Archivio | marzo 12, 2007

APPUNTAMENTO A PIAZZA NAVONA IL 17 MARZO!


Ti invitiamo a ricordare il 4° anniversario dell’inizio della guerra preventiva in Iraq partecipando alla COSTRUZIONE DI UN ENORME SIMBOLO DELLA PACE E DEL DISARMO.

La campagna ha infatti aderito all’appello promosso a livello mondiale dal Movimento Umanista (per i dettagli si veda sotto e su www.simbolodellapace.net): il simbolo della Pace sarà realizzato da centinaia di migliaia di persone con fiaccola in 30 paesi (Australia, Austria, Belgio, Canada, Colombia, El Salvador, Finlandia, Francia, Germania, Ghana, Grecia, Guinea, India, Inghilterra, Italia, Kenya, Marocco, Messico, Mozambico, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Russia, Senegal, Slovenia, Spagna, Svizzera, U.S.A., Ungheria).

Partecipa anche tu!

Appuntamento a PIAZZA NAVONA – ROMA – il 17 MARZO 2007 alle ore 17

Fai passaparola.

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APPELLO PER COSTRUIRE INSIEME IL SIMBOLO DELLA PACE E DEL DISARMO

Ci troviamo davanti ad una scelta: pace crescente o distruzione crescente. L’alternativa tra la costruzione della pace come diritto fondamentale di popoli e individui e una folle spirale di distruzione e violenza. Pochi dati bastano a illustrare la drammaticità della situazione:
Oggi sono in corso nel mondo più di 30 conflitti. Ogni anno muoiono a causa delle armi 500.000 persone, 1.300 al giorno, una al minuto. Secondo i dati ufficiali, la Russia ha ammesso di possedere 20.000 bombe nucleari, gli Stati Uniti 10.500, la Gran Bretagna 185, la Francia 450 e la Cina 400.

Secondo alcuni osservatori Israele ne possiede almeno 200. Nonostante le riduzioni effettuate negli anni Novanta, rimangono in tutto il pianeta più di 30.000 testate nucleari, sufficienti a distruggerlo per intero 25 volte. La Nato si muove al di fuori degli accordi del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, violandoli apertamente. Gli Stati Uniti
hanno dislocato 480 bombe nelle varie basi Nato in Europa: 150 in Germania, 20 in Belgio, 20 in Olanda, 110 in Gran Bretagna, 90 in Italia e 90 in Turchia.

I mezzi d’informazione diffondono un’immagine distorta e parziale di questa realtà , attribuendo la minaccia nucleare solo ad alcuni paesi e tacendo sulle sue dimensioni complessive, cosa che l’opinione pubblica non ha una vera percezione dell’enorme rischio che stiamo correndo.

E’ necessario reagire alla disinformazione e allo scoraggiamento dando impulso al movimento pacifista e nonviolento che si è sviluppato in questi anni nel mondo, unendo persone di differenti razze e religioni, culture e generazioni nel rifiuto della guerra e di ogni altra forma di violenza. Dobbiamo costruire un’alternativa non prevista nel copione dei potenti: un’alternativa basata sul rafforzamento dei vincoli tra i popoli, l’appoggio reciproco, la solidarietà, la sensibilizzazione
dell’opinione pubblica, la mobilitazione e la pressione su coloro che pretendono di decidere il destino di tutti. Abbiamo deciso di raccogliere l’appello lanciato dai pacifisti statunitensi per dare vita in tutto il mondo a mobilitazioni nonviolente nel quarto anniversario dell’invasione dell’Iraq.

Vogliamo ripetere l’esperienza già realizzata con successo a Budapest, Praga, Santiago del Cile, Helsinki, Parigi, Londra, Amsterdam, Atene, Milano, Firenze, Roma e Torino costruendo il simbolo della pace e del disarmo per riaffermare le tre maggiori urgenze del momento:
– Ritirare le truppe d’invasione
– Restituire i territori occupati
– Smantellare gli arsenali

Chiediamo a quanti lavorano per la pace, la nonviolenza, i diritti umani e il superamento di ogni forma di discriminazione, al mondo della politica, del volontariato, della cultura, dell’informazione e della spiritualità di sottoscrivere e diffondere questo appello e soprattutto di partecipare alla creazione a Roma del simbolo della pace e del disarmo.

Mondo senza guerre, Partito Umanista, La Comunità per lo sviluppo umano, Centro delle culture

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Segnaliamo il nuovo libro di William Reymond: “Coca-Cola. L’inchiesta proibita” Ed. Lindau (vedi la scheda libro) che conferma, pag. 286, che Coca Cola e PepsiCo hanno finanziato nel 2000 e nel 2004 la campagna elettorale di G. W. Bush, sostenitore della teoria della guerra preventiva, in misura maggiore rispetto agli altri candidati.

GUARDIE E LADRI ALL’OMBRA DELLA MOLE

Cosa succede se la guardia che dovrebbe difendere, proteggere, tutelare i diritti di tutti finisce per essere un ladro? Cosa succede se, contemporaneamente, colui a cui il ruolo di ladro è stato assegnato da uno stereotipo becero quanto incivile si scopre vittima di un furto? Cosa succede se quattro poliziotti decidono di arrotondare lo stipendio derubando alcuni immigrati, sfruttando la propria divisa da ufficiali dello Stato per entrare nelle case di chi i soldi che guadagna li accumula per spedirli a famiglie lontane?

Cosa succede se costoro, approfittando della ricattabilità e della debolezza che contraddistingue l’immigrato post Bossi-Fini, si permettono anche il “lusso” di ammanettare le proprie vittime, così, tanto perché a volte è bello giocare fino in fondo al Giano bifronte, guardia e ladro contemporaneamente? Succedono tante cose, ma poche di quelle che ci si aspetterebbe accadessero in una società civile che, per potersi a ragione dire tale, dovrebbe attaccare, emarginare,comunque denunciare eventi del genere.

Ma andiamo con ordine. Venerdì, a Torino, quattro poliziotti (tre agenti e un assistente capo) non iniziano bene la loro giornata: vengono arrestati dai loro colleghi della squadra mobile. Le accuse che il procuratore aggiunto Francesco Saluzzo muove loro sono pesanti: rapina ai danni di alcuni immigrati della città. Quando finivano il loro turno, i quattro indossavano la loro divise, bussavano alle case delle loro vittime e si facevano aprire con la scusa di dover perquisire l’abitazione alla ricerca di droga, armi o refurtiva. Mandato di perquisizione, ovviamente, assente. Ma che problema c’è? Difficile che uno straniero sia a conoscenza delle garanzie che lo Stato gli offre. E anche nel caso dovesse fare qualche obiezione, cosa ci vuole a sventolare la minaccia dell’espulsione? Così i malcapitati finivano per vedersi portar via quello che avevano in casa, senza avere modo di difendersi.








Secondo gli investigatori, inoltre, sarebbe coinvolta una quinta persona. Era quest’ultima ad indicare ai poliziotti i soggetti più “adatti”, quelli che non avrebbero sporto denuncia, perché, probabilmente, più facilmente ricattabili. Eppure, nonostante le raffinate precauzioni messe in atto dai quattro, qualcuno – una coppia di stranieri – ha sporto denuncia, facendo così partire le indagini della Procura di Torino. La certezza di tutti, inizialmente, era che si trattasse di finti poliziotti, di ladri qualsiasi con addosso false divise e falsi tesserini. Poi, dai racconti, un dubbio si trasforma in certezza: non si tratta di ladri che giocano a fare le guardie, ma viceversa. Una certezza confermata non solo dal fatto che due degli indagati sono stati colti in flagranza di reato, ma anche dalle confessioni che alcuni di loro hanno fatto nelle ore successive all’arresto. Venerdì sera, in due stavano “perquisendo” le case di un romeno e un albanese, ignari di essere attesi, fuori dal portone, da alcuni colleghi, pronti ad arrestarli. Di colpi ne sarebbero stati fatti almeno cinque, tra questi uno di 70mila euro ma, per il resto, pochi spiccioli e qualche oggetto vecchio. Quasi insignificanti per molti, ma vitali per chi, invece, con un salario magari da operaio deve mantenere se stesso in Italia e i propri parenti nel paese d’origine.

Chi sono i quattro lo scrive “La Stampa”. C’è il capopattuglia della volante “Dora 2”, che ogni notte controlla Porta Palazzo, zona non facile della città. C’è il suo vice, 24 anni, arrivato due anni fa da Napoli. I 30mila euro che ha raggranellato nelle case degli immigrati in parte li ha spesi per comprarsi un’auto. I restanti 17mila li aveva lasciati nel suo armadietto: non aveva neanche provato a nasconderli, tanto era sicuro che nessuno lo avrebbe scoperto. Sono loro due ad essere stati presi con le mani nella marmellata.
Gli altri due cercano di arrampicarsi sugli specchi, negando quello che i fatti e le confessioni dei colleghi dimostrano. C’è un ragazzo di 27 anni che pensava “fosse un’operazione fuori servizio, non autorizzata”, e che ha un computer portatile da giustificare. E infine c’è il centralinista di un commissariato della parte nord della città, che preferisce non parlare.
Un episodio del genere non può che essere considerato una vera e propria sconfitta per la società civile italiana. Possibile che nessuno, tra i colleghi dei quattro poliziotti, sapesse niente, o magari avesse anche solo qualche sospetto? Possibile che a nessuno di loro sia mai sfuggita qualche allusione, anche solo per goliardia? Certo, una volta arrivata la denuncia, indagini, intercettazioni non sono mancate, insieme allo sdegno espresso in modo unanime dai colleghi. Eppure il dubbio rimane.

E poi, possibile che una notizia del genere rimanga confinata dai media in posizioni secondarie? Certo, la manifestazione a Roma sui Dico e il rapimento di Daniele Mastogiacomo occupavano il primo piano, inevitabilmente. Ma non basta questo a spiegare la poca rilevanza data a un episodio così grave. Sabato, il giorno in cui la notizia è stata divulgata, la prima agenzia è l’Agr, alle 13.46. Un’ora dopo arriva anche l’Ansa. In serata nessuno dei siti web delle tre più importanti testate nazionali (Corsera, Repubblica, La Stampa) ha un articolo su questa notizia. Il corriere.it si limita giusto a riportare il lancio dell’Agr. Sia il Tg1 sia il Tg5 la inseriscono nella scaletta. Se però il telegiornale di Rossella sceglie di metterla come terzo servizio del sommario, il Tg1 glissa, preferisce non richiamarlo nei primissimi minuti. Il servizio del telegiornale Rai è inserito al 24° minuto, giusto prima di quello trionfale sull’Italia del rugby.

Peccato che di fronte a casi come le rapine in villa, tutti si trovino invece d’accordo e pronti ad additare gli immigrati, a creare paura e diffidenza nei loro confronti, a sparare titoli a sei colonne e a non lesinare servizi d’apertura. Ma quando la guardia è anche il ladro e ad essere derubati non sono italiani del ricco Nord Italia ma immigrati qualsiasi, allora a chi interessa?


Agnese Licata
, 12 marzo 2007




fonte: http://www.altrenotizie.org/

Quando la fantasia supera la realtà

Stanchi di notizie catastrofiche?
Allora rilassatevi con i gessetti colorati di un vero maestro della prospettiva,

Julian Beever

la strada è il suo regno, e la fantasia il suo capitale..

“Fosse stato italiano lo avrebbero chiamato ‘madonnaro’. In effetti, gli strumenti di lavoro sono gli stessi: gessetti colorati, marciapiedi e fantasia. Ma Julian Beever, inglese di nascita, è molto di più: è un genio del disegno su strada, un illusionista che trasforma le sue pitture in vere e proprie creazioni in 3D. Basta guardarle dall’angolazione giusta: la tecnica, in gergo, si chiama anamorfismo ed è nota sin dai tempi di Leonardo da Vinci. Beever, che con i suoi gessetti ha girato Europa, Stati Uniti e Australia, è diventato famoso in tutto il mondo grazie a una e-mail a catena diffusa sul web. E le foto hanno lasciato tutti a bocca aperta”.

altri disegni: http://multimedia.repubblica.it/home/223367



I furbetti della Finanziaria



Pochi se ne saranno accorti, e di quei pochi molti hanno taciuto.. Non solo, ci hanno pure distratti con i costi delle cariche per il telefonino (giusto provvedimento, per carità), che tanto di spirito di popolo ha sollevato, malati come siamo di chiacchiere..

Ci voleva un giornale come Nigrizia (peraltro splendido per il suo impegno civile e religioso a favore dei più poveri del mondo), per mettere in risalto il piano di spesa per il riarmo militare (loro, i militari, lo chiamano riammodernamento..).

L’attuale Governo Prodi, per quanto mi ripugni scriverlo, ha non solo previsto nuovi stanziamenti per la Difesa (?) ma il suo costo complessivo, che inevitabilmente grava e graverà ancor più negli anni a venire sulle spalle degli italiani, supera di molto assai tutti i piani di spesa dei precedenti governi della Repubblica (Berlusconi compreso).. Senza prevedere, di fatto, alcuna conversione delle industrie belliche, il passaggio cioè della conversione produttiva dal militare al civile .

Commenta Luciano Bertozzi su Nigrizia:”Il Governo Prodi ha ceduto alla lobby delle armi ed ha autorizzato un rilevante programma di investimenti mostrandosi poco sensibile alle richieste di parte del suo elettorato e di decine di parlamentari della Maggioranza che hanno chiesto un drastico taglio delle spese militari per dirottarle verso quelle sociali”.

Di che cifre si sta discutendo? Presto detto:
è stato costituito nel Ministero della Difesa un apposito Fondo per le esigenze di investimento per la difesa con uno stanziamento di 1.700 milioni di euro per il 2007 e per un totale di 4.450 milioni nel triennio 2007-2009;

è previsto anche il rifinanziamento di investimenti nel settore aerospaziale, elettronico e per la produzione del caccia Eurofighter, da realizzare in base ad una coproduzione fra aziende italiane, inglesi, tedesche e spagnole: per il biennio 2007-08 lo stanziamento è pari a 520 milioni di euro e di 310 milioni per gli anni successivi. Anche lo stanziamento per le navi FREMM, non è stato toccato, nonostante si tratti di circa 2 miliardi di euro, scaglionati fra il 2007 ed il 2010 compreso;



gli stanziamenti per la cooperazione allo sviluppo sono elevati a circa 650 milioni per ciascuno degli anni 2007,2008 e 2009, misura peraltro insufficiente ed il Fondo per lo sminamento umanitario è stato di poco ridotto rispetto alla misura 2006 (circa 2,2 milioni di euro annui, dimezzato rispetto allo stanziamento di qualche anno fa). Allo stesso modo l’Esecutivo non ha tenuto fede agli impegni presi in sede di G-8 sul Fondo globale per la lotta all’Aids, alla TBC ed alla malaria.

Intanto il ministro della Difesa Arturo Parisi ammette – in un’ intervista a Famiglia Cristiana – che i nuovi aerei caccia-multiruolo F35 (JSF) sono in grado di portare testate nucleari, anche se – ha notato – “..non significa che le porteranno. Non sarà l’arma a guidare il nostro braccio, né il braccio a guidare le nostre intenzioni. Un coltello, una pistola, un caccia…, quello che conta è il disegno che li guida. E il nostro è scritto, come ho detto, nell’articolo 11 della Costituzione: le armi a nostra disposizione saranno usate soltanto per difenderci e per impedire la violenza ingiusta, utilizzando la forza, e solo la forza necessaria, a contrastare l’attacco”.

Insomma un’implicita ammissione che il programma del nuovo caccia F35 (JSF, Joint Strike Fighter) al quale sta partecipando anche l’Italia è in grado di trasportare testate nucleari. Il progetto prevede l’assemblaggio degli F35 all’aeroporto militare di Cameri (Novara) e sul territorio ci si sta mobilitando per tentare di far cambiare orientamento non soltanto alle amministrazioni locali ma soprattutto al Governo. “I caccia Joint Strike Fighters – scrive il tavolo di lavoro – sono bombardieri da guerra aerea, trasportatori di bombe e potenziali trasportatori di testate nucleari. Costeranno ai cittadini italiani da 150 a 250 milioni di euro l’uno per un totale da 20 a 30 miliardi di euro è prevista l’ordinazione di 131 velivoli!“. [GB]




Continuiamo, insomma, ad avere l’ennesimo Governo strabico, che per fare gli interessi del popolo italiano guarda agli interessi politico-industrial-militari degli USA..
Si spiega la ferma intenzione dell’allargamento della base di Vicenza (e il potenziamento delle altre basi americane) e, di fatto, l’appiattimento totale sulle strategie dell’America ambasciatrice di Pace nel Mondo.. Strategie che prefigurano catastrofi ben più grandi che la Storia abbia fin qui raccontato.
Un’altra Guerra Mondiale? Possibile.
E non è di consolazione il sapere che inevitabilmente sarà l’ultima, perché non resterà più nessuno a raccontarlo.

mauro