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Schianto nel porto di Genova, abbattuta la torre piloti: 6 morti. Vivo un disperso

Pubblicato in data 07/mag/2013

La cronaca dell’incidente, le prime informazioni date dal Capo Ufficio Relazioni Esterne della Guardia Costiera, Filippo Marini.
Servizio di Giuseppe Malara
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I resti della Torre dei piloti sul molo di GenovaI resti della Torre dei piloti sul molo di Genova

Una nave portacontainer contro la torre

Schianto nel porto di Genova, abbattuta la torre piloti: 6 morti. Vivo un disperso

“E’ davvero difficile riuscire a spiegare cosa sia successo, perche’ la nave non doveva essere lì”, ha detto il presidente dell’Autorità portuale di Genova Luigi Merlo, che in porto segue le operazioni di ricerca dei dispersi. Aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo. Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi: subito riunione e relazione in Parlamento

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Genova, 08-05-2013

Notte di ricerche ininterrotte a Genova, dove è stato definito il bilancio, ancora provvisorio, dell’incidente avvenuto alle 23 di martedì notte. Sei i morti accertati. I feriti, tutti ricoverati in ospedale, sono quattro; quattro anche i dispersi.

Forse un’avaria al motore
Il motore della Jolly Nero potrebbe avere avuto un’avaria che le ha impedito di seguire la giusta rotta per uscire dal porto, finendo contro la torre di controllo. E’ una ipotesi su cui sta indagando la procura. “Ma al momento non siamo in grado di dare una versione ufficiale sull’accaduto”, dice il procuratore Michele Di Lecce.

Indagato il comandante della nave
E’ stato indagato di omicidio colposo il comandante della nave Jolly Nero. Secondo quanto si apprende, il comandante, interrogato in qualita’ di indagato, si è avvalso della facoltà di non rispondere. L’interrogatorio è avvenuto nella notte.

Trovato vivo un disperso
Una persona è stata ritrovata viva sotto le macerie e recuperata dai soccorritori: è un centralinista Maurizio Potenza, a riferirlo è stato il figlio dell’uomo, Federico. “E’ stato portato all’ospedale San Martino”, ha detto, spiegando che andava a raggiungerlo

Identificate due delle vittime
 Identificate due vittime dell’incidente al porto di Genova. Si tratta di Michele Robazza, 41 anni di Livorno, pilota del porto di Genova, e di Davide Morella, di 34 originario di Bisceglie, della Capitaneria di porto

Gli altri due morti sono un altro sottufficiale della Capitaneria di Porto, e un impiegato del corpo Piloti di Genova.

Un terribile schianto
Al Molo Giano si continua a lavorare per cercare di liberare la banchina da cio’ che resta della Torre di controllo del Porto, una struttura in cemento alta oltre 50 metri. Alle 23 di martedi’ e’ stata colpita in pieno, e inspiegabilmente, dalla poppa della porta container Jolly Nero, della linea Messina. E’ venuta giu’ di schianto, seppellendo tutti coloro che c’erano al suo interno, 13 persone secondo – appunto – il bilancio provvisorio reso noto dalle forze dell’ordine.

La torre, di cemento e vetro, si e’ come ”afflosciata” nelle acque nere di molo Giano. Dei quattro feriti accertati, due sono stati ricoverati in codice rosso, altri due sono in condizioni meno gravi. I quattro si sono salvati perche’ sarebbero riusciti a gettarsi in mare prima del crollo della torre.

Poche le speranze, invece, di trovare in vita i   dispersi. Sommozzatori dei vigili del fuoco hanno scandagliato il fondo del porto per tutta la notte, mentre decine di uomini del soccorso lavorano per rimuovere le macerie della torre e delle due palazzine della Capitaneria crollate dopo l’urto. Si opera anche con l’ausilio di un pontone, in condizioni difficili.

Nave sequestrata
Subito dopo l’incidente si sono recati sul posto il sindaco, Marco Doria, il prefetto, Giovanni Balsamo, il presidente dell’AP, Luigi Merlo, l’armatore, Stefano Messina. Sconvolti. ”E’ una tragedia inspiegabile” ha detto Merlo. ”Siamo senza parole, e disperati” ha aggiunto Messina. La nave e’ stata sequestrata. Secondo alcune testimonianze avrebbe avuto un’avaria ai motori, per cui era diventata ingovernabile. ”Di certo non doveva essere li”’ ha commentato Merlo. ”Una nave di quelle dimensioni non puo’ far manovra in quella zona”. Il sindaco Doria ha proclamato il lutto cittadino.

In seguito all’urto la torre si e’ inclinata di 45 gradi, e molte persone o sono rimaste intrappolate all’interno, o sono cadute in mare. ”Siamo sconvolti, una cosa cosi’ non era mai successa nell’intera storia del nostro gruppo” ha detto l’armatore, Stefano Messina, quasi piangendo. ”Siamo senza parole, disperati”. Messina e’ subito accorso in porto appena saputa la notizia. Con lui sono arrivate anche le autorita’ cittadine, a cominciare dal sindaco, Marco Doria, e dal presidente dell’Autorita’ Portuale di Genova, Luigi Merlo.

Lupi, subito riunione e relazione in Parlamento
Il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi sta partendo per Genova per una “immediata riunione operativa con autorita’ portuale, capitaneria di Porto e magistratura”. Lo ha riferito lo stesso Lupi parlando a Radio anch’io e aggiungendo che riferira’ “immediatamente” in Parlamento. Al momento, comunque, l’incidente per Lupi, che si e’ detto “vicino alle vittime e ai familiari” è “inspiegabile il mare era calmo” quindi “sembra che la cosa possa essere legata solo a una manovra errata o a una avaria”.

 Aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo
La Procura di Genova ha ovviamente aperto un’inchiesta sulla tragedia. Il sostituto procuratore della Repubblica intervenuto sull’incidente, Walter Cotugno, ha posto sotto sequestro la nave e, ancora in porto, ha interrogato il comandante. Tutte da accertare le cause. Dalle prime testimonianze raccolte, sembrerebbe che due motori si siano bloccati e che la nave sia pertanto divenuta ingovernabile. La torre e’ stata colpita dal fianco sinistro della poppa della nave, in quel momento carica di container. L’incidente e’ avvenuto al Molo Giano. Numerosissimi i mezzi dei vigili del fuoco, delle forze dell’ordine e dei soccorritori intervenuti in porto, decine le pilotine utilizzate per perlustrare il bacino alla ricerca dei dispersi: almeno tre di loro sarebbero rimasti intrappolati nell’ascensore della palazzina.

Sull’incidente in porto, la Procura di Genova ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo. Lo ha detto il procuratore capo, Michele Di Lecce, impegnato in porto. “Stiamo ascoltando diverse persone. Ci sono problemi preliminari. L’ipotesi e’ quella di omicidio colposo contro ignoti” ha detto.

Lutto cittadino
Il sindaco di Genova Marco Doria ha proclamato il lutto cittadino per l’incidente avvenuto nel porto. Le modalita sono ancora da definire e la scelta potrebbe essere quella di proclamarlo non per oggi ma per domani.

I soccorsi
Almeno una decina di sommozzatori dei Vigili del fuoco sono impegnati nelle ricerche, mentre un pontone meccanizzato è stato portato nella zona della torre crollata.
Dei quattro feriti, due sono stati ricoverati in codice rosso. Sono stati portati all’ospedale Galliera e all’ospedale Villa Scassi di Sampierdarena.

La nave
La Jolly Nero è stata spostata dal molo Giano, dove è avvenuto l’incidente dell’urto con la torre di controllo, in un altro punto del porto, per permettere ai soccorsi di intervenire.

A bordo della nave ci sarebbero state 10 persone dell’equipaggio, incolumi. La Jolly Nero fa parte della flotta della societa Ignazio Messina e ha una stazza lorda di 40.594 tonnellate e una stazza netta di 17.083 tonnellate. La sua lunghezza è di 239,26 metri.

“Inspiegabile”
L’incidente avvenuto nel porto di Genova è “difficilmente spiegabile”, sottolinea ai microfoni della tv locale Primocanale Luigi Merlo, il presidente dell’autorita portuale di Genova. “La serata – spiega – era perfetta. Non c’è mare, non c’è vento, la luminosita è perfetta. La manovra non doveva essere fatta in quell’area lì. La nave stava uscendo dal porto, si tratta di un mezzo non di enormi dimensioni. Sara l’autorita giudiziaria a indagare, al momento è difficilmente spiegabile ciò che è avvenuto”.

Crolla un palazzina
Non solo la torre piloti, ma anche tutta la palazzina adiacente di tre piani è caduta. “Stanno tutti cercando – spiega Merlo – di recuperare le persone in mare o sotto la struttura che non c’è più. La torre storica è rimasta in piedi ma la torre piloti e la struttura adiacente sono venute giù. La struttura non c’è più, si vedono solo macerie”. Nella palazzina c’erano gli alloggi del personale e gli uffici.

L’avvertimento
“Gia quando c’era vento forte l’ascensore si fermava”, racconta un operatore che ha lavorato per anni nella torre di controllo. “Non facevamo appoggiare neanche i rimorchiatori – aggiunge – perché creavano vibrazioni. Mai più ci si aspettava che una nave appoggiasse la poppa”.

I testimoni
“Intorno alle 23 ho sentito un forte rumore. Sono uscito fuori e non credevo ai miei occhi. Ho cominciato a vedere all’istante gente che usciva di corsi e mezzi che arrivavano”, è la testimonianza di una guardia giurata che lavora nel porto di Genova. “Sono andato a chiudere le finestre e mi sono accorto della nave attaccata alla banchina”, racconta Gian Enzo Duci, presidente degli Agenti marittimi. “Poi guardando meglio mi sono reso conto dell’accaduto. Poi un sms di una persona che stava su un rimorchiatore. Temo di conoscere le persone disperse e decedute. Sono molto scosso. Non so come sia successo”, aggiunge. “Ero in servizio qui al molo Giano quando ho sentito lo schianto. Il tempo di fare il giro e tornare indietro e ho visto. Subito abbiamo pensato che fosse qualche nave che si era scontrata. Torno indietro e non vedo pi· la torre pilota. Mi affiaccio e vedo tutte macerie e questa nave che si era allontanata”, racconta Girolamo Cuomo, operatore del porto di Genova.

Le possibili cause
Difficile individuare la causa della tragedia. In collegamento con Primocanale, l’ex comandante Rossano, pilota in pensione che ha lavorato al porto di Genova, con 33 anni di servizio alle spalle, avanza l’ipotesi di una avaria: “Se c’è una avaria al timone – spiega – può succedere una simile tragedia. Anziché accostare a dritta, lasciando il porto nuovo, la nave è andata dritta e ha picchiato contro la torre. Una piccola nave aveva gia toccato l’ala nordovest degli uffici della torre, una cabina a mezzo piano. Si tratta di un incidente in cui la macchina ha avuto un black out”.

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fonte rainews24.it

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GENOVA – Una nave abbatte la torre dei piloti. Tre morti, 6 feriti e almeno 4 dispersi

Genova, l'incidente in porto
Le prime immagini del grave incidente nel porto di Genova: la nave Jolly Nero ha abbattuto la torre dei piloti. Morti, feriti e dispersi. Nell’immagine, la scala esterna della torre rimasta ancora in piedi mentre la torre si è completamente abbattuta (foto di Andrea Leoni)

Una nave abbatte la torre dei piloti
Tre morti, 6 feriti e almeno 4 dispersi

Una nave è finita contro la torre controllo del porto di Genova. Il bilancio delle vittime è ancora incerto. Gravi i feriti trasportati in ospedale. Interogato il comandante della Jolly Nero: forse un guasto ad un motore la causa della disgrazia

Una nave abbatte la torre dei piloti Tre morti, 6 feriti e almeno 4 dispersi

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La torre di controllo del porto di Genova è stata abbattuta da una portacontainer che ha speronato il grattacielo di cemento e vetro alto 54 metri. L’incidente si è verificato poco dopo le 23. La nave Jolly Nero della linea Messina stava uscendo dal porto accompagnata da una ‘pilotina’, la piccola imbarcazione che segue i mercantili quando manovrano nello scalo.

Secondo una prima ricostruzione dell’incidente, uno dei motori della portacontainer si è bloccato improvvisamente costringendo la nave a sbandare verso terra. La parte poppiera del mercantile ha urtato violentemente contro la torre dei piloti  che si è abbattuta su una palazzina vicina sbriciolandosi in tonnellate di detriti.

Il bilancio, ancora provvisorio, parla di tre morti, tra cui una donna, due militari della Capitaneria di porto ed un pilota, quattro feriti, di cui 2 non in pericolo di vita, ma ci sono ancora almeno 4 dispersi per i quali, più passano le ore, più le speranze di ritrovarli in vita diminuiscono. Così ha riassunto il portavoce della Capitaneria, ma il presidente dell’Autorità portuale Luigi Merlo ha parlato invece di sette dispersi, sei militari della guardia Costiera e un dipendenti dei Rimorchiatori.

Non è chiaro se i dispersi siano rimasti intrappolati nell’ascensore della palazzina o se siano finiti in mare. Cani addestrati per la ricerca delle vttime dei terremoti, fiutano le macerie per rintracciare possibili sopravvissuti. I feriti sono stati trasportati dal 118 in due ospedali della città, al Galliera e a Villa Scassi, a Sampierdarena. Due di loro non sono in pericolo di vita, uno è stato sottoposto ad intervento chirurgico, un altro ha raggiunto il pronto soccorso in ipotermia perché l’urto della nave contro la torre lo ha sbalzato in mare.

La procura di Genova ha aperto un’inchiesta sull’incidente. La nave è stata posta sotto sequestro e il comandante viene ora interrogato dal magistrato di turno, Walter Cutugno che si è recato in porto per raccogliere le prime informazioni. Il sindaco Marco Doria, raggiunto il porto, ha annunciato che nel giorno dei funerali delle vittime proclamerà il lutto cittadino.

“Ho sentito un fracasso terribile e sono uscito dal mio gabbiotto”, dice Roberto, l’addetto all’ingresso di molo Giano, 200 metri dal disastro. “Ho visto una cosa incredibile: la torre dei piloti era inclinata, la nave c’era finita contro e l’aveva abbattuta. Mi sono attaccato al telefono e ho chiamato la centrale operativa. I soccorsi sono stati immediati”.

La nave che ha investito la torre di controllo dei piloti, la Jolly Nero della società ‘Ignazio Messina’, ha un dislocamento di 40.594 tonnellate; è lunga 239 metri e ha una larghezza di 30 metri (scheda): era diretta a Napoli e avrebbe poi fatto rotta per Port Said, in Egitto.
(07 maggio 2013)

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APPROFONDIMENTI

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fonte genova.repubblica.it

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SEMPRE COLPI ACCIDENTALI? – Fratelli giocano a nascondino in casa. Spara alla sorellina di sei anni: è grave

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fonte immagine gawker.com

Nuova tragedia in Usa

Fratelli giocano a nascondino in casa
Spara alla sorellina di sei anni: è grave

L’incidente in Florida. Erano soli in casa

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fonte immagine usnews.nbcnews.com

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Nuova tragedia causata dalle armi negli Stati Uniti: una bimba di sei anni è in gravi condizioni perchè suo fratello di 13 anni le ha sparato mentre giocavano a nascondino. L’incidente è avvenuto in una cittadina della Florida, vicino a Fort Lauderdale.

COLPO ACCIDENTALE – I detective ritengono che il colpo sia partito accidentalmente, ma stanno ancora cercando di definire esattamente come il ragazzino sia venuto in possesso della pistola. In quel momento, ha detto il portavoce dello sceriffo locale, i due bambini erano soli in casa. La loro vicenda ricorda l’incidente di pochi giorni fa, accaduta in Kentucky, dove un bambino di 5 anni ha ucciso la sorellina di 2 anni con un fucile calibro 22 progettato specificatamente per bambini, arma che gli era stata regalata dai genitori per il suo compleanno e con la quale giocava abitualmente.

Redazione Online

5 maggio 2013 (modifica il 6 maggio 2013)

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fonte corriere.it

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SONO 610 – Bangladesh, sale il bilancio dei morti dopo il crollo a Dacca

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(© Ansa) Il corpo di una donna intrappolato sotto le macerie

Bangladesh, sale il bilancio dei morti dopo il crollo a Dacca

Corpi rinvenuti in decomposizione. L’architetto del Rana Plaza: «Doveva ospitare uffici»

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Non si ferma il bilancio dei morti nel crollo del 24 aprile in Bangladesh.
I morti sono saliti a 610 dai 547 di venerdì 3 maggio. I corpi, ha riferito il luogotenente dell’esercito Imran Khan, vengono rinvenuti in stato di decomposizione, per cui risultano difficili le identificazioni. Il bilancio sembra destinato a salire.
Si tratta probabilmente del peggiore incidente mai avvenuto nella storia dell’industria di abbigliamento non solo in Bangladesh, ma nel mondo. Nel palazzo caduto a Dacca avevano sede almeno cinque fabbriche tessili.

PROGETTO ORIGINALE. Il «Rana Plaza», ha spiegato Massud Reza, l’architetto e professore universitario che ha firmato il progetto, «era stato ideato per ospitare un centro commerciale e degli uffici, non delle fabbriche tessili» e «il progetto originale prevedeva uno stabile di sei piani, compreso il seminterrato e centri commerciali sui primi tre livelli e il resto dedicato agli uffici. Mai si era parlato di nove o 10 livelli». «Addolorato ed angosciato» per la tragedia che ha colpito centinaia di lavoratori a Dacca, l’architetto 42enne ha voluto chiarire che il progetto originale dell’edificio (risale al 2004), non prevedeva la costruzione di uno stabile idoneo a sostenere pesi imponenti come macchinari tessili e generatori. «Quando abbiamo progettato l’edificio, il proprietario e l’immobiliarista non ci hanno mai detto che i piani del palazzo erano destinati a laboratori di creazione di abbigliamento».

AFFARI E LICENZA. L’industria dell’abbigliamento in Bangladesh ha un giro d’affari di 20 miliardi di dollari all’anno, costituendo circa l’80% delle esportazioni del Paese. Il palazzo di nove piani che ospitava negozi e laboratori tessili a Savar, città-satellite alla periferia Nord Ovest della capitale Dacca, si è accortocciato su se stesso il 24 aprile. Nel palazzo si trovavano circa 3 mila persone, la maggior parte impiegate in cinque fabbriche d’indumenti a basso costo per i colossi stranieri delle vendite al dettaglio.

Domenica, 05 Maggio 2013

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fonte lettera43.it

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E’ morta Agnese Borsellino

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fonte immagine facebook.com

E’ morta Agnese Borsellino

La moglie del giudice ucciso dalla mafia, nella strage di via D’Amelio nel ’92, era da tempo malata. Crocetta: “Ricorderò di lei la sua consapevolezza delle ingiustizie profonde della società”. Il cognato Salvatore: “E’ andata a raggiungere Paolo, adesso saprà la verità”

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PALERMOÈ morta Agnese Piraino Leto, moglie del giudice Paolo Borsellino, assassinato dalla mafia il 19 luglio del 1992. Era malata da tempo. Ne dà notizia il governatore siciliano, Rosario Crocetta. “Con dolore vero sincero e immenso apprendo la notizia della morte di Agnese Borsellino, donna di singolare esempio di attaccamento e fedeltà alle istituzioni, di grande coraggio e grande forza – dice Crocetta – L’ho incontrata circa tre settimane fa, in ospedale: la lucidità delle sue idee, la determinazione nel condurre una battaglia di giustizia, la voglia di verità contrastava con le condizioni del suo corpo indebolito dalla malattia, vissuta con consapevolezza e dignità”.

“È morta una grande donna – aggiunge il Governatore siciliano -, un’eroina delle istituzioni che ha vissuto una delle tragedie più grandi che una persona possa vivere. Ricorderò sempre il sorriso della signora Agnese, la sua tranquillità e la sua consapevolezza delle ingiustizie profonde che ci sono nella società siciliana e italiana: la lotta alla mafia come valore da perseguire, come lotta per la libertà. L’idea che la nostra vita ha un senso soltanto se è coerente con i valori”.

“Abbiamo parlato oltre 2 ore l’ultima volta e avrei voluto farlo ancora. Lo farò oggi portandole un fiore, con la promessa di cercare di seguire il suo esempio e quello del nostro Paolo, una donna e un uomo che appartengono a tutti coloro che vogliono credere nella giustizia”.

“Le saremo sempre vicini signora Agnese, così come saremo accanto ai suoi figli, in questo momento difficile di sofferenza, di dolore, consapevoli di avere accanto a loro una grande madre e un grande padre che li guardano dal cielo”, conclude Crocetta. La Regione siciliana parteciperà col proprio gonfalone ai funerali che si terranno domani mattina a Palermo.

L’annuncio del fratello di Paolo, Salvatore Borsellino su Facebbok: “E’ morta Agnese. E’ andata a raggiungere Paolo. Adesso saprà la verità sulla sua morte”.

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fonte lasicilia.it

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FEMMINICIDIO, LETTERA APERTA – Josefa Idem, la violenza si elimina occupandosi di chi la perpetra

http://www.ilrestodelcarlino.it/data/images/gallery/2013/56088/ngharhra.JPG
Bologna, 8 marzo 2013 – Una ad una sono cadute a terra come le 124 donne uccise nel 2012 (15 in Emilia-Romagna) da mariti, fidanzati, ex fidanzati e altri uomini violenti – fonte ilrestodelcarlino.it

Josefa Idem, la violenza si elimina occupandosi di chi la perpetra

di Mario De Maglie

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http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/themes/carrington-blog/img/autori/NSomma-thumb.jpg?adf349

di | 5 maggio 2013

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Gentile ministra Josefa Idem,

siamo a venticinque! Venticinque donne che, nei primi quattro mesi del 2013, hanno trovato la morte per mano di un uomo. I numeri sono importanti, ma relativi, anche una sola donna uccisa sarebbe una cifra enorme! La dignità e la vita di un essere umano non possono essere contenute in un numero.

Lei fa parte di un nuovo governo, ma le chiedo se è davvero disposta ad andare oltre le vecchie dichiarazioni. Tutti scandalizzati e indignati in politica, ma i centri antiviolenza continuano a far fatica a tenere operativi i loro servizi perché non ci sono fondi.

Le scrivo in quanto ritengo sia necessario occuparsi anche, se non in primis, di loro: gli uomini che le violenze sulle donne le compiono. Una vittima che subisce una violenza va aiutata e supportata, ma non possiamo non prendere in considerazione anche lui. Possiamo pensare che sia un mostro, un criminale, ma sarebbe troppo facile, troppo sbrigativo, se lo facciamo siamo complici della sua insofferenza e la sua insofferenza si trasforma in violenza. Lui ha la sua storia, le sue difficoltà, le sue incapacità, a volte, è lui stesso ad aver subito o a subire delle violenze e, a volte, è possibile aiutarlo a cambiare il suo comportamento.

Gentile ministra sono tre anni e mezzo che lavoro come coordinatore al Centro di Ascolto Uomini Maltrattanti di Firenze, prima Associazione in Italia ad occuparsi della presa in carico degli uomini autori di comportamenti violenti affinché il maltrattamento in atto venga interrotto, ho parlato con decine di uomini che hanno leso la dignità delle loro compagne e le assicuro che ho potuto rilevare l’utilità del nostro lavoro in molte situazioni.

Certo fa rabbia che un uomo picchi una donna o un bambino, ma possiamo scegliere se utilizzare l’energia che dà questa rabbia per condannare il fenomeno oppure per comprenderlo. Nella mia personale esperienza è attraverso la comprensione che aiuto gli uomini a interrompere i comportamenti violenti e mai attraverso la condanna.

L’ho ascoltata in una intervista al Tg3 che parlava di creare una task force che si occupi della violenza di genere, cosa sicuramente positiva, ma si affretti perché ogni due giorni di ritardo costano la vita ad una donna e anche la vita dell’uomo che l’ha uccisa non sarà più la stessa.

Fate ciò che è necessario: tutelate le vittime, ma la violenza la si elimina occupandosi di chi ne è autore.

Infine un invito, non so se lei leggerà mai questo post, mi avvalgo semplicemente della capacità di diffusione e di visibilità che mi può dare questo blog: venga a trovarci, venga a conoscere il nostro lavoro o comunque interagiamo, conosciamoci perché come lei ha giustamente detto: “la prima cosa da fare è conoscere il fenomeno a fondo”. Sinceramente spero che potranno arrivarle, in qualche modo, le mie parole e che possano farle da stimolo per ulteriori riflessioni.

Cordialmente la saluto e ci auguro un buon lavoro per un obiettivo comune, Mario De Maglie.

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fonte ilfattoquotidiano.it

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Boldrini: stop violenza sulle donne anche sul web. E la Idem assicura: task-force anti-femminicidio

http://musicafil.files.wordpress.com/2012/11/femminicidio-3.jpg?w=479
fonte immagine reset-italia.net

Boldrini: stop violenza sulle donne anche sul web.
E la Idem assicura: task-force anti-femminicidio

Il tweet del presidente della Camera: “L’obiettivo è arginare gli abusi, pure sulla rete. Grazie per la solidarietà, ma non ho mai parlato di anarchia o di una nuova legge per internet”. Il ministro per le Pari Opportunità annuncia un fronte comune, in difesa del sesso femminile

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“Obiettivo è arginare la violenza contro le donne, anche in rete”. E’ quanto scrive, sul proprio profilo twitter il presidente della Camera Laura Boldrini che sulle polemiche sollevate da un’intervista rilasciata a Repubblica, in cui denuncia le minacce ricevute via web, precisa: “Grazie per la solidarietà. Ma non ho mai parlato di anarchia o di una nuova legge per il web. Nell’intervista intendevo aprire un confronto sulla violenza contro le donne, che si manifesta anche attraverso internet. Un raffronto può servire. La pedopornografia, in rete, è seguita e perseguita con attenzione e preoccupazione. Quello che di sconcio accade contro le donne è, invece, spesso sottovalutato e ridotto a goliardata machista. E’ un problema che deve riguardare tutti. Sono certa – conclude Boldrini – che saprà condividerlo anche chi ha giustamente a cuore la libertà della rete”.

Dichiarazioni che seguono l’annuncio del ministro per le Pari Opportunità, Josefa Idem. “Il femminicidio è un fenomeno inaccettabile”, ha detto Idem ai microfoni del tg3. “Perciò intendiamo costituire un osservatorio nazionale che studi la violenza di genere per capire meglio che fenomeno dobbiamo combattere”. Una task force per contrastare gli abusi sulle donne. Che vede in prima linea tre ministeri: Pari Opportunità, Giustizia e Interni. Insieme, in difesa del sesso femminile.

Così, quella di Josefa, si prospetta un’entrata in scena carica d’energia. Con una carrellata di misure eccezionali. Un pugno di ferro considerato necessario dopo l’escalation di violenze. Sono tre gli omicidi in sole 24 ore: il primo, il 2 maggio scorso, della dicianovenne Ilaria Leone uccisa a Livorno dopo un tentativo di stupro; poi Alessandra Iacullo, trovata in un lago di sangue tra Ostia e Acilia sul litorale romano; e Chiara Di Vita, 27 anni.

A favore di una linea dura anche il ministro per l’integrazione, Cecile Kyenge che ha dichiarato: “Bisogna ricordare che nel 2012 sono state uccise 150 donne. E’ necessario promuovere una legge contro la violenza sulle donne e le politiche di genere. Serve un cambio culturale”. (04 maggio 2013)

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APPROFONDIMENTI

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fonte repubblica.it

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Operaio licenziato si suicida. La famiglia: colpa dello Stato

http://www.ilmattino.it/MsgrNews/MED/20130503_carrano.jpg
fonte immagine ilmattino.it

Operaio licenziato si suicida. La famiglia: colpa dello Stato

Manifesti affissi dai parenti nel Salernitano

02 maggio, 22:43

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NAPOLI  – ”Da parte della famiglia Carrano: tutto questo a causa dello Stato. Grazie”: lo hanno scritto sui manifesti mortuari i familiari dell’operaio Nicola Carrano, di 62 anni, che si e’ impiccato oggi ad Albanella (Salerno).

I manifesti sono stati affissi in paese dai familiari che, dalla lettera, si sono convinti che l’uomo si e’ suicidato a causa della mancanza di lavoro. Nicola Carrano era stato licenziato dalla ditta di calcestruzzi per la quale lavorava che era stata costretta a ridurre il personale a causa della crisi ed era poi fallita.

L’uomo, specializzato nella guida di betoniere, aveva cercato un nuovo lavoro, ma senza risultati. Da qualche tempo faceva piccoli lavori nel settore edile in vari cantieri, ma sempre in maniera saltuaria. Di recente era stato sottoposto a un intervento chirurgico e si era progressivamente chiuso in se stesso. Carrano era spostato e aveva tre figli. I funerali saranno celebrati domani a Matinella di Albanella.

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fonte ansa.it

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La fame uccide 260.000 persone in Somalia, la metà sono bambini / VIDEO: UN says Somalia famine killed nearly 260,000

UN says Somalia famine killed nearly 260,000


AlJazeeraEnglish AlJazeeraEnglish

Pubblicato in data 02/mag/2013

More than 250,000 people died in a famine in Somalia that ended in February, 2012, and half of them were children.
The figure released by the UN is almost double the previous estimate of deaths.
Aid agencies say thousands of people died needlessly, because the international community was slow to respond.

Al Jazeera’s Peter Greste reports.

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Somalia, strage di bambini per fameSomalia, strage di bambini per fame

Nel Sud Shabab vietano ingresso aiuti

La fame uccide 260.000 persone in Somalia, la metà sono bambini

La carestia che ha colpito il paese nordafricano ha provocato circa 260.000 morti, meta’ dei quali bambini sotto i 5 anni, soprattutto nel sud del paese. Un numero di vittime nettamente superiore ai 220.000 della carestia del 1992

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Roma, 02-05-2013

La fame si conferma il peggior nemico della Somalia. La carestia che ha colpito il paese nordafricano tra il 2010 e il 2012 ha provocato circa 260.000 morti, meta’ dei quali bambini sotto i 5 anni, soprattutto nel sud del paese dove gli integralisti islamici Shabab negano l’accesso ai principali operatori umanitari. Un numero di vittime nettamente superiore ai 220.000 della carestia del 1992.

I dati sono contenuti in un rapporto della Fao (l’agenzia Onu per l’alimentazione) e della Famine Early Warning Systems Network, finanziata dagli Usa. In base a questa “prima stima scientifica” della crisi, “il 4,6 per cento della popolazione totale e il 10 per cento dei bambini di meno di cinque anni sono morti nel sud e nel centro della Somalia” e nelle regioni piu’ colpite i bambini morti sono arrivati al 18 per cento. Questa carestia, come le altre che ciclicamente affliggono la Somalia, e’ stata causata dalla siccita’ ma e’ anche il frutto di piu’ di vent’anni di guerra civile – e di altri dieci di lotta ad al Qaida – che hanno devastato il paese, rendendolo uno dei luoghi piu’ pericolosi al mondo anche per gli operatori umanitari.

Lo scorso settembre, dopo otto anni di transizione, un governo sostenuto dalle Nazioni Unite e’ salito al potere portando un po’ di stabilita’ e sicurezza in alcune aree, costringendo gli Shabab (i militanti islamici integralisti legati ad al Qaida) ad arretrare nelle regioni meridionali. La maggior parte delle aree colpite dalla carestia era proprio sotto il loro controllo e la crisi e’ stata aggravata dal loro divieto di far entrare la maggior parte delle agenzie umanitarie straniere.

Il dossier carestia irrompera’ certamente anche alla conferenza internazionale sulla Somalia in programma il 7 maggio a Londra, che tra l’altro rappresenta il primo impegno all’estero del neoministro degli Esteri Emma Bonino. I donatori dovranno esaminare le misure piu’ opportune per sostenere i progressi realizzati finora dal governo somalo. E la crisi alimentare non potra’ passare in secondo piano rispetto alla guerra agli Shabab.

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fonte rainews24.it

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Usa, bimbo di 5 anni uccide la sorellina con un fucile / 5-year-old Ky. boy kills 2-year-old sister with his rifle

Una fiera di armi a Stamford, Connecticut

Usa, bimbo di 5 anni uccide la sorellina con un fucile

Tragedia in Kentucky. L’arma, progettata per minori, gli era stata regalata lo scorso anno. La vittima aveva due anni

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Nuovo, incredibile dramma delle armi in America. In Kentucky, un bambino di 5 anni ha ucciso la sorellina di 2 anni con un fucile calibro 22 progettato specificatamente per bambini che gli era stato regalato lo scorso anno e con cui giocava abitualmente.

La madre dei bambini si trovava in veranda quando ha udito lo sparo e si é precipitata in casa, trovandosi di fronte all’orrore. Secondo il medico legale Gary White, intervistato dal giornale locale The Lexington Herald-Leader, si è trattato di un incidente.

La polizia ha riferito che la bambina, Caroline Starks, è stata trasportata in ospedale, dove è stata dichiarata morta. L’arma con cui il bambino ha ucciso la sorellina è un fucile della Crickett dalle dimensioni ridotte progettato apposta per i bambini. Un regalo ricevuto l’anno scorso e conservato in un angolo di una stanza. «I genitori non sapevano che ci fossero ancora munizioni dentro», ha detto il medico legale, riportando le parole della madre.

“My first rifle”, “Il mio primo fucile”, è lo slogan che la Crickett, la casa produttrice del fucile specializzata in armi per bambini, utilizza sul suo sito web. Il fucile calibro 22, oltre ad avere le dimensioni adatte per essere imbracciato dai più piccoli, è prodotto in vari colori, tra cui il rosa per le bambine. Le foto sul sito ritraggono giovanissimi intenti a prendere la mira e sparare, alcuni sotto gli occhi fieri dei genitori. La battaglia anti-armi del presidente Barack Obama è lungi dall’essere vinta.

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fonte lastampa.it

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http://media.washtimes.com/media/image/2013/05/01/crickett_s640x385.jpg?526caf6031d77ac66f737fb297ef3e3f80d2d6aa

5-year-old Ky. boy kills 2-year-old sister with his rifle

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By Associated Press
Wednesday, May 1, 2013

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BURKESVILLE, Ky. — A 5-year-old boy accidentally shot his 2-year-old sister to death in rural southern Kentucky with a rifle he had received as a gift last year, authorities said.

The children’s mother was home at the time of the shooting Tuesday afternoon but had stepped on to the porch for “no more than three minutes,” Cumberland County Coroner Gary White told WKYT-TV.


SPECIAL COVERAGE: Second Amendment and Gun Control


White told the Lexington Herald-Leader the boy received the .22-caliber rifle as a gift. He said the rifle was kept in a corner and the family didn’t realize a bullet was left inside it.

“It’s a Crickett,” White said, referring to a company that specifically makes guns, clothes and books for children. “It’s a little rifle for a kid. … The little boy’s used to shooting the little gun.”

White said the shooting was an accident.

It wasn’t immediately clear who gave the boy the gun or exactly what led up to the shooting. White did not return a telephone call from The Associated Press on Wednesday.

State police said in a brief news release the shooting occurred when the boy was “playing” with the rifle, but did not elaborate.

It is not clear whether any charges will be filed, said Kentucky State Police spokesman Trooper Billy Gregory.

“I think it’s too early to say whether there will or won’t be,” Gregory said Wednesday.

Keystone Sporting Arms, based in Milton, Penn., produced 60,000 Crickett and Chipmunk rifles in 2008, according to its website. It also makes guns for adults, but most of its products are geared toward children.

The company’s slogan is “my first rifle” and its website has a “Kids Corner” section where pictures of young boys and girls are displayed, most of them showing the children at shooting ranges and on bird and deer hunts. The smaller rifles are sold with a mount to use at a shooting range.

“The goal of KSA is to instill gun safety in the minds of youth shooters and encourage them to gain the knowledge and respect that hunting and shooting activities require and deserve,” the website said.

No one at the company answered the phone Wednesday.

According to its website, Bill McNeal and his son Steve McNeal decided to make guns for young shooters in the mid-1990s and opened Keystone in 1996 with just four employees, producing 4,000 rifles that year. It now employs about 70 people.

Burkesville sits near the Tennessee-Kentucky state line along the Cumberland River, among the foothills of the Appalachian Mountains. The small city is about 90 miles northeast of Nashville, Tenn.

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