Archivio | maggio 19, 2007

"Memorandum 200": il genocidio diventa politica estera americana

Continua la saga sulle “malefatte” dell’America.. l’ennesimo capitolo di film horror di cui non riusciamo mai a vedere la fine. Lo “postiamo” non senza un certo disgusto, ma non possiamo chiudere gli occhi di fronte alla realtà.

…….

Tratto da libro di Franco AdessaONU: gioco al massacro

Nel 1965, il presidente degli USA, Johnson, dichiarava che 5 dollari, investiti nel controllo della popolazione, valevano quanto 100 dollari investiti nello sviluppo economico; Nixon, il 18 luglio 1969, in un messaggio al Congresso sulla popolazione, sottolineava: «Crediamo che le Nazioni Unite (…) dovranno prendere l’iniziativa di reagire contro la crescita della popolazione mondiale. Gli Stati Uniti collaboreranno interamente ai loro programmi in questo senso. Sono fortemente impressionato dalla forza del recente rapporto, prodotto dal gruppo di specialisti dell’Associazione delle Nazioni Unite, di cui John Davidson Rockefeller III è il presidente».

Nel 1970, l ‘Amministrazione Nixon emise una direttiva che chiedeva una serie di studi per la diminuzione della popolazione mondiale.
Il 24 aprile 1974, venne pubblicato, con la firma di Henry Kissinger, il “National Security Study Memorandum 200”, che venne indirizzato, tra l’altro, al presidente americano Gerald Ford, ai Ministeri della Difesa, dell’Agricoltura, al Direttore della CIA e agli amministratori della AID (Agency for International Development).
Il “Memorandum” è «(…) uno studio sull’impatto della crescita della popolazione mondiale sugli interessi strategici esteri americani. (…) (e) mette a fuoco le implicazioni politiche ed economiche internazionali della crescita della popolazione, più che (i relativi) aspetti ecologici, sociologici o di altra natura»(1).

Il 16 ottobre 1975, il “Memorandum” viene inviato al Presidente Ford, insieme a raccomandazioni confidenziali di Henry Kissinger, che incoraggiavano il Presidente a prendere una decisione sulla necessità «della leadership degli Stati Uniti sulle questioni concernenti la popolazione mondiale».
Questo cinico documento, che apertamente riconosce la relazione esistente tra la potenza politico-economico-militare di una nazione e il suo incremento demografico, in piena malafede, propone lo spopolamento di intere nazioni come unica soluzione in grado di mantenere i privilegi americani nel commercio di materiali strategici per il settore industriale e di conservare la supremazia militare americana. La crescita demografica di questi paesi viene additata come il peggior nemico da combattere con determinazione e con ogni mezzo! Lo studio sottolinea il pericolo, rappresentato dal crescente ruolo politico e strategico, sulla scena mondiale, delle nazioni più popolose del pianeta, e fornisce un elenco di questi paesi ai quali gli Stati Uniti devono dedicare una particolare attenzione; essi sono: India, Bangladesh, Pakistan, Nigeria, Messico, Indonesia, Brasile, Filippine, Tailandia, Egitto, Turchia, Etiopia, Colombia.

Agli elevati costi in aiuti economici, indispensabili per aumentare la produzione agricola dei paesi popolosi, viene fornita questa alternativa: «una serie di disastri nei raccolti potrebbe trasformare alcune di queste nazioni (in via di sviluppo) in casi di malthusianesimo classico, con carestie che potrebbero coinvolgere milioni di persone».
Il Rapporto, pur riconoscendo storicamente che le nazioni in fase di industrializzazione sono accompagnate da un desiderabile incremento demografico: «…la loro popolazione, generalmente, subisce una fase di rapida crescita demografica…dovuta alla relativa facilità nell’applicazione di politiche sanitarie che determinano un declino della mortalità, mentre il tasso delle nascite rimane alto», insiste sulla politica di spopolamento, giustificandola con queste parole: «dal punto di vista degli interessi americani, la riduzione delle richieste di cibo dei paesi in via di sviluppo (dovuta alla limitazione della crescita demografica) è vantaggiosa (perché questo) riduce solo le loro richieste di aiuti economici, mentre non intacca lo scambio commerciale»(2)

Il Memorandum riporta il “problema della resistenza delle Nazioni in via di sviluppo” ai piani di riduzione della popolazione, contenuti nel “World Population Conference Plan Action”, presentato alla Conferenza Mondiale sulla Popolazione di Bucarest, nell’agosto del 1974, lamentando i cinque tremendi attacchi dell’Algeria, con l’appoggio di diversi paesi africani; dell’Argentina, sostenuta dall’Uruguay, Brasile, Perù e, più limitatamente, da altri paesi latino-americani; del gruppo dell’Europa dell’Est (meno la Romania ); della Repubblica Popolare Cinese e della Santa Sede.
Il Memorandum sottolinea la necessità di applicare pressioni sui governi stranieri e sui loro leaders, in modo sottile ed efficace, al fine di erodere queste opinioni e queste resistenze, offrendo anche la collaborazione del Governo americano alle Organizzazioni dell’ONU, quali: OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), UNFPA (Fondo per le Attività sulla Popolazione delle Nazioni Unite), Banca Mondiale e UNICEF, in altre attività che includono anche la pianificazione familiare.

Un’altra direttiva del “Memorandum” richiede che gli Stati Uniti si occupino di programmi di familiarizzazione di questi obiettivi di contenimento e di riduzione della popolazione dei paesi in via di sviluppo, da tenere presso la sede centrale delle Nazioni Unite a New York, e indirizzati a ministri, ad alti incaricati governativi, a responsabili politici ed altri leaders privati che abbiano una certa influenza sull’opinione pubblica.
Nello studio, viene previsto anche il ruolo della Banca Mondiale che, con le sue risorse e con la sua stretta collaborazione con agenzie dell’ONU, quali la AID (Agency for Intemational Development) e la UNFPA (Fondo per la Popolazione delle Nazioni Unite), potrebbe promuovere, con efficacia, l’accettazione di queste politiche anti-demografiche presso i responsabili dei paesi in via di sviluppo.

Dopo aver individuato il pericolo di determinati paesi popolosi e ricchi di materie prime, perché, in futuro, “capaci di sostenere un’espansione demografica”, il “Memorandum” indica le linee d’azione per indurre queste popolazioni ad accettare un cambiamento radicale di mentalità e imporre il modello della famiglia ridotta e quello di società a basso tasso di natalità.
Il documento espone al Presidente degli Stati Uniti e al Segretario di Stato il problema della crescita della popolazione come una questione di estrema importanza, raccomandando loro l’obiettivo strategico di ridurre drasticamente i tassi di fertilità nel terzo mondo.
Nulla viene escluso per ottenere i risultati desiderati: viene raccomandato il trasferimento della “tecnologia contraccettiva”, la sterilizzazione, l’aborto, il condizionamento della popolazione e dei leaders politici; viene persino consigliato l’uso di propaganda da trasmettere nel mondo, via satellite. Tutto questo – viene suggerito – dovrà essere fatto in modo sottile senza rischiare di suscitare reazioni ed opposizioni, scegliendo la strada del propagandare più i benefici della riduzione della popolazione, quali la libertà di scelta individuale, l’assistenza sanitaria e lo sviluppo economico dei paesi più poveri, che i lati negativi.

Se tutto questo non bastasse, si prospetta anche che gli aiuti economici e il cibo dovranno essere condizionati all’impegno, dimostrato dal paese richiedente, sul fronte della riduzione del tasso di fertilità interno!
Il documento include, infine, una breve analisi sugli aspetti razziali, etnici, culturali e religiosi che possono portare a conflitti e a rivoluzioni politiche. In modo particolare, dove la densità demografica non sia rilevante, viene esaminata la capacità di destabilizzazione del diverso tasso di crescita demografica dei diversi gruppi etnici: «Pertanto, differenze nel tasso di crescita di queste popolazioni possono esercitare un ruolo determinante nel causare cambiamenti politici e conflitti, laddove la densità demografica, la “sovrappopolazione” di cui si parla, sia molto meno importante» 99.

Il 26 novembre 1975, le raccomandazioni politiche del “Memorandum 200″, insieme ai suggerimenti proposti da Kissinger, vennero accolti dall’Amministrazione americana. Lo spopolamento di intere nazioni della terra entrava, così, a far parte della politica estera degli Stati Uniti! A firmare e a ufficializzare questo atto era stato il Direttore del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, e intimo di Kissinger, Brent Scowcroft. Subito dopo, Kissinger creava lo “0ffice of Population Affairs”, presso il Dipartimento di Stato, e lo “Ad Hoc Group on Population Policy”, presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale, per la messa in atto delle politiche genocide proposte dal “Memorandum 200”.
Il primo esperimento di queste due nuove Istituzioni fu: la guerra civile in Libano!

Note:
(1) Summary of National Security Study Memorandum 200
(2) Idem

ORDINA IL LIBRO:ONU: gioco al massacro


……….


Ecco alcune dichiarazioni del principe Filippo d’Inghilterra, massone d’alto rango e presidente internazionale del WWF:

– «Nel caso io rinasca, mi piacerebbe essere un virus letale, così da contribuire a risolvere il problema della sovrappopolazione». (Deutsche Press Agentur, agosto 1988).

– «Adesso è evidente che il pragmatismo ecologico delle religioni cosiddette pagane, come gli indiani d’America, i polinesiani e gli aborigeni australiani, è di gran lunga più realistico, per quanto concerne l’etica della conservazione, delle più intellettuali filosofie monoteistiche delle religioni rivelate». (Conferenza al National Press Club di Washington, 18 maggio 1990).

– «Ciò che viene definito è semplicemente un sistema di auto-limitazione della natura. Fertilità e procreazione, dopo aver compensato le perdite, producono dei surplus. Predazione, variazioni climatiche, malattie, fame – e guerre e terrorismo, nel caso di quello che viene impropriamente chiamato Homo Sapiens – sono i mezzi principali che mantengono sotto controllo il numero della specie». (Dal libro del principe Filippo: “Down to Earth”, al capitolo: “il fattore demografico”).

fonte: www.disinformazione.it

La sovranità di Cuba deve essere rispettata

Questo il testo firmato dai 400 intellettuali provenienti da svariate parti del mondo, in cui viene chiesto agli Stati Uniti di rispettare la sovranità di Cuba e evitare un’aggressione che è nell’aria da sempre e che adesso si avvicina quanto mai per le pessime condizioni di salute di Fidel Castro, ricoverato in ospedale da dieci giorni.


La sovranità di Cuba deve essere rispettata. In base alla comunicazione di Fidel Castro sul suo stato di salute e alla delega provvisoria della sua carica, alti funzionari statunitensi hanno espresso dichiarazioni ogni volta più esplicite sul futuro immediato di Cuba. Il segretario del Commercio, Carlos Gutierrez, ha opinato che “è giunto il momento di una transazione reale verso una reale democrazia” e il portavoce della Casa Bianca, Tony Show, ha detto che il suo governo è “pronto e ansioso di concedere assistenza umanitaria, economica e di altra natura al popolo di Cuba”, secondo quanto appena ribadito dal presidente Bush.

Già la “Commissione per una Cuba libera”, presieduta dal Segretario di Stato Condoleezza Rice, aveva sottolineato in un rapporto del giugno scorso “l’urgenza di lavorare oggi per garantire che la strategia di successione del regime di Castro non abbia esito” e il presidente Bush segnalò che questo documento “dimostra che stiamo lavorando attivamente per un cambiamento a Cuba, non semplicemente aspettando che avvenga”. Il dipartimento di Stato ha sottolineato che il piano include misure che rimarranno segrete “per ragioni di sicurezza nazionale” e per assicurare la sua “effettiva realizzazione”.

Non è difficile immaginare il carattere di tali misure e dell’ “assistenza” annunciata se si tiene in conto della militarizzazione della politica estera dell’attuale amministrazione statunitense e del suo comportamento in Iraq.

Di fronte a questa minaccia crescente contro l’integrità di una nazione, la pace e la sicurezza in America Latina e nel mondo, noi sottoscritti esigiamo che il governo degli Stati Uniti rispetti la sovranità di Cuba. Dobbiamo impedire a tutti i costi una nuova aggressione.

Fonte (da cui poter anche leggere i nomi dei firmatari dell’appello):
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=&idc=15&ida=&idt=&idart=6036

Numero speciale di Diario con DVD in edicola il 18 maggio

A sei mesi dal film Uccidete la democrazia!, che ha provocato polemiche nel mondo politico, un’inchiesta giudiziaria, ha portato al riconteggio dei voti e alla sospensione dei progetti di voto elettronico, gli autori Beppe Cremagnani ed Enrico Deaglio continuano la loro inchiesta e propongono Gli imbroglioni. Questo è il titolo del nuovo film sui brogli elettorali che è arrivato a scoprire fatti gravissimi.

Che ci fosse la possibilità di truccare i dati elettorali con un software al ministero degli Interni è confermato. Non solo. La nuova inchiesta prova che ci furono almeno tre intrusioni informatiche durante la notte dello spoglio, e che ci fu un maneggio dei dati.
A garantire la sicurezza informatica del Viminale in quella notte fu schierato il tiger team Telecom, ovvero il gruppo di esperti informatici oggi in carcere per hackeraggio assieme ad un alto esponente dei servizi segreti.

Il film racconta ancora come nei tre giorni seguenti l’11 aprile l’Italia corse il rischio di un moderno colpo di Stato.

Gli imbroglioni dimostra che durante il voto sono stati commessi più reati, che il voto degli italiani è stato tenuto in scarsa considerazione e che le leggi e i regolamenti elettorali, compresi i poteri di controllo della magistratura, sono da ridiscutere profondamente perché è in gioco il destino della democrazia.

Intanto Uccidete la democrazia! è stato denunciato per diffusione di notizie false, esagerate, tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico. Gli autori sono stati rinviati a giudizio, ma non è ancora stato fissato un calendario di udienze. Il ministro Pisanu ha avviato inoltre una causa civile per danni chiedendo un risarcimento di 5 milioni di euro.

Il film esce in edicola e nelle librerie con un’edizione monografica di Diario. Lo speciale raccoglie i documenti inediti e riservati su cui si fonda l’inchiesta, e il lungo racconto di come si è arrivati a comporre tassello dopo tassello l’impressionante mosaico di questa vicenda.

Guarda il filmato Uccidete la Democrazia!
Visita il sito: www.diario.it

Il Gruppo Abele sfratta il clan dei Belfiore, a Libera la villa mafiosa

17/5/2007

Confiscata ai boss della ‘ndrangheta
LODOVICO POLETTO

TORINO

C’era il sole ieri mattina sulla collina di San Sebastiano Po. Alle 10,30 in punto tre carabinieri hanno varcato l’uscio e sono entrati a controllare la cascina, a certificare che i locali fossero davvero tutti vuoti. Sul cortile, per quasi un’ora, una decina di persone – i ragazzi di Libera Piemonte – hanno atteso in silenzio. Poi i militari sono usciti e hanno consegnato le chiavi: «Adesso è tutta vostra».

Sarà pure senza acqua, senza corrente elettrica, senza termosifoni (sono stati smontati dai vecchi proprietari) e in qualche stanza manca pure il parquet in legno d’ulivo di Calabria (che è stato portato via nelle scorse settimane) ma, alla fine, la casa che fu della famiglia Belfiore, dei genitori di Salvatore e Demenico, è ufficialmente passata al Gruppo Abele, confiscata dallo Stato e consegnata all’associazione presieduta da don Luigi Ciotti. E i ragazzi di «Libera» una delle emanazioni del gruppo Abele – con l’assenso del Prefetto, dei carabinieri e pure dell’amministrazione comunale di San Sebastiano – sono entrati nei locali. «Per presidiare e per impedire che questo bene confiscato ad una famiglia mafiosa venga ulteriormente danneggiato. I recenti fatti del Sud dimostrano che non si deve mai abbassare la guardia quando si affrontano certi argomenti».

Ma la loro non è soltanto vigilanza. È anche la testimonianza concreta del fatto che la struttura da dove, ipotizzò qualcuno, venivano impartiti gli ordini al resto del clan, è diventata «casa della legalità». Della lotta contro ogni tipo di mafia. E quello di ieri è soltanto il primo passo di un percorso che presto porterà quel cascinale elegante ed interamente ristrutturato a diventare una casa famiglia. Un posto di accoglienza per minori in difficoltà. Nelle prossime due settimane la struttura diventerà centro di incontri e dibattiti, ovviamente sui temi cari al gruppo Abele. Lassù salirà don Luigi Ciotti e con lui il procuratore generale Giancarlo Caselli; saliranno altri testimoni importanti della lotta alla mafia. E non è poca cosa il fatto che, proprio ieri, i ragazzi di Libera abbiano preso possesso della cascina. «Erano nove anni che aspettavamo questo momento» dicono i portavoce del gruppo. «La confisca risale al 1998, ma c’è voluto un sacco di tempo prima di poterne entrare in possesso. Ci sono stati problemi e molti rinvii».

L’ultimatum concesso agli occupanti è scaduto ieri. E così, mentre, alle 10,30, i ragazzi di Libera entravano per la prima volta in cortile, i vecchi proprietari salivano in auto e uscivano per l’ultima volta dal cascinale. Chiudendo con questo passo una storia infinita, facendo calare il sipario su un pezzo di storia criminale di Torino. Quella che culminò il 26 giugno di ventitré anni fa con l’assassinio del Procuratore capo di Torino Bruno Caccia. L’uomo che aveva dichiarato guerra alla ‘ndrangheta calabrese.

+ Il paese non sta con Abele

fonte:

http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200705articoli/2998girata.asp

Sabato 19 maggio in 800 piazze la pasta antimafia

L’iniziativa è stata presentata da un luogo simbolico: la cascina a San Sebastiano Po, confiscata da quasi dieci anni a Domenico Belfiore

TORINO

Torna in piazza la pasta antimafia in aiuto agli anziani: sabato in una cinquantina di piazze piemontesi (800 in tutta Italia) confezioni di spaghetti biologici, provenienti dai terreni confiscati ai mafiosi, saranno a disposizione dei sostenitori del Filo d’Argento Auser, il telefono amico degli anziani.
L’iniziativa è stata presentata da un luogo simbolico: la cascina a San Sebastiano Po, confiscata da quasi dieci anni a Domenico Belfiore e consegnata solo ieri al gruppo Abele. Gli spaghetti biologici sono prodotti dal grano coltivato dai giovani della cooperativa sociale «Placido Rizzotto – Libera Terra» di San Giuseppe Jato e da «Alce Nero» su terreni confiscati ai mafiosi dei clan Brusca e Riina.
«L’impegno – ha spiegato Davide Mattiello, responsabile regionale di Libera – è andare avanti affinchè tutti i beni confiscati alla mafia possano essere riutilizzati socialmente. Siamo solidali con i giovani di Libera della Sicilia e della Calabria che stanno vivendo un momento difficile: vogliamo dire loro che siamo al loro fianco, non con le parole ma con il nostro lavoro».
Una quindicina di giovani di Libera presidia la struttura di San Sebastiano Po, giorno e notte. Il gruppo Abele ha già raggiunto un accordo con l’Acf (associazione comunità famiglie) per fondare qui una comunità di famiglie.

Consulta l’elenco delle piazze

fonte: http://www.lastampa.it/Torino/cmsSezioni/cronaca/200705articoli/3009girata.asp

Maha-Bharata: perla di Saggezza




DA LEGGERE

Versione integrale in italiano: Scarica il Mahabharata in formato zip (368 Kb)

http://www.guruji.it

………..

DA VEDERE

Dal Mahabharata (da pronunciarsi sdrucciolo: grande poema dei Bharata), il più vasto poema epico della letteratura indiana: diciotto libri per 106 000 distici, P. Brook, Jean-Claude Carrière e Marie-Hélène Estienne trassero uno spettacolo teatrale di 9 ore che fu messo in scena al Festival di Avignone nel 1985. Ne fu tratta una edizione TV di quasi 6 ore e una cinematografica che ne dura quasi 3, intervallo compreso. Con un ritmo largo da saga sfilano avventure eccezionali, violenti conflitti, nascite miracolose, sfide ai dadi, atti di magia, duelli barbari, furibonde battaglie, intermezzi umoristici. Il tema di fondo è tagliare i legami che uniscono gli eroi umani al mondo degli dei, trapiantarli sulla terra, metterli di fronte alle loro responsabilità di individui e poi di cittadini. Di alto decoro formale e talvolta di forte suggestione dinamica e figurativa, la regia di Brook concilia raffinatezza e semplicità. La recitazione di un’affiatata compagnia internazionale di attori è in un inglese che ha una limpidezza da Berlitz School e una densità da dramma shakespeariano.

il MORANDINI 2007
di Laura, Luisa e Morando Morandini



<!–

–>


IL MAHABHARATA (Versione integrale)

DVD Storici

Disponibile: da subito

Prezzo di listino: 32,99
Sconto dvd.it: € 8,00 (24%)

Il nostro prezzo € 24,99

IL MAHABHARATA (Versione breve)

DVD Storici

Disponibile: da subito

Prezzo di listino: 19,99
Sconto dvd.it: € 5,00 (25%)

Il nostro prezzo € 14,99

…………..

Chi contro chi? Lettera da Al-Quabbah

La Palestina, quella dei palestinesi, di tutti i palestinesi, è ormai solo un sogno astratto e di questo bisogna prenderne atto. Hamas da un lato, Fatah dall’altro, fratello contro fratello, vendetta per vendetta in un biblico occhio per occhio, dente per dente senza fine.

Nessuno sa più da che parte stare come nessuno sa per chi o per cosa lottano i due gruppi. Potere politico? Controllo militare del territorio? Contro gli israeliani? Tutti perversamente contro tutti in un massacro senza fine che non da nessuna speranza per il futuro. Noi giovani non vediamo futuro davanti a noi, non in questa terra.

Guardatela la Palestina, una terra accerchiata e divisa in due: un milione e mezzo di palestinesi nella Striscia di Gaza, due milioni in Cisgiordania. Al potere un gruppo di uomini con idee che non hanno niente di omogeneo tra di loro, alcuni accusati di corruzione altri capaci solo di fare la guerra. Che futuro possiamo avere noi giovani?

Gli israeliani arrestano arbitrariamente chiunque provi ad alzare la voce, a protestare. La sera dobbiamo stare rintanati in casa mentre fuori, ogni sera, si sentono gli spari, quando va bene lontano da casa ma qualche volta sono proprio sotto le finestre. Chissà chi sarà stasera? Israeliani o palestinesi? Rivedrò i miei amici domani oppure saranno in qualche galera israeliana o peggio ancora morti? Che futuro possiamo avere in una terra dimenticata da Dio dove il fratello uccide il fratello?

I ragazzi finiscono spesso per imbracciare il fucile perché non hanno una alternativa e molti di loro non saprebbero cosa fare in caso di pace. Forse è proprio questo il limite:

nessuno che abbia mai pensato che la prima cosa da fare era quella di costruirla la Palestina invece che distruggerla,

nessuno che abbia mai pensato che la prima cosa da fare era quella di costruirla la Palestina invece che distruggerla, che bisognava creare un futuro e non continuare questa guerra fratricida che può portare solo alla distruzione.

Mi chiedo spesso perché voi europei non fate niente per noi. Lo so, in Palestina non c’è il petrolio e neanche metalli preziosi, in Palestina ci sono solo quei poveri pezzenti di palestinesi. Ma quei poveri pezzenti sono persone, esseri umani che non chiedono niente altro che di vedere un futuro. Eppure l’Europa è così vicina, la vita è così vicina.

Nural Nur Atassi.

fonte: http://www.secondoprotocollo.org/index.php?option=com_content&task=view&id=196&Itemid=1

La Linea Invisibile: sguardi sul confine del disagio psichico

“Primordiale, atavico L’urlo è l’urlo di chi non ce la fa: di chi lotta, già nel momento della nascita, per uscire, senza desiderarlo a fondo, in un mondo ostile, ma dove si deve – comunque – andare. Questa es/pulsione è, può rimanere, follia; fin dal primo momento. Forse è proprio questa l’esperienza della malattia mentale, intesa come ri/nascita da feto in/maturo in una realtà che ti respinge perché malato e quindi non più affidabile, affrontabile, portavoce di una devianza il cui filo di voce sentiamo, a tratti, anche dentro di noi.

Non è follia stare in bilico su questo filo, come trapezisti distratti, troppo sicuri di non cadere? L’urlo è , ancora, il pianto nuovo del neonato, una ricerca di ossigeno, depredato dal respiro degli altri, visti ora – o forse da sempre – come nemici, dottori affannati, camici bianchi vuoti, oggetti scevri di senso. il protagonista dell’urlo ha mani piccole da bambino, la bocca in primo piano, l’energia che si confonde al dolore, all’inconsapevolezza, alla disperazione, alla solitudine di chi sa che nasce e muore solo.

Se, come ha detto Sartre, l’uomo è condannato ad essere libero: condannato perché non si è creato da se stesso, e pur tuttavia libero, perché, una volta gettato nel mondo, è responsabile di tutto ciò che fa, allora la follia è non poter accettare il non senso della condanna a questa libertà che – nella sua vastità – annienta. Se non ci sono più guide, né eroi, né Dei allora le personalità si moltiplicano, le identità si sgretolano, e si insinua il demone della follia.

E cos’è la follia? E’ come una voce che dapprima si confonde, poi si alterna e poi – ben presto – si sovrappone alla tua rendendoti altro perché ormai dentro di te la grottesca bestia neonata si è fatta strada; ecco, ha già reciso il tuo cordone ombelicale con la realtà. Potrà una linea invisibile ricreare il legame? La follia è stare in bilico su questo filo, come trapezisti distratti, troppo sicuri di non cadere.”

Fonte: www.lalineainvisibile.org

Il Convegno “La Linea Invisibile, sguardi sul confine del disagio psichico”, si terrà a Pescara dal 19 al 27 maggio 2007

…………

E Pinelli?

Omaggio a Calabresi..

E Pinelli?

Che l’assassinio del commissario Calabresi sia stato uno dei crimini più assurdi degli anni settanta per molti versi anch’essi assurdi, siamo tutti d’accordo. Che lo Stato ritenga di onorare Calabresi con medaglie, cippi ed intitolazione di vie ci può stare. Che gli eredi, la vedova e gli orfani raccontino sui media la loro esperienza è umano ed accettabile. Che chi all’epoca sbatté Calabresi come il mostro in prima pagina, e non si dispiacque allora della sua morte ora faccia robusta autocritica è nell’ordine delle cose. Così come può anche avere una sua logica perversa che i tre presunti mandanti ed esecutori siano stati condannati, anche se la sequela di nove processi avrebbe suggerito che un’assoluzione potesse essere una soluzione più saggia.

Quello che invece stupisce ed un po’ disgusta è il silenzio tombale caduto sulla morte di Pino Pinelli, uomo giusto e pacifico, caduto dalla finestra della questura di Milano; nessuno che ricordi come all’epoca la cattiva coscienza delle istituzioni impedì fisicamente che i colpevoli del fatto che un libero cittadino, dopo essere stato illegittimamente trattenuto in questura, precipitasse nel cortile della questura, fossero individuati.

Nessuno che ricorda come il dott. D’Ambrosio andò a cozzare, nel corso della sua istruttoria, nella omertosa reticenza di questurini e carabinieri: e comunque Calabresi, che forse non aveva una responsabilità diretta nei fatti, sapeva ma tacque: sapeva perché non poteva non sapere, perché si stava montando in quel momento quella che venne in seguito giustamente qualificata come provocazione poliziesca cioè la presunta pista anarchica delle bombe in Milano, in piazza Fontana, ma anche alla Fiera il 25 aprile 1969 .

E Calabresi, che non era un semplice questurino, ma il capo della squadra cosiddetta “politica” anche se forse non era partecipe dell’inganno, non poteva non sapere. Ed il suo dovere da poliziotto della Repubblica era di parlare, denunziare e ricercare la verità o di tacere come hanno fatti i suoi superiori?

E’ certo e non si può discutere che comunque l’assassinio di Calabresi fu atroce, ma non si può neppure rimuovere gli eventi dalla storia, come accade in “1984” di Orwell; la Storia non è una lavagna dove si scrive o si cancella a seconda delle stagioni; è vero ed è un fatto storicamente provato che apparati dello Stato depistarono le indagini sulla strage di Piazza Fontana dirigendole verso gli anarchici; è vero ed è un fatto storicamente provato che il depistaggio iniziò dalla questura di Milano, nella quale Calabresi era un funzionario di peso; è vero ed è un fatto storicamente certo che Valpreda è rimasto in carcere anni da innocente.

E’ vero ed è un fatto storicamente provato che Pinelli, un cittadino italiano come me che scrivo, voi che leggete, come Calabresi che è stato ucciso, è entrato vivo in questura, è stato trattenuto illegittimamente, ed è morto come un cane cadendo dalla finestra della questura stessa.

Di : buster brown
giovedì 17 Maggio 2007

fonte: http://bellaciao.org/it/article.php3?id_article=16713