Archivio | maggio 5, 2007

In ricordo di Franco Serantini


Era il 7 di maggio, giorno delle elezioni,/i primi risultati vengon dalle prigioni……


(4 maggio 2007)

Così recita una bella e canzone che ricorda l’agonia di Franco Serantini, anarchico ventenne, figlio di nessuno, colpito a morte dalla polizia mentre si opponeva ad un comizio fascista.

Il 5 di maggio 1972 Pisa fu sconvolta da ripetute cariche della polizia contro una manifestazione antifascista. Quel giorno parlava in Largo Ciro Menotti l’ex gerarca fascista Niccolai, passato nelle file dell’allora MSI, partito nel quale militava anche Fini e i suoi pari.

Il MSI era un rigurgito del regime mussoliniano, sopravvissuto nelle pieghe di un sistema democratico che non ha mai allontanato dai gangli del potere migliaia di ex fascisti, rintanatisi in vari partiti, nei ministeri, tra le forze dell’ordine e nelle strutture golpiste all’opera nelle stragi della “strategia della tensione”, addestrati ed armati per questo a camp Darby e nelle altre basi USA presenti in Italia.

Quel giorno di maggio a pagare con la vita la militanza antifascista fu Franco, lasciato per due giorni agonizzare nel carcere di Don Bosco. Quando il 7 di maggio la direzione del penitenziario si rese conto del decesso, tentò addirittura un interramento clandestino della salma. Chi avrebbe reclamato le spoglie di un figlio di nessuno?

Nel caso di Franco si sbagliavano, perché migliaia di antifascisti chiesero con forza informazioni sulla sua salute. La notizia della morte destò un moto di rabbia che turbò profondamente il paese. Centinaia furono le manifestazioni.

L’inchiesta sull’omicidio di Franco è stata archiviata. Nessun colpevole, così come per le vittime delle stragi di Stato – Piazza Fontana, Brescia, Bologna, Italicus….- e per gli oltre 450 uccisi dalle forze dell’ordine nelle piazze del nostro paese dal 1945 sino al 2001, quando a Genova le strade si macchiarono del sangue di Carlo Giuliani.

Il fascismo, ieri come oggi, si rintana nelle pieghe del potere costituito e vive attraverso organizzazioni nazifasciste lasciate libere di operare sui nostri territori, nonostante la Costituzione nata dalla Resistenza partigiana impedisca ogni tipo di espressione che faccia riferimento a quel lugubre regime.

Per questo Franco Serantini e le altre centinaia di antifascisti morti nelle piazze del nostro paese in 62 anni di claudicante democrazia vivono in noi, nelle battaglie di tutti i giorni verso un mondo emancipato dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

Pisa, 4 maggio 2007

Il Direttivo del circolo ARCI agora’ Pisa

fonte: agorapi@officinaweb.it

Squali a Brindisi..

Riceviamo questo pezzo dal nostro amico Pino di Brindisi, che pubblichiamo volentieri.
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Siamo seri, facciamoci due risate

La scuola pubblica, quella brutta, attaccata in ogni modo da tutti, invisa alla destra come il covo del “culturame” bolscevico e nullafacente, osannata dalla sinistra come un feticcio sul quale c’è sempre da dire molto e fare molto ma molto meno, luogo reale di serbatoio di voti democratici e cristiani, è rimasto l’unico elemento di socialità trasversale. Dalle scuole materne a quelle superiori, essa raccoglie la gran parte dei giovani uniformati dalla data di nascita.

Naturalmente su di essa si svolge la retorica più smaccata, “qui si allevano le future classi dirigenti”, “qui ci sono i cittadini di domani”, “un tempo si che si studiava” e degradando via via fino alle vicende bullesche, boccaccesche e, talvolta purtroppo tragiche, per le quali cronachisti, esperti e salottieri televisivi rubacchiano il salario giornaliero tormentando le gonadi di lettori ed ascoltatori radiofonici e televisivi con colossali cascate di sciocchezze.

Ma questa volta il boccone è ghiotto e non voglio privare quei pochi o tanti che apprezzano le mie comunicazioni di un fatto realmente accaduto. Lo sottolineo perché molti lo troveranno al limite del paranormale.

Siamo nella città e nella provincia di Brindisi, la più densamente popolata, per dimensione e tipologia, di impianti energetici. In particolare abbiamo un consumo di carbone di circa 8-10 milioni di tonnellate/anno. Secondo le statistiche del Sole24 Ore abbiamo il più alto contributo d’Europa all’effetto serra del Pianeta.

Diciamo che i cittadini di tutta la provincia che sono riusciti a sopravvivere (circa 300000) non sono particolarmente contenti di questa condizione e, negli anni, hanno sviluppato una certa sensibilità ai temi ambientali.

Certo ci sono anche quelli che grazie agli insediamenti energetici hanno cambiato il loro status sociale, molti sono diventati ricchi imprenditori o politici di successo, qualcuno frequentatore di tribunali e celle dei penitenziari, ma la maggioranza ha i polmoni anneriti dalle ceneri e altri organi abbastanza arrossati.

Per i polmoni, diciamolo siamo fortunati: a dieci chilometri dalla Centrale a Carbone Federico II c’è il reparto di pneumologia e, posso garantire, dai tubi dell’ossigeno esce ossigeno, e questo, negli ospedali della nostra Regione, non è scontato.

Per gli altri organi ognuno si arrangia come può.

Torniamo al fatto: Enel, possessore di gran parte degli impianti, e Legambiente, organizzazione ambientalista e fornitrice di molti presidenti Enel, hanno organizzato alcuni corsi per la sensibilizzazione ai temi ambientali nelle scuole di Brindisi e Provincia. Un po’ come chiedere ai lupi di far la guardia agli agnelli. Enel e Legambiente hanno risorse e competenze e quindi molte scuole, private negli anni delle une e delle altre, si sono adagiate a queste iniziative.

Il Notaio Michele Errico, già Capitano di Fregata (vorrà dire qualcosa?), e attuale Presidente della Provincia di Brindisi, a capo di una Amministrazione di Centrosinistra, impegnato da anni, lancia in resta, contro il “partito del carbone”, prende carta e penna e scrive a tutte le scuole diffidandole dall’ascoltare le sirene di Enel e Legambiente e si propone come docente di ambientalismo doc. Un po’ come chiedere agli agnelli di coltivare le patate, loro future compagne di forno.

E qui la gente si schiera, ha ragione l’Enel, ha ragione Errico, la polemica sulla stampa locale è molto succosa e tutti prendono posizione, invocando la par condicio ambientale altrimenti i giovani virgulti assetati di ambientalismo che sono nelle scuole potranno essere influenzati dalla visione futurista pro Enel oppure da quella conservativa anti Enel.

Quale è la parte surreale? Da circa trent’anni, da quando è cominciata la sequenza di installazioni energetiche a Brindisi, gli attori che si dilaniano sono sempre gli stessi, qualcuno grida di più e qualcuno di meno, ma poi siedono in governi e opposizioni sempre dipendenti dall’elettricità, e dalle due milioni di tonnellate di carbone che si usavano all’inizio siamo arrivati alle 8-10 milioni di tonnellate.

Ho chiesto a qualche giovane se gli interessa di più la Legambiente oppure il Presidente Errico. Mi hanno guardato interrogativi, mi hanno detto che loro preferiscono il Basket e se ne sono andati.

Tre cose ponemmo l’unica volta che ci venne chiesto di parlare, sommessamente: “Finanziamento del fotovoltaico civile e delle politiche di risparmio energetico (almeno per gli edifici scolastici visto che li avete deciso di massacrare i marroni), interramento dei cavi dell’alta tensione, finanziamento della riduzione dell’impatto ambientale del trasporto merci.” Senza urlare e senza fare lezioni a nessuno. Ma chi se ne frega, i megafoni ormai sono elettrici e le voci senza amplificazione non le ascolta nessuno.

Non ci resta che ridere, perché siamo persone serie.

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da http://www.diario_di_bordo.ilcannocchiale.it/

G8, l´ultima verità sulla Diaz

Sconcertante deposizione dell´alto funzionario sei anni dopo tra smentite e “non ricordo più”

Con Diego Marchesi, Fabio Bovi e Carlo Gawen su Genova con un nuovo articolo di Massimo Calandri dal suo confino di Boccadasse.

Il caso della condanna dello Stato per il pestaggio di una militante della Rete Lilliput a Genova censurata in maniera ANTICOSTITUZIONALE dai media, sta finalmente, almeno in Internet, girando, forse anche un po’ per merito di GennaroCarotenuto.it. Ma sta girando soprattutto per merito di giornalisti coraggiosi e con memoria come Massimo Calandri de La Repubblica che sicuramente non faranno carriera per questi articoli. Ebbene sì, perfino a Repubblica ci sono giornalisti onesti!

E’ triste che in democrazia e in apparente libertà di stampa si debba essere coraggiosi per scrivere non di camorra o mafia ma di repressione da parte di corpi dello stato. E’ assolutamente consigliabile leggere in calce a questo pezzo, l’articolo di Calandri sulla vergognosa testimonianza di un questore della Repubblica, Francesco Colucci, che non sa, non ricorda, ma tra le righe afferma una cosa capitale: “eravamo condizionati [dalla politica?] ad intervenire [e quindi violare i diritti umani di liberi e pacifici cittadini]”. Ovviamente anche questo articolo di Calandri non ha varcato i confini dell’edizione genovese di Repubblica. E’ sostenibile che i processi non siano più un fatto nazionale?. Che fine ha fatto la Commissione d’Inchiesta promessa? Dov’è la grande stampa, Bruno Vespa, Michele Santoro, Aldo Forbice, Giuliano Ferrara, Gad Lerner, Enrico Mentana, Giovanni Floris?

Eppure ricordate quando la fantasiosa perizia per la quale un pezzo di calcestruzzo volante avrebbe sfortunatamente (sic!) deviato la pallottola sparata in aria che invece rimbalzò giusto per uccidere Carlo Giuliani tenne banco per giorni sui giornali e TG? I TG cercarono di convincerci per giorni che era andata in quella curiosa maniera. Ricordate il malore attivo di Pinelli in quella caldissima giornata di dicembre 1969 a Milano? Giovani, se non ricordate chiedete, cercate, esigente di sapere, esercitate il vostro inalienabile diritto alla Memoria!

Carlo Gawen: Dici bene, Gennaro: quanti dopo Genova non hanno più partecipato a manifestazioni? Quelle centinaia di migliaia di persone dove sono finite? Prima Napoli, poi Genova, poi… tutto il resto. E’ stato un crescendo di pestaggi gratuiti, di infamie, di menzogne. Questa sentenza è molto importante, un giudice che dichiara, riferendosi alle cariche, “Facevano invece parte di un più ampio disegno, così come le menzogne raccontate più tardi per coprire le nefandezze” direi che sarebbe già sufficiente, in uno Stato democratico, a rimettere tutto in discussione ed avviare immediatamente una commissione d’inchiesta parlamentare (ma non era in programma? ah sì, è vero…). Altrettanto interessante è stata l’udienza di ieri, ce ne parla l’ottimo Massimo Calandri, sempre sull’edizione genovese di Repubblica… questa volta anche il Secolo XIX si è degnato di scriverne qualche riga. Naturalmente tutto rimane a livello locale.

Fabio Bovi: Fortunatamente i giorni vissuti a Genova 2001 ad alcuni hanno causato la reazione opposta [al terrore e all’allontanamento dalla militanza] ed invece che chiudersi in casa da allora non riescono a non partecipare e non sentirsi coinvolti. Da quei giorni la mia fede nella democrazia, nell’informazione, nello stato, sono completamente cambiati. Spero che per molti sia stato lo stesso!!

Sono contento per la sentenza ma la rabbia che provo verso il sistema, i media, la gente che continua a vivere nell’indifferenza superano di gran lunga la gioia per vedere che qualche briciola di giustizia c’e’ ancora.
So che questa ferita aperta a Genova continuera’ a bruciare.. perche’ so che sara’ impossibile in questo paese schifoso vedere alla sbarra i veri responsabili che in quei giorni hanno organizzato a tavolino la “mattanza” di Genova. Questo sentimento di impotenza spero che non mi impedisca mai di dare un contributo per quanto piccolo e insignificante per la costruzione di Un Altro Mondo…

Diego Marchesi: Al seguente indirizzo è possibile trovare una sintesi delle testimonianze raccolte dai PM nell’inchiesta sugli abusi di BOLZANETO, prese pari pari dal settimanale Diario “Speciale Genova – la Verità” del 21 luglio 2006: http://g82001.altervista.org

Su “Altri Link” sono elencati collegamenti ad altri siti che si occupano del G8 di Genova ed è possibile vedere in streaming alcuni dei video presenti su YouTube. Sono scenari sconcertanti quelli raccontati dalle vittime di quelle violenze, fisiche e psicologiche. Scenari che risultano via via più verosimili confrontando e incrociando le testimonianze di tutti coloro siano passati dalla caserma di Bolzaneto in quei giorni.

I processi sui casi Scuola Diaz e Caserma di Bolzaneto sono ancora in corso ed i primi verdetti sono attesi entro la fine di quest’anno.


G8, l´ultima verità sulla Diaz – L´ex questore Colucci confessa: ” Mi sentivo inadeguato”

La Repubblica (Genova), 4 maggio 2007

Sconcertante deposizione dell´alto funzionario sei anni dopo tra smentite e “non ricordo più”

MASSIMO CALANDRI

L´IMBARAZZANTE interrogatorio di Francesco Colucci, che in quei giorni del G8 era ancora il questore di Genova, ha dato ieri mattina la misura di quanto difficile sia il compito di chi vuole fare chiarezza sulle sciagurate giornate del luglio 2001. A distanza di sei anni, quello che allora era la massima autorità di pubblica sicurezza presente in città (prefetto escluso) è caduto in una serie di contraddizioni ed amnesie che hanno lasciato a bocca aperta i presenti. «Non ricordo». «Forse ho sbagliato nel parlare». «La mia affermazione forse è stata un po´ sprovveduta, superficiale». «Non sono sicuro, lo giuro davanti a Dio e allo Stato italiano». «Mi correggo, forse sono stato impreciso». Per sei ore Colucci ha risposto alle domande del pm Enrico Zucca, smentendo in alcuni casi quando aveva dichiarato a verbale negli anni precedenti e regalando un´informazione inedita. La notte dell´assalto alla scuola Diaz, il funzionario che doveva coordinare gli interventi era il vice-questore Lorenzo Murgolo. Che per il massacro e l´arresto illegale dei 93 no-global, così come per le prove fasulle, non è imputato. «Murgolo era il coordinatore. Ma c´erano La Barbera e Gratteri accanto a lui… «. Affermazione che vuole dire tutto e niente, perché – come l´ex questore di Genova ha poi ribadito – «non so a che punto poteva contare la scala gerarchica».

In un´intera giornata passata in aula, Colucci non ha chiarito nulla. Perché si decise di intervenire nell´istituto di via Battisti? La versione è quella del fantomatico attacco in serata alle pattuglie della polizia, e di quei tipi sospetti – «Non gente gioiosa, gente allegra… ma facce brutte, con atteggiamenti minacciosi, vestiti di scuro» – davanti alla scuola. Lui avrebbe voluto lasciar perdere, ormai il G8 era finito, «ma poi tutti quanti abbiamo deciso l´intervento: identificare gli aggressori e trovare armi eventuali. Fare una perquisizione». Chi tra i super-poliziotti spinse per il blitz? Colucci fa alcuni nomi, poi ci ripensa, alla fine spiega che il prefetto La Barbera – che è morto – era d´accordo. «Io mi sentivo un po´ inadeguato», confessa quello che in quei giorni era il questore di Genova.

A suo tempo aveva detto che il capo della polizia, Gianni Di Gennaro, gli aveva detto di telefonare al capo dell´ufficio stampa, Roberto Sgalla: ieri ha detto che fu una sua iniziativa. Lui restò in questura, chi lo avvertì del ritrovamento delle molotov? Colucci fa almeno tre nomi, ma non ricorda. Ed è in difficoltà quando deve raccontare di quel poliziotto che gli disse di essere stato colpito dalla coltellata fantasma di un altrettanto fantasma Black Bloc: «Indossava un maglione di cotone… no… un giubbotto antiproiettile». Per non parlare di quando spontaneamente confessa di aver saputo di un equipaggio di una squadra mobile che era entrato per sbaglio nella scuola di fronte alla Diaz: ma dimentica di aver inviato a Di Gennaro una relazione in cui scriveva che quei poliziotti stavano facendo una «verifica».

«Io so solo che quella notte dovevamo fare qualche cosa, dovevamo reagire a quella cosa. Eravamo un po´ pressati, eravamo condizionati. E decidemmo di intervenire».


fonte: http://www.gennarocarotenuto.it/dblog/storico.asp


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Per non dimenticare Carlo e il G8



CRONACA ALLUCINANTE DI UNA PRIGIONIA POLITICA

CINEMA


Agenti dei servizi segreti della giunta militare irrompono nella casa in cui Claudio Tamburrini, promettente calciatore della serie B argentina, vive con la famiglia.

Senza sapere di chi lo abbia accusato di opposizione al regime, il giovane è portato in un edificio fatiscente nei dintorni di Buenos Aires: vi resterà per mesi, sottoposte a continue torture intervallate da notti allucinanti, nudo e legato alla branda. Durante una notte di temporale, Claudio riesce a fuggire e cerca riparo nella sua stessa città.

Presentato l’anno scorso a Cannes, Buenos Aires 1977 – Cronaca di una fuga lasciò una profonda impressione nei festivalieri, gente rotta alle esperienze cinematografiche più estreme. Oltre alla consapevolezza dell’autenticità dell’episodio ricostruito da Caetano, colpirono la crudezza degli eventi e la scelta del punto di vista del film che adotta nel presentarli. Rinchiuse per la gran parte del tempo tra le pareti della casa degli orrori, le sequenze emanano un forte senso di claustrofobia; ma è il fatto soprattutto di mostrarle come una continua “soggettiva implicita” a generare angoscia: lo spettatore s’identifica ben presto con le vittime, sottoposte a torture fisiche e psicologiche; ma soprattutto ad una continua, terrificante incertezza sulla propria sorte, programmata per fiaccarme la resistenza negandone perfino l’identità. Se la chiave rappresentativa ricorre alla stilizzazione del “reportage”, angolazione e montaggio sottolineano invece l’emotività, mirando dritto ai nervi di chi guarda. (r.n.)

La Repubblica – venerdì 4 maggio 2007

http://www.asociacionsere.org.ar/nhist/nhist2.htm

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Cronaca di una fuga – visto da Jorge Ithurburu

( Comitato promotore per il processo Esma)


Ogni dittatura innesca questo tipo di meccanismi di morte: è successo in Argentina ma anche nella Germania delle SS, nella Croazia delle guardie bianche. Questo film, girato con molta cura, si aggiunge alla schiera di pellicole-testimonianza.

Ma ha una sua peculiarità: se finora le storie avevano riguardato militanti, stavolta la prospettiva è quella di uno studente estraneo ad ogni coinvolgimento politico. Perché in questi sistemi mangia-uomini, un nome ed un numero scritti in un’agenda o l’indicazione falsa di chi compie un depistaggio bastano a farti stritolare dall’ingranaggio.

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Palcoscenico

“Cena con Gramsci” Milano, Teatro della Cooperativa, 8 e 9 maggio

Jacopo, lo studente che scoprì Gramsci


Il 27 aprile del 1937 moriva a Roma Antonio Gramsci.

Sono passati settanta anni, e per ricordarne la morte è nato un comitato, presieduto da Renato Zangheri, che ha organizzato una serie di eventi. Primo fra tutti, il Convegno Internazionale che si è svolto la settimana scorsa a Roma. Ma anche spettacoli teatrali che raccontano la figura umana, politica ed intellettuale di Gramsci.

Questa Cena è uno degli elementi di un progetto più ampio dal titolo Nino. Appunti su Antonio Gramsci, che prevede anche una mostra multimediale e fotografica, la realizzazione di un dvd e la pubblicazione di un libro. Il testo teatrale di Davide Daoli, nato da un’idea di Roberto Rampi, si pone il problema di quanto sia attuale il pensiero gramsciano. Il protagonista è Jacopo, studente di filosofia che, scrivendo la tesi sul politico comunista, si misura con l’inpoverimento culturale del Paese.

Regia di Andrea Lisco. Tel. 02-64749997