“La mafia uccide, il silenzio pure”: Ragazzi da tutta Italia sulla nave della legalità
Jovanotti – Omaggio a Falcone e Borsellino
Caricato da CicciomaxTV in data 02/lug/2008
“La mafia uccide, il silenzio pure”
Ragazzi da tutta Italia sulla nave della legalità
Nel ventesimo anniversario di Capaci, studenti di ogni età in viaggio per Palermo. A bordo anche alcune compagne di Melissa, la sedicenne uccisa nell’attentato di Brindisi

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dall’inviato di Repubblica VALERIA TEODONIO
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CIVITAVECCHIA - “In.. Capaci di dimenticare”. “La mafia uccide. Il silenzio pure”. Decine di scritte come queste colorano i cartelli dei 2600 studenti a bordo delle due Navi della Legalità che da Civitavecchia e da Napoli raggiungeranno Palermo, dove domani si svolgeranno le manifestazioni per ricordare il ventesimo anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio . Un “viaggio della Legalità” organizzato dalla Fondazione Giovanni e Francesca Falcone e dal ministero dell’Istruzione per dire “no a tutte le mafie”. I ragazzi indossano magliette bianche con stampata una frase di Falcone: “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Prima della partenza, sulle facciate della navi, sono state srotolate le gigantografie di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
A bordo, ragazzi di tutte le età, dalle elementari alle superiori, arrivati da 250 scuole di tutta Italia. Nessuno di loro era nato, 20 anni fa, quando Falcone e Borsellino vennero assassinati. Ma – dicono gli organizzatori – sulle loro gambe continueranno a vivere quelle idee di cui parlava Falcone. Idee che neanche la mafia può uccidere. Perché l’obiettivo di questo viaggio è proprio questo: tramandare di generazione in generazione la cultura della legalità e l’impegno a contrastare tutte le mafie. Con i ragazzi viaggeranno anche il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, il procuratore nazionale Antimafia Piero Grasso e il fondatore di Libera Don Luigi Ciotti. Piero Grasso farà il viaggio con il nipotino Riccardo. “Non abbiate paura – ha detto agli studenti – tutti insieme dobbiamo vincere quella paura che volevano metterci”.
Chi era Giovanni Falcone? Lo chiediamo ai bambini che stanno per imbarcarsi sulla nave della Legalità in partenza da Civitavecchia. “Una persona che non dobbiamo dimenticare” – risponde Serena, 9 anni – Siamo qui per non scordarlo mai”. “Falcone ci ha insegnato che la mafia va combattuta – aggiunge Pietro, 10 anni – e questo è il nostro modo per lottare”. Prima di salpare è stato osservato un minuto di silenzio per Melissa, la studentessa uccisa nell’attentato di Brindisi. A bordo ci sono anche alcuni suoi compagne di classe: “Ora non lasciateci soli - dicono Aurora e Chiara - vogliamo ricordarla. Dobbiamo parlarne ogni giorno. E vogliamo risposte”. Con loro hanno portato uno striscione: “Melissa è con noi”.
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fonte repubblica.it
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Capaci di Essere Capaci – testo: Giovanni Lanza, Vincenzo Zito; musica: Vincenzo Zito
Pubblicato in data 18/mag/2012 da operbbach
Canzone scritta per ricordare le vittime delle stragi di
Capaci, Via d’Amelio vent’anni dopo.
Giovanni Falcone
Francesca Morvillo
Antonio Montinaro
Vito Schifani
Rocco Dicillo
Assassinati il 23 maggio 1992 a Capaci
Si muore generalmente perché si è soli o perché si è entrati in un gioco troppo grande.
Giovanni Falcone
Paolo Borsellino
Emanuela Loi
Agostino Catalano
Vincenzo Li Muli
Walter Cosina
Claudio Traina
Assassinati il 19 luglio 1992 in Via D’Amelio a Palermo
Alla volontà del mondo politico di recidere questi legami con la mafia. Io non ho mai creduto. Paolo Borsellino
Dedicata a tutte le vittime delle stragi, anche a quelle non citate.
CAPACI DI ESSERE CAPACI
Testo di Giovanni Lanza e Vincenzo Zito
Musica di Vincenzo Zito
Capaci di essere capaci per non morire,
capaci di essere capaci per cambiare,
capaci di vivere a Capaci, restare qua, non andare mai via!
Capaci di essere capaci e crescere insieme!
Mai fu solo nella lotta, tanti furono i seguaci,
parenti, amici, donne: uomini molto audaci.
Sostennero con forza e passione, l’ideale, l’uomo,
al di sopra la paura e sopravvissero al frastuono.
Insieme a Borsellino caro amico e collega,
la cui successiva morte più forte a lui lo lega.
Ogni grande uomo ha bisogno di una grande donna
che lo ami, lo segua perfino alla gogna.
Capaci di essere capaci…
Francesca Morvillo, più lungo il suo calvario
Dietro a lei Costanza, l’ufficiale giudiziario
come loro altri uomini che difendevano noi e lo Stato
contro la barbara arroganza la vita hanno dato.
Dicillo, Montinaro, Schifani giovani agenti della scorta,
l’ingenerosa sorte nei nostri cuori non è mai morta.
Il dolore, la disperazione e le lacrime delle persone care
hanno la forza di perdonare, ma loro… non vogliono cambiare.
Capaci di essere capaci…
Giovanni Falcone dagli occhi scuri, con ali d’argento
dall’alto scruta il mondo col viso contento
son vent’anni che è volato, da Capaci, come il vento
e noi siamo qui a credere, a sperare nel cambiamento.
Capaci di essere capaci per non morire,
capaci di essere capaci per cambiare,
capaci di vivere a Capaci, restare qua, non andare mai via!
Capaci di essere capaci e crescere insieme!
E crescere insieme!
E crescere insieme! Capaci di essere insieme!
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Canzone per Falcone e Borsellino
Caricato da Lucadorimusic in data 24/lug/2009
“Sete di Giustizia” e’ una canzone dedicata a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Registrata presso il BonaFide Studio di Londra nel settembre del 2007. Testi e musica di Luca Dori. Luca vive e lavora a Londra. Per maggiori informazioni potete scrivere a: luca.dori@yahoo.co.uk
Bradley Manning, via al giudizio / VIDEO: Almost Gone (the Ballad of Bradley Manning)

Bradley Manning, via al giudizio
È cominciato il processo al soldato accusato di essere la talpa di Wikileaks

fonte immagine
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Alle prima schermaglie in aula sono subito seguite alcune rivelazioni.
LE ACCUSE - Nell’udienza preliminare di qualche giorno fa il giudice militare Denise Lind ha rifiutato la richiesta della difesa d’accorpare e di ridurre le numerose accuse dei procuratori militari, ventidue capi d’accusa per un solo delitto sembrano troppi a chiunque.
IL TRADIMENTO - Il giudice ha tuttavia rimandato la decisione sulla possibilità di archiviare la più grave accusa pendente su Bradley, quella di aiuto al nemico, che da sola comporterebbe l’ergastolo. Gli avvocati di Manning sostengono che le stesse chat che sono servite ad incriminarlo dimostrino come abbia agito per motivi che nulla hanno a che vedere con i nemici di al Qaeda o dell’Iraq.
LO SCOPO - Bradley voleva che “la gente conosca la verità” e la sua lotta era una lotta da americano per un’America diversa da quella che vedeva raccontata dai cable e nella quotidianità di una guerra sporca come quella contro l’Iraq.
LE MANOVRE - Tanto innegabile che ora c’è chi spinge proprio su questo lato della personalità di Manning per dipingerlo come un ambizioso arrivista, pronto a tutto pur di mostrarsi e di accedere a una carriera politica. Ad accendere questo nuovo approccio al caso sono le dichiarazioni di un amico di Manning al quale il soldato ha confidato che fin da adolescente sognava di diventare senatore o presidente e che in fondo le pene che viveva da omosessuale nell’esercito del “non chiedere, non dire”, si potevano considerare un futuro capitale politico.
POCA ROBA - Discorsi banali, sogni probabilmente comuni a una buona parte degli adolescenti americani, una retorica auto-consolatoria che alla fine di tutto prevede la formazione di un governo di super-esperti. Nella sua candida ingenuità Manning non sa niente del governo dei tecnici e forse nemmeno di altre utopie che hanno sognato d’affidare i governi ai migliori tra i migliori.
MA PERO’ - Resta che se sarà inquadrato con successo nel frame, nel personaggio dell’ambizioso, la cosa servirà sicuramente (almeno) a minare la larga base di sostegno che ha guadagnato tra i patrioti come tra i meno politicizzati e persino nella comunità gay, che ovviamente avrebbe qualche imbarazzo a sostenere una persona che strumentalizza la propria esperienza omosessuale per ottenere un guadagno politico e personale.
UN GROSSO PROBLEMA - L’operazione non sembra comunque avere tutti i crismi per riuscire, anche perché per imporre una tale traslazione di senso i media dovrebbero impegnarsi sul caso, rompendo così l’apparente congiura del silenzio che finora ha circondato il pur clamoroso caso. Bradley Manning è un grosso problema per gli Stati Uniti, che difficilmente potrà essere risolto senza fare rumore.
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Almost Gone (the Ballad of Bradley Manning)
[2011]
Scritta e interpretata dal vecchio Nash con James Raymond, figlio di David Crosby, in supporto a Bradley Manning
Caricato da trevordodd in data 14/dic/2011
Written and Performed by
Graham Nash and James Raymond
A companion video for “Almost Gone” — a new song by legendary singer-songwriter Graham Nash and musician James Raymond (son of David Crosby) — is being released today in support of accused U.S. Army whistleblower Bradley Manning. The free download is available on Nash’s website (www.grahamnash.com) and the Bradley Manning Support Network site www.bradleymanning.org.
The release is timed to Manning’s first judicial hearing scheduled for December 16th, following more than 17-months in custody, including a year in solitary confinement that Amnesty International has characterized as “harsh and punitive.”
Visually, the Almost Gone video is punctuated with bold graphics, disturbing images and harsh facts. Its release is scheduled to precede Manning’s pre-trial hearing on December 16, which is the day before his 24th birthday. The Bradley Manning Support Network has named the following day, December 17, its International Day of Solidarity (http://events.bradleymanning.org/). PFC Manning, an Army intelligence analyst who had been stationed near Baghdad, was arrested in May 2010 under suspicion of leaking classified information, including a video showing the killing of civilians, to the anti-secrecy website WikiLeaks.
Nash and Raymond composed the song “Almost Gone (The Ballad of Bradley Manning)” during this spring’s US tour of Crosby-Nash, and the new recording serves as the music bed for the video; it features an impassioned lead vocal by Nash, a two-time Rock and Roll Hall of Fame inducted (Crosby, Stills & Nash, and The Hollies). “Bradley Manning is a hero to me,” he sings, acknowledging Manning’s role in making public videos and documents that shed light on such as issues as the true number and cause of civilian casualties in Iraq, human rights abuses by U.S.-funded contractors and foreign militaries, and the role that spying and bribes play in international diplomacy.
I “Notturni”, l’inedito di De André, l’opera che Faber non scrisse

Cristiano De Andrè – fonte immagine
Sempre grande Faber. Non ci si poteva aspettare di meno da lui, che alle soglie del 2000 meditava una profonda riflessione sul millennio che stava per chiudersi di lì a pochi anni; un’opera, purtroppo, incompiuta perché Signora Morte (come sempre accade) l’ha ghermito nel momento inaspettato. Testamento spirituale? Non lo credo. Tutta la sua poetica riflette toni testamentari senza puzzare per questo di morte. Lui amava la Vita, e scavava fra le sue macerie, archeologo donchisciottesco, per riportare alla luce le meraviglie celate agli occhi degli stolti.
Ma, ora che non c’è più (perdonatemi, a me sembra ieri) questo progetto ‘incompiuto’ assume l’urgenza di un compito da assolvere NON in sua memoria ma come ‘imperio’, risposta al crollo sistematico di una società civile che non sa più (o non vuole) comprendere se stessa.
Un compito che (giriamo l’idea a Dori Ghezzi), sembra fatto apposta per la voce e la sensibilità del figlio di Faber, Cristiano. Se vorrà accettare tale compito, sappia che noi tutti, faberiani da sempre, lo riconosciamo non come sostituto ma come naturale complemento dell’Uomo-Poeta De Andrè.
mauro
I “Notturni”, inedito De André
l’opera che Faber non scrisse mai
Pubblicati per la prima volta in un libro gli appunti per un album a cui il cantautore stava lavorando pochi mesi prima che morisse. Una sorta di requiem per la fine del secolo musicato da quattro autori
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di GINO CASTALDO
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Fabrizio De André
ROMA – Era il buio l’ultima visione di Fabrizio De André, erano gli oscuri bagliori della decadenza del secolo morente ad affascinarlo, e il suo nuovo disco avrebbe dovuto intitolarsi Notturni, un progetto di cui è rimasto poco o nulla, idee e appunti sparsi, tracce di un grande e ambizioso sogno artistico. E sarebbe riduttivo pensare che l’idea fosse dovuta solo al presagio della sua fine, all’incombenza della morte. Un Requiem, forse, un’esplorazione profonda e lacerante delle forme della notte, per descrivere un mondo in cui il buio della ragione cominciava a prendere il sopravvento sui lumi della civiltà.
Era nota l’intenzione e a confortarla c’erano testimonianze e alcuni brevi frammenti ritrovati tra i suoi fogli. Ma ora un paio di documenti inediti gettano nuova luce sul progetto. Li riporta Riccardo Bertoncelli in una nuova edizione ampliata del suo libro Belin, sei sicuro?. Il primo, il più illuminante è un foglio di appunti che appartiene a Oliviero Malaspina, il cantautore che negli ultimi tempi della vita di De André era spesso al suo fianco. L’ha scritto insieme a Faber, ragionando appunto su questa nuova visione, e riporta alcune delle idee sulle quali De André si stava arrovellando negli ultimi mesi della sua vita. Nel foglio appare una sorta di scaletta che indica la probabile scansione dell’opera. “Punto uno: Storia di Paolino Cannone”, nome ovviamente inventato ma riferito a un amico sardo scomparso, a cui forse sarebbe stata dedicata una parte del progetto, che in un altro documento viene definito così: “Vita, miracoli, morte e ascensione di Paolino Cannone, Munchausen di Gallura, Paolino del Cannonau”. “Punto due: la cecità del potere”, e su questo punto De André indicava due riferimenti letterari, Camus e Celine. “Punto tre: morte per morte, il nichilismo e la sua spiritualità, l’uomo vocato alle estreme conseguenze del male”. “Punto quattro: Notturno come fenomeno fisico e atmosferico” e molto verosimilmente il riferimento, come indicato più in basso nel documento, sarebbe stato al De Rerum Natura di Lucrezio.
E c’è anche un ulteriore capitolo, un quinto punto intitolato semplicemente “Notturno d’amore”, seguito da un punto interrogativo. Forse un’ipotesi di riserva, visto che a quanto si sapeva Notturni doveva essere un’opera con quattro capitoli, quattro diversi pezzi musicali commissionati a diversi musicisti, ovvero Mauro Pagani, Piero Milesi, Mark Harris e probabilmente Luciano Berio. Di fronte alla diversità di questi autori lo stesso De André ebbe a dire che il problema non c’era: “perché la mia voce incolla tutto”, come spiegò a Milesi, dopo avergli consigliato di leggersi “La palude definitiva” di Giorgio Manganelli perché forse il suo pezzo avrebbe dovuto ispirarsi proprio a quel libro.
Il documento continua con altri riferimenti letterari da prendere in considerazione: la Bibbia, poi Lobo, riferito allo scrittore portoghese Antonio “Lobo” Antunes e soprattutto un nome, Cutolo, proprio lui il boss Raffaele Cutolo a cui De André aveva non troppo velatamente dedicato la sua celebre canzone Don Raffaè e col quale aveva poi avuto un scambio epistolare al punto che dal carcere Cutolo gli aveva inviato alcune sue poesie. Racconta Malaspina nel libro di Bertoncelli che lui e De André avevano isolato una frase di Cutolo sulla giustizia che forse sarebbe stata provocatoriamente posta come epigrafe dell’opera.
Da Mark Harris arriva un’altra sorpresa. Il progetto sembrava nebuloso, ancora troppo embrionale per prendere una forma definita, eppure lui ha ritrovato tra i suoi fogli una pianificazione del lavoro che aveva sottoposto a De André. Farebbe pensare che tutto sommato l’idea fosse più avanzata di quanto ritenuto fino a questo momento. Per quanto riguarda i testi c’è poco. Solo alcuni frammenti in possesso della Fondazione governata da Dori Ghezzi. Uno di questi lo trovammo all’Università di Siena, dove sono conservati tutti i documenti e dove è in corso da anni un attento lavoro di catalogazione. Era sul retro di un libro e diceva: “Notturno delle raganelle, notturno del vento, un intero raggio di sole (la raganella disidradata sul vetro inaridì/evaporò/bevve il sangue verde) Il falco gira, e gli attribuiscono infamie, e arriva l’acqua, come sempre in ritardo”. Una pallida eco di un progetto che avrebbe come di consueto segnato un punto fondamentale della storia della musica popolare italiana e più in generale della nostra cultura.
Mauro Pagani gli aveva chiesto se volesse una musica solare, positiva o qualcosa di negativo, di cupo. Fabrizio rispose: “Cupo? Altro che cupo, deve essere il Requiem di questo secolo”. In realtà l’11 gennaio del 1999 si spense la vita di De André lasciandoci un vuoto che niente e nessuno potrà mai colmare.
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ROMA – Guccini contro i manifesti di Salò “Offesa e tradita la mia ‘Locomotiva’”
Guccini contro i manifesti di Salò
“Offesa e tradita la mia ‘Locomotiva’”
A Roma affissi poster per il 25 aprile inneggianti alla Repubblica Sociale con una citazione del brano scritto dal cantautore nel 1972: “Spesso la destra si appropria indebitamente delle mie canzoni, ma stavolta è troppo: i partigiani lottarono per la libertà, i fascisti stavano con i nazisti”
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di CARLO MORETTI
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“Mi sento tirato verso una direzione che mai avrei voluto. Non solo la mia canzone La locomotiva non è stata compresa, direi che è stata davvero maltrattata”. Francesco Guccini risponde così alla provocazione dei manifesti inneggianti alla Repubblica di Salò esposti nelle strade di Roma in vista della ricorrenza del 25 aprile, alcuni piazzati addirittura sugli spazi pubblicitari ufficiali del Comune di Roma. Rispondendo al telefono dalla sua casa di Pàvana, il cantautore modenese dice di non gradire affatto il riferimento alla canzone che scrisse nel 1972, una citazione contenuta nello slogan del manifesto fascista che recita: “25 aprile 1945-25 aprile 2012. Gli eroi son tutti giovani e belli. Ai ragazzi di Salò”.
Guccini, cosa pensa di questa inedita interpretazione della sua Locomotiva?
“La canzone è chiarissima, e quella frase aveva un’intenzione abbastanza ironica, da non prendersi in maniera letterale, un’intenzione che evidentemente non è stata compresa o che non s’è voluta comprendere: avrei infatti anche potuto scrivere “gli eroi son sempre giovani e forti”, per dare un tono più distaccato alla materia. Non è comunque la prima volta che personaggi di destra prendono mie canzoni come materia loro, e d’altra parte non ci si può fare niente: le canzoni sono là e la gente le prende a suo uso e consumo. Questa volta, però, davvero non mi piace”.
VIDEO Guccini canta La locomotiva 1
Cosa rappresenta per lei il 25 aprile?
“E’ una data altamente simbolica perché indica l’inizio della nostra Repubblica, la libertà conquistata dopo 20 anni di fascismo e di violenze. E’ anche una festa piena di significati concreti, che ricorda le lotte partigiane, le sofferenze di tanta gente e anche il ricordo di quanti hanno dato la vita per raggiungere la libertà. Per questo è giusto ancora chiamarla Festa della liberazione. Vede, io sono contrario a certi recenti revisionismi, a chi boicotta il 25 aprile anche tra chi si è trovato a rappresentare le istituzioni repubblicane nel nostro recente passato. La Resistenza è una cosa importante e va rispettata come tale. Tra l’altro una delle ultime canzoni che ho scritto parla della lotta partigiana, si intitola Su in collina, ci sono personaggi con i loro nomi di battaglia, Pedro, Cassio, il Brutto. Ho sentito la necessità di scriverla anche per reazione a questo periodo di revisionismo in cui qualcuno cerca di equiparare i combattenti della Repubblica di Salò ai partigiani. Lasciamo stare, lasciatemi stare la Resistenza”.
Cos’è stata la Repubblica di Salò?
“Tra quelli di Salò ci sarà stata anche gente in buona fede, ma sicuramente stava dalla parte sbagliata: nella Resistenza c’è chi ci ha lottato per la libertà a costo della vita, dall’altra parte si parteggiava con i nazisti e con la tortura. Salò è stato il colpo di coda disperato del regime fascista, di chi aveva ormai l’acqua alla gola e sapeva di averla”.
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DOMENICA 22 APRILE, FESTA DEL PIANETA – Napoli festeggia la Terra cantando emissioni zero, ma un pieno di artisti. Diretta streaming su Repubblica.it

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Napoli festeggia la Terra cantando emissioni zero, ma un pieno di artisti
Domenica 22 aprile Serena Dandini presenta al Palapartenope e in diretta streaming su Repubblica.it, il concerto a chilometri zero per l’ambiente. Tra i trenta artisti che si alterneranno sul palco Anggun, Ruggeri, Sud Sound System, Roy Paci, il progetto Rezophonic, Marco Cocci e Francesco Sarcina delle Vibrazioni
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Anggun
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Earth Day Italia, il concerto a impatto zero su Rep.it
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ROMA – A Napoli domenica prossima si celebra la terra. Ogni anno, da 42 anni, in tutto il mondo il 22 aprile è la Festa del Pianeta e sarà Serena Dandini a presentare quest’edizione dell’Earth Day che torna a cantare il messaggio per l’ambiente con un concerto a Impatto Zero, a Km Zero e in diretta streaming su Repubblica.it.
Tra i nomi che si alterneranno sul palco del Palapartenope anche Anggun, Francesco Sarcina delle Vibrazioni, Elena Di Cioccio (Le Iene), Enrico Ruggeri, Sud Sound System, Roy Paci. Sul palco di Earth Day Italia 2012 1 saliranno anche gli artisti di Rezophonic, un progetto musicale e sociale nato nel 2006 da Mario Riso, per la realizzazione di dischi e concerti di artisti italiani i cui ricavati, devoluti all’African Medical and Research Foundation Amref, vengono utilizzati per la realizzazione di pozzi d’acqua nella regione del Kajiado tra Kenya e Tanzania.
E poi Olly (Shandon – The Fire), Marco Cocci, Pier Ferrantini (Velvet), Piotta, Ringo (Virgin Radio), Andy (Fluon), Stef Burns, Pino Scotto, Livio Magnini (Bluvertigo), Eva (Prozac +), Emiliano (Linea 77), Kg Man (Quartiere coffee), Marco ‘Garrincha’ Castellani (Le Vibrazioni – Octopus), Max Zanotti (Deasonika), Sasha Torrisi, Alteria (Rock tv – NoMoreSpeech), Ketty Passa, Gianluca Battaglion (Movida), Filippo Dallinferno (The Fire).
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Foreste, acqua, aria, spazi. A fare gli auguri alla terra domenica saranno oltre 500 milioni di persone, sparse in oltre 175 Paesi. Augureranno si avveri un bisogno comune di salvaguardia. Il messagio per la terra sarà cantato in ogni angolo perché entri nelle menti e passi per le voci di quanti andranno a vedere Anggun, la cantante di origine indonesiana che sostiene la Fao come Ambasciatrice di Buona Volontà nella lotta alla fame nel mondo. Nel 2011, anno internazionale delle foreste, Anggun si è impegnata in progetti di rimboschimento nelle zone costiere colpite dal disastro dello tsunami in Indonesia. “Ho deciso di offrire il mio sostegno e il mio impegno alla campagna mondiale contro la fame della Fao perché tutte le persone che vivono al limite della povertà estrema possano risolvere il problema alla radice, con le proprie mani”, ha detto l’autrice di Snow on the Sahara.
Che ci sia bisogno di parole come gocce per espandere il messaggio è anche quanto pensa Tommaso Zanello, più conosciuto come Piotta. “Partecipare all’Earth Day è un onore. Avevo seguito le edizioni precedenti ed è una cosa che faccio volentieri e che tra l’altro anticipa di due giorni il tour che inizio il 25 da Modena. Sono contento che sia stata scelta Napoli come città per ospitare l’edizione di quest’anno. E’ un messaggio, un buon augurio. Per quanto mi riguarda, come i Rezophonic, sono impegnato sull’acqua. Nel nuovo album Odio gli indifferenti, c’è un pezzo che canto insieme a Bunna degli Africa Unite che s’intitola Goccia dopo goccia. L’acqua è un bene comunue e si lega con un’altra canzone, Mai mai mai, che avevo scritto sul nucleare e che avevo fatto uscire per il referendum”, ha raccontato il rapper romano.
Le emissioni di CO2 prodotte dal concerto saranno compensate. Saranno piantati alberi, sarà ridato tutto l’ossigeno tolto e Lifegate, il network per lo sviluppo sostenibile, certificherà il concerto di Napoli che è già a bassissimo impatto perché a Km Zero. La musica infatti sarà grado di raggiungere chiunque senza generare spostamenti, e quindi emissioni. La diretta in streaming è realizzata con la cooperazione di Repubblica.it e Vodafone Italia sulle proprie piattaforme web. Lo spettacolo potrà essere rivisto il giorno successivo su Sky Uno, alle 23 del 23 aprile.
“Earth Day Italia – ha detto Pierluigi Sassi, presidente dell’organizzazione – si festeggia a Napoli per dare forza e slancio all’impegno con cui questa città sta riscoprendo il suo volto migliore. Napoli condividerà con tutte le nazioni che festeggiano la giornata della Terra il suo rinnovato impegno in campo ambientale”.
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fonte articolo
ASTERDAM – Le prostitute danzano contro lo sfruttamento femminile; il VIDEO
Girls Going Wild In Red Light District
Le prostitute danzano contro lo sfruttamento femminile
Spopola sul web il filmato girato in un quartiere a luci rosse
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di Francesco Tortora
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MILANO – Le prostitute ballano per denunciare lo sfruttamento sessuale delle donne in Europa. Un filmato, girato dall’agenzia pubblicitaria belga «Duval Guillaume Modem» e promosso da «Stop the Traffik», associazione che da anni combatte il mercato clandestino degli esseri umani, sta avendo in questi giorni un grande successo sul web. Intitolato «Girls going wild in red light district» e girato nel quartiere a luci rosse di Amsterdam è stato visto da oltre 700.000 utenti su Youtube.
MUSICA - All’inizio il video sembra raccontare una normale serata nel celebre Red Light District della capitale olandese. Dietro le vetrine ci sono le prostitute che cercano l’attenzione dei potenziali clienti mostrando e offrendo le loro grazie, mentre i passanti guardano con curiosità le giovani donne. Ma ecco che all’improvviso parte la musica elettronica e quattro lucciole cominciano a ballare freneticamente. I passanti sono stupiti dal ritmo travolgente e dai movimenti delle ragazze.
FOTO E SORRISI - Tanti uomini prima incuriositi poi completamente sopraffatti dai passi delle ballerine, cominciano a danzare e a seguire la loro coreografia. C’è chi scatta foto e chi sorride e alla fine del ballo gli spettatori applaudono entusiasti la performance delle quattro prostitute. Ma proprio quando la musica termina e le ragazze si fermano, è proiettato sulla parte alta dell’edificio che ospita le prostitute un messaggio che lascia ammutoliti gli spettatori: «Ogni anno a migliaia di donne è promessa una carriera da ballerina nell’Europa occidentale – recita lo slogan – Purtroppo poi finiscono qui».
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fonte articolo
LIBRI – “La meccanica del cuore”, fiaba su amore e diversità

“La meccanica del cuore”
fiaba su amore e diversità
Dietro una trama fantastica Mathias Malzieu, leader del gruppo rock francese Dionysos, narra in toni poetici della passione, dell’amicizia, della realtà e della pena di diventare adulti. A metà tra la favola e il romanzo di formazione
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di SILVANA MAZZOCCHI
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Mathias Malzieu
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Una favola poetica come una canzone e visionaria come un sogno, un racconto tenero, ironico e profondo, capace di commuovere e far riflettere sui deflagranti effetti della passione e dell’amore, sul valore della lealtà e dell’amicizia, sulle pene del diventare adulti, e sui tanti aspetti della “diversità”. E’ La meccanica del cuore, terzo romanzo di Mathias Malzieu, 38 anni, cantante leader del gruppo rock francese Dionysos, un libro dalla trama fantastica, ma non troppo.
Jack nasce nel 1874 in una notte tanto ghiacciata che il suo cuore si blocca e continua a vivere solo grazie a Madeleine, un’eccentrica strega-levatrice che gli inserisce nel petto un orologio a cucù. Il bambino cresce e lei lo accudisce con materna sollecitudine. Tra l’altro, gli canta sempre una canzone: Love is dangerous for your tiny heart, per ricordargli che lui , così diverso, non si può permettere l’amore e il batticuore che provoca. Perché, se si emoziona troppo, se si arrabbia, se soffre, ma anche se è troppo felice, il suo cuore potrebbe non reggere e spezzarsi.
Ma Jack s’innamora di una piccola danzatrice nomade, Miss Acacia, e viaggerà per mezza Europa per ritrovarla in Spagna, a Granada dove lei si esibisce. Nel lungo viaggio, lo accompagnano un mago orologiaio che sogna le fotografie in movimento (il cinema che verrà) e tante speranze. E, soprattutto, la determinazione a vivere la sua vita e a non rinunciare alla sua passione amorosa, a dispetto di quell’orologio che lo rende da sempre inviso agli occhi di tutti. Jack non si arrende e corre mille avventure; a Granada abita e lavora (grazie al suo cuore di legno fa ridere i viaggiatori su un treno fantasma) in una sorta di villaggio stravagante l’extrardinarium, dove vivrà l’amore con il suo cucù impazzito. Intanto, per comunicare con Madeleine e con i suoi amici, si serve (e non sempre con successo) di un servizievole piccione viaggiatore. Finale struggente, a metà tra la fiaba e il romanzo di formazione, fantasy, s’intende.
In Francia e non solo (il libro è stato tradotto e stravenduto in mezzo mondo) La meccanica del cuore si è rivelato un successo eccezionale e subito il libro, stracolmo di immagini suggestive, è diventato un film d’animazione, con la direzione dello stesso Mathias Malzieu, e con produttore Luc Besson. Protagonista assoluto è ancora Jack, fragile ragazzo freak da cuore a cucù, naturalmente con miss Acacia e il piccolo esercito di personaggi bizzarri che animano il romanzo. La colonna sonora, Malzieu l’ha scritta in parallelo al libro e, con i Dionysos, ha realizzato i suoni ideali: centinaia di orologi e i rumori delle loro ricariche…
Il cuore e l’amore sono misteri per tutti anche nella realtà, ma lei ha scelto la favola…
“Volevo affrontare la passione amorosa con mezzi ludici, per raccontarla completamente, sia nei suoi aspetti di crudeltà che in quelli meravigliosi. E ho scelto la favola per poter confezionare i miei personaggi con la massima libertà creativa e lasciare il campo libero a ogni invenzione. E potersi sorprendere, un po’ come un cuoco che inventa una ricetta in tempo reale, mentre la cucina. La favola permette un rapporto eccezionale con l’effetto sorpresa, la giubilazione della scrittura. Fino a mettere un orologio al posto del cuore, una cosa che fa paura, ma anche invidia… è questa la grande palpitante avventura. La favola è un gioco di costruzione magica, un modo diverso di confrontarsi con la realtà”.
Lei è un cantante di un gruppo rock, e poi fa musica, scrive e ora firma anche un film, come coniuga queste tre forme artistiche?
“Tutto è sempre connesso. Può accadere che i miei personaggi nascano in una canzone, muoiano alla fine di un mio libro e rinascano in un film o in un concerto. Sinergie che mi tengono in continua tensione, e non mi consentono mai di riposarmi su ciò che è ormai acquisito. Insomma, sono come un allievo perenne che impara dalle sue esperienze, uno scolaro sapiente e pazzo esposto continuamente al rischio che le sue stesse esperienze gli esplodano teneramente sul muso. I miei libri si nutrono della vita sociale e artistica che faccio con il mio gruppo e, a loro volta, i miei personaggi rendono possibili le mie canzoni. Amo questo spazio aperto da caccia al tesoro, questa intima sfida. Mi piace l’idea di cantare i libri, di leggere rock ‘n roll e di fabbricare un “extrardinarium”, quella specie di parco d’attrazioni in miniatura che mi è frullata in testa. Fra coloro che più sono riusciti a recepire questo mio particolare “universo” c’è l’illustratrice Nicoletta Ceccoli, con cui ho avuto l’opportunità di lavorare nel mio film d’animazione tratto dalla Meccanica del cuore, dal titolo di Metamorfosi a bordo cielo“.
Jack e la strega mamma Madeleine, il libro è anche un po’ autobiografico?
“Le mie storie sono sempre autobiografiche, ovviamente sul piano emozionale. Sono come fragili passerelle, ponti tra i miei sogni e la realtà. La prima e la seconda fase della vita, l’infanzia e l’età adulta, una mistura tessuta con il mio quotidiano, i miei fantasmi e le mie angosce più terrificanti. Potrei definire tutto questo una fiction dell’autocoscienza, una rappresentazione esagerata della mia esistenza, una formula che mi permette, contemporaneamente, l’autoironia e l’accesso a un mondo fantastico. Non ho mai dato troppo peso concettuale alla scrittura, ma oggi mi sento bene in questo fragile equilibrio fatto di storie vere, vita realmente vissuta e chimère”.
Mathias Malzieu
La meccanica del cuore
traduzione di Cinzia Poli
Feltrinelli
pag 147, euro 15.
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fonte articolo
fonte immagine di testa
PARTIGIANI – 68 anni fa la strage della Benedicta
Caricato da fedegufedegu in data 29/feb/2008
Da qualunque parte vi si salga le Capanne di Marcarolo sono un luogo deserto e selvaggio,chiamate cosi’proprio per i miseri rifugi per viandanti che sonol’unica costruzione nel raggio di kilometri.
Sulla strada nella nebbia appare un luogo dove uomini e donne normali affrontarono la storia che era ed e’ troppo grande per essere compresa.97 di loro pagarono con la vita il desiderio di una vita degna e libera.il loro sangue e’ sparso tra le ghiande dei boschi:La’ tra quei monti disabitati e sperduti e’ nata l’Italia,un pezzo della mia liberta’.Quella casa,quel ruscello,quell’albero,quelle fosse sono pregne del loro spirito che giace trafitto,ma sorridente per la vittoria di non essere morti invano.
VENTO DEL NORD .
Cumuli bui nel buio
notturno
dietro saette di sangue
vanno vengono stanno .
Frugano in cerca d’un cuore ,
parrebbe ,
e cozzano e il loro fragore
percuote e schianta il pianeta .
Nel sonno gemono gli uomini ,
inquieti .
Un bimbo ha gridato :
- Piove rosso , stanotte !-
la mamma s’è alzata
e piangeva per lui .
Ragazze si torcono , in sogno ,
braccate da lupi nel vento .
Tic-tac
fecero i loro cuori
con lo schianto del temporale .
Fuori bolliva una grandine fitta ,
schiumava sui vetri :
ricordava ai pochi superstiti
il fuoco della mitragliatrice .
In casa del fucilato gemeva la moglie :
- E il cervello ?
Chi l’ha raccolto , il cervello ,
nel fosso ?
Ora quest’acqua l’impasta col fango .
Mettete il suo cervello con lui ,
nella bara-.
I tuoni scrollavano i tetti ,
la pioggia balzava e fumava sui selci
della città .
Gli amanti aprirono gli occhi :
-Caro-
lei piano diceva a lui nell’orecchio ,
-qui sei ?-
- Qui sono-ma aveva vergogna
di essere lì a dirlo . E l’amato ,pensava :
- Qui sono ,
e non appeso a un uncino
vestito di rabbia bavosa ,
scagliato qua e là nella notte
da questo vento
a battere come una campana
l’ora della nostra vendetta
con i miei fratelli del Nord .
- Questo vento , questo-
sussurrò allora l’amata ,
-è questo il vento del Nord ?-
Pioventi fantasmi
gocciando dalle finestre sconnesse
risposero cercando il suo letto :
-Si-.
Ed ella mordeva tremando la spalla dell’uomo .
A quel crosciare di acque
un vecchio accendeva
un lumino ,
per leggere parole di fede ;
ma i fulmini gli distraevan lo sguardo
dai caratteri troppo minuti .
Prese un giornale e :
Massacro, distruzione, rapina
erano le parole del giorno .
Crollando lo stanchissimo capo
a ogni tuono sussultava gridando :
-Assassino ! Assassino !-
Da molto tempo una così imbrattata notte
di sangue e boati ,
di giustizia cruenta ,
subito battezzata ed assolta
dal cielo
non era toccata in sorte al paese .
-Domani- tutti anelavano ,
-domani avremo un bellissimo giorno .
Ma tali notti son lunghe .
Ci fu un tempo a che lo sentissero
gli animali
impennati davanti alle greppie ;
i galli chiocciarono come galline
i cani scavarono il fango ululando
cavalli sudarono di terrore.
Ci fu un tempo per i carcerati
di battere i capi entro la cella ,
di rodere i muri , mangiarli ,
per trovare uno scampo alla giustizia ;
mentre giustizia grondando
in nembo del settentrione cielo
li avvolgeva .
Ci fu un tempo per tutta la paura ,
per la speranza ,
in quel notturno vento di temporale .
All’alba :
-Pioveva rosso , stanotte !-
di nuovo ha gridato il bambino .
-Dormi-canta la mamma ,
-ancora un poco dormi , figlio.
L’acqua fa bene ai fiori .
Il vento spazza la terra .
Domani è tutto nuovo , tuo .
Dormi , piccino . 29 aprile 1945 ( Paola Masino )

Trasporto a valle delle bare dei martiri della Benedicta (maggio 1945)
68 anni fa la strage della Benedicta
La storia di un eccidio nazifascista compiuto nella provincia di Alessandria durante la guerra di Liberazione
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Il 7 aprile 1944 ingenti forze nazifasciste circondarono la Benedicta e le altre cascine dove erano dislocati i partigiani e colpirono duramente i giovani, spesso impossibilitati a difendersi per la mancanza di un adeguato armamento e di esperienza militare. Il rastrellamento proseguì per tutto il giorno e nella notte successiva. Molti partigiani, sfruttando la conoscenza del territorio, riuscirono a filtrare tra le maglie del rastrellamento, ma per centinaia di loro compagni non ci fu scampo.
In diverse fasi i nazifascisti fucilarono 147 partigiani, altri caddero in combattimento; altri partigiani, fatti prigionieri, furono poi fucilati, il 19 maggio, al Passo del Turchino.
Altri 400 partigiani furono catturati e avviati alla deportazione (quasi tutti a Mauthausen), ma 200 di loro riuscirono fortunosamente a fuggire, mentre i loro compagni lasciarono la vita nei campi di concentramento.
Il rastrellamento della Benedicta, che nelle intenzioni dei nazisti e dei fascisti avrebbe dovuto fare terra bruciata intorno alla resistenza, non riuscì tuttavia a piegare lo spirito popolare. Anzi, proprio dalle ceneri della Benedicta il movimento partigiano, dopo aver avviato una riflessione anche spietata sugli errori compiuti, riuscì a riprendere vigore: la divisione “Mingo”, attiva nell’ovadese, ebbe tra i suoi promotori proprio alcuni degli scampati alla Benedicta. Altri partigiani continuarono la loro esperienza in formazioni della Val Borbera e in altre divisioni partigiane dell’appennino alessandrino.
Nel 1996 il Presidente della Repubblica ha conferito alla Provincia di Alessandria la medaglia d’oro al valore militare per l’attività partigiana, con una motivazione che fa espresso riferimento all’eccidio della Benedicta come evento emblematico della Resistenza del nostro territorio.
dal sito dell’Associazione “Memoria della Benedicta”
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Emilio CASALINI “Cini”
comandante 5° distaccamento della III Brigata Liguria
Il canzoniere partigiano , come hanno ormai chiarito gli etnomusicologi, si compone essenzialmente di rielaborazioni, adattamenti, parodie di motivi precedenti, appartenenti alla tradizione militare o popolare, a inni del movimento operaio nazionale o internazionale, a canzonette di consumo. Pochi i canti originali, nel testo e nella melodia. Uno di questi è nato sui monti della nostra provincia, in circostanze drammatiche che è giusto far conoscere. Se Fischia il vento viene composto su un’aria sovietica, se Pietà l’è morta modifica attualizzandolo il testo di un canto alpino del 1915-18, se Bella ciao nasce dopo la Resistenza su un antico motivo di ballata, uno dei più intensi e significativi inni partigiani, Dalle belle città (Siamo i ribelli della montagna), viene creato nel marzo del 1944 sull’Appennino ligure-piemontese, nella zona del Monte Tobbio, dai partigiani del 5° distaccamento della III Brigata Garibaldi “Liguria” dislocati alla cascina Grilla con il comandante Emilio Casalini “Cini”.
Sulle circostanze e modalità reali della genesi di questo originale canto della Resistenza, disponiamo della testimonianza diretta di Carlo De Menech, allora diciottenne commissario politico del distaccamento.
Ad un certo punto avvertiamo la necessità di creare qualcosa che riguardi noi e tutti i giovani dela nostra generazione, esaltandone la Resistenza in aderenza alla realtà della lotta che conduciamo. Sarà la nostra storia e traccerà le dure vicende della vita partigiana e gli ideali che la sostengono. Su questi presupposti Cini prende l’iniziativa e un bel giorno comincia a scrivere delle parole su un foglio di carta biancastra da impaccare; in mancanza di tavolo, utilizza una grossa pietra posta all’ingresso della “caserma”, che serviva ai contadini per battervi le castagne, e noi facciamo circolo attorno a lui proponendo e sugerendo vocaboli e argomenti. Dopo alcuni giorni la bozza è stesa (…). In distaccamento c’è uno studente di musica, ventenne, Lanfranco, al quale viene consegnato il testo delle parole che si porta appresso durante il servizio di sentinella sul monte Pracaban; al ritorno, le note sono vergate su un pezzo di carta da pacchi (…).
Siamo i ribelli della montagna, con la sua originalità del testo e della musica, diventa così la nostra canzone, la canzone del 5° distaccamento, in cui si potrà riconoscere la storia di tanti altri giovani che, come noi, hanno scelto la montagna e la libertà.
Carlo De Menech, Siamo i ribelli della montagna, dattiloscritto inedito (1975), depositato presso l’Istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria.
Dalle belle città date al nemico
fuggimmo un dì sull’aride montagne
cercando libertà fra rupe e rupe
contro la schiavitù del suol tradito.
Lasciammo case, scuole ed officine
mutammo in caserme le vecchie cascine
armammo le mani di bombe e mitraglia
temprammo i muscoli e i cuori in battaglia.
Siamo i ribelli della montagna
viviam di stenti e di patimenti
ma quella fede che ci accompagna
sarà la legge dell’avvenir.
Di giustizia è la nostra disciplina
libertà è l’idea che ci avvicina
rosso sangue, il color della bandiera
siam d’Italia l’armata forte e fiera.
Sulle strade dal nemico assediate
lasciammo talvolta le carni straziate
provammo l’ardor per la grande riscossa
sentimmo l’amor per la patria nostra.
Siamo i ribelli della montagna…
E’ un testo per molti aspetti paradigmatico, e per i contenuti, e per la qualità della sua “scrittura”, che rivela un certo grado di cultura. Sin dall’incipit denuncia la sua origine urbano-metropolitana (genovese, per la precisione) tracciando quella simbolica opposizione “belle città/aride montagne” che appare come lo specimen della traiettoria di una rivolta politico-morale partita dalla città ma vissuta nella campagna, nel paesaggio aspro e selvaggio dei monti. I principi ideali che animano la lotta partigiana (giustizia, libertà, fede in un mondo migliore) si conquistano a duro prezzo (“viviam di stenti e di patimenti”) alla severa scuola della montagna, in cui si dissolvono come per incanto differenze sociali, privilegi, egoismi.
Nel tono generale del canto, nella sua stessa melodia baldanzosa, in certe formule testuali, paiono rinvenirsi suggestioni, moduli e stilemi risorgimentali, alla Mameli (vedi “la schiavitù del suol tradito” o “l’ardor per la grande riscossa”). Dalle belle città è una canzone fresca, giovane, piena di vento e di speranza, in cui si sente vibrare la tensione utopica e la grande carica di idealità civile e politica che animò la stagione partigiana. E’ commovente pensare che appena qualche settimana dopo la composizione di questo inno, sull’altopiano del Tobbio si abbattè un uragano di ferro e di fuoco, e molti di quei coraggiosi “ribelli della montagna” finirono fucilati alla Benedicta o al passo del Turchino, braccati sui monti come belve, uccisi in battaglia o deportati nei campi di sterminio.
Con i sopravvissuti, sopravvisse anche il canto, che divenne il simbolo della rivincita morale contro la ferocia del nemico, il segnale della riscossa partigiana, e come inno della rinata Divisione “Mingo” accompagnò il movimento di liberazione ligure-piemontese sino alla vittoria finale .
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Clicca qui per la versione dei Ratti della Sabina

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MUSICA – Il talento di Jan LIsiecki, 17 anni. “Odio essere chiamato prodigio”
Il talento di Jan LIsiecki, 17 anni
“Odio essere chiamato prodigio”
Il giovanissimo pianista canadese di origine polacca è uno dei più brillanti fenomeni della musica classica di oggi. “Suonare davanti alla Regina è stato un grande onore, ma per me ogni ascoltatore ha la stessa importanza, la musica è un linguaggio internazionale, universale, interrazziale, e io voglio suonare per tutti”
Jan Lisiecki
dall’inviato di Repubblica GIUSEPPE VIDETTI
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LONDRA - Colleziona le città che ha visitato come figurine di calciatori. “Bologna, Trieste, Venezia, Forlì, Cremona, Como”, Jan Lisiecki appunta tutto nel bloc notes del suo iPhone. Il pianista canadese di origine polacca, 17 anni fra pochi giorni, ha terminato le prove di un concerto al Barbican di Londra con la Bbc Orchestra. La mamma Anita lo scorta ovunque. E’ il suo unico figlio; lei e il marito non parlavano neanche inglese quando il ragazzo nacque, a Calgary, “il nostro Far West”. “Amo viaggiare, è diventato una specie di hobby scoprire posti nuovi, culture diverse. Mi piacciono gli aerei, da bambino erano la mia passione”, dice Jan, alto quasi un metro e novanta, biondo e leggiadro come il Tadzio di Morte a Venezia, ma con il timbro e l’eloquio di un adulto. Fresco di un contratto con la prestigiosa Deutsche Grammophon, Lisiecki pubblica il 24 aprile un album con i Concerti per piano N. 20 e 21 di Mozart (con la Kammerorchester des Bayerischen Rundfunks diretta da Christian Zacharias), che esegue per un pubblico in delirio anche al Barbican, insieme alla Settima Sinfonia di Mahler. Un repertorio impegnativo per un adolescente, ma Lisiecki non si fa intimidire dai sentimenti alti: “Quando suono il mio cuore s’illumina. Provo gioia, felicità, amore; ma anche dolore e tristezza. A quel punto il più grande desiderio è di condividere le mie emozioni”.
Da bambino si appassionava solo alla matematica. Tua madre racconta che per distrarti dai numeri ti faceva ascoltare musica.
“Mia nonna era una matematica, è nel dna. Credo che ci sia una relazione stretta tra la musica e la matematica”.
Quando è iniziata la tua love story con il pianoforte?
“Non ne ho un ricordo preciso, ma verso i cinque anni. L’amore per la musica è innato nell’uomo, per alcuni però diventa passione travolgente. Io col pianoforte ci ho sempre parlato, fin da bambino, era il mio gioco”.
Nonostante la tua riluttanza, continuano a definirti un prodigio.
“Detesto essere chiamato bambino (o ragazzo) prodigio. E’ una condanna. I prodigi durano poco. Io sono uno che lavora sodo, con lo stesso impegno di uno sportivo che punta all’oro. Detesto l’idea di stare su un palcoscenico come una scimmia a stupire la gente solo perché posso fare miracoli col pianoforte. Talento è una parola che mi piace, perché è molto soggettivo; qualcuno può amarlo, qualcuno può odiarlo. Amo la musica per la sua capacità di toccare il cuore della gente e andare in profondità. La musica può raggiungere l’anima, suscitare emozioni, aiutare a scoprirne di nove. Ha un effetto terapeutico, può parlare alla gente in un modo molto intimo”.
Chi sono i tuoi pianisti di riferimento?
“Mi piacciono le coloriture del polacco Krystian Zimerman; mi travolgono l’esuberanza e l’energia di Martha Argerich; adoro Pollini, vederlo in concerto è stata un’esperienza indimenticabile, è estremamente composto sul palcoscenico, proprio l’atteggiamento che io preferisco in quest’epoca in cui i pianisti si agitano come degli ossessi”.
Dedicarti a tempo pieno alla musica t’ha fatto sentire un ragazzo diverso?
“Avevo le stesse priorità degli altri, anche perché alle elementari sia per me che per la mia famiglia la scuola era più importante della musica. Non mi vantavo con i compagni di saper suonare il piano, era una cosa che tenevo per me. Ho sempre fatto una vita normale, lezioni di nuoto, sci. Se vuoi avere dei risultati devi sacrificare qualcosa, io ho rinunciato ai pomeriggi nei centri commerciali e alle discoteche. Gli altri alla mia età hanno già una ragazza, io non ho tempo per l’amore, una relazione richiede dedizione”.
Quali sono stati i momenti più esaltanti della tua carriera?
” La prima volta che suonai Chopin alla Philharmonic Opera di Calgary, nel 2005, e quando mi sono esibito in Polonia, con i nonni seduti in prima fila”.
Poi la Carnegie Hall… suonare davanti alla Regina Elisabetta a Ottawa…
“Quando ho messo piede alla Carnegie Hall mi sono sentito circondato da meravigliosi fantasmi, ogni interprete ha lasciato lì dentro un pezzo della sua anima. Suonare davanti alla Regina è stato un grande onore, ma per me ogni ascoltatore ha la stessa importanza, la musica è un linguaggio internazionale, universale, interrazziale, e io voglio suonare per tutti”.
Già ti chiamano l’aristocratico del pianoforte. Come si fa a diventare un concertista unico?
“Credo che uno debba coltivare le sue idee senza cercare di essere a tutti i costi diverso dagli altri. In ogni musica scritta c’è spazio per l’interpretazione. La musica è come una cattedrale, va costruita con cura, scolpita, cesellata, abbellita, arredata, consacrata”.
Ascolti anche altra musica?
“Non sono uno di quegli adolescenti che stanno sempre con le cuffiette nelle orecchie, ma ascolto volentieri jazz e Pink Floyd. Adoro Jan Garbarek”.
C’è un sogno che non hai ancora realizzato?
“Andare a Dubai”.
A far cosa?
“A vedere la Manhattan del deserto. Sono ancora un ragazzino che colleziona città, l’ha dimenticato?”.
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MOSCA – In manette le Pussy Riot, band punk anti Putin / VIDEI

In manette le Pussy Riot, band punk anti Putin
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MOSCA – Adesso è chiaro a tutti: il punk a Putin non piace. Non che ci sia molto da ridere se in un paese che vuole definirsi civile si adottano ancora metodi da Kgb. Quelli utilizzati dalla polizia Russa per la repressione, dei decisi contorni antidemocratici, contro le Pussy Riot, rock band salita agli altari della cronaca per aver intonato, lo scorso 21 febbraio, una preghiera punk all’interno della Cattedrale di Mosca: “Dio ci salvi da Putin”. La polizia russa ha arrestato una terza cantante del gruppo.
Irina Loktyeva era stata convocata come testimone e durante l’interrogatorio le è stato comunicato il fermo come persona sospetta di atti vandalici, ha reso noto il suo avvocato, Nikolai Polozov alle agenzie russe. Alla vigilia delle elezioni presidenziali erano state arrestate Nadezhda Tolokonnikova e Maria Alyokhina, a cui è stata negata la libertà su cauzione: rimarranno in carcere, dove hanno iniziato uno sciopero della fame, almeno fino al 24 aprile. Le Pussy Riot hanno iniziato a esibirsi in luoghi simbolici del potere che contestano, vestite in abiti corti e passamontagna colorate. Sono diventate celebri con un video pubblicato su Youtube di una loro esibizione, anche questa di pochi minuti prima dell’intervento delle forze dell’ordine, sulla Piazza rossa in cui hanno cantato «Putin ha paura». Fanno parte del collettivo dieci-venti ragazze.
«Non volevamo insultare i credenti, abbiamo protestato contro il Patriarca che ha invitato i cristiani a non andare alle manifestazioni negando loro il diritto di partecipare alla vita politica», ha spiegato una delle componenti della band in una intervista al quotidiano Moscow news. Fra le 5.700 persone che hanno sottoscritto la petizione in cui si chiede al Patriarca di sostenere la scarcerazione delle donne, vi sono 23 preti ortodossi e 1.955 persone che si professano credenti.
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fonte articolo
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Pussy Riot Punk Prayer Anti Putin FREE
Caricato da Narratorintercultura in data 09/mar/2012
Stories and News: http://betweentwosouths.blogspot.com
Storie e Notizie: http://alessandroghebreigziabiher.blogspot.com
Picchetti a favore della liberazione delle Pussy Riot
Caricato da socialab in data 14/mar/2012
Mosca 8,3,2012
Una serie di picchetti di fronte alla polizia di Mosca in difesa della punk-femminista, che sono stati arrestati per un concerto AntiPutin nella Cattedrale di Cristo Salvatore
FonteVideo SvobodaRadio youtube
PUSSY RIOT – Aggressione ai picchetti
Caricato da socialab in data 14/mar/2012
Mosca, 14 marzo 2012
Una serie di picchetti di fronte alla polizia di Mosca in difesa delle punk-femminista, che sono state arrestate per un concerto AntiPutin nella Cattedrale di Cristo Salvatore.
I sostenitori della comunità ortodossa hanno tentato di interrompere i picchetti a sostegno delle pussyriot .
FonteVideo:
SvobodaRadio youtube



































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