Archivio | maggio 12, 2007

Festa della Mamma? Taroccata..


E’ PROPRIO VERO: LA STORIA LA SCRIVONO SEMPRE I VINCITORI

Oggi ero impegnato con la scuola (naturopatia, che altro?) ed Elena era con Testarossa a festeggiare i nonni in quel di Bergamo (50 anni di matrimonio, mica bazzecole!) e quindi, per l’occasione anche la festa della Mamma. Ed io, nel mio corso di alchimia e spagiria, intanto pensavo a scrivere qualcosa di carino per un post su questa festa che, come dicevano in radio oggi, dovrebbe mettere d’accordo tutti, almeno per un giorno, dopo il famigerato Family Day.

Per non essere banale ho fatto qualche ricerca sulle origini di questa celebrazione (è il caso di dirlo) tutta core e amore.. accorgendomi, alla bella età di 54 anni, di essere completamente ignorante in materia.

Ho raggranellato un sacco di siti, esplorando la Rete, tutti con la medesima tiritera sul buonismo di una certa Anna M. Jarvis, sennonché..

Ma non voglio rovinarvi la sorpresa. Vi posterò la storiella spacciata per buona, e di seguito quella vera. La conclusioni, sono certo, le trarrete da soli.
Buona lettura.

mauro

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La prima versione:

La festa della mamma fu istituita nel 1914 negli stati Uniti su proposta di
Anna M. Jarvis.
Anna era molto legata alla madre, un’insegnante della Andrews Methodist Church di Grafton, nel West Virginia.
Dopo la morte della madre, Anna si impegnò inviando lettere a ministri e membri del congresso affinché venisse celebrata una festa nazionale dedicata a tutte le mamme. Questa festa doveva rappresentare un segno d’affetto di tutti nei confronti della propria madre mentre questa era ancora viva.

Grazie alla sua tenacia e determinazione, la prima festa della mamma fu celebrata a Grafton e l’anno dopo a Filadelfia: era il 10 maggio 1908 .
Anna Jarvis scelse come simbolo di questa festa il garofano, fiore preferito dalla madre: rosso per le mamme in vita, bianco per le mamme scomparse.

Nel 1914 il presidente Wilson annunciò la delibera del Congresso per festeggiare questa festa la seconda domenica di maggio, come espressione pubblica di amore e gratitudine per le madri del Paese.

lacrimevole, ma tant’è..

La seconda versione:

La festa della mamma è una ricorrenza civile diffusa in tutto il mondo. In Italia cadeva regolarmente l’8 maggio, fin quando non si decise di fissarla alla seconda domenica di maggio.

Costituisce una festa molto antica, legata al culto delle divinità della fertilità degli antichi popoli politeisti, che veniva celebrato proprio nel periodo dell’anno in cui il passaggio della natura dal freddo e statico inverno al pieno dell’estate dei profumi e dei colori (e della prosperità nelle antiche civilità contadine) era più evidente. Con l’andare del tempo questa festività dal tono religioso si è evoluta in festa, talvolta anche in sagra.

Negli Stati Uniti nel maggio 1870, Julia Ward Howe, attivista pacifista e abolizionista (della schiavitù), propose di fatto l’istituzione del Mother’s Day (Giorno della madre), come momento di riflessione contro la guerra. Fu ufficializzata nel 1914 dal presidente Woodrow Wilson con la delibera del Congresso di festeggiarla la seconda domenica di maggio, come espressione pubblica di amore e gratitudine per le madri e speranza per la pace. La festa si è diffusa in molti Paesi del mondo, ma cambiano le date in cui è festeggiata.

In Italia fu celebrata per la prima volta nel 1957 da don Otello Migliosi ad Assisi, nel piccolo borgo di Tordibetto di cui era parroco. Migliosi la celebrò la seconda domenica di Maggio {cfr. C’è ancora la festa di campagna? in L’Osservatore della Domenica, suppl. a L’Osservatore Romano del 17.07.1982; cfr. La Voce. settimanale religioso sociale del 10.05.1970, p. 2}.

In molti Paesi la ricorrenza è stata imitata dalla civiltà occidentale: in Africa, ad esempio, alcuni Stati istituirono la festa della mamma ispirandosi al concetto britannico della stessa.

fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Festa_della_mamma

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Mother’s Day Proclamation – 1870

by Julia Ward Howe

Arise then…women of this day!
Arise, all women who have hearts!
Whether your baptism be of water or of tears!
Say firmly:
“We will not have questions answered by irrelevant agencies,
Our husbands will not come to us, reeking with carnage,
For caresses and applause.
Our sons shall not be taken from us to unlearn
All that we have been able to teach them of charity, mercy and patience.
We, the women of one country,
Will be too tender of those of another country
To allow our sons to be trained to injure theirs.”

From the voice of a devastated Earth a voice goes up with
Our own. It says: “Disarm! Disarm!
The sword of murder is not the balance of justice.”
Blood does not wipe our dishonor,
Nor violence indicate possession.
As men have often forsaken the plough and the anvil
At the summons of war,
Let women now leave all that may be left of home
For a great and earnest day of counsel.
Let them meet first, as women, to bewail and commemorate the dead.
Let them solemnly take counsel with each other as to the means
Whereby the great human family can live in peace…
Each bearing after his own time the sacred impress, not of Caesar,
But of God –
In the name of womanhood and humanity, I earnestly ask
That a general congress of women without limit of nationality,
May be appointed and held at someplace deemed most convenient
And the earliest period consistent with its objects,
To promote the alliance of the different nationalities,
The amicable settlement of international questions,
The great and general interests of peace.

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Preghiera alla madre

Madre che ho fatto

soffrire

(cantava un merlo alla finestra,il giorno

abbassava, sì acuta era la pena

che morte a entrambi io mi invocavo)

madre

ieri in tomba obliata, oggi rinata

presenza,

che dal fondo dilaga quasi vena

d’ acqua, cui dura forza reprimeva,

e una mano le toglie abile o incauta

l’ impedimento;

presaga gioia io sento

il tuo ritorno, madre mia che ho fatto,

come un buon figlio amoroso, soffrire.

Pacificata in me ripeti antichi

moniti vani. E il tuo soggiorno un verde

giardino io penso, ove con te riprendere

può a conversare l’ anima fanciulla,

inebriatasi del tuo mesto viso,

sì che l’ ali vi perda come al lume

una farfalla. E’ un sogno

un mesto sogno; ed io lo so. Ma giungere

vorrei dove sei giunta, entrare dove

tu sei entrata

–ho tanta

gioia e tanta stanchezza!—

farmi, o madre,

come una macchia della terra nata,

che in sé la terra riassorbe ed annulla.


Umberto Saba

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