Archivio | proteste RSS per la sezione

Siria, Bonino: “Non esiste soluzione militare”. Cina e Turchia a Israele: “Raid inaccettabili”

Siria, Bonino: "Non esiste soluzione militare". Cina e Turchia a Israele: "Raid inaccettabili"
Netanyahu durante la visita in Cina (ap)

Siria, Bonino: “Non esiste soluzione militare”
Cina e Turchia a Israele: “Raid inaccettabili”

Netanyahu, in visita a Pechino, costretto a incassare le proteste del governo cinese. Dopo i bombardamenti di domenica scorsa, costati la vita a 120 persone, alza la voce anche la Turchia: “Nessun pretesto può giustificare queste operazioni”. Il ministro degli Esteri italiano: “Mi auguro linea unitaria del governo”

.

TEL AVIV- Cina e Turchia alzano la voce contro Israele per i raid aerei in Siria. Il portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, durante la visita del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha ribadito che la Cina si oppone fermamente all’uso della forza in Siria e ha chiesto a Tel Aviv di astenersi da nuove azioni militari.

Il portavoce ha ribadito che per la Cina la sovranità di una nazione merita rispetto e che la situazione attuale è molto complicata e sensibile. Il premier israeliano, è ancora a Shanghai ed è atteso nei prossimi giorni a Pechino, dove ieri è avvenuto l’incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e il suo omologo palestinese Mahmoud Abbas, al quale la Cina ha ribadito il suo sostegno.

Parole ancora più dure arrivano da Istanbul. I raid aerei israeliani sulla Siria sono “inaccettabili”, ha detto il premier turco, Recep Tayyp Erdogan. “Nessun pretesto – ha aggiunto – può giustificare queste operazioni”. Turchia e Israele poprio in queste ore sono impegnate nel dossier relativo ai risarcimenti per le vittime dell’abbordaggio alla Freedom Flotilla avvenuto nel maggio del 2010. Secondo gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, ong con sede nel Regno Unito, sono più di 120 le vittime del raid israeliano che domenica scorsa ha preso di mira una struttura militare nei pressi di Damasco.

Cauta la posizione italiana: “Non ritengo esistano soluzioni militari possibili in Siria, almeno nell’immediato” ha detto a Londra il ministro degli Esteri Emma Bonino dicendosi convinta che la via di uscita alla crisi nel Paese debba essere “politica”. Il ministro ha sottolineato come “la situazione in Siria sia drammaticamente insopportabile”, e come in questo momento serva “evitare di fare ulteriori danni”. “Quello che è certo – ha aggiunto – è che tutti speriamo in una soluzione politica. Ma spingere in questa direzione significa anche fare in modo che le forze sul terreno siano più equilibrate”.

Per quanto riguarda la posizione italiana, ha spiegato la titolare della Farnesina, “sabato e domenica nel seminario convocato dal premier Enrico Letta con tutti i ministri saranno toccati i temi più caldi” anche di politica estera, e “mi auguro che in quella sede si consolidi una linea unitaria del governo italiano”. “Spero – ha aggiunto Bonino – che la posizione sia omogenea anche a livello di Europa: stiamo infatti vivendo lo stesso dibattito che c’è stato in passato con Sarajevo e la Bosnia, e mi auguro che l’Europa abbia imparato la lezione e parli con una voce sola”.

Il ministro poi, interpellata sulla scomparsa del giornalista della Stampa, Domenico Quirico, ha detto: “Il fatto che non ci sia stata nessuna reazione della Siria alla notizia non mi sembra un elemento molto positivo. Non è certo un segnale positivo”.

Intanto Israele ha ufficalmente confermato che un colpo di mortaio proveniente dal territorio siriano si è abbattuto sulle alture contese del Golan, annesse unilateralmente dallo Stato ebraico. Il proiettile è esploso in un campo, senza provocare feriti né danni. E’ il terzo episodio del genere in appena 24 ore, dopo i due razzi sparati ieri dalla Siria e caduti sul versante israeliano della linea del cessate-il-fuoco, la frontiera di fatto tra i due Paesi che teoricamente sono in stato di guerra dal 1967. (07 maggio 2013)

.

fonte repubblica.it

PRINT – EMAIL – PDF

Commissioni, no a Nitto Palma: salta intesa Pd-Pdl. Riecco Formigoni

http://www.ilmessaggero.it/MsgrNews/MED/20130507_nittopalma.jpg

Commissioni, no a Nitto Palma: salta intesa Pd-Pdl. Riecco Formigoni

La terza votazione domani alle 14. Casson (Pd): sosterremo un nostro candidato. L’ex presidente lombardo all’Agricoltura del Senato

.

ROMA – L’intesa Pd-Pdl frana sulla nomina di Francesco Nitto Palma alla presidenza della commissione Giustizia del Senato. Il candidato del Pdl ex guardasigilli non ha ottenuto la maggioranza. I sì sono stati solo 12, mentre la maggioranza sarebbe dovuta essere di 14 visto che i componenti della commissione sono 26. La terza votazione si terrà mercoledì alle 14.

Nitto Palma non passa, polemica Pd-Pdl.
«Il no a Francesco Nitto Palma presidente della commissione Giustizia è un fatto politico, una cosa organizzata, non un caso di franchi tiratori. Ognuno ora dovrebbe assumersi le sue responsabilità», ha detto il presidente dei senatori Pdl Renato Schifani. «Domani dalla terza votazione noi voteremo un nostro candidato». Ad assicurarlo è Felice Casson del Pd dopo che sul nome di Francesco Nitto Palma (Pdl), ci sono state ben due fumate nere. «Un accordo politico? Evidentemente non c’era», risponde Casson uscendo dalla Commissione. «Cercavamo un candidato condiviso – aggiunge – ma se tutto il Pd non lo ha votato evidentemente non lo è». Dopo le votazioni, sono rimasti nell’Aula della Commissione Giustizia per circa 20 minuti, senatori del Pd, di Sel e del Movimento 5 Stelle, mentre quelli di Pdl, lega e Gal se ne sono subito andati.

Senato.
Il senatore Pier Ferdinando Casini (Udc) è stato eletto presidente della commissione Esteri a Palazzo Madama. Giuseppe Francesco Marinello (Pdl) all’Ambiente. Altero Matteoli a Lavori pubblici e telecomunicazioni. L’ottava commissione è considerato uno snodo strategico per la politica delle telecomunicazioni e delle tv. Ragione per cui il Pd aveva posto un veto sul nome di Paolo Romani, considerato troppo inserito nell’orbita berlusconiana. Matteoli ha ricevuto 15 sì e tre schede bianche. Altri tre voti sono andati al senatore del Movimento 5 Stelle Marco Scibona. All’Industria Massimo Mucchetti del Partito Democratico. Maurizio Sacconi è stato eletto con 17 sì presidente della commissione Lavoro. I vicepresidenti sono Anna Maria Parente (Pd) e Emanuela Munerato (Lega). Roberto Formigoni (Pdl) è stato eletto presidente della commissione Agricoltura. Per l’ex presidente della Regione Lombardia ci sono stati 18 voti a favore e 6 schede bianche. Emilia Grazia De Biasi (Pd) alla Sanità. All’Istruzione Pubblica e Beni Culturali Andrea Marcucci (Pd).

Camera. Il deputato del Pdl, Francesco Paolo Sisto, è stato eletto presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera. Vicepresidente Rosa Maria Villeco Calipari del Pd). L’altra carica di vicepresidente invece è probabile che sarà di Massimo Artini, grillino, che però essendo stato eletto anche segretario dovrà prima optare. La presidenza della Giunta delle autorizzazioni della Camera dovrebbe andare a Fratelli d’Italia con Ignazio La Russa. Guglielmo Epifani è il nuovo presidente della Commissione Attività Produttive della Camera. Michele Meta (Pd) presidente della commissione Trasporti, Cesare Damiano al Lavoro, Ermete Realacci (Pd) all’Ambiente. Un grillino, Alfonso Bonafede, è stato eletto vicepresidente della commissione Giustizia della Camera. Insieme al deputato del Movimento 5 Stelle, ha avuto la vicepresidenza anche Carlo Sarro, del Pdl. Agli Affari sociali Pierpaolo Vargiu di Scelta civica. Alla Difesa l’esponente del Pdl, Elio Vito. Fabrizio Cicchitto agli Esteri. Francesco Boccia (Pd) al Bilancio. Michele Bordo (Pd) alle Politiche comunitarie.

Vicepresidenze, scontro Sel-M5s.
Intanto è scontro tra Sel e M5s sulle vicepresidenze. «Ci aspettavamo il rispetto da parte del M5S dell’accordo tra le opposizioni. Lo hanno rifiutato e si sono presi tutto, accaparrandosi le poltrone di vicepresidente e segretario in tutte le commissioni della Camera», attacca Gennaro Migliore, capogruppo di Sel, che li accusa di essere «affetti da poltronismo». Sel accusa il Movimento 5 Stelle di aver «rifiutato un accordo tra le opposizioni» sulle nomine negli uffici di presidenza delle commissioni della Camera «perché hanno detto che si sarebbero presi tutto. E così è stato. Si sono accaparrati – sottolinea il capogruppo Gennaro Migliore – tutte e 28 le poltrone di vicepresidenti e di segretari. In questo modo rappresentano plasticamente cosa intendono loro per svolgere la funzione istituzionale». «Noi abbiamo votato scheda bianca – aggiunge Migliore – perché non siamo affetti da poltronismo». Sel non ha avuto nessun vicepresidente o segretario di commissione.

Il post di Crimi.
«Anche solo immaginare di dare le presidenze che ci spettano a Sel e Lega, significa tentare di fare un Gran Premio facendo correre gli avversari con il muletto, ma il risultato non sarebbe tagliare il traguardo, bensì schiantarsi contro le tribune alla prima curva seria, essendosi privati dei freni»., aveva scritto il capogruppo M5S al Senato Vito Crimi sul blog di Beppe Grillo in un intervento titolato appunto ‘le riserve all’opposizione’. «L’opposizione parlamentare non si sceglie (né tantomeno la si costruisce) tra quelle che fanno più comodo. L’opposizione è quella uscita dalle urne e dalla legge elettorale: ogni altra alchimia ispirata al gioco delle tre carte è una manovra di palazzo innaturale e dannosa, che mira a indebolire gli anticorpi del sistema Paese e, così facendo, prende in giro gli elettori e mortifica la loro intelligenza e le loro speranze di cambiamento» afferma Crimi che ricorda: «la prassi vuole che le presidenze del Copasir e della Vigilanza Rai vadano all’opposizione». Ovvero, osserva, «al MoVimento 5 Stelle e quindi ai quasi nove milioni di cittadini che lo hanno votato, non a due movimenti che rappresentano una frazione infinitesimale del Paese e che hanno fatto campagna elettorale al fianco di Berlusconi e di Bersani, come costole di uno stesso organismo. O la prassi vale solo quando serve a congelare la formazione delle commissioni permanenti?». Viti Crimi è stato designato dal gruppo dei senatori del M5S come candidato presidente per il Copasir. Indicato anche il senatore Bruno Marton come componente della commissione sui servizi segreti. Il gruppo M5S di Palazzo Madama ha poi indicato Alberto Airola come componente della commissione di Vigilanza Rai. Si completa così la squadra di parlamentari M5S per le commissioni bicamerali: Vito Crimi, Bruno Marton e Angelo Tofalo al Copasir; Roberto Fico, Alberto Airola, Stefano Vignaroli, Dalila Nesci, Mara Liuzzi.

.

fonte ilmessaggero.it

PRINT – EMAIL – PDF

MAFIA & POLITICA – Crocetta: «Grazie a Dell’Utri? Ora il premier cacci Miccichè»

http://www.unita.it/polopoly_fs/1.460649.1351668950!/image/2602332663.jpg_gen/derivatives/landscape_640/2602332663.jpg

Crocetta: «Grazie a Dell’Utri?
Ora il premier cacci Miccichè»

Il presidente Sicilia: «Nessun attacco giustizialista, ma non si possono ringraziare personaggi condannati per mafia»

.

Di Salvo Fallica

6 maggio 2013

.

«Le frasi di Gianfranco Miccichè con le quali ha in pratica ringraziato Marcello Dell’Utri per l’aiuto che avrebbe ricevuto per entrare nel governo Letta, sono semplicemente inaccettabili, anzi incommentabili. Uso questo termine per far capire tutta la mia delusione per l’accaduto». Così il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, interviene su l’Unità sulla polemica sollevata dalle dichiarazioni al Corsera del nuovo sottosegretario.

Crocetta spiega: «L’Unità ha scritto che se parla così, Miccichè è incompatibile con il governo Letta. Io credo che le sue frasi siano davvero inaccettabili in una democrazia, sono parole che suscitano una profonda indignazione in tutti coloro che credono nella dimensione dell’etica. Sia chiaro, nessun attacco giustizialista contro Miccichè, nessuno aveva messo un veto su di lui. Quel che è inaccettabile è che ringrazi Dell’Utri, che lo ricordo è un condannato per mafia in appello».

Crocetta lascia trapelare tutta la sua amarezza: «Questo non è un caso giuridico, non c’entra nulla il giustizialismo. Nessuno aveva discusso del processo Dell’Utri. Nessuno ha fatto obiezioni sulla persona Miccichè, non capisco che motivo aveva di citare Dell’Utri. In fondo il caso Miccichè l’ha creato Miccichè medesimo, ha fatto tutto da solo. Credo che occorra fare chiarezza su una questione che è primariamente culturale ed etica. Non si possono ringraziare condannati per mafia o personaggi indagati per mafia. Per molto meno, per una frase inopportuna, il presidente Letta ha spostato il sottosegretario Biancofiore da un settore ad un altro, credo debba intervenire con urgenza sul caso Miccichè».

Lei è molto critico sullo squilibrio a favore del centrodestra di ministri e sottosegretari siciliani.
«Squilibrio è un eufemismo, la Sicilia è stata penalizzata, sottovalutata, direi mortificata. È pensabile che su 4 sottosegretari isolani solo uno sia del centrosinistra? Quale messaggio si manda agli elettori, già disorientati del centrosinistra, che questa tornerà ad essere una terra del centrodestra? Per la prima volta nella storia in Sicilia sconfiggiamo alla regionali la destra e nessuno pensa a valorizzare questa vittoria. È incredibile. Nessuno mi ha chiamato. E non mi riferisco solo al nuovo governo, ma soprattutto al mio partito, il Pd».

Il Pd vive uno dei momenti più difficili della sua storia…
«Allo stato attuale è un partito senza una guida, ma le correnti pesano. Basta guardare alle scelte di ministri e sottosegretari di altre regioni d’Italia».

Presidente, proprio in queste ore vi è che imputa a lei, la debolezza del Pd in Sicilia. Cosa risponde?
«Sono critiche infondate. Io sono un esponente del Pd, che ha portato alla vittoria il partito ed il centrosinistra alla Regione Sicilia. In molti hanno parlato e parlano di modello Sicilia, si vede che nel mio partito questo successo non piace a tutti. Da quando è in campo il Megafono, è cresciuto tutto il centrosinistra ed anche il Pd. La nascita del Megafono l’ha voluta, giustamente Bersani, per rafforzare la coalizione, che in Sicilia è stata storicamente in minoranza. Ho lavorato con lealtà ed in sinergia con Bersani ed il Partito democratico, non consentirò a nessuno di manipolare la verità. Continuerò ad impegnarmi in questo partito per farlo uscire dalle difficoltà enormi nelle quali si trova. Sa cosa invece è paradossale? Che nel mio partito non mi coinvolgano nelle scelte della linea direttiva nazionale».

È per un reggente od un segretario con pieni poteri?
«In attesa che si celebri il congresso vi è solo una soluzione possibile, che Bersani ritiri le sue dimissioni. Può ancora farlo, per il bene del partito, del governo e dell’Italia. Bersani è un uomo che ha compreso ed incoraggiato il cambiamento avvenuto in Sicilia, è equilibrato e coraggioso. In pochi lo dicono, ma se abbiamo avuto la rielezione di un presidente della Repubblica di alto profilo quale Napolitano è merito anche di Bersani».

Qual è il suo giudizio sul governo Letta?
«Enrico Letta è una persona preparata, seria, è per cultura attento ai ceti deboli, ha idee razionali per il rilancio dell’economia. Ma la formazione del governo ha diversi punti deboli. Già l’elettorato soffre l’alleanza necessaria con il Pdl, se poi, come in Sicilia, invece di valorizzare il cambiamento lo mortifichi, parti con il piede sbagliato. Provi ad immaginare gli elettori di centrosinistra che sentono le frasi di Miccichè? Una delusione profonda, indicibile. Sul piano culturale e non solo politico, dobbiamo tenere dritta la barra del timone dell’etica e della legalità. Se non ci opponiamo a quei messaggi è finita. Io sono in prima linea nella lotta alla mafia, rischio la vita, non posso accettare messaggi sbagliati. Su questo dico a Letta: intervieni».

.

fonte unita.it

PRINT – EMAIL – PDF

«Dell’Aquila non frega niente a nessuno» Il sindaco fa rimuovere il tricolore dalla città

tvuno l'aquila tvuno l’aquila

Pubblicato in data 06/mag/2013

TVUNO L’AQUILA – http://www.tvunoaq.tv
Il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, rimette la fascia tricolore nelle mani del presidente della Repubblica. “Che venga lo Stato a parlare con gli aquilani disperati per la mancanza di fondi per la ricostruzione – ha detto il primo cittadino – la burocrazia sta ammazzando la città.

**

http://www.ansa.it/webimages/news_430/2012/3/23/27811533a30c34c3d4033c662fe119c1.jpg
Cantieri fermi all’Aquila – fonte immagine ansa.it

LETTERA AL CAPO DELLO STATO E AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

«Dell’Aquila non frega niente a nessuno»
Il sindaco fa rimuovere il tricolore dalla città

Il primo cittadino Cialente: «Se entro quindici giorni non arriveranno i fondi per la ricostruzione me ne andrò»

.

di Nicola Catenaro

.

Massimo Cialente (Ansa/Lattanzio)Massimo Cialente (Ansa/Lattanzio)
.

L’AQUILA – «Qui stiamo letteralmente crepando ma dell’Aquila non frega niente a nessuno». Parole del sindaco, Massimo Cialente, il quale lunedì ha annunciato di voler rispedire la fascia da primo cittadino al presidente della Repubblica e di aver ordinato a una squadra di operai dell’ente di rimuovere le bandiere tricolori da tutti gli edifici del Comune. Scuole comprese. Perché, ha detto nel corso di una conferenza stampa, lo Stato ha abbandonato L’Aquila.

LE FRASI DEL SINDACO - Uno «Stato assolutamente insensibile, privo di solidarietà e del senso stesso dell’emergenza che stiamo vivendo, una disperazione che non finisce mai». Parole dure, come quelle messe nero su bianco nella lettera che lo stesso Cialente, con il sostegno dell’intera giunta, ha inviato al Capo dello Stato, al presidente del consiglio Enrico Letta e ai ministri interessati. «Sono quattro anni che la ricostruzione non parte – scrive il sindaco dell’Aquila- , quattro anni che la città, uno dei centri storici più importanti d’Italia, è deserta, distrutta. Muta testimonianza dell’inefficienza del sistema Paese. Dopo la vergognosa parentesi del commissariamento, finalmente, con la legge cosiddetta Barca, gli strumenti per la ricostruzione sono passati ai Comuni». Un segnale importante, secondo Cialente, da cui si è ripartiti con maggiore determinazione. «Ci siamo dati da fare – prosegue il sindaco nella sua nota -, abbiamo cercato, nonostante le mille difficoltà, di avviare a definizione migliaia di progetti, perché l’imperativo fosse ridare una casa ad oltre quarantamila sfollati e restituire il centro storico alla sua vita. Alla sua dignità». Le speranze di ripartire si scontrano presto con un’altra realtà. «Dal mese di ottobre – si legge ancora nella lettera – sono finiti i soldi. Dal mese di ottobre i cantieri che erano aperti hanno dovuto sospendere i lavori ed oltre duemila progetti, pari ad oltre 300 grandi condomini e 60 aggregati, aspettano solo il finanziamento per poter riprendere l’attività di ricostruzione. Dietro a questi numeri vi sono migliaia di famiglie che attendono».

FONDI - Un’attesa che logora le speranze dei cittadini aquilani. I quali, fino a qualche tempo fa, speravano di poter ottenere i 985 milioni di euro previsti dalla delibera CIPE numero 135 del dicembre 2012. Ma questi soldi, ad oggi, ancora non arrivano. «Siamo stufi di andare col cappello in mano a pietire i nostri diritti – ha detto nel suo sfogo il primo cittadino dell’Aquila -. Se entro quindici giorni non arriveranno i fondi per la ricostruzione attesi da dicembre, me ne andrò. All’Aquila vengano Napolitano, Letta e sottosegretari a parlare con la gente, noi non ce la facciamo più». Cialente è un fiume in piena: «Vogliamo sapere se L’Aquila è concretamente una questione nazionale. In città c’é un clima di rabbia e disperazione che il prefetto e il questore, cioè la rappresentanza dello Stato nel nostro territorio, non hanno assolutamente capito». Proprio in relazione allo stato d’animo dei cittadini, il sindaco ha denunciato di aver recentemente subito un’aggressione: un gruppo di disoccupati senza casa lo ha affrontato con rabbia chiedendo spiegazioni dei ritardi.

6 maggio 2013 | 20:22

.

fonte corriere.it

PRINT – EMAIL – PDF

M5S, bagarre al Senato per rivendicare la presidenza della commissioni di garanzia

M5S, bagarre al Senato per rivendicare la presidenza della commissioni di garanzia
L’aula del Senato (agf)

M5S, bagarre al Senato per rivendicare
la presidenza della commissioni di garanzia

Il Movimento durante la discussione del Def ottiene la sospensione della seduta per mancanza di numero legale, ma poi scoppia un parapiglia che travolge anche la commemorazione di Andreotti

.

ROMA - E’ bagarre in Aula al Senato dopo che i senatori del M5S hanno chiesto per due volte la verifica del numero legale nel corso della discussione del Def, il documento di programmazione economica. Una prima verifica ha in effetti confermato l’assenza del numero legale, ma la seconda richiesta non è stata supportata dal richiesto numero di senatori (7 su 12). Il Movimento ha lamentato che molti senatori del gruppo non sono riusciti a votare scatenando rumorose proteste. La richiesta del numero legale, fa sapere il gruppo M5S, è stata fatta “per rivendicare il diritto democratico ad essere riconosciuti come unica vera opposizione” e dunque il diritto ad ottenere le presidenze delle Commissioni di garanzia.

La presidente di turno, Valeri Fedeli del Pd, ha proseguito con l’approvazione per alzata di mano del processo verbale e ha iniziato a leggere un discorso di commemorazione per Giulio Andreotti. Ma dai banchi del Cinque Stelle si sono levate proteste continue, finché la Fedeli, che più volte ha invitato alla calma, ha di nuovo sospeso l’aula per altri cinque minuti. Il voto della risoluzione parlamentare sul Def è previsto per la giornata di domani, contemporaneamente a quello che si svolgerà alla Camera dei deputati.

Intanto, dopo il voto del referendum online, il movimento deve fare i conti con le polemiche legate alla resitituzione della diaria dei parlamentari. “Cari amici, in queste ore stanno uscendo una serie di notizie su un presunto venir meno degli impegni del M5S sulla questione stipendi. Io vorrei rassicurare tutti che il M5S manterrà gli impegni presi in campagna elettorale”, afferma il capogruppo al Senato Vito Crimi. (06 maggio 2013)

.

fonte repubblica.it

PRINT – EMAIL – PDF

Cittadinanza, Kyenge: presto un ddl sullo ius soli. Insorge il Pdl

http://i.res.24o.it/images2010/SoleOnLine5/_Immagini/Notizie/Italia/2013/05/ceile-Kyenge-lapresse-258.jpg?uuid=9ba92b7a-b58a-11e2-b8b2-2b2059c35979

Cittadinanza, Kyenge: presto un ddl sullo ius soli. Insorge il Pdl, Schifani: Letta intervenga per il bene governo

.

Nuove regole sulla cittadinanza. Un ddl sullo ius soli sarà pronto nelle prossime settimane: lo ha detto il ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, intervenendo alla trasmissione “In mezz’ora” su Raitre. Come testimonial del diritto alla cittadinanza per chi nasce in Italia, non vedrebbe male la stella del calcio Mario Balotelli, che subito si dice disponibile. Il ministro ha poi ribadito che il reato di immigrazione clandestina va abolito.

«È difficile dire se riuscirò» ha ammesso il ministro rispondendo alle domande di Lucia Annunziata, perché «per far approvare la legge bisogna lavorare sul buon senso e sul dialogo, trovare le persone sensibili. È la società che lo chiede, il Paese sta cambiando». «Bisogna lavorare molto per trovare i numeri necessari» ha aggiunto Kyenge, precisando di non pensare a un eventuale fallimento. Il Pdl dà l’altolà a fughe in avanti. Il presidente dei senatori Renato Schifani, intervistato da SkyTg24, invita il presidente del consiglio Enrico Letta a richiamare i suoi ministri a maggiore cautela quando si parla di temi che non rientrano nel programma di governo.

Schifani: la proposta di Kyenge non rientra nel programma
«Quello che ha detto il ministro Kyenge – spiega Schifani – non rientra nel programma. Credo che sia necessario che in queste ore di avvio delicato» del lavoro dell’esecutivo «il premier spieghi ai propri ministri che una maggiore sobrietà su temi non discussi tra la maggioranza sarebbe auspicabile» altrimenti gli stessi ministri «potrebbero creare nocumento al governo stesso».

Rivedere i Cie , reato di immigrazione clandestina da abrogare
Secondo il ministro, poi, «occorre rivedere la struttura dei Cie (i Centri di identificazione ed espulsione) e lo stato di emergenza» legato agli sbarchi. Occorre «guardare alla direttiva europea che l’Italia ha ratificato in modo sbagliato» anche riguardo alla permanenza di 18 mesi «che devono essere una extrema ratio. La direttiva non chiede all’Italia di mettere nei Cie persone malate, fragili, minori, ma solo persone pericolose o criminali».

Balotelli testimonial? Kyenge: buona idea. Lui: sono disponibile
Coinvolgere il calciatore Mario Balotelli come testimonial di una campagna a favore dello ius soli? Per Kyenge è «una buona idea. Non lo conosco personalmente – ha continuato – so che lui sta subendo atti di razzismo, ma riesce a testa alta a dare un forte contributo all’Italia, che è il nostro Paese». L’attaccante del Milan ha subito replicato con una in una dichiarazione affidata all’Ansa: «Sono sempre disponibile» per la lotta al razzismo e alla discriminazione.

Boldrini: anacronistico no a cittadinanza a figli di immigrati
Secondo la presidente della Camera Laura Boldrini «è anacronistico che i ragazzi figli di immigrati, nati in Italia, non possono ottenere la cittadinanza nel nostro Paese». La presidente della Camera ha ricordato che il capo dello Stato «ha più volte sollecitato la politica per cambiare la legge sulla cittadinanza. Visto il successo che il ritorno al Quirinale di Napolitano ha ottenuto in Parlamento salvo qualche rara eccezione, penso che il Parlamento stesso possa darsi da fare ed ascoltare le parole di Napolitano».

Pdl in ebolizzione. Schifani: Kyenge? No a proclami solitari
Subito le prime reazioni alle dichiarazioni del ministro. «Le opinioni politiche di Cecile Kyenge su cittadinanza e reato di immigrazione clandestina – ha spiegato in una nota Anna Maria Bernini, senatrice e portavoce vicario del Pdl – sono perfettamente legittime se espresse a titolo personale, ma fuori luogo se pronunciate nelle vesti di ministro della Repubblica in un governo di coalizione che vive anche grazie al sostegno del Pdl, e ai suoi voti sui singoli provvedimenti».

No anche dal vicepresidente di Palazzo Madama, Maurizio Gasparri: «La cittadinanza automatica per il solo fatto di nascere in Italia non é praticabile – ha detto -. L’azione del governo deve piuttosto essere volta a far rispettare le leggi vigenti. Una task force che veda interessata anche il ministro Kyenge per verificare la reale condizione dei tanti immigrati presenti in Italia sarebbe un primo passo».

Renato Schifani, capogruppo del Pdl al Senato: «Non si esageri e si usi maggiore cautela anche da parte dei membri del governo. Quello del ministro Kyenge, che annuncia urbi et orbi che il reato di immigrazione clandestina andrebbe abrogato e un ddl sullo ius soli nelle prossime settimane, è soltanto l’ultimo episodio». Schifani ha invitato a evitare «proclami solitari, senza che gli argomenti siano discussi e concordati in un ambito collegiale». «Il ministro Kyenge non fa proclami solitari – ha replicato il deputato del Pd Edoardo Patriarca -. Quanto esprime è da tempo sentito dalla popolazione italiana. Non vorrei che una parte del Pdl esprimesse solo una posizione ideologica».

.

fonte ilsole24ore.com

PRINT – EMAIL – PDF

In marcia per ‘liberare’ la cannabis. Manifestazioni in tutto il mondo

In marcia per 'liberare' la cannabis. Manifestazioni in tutto il mondo (afp)

In marcia per ‘liberare’ la cannabis.
Manifestazioni in tutto il mondo

Corteo della Million marijuana march a favore della liberalizzazione e dell’uso terapeutico in duecento città di molte nazioni. Il corteo di Roma. Lo slogan: “Marijuana patrimonio dell’umanità”. Aggredito un partecipante accusato di essere uno spacciatore di pasticche. Vendola: “Il proibizionismo è una manna per i narcotrafficanti: abolire la legge Fini-Giovanardi”

.

ROMA – Dagli Stati Uniti all’Australia fino all’Europa: sono più di duecento in 63 nazioni diverse le città dove si è svolta la ‘Million marijuana march’, la manifestazione mondiale per la legalizzazione della cannabis, che ha fatto tappa anche a Roma. La manifestazione, nata nel 1999, da quindici anni unisce i consumatori di tutto il mondo per chiedere ai governi la fine del proibizionismo contro le droghe leggere e la possibilità di coltivare liberamente la pianta, senza conseguenze penali. Sulle note reggae, la musica simbolo dei fumatori di cannabis, diffuse sugli stereo installati su dei camion, anche a Roma migliaia di ragazzi hanno sfilato tra balli, cori, striscioni (ma nessun simbolo pollitico, vietato dagli organizzatori), spinelli e birre. Ma quest’anno la manifestazione è iniziata nel modo peggiore: una ragazzo è stato picchiato da un gruppo di partecipanti che lo accusavano di essere uno spacciatore di pasticche. Ieri la tradizionale marcia era stata preceduta da una serie di conferenze, tavole rotonde, proiezioni ma anche feste, musica e una singolare degustazione di una cena tutta a base di canapa per diffondere la ‘cultura’ della marijuana.

LE FOTO DAL MONDO

“Tanta galera per noi moltissimi, miliardi di euro per loro pochissimi” è stato lo slogan dei manifestanti, che si sono scagliati contro la ‘Fini-Giovanardi’, la legge approvata sette anni fa dal governo Berlusconi che inasprisce le pene proprio a danno dei consumatori di droghe leggere. Una legge che i manifestanti considerano eccessivamente punitiva e ingiusta: “Più di 120.000 persone arrestate negli ultimi sette anni, più di 22milioni di piante di canapa sequestrate solo nel 2012 e un numero imprecisato di miliardi esentasse finiti nelle casse delle narcomafie”, si lamentano gli organizzatori. Che da tredici anni rivolgono al governo sempre la stessa, inascoltata, richiesta: “Stop alle persecuzioni per i consumatori di cannabis, accesso immediato all’uso terapeutico per i pazienti e diritto a coltivare la pianta liberamente”, come si legge nel volantino della manifestazione.

Un tema su cui c’è pieno accordo con Nichi Vendola: “Il proibizionismo è una manna per i narcotrafficanti: abolire la legge Fini-Giovanardi”, ha scritto oggi il segretario di Sinistra ecologia e libertà su twitter. Il partito di Vendola è da anni in prima linea per abrogare la legge e alcuni giorni fa il capogruppo alla camera Gennaro Migliore ha annunciato che Sel “a breve presenterà un articolo per cambiare il testo unico sulle droghe”. Tra i punti principali del progetto di legge “la modifica delle pene previste per la detenzione di cannabis e la non punibilità per le coltivazioni di canapa a uso personale”. Per questo, durante la giornata sono state raccolte centinaia di firme tra i manifestanti. “Gli effetti della Fini-Giovanardi sono devastanti: le narcomafie si arricchiscono grazie al proibizionismo mentre decine di migliaia di persone per bene sono finite in galera solo per aver coltivato questa benefica pianta”, sostiene Alessandro Buccoleri, uno degli organizzatori.

La cannabis nel mondo.
Gli ultimi due anni hanno fornito di sicuro molte speranze agli antiproibizionisti di tutto il mondo. Negli Stati Uniti, con due referendum nel novembre scorso è stata votata la legalizzazione del possesso e della vendita. L’Uruguay sta per varare una legge che prevede la vendita pubblica della marijuana autoprodotta dallo Stato e altri Paesi dell’America latina sembrano intenzionati a seguirne le orme. In Olanda Amsterdam, città simbolo dello spinello libero, a poche settimane dal gennaio del 2013, data in cui sarebbe entrata in vigore la legge voluta dal Governo nel 2010 secondo la quale i Coffee Shop olandesi avrebbero potuto vendere hashish e marijuana solo ai residenti ha fatto retromarcia e continua a essere la meta dei turisti della cannabis. Infine, una buona notizia anche dall’Italia: il Consiglio regionale della Toscana è stato il primo ad approvare un anno fa una legge per facilitare l’uso dei farmaci con cannabinoidi nella cura di specifiche malattie, dalla sclerosi multipla al glaucoma, come terapia contro il dolore. (04 maggio 2013)

.

fonte repubblica.it

PRINT – EMAIL – PDF

INCREDIBILE A PADOVA – La visita oculistica? «Oggi l’occhio destro, per il sinistro torni nel 2014»

http://www.ilmattino.it/MsgrNews/MED/20130504_oculgg.jpg

La visita oculistica? «Oggi l’occhio destro, per il sinistro torni nel 2014»

Incredibile vicenda a Padova: l’impegnativa non prevedeva entrambe le pupille, controllo fissato al 31 marzo

.

di Federica Cappellato

.

PADOVA – Il controllo della vista? All’occhio destro oggi, all’occhio sinistro tra un anno. È la paradossale esperienza vissuta da un’anziana paziente, rivoltasi all’ospedale Sant’Antonio. La donna, ottant’anni, residente in un Comune della provincia di Venezia, il 25 marzo scorso era ricorsa alle cure del reparto di Oculistica del nosocomio di via Facciolati, battezzato da tempo Centro oculistico San Paolo.Una struttura all’avanguardia per professionalità, metodiche e attrezzature. L’équipe del dottor Alessandro Galan l’aveva operata di cataratta all’occhio destro, un intervento di routine per contrastare l’opacizzazione del cristallino che si traduce in una crescente perdita di trasparenza, con conseguente annebbiamento progressivo della vista. Tutto procede per il meglio e viene fissata, previa prenotazione attraverso il Cup, la visita di controllo. Siamo la mattina del 23 aprile e in quest’occasione accade l’inverosimile.La signora, accompagnata dalla figlia, si presenta al poliambulatorio del Sant’Antonio, al piano interrato: ad accoglierla è una dottoressa che visita l’occhio destro e prescrive la gradazione della lente per gli occhiali, sempre per l’occhio destro, in base alle esigenze evidenziate sulla paziente. Tre anni fa, era il 2009, l’anziana era però stata operata di cataratta anche all’occhio sinistro, un intervento analogo, sempre al Sant’Antonio: l’operazione chirurgica, anche in quel caso eseguita al microscopio operatorio, era consistita nell’asportazione del cristallino opaco e nell’inserimento, al suo posto, di una lentina artificiale secondo una tecnica che al Centro San Paolo richiede pochi minuti, anestesia tramite collirio e microincisione.

Dunque, con la necessità di acquistare un paio di occhiali da vista con la gradazione delle lenti aggiornata, la figlia domanda se contestualmente la specialista può dare un’occhiata anche all’occhio sinistro. Questo per un’ovvia visione d’insieme: solo così inforcando gli occhiali nuovi la signora potrà vedere bene. Eh no, replica la dottoressa del poliambulatorio: l’occhio sinistro non può essere preso in considerazione perché l’impegnativa con relativa prenotazione attraverso il Cup prevedeva il solo controllo del destro.

Incredibilmente la burocrazia si mette in mezzo, intralciando in modo irrevocabile il percorso. La paziente benché avanti con gli anni deve ripetere la trafila, presentare una nuova impegnativa, mettersi in lista d’attesa e aspettare il proprio turno. Il medico, nel tentativo di andare incontro all’assistita, si dice però disponibile a predisporre lei una nuova impegnativa e invita madre e figlia ad effettuare una nuova prenotazione. Dunque un’altra ricetta per passare un’altra volta dal Centro unico di prenotazione. E qui la seconda sorpresa: il primo posto utile è tra quasi un anno. La visita all’occhio sinistro dell’ottuagenaria viene fissata per il 31 marzo 2014. Rabbia, incredulità, senso di impotenza pervadono le due donne. «Siamo esterrefatte – commenta la figlia della signora -, la sanità non è solo saperci fare, essere preparati, professionali e scrupolosi, ma anche usare il buon senso. Con tutti, ma in particolar modo con le persone di età avanzata». La speranza è che l’Ulss 16, l’ente socio-sanitario al quale l’Ospedale Sant’Antonio fa capo, intervenga e aiuti la nonnina a vederci chiaro con le lenti. Di entrambi gli occhi.

sabato 4 maggio 2013 – 11:11   Ultimo aggiornamento: 12:12
.
.

Letta toglie la delega alla Biancofiore. Non si occuperà di Pari Opportunità. Nel governo scoppia il caso Lorenzin

La parlamentare del Pdl Michaela Biancofiore

Letta toglie la delega alla Biancofiore
Non si occuperà di Pari Opportunità
Nel governo scoppia il caso Lorenzin

La decisione del premier dopo le frasi del sottosegretario sui gay. Dal Pd accuse al ministro della Salute: «Organizzato vertice con i soli parlamentari laziali del Pdl»

.
roma

Il presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha modificato le deleghe assegnate al sottosegretario Michaela Biancofiore che d’ora in poi si occuperà di pubblica amministrazione e semplificazione e non più di pari opportunità e sport.

La decisione è giunta dopo la lettura stamani di alcune interviste del neo sottosegretario. Proprio ieri, durante la cerimonia di giuramento, Letta aveva richiamato la squadra di governo a sobrietà nella organizzazione dei ministeri ma soprattutto nelle dichiarazioni, facendo notare come una squadra bipartisan deve avere necessariamente massimo rispetto reciproco. L’intervista di stamani è stata considerata, dunque, una infrazione di queste «regole di ingaggio» annunciate ieri dal premier. La modifica delle deleghe, si apprende da fonti di governo, dunque, viene considerata come «l’ultima chance» per la sottosegretaria Biancofiore.

La (ex) sottosegretaria per le Pari Opportunità oggi in varie interviste si era difesa dalle accuse delle associazioni gay. «Non sono omofoba. Mi piacerebbe – ha osservato Michaela Biancofiore – per una volta che anche i gay, invece di autoghettizzarsi e sprecare parole per offendere chi non conoscono, magari condannassero i tanti femminicidi delle ultime ore. Difendono solo il loro interesse di parte». «Nei miei confronti – ha detto tra l’altro Biancofiore parlando ad alcuni giornali – è stata messa in atto una discriminazione preventiva ingiustificata e fondata su presunte dichiarazioni malamente estrapolate». «I gay sono discriminati? Se è per questo – ha risposto – sono più discriminate le donne. Perché, invece di fare queste sterili polemiche, le associazioni gay non fanno comunicati sugli omicidi delle donne? E perché non lo hanno fatto per il ferimento dei carabinieri?».

Intanto nel governo scoppia la grana Lorenzin. Il presidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda lancia accuse al neoministro della Sanità, colpevole di aver organizzato una riunione con il Pdl sulla sanità del Lazio: «Vorrei ricordare al ministro che lei sta al governo sostenuta da una maggioranza ben definita e non dal solo centrodestra. Ci sono regole dentro una coalizione di governo che vanno rispettate», attacca Zanda. «Prima di incontrare i rappresentanti del suo partito, ignorando quelli delle altre forze politiche della maggioranza, avrebbe dovuto incontrare le istituzioni regionali che governano la sanità nel Lazio. Per questo trovo molto sgradevole la notizia dell’incontro del ministro Lorenzin con i parlamentari laziali del Pdl». Il portavoce della Lorenzin ha smentito però la notizia dell’incontro: «Il ministro non ha tenuto alcun vertice con i parlamentari del Pdl e nessun vertice avente per oggetto la sanità nel Lazio». Il caso però sembra tutt’altro che chiuso.

 .

LIBERTA’ D’INFORMAZIONE – Sulla gazzarra contro Yoani Sánchez a Perugia, a mo’ di chiosa…

http://www.gennarocarotenuto.it/wp-content/uploads/2013/04/yoani-300x2253.jpg

Sulla gazzarra contro Yoani Sánchez a Perugia, a mo’ di chiosa…

Se Yoani Sánchez è stata bravissima a costruire la propria immagine come una sorta di Biancaneve dell’opposizione anticubana, chi può essere così stupido da travestirsi da strega cattiva? Chi può minimamente pensare che uno solo dei presenti al Festival del Giornalismo potesse simpatizzare per chi si presentava come aggressore rispetto all’aggredita?

.

di

.

Ci sono poche cose insopportabili più del “come volevasi dimostrare”. Eppure… Già lo scorso 5 aprile avevo avvisato (dissociandomene senza malintesi possibili) dell’atto di ripudio contro Yoani Sánchez, puntualmente verificatosi in occasione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia.

Avevo ingenuamente offerto in alternativa la mia disponibilità a tenere a Perugia un seminario universitario sulla figura dello scomparso presidente venezuelano Hugo Chávez, che studio da molti anni e sul quale ritengo di aver molto da dire, sulla recente campagna elettorale, che ho vissuto in prima persona a Caracas, su Nicolás Maduro, che ho avuto occasione di conoscere proprio nel mio ultimo viaggio, magari arricchendolo con le mille conversazioni con amici cubani sulle difficili riforme nell’isola. Cose complesse, non contenibili in slogan, come non è contenibile in slogan lo iato tra la storia della Cuba di oggi, pienamente parte del processo integrazionista latinoamericano e quella dei vetero-procubani a prescindere. Questi pretenderebbero che Cuba non cambiasse mai in un revanscismo uguale e contrario a quello dei banditi amici di Yoani che stanno a Miami. La differenza è che i primi sono innocui e a Yoani fanno gioco permettendole di passare da vittima. I secondi sono pericolosissimi come testimoniò il caso di Fabio di Celmo, l’italiano assassinato a Cuba e per l’assassino del quale nessun governo italiano si è mai degnato di chiedere l’estradizione.

Hanno preferito cancellare il seminario. Smaniavano per l’atto di ripudio, che noia un’occasione di condivisione di conoscenza. E così si sono fatti il loro spettacolino retrò a base di “yankee go home” offrendo un pessimo servizio innanzitutto alla Rivoluzione cubana, che può fare a meno di tali pasdaran che ne umiliano la complessità e le persistenti ragioni per riproporre una stantia contrapposizione frontale dalla quale Cuba in ogni modo tenta di sfuggire e che riesce perfino a far fare bella figura ad un personaggio opaco come Yoani Sánchez. Io ovviamente ero già lontano da Perugia, nonostante qualche disinformatore antilatinoamericano abbia provato diffamatoriamente a chiamarmi in causa.

Se Yoani Sánchez è stata bravissima a costruire la propria immagine come una sorta di Biancaneve dell’opposizione anticubana, chi può essere così stupido da travestirsi da strega cattiva? Chi può minimamente pensare che uno solo dei presenti al Festival del Giornalismo potesse simpatizzare per chi si presentava come aggressore rispetto all’aggredita? Neanche l’ultimo dei miei studenti in scienze della comunicazione sarebbe stato così grossolano come i contestatori di Yoani. Neanche il più dogmatico dei difensori cubani della rivoluzione poteva pensare che fosse utile a quella causa il solo fumo del sospetto di voler mettere a tacere Yoani. Chi ha dato il passaporto a Yoani se non il governo cubano? Anche induttivamente come vi salta in mente di impedirle di parlare? Bisognerebbe essere addentro a certi dibattiti, alle sofferte riflessioni di un Abel Prieto e di decine di intellettuali cubani sulla voglia di aprire, di liberare, anche il sistema mediatico e il dramma delle difficoltà di farlo rispetto ad un nemico che resta pericolosissimo.

Rispetto alla cappa oppressiva della disinformazione e della propaganda mainstream contro il grande continente progressista, che contributo credevano di dare i protagonisti della gazzarra della Sala de’ Notari? Rispetto alla verità su quella Yoani che Ruggero Po di Radio Rai chiama “Olgiata Habanera”, la ricca signora che fa la dissidente negandosi al telefono e facendo rispondere dalla cameriera credono di avere aggiunto qualcosa? È così che pensate di diffondere informazione contro-egemonica? Sarà il destino cinico e baro il responsabile del fatto che le vostre istanze siano del tutto marginali?

Risultano -e chiudo- particolarmente tristi ed irricevibili le critiche al Festival Internazionale del Giornalismo e ad Arianna Ciccone. Non è forse la rassegna perugina ad aver rotto lo scorso anno il neo-maccartismo italiano contro Gianni Minà che ho potuto intervistare nella bella cornice del Teatro del Pavone facendone uno degli eventi chiave del Festival 2012? Arianna Ciccone andava bene lo scorso anno e invece è una nemica del popolo quest’anno? Ma per favore!

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it

.

fonte gennarocarotenuto.it

PRINT – EMAIL – PDF

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 201 follower