STUDIOSI INTERNAZIONALI – Avevano previsto il terremoto in Emilia, ora avvertono: «Attenzione al sud» / AUDIO
PROF. ALESSANDRO MARTELLI (DIRETTORE ENEA DI BOLOGNA, TERREMOTO AL SUD?) RADIO IES
Pubblicato in data 23/mag/2012 da radioies
La rivelazione di un gruppo di ricercatori
Avevano previsto il terremoto in Emilia, ora avvertono: «Attenzione al sud»
Alessandro Martelli, del centro Enea di Bologna: «Potrebbe verificarsi un sisma di magnitudo 7,5»
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Alessandro MartelliNAPOLI – Come da copione ogni volta che arriva un terremoto ci si ripete la stessa domanda: il sisma era prevedibile? Per ora la risposta è no, perché non esistono strumenti in grado di prevedere con certezza quando e dove possa verificarsi un evento sismico. Un gruppo di studiosi internazionali, però, sostiene di aver previsto quello dell’Emilia e aveva anche portato, qualche giorno fa, la ricerca alla Commissione Grandi Rischi. Dividendo l’Italia in tre parti, nord, centro e sud, avevano visto un possibile evento sismico nel nord a medio termine, cioè poteva verificarsi entro settembre.
PAURA PER IL SUD – Ora però, stando alle parole di Alessandro Martelli, direttore del centro di ricerche dell’Enea di Bologna e che fa parte del gruppo di ricercatori, interpellato dal Tgr Leonardo, dopo Ferrara a fare paura sarebbe il sud. Gli studiosi, infatti, temono che possa verificarsi nel meridione un terremoto di addirittura 7,5 gradi di magnitudo. Come ha dichiarato anche a RaiNews, Martelli è preoccupato «per il Sud Italia – dice -, Sicilia e Calabria in particolare. Ci sono tre diversi algoritmi di previsione, due elaborati da esperti nazionali e uno da sismologi russi, concordi nel prevedere un forte evento sismico in questa zona, in un arco di tempo che va da pochi mesi ad un anno, forse anche due».
IL METODO – Il metodo, infatti, si basa sul lavoro con due algoritmi che individuano nell’attività moderata i precursori di un terremoto. «Questi strumenti – dice Martelli – non sono in grado di permettere evacuazioni o cose simili, ma sono utili per verificare lo stato di sicurezza di strutture importanti per organizzare la protezione civile e la popolazione. Si tratta di metodologie in fase di sviluppo avanzato ma che non sono ancora ben accette».
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La carica dei nuovi giovani geni: ecco i ‘geek’ che inventano il futuro

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La carica dei nuovi giovani geni
ecco i ‘geek’ che inventano il futuro
Microbiologi, ingegneri, matematici: millecinquecento ‘geek’ riuniti in un auditorium a Pittsburgh per un concorso di brevetti. Ecco chi sono gli scienziati che cambieranno il mondo. C’era anche l’Italia, con due team. Il vincitore ha scoperto uno sticker che individua il tumore al pancreas

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di RICCARDO LUNA
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PITTSBURGH - L’auditorium del centro congressi di Pittsburgh ribolliva di sudori, gridolini, eccitazione allo stato puro. Millecinquecento ragazzini di tutto il mondo, compresi cinque italiani, nel giorno più bello della loro vita. È partita la musica a palla, una roba che faceva solo bum-bum-bum, e da un lato è entrato un giovane presentatore di colore che ha iniziato a dire cose come “dammi il cinque fratello! E voi altri, siete caldi?”.
Se non fosse stato per i pantaloni chiari con la riga perfettamente stirata e la camicia bianca di lino pregiato, lo avresti scambiato per uno dei tanti rapper di strada all’inizio del solito concerto. Ma in realtà era il presentatore della convention, infatti ha subito chiamato sul palco l’ospite d’onore: tal Brian David Johnson. Anche lui giovane, gasato e pelato a lucido. “È il futurista di Intel!” ha detto il simil-rapper citando la supercorporation dei processori che stanno in tutti i nostri pc o quasi. E l’altro lo ha subito stoppato.
Ha atteso che si facesse silenzio, ovvero che miracolosamente tutti i millecinquecento ragazzini stessero zitti, poi si è avvicinato al microfono e ha gridato: “I am a geek!”. E sul boato che stava facendo tremare il David Lawrence Convention Center, ha aggiunto: “Geeks rock!”. Che si potrebbe tradurre così: Sono un geek. I geek spaccano. Oh-oh.
Già, ma chi sono i geek e cosa stanno spaccando? Sono i nuovi geni: sono usciti dalle loro stanze, hanno spento i pc e adesso vogliono cambiare il mondo. Pensano di poterlo fare perché sono oggettivamente i più bravi. In che cosa? In tutto quello che fanno, dipende. Sono i curiosi, gli entusiasti di ogni novità, soprattutto tecnologica.
In un certo senso ci sono sempre stati: per esempio “Gutenberg era un geek” secondo il guru della rete Jeff Jarvis che ha appena dedicato un libretto all’inventore della stampa a caratteri mobili mettendolo in copertina ma ritoccato con uno dei simboli di questa cultura: gli occhialoni da vista con la montatura nera quadrata. Sì, quelli dei secchioni.
Ecco in un certo senso una volta i geek erano solo i secchioni brillanti che impazzivano per i film di fantascienza. Erano i tempi di “Freaks and Geeks”, una serie tv di un secolo fa: dodici anni per la precisione.
Oggi quel concetto è molto più largo, e riguarda tutti coloro che hanno una passione al limite della ossessione, e che applicano un metodo scientifico o matematico per fare le cose meglio. Perfezionisti come metodo, ottimisti per la fiducia illimitata nella tecnologia, e scettici per natura nel senso che diffidano di tutti quelli che fanno le cose male.
A proposito delle scetticismo, uno dei miti viventi dei geek è Ben Goldacre, autore di una rubrica sul Guardian di notevole successo che si chiama Bad Science: in pratica mette alla berlina tutti coloro che sparano panzane pseudo-scientifiche. Esattamente come fa dalla Svizzera il blogger Paolo Attivissimo che si definisce “cacciatore di bufale” e vanta quasi 80mila follower su Twitter. In un certo senso, i programmatori sono stati i primi geek: scrivere milioni di righe di codice per far funzionare qualcosa richiede metodo e fiducia. “Ma ormai non ci sono più solo i computer, i geek sono ovunque” spiega Chris Anderson, direttore di Wired, il magazine di San Francisco che in vent’anni ha contribuito a far uscire questa cultura dalla nicchia un po’ sfigata dove era confinata all’inizio.
Ormai, secondo Anderson, ci sono i cuochi geek, ovvero quelli che cercano un metodo scientifico per cucinare meglio come lo scienziato Nathan Myrvold che dopo essersi occupato della malaria e aver diretto lo sviluppo tecnologico di Microsoft ha scritto un libro per spiegare “la formula della patatina fritta perfetta”; oppure ci sono i giardinieri geek, che analizzano ogni zolla della terra del proprio balcone e individuano i nuovi strumenti per far crescere meglio le piante; e ancora gli sportivi geek, come si vede nel film Moneyball dove il protagonista, effettivamente un po’ sfigato, applica una serie di algoritmi misteriosi per aiutare Brad Pitt a trasformare una squadretta di baseball in un’armata quasi imbattibile.
Ma i geek per antonomasia sono gli inventori. Come i millecinquecento ragazzini che la settimana scorsa stavano a Pittsburgh. Erano lì per la Intel International Science and Engineering Fair, ovvero la più importante competizione fra gli studenti di scienze e matematica. Qui non si trattava però di fare a gara per risolvere delle equazioni: qui si trattava di inventare e far funzionare qualcosa che migliori il mondo.
Come fece Ben Gulak, tre volte finalista di Isef, tornato quest’anno come star dell’evento: la prova vivente di cosa può diventare un bravo geek. Lui a 17 anni ha inventato Uno, il primo veicolo “transformer”, che a bassa velocità si piega in due e viaggia su una ruota sola (ed è elettrico).
Adesso che ne ha 22 ha messo sul mercato The Shredder, una specie di skateboard cingolato come un carrarmato, e motorizzato, che può scalare e scendere da qualunque terreno. Piace molto all’industria bellica, pare.
Quest’anno l’Isef lo ha vinto, con un urlo degno di una medaglia olimpica, Jack Andraka di Crownsville nel Maryland: è un ragazzino di soli 15 anni che ha presentato una invenzione che fa tremare la voce solo a dirla. Ha inventato una specie sticker per determinare subito, con sangue o urina, se qualcuno ha il cancro al pancreas. Secondo i 1300 giudici della gara, lo sticker di Jack “ha una accuratezza del 90 per cento ed è 28 volte più veloce, 28 volte meno costoso e 100 volte più sensibile degli attuali test in commercio “. Come ha fatto un 15enne a realizzare una cosa che potrebbe dare una svolta alla prevenzione del tumore più letale che c’è? “Perché mio zio è morto di cancro al pancreas e mi sono messo a studiare come avrei potuto salvarlo”.
Studiare è la parola magica. L’Italia a Pittsburgh era rappresenta da due team. Uno formato dalle sorelle Elalim e Jasmine Zen Vukovic, che studiano a Sassari e hanno prealsentato un progetto che unisce turismo, musica e naturalmente matematica. E un altro, che viene dal liceo De Giorgi di Lecce, formato da Aldo Cingolani, Roberto Fasano e Andrea Paladini. La loro invenzione è un procedimento chimico per rendere idrorepellente qualunque materiale, una cosa che potrebbe avere infinite ricadute di prodotti commerciali.
Ma il fatto per cui i tre studenti di Lecce saranno ricordati forse è un’altro. Il giorno della inaugurazione, il 14 maggio, tutti i team sono stati invitati a presentarsi sul palco, lo stesso palco del tipo che urlava “Geeks Rock!”, con un poster che rappresentasse il proprio paese. Aldo Roberto e Andrea hanno disegnato l’Italia, in basso ci hanno messo l’uomo di Vitruvio di Leonardo da Vinci, che non è solo un simbolo del genio italiano ma anche una icona dei geek di tutto il mondo. E poi sopra ci hanno messo una scritta, molto impegnativa di questi tempi, che racchiude l’incredibile ottimismo per il futuro che hanno questi ragazzi: “The future Italy belongs to us”.
Ho chiesto loro perché ne fossero tanto sicuri. Roberto, l’autore della frase, ha risposto così: “I palazzi più alti sono quelli che hanno le fondamenta più forti. Noi italiani siamo la nazione con le ‘fondamenta’ storiche più ampie e forti e quindi saremo noi in futuro a svettare rispetto alle altre nazioni se sapremo dare spazio ai giovani scienziati”. Speriamo, ragazzi: che il futuro dell’Italia vi appartenga davvero.
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fonte repubblica.it
SALUTE – Bicarbonato di sodio e il cancro: Al via la sperimentazione in Arizona
Bicarbonato di sodio e il cancro – Al via la sperimentazione in Arizona
Posted by Mark Sircus – Director on 02 May 2012 | Filed under Medicine

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Il Dr. Mark Pagel, membro dell’University of Arizona Cancer Center, riceverà 2 milioni di dollari come sovvenzione da parte del National Institutes of Health per studiare l’efficacia della terapia personalizzata con bicarbonato di sodio per il trattamento del cancro al seno
. In altre parole, la sperimentazione clinica sull’uso di bicarbonato di sodio per via orale nei trattamenti contro il cancro al seno sta per cominciare! [1] Ovviamente ci sono studiosi che hanno capito che il bicarbonato di sodio (baking soda), che è la stessa cosa che può salvare la vita di una persona al pronto soccorso in un attimo, è una delle prime opzioni più sicure ed efficaci per la cura del cancro.
Naturalmente mi sento ripagato per tutto ciò che ho scritto sul libro Sodium Bicarbonate – Rich Man’s Poor Man’s Cancer Treatment
, che è considerato ancora come l’unica recensione medica completa in materia di utilizzo di semplice bicarbonato di sodio nella pratica della medicina. Quando assunto per via orale con acqua, specialmente in acqua con alto contenuto di magnesio, e quando assunto con sistema transdermico, il bicarbonato di sodio diventa una prima linea di cura per il trattamento del cancro, delle malattie renali, del diabete, dell’influenza e anche del raffreddore comune. E soprattutto, è anche uno scudo contro l’esposizione alle radiazioni, tanto che tutti dovrebbero farne uso il prima possibile. La salute di tutti è sotto pesante attacco nucleare da forti venti radioattivi che circondano l’emisfero settentrionale.
In realtà non è una sorpresa che un ricercatore dell’Università dell’Arizona abbia ricevuto questo contributo, perché proprio in Arizona la ricerca sul cancro va avanti da anni. Il Dr. Robert J. Gillies e i suoi colleghi hanno già dimostrato che il pre-trattamento dei topi con bicarbonato di sodio ha dato dei risultati di alcalinizzazione nella zona intorno ai tumori. Gli stessi ricercatori hanno riferito che il bicarbonato aumenta il pH tumorale e inibisce le metastasi spontanee nei topi con cancro al seno. [2] Riduce anche il tasso di coinvolgimento linfonodale.
Ho recentemente pubblicato uno studio sulle infezioni da funghi, è stato associato il cancro al seno all’incremento nella frequenza di consumo di formaggio fermentato. [3] I funghi producono dei metaboliti tossici chiamati micotossine [4] che possono provocare il cancro. L’aflatossina è una micotossina con potere cancerogeno che si trova nel burro di arachidi scadente e in altri prodotti lattiero-caseari. Alcuni ricercatori, nel 1993, hanno esaminato un campione di un tumore mammario umano e hanno trovato un quantitativo significativo di aflatossine cancerogene all’interno del tessuto stesso incriminando l’aflatossina e quindi il fungo come cause per il cancro al seno. [5]
Il livello di pH dei nostri fluidi interni influisce su ogni cellula del nostro corpo. L’eccesso cronico di acidità corrode i tessuti del corpo, e se lasciato senza controllo interromperà tutte le attività e le funzioni cellulari. In altre parole, l’eccesso di acidità interferisce con la vita stessa. Questo è alla base del cancro.
I trattamenti medici con bicarbonato di sodio, sono il miglior modo per “accelerare” il ritorno dei livelli di bicarbonato nel corpo alla normalità. Il bicarbonato di sodio sembra essere una delle sostanze medicinali più utili in quanto agisce sull’equilibrio acido-alcalino alla base della salute umana.
Il pH dei nostri tessuti e fluidi corporei è fondamentale perché influenza e rispecchia il nostro stato di salute o la nostra pulizia interna. Quanto più il pH è vicino a valori come 7,35-7,45, tanto più alto sarà il nostro livello di salute e benessere. Se si rimane all’interno di questi valori, si aumenta notevolmente la capacità di resistenza alle malattie acute come raffreddore e influenza, nonché l’insorgenza di cancro e altre malattie. Mentre l’assunzione di bicarbonato di sodio ci dà un aiuto immediato verso l’alcalinità, per portare il nostro pH in un range positivo e mantenerlo nel tempo, è necessario apportare cambiamenti alla dieta ed avere uno stile di vita sano.
La scala del pH è come un termometro che mostra aumenti e diminuzioni del contenuto acido-alcalinico dei fluidi. Valori al di sopra o al di sotto di 7,35-7,45 di pH nel sangue possono segnalare sintomi potenzialmente gravi e pericolosi o patologie. Quando il corpo non riesce più in modo efficace a neutralizzare ed eliminare gli acidi, li trasferisce direttamente nei fluidi extracellulari e nelle cellule del tessuto connettivo compromettendo l’integrità cellulare. Viceversa, quando il corpo diventa troppo alcalino per troppo bicarbonato nel sangue, si verifica una alcalosi metabolica che può portare a gravi conseguenze se non corretta rapidamente [6].
Jon Barron presenta un modo di osservare il pH che ci illumina su uno dei principali vantaggi dell’acqua alcalina:
Gli ioni di idrogeno bloccano l’ossigeno. Ciò significa che più il liquido è acido, meno disponibile è l’ossigeno in esso. Ogni cellula del nostro corpo necessita di ossigeno per vivere e per mantenere la salute ottimale. Uniamo a questo ciò che conosciamo sugli ioni di idrogeno e vediamo che più il sangue è acido (minore è il suo pH), meno ossigeno è disponibile per essere usato dalle nostre cellule. Senza entrare in una discussione coinvolgendo la chimica, possiamo capire il meccanismo con l’esempio di un lago colpito da piogge acide. I pesci muoiono letteralmente soffocati in quanto l’acido delle piogge “lega” tutto l’ossigeno disponibile. Non è che l’ossigeno sia sparito, è semplicemente non disponibile. Quindi, se rialziamo il pH del lago (rendendolo più alcalino), l’ossigeno torna disponibile riportando il lago in vita. Per inciso, vale la pena notare che il cancro è legato ad un ambiente acido (mancanza di ossigeno), più alto è il pH (più ossigeno presente nelle cellule del corpo), più è difficile il proliferare della malattia.Capire questo è importante per due motivi: (1) rivela uno dei benefici primari dell’acqua alcalina, più ossigeno “disponibile” nel sistema e (2) spiega quindi perchè l’acqua alcalina aiuta a combattere il cancro.
L’oceano, madre della vita, ha un pH medio di circa 8,1.
Il pH ideale per il sangue è circa 7,4, leggermente alcalino, non acido.
Jon Barron
Barron conclude:
Se stai mangiando bene e vivi in modo pulito, allora sì, puoi bere acqua comune con un pH leggermente al di sopra del neutro. Tuttavia, se stai mangiando la tipica dieta occidentale, ricca di carne, cereali, bibite e zuccheri che acidificano il corpo, allora è un’altra storia. Il tuo bilanciamento di pH è ormai così lontano dai livelli normali che per contrastarlo devi alcalinizzare l’acqua. La mia raccomandazione sul valore del pH per l’acqua da bere tutti i giorni è di circa 7,5-8, a seconda di quanto è “acida” la vostra dieta. Un consumo di acqua con pH più alto per periodi prolungati, dovrebbe essere riservato solo a circostanze particolari. Le acque di montagna più famose del mondo, le acque rinomate per le loro proprietà curative, sono altamente alcaline. Mi riferisco alle acque che scendono dall’Himalaya, e in particolare alle acque della Valle Hunza, che hanno un pH tra il 9 e l’11.
Non bisogna necessariamente essere un medico per praticare la cura del pH. Ogni praticante delle arti curative e ogni madre e padre hanno bisogno di capire come utilizzare il bicarbonato di sodio. La carenza di bicarbonato è un problema reale che peggiora con l’età, ecco perchè è importante capire e apprezzare tutta la ricchezza del bicarbonato di sodio.
[1] Il bicarbonato di sodio potrebbe avere un potenziale contro il cancro: http://digitaljournal.com/article/323645
[2] http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19276390
[3] Uno studio arriva da Le, et al. (1986), in uno studio campione francese, su 1.010 casi di cancro al seno e 1.950 controlli su patologie non maligne, è stato rilevato che il cancro al seno è associato all’incremento della frequenza di consumo di formaggi fermentati con muffe.
[4] Going, et al. (1990) hanno trovato che cristalli di weddellite (ossalato di calcio) sono presenti nelle calcificazioni presenti nel tessuto mammario di pazienti con cancro al seno. I cristalli di ossalato di calcio si formano quando il calcio si lega con l’acido ossalico. L’acido ossalico è una micotossina che può essere prodotta da differenti specie fungine. Alcuni funghi producono quantità così alte di acido ossalico tanto da venire utilizzati per la produzione commerciale di agenti chimici. L’infezione fungina nei polmoni umani da Aspergillus niger produce grandi quantità di acido ossalico.
[5] I ricercatori hanno esaminato il DNA umano da una varietà di tessuti e organi per identificare e quantificare le aflatossine DNA-addotti. Tali addotti sono considerati prova della presenza di micotossine in un determinato tessuto. La loro scoperta? “I tessuti tumorali avevano livelli più alti di aflatossine addotti del tessuto normale della stessa persona.”
[6] http://www.nlm.nih.gov/medlineplus/ency/article/001183.htm
Fonte: http://blog.imva.info/medicine/baking-soda-cancer-laugh
Tradotto da: “La Leva di Archimede”
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fonte laleva.org
TERREMOTI – Che cosa sta succedendo alla pianura padana ? Cinque domande e relative risposte

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È verosimile che possano verificarsi altri sismi di 5°grado
Che cosa sta succedendo alla pianura padana ?
Fino al 2003 non era nelle carte sismiche, poi la svolta
Rischio medio-basso, 3a categoria: L’Aquila è in 1a. Previsioni
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di Giovanni Caprara
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1. Come mai un terremoto nel mezzo della Val Padana di intensità medio-alta (5.9 della scala Richter) seguito da una fitta sequenza di altri sismi, alcuni altrettanto potenti?
È il frutto dello scontro tra le placche della crosta terrestre, l’africana contro quella europea. Questo in generale. In particolare è la conseguenza della compressione tra nord e sud che si crea fra le due zolle del pianeta. La spinta degli Appennini, al di sopra della microplacca Adriatica, ieri ha prodotto una faglia lunga una quarantina di chilometri tagliando la Val Padana tra est e ovest, fra Ferrara e Modena, scuotendola vigorosamente. Nell’arco della giornata si è registrato oltre un centinaio di sismi di varia magnitudo ma alcuni con livelli tra 4 e 5 della scala Richter, quindi rilevanti e in grado provocare seri danni, disastri e purtroppo vittime.
2. Queste zone della Val Padana sembravano in passato un’area relativamente tranquilla ma negli ultimi tempi tutto pare cambiato. Come mai?
Fino al 2003, quando si è compilata l’ultima carta del pericolo sismico, non era nemmeno considerata. Non essendo stati fino ad allora raccolti dati strumentali non era classificata e quindi giudicata a bassa sismicità. Altrettanto successe a San Giuliano di Puglia. Ma gli eventi accaduti hanno costretto a una revisione ponendola all’improvviso nella classifica del pericolo nella terza categoria; vale a dire medio-bassa. L’Aquila, per fare un confronto, è in prima categoria. Negli anni precedenti si erano verificati episodi consistenti. Ad esempio il terremoto di Cento (5.4 della scala Richter) nel 1987 e di Rovigo (4.7) del 2011. Nei mesi più recenti i fenomeni si sono intensificati scuotendo l’intera regione. Dal gennaio 2012 la zona appenninica di Reggio Emilia e Parma venne colpita da terremoti di magnitudo 4.9 e 5.4, a distanza di pochissimi giorni. I due sismi di gennaio, pur avvenuti a profondità molto diverse (30 e 60 km) rispetto ai 6-8 km di quelli di ieri, sono anch’essi legati ai movimenti della stessa «microplacca adriatica», che negli ultimi tempi ha avuto un’attività piuttosto intensa.
3. Questi avvenimenti erano considerati segnali premonitori di scosse più forti o venivano giudicati normali?
Nessuna sorpresa, sottolineano i geofisici. Tutto rientrava nel quadro conosciuto del territorio e anche un sisma lievemente superiore al passato, intorno a 6 gradi della scala Richter, era ritenuto nella norma, prevedibile. Ed è quello che è accaduto. Storicamente il caso più violento di cui si abbia traccia risale al 1570 riguardante un terremoto a Ferrara con una magnitudo di 5.5 della scala Richter. Un altro evento studiato di recente è quello avvenuto nel 1639 con epicentro nei pressi di Finale Emilia dove produsse danni analoghi a quelli di ieri. Gli effetti, poi, dipendono anche dalla profondità dell’ipocentro del sisma e più sono superficiali più si fanno sentire. Quelli di ieri erano tutti inferiori ai dieci chilometri di profondità e infatti le onde si sono trasmesse rapidamente in modo ampio facendo scattare i sismometri nell’intera Italia settentrionale, dal Friuli, al Trentino, alla Liguria, e verso Sud, fino all’Italia centrale. C’è da aggiungere che la Pianura Padana è ricoperta da uno spesso strato di sedimenti e questo tipo di suolo genera degli effetti di amplificazione che si distribuiscono nel territorio.
4. Come mai una sequenza di scosse così prolungata nel tempo e di consistente intensità?
La compressione fra le due placche che ha generato la faglia deve liberare l’energia accumulata. E questo può avvenire in tre maniere. La prima in un breve arco di ore, come sembra stia avvenendo in questo caso, con movimenti tellurici di media intensità superiori al quinto grado della scala Richter; la seconda con piccoli sismi che si distribuiscono in qualche giorno; il terzo modo è invece un rilascio di energia lento e lieve al punto da non fare nemmeno sussultare i pennini dei sismografi e quindi nessuno se ne accorge. I geofisici non possono sapere che cosa sia realmente accaduto nel sottosuolo e come le rocce, nella loro diversa natura, reagiranno alle pressioni.
5. È possibile sapere che cosa accadrà nei prossimi giorni, settimane o anche mesi, cioè se la Terra proseguirà nei suoi tremori?
La Pianura Padana è prevedibile che continuerà a sussultare come ha fatto negli ultimi tempi. E quindi terremoti intorno al quinto grado della scala Richter è verosimile che possano ancora verificarsi. Troppo spesso dimentichiamo che viviamo in un Paese altamente sismico. Ora i sismologi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia compiranno una campagna di indagini nell’area coinvolta e installeranno nuove apparecchiature per analizzare più in dettaglio i movimenti che il suolo manifesterà al fine di approfondirne la conoscenza e di decifrare meglio eventuali comportamenti.
Le risposte sono state redatte con la collaborazione del sismologo Massimo Cocco dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.
Giovanni Caprara
twitter@giovannicaprara
21 maggio 2012 | 8:08
Nikola Tesla, un genio di cui non si parla mai abbastanza
Elena e d io abbiamo appena finito di vedere il film ‘Il segreto di Nikola Tesla’, film che raccomandiamo assolutamente di vedere; lascia sgomenti il sapere, e il capire, come la nostra vita, e quella delle generazioni future, poteva essere molto diversa se l’avidità e le ‘ragioni’ dettate dal consumismo non l’avessero fatta da padroni. Tesla, per noi, non era uno sconosciuto, come inventore (ma lui preferiva definirsi ‘scopritore’, essendo già le risorse tutte presenti in Natura, e di cui lui studiava solo le applicazioni pratiche) e scienziato, ma lo scoprire la vastità, e la profondità, delle sue intuizioni ci ha lasciati sconvolti e amareggiati. Non sappiamo se siamo ancora in tempo, ma varrebbe la pena di tentare di mettere in pratica i suoi progetti per costruire un futuro diverso. Un futuro che è nel passato, e che dobbiamo solo ‘raccogliere’.

Nikola Tesla
L’automobile spinta dall’etere di Nikola Tesla

Tesla Motors of 2006 runs on a electric motor with a rack of batteries.
Nik’s Car was Wireless Dude! No need for downtime recharging it. Return to
Telsa Company like back in 1930. Wireless free radiant energy! - fonte
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Di Igor Spajic – tratto da Nexus Gold maggio-giugno 2005
www.nexusitalia.com
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La città di Buffalo, nel nord dello stato di New York negli USA, fu silenziosa testimone di un fatto straordinario nel corso di una settimana durante l’estate del 1931. Nonostante la depressione economica avesse compromesso la produzione e i commerci, la città nondimeno rimaneva una fucina di attività. Un giorno, tra le migliaia di veicoli che ne percorrevano le vie, una lussuosa automobile si fermò accanto, al marciapiede presso il semaforo di un incrocio. Un passante notò come si trattasse di una berlina Pierce-Arrow ultimo modello, coi fari che s’integravano con grazia nei parafanghi nel tipico stile di questa marca. Quello che caratterizzava l’auto in quella fredda giornata estiva era l’assoluta assenza di emissione di vapore o fumi dal tubo di scarico. Il passante si avvicinò al guidatore e attraverso il finestrino aperto commentò l’assenza di fumi dallo scarico. Il guidatore ringraziò il passante per i complimenti sottolineando che era così perché l’automobile “non aveva motore”.
Questa dichiarazione non è stravagante o maliziosa come potrebbe sembrare. C’era una certa verità in essa. Infatti, la Pierce-Arrow non aveva un motore a combustione interna; aveva invece un motore elettrico. Se l’autista si fosse preoccupato di completare la sua spiegazione al passante, avrebbe potuto dirgli che il motore elettrico non era alimentato da batterie – da nessun tipo di “carburante”.
L’autista era Petar Savo, e nonostante stesse guidando quell’auto non era il responsabile delle sue incredibili caratteristiche. Queste erano il lavoro dell’unico passeggero, un uomo che Petar Savo conosceva come uno “zio”: non altri che il genio dell’elettricità Nikola Tesla (18 56-1943).
Negli anni ’90 del 19′ secolo Nikola Tesla aveva rivoluzionato il mondo con le sue invenzioni per sfruttare l’elettricità, dandoci il motore elettrico a induzione, la corrente alternata (AC), la radiotelegrafia, il radiocomando a distanza, le lampade a fluorescenza ed altre meraviglie scientifiche. In realtà fu la corrente alternata polifase di Tesla e non la corrente continua di Thomas Edison ad inaugurare la moderna epoca tecnologica.
Tesla non rimase a dormire sugli allori ma continuò a fare scoperte fondamentali nei campi dell’energia e della materia. Scoprì i raggi cosmici decenni prima di Millikan e fu il primo a sviluppare i raggi-X, il tubo a raggi catodici e altri tipi di valvole.
Comunque, la scoperta potenzialmente più significativa di Nikola Tesla fu che l’energia elettrica può essere propagata attraverso la Terra ed anche attorno ad essa in una zona atmosferica chiamata cavità di Schumann. Essa si estende dalla superficie del pianeta fino alla ionosfera, all’altezza di circa 80 chilometri . Le onde elettromagnetiche di frequenza estremamente bassa, attorno agli 8 hertz (la risonanza di Schumann, ovvero la pulsazione del campo magnetico terrestre) viaggiano, praticamente senza perdite, verso ogni punto del pianeta. Il sistema di distribuzione dell’energia di Tesla e la sua dedizione alla free energy significavano che con l’appropriato dispositivo elettrico sintonizzato correttamente sulla trasmissione dell’energia, chiunque nel mondo avrebbe potuto attingere dal suo sistema.
Lo sviluppo di una simile tecnologia rappresentava una minaccia troppo grande per gli enormi interessi di chi produce, distribuisce e vende l’energia elettrica.
La scoperta di Tesla finì con la sospensione dell’appoggio finanziario alle sue ricerche, l’ostracismo da parte della scienza ufficiale e la graduale rimozione del suo nome dai libri di storia. Dalla posizione di superstar della scienza nel 1895, Tesla nel 1917 era virtualmente un “signor nessuno”,, costretto a piccoli esperimenti scientifici in solitudine. Nei suoi incontri annuali con la stampa in occasione del suo compleanno, una figura sottile nel cappotto aperto di stile anteguerra avrebbe annunciato ai giornalisti le scoperte e gli sviluppi delle sue idee. Era un triste miscuglio di ego e genio frustrato.
Nel 1931, Nikola Tesla compì 75 anni. In una rara dimostrazione di omaggio da parte dei media, la rivista Time gli dedicò la copertina e un profilo biografico. L’anziano ingegnere e scienziato appariva emaciato anche se non sofferente, i suoi capelli ancora di un nero lucido e lo stesso sguardo lontano nei suoi occhi di sognatore.
Le Auto Elettriche Rimangono Indietro
All’inizio del ventesimo secolo, per le automobili elettriche le prospettive erano luminose. Futuristi come Jules Verne avevano anticipato veicoli elettrici alimentati da batterie che erano meccanicamente più semplici, silenziosi, inodori, facili da adoperare e con meno problemi di qualunque automobile con motore a benzina.
Nell’automobile con motore a benzina occorreva regolare la valvola a farfalla, l’anticipo dell’accensione, pompare sull’acceleratore e far girare il motore con una manovella. In un’auto elettrica bastava soltanto girare una chiave e premere l’acceleratore. Rilasciando l’acceleratore l’auto rallentava immediatamente.
Se necessario, in un’epoca in cui vi erano poche officine per auto, un normale elettricista poteva eseguire la manutenzione del semplice motore a corrente continua. Non vi era olio da cambiare, né radiatore da riempire, né pompe della benzina o dell’acqua da sistemare, nessun problema di carburazione, nessuna marmitta che si arrugginiva, nessun differenziale o trasmissione da controllare, e nessun inquinamento! Il grasso e l’olio erano limitati a un paio di cuscinetti a sfere del motore elettrico e ad alcuni raccordi del telaio.
Per le loro consegne i grandi magazzini impiegavano camion elettrici. I medici iniziarono a recarsi alle visite al domicilio dei pazienti con “l’elettrica”, sostituendo il proprio cavallo e calesse con qualcosa di altrettanto semplice da mantenere. Le donne preferivano le auto elettriche per la facilità di guida. Poiché le vetture elettriche erano limitate in velocità e autonomia dalle loro batterie, diventarono popolari come trasporti cittadini.
Al di fuori delle città, le strade dell’America di allora erano così primitive che diventarono riservate ai veicoli con motore a combustione interna, più veloci, con autonomia maggiore e in rapido progresso. Così, negli USA vi fu una specie di età dell’oro per i veicoli elettrici dopo che il resto del mondo iniziò ad abbandonarli. Detroit Electric, Columbia, Baker, Rauch & Lang e Woods furono le principali aziende tra quelle che producevano questo tipo di veicoli elettrici; si svilupparono nella loro nicchia di mercato con una serie di carrozzerie formali, spesso eleganti.
Il tallone d’Achille delle vetture elettriche, comunque, fu sempre la densità energetica delle sue batterie, ovvero la sua scarsità. Le batterie erano dei tipo al piombo, pesanti e ingombranti, e sottraevano molto spazio prezioso. Il peso eccessivo riduceva la maneggevolezza e limitava le prestazioni, anche per gli standard di quegli anni. I veicoli elettrici non potevano superare i 70- 80 Km/h , poiché a queste velocità la batteria si poteva distruggere in un attimo. Spunti attorno ai 60 Km/h si potevano sostenere per tempi brevissimi, e la tipica gamma di velocità dei percorsi era di 25- 35 Km/h . Le batterie richiedevano ricariche ogni notte e l’autonomia massima superava difficilmente i 160 chilometri . Nessun costruttore di veicoli aveva mai installato un generatore elettrico di corrente continua, che avrebbe potuto restituire piccole quantità di energia alle batterie mentre il veicolo era in movimento, aumentandone così l’autonomia. Vi furono promesse su future potenti batterie innovative sin dai tempi di Edison, ma alla fine non se ne vide traccia.
Non appena la velocità e l’affidabilità delle automobili a benzina migliorarono, le auto elettriche furono abbandonate e rimasero le preferite dai pensionati e dalle signore anziane. L’introduzione della messa in moto elettrica nelle auto a benzina mise il chiodo finale alla bara delle auto elettriche.
La Comparsa di Nikola Tesla
Negli anni ’60 un ingegnere aeronautico di nome Derek Alilers incontrò Petar Savo e sviluppò una lunga amicizia con lui. Durante il loro sodalizio durato dieci anni, Savo gli parlò del suo illustre “zio” Nikola Tesla e delle sue realizzazioni negli anni ’30. (Savo era un giovane parente di Tesla anche se non un nipote, ma si riferiva a lui come “zio”.)
Nel 1930 Nikola Tesla chiese a suo “nipote” Petar Savo di venire a New York. Savo (nato in Jugoslavia nel 1899, quindi 43 anni più giovane di Tesla) era stato nell’esercito austriaco ed era un esperto pilota, così colse fervidamente l’opportunità di lasciare la Jugoslavia (paese natale di Nikola Tesla). Si trasferì negli USA stabilendosi a New York.
Nel 1967, in una serie di interviste, Savo descrisse la sua parte nell’episodio dell’auto elettrica di Tesla.
Durante l’estate del 1931, Tesla invitò Savo a Buffalo, nello stato di New York, per mostrargli e collaudare un nuovo tipo di automobile che aveva sviluppato di tasca sua. Casualmente, Buffalo è vicina alle cascate del Niagara – dove era entrata in funzione nel 1895 la stazione idroelettrica a corrente alternata di Tesla che lo aveva innalzato al culmine della stima da parte della scienza ortodossa. La Westinghouse Electric e la Pierce-Arrow avevano preparato questa automobile elettrica sperimentale seguendo le indicazioni di Tesla. (George Westinghouse aveva acquistato da Tesla i brevetti sulla corrente alternata per 15 milioni di dollari all’inizio del 20′ secolo.)
La Pierce-Arrow adesso era posseduta e finanziata dalla Studebacker Corporation, e utilizzò questo solido appoggio finanziario per lanciare una serie di innovazioni. Tra il 1928 e il 1933 l ‘azienda automobilistica presentò nuovi modelli con motori ad 8 cilindri in linea e 12 cilindri a V, i futuristici prototipi Silver Arrows, nuovi stili e miglioramenti di tecnica ingegneristica. La clientela reagì positivamente e le vendite della Pierce-Arrow aumentarono la quota aziendale nel mercato delle auto di lusso, nonostante nel 1930 quest’ultimo fosse in diminuzione. In una situazione così positiva, progetti “puramente teorici” come l’auto elettrica di Tesla erano all’interno di questa sfera concettuale. Nella tradizionale mistura di arroganza e ingenuità dell’azienda, niente sembrava impossibile.
Così, per le sperimentazioni era stata selezionata una Pierce-Arrow Eight del 1931, proveniente dall’area di collaudo dell’azienda a Buffalo, nello stato di New York. Il suo motore a combustione interna era stato rimosso, lasciando intatti la frizione, il cambio e la trasmissione verso l’asse posteriore. La normale batteria da 12 volt rimase al suo posto, ma alla trasmissione era stato accoppiato un motore elettrico da 80 cavalli.
Tradizionalmente, le auto elettriche montavano motori a corrente continua alimentati da batterie, dato che quella continua è il solo tipo di corrente che le batterie possono fornire. Si sarebbe potuto utilizzare un convertitore corrente continua/corrente alternata, ma a quei tempi tali dispositivi erano troppo ingombranti per essere montati su un’automobile.
Il crepuscolo delle auto elettriche era già passato da tempo, ma questa Pierce-Arrow non venne dotata di un semplice motore a corrente continua. Si trattava di un motore elettrico a corrente alternata progettato per raggiungere 1.800 giri al minuto. Il motore era lungo 102 centimetri con un diametro di 76, senza spazzole e raffreddato ad aria per mezzo di una ventola frontale, e presentava due terminali di alimentazione indirizzati sotto il cruscotto ma lasciati senza collegamento. Tesla non disse chi costruì il motore elettrico, ma si ritiene che fu una divisione della Westinghouse. Sul retro dell’automobile era stata fissata un’antenna di 1,83 metri .
L’Affare “Etere-Arrow”
Petar Savo raggiunse il suo famoso parente, come quest’ultimo gli aveva chiesto, e a New York salirono assieme su un treno diretto verso il nord dello stato omonimo. Durante il viaggio l’inventore non commentò la natura dell’esperimento.
Arrivati a Buffalo, si recarono presso un piccolo garage dove trovarono la nuova Pierce-Arrow. Il Dr. Tesla sollevò il cofano e fece qualche regolazione sul motore elettrico a corrente alternata sistemato al suo interno. In seguito si recarono a predisporre gli strumenti di Tesla. Nella camera di un hotel delle vicinanze il genio dell’elettricità si mise a montare il suo dispositivo. In una valigia a forma di cassetta si era portato dietro 12 valvole termoioniche. Savo descrisse le valvole “di costruzione curiosa”, sebbene in seguito almeno tre di esse siano state identificate come valvole rettificatrici 70L7-GT. Furono inserite in un dispositivo contenuto in una scatola lunga 61 centimetri , larga 30,5 e alta 15. Non era più grande di un ricevitore radio ad onde corte. Al suo interno era predisposto tutto il circuito elettronico comprese le 12 valvole, i cablaggi e le resistenze. Due terminali da 6 millimetri di diametro e della lunghezza di 7,6 centimetri sembravano essere le connessioni per quelli del motore.
Ritornati all’auto del l’esperimento, misero il contenitore in una posizione predisposta sotto il cruscotto dalla parte del passeggero. Tesla inserì i due collegamenti controllando un voltmetro.
“Ora abbiamo l’energia”, dichiarò, porgendo la chiave d’accensione a suo nipote. Sul cruscotto vi erano ulteriori strumenti che visualizzavano valori che Tesla non spiegò.
Dietro richiesta dello zio, Savo mise in moto. “Il motore è partito”, disse Tesla. Savo non sentiva alcun rumore. Nonostante ciò, coi pioniere dell’elettricità sul sedile del passeggero, Savo selezionò una marcia, premette sull’acceleratore e portò fuori l’automobile.
Quel giorno Petar Savo guidò questo veicolo senza combustibile per lungo tempo, per circa 80 chilometri attorno a Buffalo, avanti e indietro nella campagna. Con un tachimetro calibrato a 190 chilometri orari a fondo scala, la Pierce-Arrow venne spinta fino a 145 km/h , e sempre con lo stesso livello di silenziosità del motore.
Mentre percorrevano la campagna Tesla diventava sempre più disteso e fiducioso sulla sua invenzione; cominciò così a confidare a suo nipote alcuni suoi segreti. Quel dispositivo poteva alimentare le richieste di energia del veicolo per sempre, ma poteva addirittura soddisfare il fabbisogno energetico di un’abitazione – e con energia in avanzo.
Pur se riluttante, inizialmente, a spiegarne i principi di funzionamento, Tesla dichiarò che il suo dispositivo era semplicemente un ricevitore per una “misteriosa radiazione, che proviene dall’etere” la quale “era disponibile in quantità illimitata”.
Riflettendo, mormorò che “il genere umano dovrebbe essere molto grato per la sua presenza”.
Nel corso dei successivi otto giorni Tesla e Savo provarono la Pierce-Arrow in percorsi urbani ed extraurbani, dalle velocità estremamente lente ai 150 chilometri all’ora. Le prestazioni erano analoghe a quelle di qualunque potente automobile pluricilindrica dell’epoca, compresa la stessa Pierce Eight col motore da 6.000 cc di cilindrata e 125 cavalli di potenza.
Tesla raccontò a Savo che presto il ricevitore di energia sarebbe stato utilizzato per la propulsione di treni, natanti, velivoli e automobili.
Alla fine della sperimentazione, l’inventore e il suo autista consegnarono l’automobile in un luogo segreto, concordato in precedenza – il vecchio granaio di una fattoria a circa 30 chilometri da Buffalo. Lasciarono l’auto sul posto, ma Tesla si portò dietro il suo dispositivo ricevitore e la chiave d’accensione.
Questo romanzesco aspetto dell’affare continuò. Petar Savo raccolse delle indiscrezioni secondo le quali una segretaria aveva parlato delle prove segrete ed era stata licenziata. Ciò spiegherebbe un impreciso resoconto sulle sperimentazioni che apparve su diversi quotidiani.
Quando chiesero a Tesla da dove arrivasse l’energia, data l’evidente assenza di batterie, egli rispose riluttante: “Dall’etere tutto attorno a noi”.
Alcuni suggerirono che Tesla fosse pazzo e in qualche modo collegato a forze sinistre e occulte. Tesla fu incensato. Rientrò assieme alla sua scatola misteriosa al suo laboratorio di New York. Terminò così la breve esperienza di Tesla nel mondo dell’automobile.
Questo incidente dell’infrazione nella sicurezza può essere apocrifo, dato che Tesla non disdegnava di utilizzare la pubblicità per promuovere le sue idee ed invenzioni, sebbene quando questi dispositivi mettevano in pericolo lo status quo dell’industria egli aveva ogni buona ragione per essere circospetto nei suoi rapporti.
L’azienda Pierce-Arrow aveva già toccato il culmine del suo successo nel 1930. Nel 1931 era in calo. Nel 1932 l ‘azienda perse 3 milioni di dollari. Nel 1933 vi furono problemi amministrativi anche nell’azienda madre Studebacker che vacillò sull’orlo della liquidazione. L’interesse passò dall’innovazione alla pura sopravvivenza, e qui la Pierce-Arrow abbandona il nostro racconto.
Un mistero all’interno di un enigma
Circa un mese dopo la pubblicazione dell’episodio, Petar Savo ricevette una telefonata da Lee DeForest, un amico di Tesla e pioniere nello sviluppo delle valvole termoioniche. Egli chiese a Savo se i test lo avessero soddisfatto. Savo rispose con entusiasmo e DeForest lodò Tesla come il più grande scienziato vivente al mondo.
In seguito, Savo chiese a suo “zio” sugli sviluppi del ricevitore energetico in altre applicazioni. Tesla rispose che era in contatto con uno dei principali cantieri nautici per realizzare una nave con un dispositivo simile a quello dell’automobile elettrica sperimentale. Tuttavia, non gli si potevano chiedere maggiori dettagli dato che era ipersensibile riguardo alla sicurezza del suo dispositivo – e non si può dargli torto. In passato, potenti interessi avevano cercato di ostracizzare Tesla, ostacolando ogni suo sforzo per promuovere ed applicare le proprie tecnologie.
Chi scrive non è a conoscenza di alcun documento pubblico che descriva un esperimento nautico, o se quest’ultimo accadde. Non venne divulgata alcuna informazione.
Il New York Daily News del 2 aprile 1934 riportava un articolo intitolato “Il sogno di Tesla di un’energia senza fili vicino alla realtà”, che descriveva un “esperimento programmato per spingere un’automobile utilizzando la trasmissione senza fili di energia elettrica”. Questo successe dopo l’episodio e non vi era menzione di “free energy”.
Nel periodo in cui l’automobile dovrebbe essere stata svelata, la Westinghouse Corporation , sotto la presidenza di F. A. Merrick, pagò per la sistemazione di Tesla al New Yorker, il più nuovo e lussuoso hotel di New York. In esso l’anziano scienziato visse gratuitamente per tutto il resto della sua vita. Tesla venne anche reclutato dalla Westinghouse per ricerche non ben specificate sulle trasmissioni senza fili ed egli interruppe le sue dichiarazioni pubbliche sui raggi cosmici.
Forse che la Westinghouse comprò il riluttante silenzio di Tesla sulle sue scoperte free energy? Oppure venne finanziato per proseguire dei progetti segreti talmente speculativi da non costituire una minaccia per il complesso industriale nell’immediato futuro? Cala il sipario su un mistero all’interno di un enigma.
Riferimenti
- Abram, Arthur, “The Forgotten Art of Electric-Powered Automobiles”, The Cormorant, bollettino del Packard Club (data sconosciuta)
- Intervista di Derek Ahiers a Petar Savo, 16 settembre 1967 (dagli archivi di Ralph Bergstrasser)
- Childress, David H., The Fantastic Inventions of Nikola Tesla, Adventures Unlimited Press, Illinois , 1993, ISBN l932813-19-4
- Childress, David H. (ed.), The Tesla Papers, Adventures Unlimited Press, Illinois , 2000, ISBN 0-932813-86-0
- Decker, Jerry, “Tesla’s Electric Car – The Moray Version”, KeelyNet BBS, postato il 31 gennaio 1993
- Extraordinary Technology, vol. 1, nr. 2, aprile/maggio/giugno 2003
- Greene, A.C., “The Electric Auto That Almost Triumphed”, Dallas Morning News, 24 gennaio 1993
- Nieper, Hans A., Revolution in Technology, Medicine and Society, MIT Verlag, Oldenburg, 1985, ISBN 3-925188-07-X (inizialmente pubblicato in Germania come Revolution in Technik, Medizin, Gesellschaft, 1981)
- Siefer, Marc I., Wizard. The Life and Times of Nikola Tesla, Birch Lane Press/Carol Publishing Group, NJ, 1996, ISBN 1-55972-329-7
- Seife, C., “Running on Empty”, New Scientist, 25 aprile 1998
- Southward Car Museum Trust Inc., The illustrated Motor Vehicle Collection, Paraparaumu, Nuova Zelanda, ISBN 0-47305583-X
- TFC Books FAQ, http://www.tfcbooks.com/tesiafaq e Vassilatos, Gerry, “Tesla’s Electric Car, KeelyNet BBS
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fonte disinformazione.it
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Il Segreto di Nikola Tesla – Film in DVD
Tutto sulla sua vita, la sua formazione, le sue invenzioni, la sua intelligente sensibilità… – Nuova Edizione Doppiata in Italiano
PAZZI FURIOSI – Pubblicato l’identikit del Supervirus creato in laboratorio, a contagio facile ed effetto letale (60% di mortalità) / NATURE: Mutant-flu paper published

Una cellula del virus H1n1 al microscopio
Pubblicato l’identikit del Supervirus
a contagio facile ed effetto letale
Mesi di scontro tra comunità scientifica, governi e servizi segreti: alla fine le ragioni della ricerca (su tutte lo studio degli antidoti) hanno prevalso sul timore di fornire una possibile arma di sterminio al terrorismo. Così Nature pubblica il “ritratto” del microorganismo che unisce la mortalità dell’aviaria e la facilità di trasmissione della suina
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di ELENA DUSI
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L’identikit del supervirus dell’influenza non è più un segreto. Nature ha reso pubblici i metodi con cui, in un laboratorio ad altissima sicurezza dell’università del Wisconsin, gli scienziati hanno ottenuto un microrganismo che unisce la letalità dell’aviaria (un tasso di decessi del 60%: superiore alla Spagnola del primo dopoguerra) e la rapidità di contagio della suina (l’influenza che nel 2009 fu elevata al rango di pandemia).
La pubblicazione arriva dopo 5 mesi di consultazioni fra scienziati, governi e servizi segreti, chiamati a soppesare il rischio che la “ricetta” del supervirus finisse nelle mani di un gruppo terroristico o di uno stato canaglia. A dicembre del 2011 gli esperti americani del National Science Advisory Board for Biosecurity (Nsabb) avevano chiesto in fretta e furia lo stop della pubblicazione sia alla rivista inglese Nature che a quella americana Science (che a sua volta nelle prossime settimane divulgherà un esperimento parallelo a quello americano, condotto all’Erasmus Medical Center di Rotterdam).
La decisione all’epoca fece gridare alla censura. I ricercatori responsabili dei due esperimenti (Yoshihiro Kawaoka dell’università del Wisconsin e Ron Fouchier di Rotterdam) furono convocati dal Nsabb, dove ribadirono che il microrganismo era custodito all’interno di laboratori dotati di misure di sicurezza eccezionali. E che lo scopo della ricerca era meritorio: studiare i punti deboli del supervirus per poterlo sconfiggere con un vaccino.
L’aspetto più sconcertante dei due esperimenti è che la distanza fra un normale virus dell’aviaria o della suina e il supervirus ottenuto dagli scienziati è molto più breve del previsto: quattro mutazioni del genoma realizzate nell’esperimento del Wisconsin e cinque in quello di Rotterdam. La paura ora è che quello che nei due laboratori è stato ottenuto con relativa facilità, possa prima o poi accadere spontaneamente anche in natura.
Spesso infatti negli animali (suini e uccelli in primis) due specie diverse di virus si incontrano e si scambiano materiale genetico, causando la nascita di nuovi ceppi. L’allarme è già suonato in passato per alcuni maiali ammalatisi di aviaria e di suina contemporaneamente. E proprio in questi giorni l’influenza contratta dagli uccelli ha rialzato la testa nel Sud-Est asiatico e in Medio Oriente, provocando la vittima numero 355 dallo scoppio dell’epidemia nel 2003.
Spinti dall’urgenza di mettere a punto un vaccino e tranquillizzati dai rapporti dei servizi segreti sulla scarsa competenza scientifica dei terroristi attivi oggi nel mondo, il 20 aprile il governo americano e il Nsabb hanno rivisto le loro posizioni, seguiti 7 giorni più tardi dall’esecutivo olandese sotto la cui autorità ricade l’Erasmus. Sia l’esperimento di Rotterdam che quello dell’università del Wisconsin hanno ottenuto il via libera alla pubblicazione. Dopo Nature con Kawaoka, anche Science metterà presto lo studio di Fouchier sulle sue pagine.
L’articolo di Kawaoka consiste in 11 pagine (più 20 di informazioni supplementari) estremamente tecniche, corredate da un editoriale intitolato “La pubblicazione della ricerca pericolosa” in cui si ricostruiscono gli ultimi mesi di discussioni e ripensamenti, iniziati da agosto del 2011, data in cui i due team di scienziati hanno sottoposto alle riviste i loro articoli. Ma è soprattutto un documento sulla valutazione di rischi e benefici della pubblicazione a rispondere ai dubbi sulla sicurezza. Le informazioni diffuse oggi, vi si legge “possono essere sfruttate da un laboratorio con competenze eccezionali per sviluppare un ceppo pandemico del virus”. Ma d’altro canto, “rappresentano un punto di partenza fondamentale per realizzare un vaccino nel caso in cui il virus compaia spontaneamente in natura”.
Usando le tecniche dell’ingegneria genetica e facendo replicare il supervirus per varie generazioni nei furetti, Kawaoka e Fouchier hanno ottenuto un microrganismo letale quasi come l’aviaria, ma capace di non trasmettersi più solamente con il contatto diretto tra un uccello infetto e un mammifero, come avviene oggi in natura. Il supervirus dei furetti (stretti parenti dell’uomo, dal punto di vista dell’azione dell’influenza) è stato capace di saltare direttamente da un esemplare all’altro attraverso le goccioline di saliva. Proprio come un banale raffreddore.
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Mutant-flu paper published
Droplet transmission of an avian–human reassortant H5-haemagglutinin (HA)-containing influenza virus in an experimental setting is reported online in Nature this week.
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Publishing risky research
- Nature
- 485,
- 5
- (03 May 2012)
- doi:10.1038/485005a
- Published online
- 02 May 2012
Imperfect global biosafety standards and a threat to researchers’ motivations from biosecurity concerns are among the significant risks in current flu research.
This week sees the online publication of the paper ‘Experimental adaptation of an influenza H5 HA confers respiratory droplet transmission to a reassortant H5 HA/H1N1 virus in ferrets’ by the Japanese–US team headed by Yoshihiro Kawaoka at the University of Wisconsin-Madison (M. Imai et al. Nature 10.1038/nature10831 (2012). See also pages 7 and 13, and H.-L. Yen and J. S. M. Peiris Nature http://dx.doi.org/10.1038/nature11192; 2012). Kawaoka’s paper was one of two submitted last August, reporting mammalian transmissibility of avian flu as a result of artificial genetic manipulation, the principal scientific interest of which arises from the small number of mutations found to be necessary. The other paper, by a team headed by Ron Fouchier at the Erasmus Medical Centre in Rotterdam, the Netherlands, is expected to appear soon in Science.
As has been much discussed in Nature, both papers were independently assessed by the US National Science Advisory Board for Biosecurity (NSABB) while being considered by the journals. The NSABB’s recommendation, communicated to the journals in November last year, was not to publish the essential methods and data. Although such a recommendation has no statutory force, it makes any researcher or publisher pause. There followed months of public debate and two two-day meetings involving flu experts and other stakeholders, one held by the World Health Organization (WHO) and the other by the NSABB. After the second, at the end of March, the NSABB essentially reversed its position, and Nature made its own decision to proceed.
Lessons learned
“Any restricted information distributed to university laboratories would not stay confidential for long.”
As the economist John Maynard Keynes reportedly said: “When the facts change, I change my mind.” But the essential scientific elements in the Kawaoka paper were unchanged between the first and second NSABB deliberations. It is now clear that the committee’s original deliberations were too limited, especially given the enormous implications for flu research of a recommendation against publication. Yet as a body that aims to anticipate and scrutinize the security risks of biological research, the NSABB is unique worldwide, and it is desirable to have such a forum. The discussion that followed the board’s first decision would not have been as valuable or as prompt had it concerned hypothetical cases. Yet there are justified concerns among the research community about the NSABB’s processes, and these processes should be reviewed.
Some lessons have emerged that point to actions and policies for the future. First, it was worth deliberating at length on the possibility of redacting the key findings of the paper instead of simply rejecting it. (Rejection has long been an option if Nature is advised by security experts that the risks of publication exceed the benefits.) There was also the option that the full paper might be distributed by some third party, to selected recipients only. Having now considered these matters in depth, the editors of this journal have decided that we will not consider either alternative for papers in Nature in the foreseeable future. A paper that omits key results or methods disables subsequent research and peer review. Furthermore, after much internal and external deliberation, we cannot imagine any mechanism or criterion by which to sensibly judge who should or should not be allowed to see the work. Nor do we believe that any restricted information distributed to university laboratories would stay confidential for long.
We are aware that the lack of an option for restricted publication has its own risks in a discipline in which results might be both beneficial to the public benefit and a threat to security. We will willingly explore ways out of this dilemma.
One major risk amid these discussions is that younger researchers might be discouraged from entering a field that is subject to security constraints. But the attitudes of biosecurity experts are more encouraging than is widely appreciated.
As far as Nature is aware, formal assessments by security agencies have led to recommendations that the Kawaoka paper be published. This includes an independent assessment that we commissioned from a non-US biological-defence agency, whose advice can be found at go.nature.com/wglsea. In subsequent discussions with biosecurity researchers, there has been a striking unanimity: where there is a benefit to public health or science, publish! It has been enlightening to see how scientists in this secretive arena see the open scientific enterprise as their best recourse in times of potential trouble.
The third most important lesson is about biosafety. Here there are real concerns: humans lack immunity to flu viruses with an H5 haemagglutinin protein, and an accidental release of a mammalian-transmissible H5 virus would have the potential to cause a pandemic were it to transmit between humans. A key component of the second round of NSABB deliberations was a clear presentation by Kawaoka of his team’s very rigorous security processes and set-up, including physical arrangements, training and due diligence exercised with personnel.
Such a reassuring picture is not globally applicable. The standards of these labs (fully described in the Kawaoka paper) were widely quoted as biosafety level (BSL) 3 enhanced. The WHO discussion considered such standards essential, and worried that to require the distinctly more demanding BSL-4 standard would shut down the research. However, ‘BSL-3 enhanced’ is not a formally established standard. What is more, not every country may have sufficient regulatory systems and robust laboratory cultures of safety. This is a key issue as the self-imposed moratorium on work by flu-transmissibility researchers continues.
The WHO will soon release guidelines about international standards for biosafety. The signs are that these will highlight key issues and aspects of good governance, but will not themselves provide a framework for strengthened implementation. The absence of such a framework is an urgent concern for all researchers working with dangerous organisms, and for all who fund and publish their work.
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ANCHE TU SEI UN DUPE? – La fabbrica degli imbecilli

La fabbrica degli imbecilli
Una delle definizioni del termine della lingua italiana imbecille viene normalmente usata come insulto, dicasi di persona ritenuta poco intelligente, o che fa cose stupide.
Quella a cui mi riferisco è in realtà un tentativo di tradurre una definizione particolare del termine della lingua inglese “dupe” difficilmente riscontrabile nei dizionari, che oltre a significare babbeo, gonzo, sempliciotto, stupido e appunto imbecille, ha un preciso significato che nientemeno è un prerequisito per la costituzione di un nuovo ordine mondiale, con tanto di cultura globale piatta piatta, livellata, unificata.
Il Dupe
La definizione è spesso omessa nei dizionari, ma molto frequentemente usata colloquialmente, e mai in comunicati scritti, negli ambienti delle PR, del Marketing e della Propaganda. E’ un termine per gli addetti ai lavori nato prima negli Stati Uniti e poi diffuso a livello internazionale a seguito della globalizzazione in atto sul pianeta.
Dupe:
Un individuo che stato fatto diventare fautore di insiemi di concetti prefabbricati, consapevolmente quando il dupe agisce per vantaggio personale, oppure senza che ne sia consapevole, acquisendo la sua fiducia cieca e approvazione incondizionata con artifici e menzogne credibili o spin*, o con l’aiuto di prove indotte, generalmente false o per lo meno ambigue e contorte.
*Spin:
una particolare interpretazione di fatti o eventi, non necessariamente veritiera (come quelle usate dai politici per influenzare “l’opinione pubblica”)
Spin doctor:
una persona delle pubbliche relazioni che cerca di contrastare pubblicità sfavorevole fornendo una interpretazione favorevole di parole o azioni di una società, di un politico o di una persona famosa. Gli argomenti promossi a difesa possono essere anche completamente falsi.
Il dupe è uno strumento necessario per la diffusione di una linea ideologica, di mercato o politica, oltre che per creare un pubblico favorevole per il raggiungimento di fini specifici.
Il dupe o imbecille, nel gergo di quegli ambienti, è un ruolo, una parte in cui vengono fatte entrare delle persone adattabili, in maniera consapevole o meno, al fine di promuovere prodotti, servizi, stili di vita, culture sintetiche per creare una società sintetica costituita da individui con una personalità altrettanto sintetica.
Abbiamo a che fare con due tipi di dupe.
Uno è il dupe consapevole, ovvero la persona che sa che gli stanno raccontando una storia e che può trarre del profitto diffondendola al vasto pubblico.
L’altro è il dupe inconsapevole, quello più genuino, perché non c’è nessuna predeterminazione nel suo operato, ma crede veramente alla storia che gli raccontano e con ingenuità infantile cerca di trasmetterla ad altri con la passione di chi ha un proprio credo per cui fare proseliti e da difendere strenuamente.
Questo tipo di dupe è quello preferito dai padroni del mondo perché non costa assolutamente nulla e la sua opera non termina mai, a meno che la sua mente non venga prima liberata dalle false credenze indotte. Diversamente il dupe genuino nemmeno si porrà la domanda se quello che sostiene con fervente ardore sia vero o falso. Non è un infiltrato, ma dati disinformanti agiscono da infiltrati nella sua mente.
L’altro dupe invece è costoso, in quanto è specializzato, ha anche qualcosa della talpa, dell’infiltrato, sa cosa deve dire e fare, e cosa non dire e non fare, ma è altrettanto necessario soprattutto nelle emergenze, quando c’è da rafforzare una tesi che sta traballando a causa di verità o consapevolezze emergenti che potrebbero ledere interessi che si stanno proteggendo.
Per esempio, diventa sempre più noto che una dieta a base principalmente di frutta e verdura, come la dieta senza muco, con esclusione di prodotti animali, migliora la salute. Il consumo di tali prodotti diminuisce e questo compromette il mercato, sempre per esempio, dei prodotti caseari.
Qualcuno dello staff di un fantomatico ufficio che si occupa di osservare le statistiche dei consumi avverte l’ufficio marketing dell’industria interessata che le statistiche dei latticini sono in crescente calo da tre settimane. Lo staff dell’ufficio del marketing avverte l’ufficio del PR e lo informa della situazione. L’omino delle PR chiama il dirigente dell’agenzia che ha la concessione per la pubblicità sui media, lo informa del problema e gli dice, telefonicamente: “Activate a dupe!” o se la situazione è davvero critica: “Activate all the dupes”.
Nel primo caso, che potrebbe essere tradotto in questo modo:”Metti in moto un imbecille”, in italiano non suona molto bene, ma nell’ambiente della propaganda è quasi un termine tecnico, l’agenzia di pubblicità contatta la redazione di una TV, prenota uno spazio per inserire qualcosa tipo la “Risposta dell’esperto” per mettere in onda lo spin* appropriato. Il responsabile della rubrica “Salute&Benessere” chiama un’ipotetica associazione dei dietologi o dietisti (qual’è poi la differenza?) chiedendo di mandare un esperto ( il termine dupe scompare a un certo punto della linea) che possa confutare teorie strambe in circolazione, che stanno disturbando il corretto andamento del mercato. Al prescelto, il dupe di turno, vengono forniti tutti i dati e quando si presenta in televisione alla domanda “Cosa pensa della dieta senza muco?”, risponderà, creando allarmismo, che una dieta principalmente a base di frutta contiene fruttosio in eccesso e questo può portare all’insorgenza del diabete e in più, senza un adeguato consumo di latticini, in breve tempo la carenza di calcio che si produrrebbe escludendo i prodotti caseari dalla proria dieta alimentare farebbe insorgere l’osteoporosi.
Suona molto bene vero? E fa senso a leggerlo e ancor di più a sentirlo uscire dalla bocca di un Dott. Prof. Ecc. in camice bianco. Ed è assolutamente falso, anche se sono sicuro che uno scienziato sarebbe capace di fare venire il diabete a un ratto nutrendolo con fruttosio sintetico per via endovenosa per un mese e dire al cliente: ”Ecco il risultato che mi ha chiesto di produrre: ”Troppo fruttosio fa venire il diabete”. E qualcosa di simile l’hanno pure fatto.
Il comunicato può anche variare, dipende da chi paga, l’industria latteo casearia, piuttosto che quella della carne o della pasta, ma lo scopo è fornire, a seguito di ogni contestazione dei loro prodotti, prove contrarie provenienti da ricerche pilotate ad hoc.
Una volta sentito il comunicato dalla TV, il dupe genuino, spontaneo, sicuro che tutto ciò che esce dalla bocca di un’Autorità o Esperto sia la sacrosanta verità, andrà in giro per tutto il web scrivendo su blogs e forums o rovinerà la pausa caffè ai colleghi informandoli con entusiasmo di non mangiare assolutamente frutta perché troppo fruttosio fa venire il diabete e di mangiare anche il gorgonzola a colazione assieme alla brioche e il cappuccino altrimenti ti viene l’osteoporosi, lo ha detto ieri sera la televisione!
In una situazione considerata più grave potrebbero venire attivati dupes su più fronti per rafforzare la tesi contraria a quella sostenuta da terzi, e nella condizione attuale in cui si trova la società vince la tesi o parte che ha più fonti da fornire. Che poi dicano cose assolutamente false è completamente irrilevante, quello che conta è l’impatto numerico.
Ci sono anche dei dupes eccellenti, a capo di associazioni note per essere fonti di disinformazione che diventano essi stessi vittime delle bugie che diffondono, come il presidente dell’AMA (American Medical Association), Ron Davis a cui è stato diagnosticato il cancro al pancreas e, coerentemente con la linea promossa dall’associazione di cui è presidente, si sottoporrà alla chemioterapia, negando a se stesso ogni ulteriore possibilità di salvezza. Questo è il comunicato ufficiale diffuso dall’AMA:
(La pagina è stata rimossa, ma a suo tempo, conoscendo i tipi, ho salvato uno screenshot)
AMA president Ron Davis MD diagnosed with serious form of cancer

Purtroppo al momento di questa revisione dell’articolo è ormai deceduto dopo essere stato sottoposto al martirio della chemioterapia.
Potere e profitto in una civiltà sintetica
Ci si potrebbe domandare perché esistano persone impegnate nell’ingannare i loro simili fino a questo punto. (In effetti non li considerano loro simili, considerando se stessi un’élite). La ragione ha a che fare con il controllo deviato per il profitto indiscriminato.
I dupes sono lo strumento dei signori del mondo per controllare la popolazione mondiale. E’ un controllo aberrato che viene perpetrato con l’ausilio della menzogna. Riempire la mente di dati falsi rende le persone incapaci di valutare. Ogni cosa che ascolti o leggi nei vari media viene riportata in modo falso, non obbiettivo.
Miriadi di teorie scientifiche sono false o inconcludenti. La scienza medica eccelle in questo, la scienza dell’alimentazione, ammesso che esista una tale scienza, arriva seconda.
La pubblicità è assolutamente menzognera e per quanto possa essere irrilevante quando dice che un detersivo lava più bianco di un altro, quando invece afferma che un prodotto alimentare lavorato industrialmente, biologicamente morto o morente, con conservanti e altri additivi aggiunti, protegge il sistema immunitario, inganna illudendo le persone riguardo alla loro salute.
Tutta questa civiltà è falsa, non c’è un settore libero dalla menzogna, se non piccole nicchie ignorate dai media o persino oscurate, ogni cosa è stata alterata per farla diventare un mondo di favole in cui individui privi di certezze reali vivono una vita falsa.
Quando un essere è consapevole della propria essenza spirituale vede le cose e il mondo come sono veramente ed è impossibile ingannarlo, ed è questa la ragione per cui i signori del mondo intendono ridurlo al pari di uno zombie
Il modo di farlo è quello di privare gli individui dei principi etici e della consapevolezza della loro vera essenza spirituale sostituendoli gradualmente con i principi del più solido materialismo.
Le notizie, anzi le cattive notizie, diffuse dai telegiornali vengono messe in onda solo per instaurare una stato di malessere nella società, il dovere di cronaca è in realtà un servizio a pagamento e che è suscettibile agli interessi in gioco.
Per esempio si parla pochissimo della violazione dei diritti umani da parte del governo cinese, per timore dei politici di irritarlo e che senza la Cina non potremo più trovare nemmeno un cacciavite in ferramenta. Viene invece steso il tappeto rosso alle Olimpiadi. Gli interessi coinvolti nelle Olimpiadi, rendono molto più redditizio parlarne. I diritti umani non pagano ed è politicamente corretto farne solo qualche piccolo accenno scaglionato nel tempo, per dire all’occorrenza: “Ne abbiamo sempre parlato, il governo ci tiene particolarmente al rispetto dei diritti umani”.
Le varie rubriche scientifiche servono per iniettare continuamente nella società il siero della disinformazione, proponendo cure farmacologiche per malattie che sono il risultato di stili di vita proposti dagli stessi media. Sono molto ben studiati questi programmi perché le affermazioni degli “esperti” sembrano avere molto buon senso. Alla domanda che viene fatta dal conduttore seguendo un copione già scritto, tipo: ”Lei cosa consiglierebbe per combattere questa malattia?”, l’esperto, seguendo anch’egli fedelmente il suo copione che ormai conosce a memoria, risponde: ”Innanzitutto consigliamo una dieta alimentare sana, esercizio fisico, e uno stile di vita sereno che riduca lo stress. Tuttavia se nonostante questo la malattia persistesse, è assolutamente necessario il ricorso alla cura farmacologica o all’intervento chirurgico.” A volte sia il conduttore che l’esperto sanno che le diete proposte dalla medicina ortodossa non omettono quei cibi che producono la malattia, che i pazienti faranno esercizio per una settimana e poi ripiomberanno sul divano davanti alla TV, e che uno stile di vita che non produca stress difficilmente verrà adottato, e avranno ottenuto l’obbiettivo del loro sponsor. E avranno anche fatto con chi li ascolta la bella figura di non aver sbattuto subito in faccia il flacone delle medicine o la prospettiva del letto operatorio.
I vari programmi che forniscono risposte date da psicologi e psichiatri ai problemi dell’essere umano servono a fornire cure psichiatriche (una cura psichiatrica non significa altro che prescrizione di psicofarmaci) che affondano ancora di più chi vi si sottopone e a trasformare ogni forma di aberrazione in diversità, quindi non più da risolvere ma da considerare come parte del comportamento socialmente accettabile, con conseguente deterioramento sociale.
I programmi demenziali servono a far ridere il pubblico portandolo a un livello culturale così basso mai raggiunto fino ad ora e a distrarre l’attenzione necessaria per risolvere i problemi che inevitabilmente, in questa era, affliggono ogni essere umano, problemi derivanti da stili di vita deleteri creati ad hoc dai signori del mondo.
La pubblicità promuove prodotti industrialmente lavorati dannosi per la salute anche secondo la medicina ufficiale, spacciandoli addirittura per salutari. Le autorità sanitarie approvano la messa in commercio di tali prodotti e poi rimproverano le mamme perché danno le merendine confezionate ai bambini, le stesse da loro precedentemente approvate.
Le manifestazioni sponsorizzate dalle multinazionali della birra hanno lo scopo di convertire e consolidare gli adolescenti all’alcolismo.
I programmi per bambini servono per promuovere prodotti confezionati che sono un insulto alla loro salute, associati a giochini inseriti nelle confezioni, per far sì che poi facciano pressione sui loro genitori perché li acquistino.
Alcuni direttori dei telegiornali, dupes consapevoli, ma spesso anche inconsapevoli perché essi stessi non riescono a sottrarsi agli effetti della disinformazione da loro promossa, hanno la loro scaletta di comunicati degli inserzionisti mascherati fra le notizie, sotto forma di consigli, come quelli di vaccinarsi per l’influenza, di proteggersi dal sole con creme e occhiali che filtrano i raggi UVA, di bere latte come fonte di calcio, ecc.
Il mondo della politica, e questo riguarda i governi di tutti i paesi del mondo, non è certo carente di dupes, sono quei politici lobbisti che promuovono leggi favorevoli ai bisogni delle multinazionali che probabilmente li hanno messi lì finanziando la loro campagna elettorale, o li hanno agganciati dopo la loro elezione. La presentazione di leggi e la loro approvazione, per la prescrizione di metilfenidato ai bambini, commercializzato come Ritalin, per il trattamento di una malattia inventata come l’ADHD, non può che essere fatta da quei ministri, dupes eccellenti che favoriscono le case farmaceutiche.
Quei medici che hanno promosso farmaci di una specifica marca dietro compenso, a volte mascherato sotto forma di regali da parte delle case farmaceutiche come computer, televisori al plasma, soggiorni in paesi esotici, ecc, come riportato dalla stampa in diverse occasioni, sono dupes di quelle multinazionali.
La lista potrebbe essere molto lunga, dovrei scrivere un libro per elencare tutte le menzogne note, mancherebbero comunque quelle ancora non scoperte, è solo uno spunto per invitarti a ricercarne tu stesso.
I dupes del mondo spirituale
L’uomo è composto, per così dire, di spirito mente e corpo, e lo spirito è l’elemento fondamentale.
Quando si è consapevoli, dicendo “IO” ci si riferisce allo spirito, perché si è lo spirito, non si ha uno spirito, quando si è identificati nel corpo si pensa di esserlo e ci si riferisce allo spirito come al mio spirito o alla mia anima, ed è un errore in quanto, rimarcando, non si ha uno spirito, ma lo si è.
La globalizzazione, che in se non sarebbe una cosa negativa, se non fosse che è appannaggio arrogato di un sistema economico senza scrupoli, ha assorbito anche la New Age. Per New Age s’intendono stili di vita, filosofie, religioni, terapie ecc. di un mondo nuovo, spiritualmente evoluto, oltre a un settore di mercato che ha a che fare con la vendita di beni e servizi “alternativi” connessi alla visione magica ed olistica del mondo. Questo sarebbe un reale progresso, in quanto mettere a disposizione servizi e beni intesi al miglioramento dell’essere umano dal punto di vista olistico è solo desiderabile. Ma…
Il mondo economico invece di combattere i movimenti che possono creargli fastidi, semplicemente li ingloba nel suo sistema traendone anche del profitto. Negli anni sessanta, sorse il movimento hippy, e gli appartenenti abbandonarono anche il vestire convenzionale, e iniziarono a indossare abiti coloriti e apparentemente stonati rispetto alla moda in voga in quel momento. Dopo che furono distrutti dalla Cia, con l’ausilio anche della psichiatria, che finanziò la diffusione del concetto dell’amore libero e del LSD, il loro modo di vestire fu assorbito dal sistema economico che diede vita a una moda, e non fu più possibile distinguere un hippy da un comune cittadino attratto da quella moda.
In questo periodo pieno di incertezze c’è un fenomeno che sta esplodendo, e il libro “The secret” di Rhonda Byrne è uno dei tanti esempi che potrei fare. In esso si parla della legge dell’attrazione, una delle capacità dell’essere spirituale, e il successo editoriale di questo libro dipende dal fatto che questa legge viene proposta per l’acquisizione di benessere materiale, ricchezza e potere. Leggilo o rileggilo tenendo presente quanto ho appena scritto e vedrai che, spogliato di tutto il contorno, il diventare ricchi è il fine proposto, anche se rivolto allo spirito, ma lo allontana dai suoi orizzonti e scopi primari, la consapevolezza del vero sé.
Non c’è niente di male nel diventare ricchi, e gli spiriti elevati attirano incidentalmente prosperità e ogni cosa di cui abbiano bisogno, ma è diverso dal farne il proprio scopo.
Molti hanno acquistato quel libro, io di libri ho la fortuna di riceverne in omaggio, ma non sono diventati né ricchi né potenti, e allora sono venuti alla ribalta una miriade di guru, che promettono di insegnare come usare la legge dell’attrazione, e spiegano che chi non ha successo è perché non ha “the secret of the secret”, the secret non basta e loro possono rivelarlo in sedute di gruppo o individuali.
Su quest’onda sono sorti facilitatori, maestri di vita, coach, angeli custodi, guide spirituali, ipnotizzatori e tutti promettono di fare diventare ricchi dopo un paio di seminari.
Sono i dupes della New Age.
Si potrebbe parlare a lungo anche del channeling e spiriti reincarnati che dichiarano di essere venuti sulla terra per aiutarci per ordine di entità divine, ma quanto detto è già sufficiente, quello che si vuole far notare è che il mondo economico sta inquinando anche il mondo spirituale solidificandolo, materializzandolo, rendendo più difficile il risveglio della coscienza e comprensione della nostra vera natura spirituale.
Questa globalizzazione del mondo spirituale è il fiore all’occhiello dei signori del mondo. Le persone che si liberassero dalle catene dell’usuale comune disinformazione dei media e cercassero un percorso spirituale che potrebbe renderle totalmente libere e consapevoli, se seguissero questi percorsi apparentemente spirituali incapperebbero in un’altra trappola del materialismo, seppure più raffinata.
Per creare il nuovo ordine mondiale è necessario togliere i punti di riferimento di un essere spirituale, e questi sono i suoi principi etici innati. Questi punti di riferimento sono necessari per trarre un giudizio corretto su cosa sia giusto o sbagliato. Una volta tolti di mezzo i principi etici, il risultato è un essere “rammollito” non più in grado di differenziare facilmente il vero dal falso e suscettibile ad ogni genere di spin.
Se poi gli togli anche i mezzi per risvegliare la sua coscienza, impedendogli di riacquistare la consapevolezza del vero sé, cioè di chi è veramente, condizione necessaria perché possa ritrovare nuovamente i suoi principi, l’intero processo diventa un gioco da bambini.
Quello che la globalizzazione del profitto indiscriminato sta cercando di implementare è una religione universale che assomiglia a un minestrone, anzi a un passato di verdura dove i singoli elementi non sono più riconoscibili e il gusto indefinito. Un insieme di pratiche, riti e culti che non portano da nessuna parte e chi si dedicasse ad esse verrebbe gratificato di una estatica confusione, rilassata inconsapevolezza e completa accettazione del nuovo ordine.
Se un Nuovo Ordine Mondiale, quello conosciuto come NWO, ci sarà, sarà in un mondo di dupes.
Meglio darsi da fare perché ciò non avvenga, altrimenti Matrix non sarà solo un film di fantascienza. Forse non è mai stato un film di fantascienza, ma un documentario.

“Ci sono campi, campi sterminati, dove gli esseri umani non nascono, vengono coltivati. A lungo non ho voluto crederci, poi ho visto quei campi con i miei occhi…”
Morpheus – Matrix
Se sei arrivato fino in fondo all’articolo, potresti essere un po’ abbacchiato. Il mio consiglio è di farti una bella risata e poi guardare le cose tenendo in mente quanto ho scritto. Divertiti a riconoscere le menzogne fra le notizie, nelle “risposte dell’esperto”, e a liberarti, se ancora non lo sei, dalla disinformazione dilagante.
E non dimenticare che un buon contributo te lo può dare il libro di Arnold Ehret, il “Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco“.
Links utili inerenti all’argomento:
Perchè la gente crede quasi a tutto
Il mondo delle Relazioni Pubbliche
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Medicinenon.it e Arnoldehret.it sono due siti di Luciano Gianazza.
Medicinenon.it è da molti anni un punto di riferimento per chi vuole liberarsi della disinformazione e poi acquisire la corretta conoscenza.
ArnoldEhret.it è il sito ufficiale degli insegnamenti di Arnold Ehret, raccolti nei suoi libri, fra i quali Il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco è un best seller internazionale. Arnold Ehret ha ritrovato il sentiero, di cui si era persa ogni traccia secoli fa, che porta all’alimentazione naturale dell’Uomo e alla salute perfetta in quanto ripristina la naturale capacità del corpo umano di disintossicarsi da tossine e veleni. In questo mondo avvelenato, il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco fornisce i fondamenti per un’alimentazione e stile di vita che sono essenziali per la buona riuscita dei vari protocolli di disintossicazione.
Tutti i libri originali di Arnold Ehret sono reperibili sul sito www.arnoldehret.it | Libri
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AUGURI RITA! – La Montalcini compie 103 anni

Il premio Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini (Ansa)
Rita Levi Montalcini compie 103 anni
Gli auguri di Napolitano al premio Nobel per la medicina
Solo “un brindisi con i più stretti collaboratori”, per festeggiare i 103 anni del premio Nobel Rita Levi Montalcini. La professoressa, nata a Torino il 22 aprile 1909, “non vuole grandi festeggiamenti”
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Roma, 22 aprile 2012 - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha espresso alla senatrice Rita Levi Montalcini i più affettuosi auguri per il suo compleanno. E’ quanto si legge in una nota.
Un “brindisi con i più stretti collaboratori”, per festeggiare i 103 anni del premio Nobel Rita Levi Montalcini. La professoressa, nata a Torino il 22 aprile 1909, “non vuole grandi festeggiamenti”, ma si concederà “un brindisi, e magari un po’ di torta, circondata dai suoi più stretti collaboratori”.
D’altronde l’abitudine a mangiare come un uccellino, confessata da lei stessa qualche anno fa, “è sempre la stessa”, spiegano i collaboratori. Come anche “l’interesse per le notizie a livello politico e sulla vita del Paese”, mentre l’energia ha subito un calo, specie dopo l’incidente in casa che le aveva provocato una frattura del femore qualche anno fa.
Il premio Nobel nella sua intensa carriere dopo aver studiato medicina all’università di Torino, a 20 anni entra nella scuola medica dell’istologo Giuseppe Levi e inizia gli studi sul sistema nervoso che avrebbe proseguito per tutta la sua vita, salvo alcune brevi interruzioni nel periodo della Seconda guerra mondiale.
Si laurea nel 1936, e nel 1951-1952 scopre il fattore di crescita nervoso noto come Ngf (Nerve Growth Factor), che gioca un ruolo essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose sensoriali e simpatiche. Per circa 30 anni prosegue le ricerche su questa molecola proteica e sul suo meccanismo d’azione, per le quali nel 1986 viene insignita del Premio Nobel per la medicina insieme allo statunitense Stanley Cohen.
La scienziata è stata nominata senatore a vita dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 1 agosto del 2001. Nel corso degli anni si è battuta più volte a favore dei giovani scienziati e continua a far sentire la sua voce: l’ultima iniziativa risale al marzo scorso, quando ha rivolto un appello al Governo Monti insieme al senatore Ignazio Marino (Pd), “affinché non cancelli il futuro di tanti giovani ricercatori, che coltivano la speranza di poter fare ricerca in Italia. Il decreto legge sulle semplificazioni cancella i principi di trasparenza e merito alla base delle norme che dal 2006 hanno consentito di finanziare i progetti di ricerca dei giovani scienziati under 40 attraverso il meccanismo della ‘peer review’, la valutazione tra pari”.
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fonte articolo
GOD SAVE AMERICA! – Bambini usati come cavie: viaggio shock nell’ “inferno” delle sperimentazioni sull’uomo / Il Castello costruito dall’AIDS

E se questo fosse vostro figlio? – Risultato di un comune vaccino contenente alluminio – fonte – articolo in PDF scaricabile: DOWNLOAD PAPER…
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Bambini usati come cavie: viaggio shock nell’ “inferno” delle sperimentazioni sull’uomo
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Filadelfia 1913: un gruppo di sperimentatori medici “testano” la tuberculina su 15 bambini della casa per l’infanzia St. Vincent’s House. Alla fine dell’“esperimento” la maggior parte delle piccole cavie ha contratto la cecità permanente [1].
Davenport 1939: per verificare la sua teoria sulle basi della disartria sillabica, il dottor Wendell Johnson, effettua il famoso “esperimento mostro” su ventidue bambini allo Iowa Soldiers’ Orphans’ Home. Il dottor Johnson e i suoi laureandi sottopongono i bambini a una intensa pressione psicologica che provoca il passaggio da un linguaggio normale a una intensa balbuzie [2].
27 gennaio 1945: le truppe dell’Armata Rossa entrano nel campo di concentramento di Auschwitz e gli occhi del mondo si spalancano sull’orrore. Oltre alle camere a gas, ai forni crematori e ai cumuli di cadaveri c’è il “laboratorio” del dottor Josef Mengele: ambiente asettico, pareti bianche, pavimenti lucidi sono lo scenario, apparentemente innocuo e rassicurante, in cui “l’angelo della morte” utilizzava come cavie uomini, donne e bambini. Durante il processo di Norimberga l’umanità viene a conoscenza delle agghiaccianti sperimentazioni effettuate tra quelle mura. Nel tentativo di trasformare gli occhi dei bambini da scuri ad azzurri, Mengele iniettava nell’iride metilene blu, provocando nelle vittime atroci sofferenze e cecità. Al fine di verificare per quanti giorni i bambini riuscivano a sopravvivere senza bere né mangiare le piccole cavie erano private del cibo fino alla morte.
Particolare interesse suscitavano in Mengele i gemelli su cui egli sbizzarriva la sua fantasia criminale e le sue perversioni: trasfusioni incrociate di sangue, esperimenti sul midollo osseo effettuati senza alcuna anestesia, “analisi” dei capelli strappati insieme al cuoio capelluto. I gemelli venivano fotografati, sottoposti ai raggi X e a una lunga serie di esami, alcuni dei quali dolorosissimi, quindi se ne provocava la morte repentina con una iniezione di cloroformio al cuore o con un colpo alla testa. I loro organi interni venivano poi attentamente studiati. Pare che circa il 15% dei gemelli sia stato ucciso in questo modo atroce, mentre molti altri morirono durante le molteplici operazioni chirurgiche.
Oltre che dal dottor Mengele le pseudo sperimentazioni sui bambini ebrei furono condotte anche dal medico nazista Kurt Heissmeyer che utilizzò i piccoli per ricercare una profilassi contro la tubercolosi iniettando loro il virus della malattia stessa
Il 20 aprile 1945, l’esperimento era fallito, i bambini erano malati e stremati e gli inglesi erano alle porte. Da Berlino giunse l’ordine di trasferirli nella scuola amburghese di Bullenhuser Damm e di eliminarli. Un’ora prima di mezzanotte ebbe inizio il loro massacro. Quella stessa notte i cadaveri dei bambini furono cremati.
1953: l’AEC (Atomic Energy Commission) sponsorizza studi sullo iodio condotti dall’università dello Iowa. Nel primo studio i ricercatori somministrano a donne incinte tra 100 e 200 microcurie di iodio-131 e analizzano poi i feti abortiti per capire a quale stadio e in che misura la sostanza radioattiva supera la barriera della placenta. Nel secondo studio i ricercatori somministrano a 12 maschi e 13 femmine nati da meno di 36 ore, e con un peso tra i 2,4 e i 3,8 kg, iodio-131 per via orale o con iniezioni intramuscolari e misurano in seguito la concentrazione della sostanza nella tiroide dei neonati[1].
1956: Presso il Willowbrook State School di New York (1956-1970), alcuni medici iniettarono il virus dell’epatite B attivo in 800 bambini orfani, istituzionalizzati e handicappati psichici, per studiare l’eziopatogenesi dell’epatite e per sviluppare un vaccino. Gli studi iniziarono nel 1956 e si protrassero sino al 1970, quando emersero all’attenzione del pubblico. Il modulo del consenso era stato redatto in modo ingannevole. Se i genitori si fossero rifiutati di esprimere il consenso alla sperimentazione disumana, l’istituto di cura non avrebbe ammesso i loro figli. Il centro di ricerca fu in seguito chiuso, ma i responsabili non subirono alcuna condanna e non si aprì nessun iter giudiziario.
Nello stesso anno ricercatori dell’esercito americano che conducono studi segreti sulle armi biologiche, rilasciano zanzare infettate con febbre gialla su Savannah e Avon Park, per studiare la capacità degli insetti di diffondere l’infezione[1].
Si manifestano casi di febbre, malattie respiratorie, mortalità prenatale, encefalite e tifo che causano il decesso di numerosi bambini.
1957: nel corso di uno studio compiuto dall’università del Tennessee sponsorizzato dall’AEC, i ricercatori iniettano circa sessanta rad di iodio-131 a neonati sani di due – tre giorni. In seguito a questa “sperimentazione” alcuni dei neonati diventano ciechi [1].
1962: i ricercatori del Laurel Children’s Center in Maryland testano antibiotici sperimentali per le acne su bambini e continuano anche dopo che oltre la metà delle giovani cavie ha sviluppato seri danni al fegato dovuti alle medicine sperimentali [3].
1963 – 1966: Saul Krugman, ricercatore della New York University, infetta deliberatamente oltre seicento bambini disabili con virus dell’epatite per seguire l’evolversi della malattia e sperimentare l’efficacia di un nuovo vaccino [3].
1967: da uno studio pubblicato nel Journal of Clinical Investigation, si evince che in quell’anno, un gruppo di ricercatori di un’università della Pennsylvania iniettò a donne in gravidanza cortisolo radioattivo. Lo scopo era quello di verificare se la sostanza possiede la capacità di attraversare la placenta e danneggiare il feto[1].
1988 – 2001: su alcuni bambini ricoverati in dodici orfanotrofi di New York viene testata una cura sperimentale contro il virus dell’HIV. I bambini, 465 alla fine del programma, soffrono di gravi effetti collaterali (tra cui incapacità di camminare, diarrea, vomito, gonfiore delle giunture e crampi). I dipendenti degli ospizi non sanno che stanno somministrando ai bambini infettati dall’HIV farmaci sperimentali invece dei trattamenti standard contro la malattia[4].
1995: Suzanne Starr, testimonia che un dottore aveva prelevato alcuni bambini dalle montagne del Colorado per esperimenti. In quanto parte del gruppo, Suzanne era stata sottoposta a sperimentazioni che includevano privazioni ambientali fino alla psicosi forzata, iniezioni, abusi sessuali, frequenti sedute di elettroshock e controllo della mente.
1996: viene sperimentata, in Nigeria, una profilassi contro la Meningite. Si tratta di un nuovo antibiotico prodotto dalla casa farmaceutica Pfizer, il Trovan. Le cavie sono 200 bambini che hanno contratto la malattia. E’ sconcertante che la terapia a base di questo antibiotico venga mantenuta anche molti giorni dopo che i piccoli pazienti non rispondono. Diciotto bambini muoiono[1].
Delaware 2003: Michael Daddio, di due anni, muore di insufficienza cardiaca congenita. Dopo il decesso i genitori scoprono che all’età di cinque mesi, invece di essere sottoposto all’operazione standard per eliminare il difetto come affermato dai clinici, i medici avevano eseguito un’operazione chirurgica sperimentale[5].
2005: in cambio di due milioni di dollari offerti dall’American Chemical Society,propone il Children’s Health Environmental Exposure Research Study (CHEERS), in cui si prevede di esporre i bambini indigenti di un’area della Florida a sostanze chimiche tossiche per capire quali effetti producono tali sostanze sui bambini [6].
2007 – 2008: la GlaxoSmithKline, una delle più importanti aziende nel campo farmaceutico, sperimenta in Argentina un farmaco su quattordici neonati provenienti da famiglie indigenti provocandone la morte. Le famiglie vengono risarcite con poco meno di tredicimila euro.
Questo viaggio virtuale nell’inferno delle sperimentazioni sull’infanzia non è esaustivo. Purtroppo gli episodi appena elencati sono solo una parte delle raccapriccianti verità che toccano soprattutto i bambini indigenti e senza istruzione, i disabili, i detenuti, i ricoverati negli istituti di igiene mentale.
Il problema del contemperamento tra la necessità di accrescere le conoscenze scientifiche e i diritti fondamentali dell’uomo è al centro del dibattito bioetico [8]. Il documento redatto nel 1992 dal Comitato Nazionale di Bioetica evidenzia alcune cautele da rispettare per far sì che la sperimentazione sia condotta in forma lecita. Punti nevralgici per la garanzia dei diritti del soggetto che vi si sottopone sono, secondo il CNB, l’approvazione del protocollo e del materiale informativo da parte di Comitati Etici e il consenso informato, che rappresenta il criterio etico-giuridico imprescindibile di ogni sperimentazione clinica.
Rispettando tali presupposti, la sperimentazione sull’uomo si configura non solo come lecita, ma addirittura doverosa, rispondendo al principio di solidarietà.
“La Legge per Tutti” ha voluto approfondire il tema insieme al prof. Mario Sirimarco, ricercatore presso l’Università di Roma “La Sapienza”. Di seguito il testo dell’interessante intervista concessaci.
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La legge per Tutti: Parliamo di sperimentazioni sugli uomini. Da un punto di vista scientifico è necessario che i nuovi farmaci e gli esperimenti della tecnica medica vengano effettuati sull’uomo dopo che siano stati testati sugli animali. È necessario per favorire il progresso scientifico e salvare la vita di altre persone. Ma come è possibile conciliare ciò, da un punto di vista bioetico, con la tutela della vita dell’uomo? Come è possibile, in altre parole, contemperare la necessità di accrescere le conoscenze in ambito scientifico con la necessità di rispettare la persona e i suoi diritti fondamentali?
Mario Sirimarco: Sul punto si è espresso il Comitato Nazionale di Bioetica con il parere del 17 novembre 1992, dove si è evidenziato come la sperimentazione dei farmaci sull’uomo e sugli animali ne garantisce da un lato la sicurezza e l’efficacia, ma dall’altro pone problematiche etiche, giuridiche e scientifiche di grande importanza. Il CNB ritiene la sperimentazione sull’uomo, se attuata in maniera corretta e tale da non comportare rischi significativi, senza dubbio lecita. Essa è addirittura doverosa in quanto, oltre alle motivazioni terapeutiche, risponde ad un principio di solidarietà, dato che con la ricerca si raccolgono informazioni che, pur non avendo un’utilità immediata per chi vi si sottopone, entrano a far parte di un patrimonio comune che anticipa l’evoluzione della terapia. La sperimentazione non terapeutica richiede particolari cautele, quali l’approvazione del protocollo e del materiale informativo da parte di appositi Comitati etici, e dovrebbe essere in genere effettuata su soggetti capaci di intendere e di volere, previa acquisizione di un valido consenso informato.
La sperimentazione terapeutica configura invece un vero e proprio trattamento medico, seppur ancora di tipo sperimentale, ma richiede comunque un controllo rigoroso dei vantaggi per il soggetto che vi si sottopone e deve essere condotta dopo aver acquisito il consenso informato. Nella sperimentazione clinica dei nuovi farmaci devono essere sempre rispettate le procedure di buona pratica clinica, che devono essere portate a conoscenza dei ricercatori e dei Comitati etici che sovrintendono alle sperimentazioni.
Quanto alla sperimentazione sugli animali, essa deve rispondere ai criteri dettati dalle norme internazionali che tutelano ogni forma di vita. I modelli alternativi di sperimentazione farmacologica rappresentano un’opportunità di grande interesse, ma non possono sostituire completamente la sperimentazione sull’uomo e sugli animali.
Il documento sottolinea l’importanza della cosiddetta “farmacovigilanza”, cioè l’attività di sorveglianza sul farmaco eseguita prima e dopo la sua commercializzazione. Durante lo sviluppo clinico è infatti agevole avere una raccolta completa di tutti gli eventi avversi e stabilirne la prevalenza, per cui ogni medico deve esercitare questo tipo di controllo con sollecitudine per l’interesse comune.
Il Comitato raccomanda la promozione della ricerca scientifica di base, ricordando che molti farmaci sono nati dallo studio di processi naturali e non da sperimentazioni sugli animali o sull’uomo. Inoltre, il parere denuncia il problema dei cosiddetti “farmaci orfani”, destinati alla cura di gravi patologie, ma che non vengono sviluppati per ragioni economiche. Lo Stato e le Organizzazioni Internazionali dovrebbero pertanto predisporre degli incentivi affinché l’industria farmaceutica, protagonista indiscusso dello sviluppo farmacologico, investa anche nei settori di ricerca meno remunerativi.
LLPT: Il consenso volontario e informato delle persone che si sottopongono a sperimentazioni mediche rappresenta il criterio etico-giuridico imprescindibile di ogni sperimentazione clinica. Esso è infatti manifestazione della libertà di disporre del proprio corpo. In alcuni casi, chi si sottopone a trattamenti sperimentali riceve una retribuzione economica. Dunque, proprio perché esiste questo condizionamento economico, è corretto affermare che l’individuo sia pienamente libero di scegliere? Come peraltro si concilia questa libertà con il divieto, previsto dal nostro ordinamento, degli atti di disposizione del proprio corpo (tant’è che per la donazione del rene è dovuta intervenire una apposita legge speciale)
M.S.: Credo che la scelta di sottoporsi a trattamenti sperimentali sia comunque una scelta libera che non presupponga alcun tipo di forzatura. Nessuno, infatti, costringe il soggetto che dà la sua disponibilità a svolgere su di sé sperimentazioni farmacologiche: il fatto che riceva un compenso per farlo di per sé non rappresenta una costrizione e certamente non costituisce una violazione dell’autonomia personale. Del resto vi sono numerose attività faticose e rischiose che gli uomini scelgono di svolgere in cambio di denaro e nessuno si scandalizza o sostiene che si tratta di limitazioni dell’autonomia di queste persone. Altra cosa è invece il commercio di organi vitali, come il rene, perché è ritenuto offensivo della dignità umana e assai pericoloso per la salute. Tuttavia non è esatto affermare che vi è il divieto degli atti di disposizione del corpo umano nel nostro ordinamento: in realtà esso riguarda solo gli organi e tessuti vitali, mentre per quelli non vitali non sussiste divieto.
LLPT: Sulla base del principio di autonomia, al paziente viene riconosciuta la libertà di operare delle scelte, ottenendo adeguate informazioni sulle sperimentazioni cui si sottopone. Tuttavia, trattandosi di terapie sperimentali, nemmeno i medici sono in grado di fornire certezze o risultati precisi. Detto ciò, possiamo affermare che l’autodeterminazione del paziente sia effettiva? Non corriamo il rischio di cadere in una profonda ipocrisia?
M.S.: Effettivamente il tema dell’incertezza della scienza è centrale nel dibattito bioetico sviluppatosi negli ultimi tempi. A questa incapacità della scienza di offrire certezze deve supplire il diritto che diventa il protagonista indiscusso della scena. Ultimamente, infatti, soprattutto per quanto concerne il settore biologico, si assiste alla difficoltà da parte della scienza di garantire quella che dovrebbe essere la sua caratteristica più specifica: prevedere i fenomeni per poter elaborare leggi scientifiche. Ciò, di fatto, costringe il diritto a farsi carico di questo deficit scientifico, inducendolo a risolvere per via normativa i dubbi e le irresolutezze che la scienza pone.
Ora per quanto concerne nello specifico il problema dell’effettiva autodeterminazione del paziente, affinché essa possa essere realmente garantita, occorre dare applicazione al principio del consenso informato che consiste nell’accettazione volontaria da parte di un paziente del trattamento che gli viene proposto da un medico. Il consenso deve sempre essere richiesto, in quanto è l’unica espressione che autorizza un qualsiasi atto medico. Una volta concesso, il consenso da parte del paziente può essere revocato in qualsiasi momento.
L’obbligo di richiedere il consenso si può estrapolare da alcuni articoli della Costituzione, del Codice Penale, del Codice Civile, del Codice di Deontologia Medica; inoltre è stato ribadito da una Convenzione del Consiglio d’Europa (Oviedo 1997) sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina, ratificata anche dall’Italia.
In pratica, però, in Italia non esiste, nel Diritto Sanitario, una normativa univoca ed esauriente, per cui la materia si presta ad alcune ambiguità.
LLPT: La problematica relativa alle sperimentazioni sull’uomo ha implicazioni non solo in ambito scientifico, ma soprattutto in ambito etico e morale. I limiti individuati dalla scienza si rivelano arbitrari. È possibile individuare un criterio oggettivo, un parametro saldo che concili scienza ed etica
M.S: Questa domanda nasconde il seguente interrogativo: quale atteggiamento occorre assumere nei confronti del progresso scientifico? La filosofia oggi si pone tale quesito e offre diverse risposte, spesso contrastanti: da un lato si propone una “filosofia del dominio”, che conduce a forme di interventismo febbrile, a modificazioni non pianificate, a edificazioni che sono in realtà distruttive; sottovaluta, in nome del suo attivismo, le conseguenze, l’imprevedibilità, la complessità delle situazioni. Dall’altro lato si prospetta una “filosofia della sottomissione”, la quale, timorosa delle conseguenze del progresso, in special modo di quello biotecnologico, insiste sulla pericolosità ed empietà di qualunque intervento. Si serve della nozione di complessità per mostrare l’inopportunità di ogni modifica e di ogni costruzione. All’incomposto attivismo dei dominatori si contrappone una sorta di estremismo della cautela. Come da più parti sostenuto, entrambe le impostazioni andrebbero respinte a vantaggio di una “filosofia della responsabilità”, che si ponga in una posizione intermedia fra l’affermazione di una indiscutibile e incontenibile legittimità dello sfruttamento della natura e l’estremizzazione dell’esigenza, quasi religiosa, della sua tutela.
È necessario riconoscere i benefici delle tecnologie, ma al tempo stesso, porre dei limiti al loro utilizzo quando si ritiene che ce ne sia bisogno. Tutto ciò va fatto mantenendo un perfetto equilibrio fra le opposte esigenze di progresso dell’umanità e di protezione della natura. Occorre sostituire all’etica intesa come sistema coerente e chiuso di regole, un’etica flessibile che sappia valutare i costi, stabilire le priorità, definire i valori, attribuire le responsabilità, garantire l’equa condivisione dei rischi e dei vantaggi, e che sappia far questo restando aperta al mutamento continuo delle circostanze e delle condizioni di vita e all’evoluzione degli stessi valori, orientandosi e ri-orientandosi ogni volta che sia necessario. Una simile etica, potrebbe essere definita come un sistema aperto tra altri sistemi aperti. Bisogna prendere coscienza che l’etica tradizionale non risulta più del tutto adeguata alle attuali esigenze, dovendo fare i conti con una nuova realtà rispetto al passato. Inoltre non va trascurato un aspetto fondamentale: l’uomo, oggi, tende a dare all’etica riferimenti poco precisi, essendo divenuto al tempo stesso sia soggetto che oggetto delle azioni di cui si giudica la moralità. In altre parole, egli, ormai, non si limita a rivolgere la propria azione esclusivamente al mondo delle cose, come avveniva in passato, ma la dirige sempre di più verso se stesso, verso la sua biologia.
[1] Fonte: http://www.newstarget.com.
[2] Alliance for Human Research Protection.
[3] Human Experiments: A Chronology of Human Research by Vera HassnerSharav.
[4] New York City ACS, Doran.
[5] Willened Evans, “Parents of Babies Who Died in Delaware Tests Weren’t Warned”.
[6] Organic consuming association.
[7] Art 9 comma 1 Cost.“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica”, Art. 33 comma 1 “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.
[8] Bioetica, etimologicamente dal greco antico “Bios” vita, “etos” costume. Il termine viene coniato nel 1971 dall’oncologo americano Van Rensselaer Potter che la definisce “etica applicata alla vita, scienza della sopravvivenza.”
La foto in copertina è stata prelevata dal sito: www.ansuitalia.it
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*Giorgia Maria Calabrò
1989.Laureanda in giurisprudenza presso l’Università della Calabria. “Leggere, come io l’intendo, vuol dire profondamente pensare” (Vittorio Alfieri)
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fonte articolo
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Il Castello costruito dall’AIDS 1/2
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By Ivan Ingrillì on February 27, 2012
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Il presente articolo tratta di abusi farmaceutici che avvengono in un orfanotrofio di New York. Il lavoro di investigazione e di scrittura di questo pezzo è stato svolto durante il periodo che va dall’estate all’inverno del 2003 e pubblicato nel Gennaio del 2004 e con successivi aggiornamenti occasionali. E’ servito per gettare le basi per le investigazioni riportate nella pellicola della BBC “Guinea Pig Kids” che hanno portato alla successiva investigazione dell’Associated Press e altri articoli di punta del New York Times. Le indagini sono in corso.
Liam Scheff. E-mail: liamscheff@yahoo.com
Versione Inglese - http://www.altheal.org/toxicity/house.htm
Versione Francese - http://www.sidasante.com/journal/maison.htm
Introduzione:
Nel Washington Heights, a New York c’e’ un edificio in mattoni di quattro piani chiamato Incarnation Children Center (ICC). Questo ex convento ospita stabilmente quei bambini che sono stati rimossi dalle loro abitazioni dall’ACS (Agency for Child Services, i servizi sociali). I bambini sono di colore, ispanici e poveri. Molte delle loro madri hanno avuto storie di abusi di droga e sono morte. Una volta portati all’ICC, i bambini diventano soggetti alle sperimentazioni dei farmaci sponsorizzate dalla NIAID (Istituto Nazionale delle Allergie e delle Malattie Infettive, una divisione del NIH, l’Istituto Sanitario Nazionale), dalla NICHD (Istituto Nazionale della Salute del Bambino e dello Sviluppo Umano) in congiunzione con alcune delle più grandi compagnie farmaceutiche – GlaxoSmithKline, Pfizer, Genentech, Chiron/Biocine e altri.
I farmaci che vengono somministrati ai bambini sono tossici e portano a conseguenze conosciute quali mutazioni genetiche, collasso degli organi, bone morrow death, malformazioni fisiche, danni celebrali e disfunzioni dermiche che possono essere fatali. Se i bambini rifiutano i farmaci, vengono bloccati e forzati nella loro assunzione. Se la resistenza continua vengono portati al Columbia PresyterianHospital dove un chirurgo gli piazza un tubo che attraverso l’addome arriva nello stomaco. Da qui in poi i farmaci verranno iniettati direttamente dentro il loro intestino.
Nel 2003, due bambini dell’età di 6 e 12 anni, ebbero dei collassi debilitanti a causa della tossicità dei farmaci. Il più piccolo divenne cieco. Morirono entrambe dopo poco tempo. Un altro ragazzo di 14 anni è morto recentemente. Un bambino di 8 anni ha dovuto subire due interventi chirurgici per rimuovere degli enormi grumi di grasso dal suo collo che gli erano stati provocati dai farmaci.
Questa non è fantascienza. E’ ricerca. Ricerca sull’AIDS. I bambini dell’ICC sono nati da madri che erano risultate positive al HIV e che si erano auto-diagnosticate positive. In qualsiasi caso ne ai genitori ne ai piccoli pazienti è stata svelata una questione cruciale: il test dell’AIDS è di fatto estremamente inaccurato (1,2). Il test dell’HIV reagisce a circa una settantina di disturbi comuni che generano dei falsi positivi. Condizioni comuni come i raffreddori, herpes, tubercolosi, abuso di droghe, vaccinazioni e, attenzione, le gravidanze in corso e quelle recenti (3,4,5). Qui si tratta di un doppio errore perché i fattori che causano il falso positivo nelle gestanti possono essere trasmessi al loro bambino a cui viene attribuito la stessa diagnosi errata.
Molti di noi non conoscevano queste cose prima d’ora. E’ senza ombra di dubbio il più grande segreto della medicina. Tuttavia anche se è un fatto ben noto tra i ricercatori dell’HIV che il test dell’Aids sia estremamente inaccurato, non viene detto ai medici e certamente non viene detto ai bambini dell’ICC che vengono usati come le cavie da laboratorio per testare i farmaci di nuova generazione per l’AIDS. L’ICC viene gestito dal “Presbyterian Hospital Columbia University” in affiliazione alla “Catholic Home Charities” dell’arcidiocesi di New York.
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Sean e Dana Newberg sono due bambini provenienti dall’ICC. La loro madre faceva uso di droghe e non era in grado di occuparsi di loro nella maniera appropriata, le vennero quindi tolti l’affidamento fino a quando non furono adottati da una loro prozia, Mona. Mona Newberg è laureata ed insegna nella scuola pubblica di New York. Adottò i due bambini quando Sean aveva 3 anni e Dana ne aveva compiuti 6. Aveva già cresciuto il loro fratello maggiore al quale non era mai stato fatto il test dell’HIV e non aveva mai preso farmaci per l’AIDS. Il ragazzo è cresciuto, è sano ed è arruolato nella Marina.
La loro madre faceva uso di cocaina e di crack da quando era adolescente. Le venne fatto il test dell’HIV negli ultimi anni ’80 e ne risultò positiva. “Lei ebbe altri 3 figli prima di Sean e Dana” afferma Mona. “Nessuno ci ha detto che il test reagisse anche all’abuso di droga, per non parlare della reazione alla gravidanza stessa. E’ un test senza validità scientifica”.
A causa dei risultati del test i dottori del Columbia Presbyterian misero sotto mono-terapia di AZT il piccolo Sean quando aveva appena 5 mesi. L’uso della monoterapia a base di AZT viene oggi considerata una negligenza medica a causa delle gravi debilitazioni, spesso fatali, che ne derivano, come l’anemia.
Dana ha trascorso i primi 4 anni della sua vita nella “Hale House”, un orfanotrofio per i bambini con genitori con storie di abusi di droga. Hale House partecipava ad una sperimentazione del farmaco AZT mentre Dana si trovava li. “Non abbiamo potuto ottenere i dati dalla Hale House, per questo motivo non so cosa sia successo mentre era li,” racconta Mona. “Non ho mai dato a Dana i farmaci da quando è con me, ma quando è arrivata aveva con se una ricetta per l’AZT”
Sean è stato rianimato per due volte a causa del farmaco per l’AIDS chiamato Nevirapine. Dana venne messa sotto terapia per l’AIDS nel 2002 anche se non era malata. Da quando venne messa sotto terapia farmacologica, Dana ha sviluppato il cancro.
Entrambi i bambini sono stati presi dall’ICC e tenuti li contro la loro volontà e le richieste di Mona per una ragione – Mona aveva messo in discussione la sicurezza dei farmaci per l’AIDS quali l’AZT, Nevirapine e il Kaletra smettendo di somministrarli ai bambini perché li facevano stare male. Durante l’estate e l’autunno del 2003, sono andato a visitare Mona, Sean, Dana e l’ICC. Ho parlato con Mona della sua esperienza e a riguardo della sua decisione. (I nomi di Sean, Dana e Mona sono nomi richiesti da loro per proteggere la loro identità, ma le storie sono accurate e inalterate)
LS: Cosa ti ha portato a mettere in dubbio la sicurezza dei farmaci?
Mona: Quando per la prima volta ho preso con me Sean aveva 3 anni, era un vegetale. Non aveva mai mangiato cibo solido. Aveva un tubo che passava dal naso e arrivava dentro il suo stomaco. I farmaci per l’AIDS alterano le papille gustative. L’AZT, specialmente, fa si che i bambini non mangino perché non sopportano il sapore del cibo. Le infermiere somministravano a Sean l’AZT, Bactrim e sei lattine di Pediasure ogni giorno tramite questo tubo che è stato nel suo stomaco per più di 2 anni. Nessuno si è mai preso la briga di cambiarlo.
Quando mi è stato affidato Sean ho continuato a somministrargli i farmaci che gli erano stati prescritti per circa 5 mesi. Ma dopo ogni cucchiaiata diventava più debole. Ho pensato – aspetta un attimo – questa roba lo dovrebbe far star meglio, perché sta peggiorando?
Sean sudava la notte e aveva la febbre 24 ore al giorno. Non aveva energie. Non riusciva a giocare. Non riusciva a stare per 10 minuti in piedi senza cadere. Le infermiere venivano con regolarità per le trasfusioni di sangue per combattere l’anemia da AZT. Dopo le trasfusioni entrava in uno stato comatoso per due giorni. Diventava come una bambola inerte.
Ogni volta che davo a Sean i farmaci diventava più debole e malato. Io non sapevo cosa fare ma non volevo che morisse. Per questo ho smesso tutto quello che apparentemente sembrava ucciderlo. Ho smesso di dargli l’AZT. Ho interrotto il Bactrim. Ho fermato le infermiere che venivano per le trasfusioni.
Non è stato immediato, ma Sean ha cominciato a migliorare. La febbre si placava. Riusciva a mangiare. Guadagnava peso. In un paio di mesi è riuscito a correre e a giocare con altri bambini. Sean è nato con una disfunzione polmonare a causa dell’abuso di droga della madre ma anche i suoi polmoni migliorarono. Non riuscivo a crederci. Quando Sean nacque, i dottori dissero a sua madre che lui sarebbe morto. Le hanno detto di comprargli una bara. E’ a malapena sopravvissuto. Quando ho smesso di dargli le medicine è stato bene per la prima volta nella sua vita.
Ero così felice che dissi a tutti – compresi i medici e gli infermieri – quello che stava succedendo. Non sapevo che non dovevo farlo. Quando l’ospedale venne a conoscenza che non gli stavo più dando le medicine, contattarono l’ACS (Agency for Child Service). Un dipendente dell’ACS si presentò alla mia porta e mi disse che dovevo registrare i bambini presso un medico infettivologo – il Dr. Howard al Beth Israel. In quel periodo stavo portando Sean e Dana da un medico Naturopatico ed erano entrambi forti e sani. Gli dissi che avevamo già un medico. Mi rispose “molto male, dovete andare dal Dr. Howard adesso”
Il Dr. Howard fu terribile per i bambini. Ha completamente ignorato l’unica cosa che al momento infastidisse Sean (la sua condizione polmonare) e insistì sul fatto che dovesse intraprendere una nuova terapia farmacologica per l’HIV. Lui ci disse, “C’è un nuovo farmaco miracoloso. E’ appena arrivato sul mercato. Vi garantisco che se lo darete a Sean assisterete ad un miracolo.”
LS: Quale era questo farmaco?
Mona: Nevirapine. Il Dr. Howard mise Sean sotto Nevirapine. La salute di Sean è peggiorata immediatamente. Si ammalò, i polmoni si congestionarono, perse peso, gli zigomi si affossarono e il fegato e la milza cominciarono a rovinarsi. Sei mesi dopo l’assunzione di Nevirapine ebbe un completo collasso degli organi. Venne tenuto in rianimazione per due settimane presso l’Ospedale Berth Israel. Cominciai a fare delle ricerche sulla Nevirapine e trovai il farmaco causava il collasso degli organi e la morte. Quando Sean finalmente uscì dall’ospedale, Howard lo mise in uno ospizio. Sei mesi prima era sano. E adesso, mi dissero, dovevo prepararmi per la sua morte.
Una volta riportato a casa, ho messo di dargli la Nevirapine e riuscì nuovamente a mangiare. Cominciò a riprendere un pochino di peso. Sean era molto debole dopo essere stato in rianimazione con tutti quei tubi. Era diventato magrissimo ma finalmente cominciava a recuperare. Quando portavo Sean dal Dr. Howard, lui rimaneva sempre sorpreso di vedere che Sean stesse migliorando. Howard mi chiese “E’ sicura che gli stia dando i farmaci signora Newberg?”
LS: Mentre migliorava, lui sospettò che lei non stesse dando a Sean la Nevirapine?
MONA: Esatto. Si preoccupava solamente quando Sean non era malato. I medici che curano l’AIDS pensano sempre che c’e’ qualcosa che non va quando non stai morendo.
Dopo di ciò Howard cominciò a trattenere Sean in ospedale per periodi più lunghi di tempo mentre per i problemi polmonari solitamente lo curavamo a casa. Howard tenne Sean per 25 giorni e somministrò personalmente a Sean la Nevirapine. Sean fini in cura intensiva per collasso degli organi interni. Venne nuovamente messo in rianimazione per due settimane. Si prese un’infezione da stafilococco in ospedale perché Howard non voleva mandarlo via. Aveva otto anni e voleva solamente tornare a casa.
Un mese dopo l’ospedale finalmente lo dismise. L’ACS mi chiamò per un’incontro. I dipendenti dell’ACS mi dissero che avrei dovuto portare Sean all’ICC fino a che non si fosse ristabilito. Mi dissero che l’ICC era un posto meraviglioso. Mi dissero che in quattro mesi lui sarebbe tornato forte abbastanza per tornare a casa. Presso l’ICC gli venne tolto il Nevirapine e cominciarono a somministrargli il Viracept, Epivir, Zerit e il Bactrim. A Sean giovò smettere l’assunzione del Nevirapine ma in definitiva i nuovi farmaci lo “non lo fecero stare così male”. Aveva problemi a camminare e le sue gambe e le sue braccia divennero ancora più esili.
Ho visitato Sean all’ICC per cinque mesi. Poi quando chiesi di poterlo portare a casa mi dissero: “Non raccomandiamo che Sean lasci questo posto. Lei ha una reputazione di mancata somministrazione delle medicine”
LS: L’ICC ha rifiutato di lasciar tornare a casa Sean?
Mona: Esatto. L’hanno trattenuto per un anno e mezzo. Ho dovuto prendere un avvocato per portarlo fuori di li.
LS: Cosa è stato l’ICC per Sean?
Mona: C’erano bambini in carrozzina, le stampelle, con deformazioni. C’erano neonati sotto AZT. Le loro teste erano deformate, con grandi occhi distanziati e affossati. I farmaci provocano gravi problemi di sviluppo. Molti bambini sono deformi, hanno arti deboli e gli stomaci rigonfi. Molti stanno affrontando le disaliità. I bambini dell’ICC sono costantemente medicati con tutti i tipi di farmaci. Quando un bambino rifiuta i farmaci gli infermieri lo trattengono per la somministrazione forzata. Sean voleva andaresene da quell’inferno.
Durante le mie visite ho notato molti bambini all’ICC che camminavano in giro con tubi che pendevano da sotto le loro magliette e mi domandavo cosa fossero. Un giorno ho visto un infermiera arrivare con un vassoio pieno di medicine e siringhe e l’ho vista ignettare questi farmaci dentro questi tubi che uscivano dai loro stomachi. Non riuscivo a crederci. Pensavo, o mio Dio, cosa stà succedendo qui?
Ogni bambino che aveva un tubo nello stomaco assumeva i farmaci in questa maniera, da i bambini di 3 anni fino agli adolescenti. Ho provato orrore. Non riuscivo a comprendere. Quando ho visto cosa veniva fatto pensai che sicuramente non poteva essere legale.
Ho espresso le mie preoccupazioni ai lavoratori dell’ACS che si occupavano del caso di Sean. Gli ho detto “Sapete cosa stanno facendo a quei bambini li dentro? Tutto questo mi ricorda il Nazismo tedesco”. Mi rispose “Stanno facendo cose meravigliose per quei bambini” . Ho chiamato Albany, la capitale statale, e ho parlato con Dan Tietz del dipartimento dello stato di New York dell’Istituto di Salute dell’AIDS. Mi disse “Cosa dobbiamo fare se questi piccoli bambini rifiutano di prendere i farmaci? Come facciamo a salvargli la vita se non eseguiamo queste operazioni?”

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LS: Chi esegue queste operazioni?
Mona: I bambini vengono mandati al Columbia-Presbyterian per l’operazione. I chirurghi le eseguono.
Una volta ero all’ICC e ho visto un ragazzo di 14 anni di nome Daniel rifiutare le pillole. Lo vidi scappare dell’infermiera quando arrivò per portargli le sue medicine. Il ragazzo disse “Quelle medicine mi fanno stare male e io non le voglio”. Suo zia era li, e lei disse “Le medicine lo fanno stare molto male”.
L’operatrice dell’ACS che si occupava del caso, Wendy Wack, arrivò e disse molto chiaramente alla zia “Daniel rifiuta di prendere le sue medicine, chiameremo l’Agency for Child Welfare e ti porteremo via Daniel” Sua zia firmò e loro portarono via Daniel. Quando tornò indietro, qualche settimana dopo, aveva il tubo nel suo stomaco.
LS: Anche Sean aveva il tubo?
Mona: No. Lui non voleva quel tubo nel suo stomaco. Lui era stato sufficientemente li per sapere che se si rifiutano le medicine ti mettono il tubo nello stomaco. Ne era terrorizzato, per questo non ha mai rifiutato i farmaci.
I bambini dell’ICC che non hanno il tubo tendono a stare molto meglio e vivono molto più a lungo di quelli a cui viene messo.
Una volta parlavo con un bambino chiamato Amir. Aveva 6 anni. Il suo stomaco si stava gonfiando. Mi disse “Il mio stomaco si gonfia e’ troppo grande, mi hanno operato” e mi mostrò una piccola cicatrice. Amir aveva il tubo da molto tempo, lui era uno di quei neonati trattati con l’AZT. La sua faccia avava un forma allargata. A causa dei farmaci gli venne la lipodistrofia. Aveva degli enormi grumi di grasso sulla schiena e sul collo. Lo avevano operato già due volte per l’asportazione, ma i grumi ricrescono.
Jesus, il piccolo amico di Sean era appena morto. Aveva 12 anni e aveva il tubo. Ebbe un infarto causato dai farmaci. C’era una piccola ragazza, Mia. Anche lei aveva il tubo. Ebbe un ictus e rimase cieca. Anche lei è morta recentemente. Carrie, una bambina di14 anni è morta l’anno scorso. Anche lei aveva il tubo. Poi c’e’ una bambina di 3 anni, Patricia, lei ha il tubo da quando è arrivata. Stà andando a casa con il tubo ancora inserito ma non credo che lo utilizzerà.
I parlavo spesso dei farmaci con gli operatori. So tutto su di loro e loro erano molto amichevoli nei miei confronti. Gli dissi “Questi farmaci stanno uccidendo i bambini”. Mi risposero “Lo sappiamo”.
LS: Erano d’accordo con te?
Mona: Si, ma cosa potevano fare, loro si occupavano solamente dei bambini. I dottori e le infermiere davano le medicine. Dire ad un medico che i farmaci ti fanno ammalare è inutile. Ti guardano come se non capissero. Non gli interessa. La complicità è l’obiettivo principale dell’ICC. Tutti i bambini dell’ICC vengon tutti da famiglie che sono già soggette al regime farmaceutico.
LS: L’ICC è parte di un programma nazionale per la sperimentazione dei farmaci per l’AIDS. Hai mai firmato una deroga che permetta loro di usare i tuoi bambini nella sperimentazione dei farmaci?
Mona: No, mai. Ma l’ACS ha firmato al mio posto quando mi sono rifiutato di dare i farmaci a Sean. Quando ho detto “No”, l’ACS ha impugnato la scheda e mi ha detto “La firmerò io. Tu non hai bisogno di farlo”. Cambiano in continuazione farmaco e nessuno mi ha mai chiesto l’autorizzazione.
Attualmente, la maggior parte dei bambini dell’ICC sono trattati con il Kaletra. Il Kaletra è stato approvato molto velocemente. E’ stato rilasciato prima che la fase di test fosse terminata. Ma qualcosa sul Kaletra era conosciuto. Causa il cancro. C’è scritto sull’etichetta che il farmacco causa il cancro nei test sugli animali.
Ho combattuto per un anno per riportare Sean a casa. L’ICC voleva assegnarlo ad una famiglia adottiva dove qualcuno sarebbe stato pagato per somministrargli i farmaci tutti i giorni. Ho dovuto affidarmi ad un avvocato per portarlo fuori di li. Il mio avvocato è riuscito ad ottenere tutti i dati medici di Sean dall’ICC e mi ha detto “Sean è stato torturato all’ICC. E’ stato torturato”.
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Farmaci utilizzati nei test clinici condotti all’ICC, il Columbia Presbyterian a centinaia di ospedali pediatrici nazionali che parteciapano ai test sull’AIDS.
Farmaco: Retrovir (AZT); Compagnia Farmaceutica: GlaxoSmithKline;
- Tossicità conosciuta (etichettatura): “Il Retrovir (azt è stato associato a tossicità ematologica, unclua neutropenia e anemia grave…”, “l’uso prolungato del retrovir è stato associato con sintomatologia miopatia (degenerazione muscolare)”, “acidosi lattica, grave epatomegalia (gonfiore del fegato) con stentorei (degenerazione dei grassi), inclusi casi fatali, sono state ripostare con l’utilizzo da molecole analoghe [restrovir, Epivir, Zerit] singolarmente o in combinazione…”
- Indicazioni terapeutiche (etichettatura): “Il Retrovir non è la cura dell’HIV”, “Gli effetti a lungo termine del Retrovir non sono conosciuti”, “Le conseguenze per l’esposizione a lungo termine per l’utero e il feto al Retrovir non sono conosciute, inclusa la possibilità di cancro.”
Farmaco: Epivir (3TC, Lamivudine); Compagnia Farmaceutica: GlaxoSmithKline;
- Tossicità conosciuta (etichettatura): (vedi sopra) “I genitori o i tutori dovrebbero essere avvisati ti monitorare i pazienti pediatrici per sintomi o segnali di pancreatiti”
- Indicazioni terapeutiche (etichettatura): “Epivir non è la cura dell’HIV”, “I pazienti dovrebbero essere avisati che gli effetti dell’uso a lungo termine dell’Epivir non sono attualmente conosciuti”.
Farmaco: Zerit (Stavudine); Compagnia Farmaceutica: BristolMeyersSquibb;
- Tossicità conosciuta (etichettatura): (vedi sopra) “acidosi lattiche fatali sono stare riportate nelle donne incinta che hanno ricevuto una combinazione di Dinaosine e Stavudine con altri farmaci antiretrovirali”
- Indicazioni terapeutiche (etichettatura): “Zerit non è la cura per l’infezione da HIV”, “Le informazioni dell’utilizzo a lungo termine non sono conosciute”
Farmaco: Viramune (Nevirapine); Compagnia Farmaceutica: Boeringer-Ingelheim;
- Tossicità conosciuta (etichettatura): “i Pazienti dovrebbero essere informati: della possibilità di gravi problemi epatici o reazioni cutanee associate al Viramune che possono portare alla morte.”, Gravi e mortali casi di epatotossicità [danni al fagato], incluse necrosi epatiche e collasso del fegato, sono stati riportati pazienti durante l’uso di Viramune”, “reazioni epidermiche gravi e potenzialmente mortali e mortali… sono inclusi casi di Sindrome di Stevens-Johnson, necrosi dermica… “
- Indicazioni terapeutiche (etichettatura): “Viramune non è la cura per l’infezione da HIV-1″
Farmaco: Ritonavi (Norvir); Compagnia Farmaceutica: Abbott Laboratories;
- Tossicità conosciuta (etichettatura): “Ridistribuzioine/accumulamento di grasso corporeo inclusa obesità, accumulazione di grasso nella zona dorsocervicale, atrofia periferica, allargamento del petto”, “Disfunzioni lipidiche”, “incremento sostanziale della concentrazione dei trigliceridi e del colesterolo totali”
- Indicazioni terapeutiche (etichettatura): “Norvir non è la cura per l’infezione da HIV-1″
Farmaco: Kaletra (Ritonavir + Lopinavir); Compagnia Farmaceutica: Abbott Laboratories;
- Tossicità conosciuta (etichettatura): (vedi sopra) “Gli studi a lungo termine sugli effetti carcinogenetici del Kaletra negli animali non sono stati terminati”, “Nei maschi del ratto… aumento del dosaggio incide sull’aumento sia dei adenomi e i carcinomi (tumori maligni) nel fegato”
- Indicazioni terapeutiche (etichettatura): “Kaletra non è la cura per l’infezione da HIV-1″, “Gli studi a lungo termine degli effetti del Kaletra non sono attualmente conosciti”
Otto dei oltre 200 studi farmaceutici in corso o recenti condotti all’ICC:
http://www.icc-pedsaids.org/page4.htm www.clinicaltrials.gov
- The Effect of Anti-HIV Treatment on Body Characteristics of HIV-Infected Children
- Conditions: HIV Infections; HIV Wasting Syndrome; Lipodystrophy
Sponsors: NIAID and NICHD - The Effects of Anti-HIV Therapy on the Immune System of HIV-Positive Children
Sponsors: NIAID and NICHD - Comparison of Stavudine Used Alone or in Combination with Didanosine in HIV-Infected Children
Sponsor: NIAID - HIV Levels in Cerebrospinal Fluid and Brain Function in Patients Receiving Anti-HIV Drugs
Sponsors: NIAID, NINDS (Nat. Inst. Neurological Disorders and Strokes), NARC (Neurologic AIDS Reseach Consortium) - A Study of Lopinavir/Ritonavir in Infants with HIV
Sponsors: NIAD, NICHD - A Study to Compare Different Drugs Used to Prevent Serious Bacterial Infections in HIV-Positive Children
Sponsors: NIAID, Pfizer, Glaxo - The Safety and Effectiveness of Valacyclovir HCI in the Treatment of Herpes Simplex or Varicella/Zoster Infections in HIV-1 Infected Children
Sponsors: NIAID, Glaxo - The Safety and Effectiveness of Treating Advanced AIDS Patients between the Ages 4 and 22 with Seven Drugs, Some at Higher than Usual Doses
Sponsor: NIAID, NICHD…
Eruzione solare, in arrivo la tempesta magnetica, da domani possibili effetti sulla Terra
Eruzione solare, in arrivo la tempesta
da domani possibili effetti sulla Terra
Il fenomeno è in corso ed è della classe X5, quella in grado di scatenare “scariche” magnetiche che possono provocare il black out dei segnali radio in tutto il mondo
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Una immagine ripresa dalla Nasa che mostra l’eruzione in corso sul sole (reuters)
ROMA – Una nuova e potente eruzione solare, la più grande degli ultimi cinque anni, è stata registrata nella notte tra martedì e mercoledì, generando una tempesta solare che in queste ore sta investendo la Terra e che nei prossimi giorni continuerà a farsi sentire.
L’incontro fra lo sciame di particelle liberato dal Sole e il campo magnetico terrestre potrà sicuramente dare origine a spettacolari aurore nelle regioni polari, ma potrebbe mettere a dura prova le comunicazioni satellitari e anche avere ripercussioni su reti elettriche e voli aerei.
A dare spettacolo è ancora una volta la macchia AR1429, diventata visibile soltanto da pochi giorni e ripresa durante le sue pirotecniche ‘acrobazie’ dall’osservatorio Solar Dynamics Observatory (Sdo) della Nasa.
L’eruzione della notte scorsa è stata così potente da essere classificata come di classe X 5: le eruzioni di classe X sono proprio quelle più intense, in grado di scatenare tempeste magnetiche capaci di provocare il blackout nelle comunicazioni radio in tutto il pianeta.
Questa eruzione ha determinato un’espulsione di materia dalla corona solare (Cme) nello spazio: al momento non sembra essere diretta contro la Terra, ma non è escluso che tra l’8 e il 9 marzo colpisca di striscio il nostro campo magnetico, aumentando le turbolenze magnetiche già in corso alle altitudini maggiori a causa dell’attività solare dei giorni scorsi. (07 marzo 2012)
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