marcia del milione’, ma i presenti erano circa 50mila. A guidare il corteo da piazza Kaluzhkaja a piazza Balotnaja, c’erano i volti più noti di quel dissenso che, dallo scorso dicembre, sembrava voler cambiare le sorti della politica russa. Navalny, l’avvocato-blogger icona delle proteste, accusato da molti di ultra-nazionalismo, Udaltsov, e Nemtsov, guida del movimento liberale, che ha dichiarato: “Putin è stato eletto in modo irregolare, non possiamo continuare a stare in silenzio”. Tutti finiti in manette durante le proteste di oggi. C’era anche Ksenia Sobchak, l’ereditiera figlia dell’ex sindaco di San Pietroburgo, ha invece fatto sapere tramite Twitter che non parteciperà a questo corteo. Ad ogni modo i volti sono gli stessi che la notte dello scorso 4 marzo, quando Vladimir Putin era tornato ad essere presidente di Russia con il 64% delle preferenze e molte accuse di brogli, avevano promesso che il movimento di opposizione non si sarebbe fermato. Ma, nonostante i proclami, la primavera russa, come l’hanno ribattezzata in molti, sembra all’improvviso congelata.
Le manifestazioni post voto hanno avuto sempre meno seguito, complici anche i numerosi arresti e la politica repressiva delle forze dell’ordine. Nonostante tutto però Mosca è ancora tappezzata da adesivi e manifesti anti-Putin che avvertono “Vladimir, il tuo tempo è scaduto”. Gli organizzatori della manifestazione, però, preferiscono non sbilanciarsi sull’esito finale del corteo di oggi. Per alcuni potrebbe terminare con un comizio a Balotnaya e la creazione di una tendopoli ispirata a quelle di Occupy Wall Street. A marzo alcuni esponenti dell’opposizione avevano fatto sapere che “la vera protesta, con una occupazione fisica delle strade ci sarebbe stata a maggio, quando Putin avrebbe ripreso possesso dei suoi appartamenti al Cremlino e il clima più mite avrebbe permesso azioni più incisive”. Ma c’è anche una frangia più radicale, rappresentata soprattutto dal gruppo RosAgita di Vladimir Korovin, che vorrebbe una tendopoli ai piedi del Cremlino in cui rimanere almeno fino a domani. Un’ipotesi poco plausibile visto il massiccio dispiego di forze dell’ordine.
Il corteo è partito regolarmente alle 15 ora locale, tutti i partecipanti hanno dovuto passare i controlli dei metal detector di piazza Khaluzkaja, ma la fiumana delle manifestazioni di dicembre e di febbraio sembra un ricordo molto lontano. E con i dissidenti, intanto, tornano a farsi sentire anche i sostenitori del presidente, previsti in piazza nel tardo pomeriggio, che si preparano alla parata ufficiale del 9 maggio.
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fonte ilfattoquotidiano.it
Giappone, spento l’ultimo reattore, da oggi il paese senza nucleare
Giappone, spento l’ultimo reattore
da oggi il paese senza nucleare
Per la prima volta in 42 anni il paese non avrà più energia elettrica generata dall’atomo. Centinaia di giapponesi sono in marcia per la chiusura definitiva delle centrali
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Spenta l’ultima centrale nucleare 1-
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TOKYO - Da questa sera, per la prima volta in 42 anni, il Giappone non avrà più, almeno nell’immediato futuro, energia elettrica generata dall’atomo. La decisione segue la crisi dopo l’incidente alla centrale di Fukushima. La Hokkaido Electric Power, utility dell’isola a nord di Hokkaido, disattiverà l’unità n.3 della struttura di Tomari, l’ultima attiva sulle 54 disseminata nell’arcipelago, con la procedura che partirà dalle 17:00 locali, saranno le 10:00 in Italia, e si concluderà col blocco totale previsto alle 23:00.
Oggi centinaia di giapponesi sono in marcia per chiedere la fine definitiva dell’utilizzo del nucleare. La folla si è radunata in un parco di Tokyo dicendosi non preoccupata per gli allarmi del governo per possibili mancanze di energia nei prossimi mesi.
Lo stop dei reattori, obbligatorioogni 13 mesi in Giappone per poter effettuare i controlli ordinari, si è da oltre un anno intrecciato alla crisi di Fukushima. Dopo il devastante sisma e tsunami dell’11 marzo 2011, la peggiore emergenza dopo Cernobyl, ha rilanciato forti dubbi sulla sicurezza degli impianti che, al contrario, era in precedenza considerata una certezza.
La perdita di radiazioni e le evacuazioni di massa hanno moltiplicato le paure nell’opinione pubblica sulle centrali al punto che, al netto dei reattori danneggiati, come la centrale di Fukushima Dai-ichi), tutte le unità fermate per le verifiche di routine non sono più ripartite in scia alle forti resistenze registrate tra le comunità locali.
Il processo amministrativo di riavvio, dopo il via libera dell’authority sulla sicurezza nucleare, prevede che ci sia il consenso espresso dagli enti locali (comuni e prefetture) che ospitano gli impianti. Finora, da questi ultimi non è maturata alcuna approvazione neanche in quelle zone a forte vocazione come la prefettura di Fukui, il ‘cuore atomico’ del Giappone con 14 reattori su una superficie simile a quella della città di Roma, che ne fanno l’area più nuclearizzata al mondo.
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VENERDI’ 4 MAGGIO – “Noi vedove per colpa della crisi”: in piazza le mogli di chi si è suicidato per i debiti

“Noi vedove per colpa della crisi”: in piazza le mogli di chi si è suicidato per i debiti
A Bologna si ritroveranno artigiani e piccoli imprenditori per la manifestazione organizzata da Tiziana Marrone: il marito si è dato fuoco davanti all’agenzia delle entrate. “Mi hanno lasciata sola, nemmeno una parola da parte delle istituzioni”. Sarebbero 70 le persone che dall’inizio dell’anno si sono tolte la vita per problemi legati al lavoro
(leggi anche: La crisi continua ad uccidere – Un uomo si impicca, altri due si gettano nel vuoto)
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02 maggio 2012
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L’ultimo caso due giorni fa: a Nuoro un imprenditore edile di 55 anni si è tolto la vita dopo essere stato costretto a chiudere l’azienda di famiglia e licenziare i suoi due figli. Il giorno prima nel leccese un altro imprenditore ha deciso di farla finita. Un colpo di pistola alla tempia dopo che la società di cui era socio era stata messa in liquidazione. “Mi sento un fallito”, ha scritto. Storie che ormai si ripetono, e che aggiungono alla lunga lista delle morti sul lavoro una nuova casistica tutta figlia della crisi che sta mettendo in ginocchio il paese. I suicidi di chi il lavoro era abituato ad offrirlo, e che ora invece si ritrova l’azienda, a cui magari aveva dedicato tutta la vita, chiusa per fallimento o schiacciata dalle cartelle esattoriali.
La Cgia di Mestre ha contato in tutta Italia 23 imprenditori che dall’inizio dell’anno hanno deciso di togliersi la vita perché oberati dai debiti, ma altre fonti parlano di oltre 70 suicidi di piccoli e piccolissimi imprenditori oppressi dai debiti esattoriali. Storie di solitudine e ansia, che finiscono nel dramma. Storie che qualcuno ha deciso di portare in piazza, per rendere davvero pubblica quella che ormai si sta trasformando in un’emergenza nazionale, raccontata anche all’estero. Venerdì a Bologna un corteo di bandiere bianche sfilerà per ricordare gli imprenditori vittime della crisi.
Ad organizzare l’iniziativa Tiziana Marrone, moglie di Giuseppe Campaniello, l’artigiano della provincia di Bologna che lo scorso 28 marzo di fronte alla sede della commissione tributaria del fisco ha deciso di suicidarsi dandosi fuoco dentro alla propria auto. Dopo 9 giorni di agonia in ospedale Giuseppe è morto, e la moglie si è ritrovata di colpo sola e con le istituzioni che sono rimaste lontane. “Non si è fatto sentire nessuno – ha spiegato – Questa battaglia non è solo mia, è di tutti gli italiani che si trovano nella stessa condizione e soprattutto di quelle vedove e famiglie che non sanno più dove sbattere la testa per pagare questi debiti”.
“Venerdì ci sarà una lunga marcia silenziosa – spiega la cinquantenne Elisabetta Bianchi, figlia di un artigiano, che ha preso a cuore la situazione di Tiziana Marrone, sola e senza lavoro dopo la morte del marito – manifesteremo in memoria dei tanti, troppi suicidi causati da chi non cerca alcun confronto o dialogo con i contribuenti”.
In prima fila ci saranno i tanti artigiani che conoscevano Giuseppe Campaniello, e tutti quelli che ora stanno aiutando la sua famiglia. Ad aprire il corteo la foto dell’imprenditore suicida.
Assieme porteranno le loro bandiere bianche dall’ospedale di Bologna all’agenzia delle entrate. Lì davanti la moglie leggerà i nomi di tute le donne rimaste senza marito per colpa della crisi. “Manifesteremo in memoria di tutti coloro che si sono uccisi perché travolti dai debiti esattoriali, suicidi causati da chi con i contribuenti in difficoltà non vuole alcun confronto”.Per ora le adesioni hanno superato in tutta Italia quota 200, ma si prevede una partecipazione ancora più massiccia.
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Il primo maggio di Occupy, cortei e arresti in tutti gli Stati Uniti, da New York a Seattle / VIDEO
Bloody Glasses: NYPD Violently Arrests Protesters During May Day March
Pubblicato in data 02/mag/2012 da wearechange
Check out WeAreChange’s LIVE stream here: http://ustream.tv/wearechange and follow Luke @ http://twitter.com/LukeWeAreChange for updates and notifications for when the stream goes LIVE.
Police teargas Oakland protesters at May Day general strike
Pubblicato in data 01/mag/2012 da RussiaToday
Around 400 protesters have been confronted by police who used tear gas, causing hundreds to scatter on May 1. Some activists blocked streets throughout the day and vandalized two banks, a news van and police vehicle. Nine people were taken into custody in Oakland, California, after hundreds of people took to the streets. Police reportedly used Taser against at least one of them. Officers ordered protesters out of the street after firing the tear gas and “flash-bang” grenades. RT’s correspondent Madina Kochenova has the latest from Los Angeles.
Occupy Portland Uses May Day To Reclaim Bank Foreclosed Home
Pubblicato in data 02/mag/2012 da MOXNEWSd0tC0M
May 01, 2012 Northwest News
http://MOXNews.com
Il primo maggio di Occupy, cortei e arresti in tutti gli Stati Uniti, da New York a Seattle
Migliaia di persone hanno sfilato nella Grande Mela, dove 42 manifestanti sono stati arrestati. Scontri a Oakland a Seattle
Il corteo di Occupy a Manhattan, New York, cui hanno preso parte 35 mila persone (Reuters/Latif)
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MILANO – Migliaia di persone hanno manifestato in occasione del Primo Maggio in diverse città degli Stati Uniti contro le diseguaglianze economiche e sociali su iniziativa del movimento Occupy, dando luogo a diversi scontri con la polizia.
CORI E CORTEI - Almeno 42 persone sono state arrestate durante le proteste del movimento Occupy Wall Street a New York. Migliaia di dimostranti sono scesi in strada in tutto il Paese per chiedere redditi più equi e la fine della speculazione finanziaria. Le autorità hanno lanciato gas lacrimogeni e granate stordenti per disperdere la folla. A New York la partecipazione è stata molto alta. In 35 mila si sono radunati a Bryant Park, di fronte alla più grande biblioteca cittadina e hanno marciato fino a Wall Street, sotto la stretta sorveglianza della polizia. La marcia ha poi toccato Zuccotti Park, il noto parco che è stato la base delle proteste dello scorso autunno. Nei pressi della New York University ci sono stati scontri. Secondo la polizia ai manifestanti sarebbero stati sequestrati martelli e mazze. Ma durante il corteo non ci sono stati danni. Altri fermi sono avvenuti sul ponte di Williamsburg, tra Manhattan e Brooklyn. A Washington, alcune centinaia di persone si sono radunate nel pomeriggio in un parco «per mettere fine alla guerra, al razzismo, al sessismo e al capitalismo e per restituire il potere ai lavoratori». La manifestazione ha poi proseguito verso la Casa Bianca.
Da New York a Seattle, il 1° maggio di Occupy

LACRIMOGENI - Cortei e manifestazioni si sono svolti anche in California e a Seattle, patria del movimento No Global degli anni Novanta, dove ci sono stati scontri, almeno 8 persone sono state arrestate e molte hanno marciato vestite di nero e a volto coperto. Altri nove arresti sono stati effettuati a Oakland, dove i manifestanti hanno distrutto le vetrine di banche e ci sono stati scontri con la polizia e lanci di lacrimogeni
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VIDEO, CHI SUONA E CHI VIENE SUONATO – Il Primo Maggio di Fassino e Bersani. CONCERTONE: gli ‘A67 cantano “Don Raffaè”; dietro le quinte: Francesco Pannofino parla del problema lavoro
Torino, scontri per il 1 maggio 2012
Pubblicato in data 01/mag/2012 da antefattoblog
Le contestazioni al sindaco Fassino hanno segnato il corteo del Primo Maggio a Torino. La polizia ha caricato un gruppo di studenti, ci sono stai dei feriti e almeno 4 sono i fermi di Cosimo Caridi
Bersani contestato a Portella della Ginestra
Pubblicato in data 01/mag/2012 da blogsicilia
Un primo maggio differente quest’anno a Portella della Ginestra. Un primo maggio, fatto da contestazioni e disapprovazioni. ‘Buffone’, ‘Buffone’ ‘sei peggio di Lombardo’. I manifestanti questa mattina hanno urlato contro il premier del partito democratico nazionale.
Concerto 1° Maggio 2012 – ‘A67 cantano “Don Raffaè”
Pubblicato in data 01/mag/2012 da LaRiservaPopCornBis
TUTTO in sezione MUSICANDO de LaRiserva forum
http://lariserva.forumcommunity.net
Festa dei lavoratori 1° maggio 2012, Francesco Pannofino dietro le quinte del concerto di Roma
Pubblicato in data 01/mag/2012 da DoveredicronacaTM
Dietro le quinte del concertone del primo maggio 2012 da piazza San Giovanni, Francesco Pannofino parla del problema lavoro dopo la conferenza stampa. Suona l’orchestra “Roma Sinfonietta” diretta da Francesco Lanzillotta, mentre il maestro Mauro Pagani descrive la creatività…
Sul bus appare la scritta «Onore al Duce». L’Atac apre un’inchiesta / Una lapide per ricordare il Duce: Vergogna a Giulino di Mezzegra

Sul bus appare la scritta «Onore al Duce»
L’Atac apre un’inchiesta/Foto
Un blogger pubblica la foto e chiede all’azienda un intervento. Non solo gli autisti, anche i benzinai sono nostalgici: sull’Appia al posto del costo della benzina “Duce a noi”
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ROMA – “Onore al Duce”. E’ la scritta che compare sul display di un bus pubblicata sul blog Nonleggerlo.blogspot.com. Il blogger ha segnalato la foto sul profilo Twitter dell’Atac e l’azienda poco dopo ha risposto: «Subito attivate indagini interne per identificare il responsabile del grave atto e per eventuali sanzioni disciplinari» (il messaggio). Dopo qualche secondo un nuovo post: «Se il gesto configurasse reati penali di fuori stretto ambito aziendale informeremo l’autorità giudiziaria». Poi, in un comunicato ufficiale, l’azienda ha spiegato che il bus si trovava nella rimessa di Acilia.
Il Pd: è il frutto dello scandalo parentopoli. «Con Alemanno in Campidoglio, lo scandalo Parentopoli ha portato in Atac all’assunzione senza concorso e a tempo indeterminato di migliaia di simpatizzanti ed estremisti di destra. La scritta ‘Onore al Duce’ su un display dell’autobus Atac non è altro che il risultato del malgoverno e della sciagurata e faziosa gestione in cui Alemanno ha fatto precipitare non solo le aziende comunali, ma tutta la città. Se i fascisti con Alemanno si sentono padroni della città (e anche dei suoi autobus), un motivo ci
sarà». Lo dichiara in una nota il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli.
Anche i benzinai sono nostalgici. Il 25 aprile, invece, su Twitter, è stata postata un’altra foto nostalgica: sul display di una pompa di benzina in via Appia Nuova un benzinaio al posto del costo del carburante ha scritto “Duce a noi” e “Duce duce”. La foto era stata pubblicata sul profilo twitter del giornalista Isaac Tesfaye.
Ecco la foto

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Una lapide per ricordare il Duce
Vergogna a Giulino di Mezzegra
Nel Comasco sindaco (leghista) e parroco partecipano a una celebrazione fascista nel giorno e nel luogo della fucilazione di Mussolini e Petacci

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Si tratta del secondo tentativo, visto che anni fa gli stessi fascisti appesero una croce nera con il nome del duce sul vicino muro della casa dove Mussolini e la Petacci trascorsero l’ultima notte. In corteo, con una bandiera tricolore con al centro un’aquila, circa duecento nostalgici vestiti quasi tutti con la camicia nera hanno raggiunto il luogo, e quando è stato chiamato ad alta voce il nome di Benito Mussolini, hanno risposto tre volte “Presente”, facendo il saluto romano. Dopo il “silenzio” intonato da un ex bersagliere, la lapide è stata benedetta da don Luigi Barindelli, parrocco di Mezzagra, che quest’anno non ha celebrato la messa per i reduci della Repubblica sociale per l’anniversario della morte di Mussolini.
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La manifestazione è stata organizzata anche per celebrare il centesimo compleanno di Mario Nicollini, un reduce della Rsi, che ogni anno il 28 aprile organizza la commemorazione del duce. Proprio Nicollini, che ieri non era presente, ha inviato un messaggio nel quale si è detto felice che sulla lapide ci sia anche la fotografia della Petacci. L’iniziativa è stata avallata dal sindaco del paese, la leghista Claudia Lingeri con l’incredibile motivazione che «la lapide non fa riferimenti espliciti all’epoca fascista». Lo stesso sindaco ieri era presente alla celebrazione. All’Anpi, l’Associazione dei partigiani, che aveva chiesto di mettere sulla strada, al posto del cartello piuttosto ermetico che indica semplicemente “Fatto storico 1945”, un’indicazione più esplicita del luogo che ha segnato la fine della dittatura fascista, l’amministrazione comunale ha risposto “No” con la scusa di questioni formali, legate alla cartellonistica stradale e al fatto che l’indicazione rientra in un percorso tra i luoghi che hanno segnato la fine del fascismo voluto dall’amministrazione provinciale. Sabato invece a Lecco, sul luogo della fucilazione di 16 tra ufficiali e sottufficiali della Rsi, alla cerimonia ha partecipato anche il consigliere comunale del Pdl Giacomo Zamperini, che ha ceduto alla tentazione di fare il saluto romano. oltraggio nel Bergamasco Di tutt’altro segno anche le commemorazioni in un altro paesino lombardo. A Schilpario, nel Bergamasco, è stato ricordato l’«Eccidio dei Fondi», 12 partigiani uccisi in un’imboscata dai fascisti della Tagliamento.
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Nella chiesetta di Santa Barbara è stata celebrata una messa, con i ragazzi delle scuole che hanno portato sull’altare un lumino per ogni partigiano ucciso. Ma in quello stesso giorno di 67 anni fa, 43 militari della stessa Legione Tagliamento vennero uccisi a Rovetta in un’azione le cui responsabilità sono ancora discusse. E per ricordare il fatto ogni fine maggio arrivano in paese reduci repubblichini e nostalgici neofascisti. Per questo nei giorni scorsi un gruppo locale aveva distribuito nelle cassette postali un dvd per ricostruire i fatti. La replica dei nostalgici non si è fatta attendere con due striscioni affissi in paese: uno sul municipio («Quegli eroi che hai massacrato sono ancora qua»), uno al parco vicino al cimitero («Onore e gloria»). Entrambi, per fortuna, sono rimossi dalla polizia locale.




































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