VIE ALLO STAR BENE – Suono, voce e cellule
Suono, voce e cellule
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di Marco Stefanelli
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Il ricercatore, compositore e musicoterapeuta Fabien Maman insieme ad alcuni suoi collaboratori ha dimostrato inequivocabilmente come il suono influisca sulla struttura fisica e sull’energia delle cellule, e come possa distruggere le cellule del cancro. Maman ha stabilito anche le correlazioni tra note musicali e i punti dell’agopuntura nell’applicazione in biologia cellulare.
Nel suo libro “Quando la musica guarisce” ci mostra delle serie di foto fatte al microscopio e con la camera Kirlian scattate al laboratorio dell’Università parigina di Jessieu, dove furono fatti vari esperimenti con il suono e la voce su cellule ematiche umane di vario tipo tra cui anche cellule cancerose. A queste cellule venivano applicati vari suoni da una distanza di circa 30 centimetri e una ampiezza dai 30 ai 40 decibel per una durata di circa 21 minuti, scattando una foto ogni minuto. Il suono provocava sempre un cambiamento notevole nelle cellule e nei loro campi magnetici. Tra i risultati interessanti vi è l’”esplosione” delle cellule cancerose causata dalla progressione del suono nella scala musicale. L’esplosione era dovuta all’espansione del suono che spingeva verso l’esterno la membrana cellulare con un movimento dal centro alla periferia.
Durante gli esperimenti è stato notato che in assenza di suono le cellule sul vetrino tendevano ad espandersi nel tentativo di aderire al supporto ma, a differenza della condizione di presenza di suono, la crescita cellulare era più limitata. Senza suono infatti il diametro esterno delle cellule era compreso tra i 10 e gli 11 millimetri, mentre con il suono esso oscillava tra gli 11 e i 19 millimetri. Sotto l’influsso del suono la cellula in pratica raddoppiava di volume; in assenza di suono invece essa non raggiungeva tali dimensioni neppure dopo 45 minuti in cui il diametro misurava solo 14 millimetri.
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Qui a seguito mostriamo due serie di sequenze fotografiche di due relativi esperimenti eseguiti su cellule cancerose Hela per una durata di 21 minuti ciascuno.
Il primo è stato effettuato senza suono e si nota la leggera tendenza naturale ad espandersi.
Il secondo è stato eseguito in presenza del suono di un gong carico di armonici (un colpo al minuto). Il suono ha prodotto lo stesso effetto di frequenze dissonanti causando la progressiva destabilizzazione della struttura delle cellule provocandone l’esplosione:
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Cellule cancerose Hela in assenza di suono Cellule cancerose Hela in presenza di suono
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Le cellule sane sembrano assorbire, integrare e sincronizzarsi con il suono senza opporre resistenza, ossia pare che esse non trattengano l’energia della frequenza sonora come invece succede per le cellule cancerose.
Affinché il suono possa rivelarsi positivamente attivo ha necessità di spazio e tempo per risuonare nell’organismo. La parola chiave quindi, anche qui, è “risonanza“.
Le cellule sane ricevono la risonanza del suono e in questo modo ne vengono amplificate e rivitalizzate, soprattutto quando la frequenza sonora corrisponde al bisogno delle cellule stesse. Le cellule sane si sono rivelate flessibili e in grado di ricevere, assorbire e restituire l’energia mentre quelle cancerose sono apparse rigide e fisse nella loro struttura.
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Qui a seguito vediamo una serie di scatti fotografici eseguiti nell’arco di 14 minuti (una ogni minuto) durante un esperimento con lo xilofono su una cellula cancerosa Hela.
E’ stata eseguita una scala ionica nota dopo nota. Usando le nove frequenze diverse, quattordici minuti si sono rivelati sufficienti per far esplodere la cellula:
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Cellula cancerosa Hela durante l’esperimento eseguito con lo xilofono
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Qui sotto vediamo una serie di scatti fotografici eseguiti nell’arco di 9 minuti (una ogni minuto) durante un esperimento con la voce su una cellula cancerosa Hela. E’ stata cantata una scala ionica per nove minuti. La struttura cellulare si destabilizza velocemente perché la voce umana ha nella sua vibrazione qualcosa che la rende più potente di qualsiasi altro strumento musicale: la coscienza:
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Cellula cancerosa Hela durante l’esperimento con la voce
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I maggiori effetti benefici si sono avuti con la voce umana perché in essa vi è un elemento in più che non si può trovare in nessun altro strumento. La voce infatti può essere considerata lo strumento principale perché la sua inflessione non solo porta con sé i dati dell’aspetto fisico e la colorazione emotiva, ma anche un elemento più sottile, più etereo, che deriva dalla volontà, cosciente o meno, di chi canta. La voce umana porta con sé la sua risonanza spirituale.
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Vediamo qui a seguito una serie di fotografie interessante di batuffoli di cotone magnetizzati da un guaritore con l’energia delle mani e successivamente con l’aggiunta del suono e della preghiera:
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Cotone prima e dopo la magnetizzazione
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Cotone prima e dopo la preghiera
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Cotone più suono prima e dopo la preghiera
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fonte: http://www.amadeux.net/sublimen/dossier/suono_voce_e_cellule.html
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STUDIO AMERICANO – Non solo Mozart contro il dolore / A Musician Who Performs With a Scalpel
STUDIO AMERICANO
Non solo Mozart contro il dolore
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fonte immagine
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Anche suoni e colori della natura possono aiutare a sopportare un esame o un intervento difficile
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MILANO – È stato dimostrato, anche con lavori pubblicati di recente, che ascoltare musica ha un effetto positivo sulla percezione del dolore e lo rende più sopportabile, in particolare durante l’esecuzione di esami o piccoli interventi. Ora, uno studio condotto da ricercatori della Johns Hopkins University e pubblicato sul Journal of Alternative and Complementary Medicine mostra come questa caratteristica sia propria anche dei suoni esistenti in natura: i pazienti che ascoltavano il cinguettio degli uccellini o lo scrosciare di una cascata mentre il medico aspirava loro dall’osso dell’anca o alla base della spina dorsale una piccola quantità di midollo osseo per poterlo esaminare, sentivano meno dolore di quelli che venivano distratti con rumori meno piacevoli come quelli del traffico cittadino o erano lasciati in assoluto silenzio. La leggera anestesia locale effettuata in questi casi non elimina infatti completamente il dolore e il fastidio che il paziente percepisce al momento dell’esame.
LO STUDIO – I ricercatori si sono chiesti se questo disagio poteva essere in qualche modo ridotto creando intorno al malato un ambiente diverso e lo hanno sperimentato su 120 pazienti: alcuni hanno subito il prelievo nella maniera usuale, cioè senza distrazioni di alcun tipo; per altri la procedura si svolgeva invece in stanze con tendoni raffiguranti scenari naturali come montagne e foreste , accompagnati da suoni tipici di quegli ambienti. Infine un terzo gruppo veniva sì distratto durante il prelievo, ma con immagini e rumori meno bucolici e più fastidiosi, come clacson di auto e scene di traffico urbano. «Accompagnare la procedura dell’agoaspirato con suoni e paesaggi che rimandavano al mondo della natura – riferisce Noah Lechtzin, che ha coordinato il lavoro -, rendeva il prelievo meno doloroso in un paziente su cinque».
ANESTESIA NATURALE - Riuscire a ridurre il dolore che un paziente sente durante un esame o una terapia semplicemente fornendogli un ambiente più rilassante e distraendolo con suoni e immagini piacevoli che rievocano pace e tranquillità sarebbe quindi un metodo sicuro e privo degli effetti collaterali che potrebbero verificarsi con l’uso di anestesie e sedativi. «Questo ci permetterebbe non solo di avere un paziente più soddisfatto delle cure che riceve, ma anche di contenere i costi, usando questo metodo anche per altre procedure fastidiose di diagnosi e cura» aggiunge Gregory Diette, responsabile dello studio.
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Cristina Gaviraghi
22 novembre 2010
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Scientist at Work | Claudius Conrad
A Musician Who Performs With a Scalpel

MUSIC MAN Dr. Claudius Conrad has studied how the mechanisms of Mozart’s music seemed to ease the pain of some
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For Claudius Conrad, a 30-year-old surgeon who has played the piano seriously since he was 5, music and medicine are entwined — from the academic realm down to the level of the fine-fingered dexterity required at the piano bench and the operating table.
“If I don’t play for a couple of days,” said Dr. Conrad, a third-year surgical resident at Harvard Medical School who also holds doctorates in stem cell biology and music philosophy, “I cannot feel things as well in surgery. My hands are not as tender with the tissue. They are not as sensitive to the feedback that the tissue gives you.”
Like many surgeons, Dr. Conrad says he works better when he listens to music. And he cites studies, including some of his own, showing that music is helpful to patients as well — bringing relaxation and reducing blood pressure, heart rate, stress hormones, pain and the need for pain medication.
But to the extent that music heals, how does it heal? The physiological pathways responsible have remained obscure, and the search for an underlying mechanism has moved slowly.
Now Dr. Conrad is trying to change that. He recently published a provocative paper suggesting that music may exert healing and sedative effects partly through a paradoxical stimulation of a growth hormone generally associated with stress rather than healing.
This jump in growth hormone, said Dr. John Morley, an endocrinologist at St. Louis University Medical Center who was not involved with the study, “is not what you’d expect, and it’s not precisely clear what it means.”
But he said it raised “some wonderful new possibilities about the physiology of healing,” and added: “And of course it has a nice sort of metaphorical ring. We used to talk about the neuroendocrine system being a sort of neuronal orchestra conductor directing the immune system. Here we have music stimulating this conductor to get the healing process started.”
Born in Munich, Dr. Conrad took up the piano when he was 5 and trained in elite music schools in Munich, Augsburg and Salzburg, Austria. After high school he served his obligatory military service as a sniper in the German Army’s mountain corps, where his commander found every opportunity to fly him out of the Alps for some piano time.
After his service he decided to pursue medicine while continuing to study music. He earned a bachelor’s degree at the University of Munich and then, more or less simultaneously, two doctorates and a medical degree.
Dr. Conrad’s music dissertation examined why and how Mozart’s music seemed to ease the pain of intensive-care patients. He concentrated not on physiological mechanisms but on mechanisms within Mozart’s music.
“It is still a controversial idea,” he said recently, “whether Mozart has more of this sort of effect than other composers. But as a musician I wanted to look at how it might.”
Dr. Conrad noted that Mozart used distinctive phrases that are fairly short, often only four or even two measures long, and then repeated these phrases to build larger sections. Yet he changed these figures often in ways the listener may not notice — a change in left-hand arpeggios or chord structures, for instance, that slips by unremarked while the ear attends the right hand’s melody, which itself may be slightly embellished.
These intricate variations are absorbed as part of a melodic accessibility so well organized that even a sonata for two pianos never feels crowded in the ear, even when it grows dense on the page. The melody lulls and delights while the underlying complexity stimulates.
But even if this explains the music’s power to stimulate and relax, “an obvious question that comes up,” Dr. Conrad said, “is why Mozart would write music that is so soothing.”
Mozart’s letters and biographies, Dr. Conrad said, portray a man almost constantly sick, constantly fending off one infection or ailment after another.
“Whether he did it intentionally or not,” Dr. Conrad said, “I think he composed music the way he did partly because it made him feel better.”
Recently, Dr. Conrad has focused on specific mechanisms that may help explain music’s effects on the body.
In a paper published last December in the journal Critical Care Medicine, he and colleagues revealed an unexpected element in distressed patients’ physiological response to music: a jump in pituitary growth hormone, which is known to be crucial in healing. “It’s a sort of quickening,” he said, “that produces a calming effect.” Accelerando produces tranquillo.
IN TUNE Dr. Conrad, a pianist and surgeon, says that he works better when he listens to music and that music is helpful to patients.
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The study itself was fairly simple. The researchers fitted 10 postsurgical intensive-care patients with headphones, and in the hour just after the patients’ sedation was lifted, 5 were treated to gentle Mozart piano music while 5 heard nothing.
The patients listening to music showed several responses that Dr. Conrad expected, based on other studies: reduced blood pressure and heart rate, less need for pain medication and a 20 percent drop in two important stress hormones, epinephrine and interleukin-6, or IL-6. Amid these expected responses was the study’s new finding: a 50 percent jump in pituitary growth hormone.
No one conducting these studies had yet measured growth hormone, whose work includes driving growth, responding to threats to the immune system and promoting healing. Dr. Conrad included it because research over the last five years has shown that growth hormone generally rises with stress and falls with relaxation.
“This means you would expect G.H., like epinephrine and IL-6, to go down in this case,” Dr. Morley, of St. Louis University, said of growth hormone. “Yet here it goes up.”
He added, “The question is whether the jump in growth hormone actually drives the sedative effect or is part of something else going on.”
Dr. Conrad argues that the growth hormone does have a sedative effect. In his paper he cites a 2005 study showing that growth hormone releasing factor, a chemical messenger that essentially calls growth hormone to duty, reduced activity of interleukin-6. This suggests, he said, that growth hormone itself may reduce the interleukin-6 and epinephrine levels that produce inflammation that in turn causes pain and raises blood pressure and the heart rate.
This explanation gets a mixed reception among stress researchers. “The two dynamics aren’t necessarily the same,” said Dr. Keith W. Kelley, an endocrinologist at the University of Illinois at Urbana-Champaign and an expert on inflammatory responses. “I personally don’t buy the particular cellular mechanism he’s proposing.”
Yet Dr. Kelley and other stress-response experts, including Dr. Morley and Dr. Bruce S. McEwen of Rockefeller University in New York, say Dr. Conrad’s study clearly suggests that a rise in growth hormone may somehow dampen inflammation and stress responses.
“This is a really intriguing possibility that bears a closer look,” Dr. McEwen said.
For Dr. Conrad, the finding offers a sort of scientifico-musical elegance: Here, it seems, may be a hormonal parallel to music’s power to simultaneously rouse and soothe.
He hopes to expand his study of music’s effects on growth hormone in intensive-care patients. He is also planning roughly similar studies of how music affects a surgeon’s performance. That line of study goes way back — at least to 1914, when The Journal of the American Medical Association published “The Phonograph in the Operating Room,” by E. Kane.
More recent studies have shown that surgeons perform math calculations faster and more accurately when they listen to music they like. Dr. Conrad hopes to find neurophysiological dynamics related to this performance enhancer.
In short, he will continue to carry his study of music into the operating room — along with his music itself.
“When I was a resident, you just picked a radio station,” said Dr. Randall Gaz, an attending surgeon at Massachusetts General Hospital who is one of Dr. Conrad’s teachers in the operating room, and an amateur pianist, oboist and church organist as well.
“This new wave of surgeons bring their iPods,” he continued. “They bring whole mixes. It’s like they have the whole thing choreographed.”
When Dr. Conrad operates, he brings an iPod stocked not just with Mozart, Liszt and Scarlatti but also with gigabytes of European techno-rap bands his colleagues have never heard of (and cannot understand), including Klee, M.C. Solaar and Armin van Buuren.
Asked if he could actually work with that kind of music, he replied, slightly sheepishly: “Well, that’s not the music you want when you’re in the middle of a delicate procedure. But once you’re through that part and you’re closing up” — he shrugged — “it’s a good time to liven things up.”
Occasionally, his operating room colleagues do give him grief. Then, he said with a grin, “I remind them that there is only one person in the room with a doctorate in music philosophy, so if you don’t like the music, the expertise is on my side.”
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fonte: http://www.nytimes.com/2008/05/20/health/20prof.html
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Mozart rilassa e fa crescere i neonati molto meglio di Bach e Beethoven

Uno studio della scuola di medicina dell’Università di Tel Aviv conferma le virtù del compositore
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di CRISTINA NADOTTI
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Durante la ricerca, i medici hanno fatto ascoltare Mozart ai neonati per trenta minuti, mentre ne misuravano il dispendio di calorie. Hanno poi messo a confronto i dati ottenuti con la quantità di energie spese dai prematuri in condizioni standard, cioè senza musica, oppure durante l’ascolto di altri compositori. L’”effetto Mozart” è stato lampante, con una riduzione notevole delle calorie bruciate. “Supponiamo che le melodie ripetitive di Mozart agiscano sulla corteccia cerebrale – ha dichiarato il coordinatore della ricerca, Ronit Lubetzky, alle agenzie di stampa – perché abbiamo verificato come lo stesso effetto non si ottenga con musiche di Beethoven, Bach o Bartok, dall’andamento meno lineare di quelle di Mozart. Per avere una accurata spiegazione scientifica del fenomeno sono necessari altri studi, ma è già evidente la ricaduta di tale scoperta sul trattamento dei neonati prematuri. L’aumento del peso è essenziale per ridurre i tempi di permanenza in incubatrice e in ospedale – continua il pediatra – e la musica di Mozart è soltanto uno degli elementi che possiamo utilizzare per creare intorno ai bambini un ambiente più favorevole”.
Ancora una volta, la serenità e le linee armoniose della musica classica per eccellenza del genio austriaco mostrano di avere effetti più ampi di quelli del puro godimento. La letteratura scientifica è ricca di studi sugli effetti benefici della musica per la riduzione dello stress e il rallentamento del battito cardiaco, ma una volta di più è stato dimostrato che tra le medicine musicali le “pillole di Mozart” sono le più efficaci. Un precedente studio su adulti colpiti da ictus aveva accertato che le composizioni di Mozart, più che quelle di altri autori, aiutavano a diminuire la frequenza di altri attacchi ischemici transitori. Qualche tempo fa, inoltre, ebbe grande risonanza uno studio secondo il quale sonate e sinfonie mozartiane diffuse nelle stalle aiutavano le mucche a produrre più latte.
Persone, animali e persino piante sono sensibili all’effetto calmante della musica di Mozart, visto che nel 2005 l’Università di Siena decise di accertare quanto affermava un produttore di vino, Giancarlo Cignozzi, convinto che i suoi vigneti producano uve migliori se tra i filari si diffondono le note della musica classica. Il migliore, affermava il viticoltore, è Mozart, anche se la compilation da vendemmia non disdegna Tchaikovsky.

MUSICOTERAPIA – Lezione 3: Frequenze “Binaural Beats” e stati cerebrali
Innanzitutto diciamo che “Binaural beat” si puo’ tradurre dall’inglese in battiti binaurali o battimenti biauricolari.
Data la complessita’ dell’argomento cercheremo di fornire informazioni e spiegazioni semplici ma anche informazioni tecnico-scientifiche piu’ complesse supportate, per quanto possibile, da immagini, grafici, animazioni e altri elementi utili.Cosa sono le frequenze “Binaural Beats”
Se un tono costante di 424 Hz (1 Hertz = 1 impulso al secondo), viene applicato all’orecchio sinistro, e un altro tono costante di 454 Hz viene applicato all’orecchio destro, la differenza di 30 Hz verra’ percepita dal nostro cervello; e cio’ lo stimolera’ in diversi modi.
Le frequenze “Binaural Beats”, scoperte nel 1839 dal tedesco H. W. Dove e sperimentate sul cervello dal Dott. Gerald Oster nel 1973 al Mount Sinai school of Medicine di New York, sono l’applicazione di queste differenze in frequenza tra un orecchio e l’altro, in modo che il cervello ne venga stimolato positivamente. Queste riescono a stimolarlo in differenti maniere, agevolando il rilassamento, l’apprendimento, la meditazione, il sonno e molti altri aspetti della vita.

Figura 1 – Analisi in frequenza di Binaural beat – Battimento binaurale o biauricolare
In figura 1 potete vedere l’analisi in frequenza di un battimento binaurale di 30 Hz (infrasuono) generato da due frequenze portanti diverse per il canale sinistro (424 Hz – blu) e canale destro (454 Hz – rosso) a 0 dB.

Figura 2 – Analisi di fase di Binaural beat – (Lissajous Plot graph)
In figura 2 potete vedere l’analisi di fase (differenza di ampiezza fra i due canali) di un battimento binaurale di 30 Hz (infrasuono) a 0 dB. Sulla linea orizzontale abbiamo il canale sinistro e in quella verticale il canale destro. Notate come il “campo” audio stereofonico e’ armonicamente e completamente distribuito.
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Figura 3 – Analisi in frequenza (animata) di Binaural beat (20Hz) in modulazione di frequenza e differenza di fase |
In figura 3 potete vedere l’analisi in frequenza (animata) di un battimento binaurale di 20 Hz (infrasuono) generato dalla modulazione in frequenza e differenza di fase di un segnale portante udibile (400Hz), uguale per canale sinistro (fucsia) e canale destro (celeste).

Figura 4 – Grafico di Binaural beat (20Hz) in modulazione di frequenza e differenza di fase (180°)
In figura 4 potete vedere l’analisi grafica di un battimento binaurale di 20 Hz (infrasuono) generato dalla modulazione in frequenza di un segnale portante udibile (400Hz), canale sinistro (fucsia) e canale destro (blu). La frequenza di ogni canale oscilla tra 420 Hz e 380 Hz. Da notare la differenza di fase di 180 gradi tra i due canali con una frequenza oscillatoria di 20 Hz in un tempo di 50 millisecondi.
Frequenze e stati cerebrali
L’elettroencefalogramma è utilizzato per misurare le vibrazioni elettriche del cervello, applicando degli appositi strumenti sulla superficie del cuoio capelluto.
Il tracciato che ne risulta contiene, solitamente, frequenze al di sotto dei 30Hz.Le frequenze si possono classificare in 4 stati:
Delta da 0,5 a 4Hz >> Sonno profondo
Theta da 4 a 8 Hz >> Sonnolenza e primo stadio del sonno
Alpha da 8 a 14 Hz >> Rilassamento vigile
Beta da 14 a 30 Hz >> Stato di allerta e di concentrazione
La frequenza dominante nell’elettroencefalogramma determina in quale stato il cervello si trova, e, se l’ampiezza delle onde alpha e’ piu’ alta delle altre, si dice che il cervello si trova nello stato Alpha.
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Indurre il cervello nello stato desiderato
tramite le “Binaural Beats”
Se lo stimolo esterno e’ applicato al cervello, diventa possibile mutarne la frequenza, da una sua condizione ad un’altra.
Per esempio, se una persona è nello stato Beta (allarme) ed uno stimolo di 10Hz e’ applicato al suo cervello per un certo tempo, e’ probabile, allora, che la frequenza dello stesso vari, sincronizzandosi a quella cui lo si espone.
Quando lo stato del cervello e’, gia’ in precedenza, vicino allo stimolo applicato, l’induzione agisce piu’ efficientemente.
Infatti, se si vuole condurre le cellule cerebrali ad un certo stato di “emittenza” e’ necessario applicare ad esse una frequenza che corrisponda alla “lunghezza d’onda” in cui si trovano, in quel momento; poi, la si aumentera’, o diminuira’, con una velocita’ tale che il cervello sia sempre in sincronia con lo stimolo applicato; sino a che giungera’ allo stato desiderato.
E’ difficile stabilire in che condizione si trovi il cervello; ma, si puo’ supporre che, durante il giorno, si emettano, solitamente, delle onde Beta (20Hz); quindi, potrete iniziare da quella frequenza, per poi aumentarla, verso l’alto, o diminuirla, verso il basso.
Se, invece, la situazione neuro-cerebrale e’ piu’ rilassata, iniziate pure da 15Hz, o, meno; e viceversa.
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Stimolare il cervello
I due modi piu’ semplici per stimolare, dall’esterno, il cervello avvengono tramite le sensazioni auditive e visive.
Già nelle missioni spaziali vengono usate queste tecniche; ad esempio, quando gli astronauti devono – per emergenze, o per esigenze tecniche – lavorare, molte ore, senza pausa; oppure, restare svegli per supervisionare gli strumenti. Allora, essi si sottopongono ad un trattamento, a base di lampi ad intermittenza e suoni, che sposta il loro orologio biologico e riattiva la loro concentrazione, permettendo loro di vincere il sonno e la stanchezza.
Siccome l’orecchio umano non riesce a percepire le onde sonore al di sotto dei 20Hz, è necessario usare delle tecniche speciali, chiamate, appunto, “Binaural Beats” (termini che, in italiano, si puo’ tradurre in “Battimenti Biauricolari”).
Se applichiamo all’orecchio sinistro un tono costante di 495Hz, e all’orecchio destro un tono costante di 505Hz, questi due toni verranno riunificati dal cervello, che – in tal modo – percepira’ quella loro differenza di 10Hz, e ne verra’ stimolato.
Ciò avviene tramite delle cuffie stereo, dove i suoni destro e sinistro non si fondono, prima di essere percepiti – come, invece, accadrebbe, ascoltando le frequenze da normali casse acustiche.
Per ottenere uno stimolo di 10Hz, e’ possibile usare i toni di 495Hz e di 505Hz, o di 400Hz e di 410Hz, o di 862Hz e di 872Hz, e così via.
L’ unico requisito necessario e’ che il tono sia percepito abbastanza bene e che si trovi nella fascia sotto i 1000Hz.
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Stimolare il cervello tramite stimoli visivi
Applicare lo stimolo visivo e’ piu’ semplice che farlo tramite quello sonoro, perche’ le frequenze basse possono essere usate prontamente.
Una frequenza di 10Hz, per esempio, è generata quando una luce (una lampada) si accende e si spegne ritmicamente per 10 volte al secondo.
Quando lo stimolo visivo e’ unito allo stimolo sonoro l’induzione e’ molto piu’ efficace che durante l’uso di una sola delle due tecniche. >> Demo visione subliminale
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Effetti delle condizioni alterate del cervello
Il fatto di ascoltare passivamente le frequenze non è necessariamente sufficiente ad alterare il vostro stato cerebrale; la predisposizione, la capacita’, la forza di volonta’ e la concentrazione aiutano molto e donano effetti piu’ intensi.
Aiutare la meditazione
La meditazione consiste nell’alterare, con la forza di volonta’, il proprio stato cerebrale, portandolo allo stato desiderato.
Queste tecniche possono aiutare a raggiungere lo stato di rilassamento necessario per eseguire una buona sessione di meditazione.
Le frequenze più adatte si trovano nella gamma delle frequenze Alpha; cioe’, da 8Hz a 13Hz.
Aumentare la capacità di apprendimento
La condizione Theta (4Hz-7Hz) favorisce la capacità e la velocità di apprendimento.
Infatti, i bambini vivono, naturalmente, nella fase Theta, piu’ che gli adulti; e, cio’, spiega perchè essi riescano ad apprendere, molto meglio che gli adulti, per esempio, una seconda lingua.
Anche le frequenze Alpha sono di incalcolabile utilita’, durante l’apprendimento.
Queste tecniche possono essere utili anche per alleviare mal di testa, per la riduzione del fabbisogno di sonno; per l’eliminazione della depressione, dei disordini nella capacità di attenzione e della concentrazione, e per molto altro.
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Demo #A3
Questo file MP3 demo che vi proponiamo rappresenta un esemplare di
“traccia subliminale con infrasuoni Alpha e Modulazione del Rumore bianco”.Si tratta di un esclusivo file MP3 (durata 2’00″ – 2,2 Mbytes), che racchiude in sé delle sonorità <Alfa>, dei battiti binaurali, un rumore bianco modulato ed una musica di sottofondo, appositamente studiati per il rilassamento subliminale.
Trovate un posto comodo, dove nessuno vi disturberà e dove potrete restare tranquilli
Riducete la luce e create un’atmosfera calma.
Allentate tutti gli indumenti che vi stringono.
Scegliete una posizione comoda.
Utilizzate, se possibile, una cuffia stereo.
ascolto >> MS-EXALE1.MP3 su lettore Plug-in
Plug-in MP3 richiesto/required (tutti gli utenti)
ascolto >> MS-EXALE1.MP3 su lettore ActiveX
ActiveX MP3 richiesto/required (solo utenti Windows)
Dati streaming: Bitrate = 128Kbps – Freq. campionamento = 44,1Khz
Il brano contenuto nel file “ms-exale1.mp3″ e’ Copyright (C) 2001-2003 Amadeux Multimedia.
Vietata la vendita e qualsiasi tipo di utilizzo commerciale.
(Questa traccia demo puo’ non avere il 100% di induzione essendo un estratto dell’intero brano)
Catalogo, Prenotazioni, Ordini & Informazioni!
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fonte: http://www.sublimen.com/subliminale/brain.htm
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Musicoterapia. Lezione 2: Rilassamento, Creativita’, Infrasuoni, ecc…
Come altre tecniche, studiate e diffuse per migliorare un eccessivo stato d’ansia, cosi’ comune ai nostri giorni, anche quello del “rilassamento subliminale” si affida alla musica, al suono, che sembra essere il filo conduttore di gran parte della nostra vita.
Pensiamo al “mantra“, misteriosa formula basata proprio sulla ripetizione di un suono particolare, a cui, da millenni, la sapienza orientale affida le sue meditazioni.I suoni sono fenomeni fisici e, come tali, influenzano tutte le cose con cui vengono a contatto. Un suono di una particolare frequenza, per esempio, puo’ rompere un vetro; mentre, altri, non percepibili dall’ orecchio umano, possono dare ordini ad un cane.
Studi recenti sostengono che la crescita stessa delle piante puo’ essere influenzata dal tipo di musica che si suona nella vicinanza.
Il suono, quindi, come strada, come risalita dal nostro mondo cosciente ad un altro, piu’ sottile e ancora quasi completamente inesplorato.La musica – ovvero, le note – dipendono dalla variazione di pressione dell’aria, che genera le cosiddette “onde sonore“.
Le onde acute sono generate da vibrazioni molto rapide; le note basse corrispondono a onde di bassa frequenza; l’orecchio umano e’ in grado di ricevere note, con una frequenza che varia da 30 a 20.000 vibrazioni al secondo (Hertz o Hz).
L’unita’ di misura che si impiega per misurare l’intensita’ dei suoni e’ il decibel (dB, dal nome di Graham Bell); il valore di 0 dB corrisponde al suono piu’ debole che puo’ essere udito da un essere umano; mentre 140 dB rappresenta la soglia del dolore, causato da un suono troppo alto.
La tecnica scoperta dal dott. Gerald Oster nel 1973 al Mount Sinai school of Medicine di New York e sperimentata da molti ricercatori tra cui l’equipe medica del dottor Louis Chalout e del dottor F. Borgeat (Universita’ di Montreal) consiste nella diffusione di una musica registrata ad un’intensita’ tale da poter essere piacevolmente udita da tutti (per esempio 90 dB).
A questa musica vengono introdotti, con una tecnica particolare, alcuni “infrasuoni” (suoni con frequenza inferiore a 30 Hz) di intensita’ molto minore (ad esempio, 30 dB).
Questi “infrasuoni”, anche se piu’ deboli, raggiungono, comunque, il livello sensoriale, senza, pero’, riuscire ad influenzare il nostro livello cosciente.
Essi, quindi, non essendo coscientemente recepiti, rimangono nella zona di “percezione subliminale“.Quindi, questa musica invia due messaggi: uno, quello forte, che si indirizza e mantiene attento l’emisfero sinistro del cervello, quello della percezione cosciente; l’altro, il piu’ debole, che viene percepito dall’emisfero destro; dall’inconscio.
L’obiettivo e’ quello di influenzare i livelli meno coscienti del nostro complesso psichico, dove hanno origine la maggior parte delle tensioni umane.L‘immenso vantaggio della “musica subliminale“ e’ di proporre una tecnica dolce di prevenzione e terapia che, praticata regolarmente, permette di ritrovare il proprio equilibrio e la propria calma.
I suoi campi di applicazione sono, comunque, molteplici.
Oltre ad avere una particolare influenza sul rilassamento, dove si e’ dimostrata di particolare efficacia, essa sembra sviluppare anche capacita’ immaginative e creativita’.
Può essere utile per aiutare la meditazione e l’ipnosi, per alleviare emicranie e mal di testa, per la riduzione del fabbisogno di sonno e l’induzione al sonno naturale, per l’eliminazione della depressione e dell’ansia.
E’ di aiuto nei disordini nella capacità di attenzione e della concentrazione, e per molto altro.
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Demo #A3
Questo file MP3 demo che vi proponiamo rappresenta un esemplare di
“traccia subliminale con infrasuoni Alpha e Modulazione del Rumore bianco”.Si tratta di un esclusivo file MP3 (durata 2’00″ – 2,2 Mbytes), che racchiude in sé delle sonorità , dei battiti binaurali, un rumore bianco modulato ed una musica di sottofondo, appositamente studiati per il rilassamento subliminale.
Trovate un posto comodo, dove nessuno vi disturberà e dove potrete restare tranquilli
Riducete la luce e create un’atmosfera calma.
Allentate tutti gli indumenti che vi stringono.
Scegliete una posizione comoda.
Utilizzate, se possibile, una cuffia stereo.
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Dati streaming: Bitrate = 128Kbps – Freq. campionamento = 44,1Khz
Il brano contenuto nel file “ms-exale1.mp3″ e’ Copyright (C) 2001-2003 Amadeux Multimedia.
Vietata la vendita e qualsiasi tipo di utilizzo commerciale.
(Questa traccia demo puo’ non avere il 100% di induzione essendo un estratto dell’intero brano)
Musicoterapia. Lezione 1: Aspetti terapeutici del suono e della Musica
Musica come suono e suono come Medicina; nulla di nuovo, anzi, antica come l’uomo la conoscenza del “potere” del suono, come parola e come canto o semplice nota, era conosciuta dagli albori della Creazione..
Vogliamo iniziare qui un viaggio di riappropriazione e conoscenza, non solo culturale ma anche “pratica” affinché tale conoscenza possa servire ad allargare la “coscienza” e partecipare al benessere di tutti. Saranno lezioni settimanali (che provengono da un sito, linkato ad ogni post) per dare tempo ad ognuno di assorbire i concetti e farli propri. Nel contempo inseriremo degli “esempi” pratici, scaricabili come mp3. E’ possibile risalire alla fonte delle lezioni, come già detto, ma non è consigliabile, per la fretta di conoscere o scoprire in anteprima, anticipare i “tempi”.. Siate pazienti, e seguitele passo passo. Sempre che la cosa vi interessi. Ovvio. mauro …
Aspetti terapeutici
del suono e della Musica
Per meglio comprendere i modi e i mezzi d’azione e prima di addentrarsi nella trattazione specifica, è opportuno richiamare alcuni termini e concetti tecnici.
Fisicamente il suono è da intendersi come vibrazione di un mezzo elastico a questo trasmessa dalle vibrazioni di un corpo eccitato oppure, equivalentemente, come piccola perturbazione del mezzo elastico in cui si propaga, le cui molecole sono messe in vibrazione con frequenze dell’ordine di poche migliaia di Hz. Nel linguaggio comune si intende invece la sensazione uditiva acustica prodotta da tali vibrazioni.
L’orecchio umano è in grado di percepire vibrazioni che spaziano in un campo di frequenze da circa 16 Hz fino a circa 16 KHz. Il concetto di suono è quindi collegato all’organo di senso in grado di percepirlo. Se consideriamo tutto lo spettro di frequenze possibili, compresi gli infrasuoni e gli ultrasuoni, possiamo affermare che ogni corpo in vibrazione emette un suono; questo fenomeno avviene con una facilità ed una frequenza notevolissima nell’ambiente che ci circonda: basta infatti che due corpi si sfiorino o un corpo si muova in un fluido che subito ne scaturisce un suono. Ogni oggetto possiede una propria peculiare caratteristica sonora derivante dalla unicità della sua struttura fisica. In base a questo principio l’intero nostro pianeta e tutto il cosmo, ove vi sia un mezzo che ne consenta la propagazione, è suono.Facciamo ora un passo avanti nella comprensione di come agisca la musicoterapia. Fin dalla nostra infanzia abbiamo vissuto, sperimentato ed immagazzinato diversi modelli sonori, associando a ciascuno di essi una particolare entità definita (una sensazione, un significato, una reazione biochimica, una circostanza o, più in generale, un concetto): tutti questi suoni possono essere definiti modelli sonori condizionati, in quanto derivanti da una associazione mentale. Esistono però anche dei modelli sonori incondizionati, a cui appartiene tutta una gamma di “suoni primitivi“, puro riflesso delle emozioni e comprensibili da tutti senza bisogno di precedenti condizionamenti cognitivi. Oggigiorno esistono solo due suoni incondizionati (primitivi): il pianto e il riso; tutti gli altri suoni primitivi sono ormai scomparsi insieme ad una parte della spontaneità comportamentale. E’ proprio in questo contesto che entra in gioco il potere della musica e del suono in senso lato. Non è difficile infatti rendersi conto che il principale effetto che tutti i suoni, ed in particolare la musica, producono su di noi è rappresentato proprio da emozioni. La musica ha il grande potere di suscitare forti sensazioni emotive, sia in chi la produce che in chi l’ascolta, in funzione del tipo di esperienza personale se si tratta di suoni condizionati o comuni a tutti gli individui se si tratta di suoni primitivi. Tenendo conto che l’enorme bagaglio di accumuli emotivi che risiedono nel nostro essere sono spesso causati dal blocco delle emozioni e sono la principale causa dei fenomeni patologici a sfondo psicosomatico, non è difficile rendersi conto del potenziale benefico della musica: essa suscita emozioni positive che correttamente sfruttate possono rimuovere o trasformare le energie negative accumulate che causano un errato funzionamento della struttura psicofisica.
Un effetto più diretto, ma meno riconoscibile, è rappresentato dalla vibrazione indotta sul nostro corpo dalla sorgente che produce il suono. Ogni strumento musicale produce infatti vibrazioni particolari, rappresentate dalle onde acustiche generate dal mezzo eccitante (le corde di una chitarra o di un pianoforte, le superfici di un tamburo o di uno xilofono, …), che giungono fino a noi e ci trasmettono il loro potere inducendo il nostro corpo a vibrare anch’esso. In termini fisici si potrebbe interpretare l’onda sonora come forzante esterna agente su di un sistema meccanico inerte rappresentato dal nostro corpo; in funzione dell’energia trasmessa (molto debole nel caso della musica) e del peso delle singole armoniche elementari dello spettro di frequenze rispetto alle frequenze proprie delle parti del corpo, si può teoricamente giungere localmente al fenomeno di risonanza. Il timpano del nostro orecchio ad esempio, sollecitato dalle onde acustiche esterne, vibra alla stessa frequenza dell’onda incidente e trasmette questo segnale, opportunamente trasdotto dal sistema nervoso, fino al cervello producendo la sensazione acustica. Attraverso la cassa armonica degli strumenti musicali, il fenomeno della risonanza può essere utilizzato in musicoterapia per indurre la persona a sentirsi accolta e compresa, senza l’ausilio di parole. Questa atmosfera può riportare ciascuno di noi alle esperienze originarie vissute nella nostra storia personale fin dall’istante del concepimento. Sono infatti ormai a tutti noti i risultati delle ricerche condotte al fine di valutare l’influenza dell’ambiente sonoro in cui si sviluppa il feto. La vita all’interno del grembo materno è un susseguirsi di fenomeni sonori che presentano aspetti costanti come il pulsare del cuore, il circolare vorticoso del sangue, l’immissione ed emissione dell’aria e variabili come la voce e tutti i suoni provenienti dall’esterno. Per tutti i mesi della gestazione la nuova vita, all’interno del copro materno, si nutre di alimenti attraverso la placenta e di esperienze acustico-sonore che impregnano di esperienza il bambino che sta crescendo ed influenzeranno la sua vita futura. Tutti questi suoni rappresentano la prima orchestra conosciuta da ogni essere umano.
In sintesi possiamo affermare che il suono viene raccolto dal nostro orecchio ed elaborato dal nostro cervello in una collezione di emozioni che producono in noi modificazioni a livello psichico (rilassamento, paura, ansia, …) e fisico a livello delle funzioni vitali dell’organismo (una musica brillante, ad esempio, produce un aumento della frequenza del battito cardiaco, mentre gli strumenti a corda favoriscono la peristalsi intestinale). Tutto ciò naturalmente è vero se si assume un atteggiamento attivo nei confronti della musica: ascoltarla passivamente è come guardare un quadro d’autore senza vederlo.
Il musicoterapeuta conosce gli effetti positivi della musica e deve stare attento a non mettere in atto quelli negativi. Come per tutto quanto riguarda l’uomo, ciò che può fare bene se somministrato oculatamente, in dosi eccessive può essere nocivo. Questo vale anche per la musica, in modo a volte palese e a volte così sottile da diventare perfino subdolo. Questo non significa che non ci si possa accostare alla musica con energia e vigore. Possiamo infatti lasciarci cullare dalla melodia, dall’armonia, dal ritmo e dal timbro (elementi distintivi della musica) in un abbraccio che ricorda quello del grembo materno, oppure possiamo partecipare attivamente all’atmosfera musicale creando musica o lasciandoci trasportare e liberando le nostre emozioni anche con un’esplosione incontrollata di gesti e suoni. Entrambi gli approcci possono essere presi in considerazione, purchè sussista l’elemento fondamentale che caratterizza il modo di accostarsi alla persona da parte del musicoterapeuta rispetto ad altre forme di intervento (rieducazione, riabilitazione, psicoterapia) e cioè l’ascolto empatico.
L’ascolto empatico si basa sul ricalco della postura della persona della quale il musicoterapeuta si vuole prendere cura. Il ricalco posturale consiste nel rimarcare il tono energetico della persona facendole avvertire di essere accolta ed apprezzata. Attraverso questo artificio, specifico della musicoterapia, si ottiene una comunicazione diretta, immediata, imprevedibile, modificabile in ogni attimo ed adeguabile ad ogni circostanza senza dover ricorrere a parole, a richieste, a spiegazioni. L’ascolto empatico si attua attraverso l’euritmia ed il dialogo sonoro. Euritmia è un termine antico, in uso presso la civiltà greca, e sta ad indicare la coordinazione fra suoni-ritmi e movimenti. La madre che allatta il proprio bambino compie un gesto euritmico, cullandolo e dondolandolo mentre gli sussurra parole affettuose o gli canta una melodia, adeguando ogni gesto ed ogni suono a quanto il piccolo sembra gradire di più, infondendogli sicurezza, fiducia e gioia. Il musicoterapeuta può cercare di riprodurre, o meglio di imitare questa situazione, servendosi ad esempio della grande cassa armonica di un pianoforte a coda vicino al quale o sul quale adagia il bambino nella posizione che questo preferisce e adeguando ogni gesto ed ogni suono alle reazioni del bambino ricalcando le emozioni del bambino e valorizzandole nel gioco musicale. In questo modo si possono richiamare le emozioni positive e le vibrazioni che il canto della madre induceva sul corpo del figlio. Il musicoterapeuta in questo modo interagisce con la persona che presenti una patologia per condurla verso il superamento delle sue difficoltà.
Gli aspetti teorici più evidenti dell’attività musicoterapica possono essere individuati dunque nel fenomeno della risonanza, nel dialogo sonoro e nell’improvvisazione musicale, nell’ascolto empatico, vissuti magari con la presenza contemporanea di due terapisti con formazione differente e complementare e, qualora si tratti di bambini o ragazzi, alla presenza dei genitori. Una corretta applicazione del metodo musicoterapico prevede inoltre il confronto costante con l’équipe di medici specialisti che hanno in cura la persona e con le persone che eventualmente si prendono cura dell’educazione o dell’inserimento sociale dell’individuo. La figura del musicoterapeuta viene così a trovarsi nella difficile posizione di dover mediare ed amalgamare produttivamente gli aspetti del mondo medico, sociale, educativo e personale della persona in cura. Sottolineiamo che la musicoterapia non ha come fine l’apprendimento musicale, ma si prefigge di portare il corpo alla parola attraverso la relazione suono-corpo-affetti.
Si riscontrano notevoli differenze nell’accostamento a questo tipo di trattamento tra i soggetti adulti e i bambini. Da parte di un adulto, fare o ascoltare musica può essere immediatamente valutata dall’adulto come una perdita di tempo, mancando una risposta immediata e precisa di tipo produttivo, senza lasciare alcun margine all’imprevedibilità; un bambino è più disposto a vivere questa esperienza come un gioco con un atteggiamento più spontaneo, gioioso, imprevedibile e pronto a compiere nuove esperienze. In musicoterapia, invece l’imprevedibilità è la regola fondamentale: essa è ciò che attira la nostra attenzione, rompendo gli schemi consueti; i bambini sono spesso imprevedibili ed anche per questo motivo sono al centro della nostra attenzione. Quest’ultimo è il miglior modo di affrontare l’esperienza musicoterapica ed ottenerne risultati..
La regola dell’imprevedibilità è tipica dell’arte e trova il suo fondamento nell’originalità che caratterizza ogni essere umano, differenziandolo dal suo simile. In musicoterapia si agisce attraverso l’ascolto empatico a salvaguardia dell’originalità di ogni persona.
A titolo di esempio, tra i brani che svolgono un’azione rilassante si ricordano: Le Cygne di C. Saint-Saëns, i primi minuti dell’Ouverture Tannhäuser di R. Wagner, nonché l’Aria della Suite n°3 in re maggiore di J. S. Bach. Un’azione tonificante è prodotta invece dall’ascolto dell’Ouverture Rienzi di R. Wagner e dalla Danza delle ore di A. Ponchielli.
fonte: http://www.sublimen.com/subliminale/terapia.htm#top
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Demo #A2
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