Archivio | marzo 18, 2007

PRETE?











A quanto pare l’intervita a Cristicchi, riportata nel post precedente, ha sollevato, e sta sollevando, un bel vespaio.. E’ giusto proporre allora anche l’oggetto del contendere.


Questa è la canzone della discordia.

Simone Cristicchi -Prete

Mi ricordo da bambino mi portavano alla messa,
ed io seguivo la funzione con un’aria un po’ perplessa…
il prete stava in piedi sull’altare col microfono
spiegava i passi del Vangelo con tono monotono
col tempo e con la scusa di giocare all’oratorio
mi infilarono nel mucchio catechismo obbligatorio
perché non sta bene, non puoi essere diverso,
emarginato come pecora smarrita dentro a un bosco…
al di fuori del contesto…

inginocchiati per bene, adesso dì le preghierine
non dubitare mai dell’esistenza del Signore,
lascia stare le tue fantasie sessuali di bambino,
quante volte ti sei masturbato il pistolino?

Il prete in molti casi è un uomo molto presuntuoso,
nonostante l’apparenza di un sorriso zuccheroso,
crede di essere il depositario di una verità assoluta,
ad ogni tua obiezione, lui rigira la frittata!

Prete! Io non ho voglia di ascoltarti,
Prete! Non hai il diritto di insegnarmi
Niente! Sei bravo ad inventare e a raccontare favole
Per addomesticare le paure della gente!
Non ho bisogno più di credere a un
Prete! Se la Madonna piange sangue, è noia!
Sei bravo e fai di tutto per alimentare, per tenere in piedi
La bugia più grande della storia.
La bugia più grande della storia.

La storia della Chiesa è seminata di violenza, di soprusi,
la Santa Inquisizione è prepotenza,
e poi genuflessioni collettive dei politici,
salvezza delle anime, la rendita degli immobili
ma quanti begli affari fate con il Giubileo
e quanti bei miliardi che sta alzando Padre Pio
Se Gesù Cristo fosse vivo si vergognerebbe
Delle tonnellate di oro e delle vostre banche,
Se Gesù Cristo fosse vivo si vergognerebbe
Delle chiese piene d’oro e delle banche…

Prete! Io non ho voglia di ascoltarti,
Prete! Non hai il diritto di insegnarmi
Niente! Sei bravo ad inventare e a raccontare favole
Per addomesticare le paure della gente!
Non ho bisogno più di credere a un
Prete! Se la Madonna piange sangue, è noia!
Sei bravo e fai di tutto per alimentare, per tenere in piedi
La bugia più grande della storia
La bugia più grande della storia.

Perdonate questo sfogo troppo anti-clericale,
in fondo ognuno è libero di scegliersi la sua prigione,
libero di farsi abbindolare, ipnotizzare,
dal papa, dal Guru, dal capo spirituale
ma la cosa deprimente e che mi butta giù
è vedere quella folla alla Giornata della Gioventù,
la mia sola religione è vocazione per il dubbio , IO
non crederò a qualsiasi cosa dica un

Prete! Io non ho voglia di ascoltarti,
Prete! Non hai il diritto di insegnarmi
Niente! Sei bravo ad inventare e a raccontare favole
Per addomesticare le paure della gente!
Non ho bisogno più di credere a un
Prete! Se la Madonna piange sangue, è noia!
Sei bravo e fai di tutto per alimentare, per tenere in piedi
La bugia più grande della storia
La bugia più grande della storia
La bugia più grande della storia
PRETE!

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Dal dizionario etimologico:


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E questo è il “pezzo” scritto da Introvigne (in alcuni punti piuttosto “acido” e tranciante, ammettiamolo.. e comunque anche a me il confessore chiedeva”quante volte ti sei toccato”: la prima volta che me lo sono sentito chiedere avevo 7 anni!) di cui si lamenta Cristicchi. Introvigne, per chi non lo sapesse, è anche il fondatore e direttore del CESNUR (http://www.cesnur.org/2006/mi_06_02.htm), Centro Studi delle Nuove Religioni, una sorta di braccio armato intellettuale della Chiesa Cattolica… questo ad essere cattivi. Io però lo trovo, tutto sommato un sito piuttosto interessante, perlomeno sul fronte del panorama mondiale religioso. Sui giudizi contenuti non mi pronuncio. Mauro

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L’anticlericalismo di Simone Cristicchi: Contro la Chiesa a colpi di canzonette

di Massimo Introvigne (L’Indipendente, 2 giugno 2006)


Le canzonette sono innocue? Si potrebbe crederlo, ma talora non è vero. Prescindiamo dai noti sproloqui musicali di Benigni, secondo cui a ogni successo di Berlusconi subiva danni in quelle parti del corpo che fanno rima con il cognome del leader di Forza Italia (siccome Berlusconi, in Sicilia e altrove, non demorde, si starà arricchendo l’urologo del noto comico). Parliamo invece di tal Simone Cristicchi (il cognome, in questo caso, inganna) che deve avere i suoi santi in paradiso perché si è esibito a Sanremo, fa sentire la sua voce su tutte le radio nazionali ed è perfino invitato in diverse università italiane dove tiene sedute di “igiene mentale”.

Il lavaggio del cervello da cui la sua “igiene mentale” dovrebbe liberarci è quello imposto dai preti. La canzone-clou dei suoi spettacoli si chiama appunto “Prete”. Inizia ricordando che “da bambino mi portavano alla messa, ed io seguivo la funzione con un’aria un po’ perplessa”.

Lì il prete gli si rendeva antipatico perché lo invitava: a lasciare stare le “fantasie sessuali” e gli chiedeva – cosa assai più improbabile, perché confessori così da molti anni si trovano solo nei libri di Melissa P. – “quante volte ti sei masturbato il pistolino”.

Diventato più grandicello, il Cristicchi elabora la sua avversione per i preti in un’apologia del solito relativismo politicamente corretto: il prete è cattivo perché “crede di essere il depositario di una verità assoluta”. Infine ecco i giudizi globali.

Il cristianesimo è “la bugia più grande della storia” e Cristicchi intona – è proprio il caso di dirlo – la solita litania di luoghi comuni dell’anticlericalismo più becero: “La storia della Chiesa è seminata di violenza, di soprusi, la Santa Inquisizione è prepotenza, e poi genuflessioni collettive dei politici, salvezza delle anime, la rendita degli immobili ma quanti begli affari fate con il Giubileo e quanti bei miliardi che sta alzando Padre Pio”.

Mancano solo Dan Brown e l’Opus Dei.

La lezione di igiene mentale di Cristicchi, protesta il cantautore, non è contro la libertà religiosa. “In fondo ognuno è libero di scegliersi la sua prigione, libero di farsi abbindolare, ipnotizzare, dal papa, dal Guru, dal capo spirituale ma la cosa deprimente e che mi butta giù è vedere quella folla alla Giornata della Gioventù, la mia sola religione è vocazione per il dubbio, IO non crederò a qualsiasi cosa dica un prete”. Papa con la “p” minuscola e “io” in tutte maiuscole (che Cristicchi legga Eugenio Scalfari?) sono nel testo originale del musicante.

Non è troppo grave il fatto che Cristicchi vada in depressione quando legge dei successi di Benedetto XVI.

Il Papa se ne farà una ragione. Il problema nasce quando la Rai, le università, le manifestazioni pagate con il denaro dei contribuenti danno voce a questo tiro musicale al cattolico: che qualche volta assomiglia alla colonna sonora della lobby di ministri anticlericali insediata all’interno del governo Prodi.

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A voi la parola.

“Il cristianesimo è la più grande bugia della storia”

Come mai non succedeva da diversi anni, il festival-baraccone di Sanremo ha rivelato un personaggio degno di attenzione.. Piuttosto scomodo, per la verità.. ma credo che pochi, al momento di votarlo, se ne siano resi conto. Ovviamente. Ovviamente, perché altrimenti non lo avrebbero votato. Farlo vincere è un po come trasformare spettatori e critici in tanti Tafazzi.. Visone divertente. Il ragazzo ha numeri notevoli, impegno civil-demenziale ma sempre intelligente e una vena artistica che promette molte cose buone per il futuro. Leggetevi l’intervista che segue, tratta da Alteredo (http://www.alteredo.org/), è piuttosto illuminante sul personaggio.. D’altra parte, come si dice?, se non son matti non li vogliamo..
mauro

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Pronto, Simone…

Ciao, Edoardo.
Ciao. Mi hanno detto che abbiamo poco tempo…
Dimmi tutto, tranquillamente.

La prima domanda è relativa alla mia città, Firenze, con la quale hai un legame particolare: la canzone di apertura del primo album, Fabbricante di canzoni, era la bellissima Senza, che viene da qui, da Firenze, e l’ha scritta Cristiano Sciascia, un cantautore fiorentino che suona al Porto di Mare. La canzone ha una quindicina d’anni ma era rimasta inedita fino a quando non l’hai incisa tu…
Ho frequentato Firenze per circa tre anni e mezzo, perché avevo una fidanzata lì. E le mie prime canzoni le ho fatte ascoltare proprio al pubblico fiorentino, all’Eskimo e al Porto di Mare. Senza non era inedita ma comunque non era conosciuta al grande pubblico.










Mentre la prima traccia di questo nuovo disco, Dall’altra parte del cancello, è una rivisitazione de L’Italiano di Toto Cutugno. Come mai?
È stato un esperimento che iniziato nei miei concerti dal vivo, all’inizio del tour dell’estate passata. Improvvisavo pezzi diversi su una base rock, e l’ho fatto anche per questo di Toto Cutugno che acquistava tutto un altro senso, grazie ad un arrangiamento che lo ha stravolto totalmente. E si è rivelato molto attuale, con l’ultima parola cambiata: ho sostituito Sono un italiano, un italiano vero con un italiano nero. Cambia totalmente il senso del testo, perché in questo caso a cantarlo è un immigrato.

E anche l’inizio del pezzo è stato cambiato: prima di attaccare con l’Italiano c’è una citazione da Bella ciao….
È una registrazione che ho fatto in un ex manicomio con uno dei matti che ho intervistato, che ha cominciato a cantare. Gli ho chiesto di cantare Bella ciao e lui l’ha improvvisata, storpiandola. E mi sembrava un buon inizio per questo disco.








Hai citato il tema portante del disco: i matti. Non ti voglio tediare con domande su Sanremo, te ne hanno fatte milioni, come su questa canzone. Te ne farò solo una: sui matti i luoghi comuni si sono sempre sprecati: follia e genialità, follia e rifiuto della società. Quando invece, come tu racconti, sono essenzialmente dei malati e dei ghettizzati. Il cammino per emanciparsi da questi luoghi comuni, è da oggi, grazie a te, un po’ più in discesa?
Sicuramente la canzone è andata a toccare qualcosa che ci appartiene, che appartiene alla nostra società. Chi più chi meno, tutti abbiamo avuto a che fare o conosciamo la storia di qualche matterello che abbiamo conosciuto… Quindi, la canzone è stata come uno strumento. Io stesso, durante l’esibizione al Festival, stavo fermo, immobile sul palco, perché volevo dare importanza alla canzone e non alla sua interpretazione.
Sicuramente c’è stato un piccolo risveglio nei confronti di questo tema: si sono avvicinati e mi hanno contattato anche dei politici molto importanti per poter realizzare insieme delle cose. Ciò che mi preoccupa però è che, come accade sempre in Italia e come dice Marco Paolini, in Italia lo scandalizzarsi dura il tempo di un orgasmo. Dura troppo poco lo stupore.
Cercherò comunque di portarlo avanti questo progetto, che comunque è nato al di là di Sanremo. E portare avanti questo disco, che contiene molte altre cose, altri messaggi, altre problematiche, come quello dei precari.











Per chiudere sul tema dell’igiene mentale: parliamo del libro. Credo che nasca dalla necessità di ampliare un ragionamento che nella forma-canzone ha trovato forse eccessivi limiti di spazio e vincoli… Oltre dalla volontà, appunto, di allargare il dibattito.

Esatto. Sono delle canzoni espanse. È stato un viaggio e mi è venuto facile raccontare quello che stavo vedendo. Tra l’altro sono legato a Firenze perché, grazie alla compagnia di Scandicci Gogmagog ho scoperto l’esistenza delle lettere dei ricoverati di Volterra.

Il titolo del disco, Dall’altra parte del cancello, richiama una canzone di Giorgio Gaber del 1973, tratta da Far finta di essere sani. E tu hai detto spesso di essere cresciuto a Gaber e De André. Far finta di essere sani richiama poi in pieno le tematiche del tuo lavoro con i matti. Dunque, qual è il tuo legame con Giorgio Gaber?
È un legame molto forte. Tra l’altro ho adottato la sua formula del teatro-canzone per i miei spettacoli. Sono molto affezionato a Gaber e quando è morto ho sentito la sua mancanza, lo seguivo con grande rispetto e con grande stima. È stato un rivoluzionario.






Nel nuovo disco c’è una canzone che mi ha particolarmente colpito e che è dedicata a Piero Welby. Il nome di Welby non viene mai menzionato e neppure la parola eutanasia. Hai già ampiamente dimostrato in passato di essere molto sensibile ai temi della laicità: penso a Prete e a Bastonaci Signore che sono rimaste tuttora inedite, censurate. A questo proposito lo scorso Natale tu hai scritto una email ad un mio amico, Hereticus, che gestisce un blog che si chiama Clerofobia. In quella email dicevi ad Hereticus che avresti pubblicato Prete in questo nuovo disco, ma così non è stato…
Ci sono stati problemi molto grossi. Ho lottato fino all’ultimo momento per inserirla nel disco, e alla fine hanno vinto loro. Mi dispiace molto. Comunque, per chi vuole andarla a cercare, Prete si trova su internet, facilmente e anche gratis. Mi dispiace perché è una canzone a cui tengo particolarmente, che esprime una protesta, una polemica. In quella canzone ci sono anche dei luoghi comuni sulla Chiesa, però, in qualche modo, sono cose che pensano in tanti.


Anche in Senza, la canzone di Cristiano Sciascia, c’era una seconda strofa fortemente anticlericale. C’è quindi, nel tuo percorso artistico, questo tema molto forte. Pensiamo alla canzone su Welby…
Sì, lo sento come un tema portante perché sono cose che ci toccano tutti i giorni. Vuoi o non vuoi, l’influenza della Chiesa sulle nostre vite è molto presente. Ce l’abbiamo col fiato sul collo.








In Prete usi un’espressione molto forte: “Il cristianesimo è la più grande bugia della storia”. Si può capire come una frase del genere possa portare ad essere censurati…
Beh, sì, ci sono tante frasi forti all’interno di quel brano. Il fatto di affermare che il cristianesimo è la bugia più grande della storia sicuramente è qualcosa che può creare dei problemi. Infatti c’è stato poi un articolo sull’Indipendente in cui Massimo Introvigne mi ha attaccato pesantemente per questo testo. E ho continue scariche di messaggi nella mia casella di posta elettronica da parte di aderenti a Comunione e Liberazione. Però è un fastidio che in qualche modo mi fa piacere perché vuol dire che c’è una certa reazione. Se ci fosse stato il silenzio, allora mi sarei preoccupato.


Nonostante non sia mai stata edita. Figuriamo invece se…
Esatto, hai detto bene, nonostante non sia mai stata edita…

A questo punto possiamo ben esultare di una grande novità: per la prima volta sale sul trono di Sanremo un libero pensatore, un ateo! È uno scandalo!
Ahahah! È uno scandalo dici? Ben vengano questi scandali allora! Ed è una novità, come no, certo.


Il pubblico e la giuria di Sanremo forse non sapevano che stavano votando un ateo di tal fatta…
Questo non lo so, comunque penso che abbiano votato la canzone. Se poi uno si mette a pensare alla fazione politica o alle convinzioni di vita di ciascuno, insomma… Penso invece che la canzone abbia vinto perché ha toccato qualche corda nascosta. Al di là del fatto che io sia un laico.

Allora, bentornata canzone d’impegno nelle nuove generazioni di cantautori!
Lo spero. Spero che la canzone sia così recepita. Perché è una canzone sincera.

………
Quando Stalin ti incontra ti fa il suo sermone politico poi ti mette fra le mani una tessera telefonica ed esclama: “Benvenuto nel club!”. Nello stanzone in fondo al corridoio c’è Giovanni Blu, un ragazzo autistico che passa le sue giornate a colorare paesaggi. In tasca tiene sempre tre pennarelli a punta grossa per riempire tutto il cielo, e guai se resta a secco. Nessuno direbbe che anche il Professore è matto: è capace di declamare a memoria tutti i canti della Divina Commedia. Poi però si interrompe sempre sul più bello e ti chiede se gli hai portato il cavatappi, anche se a che cosa gli serva non si è mai capito. C’è una gran bella compagnia nei Centri di Igiene Mentale raccontati da Simone Cristicchi, luoghi anche immaginari, che gli permettono di esprimere al meglio il suo talento di cantastorie contemporaneo.
Mariella a metà, Angelo il custode, la Morlacca, Pendolino, Suor Elisabetta sono alcuni dei tanti personaggi che abitano la “nave dei folli”. Che siano invenzioni o persone in carne e ossa poco importa. In questo libro ci sono le loro storie che tratteggiano un mondo pieno di tenerezza, colpi di genio, sofferenze, ma anche di inaspettata allegria.
Un mondo oscurato alla vista dei normali, ma pieno di piccole luci. Un mondo sedato ma pulsante, un mondo immobile eppure in continua altalena fra follia e normalità. Insinuando il dubbio sulla nettezza del confine fra chi è sano di mente e chi no, Cristicchi ci fa conoscere la misteriosa bellezza di coloro che chiama i “Santi silenziosi”.
Cristicchi li racconta in un viaggio che tocca gli ex manicomi italiani, facendo sentire direttamente la loro voce anche attraverso la pubblicazione integrale di trentacinque lettere mai recapitate dalla direzione del Manicomio di Volterra.

Mondadori Ed
euro 15