Archive | febbraio 2007

LORO CI ASPETTANO ( MONTE SERRA)

Sabato 3 Marzo ricorrerà l’Anniversario, il trentesimo per l’esattezza (3 Marzo 1977), della Strage del Monte Serra, dove persero la vita 38 Cadetti della Marina Militare Italiana.

L’appuntamento è a Calci alla Pieve, intorno alle ore 8,30

Dopo la Messa ( ore 9,00) i partecipanti si trasferiranno al Sacrario dove verranno deposte le corone d’alloro e si terrà il Silenzio d’Ordinanza (e di dovere, non per tacere ma per rispettare il dolore dei vivi).

In caso di maltempo (pregasi portare l’ombrello) la deposizione delle corone avverrà presso la

Cappella dell’Accademia Navale di Livorno.


Cerchiamo di non mancare


…]Ecco perchè devi comprendere quanto sia giusto che tu sia punito se cederai l’arma, se non per le condizioni previste di una ispezione, e secondo le procedure già fissate per questa evenienza. Tu infatti, come ogni altro militare, come la stessa Arma, come ogni funzione dello Stato, dovrai sempre essere pronto a lasciare verificare, da quanti ne hanno la autorità, che i compiti a te affidati siano svolti con correttezza e sicurezza. Dimostrando tuttavia che non abbandonerai, neppure ad una dichiarata volontà di ispezione, per sola paura e sudditanza, ciò che ti è stato affidato. Dovrai essere garantito che chi sta chiedendo quella ispezione ne abbia la facoltà e voglia farlo per accertarsi solo della correttezza e sicurezza del tuo modo di assolvere i compiti affidati.

Ma c’è ancora qualcosa di più profondo che purtroppo continuano a non insegnarvi più. Ed è il perchè la ispezione all’arma sia così fiscale, soprattutto per la sua pulizia. Vi dicono che l’arma deve essere sempre pulita. Soprattutto all’interno, che infatti ogni ispettore vorrà trovare lucido ed oliato come uno specchio. Ed è giusto, così. Dopo ogni esercitazione la preoccupazione di pulire l’arma dovrà sempre venire prima della vostra cura personale. Ed è giusto così. Nessuno si lascerà ingannare dalla lucentezza esterna dell’arma, tutti ti chiederanno di ispezionarla all’interno, nei suoi meccanismi; e ti riterranno punibile se troveranno un solo granello di polvere. Ed è giusto così.

Perchè? Perchè se l’arma fosse tenuta sporca potrebbe non funzionare, non rispondere, proprio quando fosse necessario usarla per quel compito fondamentale di sicurezza della Nazione che ti è affidato. E’ per quel giorno e quel momento in cui tu fossi chiamato ad usarla, anche non venisse mai che tu devi imparare a tenerla pulita sempre. Senza mai stancarti, e Dio non voglia senza mai sperare che l’attesa finisca e desiderare davvero di usarla. Certo, sarà anche per la tua salvezza personale, ma tu sai che questo aspetto non è il vero, il solo o il primo obiettivo, perchè sai coscientemente che sarà proprio la tua vita ad essere stata messa in gioco, quel giorno, per garantire la sicurezza dei cittadini del tuo Paese. La salvezza della tua vita deve essere solo una speranza, una possibilità, che non deve diventare tuttavia una esigenza, altrimenti diverrà preminente ed assoluta rispetto alla sicurezza del popolo e del Paese, e si arrenderà di fronte al primo vero pericolo, tradendo ogni impegno ed ogni giuramento di fedeltà. Puoi allora capire, e non puoi fingere nascondendoti dietro gli sciocchi formalismi che stanno rovinando la nostra professione, che anche se sei solo un allievo – nemmeno un vero soldato – a te, già da ora, è affidato un futuro di sicurezza per il tuo paese. E’ dunque l’Arma stessa [la Aeronautica] che è affidata a te, per garantire quella sicurezza del Paese.

Non ti è lecito abbandonarla in mano ad altri, anche fossero superiori minacciosi e spocchiosi, ma che violassero i criteri fissati per la sicurezza. Essi non hanno il grado e la funzione per dominarla, quest’Arma con i suoi uomini, ma per servirla con onore al servizio esclusivo del Paese. E non ti è lecito dunque consentire mai che essa sia sporca dentro, sporcata da te o da altri. Non scandalizzarti tuttavia di trovarla sporca, perchè è lo stesso uso anche solo addestrativo di qualsiasi strumento che lascia tracce di impurità. Ma il giorno che essa dovesse essere impiegata per la difesa e la sicurezza di questo popolo, se tu avessi lasciato che essa rimanesse sporca, l’Arma potrebbe non rispondere. Potrebbe fallire.

Non fidarti allora di coloro che la lucidano a specchio all’esterno, e non lasciano che siano ispezionate a fondo anche le pieghe rigate della sua canna. Essi la perderanno questa Arma Aeronautica cui sembrano così attaccati, rendendola e lasciandola sporca, quindi inefficace ed inaffidabile. In una parola inutile. E tutto questo solo per meschini interessi di carriera e di potere. Allora sì che morire da militari sarà una cosa sciocca ed insignificante.

Non è più bello sapere che tu, giovane allievo, sei responsabile di tutta l’Arma, e attraverso di essa del futuro di sicurezza del tuo Paese, piuttosto che vivere questa subordinazione passiva che aspetta sordamente il giorno in cui potrà scatenarsi a sua volta come dominio sui sottoposti? Non lasciare che nessuno la sporchi quest’Arma, figliolo.”


Per maggiori informazioni sulla storia: http://calinde.ilcannocchiale.it/ gennaio, pagine 9 e 6
http://www.cadutimonteserra.it/ (se riuscite ad aprirlo… io no!)

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E ORA, QUALE SINISTRA?

“Il mio pessimismo mi spinge a vedere un futuro nero, intollerabile a uno sguardo umanistico, dominato da un neo-imperialismo dalle forme in realtà imprevedibili.”

(P.P.P., Vie Nuove, 15/10/1964)

“Ho visto alla televisione per qualche istante la sala in cui erano riuniti in consiglio i potenti democristiani che da circa trent’anni ci governano. Dalle bocche di quei vecchi uomini, ossessivamente uguali a se stessi, non usciva una sola parola che avesse qualche relazione con ciò che noi viviamo e conosciamo. Sembravano dei ricoverati che da trent’anni abitassero un universo concentrazionario: c’era qualcosa di morto anche nella loro stessa autorità, il cui sentimento, comunque, spirava ancora dai loro corpi.”

(P.P.P., 18/02/1975: articolo per il Corriere della Sera dal titolo Gli insostituibili Nixon italiani)

“Nessun centralismo fascista è riuscito a fare ciò che ha fatto il centralismo della civiltà dei consumi. Il fascismo proponeva un modello, reazionario e monumentale, che però restava lettera morta. Le varie culture particolari (contadine, sottoproletarie, operaie) continuavano imperturbabili a uniformarsi ai loro antichi modelli: la repressione si limitava ad ottenere la loro adesione a parole. Oggi, al contrario, l’adesione ai modelli imposti dal Centro, è totale e incondizionata. I modelli culturali reali sono rinnegati. L’abiura è compiuta.”

(P.P.P., Scritti corsari, Milano, Garzanti 1975)

“L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo.”

(P.P.P., Vie Nuove n. 36, 6 settembre 1962)

“[…] il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l’omologazione brutalmente totalitaria del mondo.”

(P.P.P., Scritti corsari, cit.)

Pasolini è morto, Gaber pure… entrambi inascolati. Nemo profeta in patria?

Vi ricordo che la discussione su “che fare, noi sinistra reale” prosegue nel post “proposta”… ora più che mai, è necessario AGIRE…

AMMAZZATECI TUTTI!

A volte mi chiedo se siete, voi lettori, più pigri o più distratti… ma magari la mia è solo malignità e vi siete informati altrove.
Comunque sia, la manifestazione che segnalavo il 3 febbraio si è svolta… eccome!
Copio dal sito http://www.ammazzatecitutti.org:

“Un chilometro di persone a manifestare con noi”
In cinquemila alla manifestazione antimafia di Reggio Calabria



un particolare del concentramento del corteo in Piazza De Nava“Chi si fosse affacciato dai balconi del Corso Garibaldi di Reggio Calabria avrebbe visto un meraviglioso chilometro di persone, come si potrà inequivocabilmente vedere dalle immagini che stiamo montando per il nostro sito http://www.ammazzatecitutti.org”. E’ questo il commento dei ragazzi del movimento ‘Ammazzateci tutti’, promotori ed organizzatori della manifestazione contro tutte le mafie del 17 febbraio scorso a Reggio Calabria.
Sono stati, infatti, oltre cinquemila i ragazzi che da tutta Italia, da Lecco a Palermo, da Verona a Catania, hanno partecipato alla manifestazione “Mafie: consenso negato!”, la prima mobilitazione giovanile auto-organizzata ed auto-finanziata della Calabria.

La manifestazione, investita dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha registrato, purtroppo, una scarsa attenzione da parte dei media, nonché l’assenza di rappresentanti del Governo nazionale, oltre che di quello regionale. “Siamo rammaricati per l’assenza del Governo – commentano gli organizzatori – ma c’erano i ragazzi, le scuole, i movimenti, la Chiesa, la vera società civile, e questo è più importante per noi. Al Governo nazionale faremo pervenire comunque le nostre istanze, una ad una”.

Da segnalare, inoltre, la presenza nel corteo accanto ai ragazzi anche dei rappresentanti dei sindacati delle Forze di Polizia e del mondo del cooperativismo sociale facente riferimento al Vescovo di Locri Bregantini, nonché delle associazioni antiracket.
Una manifestazione, potremmo dire, anche sfortunata: basti pensare che all’arrivo del corteo in Piazza Duomo mancava la corrente elettrica sul palco e quindi i manifestanti hanno dovuto attendere oltre un’ora prima di poter ascoltare gli interventi, tra i quali significativo quello dell’Arcivescovo Metropolita di Reggio Calabria, Monsignor Vittorio Mondello, e le toccanti testimonianze delle vittime di mafia e di ‘ndrangheta presenti, Rosanna Scopelliti, Angelina e Gino Manca, Liliana Carbone e le mamme dei ragazzi scomparsi a Filadelfia (VV), Valentino Galati e Santo Panzarella. Alle testimonianze, accompagnate dagli interventi di Aldo Pecora, fondatore e portavoce di ‘Ammazzateci tutti’, Mimmo Nasone per l’associazione ‘Libera’ delegato personalmente da don Luigi Ciotti, Mario Giarrusso per la ‘Fondazione Caponnetto’ e la delegazione catanese di ‘Addiopizzo’, è seguito il concerto di chiusura degli ‘A67′, gruppo musicale partenopeo autore dell’album ‘A Camorra song’io’ nonché da sempre impegnato a sostegno di tematiche sociali e lotta alla criminalità organizzata.

“Vorremmo ringraziare uno ad uno – dice Daniele Quartuccio, coordinatore per Reggio Calabria di ‘Ammazzateci tutti’ – le migliaia di persone che hanno accolto il nostro appello a scendere nuovamente in piazza in un momento in cui la Calabria era stata abbandonata da tutto e tutti. Per starci accanto a Reggio sono venuti da tutta Italia ragazzi che con 30, con 60 con 100 euro, si sono auto-tassati per pagarsi le spese del viaggio. Gesti come questo sono la prova tangibile che per noi giovani l’antimafia è una vera e propria ‘missione’ e che non vogliamo farci ’sponsorzzare’ da nessuno”.

“Un particolare ringraziamento – concludono i giovani del movimento antimafia calabrese – va all’Ispettore Spagnolo della Digos ed a tutti gli uomini della Questura di Reggio Calabria, per esserci stati accanto come dei fratelli maggiori, aiutandoci a risolvere anche il più piccolo dei problemi organizzativi legati alla nostra giovane età ed all’assenza alle nostre spalle di qualsiasi struttura organizzata di tipo sindacale o politico”.
I promotori della manifestazione in chiusura hanno dato appuntamento al 21 marzo a Polistena per la ‘Giornata della memoria e dell’impegno’ organizzata da ‘Libera’ di don Luigi Ciotti, manifestazione a sostegno ed in virtù della quale è nata appunto la mobilitazione reggina di ‘Ammazzateci tutti’.

Comunicazione di servizio – Franca Rame


La raccolta di firme per dissuadere Franca dal dimettersi è iniziata… il modulo che ho ricevuto parla di dati anagrafici e firma – rendendo in tal modo necessario utilizzare il fax.
Io lo riporto, ma vi propongo una via più semplice: sostituite alla firma l’indirizzo e-mail e poi speditelo alla mia casella e-mail (suggerimenti). Provvederò io a raccogliere dati ed inoltrarli.
Grazie a tutti! 🙂

Roma, 23 Febbraio 2007

Tutti gli elettori, estimatori, simpatizzanti di Franca Rame, sottoscrivono questo appello affinché FRANCA RAME rimanga 5 anni, per tutto il mandato, al Senato, dove è stata eletta, e nel caso di interruzione del mandato a seguito di elezioni anticipate si ricandidi QUALE RAPPRESENTANTE UNICA, ad ogni livello politico, compreso la Presidenza, DEI FIRMATARI DEL PRESENTE APPELLO.

ABBIAMO BISOGNO DI FRANCA RAME, ABBIAMO BISOGNO DI STAMINALI IN POLITICA

COGNOME

NOME

DOCUMENTO

FIRMA

Post Scriptum: Franca non è solo un’ottima attrice… a parte il – degnissimo – disegno di legge contro gli sprechi, ha aperto la sottoscrizione a favore delle vittime dell’uranio impoverito… ed altro. Andate sul suo sito, leggete, diffondete e firmate!

8 MARZO, FESTA DELLA DONNA?


Quanto può la mistificazione, e la trasmissione polverosa della storia.. Certo, a rivederle oggi le immagini di quelle piccole operaie che per due dita negli occhi spremevano la loro vita attaccate a quelle macchine, a veder correre quei fili ed a respirare la polvere di quel cotone che tanto bene faceva ai polmoni, si può avere una vaga idea delle loro condizioni di lavoro.
Oddio, per la verità, in quelle foto sono quasi belline (le vedete nel servizio sotto), così messe in posa dal fotografo professionista che all’epoca, senza rendersene conto, apriva la strada a quella che sarebbe diventata la fotografia industriale. Ma, come sempre, non è tutto oro quel che luccica, e se i padroni fanno qualcosa lo fanno solo per celebrare se stessi, in un modo o nell’altro. E non era nemmeno facile: luce scarsa, tempi di posa lunghissimi.. Per i poveri soggetti di quelle foto, quei momenti saranno stati forse gli unici un po diversi, schiave com’erano della catena di produzione.
Ciò che mi ha impressionato, è scoprire come, benché in un continente diverso (le foto sono della Cotton del 1908.. a parte quella a colori che è di una stabilimento tipico di Biella) ed a 70 anni di differenza, io mi sia ritrovato a fare lo stesso servizio fotografico, nel biellese, per conto di un mio zio padroncino di una filatura.. Verrebbe da dire stesse macchine, stessa luce, stessi edifici benché oggi fatiscenti. Certo le operaie negli anni 70 erano meglio vestite, e le loro condizioni di vita migliori delle consorelle americane, anche se non in modo così eclatante come verrebbe da pensare. Per fortuna, però, lui, mio zio, le sue operaie le ha sempre pagate secondo il C.C.N.L. Anche se qualche volta, diciamolo, le avrebbe bruciate volentieri..
mauro

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8MARZO, FESTA DELLA DONNA?

Certamente la donna ha di che dolersi della situazione di subalternità a cui è costretta e la volontà di emancipazione e di uguaglianza con l’uomo, a cui aspira è, non solo legittima, ma sorretta da pressoché universali e autorevoli dichiarazioni di Organizzazioni Internazionali, umanitarie, sociali, politiche; Carte dei Diritti; Costituzioni. Tanti proponimenti, tante parole, tante dichiarazioni… inutili, poiché non è sufficiente la volontà di giustizia per ottenerla, in quanto essa è strettamente legata alla realtà socioeconomica in cui si trova.

Nella società medioevale la donna, dal momento del matrimonio, abbandonava la sudditanza della casa paterna ed entrava a far parte della “grande famiglia patriarcale” del marito, gli unici ruoli che poteva svolgere erano i lavori domestici e nei campi. Con la trasformazione capitalistica dei rapporti di produzione che richiamavano verso le città enormi masse in cerca di lavoro, si affermò la “piccola famiglia patriarcale” composta di un solo nucleo famigliare e il conseguente ingresso della donna nell’ambito lavorativo della fabbrica che ha permesso (anche perché era nell’interesse del capitale), l’inizio della sua emancipazione pur senza permetterle di acquisire un’istruzione che le consentisse una reale parità con l’uomo anzi, lo sfruttamento delle donne e dei bambini era, e ancor oggi nella maggior parte dei Paesi del mondo rimane, il peggiore.

Dopo secoli di “progresso”, la donna dei Paesi industrializzati, lungi dall’aver conquistato la parità con l’uomo, è anche mercificata e utilizzata come oggetto. Sappiamo che nelle città del nostro Paese, così “libero” e “democratico” sono state scoperte ragazze e bambine ridotte a lavorare in semi-schiavitù oltre 12 ore al giorno per poche migliaia di lire. Così come nella ex Germania Orientale, dopo la distruzione del socialismo, per avere la speranza di un posto di lavoro, le donne debbono ricorrere perfino alla sterilizzazione. Queste tragedie convivono con il consumismo più sfrenato, ottenuto con lo sfruttamento atroce dei popoli del cosiddetto Terzo Mondo, dove, per permettere il nostro consumismo muoiono 40.000 bambini al giorno per fame; dove la nascita di una femmina è vista come una disgrazia per le misere famiglie che hanno bisogno di figli maschi, robusti, per produrre il nostro consumismo.

Altro che festa: questa è l’innumerevole beffa che si aggiunge all’iniquità.

L’emancipazione della donna, in qualunque parte del mondo, si collega all’emancipazione politica dei lavoratori e, poiché la subordinazione della donna, come lo sfruttamento della classe operaia, ha radici nei rapporti di produzione, rimane un problema insolubile se affrontato nell’ottica e con gli strumenti e la cultura borghese, perché ciò è parte integrante della struttura antagonistica della società di classe che pone costantemente in competizione gli uni contro gli altri; una classe contro l’altra; i bianco contro il nero; il “normale” contro il “diverso”; l’uomo contro la donna; l’umanità contro la natura, riproducendo in negativo la legge della giungla, dove sopravvive solo il più forte, il più aggressivo, elevando la violenza a regola di sé stessa.

Solo una società mirata alla collaborazione, che non gestisce l’economia come un fatto privato, ma la finalizza ai bisogni del popolo al quale restituisce servizi sociali e vita dignitosa in cambio del suo lavoro può affrontare risolutivamente il problema della donna: solo la collettivizzazione dei mezzi di produzione può portare all’eliminazione di ogni forma di oppressione di classe, razziale e di sesso.

“Schiavo del capitale, l’uomo, corrotto dalla sua stessa schiavitù, cerca di prendere la rivincita soggiogando la donna, sfruttandola e martirizzandola. Estenuato da un lavoro senza gioia e senza ideale, l’uomo cerca oblio nell’alcol, nella crapula; la donna, custode del focolare, ne è sempre la vittima. E’ la donna che prepara la carne da cannone, la carne da sfruttare, la carne da piacere. La donna non diventerà libera che quando l’uomo sarà libero”. (Carla Ravera, 1921)

Nell’inverno del 1908, a New York, le operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono chiedendo migliori condizioni di lavoro. Lo sciopero durò alcuni giorni, finché l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte dell’opificio e imprigionò le scioperanti nella fabbrica alla quale venne appiccato il fuoco. Le 129 operaie morirono, arse dalle fiamme.

Fu Rosa Luxemburg a proporre, in ricordo della tragedia, la data dell’8 marzo come giornata di lotta internazionale.

8 MARZO, GIORNATA DI LOTTA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

fonte: http://www.ecn.org/asicuba/cuba/index.htm


PROPOSTA

Ricevo da Mario, momentaneamente “non disponibile”, e pubblico (magari gli facciamo la sorpresa di trovare un dibattito ben avviato sulla strada indicata…)
Auguri Mario, ti aspettiamo presto!!! Che la forza sia con te…

ANCORA UNA VOLTA IN MEZZO AL GUADO

Rieccoci ancora una volta in mezzo al guado, senza certezze e sicurezze (se mai le avessimo cullate) di poter continuare ad avere dei referenti politici e governativi, con un minimo di “cultura di sinistra” e credibili da vari punti di vista.

Abbiamo assistito ad un continuo titubare dei governanti “di questa sinistra” sui grandi temi dei diritti civili, della immigrazione, di una politica che sapesse riappropriarsi del ruolo guida di indirizzo e controllo della Politica sulla economia e per il welfare o per la sovranità nazionale capace di difendere i Diritti Fondamentali della Persona Umana contro ambizioni di negazione e pratiche di tortura, come fossero spaventati, e di più terrorizzati non solo delle controffensive vaticane, dei tassisti o dei professionisti dell’evasione fiscale, dei cittadini timorosi di ogni diversità, ma anche dai grandi interessi dei potentati economico finanziari (in cui certi suoi esponenti sono stati trovati collusi alla medesima cultura di profitto senza regole) e dallo strapotere minaccioso del Governo Statunitense, negazionista delle minimali e fondamentali conquiste della Democrazia, nata nel suo stesso Paese.

Per poi trovarci a veder battuto questo Governo, e con lui cadere ogni speranza di resistere alla delicatissima situazione di governabilità determinata da una legge elettorale che i suoi stessi estensori avevano definito “una porcata”, per una “incredibile rigidità” su temi di politica estera ed internazionale che sarebbe ignobile non riconoscere avevano invece cominciato ad assumere (in un,per me, inaspettato intervento del Ministro D’Alema) i toni sperati dalla base di sinistra di una discontinuità dal servilismo berlusconiano e dal massimilismo della destra verso le attese del dominus statunitense (che e’ altra cosa dal Popolo e dalla Civiltà statunitense)

E questa volta – vedrete – si andrà alle elezioni subito, o saremo costretti in nome di una governabilità caricata del ricatto di questa sciocca ed inaudita caduta ad ingoiare, nei prossimi due o tre anni di tormento, rospi ben peggiori di quelli per i quali abbiamo issato il vessillo del “non possumus”. E comunque ad assistere a grandi e sotterranee manovre per ricostruire quel “grande centro” che potrà, vorrà e saprà fare a meno dei residui della cultura comunista, in nome di un apparente e contestuale distacco dalle destre trionfalistiche, integraliste e massimaliste (come dice Follini “parlare con Bertinotti non è meno pesante che parlare con Calderoli” Grazie infinite della considerazione, signor prossimo Ministro).

Si vorrà punire questa “inaffidabile sinistra, incapace a garantire stabilità di Governo” esponendola al ludibrio degli elettori, ma si ricostruirà forse una alternativa a Berlusconi molto più solida e tuttavia priva dell’anima sociale e solidale che solo una cultura comunista poteva installare in Governi animati dalla affabulazione del neoliberismo selvaggio. E noi, la base, dovremo ricominciare tutto daccapo, un’altra volta, tornando a cucire dal basso, se avremo capacità e consapevolezza del compito e dell’obiettivo, la tenue tela della politica solidale ed antiliberista di una cultura di sinistra che ha saputo fare i conti, molto più e molto prima dei suoi rappresentanti istituzionali, con un passato di deludenti mistificazioni di un pensiero comunista autentico e che si sta battendo (deve continuare a battersi) perché la sua nobiltà non muoia per le colpe dei suoi piccoli e grandi Stalin. Ne abbiamo o no il diritto ed il dovere?

E’ stato forse dichiarato morto il Vangelo per le colpe storiche della Chiesa? Per i Papi simoniaci e nepotisti, per quelli lussuriosi ed incestuosi, per il terrore dei roghi e delle torture, per lo sterminio dei popoli indigeni, per la colpevolizzazione della donna e la insignificanza in cui vennero relegati i bambini? E’ forse stato dichiarato morto il Vangelo per i preti pedofili e pornografi, per quelli iscritti nelle più torbide congregazioni massoniche o simili, per i Marcinkus e per i traffici illeciti dello IOR per garantire riciclaggio di denaro sporco e costituzione di fondi neri finalizzati alla corruzione politica (collegati ad efferati delitti), per le connivenze con la mafia fino ad ospitare in una cattedrale il feretro di uno dei capi piu’ sanguinari della criminalità organizzata?

E’ forse morto il Vangelo per i funerali negati a Welby ma celebrati con grande enfasi e retorica per i grandi suicidi di Stato? Forse sono stati negati a Giovanni Paolo II per aver chiesto anche lui di “interrompere l’accanimento terapeutico”, con quella frase che nel suo caso e’ stata celebrata come ansia di riunirsi al Padre celeste “Lasciatemi andare!”?

Perché dovrebbe morire la nostra idea di comunismo, allora, per le colpe di chi pretese di impersonarne con violenza ed unilateralismo le attese e le speranze? E dovremmo farlo proprio oggi quando i signori delle guerre e del mondo globalizzato dell’economia selvaggia e del primato esclusivo del profitto sulla dignità umana stanno affamando milioni di Persone Umane, stanno costringendo migliaia di bambini a diventare killer sanguinari, stanno defraudando di diritti e di futuro la più larga parte dell’umanità. NO, è nostro dovere rivendicare, qui ed ora, la insostituibilità di quei principi di civiltà nati nella rivoluzione francese, confermati dalla rivoluzione americana e rinsaldati dalla rivoluzione sovietica. Principi superiori a qualsiasi distorsione storica e banalizzazione interessata dei loro antagonisti feroci ed avidi di insaziabile ed insindacabile potere.

Ma per fare questo non basta essere animati da quei principi, se poi non sappiamo declinare i compiti ed i ruoli che competono a ciascuno: alla base quello di rivendicarli costantemente, denunciandone i ritardi, ai rappresentanti quello non solo di essere dei megafoni acefali dei desiderata della base ma di divenire anche gli artefici dei percorsi e degli strumenti politici perché quegli obiettivi siano perseguiti con la costanza e la progressività che sempre sono necessari alla crescita della civiltà.

Perché il “nuovo” Governo, per costruzione artificiosa o per esito elettorale, si farà, vedrete. Se non da subito lo si costruirà con costanza ed abnegazione, forse proprio utilizzando i “sensi di colpa di una sinistra puerile ed insipida”, fino a divenire coautrice della sua marginalizzazione. Da Casini fino a D’Alema, si farà, come ieri dal PLI fino al PSI. Gli applausi di certi settori del Parlamento alle pur sofferte dichiarazioni di D’Alema la dicono lunga su quello che si va costruendo. Anche per colpa e responsabilità di nostri rappresentanti istituzionali.

Il paradiso di una umanità solidale, non più conflittuale secondo logiche sanguinarie ma solo secondo regole di convivenza e di dialogo, cari compagni, dovremmo ormai saperlo o averlo imparato, non ci verrà più regalato gratuitamente da nessuno, in specie da qualche signore e demiurgo della storia. Sarà solo il frutto di ciò avremo saputo costruire, ed ancor prima seminare, con la fatica quotidiana dell’impegno e della militanza e pagando il prezzo di questa necessaria fatica. E soprattutto con quella lucidità che faccia tornare la Politica alla dignità del suo ruolo e compito, quello di portare a sintesi la analisi che solo dalla base può venire, per intercettare possibili obiettivi, individuare percorsi condivisi e praticabili di avvicinamento progressivo, inventare gli strumenti attraverso cui rendere l’utopia sempre più come un traguardo perseguibile.

Dovremmo provare allora, io credo, a valutare se non sia necessario ripartire da quell’intervista del 1981, di quel grande leader comunista che fu Enrico Berlinguer, sulla questione morale. Sapendo coniugare su di essa la analisi delle collusioni funzionali al sistema di sudditanza atlantica, delle complicità con il sistema di corruzione e di criminalità organizzata, della negazione di vera Democrazia e del riconoscimento dei Diritti Fondamentali, delle garanzie e delle tutele che caratterizzano la vera Democrazia.

Perché, invece di lasciare che si costruiscano nuovi “pensatoi” (come fabbriche di programmi molto simili a batterie di allevamenti del pollame) dove si elaborano gli improbabili programmi di impossibili convivenze tra anime incompatibili della cultura politica, non proviamo a scriverlo dal basso un nuovo programma politico della nuova sinistra, orgogliosamente comunista e consapevolmente antitetica al “socialismo reale” di sovietica o cinese memoria, ma al tempo stesso ostinatamente antifascista e portatrice di una nuova ansia di solidarietà internazionale incompatibile con lo sposalizio infausto con le attese egemoni del dominus statunitense e con le teorie di un liberismo selvaggio renitente ad ogni assoggettamento alle politiche sociali in nome del puro e solo profitto?

Proviamo, compagni. Proviamo a darci delle scadenze. Che so, una settimana per la individuazione dei punti fondamentali di un simile programma, poi una suddivisione in gruppi che si scambino in rete analisi, diagnosi e propongano terapie per ciascuno dei punti emersi, un mese per sottoporre a tutti i risultati organici e sistematici di questi studi di settore, un mese di tempo per un vero dibattito in rete (e non per le esternazioni apocalittiche o narcisistiche di qualcuno) e per la stesura di un progetto condiviso sul quale convocare i candidati a nuove future, più o meno prossime, tornate elettorali ovvero esprimerne di nostri, di candidati al Parlamento, se lo riterremo necessario ed utile.

Ma e’ necessario, compagne/i, che noi abbiamo un’idea condivisa di partenza sui diversi compiti e ruoli della base, cioè di ciascuno di noi nel suo ambiente di vita e di lavoro, e dei rappresentanti politico-istituzionali che avremo saputo esprimere.

E ritengo necessario, per questo, aprire una parentesi sulla mia esperienza di “militare”, cioè di Ufficiale formato in una Accademia, perché sia a tutti chiaro come a volte il potere sia in grado di condizionare anche i compagni più in buona fede per renderli inconsapevolmente funzionali ai propri interessi ed obiettivi, come potrebbe essere accaduto anche al nostro compagno Turigliatto, convinto che portare e rappresentare i valori della base possa significare anche rompere senza aver valutato conseguenze, alternative e prospettive politiche.

Ebbene in quei momenti di “formazione” ci veniva insegnato con assoluta trasparenza cosa significhi essere “gli specialisti”, coloro che sono chiamati ad intervenire efficacemente e risolutivamente di fronte all’insorgenza di virus sociali inusitati e pericolosi per la stabilità.

Uno “specialista” è certamente colui che può e sa intervenire “chirurgicamente” su una nuova e sconosciuta “infezione”; ma il vero specialista è colui che sa trasformare il virus, isolandolo e studiandolo con assoluta scientificità, in vaccino manipolandolo a sua insaputa. Per questo studia approfonditamente ogni insorgenza sconosciuta fino a riconoscerne il virus e capirne i meccanismi di riproduzione, e poi per manipolarlo a sua insaputa perché si trasformi in “vaccino”. Cioè quando quel “virus manipolato e ridotto in vaccino” sarà re-inoculato nel corpo sociale, dopo l’isolamento ed il trattamento, egli si agiterà convinto di generare la sua stessa moltiplicazione (e rivendicandola come sua insopprimibile natura), ma così facendo svilupperà esso stesso gli anticorpi necessari e sufficienti ad ucciderlo.

Badate, amici ed amiche, compagni e compagne, spesso ho trovato compagni insofferenti a valutare che questa prospettiva e queste tecniche potessero essere state utilizzate nei loro personali confronti o con appartenenti al proprio ambito sociale e politico, ma la scientificità del metodo medico (da Plinio in avanti) è stata assunta in tutta la sua complessità solo dalla destra e dalla logica del potere, mentre a sinistra ce ne siamo rimasti a discutere delle sole possibili “infiltrazioni” e mai delle “manipolazioni” che avremmo potuto subire e dei processi inconsapevoli cui saremmo stati necessariamente esposti. “L’infiltrazione” infatti è’ tutt’un’altra cosa dalla “manipolazione”, in politica come in medicina, dove la branca della chirurgia è tutt’un’altra cosa dalla branca della biologia e della ricerca che accompagna quest’ultima. Entrambe si sviluppano attraverso il progresso di metodologie e di tecnologie come di strumentazione e di dottrina, entrambe si fondano sulla sempre più minuziosa conoscenza della fisiologia e dell’anatomia del corpo, ma l’una è invasiva ed in qualche misura sempre violenta, l’altra è astuta e spesso subdola, perché studia processi di aggressione del male che a volte possono trasformarsi in armi di attacco, come gli strumenti della guerra batteriologica.

E’ con questa consapevolezza che il nostro studio dovrebbe saper porre con limpidezza anche le modalità con cui un rappresentante istituzionale dovrebbe saper interpretare le attese della base. Infatti, tornando al caso della malattia di un familiare, è evidente che le attese dei parenti siano quelle di un pieno e pronto ristabilimento in salute, ma è altrettanto evidente che il “medico” dovrà sapersi accontentare di progressi, per quanto lenti, di un processo che guardi alla salubrità come punto di approdo e non come aspirazione di immediatezza. Saremmo forse così sciocchi da chiedere l’interruzione delle cure solo perché a nostro giudizio i progressi sarebbero troppo lenti, e senza avere nessuna alternativa in mano che quella di affidarci a qualche sciamano o “maghetto” televisivo?

Vedete, la presa di coscienza di nuovi diritti, come quello alla salute o alla dignità del malato, sono stati fondamentali per la mutazione della medicina tradizionale da baronia insindacabile e potere devastante sulla persona in modalità di servizio alla sanità e di rispetto del paziente, ma nessuno potrà pretendere di sostituirsi al medico in sala operatoria o quale terapeuta medico per il solo fatto di aver contribuito a questa nuova cultura della medicina. Dovrà, se vorrà sostituire quanti egli ritiene siano dei “baroni”, aver acquisito tutte le competenze specifiche per operare con una cultura diversa ed in un’ottica diversa e nuova della professionalità medica, ma le competenze di base dovranno essere state assolutamente acquisite. A pena di dover diversamente abbandonare il campo alla prima appendicite, per aver distribuito budella in tutta la sala operatoria senza sapere come rimediare. Con buona pace di tutte le intenzioni buoniste di saper esercitare una “medicina dolce e rispettosa della persona umana”.

Perciò al Parlamento dovrà entrare e dovremo mandare certamente gente che abbia una storia che ne certifichi la condivisione delle nostre aspettative., ma che abbia anche studiato ed abbia voglia di perfezionarsi nella specifica professione della Politica, che non è l’arte del compromesso, ma l’arte del possibile in vista dell’auspicabile.

Beh, io penso che nessuno di noi lascerebbe che a costruire la sua casa provvedessero in assoluta indipendenza geometri o muratori. Chiunque abbia avuto la ventura e la fortuna di poter scegliere la propria casa sa di aver imparato e dovuto imparare molte competenze per le quali si riteneva assolutamente inidoneo: da muratore ad idraulico, da elettricista ad imbianchino. E soprattutto di aver preteso che i “professionisti” realizzassero un modello di casa il più vicino possibile al “sogno” che ciascuno di noi aveva pensato. Abbiamo poi cercato gli strumenti finanziari per realizzare il sogno, abbiamo accettato di ridimensionarlo quando abbiamo capito che non potevamo “ottenere tutto e subito”, abbiamo accettato di sottometterci ai sacrifici che il “possibile ed il praticabile” rendevano comunque necessari.

E chi di noi, avendo un familiare ammalato in casa, non è divenuto un “piccolo esperto” di terapie, effetti collaterali di medicinali, “esperto infermiere” del degente, consulente ed interlocutore del luminare di medicina al quale nessuno pensava di potersi sostituire, ma dal quale pretendere rispetto e pari dignità nella diversità di ruolo e competenze ci appariva cosa del tutto legittima e scontata?

In certi casi l’ordinarietà della vita passa normalmente in secondo piano, le ferie e le vacanze divengono un piccolo rimpianto ma al quale si rinuncia con serenità per la consapevolezza del “dovere” di dover stare “al pezzo”. Che si tratti del progetto casa o della salute del familiare. E’ vero o no?

Perché non farlo allora, molto umilmente, ma con la stessa determinazione per la Politica, per la nostra casa comune, che è il Paese Italia, e per il nostro futuro comune la cui natura, violenta e frantumata o pacifica e solidale, dipende solo da noi e da quanto avremo saputo seminare perché possa avere speranza di crescita?

Fatemi sapere quel che ne pensate. Domani è un altro giorno, ma dipende da noi se partecipare o meno alla costruzione del volto con cui questo futuro ci si presenterà.

Mario

È Scoppiato il Caso «Zyprexa Uccide»

Non volevo imperversare con le brutte notizie.. ma questa dello zyprexa merita un’attenzione particolare. Alcuni di voi sanno che io opero essenzialmente in ambito sanitario (psichiatrico), e di questo farmaco ho visto far ingerire tonnellate ai miei pazienti (esagero? beh, l’armadio delle scorte era sempre stracolmo.. di ogni tipo di psicofarmaco si facevano ordinativi non inferiori alle 50 confezioni: e questo in una “struttura” con 18 ospiti..).
E’ giusto sapere queste cose, come è giusto sapere che degli psicofarmaci si può FARE A MENO. Ci sono altre strade, non ultima la psicoterapia.. Evitiamoci, ed evitiamolo ai nostri amici e parenti, la via della castrazione chimica. Non serve a migliorare la qualità della vita (anzi!), ma sicuramente a far arricchire quei maiali che gestiscono l’industria farmaceutica.

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Riportiamo qui il pezzo inserito da Ivan Ingrilli su: http://www.laleva.cc/indexital.html

Visitate il suo sito. Ne vale la pena!
mauro

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Anche se con notevole ritardo vi segnaliamo che negli USA è scoppiato il caso «Zyprexa Kills» (lo Zyprexa Uccide)…
Il caso Zyprexa è scoppiato grazie a Jim Gottstein: un avvocato, sopravvissuto alla psichiatria, nonchè fondatore del sito PsychRights. Gottstein ha fornito al New York Times le documentazioni sui gravi effetti collaterali dello psicofarmaco Zyprexa, mantenute segrete dalla Eli Lilly. Il New York Times si è interessata al caso pubblicando articoli sulla questione in 5 edizioni di fila, dal 17 al 21 dicembre, di cui un articolo in prima pagina.

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ZYPREXA KILLS !

L’Olanzapina, immessa nel mercato nel 1996 con il nome commerciale o Zyprexa , è uno psicofarmaco neurolettico molto utilizzato in psichiatria, spesso spacciato per un farmaco «miracoloso» con pochi effetti collaterali. La verità emersa da questa inchiesta negli USA è che invece causa dei gravissimi effetti collaterali, tra cui l’obesità e l’inalzamento della glicemia, entrambe cause del diabete. Dalle migliaia di documenti occultati dalla Eli Lilly emerge che, la farmaceutica produttrice non solo era consapevole di questi rischi associati allo Zyprexa, ma si adoperò al fine di assicurare l’occultamento di tutte le ricerche compromettenti, al fine di non pregiudicare la commercializzazione di quello che è oggi il farmaco più venduto dalla Eli Lilly, un business che nel solo 2006 ha superato i 4 miliardi di dollari annui. È stimato che 2 milioni di persone al mondo assumono regolarmente lo Zyprexa.

SCARICA IN RETE LA DOCUMENTAZIONE OCCULTATA DELLA Eli LILLY!!! http://zyprexakills.ath.cx/

Nonostante la caccia alle streghe e le azioni legali della Eli Lilly è ancora possibile trovare in rete le scansioni zippate delle migliaia di documenti compromettenti…

L’Associazione per il Diabete Americana ha dichiarato che lo Zyprexa è il farmaco psichiatrico più a rischio in assoluto di causare il diabete. Ted Chabasinksi ha dichiarato in tribunale “Nonostante si tratti di una causa civile, ciò che questa documentazione dimostra è che ci troviamo di fronte ad un atteggiamento CRIMINALE da parte dei dirigenti della Lilly. Mentendo circa i reali effetti dello Zyprexa, ed occultandoli, hanno optato per una linea d’azione che sapevano avrebbe portato alla lesione ed alla morte di migliaia di persone…”

La casa farmaceutica Eli Lilly sta esercitando pressione legale per oscurare il sito di MindFreedom International e altri siti antipsichiatrici, accusandoli di divulgare il materiale che è oggetto del processo. Vi invitiamo quindi a visitare il sito di MindFreedom International all’indirizzo http://www.mindfreedom.org/ ed il sito PsychRights all’indirizzo http://www.psychrights.org/.

CLICCA QUI PER SCOPRIRE LE ULTIME NOVITÀ SUL CASO ZYPREXA KILLS ! GLI OPERATORI DELLA SALUTE MENTALE E GLI PSICOLOGI ROMPERANNO FINALMENTE IL SILENZIO DI FRONTE ALLE PROVE CHE CON IL LORO OPERATO SI RENDONO COMPLICI DELLA SISTEMATICA UCCISIONE DEI LORO PAZIENTI?

È tempo che diciate BASTA! e rompiate il muro del silenzio… avvertite i vostri ignari pazienti dei pericoli che corrono!!! Queste persone ripongono in voi la loro fiducia, NON TRADITELI !!!!

Fonte: OISM

Postato da Archimede su laleva.it, il 12.02.07 15:47

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HUMOR NERO