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Legge elettorale, interviene Franceschini. “Polemica inventata, non esiste il ‘porcellinum’”

Legge elettorale, interviene Franceschini. "Polemica inventata, non esiste il 'porcellinum'"
Dario Franceschini con il premier Enrico Letta (imagoec)

Legge elettorale, interviene Franceschini.
“Polemica inventata, non esiste il ‘porcellinum’”

Il ministro per i Rapporti con il Parlamento interrompe la lunga serie di commenti di esponenti del Pd contrari all’idea di un semplice “ritocco” dell’attuale legge elettorale. Dopo Renzi, anche Epifani, Finocchiaro, Veltroni, Gentiloni, Chiti, Cuperlo, Gozi. “La sostanza e l’ampiezza di queste norme la deciderà il Parlamento che è sovrano”

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ROMA - “Mi domando perché vengono alimentati continuamente dibattiti su cose inventate, come questa storia di un presunto accordo interno al governo sui ritocchi minimi al ‘porcellum’. Non esiste alcun ‘porcellinum’”. Così il ministro per i Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini, rispondendo ai giornalisti a Montecitorio, cerca di porre fine al lungo rosario di commenti negativi sull’idea di un semplice “ritocco” all’attuale legge elettorale dipanatosi di ora in ora attraverso le dichiarazioni di molti esponenti del Partito democratico.

“La riunione di maggioranza di mercoledì scorso ha soltanto auspicato che le mozioni da votare in aula il 29 maggio contengano l’impegno all’approvazione, entro il 31 luglio, di norme che evitino che, in qualsiasi momento si torni a votare, si voti con il porcellum. La sostanza e l’ampiezza di queste norme – ha spiegato ancora Franceschini – la deciderà ovviamente il Parlamento che è sovrano. Mi chiedo a cosa serva alimentare tensioni e polemiche su cose non vere. Non ci sono abbastanza tensioni su questioni vere?”.

Le parole di Franceschini sono evidentemente indirizzate a Matteo Renzi, che ieri aveva puntato i piedi: “Il ‘porcellum’ non si può correggere, modificare, emendare se è una porcata, così come l’ha definito quello statista in camicia verde che è Calderoli. Se il ‘porcellum’ lo cambi un pochino diventa un ‘maialinum’”.

Ma Renzi non è l’unica voce in seno al Pd contro il semplice “lifting” del ‘porcellum’. Il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, si dice non convinto dall’ipotesi di eliminare solo il premio di maggioranza senza toccare le liste bloccate, perché si rischia di produrre una legge “assolutamente non giusta” e un “Parlamento ingovernabile”. Epifani quindi ribadisce: “Noi abbiamo una preferenza per il ‘mattarellum’, ma si possono trovare altre strade”.

E’ la volta di Anna Finocchiaro: “Io penso che le modifiche annunciate al Porcellum, che forse in linea di principio rispondono ai rilievi che sono venuti dalla Consulta, non siano utili, ma anzi pericolose. Quelle modifiche, infatti, non rispondono al problema politico che abbiamo davanti: quello di garantire la governabilità e di restituire ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Ricordo che tutte le forze politiche, nella scorsa legislatura, si erano impegnate di fronte all’opinione pubblica ad abrogare il Porcellum”.

“Ho letto dichiarazioni autorevoli che dicono no a ritorni al passato – aggiunge la senatrice del Pd e presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato -. Ma io penso che proprio con la soglia al 40% per l’ottenimento del premio di maggioranza (o peggio ancora con la cancellazione del proemio di maggioranza) rischiamo un brutto ritorno al passato. Ci troveremmo di fronte, visto il quadro politico italiano, al pericolo dell’ingovernabilità che ci porterebbe obbligatoriamente a nuove larghe intese. Esperienza che, pur sostenendo con lealtà e con la propria identità il governo, il Pd considera una eccezione”.

A Tgcom24, Rosy Bindi: “Il Pdl dice che non è una priorità, ma lo è nella misura in cui abbiamo deciso insieme. E spero che per il Pdl sia ancora così, che non si andrà mai più al voto con il ‘porcellum’. Non basta congelare il ‘porcellum’, bisogna intervenire”.

Nell’intervista rilasciata a Repubblica, Walter Veltroni spiega: “Se l’unica modifica consiste nell’introdurre una soglia del 40 per cento per ottenere il premio di maggioranza, non va bene. Possono esserci altre soluzioni per rispettare la Corte Costituzionale. Oggi abbiamo un sistema politico sostanzialmente tripartito, con uno dei tre soggetti disinteressato al governo, e dunque rischiamo di dare una strumentazione elettorale alla prosecuzione delle larghe intese. Berlusconi è il più interessato a una prospettiva di questo genere”, mentre “la ragione stessa dell’esistenza del Partito democratico è l’alternanza, è una maggioranza riformista che è ancora il dato inedito della storia italiana”.

L’idea del “ritocco” al ‘procellum’ non convince neanche Paolo Gentiloni: “Lo imbalsamerebbe. Se ci limitiamo a tenerci il ‘porcellum’ con un piccolo ritocco finiamo per imbalsamare la legge e le condizioni straordinarie che hanno portato a questo governo straordinario di larghe intese. Questo è inaccettabile”.

Ed ecco, ancora, il senatore Vannino Chiti, presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea: “Nessuna piccola modifica può rendere il ‘porcellum’ una buona legge. Semplicemente, va spazzato via”. Secondo Chiti, “per metterci al riparo dal pericolo di tornare a votare, ancora una volta, con questa pessima legge elettorale, ripristiniamo la legge Mattarella, come avevano chiesto nel 2011 centinaia di migliaia di cittadini attraverso la raccolta delle firme per il referendum. In attesa di portare a termine la riforma del Parlamento e del governo, non possiamo pensare di passare dal porcellum al porcellinum”.

L’elenco si arricchisce del nome di Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria del Pd, che in un’intervista al Manifesto boccia le “correzioni di dettaglio” al porcellum. “Sulla legge elettorale abbiamo un imperativo  categorico: non tornare mai più al voto con il porcellum. Apportare correttivi di superficie rischia di lasciare inevaso il tema di fondo: la nuova legge deve garantire la governabilità e restituire agli elettori il diritto di scegliere i propri rappresentanti”.

Tornare al ‘mattarellum’ è l’imperativo perorato con decisione da Sandro Gozi ad Agorà, su Raitre: “Dobbiamo fare una nuova legge elettorale e credo che la vera clausola di sicurezza sia tornare subito al Mattarellum. Se si può fare una riforma in senso semipresidenzialista, come alcuni del Pd e molti del centrodestra da sempre propongono, accompagnata da una legge maggioritaria a doppio turno, facciamola rapidamente”.
(24 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Don Luigi Merola a tutto campo: contro de Magistris, Grillo e la De Filippi

Don Luigi Merola a tutto campo: contro de Magistris, Grillo e la De Filippi Don Luigi Merola

Don Luigi Merola a tutto campo:
contro de Magistris, Grillo e la De Filippi

Il parroco anticamorra: “Bisogna allontanare i bambini dalla tv spazzatura”

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“Bisogna toglierli dalla strada, dalla televisione spazzatura e dal web: Maria De Filippi è la vera cattiva maestra d’Italia”: lo ha detto a Gorizia, nella giornata inaugurale del festival internazionale “èStoria”, don Luigi Merola, già parroco del quartiere napoletano di Forcella, in prima linea da anni nella lotta alla camorra.

Parlando dell’educazione dei giovani, il sacerdote ha invitato ad investire di più, e a inserire la scolarizzazione e la prevenzione dell’abbandono scolastico tra le priorità.

Parole dure anche per l’ex ministro all’Istruzione Mariastella Gelmini che, a suo giudizio, “ha distrutto la scuola italiana, che era già in rovina”.

Ma ce n’é anche per de Magistris e per Grillo. “De Magistris a Napoli ha fatto due cose: ha chiuso il centro storico e fatto la pista ciclopedonale, manco fossimo nella Pianura padana”, dice Merola. “Ma purtroppo non ascolta nessuno. Noi napoletani non sappiamo a che santo dobbiamo votarci, ma saremo proprio noi, alla fine che salveremo Napoli”.

E sulla poi politica nazionale: “Non capisco Grillo, è un fenomeno tutto italiano. Come si fa a non avere nessun rispetto delle istituzioni, come si fa a dire arrendetevi a chi rappresenta l’Italia? Vogliamo costruire qualcosa o soltanto opporci?”. (24 maggio 2013)

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fonte napoli.repubblica.it

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Epifani, polemica con Fiom e Sel “Non mi piace la sinistra che fugge”

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Epifani, polemica con Fiom e Sel
“Non mi piace la sinistra che fugge”

20:25 19 MAG 2013

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(AGI) – Avellino, 19 mag. – “Non mi piace la sinistra che scappa di fronte alle difficolta’”. Questo il messaggio che il segretario del Pd Guglielmo Epifani invia da Avellino a Sel. “Non si deve tornare ad avere due sinistre”, ha aggiunto, “una che si fa carico delle difficolta’ ed una che non le vuole”. “Ieri mi e’ pesato non stare in piazza”, sottolinea Epifani tornando sulle polemiche seguite alla mancata partecipazione di una delegazione del Pd alla manifestazione organizzata dalla Fiom.

“Non mi piace pero’ - spiega il segretario nazionale del Pd – quello che accadeva con il governo Prodi, quando c’erano ministri che andavano in piazza e sfilavano contro il governo. Pretendo serieta’ e diamo serieta’”. “Non ci facciamo abbagliare da Grillo. Noi sappiamo per certo che ogni volta che si contrappone la piazza al parlamento, li’ nasce la notte della democrazia”, afferma il segretario del Pd che rincara la dose. “Non funziona cosi’ la democrazia, io non mi permetterei mai di dire ad un grillino ‘strappa la tessera’”, insiste Epifani replicando a Grillo, che ieri aveva invitato i giovani del partito Democratico ad aderire al suo movimento e a strappare la tessera del Pd. “Io rispetto quella appartenenza – aggiunge Epifani – e chiedo a tutti il rispetto per il Pd”. “Come si commenta in democrazia – si domanda il segretario del partito Democratico – quando dici ai cittadini di buttar via una tessera?”.

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fonte agi.it

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STANGATA PER LE FAMIGLIE – Aumento Iva, non si cambia: governo orientato a lasciarla al 22%

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Aumento Iva, non si cambia: governo orientato a lasciarla al 22%

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di Michele Di Branco

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ROMA – Una stangata compresa tra 100 e 200 euro per le famiglie. E una mazzata per molti negozi costretti a chiudere. Per il previsto ritocco dell’aliquota Iva dal 21 al 22%, programmato per luglio in base a una legge voluta dal governo Monti, è scattato il count down. Che ha messo in allarme le associazioni di consumatori e di categoria, sempre più consapevoli che il governo guidato da Enrico Letta, alle prese con le ristrettezze di bilancio, è sempre più orientato a non mettere mano alla normativa che introduce l’aumento dell’imposta. Il cui ritocco di 1 punto – si teme – si tradurrà in un bagno gelato per i portafogli degli italiani con conseguenze a cascata sui consumi e sulla tenuta di molti esercizi commerciali, già messi a dura prova dalla crisi. Basti dire che per una famiglia di tre persone, a esempio, il rincaro dei prezzi legato a quello dell’Iva potrebbe provocare una spesa aggiuntiva di 135 euro l’anno e la chiusura, entro il 2013, di 26 mila esercizi commerciali in tutta Italia.

A lanciare l’allarme in cifre è l’Ufficio studi di Confcommercio, che ieri ha rivisto la previsione del saldo natalità-mortalità delle imprese del commercio al dettaglio alla luce del sempre più probabile scatto dell’imposta sui consumi. Per fare meglio comprendere la portata potenzialmente negativa della misura, i commercianti fanno notare che l’aliquota standard Iva (quella interessata dal rialzo estivo) riguarda il 70% circa dei consumi totali. Per tale ragione il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ha nuovamente chiesto al governo Letta di evitare «un’altra calamità sui consumi». La domanda interna, che fra investimenti e consumi muove l’80% del Pil, ora è ferma e dunque, secondo Sangalli «alzare l’aliquota significa assestarle un colpo letale. Alle aziende in crisi serve un segnale forte è quel segnale non è certo l’aumento dell’Iva». Come sempre in questi casi, alla preoccupata analisi dei commercianti si affiancano le valutazioni delle associazioni dei consumatori che, sebbene i loro numeri risultino spesso viziati da pressapochismo, hanno però il merito di portare i temi caldi all’attenzione dei consumatori.

GLI AGGRAVI IN VISTA

Secondo la Cgia di Mestre, impegnata in prima fila in una battaglia contro il fisco, se il governo non riuscirà a scongiurare l’aumento dell’Iva, gli aggravi di imposta sui portafogli delle famiglie italiane «saranno pesantissimi, pari a 2,1 miliardi di euro nel 2013 e ben 4,2 miliardi nel 2014». Per una particolare coincidenza, si fa osservare, i 2,1 miliardi del 2013 sono più o meno la cifra che corrisponde all’acconto Imu sull’abitazione principale, quello posticipato al 16 settembre dal governo Letta in attesa di portare a termine una riforma complessiva della tassazione. A consumi invariati, la Cgia stima che per un nucleo costituito da tre persone l’aggravio medio annuo sarà di 88 euro. Nel caso di una famiglia di quattro componenti, l’incremento medio annuo sarà invece di 103 euro. Tuttavia, considerato che per il 2013 l’aumento dell’Iva produrrà effetti solo nel secondo semestre, per l’anno in corso gli aumenti di spesa saranno la metà: 44 euro per la famiglia da tre persone; 51,5 euro per quella da quattro.

I SETTORI COLPITI

Nel dettaglio, i rincari che peseranno di più sui portafogli si verificheranno quando ci recheremo a fare il pieno dell’auto o saremo costretti a portarla dal meccanico o dal carrozziere (33 euro l’anno per una famiglia di tre persone, 39 euro se il nucleo è composto da 4 persone), per l’acquisto dei capi di abbigliamento e per le calzature (18 euro l’anno per una famiglia di 3 persone, 20 euro se il nucleo è di 4) e per l’acquisto di mobili, elettrodomestici o articoli per la casa (13 e 17 euro).

Pesante anche lo scenario prefigurato da Federconsumatori, secondo cui l’aumento dell’Iva determinerà una ricaduta negativa complessiva di 207 euro annui in più a famiglia con un nucleo di tre persone. Includendo nel conteggio anche Tares e Imu si arriverebbe ad un rincaro di 734 euro a famiglia.

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fonte ilmessaggero.it

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Grillo: ‘Gli iscritti al Pd straccino le tessere e vengano con noi’

Beppe Grillo

‘La sfida sarà con il Cavaliere’

Grillo: ‘Gli iscritti al Pd straccino le tessere e vengano con noi’

Grillo invita gli iscritti al Pd a stracciare la tessera e ad avvicinarsi al suo movimento: “tornate a essere cittadini!”, dice dopo aver anche accennato a un’autocritica sul rapporto del Movimento 5 Stelle con la stampa

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Milano, 18-05-2013

Beppe Grillo attacca a testa bassa i democratici invitando gli iscritti al Pd a stracciare la tessera e ad avvicinarsi al suo movimento. “C’e’ ancora gente iscritta al partito democratico, nonostante anni di inciucio e finta opposizione. Ma stracciate la tessera e tornate a essere cittadini!”, dice dopo aver anche accennato a un’autocritica sul rapporto del Movimento 5 Stelle con la stampa.

E ammettendo di aver “peccato sulla comunicazione”, aprendo cosi’ alla possibilita’ di “andare in televisione”. Il leader dei 5 stelle e’ tornato quindi ad affermare che la sfida alle prossime elezioni sara’ tra il M5s e Silvio Berlusconi, proprio perche’ “il Pd e’ finito”. Inoltre ha criticato la sospensione dell’Imu definendola solo un inutile “zuccherino”.

Beppe Grillo ha fatto tappa a Cinisello Balsamo e a Brugherio, due comuni a pochi chilometri da Milano dove si andra’ al voto, con il suo ‘Tutti a casa tour’ in vista delle elezioni amministrative. Interventi in piazze non gremite, ma pronte ad applaudire, dove non ha risparmiato attacchi al governo di Enrico Letta – definito “il governo di Silvio Berlusconi frutto di un ‘golpettino”‘ – e ha lanciato un appello agli elettori del Pd a “strappare le tessere e a portare a noi le vostre idee” perche’ “sono come le nostre”.

“Se crolliamo noi in questo Paese si rompono le dighe – ha spiegato – per questo chiediamo agli elettori del Pd di fare un percorso insieme”. Grillo si e’ soffermato anche sulla situazione internazionale, definendo il leader del partito euroscettico britannico Nigel Farage una persona “fantastica” e tornando a chiedere di “ridiscutere subito il debito” in sede europea. “Ci stanno guardando in tutto il mondo – ha proseguito – in Europa sono rimasti agli scontri di piazza mentre noi abbiamo fatto entrare la polizia nel movimento. La polizia e i carabinieri ci votano”. Quindi ha spiegato che “senza di noi in Italia ci sarebbe l’estrema destra, come in Grecia”.

E nonostante l’apertura a una presenza in tv ha rinnovato gli attacchi ai mezzi d’informazione perche’ “se siamo in questo casino e’ colpa del fatto che non abbiamo una stampa normale”, e ha criticato il sistema scolastico prendendo spunto da un tema sul Movimento 5 Stelle assegnato a suo figlio, di 18 anni, come preparazione alla maturita’. “Tutti gli articoli da analizzare erano contro di noi e mio figlio giustamente si e’ incazzato – ha concluso – e’ stato un autogol della scuola, e dimostra la stupidita’ dell’ insegnamento”.

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fonte rainews24.it

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B. ineleggibile, il Pd tace

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B. ineleggibile, il Pd tace

Per legge il Cavaliere non può entrare in Senato perché concessionario di frequenze pubbliche. La giunta di Palazzo Madama ora deve applicare questa norma. Ma i parlamentari democratici chiamati a votare sono imbarazzati: «Non so, vedremo, devo leggere le carte». E la decisione potrebbe essere rinviata. Per sempre

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di Luca Sappino

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il capogruppo al Senato del Pd Luigi Zanda dice di sì all’ineleggibilità di Berlusconi e poi, sgridato da Enrico Letta, ci ripensa  . I senatori democratici membri della giunta per le elezioni si trincerano tutti, anche chi aveva firmato l’appello di ‘Micromega’, dietro al classico «devo leggere le carte», perché dal Pd, comunque vada, non arriverà alcuna indicazione. Non conviene e non serve: Berlusconi e il governo Letta sono già salvi.

Il tema si ripropone sempre uguale dopo ogni elezione: le concessioni pubbliche rendono Berlusconi ineleggibile? La risposta del Parlamento è sempre la stessa: no. Eppure Zanda, giovedì, aveva acceso le speranze di chi sostiene di sì: «Secondo la legge italiana – ha detto il senatore all’Avvenire – Silvio Berlusconi, in quanto concessionario, non è eleggibile. Ed è ridicolo che l’ineleggibilità colpisca Confalonieri e non lui».

L’entusiasmo è però durato un battito d’agenzia, perché dopo una telefonata del presidente del consiglio Enrico Letta e i rimproveri di alcuni colleghi di partito (Beppe Fioroni su tutti, in rima: «Una schermaglia al giorno leva il governo di torno»), Zanda ha corretto il tiro e precisato: «Da dieci anni esprimo una posizione personale, e non sarebbe serio cambiarla ora solo perché sono diventato capogruppo. Inoltre non faccio parte della giunta delle elezioni del Senato e quindi non voterò sull’ineleggibilità di Berlusconi». Insomma, sia chiaro che Zanda non parlava a nome del Pd. E, soprattutto, che la sua «è una posizione che non ha nulla a che vedere con la tenuta del governo Letta».

Proprio nulla, è vero. E il perché lo spiega ancora, candidamente, Beppe Fioroni: «I problemi di Formigoni e Berlusconi erano già noti a tutti quando abbiamo deciso di far parte di questo governo, e l’ineleggibilità non è nel programma approvato dalle Camere». Non solo. «Oltretutto – aggiunge Fioroni, chiudendo la polemica – ne abbiamo discusso per vent’anni, e Zanda era presente…». C’era Zanda, e infatti ricorda: «Non mi sfuggono i precedenti della Camera che ha già votato varie voltre sull’eleggibilità di Berlusconi». Non che questa, si badi, possa essere però una colpa imputabile al Pd: «Il Pd – chiarisce Zanda – non ha mai dato indicazioni di voto ai componenti della giunta, che hanno sempre scelto con la propria coscienza e con la propria testa».

Benissimo. E cosa decideranno questa volta? Le teste del Pd nella giunta sono otto, e tutte orientate dalla stessa parte, esclusa forse quella di Felice Casson, il più navigato, l’unico a dire di aver già deciso: «Conosco bene le carte e ho una mia posizione», dice il senatore che però non si espone, «per motivi di correttezza – precisa – preferisco non dire nulla prima che ci sia l’occasione per decidere sul tema».

Gli altri si dichiarano tutti impreparati. Doris Lo Moro, ad esempio, senatrice ed ex magistrato, con un passato nell’associazionismo antimafia di Libera subito premette, «Non mi aspetto alcuna indicazione dal gruppo», e poi aggiunge: «Che significa “voterà o no per l’ineleggibilità di Berlusconi? Questo è un tema serio e io lo affronterò senza pregiudizi».

E ‘senza pregiudizi’ vuole lavorare anche Claudio Moscardelli, senatore laziale: «Ci devo riflettere – dice – non ho ancora visto le carte». Le carte no, ma il dibattito pubblico procede da vent’anni: si sarà pur fatto un’idea? «A maggior ragione – spiega il senatore – la decisione non c’entra nulla con le opinioni politiche».

Il senatore Giorgio Pagliari, invece, che di mestiere fa il professore di diritto, parte deciso: «La questione politica del conflitto di interessi mi pare evidente, io ho anche firmato l’appello di ‘Micromega’». Benissimo, si dirà. Peccato che Pagliari, come i colleghi, tenga subito ad aggiungere: «Da membro della giunta, però, mi riservo di esaminare bene le carte».

Sì, perché tra firmare un appello ed esprimere un voto capace di far cadere il governo e terremotare la politica ce ne passa. Lo dice anche la senatrice Rosanna Filippin, segretaria del Pd Veneto, eletta alle primarie, e membro della giunta, che così si distingue dai colleghi con l’abitudine di firmare appelli: «Io ho troppo rispetto per il ruolo che ricopro. Non mi sembra opportuno sbilanciarsi prima di aver letto le carte, anche se si tratta di Berlusconi». Questo ovviamente, «quando e se – conclude la senatrice Filippin – ci troveremo a discuterene».

Quando e se? Esatto. Ed è ancora nelle parole di Beppe Fioroni, che vorrebbe mantenere la suspense, che si trova infatti la soluzione che eviterebbe ogni imbarazzo: «Ne parleremo – dice l’ex ministro – quando l’organo preposto affronterà la questione».

Il rischio è però che quel quando voglia dire mai. Due sono gli indizi: la giunta del Senato è l’unica a non essere ancora operativa, l’unica a non aver ancora eletto la propria presidenza, che pure dovrebbe arrivare martedì. E poi, il borsino degli equilibri di maggioranza lascia immaginare che la presidenza dovrebbe andare a leghista Raffaele Volpi, ben più gradito a Berlusconi di quanto sarebbero gli altri due pretendenti, il Cinque stelle Vito Crimi e il vendoliano Dario Stefano. Non vuol dire che, se dovesse esser sollevato il caso, non se ne parlerà mai, «ma la presidenza – spiega il senatore Casson – può certamente rimandare l’esame». Ancora.

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fonte espresso.repubblica.it

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“L’Imu? Ci sono altre priorità”, la Fiom sfila in corteo a Roma / VIDEO: Orfini (Pd) contestato: “Ci state prendendo per il culo”

Manifestazione Fiom, Orfini contestato: “Ci state prendendo per il culo”


Pubblicato in data 18/mag/2013

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"L'Imu? Ci sono altre priorità", la Fiom sfila in corteo a Roma

“L’Imu? Ci sono altre priorità”,
la Fiom sfila in corteo a Roma

Migliaia di manifestanti alla manifestazione per il lavoro. In piazza con il sindacato metalmeccanico anche Sel e il M5S, dal Pd solo adesioni personali in ordine sciolto. Landini: “Chi non c’è parla da solo, i democratici stanno con Berlusconi ma hanno paura della piazza”

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ROMA - E’ partito verso le 10 il corteo della Fiom-Cgil da piazza della Repubblica, al quale partecipano alcune migliaia di persone: lavoratori, metalmeccanici, esodati e molti giovani. Oltre 100 mila secondo gli organizzatori. Presenti Nichi Vendola e lo stato maggiore di Sel, oltre ad Antonio Ingoria. Nei giorni scorsi hanno annunciato la loro partecipazione anche diversi esponenti del M5S, mentre il Pd si è spaccato.

LE IMMAGINI

In piazza ci sono l’ex ministro Fabrizio Barca, il “giovane turco” Matteo Orfini e l’europarlamentare Sergio Cofferati. “Avrei sperato ci fosse il mio partito”, commenta. Il capogruppo alla Camera Speranza ha dato infatti forfait. “Dal capogruppo alla Camera del Pd Roberto Speranza ho ricevuto una telefonata ieri sera, mi ha detto che non poteva esserci ma che ci avrebbe lasciato un messaggio. Comunque ringrazio i partecipanti, e chi non c’è parla da solo”, dice il segretario generale della Fiom Maurizio Landini.

“Io non do consigli ad Epifani, dico solo che sono di sinistra e se non vengo al corteo della Fiom non so dove altro potrei andare”, sottolinea Nichi Vendola spiegando di essere in piazza con Fabrizio Barca e Maurizio Landini per “la costruzione della grande coalizione del lavoro che non è solo un fatto politico o sociale”. “E’ drammatica la solitudine dei lavoratori e delle lavoratrici, che uno che perde il lavoro si uccide dandosi fuoco. Il tema è il lavoro, tutto il resto sono chiacchiere”. aggiunge.

“Che l’Imu sia una tassa fatta male non c’è dubbio, ma non va cancellata per tutti: va mantenuta per le grandi proprietà”, spiega Landini prima della partenza del corteo. “Io vedo altre priorità – prosegue – come non aumentare l’Iva e detassare il lavoro dipendente, come costruire un piano di investimenti e tassare i grandi patrimoni e le rendite finanziarie. Su questo non ho sentito una discussione sufficiente di questo governo”. Il rischio che si corre, ha proseguito, è quello di un esecutivo “bloccato sotto il ricatto di Berlusconi”. Per Landini i primi provvedimenti presi ieri da Palazzo Chigi  “non ci fanno uscire dall’emergenza, non ci fanno guardare al futuro”. “Occorrono la riforma della cassa integrazione e il reddito di cittadinanza”, dice ancora il leader sindacale.

IL VIDEO

Tante in strada le bandiere rosse e gli striscioni, dominati dallo slogan: “Non possiamo più aspettare”. Prima dell’intervento conclusivo di Landini in piazza San Giovanni a prendere la parola è stato Stefano Rodotà. “Abbiamo sentito tante volte la parola ‘sacrifici’. Due domande vorrei fare: sacrifici perché e sacrifici per chi?”, ha detto il giurista. “Possiamo accettare – ha aggiunto – la logica per cui i diritti possono essere sacrificati? Possiamo considerare come unica legge inviolabile quella del mercato?”.

A chiudere la manifestazione è stato quindi il segretario della Fiom: “Siamo qui perché non riununciamo alla nostra idea di fondo: di voler cambiare questo Paese e mandare a casa chi ha prodotto questo disastro”. Poi Landini ha incalzato il Pd, presenta in piazza solo con singoli esponenti arrivati a titolo personale. “Non capisco come si può essere al governo con Berlusconi e avere paura di essere qui”, dice il leader sindacale. “Noi siamo la parte migliore del paese”, dice e poi, rispondendo all’enneisma domanda sulle ambizioni politiche della Fiom, conclude: “Tutte le volte che facciamo una manifestazione mi dicono che faccio in partito. Oh che due balle… Noi siamo autonomi, indipendenti e democratici. Misuratevi con le nostre proposte”. (18 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Pd, la stupidità non è una disgrazia

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fonte immagine blogo.it

Pd, la stupidità non è una disgrazia

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di | 17 maggio 2013

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Oltre un certo livello la stupidità non è più una disgrazia, è una colpa. Tutti sanno che il Pd ha fatto un governo con il Pdl. In realtà non è vero: il Pd ha fatto un governo con B. che ha ordinato ai suoi dipendenti di sostenerlo. Il Pd, grato (ci siamo salvati da Grillo e grillini), ha immediatamente accettato la prima delle condizioni di B.: abolire l’Imu. Naturalmente sia il Pd che B. sanno benissimo che l’Italia non può togliere dal proprio bilancio 5 o 6 miliardi di euro che da qualche parte dovranno essere recuperati; che l’unico modo per recuperarli è aumentare le imposte, probabilmente l’Irpef; che, in questo modo, l’onere contributivo ricadrà sui lavoratori dipendenti e sui pensionati visto che sono gli unici che non possono evadere; che l’abolizione dell’Imu significherà, come di consueto, privilegiare i ricchi e tartassare i poveracci. Fino a qui la stupidità cui alludo è quella degli elettori di B. tra cui ci sono molti ricchi (che non sono stupidi per niente) e moltissimi poveracci che non capiscono che i loro interessi non possono essere gli stessi di quelli di una partita Iva con una collezione di Ferrari nel garage della sua villa. Ma c’è un altro genere di stupidità, quella propria del Pd. L’abolizione dell’Imu si tradurrà automaticamente in incremento di popolarità per B.: ecco uno che mantiene le promesse! Proprio vero.
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Solo che questo uno è anche un delinquente (senso tecnico della parola: persona che delinque; e B. ha subito 6 sentenze di prescrizione: reati commessi ma è passato troppo tempo perché sia possibile mandarlo in prigione; 2 di amnistia e 2 perché il fatto non è più previsto come reato per via di leggi che si è fatto apposta) che a breve dovrebbe essere condannato – tra processi Ruby, Mediaset, De Gregorio e Unipol – a circa 15 anni di galera. Il che significa che l’unica riforma che proprio gli serve è quella sulla giustizia. Che sarà divisa in due parti: quanto serve per annullare l’effetto di queste sentenze, dunque amnistia e indulto (che tireranno fuori dalle prigioni tantissimi altri delinquenti) ovvero nuovo accorciamento dei termini di prescrizione; e quanto serve per bloccare le indagini in corso su B&C e altre che noi ancora non sappiamo, ma che lui sa benissimo (blocco intercettazioni e abrogazione del potere di iniziativa dei pm). Dunque B. pretenderà immediatamente la “sua” riforma della giustizia. E a questo punto il Pd che farà?
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Ipotesi 1: sì è proprio vero, la giustizia italiana è malata e costruita espressamente per perseguitare B. e gli altri benefattori del Paese; questa riforma è una priorità. Con il che l’Italia sarà fregata e l’illegalità, la prepotenza e il privilegio prospereranno.
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Ipotesi 2: non se ne parla nemmeno, la legalità è il cardine della convivenza civile; anzi, processo penale e processo civile vanno razionalizzati e resi efficaci. Ah sì?, ghignerà B.; e io vi tolgo la fiducia: nuove elezioni. E siccome gli stupidi, ipnotizzati dall’abolizione dell’Imu, saranno aumentati, le vincerà.
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E la riforma della giustizia (e l’uscita dall’euro, l’insolvenza programmata, la bancarotta etc. etc.) se la farà da solo. Questa stupidità non è più una colpa; è un delitto.

Il Fatto Quotidiano, 17 maggio 2013

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Giornata mondiale contro l’omofobia. Napolitano: “Intollerabili aggressioni a gay”

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fonte immagine homophobiaday.org

Giornata mondiale contro l’omofobia
Napolitano: “Intollerabili aggressioni a gay”

Messaggio del capo dello Stato in occasione della giornata indetta dall’Onu in difesa dei diritti degli omosessuali: “Impegno fermo nella denuncia delle discriminazioni”. La Boldrini: “Riconoscere unioni anche in Italia”. Il ministro Idem: “Serve una legge specifica contro i reati di omofobia”. Grasso: “Lo Stato si attivi non solo per il riconoscimento, ma anche per la concreta protezione dei diritti dei gay”. La Ue: “Un omosessuale su 4 vittima di aggressioni”

Giornata mondiale contro l'omofobia Napolitano: "Intollerabili aggressioni a gay" (imagoec)

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APPROFONDIMENTI

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ROMA“Esprimo la mia vicinanza a quanti sono stati vittime di intollerabili aggressioni e a quanti subiscono episodi di discriminazione che hanno per oggetto il loro orientamento sessuale”. Lo afferma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio in occasione della giornata contro l’omofobia. “La denuncia e il contrasto all’omofobia – ha detto il capo dello Stato – devono costituire un impegno fermo e costante non solo per le istituzioni ma per la società tutta”.
E intervenendo alla cerimonia il presidente della Camera, Laura Boldirini chiede che siano riconosciute giuridicamente agli  omosessuali “le loro unioni anche in Italia”.

VIDEO La campagna: “Siamo tutti vittime”Parole scritte sul corpoIl Docufilm

Nel suo discorso il presidente Napolitano rivolge “un pensiero particolare a quei giovani che per questo hanno subito odiosi atti di bullismo che, oltre ad aggravare le manifestazioni di discriminazione, alimentano pregiudizi e dannosi stereotipi. La cultura del rispetto dei diritti e della dignità della persona ha già trovato significative espressioni sul piano legislativo e deve trovare piena affermazione in primo luogo nella famiglia, nella scuola, nelle varie realtà sociali e in ogni forma di comunicazione. In momenti di difficoltà economica – come quelli che stiamo attraversando – più che mai è necessario vigilare affinchè il disagio sociale non concorra ad acuire fenomeni di esclusione gravemente lesivi dei valori costituzionali di uguaglianza e solidarietà  su cui si deve fondare una convivenza civile”.

INCHIESTA Gay, diritti e persecuzioni nel mondo

La ricerca della Ue. Secondo un rapporto dell’Unione europea diffuso nella Giornata Internazionale contro l’Omofobia, in Europa un omosessuale su quattro ha subito violenze o minacce negli ultimi cinque anni. Inoltre i due terzi della comunità di gay, lesbiche, bisessuali e trasgender (la cosiddetta comunità Lgbt) teme ancora di mostrare la propria sessualità in pubblico e la maggior parte di loro si sente discriminata. “Paura, isolamento e discriminazione sono fenomeni quotidiani per la comunità Lgbt in Europa”, ha denunciato nella relazione Morte Kjaerum, direttore dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali (FRA). Il sondaggio, descritto come il più corposo mai realizzato sul tema, ha ‘ascoltato’ 93mila persone nei 27 stati membri dell’Ue, con l’aggiunta della Croazia, prossimo a unirsi al ‘blocco’ nel mese di luglio. Oltre un quarto degli intervistati (il 26%) ha riferito di aver subito qualche aggressione, fisica o verbale, negli ultimi 5 anni.

Per il ministro per le Pari Opportunità, Josefa Idem “la solidarietà alle vittime e la condanna di questi atti vergognosi e inaccettabili non bastano”, è necessario “agire con determinazione affrontando il problema su vari piani”. Idem si è impegnata a sostenere l’adozione di una legge specifica contro i reati di omofobia e transfobia: “mi auguro possa essere approvata presto dal Parlamento con il più ampio sostegno possibile” ha detto.

Sui diritti dei gay è intervenuto anche il presidenti del Senato. “La tutela dei diritti delle persone omosessuali, bisessuali e transessuali rappresenta l’ultima frontiera del lungo percorso storico che ha accompagnato l’affermazione e la protezione dei diritti umani – ha detto il presidente del Senato Pietro Grasso – .Lo Stato si attivi non solo per il riconoscimento, ma anche per la concreta protezione dei diritti degli omosessuali”. “Gli omofobi sono cittadini meno uguali degli altri”. Secondo Grasso “sono chiusi nel loro guscio, si frequentano tra loro, non allargano i loro orizzonti né il loro cerchio di amicizie. Temono i viaggi all’estero, le feste, gli studentati all’università e gli spogliatoi delle palestre”. Con un messaggio su twitter, interviene anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno: “‘L’omofobia è una stupida discriminazione. Roma ci insegna quotidianamente il rispetto verso il prossimo. Odio la parola omofobia. Non è una fobia. Non sei spaventato. Sei un cretino”.

Proposta di legge. Alla Camera c’è una proposta di legge, a firma del Pd Ivan Scalfarotto, che ha già raccolto 221 firme tra esponenti del suo partito, di Sinistra economia e libertà, Movimento 5 stelle e Scelta Civica. In pratica, un terzo del parlamento sarebbe pronto a votare la legge. Si tratta di capire se questo fronte trasversale può ulteriormente allargarsi in commissione e in aula. Il testo Scalfarotto è finalizzato a combattere l’omofobia e la transfobia in tutte le sue forme grazie all’estensione della legge Mancino che già punisce il razzismo basato su etnia, nazionalità e religione. Un analogo disegno di legge sull’omofobia è stato presentato al Senato dal senatore Pd Sergio Lo Giudice, e ha già raccolto le firme un’ottantina di senatori tra Pd, Sel, M5s e Scelta Civicai. Ce n’è poi uno dei senatori del M5S, a prima firma Michela Montevecchi e sottoscritta da suoi 14 colleghi.  (17 maggio 2013)

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fonte repubblica.it

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Vilipendio, il Quirinale contro Grillo: “Grossolane e ingiuriose falsificazioni”

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Vilipendio, il Quirinale contro Grillo: “Grossolane e ingiuriose falsificazioni”

La querelle sulle offese al capo dello Stato, dopo la denuncia di 22 persone per i commenti al post del leader del Movimento 5 Stelle, prosegue. Con una nota del Colle. Che precisa, sottolinea e ribadisce alcuni punti. Dopo la pubblicazione sul blog di Beppe Grillo di un post pieno di punture di spillo il Quirinale sbotta: “Decide il Parlamento”

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di | 16 maggio 2013

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Grillo-Napolitano, la querelle sul vilipendio al capo dello Stato, dopo la denuncia di 22 persone per i commenti al post del leader del Movimento 5 Stelle, prosegue. Con una nota del Colle. Che precisa, sottolinea e ribadisce alcuni punti. Dopo la pubblicazione sul blog di Beppe Grillo di un post pieno di punture di spillo per il presidente (“Chi può essere al sicuro di un’eventuale denuncia per una critica al presidente della Repubblica?). “La contestazione di eventuali ipotesi di reato” come l’offesa all’onore del Presidente della Repubblica “avviene del tutto indipendentemente da ogni intervento del Capo dello Stato, che non è chiamato a dare alcun parere né tantomeno autorizzazione all’autorità giudiziaria che ritenga di assumere iniziative ai sensi dell’articolo 278 del Codice Penale”.

“Resta come problema reale di costume politico e di garanzia democratica – si legge nel comunicato – quello della capacità di distinguere tra ‘libertà di critica e ciò che non lo è – come già disse il Presidente Napolitano nel 2009 – ‘nei confronti di istituzioni che dovrebbero essere tenute fuori dalla mischia politica e mediatica’, specialmente quando si scada in grossolane, ingiuriose falsificazioni dei fatti e delle opinioni”.

“Anche se taluni mostrano di ignorarlo, il Presidente Napolitano già anni fa ribadì come in ogni caso spetti a chi ha potere di iniziativa legislativa, e dunque non al Capo dello Stato, proporre l‘abrogazione di quella disposizione del Codice. E per una decisione su proposte del genere è sovrano il Parlamento”. Il Quirinale non esercita alcuna pressione sulla magistratura, che decide spontaneamente di indagare su ipotesi di vilipendio al Capo dello Stato.

In un comizio a Barletta Grillo martedì aveva gridato la sua indignazione: “Se ci chiudono il blog resteremo senza democrazia”. Ma a rispondere ieri era stato Pasquale Cascella, ex portavoce del capo dello Stato, e oggi candidato sindaco proprio nella cittadina pugliese: “Grillo deve avere collaboratori sonnacchiosi: non sanno nemmeno segnalare quel che Napolitano ha detto sul vilipendio” replicava su Twitter rinviando a un intervento del capo dello Stato del 2009 in cui Napolitano invitava “chiunque abbia titolo per esercitare l’iniziativa legislativa” a “liberamente proporre l’abrogazione” dell’articolo 278 del codice penale. In quell’occasione – la giornata dell’informazione – Napolitano aveva anche detto: “Giudichino poi i cittadini che cosa è libertà di critica, e che cosa non lo è, nei confronti di istituzioni che dovrebbero essere tenute fuori della mischia politica e mediatica”. In un secondo tweet Cascella aggiungeva: “Sonnacchiosi nel prendere quell’iniziativa legislativa suggerita da tempo da Napolitano tanto da far esporre un Grillo ignorante a Barletta”.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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