PADRE DE LAS CASAS e la "BREVISSIMA RELAZIONE"

La Brevissima relazione della distruzione delle Indie, scritta nell’ambito della lotta di Las Casas per la difesa degli indigeni americani, si caratterizza per essere sempre relazionata direttamente con i problemi concreti della realtà cui fa riferimento.

Trattandosi di una vera e propria arma, si distingue per la semplicità e chiarezza nell’esposizione della materia, nello stile usato e nella struttura. Già dal titolo, infatti, risalta il sostantivo distruzione che riporta ad un concetto omnipresente nell’opera lascasiana e riscontrabile anche nei testi sacri e profani della letteratura spagnola medioevale. Inoltre, l’epiteto Brevissima, non si riferisce al fatto che la relazione sia poco dettagliata, ma ne sottolinea per lo più il carattere di compendio delle esposizioni orali all’imperatore Carlo V.

Nell’argomento del presente epitoma, l’autore ricorda le circostanze della relazione dell’opera nel 1542 e spiega l’obbligo di ‘farlo stampare’ per presentarla, dieci anni dopo, al principe Filippo come sommario dei crimini perpetrati nelle Indie e dato il possibile aggravarsi di questi ‘tradimenti e scelleratezze’. A continuazione, si trova un Prologo dedicato al principe in cui vengono presentate le ragioni oggettive della stesura dell’opera, quali le atrocità inflitte ai naturali del nuovo mondo, la possibilità di porvi rimedio e il dovere morale di denunciare simili misfatti per non esserne indirettamente complici: ‘Io ho deciso , per non essere reo , tacendo,… di mettere a stampa ’. Risaltano i termini forti che caratterizzano lo stile della Relazione vera e propria come ‘le ingiurie e le devastazioni, le rovine e le distruzioni’, gli epiteti come ‘opere inique, tiranniche… condannate… esecrabili e abominevoli’ e le forme verbali come ‘spopolare’, ‘uccidendo’ e ‘rubare’, senza che manchi la nota amaramente ironica delle ‘imprese’ realizzate dai conquistatori. In contrasto poi con la menzione dei numerosi eccidi e crudeltà, si insinua il tema dell’innocenza naturale delle vittime ‘genti… pacifiche, umili e mansuete, che non fanno danno a nessuno’.

Il corpo dell’opera è costituito essenzialmente da una ininterrotta successione di racconti e descrizioni di uccisioni facendo uso, in special modo di immagini antitetiche. Si inizia con una visione di insieme e si prosegue con una serie di relazioni che seguono l’ordine cronologico e, approssimativamente, anche quello geografico delle terre scoperte: isola Spagnola e arcipelago antillano, ‘terra ferma’ dal Darién fino al Nicaragua, Nuova Spagna(Messico), Guatemala, zone settentrionali dell’America del sud da Cartagena e Venezuela, Florida, Rio de la Plata, Perù, Nuova Granata… Il fatto che questi capitoli non presentino la stessa estensione è dovuta al tipo di documentazione cui Las Casas fa riferimento non tralasciando, comunque, di specificare il più delle volte le sue fonti, cosa che gli permette di presentare sempre la materia come veritiera e incontestabile. Oltre che dell’esperienza diretta, infatti, si avvale non solo di dati e notizie orali, relazioni indigene, canti messicani ma anche di scritti come lettere e memoriali.

Per quanto riguarda il modo di esporre i crimini commessi, è da notare che Fra’ Bartolomé preferisca mantenere l’anonimato sui nomi degli autori forse giudicando più conveniente o prudente astenersi dal divulgarli.

Inoltre, la struttura narrativa delle scene, segue schemi basici quasi invariabili e caratterizzati da quella brevità annunciata nel titolo:

‘Sarebbe invero difficile riferire la quantità e valutare caso per caso la gravità delle ingiustizie, dei danni , degli oltraggi e degli abusi che le genti di quella costa hanno subito dagli Spagnoli, a partire dall’anno 1510 fino a oggi’.

Comincia con una digressione sulla bellezza e la fertilità delle terre, sulla straordinaria densità della sua popolazione e sulla bontà e innocenza dei suoi naturali. Un esempio ne è la descrizione della provincia di Jacisco: ‘… Era quella una terra popolosa come un alveare, ricchissima e felice, una delle terre più fertili e meravigliose delle Indie…’.

Tutto questo risalta grazie alla giustapposizione delle scene sanguinarie di cui i conquistatori sono protagonisti e grazie all’uso di formule superlative che contribuiscono a moltiplicare l’impatto emotivo della Brevissima relazione della Distruzione delle Indie sul lettore.

Il punto di vista di Bartolomè de Las Casas è quello di un religioso completamente aperto nei confronti della cultura indigena e favorevole ai tentativi di resistenza degli Indios agli Europei. La sua testimonianza ci svela in tutta la loro crudeltà i comportamenti degli spagnoli che commettono omicidi e violenze .

La principale preoccupazione di Las Casas è di presentare gli Indios come creature umane degne di rispetto, dotate di qualità morali e intellettuali superiori a quelle degli spagnoli. A riguardo, Las Casas cita il comportamento sessuale dei nativi che si dimostrano rispettosi della dignità femminile più di quanto non siano i conquistadores.

L’analisi di Las Casas avrà una grande influenza nella genesi del mito del ‘buon selvaggio’. Il domenicano spagnolo fu quindi instancabile nella sua battaglia a favore degli Indios. Attraversò molte volte l’oceano per portare in Spagna le sue proteste e perorare presso i sovrani la causa degli Amerindi.

Las Casas respinge l’idea che gli Amerindi siano simili ad animali, ovvero privi di anima. Si esaminano gli Indios da diversi punti di vista, iniziando dall’aspetto esteriore. Essi appaiono simili agli Spagnoli con sensi sviluppati, bei volti, caratteri allegri e buoni.

Per spiegare la temperanza degli indigeni Las Casas fa una serie di congetture , individuando vari motivi: la mancanza del concetto del pudore nell’esposizione del proprio corpo nudo, i frequenti bagni in acqua fredda, la scarsità di cibo e di bevande alcoliche, il poco ozio. Riconoscendo questo gli elementi all’origine della temperanza indigena, Las Casas individua motivi di benevolenza nei loro confronti . Altro elemento che distingue gli Indios dagli europei è il loro naturale disinteresse per le ricchezze; ciò si collega alla possibilità di ottenere , senza troppa fatica, di che vivere. Tra gli Europei, la brama di ricchezze è provocata in maniera evidente dal desiderio di accumulare beni sempre più grandi per soddisfare gli impegni sociali e familiari.

L’analisi del religioso si sofferma sui peccati d’ira e di accidia. Gli Indios assumono atteggiamenti che corrispondono alle virtù cristiane ( umiltà, mansuetudine, pazienza). Las Casas inoltre pone l’accento sulle capacità intellettuali degli Indios e sul loro valore e significato della tradizione orale. Il religioso da valore culturale alla mancanza della scrittura quindi che, poteva apparire agli Spagnoli come riprova negativa dell’inferiorità degli Amerindi.

Non bisogna dimenticare, però che contro Bartolomé sarà la polemica riguardo la tratta dei negri visto che egli, per evitare l’estinzione negli Indios, divenne promotore del trasferimento in America dei negri d’Africa considerati più forti per il lavoro nel Nuovo Mondo.

(1552, Siviglia, edizione principe della Brevissima Relazione con altri sei trattati lascasiani)

fonte: http://216.239.59.104/search?q=cache:eNxVh8qT-tMJ:www.centrodirittiumani.unipd.it/scuola/media/file/16pace/.%255CLa%2520conquista%2520dell%27America.%2520.doc+eccidi+conquistadores&hl=it&ct=clnk&cd=16&gl=it&client=firefox-a

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One response to “PADRE DE LAS CASAS e la "BREVISSIMA RELAZIONE"”

  1. Piper says :

    Eh eh eh 🙂
    E allora non capisco l’altro post… Cos’è che non è chiaro?

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