Archivio | marzo 24, 2007

Guerra e Pace



Tra nonviolenza e pacifismo: una sana discussione.

Questo post vorrebbe dare nuovo alimento alla discussione sul tema “violenza si – violenza no”, che, a quanto pare, ci sta coinvolgendo e appassionando tutti. Non vuol essere una sorta di sigillo al già detto, ma una doverosa e corretta puntualizzazione. Poi, a voi la parola, come sempre del resto.

Adriano Sofri, Gino Strada ed il pacifismo

Non vorrei che un serio dibattito sul pacifismo venisse
trasformato nella solita lite da pollaio.

Aldilà della polemica, e delle etichettature sbrigative (Strada
pacifista-puro, Sofri pseudo-pacifista), bisogna saper leggere
bene quello che è stato scritto.
Gino Strada, nel suo appello, dice che "non ci può essere guerra
in nome dei diritti umani"; Adriano Sofri, nel suo articolo, dice
che "l'uso della forza serve ad impedire ulteriori massacri".










Non mi sento in contraddizione nell'essere d'accordo con l'uno
e con l'altro.
Il centro di questa discussione credo stia proprio nei due termini
"guerra" e "forza". Essere contro la guerra non significa escludere
la forza. Ma per fare questa distinzione bisogna aver chiara anche
la diversità fra il generico pacifismo e la nonviolenza specifica.
Infatti, la nonviolenza gandhiana si basa proprio sull'uso della forza
per combattere la violenza.
La verità contro la menzogna; la legge dell'amore contro la legge
della giungla. La nonviolenza, diceva Gandhi, è per i forti, non per i
deboli.














E nella ricerca esigente di una purezza nonviolenta, si
spingeva anche più in là: se la nonviolenza assoluta non è
ancora possibile, cerchiamo almeno di raggiungere il minor
grado possibile di violenza.
Spesso faceva l'esempio (purtroppo attualissimo) di un cecchino
che spara sulla folla. Per fermarlo (se necessario, abbatterlo)
bisogna usare una forza che serve ad evitare una violenza
maggiore. Questo, naturalmente, vale anche su scala mondiale.
Bisogna fermare i dittatori (o i terroristi) e soccorrere le vittime.

Chissà quante volte in gioventù Sofri si è sentito dire che
l'estremismo è la malattia infantile del comunismo. Oggi,
parafrasando, si potrebbe dire che il pacifismo è la malattia
infantile della nonviolenza.
Per uscire dall'apparente contraddizione fra chi è sempre,
e comunque, contro la guerra e chi è favorevole, a volte, ad azioni
di forza, bisogna saper vedere la differenza che c'è tra la guerra
e un intervento armato; tra un esercito e una polizia internazionale.
I nonviolenti sono sempre stati favorevoli alla Legge e alla Polizia,
due istituzioni che servono a garantire i deboli dai soprusi dei violenti.
E' per questo che da anni sono impegnati, a partire dalle iniziative
europee di Alexander Langer, sia sul fronte del Diritto e dei Tribunali
Internazionali, sia per l'istituzione di Corpi Civili di Pace.














Da sempre i nonviolenti chiedono la diminuzione dei
bilanci militari e il sostegno finanziario alla creazione di una
polizia internazionale, anche armata, che intervenga nei conflitti
a tutela della parti lese, per disarmare l'aggressore e ristabilire
il Diritto.
Contemporaneamente al sostegno di questi progetti, i nonviolenti
sono contro la preparazione della guerra (qualsiasi guerra: di
attacco, di difesa, umanitaria, chirurgica o preventiva), contro il
commercio delle armi, contro gli eserciti nazionali, contro i bilanci
militari e lo fanno anche con le varie forme di obiezione di coscienza.
La proposta politica dei nonviolenti non è l'utopia del disarmo
mondiale, bensì il realismo del disarmo unilaterale. Vogliono uno
stato che rinunci al proprio esercito militare, e si impegni a fornire
mezzi, soldi e personale per la polizia internazionale sotto egida
delle Nazioni Unite.







Insomma, dire no alla guerra quando questa è scoppiata,
non serve a nulla; bisogna lavorare prima per prevenire il conflitto
armato. Innanzitutto abolendo gli eserciti e dotandosi invece
degli strumenti efficaci per fermare chi la guerra la vuole fare
comunque. La storia è piena di esempi.
Auspico che nel movimento si sviluppi un'approfondita discussione
sul tema "dal pacifismo alla nonviolenza"; ringrazio Sofri e
Strada per averla avviata. A chi voglia affrontarla seriamente
consiglio la lettura del testo "Sui conflitti e sulle guerre"
di Simone Weil (disponibile presso la Redazione di Azione
nonviolenta, via Spagna 8, 37123 Verona; mail:
azionenonviolenta@sis.it)

Mao Valpiana, Direttore di "Azione nonviolenta"
Rivista mensile del Movimento Nonviolento, Verona