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Su Internet spopola ‘Trotaelode’ con la laurea taroccata fai da te

Su Internet spopola ‘Trotaelode’ con la laurea taroccata fai da te

Su Internet spopola 'Trotaelode' con la laurea taroccata fai da te

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Repubblica Milano è anche su facebook e su twitterMigliaia di diplomi di laurea (taroccati) assegnati in poche ore. Spopola sul web il sito Trotaelode.com, presa in giro della laurea albanese di Renzo Bossi. Compilando i campi richiesti, in pochi minuti tutti possono ottenere la propria laurea. Discipline? Dall’ostetricia all’ingegneria, da gestione finanziaria a fisioterapia: qui una laurea – almeno per scherzo – non si nega a nessuno, come dimostra la finta laurea che abbiamo confezionato utilizzando dati di fantasia FOTO Il diploma albanese del ‘Trota’/ L’ateneo di Tirana

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SVISTE «ELETTORALI» – Candidato copia programma da Genova e propone il porto a Paternò (senza mare). E il web si scatena

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SVISTE «ELETTORALI»

Candidato copia programma da Genova e propone il porto a Paternò (senza mare)

Il web si scatena con un ricca gallery di fotomontaggi e c’è chi proclama la “Repubblica Marinara di Paternò”

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CATANIA – Clamorosa svista in un programma elettorale per le amministrative, a Paternò: un candidato copia da un suo «collega» genovese e propone un porto per la cittadina dove il mare non c’è. Spiagge dorate con ombrelloni, tramonti con le palme, “noci di cocco dell’Etna”. Sono le cartoline da Paternò, in provincia di Catania.

 

«Paternò a mare», i fotomontaggi-burla

Dove c’è il mare, almeno secondo il programma elettorale di un aspirante consigliere comunale. In vista delle amministrative, infatti, l’uomo ha promesso di realizzare un porto in città: ma è stata una promessa a sua insaputa, visto che se n’è accorto solo dopo averla presentata. Il “ragionier x”, infatti, ha fatto “copia e incolla” dal programma elettorale di un candidato di Genova che, lui sì, poteva promettere agli elettori mari e monti.

IRONIA IN RETE – Un capoverso, infatti, recita: “Rifacimento dell’area portuale, dell’industria navale e del lungomare”. Una svista, fatta da lui stesso o dai suoi collaboratori. Ma, dopo la figuraccia, è iniziato lo sfottò dei suoi compaesani su Facebook: oggi il gruppo “Paternò a mare” – nato dal precedente “Sporchiamo il Comune?” contro l’affissione selvaggia – è formato da oltre 2mila persone. Con un ricca gallery di fotomontaggi: si va da “Via dei Platani beach” dove c’è chi scorrazza sulla moto d’acqua, ai cartelli “Benvenuti a Paternò città del mare”, alla gara di off-shore. I goliardi paternesi hanno modificato la cartina geografica della Sicilia creando il “Golfo di Paternò”, indetto un concorso pubblico per il “guardiano del faro”, segnalato gabbiani sui tetti, perfino proclamato la “Repubblica Marinara di Paternò”. Senza dimenticare i prodotti tipici: l’”arancia di mare” di Paternò e, per la barca-simbolo dell’America’s Cup, il nuovo nome “Arancia rossa”.

SATIRA ANCHE SULL’AEROPORTO – Con un occhio alle cronaca, pubblicizzando crociere lungo le coste del paese, e raccontando perfino gli sbarchi dei migranti. Satira pure sul fantomatico aeroporto da costruire in paese: visto che Paternò è conosciuto per le rane, la compagnia aerea non può che chiamarsi la “Larunghiairlines”. Accanto ai messaggi ironici, pure un momento di riflessione: lo fa il sacerdote don Salvatore Alì che scrive in un post: “Se Paternò fosse stato un paese di mare sarebbe stato completamente diverso ma purtroppo la cruda realtà ci dice che è sempre un paese “da chiana”. Comunque questa pagina ci aiuta a sognare e sognare fa bene”. Eppure, facendo un giro per le strade della cittadina, qualche spunto reale si trova: a Paternò, per esempio, c’è la sede locale dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia.

Fonte Italpress

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fonte

La satira di Corrado Guzzanti su Sky colpisce la Gelmini e Di Pietro

Gianfranco Funari dal Paradiso

Caricato da in data 26/feb/2011

Corrado Guzzanti – Recital 2010

La satira di Corrado Guzzanti su Sky colpisce la Gelmini e Di Pietro

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La Rai non lo ha voluto, e così anche il comico è andato nella tv di Murdoch dove debutta domani sera con “Recital”, antologia delle sue imitazioni: immancabile quella del ministro Tremonti

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di LEANDRO PALESTINI

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ROMA La geniale satira di Corrado Guzzanti, sottratta a una Rai sempre più avara e censoria, si rifugia nella tv di Rupert Murdoch, nel prime time di Sky. Dopo il debutto estivo dello speciale Aniene, domani sera su Sky Uno (alle 21.10, canale 109) sarà la volta di Recital, tratto dall’omonimo show teatrale che, in nove mesi di tour, è stato visto da oltre trecentomila spettatori, per una novantina di repliche.

IL VIDEO Guzzanti in “Recital”
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Con il “mattatore” Corrado Guzzanti, su Sky Uno ci saranno sua sorella Caterina e l’attore-amico Marco Marzocca. Il “Recital” televisivo sarà un condensato dello spettacolo teatrale. Offrirà una rilettura in chiave satirica dell’Italia di oggi, attraverso una carrellata di personaggi che sono già cavalli di battaglia di Guzzanti e con l’arrivo di nuovi personaggi. Sul palco le videostorie si avvicenderanno alle riletture di protagonisti politici come Giulio Tremonti e Romano Prodi, Antonio Di Pietro e Mariastella Gelmini, con le loro riflessioni sulla crisi dei valori della nostra traballante società. Padre Federico e il teologo Pizzarro, sorretto da una fede al limite esilarante dell’abiura, riflettono sulla crisi dei valori dello spirito e del bisogno di confrontarsi con i giovani.

Se in Aniene aveva proposto massoni, referendum e Olgettine, in Recital il grottesco è usato come maschera della verità ed è l’elemento che, dopo le risate, può suscitare una nuova consapevolezza e rivelarsi forse l’unica via d’uscita per lo spettatore. “La crisi è drammatica ed internazionale. Lei dice che l’aveva prevista”, chiede a Tremonti/Guzzanti una giornalista interpretata da Caterina Guzzanti. “Sì, è vero avevo previsto tutto”, risponde Tremonti, che spiega in modo esilarante la manovra messa in atto dal governo per far fronte alla situazione.

Sul palco di Recital si avvicendano quindi il santone Quelo con i suoi adepti desiderosi di conoscenza, la conduttrice Vulvia con la sua scienza priva di logica, i mafiosi “rondaioli”, il cinico presentatore che parodizza i talk show, lo schizoide Gabriele La Porta, tutti personaggi guidati da Corrado con realistico fantasismo fino alla conclusione dello spettacolo, in cui un Funari “celeste” collegato dal Paradiso si dice pronto a preparare l’umanità al giudizio universale.

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18 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/10/18/news/la_satira_di_corrado_guzzanti_su_sky_colpisce_la_gelmini_e_di_pietro-23455723/?rss

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CRISI – Standard & Poor’s taglia ancora giù il rating per 24 banche italiane / Tremonti: non ci fosse stata la crisi… (Corrado Guzzanti)

Tremonti: non ci fosse stata la crisi… (Corrado Guzzanti)

Caricato da in data 13/feb/2011

Corrado Guzzanti Recital 2010.

Standard & Poor’s taglia ancora
giù il rating per 24 banche italiane

 

ROMAStandard & Poor’s ha tagliato il rating per 24 banche e istituti finanziari italiani, tra questi Monte dei Paschi e Ubi banca. Valutazione confermata invece per altre 19 banche, fra cui le big Intesa Sanpaolo e Unicredit. Il downgrade segue come effetto-cascata il giudizio dell’agenzia di rating sull’Italia per i rischi dell’economia e del debito sovrano.

Il governo italiano, afferma Standard and Poor’s nel suo rapporto, deve attuare “misure fattibili di aumento della crescita e portare avanti una più veloce riduzione del peso del debito dovuto al settore pubblico” oppure, fra le diverse conseguenze, le banche e le imprese dovranno affrontare costi di finanziamento più alti e una stretta sul credito con conseguenze sull’economia.

Partendo da livelli di rating diversi, il declassamento ha coinvolto Mps (da A- a Bbb+), Banco Popolare (da A- a Bbb), Banca Popolare di Milano (da A- a Bbb+), Banca Carige (da A- a Bbb+). Colpite anche Credito bergamasco, Banca Aletti & c, Bper, Banca Akros, Banca popolare di Vicenza, Credem, Veneto banca, Cassa di risparmio della provincia di Teramo, Cassa di risparmio di Cento, Banca popolare dell’Alto Adige, Banca di Bologna, Iccrea holding e Iccrea banca, Iccrea bancaimpresa, Agos-Ducato, Farmafactoring, Banca mediocredito del Friuli-Venezia Giulia, Bancasai. Confermati i rating di Intesa Sanpaolo e Unicredit (entrambi A) e Bnl (A+) oltre che quelli di Mediobanca (A).

Per l’agenzia le rinnovate tensioni sul mercato e nei Paesi periferici europei, specie in Italia, oltre che le prospettive di crescita in calo hanno portare a un ulteriore deterioramento delle condizioni operative delle banche italiane. Per il settore è previsto un aumento del costo della raccolta e un calo della redditività nei prossimi due anni mentre il rallentamento dell’economia nel 2012 potrebbe impedire il miglioramento della qualità degli attivi.

L’agenzia di rating ha rivisto inoltre la sua valutazione del settore bancario italiano (“Bank Industry Country Risk Assessment) dal gruppo 2 al gruppo 3 su una scala da 1 a 10, dove 1 è il livello più elevato.

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18 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/economia/2011/10/18/news/s_p_abbassa_il_rating_a_24_banche_italiane-23455517/?rss

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Addio Rai, Serena Dandini la domenica in onda su La7

Addio Rai, Serena Dandini la domenica in onda su La7

La conduttrice di “Parla con me”, fatta fuori dal Cda Rai, torna ora in prima serata

http://image.excite.it/magazine/foto/Serena-Dandini-ritorna-con-Parla-con-me/20-presentazione-parla-con-me-20.jpg
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Non solo Fabio Fazio e Roberto Saviano, con “Vieni via con me”. La 7 si aggiudica anche Serena Dandini, che all’ultimo (poche settimane fa) è stata “fatta fuori” dal Consiglio di amministrazione della Rai.

La conduttrice di “Parla con me”, in onda in seconda serata su RaiTre con la satira di Dario Vergassola e gli stacchetti di Elio e le storie tese, tornerà dunque in tv, anche se non più sugli schermi di quella pubblica.
La vedremo la domenica, questa volta in prima serata.

A cambiare non sarà però il suo direttore di rete, dato che Paolo Ruffini, ex guida della terza rete, è da 4 giorni il nuovo direttore de La7.

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14 ottobre 2011

fonte:  http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Bye+Bye+Rai%2C+Serena+Dandini+la+domenica+in+onda+su+La7&idSezione=12809

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L’INCHIESTA – Ecco come la prescrizione breve farà morire il processo Mills / Il ‘processo breve’ nella Satira

L’inchiesta


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Ecco come la prescrizione breve farà morire il processo Mills

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Il Cavaliere torna alla carica per salvarsi dalla sentenza nel processo per corruzione. Il blitz del Pdl per approvare la cosiddetta ‘prescrizione breve’. Da oggi in discussione in commissione al Senato per il sì definitivo a fine ottobre il Parlamento

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di PIERO COLAPRICO

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Ecco come la prescrizione breve   farà morire il processo Mills L’avvocato inglese David Mills

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IL PROCESSO MILLS, per fare un esempio sportivo, non è una maratona, è come una gara dei cento metri: è, era e sarebbe un processo semplice. Invece, per quello che è successo e sta accadendo anche in queste ore, può diventare un caso da manuale di giurisprudenza. Un caso, da studiare nelle università come una metafora del potere che non vuole affrontare a viso aperto i processi.

Oggi, infatti, comincia una discussione importante e anche sorprendente nella sede della Commissione giustizia del Senato. Bisogna accelerare, mettersi ventre a terra, correre: è l’ordine. Tutto il dibattito riguardava le intercettazioni telefoniche e nessuno a Palazzo Madama se l’aspettava, ma questa nuova fretta viene accettata perché serve soprattutto a uno. A Silvio Berlusconi. La cosiddetta “prescrizione breve” è necessaria per salvare il nostro premier dal rischio di una condanna. “Brutta” sul piano dell’immagine. Gravissima nei fatti: se avviene, lo considera come uno che ha corrotto un testimone di giustizia.

Di questa affannosa “prescrizione breve” in discussione oggi non esistevano più tracce sull’orizzonte politico. Perché è stata riesumata così rapidamente? Per comprendere la paura (un po’ folle) di Berlusconi e dei suoi legali basta più che “conoscere”, “riconoscere” la valenza di alcune date. La prima è fondamentale. Oggi in Italia la prescrizione si è già abbassata grazie alla cosiddetta Cirielli, che servì – ricordiamo – ad aiutare Cesare Previti, braccio destro di Berlusconi, ex senatore, condannato per corruzione in atti giudiziari.

Conti alla mano, la prescrizione per il processo Mills scatta nel febbraio 2012. Vale a dire questo: se non si arriva all’emissione della sentenza entro questa data, il processo si dissolve (prescrive) esattamente come la Carrozza di Cenerentola a mezzanotte. Per molto tempo, le difese del premier erano riuscite ad allungare il brodo dei testimoni, portando gente che non ricordava, non sapeva, ma parlava e parlava. Finché il 19 settembre scorso, il tribunale milanese dice no al tandem Ghedini-Longo e decide di sforbiciare la lista testi.

Fissa per il 24 ottobre l’interrogatorio dell’avvocatone inglese un po’ in disgrazia David Mills. E per il 28 c’è l’interrogatorio dell’imputato Berlusconi. Non è finita. Ecco già stabilite – attenzione – sei udienze a novembre. Si può dunque arrivare alla sentenza, e ben prima del fatidico secondo mese dell’anno prossimo: non ci sono dubbi.
Occorre adesso – per leggere la filigrana di questa storia, che ci racconta parecchio dell’Italia di centrodestra e di come ha governato – un’altra manciata di “date-Mills”. Tutto è, in realtà, sotto gli occhi di tutti.

La richiesta di rinvio a giudizio viene firmata dal sostituto procuratore Fabio De Pasquale nel lontano 10 marzo del 2006. Riguarda due imputati: il legale inglese Mills, che si era occupato del comparto estero di Mediaset e dei conti off shore della famiglia Berlusconi, e lo stesso Berlusconi. Il 30 ottobre dello stesso anno, il giudice Fabio Paparella li rinvia a giudizio: prima udienza il 13 marzo 2007 e primo blocco nell’estate dell’anno dopo, quando (23 luglio 2008) il Parlamento approva il “lodo Alfano”.

Il cosiddetto lodo rende reale e concreta l’idea peregrina che i cittadini non siano uguali di fronte alla legge (come vuole la nostra Costituzione), ma che alcune cariche vengano come “angelicate”: non possono contaminarsi con gli obblighi delle leggi penali. I giudici del tribunale sollevano, com’è ovvio, il conflitto (27 settembre 2008) e mentre David Mills s’incammina solitario lungo la via del processo, Berlusconi saluta e sparisce dall’aula.

L’inglese, senza lo scudo parlamentare, ottiene la condanna in primo grado. Segue condanna in appello a quattro anni e mezzo. Anche per i giudici della Cassazione “il reato si è consumato”. Mills però non paga con il carcere: per lui è scattata la prescrizione italiana. Nel frattempo, quello che era il suo coimputato prosegue nei dribbling alla magistratura: se il 7 ottobre 2009 il cosiddetto lodo Alfano viene (come merita) cestinato, se il 29 novembre dello stesso anno Berlusconi torna imputato, gli avvocati chiedono e ottengono di aspettare le motivazioni della sentenza Mills. Per i giudici va bene, nel frattempo viene confezionata l’altra “arma letale”: il 7 aprile 2010 il centrodestra approva il “legittimo impedimento”. Chi ha da fare per il bene della cosa pubblica (lasciamo perdere ogni commento su come il premier abbia trascorso una non trascurabile parte del suo poco tempo) manda un “certificato” e può saltare il processo come uno studente salta la scuola.

Può essere? Il tribunale (16 aprile) solleva daccapo la questione, daccapo la Corte costituzionale (come qualunque padre di famiglia) dà torto ai berlusconiani: il processo Mills riprende.

Siamo a un lustro dalla fine dell’indagine preliminare: siamo all’11 marzo di quest’anno e viene riesumata la storia dei 600 mila dollari che dalla holding del premier vanno nelle tasche (estero su estero) dell’avvocato inglese Mills. Contrariamente al passato, adesso Berlusconi, imputato unico, vuole “esserci”. Riesce a far passare l’idea che “di lunedì” può sedere alla sbarra. Il calendario preparato da Livia Pomodoro, prima donna in Italia ad essere presidente di Tribunale, sgrana un rosario di lunedì.

Il processo cammina con passo di lumaca, investiga sulla questione basilare: se Berlusconi sapesse o non sapesse che la sua azienda ha pagato Mills non certo per meriti legali, ma perché non rivelasse quanto sapeva di “losco”. Lo stesso Mills, incalzato dal rigoroso fisco inglese, in un’ormai famosa lettera a un importante collega, scriveva: “Mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B. (…) Sapevano bene che il modo in cui avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito, ma ho superato curve pericolose, per dirla in modo lieve) avesse tenuto mr B fuori da un mare di guai, nei quali l’avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo”.
La questione non è da “cento metri”? Dal 19 settembre scorso, da quando i tempi processuali sono tornati “normali”, la soluzione sembrava avvicinarsi. Ma con Berlusconi c’è spesso un “ma”.

Ed eccoci così alla nascente legge sulla prescrizione breve. Che cosa vuole? Senza entrare in dettagli complessi, possiamo sintetizzare così il calcolo, sapendo che il massimo della pena prevista per corruzione in atti giudiziari è oggi di otto anni.

La legislazione attuale, dopo la Cirielli-Previti, stabilisce che la condanna sparisce nel nulla quando è trascorso un periodo di tempo preciso. Dev’essere pari alla condanna massima prevista, più un quarto: otto anni (la pena) più due (un quarto di pena) fa dieci anni (quelli che scadono il prossimo febbraio).

Ora che il processo Berlusconi-Mills è alle battute finali, l’ipotesi del centrodestra – proprio da oggi in discussione al Senato, con 150 emendamenti dell’opposizione – regala uno sconto ulteriore a chi è incensurato: alla pena massima prevista bisogna aggiungere un sesto. Nove anni e quattro mesi invece di dieci. Poco? Tanto?
È quel “pizzichino” che basta per il processo Berlusconi-Mills e per rivitalizzare il premier. Se il testo passa al Senato, a fine ottobre il parlamento può votarlo: se accade, farà “abortire” di fatto la sentenza, qualsiasi essa sia. È davvero un caso da manuale, un inedito legislativo assoluto. E una logica politica esiste: dopo l’avvio del processo Berlusconi-Ruby, dopo la lettura delle telefonate del premier sull’”Italia paese di merda”, una condanna, se ci sarà, può diventare la goccia che fa traboccare il vaso delle diplomazie.

Il nostro presidente del consiglio non può permetterselo, è chiaro. Ma forse nemmeno noi come Paese possiamo permetterci una leggina che ammazza così tanti processi per ucciderne uno: possiamo domandare perché Berlusconi non si difende mai nel merito delle accuse?

A margine, due circostanze. Una è “interna”: a denunciare un’”amnistia permanente” è stato Giuseppe Cascini, segretario dell’associazione nazionale magistrati. Teme “almeno un milione all’anno” di processi dissolti. Basta un giro nei tribunali per appurare che le condanne si sfarineranno, che le vittime non saranno risarcite. Vogliamo questo?

La seconda è internazionale: l’Onu chiede maggiore severità agli Stati in materia di corruzione e lo stesso sostiene la Commissione Europea, soprattutto in questo periodo di “colletti bianchi” che mettono in ginocchio i risparmiatori. Noi, in Italia, perché andiamo nella direzione opposta?

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12 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/10/12/news/mossa_cavaliere_mills-23080764/?rss

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PROCESSO BREVE.. IN BREVE


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Vasco ancora contro Nonciclopedia “Idea stupida, vergognosa e volgare. Non si può scrivere che Anna Frank se l’è voluta perchè ebrea! Questa non è ironia! questa è porcheria da due soldi”

Vasco ancora contro Nonciclopedia
“Idea stupida, vergognosa e volgare”

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Riesplode la polemica tra il cantante e il sito. Su Facebook Rossi scrive: “Leggete la voce su Anna Frank, non è ironia, è una porcheria”. La scorsa settimana lo spazio satirico si era auto-oscurato

Vasco ancora contro Nonciclopedia "Idea stupida, vergognosa e volgare"

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ROMA – Vasco Rossi riattizza il fuoco della polemica con Nonciclopedia,
dopo i fatti della scorsa settimana 1, che avevano portato il sito satirico all’auto-oscuramento e successivamente alla riapertura 2. E sui quali l’addetto stampa del rocker di Zocca ha dichiarato: “Vasco non ha mai chiesto la chiusura di alcun sito”.

Rossi affida il suo pensiero a un post su Facebook in cui scrive: “Andatevela a vedere, prima di parlare, questa Nonciclopedia! E piantatela di fare commenti superficiali senza conoscere direttamente quello di cui parlate! Non sopporto i pressapochismi! Nonciclopedia è una idea “stupida volgare vergognosa ignorante e ipocrita”! Non si può scrivere che Anna Frank se l’è voluta perchè ebrea! Questa non è ironia! questa è porcheria da due soldi volgare e vergognosa! ….altro ke ridere”.

In Rete la polemica si è nuovamente infiammata. Effettivamente la voce su Anna Frank contenuta nel sito è quella, ed è difficile trovarci alcunché di divertente o “satirico”. Nei commenti al post, le fazioni si dividono tra chi appoggia il “Komandante” Vasco e chi dice semplicemente di lasciar perdere Nonciclopedia, perché “se ci vai, sai quello che trovi”. Ma ci sono anche molti Voltairiani, che scrivono pensieri come “Non mi piace Nonciclopedia, ma credo che abbiano il diritto di scrivere quello che vogliono”, e qualcun altro taglia corto: “Vasco, ci stai pensando pure troppo”.

Resta il fatto che per la sua querela, Vasco era stato accusato di voler censurare “il pensiero libero del web”. (T.T.)

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09 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/10/09/news/vasco_ancora_contro_nonciclopedia_idea_stupida_vergognosa_e_volgare-22956787/?rss

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VERSO IL 15 OTTOBRE – Una favoletta metaforica: ‘Gli asini della crisi’


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Gli asini della crisi

Favoletta metaforica sui tempi bui del sistema economico e finanziario, sottratta dalla rete, con appuntamento finale

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Un uomo in giacca e cravatta comparve un giorno in un villaggio.
In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli fosse offerto.
I contadini erano effettivamente un po’ sorpresi, ma il prezzo era alto. Molti accettarono e tornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua.
L’uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tantissime persone gli vendettero i propri animali.
Il giorno seguente, offrì 300 € a quei pochi che non avevano ancora venduto gli ultimi asini del villaggio.
Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successiva e se ne andò dal villaggio.

Il giorno dopo, affidò al suo socio il gregge di asini che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l’ordine di vendere le bestie a 400 € l’una.
Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 € la settimana successiva, tutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quel prezzo anche se molto più alto di quanto avevano ricavato alla precedente vendita e, per far ciò, si indebitarono con la banca.

Come era prevedibile, i due uomini d’affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli.
Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il valore dell’asino era crollato. Gli animali furono pignorati ed affittati a caro prezzo ai loro stessi proprietari dal banchiere.
Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune.
Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primo assessore). Eppure quest’ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio né quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti.

Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l’aiuto dei villaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.
Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità… Venne innalzata l’età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i salari e al contempo le tasse furono aumentate.

Sindaci e banchieri dicevano che ciò era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini.

P.s.
Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio.
E voi, cosa fareste al posto loro?…. Che cosa farete?
Se questa storia vi ricorda qualcosa, ritroviamoci tutti nelle strade delle nostre città e dei nostri villaggi, sabato 15 ottobre 2011

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fonte: http://it.peacereporter.net/articolo/30855/Gli+asini+della+crisi

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‘Sti comunisti non sanno neanche raccontare le barzellette. Adesso ve ne racconto una io, nuova nuova.
Dunque: ‘C’era un giorno una gnocca…’

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Pace fatta tra Vasco Rossi e Nonciclopedia

Sarà ritirata la querela presentata dal Blasco

Pace fatta tra Vasco Rossi e Nonciclopedia

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http://www.rainews24.it/ran24/immagini/2011/08/vasco_rossi_280xFree.jpg

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Oggi Nonciclopedia ha riaperto i battenti chiedendo scusa: “Chiediamo scusa se i contenuti della pagina di Vasco Rossi sono sembrati diffamatori, non c’è mai stata l’intenzione di offendere il cantante”, è scritto in una lettera pubblicata sul sito satirico, e anche su quello di Vasco Rossi. Annunciato il ritiro della querela del cantante

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Roma, 04-10-2011

Pace fatta tra Vasco Rossi e Nonciclopedia. I ragazzi responsabili del sito si sono scusati con il rocker per i contenuti giudicati diffamatori e il Blasco ha deciso di
ritirare la querela nei loro confronti. Il sito Nonciclopedia, che era stato chiuso dagli stessi responbili dopo la querela del cantante, riapre dunque i battenti.

Nella lettera di scuse, pubblicata sia su Nonciplopedia che sul sito e sul profilo Facebook di Vasco, si legge: “Cari lettori, ringraziandovi per il caloroso sostegno, vogliamo innanzitutto chiarire che ci dissociamo dalla violenza con cui il web ha reagito alla nostra decisione di oscurare il sito. Il nostro intento non è mai stato quello di incitare l’utenza contro Vasco quanto quello di informarla dei fatti avvenuti. Ci scusiamo se i contenuti della pagina di Vasco Rossi sono sembrati diffamatori, non c’è mai stata l’intenzione di offendere il cantante. Aggiungiamo che non abbiamo responsabilita’ sulle presunte versioni della pagina su Vasco Rossi che circolano in rete, non corrette in quanto non presenti sul nostro sito”.

“Da entrambe le parti -si legge ancora nella lettera- c’è una volontà di garantire umorismo di qualità, pertanto non escludiamo la possibilità futura che un giorno su Nonciclopedia tornerà ad esistere un articolo su Vasco Rossi che faccia ridere tutti quanti.

Tania Sachs, la portavoce ufficiale del rocker, ha assicurato di poter ritirare la querela contro Nonciclopedia”, conclude la lettera. E la press agent di Vasco conferma che la querela verrà ritirata.

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fonte:  http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=157081

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e il mensile di emergency

 

 

NON AVRAI ALTRO ‘MALE’ ALL’INFUORI DI ME! – In edicola la lotta del Male contro il Male: Battute al veleno per un doppio ritorno

In edicola la lotta del Male contro il Male
Battute al veleno per un doppio ritorno

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http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/10/storia_del_male.png

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http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-snc4/276989_235591006458460_1855182028_n.jpg

La copertina de ‘Il Male’ di Vauro e Vincino dal 7 ottobre in edicola

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Il 7 ottobre, Vauro e Vincino fanno uscire la nuova versione del giornale che trent’anni fa scuoteva l’Italia con dirompenti finte prime pagine dei principali quotidiani. Ma un ex direttore, Vincenzo Sparagna, pubblica in anticipo la stessa testata: “E’ un furto con destrezza, rubo quello che mi è stato rubato”. Il vignettista di Annozero: “Lui non ci deve essere per forza, comunque due è meglio di uno”

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Vincino risponde a Sparagna

“Certo che è un furto. Ma è un furto con destrezza. Io rubo solo quello che mi hanno rubato”, rivendica l’ex direttore Vincenzo Sparagna, dopo aver messo in vendita con calcolata sorpresa Il nuovo Male, allegato al suo Frigidaire. “Sparagna si lamenta perché non lo abbiamo coinvolto? Non capisco. Della vecchia redazione mancano in tanti. Non ci sono, per esempio, quelli che sono morti. Non ci sono i morti. E non c’è Sparagna”, replica fulmineo Vauro Senesi, uno dei due derubati, che sta per rilanciare in edicola Il Male, diretto da Lillo Venezia.

Il Male contro il Male: trent’anni dopo la chiusura del celebre giornale satirico, in edicola ne tornano due, armati di (reciproca) cattiveria. Il Male di Vauro e Vincino, un progetto annunciato più di un anno fa, debutta il 7 ottobre, ma quattro giorni prima è arrivato Il nuovo Male di Sparagna, già uscito brevemente nel 2005 e che riproposto ora alimenta la confusione. Tanto che domenica La Stampa ha dedicato due pagine all’atteso Il Male di Vauro e Vincino e, senza rendersene conto, ha illustrato gli articoli con la copertina de Il nuovo Male, gentilmente fornita (su richiesta) da Sparagna assieme alle vecchie prime pagine con i celebri falsi quotidiani de Il Male.

Insomma, un delirio. Come si conviene per un giornale capolavoro che ha segnato un pezzo importate della storia editoriale italiana. Fondato nel 1977 da una manciata di disegnatori satirici, Il Male, anzi “IL MALE” tutto maiuscolo, è stato fino al 1982 riempito da teste e penne e pennelli sopraffini e dissacranti, che hanno sfornato prime pagine fasulle con titoli come “Lo Stato si è estinto” (la prima uscita, una finta Repubblica) o i più celebri “Arrestato Ugo Tognazzi. è il capo delle Br” (finto Paese Sera) e “Annullati i Mondiali!” (finto Corriere dello Sport). Che si permettevano di titolare i pezzi “Il giudice è uscito dalla storia ed è entrato nella bara” (erano anni di lotta armata) e di allegare una bustina di pepe con l’offerta “Dieci grammi di droga gratis”.

Chi ne ha ancora dei numeri in casa li conserva gelosamente e li espone in soggiorno, con la carta di giornale ingiallita a testimoniare di anni caldi e talvolta bui ma che hanno saputo essere anche molto divertenti. Da molto tempo non si vede in giro un prodotto di satira così dirompente, rivoluzionario, cattivo fino al disgusto, libero e per niente riconoscente, e soprattutto così diffuso (vendeva 80mila copie). Nel Male si ritrovò il meglio, o forse il peggio, della satira italiana. Tra i fondatori ci sono stati lo stesso Vauro e Vincino, che lo ha anche diretto, con Sergio Saviane, Jacopo Fo, Riccardo Mannelli e altri. Gente che poi ha continuato a lavorare sui giornali, chi qua e chi là, e pure in televisione, come nel caso di Vauro.

Al Male c’era anche Vincenzo Sparagna, che si firmava Tersite, che ne fu direttore, e per la libertà di satira subì innumerevoli processi. Se ne andò nel 1980 per fondare Frigidaire, che ancora dirige. “Di chiamare anche Sparagna no, non l’ho mai pensato” spiega Vauro. Un anno fa, Vauro, con il suo condirettore Vincino anticipò, proprio dal sito de ilfattoquotidiano.it, l’intenzione di rispolverare la testata (di loro proprietà). Il video annuncio (“Volete voi il Male?”) ebbe così decine di migliaia di visualizzazioni. E alla pagina facebook del giornale satirico si iscrissero più di ventimila persone.

Sparagna racconta che quando lo seppe telefonò a Vincino, al quale si dice “legato da antica e affettuosa amicizia”, per sapere e spiegare: “Anche sorvolando sull’appropriazione di Vauro, c’è comunque una questione di marchio e di chi lo ha fatto, non avremmo forse dovuto parlarne un po’ tutti, prima? Vauro non lo vedo da dieci anni, mica ce l’ho con lui. Però mi dispiace che non capisca questa mia guerra finta e pure complice, questo mio furto con destrezza di qualcosa che mi pare mi sia stato rubato, e non si chieda come si possa affermare la propria estraneità dal mondo che si va a criticare e però si frequenta”.

I toni che Sparagna usa nell’editoriale di lancio del suo Il nuovo Male, va detto, sono invece sensibilmente più maligni. E il giornale degli altri diventa la “penosa furbata editoriale dalle nuove star della satira da salotto televisivo”, il proprio il “frutto della reazione incredula di fronte alla corruzione ideale e alla deriva barzellettistica che stanno distruggendo quel poco che restava della cosiddetta satira italiana”.

Con sottofondo di riunione di redazione permanente piuttosto animata, Vauro liquida l’argomento velocemente: “Non è che il mondo deve girare intorno a Sparagna, non c’è, non è che ci deve essere per forza. Ma non c’è nessun problema: due ‘Mali’ sono meglio di uno”. Segue una battuta: “Oggi il Papa ha detto che gli angeli esistono, ecco, mettiamola così: gli angeli ci sono, Sparagna no”.

Il Male manca a molti, a quelli che lo compravano e a quelli che lo vanno a rifare, anzi, “a fare”, come rivendica Vauro, portandosi dietro di quegli anni “lo spirito e le viscere”. Ma Il Male di Vauro e Vincino (di cui sono editori alcuni azionisti del Fatto quotidiano, Francesco Aliberti e Cinzia Monteverdi) sarà capace di essere grandiosamente cattivo come quello di una volta, che a rileggerlo oggi non ci si crede? Gli autori torneranno a essere cattivi com’erano? “Sono già cattivi. Come tutte le persone buone”.

di Valentina Avon

“Il vero Male siamo noi”. Il ritorno di Lillo Venezia, il direttore che finì al rogo

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03 ottobre 2011

fonte:  http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/03/in-edicola-la-lotta-del-male-contro-il-male-battute-al-veleno-per-un-doppio-ritorno/161661/

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