Archivio | maggio 7, 2007

Giorgiana MASI. 12 maggio,un delitto che grida vendetta

Giorgiana, trent’anni di ingiustizia

Scritto da Redazione (Fonte Nuova Agenzia Radicale)

venerdì 04 maggio 2007



Uscendo di casa aveva rassicurato la madre: «Non suc­cederà nulla, è una giornata di fe­sta: canteremo e festeggeremo; se accadono incidenti mi metto al sicuro».
Alle sette della sera Giorgiana Masi, 19 anni, giaceva bocconi all’imbocco di ponte Garibaldi, la testa verso Trastevere, i piedi verso il ponte, accoppata da un colpo alla schiena. Giovedì 12 maggio 1977, trent’anni fa.
Vittoria Masi, la sorella di Gior­giana, è una signora di 51 anni, che per sfuggire al dolore è ripa­rata in Toscana dove gestisce un agriturismo.
«Non ho nemmeno seguito le rievocazioni sul ’77, so­no fuori da tutto, per non dover ricordare ho preferito andarme­ne da Roma. E in tutti questi anni ho preferito tacere».
Vittoria è ri­masta sola. I suoi genitori sono morti alcuni anni dopo la trage­dia: il padre faceva il parrucchie­re, la madre la casalinga.
Avevano cresciuto le figlie in via Trionfale, un edificio popolare un po’ scro­stato, case occupate e grigi caser­moni, l’ospedale San Filippo Ne­ri sullo sfondo.
Al Liceo Pasteur di via Barella Giorgiana frequentava la quinta A, la domenica distri­buiva il quotidiano Lotta Continua. A scuola animava un collet­tivo femminista.
Una ragazza mi­nuta, fidanzata con un Gianfran­co Papini, di due anni più vec­chio, studente in psicologia, che quando seppe dell’assassinio tentò il suicidio e fu salvato dai famigliari per i capelli.
«Non so che fine abbia fatto», ammette Vitto­ria.
I radicali avevano organizzato un happening in piazza Navona per festeggiare il terzo anniversa­rio della vittoria al referendum sul divorzio, nonostante il divie­to di manifestazione decretato dal ministro degli interni France­sco Cossiga.
La polizia impedì l’ingresso in piazza Navona, l’ur­to tra manifestanti e forze dell’or­dine deflagrò per il centro della Capitale.
Un lungo pomeriggio di barricate, con un parlamentare, Mimmo Pinto (Dp), pestato dai celerini.
Soprattutto comparve­ro per la prima volta poliziotti in borghese, travestiti da autonomi, armati di pistole e spranghe.
L’avvocato milanese Luca Bone­schi per anni si batté per la verità, ricavandone solo una denuncia per diffamazione dal giudice istruttore Claudio D’Angelo, che nel maggio 1981 archiviò il caso.
Oggi è un malinconico signore di 68 anni. «Terrò le carte finché sbiadiranno».
Anni fa tentò inu­tilmente di far ripartire il proces­so, consegnando un’istanza di riapertura dell’istruttoria, nella quale si puntava sulle molteplici testimo­nianze di chi aveva vi­sto le forze dell’ordine sparare ad altezza d’uomo su ponte Gari­baldi e da dietro la barricata costituita da un paio di automobili messe di traverso.
«Un insegnamento di ca­rattere generale si può forse trarre da questa vicenda: ed è dedicato soprattutto ai giovani avvocati. Gli errori, forse anche le manipolazioni, av­vengono con le perizie».
Com’è accaduto troppo spes­so con i delitti politici in Italia non s’è mai trovato il colpevole. Fu “il fuoco amico”, come sostiene Cossiga, addossando la respon­sabilità a frange di autonomi, o furono le forze dell’ordine, che fecero fuoco con una pistola non d’ordinanza, come inutilmente cercò di dimostrare la parte civi­le?
Quel giorno in piazza c’erano quasi sessanta agenti senza divi­sa, molti di loro mai interrogati dalla magistratura, e quelli inter­rogati dissero all’unisono che erano andati a ponte Garibaldi a incidenti terminati.
Il prossimo 12 maggio i radicali torneranno in piazza per rispondere al Family Day dei vescovi, e ricordare così Giorgiana Masi: chiedono, tramite Maurizio Turco (Rnp), l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta, ri­chiesta avanzata anche dal verde Paolo Cento, «affinché vengano accertate almeno le responsabi­lità politiche».
La storia di Gior­giana Masi spiega bene anche a quali conseguenze nefaste condusse certa lotta politica negli an­ni Settanta. Sulla lapide che la ricorda, a ponte Garibaldi, «le compagne femministe» la de­scrivono come una vittima «della violenza del regime».
L’unico im­putato della vicenda Masi è rima­sto proprio l’avvocato Boneschi.
Fu denunciato da D’Angelo per­ché, in sostanza, aveva accusato il giudice di non avere fatto abba­stanza per pervenire alla verità.
Nel maggio1982 si dimise da parlamentare — era stato eletto tra i radicali di Pannella — per non godere dell’immunità («nessuno mi disse grazie») e accelerare l’i­ter della giustizia. La causa, invece, pende ancora, venticinque anni dopo, ammuffita in qualche scatolone della giustizia civile.
Fonte Nuova Agenzia Radicale

Tratto da: http://www.giustiziagiusta.info/index.php?option=com_content&task=view&id=1128&Itemid=29

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UCCISIONE GIORGIANA MASI: 26 ANNI DOPO SPUNTA L’IPOTESI DEL DELITTO VOLUTO

A voler riaprire il caso è sembrato essere il senatore a vita Francesco Cossiga che, intervistato dalla trasmissione Report di RAI3, ha detto: “non l’ho mai detto all’autorità giudiziaria e non lo dirò mai, é un dubbio che un magistrato e funzionari di polizia mi insinuarono. Se avessi preso per buono ciò che mi avevano detto sarebbe stata una cosa tragica. Ecco, io credo che questo non lo dirò mai se mi dovessero chiamare davanti all’autorità giudiziaria, perché sarebbe una cosa molto dolorosa“. Ciò che Cossiga non dirà mai potrebbe essere la verità sulla morte di Giorgiana Masi, la studentessa diciannovenne, uccisa a Roma il 12 maggio 1977, durante una manifestazione del Partito Radicale, vietata dalla polizia, per celebrare il terzo anniversario della vittoria nel referendum sul divorzio.

Cossiga, che allora era ministro dell’Interno, in quella breve dichiarazione mostra di sapere molto di più di quanto si conosca. L’ipotesi più reale – anche perché Cossiga l’aveva già ventilata – è che egli intendeva dire che fu uno dei manifestanti ad uccidere la studentessa, ma la maniera criptica in cui l’ex capo dello Stato si è espresso lascia spazio a più di un’interpretazione. Anche perché la morte di Giorgiana Masi è rimasta un mistero irrisolto: l’inchiesta sulla sua uccisione, infatti, venne chiusa il 9 maggio del 1981 dal giudice Claudio D’Angelo con la dichiarazione di non doversi procedere per essere rimasti ignoti i responsabili del reato. Adesso la riapertura del caso viene sollecitata da più parti, anche perché le foto di quella tragica giornata, pubblicate allora dall’Espresso e dal Messaggero dimostrarono che nelle strade di Roma c’erano molti agenti delle forze dell’ordine in borghese, alcuni, addirittura, travestiti da militanti dell’autonomia operaia, la frangia più violenta del movimento del ’77.

Nel 1998, un quotidiano scrisse di un rapporto della DIGOS secondo cui il colpo mortale poteva essere stato sparato da una pistola cal. 22, poi trovata in un covo delle BR. E anche la struttura Gladio venne tirata in ballo, così come il neofascista Andrea Ghira fu accusato da un “pentito”, Angelo Izzo, con Ghira responsabile del massacro del Circeo. Marco Pannella ha voluto ricordare che il 12 maggio 1977, “alle 16 c’era qualcuno che dal Viminale invitava a sparare e alcuni esponenti delle forze dell’ordine dicevano ‘hanno già ammazzato due dei nostri’, cosa non vera”.

Cossiga é troppo intelligente per non sapere che dicendo in pubblico ‘ho saputo’, ‘mi é stato inoculato un dubbio’, conferma quello che noi avevamo documentato. Tutto era molto chiaro, e lui sa che a questo punto l’autorità giudiziaria, se in Italia esistesse una autorità degna di questo nome, procederebbe. La verità é che quel giorno si tentò la strage per arrivare alla sospensione della legalità costituzionale”.

Per l’ex presidente della commissione stragi, Giovanni Pellegrino, le parole di Cossiga confermano che “quel giorno ci possa essere stato un atto di strategia della tensione, un omicidio deliberato per far precipitare una situazione e determinare una soluzione involutiva dell’ordine democratico, quasi un tentativo di anticipare un risultato al quale per via completamente diversa si arrivò nel 1992-1993″. Una commissione d’inchiesta per la verità sulla fine di Giorgiana Masi l’ha chiesta il deputato verde Paolo Cento che ha presentato una proposta di legge “per abbattere il muro di omertà, silenzi e segreti attorno all’assassinio della giovane e per individuare chi ha permesso l’impunità dei responsabili”.

Fonte: http://www.misteriditalia.com/newsletter/68/numero68.rtf

Collegamenti esterni

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Giorgiana Masi: Il video dei fatti del 12 maggio 1977 e le menzogne di Cossiga

12 Maggio 1977

Dall’archivio del Partito Radicale le immagini che documentano gli spari della polizia ad altezza d’uomo e le menzogne dell’allora ministro degli interni Francesco Cossiga
Il 12 maggio 1977 la polizia carica migliaia di manifestanti che partecipano a Roma ad una manifestazione nonviolenta del Partito radicale per la raccolta delle firme sugli “8 referendum contro il regime” (vedi Nota).
Una giovane, Giorgiana Masi, è colpita a morte da colpi di pistola e molti altri manifestanti vengono feriti. Il Ministro degli interni nega che la polizia abbia mai fatto uso d’armi da fuoco.
Il video in questione, prodotto dal Partito Radicale e da Lotta Continua, dimostra invece un agente di polizia mentre spara ripetutamente contro la folla ad altezza d’uomo.
Il video contiene, a commento delle immagini della giornata del 12 maggio, le parole che l’allora ministro degli interni, Francesco Cossiga, e del suo sottosegretario Lettieri pronunciarono in Parlamento, documentandone la palese falsità.


NOTA: Gli “8 referendum contro il regime” concernevano: abrogazione del Concordato, dei tribunali militari, dei reati d’opinione contenuti nel Codice penale, di parti della legge manicomiale, della legge che attribuisce alla polizia poteri speciali in materia di arresto, perquisizione e intercettazioni telefoniche, della legge che attribuisce ai partiti un consistente finanziamento pubblico, della “Commissione inquirente” – lo speciale “tribunale” composto da parlamentari per il giudizio preventivo sui reati compiuti dai ministri

Indice

durata

Il video dei fatti del 12 maggio 1977

Altri servizi d’archivio Il “libro bianco” sui fatti del 12 maggio 1977 La radiocronaca di Radio Radicale dei fatti del 12 maggio 1977

00:05:45

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Fonte: http://www.radioradicale.it/schede/view/id=189130/giorgiana-masi-il-video-dei-fatti-del-12-maggio-1977-e-le-menzogne-di-cossiga

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A Giorgiana

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A proposito di ladri, signor Berlusconi..

Vi proponiamo una chicca, che, seppur datata, è quantomeno piacevole da leggere. Si, sappiamo che il buon Presidente Cossiga è da anni in “trattamento” anfetaminico (sospettiamo sia iniziato nel periodo del suo mandato presidenziale, quando stava “picconando” un po’ troppo per i gusti di alcuni notabili..), purtuttavia bisogna riconoscergli una certa qual “verve” e un’indubbia intelligenza.. In questa lettera risponde per le rime ad un Berlusconi che dava del “ladro” a tutti i politici. E lui (il Cavaliere dello stivale) cos’era, e cos’è?
A seguire uno smilzo libretto, da leggere on-line, molto illuminante (se mai ve ne fosse bisogno) sul percorso storico-politico titolato DALLE TRAME NERE AL GOVERNO BERLUSCONI. Buona lettura!
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21 febbraio 2004 – LETTERA DI COSSIGA A BERLUSCONI


“Il Riformista”
Lettera del presidente Francesco Cossiga


Caro Silvio,
ho letto con interesse le dichiarazioni da te rese ad Atene su i politici di professione quali “ladri” e sull’incitamento da te rivolto ai buoni cittadini all’indagine privata su beni e fortune (e perché non anche sugli amori, che a quanto mi dicono, costano anch’essi?) e magari al loro linciaggio (e perché non anche delle “fidanzate”?) .

A differenza di moltissimi altri, anche di Forza Italia e della Casa delle Libertà, esse non mi hanno assolutamente meravigliato né tanto meno scandalizzato, com’è accaduto ad esempio ad alcuni amici dell’UDC e del centro sinistra. E questo per tre motivi.
Anzitutto un motivo storico. In un primo momento gli organi d’informazione del tuo gruppo si schierarono decisamente a favore del “pool” della Procura della Repubblica di Milano e sostenne la campagna mediatico-giudiziaria denominata: “Mani Pulite”. Ma in questo tu non fosti solo perché anche una parte della DC plaudì, sperando che fossero i magistrati ad aiutarli a sbarazzarsi dello PSI, dato che attraverso di me, capo dello stato e invitato a fare… questo servizio, non vi erano riusciti. E sulle tue posizioni era schierato anche il tuo futuro alleato, il MSI, poi AN, coerentemente con il suo anche attuale “giustizialismo” d’antica ispirazione rocco-gentiliana e inflessibilmente nemico della così detta, e per me e per molti, gloriosa Prima Repubblica.

D’altronde, vinte le elezioni politiche del 1994 e incaricato di formare il Governo, anche tu fosti coerente con queste originarie posizioni, tanto da offrire il ministero dell’interno prima, e poi anche la direzione della “superpolizia”, da costituire presso l’allora Ministero delle Finanze all'”Eroe di Mani Pulite”, della Giustizia non proprio!, l’ineffabile Antonio Di Pietro.

Vi è poi un motivo ideologico. Tu hai una concezione antitradizionale della politica e vorresti che la società politica, con la sua storia, i suoi partiti, i suoi movimenti e le sue ideologie fosse sostituita dalla “società civile produttiva”, e in altre parole i produttori, i manager d’azienda e anche i consumatori. E’ una concezione economicistica della politica, in cui sembrano risuonare anche temi del così detto “marxismo volgare” e del “populismo” più francese che sudamericano.
Ma poi vi è un terzo motivo, per il quale io non mi sono né meravigliato né scandalizzato: le esigenze peculiari al tuo tipo di propaganda elettorale!

Mi sembra che tu abbia ormai iniziato la tua campagna elettorale mantenendo e rafforzando lo stile e il metodo “populistico-demagogico”, tutto orientato a rispondere alle pulsioni più istintive di una parte della “gente”. E così dopo i riverniciati slogan su “i comunisti sono sempre comunisti” (anche il tuo amico Putin?) e su “i comunisti mangiano i bambini” (anche il tuo amico Putin e anche a Villa La Certosa, e quindi anche in tua presenza? Ohibò! ), ecco la tua “comprensione” per gli evasori fiscali e ancora più avanti il nuovo slogan: “Tutti i politici alla ‘vecchia politica’ sono ladri”, che ricorda molto, anche se in chiave generalizzata, il famoso slogan da “agit-prop” vetero-comunista: “Democristiani forchettoni”. E quando, scamiciato e con al collo un fazzoletto “azzurro forza-italia”! ma con una robusta scorta, ti metterai alla testa di una turba inferocita dei truffati dai bond CIRIO e PARMALAT e darai dalla piazza un beninteso finto assalto alle sedi delle banche che hanno piazzato i bond, e perché no?, anche alla sede della CONSOB e di Bankitalia?, naturalmente dopo aver avvertito e rassicurato presidenti, governatori e direttori generali?

Ebbene, contro di quel che “a caldo” hanno pensato gli sfiduciati, i meravigliati e gli scandalizzati, io mi chiedo se tutto questo invece non ti porti per caso voti, e quindi li porti a “Forza Italia”, che sei tu, e in fondo anche alla Casa delle Libertà e quindi ai tuoi “scandalizzati” alleati.

Questa era la premessa a due domande che ti rivolgo: una di carattere storico e una di carattere personale. Winston Churchill, Delano F. Roosevelt, Konrad Adenauer, Helmut Schmidt, Alcide De Gasperi che aveva anche una casa in montagna, Giuseppe Saragat, che aveva una villa a Monte Mario, Pietro Nenni, Palmiro Togliatti, Giorgio Almirante, nessuno dei quali “aveva fatto soldi ed era entrato in una azienda ” e che tutti possono considerarsi alla Max Weber “Politicker als Berufer”, e cioè “politici di professione” o poiché “Beruf” significa tanto “professione” quanto “vocazione”, anche “politici di vocazione”, erano tutti, ma proprio tutti, “ladri” patentati?

Ed io, che non ho mai fatto soldi “entrando in azienda”, né come proprietario né come amministratore né come dipendente, che sono giustamente considerato un “politico di professione”, ma anche, almeno io lo spero, un “politico di professione”, io che non ho barche né aerei né elicotteri, che ho, è vero, tre o quattro medi-piccoli appartamenti a Sassari, ereditati da mia madre e da tre mie zii e zie, io che non abito né a Palazzo Graziali, né a Villa Casati, né a Villa La Certosa, ma a Prati, fino ad ieri in una casa di locazione dalla quale le Assicurazioni Generali mi avevano sfrattato, non per morosità, beninteso! Finalmente, al margine della vita, questa casa adesso finalmente sono messo in condizione di acquistare grazie, al diritto di prelazione e allo sconto che ho maturato e che spetta a me come a tutti gli altri inquilini dello stabile, investendovi più per i miei figli che per me, che ho poco da vivere, tutti i risparmi di una vita.

Ma allora anch’io, che tutto sommato per il cinquantennale servizio allo Stato, pur non essendo un Alcide De Gasperi e neanche, non dico il suo, ma neanche uno dei suoi eredi politici, posso, anzi debbo e voglio, si voglio, essere considerato un “politico di professione” ed io spero tanto anche un “politico di vocazione”, dimmi, caro Silvio, ti prego!, anch’io debbo considerarmi un “ladro”, anzi dato il mio “cursus honorum”, meglio un “ladrone” o addirittura, essendo arrivato a cinquantasette anni di età al Quirinale (a proposito, tu quanti anni hai e quanti ora ne dimostri?) , ancor peggio (o meglio…) un “ladrone da strada maestra”? Lo pensi veramente o è tutta “bassa “, anche se ahime! fors’anche utile “propaganda”? Non so proprio in quale dei due casi, come cittadino e come democratico mi dovrei preoccupare di più!

Permettimi, caro Silvio, per la nostra amicizia, di farti ancora una domanda, della cui risposta non mi potrò certo giovare sia per l’età che ho e che tutta dimostro e voglio dimostrare, sia per la sperimentata “mancanza di talenti”, in senso reale e figurato. Come si fa, dimmi caro Silvio, ad arrivare ad essere insieme uno degli uomini più ricchi del mondo e anche leader di un grande movimento politico trasversale, e presidente del consiglio dei ministri, senza essere e, ciò che in politica è quasi più importante, non essere considerato un “ladro”, e prendere tanti, tanti voti? Anch’io certo ai tempi della “Prima Repubblica” e della “Vecchia Politica del Teatrino” ho preso molti voti, anch’io sono stato presidente del consiglio dei ministri, ma io ero, secondo il tuo originale criterio, un “ladro”, forse anche un “ladrone di strada maestra” !
Dalla tua ben nota cortesia, attendo qualche risposta, mentre ti confermo con i più cordiali saluti, la mia amicizia

Francesco Cossiga
Cavaliere del Lavoro
On. Dott. Silvio BERLUSCONI,
Presidente del Consiglio dei Ministri,
ROMA











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LA RAGNATELA: DALLE TRAME NERE AL GOVERNO BERLUSCONI.

Traccia storica e considerazioni di Renata Franceschini, Soccorso Popolare – Padova


SOMMARIO indice generale

parte prima

Prefazione

1. I servizi segreti

parte seconda

2. Francesco Cossiga e i suoi legami con la ragnatela

3. Gladio

parte terza

4. La Loggia P2 e Licio Gelli

parte quarta

5. Nascita dell’impero economico del Cavalier Silvio Berlusconi

6. L’on.Bettino Craxi e il Cavalier Silvio Berlusconi: intreccio di affari e favori.

parte quinta

7. Berlusconi scende in campo!!

8. La transizione da Berlusconi a D’Alema

parte sesta

9. Il governo “D’Alema”

10. Berlusconi vince le elezioni del 2001

11. Sintesi del Piano di “Rinascita Democratica”, elaborato dalla Loggia massonica segreta P2, del Gran Maestro Licio Gelli.

NOTE BIBLIOGRAFICHE

http://www.uonna.it/ragnatela1.htm

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Continuiamo a farci del male

In Francia vince Sarkozy, uomo del centro destra. L’uomo che ha soppresso con la forza l’urlo disperato degli ultimi.
Sarkozy, questo è il nome che dobbiamo ricordare, perchè rappresenta per il mondo occidentale, “il nuovo”.
Avete inteso bene… “il nuovo”, ormai dopo il crollo dell’Unione Sovietica che si anteponeva alla brama imperialista ed allo strapotere delle leggi economiche su quelle politiche, nel mondo occidentale si allargano a macchia d’olio nuove idee neofasciste, mentre nel contempo si svuotano le memorie dell’umanità, man mano che i nostri nonni e i nostri padri vanno scomparendo.
Agli inizi degli anni ’90, gruppi di affaristi d’ogni sorta, salivano ai vertici sociali per spartirsi voracemente quanto a disposizione, mentre la stupida e corrotta sinistra moderata, pensava così: “il mondo sta cambiando, bla bla bla….” e: “dobbiamo amettere che oggi le nostre idee sono fallimentari… bla bla bla… quindi dobbiamo rinnovarci…. bla bla bla”.
Così, pian piano, stupidamente si è prostituita alle politiche neoliberiste, e in prima istanza, si è sottomessa al “bullo” mondiale: gli States of America, è normale che ora si sente persa!
Vuole riformarsi dice… invece no! Ora ci tocca sperare e soprattutto avallare e supportare le nuove idee e i nuovi partiti/movimenti che stanno ripartendo dal basso. Non demordiamo… perchè la sinistra moderata e revisionista è fallimentare. Oggi il mondo è neoliberista, quindi spietato per chi mostra appena appena un minimo di sottomissione ideologica.
Se gli strizzi l’occhio ti mangia tutta la faccia!
Tornerà forse il tempo in cui la Democrazia Cristiana o qualche forma simile, riprenderà il potere, come un tempo. Ma questa volta prendete coscienza che non si tratta di un binomio DC/PCI, ma di un binomio rovesciato: DC/MSI…. il passo è breve, la storia si ripeterà?
La domanda di sicurezza dei cittadini europei è una falsa domanda, serve solo ad instaurare un regime di controllo a favore delle classi più agiate.