Algeri, alta tensione: proteste e scontri. Opposizione in piazza, 1.500 fermati. video: Algeria Protesters Clash With Riot Police in Algiers In Egypt-Inspired Demonstration
Algeria Protesters Clash With Riot Police in Algiers In Egypt-Inspired Demonstration
Hundreds of protesters including four MPs have been arrested in Algeria’s capital following clashes with police, according to reports in Algiers.
Organisers of the anti-government demonstrations say several thousand people gathered for a demonstration in Algiers.
Many campaigners have been injured in the rally in the city centre with around 20 people being admitted to hospital.
Under the country’s long-standing state of emergency, protests are banned in the capital but people have taken to the streets to demand democratic change and jobs in an Egypt-inspired protest.
Meanwhile, in Yemen around 2,000 protesters clashed with government supporters with fists and batons in the streets of Sanaa to call for a similar revolution.
Opposition groups in Algiers who gathered on May 1 Square, near the centre of the city were encircled by riot police determined to stamp out any attempt to stage a revolt.
A police helicopter hovered over the neighbourhood and around 200 officers in helmets and armed with batons were at the square with dozens of police vehicles parked nearby.
The protesters have been chanting anti-government slogans including “down with the regime” and some waved copies of a newspaper front page with the headline “Mubarak has fallen!” Batna Bejaia Biskra Bechar Blida BouiraTebessapalestine libya algerie egypte egypte maroc muslim arab Ajdir Al Aaroui Al-Hoceima Amalou Ighriben Amgala Amizmiz Asilah Boujdour Bab … Bel Aguide Bel air Driouch El Aioun Sidi Mellouk El Guerdane El Hajeb Erfoud … Mediek Mediouna Mehdia Meknès Melloussa Midelt Mirleft Mohammédia Moulay … rim’k 113 andalouse arabe cheb hasni bouteflika ben ali roi mohammed VI fes Asilah
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Algeri, alta tensione: proteste e scontri
Opposizione in piazza, 1.500 fermati
Sindacati, partiti d’opposizione e associazioni: appello per la “giornata della svolta”. Imponente schieramento di polizia

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ROMA – Migliaia di agenti in tenuta anti-sommossa sono dispiegati nelle strade di Algeri per controllare la manifestazione dell’opposizione nella capitale. Nella tarda mattinata la polizia ha iniziato a caricare con violenza i manifestanti in piazza Primo Maggio, nel cuore di Algeri, per tentare di disperdere la folla. Alcuni giovani, colpiti con i manganelli di legno di cui è dotata la polizia sono rimasti feriti. La polizia ha lanciato lacrimogeni, i manifestanti hanno risposto con lanci di pietre. Il programma originario della manifestazione non autorizzata era marciare da piazza Primo Maggio a piazza dei Martiri, per una distanza di circa 4 km, ma la polizia ha impedito lo svolgersi del corteo. I manifestanti hanno affollato comunque piazza Primo Maggio e le vie limitrofe. Sono state effettuate decine di arresti.
L’opposizione: almeno 1.550 fermi. «Almeno 1500 persone sono state fermate dalle forze di sicurezza» ha detto Said Sadi, leader del partito d’opposizione Raggruppamento per la cultura e la democrazia (RCD), precisando che «buona parte delle persone sono state però rilasciate qualche ora dopo, mentre altri sono stati accusati di gravi resti come la detenzione illegale di armi. Tra le persone fermate, anche 450 donne, tra cui avvocati, parlamentari e membri di associazioni».
Sindacati, partiti d’opposizione e associazioni hanno lanciato un appello a manifestare per reclamare «democrazia e libertà» ma anche «un cambiamento del regime». Tra i fermati anche la leader di un’associazione di vittime del terrorismo e Amazigh Kateb, noto cantante e figlio di uno dei più importanti scrittori algerini, Kateb Yacine.
Fin da stamattina la polizia aveva effettuato almeno cento fermi in piazza Primo Maggio, dove erano confluiti i manifestanti, nonostante un divieto delle autorità, per quella che da molti è stata definita come la «giornata della svolta». Imponente lo schieramento di forze dell’ordine che da ieri presidiano il centro della città. La polizia si era frapposta tra 3.000 manifestanti e una trentina di giovanissimi sostenitori del presidente Bouteflika, in piazza Primo Maggio, per prevenire gli scontri.
Lettera di Natale di un ergastolano ostativo a Dio
Lettera di Natale di un ergastolano ostativo a Dio
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Dio, lo so, non ti dovrei scrivere perché sono ateo e non credo che tu esista, ma ho scritto un po’ a tutti e nessuno mi ha mai risposto e ho pensato di rivolgermi anche a te.
Dio, siamo i cattivi e colpevoli per sempre, siamo gli ergastolani ostativi ad ogni beneficio, quelli che devono vivere nel nulla di nulla, a marcire in una cella per tutta la vita.
Dio, diglielo tu agli umani che la pena dovrebbe essere buona e non cattiva e che dovrebbe risarcire e non vendicare.
Dio, l’ergastolano ostativo non vive, pensa di sopravvivere, ma in realtà non fa neppure quello, perché l’ergastolo tiene solo in vita.
Dio, diglielo tu agli umani che la pena dell’ergastolo non potrà mai essere una pena giusta, perché una pena giusta ha un inizio e una fine.
Dio, nessun umano o disumano meriterebbe di vivere con una punizione senza fine, tutti dovrebbero avere il diritto di sapere quando finisce la propria pena.
Dio, diglielo tu agli umani che una pena che ti prende il futuro per sempre ti leva il rimorso per qualsiasi male che uno abbia commesso.
Dio, nelle carcere italiane, ci sono uomini che sono solo ombre, che vedono scorrere il tempo senza di loro e che vivono aspettando di morire.
Dio, diglielo tu agli umani che gli ergastolani ostativi non hanno paura della morte perché la loro vita non è poi così diversa della morte.
Dio, nessun’altra specie vivente tiene un animale dentro una gabbia per tutta la vita, una pena che non finisce mai non ha nulla di umano e ti fa passare la voglia di vivere.
Dio, diglielo tu agli umani che solo il perdono fa nascere nei cattivi il senso di colpa mentre le punizioni crudeli e senza futuro fanno sentire innocenti anche i peggiori criminali.
Dio, come fa rieducare una pena che non finisce mai?
Dio, diglielo tu agli umani che la migliore difesa contro l’odio è l’amore e la migliore vendetta è il perdono.
Dio, se neppure tu puoi fare qualcosa, facci morire presto per aiutarci a finire di scontare la nostra pena.
Dio, diglielo tu agli uomini che dopo tanti anni di carcere non si punisce più quella persona che ha commesso il crimine, ma si punisce un’altra persona che con quel crimine non c’entra più nulla.
Dio, molti ergastolani, dopo venti anni di carcere, camminano, respirano e sembrano vivi, ma in realtà sono morti.
Dio, diglielo tu agli umani che l’ergastolo ostativo è una vera e propria tortura che umilia la vita e il suo creatore.
Padre, non so pregare, ma ti prego lo stesso: se proprio non puoi aiutarci o se gli uomini non ti danno retta, facci almeno morire per questo Natale.
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Carmelo Musumeci
Carcere di Spoleto – dicembre 2010
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PERCORSI SBARRATI-” Video sull’ergastolo ostativo, prodotto dagli ergastolani:
www.urladalsilenzio.wordpress.com
Gruppo “Urla dal silenzio” su Facebook:
Ma perché a tanti italiani piace ancora Berlusconi?
Ma perché a tanti italiani piace ancora Berlusconi?
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di Gino Spadon
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Non passa volta, quando incontro qualche amico straniero, che non mi si chieda perché un uomo come Berlusconi goda presso gli italiani di un consenso così vasto e così durevole. Non riescono a capire come cittadini, pensosi dell’avvenire democratico del proprio paese, non si sentano rivoltare lo stomaco davanti alle macroscopiche manchevolezze di un tale personaggio che non manca occasione per rivelarsi, sia in patria che in terra straniera, come:
a) un omerico gaffeur (basti ricordare, sommariamente antologizzando, la gag su Rasmussen, Veronica e Cacciari, la figuraccia con la Merkel al vertice Nato, la battuta su Obama salutato come “bello, giovane e abbronzato”, la sua proposta, di segnalare come “kapò” il deputato Martin Schulz, la sua dichiarazione sui cinesi accusati (sic) di “bollire i bambini per concimare i campi”);
b) un buzzurro da strapaese pronto ad alzar corna nelle foto ufficiali (famosa quella di Caceres) o a sguainare il dito medio negli italici comizi;
c) un barzellettiere da osteria (celebri e sinistre le sue “lepidezze” sui lager, sui malati di Aids o sui “froci”);
d) uno sbruffone da commedia dell’arte, capace di mettere d’accordo, a suo dire, Obama e Medvedev, di appianare le divergenze fra Gheddafi e il mondo intero, di liberare dalle grinfie libiche il cittadino svizzero che nessuno era riuscito a restituire alla sua famiglia, di offrire una moglie italiana a Sarkozy, seduttore evidentemente poco dotato;
e) un bauscia sfacciato al punto da distribuire orologi d’oro ai leader presenti in Canada proprio nel bel mezzo di un discorso di Chirac;
f) uno sciupafemmine da giornaletto porno, ghiotto di natiche (quante volte ha chiesto di “palpare” questa o quella), pronto a vantarsi di aver sedotto un esercito di donne dall’attempata presidentessa finlandese Tarja Halonen alle giovani menadi di lui assetate e, nello stesso tempo, così pirla da farsi incastrare da una escort.
A questi amici stranieri, che hanno la delicatezza di non accennare alla pochezza intellettuale di questo “sorbonnard” da corsi estivi, io cerco di dare una risposta che sento sommaria e imprecisa ma che è l’unica che sono in grado di dare.
A mio modesto avviso le ragioni del successo di questo mediocre personaggio stanno essenzialmente nella sua capacità di interpretare o, per dir meglio, di incarnare quel fascismo di fondo di cui gli italiani, in maggiore o minor misura, sono impregnati da sempre. Sono testimonianze di questo suo fascismo, un comportamento volto a incanaglire un popolo che ama, ahimè, essere incanaglito.
Berlusconi è, insomma, il piazzista giovialone che per farsi amare dalla sua clientela (e cioè dagli italiani) non trova nulla di meglio che omologare ogni valore verso il basso. Eccolo quindi darsi da fare per contrabbandare la volgarità per spontaneità, l’incultura per amore della semplicità, la vanagloria per amor proprio, l’autoritarismo per autorevolezza, l’arroganza per senso dell’onore, la svenevolezza per sensibilità, la prepotenza per vigoria, la grossolanità per arguzia, la protervia per prestigio, la sciatteria per semplicità dei modi, l’intrallazzo e l’inganno per lucida italica malizia, la capacità imbonitoria per superba arte del persuadere, le barzellette da carrettiere per fine umorismo, le avventure di un don Giovanni da strapazzo per imprese epiche, la maleducazione del cialtrone per emancipazione da conformismi obsoleti.
A ciò si aggiunga il suo comportamento da insopportabile “fasso tuto mi”. Se il Ganascia, buon’anima, amava caracollare su cavalli bianchi, gettarsi dentro cerchi di fuoco, trebbiare a petto nudo sulle aie d’Italia, passare in rassegna mucche e carri armati, volteggiare su attrezzi ginnici, guidare macchine ed aerei, sderenare battaglioni di pulzelle, Berlusconi, per parte suo, è il presidente-operaio-oratore-canterino-allenatore-autobiografo-sciupafemmine “che tutti ci invidiano” (ipse dixit). È lo statista di genio che da lezioni ai grandi della terra, è il manager infallibile che sa come risolvere i problemi di Fiat o Alitalia, è l’acuto scoliaste dell’opera di Erasmo, è il divino taumaturgo che guarisce fanciulli comatosi.
Soperchierie, s’intende, indicibili panzane, capriole da guitto, sparate da capitan Fracassa, ma tutto questo piace (almeno fino ad oggi) a una gran parte degli italiani. I quali sono affascinati oltre che dai comportamenti, dalla strepitosa ricchezza di questo personaggio che nulla distingue da loro per filosofia di vita e per livello culturale. Se ha avuto successo un uomo come lui, sembrano dirsi, perché non avremmo dovuto (perchè non dovremmo) averlo noi? Ecco l’assimilazione cretina in cui molti, magari non del tutto consciamente, si compiacciono. Ed è inutile cercare di convincerli che non basta per diventare miliardari, come ci ha assicurato Berlusconi nella sua famigerata autobiografia, avere, un padre bancario che spegneva le lampadine prima di lasciare l’ufficio e una madre economa che conosceva tutti i mercati ortofrutticoli del circondario. L’idolatra non ha occhi che per il suo idolo.
Ma è possibile, mi chiedono gli amici stranieri, dopo aver preso atto di un quadro così fosco e sconfortante, che non ci sia nella cerchia di Berlusconi qualche persona di buon senso che gli suggerisca comportamenti più consoni alla figura di un uomo di Stato? La risposta è “no”, non esistono. I suoi “fans” si dividono in due gruppi di diversa consistenza: ci sono gli adoranti in buona fede, i meno colpevoli, quelli che un giorno dovranno pure prendere coscienza dell’inganno; ci sono poi gli adoranti in malafede, gli irrecuperabili, quelli che esalteranno tutto del padrone “etiam peccata” perché alla greppia di questo ricco padrone hanno trovato di che mangiare, di che dormire… ed altro ancora.
fonte: http://domani.arcoiris.tv/ma-perche-a-tanti-italiani-piace-ancora-berlusconi
Nulla da eccepire sui motivi addotti… qualcosa da dire sul titolo invece ce l’ho. Già: ma chi lo dice che a tanti italiani Berlusconi piace ancora? Lui? Non mi pare molto attendibile… anche perché smaccatamente di parte. E allora chi? I media suoi? I sondaggi fatti per conto suo? Oppure chi? Avete fatto un giro in un qualsiasi luogo di ritrovo, ultimamente, dal mercato al bar a dove siete? Be’, ditemi: quante persone ci sono che ammettono, anzi SI BEANO, di averlo votato? Che poi, anche qui: il consenso oceanico, a ben guardare, consiste nel 22% di votanti alle ultime elezioni. Già non è una maggioranza come numero di per sé… se poi ci si aggiunge il fatto che gli adulti italiani sono un numero maggiore, dato che una certa (non piccola, peraltro) quota non è andata a votare… allora: smettiamola noi per primi di avallare certe teorie che si inventa lui a suo uso e consumo. Sono un’ennesima smargiassata, e quest’autunno ve ne accorgerete, anche voi che ancora credete di star bene… elena
Elicotteri fantasma, yacht “barboni”, cibo spazzatura: l’agosto della “Malasocietà”
Elicotteri fantasma, yacht “barboni”, cibo spazzatura: l’agosto della “Malasocietà”
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Il “Force Blue”, lo yacht sequestrato a Franco Briatore
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Luca Cordero di Montezemolo ha messo in rete il suo giudizio sulla politica italiana, giudizio drastico ma in fondo facile, giudizio obbligato, quasi scontato: “Non è roba da paese civile”. Però anche il “paese civile”, quando si tratta di “roba”, cioè soldi, affari ed arraffi vari, non scherza nell’esibire tutto il campionario possibile, immaginabile e anche più di impicci, imbrogli, trucchi e mano morta. Basta grattare la superficie delle notizie di cronaca di una giornata d’agosto e subito emerge una “mala società”.
Cade un elicottero dalle parti di Messina. Muoiono in quattro. E’ un incidente, ma non solo. Gratta appena la tragedia e scopri che quel volo non ci doveva essere, quell’elicottero non doveva essere lì a raccogliere e trasportare passeggeri. Dice Giuseppe Sciotto, sindaco di Pace del Mela, il Comune dal cui territorio l’elicottero si è alzato in volo per poi precipitare dopo due minuti, dopo aver urtato un capannone industriale: “Non abbiamo mai autorizzato alcuna pista per elicotteri nell’area industriale Giammoro”. Solo una precisazione burocratica, solo una licenza che mancava? No, il sindaco dice molto di più: “In quella zona ci sono poteri forti che la controllano, la politica non c’è mai entrata”. Dice dunque quel sindaco che in quel pezzo di territorio ci sono “poteri forti” che fanno il comodo loro. Inventano se vogliono un servizio elicotteri, una pista. Azzardo privato? Prepotenza privata? No, si pagava 200 euro a persona per salire sull’elicottero fuori legge. Duecento regolarissi euro come racconta uno che l’aveva prenotato e l’ha scampata. Il sindaco non sapeva o non voleva sapere e così ogni altra autorità, polizia compresa. Più probabilmente non “potevano” sapere, c’erano infatti da quelle parti “poteri forti”. Va bene, ma è Sicilia, vorremo mica “generalizzare”?
La Guardia di Finanza sale metaforicamente a bordo di “Jamaica” e “Cipollina”. Poca fantasia nel battezzare i rispettivi yacht da parte di Massimo Boldi e Vasco Rossi, del perchè li abbiano chiamati così ognuno intuisce al volo il significato e l’assonanza. E poca fantasia nell’intestare i natanti a società finanziare che pagano poco o nulla di tasse. Poca fantasia perchè così fan tutti: risulta che il 64 per cento degli yacht in Italia siano intestati a nullatenenti, prestanome ottantenni o società di comodo. Va bene, così fanno i ricchi, mica solo Briatore. Peccatucci e abitudini di artisti, vorremo mica “generalizzare”?
Il Tribunale dichiara lo stato di insolvenza della società dei traghetti Tirrenia. I sindacati proclamano lo sciopero e il blocco dei traghetti per due giorni a caso, il 30 e 31 agosto quando dalle vacanze si rientra anche per mare. Sciopero perchè, contro chi? Sciopero contro il fatto che nessuno ha voluto comprare la Tirrenia piena di debiti da decenni. Da decenni gestita d’intesa tra sindacati e vertice aziendale concordi e uniti nel farsi pagare le perdite dal contribuente? Sciopero per la sacrosanta difesa del posto di lavoro o sciopero come pressione di lobby perchè il lavoro resti quello che è: in perdita, inefficiente e garantito a prescindere da tutto? Va bene, sono sindacati e pubblici carrozzoni, vorremo mica “generalizzare”?
A Piombino trovano nel frigorifero il latte blu. Dalle parti di Belluno addentano un pollo fluorescente, a Lodi impattano in una mozzarella rossastra, non proprio rossa come la ricotta spuntata in tavola in Sardegna. Va bene, sono produttori impegnati a tener bassi i costi, commercianti distratti e poi fa caldo e tenere gli alimenti freschi e genuini è una fatica. Vorremo mica “generalizzare”?
Qualche giorno fa autorità Vaticane e organi di stampa cattolici hanno spiegato che in questo paese non c’è classe dirigente e si è smarrito nell’azione politica il senso dell’interesse generale, la stessa idea di comunità. Vero, non fa una piega, non ci piove. Però ogni giorno piovono notizie che raccontano senza se e senza ma della “malasocietà”.
Sinistra: se questo è il nuovo…
Regione, la maggioranza dà ilplacet all’aumento degli stipendi DG ASL pugliesi
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BARI- E’ arrivato il sigillo politico e amministrativo per l’aumento dello stipendio ai manager delle Asl e degli Ospedali pugliesi. La decisione è stata votata dal Consiglio regionale, maggioranza di centrosinistra, compreso il voto del Governatore comunista Nichi Vendola, a fronte di un emendamento– per l’abolizione dello scandaloso autoaumento realizzato dai manager della Sanità pugliese–presentato da Pdl, La Puglia Prima di Tutto e il Gruppo Moderati e Popolari. La coalizione di centrosinistra mentre introduce il ticket sanitario e chiude ben 22 ospedali conferma l’articolo n.26 della Legge regionale n.4/2010 che sancisce in favore dei vertici delle Asl l’incremento dell’indennità di 25 mila euro all’anno a cranio.
Pertanto il costo aggiuntivo a carico dei cittadini pugliesi è di 750 mila euro ogni 365 giorni. Che vuoi, è la narrazione della Puglia migliore.
intanto nel PD…
http://www.rassegnastampacrp.com/public/stampa/300710/L%5EEspresso/LOC486257.pdf
I rifiuti della Puglia – ma non solo della Puglia?
TU QUOQUE, NICHI?
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Di Patrizia Penna
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Non è tempo di santi. Non è tempo di eroi. Eppure. Eppure anch’io ho creduto che Nichi Vendola fosse l’uomo nuovo, l’unico vero comunista rimasto in Italia,colui che poteva rappresentare un’alternativa per questo Paese malato. Invece mi sono imbattuta in una serie di documenti e notizie che difficilmente troverete sui media tradizionali, perché come ho scoperto Nichi gode di un’impunità e di coperture mediatiche quantomeno sospette. Ho scoperto che il governatore della Puglia, che tanto si vanta in televisione di puntare sulle energie alternative e sulle fonti rinnovabili, ha autorizzato ben 5 inceneritori in Puglia. La Britsh Gas, la Veolia, l’Eni, tutti sono interessati a costruire “fabbriche di diossina e fumi tossici” al posto di campi di grano e riserve naturali. Ma più di tutti un’azienda risulta avvantaggiata dalla gestione delle politiche ambientali pugliese: la premiata ditta Marcegaglia. Si, proprio l’azienda della presidente di CONFINDUSTRIA, l’amabile Emma che ha ben 3 inceneritori in itinere in Puglia: quello di Modugno, costruito devastando una zona archeologica e che è stato sequestrato dalla procura della Repubblica di Bari in quanto abusivo (successivamente dissequestrato in attesa che si metta in regola), quello di Massafra che è stato giudicato fuorilegge addirittura dall’Europa e per il quale l’Italia è stata sanzionata (solo recentemente la procedura è stata archiviata), e l’inceneritore della Capitanata, in cui mancano addirittura le firme dei tecnici abilitati. Tutti progetti finanziati con denaro pubblico, autorizzati da Vendola (tranne quello di Massafra) e che vanno a vantaggio dei soliti industriali senza scrupoli. Il governatore della Puglia non ha ritenuto doveroso rispondere a quanti gli hanno rivolto le giuste critiche, come il giornalista Gianni Lanes o come il rappresentante dei verdi di Modugno, il cui inceneritore è stato autorizzato contro il parere dell’Arpa Puglia. Molti, venuti a conoscenza di quanto sta accadendo hanno chiesto conto al governatore o a chi per lui, ma si sono ritrovati ignorati se non attaccati.
Dunque il governatore della Puglia si ritiene intoccabile e pensa di usare la rete come i salotti televisivi? Teme dunque un confronto serio ed equilibrato? Perché avalla le grandi industrie nella loro opera di ammorbamento della Puglia? Perché autorizza l’impoverimento della sua regione, l’ennesima spoliazione a vantaggio di pochi ma svantaggio dei suoi elettori? Perché invece di puntare sugli inceneritori non tenta di raggiungere gli obiettivi prefissati per la raccolta differenziata, ferma al 10% in Puglia contro il target previsto dall’Europa pari al 50%?
fonte: http://iltulipano.wordpress.com/2010/07/19/tu-quoquenichi-di-patrizia-penna/
Vendola autorizza illegalmente l’inceneritore di rifiuti Marcegaglia
In molti hanno creduto e forse sperato che l’inceneritore Marcegaglia in provincia di Foggia (località Paglia) non si facesse più ma la realtà è ben diversa. La sentenza ufficiale è stata emessa senza diritto di appello: l’impianto “s’ha da fare” e basta. Pazienza se l’ iter autorizzativo è palesemente illegale e se l’ impianto sputerà nell’aria di Capitanata senza interruzione, e chissà per quanti decenni, diossine cancerogene e veleni chimici a valanga. L’assessorato all’ ecologia della regione Puglia senza interpellare i cittadini ha offerto il beneplacito alla costruzione. Infatti il 15 aprile 2010 si è tenuta l’ultima conferenza di servizi: presenti l’ assessorato all’ecologia, l’ Arpa Puglia, il consorzio di bonifica, i comuni di Manfredonia e Cerignola, (unico ente che ha dato parere negativo all’ impianto insieme ad Alleanza Popolare per Cerignola), l’amministrazione provinciale di Foggia, la Prefettura di Foggia, l’autorità di bacino, Alleanza Popolare per Cerignola, il Settore Rifiuti e Bonifiche e naturalmente la società rappresentata da Roberto Garavaglia. Insomma chi dovrebbe in teoria tutelare la salute pubblica e l’economia agricola è pronto a tutto pur di garantire l’assoluta bontà dell’affare marcegagliano realizzato con denaro pubblico. I più diretti interessati, ovvero i cittadini residenti a Borgo Tressanti – rappresentati dall’ Associazione Culturale Giovani per l’Ambiente – ancora una volta non sono stati invitati all’incontro tecnico. Inoltre risultavano assenti: il settore all’agricoltura A.U.S.L. di Foggia (Ufficio Parchi e tutela delle Biodiversità), e i comuni di Foggia, Orta Nova, Carapelle, Zapponeta. Presidente Vendola come mai a cittadine e cittadini destinati a subire sulla propria pelle il pericoloso inquinamento è stata negata la possibilità di manifestare una motivata contrarietà a questo pericoloso impianto? Tra l’altro l’ impianto ha subito un ulteriore modifica per tanto non osiamo immaginare quanti rifiuti bruceranno. I “politici” eletti dal popolo dove sono nel momento del bisogno? Le associazioni di categoria – C.I.A., COLDIRETTI, UNIONE AGRICOLTORI – dove sono quando bisogna difendere il territorio, l’agricoltura e la salute dei cittadini e consumatori?
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http://www.italiaterranostra.it/?p=4767
Risposta di Nichi Vendola
Post: Risposta all’articolo di italiaterranostra.it
Autore: redazione
In relazione all’articolo apparso oggi sul sito www.italiaterranostra.it, dal titolo ‘Vendola autorizza illegalmente l’inceneritore di rifiuti Marcegaglia’, a firma di Isa Antonacci e Maria Rosaria Fergola, il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola sta valutando la possibilità di adire le vie legali a causa della totale infondatezza delle notizie pubblicate. L’impianto, funzionale alla chiusura del ciclo dei rifiuti, nasce nel 2003 (contratto di programma tra Comune e Regione).
L’iter per l’autorizzazione è stato caratterizzato dalla più ampia trasparenza ed è stato consentito l’accesso alle conferenze dei servizi a tutti i soggetti che hanno manifestato interesse (ivi compresa l’associazione di giovani che, pur essendo stata invitata, non ha partecipato ai lavori).
Sulle conclusioni dell’iter è stato ottenuto il parere favorevole della maggioranza qualificata dei partecipanti ed anche chi ha espresso parere negativo ha apprezzato l’atteggiamento della Regione nella conduzione del procedimento e nell’adozione di numerosissime prescrizioni per la tutela dell’ambiente (è tutto riportato agli atti).
Fonte: http://www.nichivendola.it/sito/mcc/informazione/risposta-allarticolo-di-italiaterranostrait.html
La replica di Gianni Lannes, direttore di Italia Terra Nostra
Mi auguro che Nichi Vendola ci quereli per “diffamazione”, così dimostreremo in tribunale quante menzogne propina all’opinione pubblica il governatore pro tempore della Puglia. Putroppo per disgrazia di Nicola V. siamo ben documentati. Nel caso dell’inceneritore targato Marcegaglia, tra l’altro l’iter autorizzativo è assolutamente illegale, eludendo la via e la vas, ignorando i vincoli ambientali, sociali, economici ed il semplice buon senso.
Rammento a Vendola che nel 2005 in campagna elettorale si oppose a parole agli inceneritori; poi però lui gli ha spianato la strada. Vendola dimentica la mia lettera a lui indirizzata oltreché alla Marcegaglia per un contraddittorio pubblico nel dicembre 2009. Raccomando al parolaio di Terlizzi il silenzio, non desidero tirare sulla croce rossa.
Fonte: http://www.italiaterranostra.it/?p=4767#comment-471
Armata Brancaleone? No grazie: io sto con Don Chisciotte! Condividi
Armata Brancaleone? No grazie: io sto con Don Chisciotte
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Ricevo via mail questo appello (prologo):
Verso l’assemblea di settembre (uniti si vince divisi si perde)
L’appello per una unità d’azione tra le varie forze che stanno a sinistra del PD continua a raccogliere adesioni significative.
E’ un fatto molto importante. Ciò significa che vi sono le condizioni per invertire la tendenza alle divisioni che si è manifestata in questi anni.
Come compagne e compagni di Rifondazione Comunista siamo impegnati nella costruzione della Federazione della Sinistra e in autunno si terrà, finalmente, il congresso costitutivo: Prc, Pdci, Socialismo 2000, Lavoro-Solidarietà, rappresentanti di movimenti altermondialisti, del femminismo, dell´ambientalismo si mettono assieme in un progetto comune.
Tutto questo è importante, ma non sufficiente. A sinistra del PD, oltre alle forze impegnate nella costruzione della Federazione, ci sono altri soggetti.
Con loro dobbiamo trovare le forze possibili dell´unità e della collaborazione.
Il successo della raccolta delle firme per il referendum sull´acqua dimostra che questa unità produce risultati e apre la possibilità di vincere qualche battaglia.
Proprio per discutere le forme di questa unità e le proposte su cui lavorare assieme, già in settembre i firmatari terranno una prima Assemblea nazionale.
Tutto questo è importante e positivo. Aderiamo e facciamo aderire.
La sinistra torni a giocare un ruolo importante nella politica italiana
Siamo donne e uomini di sinistra che hanno preso parte alle tormentate vicissitudini culminate nella disfatta del 2008. Oggi, nella diaspora della sinistra italiana, facciamo riferimento a organizzazioni e movimenti diversi.
Alcuni di noi svolgono ruoli dirigenti in partiti o associazioni, altri – dismessa la militanza attiva – contribuiscono in altre forme alla battaglia politica o vi partecipano da semplici cittadini, con immutata passione.
Siamo dunque diversi. Ma siamo anche uguali. Questa comunanza significa per noi convenire su talune fondamentali priorità: i diritti del lavoro, l´occupazione e il reddito delle classi lavoratrici; l´inalienabile titolarità collettiva dei beni primari, a cominciare dall´acqua, dalla conoscenza e dall´ambiente; la democrazia partecipativa, garantita dalla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista.
Sulla base di queste opzioni condivise, l´attuale situazione sociale e politica del Paese ci appare grave e densa di pericoli. Guardiamo con allarme alle pesanti conseguenze della crisi economica sulle condizioni di vita di grandi masse di cittadini italiani e migranti. Riteniamo (e la «manovra correttiva» ora minacciata dal governo ci rafforza in tale convincimento) che la drammatica crisi che investe gli anelli più deboli del contesto europeo sancendo il fallimento dell´Europa liberista di Maastricht e di Lisbona renda ancor più preoccupante anche nel nostro Paese la prospettiva delle classi subalterne. Consideriamo intollerabili il dilagare della povertà e della precarietà; l´attacco governativo alle tutele giuridiche del lavoro dipendente e al diritto dei lavoratori a una contrattazione collettiva solidale, autonoma e democratica; la distruzione dello Stato sociale e il controllo oligarchico sui mezzi di informazione; il diffondersi della corruzione e dell´evasione fiscale e l´imposizione di un sistema politico bipolare che nega rappresentanza e voce a milioni di elettori. Riteniamo concreto il rischio di svolte autoritarie in un contesto segnato dalla rottura della coesione sociale e dalla recrudescenza di pulsioni razziste alimentate da chi accarezza disegni populisti e progetta la distruzione istituzionale dell´unità nazionale.
In questo difficile frangente pensiamo che quanto ci unisce debba prevalere su quanto ci ha sin qui diviso e tuttora ci separa. Siamo determinati a batterci per una società più civile e meno ingiusta, ma siamo al tempo stesso consapevoli del concreto rischio di estinzione che oggi incombe sulla sinistra italiana. Tutto ciò ci convince della inderogabile necessità di puntare sulle convergenze e affinità e di privilegiare le importanti battaglie comuni che insieme possiamo combattere e vincere: innanzitutto quella, cruciale, per il rilancio del sistema elettorale proporzionale per tutte le assemblee elettive, a cominciare dal Parlamento nazionale.
Con questo spirito ci rivolgiamo a tutte le forze organizzate della sinistra, affinché in ciascuna si affermi una volontà unitaria, indispensabile a far sì che la sinistra torni a giocare un ruolo importante sulla scena politica italiana.
primi firmatari:
Vittorio Agnoletto, Gianni Alasia, Nicola Atalmi, Saverio Aversa, Katia Bellillo, Marzia Biagiotti, Alberto Burgio, Maria Campese, Loris Campetti, Luciana Castellina, Giusto Catania, Andrea Cavallini, Cesare Chiazza, Stefano Ciccone, Marcello Cini, Paolo Ciofi, Maria Pia Covre, Elettra Deiana, Nino De Gaetano, Piero Di Siena, Stefano Falcinelli, Paolo Favilli, Luigi Ferrajoli, Gianni Ferrara, Francesco Garibaldo, Alfonso Gianni, Haidi Giuliani, Claudio Grassi, Damiano Guagliardi, Margherita Hack, Rita Lavaggi, Raniero La Valle, Orazio Licandro, Giorgio Lunghini, Maria Rosaria Marella, Alberto Marri, Giorgio Mele, Maria Grazia Meriggi, Goffredo Moroni, Roberto Musacchio, Ivan Nardone, Giorgio Nebbia, Simone Oggionni, Franco Ottaviano, Moni Ovadia, Gianni Pagliarini, Manuela Palermi, Valentino Parlato, Roberto Passini, Paola Pellegrini, Ciro Pesacane, Silvana Pisa, Luciano Ponticelli, Marcello Ricci, Luciano Riecco, Tiziano Rinaldini, Giorgio Riolo, Anna Maria Rivera, Raffaele Salinari, Linda Santilli, Elisa Savi, Patrizia Sentinelli, Adriana Spera, Bruno Steri, Aldo Tortorella, Alessandro Valentini, Mario Vegetti, Gianni Vigilante, Massimo Villone, Luigi Vinci, Stefano Vinti, Stefano Zuccherini
aderiscono:
Gero Accardo, Veronica Albertini, Gianluca Alfieri, Massimo Allulli, Daniela Ambrosino, Antonio Antonelli, Luca Antoniazzi, Giancarlo Bandinelli, Michele Barosselli, Luciano Barracco, Enrico Bayma, Gino Bernabini, Edoardo Biancardi, Gabriele Bini, Jacopo Borsi, Pino Brandi, Maurizio Brotini, Tonino Cafeo, Filippo Cannizzo, Mimmo Caporusso, Alberto Celli, Jonathan Chiesa, Rosario Consiglio, Giacomo Conti, Mario Corinaldesi, Giovanna Covolo, Stefano Cristiano, Marco Dal Toso, Virginia De Cesare, Massimo De Santi, Valerio della Croce, Silvia Di Giacomo, Francesco Alberto Domenichini, Marco Donà, Giuliano Ezzelini Storti, Bernardo Fallani, Giuseppe Fazio, Elena Fornasari, Michele Frascarelli, Giuseppe Genchi, Alessandro Genova, Claudio Giambelli, Ivano Gioffreda, Oscar Grasso, Valentina Greco, Antonio Griesi, Chiara Guida, Giancarlo Iacchini, Roberto Iacovacci, Nicola Iannarelli, Filippo Incorvaia, Silvia Iracà, Chiara La Rocca, Diego La Sala, Paolo Laricchiuta, Mauro Lenzi, Alessandro Leoni, Gianluca Lombardi, Alyosha Matella, Evelino Matella, Cristina Mattiello, Andrea Merola, Alessandro Monti, Alaa Nasser, Massimiliano Ortu, Mario Ottavi, Giovanna Pagani, Dimitri Palagi, Andrea Parti, Enrico Pellegrini, Mauro Pinzauti, Federica Pitoni, Salvatore Politini, Maurizio Pucci, Daniele Quatrano, Rita Rossi, Luca Rovai, Stefano Ruggieri, Stefano Russo, Pino Santarelli, Giuliano Sdanghi, Alberto Sorbello, Valentina Steri, Ferdinando Stumpo, Luigi Tamborrino, Alessandro Tedde, Mirco Tincani, Costanzo Toti, Maria Pia Trevisani, Alberto Viscardo Galante, Ivan Xamo.
per aderire: unitasinistra@gmail.com
Laura, spirito libero ed indomito, ha già risposto a modo suo: http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150228261305717&comments&ref=notif
Sono d’accordo con lei, ma non mi voglio limitare ad aderire all’”appello per la “sinistra” n.34758674938”: tento quindi di dare il mio contributo.
Tante sono le considerazioni che mi vengono in mente… le elenco in ordine sparso, non in ordine di importanza.
1) A voler essere cattivi – o forse solo obiettivi? – una si potrebbe domandare da dove arriva tutta questa improvvisa esigenza di unità, visto che una bella parte di firmatari brilla per scissioni, più o meno recenti. E passino le uscite di tempi ormai storici, ma alcune sono proprio fresche fresche… allora, o c’è bisogno di unità – ma non da oggi, mi pare! – oppure continuiamo a “costruire cespuglietti sradicando la foresta”.
2) L’appello, ennesimo, è rivolto alle forze che stanno alla sinistra del PD. Be’, a parte che “stare a sinistra del PD” è talmente facile da non poter essere considerata una discriminante (persino Di Pietro e Fini a volte sono più a sinistra del PD), visto che a mettere in crisi certe personalità del suddetto partito basta non più la provocatoria richiesta “ci dica qualcosa di sinistra”, ma persino “ci dica qualcosa”… la domanda mia è: QUANTO più a sinistra del PD? Basta capirsi… e che ne facciamo della “parte sana e rossa” che ancora milita nel PD? O è un appello solo per dirigenti?
3) I firmatari sono “…accomunati dall’appartenenza a una stessa storia e cultura politica…” e convengono su certi diritti inalienabili, “…a cominciare dall’acqua …” e infatti stiamo raccogliendo le firme per un referendum popolare. Però mi giunge notizia che un esponente di RC ed uno di SeL sono entrati nel CdA dell’ARIN, che, stando ad http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&view=article&id=482%3Anapoli-due-membri-di-sinistra-ecologia-e-liberta-e-di-rifondazione-comunista-nel-nuovo-cda-dellarin-spa&catid=163%3Anotizie-flash è una SpA (perché nel sito ufficiale dell’ARIN mica è specificato!). Paolo Ferrero, interpellato non solo da me sulla sua pagina ufficiale di FB, non ha finora dato cenni di riscontro.
4) Sempre i firmatari guardano “… con allarme alle pesanti conseguenze della crisi economica sulle condizioni di vita di grandi masse di cittadini italiani e migranti”: io invece le pesanti conseguenze me le sento sul groppone, visto che vivo di sussidio di disoccupazione (beata me che ce l’ho!) e di carità familiare. Purtroppo il loro sguardo allarmato non mi riempie la dispensa… e nemmeno il portafogli.
5) Essi considerano “…intollerabili il dilagare della povertà e della precarietà…”, ma il pacchetto Treu non l’ha varato l’attuale governo, mi pare… e se non vado errato la precarietà è iniziata da lì, così come “…il controllo oligarchico sui mezzi di informazione” non è cosa di oggi, e magari qualche responsabilità ce l’hanno anche coloro che non si sono mai voluti occupare di conflitto di interessi, quando erano al governo. Non starò a rifare discorsi stradatati su responsabilità e convenienze, su numeri in parlamento e necessità di sopravvivenza… ma allora mi viene da pensare che “la sinistra” abbia sempre contato un po’ come il due di picche e non sia problema di oggi.
6) Sul “…rilancio del sistema elettorale proporzionale per tutte le assemblee elettive…” non posso non essere d’accordo: non è una novità, ma siamo sempre lì: la famigerata riforma non è stata voluta solo dalla destra, mi sembra… solo che, se lo dico io è per puro interesse personale (nel senso che voglio essere rappresentata), ma se lo dicono loro è lo stesso o il passivo diventa attivo?
Tutto questo (ma se mi ci soffermassi mi verrebbe in mente anche altro, temo) in merito all’appello in sè. Resta poi un’altra considerazione, di carattere generale ma non meno importante (anzi!): ma uno straccio di proposta programmatica no?
E, ancora più importante – almeno per me – anche se questo programma ci fosse, non mi basterebbe. Vedi il discorso sull’acqua al punto 3.
Non ci siamo. Io questo appello non lo firmo e non lo diffondo neppure. E’ generico ed inconcludente. Sembra fatto apposta per poter valere per tutti… ma non per me. Loro che non sono più in parlamento sono preoccupati per la situazione di crescente miseria in cui versano i lavoratori. Io, che sono la nuova miserabile, ho bisogno di fatti e non parole. Non ci sono i soldi, adesso. E prima, che almeno qualcosa c’era? Sarà perché io son nata extraparlamentare, ma il Soccorso Rosso esisteva allora e funzionava, anche se eravamo fuori dalle stanze del potere. Noi ci si sosteneva come si poteva, ma eravamo solidali nei fatti. Ci fosse stato qualcuno – dei firmatari, ché qualcuno almeno dei miei amici “normali” (nel senso di “senza incarichi dirigenziali a vario livello”, che di normale non hanno null’altro, son tutte persone eccezionali) – che avesse detto, chessò, metto le mie competenze a servizio di… gli operai di Pomigliano? I terremotati abruzzesi? Gli immigranti di Rosarno? Giusto per citarne alcuni, che lo sapete tutti quante situazioni tragiche ci sono adesso in Italia. Io di tali voci non ne ho sentite. E voi?
No cari miei. “Siamo diversi eppure uguali”: ma diversi da chi? Uguali a chi? Noi abbiamo l’etica, va bene, ma quale etica? Quella comunista no di certo, perché di comunismo non si può parlare (che già i giovani del PD si ribellano a sentirsi appellare compagni, ma non è questo il punto, visto che l’appello li scavalca) datosi che il suddetto appello è firmato anche da esponenti di SeL, che – Bertinotti docet – non sono comunisti. Allora parliamo genericamente di etica “della sinistra”, diversa da quella che vede un Fassino qualsiasi snobbare un paio di persone che gli chiedono conto di qualcosa. Siamo diversi, diversissimi… al punto che le bacheche dei nostri segretari (purtroppo in questo anche Diliberto, ancorché malato e quindi in parte giustificato, non brilla) pullulano di comunicati – loro, dei segretari e dirigenza varia… anche se qualche rara avis tra i “personaggi noti” fortunatamente c’è – e di domande, proposte, inviti di elettori e/o militanti comuni cui non v’è traccia di riscontro. Siamo talmente diversi che,a volte, preferiamo annullare comizi elettorali perché c’è poca gente… aspettiamo che per grazia ricevuta le piazze si colmino? Be’ allora siete proprio uguali… uguali all’armata Brancaleone. Mi dispiace, anzi non mi dispiace per nulla: io sto con Don Chisciotte.
elena

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PS: lo so che i panni sporchi sarebbe meglio lavarli in famiglia… ma dato che attualmente sono orfana, e non per mia volontà…
ed ora passo la palla a Loris, che sicuramente avrà qualcosa da dire, e a voi tutti.

Pensa prima di farti un sorso: ciò che devi sapere sul rum Bacardi…
Pensa prima di farti un sorso: ciò che devi sapere sul rum Bacardi…
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La propaganda del Bacardì è tutta intenta a creare confusione sull’immagine di Cuba. In realtà la Bacardì è una grande multinazionale con lo scopo di distruggere la Rivoluzione Cubana.
La fortuna della famiglia Bacardì è stimata in 2000 milioni di euro. Gran parte del capitale fu ammassato a Cuba prima della Rivoluzione sfruttando i poveri lavoratori della canna.
La pubblicità della Bacardì è piena di un supposto lirismo sugli anni ’50 a Cuba: “Rum Bacardì, belle donne, eleganti casinò. Night club con glamour, le coriste più belle di mondo”. La Habana era il casinò e il bordello di una élite corrotta, di imprenditori nordamericani, che dominavano l’economia cubana, e della mafia. Intanto, la maggioranza della popolazione rurale cubana viveva in capanne senza elettricità e acqua corrente; un terzo era disoccupato o con lavori precari o stagionali, il 14% era tubercoloso e il 43% era analfabeta. Nella decade degli anni ’50, l’esercito del dittatore Batista assassinò 20000 cubani per mantenere i suoi privilegi.
Non sembra strano che la famiglia Bacardì partì da Cuba negli anni della Rivoluzione. Nel 1960 la Rivoluzione nazionalizzò i beni di Bacardì a Cuba, stimati in 80 milioni di dollari (al cambio del 1960). Bacardì rifiutò l’offerta del governo cubano di negoziare un indennizzo, preferendo unire le proprie forze all’imperialismo Usa, alla mafia e ai mercenari con il fine di distruggere la Rivoluzione.
I membri della famiglia Bacardì, il suo consiglio di amministrazione e i suoi azionisti – la cui lista è segreta – sono strettamente legati ai servizi segreti Usa, alle campagne terroristiche anticubane e ai politici più di destra degli Stati Uniti.
Nel 1961 appoggiarono l’invasione alla Baia dei Porci, organizzata dalla CIA, e aiutarono la creazione della organizzazione terroristica RECE (Rappresentanza Cubana in esilio), finanziata dalla CIA che partecipò a cospirazioni per uccidere leader cubani, appoggiò il colpo di stato in Cile e insignì Pinochet con la “Medaglia della Libertà”.
Dirigono la Fondazione Nazionale Cubano Americana (FNCA), implicata in attacchi terroristici, uso di armi batteriologiche e altri sabotaggi contro Cuba. La FNCA ha fatto da ponte per la CIA nel finanziamento della contra in Nicaragua, El Salvador e l’U.N.I.T.A. in Angola.
Ignazio Sanchez, avvocato della Bacardì e membro della FNCA collaborò alla redazione degli articoli chiave della legge “Helms-Burton” contro Cuba. Il suo apporto fu così importante che un senatore statunitense commentò che la legge doveva chiamarsi “Helms-Bacardì Protection Act”
Nel 1994, l’impresa cubana di rum Havana Club Holdings, fondò una società insieme alla compagnia francese Pernod Ricard per commercializzare il rum a livello internazionale. La Bacardì cercò di persuadere la Pernod Ricard perché si ritirasse. Tuttavia la Bacardì ottenne che il governo degli Stati Uniti includesse un articolo, sezione 211, nella legge dei Presupposti del 1998. Questo articolo permette alla Bacardì, in violazioni delle leggi internazionali del commercio, di utilizzare il nome Havana Club negli Stati Uniti, cercando di escludere il vero Havana Club dal mercato. Nel 2002 l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha condannato gli Stati Uniti per questo.
Associazione Umbra di Solidarietà Internazionalista con Cuba
(asicubaumbria@libero.it)
fonte: http://www.facebook.com/note.php?note_id=406481456485&id=100000208123336
Per maggiori info consulta il sito:
http://www.venceremos.it/cuba/bacardi.htm
Terrorismo? Giustizia preventiva. Mafia? Immunità.
Nuove Br, in appello tredici le condanne: ridotta la pena per sei
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Parziale riforma della sentenza di primo grado: 13 condanne fino a 14 anni e sette mesi di reclusione. La Corte d’appello assolve un imputato condannato in primo grado. Bagarre in tribunale: “Ichino assassino”
Milano - La prima Corte di assise di appello di Milano in parziale riforma della sentenza di primo grado, ha emesso 13 condanne, fino a 14 anni e sette mesi di reclusione, nei confronti degli appartenenti alle Nuove Br del Partito comunista politico militare. La Corte ha assolto un imputato, condannato in primo grado.
Pene ridotte per sei imputati Si è concluso con 13 condanne (e non 14 come scritto in precedenza) e un’assoluzione il processo d’appello alle cosiddette nuove Brigate Rosse. In particolare i giudici della Corte d’Assise d’Appello hanno condannato Davide Bortolato e Claudio Latino a 14 anni e 7 mesi, Vincenzo Sisi a 13 anni e 5 mesi, Alfredo Davanzo a 11 anni e 4 mesi, Bruno Ghirardi a 10 anni e 10 mesi, Massimilano Toschi a 10 anni e 8 mesi, Massimiliano Gaeta a 8 anni e 15 giorni, Salvatore Scivoli a 7 anni, Amarilli Caprio a 3 anni e 6 mesi, Alfredo Mazzamauro a 3 anni e 8 mesi, Giampiero Simonetto a dieci giorni, Davide Rotondi a 3 anni e 6 mesi e Andrea Scantamburlo a 3 anni e 8 mesi. Assolto, invece, Federico Salotto.
Invettive contro Ichino Dopo la lettura della sentenza, invettive contro Piero Ichino da parte del pubblico presente in aula che ha scandito più volte “Ichino assassino!”. Al di là della tensione verbale non c’è stato comunque nessun incidente. Anche alcuni degli imputati presenti in gabbia si sono uniti ai cori per la “guerra di classe” e “la rivoluzione”. “Queste sono sentenze di un processo che fa parte di una battaglia politica – ha commentato l’avvocato Giuseppe Pelazza, difensore di molti imputati – e la corte, anche con questa sentenza, ha dimostrato di essere dalla parte del potere”. “La corte d’appello – ha proseguito – come era già successo in primo grado con questa decisione si pone dalla parte del potere e contro chi lo contesta”. In questo processo, ha concluso, che “è un momento di battaglia contro, si danno 14 anni e 7 mesi a chi è imputato, ma non ha attentato alla vita di nessuno”.
Nuove Brigate Rosse, in appello
un’assoluzione e 6 riduzioni pena
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Dopo la lettura della sentenza, parenti ed amici degli imputati, presenti in aula, hanno gridato slogan innaggianti alla lotta di classe
Milano, 24 giugno 2010 - I giudici d’appello di Milano hanno sostanzialmente confermato la sentenza di primo grado nel processo alle cosiddette Nuove Brigate Rosse. Quattordici imputati sono stati condannati a pene che vanno dai 10 giorni ai 14 anni e 7 mesi. Assolto Federico Salotto che in primo grado era stato condannato a 3 anni e 6 mesi di carcere.
Questa mattina, prima di dare la parola al sostituto procuratore generale Laura Barbaini, la corte aveva letto un’ordinanza con cui ha deciso di ammettere nello spazio riservato al pubblico soltanto 25 persone tra amici e parenti degli imputati “previa identificazione”, perché nell’udienza precedente erano stati intonati cori e slogan ritenuti inopportuni. Ma, dopo la lettura della sentenza, i parenti e gli amici degli imputati si sono messi a gridare slogan inneggianti alla lotta di classe, come “Ichino assassino”, ‘Viva la guerra di classe, viva il comunismo”, e “L’unica giustizia è quella proletaria”.
Al giuslavorista, e al senatore del pd Pietro Ichino, parte civile nel processo, i giudici hanno confermato, a carico degli imputati, un risarcimento di 100 mila euro. Il docente, infatti, era, secondo l’accusa, uno degli obiettivi, se non l’obiettivo principale, delle Nuove Brigate Rosse.
I giudici della prima corte d’assise d’appello si erano ritirati in camera di consiglio per emettere la sentenza del processo di secondo grado questa mattina, dopo aver ascoltato le repliche di accuse e difesa, nonché le dichiarazioni spontanee di due imputati, Bruno Ghirardi e Salvatore Scivoli.
In primo grado, il 13 giugno 2009, i 14 imputati – accusati a vario titolo di associazione per delinquere, banda armata, detenzione di esplosivi e armi attraverso la costituzione del Partito comunista politico e militare – erano stati condannati a pene fino a 15 anni di reclusione. Altri tre imputati erano stati assolti.
DICHIARAZIONI SPONTANEE - Bruno Ghirardi, uno dei 14 imputati, condannato in primo grado a 11 anni e 1 mese di reclusione, ha dichiarato: “Le intercettazioni ambientali in questo processo sono state girate e rigirate ad uso e consumo dell’accusa, senza cercare riscontri, e si è fatto un processo su mere intenzioni”. E ha continuato: “Sono accusato di associazione sovversiva costituita in banda armata, ma non ho ancora capito in cosa sia costituita questa associazione. Di azioni concrete, riferite a questa entità non ci sono state”. Ghirardi è accusato di aver fornito armi al gruppo e in una intercettazione ambientale si sente una conversazione nella quale lui dice “ci armiamo per ammazzare Ichino”, il giuslavorista presunto obiettivo delle ‘Nuove Br’. “Spero che in camera di consiglio – ha aggiunto Ghirardi – sentiate queste intercettazioni, perchè io in questi tre anni non ne ho mai sentito neanche un frammento”.
Dichiarazioni spontanee anche per un altro degli imputati, Salvatore Scivoli, condannato a 7 anni in primo grado, che ha spiegato di essere accusato di aver fornito armi, “ma mai nessuno in questo processo ha indicato il luogo e il periodo di queste consegne”.
fonte: http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2010/06/24/349555-nuove_giudici_appello.shtml
Nuove Br, in appello le condanne sono 13
Ancora pugni chiusi e slogan contro Ichino
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Solo piccole riduzioni di pena per i terroristi. Le condanne più pesanti a a Davide Bortolato e Claudio Latino, leader delle cellule padovana e milanese, entrambi condannati 14 anni e sette mesi invece di 15 anni. Unico assolto Federico Salotto, condannato in primo grado
Nuove Br, striscione a sostegno degli imputati
MILANO – La prima Corte di Assise di Appello di Milano in parziale riforma della sentenza di primo grado 1, ha emesso 13 condanne, fino a 14 anni e sette mesi di reclusione, nei confronti di presunti appartenenti alle cosidette Nuove Br. La pena più alta tocca a Davide Bortolato e Claudio Latino, leader delle cellule padovana e milanese, entrambi condannati a 14 anni e sette mesi invece di 15 anni. Condanne ridotte di pochi mesi anche a Vincenzo Sinisi, ritenuto capo del gruppo torinese, a Bruno Ghilardi, Massimiliano Toschi e Massimiliano Gaeta. La Corte ha invece assolto un imputato, condannato in primo grado. Si tratta di Federico Salotto, perché il fatto non sussiste. Assoluzione che si somma alle tre del primo processo, quelle di Andrea Tonello, Michele Magon e Alessandro Toschi.
Dopo la lettura del verdetto, una quarantina di persone, tra parenti e amici degli imputati, ha intonato slogan in favore della “guerra di classe” e della “rivoluzione”. Fuori dall’aula erano presenti una decina di carabinieri in assetto anti sommossa, non ci sono stati incidenti.
Come un film già visto: alla lettura della prima sentenza, nel giugno 2009, gli imputati e il pubblico in aula avevano intonato l’Internazionale e mostrato i pugni chiusi scandendo cori contro la corte. Oggi gli slogan delle Nuove Br hanno coinvolto ancora il giuslavorista Pietro Ichino 2, uno degli bersagli della formazione eversiva. Al termine del processo di primo grado, la Corte d’assise aveva condannato alcuni imputati a risarcire Ichino, che aveva dichiarato di rinunciare all’indennizzo in cambio di un incontro con gli imputati per un confronto di “idee diversissime” tra “esseri umani”. Appello caduto nel vuoto.
Durante il processo, l’avvocato Laura Panciroli, legale di Ichino, aveva spiegato come dalle indagini fosse emerso che il piano per eliminare il giuslavorista fosse in stato avanzato di realizzazione. Ichino, nelle parole del legale, era “destinatario di azioni violente”, “volte alla sua eliminazione fisica”. Il risarcimento, di 100mila euro, era stato deciso proprio in considerazione del “grave danno esistenziale” subìto da Ichino, privato dei “suoi diritti e delle libertà fondamentali”, costretto a vivere “sotto un regime di protezione”.
fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/06/24/news/nuove_br_13_condanne-5125585/
105 ANNI ALLE NUOVE BR, MA NESSUNO SA QUALE REATO ABBIANO COMMESSO
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di Andrea Colombo

Quello che penso io.
Fiat, no unanime della Fiom all’accordo su Pomigliano
Fiat, no unanime della Fiom all’accordo su Pomigliano
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È stato approvato all’unanimità il documento della Fiom che ribadisce il no del sindacato all’accordo, «così com’è, con la Fiat, per lo stabilimento di Pomigliano d’Arco» e l’avvio in questo mese a una iniziativa itinerante che partirà da Termini Imerese per toccare le maggiori piazze italiane fino ad arrivare a Roma alla presidenza del Consiglio dei ministri. Lo ha ha deciso l’assemblea dei delegati Fiom di tutta Italia riuniti oggi al teatro Gloria. Hanno circa 1.500 persone tra delegati, operai, Rsu e segretari nazionali, regionali e provinciali. Nel documento la Fiom ha inoltre ringraziato gli operai di Pomigliano «per non essersi piegati al ricatto della Fiat».
Lo stabilimento Fiat di Termini Imerese «non può chiudere» e l’azienda deve dire al più presto le sue intenzioni in merito alla questione. Lo ha affermato il leader della Fiom Maurizio Landini all’assemblea nazionale. «Su Termini Imerese, se si vuole evitare la chiusura di quella fabbrica, si dica già da adesso, e non nel 2011, cosa fare. La Fiat a Termini – ha ribadito Landini – vuole chiudere nel 2011. Se vuole smettere di fare auto trovi oggi soluzioni alternative e se spunta fuori qualcuno che vuole fare auto, siccome ha una responsabilità sociale, lavori affinché questo avvenga». Landini ha concluso: «La Fiat dica che è disponibile a soluzioni industriali che possano portare occupazione, compreso soluzioni di altri produttori di auto».
A fianco dei lavoratori della Fiat di Pomigliano d’Arco sono scesi anche gli extracomunitari di Rosarno. Una delegazione di lavoratori, impiegati nei campi della cittadina calabrese, ha raggiunto i delegati Fiom all’assemblea generale in corso di svolgimento a Pomigliano d’Arco, dove ha espresso la propria solidarietà agli operai del Giambattista Vico. «I ragazzi di Rosarno – ha spiegato un loro rappresentante dal palco – hanno avuto il coraggio di dire basta alle condizioni di lavoro cui erano sottoposti. E per questo sono vicini agli operai che hanno avuto il coraggio di dire no ad un accordo che peggiorerebbe le condizioni di lavoro in fabbrica».
La Panda andrà a Pomigliano «nonostante tutto». Lo ha detto il ministero del Lavoro, Maurizio Sacconi, intervenuto alla trasmissione «Un giorno da pecora» su Radio 2. Sacconi ha rilevato che una maggioranza «netta e inequivoca» ha detto sì all’accordo al referendum, che «non è stato facile. Molti in questo Paese hanno storto la bocca, quante bocche storte, c’è un’Italia che quando si profila una soluzione positiva è disperata e cerca una negatività di recupero: gli va male».
01 luglio 2010







































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