Archivio | marzo 6, 2007

Calabresi beato?


Argomento spinoso… se amassi il quieto vivere me ne starei zitta.

Invece, come sempre, dico la mia: chissà mai che qualcuno mi prospetti un’altra verità cui non sono arrivata e mi faccia cambiare idea!

E’ – casualmente? – ripartita in questi giorni la campagna che spinge perché il commissario Calabresi venga beatificato. Casualmente perché, in concomitanza, si torna a parlare di BR e terrorismo…


Allora: chiariamo subito che sono assolutamente contraria al terrorismo ed ai terroristi, non foss’altro perché, alla prova dei fatti, non reggono la mia domanda preferita: CUI PRODEST? Giovano a tutti tranne che a quelli cui vorrei giovare io. Che sono poi coloro che vogliono cambiare il mondo. Non passano la domanda, dicevo: tant’è vero che, in nome del “far quadrato intorno allo Stato”, si è cercato di chiudere la bocca a chi “era contro” con leggi che andavano sì a colpire le BR (quando faceva comodo, dico io che son maligna…), ma anche tutti coloro che non erano schierati con il governo. Che, infatti,era un governo di unità nazionale… strane analogie, strani riaccadimenti…

Ma torniamo a Calabresi. Come uomo non dico nulla – non lo conoscevo. Come poliziotto… mah, sarebbe magari interessante sentire anche l’opinione di Pinelli e degli altri “cumunisti” che gli sono capitati sotto le sgrinfie in questura. Certo, l’indagine per la morte di Pinelli ha detto che lui non era nella stanza… ma un altro anarchico fermato sostiene di sì. Molto ci sarebbe da disquisire… anche sull’obiettività dei giudici e dei giornali, ma questa è un’altra storia. Possiamo credere a chi vogliamo, il punto comunque non è Pinelli – non solo lui almeno. In discussione c’è il modo in cui “certi” interrogatori vengono effettuati. Sarebbe come credere alle confessioni estorte dall’inquisizione alle “streghe” tramite tortura… e non ditemi che le botte si sarebbero viste. Lo so anch’io – che non pratico – che esistono sistemi che non lasciano traccia…

Insomma, che Calabresi fosse schierato contro la sinistra (anzi, contro “i cumunisti”) è un dato di fatto. Solo che lui è stato ammazzato. Mi dispiace, non penso che sia stato un atto giusto, non lo giustifico, non fiancheggio chi l’ha fatto, sono contraria e punto. Ma non è mica stato l’unico… perché allora non beatifichiamo tutti gli innocenti uccisi in nome di qualche giustizia che poi tanto giusta non è/era? Tanto per restare in tema, perché non beatifichiamo Guido Rossa? Anche lui è un martire del terrorismo, no? Ma già… era un sindacalista e non un poliziotto. A ben vedere, ha avuto più merito Rossa (che appunto non lavorava in polizia) a rendere testimonianza contro un brigatista che non un commissario a fare il suo lavoro. E Valpreda allora? Ah no, scusate… lui è ancora vivo – non sia mai che lo proponiamo per la beatificazione e la prossima bomba (dio non voglia, anzi, sarà meglio che non vogliano i poteri occulti…) lo coglie sprovvisto di alibi…

No, qui gatta ci cova. Mi pare che qualcuno stia cercando di riscrivere la storia come più gli conviene… voi, che ne pensate?



Stralci di intervista a Pietro Valpreda

tratta dal libro “La notte della Repubblica” di Sergio Zavoli


Z: C’è un tempo della verità che viene per le persone, cioè dentro di noi, al di là di ciò che accade fuori. In genere è il dolore, la sofferenza a risistemare, negli anni, cose, pensieri, sentimenti e giudizi. Quella strage ha avuto strascichi gravi, persino delittuosi (penso all’uccisione del commissario Calabresi). Di fronte alla colpevolizzazione di Calabresi, concitata, emotiva, senza appello, qual era il suo stato d’animo, allora? Come reagì alla notizia di quell’evento e come lo giudica, oggi?

V: Quando fu ammazzato il commissario Calabresi mi trovano ancora in carcere, attraversavo un periodo abbastanza critico. Il commissario fu ucciso poco tempo dopo che fu sospeso il mio primo processo a Roma e non vedevo una via d’uscita. Se dicessi che allora mi è dispiaciuto della morte del commissario Calabresi sarei un ipocrita. Adesso, forse, riuscirò a scindere il Calabresi uomo che conoscevo dal Calabresi politico, portato avanti come emblema di morte da Lotta continua, dai compagni e anche dal sottoscritto. Calabresi era sicuramente un individuo preparato e intelligente.

Credo che uno dei motivi per cui è arrivato dove poi è arrivato, cioè ad essere assassinato, sia stata l’ambizione. Sì, Calabresi era un ambizioso… nel senso che anche nei nostri interrogatori non voleva mostrarsi un commissario sprovveduto, ma diceva: “Guarda, io ho letto Bakunin, perciò non mi dire questo, ho letto Malatesta” e così via. Aveva una certa preparazione, insomma. E’ certo che Calabresi non era nella stanza quando morì Pinelli. C’erano quattro poliziotti e un carabiniere, si sanno i nomi e i cognomi. Un altro dato è certo: Calabresi conosceva me e conosceva ancora meglio Pinelli, che era quello che andava in questura a chiedere i permessi per le affissioni dei manifesti e per le manifestazioni. Lo conosceva benissimo e sapeva benissimo che Pinelli era innocente… ne sono convinto. Perché a un sospetto di strage, fermato in un gruppo anarchico, si dice:”Noi andiamo in macchina, tu seguici con il motorino.” Quella era una strage. Quando mai si è visto che la polizia, anche a uno sospettato di avere accoltellato la moglie, dica:”Siamo stretti, noi andiamo in macchina, tu seguici in bicicletta”? Qui si prende in giro l’intelligenza delle persone. La morte di Calabresi credo che alla sinistra abbia fatto più male che bene. Mentre con Calabresi vivo potevano forse emergere alcune responsabilità, Calabresi morto diventava una pietra tombale.

Z: Che cosa pensa sia accaduto quella notte negli uffici della questura, dopo che Pinelli fu interrogato da Calabresi?

V: Senta, io ci ho pensato per anni e ci penso ancora sul piano politico, e sul piano umano, perché per me Pinelli era un amico e un compagno. Pinelli trascorse settantadue ore in questura, ben oltre i tempi di un fermo regolamentare. In quei due giorni poté muoversi, telefonare alla moglie, la moglie poté andare a ritirare la sua paga. Ora, quel minimo di libertà che Pinelli aveva in questura non era la libertà che si dà a un individuo sospettato non dico di strage, ma nemmeno di un volgare furto. Difatti, appena c’è un piccolo sospetto, la polizia tiene altri comportamenti. Il fermato viene accompagnato anche per i suoi bisogni personali e la porta rimane aperta. Pinelli, invece, ha potuto, come dicevo prima, telefonare a casa fino alle dieci di sera. Alle dieci di sera comincia questo interrogatorio e Pinelli precipita dal quarto piano della questura. Sembra che ci sia una frattura tra queste settanta ore e le ultime due, che sia successo un qualcosa che esuli da piazza Fontana, un avvenimento diverso, estraneo: qualunque ipotesi è buona. Che Pinelli sia stato assassinato, ne sono pienamente convinto. Io, chi lo conoscevo bene, so che non si sarebbe mai suicidato. Aveva due bambine che adorava, la Silvia e la Claudia, aveva una moglie… e poi tutta la sua attività politica, gli amici, eccetera. Quanto è successo lì, in questura, anche a distanza di anni, mi è incomprensibile, davvero…

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ACQUA, per quanto ancora?

L’inverno che sta per finire, se ancora si può chiamare tale questa stagione, è risultato il più caldo degli ultimi 200 anni. E non solo in Italia. Alte temperature, rispetto alla media stagionale, e scarse precipitazioni.. così scarse che fanno presagire una primavera-estate quanto mai torrida punteggiata da rovesci improvvisi sempre più violenti. Acqua che precipiterà al suolo e da esso non verrà trattenuta, con gravi danni all’agricoltura ed alla nostra salute in generale.

Eh si, perché senz’acqua non possiamo stare. E non ci conforta certo il sapere di essere ancora tra le aeree più privilegiate del pianeta, dal punto di vista idrico. I bacini sono vuoti, e il Po è diventato un fantasma..

E’ prevedibile, anzi scontato, che presto si aprirà un nuovo scenario di guerra: la Guerra dell’Acqua. Una guerra totale, che spingerà alla rivolta i poveri e vedrà i ricchi difendere i loro interessi a colpi di cannone..

Le grandi multinazionali hanno da un pezzo messo le loro grinfie sporche di sangue su questo “affare”, un affare che può dare il potere assoluto di vita e di morte nei confronti di tutto il pianeta (“Stanno vendendo le infrastrutture del Paese alle multinazionali, che vogliono privatizzare l’acqua, il petrolio, il carbone, l’acciaio…”, Arundhati Roy, Guida all’impero per la gente comune, 2003).

I presupposti di questa emergente crisi idrica globale risalgono alla “rivoluzione verde” degli anni 70/80, quando si è favorita su larga scala la coltivazione intensiva di vecchie e nuove varietà di prodotti agricoli sempre più ad alto rendimento, con la scusa della paventata sovrapopolazione della Terra, con metodi sempre meno ortodossi e contrari al buon senso e un prelievo idrico sempre più spaventoso. Col solo risultato di far arricchire sempre più i ricchi e continuare a far restare a bocca asciutta (letteralmente) sempre i soliti poveri. E in questo siamo stati complici anche noi, con i nostri consumi scriteriati e volutamente non consapevoli.

Perché è l’agricoltura di oggi che consuma oltre il 70 per cento delle risorse idriche; e tutti noi, contadini e non, paghiamo l’acqua molto al di sotto del suo valore reale.

La quantità di acqua che occorre per riempire la nostra borsa della spesa è impressionante:

  • Occorrono 5.000 litri di acqua per ottenere un kg. di riso
  • 11.000 per far crescere il foraggio sufficiente ad alimentare una mucca, affinché questa ci dia un hamburger
  • 3.000 per un sacchetto da un kg. di zucchero
  • 20.000 per ottenere un barattolo da un chilo di caffè..

Uno dei problemi più grandi, dopo lo spreco e le perdite dovute alla cattiva manutenzione delle condotte già fatiscenti di suo, e l’evaporazione in atto nelle riserve idriche: il lago Nasser, ad esempio, situato dietro l’Alta Diga di Assuan (nel deserto nubiano) per l’evaporazione perde più acqua ogni anno di quanta l’Italia intera ne consumi nello stesso arco di tempo. Mentre, ancora oggi, milioni di contadini nel mondo irrigano i loro campi allagandoli: la maggior parte dell’acqua così utilizzata evapora, quando col sistema goccia a goccia (vedi foto), che disseta la pianta alla radice, si avrebbe un risparmio globale dei consumi dal 70 all’80 per cento, secondo le stime degli esperti.

Sta riprendendo piede anche il buon vecchio sistema di raccolta dell’acqua piovana.. Un sistema vecchio come il mondo che il buon senso comune aveva introdotto, e che si è sfruttato per millenni. Il nuovo benessere ci aveva detto che potevamo farne a meno, perché l’acqua potevamo averla come e quando volevamo.. Ebbene, non è più così. Non sarà mai più così.

E questo dobbiamo ficcarcelo in testa, e presto, se vogliamo sopravvivere in futuro. Dimenticando i nostri 500 litri giornalieri che allegramente consumiamo di media (a persona, un dato che grida vendetta da solo) e ci avviciniamo ai 20 litri indispensabili alla sopravvivenza di ognuno.

Link utili:

http://www.galileonet.it/Dossier/doss29/cop29.html

http://www.mgm.operemissionarie.it/emergenza_acqua.htm

GUTTA CAVAT LAPIDEM…

Che tradotto vorrei che suonasse così, oggi: una goccia di solidarietà scava la roccia della nostra indifferenza.
Vi ricordate?, negli avvisi ai naviganti di sabato parlavo di Morgan e della sua iniziativa solidale. Ecco, adesso è decollata. Grazie alla sua segnalazione ed all’essersi attivati di parecchi blogghisti, qualcosa per un povero uomo abbandonato e malato faremo.
Innanzitutto, di nuovo, il link al blog di Morgan – che vi consiglio caldamente, non solo per la vicenda “in corso”: http://acmedelpensiero.blogspot.com/


Poi, ovviamente, il link per mandare il vostro contributo a City Angels: http://www.cityangelsroma.org/comeaiutarci.htm

inserendo nella causale “per Benito”.

E poi un paio di considerazioni: chi di noi, almeno una volta, non si è sentito in colpa per aver parlato a vuoto di solidarietà e non aver saputo poi bene come manifestarla? Chi non è stato nauseato da Telethon o Unicef o tutte quelle organizzazioni pseudo-umanitarie sempre a caccia di sostegni economici, ma che – purtroppo – utilizzano quanto raccolto SOLO IN MINIMA PARTE per beneficiare i destinatari dichiarati? Non voglio generalizzare. Conosco alcune organizzazioni (di cui alcune linkate al mio sito) che devolvono al centesimo i soldi raccolti (e guarda caso sono quelle a bilancio certificato…) e non voglio in alcun modo deprimere la voglia di fare del bene che anima chi a queste collette partecipa. Però questa volta si tratta di aiutare una persona che ci sta vicino… e lo so che dovrebbe pensarci la sua famiglia, o lo stato, o le varie assistenze… ma non viviamo nel mondo che vorremmo (altrimenti non avrei neppure aperto questo blog) ed appunto per questo è nostro dovere cercare di cambiarlo, e non solo a parole. Se quest’uomo sarà costretto ad attendere i tempi burocratici, probabilmente sarà troppo tardi… lui ha bisogno ADESSO.

E lo so che questa donazione non è detraibile dalla dichiarazione dei redditi… ma una volta, vogliamo fare qualcosa di gratuito? Solo per la gioia di dire “io c’ero”?

Per i comunisti, vale la frase di Martin: “il miglior modo di dire una cosa è farla”. Per i cristiani, vale “ama il prossimo tuo come te stesso” o, a scelta, “fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”. Per gli uomini di buona volontà vale la coscienza di aver fatto qualcosa di buono.