Usa, sermone choc:«Chiudiamo i gay in un recinto e lasciamoli morire»

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Carolina del Nord
Usa, sermone choc:«Chiudiamo i gay in un recinto e lasciamoli morire»
Il pastore battista: «Senza riprodursi si estingueranno». Il video finisce in rete e provoca proteste e manifestazioni
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Il pastore Charles WorleyMILANO – Un pastore battista americano provoca reazioni indignate su internet dopo che è apparsa in rete la sua proposta di rinchiudere gli omosessuali in recinti elettrificati come il bestiame e di tenerceli fino alla morte. Il reverendo Charles Worley ha lanciato la sua farneticante proposta il 13 maggio scorso nella chiesa battista di Maiden, una piccola città della Carolina del Nord, lo stato che questo mese ha vietato con un referendum i matrimoni gay.
MORIRANNO TUTTI - Parlando ai fedeli, Worley ha detto: «Costruiamo un grande recinto…mettiamoci dentro tutte le lesbiche e lanciamo dall’alto il cibo. Facciamo lo stesso anche con i gay ma assicuriamoci che le recinzioni siano elettrificate in modo che non possano uscire… dopo pochi anni moriranno, non potendosi riprodurre».
SDEGNO SUL WEB – Il sermone è stato ripreso e il video postato su Youtube, dove ha creato un’ondata di sdegno. Una associazione locale che si batte contro la discriminazione degli omosessuali ha invitato attraverso i social network la popolazione a partecipare ad una manifestazione di protesta, domenica prossima, davanti alla chiesa. «Dobbiamo riempire di gente la strada davanti alla chiesa per dire al mondo che l’odio non è benvenuto nella nostra comunità», si legge in un messaggio postato su Facebook dai «Cittadini della valle di Catawba contro l’odio».
CONTRO OBAMA – Il pastore, che ha ignorato le proteste, ha anche dichiarato che non voterebbe mai per un «assassino di bambini e un amante degli omosessuali», un implicito riferimento al presidente Barack Obama, sostenitore della libertà di aborto e dei matrimoni gay.
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fonte corriere.it
COSE DA CRISI – Valencia, a scuola di prostituzione

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Valencia, a scuola di prostituzione
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di Ilario Lombardo
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Genova – Valencia, bella di giorno. Si vende ancora così la città bagnata dal Mediterraneo che per rivaleggiare con la movida notturna madrilena e la seduzione giovanile di Barcellona si è reinventata a colpi di investimenti milionari per farsi ammirare alla luce del sole tra centri di arte e cultura e gli archi ondulati di Calatrava. E nel cuore della città affannata dal debito più alto di Spagna a sopravvivere alla crisi è sicuramente l’inventiva.
La disoccupazione si è mangiata 560 mila posti di lavoro, e se manca il lavoro, c’è chi pensa che resta sempre da fare il mestiere più antico del mondo. Brandon Morales, 25 anni, giacca e cravatta e posa impostata per sembrare più grande dell’età che ha, fa il “prostituto”, il gigolò insomma. Il mercato è quello che è: florido, per carità, perché i clienti ci sono, ma anche con professionisti improvvisati, molte donne costrette a farlo, e schiave del sesso che erano sbarcate nella Spagna del boom effimero di Zapatero con ben altri progetti.
Morales allora si è attrezzato per il futuro e a due passi da Plaza de Toros ha fondato l’Academia del placer. Logica da domanda e offerta. Cerchi lavoro? Qui fa al caso tuo. Al “Curso básico de prostitución professional” si fa teoria e pratica. Storia della prostituzione e una rispolverata di dati economici con analisi del settore. Perché il contesto di lavoro per un professionista del sesso è importante. Ma il cuore del corso sono le lezioni di kamasutra, bondage, sadomaso. Ce n’è per tutte le perversioni. Ogni gioco lecito è permesso e si può praticare in comode stanze con il proprio partner. Altrimenti la scuola mette a disposizione i suoi assistenti. In tutto, «attrezzatura compresa», sono 100 euro per due ore al giorno spalmate su una settimana. Aperto a entrambi i sessi, in pochi giorni ha ricevuto 95 iscrizioni, per la maggior parte uomini, tra i 19 e i 45 anni.
Morales ha giocato d’astuzia e per assicurarsi un seguito ha riempito Valencia di volantini con su scritto a caratteri cubitali “Lavora ora” seguito da tre punti esclamativi. E per primi li ha messi in mano ai ragazzi dell’Università. Che oggi in Spagna è come vendere bottigliette d’acqua nel deserto. «Posto garantito», assicura Morales, ma non ci voleva certo un furbo cerimoniere dell’eros, che ha annusato l’occasione, a spiegarcelo.
La Spagna con i tassi di occupazione più bassi d’Europa fa i conti invece con la curva della prostituzione sempre più all’insù. Per questo il governo della Provincia valenciana ha preteso l’immediato ritiro dei volantini e ha chiesto alla magistratura di aprire un’inchiesta per istigazione alla prostituzione, prossenitismo e delitto contro il patrimonio. La più infuriata è Celia Ortega, direttore generale di quello che a Valencia corrisponde al nostro ministero delle Pari opportunità. «Si approfitta dell’altissima disoccupazione – ha accusato – con una specie di corso che è un attentato alla dignità delle donne».
Tutto clamore e pubblicità gratuita, si conforta Morales, che resta intenzionato, finché non lo fermeranno, a far salire la prostituzione in cattedra. In questo bordello della crisi non si smette mai di imparare.
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fonte ilsecoloxix.it
Perfomance migliori per le aziende che non discriminano i Glbt (gay, lesbo, bisex e transgender)

Perfomance migliori per le aziende che non discriminano i Glbt (gay, lesbo, bisex e transgender)
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Valorizzare le diversità, comprese quelle legate all’identità sessuale, conviene. Perché la discriminazione nei posti di lavoro è inefficiente e costosa, impedendo a chi ci lavora di dare il 100%. Al contrario nelle aziende che hanno attivato politiche nei confronti delle persone «Gltb» (difficile scioglilingua che significa: gay, lesbo, bisex e transgender) i profitti vanno a gonfie vele, meglio di chi ha deciso di fare finta di niente. Lo dicono i numeri e i casi aziendali presentati oggi a Roma al primo Forum su orientamento sessuale e identità di genere nei luoghi di lavoro organizzato da «Parks liberi e uguali».
La lotta all’omofobia riguarda anche l’economia
La lotta all’omofobia, di cui ieri si è celebrata la giornata mondiale, non riguarda più dunque solo i diritti, ma anche l’economia. «Le persone Glbt che vivono nelle grandi città – ha sottolineato il direttore esecutivo di Parks, Ivan Scalfarotto – sono circa il 10% del totale e vanno ogni giorno al lavoro. Renderebbero di più se potessero condividere liberamente la loro vita privata e familiare con i colleghi».
In Italia il buon esempio in molte aziende
Un’esigenza, questa colta al volo da una serie di grandi aziende che anche in Italia hanno deciso di passare ai fatti, dando il buon esempio. Anche perché – come dimostra una ricerca presentata oggi dalla McKinsey&Co su 2300 top manager nel mondo – circa il 50% del management considera importante lavorare in aziende che adottano politiche di valorizzazione delle persone «Gltb».
Tra i casi all’avanguardia Ikea
Tra i casi all’avanguardia c’è Ikea Italia che ha esteso alle coppie di fatto composte da membri dello stesso sesso i trattamenti riservati ai coniugi dei suoi addetti (tutela sanitaria, permessi, buoni acquisti, sconti aziendali, ecc.). Anche Telecom, aggiunge Fabio Galluccio, responsabile People Care, «ha aperto il dibattito sull’equiparazione dei diritti: sia a livello di assicurazione sanitaria che di attività all’interno del circolo ricreativo, per estendere i diritti previsti per i familiari anche alle coppie di fatto omossessuali». All’interno di Johnson & Johnson, invece, «non esiste una policy espressa, ma nella pratica il trend è quello di adottare alcuni trattamenti in modo estensivo», spiega Gaetano Colabucci, area managing director per il Sud Europa, ricordando a esempio che «se un dipendente viene trasferito per lavoro a Londra e il convivente dello stesso sesso rimane in Italia, i viaggi di ricongiungimento nei fine settimana sono a carico dell’azienda, come se a viaggiare fosse una persona sposata che deve raggiungere il coniuge».
Debutterà un indice per misurare la virtuosità delle aziende
Le imprese italiane sono comunque avvertite: presto debutterà anche in Italia, come già avviene negli Usa e in Inghilterra, un indice in grado di misurare con un punteggio da 1 a 10 la virtuosità delle aziende nelle politiche per le persone «Glbt»: si chiamerà «Parks workplace index». «Misureremo non solo le aziende che vogliono aderire – avverte Scalfarotto –, ma anche quelle che non ci risponderanno».
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fonte ilsole24ore.com
Obama apre alle nozze gay: «Devono essere legalizzate»

Obama apre alle nozze gay: «Devono essere legalizzate»
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NEW YORK – «I matrimoni gay dovrebbero essere legali». Lo ha detto il presidente americano, Barack Obama, nel corso di una intervista alla Abc. «Ho tratto la conclusione che per me personalmente èimportante andare avanti ed affermare che ritengo come le coppie dello stesso sesso debbano potersi sposare», ha detto Obama, ricordando come negli anni abbia sempre difeso e portato avanti i diritti degli omosessuali. Per esempio abolendo il cosiddetto “Dont ask, don’t tell” che impediva ai militari gay di fare outing.
I divieti. Col 61% dei voti favorevoli al bando delle nozze gay, la Nord Carolina è diventata il trentesimo Stato negli Usa a introdurre tale divieto nella propria Costituzione. Mentre altri otto Stati vietano il matrimonio tra persone dello stesso sesso attraverso la legislazione ordinaria. È stata una legge firmata nel 1996 dall’allora presidente Bill Clinton a stabilire che la legalizzazione o meno delle nozze omosessuali deve essere decisa a livello dei singoli Stati. Mentre a livello di legislazione federale il matrimonio continua a essere definito come «una unione legale tra un uomo e una donna». Una definizione che in molti, a partire dalle associazioni per la difesa dei diritti di gay e lesbiche, vorrebbero fosse cambiata per iniziativa della Casa Bianca.
Sei Stati. Attualmente sono sei gli Stati dell’Unione che hanno legalizzato le nozze gay: New York, Iowa, Connecticut, Massachussets, New Hampshire, Vermont. Nessun problema per i matrimoni tra persone dello stesso sesso anche nel District of Columbia, dove si trova la capitale Washington. Gli Stati in cui da anni si assiste a un estenuante braccio di ferro per l’introduzione dei matrimoni gay sono soprattutto la California, lo Stato di Washington, il Maryland e il New Jersey (dove ultimamente il governatore repubblicano ha posto il veto sulla decisone del Parlamento). Il prossimo referendum per le legalizzazione è previsto in Maine.
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fonte ilmessaggero.it
AGESCI – Gay, avete un problema

Suscita polemiche un documento degli Scout
Gay, avete un problema
I gay “hanno problemi con se’ stessi”, un fatto “di natura cerebrale” che necessita dell’intervento di uno psicologo. E’ destinata a suscitare polemiche la pubblicazione degli atti del convegno “Omosessualita’: nodi da sciogliere nelle comunita’ capi” degli scout dell’Agesci
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Roma, 04-05-2012
I gay “hanno problemi con se’ stessi”, un fatto “di natura cerebrale” che necessita dell’intervento di uno psicologo. E’ destinata a suscitare polemiche la pubblicazione degli atti del convegno “Omosessualita’: nodi da sciogliere nelle comunita’ capi” degli scout dell’Agesci.
“E’ evidente - si legge nel documento – che una persona omosessuale da sempre, con la tendenza profondamente radicata, si trova in difficolta’ con il proprio sesso corporeo e non soltanto con il sesso a livello generale. La persona omosessuale ha in linea generale problemi non solo sul piano sociale ma anche con se’ stessa. E’ anche un fatto di struttura ormonale e quindi di struttura cerebrale”.
Nel seminario, tenutosi a novembre ma i cui atti sono stati pubblicati solo oggi, sono riportate numerose frasi che osservano il fenomeno omosessualita’ da un’angolazione particolare: “Le persone omosessuali adulte nel ruolo di educatore costituiscono per i ragazzi loro affidati un problema educativo. Il capo e’ il modello per i suoi ragazzi e sappiamo che gran parte dell’effetto educativo dipende dall’esemplarita’, anche inconscia, dell’adulto”. E ancora: “Nel quadro dell’educazione con metodo scout e’ necessario affrontare il problema della sessualita’, ma cio’ non deve essere fatto solo da un capo omosessuale e deve essere chiaramente sottolineato che non tutte le posizioni al riguardo hanno la stessa dignita’ morale”.
L’invito comunque e’ rivolgersi a uno psicologo: “Cosa fare se un ragazzo presenta tendenze omosessuali? Secondo me – e’ la posizione di padre Francesco Compagnoni, uno dei relatori – bisognerebbe parlare con i genitori e e invitare un esperto con cui consigliarsi, come uno psicologo o ancora meglio un pedagogista. Non si puo’ semplicemente evitare il problema”.
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fonte RaiNews
SALUTE – Euro 2012: per l’Italia il preservativo è uno sconosciuto
REFUSO:
Si manifesta tipicamente nell’omissione (es. Wikpedia) o nell’aggiunta (es. Wikiipedia) di un carattere o ancora nello scambio della posizione di due caratteri vicini (es. Wikiepdia).
Presente in abbondanza nella prima stesura di un testo, il refuso viene corretto grazie al lavoro dei correttori di bozze, solitamente in almeno due letture e da persone diverse. Una volta eseguiti questi passaggi il testo viene rivisto per l’ultima lettura e pubblicato.
Capito il concetto? Cari, carissimi funzionari del Ministero della Salute, pare ovvio che qui non si è in presenza di un “banale refuso” ma di una voluta, grave omissione.

Raztinger. E questo, sì che è un refuso! – fonte immagine
mauro
Euro 2012, dall’opuscolo del ministero spariscono i riferimenti al preservativo
Diffuso un vademecum di consigli per i tifosi in vista del torneo continentale in Polonia e Ucraina. Ma rispetto all’originale dell’Oms viene cancellato ogni accenno al sesso protetto. Dopo la denuncia della Lila, Balduzzi corregge il testo e avvia un’indagine interna
Il frontespizio dell’opuscolo del ministero
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ROMA - Per il ministero della Salute si è trattato di “un banale refuso”, ma di banale c’è ben poco: se i tifosi della nazionale italiana che tra poco più di un mese andranno in Polonia e Ucraina per assistere alle partite di Euro 2012 dovessero seguire alla lettera i consigli contenuti in un vademecum loro indirizzato dal dicastero, lascerebbero a casa i preservativi. Che, magia del calcio, escort e prostituzione siano state debellate dai governi di Varsavia e Kiev? Niente affatto, come dimostra l’abbondante offerta di “servizi” ai tifosi annunciati via internet dai siti specializzati.
La magia è di altro tipo e riguarda la scomparsa di una frase contenuta nell’opuscolo diffuso dall’Organizzazione mondiale della Sanità in vista dei campionati europei di calcio e assente dal documento che il Ministero della Sanità ne ha tratto per la tifoseria italiana: “Per evitare il rischio di malattie sessualmente trasmissibili, assicurarsi di usare correttamente il preservativo maschile o femminile”.
Nel vademecum italiano 1 si sottolinea più genericamente che “è possibile contrarre malattie sessualmente trasmissibili durante qualsiasi tipo di rapporto non protetto, eterosessuale o omosessuale, anche non completo”. Ma la mancanza della parola “preservativo” viene notata dalla Lila, lega italiana per la lotta all’Aids, secondo cui “questa frase deve essere sembrata troppo forte al nostro ministero della Salute” che l’avrebbe dunque “volutamente cancellata”.
Il pregiudizio della Lila non nasce dal nulla. L’associazione ricorda infatti le polemiche innescate dalla circolare Rai 2 in cui si chiedeva ai redattori di omettere il termine “preservativo” dai loro servizi. “A quanto pare – lamenta la Lila – nulla è cambiato. E persino in un opuscolo per i tifosi, destinato quindi a persone adulte ed evidentemente sessualmente attive, si preferisce, al solito, fermarsi a un generico ‘rapporti protetti’ e trasformare così un’informazione chiara e pragmatica in una sorta di precetto morale. Ma gli unici rapporti ‘protetti’ sono quelli protetti con l’uso del preservativo (il preservativo maschile e anche quello femminile), l’unico mezzo meccanico che garantisce, se usato correttamente, la protezione dall’Hiv e dalle altre malattie sessualmente trasmissibili”.
Alla richiesta di spiegazioni e del pronto reinserimento della parola “preservativo” nel vademecum da parte della Lila, replica una nota del ministero della Salute. “Allo stato sembrerebbe un banale refuso l’omissione della frase riguardo l’uso corretto del preservativo maschile e femminile” si legge nel documento, che prosegue garantendo che la frase “è già stata ripristinata” e annunciando “una verifica interna all’amministrazione” sull’accaduto, disposta personalmente dal ministro Renato Balduzzi.
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ASTERDAM – Le prostitute danzano contro lo sfruttamento femminile; il VIDEO
Girls Going Wild In Red Light District
Le prostitute danzano contro lo sfruttamento femminile
Spopola sul web il filmato girato in un quartiere a luci rosse
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di Francesco Tortora
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MILANO – Le prostitute ballano per denunciare lo sfruttamento sessuale delle donne in Europa. Un filmato, girato dall’agenzia pubblicitaria belga «Duval Guillaume Modem» e promosso da «Stop the Traffik», associazione che da anni combatte il mercato clandestino degli esseri umani, sta avendo in questi giorni un grande successo sul web. Intitolato «Girls going wild in red light district» e girato nel quartiere a luci rosse di Amsterdam è stato visto da oltre 700.000 utenti su Youtube.
MUSICA - All’inizio il video sembra raccontare una normale serata nel celebre Red Light District della capitale olandese. Dietro le vetrine ci sono le prostitute che cercano l’attenzione dei potenziali clienti mostrando e offrendo le loro grazie, mentre i passanti guardano con curiosità le giovani donne. Ma ecco che all’improvviso parte la musica elettronica e quattro lucciole cominciano a ballare freneticamente. I passanti sono stupiti dal ritmo travolgente e dai movimenti delle ragazze.
FOTO E SORRISI - Tanti uomini prima incuriositi poi completamente sopraffatti dai passi delle ballerine, cominciano a danzare e a seguire la loro coreografia. C’è chi scatta foto e chi sorride e alla fine del ballo gli spettatori applaudono entusiasti la performance delle quattro prostitute. Ma proprio quando la musica termina e le ragazze si fermano, è proiettato sulla parte alta dell’edificio che ospita le prostitute un messaggio che lascia ammutoliti gli spettatori: «Ogni anno a migliaia di donne è promessa una carriera da ballerina nell’Europa occidentale – recita lo slogan – Purtroppo poi finiscono qui».
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FESTIVAL DI TORINO – “Da Sodoma a Hollywood” Il cinema parla GLBT
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“Da Sodoma a Hollywood” Il cinema parla GLBT
Al via il 19 aprile la 27esima edizione del Torino GLBT Film Festival. In rassegna titoli che altrimenti resterebbero “invisibili”. Centoquaranta film da 35 nazioni, tante pellicole per denunciare stereotipi e omofobia. E anche per riderne
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Una foto dal film “Bye Bye Blondie” di Virginie Despentes
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ROMA - “Ho capito che questo è un festival coraggioso. E tutte le cose fatte con coraggio meritano rispetto e adesione”. Parla così Arisa, ci sarà anche lei all’inaugurazione della 27esima edizione del Torino GLBT Film Festival “Da Sodoma a Hollywood”, diretto da Giovanni Minerba, in programma dal 19 al 25 aprile al Cinema Massimo di Torino. Centoquaranta film da trentacinque nazioni, molte anteprime e molte iniziative collaterali e, come madrina, l’attrice Chiara Francini, Premio Biraghi alla 68esima Mostra del Cinema di Venezia.
Ad inaugurare la manifestazione, che anche quest’anno proporrà film che altrimenti resterebbero altrimenti “invisibili”, sarà il 19 aprile la coproduzione belga e olandese “Alle tijd” (“Time to Spare”), di Job Gosschalk (2011), spiritosa commedia degli errori sul tema dei ruoli codificati e delle nuove forme di affettività, con finale a sorpresa. Il film di chiusura sarà invece “Let My People Go!” di Mikael Buch, commedia francese tra farsa e kitsch sugli stereotipi che riguardano il mondo gay e la religione ebraica, con un occhio a Woody Allen e Wes Anderson. Nel ruolo della madre (stralunata) del protagonista l’attrice-feticci di Pedro Almodovar, Carmen Maura.
Da sottolineare tra i vari film“My Brother the Devil”, opera prima della regista anglo-egiziana Sally El Hosaini, premiata alla Berlinale 2012, che racconta l’omofobia della comunità arabo-britannica, il documentario “Audre Lorde” di Dagmar Schultz, ritratto di un uomo carismatico che sfidò razzismo, omofobia, sessismo e classismo. Nella sezione Vintage passeranno anche “Amici, complici, amanti” di Paul Bogart (1988), con Anne Bancroft e Matthew Broderick, e “Costretta al silenzio” di Jeffe Bleckner (1995), ispirato a una stoia vera, con Glenn Close nel ruolo di un colonnello della Guardia nazionale degli Usa.
Quest’anno il Torino Glbt Film Festival parteciperà, il 20 aprile, con la serata “Bullismo, al centro del bersaglio”, alla Giornata del silenzio, da diciassette anni appuntamento fisso negli Stati Uniti per denunciare il bullismo omofobico.
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Lesbiche? Per lo Stato sono malate / La replica (piccata) del Ministero della Salute

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Lesbiche? Per lo Stato sono malate
Secondo i moduli del dicastero della salute il “lesbismo” è una vera e propria malattia. E non si tratta di una gaffe, ma di una classificazione vecchia di anni che rimarrà in atto ancora per molto tempo a causa dei ritardi burocratici
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di Tommaso Cerno
(05 aprile 2012)
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Per quanto suoni strano, è ufficiale: per lo Stato le lesbiche sono “malate”. Non è l’ultima sparata di Carlo Giovanardi, né lo slogan omofobo di qualche facinoroso dell’ultradestra. Lo mette nero su bianco il modulo “Icd9-cm”, vale a dire l’elenco ufficiale delle patologie e dei traumi varato per decreto dal ministero della Salute. A pagina 514, capitolo 302, paragrafo “0″, è inserito il “lesbismo egodistonico”, classificato dunque a tutti gli effetti come malattia per gli enti pubblici, per l’Inps che sulla base di quegli elenchi certifica disabilità e invalidità, per Comuni e Regioni, ospedali e istituti di previdenza. E così scoppia il caso delle “lesbiche malate”, finora sfuggito perfino ai dirigenti di viale Trastevere. E si annuncia bufera a Montecitorio, fra interrogazioni già firmate dall’Italia dei Valori e proteste della comunità gay, incredula di fronte a quella che suona come l’ennesima discriminazione..
Nel Paese della burocrazia elefantiaca accade anche questo. Mentre l’Oms (l’Organizzazione mondiale della sanità) ha cancellato l’omosessualità dall’elenco delle malattie il 17 maggio del 1993, in Italia sopravvive in un documento ufficiale quel riferimento alle donne omosex. Eppure la lista è stata aggiornata nel 2007 dall’allora ministro del Pd Livia Turco e poi ratificata, senza correzioni, dal ministro del Pdl Ferruccio Fazio nel 2009. Ma non è bastato.
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ARRIVA LA CONFERMA
Una drammatica svista? Una versione troppo datata? Una bufala? Macché. Basta telefonare all’Inps e domandare: “Scusi, dottore, qual è l’elenco delle malattie che usate per le pratiche?”. Un gentile dirigente conferma che è proprio il famigerato “Icd9-cm”, lesbiche incluse. Stessa cosa negli ospedali. E ancora all’ufficio legislativo della Regione. Fino al dicastero guidato da Renato Balduzzi . Sulle prime all’ufficio del ministro cadono dalle nuvole: “Non è imputabile a noi”, precisano. “Questo è ovvio”. Poi a viale Trastevere partono le verifiche. Si cerca il direttore generale. Si passano al setaccio i decreti. Finché arriva la conferma: “Il “lesbismo egodistonico” è presente nel testo in vigore”, spiegano. La ragione? “Quell’elenco è la traduzione di un documento dell’Agenzia federale americana. Un elenco, in effetti, già decaduto e sostituito da anni a livello internazionale dal modello successivo, appunto “Icd10″, dove il riferimento al lesbismo non c’è più”. Peccato che l’Italia non si sia ancora adeguata al nuovo testo, “perché la procedura è complessa”, aggiungono nell’entourage del ministro.
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Nel frattempo le lesbiche si dovranno tenere la loro malattia di Stato. Ma per quanto? Forse per anni. Non è dato sapere: “Ci stiamo adeguando, ma la tempistica è piuttosto lunga. La nuova classificazione modifica tutto, codici e procedure chirurgiche. Cancella il vecchio sistema e l’intero capitolo 302.0. Difficile dire quando entrerà in vigore anche in Italia”. Impossibile anche l’intervento riparatore in extremis. Un decreto, cioè, che cancelli la malattia di lesbismo in attesa del nuovo testo: “Non sono ammesse modifiche parziali del decreto, solo l’adozione del nuovo elenco Icd10″, precisano al ministero. “Quindi bisognerà aspettare”. Non i dipietristi, però, che già lunedì vogliono sollevare il caso in Parlamento con un’interrogazione di Silvana Mura, mentre il responsabile diritti civili dell’Idv, Franco Grillini, parla di “discriminazione di Stato inaccettabile”.
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OMOFOBIA RECORD
Anche perché fra traduzioni datate e vuoti legislativi, l’omofobia in Italia cresce. E nel 2011 segna un picco record. L’Unar, l’ufficio nazionale contro le discriminazioni razziali della presidenza del Consiglio, nella relazione di pochi giorni fa al Parlamento per la prima volta ha analizzato gli atti di violenza contro gay, lesbiche e trans. Con un primo dato allarmante. Fra le matrici della discriminazione l’orientamento sessuale sale al secondo posto dopo i motivi razziali con il 25 per cento dei casi. Un dato confermato dal Viminale, che dal 2010 ha attivato l’Oscad, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori guidato dal vicecapo della polizia,
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IL LICEO NON E’ PER GAY
I casi sono centinaia. Nei primi tre mesi del 2012 i telefoni della Gay Help Line di Roma sono diventati roventi. Di pochi giorni fa l’ultimo episodio in un famoso liceo romano. Marco (il nome è di fantasia) è uno studente di 15 anni. Un’insegnante l’ha apostrofato nel bel mezzo della lezione: “Qui non siamo in quelle discoteche da checca che frequenti tu”, ha detto dalla cattedra. Marco è uscito in lacrime e il caso ha fatto il giro della scuola, fino sul tavolo della preside: “All’insegnante è stato chiesto di restare a casa qualche giorno, magari fino a dopo le vacanze di Pasqua. Stessa cosa ha fatto Marco”, rivela un docente del liceo. “Un segnale di attenzione, ma anche un modo per insabbiare un atto che non ha giustificazione”. Anche perché Marco non ha molte via d’uscita. A casa ha lo stesso problema. Mamma sa tutto, papà no. E così deve inghiottire sorrisetti e insulti.
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Non è un fatto isolato. Nell’ultima rilevazione il 5 per cento delle richieste d’aiuto arriva da minorenni e il 74 per cento degli studenti racconta di aver subito almeno un episodio di bullismo omofobico. “Di questi il 36 per cento è avvenuto a scuola”, spiega Fabrizio Marrazzo, presidente di Gay Center che gestisce la linea amica.
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FAMIGLIA SI ANZI NO
Agostino e Ottavio convivevano da otto anni. Poi un giorno Ottavio, 28 anni, si sente male. Esami. Ricoveri. La diagnosi è terribile: linfoma di Hodgkin. All’ospedale Spallanzani, Agostino si presenta alla visita medica con Ottavio e riceve il primo rifiuto. “Il medico m’ha fatto allontanare, dicendomi che io non ero nessuno”, racconta. “Poi ho fatto amicizia con infermieri e medici di guardia. E loro, violando le regole, mi lasciavano passare. Sempre con l’incubo che arrivasse il primario”. Ci s’è messa pure la burocrazia. “Ottavio aveva dodici fratelli, ma nessuno s’è mai visto fra chi era all’estero e chi aveva altri impegni”, racconta Agostino. “Io ero l’unico che lo assisteva, ogni giorno, mentre aveva bisogno di tutto. Al lavoro non mi riconoscevano i permessi, perché non era un mio congiunto, e consumavo le ferie. Al tempo stesso, però, il Comune gli ha negato il sussidio perché nel modulo Isee veniva invece inserito anche il mio reddito”. Con una tragica beffa. Quando Ottavio è morto, la pensione di invalidità non era arrivata. “Io avevo fatto debiti e pagato le spese, come è ovvio. Ma quando arrivò l’assegno, andò ai fratelli”.
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BOTTE O LICENZIATO
Renato ha 22 anni. Lavora in un bar di Foggia. Tutto bene fino a una sera di gennaio quando il titolare origlia una telefonana: “Parlava con il suo ragazzo. Da quel giorno è cominciato un inferno”, racconta l’avvocato Antonio rotulei della rete Lenford, specializzata in diritti civili. “Ha subito insulti, vessazioni e violenze fisiche. Ho visto i lividi con i miei occhi. “O così, o te ne vai”, gli diceva il titolare”. Ma quando fascicoli e prove sono pronti, Renato fa dietrofront. “Renato mi chiese: “Mi garantisce che tutto resterà riservato? Nessuno sa che sono gay”. Io risposi che non poteva esserci la garanzia e così Renato ha rinunciato ad ottenere giustizia”.
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SEI GAY, NON GUIDI
Lo scorso maggio toccò a Cristian Friscina strabuzzare gli occhi di fronte a una lettera dalla motorizzazione di Brindisi. Diceva: “Gravi patologie potrebbero risultare di pregiudizio per la sicurezza della guida”. Con queste motivazioni Cristian si è visto negare il rinnovo della patente. Ma perché? La storia ha dell’incredibile. Alla visita di leva, nel 1999, raccontò ai medici di essere gay. L’Ospedale militare Bonomo di Bari verbalizzò e trasmise alla motorizzazione. Ed ecco che l’omosessualità “fa sorgere dubbi sulla persistenza dei requisiti di idoneità psicofisica prescritti per il possesso della patente”. E così a Cristian, che nel frattempo s’era trasferito a Bologna per studiare, riceve il “no” al rinnovo della patente.
Peschiera Borromeo, periferia sud di Milano. Denis ha 38 anni e uno stipendio. Paga 750 euro al mese d’affitto. Mai un ritardo. Finché la ditta entra in crisi: cassa integrazione per 6 mesi, poi licenziato. E con il lavoro se ne vanno pure i buoni rapporti con la padrona di casa: “Cominciarono gli insulti al telefono: “frocio di merda, mi fai schifo”. Minacce ai genitori, l’auto tappezzava di cartelli e allusioni all’Aids”. Ecco che Davide si rivolge a un avvocato, ma dopo sei anni di causa il tribunale di Milano assolve la proprietaria: nel 2012 dire “frocio” non è un’offesa, scrivono i giudici. Sarà. n
La replica (piccata) del Ministero della Salute
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Orientamento sessuale egodistonico in icd-9-cm: precisazione Ministero salute
In merito all’articolo “Lesbiche? Per lo Stato sono malate” apparso oggi sul sito web del settimanale L’Espresso, si precisa che il codice 302.0 dell’International Classification of Diseases 9 Clinical Modification (ICD-9-CM), ovvero lo strumento internazionale utilizzato per la definizione delle diagnosi e dei traumatismi nei ricoveri (usato in Italia per le Schede di Dimissione Ospedaliera) riporta la definizione di “orientamento sessuale egodistonico”.
L’orientamento sessuale egodistonico, secondo l’Oms, si ha quando l’identità di genere o la preferenza sessuale (eterosessuale, omosessuale, bisessuale o prepuberale) non è in dubbio, ma l’individuo desidererebbe che fosse diversa a causa di disordini psicologici e del comportamento associati.
E’ quindi del tutto evidente che non esiste alcuna classificazione come patologia di qualsivoglia orientamento sessuale: ogni affermazione in questo senso è totalmente infondata.
Il “lesbismo egodistonico” e la “omosessualità egodistonica” (quest’ultima definizione è presente non nell’elenco sistematico delle malattie ma nell’indice alfabetico) sono citati unicamente con lo scopo di indicare che essi vanno ricondotti nella categoria generale dell’orientamento sessuale egodistonico, e quindi identificati con il codice 302.0.
Si precisa che la versione italiana dell’ICD-9-CM recepisce la classificazione internazionale attualmente in uso negli Stati Uniti. Il Dipartimento della Salute del Governo americano ha predisposto l’adozione della nuova classificazione, denominata ICD-10-CM, che entrerà in vigore il 1 ottobre 2013. L’iter italiano di aggiornamento, quindi, sta avvenendo secondo la tempistica ordinaria e senza alcun ritardo burocratico.
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“Ero gay, ma sono guarito”. E’ polemica sulla conversione di Adamo Creato
Confessioni di un gay cattolico – Estratto per Europride 2011
Caricato da maurovaiani in data 21/mar/2011
Estratto dal documentario del 2008 di D’Onofrio sulle “Confessioni di un gay cattolico”. Fra le altre, la testimonianza di Mauro Vaiani (http://diversotoscana.blogspot.com). I gay cristiani saranno presenti all’Europride 2011 a Roma (http://www.europrideroma.com/). I gruppi di gay credenti di cui si parla nel documentario sono tutti raggiungibili attraverso il portale http://www.gionata.org .
“Ero gay, ma sono guarito”. E’ polemica sulla conversione di Adamo Creato
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Il ragazzo, “grazie alla fede” si è liberato “dai lacci dell’omosessualità e della pornografia”. Il caso ha riportato in auge le teorie che vedono in un diverso orientamento sessuale una patologia curabile, ma in rete scoppia la querelle perché, come sostiene la comunità scientifica, sono prive di fondamento
di Eleonora Bianchini
23 ottobre 2011
Adamo Creato è lo pseudonimo di un giovane che “grazie ad un cammino di fede” è stato “liberato dai lacci dell’omosessualità, dalla dipendenza del sesso e della pornografia”.
La notizia è apparsa sul sito degli Uccr, l’Unione Cristiani Cattolici Razionali, con il titolo “Omosessualità: “Uscirne si può, io l’ho fatto”, un articolo dove racconta la sua esperienza di conversione al mondo etero. Che in Rete ha suscitato aspre polemiche e riportato alla ribalta la “terapia riparativa” di Joseph Nicolosi, presidente della National Association for Research and Therapy of Homosexuality (Narth), secondo il quale l’omosessualità è una devianza dovuta a trascorsi famigliari e di relazione problematici. Che, quindi, possono essere curati per conseguire l’inversione delle ‘preferenze’, come sostengono anche alcuni blog.
Adamo, che si definisce “un ragazzo romano di 28 anni che non si è fatto mancare nulla” spiega di avere sentito “il Ssa (same sex attraction)” in un periodo in cui era “impegnato già da tempo ad esplorare la sessualità con le ragazze”. Oltre a loro, però, anche i ragazzi lo trovavano attraente e allora, prosegue nel pezzo, “ho provato”. Da lì fa il suo ingresso nel mondo gay, che descrive a tinte fosche e psicologicamente violento. Per lui è il mondo “del ‘sesso creativo’, delle sostanze, dei locali, del linguaggio ‘da gay’, dell’attivismo”. Cattolico allora come oggi, all’epoca, dice, “preferivo stordirmi piuttosto che pensare, e abbandonai la fede”. Poi, visto l’insorgere di un “vuoto interiore”, ha deciso di approfondire e studiare, “dalla storia del movimento di liberazione omosessuale, al magistero della Chiesa cattolica, dalla Gat (Gay Affirmative Therapy) alla Terapia Riparativa di Joseph Nicolosi”. Aggiunge poi di essersi sentito accolto dalla Chiesa cattolica, “il luogo della misericordia e delle risposte concrete alle tue sofferenze” e rispetto all’omosessualità, si sente “una persona salvata da quello che mi rendeva la vita impossibile”. Conversione riuscita visto che “oggi la mia metà non potrebbe che essere una ragazza”.
Gli studi e le teorie riportate da Adamo, che la American Psychiatric Association, come altri enti di ricerca scientifica, considerano prive di fondamento scientifico perché “l’omosessualità non è diagnosticabile con un disordine mentale”, sono anche accusate di fomentare l’omofobia, come si legge sul sito della Gat: “Come psicoterapeuta – si legge in homepage- se hai clienti gay o lesbiche, non è sufficiente essere gay friendly”, in quanto “persino i terapisti con le migliori intenzioni devono vincere un certo grado di omofobia”. Perché “dalla nascita la cultura eterosessuale ci insegna a pensare che ogni orientamento sessuale che non sia etero è “inferiore”.
Quella di Adamo Creato è una storia di “guarigione” che ricalca quanto raccontato da Luca Di Tolve, protagonista della canzone “Luca era gay” di Povia, ex Mister Gay e autore di “Ero gay. A Medjugorie ho ritrovato me stesso” (Piemme). Entrambi salvati dalla fede e dalla Chiesa cattolica che però nel suo catechismo, contrariamente al “luogo di misericordia” descritto da Adamo, considera “le relazioni omosessuali come gravi depravazioni”, e puntualizza che “la Tradizione ha sempre dichiarato che «gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati”.
Tuttavia, l’Uccr prende le distanze dalla parola “guarigione”. “Questa è un’espressione lontana dalla nostra posizione”, spiega a Ilfattoquotidiano.it Michele Prandi, tra gli ideatori del sito nato a febbraio 2011 e “gestito da un gruppo di ragazzi, per lo più universitari”, che specifica di “rispondere alle domande solo via mail”. “Noi – aggiunge – proclamiamo la libertà delle persone omosessuali nel farsi seguire nel loro desiderio di cambiamento da terapisti specializzati e ci battiamo perché non vengano discriminati. Ci sembrano due diritti inviolabili”. Dicono di ricevere mail di omosessuali che vogliono diventare ‘ex’ e che loro invitano a rivolgersi alla Narth. Proprio la stessa della teoria riparativa: “La loro esistenza mostra che l’omosessualità non è una condizione immutabile e dunque – puntualizza – come è giusto che gli omosessuali debbano essere liberi di esserlo, e coloro che desiderano diventare ‘ex’, devono essere liberi di essere aiutati e liberi di vivere la loro vita senza discriminazioni”.
Eppure “ogni tanto qualcuno ci scrive dicendoci che gli ex-omosessuali non esistono e, anche se sono sposati con moglie e figli, sono omosessuali che stanno mentendo o sono repressi”, osserva Prandi. E cosa fate in quei casi? “Solitamente non riteniamo opportuno rispondere”.
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