Il Papa, contestato, ‘saluta’ gli sportivi del tiro con l’arco e non ricorda Emanuela Orlandi
Svenimenti in Vaticano: il Papa contestato durante l’ Angelus
Pubblicato in data 27/mag/2012 da poultrykid
Benedetto XVI non ha ricordato Emanuela Orlandi durante l’Angelus. Manifestanti hanno contestato al grido di “Verità ! Verità ! Vergogna ! Vergogna
Vaticano, Pietro Orlandi: “Il corvo? Brava persona non è capace di fare del male a Benedetto XV
Pubblicato in data 27/mag/2012 da antefattoblog
Papa contestato dai partecipanti alla manifestazione per chiedere la verità su Emanuela Orlandi
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Decine di persone hanno partecipato in mattinata a Roma alla marcia per Emanuela Orlandi, organizzata dal fratello Pietro per chiedere «verità e giustizia» a 29 anni dalla scomparsa della ragazza, avvenuta nel giugno del 1983. La marcia è partita dal Campidoglio, dove sul palazzo Senatorio è stato srotolato un grande striscione con la foto della giovane e la scritta «Verità per Emanuela Orlandi». Il corteo si è poi concluso a San Pietro poco prima delle 12, dove i manifestanti hanno assistito all’Angelus di Benedetto XVI. Poiché il Papa non ha citato nei saluti il nome della ragazza scomparsa, è scattata la contestazione da parte dei manifestanti, che hanno urlato «vergogna» e gridato più volte il nome della donna scomparsa.
Gotti Tedeschi sceglie di mantenere un profilo basso
Tra i capitoli da chiarire c’è anche quello della sfiducia al banchiere cattolico Ettore Gotti Tedeschi, che era al vertice dello Ior, la banca del Vaticano. Dopo la pubblicazione del documento redatto dal board dello Ior contro l’ex presidente, l’economista continua a mantenere un profilo basso. «Non chiedetemi nulla, per favore». Raggiunto telefonicamente, replica in questo modo alla richiesta di un commento sulla pubblicazione del memorandum – un vero e proprio j’accuse con una lunga lista di addebiti – con cui il board dello Ior, la banca del Vaticano giovedì lo ha sfiduciato. Persone a lui vicine dicono che l’economista cattolico è «molto amareggiato» per l’ulteriore sviluppo avvenuto con la pubblicazione del memorandum firmato da Carl Anderson, uno dei quattro membri del cda. Gotti Tedeschi è combattuto interiormente tra l’ansia di spiegare la sua verità e il non voler turbare il Papa. Tuttavia, «prevale il suo amore per la Chiesa», spiegano, «soprattutto perchè sa che se parlasse pubblicamente alimenterebbe ulteriormente una vicenda che fa il danno della Chiesa e del Papa».
«Siamo arrivati qui da tutta Italia – commenta una signora che ha partecipato alla marcia per Emanuela Orlandi – per sentire dalla bocca del Papa il nome di Emanuela, ma anche questa volta torniamo a casa delusi. C’è qualcosa che non va, e che intanto qui c’è una famiglia che soffre e un mistero che ancora non trova pace». «Benedetto XVI ha salutato di tutto e di più – interviene una ragazza – addirittura gli sportivi che praticano il tiro con l’arco. Questo mi sembra davvero uno schiaffo per Emanuela Orlandi. Non il primo, e credo, neanche l’ultimo se si continuerà questo tipo di atteggiamento dal Vaticano».
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fonte ilsole24ore.com
“Figli handicappati per colpa dei genitori impuri” frase choc del prelato dell’Opus Desi Javier Echevarria Rodriguez / Il potere dell’Opus Dei
E su tutti i blog e i giornali la frase incriminata, ma non è nuova. Risale all’anno 1997. Tuttavia ci da il destro di occuparci, ancora una volta, dell’Opus Dei e delle sue trame finanziarie (nonché politiche) più o meno ‘nere’…
mauro

Javier Echevarria Rodriguez, in formato ‘santino’ – fonte immagine
“FIGLI HANDICAPPATI PER COLPA DEI GENITORI IMPURI”. FRASE CHOC DEL VESCOVO SPAGNOLO Javier Echevarria Rodriguez
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CITTÀ DEL VATICANO - «ll novanta per cento degli handicappati sono figli di genitori che non hanno mantenuto la purezza del proprio corpo prima del matrimonio». Sono le parole choc utilizzate da Javier Echevarria Rodriguez, vescovo cattolico spagnolo, attuale prelato dell’Opus Dei. Infatti secondo Echevarria, sarebbe colpa dell’impurità dei genitori se i figli nascono con qualche handicap. La sua frase sta facendo il giro del web, provocando orrore e indignazione tra gli internauti.
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fonte leggo.it
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La sede dell’Opus dei in Lexington Avenue a New York City – fonte immagine
Dai Parioli al Campus Bio Medico tutto il potere dell’Opus Dei
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di CLAUDIO RENDINA
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08 agosto 2010 — pagina 13 sezione: ROMA
E’ un ennesimo Vaticano, quello nato a margine dello storico Stato. Il quinto Vaticano, alternativa all’insegna dell’Opus Dei come “prelatura personale”, l’unica esistente nella Chiesa di Roma. Fondata nel 1928 a Madrid da monsignor José Marìa Escrivà de Balaguer come “pia unione” si è sviluppata in “società di vita comune senza voti”, diventando appunto nel 1982 “prelatura personale” per concessione di Giovanni Paolo II. Come tale l’Opus Dei ha una specifica istituzione giuridica e una sua autonoma gestione amministrativa.
La prelatura è articolata in 87.564 laici, 1.996 sacerdoti, 36 sacerdoti ordinatie 337 seminaristi, secondoi dati dell’ Annuario pontificio del 2010; ne è a capo un prelato, nominato dal papa e, nonostante la caratteristica “personale” dell’opera, la nomina è di per se indice di una carica che in qualche modo rientra nel corpus pontificio, in collegamento con il Vaticano. Il prelato è assistito da vicari, a capo di ognuna delle circoscrizioni territoriali, e da due consigli costituiti da preti e laici, la Commissione Regionale, per gli uomini, e l’Assessorato Regionale, per le donne. Molto singolare la condizione dei laici cosiddetti Numerari, che fanno voto di celibato e vivono in comunità; sono 15.000 e «liberamente di essi usa» il prelato, recita sentenzioso l’articolo 148, anche se ai fini dell’opera. Compreso l’aspetto finanziario: entrando nell’istituto ogni nuovo adepto «deve cedere l’amministrazione dei suoi beni» «a un confratello», secondo l’articolo 55, e prima del vincolo definitivo i Numerari devono fare «testamento dei beni presenti o eventualmente futuri», secondo l’articolo 59.
In pratica gli interi loro guadagni finiscono nelle casse della prelatura.
Ai Numerari si affiancano i Soprannumerari, che possono vivere in famiglia, e limitano il loro apporto finanziario a elemosine mensili, che sono naturalmente consistenti. C’è insomma una quantità di denaro accumulata dall’opera e dirottata dai dirigenti in “società ausiliarie” nei vari campi culturali, che non figurano ufficialmente come appartenenti all’opera, ma sono comunque affidate a iscritti, tenuti peraltro ad uno speciale giuramento.
L’Opus Dei, nonostante abbia una sua autonoma gestione come prelatura personale, risulta in collegamento con il Vaticano proprio su un piano finanziario. A cominciare da quando nel 1971 monsignor Paul Marcinkus, un suo adepto, era diventato presidente dello Ior, così che s’instaurò un collegamento tra le casse della prelatura e della banca vaticana. Il che ha significato un flusso di denaro, fattosi evidente in quello spedito in Polonia a Solidarnosc nel settembre del 1991, al quale ha fatto seguito l’acquisto di armi per l’insurrezione polacca contro i sovietici gestito tra Varsavia e Danzica dal capitano della Guardia Svizzera, Alois Estermann*, membro della prelatura.
Altro episodio importante è a monte di questi avvenimenti polacchie risale alla concessione della sepoltura nel 1990 del boss della banda della Magliana Enrico De Pedis nella basilica di Sant’Apollinare. Che è diventata proprietà dell’Opus Dei insieme al palazzo apostolico.
Da tutte queste avventure si rivela anche l’entità capitalistica e certo non apostolica della prelatura, ed è allora giusto che il simbolo della struttura dell’opera sia a New York, nel palazzone di 17 piani che sorge nel cuore di Manhattan, vicino a Wall Street. Oltre, naturalmente, al suo insediamento dentro Roma, in Italia e numerosi altri Stati.
La sede della prelatura in Italia è a Milano, in via Cosimo del Fante 19, retta dal prelato, il vescovo Javier Echevarrìa Rodriguez, con due delegazioni, a capo delle quali è un vicario. Sono la delegazione della Sicilia a Palermo, dove è vicario don Brunio Padula, e la delegazione del CentroSuda Roma, in viale Bruno Buozzi 73, dove è vicario don Normann Insam; e questa sede si dirama in una serie di edifici fino alla retrostante via di Villa Sacchetti. Questa sede romana è comunque considerata il punto nevralgico dell’attività dell’opera. Qui è anche la redazione del bollettino Romana, pubblicazione semestrale che dà notizie sull’attività dell’opera, ma anche della Santa Sede. Esiste peraltro una sede specifica del Vicariato per la Delegazione di Roma, che è in via M. Prestinari 9, nel quartiere Prati. Sede prestigiosa è poi il citato palazzo di Sant’Apollinare, dove sorge l’ Istituto Superiore di Scienze Religiose e la Pontificia Università della Santa Croce, istituzione collegata accademicamente alla Facoltà Pontificia di Teologia, con il conferimento di titoli accademici che hanno piena validità canonica. E questo collegamento è un’altra caratteristica che inserisce l’opera nelle fila del Vaticano. Esistono comunque altre università dell’opera che fanno capo alla Università Campus Bio-Medico, con sede principale in via Alvaro del Portillo 21 a Trigoria; qui sono in funzione il Policlinico, il Prabb (Polo di Ricerca Avanzata in Biomedicina e Bioingegneria) e il Centro per la Salute dell’Anziano. L’istituzione si è diramata in un Centro Poliambulatoriale e di Radioterapia come «Scuola di Formazione Continua» in via Emilio Longoni, 47 e nel Centro Medico Parioli in via Pietro Tacchini 24. E questa università ci segnala un ulteriore collegamento dell’Opus Dei con il Vaticano su un piano finanziario, perché costituisce una voce delle sovvenzioni dello Stato italiano con l’assegnazione di 60 milioni di euro.
C’è quindi la Elis in via Sandro Sandri 79. Cheè qualificata come «Cooperativa Sociale Educativa», ricorrendo «a convenzioni e accordi con organismi pubblici e privati e in particolare con enti che operano nel “privato sociale”» per «promuovere e gestire, anche mediante il ricorso a fondi pubblici e privati, attività di formazione professionalee di sviluppo nell’occupazione». E’ così che la Elisè arrivata a selezionare anche il personale dell’Ama per il comune di Roma dal 2009, mentre le recriminazioni sindacali non hanno avuto alcun effetto per bloccare l’intromissione della commissione clericale.
La prelatura dentro Roma è proprietaria inoltre di numerosi edifici occupati dalle sue istituzioni culturali. A cominciare dal Collegio Internazionale Romano in via di Grottarossa 1375 e dal Collegio Sacerdotale Tiberino in via san Francesco di Sales 26, residenza a pagamento per sacerdoti diocesani provenienti da tutto il mondo. E così è presente anche a fronte delle Mura Vaticane in viale Vaticano 51A come Casa Mater Christi, il cui scopo principale, come segnalato in internet, è «quello di fornire agli alunni attraverso le proprie attività una formazione sacerdotale, integrale e permanente, nelle dimensioni umana, spirituale, pastorale e intellettuale». L’ Istituto Storico San Josemaria Escrivà in via dei Farnesi 82 è un centro di ricerca scientifica, che promuove studi storici, teologici, canonistici specifici su San Josemaría e il suo messaggio, come pure sulla storia dell’Opus Dei. Esiste quindi il Safi, Istituto Professionale per i Servizi Alberghieri e della Ristorazione, con sede in via Sebastiano Satta 54. È stato realizzato con il contributo della Provincia di Roma e della Camera di Commercio di Roma e ha avuto il riconoscimento di Scuola Paritaria con Decreto Ministeriale del 29.11.2005, godendo pertanto dei contributi dello Stato italiano.
Su un piano religioso la presenza dell’opera a Roma si evidenzia nella conduzione di quattro parrocchie, mentre fuori Roma l’opera conta su 828 chiese e centri pastorali. L’ennesima conquista dentro Roma da parte dell’Opus Dei è stata l’inizio dell’attività dell’ Istituto Pontificio Sant’Apollinare all’interno della Città del Vaticano, insediato nel palazzo del Seminario Minore in viale Vaticano 42, ovvero all’interno del Vaticano. Ha corsi di Scuola Media, Liceo Classico, Liceo Scientifico, Informatica e Corsi di Lingue Estere; utilizza uno Skill Center e organizza tornei di pallavolo, baseball, calcetto e corsa campestre. E naturalmente partecipa ai dividendi dei sussidi concessi dallo Stato italiano.
Ma la potenza dell’Opus Dei si rivela anche fuori Roma e dell’Italia con l’istituzione di attività d’interesse sociale che vengono qualificate come «opere apostoliche» di avviamento al lavoro, che sono anche centri di istruzione di futuri adepti dell’opera, per le quali arrivano contributi di fondazioni private e di imprese. Così le Università di Navarra a Pamplona, in Spagna; di Piura, in Perù, e de La Sabana, in Colombia; e ancora dell’Asia e del Pacifico, e delle Filippine, e il Midtown Sports and Cultural Center, a Chicago, e a Toshi, ad ovest di Città del Messico, con l’istituzione di un corso per un diploma di materie amministrative. – fonte ricerca.repubblica.it
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Cedric Tornay, Glady Moza Romero e Alois Estermann – fonte
* Il buon Rendina ha dimenticato di scrivere che Alois Estermann, il 4 maggio 1998, a poche ore dalla sua nomina a comandante delle Guardie Svizzere, è stato assassinato assieme a Cedric Tornay, vice caporale delle Guardie Svizzere, ed alla moglie di Estermann Glady Moza Romero, venezuelana e funzionaria dell’ambasciata del suo paese.
Estermann sarebbe stato ucciso dopo la scoperta della sua collaborazione con la Stasi (abbreviazione di “Staatssicherheit, il servizio segreto dell’ex Germania dell’Est, considerato tra i più efficienti dello schieramento orientale). In una una esplosiva intervista Markus Wolff, (Misha) ex numero due della Stasi, dichiarava che Estermann era entrato in contatto con la Stasi nel 1979 poco prima del suo arruolamento nella Guardia Svizzera. In seguito, lo stesso “Misha”, in una intervista a Repubblica nell’aprile del 2005 nega, sconfessandosi, che Estermann facesse parte della Stasi. Un mistero nel mistero.
mauro
COME NEI MIGLIORI FEUILLETON – Vaticano, arrestato il corvo delle carte rubate: è il maggiordomo di Benedetto XVI

Vaticano, arrestato il corvo delle carte rubate: è il maggiordomo di Benedetto XVI
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ROMA – Il cosiddetto “corvo” delle carte rubate in Vaticano è stato arrestato dalla Gendarmeria papale.L’uomo è Paolo Gabriele, “aiutante di camera” della famiglia pontificia, in sostanza il cameriere di Bendetto XVI. Questa mattina Gabriele è stato ascoltato in un interrogatorio dal promotore di giustizia vaticano, Nicola Picardi.
L’uomo è ora a disposizione del promotore di giustizia vaticano. La corrispondenza privata di Benedetto XVI, dopo essere stata trafugata, è stata pubblicata in un libro appena uscito di Gianluigi Nuzzi intitolato “Sua Santità”. Una vicenda che ha letteralmente sconvolto Benedetto XVI.
«L’attività di indagine avviata dalla Gendarmeria secondo istruzioni ricevute dalla Commissione cardinalizia e sotto la direzione del Promotore di Giustizia – ha dichiarato il portavoce vaticano – ha permesso di individuare una persona in possesso illecito di documenti riservati». «Questa persona – ha aggiunto padre Lombardi – si trova ora a disposizione della magistratura vaticana per ulteriori approfondimenti».
La bufera allo Ior. Gotti Tedeschi parla a poche ore dalla decisione del board dello Ior che ieri sera lo ha sfiduciato e da una parte si dice «dibattuto», dall’altra conferma il suo sentimento verso Benedetto XVI. «Non voglio dire nulla per ora – ha detto – perchè sono ancora dibattuto tra l’ansia di spiegare la verità e non voler turbare il Santo Padre con dette spiegazioni. Il mio amore per il Papa oggi prevale su ogni altro sentimento, persino di difesa della mia reputazione che vilmente viene messa in discussione».
Leggi il retroscena di Franca Giansoldati
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fonte ilmessaggero.it
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Usa, sermone choc:«Chiudiamo i gay in un recinto e lasciamoli morire»

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Carolina del Nord
Usa, sermone choc:«Chiudiamo i gay in un recinto e lasciamoli morire»
Il pastore battista: «Senza riprodursi si estingueranno». Il video finisce in rete e provoca proteste e manifestazioni
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Il pastore Charles WorleyMILANO – Un pastore battista americano provoca reazioni indignate su internet dopo che è apparsa in rete la sua proposta di rinchiudere gli omosessuali in recinti elettrificati come il bestiame e di tenerceli fino alla morte. Il reverendo Charles Worley ha lanciato la sua farneticante proposta il 13 maggio scorso nella chiesa battista di Maiden, una piccola città della Carolina del Nord, lo stato che questo mese ha vietato con un referendum i matrimoni gay.
MORIRANNO TUTTI - Parlando ai fedeli, Worley ha detto: «Costruiamo un grande recinto…mettiamoci dentro tutte le lesbiche e lanciamo dall’alto il cibo. Facciamo lo stesso anche con i gay ma assicuriamoci che le recinzioni siano elettrificate in modo che non possano uscire… dopo pochi anni moriranno, non potendosi riprodurre».
SDEGNO SUL WEB – Il sermone è stato ripreso e il video postato su Youtube, dove ha creato un’ondata di sdegno. Una associazione locale che si batte contro la discriminazione degli omosessuali ha invitato attraverso i social network la popolazione a partecipare ad una manifestazione di protesta, domenica prossima, davanti alla chiesa. «Dobbiamo riempire di gente la strada davanti alla chiesa per dire al mondo che l’odio non è benvenuto nella nostra comunità», si legge in un messaggio postato su Facebook dai «Cittadini della valle di Catawba contro l’odio».
CONTRO OBAMA – Il pastore, che ha ignorato le proteste, ha anche dichiarato che non voterebbe mai per un «assassino di bambini e un amante degli omosessuali», un implicito riferimento al presidente Barack Obama, sostenitore della libertà di aborto e dei matrimoni gay.
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fonte corriere.it
DOCUMENTO CEI – Preti pedofili: i Vescovi non hanno l’obbligo di denuncia, anche se ”la cooperazione con la magistratura è un fatto ordinario”

Cei e pedofilia: il documento
Secondo quanto previsto dall’attuale legislazione italiana e dagli accordi concordatari, ”i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero”. E’ quanto si legge nelle ”Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” presentate oggi in Vaticano dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata
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Secondo quanto previsto dall’attuale legislazione italiana e dagli accordi concordatari, ”i vescovi sono esonerati dall’obbligo di deporre o di esibire documenti in merito a quanto conosciuto o detenuto per ragioni del proprio ministero”. E’ quanto si legge nelle ”Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici” presentate oggi in Vaticano dal segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata. ”Nell’ordinamento italiano – si spiega – il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale ne’ di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti” di abuso sessuale da parte del clero.
Quindi si specifica: ”eventuali informazioni o atti concernenti un procedimento giudiziario canonico possono essere richiesti dall’autorità giudiziaria dello Stato, ma non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro”. Ancora si precisa che ”rimane ferma l’inviolabilità dell’archivio segreto del vescovo”, anche in questo caso ”devono ritenersi sottratti a ordine di esibizione o sequestro anche registri e archivi salva la comunicazione volontaria di singole informazioni”. Si afferma inoltre che ”nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza episcopale italiana”. Infine si mette in luce che, comunque, ”risulterà importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili, nell’ambito delle rispettive competenze e nel rispetto della normativa concordataria e civile”.
Malgrado l’assenza dell’obbligo di denuncia per i preti pedofili da parte dei vescovi, affermata nelle ”Linee guida” della Cei sui casi di abusi su minori, il segretario generale dei vescovi, mons. Mariano Crociata, presentando il documento ai giornalisti ha rassicurato che, su questo tema, ”la cooperazione con la magistratura è un fatto ordinario”. ”E’ chiaro a tutti noi vescovi – ha spiegato con mons. Crociata – che bisogna collaborare con le autorità civili” ma, ha aggiunto, ”ciò non vuol dire che noi si possa operare in modo difforme da quanto prevede la legislazione”. ”I vescovi – ha detto il presule – hanno sviluppato una cooperazione davvero ordinaria con i magistrati italiani. Auspico che si sviluppi a tutti i livelli nelle nostre collettività, perché casi di abuso sui minori purtroppo sono numerosi in tanti ambienti”. ”Da parte nostra – ha assicurato – è in atto e c’è la massima collaborazione con i giudici”. Quando viene a sapere di un caso di abuso, ha spiegato il segretario della Cei, il vescovo ”può incoraggiare le vittime a rivolgersi alla magistratura”. La Cei ha scelto di non creare, come avvenuto in altri Paesi, la figura di un vescovo responsabile a livello nazionale per il dossier abusi. Per mons. Crociata, ”in Italia non c’è bisogno di un’autorità terza per seguire questi casi, il vescovo è responsabile di tutto nella propria diocesi anche in questo campo”.
Presentando le linee guida per i casi di abuso da parte del clero, il Segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, ha spiegato stamattina, durante una conferenza stampa in Vaticano, che in Italia i casi di pedofilia da parte di chierici fino ad ora registrati sono 135 nel periodo che va dal 2000 al 2011. Per quanto riguarda i procedimenti oggetto dell’intervento della congregazione per la dottrina della fede, ”ci sono state – ha detto monsignor Crociata – 53 condanne, 4 assolti e altri casi in istruttoria”. Sono invece ”77 le denunce alla magistratura: di queste due le condanne in primo grado, 17 in secondo, 21 sono i patteggiamenti, 5 gli assolti e 12 i casi archiviati”.
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fonte lastampa.it
fonte vignetta librescamente
IN USA LA ‘RETE’ LA VOGLIONO KOSHER… – Le comunità ultra-ortodosse scendono in campo contro il «flagello» di Internet
Ma qualcuno, anche tra gli ultra-ortodossi, non è d’accordo…

Is Building a “Kosher Internet” Kosher? At What Point Does a Quest for Tzniut Become an Excuse for Thought Control?
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Le comunità ultra-ortodosse scendono in campo contro il «flagello» di Internet
In 60mila, da tutto il nord est Usa per denunciare i «mali della Rete». Fuori dallo stadio organizzata la protesta contro i leader
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di Andrea Marinelli
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NEW YORK – Domenica sera il Citi Field, stadio dei New York Mets, sarà tutto esaurito. Ad affollare le tribune dell’impianto non saranno però i tifosi della squadra di baseball newyorkese, ma 40.000 ebrei ultraortodossi, arrivati da tutto il nord est degli Stati Uniti per dichiarare guerra a internet e per mettere in guardia i fedeli sui pericoli provocati dalle nuove tecnologie. Mentre i Mets scenderanno in campo a Toronto, nello stadio di Flushing Meadows, nel Queens, non rimbomberà dunque il rumore delle mazze di legno e delle palle di sughero né si sentiranno le voci degli arbitri urlare uno strike, un punto o un’eliminazione. Gli uomini delle comunità ultraortodosse ascolteranno invece in silenzio il monito degli organizzatori della manifestazione, il gruppo rabbinico Ichud Hakehillos Letohar Hamachane sostenuto da due importanti figure locali, Israel Portugal, rabbino di Borough Park, e Matisyahu Salomon, influente leader religioso di Lakewood, in New Jersey.
ONLINE MA CHE SIA «KOSHER» – I coordinatori dell’evento, che nel programma dell’iniziativa hanno definito internet un “flagello”, lanceranno dal Queens una campagna contro il web e denunceranno “il male della rete”, costituito non solo dalla pornografia ma anche dal tempo speso sui social network intaccando i rapporti sociali e familiari. Organizzata alla vigilia del primo giorno del mese ebraico di Sivan, giorno considerato favorevole all’apprendimento dei giovani, la manifestazione ha l’obiettivo di salvare le generazioni future dalle cosiddette malattie sociali e dall’esposizione al mondo laico, portati dalla tecnologia e dal web. Fin dagli anni novanta, quando internet cominciò a diffondersi, le comunità ultraortodosse hanno provato a proibire o filtrare la rete per proteggere regole e tradizioni messe in pericolo dal mondo moderno. Questa sera gli organizzatori cercheranno quindi una soluzione per mantenere kosher il tempo passato online.
ASSUEFAZIONE AL WEB – Durante la serata non si parlerà però di proibire internet, come ha voluto puntualizzare ad alcuni quotidiani americani Eytan Kobre, avvocato e portavoce degli organizzatori. Gli speaker si focalizzeranno piuttosto sui pericoli che una rete non controllata potrebbe rappresentare per la comunità, rischi che non vengono solo dalla pornografia ma anche dall’assuefazione al web che limiterebbe rapporti umani, studio e lettura. Kobre ha specificato inoltre che i membri della comunità usano sì internet e smartphone, ma per lavorare e gestire le proprie attività commerciali.
DIRETTA TV PER LE DONNE – L’evento ha richiamato una folla oceanica dalle comunità di Brooklyn, le principali del paese, e dal resto della east coast americana. Oltre al Citi Field è stato affittato anche l’adiacente Arthur Ashe Stadium, dove si disputano gli US Open di tennis, che verrà gremito da altre 20.000 persone. Tutti uomini, visto che la manifestazione a causa delle rigide regole religiose è vietata alle donne, che potranno però assistere a una diretta video nelle scuole di Borough Park e Flatbush, quartieri di Brooklyn popolati dai gruppi ultraortodossi.
UN MILIONE E MEZZO DI DOLLARI - L’organizzazione è costata circa un milione e mezzo di dollari, mentre i biglietti sono stati venduti a 10 dollari l’uno. Nonostante il tutto esaurito però è ancora possibile trovare tagliandi per assistere alla manifestazione, ma al triplo del prezzo e, paradossalmente, su eBay.
LA CONTESTAZIONE - I 60.000 di Flushing Meadows non saranno però soli questa sera. Fuori dagli stadi è stato infatti indetto un raduno per protestare contro i leader ultraortodossi, denominato «Internet non è il problema». Il rally è stato annunciato da Footsteps, organizzazione che fornisce sostegno a tutti coloro che hanno lasciato le comunità ultraortodosse e che devono affrontare le conseguenze della propria scelta, a cominciare dall’ostracismo delle famiglie. La manifestazione di Footsteps proverà a dimostrare che il problema delle comunità non è internet, quanto piuttosto l’atteggiamento sdegnato con cui sono stati insabbiati e coperti i numerosi casi di abusi sessuali su minori venuti a galla a Brooklyn negli ultimi anni.
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fonte corriere.it
LE SAGRESTIE DI COSA NOSTRA – Niente messa a Cinisi per Peppino

Niente messa a Cinisi per Peppino
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Ci si riempie tanto la bocca a parlare di democrazia, ma poi viene negata una messa per ricordare Peppino Impastato nel giorno del trentaquattresimo anniversario della sua uccisione. Il parroco di Cinisi, don Pietro D’Aleo, ha ritenuto che “i tempi” non fossero “maturi”. Eppure sono passati più di tre decenni dal delitto di Peppino, che tutti oggi si affannano a ricordare in ogni modo possibile.
Da cittadina siciliana e da familiare di una vittima di mafia, che dal comunismo era lontana anni luce, mi chiedo se una decisione del genere possa essere giustificata con le parole utilizzate da Caterina Palazzolo, responsabile dell’azione cattolica della parrocchia: “La messa sarebbe stata vista male soprattutto all’interno del mondo comunista, più che dentro la Chiesa”. Mi rispondo, anche. No, non c’è alcuna giustificazione per questo rifiuto. Il no della Chiesa alla famiglia Impastato è una mancanza di rispetto, un insulto alla memoria, una negazione di dignità, un tradimento dei valori cristiani.
Mentre l’odore del sangue delle vittime innocenti è ancora vivo sotto il naso dei familiari, che siano passati cinque anni o quaranta, un parroco e il suo entourage sembrano aver dimenticato. Sembrano voler dimenticare. Forse qualcuno avrebbe dovuto spiegare a don Pietro che, se non altro, una decisione impopolare come la sua crea molta confusione nella coscienza di chi, invece, non ha nessuna voglia di dimenticare la storia e l’impegno di Peppino. Perché la storia e l’impegno di Peppino sono la storia e l’impegno di tutti quegli uomini e quelle donne che, troppo spesso, non hanno nient’altro che una messa per essere ricordati e benedetti. Glielo dobbiamo.
A parte la delusione e l’amarezza, il sospetto, terribile, è che i passi da fare per arrivare alla democrazia siano, purtroppo, ben più di cento. Almeno da queste parti.
da: SoniaAlfano.it
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fonte 19luglio1992.com
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Le sagrestie di Cosa Nostra. Inchiesta su preti e mafiosi
Edito da Newton Compton, 2007
270 pagine, € 9,90
ISBN 8854109070
di Vincenzo Ceruso
Sicari in crisi mistica e teologi con la lupara in mano, ecclesiastici infedeli e assassini devoti, sacerdoti come padre Puglisi, che muoiono su ordine di Cosa Nostra, per non aver tradito quello stesso vangelo. Questo libro racconta la storia del “tenebroso sodalizio” dei mafiosi con preti e religiosi. Un’inchiesta sulla mafia “sub specie ecclesiae”: attraverso i palazzi arcivescovili e le chiese di campagna, tra una festa popolare e la processione di un santo patrono, lungo le chiese della desolata periferia di Palermo e le navate del duomo normanno di Monreale. Cosa Nostra è una confraternita criminale con le sue tradizioni e i suoi segreti. Per il mafioso, battesimi, cresime, matrimoni e ogni altro genere di sacramenti non fanno parte di un cammino di fede ma entrano in un sistema di alleanze e di giochi di potere interni alla consorteria. Le vie delle sagrestie, allora, si intrecciano con quelle dell’eroina e la religione diventa uno strumento funzionale alla morte e al predominio criminale.
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fonte archivio900.it
VILLASANTA, BRIANZA – Il parroco: “Cari fedeli, non pagate le tasse decise dal governo Monti”

fonte immagine
Il parroco: “Cari fedeli, non pagate le tasse decise dal governo Monti”
L’editoriale del sacerdote brianzolo don Ferdinando Mazzoleni nel bollettino parrocchiale
“L’esecutivo colpisce i deboli e lascia i grandi patrimoni. Si rischia una rivoluzione sociale”
Don Ferdinando Mazzoleni, parroco a Villasanta
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di GABRIELE CEREDA
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Don Ferdinando Mazzoleni, da 26 anni parroco di Villasanta, in Brianza, nel suo editoriale sulla prima pagina del bollettino parrocchiale scrive che le tasse introdotte da questo governo non andrebbero pagate. «Mi chiedo se posso tranquillamente dire in questa situazione — spiega — se è obbligatorio pagare le tasse. Che lo sia è certo, ma sempre? Tutte? È difficile dire quando siano giuste, ma sono di certo ingiuste quando solo alcuni vengono controllati e costretti a farlo, mentre altri se la spassano beatamente».
Cos’ha di sbagliato questa tassazione?
«Colpisce i più deboli e lascia intatti i patrimoni dei benestanti. C’è un’ingiustizia sociale spaventosa».
Come si mettono a posto le cose?
«Intanto che la smettano di prenderci in giro. Ci dicono che il peggio è passato, che l’Italia è salva, ma la realtà è fatta di gente normale che non arriva alla fine del mese. Di famiglie con l’acqua alla gola a cui si chiedono sempre più sacrifici, tasse su tasse. L’Imu, la Tarsu, la benzina che aumenta un giorno sì e quello dopo pure. Devo continuare?».
Cosa dovrebbe fare il governo per uscire da questa situazione?
«Avessero messo al posto di Mario Monti un ragioniere avrebbe fatto meglio. E poi mi devono spiegare come mai i politici non hanno rinunciato ai loro privilegi. La gente è arrabbiata».
Qual è il pericolo?
«È dietro l’angolo e si chiama rivoluzione sociale».
Sembra non ci sia proprio modo di uscirne.
«C’è, ma ci vuole coraggio. Per adesso ci stanno solo svuotando le tasche. Il nostro Paese è sulla porta di una pericolosa involuzione. O si abbattono i privilegi e con quei soldi si fa ripartire l’economia o rischiamo di andare a gambe all’aria».
Non sembra avere molta fiducia in questo esecutivo.
«Lei ne avrebbe in un uomo che viene dal mondo bancario e decide di esentare le banche dal pagamento dell’Imu?».
Il cardinale Bagnasco, presidente della Cei, dice che le tasse vanno pagate.
«Faccia un giro tra quelli che non riescono a mettere insieme il pranzo e la cena, poi ne riparliamo».
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MASSA CARRARA – «E’ apparso il volto di Cristo»

La foto del drappo
«E’ apparso Cristo»
Un drappo dell’altare assume la forma del volto di Gesù e centinaia di pellegrini gridano al miracolo.
Giacomo Galeazzi
Città del Vaticano
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I parrocchiani non hanno dubbi sull’autenticità del prodigio, ma la diocesi raccomanda cautela e prudenza. Una processione senza sosta sta affollando la chiesa di Sant’Antonio Abate a Canevara, in provincia di Massa Carrara, dove il volto di Gesù sisarebbe materializzato sul drappo d’altare dell’edificio religioso.
Per prassi secolare, le autorità ecclesiastiche (sia a livello locale sia centrale) non prendono posizione su presunti eventi prodigiosi finché non ne sia certa la natura, però qui i segnali sembrano effettivamente di particolare rilievo e razionalmente inspiegabili.
La sembianza di Cristo sarebbe apparsa nella messa della prima domenica dopo Pasqua, la «Domenica in Albis», sul tessuto misto in cotone e fibre sintetiche realizzato da due donne che solitamente si occupano di decorare la chiesa.
Ad accorgersi della immagine insolita è stato un uomo, che ha fatto una foto e ha notato il volto impresso sopra il tessuto, avvertendo gli altri fedeli. Da quel giorno, sono iniziati dei pellegrinaggi spontanei. La diocesi di Massa Carrara-Pontremoli, come sempre avviene in questi casi, non commenta, ma a quanto si apprende viene mantenuto un atteggiamento di prudenza e cautela. Il vescovo Giovanni Santucci informerà il Vaticano. La voce si sta spargendo sempre di più e il drappo mantiene ancora questa forma che viene ritenuta una sacra sembianza. «Il primo ad accorgersene è stato un parrocchiano che ha fotografato l’altare durante la funzione.
Quando ha visto la foto nello schermo della macchina digitale si è accorto che si era materializzato il volto di Gesù», racconta Serena Lazzini, che è una delle due donne che abitualmente si occupa degli arredi in chiesa. «Siamo scosse, non ci aspettavamo una grazia simile, la figura è apparsa non in un giorno qualunque», aggiunge l’altra testimone, Federica Ceri. Era , infatti, «il giorno della festa del dipinto», aggiunge la donna riferendosi al grande quadro che raffigura Gesù nella chiesa. «Ora siamo un po’ in apprensione, perché è previsto che lunedì dobbiamo smontare la decorazione con il drappo miracoloso”, concludono le due donne. Il tessuto del drappo è in organza, un materiale misto di cotone e fibre sintetiche ed è stato realizzato da due donne che abitualmente si occupano delle decorazioni all’interno dell’edificio sacro.
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IL CARDINALE RAVASI CELEBRA MESSA – Misericordia per Antonia Pozzi, poetessa suicida. Ma eminenza, ci spieghi: perché non c’è stata misericordia per Piergiorgio Welby?
Misericordia per Antonia Pozzi, poetessa suicida. Ma eminenza, ci spieghi: perché non c’è stata misericordia per Piergiorgio Welby?
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di Valter Vecellio*
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La notizia: il cardinale Gianfranco Ravasi, oggi alle 18 celebra, presso la chiesa parrocchiale di Pasturo vicino Lecco, una messa in favore della poetessa Antonia Pozzi. Antonia Pozzi, racconta Armando Torno sul “Corriere della Sera”, morì suicida il 3 dicembre del 1938, aveva appena 26 anni. Torno riporta una confidenza del cardinale Ravasi: “Celebro questa messa perché l’atteggiamento che la Chiesa ha attualmente nei confronti dei suicidi presta molta attenzione alle dimensioni interiori della tragedia. Se l’evento drammatico nasce da una superficialità o è causato dal disprezzo dei valori della vita, allora evidentemente non può essere oggetto di una celebrazione esplicita. Ma la Pozzi rappresenta il caso di una persona dotata di forte spiritualità e di intensa ricerca interiore, travolta da una sensibilità estrema”. Sintetizza Torno: “La Chiesa non accetta il suicidio razionale; tuttavia per altre situazioni, si fa interprete misericordiosa”.
Non è stata generosa la vita con Antonia Pozzi, e lo si può intuire dalla scarna scheda che accompagna il servizio del “Corriere”: “…Figlia di un avvocato milanese e della contessa Lina Lavagna Sangiuliani, nipote di Tommaso Grossi, si uccise con barbiturici. La famiglia negherà la circostanza “scandalosa” del suicidio, attribuendo la morte a polmonite. Il testamento fu distrutto dal padre, che intervenne anche sulle poesie”. A proposito di poesie, Ravasi cita alcuni versi, rivelatori: “…Ma tutta l’acqua mi fu bevuta, o Dio,/ ed ora dentro il cuore/ ho una caverna vuota/ cieca di te./ Signore, per tutto il mio pianto/ ridammi una stilla di Te,/ ch’io riviva…”.
Ancora Ravasi: “Celebrerò la messa anche per essere vicino a tutte quelle persone sensibili che sentono dentro di sé un vuoto e una domanda…”.
Eminenza: la misericordia è un valore che dovrebbe essere universale, valido per credenti e non credenti, o diversamente credenti. Come non ricordare, eminenza, che a una persona, certamente dotata di una intensa spiritualità, seppur laica e non conforme ai canoni del dogma d’oltretevere – si parla di Piergiorgio Welby – il vicariato di Roma negò i funerali religiosi? Come dimenticare che quell’estremo momento di consolazione per la madre e la moglie di Piergiorgio vennero negati in nome di una ragione “politica” a tutti evidente, anche se di difficile comprensione? In virtù di quella manifestazione di debolezza intollerante, i funerali si celebrarono laicamente, sulla piazza San Giovanni Bosco, con la chiesa sbarrata; e furono alcune piccole, anonime, suore a portare quel conforto che la Chiesa di Roma tetragona aveva negato, assieme a una folla in cui certamente tanti erano i credenti. Welby amava la vita, e a un certo punto, stremato, chiedeva solo che fosse messa la parola fine a quella che vita non era, ma solo sofferenza e inutile, insopportabile tormento.
Eminenza, rileggiamolo quel freddo comunicato del Vicariato: “In merito alle richieste di esequie ecclesiastiche per il defunto dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dei casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del dott. Welby di porre fine alla propria via, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn.2276-2283-2324-2325). Non vengono meno però la preghiera della Chiesa per l’eterna salvezza del defunto e la partecipazione al dolore dei congiunti”.
Eminenza, raffronti quello scritto (e non deve sfuggire la puntigliosa, miope, leguleia elencazione di codicilli), alle sue parole: che pur nella disapprovazione, non esprimono condanna (forse nella consapevolezza che chi giudica sarà a sua giudicato, chi condanna sarà a sua volta condannato?); è stridente la differenza di forma, e dunque sostanza;, e di questa differenza ci si rallegra. Ma eminenza, ci dica: anche il nostro compagno Piergiorgio dovrà attendere 74 anni, prima che ci sia, anche per lui, una parola, un gesto, di comprensione e di misericordia?
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va.vecellio@gmail.com
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fonte articolo

































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