Archive | marzo 2007

CUL-IN-ARIA all’italiana.. ovvero, come ti cucino i contadini del Burkina

I fagiolini del Burkina Faso

di Luigi Marino

Roma 29 marzo 2007

La recente polemica di “Liberazione” con le Coop, accusate di atteggiamento neocoloniale per l’importazione di fagiolini dal Burkina Faso a prezzo concorrenziale rispetto a quello dei produttori italiani, non può restare senza commenti.


Qualche anno fa i senatori (di tutte le parti politiche!) eletti in Sicilia, operarono d’intesa per procrastinare ripetutamente la ratifica di un Trattato con il Marocco sull’assunto che le arance eventualmente importate potessero mettere in crisi le produzioni nostrane. Una “chiusura protezionistica” soprattutto nei confronti di uno dei paesi più poveri del mondo come il Burkina, da sinistra non può non sorprendere e rivela una ambiguità ideologica di approccio al problema.

Perché, più che il “capitalismo compassionevole” fatto di qualche spicciolo da elargire per la lotta contro la fame, la sottonutrizione o contro l’AIDS, solo l’apertura dei nostri mercati ai prodotti dei paesi poveri, insieme alla cancellazione dei debiti, può costituire l’aiuto concreto e solidale, di cui quelle popolazioni hanno bisogno. E’ inutile battersi da un lato per rafforzare la cooperazione allo sviluppo dei paesi poveri e poi chiudere loro le porte in faccia.

Il Presidente del Perù, A.Toledo, ebbe a dire testualmente: “Se fosse possibile vendere i nostri prodotti agricoli senza barriere in Europa o negli Usa, se ci fosse meno protezionismo, i 22.000 ettari coltivati a coca nel mio paese potrebbero essere convertiti al caffè o al cotone.” In sostanza accusò gli europei e i nordamericani di favorire con il loro atteggiamento il narcotraffico ed il terrorismo nel suo continente. E sulla stessa linea Blaise Compaorè, Presidente del Burkina Faso: “L’occidente chiede solidarietà nella guerra al terrorismo, ma dovrebbe capire che i sussidi (all’agricoltura e non solo a questa!) sono per noi terrorismo: se non vendiamo moriamo di fame e di miseria”. Lo stesso Kofi Annan, nel suo intervento nel Senato italiano dell’aprile 2000, così si espresse: “In Europa si spende il 7% del PIL in varie misure di tipo protezionistico del commercio.

Non vi è dubbio che alcuni gruppi europei traggano vantaggio da questa situazione, ma deve pur esserci un modo meno costoso per farsi aiutare dai propri connazionali. Garantendo ai prodotti dei paesi poveri libera circolazione, questi paesi ne trarrebbero un beneficio di gran lunga maggiore di quello che ricevono dall’assistenza allo sviluppo. Milioni di poveri passerebbero dalla miseria ad una vita decente”. La linea da seguire non può essere che questa!

http://www.comunisti-italiani.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=2875



Leggi anche:

SINISTRA DIVISA SUI “FAGIOLINI EQUI” DELLA COOP

http://www.greenplanet.net/content/view/18796/1/

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Non si capisce se certe polemiche in seno alla sinistra siano solo stupide o altresì pilotate ad arte.

Preferite un contadino di Burkina così..

o così?

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Una vacanza diversa?

CAMPO DI LAVORO IN BURKINA FASO 2007

http://www.oikos.org/campi/2007/burkinafaso.htm

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VIVERE AL PRESENTE

Per goderti veramente il tè, devi essere completamente calato nel presente. Solo nella consapevolezza del presente le tue mani possono sentire il piacevole calore della tazza, solo nel presente puoi assaporarne l’aroma, sentire la dolcezza, apprezzare la delicatezza. Se stai rimuginando cose passate o preoccupandoti del futuro, perderai completamente l’esperienza di goderti la tazza di tè. Anzi, guarderai nella tazza, ed il tè non ci sarà neppure più.

Con la vita è la stessa cosa. Se non sarai calato nel presente, ti guarderai intorno smarrito, e lei se ne sarà già andata. Perderai così il sentimento, l’aroma, la delicatezza e la bellezza della vita, sarà come se la vita ti passasse veloce davanti.

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Tich Nhat Hanh, monaco e filosofo Buddista

I Padroni delle Bollicine

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Non vorremmo rischiare di annoiarvi tornando sul tema “cara acqua”, ma pensiamo sia doveroso approfondire quanto più possibile l’argomento. Per avere strumenti critici corretti che dettino un corretto comportamento.

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E’ altamente criminale: ci vendono l’acqua imbottigliata 12.250 volte più cara di quanto la pagano!

Vent’anni fa Emanuele Pirella – giocoliere dell’ironia che ha trasformato la pubblicità italiana – doveva lanciare un’acqua minerale per bambini. Non era conveniente sedurre le madri spargendo dubbi sulla trasparenza della minerale che bevevano gli adulti, anche perchè nella bottiglia dei poppanti c’era la stessa acqua offerta al consumo familiare in ogni supermercato. Cambiava solo l’etichetta; fantasia sublime del marketing. Vedrai che funziona, ma come farla funzionare ?

Alla fine Pirella ha avuto l’idea: raddoppiate il prezzo. Chi compra la crederà un portento. Vendite alle stelle. Aveva capito chi siamo. Siamo i più tenaci consumatori di acqua minerale nel mondo.

Ogni italiano ne beve 218 litri l’anno, quasi il triplo degli austriaci. Meraviglia il secondo posto della Svizzera dove l’acqua arriva al rubinetto dalle montagne che abbracciano le vallate: 106 litri a persona, non importa se parla italiano, francese o tedesco. Bisogna dire che la vecchia l’Europa adora l’acqua in bottiglia con o senza bollicine: 38 miliardi di litri, un terzo del consumo mondiale anche se la popolazione è appena il 6 per cento della gente sparsa nei continenti. Privilegiati e un po’ sfiziosi, ma non proprio accorti. Ci lasciamo trascinare dalla pubblicità che rinfresca giornali e televisori.

Nel 2004 gli investimenti su pagine e spot sono cresciuti del 10 per cento: 379 milioni di euro. Corpo a corpo senza il tempo di tirare il fiato. Ed ecco che pur avendo a disposizione in quasi tutte le città l’acqua buona degli acquedotti, anziché interessarsi alla revisione delle tubature, metodi di depurazione e filtraggio, insomma, dedicare ad un bene prezioso la stessa attenzione riservata ai marciapiedi rotti, gli italiani si lasciano catturare dalla retorica: acqua in bottiglia sinonimo di purezza, bontà garantita dall’etichetta, fa bene alla salute perché raccolta alla fonte.

Si vuota il bicchiere con l’illusione di passeggiare nei giardini delle terme anche se l’acqua è finita in bottiglia decine di chilometri lontano da dove sgorga. Camion e autostrade. Non è facile spiegare che l’acqua del rubinetto è potabile e controllata con la pignoleria che la legge non impone alle minerali. Voci flebili sovrastate dal tam tam pubblicitario. Quando gli addetti ai lavori dell’acqua pubblica protestano per la pubblicità da loro ritenuta ingannevole e che, indirettamente, invita a diffidare dal liquido che vien fuori dal rubinetto, i colossi minerali fanno causa. Guai minacciare il loro mercato. Può il funzionario dell’ente locale o il dignitario di stato sfidare i signori delle bollicine ? Se per caso la spunta – dopo carte bollate, spese d’avvocati e gironi di tribunali – appena due righe vaganti fra le pagine dell’enfasi pubblicitaria: questo il destino dei kamikaze dell’acqua pubblica.

Qualcuno insiste, i volontari danno una mano, ma la lotta è dispari. “ Appena un giornalista si interroga sulle acque minerali, il suo giornale rischia di perdere le inserzioni. Se è una Tv, gli spot. Meglio non parlarne. Le pressioni arrivano fino al ministero della Sanità come quando ho mandato un fax al ministro e lo stesso giorno mi chiama Mineracqua, associazione che riunisce gli imbottigliatori “. Nel 2003 ( governo Berlusconi ), Luca Martinelli giornalista di Altra Economia- l’informazione per agire , manda un fax all’ufficio stampa del professor Sirchia: chiede un’intervista, vorrebbe dare un’occhiata alle analisi delle dieci marche più vendute, Mineracqua si fa viva dopo poche ore. Ammette d’essere stata informata dal ministro e spedisce una lettera al direttore del giornale: diffida di insistere con l’inchiesta.

A volte la difesa delle minerali scivola nell’avanspettacolo. ”Che acqua minerale e acqua del rubinetto siano concorrenti lo ha stabilito l’Antitrust. E dall’Antitrust esce una sentenza che condanna l’Acea ( gestisce l’acquedotto di Roma ) per aver pubblicizzato la sua acqua come ‘ pura e di montagna’ quando le sorgenti sono a soli 409 metri . In Australia sarebbe un picco irraggiungibile; in Italia può finire in galera chi si traveste da scalatore di una altura considerata ragguardevole collina. La mazza dell’Antitrust si abbatte implacabile: per caso favorisce i padroni delle bollicine “. Come mai i gestori degli acquedotti non fanno un po’ di pubblicità ? “ Non ne hanno interesse. Dei 230 0 240 litri consumati al giorno da ogni italiano, solo due o tre vengono utilizzati per bere o cucinare “. Il resto docce e sciacquoni.

Sfogliando i numeri del grande mercato, qualche dubbio: l’acqua italiana è la più gustosa del mondo oppure le nostre leggi consentono il saccheggio di risorse fino a ieri preziose e nel futuro strategiche ? Le aziende che imbottigliano sono 181; 226 etichette diverse; 8 mila dipendenti, giro d’affari un miliardo e 750 milioni di euro. Dei 11 miliardi e 800 mila litri di acqua minerale raccolti, poco più di un miliardo di litri attraversa ogni anno le frontiere. L’ export vola, nessuna sindrome cinese; bilancia commerciale sempre più rosa: 25 per cento in più dal 2001. Dissetiamo i raffinati del mondo serviti a tavola da quattro multinazionali: Nestlé, Danone, Coca Cola e San Benedetto. La Nestlé si presenta con undici etichette, dalla Perrier alla San Pellegrino, Panna, Levissima: tante ancora. Giro d’affari 870 milioni. La San Benedetto si ferma a 490. L’Uliveto e la Rocchetta della Congedi, 236 milioni; 196 la Danone con Ferrarelle, Vitasnella eccetera; la Spumador della Lombardia, 96 milioni; Sangemini, Fiuggi, 90. Rendiconti superati, risalgono al 2001 quando il grande mercato non era ancora invaso.

Non paghiamo solo l’acqua ( e molto cara ): chi consuma o non consuma le minerali è obbligato, e non lo sa, a finanziare lo smaltimento dei rifiuti. Far sparire una bottiglia di plastica nel 2001 costava agli enti pubblici 30 centesimi al chilo. Oggi di più. Ogni anno 150 mila tonnellate di Pet ( un tipo di plastica ) sono a carico della collettività senza contare che il prezzo pagato per l’acquisto delle confezioni impone la tassa invisibile di 40 euro al mese per persona. Ma l’elenco non é finito: oltre alla pubblicità, trasporto e locazione. Esempio dell’Emilia-Romagna. Due immensi depositi privati accolgono duemila autotreni l’anno, uno a Cattolica l’altro verso la Lombardia. Stivano le bottiglie in depositi che sembrano palazzi dello sport ed ogni giorno distribuiscono ai supermercati la quantità richiesta. Rete capillare che funziona. Routine collaudata: ai magazzinieri rende più o meno un miliardo di euro da aggiungere agli euro di prima.

Pagano sempre le ragazze che vanno in ufficio impugnando la bottiglietta o gli ultras della curva e i loro bottiglioni proporzionalmente meno cari. Le confezioni mignon, coccolata dalle abitudini delle italiane, costano proporzionalmente il 25 per cento in più delle confezioni da un litro e mezzo. “Senza voler ridurre la libertà del drenare le fonti per vendere, si potrebbe mettere un tetto all’invasione pubblicitaria responsabile di abitudini artificiali che cambiano la vita a milioni di inconsapevoli. La legislazione ammette limitazioni: in quasi tutto il mondo è illegale promuovere il latte in polvere per la prima infanzia perché danneggia un bene primario come l’allattamento al seno “: proposta- provocazione di Miriam Giovanazza e Luca Martinelli nella lunga inchiesta di Altra Economia- L’informazione per agire .

Il problema fondamentale è un altro: la quantità succhiata dalle holding minerali, quanto pesa sulla popolazione che vive attorno alla fonte ? tante storie, ne racconta una: storia di un paese umbro – Boschetto – in lotta con Rocchetta: vuole lancia un nuova etichetta da affiancare a Brio Blu, Elisir e Rocchetta, appunto. E’ stata autorizzata a pompare 300 milioni di litri dal pozzo di Corcia. Teoricamente non ha nulla a che vedere col rio Fergia che alimenta gli acquedotti di Gualdo Tadino e Nocera Umbra, acqua stupenda Ecco il giallo: uno studio dell’Azienda Regionale per la Protezione dell’Ambiente dimostra che sarà proprio l’acqua del rio Fergia a finire in bottiglia.

Cominciano i rubinetti secchi: due frazioni di Gualdo Tadino – Boschetto e Gaifana – verranno staccate dall’acquedotto e a spese dell’Azienda, allacciate ad un altro bacino. Soldi pubblici per agevolare gli interessi privati. Devono rendere bene alla regione e ai comuni se si è deciso così. Rendono, ma non come dovrebbero. La legge Regia delle concessioni risale al 1927, è stata corretta dalla Galli: fa entrare nella casse pubbliche 5 miliardi e 160 milioni l’anno. La Basilicata incassa 0,30 euro ogni mille litri; 0,51 la Lombardia; la Sicilia riceve 0,0010 euro fino a 35 mila litri; 0,65 il Veneto che con le sue montagne cede 2 miliardi e 647 milioni di litri l’anno.

Le proposte del Comita Acqua chiede di estendere il regolamento regionale lombardo a tutti i posti d’Italia: prelievo di 0,0516 centesimi di euro, da aggiungere al vecchio canone di concessione, ogni 100 litri. Sarebbero 5 milioni e 68 mila euro, non un capitale ma potrebbe servire ad aprire fontanelle pubbliche. Poi il prelievo fiscale di un centesimo al litro da destinare a progetti di cooperazione: scavare pozzi nelle regioni di sabbia dove l’acqua è oro blu. E’ il suggerimento della Commissione Europea per lo Sviluppo e la Cooperazione. In fine una tassa sui prelievi per coprire i costi indiretti, riciclaggio plastica e smaltimento rifiuti.

Il viaggio nel mondo dell’acqua finisce qui. Mi accorgo di aver dato solo un’occhiata e ascoltato voci che rimbombano nel silenzio distratto di tutti quando sarebbe bene mobilitare esperti e università non chiamate a firmare solo etichette che promettono miracoli. Anche la gente con la bottiglietta in mano ha il diritto-dovere di incuriosirsi di più. Ma è noioso; un altro pensiero da aggiungere ai pensieri che girano attorno.

Stappiamo, beviamo e buona notte. Il fatalismo mediterraneo invita ad avere fiducia negli specchi Tv, mentre la praticità francese sta cambiando idea. Per la prima dal 1999 i parigini sono tornati all’acqua del rubinetto. Sette anni fa erano secondi solo all’ Italia: il 78 per cento beveva dalla bottiglia almeno una volta la settimana. Il numero è rimpicciolito al 60 per cento. E la discesa continua: “Mai abbiamo avuto tanta fiducia nell’acqua che arriva in casa “, parole di Monique Chotard, direttrice della Commissione per l’Acqua. A cosa si deve la conversione ? “ La gente si è resa conto che l’acqua è un bene limitato. E se proprio bisogna pagare, meglio investire nelle ricerche che possano prolungare il godimento di un bene indispensabile alla vita. Nostra e degli altri”.


mchierici2@libero.it

Maurizio Chierici | altre lettere di Maurizio Chierici

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UMORISMO NERO

Comunicazioni di servizio

Innanzitutto mi scuso se ultimamente non mi faccio sentire che raramente… il fatto che il blog sia comunque aggiornato ed arricchito è merito di Mauro (che dopo quest’ultima trovata olografica si sta giocando il posto…!)
Poi, qualche notizia:
1) Morgan è partito per un’altra missione umanitaria, mentre procede bene (ma dai, se ci sforziamo tutti può andare anche meglio!!!) la missione pro-Benito: ora si tratta di aiutare Santo, ma non vi dico altro, né vi aggiorno sulla situazione dei cassonetti Caritas, perché ritengo molto meglio che li leggiate da lui: http://acmedelpensiero.blogspot.com/
2) la campagna di raccolta firme per una politica etica dell’amica Nilde e la raccolta di prenotazioni per un libro in cerca di editore (sulla strage di Ustica, verità mai dette) continuano sul sito
http://calinde.ilcannocchiale.it/
cercatevi le relative pagine!
3) sul sito antimafia Rita Atria
http://www.ritaatria.it/ ci sono diversi articoli a proposito del tentativo in atto di stroncare Casablanca: leggete, abbonatevi, sosteniamolo… e smettiamola di lamentarci e basta!
4) l’amico Equo è sempre tra noi! Sta per partire un corso…
La presentazione avverrà presso l’associazione culturale TERZA ONDA, in via BELLARMINO 12 – 20141 MILANO, sabato 31 Marzo dalle ore 15:00 in poi. L’ingresso è libero, gratuito e senza alcun impegno. Per maggiori informazioni sul tipo di percorso che offre, visitatelo su http://arpaspada.blogspot.com/

5) alcuni di voi già lo sanno perché li ho tampinati a dovere. Sono a caccia di informazioni da tutt’Italia (mi dispiace per i lettori all’estero, ma questo è un “conto della serva” locale…)
Ho bisogno di sapere, oltre al luogo di provenienza delle informazioni, i prezzi in negozietti tradizionali e, possibilmente, in supermercati (scegliete voi quale, però indicatelo, grazie) di:
1 lt. di latte intero fresco – bottiglia o tetrapack unico
1 kg. di pane comune
1 kg. di zucchero (bianco)
1 kg. di manzo da bistecche
1 h. di prosciutto cotto
1 confezione (500 gr.) di spaghetti, diciamo Barilla se possibile (sennò va bene tutto, indicando la marca…)
1 caffé al bar (banco)
Quando avrò finito la raccolta, vi troverete un bel post nel forum.
E per ora è tutto!
Buona navigazione… 🙂

LA REALTA’? non esiste..

Questa volta l’argomento è di quelli ostici. Tuttavia credo sia interessante, oltre che utile, dare uno sguardo “diverso” alla realtà che circonda. La “nostra” realtà. Introduce al pensiero “olistico”, ad una visone della persona, e del mondo, veramente come un “tutto”.
mauro

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L’Universo è un’illusione

ovvero, il “paradigma olografico”
di Richard Boylan

Le teorie di Aspect, Bohm, Pribram sulla nuova fisica scuotono i principi della scienza tradizionale: dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è parte infinitesimale e totalità di “Tutto”

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Un fenomeno che può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di Einstein – che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce – è da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse non-localmente.

La maggior parte dei fisici nega la possibilità di fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, ma l’esperimento di Aspect rivoluziona il postulato, provando che il legame tra le particelle subatomiche è effettivamente di tipo non-locale. David Bohm, celebre fisico dell’Università di Londra recentemente scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicassero la non-esistenza della realtà oggettiva. Vale a dire che, nonostante la sua apparente solidità, l’Universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato.

Ologrammi, la parte e il tutto
Per capire la sbalorditiva affermazione di Bohm gettiamo uno sguardo alla natura degli ologrammi. Un ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l’aiuto di un laser: l’oggetto da fotografare viene prima immerso nella luce di un raggio laser, poi un secondo raggio laser viene fatto rimbalzare sulla luce riflessa del primo e lo schema risultante dalla zona di interferenza dove i due raggi si incontrano viene impresso sulla pellicola fotografica. Quando la pellicola viene sviluppata risulta visibile solo un intrico di linee chiare e scure ma, illuminata da un altro raggio laser, ecco apparire il soggetto originale. La tridimensionalità non è l’unica caratteristica interessante degli ologrammi: se l’ologramma di una rosa viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser, si scopre che ciascuna metà contiene ancora l’intera immagine della rosa. Anche continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minuscolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma intatta, della stessa immagine.

Diversamente dalle normali fotografie, ogni parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute dall’ologramma integro. Si schiude così una nuova comprensione dei concetti di organizzazione e di ordine.

La rana, l’atomo e la rosa
Per quasi tutto il suo corso la scienza occidentale ha agito sotto il preconcetto che il modo migliore di capire un fenomeno fisico, che si trattasse di una rana o di un atomo, era quello di sezionarlo e di studiarne le varie parti. Gli ologrammi ci insegnano che alcuni fenomeni possono esulare da tale approccio. Bohm lo intuì, aprendo una strada alla comprensione della scoperta del professor Aspect.

Per Bohm il motivo per cui le particelle subatomiche restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa risiede nel fatto che la loro separazione è un’illusione. Era infatti convinto che, ad un livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità individuali, ma estensioni di uno stesso “organismo” fondamentale. Bohm semplificava con un esempio: immaginate un acquario contenente un pesce. Immaginate che l’acquario non sia visibile direttamente, ma solo attraverso due telecamere, una posizionata frontalmente e l’altra lateralmente rispetto all’acquario.

Guardando i due monitor televisivi possiamo pensare che i pesci siano due entità separate, la differente posizione delle telecamere ci darà infatti due immagini lievemente diverse. Ma, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremo che vi è un certo legame tra loro: quando uno si gira, anche l’altro si girerà; quando uno guarda di fronte a sé, l’altro guarderà lateralmente. Essendo all’oscuro dello scopo reale dell’esperimento, potremmo credere che i due pesci comunichino tra loro, istantaneamente e misteriosamente. Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica che esiste un livello di realtà del quale non siamo consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra. Se le particelle subatomiche ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una porzione della loro realtà, esse non sono “parti” separate bensì sfaccettature di un’unità più profonda e basilare, che risulta infine altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra rosa. E poiché ogni cosa nella realtà fisica è costituita da queste “immagini”, ne consegue che l’Universo stesso è una proiezione, un ologramma.

Il magazzino cosmico
Oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe altre caratteristiche stupefacenti: se la separazione tra le particelle subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo, tutte le cose sono infinitamente collegate. Gli elettroni di un atomo di carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che costituiscono ogni salmone che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella che brilla nel cielo. Tutto compenetra tutto. Sebbene la natura umana cerchi di categorizzare, classificare e suddividere i vari fenomeni, ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non è altro che una immensa rete ininterrotta.

In un universo olografico persino il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali. Concetti come la località vengono infranti in un universo dove nulla è veramente separato dal resto, sicché anche il tempo e lo spazio tridimensionale (come le immagini del pesce sui monitor TV) dovrebbero venire interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso. Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di super-ologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono simultaneamente. Disponendo degli strumenti appropriati un giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e cogliere delle scene del nostro passato da lungo tempo dimenticato. Cos’altro possa contenere il super-ologramma resta una domanda senza risposta. In via ipotetica, ammettendo che esso esista, dovrebbe contenere ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e che sarà, nonché ogni possibile configurazione di materia ed energia: dai fiocchi di neve alle stelle, dalle balene ai raggi gamma. Dovremmo immaginarlo come una sorta di magazzino cosmico di Tutto-ciò-che-Esiste. Bohm si era addirittura spinto a supporre che il livello super-olografico della realtà potrebbe non essere altro che un semplice stadio intermedio oltre il quale si celerebbe un’infinità di ulteriori sviluppi.

Poiché il termine ologramma si riferisce di solito ad una immagine statica che non coincide con la natura dinamica e perennemente attiva del nostro universo, Bohm preferiva descrivere l’Universo col termine “olomovimento”. Affermare che ogni singola parte di una pellicola olografica contiene tutte le informazioni in possesso della pellicola integra significa semplicemente dire che l’informazione è distribuita non-localmente. Se è vero che l’Universo è organizzato secondo principi olografici, si suppone che anch’esso abbia delle proprietà non-locali e quindi ogni particella esistente contiene in se stessa l’immagine intera. Dato il presupposto, tutte le manifestazioni della vita provengono da un’unica fonte di causalità che include ogni atomo dell’Universo. Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di “tutto”.

Miliardi di informazioni…

Lavorando nel campo della ricerca sulle funzioni cerebrali, anche il neurofisiologo Karl Pribram, dell’Università di Stanford, si è convinto della natura olografica della realtà. Numerosi studi, condotti sui ratti negli anni ’20, avevano dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del cervello: dagli esperimenti nessuno però riusciva a spiegare quale meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando Pribram non applicò a questo campo i concetti dell’olografia. Egli ritiene che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si intersecano su tutta l’area del frammento di pellicola che contiene l’immagine olografica.

Quindi il cervello stesso funziona come un ologramma e la teoria di Pribram spiegherebbe come il cervello riesca a contenere una tale quantità di ricordi in uno spazio così limitato. Quello umano può immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni, durante la durata media di vita (approssimativamente l’equivalente di cinque edizioni dell’Enciclopedia Treccani!). Di converso, si è scoperto che gli ologrammi possiedono una sorprendente possibilità di memorizzazione, infatti semplicemente cambiando l’angolazione con cui due raggi laser colpiscono una pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un solo centimetro cubico di spazio.

La nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una qualsivoglia informazione dall’enorme magazzino cerebrale risulta spiegabile più facilmente, supponendone un funzionamento secondo principi olografici. Inutile, quindi, scartabellare nei meandri di un gigantesco archivio alfabetico cerebrale, perché ogni frammento di informazione sembra essere sempre istantaneamente correlato a tutti gli altri: si tratta forse del massimo esempio in natura di un sistema a correlazione incrociata. Nell’ipotesi di Pribram si analizza la capacità del cervello di tradurre la valanga di frequenze luminose, sonore, ecc. ricevute tramite i sensi, nel mondo concreto delle percezioni. Codificare e decodificare frequenze è esattamente quello che un ologramma sa fare meglio, fungendo da strumento di traduzione per convertire un ammasso di frequenze prive di significato in una immagine coerente: il cervello usa gli stessi principi olografici per convertire matematicamente le frequenze ricevute in percezioni interiori.

IL CERVELLO RIMESCOLATO
(inserto di XmX)

Paul Pietsch, critico verso la teoria olografica della mente, provò a confutarla (libro Shufflebrain, vedi links a fine pagina). Poichè aveva scoperto che le salamandre sono capaci di ampie capacità di rigenerazione del tessuto nervoso (nervi e cervello), ipotizzò che la localizzazione delle funzioni cerebrali potesse essere evidenziata “scambiando” fra loro parti di cervello. Lo fece, sezionando il cervello di alcune salamandre in parti uguali, per poi risistemarle nella scatola cranica ruotate, scambiate di posto, e così via. Pietsch si aspettava di osservare gravi disfunzioni o strani comportamenti, invece la maggior parte delle salamandre continuò a comportarsi come prima. XmX

Vi è una impressionante quantità di dati scientifici a conferma della teoria di Pribram, ormai condivisa da molti altri neurofisiologi. Il ricercatore italo-argentino Hugo Zucarelli ha applicato il modello olografico ai fenomeni acustici, incuriosito dal fatto che gli umani possono localizzare la fonte di un suono senza girare la testa, pur sordi da un orecchio. Ne risulta che ciascuno dei nostri sensi è sensibile ad una varietà di frequenze molto più ampia. Ad esempio: il nostro sistema visivo è sensibile alle frequenze sonore, il nostro olfatto percepisce anche le cosiddette “frequenze osmiche” e persino le cellule biologiche sono sensibili ad una vasta gamma di frequenze. Tali scoperte suggeriscono che è solo nel dominio olografico della coscienza che tali frequenze possono venire vagliate e suddivise.

La realtà? Non esiste.
Ma l’aspetto più sbalorditivo del modello cerebrale olografico di Pribram è ciò che risulta unendolo alla teoria di Bohm. Se la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che esiste non è altro che un turbine olografico di frequenze e se persino il cervello è solo un ologramma che seleziona alcune di queste frequenze trasformandole in percezioni sensoriali, cosa resta della realtà oggettiva? In parole povere: non esiste. Come sostenuto dalle religioni e dalle filosofie orientali, il mondo materiale è una illusione. Noi stessi pensiamo di essere entità fisiche che si muovono in un mondo fisico, ma tutto questo è pura illusione. In realtà siamo una sorta di “ricevitori” che galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò che ne estraiamo lo trasformiamo magicamente in realtà fisica: uno dei miliardi di “mondi”
esistenti nel super-ologramma








Questo impressionante nuovo concetto di realtà è stato battezzato “paradigma olografico” e sebbene diversi scienziati lo abbiano accolto con scetticismo, ha entusiasmato molti altri. Un piccolo, ma crescente, gruppo di ricercatori è convinto si tratti del più accurato modello di realtà finora raggiunto dalla scienza. In un Universo in cui le menti individuali sono in effetti porzioni indivisibili di un ologramma e tutto è infinitamente interconnesso, i cosiddetti “stati alterati di coscienza” potrebbero semplicemente essere il passaggio ad un livello olografico più elevato. Se la mente è effettivamente parte di un continuum, di un labirinto collegato non solo ad ogni altra mente esistente o esistita, ma anche ad ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, ed al tempo stesso, il fatto che essa sia capace di fare delle incursioni in questo labirinto e di farci sperimentare delle esperienze extracorporee, non sembra più così strano.

Coscienza e visualizzazione
Il paradigma olografico presenta implicazioni anche nelle cosiddette scienze pure, come la biologia. Keith Floyd, uno psicologo del Virginia Intermont College, ha sottolineato il fatto che se la concretezza della realtà non è altro che una illusione olografica, non potremmo più affermare che la mente crea la coscienza (cogito ergo sum). Al contrario, sarebbe la coscienza a creare l’illusoria sensazione di un cervello, di un corpo e di qualunque altro oggetto ci circondi che noi interpretiamo come “fisico”.

Una tale rivoluzione nel nostro modo di studiare le strutture biologiche spinge i ricercatori ad affermare che anche la medicina e tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione verrebbero trasformati dal paradigma olografico. Infatti, se l’apparente struttura fisica del corpo non è altro che una proiezione olografica della coscienza, risulta chiaro che ognuno di noi è molto più responsabile della propria salute di quanto riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina. Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose potrebbero in realtà essere dovute ad un mutamento dello stato di coscienza che provochi dei cambiamenti nell’ologramma corporeo. Allo stesso modo, potrebbe darsi che alcune controverse tecniche di guarigione alternative come la “visualizzazione” risultino così efficaci perché nel dominio olografico del pensiero le immagini sono in fondo reali quanto la “realtà”.

Il mondo è una tela bianca
Perfino le visioni ed altre esperienze di realtà non ordinaria possono venire facilmente spiegate se accettiamo l’ipotesi di un universo olografico. Nel suo libro “Gifts of Unknown Things”, il biologo Lyall Watson descrive il suo incontro con una sciamana indonesiana che, eseguendo una danza rituale, era capace di far svanire istantaneamente un intero boschetto di alberi. Watson riferisce che mentre lui ed un altro attonito osservatore continuavano a guardare, la donna fece velocemente riapparire e scomparire gli alberi diverse volte. Sebbene le conoscenze scientifiche attuali non ci permettano di spiegarle, esperienze come queste diventano più plausibili qualora si ammetta la natura olografica della realtà. In un universo olografico non vi sono limiti all’entità dei cambiamenti che possiamo apportare alla sostanza della realtà, perché ciò che percepiamo come realtà è soltanto una tela in attesa che noi vi si dipinga sopra qualunque immagine vogliamo. Tutto diviene possibile, dal piegare cucchiai col potere della mente, ai fantasmagorici eventi vissuti da Carlos Castaneda durante i suoi incontri con Don Juan, lo sciamano Yaqui. Nulla di più, né meno, miracoloso della capacità che abbiamo di plasmare la realtà a nostro piacimento durante i sogni. E le nostre convinzioni fondamentali dovranno essere riviste alla luce della teoria olografica della realtà. >>

Dr. Richard Boylan
Behavioral Scientist

fonte: http://www.xmx.it

LA SALUTE PUBBLICA E’ ANCORA SCHIAVA DELLA CORRUZIONE

La stella di Poggiolini alla fine è tramontata. Venire associati al suo nome è cosa che oggi farebbe orrore a coloro che un tempo manovravano per apparirgli al fianco, ad annuire in religioso silenzio ogniqualvolta egli concedeva il proprio “imprimatur” a farmaci inutili… ma lucrosi.

Ma chi ha raccolto l’eredità di Poggiolini? Chi è il nuovo giudice della “validità scientifica” delle migliaia di nuove droghe legali che ogni anno vengono immesse a forza sul mercato, e con quali criteri tale “validità” viene determinata?

L’uomo nuovo è Silvio Garattini. Membro del Comitato Interministeriale per le Sostanze Stupefacenti e Psicotrope e primario portavoce della Commissione Unica Farmaco, direttore dell’Istituto Mario Negri per la Ricerca Farmacologica di Milano, è lui la nuova figura che domina la scena della farmacopea in Italia.

Nell’era poggioliniana, solo le sostanze che passavano attraverso (e lubrificavano) le complesse procedure di esaminazione “tangenziale” di particolari enti e commissioni potevano godere di quell’imprimatur grazie al quale potevane essere messe in commercio.

Analogamente oggi, sotto Garattini, solo le sostanze che superano il vaglio “scientifico” ne ricevono l’autorizzazione. Molti però hanno l’impressione che il regno di Garattini non rappresenti un miglioramento rispetto ai tempi di Poggiolini, che i contribuenti non abbiamo modo di sapere cosa ne sia dei miliardi che vengono stanziati per il Mario Negri e che la salute e la sicurezza del pubblico siano seriamente minacciate dalle procedure poco attendibili con cui le sostanze vengono testate.

Miliardi Spesi Nella “Ricerca”

Alcuni mesi fa Garattini è apparso in TV in bella posa accanto all’allora Ministro della Sanità in veste di uno dei suoi principali consiglieri nell’affare della proteina UK101 di Bartorelli (sostanza che è stata al centro di accese controversie). Quello che Garattini principalmente ha voluto trasmettere è stato un messaggio di prudenza: era consigliabile sottoporre la sostanza ad anni ed anni di sperimentazione.

Consigliabile? Sarà anche così, ma non è che sulla necessità di tale sperimentazione incidano i miliardi e miliardi di lire che il contribuente dovrà sborsare?

Quest’ultimo è certamente tema caro al Garattini che nel 1990, spalla a spalla col Poggiolini, in dibattiti sul futuro dell’industria farmaceutica italiana pontificava sulla necessità da parte del governo di stanziare, per la ricerca, almeno 5.000 miliardi nei 10 anni a venire.

Una voce significativa in stridente contrasto con la visione propugnata dal Garattini di un Mario Negri quale indispensabile santuario di scienza, si leva con Hans Ruesh, autore internazionalmente acclamato del libro I falsari della Scienza.

Ruesh così descrive il Garattini: “… Campione di relazioni pubbliche e formidabile raccoglitore di quattrini, contributi e sussidi vari, statali e privati, ama farsi fotografare, in camice bianco, seduto alla scrivania, e alle spalle una grande fotografia di Einstein, per far capire che qui abbiamo a che fare con uno scienziato coi fiocchi”.

Scienziato che, prosegue il Ruesh, “ha fatto a gara col collega Prof. Trabucchi per scagionare i responsabili della catastrofe della diossina di Seveso”.

Camilla Cederna ha così commentato sull’Espresso, poco dopo che si era verificato l’incidente: “… i dotti dell’Istituto Mario Negri, ben pagati per questo, hanno deciso che il rischio è minimo, dichiarando che esiste un “livello accettabile” di diossina…. In cambio della stupefacente trovata del “livello accettabile”, l’Istituto Negri riceverà dalla Regione attrezzature per 400 milioni …”.

I quattrocento milioni di lire, evidentemente, hanno aiutato l’Istituto a superare il fatto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità di Ginevra avesse ripetutamente avvertito che non esiste un “livello accettabile” nel caso della diossina, in quanto tale sostanza espleta il suo effetto deleterio anche se presente nell’atmosfera in quantitativi infinitesimali.

Diversi anni prima, con mossa molto conveniente, Garattini era riuscito a far ottenere al suo Mario Negri il riconoscimento di “ente morale” il che garantiva all’istituto, da un lato l’esenzione dalle tasse e, dall’altro, lo stanziamento di ingenti fondi prelevati dalle tasche dei contribuenti. Gli garantiva inoltre l’afflusso alle sue casse di sostanziose donazioni esentasse provenienti da enti privati. Solo nel 1990, ad esempio, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori gli ha versato donazioni per 890 milioni di lire.

Dato che i bilanci del Mario Negri non sono accessibili al pubblico, non ci è dato conoscere che fine facciano esattamente tutti i miliardi che riceve.

Il Massacro Degli Animali Nel Nome Di Una Ricerca Inutile

Hans Ruesh, internazionalmente noto anche come autore di alcuni degli esposti più accurati e documentati contro la vivisezione e la sperimentazione animale, da molti anni critica severamente l’operato in tal senso del direttore del Mario Negri.

“… È nella demagogia che risiede la vera forza del Garattini” ci avverte Ruesh, e ce ne fornisce subito un esempio. “Ecco una delle sue [del Garattini] dichiarazioni abituali, apparsa in un articolo caratteristicamente intitolato “Meglio un gatto oggi che un uomo domani”, a firma Nullo Cantaroni, sul mensile Salve (marzo ’78): “Alle madri che trepidano quando i figli sono malati e invocano la cura risolutiva, vorrei chiedere: come facciamo a fare queste terapie? Come possiamo proporre dei farmaci attivi e non tossici se prima non abbiamo potuto sperimentarli sugli animali?”.

Ruesh riporta, documentandoli, innumerevoli casi in cui la sperimentazione animale si è dimostrata del tutto inutile dal punto di vista scientifico, oltre ad essere dispendiosa, barbarica e crudele. In undici anni, solo in Italia, sono stati oltre 22.000 i farmaci ritirati perché rivelatisi inutili, pericolosi o addirittura, in alcuni casi, estremamente tossici… tutti farmaci la cui “validità” era stata “accertata” con un abbondante impiego di sperimentazione animale.

Ad eclatante dimostrazione del livello di integrità mantenuto dal Garattini nel settore, ben valgono i commenti da lui espressi all’indomani della tragedia creata dal talidomide a migliaia di famiglie. Il Garattini arrivò ad affermare che il disastro si era avuto perché il farmaco non era stato sperimentato su animali gravidi.

Oltre a suonare irresponsabile, tale affermazione è anche una spudorata menzogna. Quando erano nati i primi sospetti sugli effetti dannosi del talidomide sui nascituri, la farmaceutica Grünenthal, produttrice del farmaco, aveva ripreso le prove su animali gravidi e, dati gli esiti negativi, ne aveva tranquillamente confermato la presunta innocuità.

Ne consegue che il farmaco rimase in commercio per alcuni anni, causando indicibili disgrazie: più di 10.000 bambini deformi o nati morti, madri impazzite per il dolore, alcune giunte perfino all’infanticidio.

Garattini ha cercato di darne la colpa all’insufficienza di sperimentazione animale. La verità è invece che i test su animali sono stati effettuati, senza però riflettere minimamente gli effetti che il farmaco avrebbe avuto sull’uomo.

Ma quello del talidomide non è l’unico caso che dimostri quanto la sperimentazione animale sia inutile. Molte sostanze, sia naturali che di sintesi, possono mostrare effetti non dannosi sulle cavie in laboratorio e dannosi sull’uomo, e viceversa. Alcuni esempi:

­ la penicillina è dannosa per la cavia, non dannosa per l’uomo;

­ l’aspirina è dannosa per topi, cavie, scimmie, cani, gatti; tuttavia è ritenuta non dannosa (addirittura benefica) per l’uomo;

­ la clorpromazina (tranquillante) si è rivelata dannosa per l’uomo, non dannosa per tutti i più comuni animali da laboratorio;

­ la stricnina è dannosa (letale) per l’uomo, non dannosa per scimmie, cavie o polli;

­ l’amanita falloide è un ottimo fungo mangereccio per il coniglio, ma anche in piccola dose può sterminare un’intera famiglia umana;

­ la cicuta, con cui si è ucciso Socrate, è innocua per i topi.

Nel Nome Della Scienza

Per quanti camici bianchi con fotografie di Einstein sullo sfondo il Garattini cerchi di sfoggiare, la sua immagine di scienziato vacilla, quando si esamina il sistema che egli rappresenta.

Prendiamo, ad esempio, il settore dei cosiddetti “tranquillanti”, attualmente uno dei più lucrosi tra le droghe psichiatriche. Ogni nuovo tranquillante immesso sul mercato viene presentato come l’ultima novità in fatto di “farmaco portentoso”, “totalmente sicuro” e “privo di effetti collaterali”.

In che modo questa “sicurezza” ed “efficacia” sono state testate?

Eccovi uno degli “esperimenti”: 200 gatti, rinchiusi in una gabbia angusta, ricevono potenti scariche elettriche attraverso la griglia metallica che copre il pavimento. In poco tempo gli animali diventano letteralmente pazzi di terrore e dolore, e cominciano a scagliarsi ferocemente gli uni contro gli altri. Si registra accuratamente quanto tempo ci voglia perché “si inneschi” la crisi di aggressività.

Ormai serviti allo scopo, i gatti impazziti vengono scartati e rimpiazzati con altri “freschi”, su cui viene somministrato il tranquillante da “sperimentare”.

Anche questi ultimi, come i gatti del “lotto” precedente, vengono sottoposti a scariche elettriche fino ad impazzire e a uccidersi reciprocamente. Se nel secondo lotto di gatti l’aggressività si è innescata dopo un tempo maggiore, il farmaco viene definito “efficace”.

Dopo di che, una volta che Garattini o suoi colleghi hanno sprecato i miliardi del contribuente che si sono fatti stanziare per test del genere, i farmaci vengono immessi sul mercato per quello che sarà il vero test. In casi famosi come quello del talidomide, i risultati sono disastrosi. Qualunque giudizio si voglia dare alla sperimentazione animale dal punto di vista morale, prove schiaccianti ne indicano l’inattendibilità. Nel caso di Silvio Garattini e dell’Istituto Mario Negri, andrebbe effettuata un’inchiesta peritale (sia finanziaria che scientifica) per accertare quali insegnamenti di Poggiolini, suo illustre predecessore, stia applicando.

fonte: http://www.freedommag.org/ITALIAN/10/page06.htm

Marcia Italia










“L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo”.
Pier Paolo Pasolini, 1962


Ieri sera a Milano era prevista la marcia per la legalità e la sicurezza guidata da Letizia Moratti. Siamo andati con gli amici di Qui Milano libera, per vedere le facce, fare interviste e distribuire alcuni volantini che avevamo studiato apposta per non urtare la sensibilità di nessuno, sul tema della memoria (”città più sicure”) e dell’illegalità dei quartieri alti (scorte ai potenti pregiudicati). Niente da fare: abbiamo rischiato il linciaggio. La folla berlusconiana è incattivita, plasmata dalla propaganda, odia il nemico, adora il capo, non ha memoria. Quando sente la parola magistratura s’indigna. Quando qualcuno pone una domanda fuori copione si offende. Un signore di mezza età ha espresso il desiderio di mandarci nei forni. Un altro ci seguiva invitandoci ad andar via in quanto comunisti di merda. Non erano naziskin, ma persone comuni, di quelle che si vedono al bar sotto casa. Sono danni impressionanti, irrimediabili. La base per il partito reazionario di massa è pronta, coltivata a dovere dal ventennio televisivo. E prima o poi ci faremo i conti. Abbiamo provato e riprovato a intervistare Formigoni: il politico consumato ha risposto a tutti tranne che a noi. In compenso ci ha risposto la Santanchè, la Briatore in gonnella, ma quando le ho posto la questione dell’onestà dei politici ha risposto: ma che domande mi fa? e ha girato i tacchi irritata, dietro le lenti nere. Sfilavano anche La Russa e Borghezio, più eccitati che mai. Dal palco la Moratti ha gridato alla folla: siete cittadini e vi trattano da sudditi! E ha chiesto il pugno di ferro contro la criminalità e invocato la certezza della pena: a mezzo metro Berlusconi, protetto dai gorilla, applaudiva convinto. Nel corteo era tutto un inneggiare a Silvio, l’uomo della legalità 2007. I manifestanti erano inferociti contro gli extracomunitari e sgomitavano per vedere l’amato leader, per fotografarlo con il telefonino. Non sono mancati i coretti: chi non salta comunista è. C’era con noi una ragazza francese, incredula di quel che vedeva. Non riesco a raccontare il senso di vergogna che si prova in simili circostanze. Parleranno le immagini, quando monteremo il video. Questa è una brutta Italia davvero. La feccia che risale il pozzo, la chiamava Montanelli. La peggiore per volgarità e bassezza. I nazisti della porta accanto sono tanti, troppi per un paese civile. Nel prossimo post le impressioni di alcuni amici che ieri sera hanno condiviso la mia pena.

Piero Ricca


fonte: http://www.pieroricca.org/2007/03/

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Che dire ? Sta sempre più vincendo la cultura dell’incultura, o almeno è quello che vogliono farci credere. E i segnali sono tanti; purtroppo la “sceneggiata” che si è vista ieri sera a Milano non è che l’ennesima riprova.. Il qualunquismo dilaga, col dilagare dei vuoti valori del consumismo coatto. E striscia nei comportamenti e nelle dichiarazioni di certi personaggi pubblici. Buon ultimo, su Repubblica di oggi, Pino Daniele.

Il cantautore napoletano afferma: “Oggi la musica è solo intrattenimento, un sottofondo, la cultura annoia e la politica è nauseante”.

Si allunga la teoria dei cattivi maestri..

mauro


leggete anche questa bella analisi sul fascismo:

http://www.ecn.org/asicuba/asicuba/fascismo.htm

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