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Scappo in Africa (e non voglio la pensione)

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Scappo in Africa (e non voglio la pensione)

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Pubblichiamo la storia di Ludmilla, nome di fantasia scelto da una 28enne che lavora in un’importante ong italiana. Emblematica storia di una giovane occidentale, italiana e milanese, studentessa e viaggiatrice, economista e lavapiatti, precaria e sperperatrice, prima ricca e poi povera, che a fine mese lascerà l’Occidente da cooperante, alla vigilia della “fine del mondo”. Perfetto esempio di darwinismo in tempo di crisi, ironica e cinica, Ludmilla ha scelto la mobilità. Si sente “liberata” dalle lotte di genere, dal welfare che non c’è e dalle guerre del merito. Come? Capacità di adattamento, fatalismo, ataviche indolenze, curiosità spiccata. E incurante di garanzie, prudenze, certezze e previdenze, alla pensione non ci pensa più. Domani è domani, e poi chissà…

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Partire per la Repubblica Centrafricana a 28 anni. Vivere in una nazioncina stretta tra il Sahara e l’immenso Congo, miniera a cielo aperto di oro e diamanti. Partire come “volontaria”, come si direbbe in Italia, o come assistant country coordinator, come si direbbe in ogni altro posto. Di “volontario”, però, c’è soltanto la fuga da un mondo che non mi diverte più. Ma nient’altro, visto l’ottimo stipendio che mi aspetta, oltre alla cuoca, l’autista e un lavoro eccitante fatto di politica, gestione di progetti umanitari e ricerca. E che, per giunta, arriva al momento giusto, proprio mentre la Grecia scivola fuori dall’euro, appena prima che le banche vengano assaltate da milioni di clienti in preda al panico ed esattamente all’inizio della fine del mondo. Che fortuna!

In effetti, la mia vita è stata segnata da un numero soddisfacente di “colpi di culo” (e relative fughe strategiche) nei momenti più opportuni: scappo da Milano nel 2002 allorché Luigi Fasulo decide di perforare il Pirellone, soffocata dal borghesismo moralista dei genitori dei miei amici; fuggo da Londra nel 2008 sentendo gli scricchiolii di un’economia basata su futures e cheddar; rifuggo infine dall’Italia oggi (“Ops, mi ero sbagliata…”), amandola sempre di più perché ridotta all’ombra di sé stessa: una rovina.

Devo dire che non mi sono mai scervellata troppo a misurare quanto questa società fosse giusta o ingiusta con noi, generazione X, Y o Z, tanto ero impegnata nel correre da A a B (e ritorno), sperperando il patrimonio di famiglia ed esaurendolo giusto in tempo per ritrovarmi con lauree, master, internship, traineeship, apprendistati ecc. Ora che, un po’ per caso, sono una professionista, posso impegnarmi a sperperare il mio, di patrimonio. In maniera disordinata e con allegria. Ho 28 anni, me ne mancano 40 alla pensione: ho deciso che solo tra una ventina d’anni comincerò a pensare a come procurarmene una davvero. Finora ho lavato piatti, venduto scarpe intarsiate di scarti industriali, preparato frappuccini e grafici excel, spolverato scheletri africani dell’800. Chi vuoi che me la dia una pensione?! Io non me la darei…

Nonostante un fatalismo innato, mi appassiono alla politica, soprattutto alle problematiche più lontane dal mio quotidiano, quelle più intricate il cui meccanismo mi affascina come un problema di matematica. Ma di fondo credo fortemente nell’essere umano, e nella bellezza di inventarsi una vita, al di là delle politiche del lavoro, della parità di genere, della meritocrazia. Scelgo la mobilità, sociale, lavorativa, geografica, sessuale pure, se mi va. In un verso o  in quello opposto. Ma non la scelgo per ideologia, bensì perché mi sembra rappresentativa in tutto e per tutto di ciò che è la condizione dell’uomo di oggi: nevrotico, fragile e libero.

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fonte solferino28.corriere.it

ALLA FORTEZZA DA BASSO – Lavoro, diritti e sostenibilità da domani, venerdì 25 maggio, a Firenze Terra Futura


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Lavoro, diritti e sostenibilità
da domani a Firenze Terra Futura

Si apre alla Fortezza da Basso la tre giorni dell’economia alternativa. Dibattiti, incontri e stand incentrari quest’anno sul tema dell’occupazione: “E’ ora che il sistema metta al primo posto la persona e i suoi diritti”

Lavoro, diritti e sostenibilità da domani a Firenze Terra Futura Una passata edizione di Terra Futura

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FIRENZE – Si apre domani, venerdì 25 maggio, alla Fortezza da Basso di Firenze la nona edizione di Terra Futura, mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica, promossa da Fondazione culturale Responsabilità etica per il sistema Banca Etica, Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell’economia sociale, insieme ai partner Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete e Legambiente.

Quest’anno al centro della tre giorni (la manifestazione si chiude il 27) il tema del lavoro. Fitto il calendario di incontri e dibattiti che affronteranno la questione dai molti punti di vista possibili. “Lavoro e legalità” investigherà il fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel tessuto socioeconomico e politico della Penisola, “lavoro e crisi”  metterà al centro scenari e proposte per rilanciare l’economia e l’industria in Italia, “lavoro e benessere” si interrogherà sulla necessità di andare oltre il paradigma della crescita e del Pil come unico metro di misurazione e, infine, “sviluppo sostenibile” evidenzierà le prospettive e le esperienze concrete per rendere effettiva una riconversione ecologica dell’economia.

“Si continua a parlare di spread, di andamento della borsa e di cosa servirebbe per ridare fiducia ai mercati, come se la finanza fosse più importante dell’economia reale  -  commenta Andrea Baranes, presidente della Fondazione culturale Responsabilità etica – con le istituzioni europee e internazionali che chiedono alle lavoratrici e ai lavoratori di pagare il conto della crisi. Terra Futura legge la realtà secondo un’ottica opposta e domanda, con forza, che la priorità dell’agenda politica sia il lavoro, che la finanza si ridimensioni e torni ad essere mezzo a servizio dell’economia reale, che il sistema metta al primo posto la persona e i suoi diritti nel rispetto della sostenibilità ambientale. Non è più tollerabile che il lavoro venga sacrificato sull’altare della finanza, nel suo valore di fattore di sviluppo economico ma anche sociale”.

Lunga e prestigiosa la lista degli ospiti attesi: si va da Mario Agostinelli, portavoce per il Contratto mondiale per l’energia e il clima, a Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, da Aldo Bonomi, vicepresidente di Confindustria con delega alle politiche territoriali, a Corrado Clini, ministro dell’Ambiente, da Walter Ganapini, ambientalista, a Enrico Giovannini, presidente Istat, da Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, Esther Guluma, neoeletta presidente di Fairtrade International, da Marco Revelli, sociologo a Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico. Il programma completo dell’evento può essere consultato sul sito terrafutura.it

Completano la manifestazione diverse le sezioni tematiche della vasta rassegna espositiva (con le ultime novità del settore e i progetti più innovativi) dedicate a finanza etica ed economia sostenibile, consumo critico, impegno per la pace, welfare, e solidarietà sociale, cittadinanza attiva e partecipazione, tutela dell’ambiente, energie alternative, commercio equo, agricoltura biologica, edilizia e mobilità sostenibili e turismo responsabile.

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fonte repubblica.it

NEGLI USA – «Incontri galeotti», il sito per conoscere i detenuti

Meet-An-Inmate.com Log


Lonely Inmates in the USA Seek Penpals

Negli Usa

«Incontri galeotti», il sito per conoscere i detenuti

Un portale consente a chi è dietro le sbarre di farsi conoscere fuori: e già scattano i flirt

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di Francesco Tortora

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MLANO – Un galeotto come amico di penna. E’ l’opportunità offerta da Meet-An-Inmate.com sito web che dà la possibilità di iniziare una corrispondenza ordinaria con persone detenute in decine di penitenziari americani in modo da colmare, almeno in parte, la distanza che c’è tra le persone libere e coloro che sono costretti a vivere dietro le sbarre perché colpevoli di gravi reati.

Il «social» per i detenuti Il «social» per i detenuti    Il «social» per i detenuti    Il «social» per i detenuti    Il «social» per i detenuti    Il «social» per i detenuti

I GALEOTTI – Collegandosi al sito web, l’utente può scegliere con quali detenuti costruire un dialogo: ogni galeotto cbe partecipa all’iniziativa presenta una sua foto e in 250 parole si descrive, raccontando quanti anni ha, i suoi hobby e le sue aspirazioni. Pochi, in realtà, scrivono i motivi per cui sono finiti in carcere. I detenuti descrivono anche la persona ideale con cui vorrebbero avere una corrispondenza. Come si legge nell’homepage del sito quasi tutti i detenuti sono «simpatici» e «amorevoli», hanno solo un piccolo problema: in passato hanno commesso reati. «Questi galeotti non possiedono niente – recita il sito – ma hanno tanto tempo e non aspettano altro che dialogare con voi. Sebbene siano in prigione, non è detto che queste donne e questi uomini siano cattive persone». Poi consiglia: «Bisogna trattarli con rispetto e dignità. In fondo sono esseri umani che provano emozioni e molti di loro vogliono realmente raddrizzare le loro vite»

LE PIU’ BELLE - Il sito web www.ranked.com, specializzato nello stilare le più svariate classifiche, ha recentemente pubblicato la lista delle più belle detenute presenti nei penitenziari americani e con le quali si può iniziare una corrispondenza ordinaria. A dominare la classifica è la trentatreenne Renee Bell che dichiara di essere single e in cerca di un vero uomo per costruire un’amicizia e possibilmente qualcosa di più forte. «Deve essere una persona stabile – dichiara la ragazza – un uomo pronto a prendersi la responsabilità di avere la sua donna in galera». Alle sue spalle, invece, si è piazzata Maeghan Rice, originaria dell’Arizona, che è in carcere per omicidio di secondo grado: «Ho conosciuto l’uomo sbagliato quando ero ancora troppo giovane – racconta – Adesso ne sto pagando le conseguenze. Ma sono pronta a incontrare la persona giusta». La terza classificata, Jessica McKay, in carcere per aver ucciso una persona mentre era alla guida della sua auto, non racconta molto del suo passato e preferisce soffermarsi su altro: «Ho sempre il sorriso sul mio volto e una personalità spumeggiante»

POSSIBILI TRUFFE – La maggior parte dei detenuti iscritti al sito non ha la possibilità di scrivere email o di fare chiamate telefoniche perché costano troppo. La corrispondenza ordinaria resta per loro l’unico modo per avere un contatto con il mondo esterno. Naturalmente – avverte il sito che promuove la corrispondenza con i detenuti – bisogna stare molto attenti ed evitare possibili truffe. Prima di tutto agli utenti maggiorenni che vogliono iniziare un dialogo con uno di questi galeotti è consigliato di rivolgersi al penitenziario dove i detenuti sono ospitati per conoscere che tipo di reato hanno commesso: «Alcuni sono conosciuti per aver truffato i loro compagni di penna, inviando foto false e informazioni errate sul loro conto con il solo scopo di circuire le vittime. Tuttavia la maggior parte cerca qualcosa di vero, qualcuno a cui scrivere e di cui prendersi cura».

Francesco Tortora

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fonte CorSera

VENERDI’ 4 MAGGIO – “Noi vedove per colpa della crisi”: in piazza le mogli di chi si è suicidato per i debiti

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“Noi vedove per colpa della crisi”: in piazza le mogli di chi si è suicidato per i debiti

A Bologna si ritroveranno artigiani e piccoli imprenditori per la manifestazione organizzata da Tiziana Marrone: il marito si è dato fuoco davanti all’agenzia delle entrate. “Mi hanno lasciata sola, nemmeno una parola da parte delle istituzioni”. Sarebbero 70 le persone che dall’inizio dell’anno si sono tolte la vita per problemi legati al lavoro

(leggi anche: La crisi continua ad uccidere – Un uomo si impicca, altri due si gettano nel vuoto)

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di Giovanni Stinco

02 maggio 2012

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L’ultimo caso due giorni fa: a Nuoro un imprenditore edile di 55 anni si è tolto la vita dopo essere stato costretto a chiudere l’azienda di famiglia e licenziare i suoi due figli. Il giorno prima nel leccese un altro imprenditore ha deciso di farla finita. Un colpo di pistola alla tempia dopo che la società di cui era socio era stata messa in liquidazione. “Mi sento un fallito”, ha scritto. Storie che ormai si ripetono, e che aggiungono alla lunga lista delle morti sul lavoro una nuova casistica tutta figlia della crisi che sta mettendo in ginocchio il paese. I suicidi di chi il lavoro era abituato ad offrirlo, e che ora invece si ritrova l’azienda, a cui magari aveva dedicato tutta la vita, chiusa per fallimento o schiacciata dalle cartelle esattoriali.

 La Cgia di Mestre ha contato in tutta Italia 23 imprenditori che dall’inizio dell’anno hanno deciso di togliersi la vita perché oberati dai debiti, ma altre fonti parlano di oltre 70 suicidi di piccoli e piccolissimi imprenditori oppressi dai debiti esattoriali. Storie di solitudine e ansia, che finiscono nel dramma. Storie che qualcuno ha deciso di portare in piazza, per rendere davvero pubblica quella che ormai si sta trasformando in un’emergenza nazionale, raccontata anche all’estero. Venerdì a Bologna un corteo di bandiere bianche sfilerà per ricordare gli imprenditori vittime della crisi.

Ad organizzare l’iniziativa Tiziana Marrone, moglie di Giuseppe Campaniello, l’artigiano della provincia di Bologna che lo scorso 28 marzo di fronte alla sede della commissione tributaria del fisco ha deciso di suicidarsi dandosi fuoco dentro alla propria auto. Dopo 9 giorni di agonia in ospedale Giuseppe è morto, e la moglie si è ritrovata di colpo sola e con le istituzioni che sono rimaste lontane. “Non si è fatto sentire nessuno – ha spiegato – Questa battaglia non è solo mia, è di tutti gli italiani che si trovano nella stessa condizione e soprattutto di quelle vedove e famiglie che non sanno più dove sbattere la testa per pagare questi debiti”.

“Venerdì ci sarà una lunga marcia silenziosa – spiega la cinquantenne Elisabetta Bianchi, figlia di un artigiano, che ha preso a cuore la situazione di Tiziana Marrone, sola e senza lavoro dopo la morte del marito – manifesteremo in memoria dei tanti, troppi suicidi causati da chi non cerca alcun confronto o dialogo con i contribuenti”.

In prima fila ci saranno i tanti artigiani che conoscevano Giuseppe Campaniello, e tutti quelli che ora stanno aiutando la sua famiglia. Ad aprire il corteo la foto dell’imprenditore suicida.

Assieme porteranno le loro bandiere bianche dall’ospedale di Bologna all’agenzia delle entrate. Lì davanti la moglie leggerà i nomi di tute le donne rimaste senza marito per colpa della crisi. “Manifesteremo in memoria di tutti coloro che si sono uccisi perché travolti dai debiti esattoriali, suicidi causati da chi con i contribuenti in difficoltà non vuole alcun confronto”.Per ora le adesioni hanno superato in tutta Italia quota 200, ma si prevede una partecipazione ancora più massiccia.

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fonte

LA DENUNCIA – Profughi dal Nord Africa: I Comuni non pagano più


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Profughi dal Nord Africa
I Comuni non pagano più

Il debito ammonta ora a circa 1 milione e 300mila euro. La Rete dei Comuni Solidali 1 scrive al ministro, per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione, Andrea Riccardi, per denunciare i ritardi nei pagamenti per l’accoglienza. A rischio l’esperienza di Riace e di altri Comuni calabresi. “Si rischia una nuova Rosarno”

Profughi dal Nord Africa  I Comuni non pagano più

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ROMASono mesi che lo Stato non paga i Comuni che accolgono i profughi nordafricani e ora questi rischiano di rimanere senza cibo e senza medicine. Questa è la denuncia contenuta in una lettera che la ReCoSol (Rete dei Comuni Solidali 2) ha indirizzato il 24 aprile al ministro dell’Integrazione Andrea Riccardi. ReCoSol rappresenta più di trecento comuni italiani e tra questi ci sono anche Riace e Acquaformosa, due Comuni calabresi che da anni hanno attivato un progetto per l’accoglienza dei rifugiati politici provenienti dall’Asia e dall’Africa, accoglienza che ha ripopolato borghi altrimenti abbandonati e che ha dato nuova spinta all’economia locale.

Otto i mesi di ritardo. Ma questa economia rinnovata ora rischia di essere compromessa dai ritardi nei pagamenti. Riace, il Comune che ha dato il via ai progetti di seconda accoglienza in una zona difficile come quella della Locride – tanto da suscitare l’interesse di Wim Wenders, che ha ambientato proprio a Riace il suo film “Il volo” – ospita al momento 120 rifugiati e attende da ben otto mesi i fondi dalla Protezione Civile. “Quando abbiamo offerto la nostra disponibilità ad accogliere i profughi abbiamo stipulato un accordo con la Protezione civile regionale che prevedeva un rimborso di 46 euro al giorno per persona” spiega Domenico Lucano, sindaco di Riace. “Anche se ritardi nel trasferimento dei fondi per l’accoglienza sono sempre stati frequenti, una situazione come quella attuale non si è mai verificata. I ritardi stanno mettendo a serio rischio la serena convivenza, fino a creare una grave emergenza di convivenza civile dovuta al rifiuto di continuare a far credito da parte dei fornitori di generi di prima necessità (alimentari, farmacie ecc.)”.

“Prima le cose andavano meglio”. Sia i sindaci che ReCoSol ammettono che quando i fondi erano gestiti dallo Sprar (il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) le cose andavano meglio. Con l’emergenza Nord Africa la responsabilità è passata nelle mani della Protezione Civile ma nonostante tale emergenza sia stata prorogata per tutto il 2012, le risorse non sono ancora state messe a bilancio dal Consiglio dei ministri. “Attraverso le scelte del governo” scrivono Manoccio e Lucano “si è volutamente cercato di distruggere il sistema “Asilo”, sostituendo le politiche di accoglienza e integrazione che rispondevano ai progetti Sprar a quelli altamente redditizi della protezione civile, vanificando di fatto una politica che in 10 anni aveva garantito politiche di inclusione sociale”. Il debito ammonta ora a circa 1 milione e 300mila euro. Così quella che finora è stata un’interessantissima esperienza di accoglienza e rilancio del territorio, rischia davvero di esplodere.

Il rischio di una nuova Rosarno. Ai ritardi nei pagamenti si aggiungono poi quelli relativi alle convocazioni per esaminare le domande di asilo. Ci sono rifugiati che attendono anche un anno dopo l’arrivo in Italia mentre la legge prevede che l’audizione si debba svolgere in tempi non superiori a tre mesi dalla richiesta d’asilo. Sono 1600 i richiedenti asilo dislocati in varie località della Regione e gli stessi Sindaci, hanno evidenziato come il 70% delle domande vengano respinte senza verificare le esigenze di protezione umanitaria. “In Calabria si rischiano altre Rosarno”: questo l’ammonimento che i Sindaci Lucano e Manoccio hanno scritto in un’altra lettera pubblica. “I dinieghi fanno diventare questi migranti facile preda della criminalità organizzata”.

“Una miscela esplosiva”. “Tutto ciò – aggiungono i primi cittadini – rappresenta una miscela esplosiva, della quale le forze politiche e sociali si stanno completamente disinteressando, lasciando l’onere della gestione solo ed esclusivamente agli enti gestori dei progetti. Non bisogna di certo essere degli esperti in immigrazione per capire che la situazione è a livelli di guardia e che merita attenzione soprattutto dal competente ministro dell’Integrazione che tra l’altro è un ottimo conoscitore di queste tematiche. Non vorremmo da qui a breve riempire le prime pagine nazionali per le rivolte dei migranti, dopo che un governo di pura propaganda leghista, ha distrutto un sistema di accoglienza sostituendolo con una logica di emergenza continua tanto cara all’ex sottosegretario Bertolaso.”

Una legislazione più ampia. Una spiegazione i funzionari responsabili delle domande respinte l’hanno fornita. Sono infatti da considerarsi rifugiati solamente quelli che effettivamente sono fuggiti dalla guerra in Libia e non da altri conflitti africani seppur partiti dai porti libici. La replica di ReCoSol non si è fatta attendere: “la Rete dei Comuni Solidali si unisce alla pressante richiesta avanzata al Governo Italiano dal Tavolo Asilo che in data 12 marzo 2012 ha chiesto con una nota pubblica rivolta all’Esecutivo di valutare l’opportunità di una più ampia attuazione delle norme vigenti in materia di protezione umanitaria che permetterebbe di rilasciare un permesso di soggiorno alla maggior parte delle persone arrivate dalla Libia e la concessione di un permesso di soggiorno a titolo temporaneo a quanti non hanno ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale, né la protezione umanitaria”.

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Santoro in tv, sarà ‘Servizio pubblico’ il nome della nuova trasmissione – L’APPELLO DI SANTORO: “inviatemi 10 euro”

L’APPELLO DI SANTORO: “inviatemi 10 euro”

Caricato da in data 10/ott/2011

In 1/2 h 9 ottobre 2011 – Lucia Annunziata, in apertura di puntata, manda in onda l’appello di MIchele Santoro: “non lasciateci soli, inviateci 10 euro per il servizio pubblico”. Guarda la puntata integrale su: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-6665e929-65ae-45db-b6e…

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Santoro in tv, sarà Servizio pubblico il nome della nuova trasmissione

Il conduttore: allontanare i politici dall’informazione

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ROMA – Annuncia una novità nel titolo Michele Santoro, intervenuto a 24 mattino per parlare della sua nuova trasmissione, che debutetrà il 3 novembre: «Si intitolerà Servizio pubblico, credo di sì». Non più Comizi d’amore? «La sensazione che prevale è quella di intitolarla Servizio Pubblico – ha confermato Santoro – Oggi scioglieremo questo dubbio. Servizio pubblico sta avendo un grandissimo successo, ma l’intenzione di fare un omaggio a Pasolini rimane e quindi qualcosa faremo».

Santoro ha parlato della tv in Italia, a cominciare dalla Rai: «Dirmi che non mi rivedrete più in Rai mi sembra una maledizione. Ciò che stiamo facendo è anche un atto d’amore nei confronti del servizio pubblico. L’ho detto e lo confermo, io sono della Rai ma non potevo continuare a lavorare contro la volontà del mio editore. Io non solo dovevo lavorare e fare profitti ma poi dovevo difendermi coi miei soldi dalle aggressioni che l’azienda mi faceva, usando i soldi che noi stessi avevamo portato nelle loro casse. Un paradosso insopportabile. Era uno stress psicologico enorme».

Santoro ha approfittato anche della vicenda della mancata firma con La7 per parlare di libertà di stampa: «Solo in Italia si considera la politica arbitro dell’informazione. La prima cosa da fare per rendere l’Italia un Paese normale è allontanare i politici dall’informazione. Finchè noi giornalisti non ci indigneremo per questo vuol dire che saremo in una condizione di semilibertà. Con La7 al momento dell’accordo è venuta fuori una richiesta di poter sottoporre ogni nostra azione della trasmissione a verifiche del loro ufficio legale. Questo in violazione dei contratti che tutelano l’autonomia dei giornalisti».

Al conduttore che gli ha chiesto di giudicare gli altri giornalisti che accettano le regole del gioco Santoro ha replicato: «Gli altri sono giornalisti che cercano di svolgere il loro lavoro al meglio. Io posso permettermi di ribellarmi a condizionamenti che tutti i giornalisti subiscono in Italia, sanno benissimo di subirli ma non hanno la forza di portare in piazza questi elementi universalmente noti. Ma il problema esiste, io mi posso permettere grazie alla mia popolarità e alla mia età di affrontare un’avventura diversa. Io ci provo a forzare una situazione che tutti conoscono, che non ci lascia esprimere liberamente. Io lo faccio anche per gli altri, anche coloro che accettano questa situazione».

Una battuta anche su Berlusconi, che ha definito porno-cronisti coloro che hanno raccontato le feste a Palazzo Grazioli: «Io posso fare anche a meno delle intercettazioni – ha detto Santoro – sarei un porno-cronista anche senza i materiali pornografici che Berlusconi spontaneamente fornisce alla cronaca, ma di fronte al fatto che ci sono intercettazioni di rilievo pubblico saremo costretti a pubblicarle con un atto di disobbedienza civile. Le intercettazioni sono sputtanamento? Dopo aver visto la Merkel e Sarkozy che sghignazzavano stiamo ancora a parlare di sputtanamenti? Mi sembra che siamo abbastanza sputtanati a livello mondiale».

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Lunedì 24 Ottobre 2011 – 13:17    Ultimo aggiornamento: 13:58

fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=167560&sez=HOME_INITALIA

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COSA E’ LA CRISI? LEGGETE QUESTO SAGGIO
(clicca sull’immagine per scaricare il Pdf)

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Algeria, rapita cooperante italiana. Rivendica Aqmi, l’Al Qaeda del Mali

La donna sequestrata con due spagnoli.

Algeria, rapita cooperante italiana
Rivendica Aqmi, l’Al Qaeda del Mali


fonte immagine

La Farnesina conferma: si tratta di Rossella Urru, del Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli


Rossella Urru – da Facebook


Al Qaïda nel Maghreb Islamico (AQMI) – fonte immagine

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MILANO- Una volontaria italiana, Rossella Urru, della organizzazione CISP è stata rapita nella notte tra sabato e domenica in un campi di rifugiati sarahui in Algeria. Con lei i terroristi hanno catturato anche due spagnoli Aino Fernadez Coin, membro dell’Associazione degli amici del popolo sahraui in Estremadura, e Enric Gonyalons, dell’organizzazione non governativa Munupat. Il sequestro dei tre cooperanti è stato rivendicato dall’Aqmi, l’Al Qaeda del Mali. Lo rendono noto fonti della sicurezza della sicurezza mauritana.

IL SEQUESTRO – Un gruppo di uomini armati, venuti dal Mali si è infiltrato in Algeria e ha attaccato il campo dei profughi a ovest di Tinduf, a bordo di fuoristrada. C’è stato uno scontro a fuoco e uno degli ostaggi, Enric Gonyalons, è stato ferito. Anche una delle guardie sahraui è stata colpita dagli assalitori che dopo il sequestro dei tre cooperanti sono scappati in Mali. Il governo in esilio della Rasd (Repubblica Araba Sarahui Democratica), che rivendica il territorio del Sahara Spagnolo occupato dal Marocco, ha condannato l’atto terroristico e «ha preso tute le misure per catturare i criminali».

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Massimo A. Alberizzi
http://africaexpress.corriere.it
23 ottobre 2011 14:05

fonte:  http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_23/algeria-rapita-cooperante-spagnoli_3aab6d00-fd59-11e0-aa26-262e70cd401e.shtml

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COSA E’ LA CRISI? LEGGETE QUESTO SAGGIO

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NEW JERSEY – Disoccupati, poveri e senzatetto a cena (quasi) gratis da Jon Bon Jovi: niente prezzi sul menu, «ognuno paga quel che può»

La sua Fondazione ha anche finanziato la realizzazione di case

Disoccupati, poveri e senzatetto a cena (quasi) gratis da Jon Bon Jovi

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Il rocker apre il JBJ Soul Kitchen nel New Jersey: niente prezzi sul menu, «ognuno paga quel che può»


JBJ Sould Kitchen Photo from their website(Medical Daily JBJ Sould Kitchen Website) – fonte immagine

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MILANO – Che fine ha fatto Jon Bon Jovi? Il rocker idolo degli anni ‘80 si è preso un pausa dalla musica, è sceso dal palco e assieme alla moglie ha dato vita al «JBJ Soul Kitchen» un ristorante eco-solidale. «Tutti sono i benvenuti alla nostra tavola», si legge sui grembiuli dei camerieri del locale inaugurato nei giorni scorsi nel New Jersey. Sul menu non ci sono i prezzi: chi può paga e chi non può aiuta. Il 49enne frontman dei Bon Jovi, che da anni s’impegna per i meno fortunati, si tiene però lontano dai fornelli: «a lavare i piatti sono un esperto, di cucina non capisco nulla».

Jon Bon Jovi nel suo Soul Kitchen (website)

IL MENU – Per tutte quelle famiglie finite sul lastrico, per i senzatetto e per chi non ha più un soldo in tasca è un’alternativa al cibo malsano dei fast food nell’America in crisi. In un ex carrozzeria di Red Bank, nei pressi della città natale del cantante a Sayreville, ha aperto i battenti mercoledì il Jon Bon Jovi Soul Kitchen. Cento metri quadri di officina trasformati in ristorante «paghi-quanto-puoi». Lo slogan? «Dove la speranza è deliziosa». Qui possono pranzare e cenare anche coloro non hanno soldi per saldare il conto. Infatti, chi non ha contanti può sdebitarsi facendo volontariato per la collettività. Come? Per compensare il pasto basta un’ora di lavoro per esempio nel magazzino; nell’orto; in cucina; come camerieri o lavapiatti. Ben inteso, non si tratta di una mensa dei poveri. La carta del bistrot è di prima qualità. L’offerta gastronomica comprende ricette tradizionali, rivisitate però in chiave salutista e con ingredienti naturali. Per un pasto di tre portate bastano 20 dollari (circa 15 euro), quanto serve per coprirne i costi. L’offerta a fine pasto però è libera. Sul menù troviamo insalata di barbabietola; braciole di maiale; petto di pollo; chutney di mele; salmone alla griglia; pesce gatto; maionese fatta in casa; torta di carote con glassa al limone e crema di formaggio. Tutto è «biologico, sano, genuino», ha spiegato Bon Jovi.

LAVAPIATTI - Il progetto è stato finanziato attraverso la sua fondazione Soul Foundation che negli anni ha costruito anche 260 case per i residenti in difficoltà. «In un momento dove una famiglia su cinque vive in povertà, o al di sotto, e dove un americano su sei non ha soldi per mangiare, è arrivato il momento per questo tipo di ristoranti», ha sottolineato Bon Jovi. Ciò nonostante non aspettatevi di trovare l’interprete di «Bed of Roses» dietro ai fornelli. «Lo scorso venerdì ero alla Casa Bianca, sono salito sul treno, mi sono cambiato nel bagno e sono arrivato in tempo per lavare i piatti. Sono un lavapiatti io. Davvero. Non so cucinare».

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Elmar Burchia
21 ottobre 2011 23:23

fonte:  http://www.corriere.it/cronache/11_ottobre_21/bon-jovi-ristorante-poveri_744f2da2-fbf7-11e0-a389-b44dd5e172d2.shtml

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CRISI Tagli, la protesta dei poliziotti “Chiediamo la benzina ai cittadini”

Tagli, la protesta dei poliziotti
“Chiediamo la benzina ai cittadini”


“Basta tagli”: la protesta dei poliziotti davanti a Montecitorio (Infophoto) – fonte immagine

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“Non siamo più in grado di tutelare la sicurezza”, denunciano i sindacati (quasi tutti di destra). Un bidone-salvadanaio per raccogliere i contributi e un “titolo di debito” consegnato ai sottoscrittori della “colletta”: “Obbligazione per avere maggiore legalità”. Fini: governo garantisca risorse

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di ALBERTO CUSTODERO

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Tagli, la protesta dei poliziotti "Chiediamo la benzina ai cittadini"

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ROMA“Cari cittadini, i tagli che il governo ha fatto alla benzina delle auto della polizia (ma non alle autoblu della casta politica) ci impediscono di garantire la vostra sicurezza e la vostra incolumità. Per questo oggi siamo in piazza a chiedervi una vostra donazione affinché si possano ricostituire i fondi per l’acquisto del carburante che consentirà di tutelare la vostra sicuerzza, la vostra difesa, la vosrta incolumità pubblica”. Non era mai successo, dalla storia della Repubblica, che la polizia facesse la “questua” alla popolazione per potersi finanziare il carburante delle Volanti.

Detto fatto. Stamattina i sindacati di polizia (quasi tutti di centrodestra) si sono dati appuntamento alla Camera e hanno esposto un bidone come salvadanaio per raccogliere le offerte che sperano, dice Filippo Girella dell’Ugl, arrivino anche dai deputati. Alla gente distribuiscono un clamoroso volantino intitolato “Allarme Rosso” con la grafica di un titolo di debito (“Obbligazione per avere maggiore sicuezza, legalità e sviluppo”), con tanto di codice Iban e conto postale del “Fondo assistenza Ministero dell’Interno” per chi volesse contribuire in modo più sostanzioso al risanamento del deficit del Viminale. I vertici dei sindacati sono stati ricevuti dal presidente della Camera, Gianfranco Fini.

Promotori di questa clamorosa inziativa una parte dei sindacati di polizia: l’Ugl, Sap Consap, Sappe  (area centrodestra), Siulp area centro, e Uil area centrosinistra. Insieme a loro si sono uniti anche i sindacati del Corpo Forestale dello Stato e dei Vigili del Fuoco. Assenti, come sempre, finanzieri e carabinieri che, per statuto, essendo militari, non hanno diritto di protestare.

La restante parte dei sindacati, i Funzionari di polizia, il Siap, il Coisp, e la Silp per la Cgil (indipendenti, centro e sinistra), si riuniranno oggi pomeriggio alle 15 a piazza delle 5 Lune vicino al Senato  per protestare contro la politica dei tagli di questa maggioranza, proprio nel momento in cui il ministro dell’Interno Maroni relazionerà a Palazzo Madama sui fatti di sabato, annunciando l’inasprimento delle norme antinerovestiti con la riedizione della legge Reale.

“Il governo – hanno spiegato Enzo Letizia, dell’Anfp, e Giuseppe Tiani del Coisp – per tre anni non ha fatto una reale lotta all’evasione fiscale. È ora che si assuma le sue responsabilità, e non faccia decidere la politica della sicurezza dai ragionieri. Ci domandiamo: i 660 milioni di tagli delle manovre estive e autunnali dove colpiranno: sulle assuznioni di nuovi poliziotti quando già da anni siamo in sottoorganico? Sugli straordinari? Ricordiamo che stiamo ricevendo oggi quelli del 2009. O riducendo ancora le risorse per la benzina automezzi? Dall’anno prossimo per le Alfa 159 scadono i conrtatti per le riparazioni in garanzia: chi pagherà la manutenzione? Oppure taglieranno ancora sugli affitti che in molti casi da anni non vengono pagati?”.

“Riteniamo vergognoso e inaccettabile il taglio delle risorse al comparto della sicurezza. Si sta mettendo a rischio uno dei diritti fondamentali dei cittadini, con il quale il governo si è riempito la bocca in campagna elettorale, per poi smentirsi nei fatti”. E’ quanto dichiarano, in una nota congiunta, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, presidenti di Federconsumatori e Adusbef.

“La Polizia – aggiungono – ormai non ha nemmeno i fondi per pagare il carburante delle volanti. Federconsumatori e Adusbef, che sostengono le motivazioni della protesta che ha portato gli agenti di Polizia in piazza oggi nelle città italiane, simbolicamente regaleranno loro un pieno di benzina. Crediamo che la sicurezza e la legalità – concludono Trefiletti e lannutti – non possano per nessuna ragione essere messe in secondo piano rispetto a questioni di bilancio”.

Anche Fini solidale. Nel giorno della protesta il presidente della Camera Gianfranco Fini ha chiesto all’esecutivo di garantire i fonfdi per le forze dell’ordine. Fini ha auspicato che il “governo possa reperire le risorse necessarie per garantire alle forze dell’ordine i mezzi adeguati all’adempimento dei loro doveri in materia di sicurezza e si è augurato che dal dibattito parlamentare possano giungere concreti segnali per la soluzione di queste problematiche”.

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18 ottobre 2011

fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2011/10/18/news/tagli_la_protesta_dei_poliziotti_chiediamo_la_benzina_ai_cittadini-23421794/?rss

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