Archivio | marzo 27, 2007

LA SALUTE PUBBLICA E’ ANCORA SCHIAVA DELLA CORRUZIONE

La stella di Poggiolini alla fine è tramontata. Venire associati al suo nome è cosa che oggi farebbe orrore a coloro che un tempo manovravano per apparirgli al fianco, ad annuire in religioso silenzio ogniqualvolta egli concedeva il proprio “imprimatur” a farmaci inutili… ma lucrosi.

Ma chi ha raccolto l’eredità di Poggiolini? Chi è il nuovo giudice della “validità scientifica” delle migliaia di nuove droghe legali che ogni anno vengono immesse a forza sul mercato, e con quali criteri tale “validità” viene determinata?

L’uomo nuovo è Silvio Garattini. Membro del Comitato Interministeriale per le Sostanze Stupefacenti e Psicotrope e primario portavoce della Commissione Unica Farmaco, direttore dell’Istituto Mario Negri per la Ricerca Farmacologica di Milano, è lui la nuova figura che domina la scena della farmacopea in Italia.

Nell’era poggioliniana, solo le sostanze che passavano attraverso (e lubrificavano) le complesse procedure di esaminazione “tangenziale” di particolari enti e commissioni potevano godere di quell’imprimatur grazie al quale potevane essere messe in commercio.

Analogamente oggi, sotto Garattini, solo le sostanze che superano il vaglio “scientifico” ne ricevono l’autorizzazione. Molti però hanno l’impressione che il regno di Garattini non rappresenti un miglioramento rispetto ai tempi di Poggiolini, che i contribuenti non abbiamo modo di sapere cosa ne sia dei miliardi che vengono stanziati per il Mario Negri e che la salute e la sicurezza del pubblico siano seriamente minacciate dalle procedure poco attendibili con cui le sostanze vengono testate.

Miliardi Spesi Nella “Ricerca”

Alcuni mesi fa Garattini è apparso in TV in bella posa accanto all’allora Ministro della Sanità in veste di uno dei suoi principali consiglieri nell’affare della proteina UK101 di Bartorelli (sostanza che è stata al centro di accese controversie). Quello che Garattini principalmente ha voluto trasmettere è stato un messaggio di prudenza: era consigliabile sottoporre la sostanza ad anni ed anni di sperimentazione.

Consigliabile? Sarà anche così, ma non è che sulla necessità di tale sperimentazione incidano i miliardi e miliardi di lire che il contribuente dovrà sborsare?

Quest’ultimo è certamente tema caro al Garattini che nel 1990, spalla a spalla col Poggiolini, in dibattiti sul futuro dell’industria farmaceutica italiana pontificava sulla necessità da parte del governo di stanziare, per la ricerca, almeno 5.000 miliardi nei 10 anni a venire.

Una voce significativa in stridente contrasto con la visione propugnata dal Garattini di un Mario Negri quale indispensabile santuario di scienza, si leva con Hans Ruesh, autore internazionalmente acclamato del libro I falsari della Scienza.

Ruesh così descrive il Garattini: “… Campione di relazioni pubbliche e formidabile raccoglitore di quattrini, contributi e sussidi vari, statali e privati, ama farsi fotografare, in camice bianco, seduto alla scrivania, e alle spalle una grande fotografia di Einstein, per far capire che qui abbiamo a che fare con uno scienziato coi fiocchi”.

Scienziato che, prosegue il Ruesh, “ha fatto a gara col collega Prof. Trabucchi per scagionare i responsabili della catastrofe della diossina di Seveso”.

Camilla Cederna ha così commentato sull’Espresso, poco dopo che si era verificato l’incidente: “… i dotti dell’Istituto Mario Negri, ben pagati per questo, hanno deciso che il rischio è minimo, dichiarando che esiste un “livello accettabile” di diossina…. In cambio della stupefacente trovata del “livello accettabile”, l’Istituto Negri riceverà dalla Regione attrezzature per 400 milioni …”.

I quattrocento milioni di lire, evidentemente, hanno aiutato l’Istituto a superare il fatto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità di Ginevra avesse ripetutamente avvertito che non esiste un “livello accettabile” nel caso della diossina, in quanto tale sostanza espleta il suo effetto deleterio anche se presente nell’atmosfera in quantitativi infinitesimali.

Diversi anni prima, con mossa molto conveniente, Garattini era riuscito a far ottenere al suo Mario Negri il riconoscimento di “ente morale” il che garantiva all’istituto, da un lato l’esenzione dalle tasse e, dall’altro, lo stanziamento di ingenti fondi prelevati dalle tasche dei contribuenti. Gli garantiva inoltre l’afflusso alle sue casse di sostanziose donazioni esentasse provenienti da enti privati. Solo nel 1990, ad esempio, la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori gli ha versato donazioni per 890 milioni di lire.

Dato che i bilanci del Mario Negri non sono accessibili al pubblico, non ci è dato conoscere che fine facciano esattamente tutti i miliardi che riceve.

Il Massacro Degli Animali Nel Nome Di Una Ricerca Inutile

Hans Ruesh, internazionalmente noto anche come autore di alcuni degli esposti più accurati e documentati contro la vivisezione e la sperimentazione animale, da molti anni critica severamente l’operato in tal senso del direttore del Mario Negri.

“… È nella demagogia che risiede la vera forza del Garattini” ci avverte Ruesh, e ce ne fornisce subito un esempio. “Ecco una delle sue [del Garattini] dichiarazioni abituali, apparsa in un articolo caratteristicamente intitolato “Meglio un gatto oggi che un uomo domani”, a firma Nullo Cantaroni, sul mensile Salve (marzo ’78): “Alle madri che trepidano quando i figli sono malati e invocano la cura risolutiva, vorrei chiedere: come facciamo a fare queste terapie? Come possiamo proporre dei farmaci attivi e non tossici se prima non abbiamo potuto sperimentarli sugli animali?”.

Ruesh riporta, documentandoli, innumerevoli casi in cui la sperimentazione animale si è dimostrata del tutto inutile dal punto di vista scientifico, oltre ad essere dispendiosa, barbarica e crudele. In undici anni, solo in Italia, sono stati oltre 22.000 i farmaci ritirati perché rivelatisi inutili, pericolosi o addirittura, in alcuni casi, estremamente tossici… tutti farmaci la cui “validità” era stata “accertata” con un abbondante impiego di sperimentazione animale.

Ad eclatante dimostrazione del livello di integrità mantenuto dal Garattini nel settore, ben valgono i commenti da lui espressi all’indomani della tragedia creata dal talidomide a migliaia di famiglie. Il Garattini arrivò ad affermare che il disastro si era avuto perché il farmaco non era stato sperimentato su animali gravidi.

Oltre a suonare irresponsabile, tale affermazione è anche una spudorata menzogna. Quando erano nati i primi sospetti sugli effetti dannosi del talidomide sui nascituri, la farmaceutica Grünenthal, produttrice del farmaco, aveva ripreso le prove su animali gravidi e, dati gli esiti negativi, ne aveva tranquillamente confermato la presunta innocuità.

Ne consegue che il farmaco rimase in commercio per alcuni anni, causando indicibili disgrazie: più di 10.000 bambini deformi o nati morti, madri impazzite per il dolore, alcune giunte perfino all’infanticidio.

Garattini ha cercato di darne la colpa all’insufficienza di sperimentazione animale. La verità è invece che i test su animali sono stati effettuati, senza però riflettere minimamente gli effetti che il farmaco avrebbe avuto sull’uomo.

Ma quello del talidomide non è l’unico caso che dimostri quanto la sperimentazione animale sia inutile. Molte sostanze, sia naturali che di sintesi, possono mostrare effetti non dannosi sulle cavie in laboratorio e dannosi sull’uomo, e viceversa. Alcuni esempi:

­ la penicillina è dannosa per la cavia, non dannosa per l’uomo;

­ l’aspirina è dannosa per topi, cavie, scimmie, cani, gatti; tuttavia è ritenuta non dannosa (addirittura benefica) per l’uomo;

­ la clorpromazina (tranquillante) si è rivelata dannosa per l’uomo, non dannosa per tutti i più comuni animali da laboratorio;

­ la stricnina è dannosa (letale) per l’uomo, non dannosa per scimmie, cavie o polli;

­ l’amanita falloide è un ottimo fungo mangereccio per il coniglio, ma anche in piccola dose può sterminare un’intera famiglia umana;

­ la cicuta, con cui si è ucciso Socrate, è innocua per i topi.

Nel Nome Della Scienza

Per quanti camici bianchi con fotografie di Einstein sullo sfondo il Garattini cerchi di sfoggiare, la sua immagine di scienziato vacilla, quando si esamina il sistema che egli rappresenta.

Prendiamo, ad esempio, il settore dei cosiddetti “tranquillanti”, attualmente uno dei più lucrosi tra le droghe psichiatriche. Ogni nuovo tranquillante immesso sul mercato viene presentato come l’ultima novità in fatto di “farmaco portentoso”, “totalmente sicuro” e “privo di effetti collaterali”.

In che modo questa “sicurezza” ed “efficacia” sono state testate?

Eccovi uno degli “esperimenti”: 200 gatti, rinchiusi in una gabbia angusta, ricevono potenti scariche elettriche attraverso la griglia metallica che copre il pavimento. In poco tempo gli animali diventano letteralmente pazzi di terrore e dolore, e cominciano a scagliarsi ferocemente gli uni contro gli altri. Si registra accuratamente quanto tempo ci voglia perché “si inneschi” la crisi di aggressività.

Ormai serviti allo scopo, i gatti impazziti vengono scartati e rimpiazzati con altri “freschi”, su cui viene somministrato il tranquillante da “sperimentare”.

Anche questi ultimi, come i gatti del “lotto” precedente, vengono sottoposti a scariche elettriche fino ad impazzire e a uccidersi reciprocamente. Se nel secondo lotto di gatti l’aggressività si è innescata dopo un tempo maggiore, il farmaco viene definito “efficace”.

Dopo di che, una volta che Garattini o suoi colleghi hanno sprecato i miliardi del contribuente che si sono fatti stanziare per test del genere, i farmaci vengono immessi sul mercato per quello che sarà il vero test. In casi famosi come quello del talidomide, i risultati sono disastrosi. Qualunque giudizio si voglia dare alla sperimentazione animale dal punto di vista morale, prove schiaccianti ne indicano l’inattendibilità. Nel caso di Silvio Garattini e dell’Istituto Mario Negri, andrebbe effettuata un’inchiesta peritale (sia finanziaria che scientifica) per accertare quali insegnamenti di Poggiolini, suo illustre predecessore, stia applicando.

fonte: http://www.freedommag.org/ITALIAN/10/page06.htm

Marcia Italia










“L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo”.
Pier Paolo Pasolini, 1962


Ieri sera a Milano era prevista la marcia per la legalità e la sicurezza guidata da Letizia Moratti. Siamo andati con gli amici di Qui Milano libera, per vedere le facce, fare interviste e distribuire alcuni volantini che avevamo studiato apposta per non urtare la sensibilità di nessuno, sul tema della memoria (”città più sicure”) e dell’illegalità dei quartieri alti (scorte ai potenti pregiudicati). Niente da fare: abbiamo rischiato il linciaggio. La folla berlusconiana è incattivita, plasmata dalla propaganda, odia il nemico, adora il capo, non ha memoria. Quando sente la parola magistratura s’indigna. Quando qualcuno pone una domanda fuori copione si offende. Un signore di mezza età ha espresso il desiderio di mandarci nei forni. Un altro ci seguiva invitandoci ad andar via in quanto comunisti di merda. Non erano naziskin, ma persone comuni, di quelle che si vedono al bar sotto casa. Sono danni impressionanti, irrimediabili. La base per il partito reazionario di massa è pronta, coltivata a dovere dal ventennio televisivo. E prima o poi ci faremo i conti. Abbiamo provato e riprovato a intervistare Formigoni: il politico consumato ha risposto a tutti tranne che a noi. In compenso ci ha risposto la Santanchè, la Briatore in gonnella, ma quando le ho posto la questione dell’onestà dei politici ha risposto: ma che domande mi fa? e ha girato i tacchi irritata, dietro le lenti nere. Sfilavano anche La Russa e Borghezio, più eccitati che mai. Dal palco la Moratti ha gridato alla folla: siete cittadini e vi trattano da sudditi! E ha chiesto il pugno di ferro contro la criminalità e invocato la certezza della pena: a mezzo metro Berlusconi, protetto dai gorilla, applaudiva convinto. Nel corteo era tutto un inneggiare a Silvio, l’uomo della legalità 2007. I manifestanti erano inferociti contro gli extracomunitari e sgomitavano per vedere l’amato leader, per fotografarlo con il telefonino. Non sono mancati i coretti: chi non salta comunista è. C’era con noi una ragazza francese, incredula di quel che vedeva. Non riesco a raccontare il senso di vergogna che si prova in simili circostanze. Parleranno le immagini, quando monteremo il video. Questa è una brutta Italia davvero. La feccia che risale il pozzo, la chiamava Montanelli. La peggiore per volgarità e bassezza. I nazisti della porta accanto sono tanti, troppi per un paese civile. Nel prossimo post le impressioni di alcuni amici che ieri sera hanno condiviso la mia pena.

Piero Ricca


fonte: http://www.pieroricca.org/2007/03/

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Che dire ? Sta sempre più vincendo la cultura dell’incultura, o almeno è quello che vogliono farci credere. E i segnali sono tanti; purtroppo la “sceneggiata” che si è vista ieri sera a Milano non è che l’ennesima riprova.. Il qualunquismo dilaga, col dilagare dei vuoti valori del consumismo coatto. E striscia nei comportamenti e nelle dichiarazioni di certi personaggi pubblici. Buon ultimo, su Repubblica di oggi, Pino Daniele.

Il cantautore napoletano afferma: “Oggi la musica è solo intrattenimento, un sottofondo, la cultura annoia e la politica è nauseante”.

Si allunga la teoria dei cattivi maestri..

mauro


leggete anche questa bella analisi sul fascismo:

http://www.ecn.org/asicuba/asicuba/fascismo.htm

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The blog is dead?

In questi ultimi giorni del mese di Marzo 2007, si è discusso in questo blog in termini di “amore e fratellanza”, partendo dai concetti espressi all’interno del post “Non c’è più religione”.
Lo strumento “blog” per la sua stessa struttura è insufficiente a trattare questi argomenti, ma è immediato nel raccogliere impressioni, riflessioni e fotografie istantanee su quanto ci circonda.
Dopo aver appreso i diversi punti di vista e le eventuali divergenze, il lettore ne esce senza dubbio arricchito nel suo bagaglio culturale e perchè no…. spirituale.
Premesso ciò e riprendendo quanto detto in tema di “amore e fratellanza”, è lecito chiedersi cosa ne resta? Qual’è il risultato oggettivo che se ne trae? (al di là dell’arricchimento soggettivo). Potrebbe una piccola comunità di blogger “costruire” in nome dell’amore e della fratellanza, qualcosa in concreto? O tutto deve finire all’alba del nuovo giorno? Quando le angosce del quotidiano e la corsa per acquietarle prendono il sopravvento su qualsiasi nobile riflessione, che nasce, in linea generale, nelle ore dopo il tramonto. O peggio, quando gli interessi privati del singolo, volgendo altrove, o per appetiti raggiunti, lo inducono ad una dipartita da qualsiasi idea “gettata” nel blog, lasciando agli interlocutori quell’amaro in bocca di chi, perplesso, si chiede: “ma con chi ho condiviso il mio tempo finora?”