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ALLA FORTEZZA DA BASSO – Lavoro, diritti e sostenibilità da domani, venerdì 25 maggio, a Firenze Terra Futura


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Lavoro, diritti e sostenibilità
da domani a Firenze Terra Futura

Si apre alla Fortezza da Basso la tre giorni dell’economia alternativa. Dibattiti, incontri e stand incentrari quest’anno sul tema dell’occupazione: “E’ ora che il sistema metta al primo posto la persona e i suoi diritti”

Lavoro, diritti e sostenibilità da domani a Firenze Terra Futura Una passata edizione di Terra Futura

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FIRENZE – Si apre domani, venerdì 25 maggio, alla Fortezza da Basso di Firenze la nona edizione di Terra Futura, mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica, promossa da Fondazione culturale Responsabilità etica per il sistema Banca Etica, Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell’economia sociale, insieme ai partner Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete e Legambiente.

Quest’anno al centro della tre giorni (la manifestazione si chiude il 27) il tema del lavoro. Fitto il calendario di incontri e dibattiti che affronteranno la questione dai molti punti di vista possibili. “Lavoro e legalità” investigherà il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel tessuto socioeconomico e politico della Penisola, “lavoro e crisi”  metterà al centro scenari e proposte per rilanciare l’economia e l’industria in Italia, “lavoro e benessere” si interrogherà sulla necessità di andare oltre il paradigma della crescita e del Pil come unico metro di misurazione e, infine, “sviluppo sostenibile” evidenzierà le prospettive e le esperienze concrete per rendere effettiva una riconversione ecologica dell’economia.

“Si continua a parlare di spread, di andamento della borsa e di cosa servirebbe per ridare fiducia ai mercati, come se la finanza fosse più importante dell’economia reale  -  commenta Andrea Baranes, presidente della Fondazione culturale Responsabilità etica – con le istituzioni europee e internazionali che chiedono alle lavoratrici e ai lavoratori di pagare il conto della crisi. Terra Futura legge la realtà secondo un’ottica opposta e domanda, con forza, che la priorità dell’agenda politica sia il lavoro, che la finanza si ridimensioni e torni ad essere mezzo a servizio dell’economia reale, che il sistema metta al primo posto la persona e i suoi diritti nel rispetto della sostenibilità ambientale. Non è più tollerabile che il lavoro venga sacrificato sull’altare della finanza, nel suo valore di fattore di sviluppo economico ma anche sociale”.

Lunga e prestigiosa la lista degli ospiti attesi: si va da Mario Agostinelli, portavoce per il Contratto mondiale per l’energia e il clima, a Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, da Aldo Bonomi, vicepresidente di Confindustria con delega alle politiche territoriali, a Corrado Clini, ministro dell’Ambiente, da Walter Ganapini, ambientalista, a Enrico Giovannini, presidente Istat, da Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, Esther Guluma, neoeletta presidente di Fairtrade International, da Marco Revelli, sociologo a Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico. Il programma completo dell’evento può essere consultato sul sito terrafutura.it

Completano la manifestazione diverse le sezioni tematiche della vasta rassegna espositiva (con le ultime novità del settore e i progetti più innovativi) dedicate a finanza etica ed economia sostenibile, consumo critico, impegno per la pace, welfare, e solidarietà sociale, cittadinanza attiva e partecipazione, tutela dell’ambiente, energie alternative, commercio equo, agricoltura biologica, edilizia e mobilità sostenibili e turismo responsabile.

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fonte repubblica.it

PROGETTO FOLLE – Emilia, nelle zone devastate dal terremoto via libera agli accertamenti per un maxi-deposito gas sotterraneo

SI’ DEL GOVERNO AI RILIEVI GEOLOGICI DATO PRIMA DEL SISMA

Emilia, nelle zone devastate dal terremoto via libera agli accertamenti per deposito gas

Il maxi deposito sotterraneo dovrebbe contenere 3,2 miliardi di metri cubi in una cavità naturale. I Verdi: una follia

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di Alessandro Fulloni

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MILANO – Cariche da far esplodere badando ad evitare «possibili interferenze o contaminazioni delle falde». La cura di «chiudere i pozzi, riportandoli allo stato precedente, dopo le detonazioni». Rilievi sismici da effettuare «secondo le più moderne tecniche, evitando qualsiasi tipo di disturbo alle popolazioni residenti e alla fauna». Sono gli accertamenti geologici autorizzati dal Governo, in vista della possibile realizzazione di un gigantesco deposito sotterraneo di gas, in un decreto del 17 febbraio e previsti nel sottosuolo dei comuni di «San Felice sul Panaro, Finale Emilia, Camposanto, Medolla, Mirandola e Crevalcore». Proprio quelli che più hanno subito le devastanti conseguenze del terremoto di domenica. Case sbriciolate, capannoni crollati, chiese e monumenti azzerati, migliaia di persone alloggiate in tendopoli e alberghi. Le ispezioni (condotte con perforazioni, sonde, cariche esplosive, costruzione di vasche per la raccolta di acqua, fanghi e detriti) dovrebbero servire ad accertare la «compatibilità ambientale» del progetto di maxi deposito sotterraneo di gas. In sintesi, uno stoccaggio da 3,2 miliardi di metri cubi di metano in una cavità naturale a 2.550-2.800 metri di profondità. Un sistema mai visto in Italia.

 

Alcuni sfollati nel dopo-terremoto (Fotogramma/Brancolini)Alcuni sfollati nel dopo-terremoto (Fotogramma/Brancolini)
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RABBIA TRASVERSALE - Prima che il sisma sfregiasse l’Emilia, queste località della Bassa incuneate fra Modena, Bologna e Ferrara si erano tutte rivoltate – tra la rabbia di comitati cittadini, associazioni, forze politiche praticamente al completo – contro la proposta che ha sempre avuto sponde bipartisan. Gli iniziali «via libera» agli studi di fattibilità, poi frenati dalla Regione Emilia che aveva parlato di «rischio sismico», arrivarono in rapida sequenza nel 2005 (governo Berlusconi) e nel 2006 (governo Prodi).

IL VIA LIBERA DEL GOVERNO - Adesso è il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli a rendere noto che anche il governo Monti ha autorizzato – con il decreto firmato dai ministri all’Ambiente Corrado Clini e ai Beni Culturali Lorenzo Ornaghi – l’accertamento delle compatibilità ambientali del deposito di metano. «Siamo davanti a una follia – dice lapidario l’ambientalista -. Se il progetto fosse già stato realizzato, si sarebbe trovato proprio sulla verticale dell’epicentro del sisma localizzato a circa 6.300 metri sotto al livello del mare. Una bomba innescata nel sottosuolo di un’area abitata da 80.000 persone. Se l’impianto ancora non esiste, è solo grazie alla cittadinanza che si è opposta in un fronte assolutamente trasversale».

«RITIRARE l’AUTORIZZAZIONE» - La proposta degli ecologisti, che sarà presentata al consiglio della Regione Emilia dalla consigliera dei Verdi Gabriella Meo, è «quella di ritirare immediatamente l’autorizzazione dei sondaggi esplorativi. Una decisione inevitabile – prosegue Bonelli – che il governo potrebbe già prendere in uno dei prossimo consigli dei ministri».

 

Cadaveri di maiali uccisi dal sisma a San Felice sul Panaro (Ansa)Cadaveri di maiali uccisi dal sisma a San Felice sul Panaro (Ansa)
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INVESTIMENTO DA 300 MILIONI- La «Erg Rivara storage srl» (società angloitaliana costituita nel 2008 che nella proprietà vede la presenza della famiglia Garrone, i proprietari della Sampdoria), ha già programmato la spesa iniziale di 20 milioni di euro per la fase iniziale degli studi mentre l’investimento complessivo ammonterebbe a 300 milioni di euro. Il valore commerciale del gas stoccato sarebbe pari a 1 miliardo e mezzo di euro mentre i nuovi posti di lavoro sarebbero 1300, stando alle cifre riportate da uno studio di Nomisma Energia che elenca anche altre ricadute positive. Voci come indotto, nuove fonti d’imposta, l’aumento delle riserve strategiche di gas che farebbero dell’impianto il sesto per capienza in Italia.

«NESSUNA PERFORAZIONE» – Poche ore dopo il sisma, la società ha emesso una nota in cui chiarisce non aver «realizzato nell’area di Rivara nessuno studio o perforazione, tanto meno con l’iniezione di gas» mentre l’intensità del terremoto (5,9 gradi Richter, ndr) è stata «valutata come compatibile con la presenza di uno stoccaggio di gas».

FENOMENO INSPIEGABILE - Una risposta forse indirizzata a quel vociare dilagante, proveniente dagli agricoltori del posto, che nelle 48/72 ore precedenti il sisma avevano notato un innalzamento innaturale, anche di quattro metri, dell’acqua nei pozzi localizzati proprio tra San Felice e Finale Emilia. Fenomeno almeno per ora inspiegabile che qualcuno aveva già azzardato nel collegarlo a presunti sondaggi condotti per verificare le compatibilità ambientali del deposito. Intanto le associazioni cittadine annunciano nuove proteste nella località sconvolte dal terremoto. Le scosse di assestamento nel frattempo continuano a ripetersi ogni giorno. Bonelli scuote la testa: «Forse la pietra tombale su questa vicenda l’ha messa proprio il sisma».

Alessandro Fulloni
twitter@alefulloni

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fonte corriere.it

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Immigrati trattati come schiavi: 16 arresti. Blitz a Lecce e in altre regioni

 

Una manifestazione di lavoratori africani a Lecce

Immigrati trattati come schiavi: 16 arresti. Blitz a Lecce e in altre regioni

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LECCE – Immigrati fatti giungere in Italia con false promesse di lavoro e ridotti invece in schiavitù per lavorare nei campi per molte
ore al giorno e vivere in condizioni disumane. Per questo 16 persone sono state arrestate dai carabinieri dei Ros tra Puglia, Calabria, Campania, Sicilia e Toscana. L’organizzazione, stando a quanto hanno accertato gli investigatori, operava a Nardò (Lecce) – centro che in estate ospita centinaia di immigrati che giungono da ogni parte della Puglia e del resto d’Italia per lavorare nei campi, soprattutto nella raccolta delle angurie – Rosarno (Reggio Calabria) e altre città del Sud.

L’indagine, chiamata ‘Sabr’ è stata avviata dal Ros di Lecce nel gennaio 2009. Nell’organizzazione c’erano italiani, algerini, tunisini e sudanesi operanti in Puglia, Sicilia, Calabria e Tunisia. Gli indagati avrebbero favorito l’ingresso clandestino di extracomunitari, in prevalenza di tunisini e ghanesi, da destinare alla raccolta di angurie e pomodori.

Il “reclutamento” avveniva prevalentemente in Tunisia, dove numerose persone, spinte dalla disperazione, venivano convogliate in falsi viaggi della speranza verso la Sicilia e, successivamente, nella penisola, per lavorare prima nell’ agro pachinese, nel siracusano, poi i quello neretino, in provincia di Lecce.

A Nardò, per questo chiamata anche “Anguria city”, si era costituita una sorta di “cartello” tra datori di lavoro e “caporali”, che forniva manodopera per i lavori agricoli stagionali in diverse regioni. I clandestini venivano relegati lontano dai centri abitati, privati del denaro che avevano con sè, retribuiti con somme irrisorie, alloggiati in baracche senza acqua corrente, servizi igienici e corrente elettrica messe a disposizione dagli stessi “datori” di lavoro.

Gli immigrati venivano costretti a turni di lavoro di 10-12 ore, anche durante il Ramadan, periodo durante il quale molti lavoratori di religione islamica si astenevano dal bere e dal mangiare. Da questa attività i componenti dell’organizzazione traevano profitti «rilevanti», evadendo tasse e contributi. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri del Ros, dei comandi provinciali interessati e del Nil, con il supporto di elicotteri e unità cinofile per la ricerca di droga, armi ed esplosivi.

La misura cautelare è stata emessa dal gip di Lecce Carlo Cazzella su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce. Tra i reati contestati, oltre alla riduzione in schiavitù, anche l’associazione per delinquere, il falso in atto pubblico (per i falsi permessi di soggiorno) e il favoreggiamento dell’ingresso di stranieri in condizioni i clandestinità.

Per la tarda mattinata è convocata una conferenza stampa in Procura con la partecipazione del procuratore capo della Dda salentina, Cataldo Motta.

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fonte ilmessaggero.it

Una Repubblica affondata sul lavoro


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Una Repubblica affondata sul lavoro

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di Pier Luigi Fagan*

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Cos’è l’economia politica? A. Smith [1] duecentotrentasei anni fa pensava fosse un ramo della scienza politica che si occupava di due cose: come mettere la popolazione in grado di procurarsi reddito per la sussistenza (lavoro), come mettere in grado lo stato di procurarsi un reddito per finanziare il servizio pubblico (tasse).

Conclude l’acuto scozzese:Essa si propone di arricchire sia il popolo che lo stato”. Ai tempi, Smith stava teorizzando, oggi dopo più di due secoli questa è la regola che fa da perno alla nostra convenzione sociale com’è dichiarato ad incipit della nostra scrittura costituzionale, nel fatidico Art. 1: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

Visto che sul lavoro fondiamo la nostra res publica, ci domandiamo: come sta il lavoro? La domanda impone una risposta articolata. Il lavoro, in Occidente, è oggetto di una serie di lente ma costanti trasformazioni le cui linee principali sono:

  1. A partire dagli anni ’70, si è vieppiù convertito lavoro industriale in lavoro nei servizi. Oggi le principali economie occidentali hanno un ripartizione media di un 2% di Pil in attività agricole, il 28% circa in attività industriali e il 70% circa in attività di servizi.
  2. Sempre a partire da dopo i fatidici ’70, la ricchezza delle nazioni (delle nazioni occidentali) è stata implementata più da attività finanziarie che non da economia tradizionale.
  3. A partire dallo stesso periodo, inizia quel processo di inclusione planetaria in una rete di libero scambio tra mercati – nazioni che chiamiamo globalizzazione. Solo negli ultimi 20 anni, affluisce la Cina con il suo miliardo e quattrocento milioni di individui, l’intero ex blocco dell’Est europeo, ed in ordine sparso, l’intero Sud America sempre più scevro del controllo coatto che esercitavano le potenze europee e nord americane e il sud est asiatico, enorme miniera di produzione a basso costo con regolamenti assenti o leggeri. Qui, come in Cina, India e Sud Corea, l’iniziale posizionamento sul solo costo del lavoro ha lasciato il campo ad un perdurante vantaggio costo ma con apporti tecnologici sempre più competitivi.
  4. Uno degli aspetti della formazione del grande mercato unico senza limiti è la nota propensione a dislocare le produzioni laddove il costo del lavoro è più conveniente o anche solo dove il costo di produzione (fornitura di materie prime, energia, legislazione compiacente, bassa o nulla tassazione, logistica) è foriero di profitto congruo e stabile.
  5. Da dopo la fine della Seconda guerra mondiale, lo sviluppo e commercializzazione delle nuove tecnologie dell’informazione e controllo e dei correlati saperi (informatica, cibernetica, logistica e statistica) hanno sostenuto un costante aumento della produttività, tanto maggiore quanto più si trasferiva lavoro e produzione dalla manifattura ai servizi. Tale corso è ancora in impetuosa crescita e si annunciano ulteriori prossime novità anche dall’Artificial Intelligence, la robotica, le biotecnologie. Transazioni e processi prima uomo – uomo, poi uomo – macchina stanno vieppiù diventando macchina – macchina.
  6. Il punto 3) (globalizzazione) ha prodotto una forte pressione sulle risorse naturali, dal momento che il sistema produzione – consumo prima condensato nel primo mondo, si è esteso a tutti gli altri, per altro in meno di cinquanta anni. Tali pressioni provocano: a) innalzamento del costo delle materie e delle energie per lo sbilancio tra domanda – offerta; b) rarefazione delle scorte sino a scorgerne i limiti per l’imponente lievitazione della domanda; c) tensioni geo-politiche alimentate dai divergenti interessi dei fornitori, dei produttori, dei sistemi nazionali basati sul consumo.
  7. In Occidente, da tempo ormai l’equilibrio reddito da lavoro – consumo adeguato al ritmo di una produzione sempre più produttiva, è passato dal limite e ben oltre il limite. Sintomi ne sono: a) l’effetto “ruota del criceto” per la quale si consuma ben più che nel recente passato, cose sostanzialmente inutili, impermanenti, insoddisfacenti; b) mancanza di un vero reddito adeguato alla pur dissennata spinta consumistica. Questa mancanza strutturale è stata compensata dalla generosa distribuzione di credito al consumo anticipando ormai di un decennio ipotetici futuri valori che sono tutti da confermare, generosa distribuzione di mutui, apertura del circo finanziario ai piccoli e medi risparmi che hanno vissuto una breve stagione di euforia, salvo poi subire ripetuti saccheggi da parte di quella accumulazione per espropriazione che D. Harvey ha ben descritto nei suoi recenti lavori [2].
  8. Una non registrata dinamica delle aspettative in rapporto alle concrete possibilità sta portando all’occupazione in lavori di bassa qualificazione per gli immigrati, mentre l’aristocrazia etnica dei paesi occidentali rimane in attesa della propria occasione, occasione conforme alla loro inutile preparazione di studio o anche solo tarata su aspettative da società del primo mondo. La pubblicizzazione della nuova frontiera della “economia della conoscenza” scambia opportunità qualitative con problemi quantitativi, creando la più falsa delle aspettative.
  9. Inoltre, l’allungamento della vita media delle popolazioni occidentali, nella sola Europa è balzato dai 68 anni del 1950, a gli 80 attuali (82 in Italia). Questo comporta la supposta necessità di allungare l’età da lavoro per non far saltare in aria i già molto precari conti delle varie previdenze pubbliche. Questo allungamento dell’età di lavoro, ostruisce l’entrata nel mercato da parte delle giovani generazioni.
  10. Infine, il secolo scorso, ogni fase di espansione è stata visibilmente anticipata e sostenuta da spesa pubblica in deficit. Lo stato dei rapporti tra debito pubblico e disponibilità al finanziamento da parte dei mercati oggi ci priva del tutto di questa componente essenziale. La crisi generalizzata preme sulle aziende quotate a mantenere promesse di profitto che nel breve possono esser sostenute solo con tagli costanti al costo del lavoro.

Ciò che discende da queste schematiche considerazioni di scenario è la progressiva contrazione e trasformazione delle economie occidentali che porta con sé non tanto una trasformazione del lavoro, bensì la sua contrazione netta. Oggi dobbiamo nutrire i più profondi dubbi sull’ipotesi che sia possibile una “nuova crescita”, ma quando nel recente passato essa pur si manifestò (circa un decennio fa), lo fece con le inedite sembianze di “crescita senza occupazione”. Infatti, il vantaggio ricardiano della diade USA-Gb a capo del sistema occidentale, essendo posizionato sulla banco – finanza da una parte e le performance della high information and communication technology dall’altra, produce volume di Pil senza alcun vero progresso occupazionale.

Tali fatti sono ben noti a tutti, non da oggi e nel generico outline di una analisi che prendeva in esame solo i rendimenti crescenti da una parte e l’inesorabile aumento della produttività dall’altro, portarono già ottanta anni fa J.M.Keynes [3], a profetare per più o meno i “nostri tempi”, una giornata di lavoro non superiore alle 3 ore. I punti riportati nella nostra breve disamina di cui ovviamente Keynes era ignaro, lo avrebbero forse mosso ad una profezia ancora più ristretta. In reazione al collasso del ’29, gli americani giunsero nel ’33 ad un passo dall’approvazione della Legge Black per una settimana lavorativa a 30 ore [4]. Poi ripiegarono sul deficit spending del New Deal che però non risolse il problema, che infine risolse la guerra.

= 0 =

Tra questa curva della vaporizzazione del lavoro e lo stabile immobilismo delle nostre consuetudini di organizzazione dello stesso, consuetudini che si riferiscono ancora agli accordi delle 8 ore quotidiane sancito nel 1919 e solo parzialmente alleggerito del sabato a partire dagli anni ’70, c’è la condizione attuale. Questa condizione prevede: a) una base occupata sulla quale l’offensiva ideologica del neo liberismo sta operando in senso de-regolatorio; b) una prima corona di mezzi occupati, sotto occupati, occupati saltuari, a chiamata, a fattura, in nero, per tappare i buchi che si formano tra nelle oscillazioni di produzione di un mercato sempre meno prevedibile e la cui condizione di incertezza è ormai ontologica ; c) una seconda corona di disoccupati speranzosi che ancora lasciano il segno nelle statistiche; d) una terza corona di disoccupati stabili che non coltivano più alcuna speranza, invisibili alle statistiche.

Dal momento che a) non si può credibilmente nutrire alcuna speranza di nuova crescita; b) qualora emergesse qualche curva ascensionale, la struttura delle nostre economie “avanzate” ci dice che tale curva apparterrebbe al genere “crescita senza occupazione”; c) tutti i 10 punti citati premessi sono in trend costante, cioè continueranno ad esprimersi come fenomeni duraturi e non reversibili (allo stato attuale delle nostre conoscenze) se ne deduce che l’evaporazione del lavoro non è un fenomeno contingente ma una condizione progressivamente continua, se non incrementale.

La miope pretesa neo liberale per la quale, i disoccupati sarebbero un fenomeno transitorio poiché la loro fame di lavoro permetterebbe un loro reimpiego a minor costo, è del tutto infondata. Primo perché molti di loro vengono espulsi da settori in progressiva smobilitazione o perché l’automazione è generalizzata ed irreversibile, secondo perché la concorrenza internazionale crea disoccupati qui e nuovi occupati a qualche decina di migliaia di chilometri (dove è già pronta una affamata domanda locale), terzo perché i profitti dei produttori vengono ormai reinvestiti nel circo finanziario che remunera di più, prima e se si è abili, anche a minor rischio e comunque con minore tassazione (quando non del tutto esenti poiché in circuiti off shore), quarto perché la contrazione netta del lavoro in Occidente è ormai in un trend più che venti-trentennale e l’attuale situazione economica e finanziaria a tutti ben nota, non lascia speranze per una improbabile ripresa che non si vede su cosa dovrebbe esser basata.

= 0 =

Che fare? Le linee di un possibile intervento sono solo tre.

  1. La prima è la linea che inventa un nuovo sbocco evolutivo. Secondo la Teoria standard della crescita (ad esempio in Solow[5]) il motore primo dello sviluppo economico è l’innovazione. Oggi questa innovazione è a portata di mano per necessità e possibilità. Si tratta dell’urgente riconversione dell’intero apparato produttivo al rispetto di standard dettati da considerazioni eco – logiche e della finitezza dei limiti planetari in termini di fornitura di materie prime ed energie. Internalizzazione di tutti i costi reali e tasse ambientali mirate, traslazione d’imposta tra settori secondo strategie pubbliche e concordate, possono ben finanziare questa riconversione.
  2. La seconda è la rimodulazione delle produzioni. Qui si va dalle proposte Gallino [6] con lo Stato fornitore di ultima istanza di lavoro per lo sviluppo di nuove politiche del territorio, alle nuove economie di decrescita o post-crescita. In mezzo, un affollato menù di interventi da calibrare in concerto, frazionando il lavoro, il reddito o l’ottenimento diretto di nuovi servizi o beni non monetari in nuove molteplici attività: reddito di cittadinanza, time banking, lavoro socialmente utile, assistenza alla popolazione, terzo settore, valute locali o virtuali, microcredito, formazione all’individuo, mercati di baratto. Qui possono fare molto nuove leggi e l’organizzazione, entrambe derivate da una nuova, lucida, volontà politica. Quanto ai soldi, la rimodulazioni delle produzioni si dovrà accompagnare ad una rimodulazione fiscale che abbia in target privilegiato le rendite e la compravendita finanziaria.
  3. I punti A + B dovranno recuperare parte del tempo perduto a far finta che il mondo non è e non stia, radicalmente cambiando. Ma anche portate da subito a regime e supposta una quanto mai improbabile adesione collettiva priva di resistenze da parte delle élite a quella che comunque è una profonda rivoluzione di paradigma, esse si riveleranno insufficienti se non riconsiderassimo nel profondo il ruolo del lavoro come perno principale su cui far ruotare, in equilibrio ondeggiante, la nostra trottola sociale. Questa profonda, necessaria, ineludibile ed urgente revisione ha per titolo la riduzione generalizzata dell’orario di lavoro. Ci aspetta una revisione profonda con interventi certo progressivi ma continui, poiché il dislivello tra le attuali 8 ore e quanto realisticamente è possibile produrre dato lo scenario a cui andiamo incontro, non si quantifica in una o due ore. Inoltre occorrerà un meccanismo stabile che riconverta incrementi di produttività (che continueranno inarrestabili) in work time saving, sia con una legislazione centrale ma anche con una gestione periferica di accordi sulla flessibilità utile alle aziende e se normata decentemente, altrettanto utile ai lavoratori. Infine, andrà equiparata in qualche modo la condizione dei lavoratori a contratto , con quella di chi lavora da sé. Questa questione va posta con forza ai massimi livelli del dibattito politico, sociale, sindacale, economico poiché comporta una revisione con redistribuzione che sa di rivoluzione e che trascina con sé diverse modifiche dei quadri generali e strutturali, non solo qualche tassa in più [7].

Ma quest’ultima considerazione ci porta anche un inaspettata possibilità. Questo tempo sottratto all’imperativo de “il tempo è denaro”, è un capitale. Questo capitale va certo investito nella sfera privata dell’individuo assediato dai doveri ed a corto di piaceri affettivi, relazionali, sociali ma una parte, va investita anche nella sfera pubblica, cioè politica. Senza partecipazione politica, senza alimentazione democratica di pensiero, dibattito, deliberazione congiunta, tutto ciò semplicemente non avverrà, nessuna transizione adattiva sarà possibile.

Se la nostra Repubblica si fonda sul lavoro o diamo alla base di occupazione una nuova consistenza adeguata ai complessi tempi che ci tocca vivere o i piloni che reggono la nostra costruzione sociale e politica, affonderanno lentamente tra tensioni sociali, divaricazioni di classe, fughe politiche nella semplificazione, ripresa dell’aggressività tra nazioni e quindi una o più guerre. In fondo per tutto il “Secolo breve” altro non si è fatto che onorare il principio per cui” la guerra è l’economia condotta con altri mezzi”.

* Membro dell’Ufficio Centrale di Alternativa – Alternativa Lazio

 


[1] Introduzione al IV° capitolo della Ricchezza delle Nazioni, UTET, Torino, 2006, pg.553

[2] D. Harvey, L’enigma del capitale, Feltrinelli, Milano, 2010

[4] J. Rifkin, La fine del lavoro, Mondadori, Milano, 2002 p. 61-64. Passata al Senato e nella commissione della Camera, un attimo prima della scontata approvazione alla Camera venne impugnata da Roosvelt.

[5] E. Helpman, Il mistero della crescita, Il Mulino, Bologna, 2008

[7] In A. Marchetti, Il tempo e il denaro, Franco Angeli, Milano, 2010 c’è una attenta valutazione comparativa della diversa conduzione del processo di riduzione dell’orario di lavoro, tra l’esperienza promossa da M. Aubry ( 1998 ) e l’esperienza tedesca che proprio coinvolgendo intellettuali, società civile, sindacati, lavoratori e forze politiche riuscì ad imporre alla locale Confindustria, riduzioni che poi divennero irreversibili.

Dello stesso autore:

TEMPO di LAVORO : http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/7577-i-tempi-stretti.html

DEMOCRAZIA: http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/7909-chi-decide.html

ECONOMIA: http://www.megachip.info/tematiche/kill-pil/8149-principi-di-economia-relativa.html

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fonte megachip.info

QUANDO LO STATO E’ USURAIO – La lettera/ «Nostro padre suicida vittima di un sistema»


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La lettera/ «Nostro padre suicida vittima di un sistema»

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di Paolo, Maria, Davide e Sergio Paganelli

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«La dignità vale più della vita»: queste sono state le ultime parole che nostro padre, Pietro Paganelli, ci ha lasciato prima di decidere che la sua esistenza valesse molto meno dell’umiliazione che ogni giorno subiva a causa della pressione psicologica ed ossessione per alcune cartelle esattoriali risultanti non pagate e molte delle quali erano ritenute «ingiuste» perché non notificate e prescritte, ma che comunque gli imponevano prepotentemente di pagare.

Nostro Padre ha dovuto anche subire l’umiliazione di sapere che anche la casa del figlio era stata ipotecata per meno di 8.000 euro e che lo stesso era pertanto iscritto nella lista dei cattivi pagatori escluso dal circuito finanziario.

«Zio Pierino», come lo chiamavano familiari e amici, era un uomo d’altri tempi, il capo famiglia, colui che doveva provvedere alla crescita dei suoi figli, senza alcun aiuto esterno, evitando di far trapelare qualsiasi problematica.

In tutti questi anni di problemi ne ha superati tanti ma ci ha sempre dato il necessario, consentendoci di studiare e, soprattutto, trasmettendoci insieme a nostra madre, quei sani valori che ci hanno permesso di essere ciò che siamo diventati.
Purtroppo, però, anche le persone più forti, quelle da cui non ti aspetti mai qualcosa di irrazionale, a volte crollano. Quella maledetta mattina il suo insensato gesto è apparso ai nostri occhi come un atto di vigliaccheria compiuto da una persona che, non più capace di affrontare le difficoltà della vita, decide di chiudere con la sua esistenza terrena.

Tuttavia, riflettendo sull’insegnamento ricevuto e su i valori che ci ha inculcato e sui quali abbiamo costruito le nostre vite, ci rendiamo conto che bisogna avere molto coraggio per commettere un’azione simile.

Pierino non dovrà mai essere considerato né un eroe e neppure un martire e in nessun caso, dovrà essere preso a modello da chi si trova in condizioni simili; ma non vogliamo neanche che sia considerato un debole o, come qualche giornalista l’ha definito: «un Evasore», è solo la vittima innocente di un sistema di riscossione informatizzato senza alcuna umanità e considerazione dei cittadini.

Tutti dobbiamo sentirci un po’ responsabili del suo sacrificio: dall’Equitalia che ha intrapreso nei suoi confronti una vera e propria persecuzione, all’Inps che aveva il disegno di ridurre la sua già misera pensione, alle fonti di informazione che, seppure in modo indiretto, contribuiscono a questo scempio morale, e infine a noi familiari che, purtroppo, non siamo riusciti ad avvertire quel suo malessere.
Auspichiamo che il suo gesto possa servire a dare una scossa a questo nostro sistema che, così com’è, è sbagliato. Uno Stato che si rispetti non dovrebbe permettere a enti senza remore, senza anima e senza umanità, il recupero dei crediti con interessi da usurai e senza le preventive verifiche di inadempienza.

Le tasse, anche se a volte ritenute ingiuste e non eque, vanno pagate. Quando é il cittadino a sbagliare, allora, scattano le sanzioni e gli interessi; se è lo Stato o l’ente riscossore a commettere l’errore, il cittadino non solo non sarà risarcito ma dovrà subire il calvario del «palleggiamento» di responsabilità tra l’ente riscossore e quello creditore.
Mio padre viveva questa tribolazione, tra avvocati, commercialisti e persone senza cuore per le quali sei considerato solo un «evasore» e non una persona in difficoltà. La società Equitalia afferma di compiere il proprio «dovere» e che le responsabilità di eventuali errori sono da imputarsi solo ed esclusivamente agli enti creditori, senza rendersi conto che, con i loro metodi, esercita sui poveri malcapitati una devastante pressione psicologica intimidatoria.

Non esiste alcuna differenza per un operaio, per un imprenditore, per un pensionato (nel caso in cui dovesse trovarsi in difficoltà economica) nel costatare che la sua dignità sarà calpestata da un usuraio che pretende la restituzione del prestito o da un ente riscossore che continua a richiedere il pagamento delle cartelle esattoriali, pur se dovute, con interessi ogni giorno sempre più crescenti.

Nostro padre è stato un artigiano, uno dei tanti «piccoli imprenditori» che hanno fatto grande l’Italia e, anche se aveva commesso qualche leggerezza fiscale, lo aveva fatto solo per cercare di continuare la sua attività e sopravvivere.

Pierino, non possedeva nulla: ha preferito dare alla famiglia tutto quello che aveva, tutto quello che ha guadagnato, rinunciando anche all’acquisto di una casa per trascorrere la sua vecchiaia insieme a nostra madre. In tanti anni trascorsi con lui, non abbiamo ricordi che abbia cercato di condurre una vita agiata e fatta di apparenze e, quando in alcune trasmissioni televisive qualcuno definisce mio padre «fortunato» perché per diversi anni l’ha fatta franca con il fisco e lo definisce un evasore «cronico», la cosa ci ferisce e ci offende tantissimo.

Chi ha fatto tali affermazioni gratuite, avrebbe dovuto conoscere nostro padre che con le sue convinzioni, giuste o sbagliate che fossero, è stato un cittadino esemplare, onesto, e che in tutti i suoi anni di attività si è sempre comportato da buon cittadino rispettando le persone e le istituzioni del suo Paese e soprattutto pagando le tasse.

Un Paese civile deve evitare che i suoi cittadini, spesso vessati da leggi sproporzionate alla trasgressione commessa, a volte palesemente ingiuste, attuino delle proteste verso il «sistema» deliberato da una classe dirigente che, spesso, non è all’altezza della situazione. Il suo triste epilogo serva da monito per i politici i quali dovranno evitare che casi analoghi possano riproporsi in futuro.
Noi figli ricorderemo sempre nostro Padre per quella persona buona e onesta che era e per gli insegnamenti che ci ha dati per prepararci a diventare, a nostra volta, buoni cittadini di questo Paese.

Siamo orgogliosi di nostro padre e siamo certi che per tutti quelli che hanno avuto la fortuna e il privilegio di conoscerlo, resterà per sempre un grande uomo e soprattutto una splendida persona.
Ciao «Zio Pierino», sarai sempre con noi.

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fonte ilmattino.it

COSE DA CRISI – Valencia, a scuola di prostituzione


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Valencia, a scuola di prostituzione

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di Ilario Lombardo

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Genova – Valencia, bella di giorno. Si vende ancora così la città bagnata dal Mediterraneo che per rivaleggiare con la movida notturna madrilena e la seduzione giovanile di Barcellona si è reinventata a colpi di investimenti milionari per farsi ammirare alla luce del sole tra centri di arte e cultura e gli archi ondulati di Calatrava. E nel cuore della città affannata dal debito più alto di Spagna a sopravvivere alla crisi è sicuramente l’inventiva.

La disoccupazione si è mangiata 560 mila posti di lavoro, e se manca il lavoro, c’è chi pensa che resta sempre da fare il mestiere più antico del mondo. Brandon Morales, 25 anni, giacca e cravatta e posa impostata per sembrare più grande dell’età che ha, fa il “prostituto”, il gigolò insomma. Il mercato è quello che è: florido, per carità, perché i clienti ci sono, ma anche con professionisti improvvisati, molte donne costrette a farlo, e schiave del sesso che erano sbarcate nella Spagna del boom effimero di Zapatero con ben altri progetti.

Morales allora si è attrezzato per il futuro e a due passi da Plaza de Toros ha fondato l’Academia del placer. Logica da domanda e offerta. Cerchi lavoro? Qui fa al caso tuo. Al “Curso básico de prostitución professional” si fa teoria e pratica. Storia della prostituzione e una rispolverata di dati economici con analisi del settore. Perché il contesto di lavoro per un professionista del sesso è importante. Ma il cuore del corso sono le lezioni di kamasutra, bondage, sadomaso. Ce n’è per tutte le perversioni. Ogni gioco lecito è permesso e si può praticare in comode stanze con il proprio partner. Altrimenti la scuola mette a disposizione i suoi assistenti. In tutto, «attrezzatura compresa», sono 100 euro per due ore al giorno spalmate su una settimana. Aperto a entrambi i sessi, in pochi giorni ha ricevuto 95 iscrizioni, per la maggior parte uomini, tra i 19 e i 45 anni.

Morales ha giocato d’astuzia e per assicurarsi un seguito ha riempito Valencia di volantini con su scritto a caratteri cubitali “Lavora ora” seguito da tre punti esclamativi. E per primi li ha messi in mano ai ragazzi dell’Università. Che oggi in Spagna è come vendere bottigliette d’acqua nel deserto. «Posto garantito», assicura Morales, ma non ci voleva certo un furbo cerimoniere dell’eros, che ha annusato l’occasione, a spiegarcelo.

La Spagna con i tassi di occupazione più bassi d’Europa fa i conti invece con la curva della prostituzione sempre più all’insù. Per questo il governo della Provincia valenciana ha preteso l’immediato ritiro dei volantini e ha chiesto alla magistratura di aprire un’inchiesta per istigazione alla prostituzione, prossenitismo e delitto contro il patrimonio. La più infuriata è Celia Ortega, direttore generale di quello che a Valencia corrisponde al nostro ministero delle Pari opportunità. «Si approfitta dell’altissima disoccupazione – ha accusato – con una specie di corso che è un attentato alla dignità delle donne».

Tutto clamore e pubblicità gratuita, si conforta Morales, che resta intenzionato, finché non lo fermeranno, a far salire la prostituzione in cattedra. In questo bordello della crisi non si smette mai di imparare.

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fonte ilsecoloxix.it

Gli avvoltoi della finanza puntano l’Europa. La Grecia deve 6 miliardi agli hedge funds

Gli avvoltoi della finanza puntano l’Europa
La Grecia deve 6 miliardi agli hedge funds

Rendimenti a due cifre e incassi esentasse per chi ha comprato i bond ellenici a prezzi di saldo. Operazioni condotte su scala mondiale. Paulson, Dart, Sheehan: ecco chi si arricchisce con i Paesi indebitati

http://www.repubblica.it/images/2012/05/18/043751876-f2ee191b-1a1c-4d15-b39d-3e5808cb32ce.jpg

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di ANDREA GRECO

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MILANO – Urlargli “avvoltoi” è facile. Ma non si rischia il moralismo quando un solo investitore incassa 400 milioni da uno Stato che non ha più soldi per pagare gli stipendi, e oltre metà è lucro di un anno di “investimento”. Esentasse, perché l’investitore è un esiliato fiscale dagli Stati Uniti alle Cayman (a bordo del suo 70 metri, vent’anni fa). La storia di Kenneth Dart, dell’omonimo fondo riuscito martedì a ottenere un rimborso integrale di bond greci che non consegnò alla ristrutturazione di marzo, sembra fatta per irridere i greci che soffrono, e gli europei di creanza. “Due cose i greci non sopportano più – dice un ateniese di adozione – i tedeschi che parlano di austerità e gli avvoltoi finanziari che ci speculano”. Tant’è.

Il colpo di Dart
Kenneth Dart li ha nei geni, gli animal spirits. Il nonno si affermò con le targhette di riconoscimento per i militari prima della Guerra. Il padre inventò Styrofoam, da cui Dart Containers, colosso mondiale dei contenitori in plastica. Lui, terza generazione, sotto bandiera caymanese pratica finanza creativa e immobiliare. Non ha inventato niente Dart. Ha comprato l’anno scorso, pagando circa il 60% del valore nominale, bond greci, ha incassato rendimenti a due cifre. Ha resistito allo stralcio del debito, quando il governo chiese un taglio del 75% nominale (operazione “spintanea”, fatta digerire a banche e investitori ma senza obblighi formali, che avrebbero fatto scattare il default paese). Creditori per 177 miliardi hanno ingoiato il boccone ma altri 6 miliardi non sono stati consegnati, sfidando le minacce di Atene: “Non vi rimborseremo più”. Sapevano, gli audaci, che la legge internazionale era dalla loro parte e che per non rischiare azioni legali con possibile default la Grecia avrebbe ripagato per intero. Puntualmente, il 15 maggio il governo Papademos, o quel che ne resta, ha pagato: “Ma l’accaduto non costituisce precedente per il futuro”. A settembre scade un’altra tranche.

Sciacalli in tribunale
“Il fatto è che la Grecia rischiava un brutto precedente rompendo quei contratti, gli investitori internazionali l’avrebbero interpretato come un problema per tutto il mercato dei capitali europei”. Lo dice un gestore hedge di New York, uno che quei titoli li ha comprati, “ma pochi: troppo illiquidi e il rischio di cause legali troppo alto”. In America c’è un nome per simili attivisti free rider (sciacalli?). E Dart ha avuto buoni maestri. Come Paul Singer, fondatore di Elliott management, altro fondo attivo sulla Grecia, che gestisce una quindicina di miliardi comprando debiti depressi, che poi rivende a prezzo maggiorato, altrimenti cita gli emittenti reclamando l’intera somma. Nel 1995 comprò a 20 milioni il debito di una banca peruviana, che in tribunale tornarono 58 milioni. Una controllata di Elliott, Kensington, comprò 30 milioni di debito del Congo-Brazzaville a prezzi infimi, e ottenne nel 2002 un centinaio di milioni di interessi. Un’altra sua costola, Nml capital, aspetta sentenze contro l’Argentina chiedendo 182 milioni di bond in default nel 2002. Poi c’è Michael Sheehan, detto Goldfinger, uno che “espia” il passato di consulente per le Ong di volontari sul debito africano. Ha cambiato angolo, prima prendendosi per clienti fondi avvoltoi – come Fg capital – poi creando Donegal international. Donegal ha in mano 15 milioni di debito Zambia datato 1979, comprati dalla Romania nel ’99 al prezzo di 3 milioni. A quel punto Sheehan, esperto avvocato, ha iniziato le pressioni sullo Zambia, da cui ha ottenuto prima 2,5 milioni, poi l’ha citato in Gran Bretagna e ha riavuto l’intero valore nominale. Tra i primi clienti di Sheehan “convertito” ci fu Peter Grossman, ex Morgan Stanley poi cofondatore di Fg management, che ha citato con successo il Congo per 100 milioni dopo avere comprato per 2,6 milioni debiti di quel valore facciale. A venderli, una società statale bosniaca, benedicente il premier Nedzad Brankovic, poi coinvolto in vicende di corruzione legata a quella società.

Anche in Italia
Non è un mestiere per vecchi. Difatti in Italia non è molto praticato. Gli avvoltoi sul Belpaese si sono visti sui titoli in default Cirio e Parmalat, per il resto la scarsità del debito quotato e il moloch giudiziario (tre gradi di giudizio e anni prima delle sentenze) sconsigliano incursioni. Più diffusi gli acquisti a sconto di crediti problematici. Centinaia di miliardi ma ben nascosti nei bilanci bancari, anche perché “manca una legge sulla deducibilità delle perdite su crediti, salvo nei fallimenti”, spiega Roberto Cornetta, esperto di ristrutturazioni dello studio legale Ranieri Guaccero Cornetta. Sui dossier crediti operano anche big come Apollo, Cerberus, Oak Tree, Goldman Sachs. Di recente, una banca avrebbe ceduto mezzo miliardo di prestiti a solo l’1,8% del valore, perché scaduti da un decennio. D’epoca sono anche i crediti delle amministrazioni straordinarie “legge Prodi”, che varrebbero decine di miliardi. Ma i grandi avvoltoi finora non hanno tempo per l’Italia; paiono più intenti a dare una limatina al debito dell’Europa a tripla A. Germania, Olanda e affini, perché, come di recente ha scritto John Paulson (guru del massimo hedge fund di Wall Street) ai suoi clienti, “non è a lungo sostenibile il peggioramento di Spagna e Italia senza che la Germania ne risenta”. Comunque lo si legga, un concetto di unità europea.

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fonte repubblica.it

ORRORE A NAPOLI – I genitori orchi legavano la figlia al letto e la “vendevano” per cibo e pochi euro


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I genitori orchi legavano la figlia al letto e la “vendevano” per cibo e pochi euro

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di Enrico Ferrigno
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NAPOLI – È stata ridotta per anni in uno stato di schiavitù dai suoi genitori che la costringevano a lavorare e a prostituirsi per pochi euro. È la triste storia di Maria (nome di fantasia), una ragazza di 23 anni di Cicciano che dopo aver subito maltrattamenti e vessazioni è scappata di casa e finalmente ha trovato il coraggio di denunciare i suoi genitori aguzzini ai carabinieri.

Ci sono voluti due anni di indagini per accertare la veridicità del terribile racconto fornito alle forze dell’ordine e alla magistratura. Un lavoro certosino per riscontrare quelle terribili accuse che l’altro giorno hanno consentito, su disposizione del tribunale di Nola di arrestare i genitori della vittima. A far scattare le manette intorno ai polsi del padre A. P. e della madre R. P. rispettivamente di 61 e 51 anni sono stati i carabinieri della stazione di Acerra guidati dal maresciallo Vincenzo Vacchiano i e i militari della compagnia di Castelcisterna diretta dal capitano Michele D’Agosto.

Alla ragazza, allora minorenne, sarebbe stato imposto con la forza di prostituirsi in cambio non solo di una decina di euro, ma anche di alimenti che venivano consegnati direttamente nelle mani dei genitori. E addirittura la povera Maria sarebbe stata addirittura immobilizzata sul letto di casa per costringerla ad avere rapporti sessuali a pagamento. A spingere a raccontare, dopo anni, le sevizie subite è stata una famiglia di Acerra dove la ragazza si era rifugiata per sfuggire al suo terribile destino di schiavitù. Sono stati proprio quei «genitori adottivi» i primi ad accorgersi che qualcosa non andava nel comportamento di quella ragazzina esile, bassina e dai capelli folti e neri.

I suoi incubi nel cuore della notte, le sue paure, il suo atteggiamento inspiegabilmente diffidente e guardingo avevano spinto la famigliola acerrana ad indagare sul passato di Maria fino a scoprire la terribile verità.

Ed è così che due anni fa circa la ragazza si convince a denunciare le vessazioni subite «fin dalla tenera età» ai carabinieri di Acerra. Maria ha conseguito a malapena il diploma di scuola media inferiore, ma fin da quando era minorenne sarebbe stata costretta dai genitori in un primo momento a lavorare come donna di pulizia presso famiglie e condomini di Cicciano. Ma del denaro che riusciva racimolare non ne vedeva nemmeno l’ombra. Finiva direttamente nelle tasche dei genitori.

Successivamente la ragazza sarebbe stata costretta a subire con condizionamenti psicologici, ma anche con minacce e percosse, rapporti sessuali in cambio di denaro. Le prestazioni sessuali sarebbero avvenute fin da quando era minorenne direttamente nell’abitazione di famiglia, in un quartiere popolare di Cicciano.

I genitori sono entrambi disoccupati e con precedenti penali. Il padre, 61 anni, in passato sarebbe stato denunciato per contrabbando. La madre di 10 anni più giovane del consorte, è invece una casalinga. Insieme, hanno accertato i carabinieri dopo due anni di indagini, avrebbero ridotto praticamente in schiavitù la loro figlia. In famiglia pare che nessuno si sia accorto del dramma che stava vivendo la giovane fino a quando non sono scattate le manette. I due genitori, dopo gli accertamenti di rito, sono stati incarcerati rispettivamente al carcere napoletano di Poggioreale ed a Pozzuoli.

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ANCHE TU SEI UN DUPE? – La fabbrica degli imbecilli

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La fabbrica degli imbecilli

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Il titolo non è un remake del detto: “La mamma degli imbecilli è sempre incinta”.Avendo comunque usato un termine così crudo, una premessa è doverosa.Nessuno deve sentire come indirizzato a sé il contenuto dell’articolo, non è a questo scopo per cui lo scrivo e dare dell’imbecille a qualcuno è l’ultima delle mie intenzioni.

Una delle definizioni del termine della lingua italiana imbecille viene normalmente usata come insulto, dicasi di persona ritenuta poco intelligente, o che fa cose stupide.

Quella a cui mi riferisco è in realtà un tentativo di tradurre una definizione particolare del termine della lingua inglese “dupe” difficilmente riscontrabile nei dizionari, che oltre a significare babbeo, gonzo, sempliciotto, stupido e appunto imbecille, ha un preciso significato che nientemeno è un prerequisito per la costituzione di un nuovo ordine mondiale, con tanto di cultura globale piatta piatta, livellata, unificata.

Il Dupe

La definizione è spesso omessa nei dizionari, ma molto frequentemente usata colloquialmente, e mai in comunicati scritti, negli ambienti delle PR, del Marketing e della Propaganda. E’ un termine per gli addetti ai lavori nato prima negli Stati Uniti e poi diffuso a livello internazionale a seguito della globalizzazione in atto sul pianeta.

Dupe:

Un individuo che stato fatto diventare fautore di insiemi di concetti prefabbricati, consapevolmente quando il dupe agisce per vantaggio personale, oppure senza che ne sia consapevole, acquisendo la sua fiducia cieca e approvazione incondizionata con artifici e menzogne credibili o spin*, o con l’aiuto di prove indotte, generalmente false o per lo meno ambigue e contorte.

*Spin:

una particolare interpretazione di fatti o eventi, non necessariamente veritiera (come quelle usate dai politici per influenzare “l’opinione pubblica”)

Spin doctor:

una persona delle pubbliche relazioni che cerca di contrastare pubblicità sfavorevole fornendo una interpretazione favorevole di parole o azioni di una società, di un politico o di una persona famosa. Gli argomenti promossi a difesa possono essere anche completamente falsi.

Il dupe è uno strumento necessario per la diffusione di una linea ideologica, di mercato o politica, oltre che per creare un pubblico favorevole per il raggiungimento di fini specifici.

Il dupe o imbecille, nel gergo di quegli ambienti, è un ruolo, una parte in cui vengono fatte entrare delle persone adattabili, in maniera consapevole o meno, al fine di promuovere prodotti, servizi, stili di vita, culture sintetiche per creare una società sintetica costituita da individui con una personalità altrettanto sintetica.

Abbiamo a che fare con due tipi di dupe.

Uno è il dupe consapevole, ovvero la persona che sa che gli stanno raccontando una storia e che può trarre del profitto diffondendola al vasto pubblico.

L’altro è il dupe inconsapevole, quello più genuino, perché non c’è nessuna predeterminazione nel suo operato, ma crede veramente alla storia che gli raccontano e con ingenuità infantile cerca di trasmetterla ad altri con la passione di chi ha un proprio credo per cui fare proseliti e da difendere strenuamente.

Questo tipo di dupe è quello preferito dai padroni del mondo perché non costa assolutamente nulla e la sua opera non termina mai, a meno che la sua mente non venga prima liberata dalle false credenze indotte. Diversamente il dupe genuino nemmeno si porrà la domanda se quello che sostiene con fervente ardore sia vero o falso. Non è un infiltrato, ma dati disinformanti agiscono da infiltrati nella sua mente.

L’altro dupe invece è costoso, in quanto è specializzato, ha anche qualcosa della talpa, dell’infiltrato, sa cosa deve dire e fare, e cosa non dire e non fare, ma è altrettanto necessario soprattutto nelle emergenze, quando c’è da rafforzare una tesi che sta traballando a causa di verità o consapevolezze emergenti che potrebbero ledere interessi che si stanno proteggendo.

Per esempio, diventa sempre più noto che una dieta a base principalmente di frutta e verdura, come la dieta senza muco, con esclusione di prodotti animali, migliora la salute. Il consumo di tali prodotti diminuisce e questo compromette il mercato, sempre per esempio, dei prodotti caseari.

Qualcuno dello staff di un fantomatico ufficio che si occupa di osservare le statistiche dei consumi avverte l’ufficio marketing dell’industria interessata che le statistiche dei latticini sono in crescente calo da tre settimane. Lo staff dell’ufficio del marketing avverte l’ufficio del PR e lo informa della situazione. L’omino delle PR chiama il dirigente dell’agenzia che ha la concessione per la pubblicità sui media, lo informa del problema e gli dice, telefonicamente: “Activate a dupe!” o se la situazione è davvero critica: “Activate all the dupes”.

Nel primo caso, che potrebbe essere tradotto in questo modo:”Metti in moto un imbecille”, in italiano non suona molto bene, ma nell’ambiente della propaganda è quasi un termine tecnico, l’agenzia di pubblicità contatta la redazione di una TV, prenota uno spazio per inserire qualcosa tipo la “Risposta dell’esperto” per mettere in onda lo spin* appropriato. Il responsabile della rubrica “Salute&Benessere” chiama un’ipotetica associazione dei dietologi o dietisti (qual’è poi la differenza?) chiedendo di mandare un esperto ( il termine dupe scompare a un certo punto della linea) che possa confutare teorie strambe in circolazione, che stanno disturbando il corretto andamento del mercato. Al prescelto, il dupe di turno, vengono forniti tutti i dati e quando si presenta in televisione alla domanda “Cosa pensa della dieta senza muco?”, risponderà, creando allarmismo, che una dieta principalmente a base di frutta contiene fruttosio in eccesso e questo può portare all’insorgenza del diabete e in più, senza un adeguato consumo di latticini, in breve tempo la carenza di calcio che si produrrebbe escludendo i prodotti caseari dalla proria dieta alimentare farebbe insorgere l’osteoporosi.

Suona molto bene vero? E fa senso a leggerlo e ancor di più a sentirlo uscire dalla bocca di un Dott. Prof. Ecc. in camice bianco. Ed è assolutamente falso, anche se sono sicuro che uno scienziato sarebbe capace di fare venire il diabete a un ratto nutrendolo con fruttosio sintetico per via endovenosa per un mese e dire al cliente: ”Ecco il risultato che mi ha chiesto di produrre: ”Troppo fruttosio fa venire il diabete”. E qualcosa di simile l’hanno pure fatto.

Il comunicato può anche variare, dipende da chi paga, l’industria latteo casearia, piuttosto che quella della carne o della pasta, ma lo scopo è fornire, a seguito di ogni contestazione dei loro prodotti, prove contrarie provenienti da ricerche pilotate ad hoc.

Una volta sentito il comunicato dalla TV, il dupe genuino, spontaneo, sicuro che tutto ciò che esce dalla bocca di un’Autorità o Esperto sia la sacrosanta verità, andrà in giro per tutto il web scrivendo su blogs e forums o rovinerà la pausa caffè ai colleghi informandoli con entusiasmo di non mangiare assolutamente frutta perché troppo fruttosio fa venire il diabete e di mangiare anche il gorgonzola a colazione assieme alla brioche e il cappuccino altrimenti ti viene l’osteoporosi, lo ha detto ieri sera la televisione!

In una situazione considerata più grave potrebbero venire attivati dupes su più fronti per rafforzare la tesi contraria a quella sostenuta da terzi, e nella condizione attuale in cui si trova la società vince la tesi o parte che ha più fonti da fornire. Che poi dicano cose assolutamente false è completamente irrilevante, quello che conta è l’impatto numerico.

Ci sono anche dei dupes eccellenti, a capo di associazioni note per essere fonti di disinformazione che diventano essi stessi vittime delle bugie che diffondono, come il presidente dell’AMA (American Medical Association), Ron Davis a cui è stato diagnosticato il cancro al pancreas e, coerentemente con la linea promossa dall’associazione di cui è presidente, si sottoporrà alla chemioterapia, negando a se stesso ogni ulteriore possibilità di salvezza. Questo è il comunicato ufficiale diffuso dall’AMA:

(La pagina è stata rimossa, ma a suo tempo, conoscendo i tipi, ho salvato uno screenshot)

AMA president Ron Davis MD diagnosed with serious form of cancer

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Purtroppo al momento di questa revisione dell’articolo è ormai deceduto dopo essere stato sottoposto al martirio della chemioterapia.

Potere e profitto in una civiltà sintetica

signori del mondoCi si potrebbe domandare perché esistano persone impegnate nell’ingannare i loro simili fino a questo punto. (In effetti non li considerano loro simili, considerando se stessi un’élite). La ragione ha a che fare con il controllo deviato per il profitto indiscriminato.

I dupes sono lo strumento dei signori del mondo per controllare la popolazione mondiale. E’ un controllo aberrato che viene perpetrato con l’ausilio della menzogna. Riempire la mente di dati falsi rende le persone incapaci di valutare. Ogni cosa che ascolti o leggi nei vari media viene riportata in modo falso, non obbiettivo.

Miriadi di teorie scientifiche sono false o inconcludenti. La scienza medica eccelle in questo, la scienza dell’alimentazione, ammesso che esista una tale scienza, arriva seconda.

La pubblicità è assolutamente menzognera e per quanto possa essere irrilevante quando dice che un detersivo lava più bianco di un altro, quando invece afferma che un prodotto alimentare lavorato industrialmente, biologicamente morto o morente, con conservanti e altri additivi aggiunti, protegge il sistema immunitario, inganna illudendo le persone riguardo alla loro salute.

Tutta questa civiltà è falsa, non c’è un settore libero dalla menzogna, se non piccole nicchie ignorate dai media o persino oscurate, ogni cosa è stata alterata per farla diventare un mondo di favole in cui individui privi di certezze reali vivono una vita falsa.

Quando un essere è consapevole della propria essenza spirituale vede le cose e il mondo come sono veramente ed è impossibile ingannarlo, ed è questa la ragione per cui i signori del mondo intendono ridurlo al pari di uno zombie

Il modo di farlo è quello di privare gli individui dei principi etici e della consapevolezza della loro vera essenza spirituale sostituendoli gradualmente con i principi del più solido materialismo.

Le notizie, anzi le cattive notizie, diffuse dai telegiornali vengono messe in onda solo per instaurare una stato di malessere nella società, il dovere di cronaca è in realtà un servizio a pagamento e che è suscettibile agli interessi in gioco.

Per esempio si parla pochissimo della violazione dei diritti umani da parte del governo cinese, per timore dei politici di irritarlo e che senza la Cina non potremo più trovare nemmeno un cacciavite in ferramenta. Viene invece steso il tappeto rosso alle Olimpiadi. Gli interessi coinvolti nelle Olimpiadi, rendono molto più redditizio parlarne. I diritti umani non pagano ed è politicamente corretto farne solo qualche piccolo accenno scaglionato nel tempo, per dire all’occorrenza: “Ne abbiamo sempre parlato, il governo ci tiene particolarmente al rispetto dei diritti umani”.

Le varie rubriche scientifiche servono per iniettare continuamente nella società il siero della disinformazione, proponendo cure farmacologiche per malattie che sono il risultato di stili di vita proposti dagli stessi media. Sono molto ben studiati questi programmi perché le affermazioni degli “esperti” sembrano avere molto buon senso. Alla domanda che viene fatta dal conduttore seguendo un copione già scritto, tipo: ”Lei cosa consiglierebbe per combattere questa malattia?”, l’esperto, seguendo anch’egli fedelmente il suo copione che ormai conosce a memoria, risponde: ”Innanzitutto consigliamo una dieta alimentare sana, esercizio fisico, e uno stile di vita sereno che riduca lo stress. Tuttavia se nonostante questo la malattia persistesse, è assolutamente necessario il ricorso alla cura farmacologica o all’intervento chirurgico.” A volte sia il conduttore che l’esperto sanno che le diete proposte dalla medicina ortodossa non omettono quei cibi che producono la malattia, che i pazienti faranno esercizio per una settimana e poi ripiomberanno sul divano davanti alla TV, e che uno stile di vita che non produca stress difficilmente verrà adottato, e avranno ottenuto l’obbiettivo del loro sponsor. E avranno anche fatto con chi li ascolta la bella figura di non aver sbattuto subito in faccia il flacone delle medicine o la prospettiva del letto operatorio.

I vari programmi che forniscono risposte date da psicologi e psichiatri ai problemi dell’essere umano servono a fornire cure psichiatriche (una cura psichiatrica non significa altro che prescrizione di psicofarmaci) che affondano ancora di più chi vi si sottopone e a trasformare ogni forma di aberrazione in diversità, quindi non più da risolvere ma da considerare come parte del comportamento socialmente accettabile, con conseguente deterioramento sociale.

programmi demenziali I programmi demenziali servono a far ridere il pubblico portandolo a un livello culturale così basso mai raggiunto fino ad ora e a distrarre l’attenzione necessaria per risolvere i problemi che inevitabilmente, in questa era, affliggono ogni essere umano, problemi derivanti da stili di vita deleteri creati ad hoc dai signori del mondo.

La pubblicità promuove prodotti industrialmente lavorati dannosi per la salute anche secondo la medicina ufficiale, spacciandoli addirittura per salutari. Le autorità sanitarie approvano la messa in commercio di tali prodotti e poi rimproverano le mamme perché danno le merendine confezionate ai bambini, le stesse da loro precedentemente approvate.

Le manifestazioni sponsorizzate dalle multinazionali della birra hanno lo scopo di convertire e consolidare gli adolescenti all’alcolismo.

I programmi per bambini servono per promuovere prodotti confezionati che sono un insulto alla loro salute, associati a giochini inseriti nelle confezioni, per far sì che poi facciano pressione sui loro genitori perché li acquistino.

Alcuni direttori dei telegiornali, dupes consapevoli, ma spesso anche inconsapevoli perché essi stessi non riescono a sottrarsi agli effetti della disinformazione da loro promossa, hanno la loro scaletta di comunicati degli inserzionisti mascherati fra le notizie, sotto forma di consigli, come quelli di vaccinarsi per l’influenza, di proteggersi dal sole con creme e occhiali che filtrano i raggi UVA, di bere latte come fonte di calcio, ecc.

Il mondo della politica, e questo riguarda i governi di tutti i paesi del mondo, non è certo carente di dupes, sono quei politici lobbisti che promuovono leggi favorevoli ai bisogni delle multinazionali che probabilmente li hanno messi lì finanziando la loro campagna elettorale, o li hanno agganciati dopo la loro elezione. La presentazione di leggi e la loro approvazione, per la prescrizione di metilfenidato ai bambini, commercializzato come Ritalin, per il trattamento di una malattia inventata come l’ADHD, non può che essere fatta da quei ministri, dupes eccellenti che favoriscono le case farmaceutiche.

Quei medici che hanno promosso farmaci di una specifica marca dietro compenso, a volte mascherato sotto forma di regali da parte delle case farmaceutiche come computer, televisori al plasma, soggiorni in paesi esotici, ecc, come riportato dalla stampa in diverse occasioni, sono dupes di quelle multinazionali.

La lista potrebbe essere molto lunga, dovrei scrivere un libro per elencare tutte le menzogne note, mancherebbero comunque quelle ancora non scoperte, è solo uno spunto per invitarti a ricercarne tu stesso.

I dupes del mondo spirituale

L’uomo è composto, per così dire, di spirito mente e corpo, e lo spirito è l’elemento fondamentale.

Quando si è consapevoli, dicendo “IO” ci si riferisce allo spirito, perché si è lo spirito, non si ha uno spirito, quando si è identificati nel corpo si pensa di esserlo e ci si riferisce allo spirito come al mio spirito o alla mia anima, ed è un errore in quanto, rimarcando, non si ha uno spirito, ma lo si è.

La globalizzazione, che in se non sarebbe una cosa negativa, se non fosse che è appannaggio arrogato di un sistema economico senza scrupoli, ha assorbito anche la New Age. Per New Age s’intendono stili di vita, filosofie, religioni, terapie ecc. di un mondo nuovo, spiritualmente evoluto, oltre a un settore di mercato che ha a che fare con la vendita di beni e servizi “alternativi” connessi alla visione magica ed olistica del mondo. Questo sarebbe un reale progresso, in quanto mettere a disposizione servizi e beni intesi al miglioramento dell’essere umano dal punto di vista olistico è solo desiderabile. Ma…

Il mondo economico invece di combattere i movimenti che possono creargli fastidi, semplicemente li ingloba nel suo sistema traendone anche del profitto. Negli anni sessanta, sorse il movimento hippy, e gli appartenenti abbandonarono anche il vestire convenzionale, e iniziarono a indossare abiti coloriti e apparentemente stonati rispetto alla moda in voga in quel momento. Dopo che furono distrutti dalla Cia, con l’ausilio anche della psichiatria, che finanziò la diffusione del concetto dell’amore libero e del LSD, il loro modo di vestire fu assorbito dal sistema economico che diede vita a una moda, e non fu più possibile distinguere un hippy da un comune cittadino attratto da quella moda.

In questo periodo pieno di incertezze c’è un fenomeno che sta esplodendo, e il libro “The secret” di Rhonda Byrne è uno dei tanti esempi che potrei fare. In esso si parla della legge dell’attrazione, una delle capacità dell’essere spirituale, e il successo editoriale di questo libro dipende dal fatto che questa legge viene proposta per l’acquisizione di benessere materiale, ricchezza e potere. Leggilo o rileggilo tenendo presente quanto ho appena scritto e vedrai che, spogliato di tutto il contorno, il diventare ricchi è il fine proposto, anche se rivolto allo spirito, ma lo allontana dai suoi orizzonti e scopi primari, la consapevolezza del vero sé.

Non c’è niente di male nel diventare ricchi, e gli spiriti elevati attirano incidentalmente prosperità e ogni cosa di cui abbiano bisogno, ma è diverso dal farne il proprio scopo.

guru new age Molti hanno acquistato quel libro, io di libri ho la fortuna di riceverne in omaggio, ma non sono diventati né ricchi né potenti, e allora sono venuti alla ribalta una miriade di guru, che promettono di insegnare come usare la legge dell’attrazione, e spiegano che chi non ha successo è perché non ha “the secret of the secret”, the secret non basta e loro possono rivelarlo in sedute di gruppo o individuali.

Su quest’onda sono sorti facilitatori, maestri di vita, coach, angeli custodi, guide spirituali, ipnotizzatori e tutti promettono di fare diventare ricchi dopo un paio di seminari.

Sono i dupes della New Age.

Si potrebbe parlare a lungo anche del channeling e spiriti reincarnati che dichiarano di essere venuti sulla terra per aiutarci per ordine di entità divine, ma quanto detto è già sufficiente, quello che si vuole far notare è che il mondo economico sta inquinando anche il mondo spirituale solidificandolo, materializzandolo, rendendo più difficile il risveglio della coscienza e comprensione della nostra vera natura spirituale.

Questa globalizzazione del mondo spirituale è il fiore all’occhiello dei signori del mondo. Le persone che si liberassero dalle catene dell’usuale comune disinformazione dei media e cercassero un percorso spirituale che potrebbe renderle totalmente libere e consapevoli, se seguissero questi percorsi apparentemente spirituali incapperebbero in un’altra trappola del materialismo, seppure più raffinata.

Per creare il nuovo ordine mondiale è necessario togliere i punti di riferimento di un essere spirituale, e questi sono i suoi principi etici innati. Questi punti di riferimento sono necessari per trarre un giudizio corretto su cosa sia giusto o sbagliato. Una volta tolti di mezzo i principi etici, il risultato è un essere “rammollito” non più in grado di differenziare facilmente il vero dal falso e suscettibile ad ogni genere di spin.

Se poi gli togli anche i mezzi per risvegliare la sua coscienza, impedendogli di riacquistare la consapevolezza del vero sé, cioè di chi è veramente, condizione necessaria perché possa ritrovare nuovamente i suoi principi, l’intero processo diventa un gioco da bambini.

Religione universale per il NWO Quello che la globalizzazione del profitto indiscriminato sta cercando di implementare è una religione universale che assomiglia a un minestrone, anzi a un passato di verdura dove i singoli elementi non sono più riconoscibili e il gusto indefinito. Un insieme di pratiche, riti e culti che non portano da nessuna parte e chi si dedicasse ad esse verrebbe gratificato di una estatica confusione, rilassata inconsapevolezza e completa accettazione del nuovo ordine.

Se un Nuovo Ordine Mondiale, quello conosciuto come NWO, ci sarà, sarà in un mondo di dupes.

Meglio darsi da fare perché ciò non avvenga, altrimenti Matrix non sarà solo un film di fantascienza. Forse non è mai stato un film di fantascienza, ma un documentario.

schiavi del nuovo ordine mondiale

“Ci sono campi, campi sterminati, dove gli esseri umani non nascono, vengono coltivati. A lungo non ho voluto crederci, poi ho visto quei campi con i miei occhi…”

Morpheus – Matrix

Se sei arrivato fino in fondo all’articolo, potresti essere un po’ abbacchiato. Il mio consiglio è di farti una bella risata e poi guardare le cose tenendo in mente quanto ho scritto. Divertiti a riconoscere le menzogne fra le notizie, nelle “risposte dell’esperto”, e a liberarti, se ancora non lo sei, dalla disinformazione dilagante.

E non dimenticare che un buon contributo te lo può dare il libro di Arnold Ehret, il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco“.

Links utili inerenti all’argomento:

Le Origini di Tavistock

Prigionieri del Mondo

Perchè la gente crede quasi a tutto

Il mondo delle Relazioni Pubbliche

ADHD, la sindrome inventata

www.disinformazione.it

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Medicinenon.it e Arnoldehret.it sono due siti di Luciano Gianazza.

Medicinenon.it è da molti anni un punto di riferimento per chi vuole liberarsi della disinformazione e poi acquisire la corretta conoscenza.

ArnoldEhret.it è il sito ufficiale degli insegnamenti di Arnold Ehret, raccolti nei suoi libri, fra i quali Il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco è un best seller internazionale. Arnold Ehret ha ritrovato il sentiero, di cui si era persa ogni traccia secoli fa, che porta all’alimentazione naturale dell’Uomo e alla salute perfetta in quanto ripristina la naturale capacità del corpo umano di disintossicarsi da tossine e veleni. In questo mondo avvelenato, il Sistema di Guarigione della Dieta Senza Muco fornisce i fondamenti per un’alimentazione e stile di vita che sono essenziali per la buona riuscita dei vari protocolli di disintossicazione.

Tutti i libri originali di Arnold Ehret sono reperibili sul sito www.arnoldehret.it | Libri

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Argentina: quello che alla Spagna non piace ricordare


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Argentina: quello che alla Spagna non piace ricordare

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di Gennaro Carotenuto

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ARGENTINA YPFCristina Fernández de Kirchner ha annunciato ieri l’inizio di un processo che porterà ad una rinazionalizzazione di fatto del 51% della compagnia petrolifera YPF, svenduta da Menem nel 1992 alla spagnola Repsol. Dalla Spagna giungono quasi venti di guerra contro il governo argentino ad accultare da una parte la fragilità e l’incapacità del governo Rajoy ad affrontare la crisi e dall’altra la verità sulla privatizzazione di YPF e sull’azione delle multinazionali iberiche in America latina. Con la memoria di un elefante (che la battuta dispiaccia al Borbone non importa), ricordiamo alcune verità che Madrid non gradisce.

Molti anni fa, alla metà degli anni novanta, viaggiai da Buenos Aires a Madrid su di un volo Iberia fianco a fianco con un ingegnere petrolifero dell’AGIP. Mi spiegò molte cose su quell’industria e in particolare mi spiegò quella che già allora era la politica di rapina della compagnia petrolifera spagnola Repsol, che aveva beneficiato, pagando milioni di dollari in tangenti, della privatizzazione a prezzo di saldo della compagnia petrolifera nazionale YPF voluta dal governo Menem nel 1992. Mi spiegò dettagli tecnici su come l’Agip interrasse il petrolio estratto in attesa di tempi migliori (il prezzo del greggio all’epoca, prima che il ciclone chavista riattivasse l’OPEC, sotto la presidenza di Alí Rodríguez, era bassissimo) mentre la politica degli spagnoli era seccare fino all’ultima goccia le riserve argentine e poi andare altrove.

È così che Repsol è diventata una delle più importanti compagnie petrolifere al mondo pur battendo la bandiera di un paese che in sé non possiede una goccia di petrolio. Pagando profumate tangenti ai più corrotti dei politici, profittando fino all’ultimo della stagione neoliberale, imponendo patti leonini sul mercato del lavoro, con uno scarsissimo rispetto per l’ambiente, prosciugando materie prime non rinnovabili dei paesi che ahi loro, avevano aperto le porte. Nessuno più di Repsol può essere perciò allergico alle parole con le quali Cristina Fernández de Kirchner ha annunciato il percorso legislativo che porterà al recupero della proprietà pubblica del 51% di YPF (giacimenti petroliferi fiscali): sovranità, beni comuni.

Tra la posizione di Repsol, e le bellicose, volgari (spesso brutalmente maschiliste) dichiarazioni che giungono da Madrid in queste ore contro Cristina Fernández vi è tutta la differenza tra la notte neoliberale del prosciugamento delle risorse (altrui) come se non ci fosse un domani, e la necessità di qualunque paese di recuperare per lo Stato la sovranità su una politica energetica di lungo periodo che il libero mercato impedisce totalmente per le energie non rinnovabili.

Repsol inoltre sottopone in maniera brutale un’evidenza sotto gli occhi di tutti. Negli anni ‘90 Telefónica, compagnia spagnola, aveva imposto nell’Argentina della parità col dollaro, in un regime di finto duopolio con France Telecom, il prezzo per telefonata più caro al mondo. Quando all’alba del 2002, crollato sotto le mobilitazioni popolari del “que se vayan todos” il regime neoliberale, il peso argentino ridusse il suo valore ad un terzo, l’allora primo ministro José María Aznar, mise sul primo aereo il suo lobbysta di fiducia, Felipe González. L’ex primo ministro socialista spendeva tutto il suo prestigio per convincere gli argentina che… “ok, svalutate pure, ma a patto che le telefonate più care al mondo le continuiate a pagare in dollari”, di fatto con un ulteriore aumento del 300% per gli svalutati portafogli argentini. Alla fine di quell’estate australe oltre 300.000 famiglie argentine si videro staccare il telefono che non erano più in condizione di pagare a un prezzo di mercato “fuori mercato”.

È tutta così la storia da vampiri delle multinazionali spagnole (ed europee) in America latina, dai disastri ambientali e di servizio commessi dall’idroelettrica Unión Fenosa a quelli di Iberia con Aerolíneas Argentinas, la miglior compagnia aerea del sud del mondo che fu comprata solo per essere completamente svuotata da Iberia. Nel 2006 l’allora presidente Néstor Kirchner dovette espropriare la multinazionale francese Suez che da mesi sapeva perfettamente di star fornendo acqua da bere inquinata alle case di quasi un milione di argentini. È questo il modello, lo stesso che ha fatto accumulare alla sola Texaco, nel solo piccolo Ecuador un debito per danni ambientali per 700 miliardi di dollari.

Eppure in quello di YPF come in ogni altro caso la ricostituzione della sovranità dei paesi del Sud del mondo (in Argentina è successo con la compagnia aerea, con le poste, con i fondi pensione e la salute) comporta sempre la stessa risposta: populismo, socialismo, antimercato, antidemocratico. Sarebbe invece democratico per gli europei imporre di pagare le telefonate più care al mondo, democratico far bere acqua inquinata, democratico svuotare imprese, licenziare decine di migliaia di lavoratori (o licenziarli al venerdì e riassumerli al lunedì a metà stipendio), trattare interi paesi come dei fazzoletti usa e getta, prosciugarli e buttarli via.

Resta un’addenda. Il miracolo di lungo corso dei quali gli spagnoli vanno tanto orgogliosi, e che qualcuno ascrive perfino ad una presunta buona semina franchista, che in pochi anni ha creato un quinto paese grande e ricco in Europa Occidentale, aveva i piedi d’argilla ma soprattutto un’etica debolissima. Il miracolo spagnolo è stato dovuto essenzialmente a due fattori. Da una parte un eccellente uso dei fondi di coesione europei, un piano Marshall del quale nessuno come la Spagna ha saputo beneficiare e che l’Italia nel nostro Sud ha sprecato.  Dall’altro la Spagna democratica ha liberato le sue energie economiche soprattutto tornando ad esercitare una politica di rapina in America Latina. La Spagna è il paese che più si arricchì dal trentennio di distruzione neoliberale delle società d’oltreatlantico. Le multinazionali iberiche, da Repsol a Telefónica, sopravanzano perfino gli Stati Uniti nel continuo esercizio di corruzione e lobby. È questo il contesto nel quale i governi integrazionisti latinoamericani stanno ricostituendo da un decennio la sovranità della regione, affrontando mille difficoltà in pace, democrazia e riducendo ovunque gli agghiaccianti parametri di povertà e disagio sociale che la notte neoliberale aveva lasciato. Se volete chiamateli populisti e antidemocratici. Se ne giovano.

Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it

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