DOCUMENTO CEI – Preti pedofili: i Vescovi non hanno l’obbligo di denuncia, anche se ”la cooperazione con la magistratura è un fatto ordinario”

Cei e pedofilia: il documento
Secondo quanto previsto dall’attuale legislazione italiana e dagli accordi concordatari, ”i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero”. E’ quanto si legge nelle ”Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” presentate oggi in Vaticano dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata
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Secondo quanto previsto dall’attuale legislazione italiana e dagli accordi concordatari, ”i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero”. E’ quanto si legge nelle ”Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” presentate oggi in Vaticano dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. ”Nell’ordinamento italiano – si spiega – il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale ne’ di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti” di abuso sessuale da parte del clero.
Quindi si specifica: ”eventuali informazioni o atti concernenti un procedimento giudiziario canonico possono essere richiesti dall’autorità giudiziaria dello Stato, ma non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro”. Ancora si precisa che ”rimane ferma l’inviolabilità dell’archivio segreto del vescovo”, anche in questo caso ”devono ritenersi sottratti a ordine di esibizione o sequestro anche registri e archivi salva la comunicazione volontaria di singole informazioni”. Si afferma inoltre che ”nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza episcopale italiana”. Infine si mette in luce che, comunque, ”risulterà importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria e civile”.
Malgrado l’assenza dell’obbligo di denuncia per i preti pedofili da parte dei vescovi, affermata nelle ”Linee guida” della Cei sui casi di abusi su minori, il segretario generale dei vescovi, mons. Mariano Crociata, presentando il documento ai giornalisti ha rassicurato che, su questo tema, ”la cooperazione con la magistratura è un fatto ordinario”. ”E’ chiaro a tutti noi vescovi – ha spiegato con mons. Crociata – che bisogna collaborare con le autorità civili” ma, ha aggiunto, ”ciò non vuol dire che noi si possa operare in modo difforme da quanto prevede la legislazione”. ”I vescovi – ha detto il presule – hanno sviluppato una cooperazione davvero ordinaria con i magistrati italiani. Auspico che si sviluppi a tutti i livelli nelle nostre collettività, perché casi di abuso sui minori purtroppo sono numerosi in tanti ambienti”. ”Da parte nostra – ha assicurato – è in atto e c’è la massima collaborazione con i giudici”. Quando viene a sapere di un caso di abuso, ha spiegato il segretario della Cei, il vescovo ”può incoraggiare le vittime a rivolgersi alla magistratura”. La Cei ha scelto di non creare, come avvenuto in altri Paesi, la figura di un vescovo responsabile a livello nazionale per il dossier abusi. Per mons. Crociata, ”in Italia non c’è bisogno di un’autorità terza per seguire questi casi, il vescovo è responsabile di tutto nella propria diocesi anche in questo campo”.
Presentando le linee guida per i casi di abuso da parte del clero, il Segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, ha spiegato stamattina, durante una conferenza stampa in Vaticano, che in Italia i casi di pedofilia da parte di chierici fino ad ora registrati sono 135 nel periodo che va dal 2000 al 2011. Per quanto riguarda i procedimenti oggetto dell’intervento della congregazione per la dottrina della fede, ”ci sono state – ha detto monsignor Crociata – 53 condanne, 4 assolti e altri casi in istruttoria”. Sono invece ”77 le denunce alla magistratura: di queste due le condanne in primo grado, 17 in secondo, 21 sono i patteggiamenti, 5 gli assolti e 12 i casi archiviati”.
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fonte lastampa.it
fonte vignetta librescamente
Orrore in Gran Bretagna, stuprate oltre 600 ragazzine in cinque anni da una gang di pedofili, 9 condannati / VIDEO: Bastard muslim sex predators convicted in England
Bastard muslim sex predators convicted in England
Pubblicato in data 08/mag/2012 da SDAMatt2a
(Hat Tip: Small Dead Animals)
Nine men have been found guilty of being part of a child exploitation ring that groomed underage girls for sex by plying them with alcohol and drugs.
Eleven men were charged with a range of offences including sexual assault, trafficking and rape.
Their victims were as young as 13. One of the 13-year-olds became pregnant and had the child aborted.
Police said one girl was forced to have sex with 20 men in one night when she was drunk.
Five girls were “shared” by Kabeer Hassan, Abdul Aziz, Abdul Rauf, Mohammed Sajid, Adil Khan, Abdul Qayyum, Mohammed Amin, Hamid Safi and a 59-year-old man who cannot be named for legal reasons.
Liaquat Shah, 41, was cleared of sexual assault by the jury and was cleared of conspiracy after the jury was unable to agree a verdict and the prosecution offered no further evidence.
Qamar Shahzad, 30, was found not guilty of conspiracy.
It took the jury of three men and nine women 21 hours and 22 minutes to reach all their verdicts.
A tweet from BNP leader Nick Griffin almost caused the trial to collapse when it led to allegations of the jury having a “far-right bias”.
The trial at Liverpool Crown Court took 11 weeks and heard from victims and the defendants themselves.
The prosecution’s case was that the men worked together as a group to secure for themselves and others underage girls for sex.
The offences happened in and around Rochdale in 2008 and 2009.
It was claimed that the men drove the young girls around parts of Greater Manchester and delivered them to flats and houses where men were waiting to have sex with them.
Police said the victims were from “chaotic” and “council estate” backgrounds.
The girls were targeted in “honeypot locations” where young people were seen to congregate, such as outside takeaways.
It is not a racial issue. This is about adults preying on vulnerable young children. It just happens that in this particular area and time the demographics were that these were Asian men.
Some of the victims told the jury that they were threatened with violence if they did not submit to their demands.
They said they were lured in with free cigarettes, alcohol and food.
But some of the defendants told the court that the girls were willing participants, and were happy to have sex with the men in return for money.
Greater Manchester Police and the Crown Prosecution Service have apologised for failing to bring the case of the first victim to trial following her cry for help in August 2008.
The Independent Police Complaints Commission is spearheading an investigation into that botched inquiry.
The case has also raised racial tensions in the north-west – further heightened by far-right protests outside the court during the trial.
Commenting on the case, Greater Manchester Police Assistant Chief Constable Steve Heywood denied that it was about race.
He said: “It is not a racial issue. This is about adults preying on vulnerable young children. It just happens that in this particular area and time the demographics were that these were Asian men.
“However, in large parts of the country we are seeing on-street grooming, child sexual exploitation happening in each of our towns and it isn’t about a race issue.”
He added: “The street grooming issue is about vulnerability and who has access to that vulnerability.”
A spokeswoman for the Child Exploitation and Online Protection (CEOP) Centre said child sexual exploitation spanned “all cultures and ethnicities”.
One MP warned that blaming a particular race or religion for grooming young girls for sex risked opening up a “Pandora’s box” over race relations.
Keith Vaz, chairman of the Commons Home Affairs Select Committee and Labour MP for Leicester East, said: “There is no excuse for this kind of criminality, whoever is involved in it, but I don’t think it is a particular group of people, I don’t think it’s a particular race or religion.
“It’s totally wrong to say that it is, because you open up a Pandora’s box as far as race relations is concerned and I don’t think that’s necessarily what we want.”
Mohammed Shafiq, chief executive of the Ramadhan Foundation, a Manchester-based moderate Muslim youth group, paid tribute to the bravery of the victims, adding: “Without their contribution justice would not have been possible.”
He said: “Today’s guilty verdicts are to be welcomed and I hope the message goes out that if you engage in these crimes, you will be caught and brought to justice.
“These criminals have brought shame on themselves, their families and our community.”
The men will be sentenced on Wednesday.
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Orrore in Gran Bretagna, stuprate 600 teenager, 9 condannati
Ragazzine prelevate da case di affido, violenze multiple
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LONDRA – Shock in Gran Bretagna: oltre seicento ragazzine particolarmente vulnerabili – 187 negli ultimi dieci mesi – sono state sistematicamente violentate negli ultimi cinque anni da una gang di pedofili che le prelevava dalle case di accoglimento per minori. La sconvolgente vicenda e’ venuta in luce a Liverpool, in seguito alla condanna di nove uomini di origine asiatica e avrebbe, secondo il Times, dimensioni molto piu’ vaste di quelle emerse durante il processo.
Le case di accoglienza in Inghilterra ospitano 1.800 ragazze. Negli ultimi cinque anni 631 adolescenti tra i 12 e i 16 anni sarebbero state ”vendute” per atti sessuali. Due di loro, affidate a istituzioni a Manchester e Rochdale, sarebbero morte in seguito agli stupri. I dettagli emersi al processo sono degradanti: una ragazzina della casa di Rochdale sarebbe stata violentata da 25 uomini di origine asiatica in una singola notte. Le ragazzine venivano prelevate dai centri, adescate con la promessa di cibo o carte di credito telefoniche, drogate o ubriacate e poi trasportate in giro in appartamenti, locali, pub e taxi di Greater Manchester, Lancashire e West Yorkshire (nord dell’Inghilterra). I nove uomini condannati sono otto britannici di origine pakistana e un cittadino afghano in attesa di asilo.
”Sono l’incarnazione del male’‘, ha detto una fonte della polizia dopo il verdetto. E il peggio e’ che tanto male poteva essere evitato. Errori delle forze dell’ordine, degli assistenti sociali e della Procura della Corona hanno fatto si’ che nel 2008 la denuncia di una 15enne che era stata venduta per sesso da una gang di tassisti di Manchester non era stata creduta.
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fonte ANSA.it
LE INTERCETTAZIONI – Mutui, bunga bunga e conti da pagare: Gli ultimi giorni dell’impero di Arcore

Nicole Minetti
Mutui, bunga bunga e conti da pagare
Gli ultimi giorni dell’impero di Arcore
Le ragazze litigano, s’incattiviscono e sono sempre più sospettose. Ma basta una notte in villa per “fare cassa”. Si fanno progetti per punire “Papi” mentre Barbara lo aspetta invano nel castello e salta fuori l’ultima “favorita”
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di MASSIMO RAZZI
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ROMA – Ragazze mannare, ragazze feroci e incattivite dai soldi che girano e non sempre si fermano nelle loro tasche secondo regole e giustizia. Ragazze sospettose che ormai mancano apertamente e palesemente (almeno tra loro) di rispetto al capo, al padrone, a “Papi” e (sempre tra loro) lo chiamano “Francesca” o “Giancarlo”. E’ basso impero, ormai, tra il “palazzo” (Arcore) e il “castello” (la villa sul lago) dove stanno per finire i giorni delle feste. C’è aria di smobilitazione e si cerca di afferrare quel che si può che ci sono i conti della palestra da pagare… Si fanno gli ultimi piani… Ma neppure loro, le “ragazzacce” di Arcore, sembrano più crederci tanto e gridano sguaiate turpiloqui telefonici…
Ma anche in questo gruppo di telefonate (settembre-ottobre 2010) si colgono particolari interessanti: ancora sulla gestione dell’immobiliare Olgettina; sul meccanismo (che si è ripetuto più volte) della “favorita” del sultano; sui pagamenti per le notti; sul fatto che, almeno stando a Nicole e alle altre, Ruby sarebbe stata profumatamente pagata per il suo silenzio…
LE TELEFONATE: 18/ NICOLE, IRIS, BARBARA, MARYSTHELL
LE TELEFONATE: 17/ LA CASA PER LE GEMELLE
Il mutuo di Nicole. Nicole è nera con Annina (Ioanna Visan) e ne parla fuori dai denti con la fida Iris Berardi e con Marysthell in due successive telefonate del 23 settembre e del 2 ottobre 2010. La ragazza romena si deve essere fatta un suo film secondo il quale la Minetti starebbe per diventare proprietaria di uno degli appartamenti dell’Olgettina. Per questo ha sparso in giro la voce che lei non vuole avere problemi, “o pagare per qualcun’altra…”.
Insomma vorrebbe che Nicole le intestasse l’affitto della casa in cui vive. Lo ha detto in giro e, alla fine, lo ha chiesto alla stessa Nicole. Nicole, lì per lì, non ha capito e le ha domandato se aveva una busta paga o un garante che permettesse l’operazione. Poi, quando ha compreso le ragioni che spingono Annina, è andata su tutte le furie: “Quella stronza – grida ora al telefono con Iris – quella lurida stronza…”. E ancora: “Dunque credeva che io avessi un mutuo sulla casa? Poniamo per un attimo che fosse vero… Quindi lei voleva farsela intestare per portarmela via.. per rubarmela…”. E giù insulti che trovano l’appoggio e la comprensione di Iris.
Spiegazione: Annina, divorata dal sospetto, teme che Nicole Minetti venga pagata da “Papi” per i suoi servigi con un appartamento in proprietà e cerca un po’ ingenuamente di metterci le mani. L’ira di Nicole è giustificata, ma le ragazze sembrano davvero un po’ tutte fuori di testa e decisamente prive di scrupoli.
“Devo fare cassa”. Una telefonata di appena 25 secondi tra Nicole e Barbara Faggioli. Ma anche una delle più amare e sintomatiche del mondo folle e perverso creato intorno a sé dal Cavaliere. Poche battute: “Mi sono rimasti mille euro… Devo fare cassa per pagare la palestra” dice Barbara Faggioli alludendo speranzosa a una festicciola imminente dove, con un po’ di bunga-bunga, è facile rimediare qualche bigliettone. Nicole la disillude: “La vedo buia, questo weekend”. Ma l’altra ha un piano in testa: “Ma c’è anche la settimana, amore mio… Eh, eh, (ridacchiando; ndr)… Io in settimana sono a Roma a dare gli esami…”. Quello che si dice unire l’utile…
“‘Sto porco schifoso…”. L’insulto (in una telefonata del 18 ottobre 2010) è riferito a Berlusconi reo di essere poco generoso e di lasciare a secco le ragazze del bunga-bunga o di ricompensarle con soli duemila euro. Ma anche di mandare una a dormire per sceglierne un’altra per la notte. Al telefono, ne parlano Nicole e Marysthell con la partecipazione in sottofondo di Miriam Loddo e Barbara Faggioli. Si comincia lamentandosi in sordina, si finisce a gridare insulti, quasi cori da stadio contro di “lui” che si comporta male mentre “Ruby prende 60… E noi niente”. Fino a progettare altri incontri in cui mettersi d’accordo per fargliela pagare. Pagare a chi? A Berlusconi, ovviamente… Ma le ragazze sanno di essere intercettate e, così decidono di trasformare Silvio in “Francesca”, “…quella nostra amica che si scopa i ragazzi di tutte…”. Si vedranno, ne parleranno e troveranno il modo per … punire Francesca… “Dobbiamo farci cattive” sentenzia Nicole.
La dama del castello. Nel castello (la villa sul lago) c’è una scocciatissima Barbara Faggioli che è rimasta invano ad attendere “lui” che non si è fatto vivo all’appuntamento. La scusa usata da “Giancarlo” (Berlusconi) è la politica romana… Ma le ragazze non ci credono e, per telefono, Barbara e Nicole parlano della possibile esistenza di una nuova “fidanzata ufficiale”. Barbara ha un’idea, ma Nicole non riesce a indovinare: “… L’abbiamo conosciuta sul lago molto da vicino… Ha fatto anche una scenata…” suggerisce Barbara. E Nicole capisce: “Katrina”. E’ dunque cominciata l’era di Katrina Knezevic, la miss montenegrina che, ancora oggi, dice di essere la fidanzata del Cavaliere.
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fonte repubblica.it
ORRORE A NAPOLI – I genitori orchi legavano la figlia al letto e la “vendevano” per cibo e pochi euro

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I genitori orchi legavano la figlia al letto e la “vendevano” per cibo e pochi euro
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NAPOLI – È stata ridotta per anni in uno stato di schiavitù dai suoi genitori che la costringevano a lavorare e a prostituirsi per pochi euro. È la triste storia di Maria (nome di fantasia), una ragazza di 23 anni di Cicciano che dopo aver subito maltrattamenti e vessazioni è scappata di casa e finalmente ha trovato il coraggio di denunciare i suoi genitori aguzzini ai carabinieri.
Ci sono voluti due anni di indagini per accertare la veridicità del terribile racconto fornito alle forze dell’ordine e alla magistratura. Un lavoro certosino per riscontrare quelle terribili accuse che l’altro giorno hanno consentito, su disposizione del tribunale di Nola di arrestare i genitori della vittima. A far scattare le manette intorno ai polsi del padre A. P. e della madre R. P. rispettivamente di 61 e 51 anni sono stati i carabinieri della stazione di Acerra guidati dal maresciallo Vincenzo Vacchiano i e i militari della compagnia di Castelcisterna diretta dal capitano Michele D’Agosto.
Alla ragazza, allora minorenne, sarebbe stato imposto con la forza di prostituirsi in cambio non solo di una decina di euro, ma anche di alimenti che venivano consegnati direttamente nelle mani dei genitori. E addirittura la povera Maria sarebbe stata addirittura immobilizzata sul letto di casa per costringerla ad avere rapporti sessuali a pagamento. A spingere a raccontare, dopo anni, le sevizie subite è stata una famiglia di Acerra dove la ragazza si era rifugiata per sfuggire al suo terribile destino di schiavitù. Sono stati proprio quei «genitori adottivi» i primi ad accorgersi che qualcosa non andava nel comportamento di quella ragazzina esile, bassina e dai capelli folti e neri.
I suoi incubi nel cuore della notte, le sue paure, il suo atteggiamento inspiegabilmente diffidente e guardingo avevano spinto la famigliola acerrana ad indagare sul passato di Maria fino a scoprire la terribile verità.
Ed è così che due anni fa circa la ragazza si convince a denunciare le vessazioni subite «fin dalla tenera età» ai carabinieri di Acerra. Maria ha conseguito a malapena il diploma di scuola media inferiore, ma fin da quando era minorenne sarebbe stata costretta dai genitori in un primo momento a lavorare come donna di pulizia presso famiglie e condomini di Cicciano. Ma del denaro che riusciva racimolare non ne vedeva nemmeno l’ombra. Finiva direttamente nelle tasche dei genitori.
Successivamente la ragazza sarebbe stata costretta a subire con condizionamenti psicologici, ma anche con minacce e percosse, rapporti sessuali in cambio di denaro. Le prestazioni sessuali sarebbero avvenute fin da quando era minorenne direttamente nell’abitazione di famiglia, in un quartiere popolare di Cicciano.
I genitori sono entrambi disoccupati e con precedenti penali. Il padre, 61 anni, in passato sarebbe stato denunciato per contrabbando. La madre di 10 anni più giovane del consorte, è invece una casalinga. Insieme, hanno accertato i carabinieri dopo due anni di indagini, avrebbero ridotto praticamente in schiavitù la loro figlia. In famiglia pare che nessuno si sia accorto del dramma che stava vivendo la giovane fino a quando non sono scattate le manette. I due genitori, dopo gli accertamenti di rito, sono stati incarcerati rispettivamente al carcere napoletano di Poggioreale ed a Pozzuoli.
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Pescara, vendeva la figlia di 12 anni a un novantaduenne per giocare al Bingo
Pescara, vendeva la figlia di 12 anni a novantenne per giocare al Bingo
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PESCARA – Una madre è stata arrestata a Pescara perchè faceva prostituire la figlia dodicenne per andare a giocare al Bingo. Arrestati anche due clienti: un vecchio di 92 anni, vicino di casa della donna, e un diciottenne affetto da disturbi comportamentali e ritardo cognitivo, assistito dai Servizi sociali. I tre sono stati arrestati all’alba dagli agenti della squadra mobile .
La donna, 43 anni, deve rispondere di prostituzione minorile: in più occasioni avrebbe indotto la figlia ad avere rapporti sessuali con uomini in cambio di denaro. La misura cautelare è stata emessa dal gip Giuseppe Romano Gargarella su richiesta del Pm Simonetta Ciccarelli. I due, posti agli arresti domiciliari, sono accusati di atti sessuali con persona minore di 14 anni. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vittima sarebbe cresciuta in una famiglia «difficile», dove la miseria e gli espedienti per farvi fronte erano di casa. Un padre lontano ed una madre alla continua ricerca di denaro avrebbero fatto sì che la dodicenne diventasse presto l’oggetto di «insane» e «illecite» attenzioni sessuali.
La madre in particolare non avrebbe esitato in più occasioni a farla prostituire, vedendo in lei una sicura fonte di guadagno per far fronte non solo alle difficoltà economiche quotidiane, ma anche per assecondare la sua passione per il gioco del bingo.
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Sabato 08 Ottobre 2011 – 11:44 Ultimo aggiornamento: 17:42
fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=165743&sez=HOME_INITALIA
Ruby, per il Cavaliere si apre il “processo perfetto”
Ruby, per il Cavaliere si apre il “processo perfetto”
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Domani via al procedimento per concussione e sesso con una minorenne che l’imputato Berlusconi teme come una tenaglia. A sorpresa la modella Imane parte civile
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di PIERO COLAPRICO
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Karima El Mahroug
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MILANO – È l’ora: si alza il sipario su quello che, dietro le quinte, parlando con i suoi colleghi, l’avvocato Niccolò Ghedini, aveva definito sarcasticamente “Il processo perfetto”. Perfetto – questo il timore – per stringere in una tenaglia l’imputato-premier e la sua immagine.
Per capire la situazione, immaginiamo due binari. Al piano terra, nella grande aula, domani c’è il binario riservato a un unico imputato, lui: Silvio Berlusconi, 75enne. È al centro della complessa inchiesta nata intorno a Karima El Mahroug, detta da se medesima Ruby Rubacuori. Immigrata marocchina, scappata di casa, arrivata ad Arcore, nel sotterraneo del bunga bunga, tra colleghe nude e danzanti, ad appena diciassette anni. Qui, in questo processo, siamo alle ultime schermaglie procedurali. Stiamo cioè entrando nel vivo delle due accuse.
La prima è concussione: Berlusconi, come si sa, ha telefonato personalmente in questura per ottenere indebitamente, nel maggio 2010, il rilascio di Ruby, già così ciarliera da vantarsi con i poliziotti increduli della sua altolocata amicizia. Berlusconi telefona per affannarsi a coprire, sostiene l’accusa, un altro suo reato. Aver pagato la minorenne: banconote da 500 euro in cambio di sesso. Il reato si consuma anche se la minore non viene toccata, ma soltanto “inserita” in un contesto di scene sessuali. E il bunga bunga che altro è? Spaventato, da Parigi Berlusconi “deve” chiamare i poliziotti e “vincerli” affinché Ruby sia affidata al “consigliere ministeriale” (carica inesistente) Nicole Minetti.
C’erano i tempi tecnici per chiedere il processo immediato, i pubblici ministeri l’hanno ottenuto: perciò Berlusconi (domani assente) si ritrova sul solitario binario del processo pubblico già avviato, nell’aula al piano terra. Ma sempre domani, sei piani più su e a porte ancora chiuse, davanti al giudice delle udienze preliminari, eccoci – attenzione – sul secondo binario. È una coincidenza di date che offre su un piatto d’argento la perfetta chiave di lettura giudiziaria.
Davanti al gup viene esaminata la posizione penale del triumvirato di Arcore, composto da Lele Mora, bancarottiere ora ricoverato in ospedale, dopo tre mesi di carcere e un collasso, titolare di un’agenzia di spettacolo; Emilio Fede, direttore del Tg 4, amico o forse ex amico di Berlusconi”; Nicole Minetti, consigliere regionale pdl, e, a suo dire, cubista ed ex fidanzata di Berlusconi. I tre sono accusati di sfruttamento e favoreggiamento delle prostituzione anche minorile. Di portare, cioè, “carne nuova” (espressione citata in un’intercettazione) al “drago” (epiteto dell’ex moglie Veronica Lario) appostato nella Villa Casati Stampa.
Gran parte delle prove d’accusa sono le stesse per entrambi i processi. Ma le indagini sul secondo binario procedono più “sciolte”. C’entrano con la gestione degli appartamenti di via Olgettina, con le “papi-girl”, con gli inviti e i “trasporti” alle feste, con il giro dei soldi. Se il gup darà l’okay, anche questo processo si terrà pubblicamente, e comincerà entro l’anno. Non è difficile comprendere perché questo doppio binario, fortemente voluto dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini, stia mettendo apprensione nel mondo politico di centrodestra. Perché non c’è riparo.
L’unica strada rimasta alla difesa Berlusconi per bloccare il processo Ruby-Berlusconi non è giudiziaria, è politica. È stato infatti sollevato, grazie alla maggioranza parlamentare, il conflitto di attribuzioni davanti alla corte costituzionale. Berlusconi – sostiene la difesa – ha telefonato alla questura nelle funzioni di presidente del consiglio e non di “cliente” impaurito. Il 7 febbraio del 2012 la Suprema Corte si riunirà per decidere se impedire ai giudici di Milano di eventualmente assolvere o punire Berlusconi. O se il caso deve passare al Tribunale dei ministri.
Ma – questo è il punto cruciale del “processo perfetto” – qualsiasi cosa potrà accadere al processo Ruby-Berlusconi, che gli avvocati tenteranno di ritardare in attesa della Corte, andrà nel frattempo avanti il processo Ruby-Fede (più Mora e Minetti). E siccome i testimoni sono in gran parte gli stessi, siccome il sostituto Antonio Sangermano dovrà affiancare Boccassini melò processo al premier e Pietro Forno nel processo agli altri tre, non può essere impedito quello che Berlusconi teme più di qualsiasi altra cosa: la sfilata delle ragazze davanti ai giornalisti di mezzo mondo, in un’aula dove anche i suoi sostenitori potranno ascoltare gli interrogatori e le ricostruzioni dei fatti. Dove le accuse di concussione e sesso con minori a pagamento possono trovare nuovi riscontri “in diretta”. Dove il nervosismo dei Mora, Fede e Minetti, senza leader accanto, può crescere e deflagrare.
Basta citare tre casi di testimoni per comprendere il senso della paura berlusconiana: Flavio Briatore, Imane Fadil, Ambra e Chiara.
Briatore era ed è un teste a difesa. Uno che, lo scorso autunno, davanti all’avvocato Ghedini, sosteneva quanto fossero “eleganti” le cene di Arcore. Bene, intercettato in primavera, mentre parla con Daniela Santanché, racconta di un Lele Mora che è in imbarazzo, perché deve continuare a portare donne nonostante l’inchiesta. Si lamenta, Briatore, per il premier “malato”. Aggiunge quanto avesse “ragione Veronica”. In più, spiega all’amica sottosegretario come Emilio Fede abbia “strozzato” Mora, arraffando una ricca percentuale dei soldi ottenuti dal premier. E Mora, in carcere, ha confermato. L’eleganza non sembra molto di casa, ad Arcore.
Non basta. Da qualche settimana è scoppiata l’inattesa “bomba” Imane Fadil, modella marocchina, 26 anni. É stata invitata più volte a casa del premier, ha molti ricordi. È lei che racconta di Minetti vestita da suora e di Katarina Knezevic, la giovane fidanzata montenegrina del premier, coetanea di Ruby Rubacuori, che ha una sorella maggiore, che tiene in scacco il premier. Katarina, rintracciata da Repubblica, ha confermato quel “fidanzamento”, ha avvalorato la versione di Imane, che ha presentato una pesantissima e circostanziata querela contro Emilio Fede. Dalla tribuna del Tg 4 le ha dato della bugiarda, ne ha sollecitato l’arresto. “Vedremo chi è il bugiardo”, s’infervora Imane, che domani arriva in aula. Perché vuole costituirsi parte civile: “Parlerò solo attraverso atti giudiziari”.
E così siamo a quota tre parti civili. L’hanno già fatto due ex concorrenti a miss Italia, che speravano di diventare “meteorine”: Ambra Battilana e Chiara Danese, anche loro in aula domani. Avevano da poco diciott’anni quando si ritrovarono in un baccanale, tra ragazze semisvestite che cantano “meno male che Silvio c’è” e una porno-statua che passa a tavola. Queste tre ragazze, più altre tre testimoni d’accusa, più le intercettazioni costate meno di 30mila euro in tutto, più vari riscontri, possono mettere Berlusconi sotto luci inevitabili. Possono costringere di fatto altre testimoni a chiedersi se vale la pena di rischiare incriminazioni per “salvare” il premier in difficoltà. La velocità delle indagini impedirà la possibilità della prescrizione. Sta in questo, appunto, il sarcasmo del “processo perfetto”. Cioè: è senza scampo, se i reati saranno provati, e la Procura ne è certa.
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02 ottobre 2011
fonte: http://www.repubblica.it/politica/2011/10/02/news/processo_ruby-22546407/?rss
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Abusi dei sacerdoti, le vittime chiedono all’Aia di indagare Papa Benedetto XVI “per crimini contro l’umanità”

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Abusi sacerdoti, vittime chiedono all’Aia di indagare Papa
AMSTERDAM (Reuters) – Gli avvocati delle vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti hanno chiesto alla Corte penale internazionale (Icc) di indagare Papa Benedetto XVI e tre alti prelati per crimini contro l’umanità, per aver consentito stupri e abusi sessuali su minori.
Assieme al gruppo newyorkese Center for constitutional rights (Ccr), il gruppo Survivors network of those abused by priests (Snap) ha presentato una denuncia all’Icc in cui sostiene che prelati del Vaticano hanno tollerato e consentito crimini sessuali.
“I crimini contro decine di migliaia di vittime, per lo più bambini, vengono coperti da prelati al più alto livello del Vaticano. In questo caso, è davvero il caso di dire che tutte le strade portano a Roma”, ha detto il rappresentante legale del Ccr, Pam Spees.
La Chiesa cattolica è stata scossa da una serie di scandali sessuali sia in Europa che negli Stati Uniti negli ultimi anni.
Un portavoce del Vaticano ha detto che per il momento non ci sono commenti. Non parla neppure l’ufficio del procuratore.
E’ comunque improbabile che l’Icc apra il caso, poiché non ha giurisdizione sul Vaticano, che non ha ratificato il trattato istitutivo del tribunale dell’Aia.
– Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia
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fonte: http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE78C0DR20110913
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CRONACHE DA FIRENZE
Irlanda, Santa Sede reagisce alle accuse. Preti pedofili a Cloyne, richiamato il nunzio
CITTA’ DEL VATICANO

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Irlanda, Santa Sede reagisce alle accuse
Preti pedofili a Cloyne, richiamato il nunzio
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Dopo la pubblicazione del rapporto della commissione d’inchiesta sugli abusi sessuali ai danni di minori nella diocesi a sud del paese e a seguito della accuse lanciate in Parlamento dal premier Kenny (“Vaticano ha incoraggiato a tacere”), Monsignor Giuseppe Leanza richiamato per consultazioni
Il premier irlandese Enda Kenny
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CITTA’ DEL VATICANO – La Segreteria vaticana ha richiamato il nunzio apostolico in Irlanda, monsignor Giuseppe Leanza, per consultazioni a seguito della pubblicazione, il 13 luglio scorso, del rapporto della commissione d’inchiesta del governo di Dublino sugli abusi ai danni di minori commessi da sacerdoti della diocesi di Cloyne, a sud del paese. La Segreteria di Stato e altri dicasteri vaticani dovranno mettere a punto una risposta ufficiale alle richieste provenienti dal governo irlandese circa il coinvolgimento del Vaticano nella copertura e insabbiamento di casi di abusi sessuali commessi da esponenti dal clero irlandese.
Si tratta della prima risposta del Vaticano al durissimo atto d’accusa pronunciato mercoledi scorso in Parlamento dal premier irlandese Enda Kenny, secondo cui “il rapporto della commissione ha evidenziato il tentativo della Santa Sede di bloccare un’inchiesta in uno Stato sovrano, democratico e Repubblica non più di tre anni fa, non trent’anni fa”.
Alle parole del premier aveva replicato padre Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. “La Santa Sede risponderà opportunamente alla domanda posta dal Governo irlandese a proposito del Rapporto sulla diocesi di Cloyne”. Il religioso aveva anche richiamato tutti a dibattere la vicenda con la massima obiettività, in modo da contribuire alla causa che deve stare maggiormente a cuore a tutti, cioè la salvaguardia dei bambini e dei giovani e il rinnovamento di un clima di fiducia e collaborazione a questo fine, nella Chiesa e nella società, come auspicato dal Papa nella sua Lettera ai cattolici dell’Irlanda”.
A sua volta, l’arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin aveva respinto con forza le accuse lanciate dal premier irlandese, sottolineando che nella diocesi di Cloyne sono state ignorate le norme del 2001, volute dall’allora cardinale Ratzinger, dunque dal Papa attuale.
Mercoledì scorso, davanti al Dail, la camera bassa del Parlamento irlandese, il premier Kenny aveva apertamente accusato il Vaticano di “disfunzione, disconnessione e elitarismo”, per aver incoraggiato i vescovi a non denunciare gli abusi da parte di 19 esponenti religiosi della diocesi di Cloyne alle autorità ufficiali, secondo quanto affermato dalla commissione d’inchiesta nel suo rapporto. Kenny non aveva usato mezzi termini. La vicenda di Cloyne, aveva affermato in Parlamento, “fa emergere la disfunzione, la disconnessione e l’elitarismo che dominano la cultura del Vaticano. Lo stupro e la tortura di bambini sono stati minimizzati per sostenere, invece, il primato delle istituzioni, il suo potere e la sua reputazione”.
Alla pubblicazione del rapporto, prima che Kenny pronunciasse il suo atto d’accusa, padre Lombardi si era già espresso, garantendo la volontà della Santa Sede di accertare la verità e una sua pronta risposta alle rivelazioni su Cloyne. In attesa di quella risposta, il gesuita aveva ricordato “gli intensi sentimenti di dolore e di riprovazione espressi dal Papa in occasione del suo incontro con i vescovi irlandesi, convocati in Vaticano l’11 dicembre del 2009 proprio per affrontare insieme la difficile situazione della Chiesa in Irlanda alla luce del Rapporto sull’Arcidiocesi di Dublino, allora recentemente pubblicato. Il Papa parlava allora apertamente di ‘sconcerto e vergogna’ per ‘i crimini odiosi’”.
Padre Lombardi aveva richiamato in proposito che “proprio in seguito a tale incontro, e a uno successivo del 15 e 16 febbraio 2010, il Papa ha pubblicato la sua nota e ampia Lettera ai Cattolici dell’Irlanda, del 19 marzo successivo, in cui si trovano le espressioni più forti ed eloquenti di partecipazione alle sofferenze delle vittime e delle loro famiglie, come pure di richiamo alle terribili responsabilità dei colpevoli e alle mancanze di responsabili della Chiesa nei loro compiti di governo o di sorveglianza. Una delle azioni concrete seguite alla Lettera del Papa è la visita apostolica alla Chiesa in Irlanda, articolata nelle visite alle quattro archidiocesi, ai seminari e alle Congregazioni religiose, visita i cui risultati sono in uno stadio avanzato di studio e di valutazione”.
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25 luglio 2011
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Preti pedofili, l’Irlanda accusa il Vaticano di continuare a coprirli
Preti pedofili, Irlanda contro Vaticano
Premier censura atteggiamento Chiesa

Enda Kenny
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CITTA’ DEL VATICANO – La cattolica Irlanda ha sferrato un attacco senza precedenti al Vaticano accusandolo di continuare a coprire i preti pedofili. Le prime avvisaglie di una escalation culminata con la presa di posizione del Premier Enda Kenny e poi del Parlamento, si erano registrate anche negli anni scorsi, quando la commissione d’inchiesta governativa sul sistema di accoglienza ed educazione dei bambini in stato di abbandono o con problemi familiari aveva pubblicato i risultati relativi ad un periodo che andava dal 1914 al 2000, dal quale emergeva un quadro inquietante dell’intero sistema di affidamento ed il ruolo omertoso della Chiesa. Molte diocesi pur sapendo dell’esistenza di situazioni terribili, al fine di preservare il buon nome dell’istituzione, avevano cercato di lavare i panni sporchi in casa senza rimuovere i problemi alla radice. E così il male si allargava. Fino ad arrivare all’ultimo capitolo.
«Questa è una Repubblica, non il Vaticano» ha detto il primo ministro Enda Kenny censurando il comportamento della Chiesa che anche ultimamente, nonostante i proclami della tolleranza zero, continua ad avere un atteggiamento ambiguo. Come del resto si evince da un secondo rapporto sugli abusi sessuali del clero. «Ha messo in luce un tentativo della Santa Sede di frustrare un’inchiesta in una Repubblica democratica e sovrana, e questo tre anni fa soltanto, non tre decenni fa».
Mai prima di oggi il capo di un governo irlandese aveva parlato con tanta forza contro il Vaticano. Kenny, e successivamente il Parlamento, in una mozione approvata all’unanimità hanno così accusato le gerarchie cattoliche d’aver messo gli interessi della Chiesa davanti a quelli delle vittime degli abusi.
E’ toccato all’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin a presentarsi in televisione per spiegare che «esistono norme all’interno della Chiesa» che impediscono di rompere il segreto della confessione e denunciare alla magistratura i preti pedofili. Il premier Kenny ha detto sic et simpliciter che le relazioni tra l’Irlanda e la Santa Sede non saranno d’ora in poi più le stesse dopo che la settimana scorsa il rapporto sulla diocesi di Cloyne – nella contea di Cork – ha messo in luce abusi su minori commessi da 19 sacerdoti e sulle relative coperture nel periodo dal 1996 al 2009. Il dossier, secondo il Parlamento, «scava nelle disfunzioni, l’elitismo, il narcisismo che domina fino a oggi la cultura del Vaticano».
Dopo la pubblicazione del Cloyne Report, il governo irlandese aveva convocato il nunzio apostolico a Dublino, l’arcivescovo Giuseppe Leanza, per chiedere una reazione ufficiale da Roma. «Arriverà in tempi ragionevoli». Ma l’unico commento arrivato dal Vaticano è stato finora solo quello del portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi: la pubblicazione del rapporto «segna una nuova tappa nel lungo e faticoso cammino di ricerca della verità, di penitenza e di purificazione, di guarigione e di rinnovamento della Chiesa in Irlanda. Un cammino a cui il Vaticano non si sente affatto estraneo ma vi partecipa con solidarietà e impegno».
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Giovedì 21 Luglio 2011 – 18:25
fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=157000&sez=HOME_NELMONDO
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CASERTA – Violenza sessuale su due minori orfane: condannati padre, zio, sorella e fidanzato
Violenza sessuale su due minori orfane: condannati padre, zio, sorella e fidanzato
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CASERTA – Dopo la prematura morte della madre, due bambine, che all’epoca dei fatti avevano 15 e 10 anni, furono costrette più volte dai parenti a subire rapporti sessuali completi: con l’accusa di violenza sessuale su minori sono stati arrestati stamani il padre, lo zio, la sorella e l’ex fidanzato di quest’ultima. La squadra mobile di Caserta, diretta dal vice questore aggiunto Angelo Morabito, ha eseguito stamani quattro ordinanze di arresto, di cui tre in carcere e una agli arresti domiciliari, nei confronti delle quattro persone di Gricignano d’Aversa (Caserta), tre delle quali componenti lo stesso nucleo familiare. La misura è stata emessa dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), su richiesta della Procura, immediatamente dopo le pesanti condanne – che variano dai 16 ai 12 anni di reclusione – inflitte ieri nei loro confronti dallo stesso tribunale.
Le indagini della Sezione Reati sessuali e contro i minori della Squadra Mobile di Caserta, avviate dopo una segnalazione dei servizi sociali, avevano accertato che le due minori, dopo la morte della madre, in ripetute circostanze erano state costrette dai loro congiunti a subire rapporti sessuali completi.
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Sabato 16 Luglio 2011 – 09:46 Ultimo aggiornamento: 13:31
fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=156333&sez=HOME_INITALIA
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