Archivio | maggio 4, 2007

Primo Maggio: Tanti morti e poco lavoro

Pubblichiamo questo articolo con incolpevole ritardo, ma nel mare magnum di internet c’è davvero da perdersi.. Tuttavia sono importanti le riflessioni ed i quesiti che pone, così tragicamente validi, ieri come oggi e chissà ancora per quanto..

mauro

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Si diceva, una volta, che la classe operaia andava in paradiso. A risentirlo oggi, questo antico adagio sembra quasi una beffa, un cinico presagio dell’attualità: la classe operaia di oggi va davvero in paradiso. E ci va sempre più spedita e numerosa, a gruppi di cinque, sei al giorno, dopo aver assaggiato l’inferno nei luoghi di lavoro dove la sicurezza latita al pari dei contratti a tempo indeterminato, dove il cottimo e il caporalato non fanno ormai più notizia mascherati da una gergalità leguleia che, ovviamente, salva la forma lasciando intonsa la sostanza.

Oggi è il primo maggio, la festa del lavoro che non c’è, del sommerso, dell’occupazione senza regole e sicurezza. E’, forse, più la festa di San Precario che quella del lavoro, perchè si festeggiano idealmente anche i 1390 assenti, lavoratori caduti sotto la falce bianca negli ultimi 12 mesi e molti dei quali al nero, un dato da terzo mondo che rischia di rimanere a lungo tale perché a nuove regole di sicurezza che il governo imporrà presto alle imprese non corrisponde un adeguato numero di ispettori che quelle stesse regole dovrebbero far rispettare in modo draconiano. Perché poi, alla fine, non ci sono solo i morti da piangere, ci sono anche 7606 nuovi invalidi, vittime di 304.260 infortuni (dati Inail), vite comunque spezzate che oggi, primo maggio, festa del lavoro, non hanno davvero nulla da festeggiare.

Nel novero delle buone intenzioni che sempre accompagnano le feste comandate, ieri si è registrata la presa di posizione della ministra della Salute, Livia Turco, che ha lanciato lo slogan che oggi accompagnerà le manifestazioni in corso in tutta la Penisola. “L’Italia riparte dal lavoro” è una frase carica di significato, che suscita pensieri complicati e che suona come un impegno forte a ricostruire l’asse portante di una nazione: il lavoro, appunto. Ma c’è davvero questa volontà? Un rapido giro d’orizzonte mette in evidenza l’esatto contrario.

L’occupazione è punteggiata da condizioni di lavoro sempre più precarie ed alienanti. I dati statistici evidenziano un sensibile aumento dei posti di lavoro, ma non rendono conto dei bassi salari, delle mancate sicurezze e tutele per i lavoratori, del dilagare dei lavori a tempo determinato ed a bassa qualità professionale. Un tempo abbiamo pensato che le nuove tecnologie, che permettevano di ottenere lo stesso risultato con minore impiego di tempo e di energie, ci avrebbero permesso di lavorare con meno fatica e di dedicare più tempo alla nostra vita.

Non è andata così perché la competitività internazionale non regolata e la finanziarizzazione dell’economia hanno spinto le imprese ad assumere per tempi brevi ed a richiedere l’assoluta padronanza del tempo di chi lavora. Sono nate così le oltre quaranta tipologie dei contratti di lavoro previste dalla legge 30 (lavoro a chiamata, lavoro in coppia, contratti a progetto etc.).

La dignità del lavoro non ha più cittadinanza e questa situazione ha prodotto l’impossibilità per tanti giovani, ma anche per tanti quarantenni e cinquantenni espulsi precocemente dal mercato del lavoro, di progettare la propria vita e di guardare con speranza al futuro. Se questo vi sembra poco.

Ogni giorno ci sono nuovi caduti nei cantieri, nei campi, nella aziende metalmeccaniche. Sono morti che dipendono certo dal mancato rispetto delle regole di sicurezza da parte delle imprese, ma anche dal continuo ricambio di manodopera che impedisce un serio addestramento al lavoro ed il raggiungimento di esperienza e padronanza della mansione.

Non possiamo solo invocare più controlli, più rispetto delle procedure di sicurezza e sanzioni più severe per i datori di lavoro che non le applicano; dobbiamo interrogarci su come si produce e se è giusto pagare questo prezzo per una crescita che non guarda al benessere delle persone ma solo all’accumulazione della ricchezza. Qualche giorno fa un operaio edile di 74 anni è morto cadendo da un’impalcatura. Come è possibile che un uomo di quella età sia costretto a salire su un’impalcatura e come lo si può permettere? La risposta è semplice, banale: in Italia il 45% delle pensioni è inferiore a 500 euro al mese e l’80% è inferiore ai mille.

E così, mentre si teorizza che, dal momento che la vita si allunga, è possibile lavorare più a lungo, bisognerebbe ricordare che non tutti i lavori sono uguali e che alcuni non si possono fare a tutte le ètà. Non basta, quindi, correggere la flessibilità del lavoro con nuove tutele e nuovi ammortizzatori sociali, è necessario porsi domande più radicali attorno al modo di produrre, a come si manifesta la moderna contraddizione tra capitale e lavoro, a come sia possibile ridistribuire la ricchezza per migliorare le condizioni di lavoro e di vita delle persone.

C’è, insomma, tutto un mondo da ripensare. E non sarebbe male se oggi, primo maggio, l’Italia ripartisse da qui per ripensare se stessa ed il lavoro.

Sara Nicoli
altrenotizie http://www.canisciolti.info/articoli_dettaglio.php?id=4006

01 maggio 2007

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Antonio Salerno Piccinino

Antonio era un comunista e un proletario impegnato nella politica e nel sociale che è morto sul lavoro (trasporti veloci col motorino).

I suoi compagni del CSOA “Acrobax” hanno realizzato questo video che pubblichiamo volentieri anche a simbolo di tutti i giovani proletari che muoiono quotidianamente sul lavoro e di lavoro.

Ciao Antò [mb 30 avi]

fonte:

http://www.bibliotecamarxista.org/video/brevi filmati/ciaoanto/antonio salerno.htm

Biblioteca Multimediale Marxista

http://www.bibliotecamarxista.org/index.htm


Terra Futura al World Social Forum

Presentata a Nairobi la prossima edizione
della mostra-convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità

Ancora una volta Terra Futura è presente al World Social Forum. Lunedì 22 gennaio a Nairobi i promotori e i partner ne hanno presentato la IV edizione che si svolgerà dal 18 al 20 maggio 2007 alla Fortezza da Basso, a Firenze. Una scelta dettata da una profonda comunione di principi ed intenti con il WSF: insieme per una globalizzazione dal volto più umano, all’insegna della pace, nel rispetto dei diritti di tutti i popoli, dell’ambiente, delle pari opportunità.

«Per la sua genesi e i temi trattati – ha spiegato Ugo Biggeri, presidente Fondazione Culturale Responsabilità Etica, in questi giorni a Nairobi – Terra Futura è di fatto un lascito del Social Forum europeo tenutosi a Firenze nel 2002: e come tale infatti fu presentata da Vandana Shiva al WSF di Mubai-Bombay nel 2004».

«Nel percorso di Terra Futura – continua Biggeri – i Social Forum costituiscono un importante momento di stimolo e di confronto. Infatti la presenza del Sistema di Banca Etica, promotore dell’iniziativa, ai Social Forum è stata costante negli anni. Vista l’esperienza fatta e l’efficacia sia della proposta delle buone pratiche, sia dell’incontro tra soggetti diversi abbiamo voluto presentare Terra Futura a Nairobi perché il WSF ci sembrava la cornice ideale per proporre una riflessione su come diffondere le buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale a livello internazionale; e soprattutto per invitare altri paesi a realizzare esperienze simili e, là dove già esistano, a coordinarsi insieme per avere un respiro sempre più ampio e un tavolo di confronto su come agire a livello internazionale in modo che un altro mondo sia in costruzione». continua…

Cos’è Terra Futura?

Siamo chiamati tutti a dare un futuro alla terra: società civile, istituzioni, imprese. All’interno dell’attuale fase di globalizzazione, la gran parte dell’umanità versa in una situazione drammatica, le problematiche ambientali, soprattutto quelle relative all’uso delle risorse, sono divenute determinanti e gli equilibri socioeconomici sempre più precari.

continua…


Gli obiettivi

Obiettivi principali dell’evento sono: diffondere le tematiche e le “buone pratiche” della sostenibilità sociale, economica e ambientale; promuovere modelli di reti e relazioni sociali, di consumo, di produzione, di finanza, di commercio sostenibili; instaurare un dialogo tra istituzioni, imprese private, organizzazioni senza scopo di lucro, mondo della ricerca e cittadini, per costruire assieme una società davvero rispettosa di tutti.


Il luogo

Il “calore” della Fortezza contribuirà a connotare l’evento non tanto come una manifestazione di settore, ma piuttosto come un luogo di incontro tra attori diversi.

Lo spazio espositivo – 100 mila metri quadrati – è concepito come un’accogliente cittadella, che ospiterà un’ampia varietà di eventi: convegni, seminari e workshop, dibattiti, laboratori di animazione, spettacoli, video, mostre…


Il Logo

Vogliamo che il peso della nostra impronta – spesso devastante – sulla terra diventi forza per sostenerla. Il marchio di Terra Futura rappresenta il titano Atlante che sostiene il globo.
È la società civile che, assieme alle istituzioni e al sistema produttivo, sorregge il futuro del mondo. A loro è affidata la costruzione di un mondo migliore, rispettoso dell’uomo e dell’ambiente. Una terra che abbia basi solide come quelle dell’abbondanza delle fonti rinnovabili, della responsabilità sociale, dell’economia sostenibile, della garanzia dei diritti, del buon governo…