Archivio | maggio 25, 2007

Lettera aperta ai Ministri Damiano e Ferrero

Cari Ministri del Lavoro e della Solidarietà Sociale,

lasciatemi innanzitutto premettere che, nonostante i toni “accorati” e polemici di questa lettera, non è mia intenzione “prendermela con voi”: vorrei semplicemente segnalarvi qualcosa di profondamente ingiusto – a mio avviso.

Non vi scrivo per puro protagonismo: al contrario, al di là dei particolari specifici della mia vicenda, molti italiani si trovano nella mia situazione. Che è brutta per due motivi distinti, ma in certo modo collegati.

Ho 48 anni e fino al 2003 ho lavorato per una multinazionale (contratto del Commercio, II livello); quando la suddetta decise di chiudere la filiale italiana, mi sono trovata a spasso. Con una bella esperienza maturata, con una lettera di referenze di tutto rispetto, ma comunque a spasso.

Niente paura, mi sono detta: ci rimbocchiamo le maniche e qualcosa troverò. Purtroppo non avevo fatto i conti con l’età… infatti, dopo una serie di esperienze negative (contratti fantasma, promesse di assunzione mai messe in pratica, anzi divenute “collaborazioni temporanee”) ho deciso di ripercorrere la strada dell’invalidità civile.

Non certo a cuor leggero: c’ero già passata (molti anni fa) e di tutta la trafila m’era rimasta nettissima la sensazione di “chiedere la carità” quando poi altro non chiedevo che il riconoscimento di certe mie incapacità fisico–oggettive, purtroppo per me.

Ho rifatto tutta la procedura e, come logico, l’invalidità (anzi, l’aggravamento) mi è stata riconosciuta. Non che questo sia un bene di per sé: non so se sapete come vengono considerati gli invalidi (tout-court, senza distinguo) dalle aziende che li devono assumere: una specie di incapaci inetti ed inaffidabili, cui non si danno mansioni di un certo rilievo perché, appunto, incapaci. Tant’è vero che, con la maturità classica e la Scuola Interpreti e lavori di traduzione in corso, l’IBM mi ha destinato al centralino…

Per questo motivo non è che vi riponessi poi molte speranze… Ma il bello viene adesso. Per svariate ragioni personali non sono andata subito ad iscrivermi alle liste speciali: mi ha telefonato un’addetta del Centro per l’Impiego provinciale, dicendomi di presentarmi perché, oltretutto, persone disponibili con le mie caratteristiche ce n’è in giro poche.

Finalmente vado, con tutte le mie brave carte. Mi riceve un’impiegata molto disponibile, che per prima cosa sostiene di non potermi iscrivere perché già lavoro. Le ribatto che sono lì proprio perché sto cercando un’altra occupazione (non per ambizioni carrieristiche, ma per pura e semplice sopravvivenza: la mia attuale occupazione è part-time in una ditta artigiana e lo stipendio netto mensile è 525 euro. Considerato che ho una figlia da far crescere…) e che l’iscrizione è richiesta, in fase di colloquio preliminare, da tutte le aziende o agenzie di collocamento interinale, perché altrimenti non ti prendono neppure in considerazione. Allora inserisce i miei dati nel sistema e poi mi dice: “Signora, non la posso comunque iscrivere come occupata in cerca di altra occupazione, perché il suo reddito non supera i 7500 euro”.

Ma vi sembra logico? Perché uno che guadagna meno (CUD alla mano) deve starsene inchiodato al suo posto? Protesto, anche in modo piuttosto veemente, così la signora va a consultarsi con una collega e torna con l’escamotage: mi iscrive ugualmente, ma come disoccupata. Poi mi fissano un colloquio conoscitivo (per avviarmi al lavoro) e mi avvertono: se mai dovessi venir contattata da un’azienda, si prevede un periodo iniziale di formazione (2-3 mesi) con Borsa Lavoro (300 euro circa) mensile, poi un periodo di contratto a tempo determinato e poi, se tutto va bene, un contratto in piena regola (cioè l’agognato tempo indeterminato).

SE tutto va bene.

Intanto qualcuno mi deve spiegare perché, per avere la possibilità di trovarmi un lavoro che mi permetta di vivere decorosamente, devo firmare il falso: non sono disoccupata!

E lo so benissimo: farei meglio a starmene zitta ed a “godere di questo privilegio” consentitomi da qualche impiegata impietosita, non solo per non danneggiare loro, ma anche per me… ma io detesto le ingiustizie e le bugie.

A me sembra che ci sia qualcosa di profondamente iniquo in tutto ciò, e mi piacerebbe tanto sapere chi ha avuto l’idea geniale di formulare le leggi in questo modo.

Non soltanto per quanto riguarda gli invalidi in specifico, intendiamoci: ci sono fior di quaranta/cinquantenni a spasso per i motivi più disparati – ma non per lavativismo – che non vogliono ricorrere a programmi di assistenza e/o sostegno (mai sentito parlare di dignità?) ma che debbono e vogliono la giusta ricompensa per lavori che sanno fare, senza bisogno di corsi di aggiornamento o formazione… di lavoratori che tirano la cinghia con meno di 7500 euro all’anno ce ne sono tanti, e sono tutti straprecari, anche se non vengono conteggiati come tali: i soci delle cooperative (le famose ONLUS dell’assistenza), costretti a turni massacranti, pagati una miseria e sempre sotto la minaccia di essere sostituiti da altri disgraziati che, pur di mandare due lire ai familiari, sono disposti a sobbarcarsi due turni a fila… i lavoratori delle aziende in cui l’articolo 18 non vige, che non sono tutelati contro nulla, tanto per citare due categorie.

Facendo le somme (ma nessuno mai le ha volute fare), i precari sono tanti. Troppi. E non sono “casi umani”, come qualcuno nella stessa sinistra sostiene. Sono le vittime di un liberismo che fa gli interessi dei grandi gruppi di potere e non ha minimamente interesse alle condizioni di vita in cui riduce la gente. Poi, quando sentiamo parlare di stipendi di parlamentari o delle vostre pensioni, scusate se ci monta la rabbia… adesso pure l’indennità di funerale propone qualcuno… ma noi che facciamo, ci anneghiamo? No, neppure questo va bene, perché “lo stato” se la prende con gli eredi. Ma “lo stato” siamo noi solo quando dobbiamo pagare? Sicuramente c’è qualcuno che cerca di approfittarsene bellamente, che si fa riconoscere invalidità fittizie da medici compiacenti e che se ne infischia della dignità. Per me, per molti, non è così. Noi non vogliamo la carità: vogliamo la giustizia. Vogliamo LAVORARE ed essere pagati il giusto (anche perché, quando andiamo a comprare il pane, non c’è nessuno che ci chiede che tipo di contratto abbiamo e ci fa il prezzo di conseguenza: è così difficile arrivarci?). Come può stupirvi (a voi politici in generale) se ci infuriamo se parlate di alzarci l’età pensionabile (sarà usurante il vostro, di lavoro… visto che dopo due anni e mezzo avete diritto alla pensione, e che pensione!) e se decidete che il nostro TFR deve servirci (anche a noi, non solo ai giovani come a qualcuno piacerebbe credessimo) da pensione perché la classe politica che vi ha preceduto ha bellamente sperperato i soldi che venivano detratti dalle buste paga dei lavoratori dipendenti? E certo, noi possiamo andare orgogliosi di aver contribuito a dare un minimo di sicurezza economica ai tanti colleghi più sfortunati che, causa crisi non voluta né cercata da loro o da noi, sono stati gettati in cassa integrazione… L’abbiamo fatto solo noi, ma, a parte la solidarietà doverosa, ci piacerebbe sapere cos’altro abbiamo (noi che abbiamo messo i nostri soldi e quei poveretti che han dovuto riciclarsi) ottenuto: forse che le industrie si sono ristrutturate in modo equo? Macché. Gli industriali si sono tenuti i loro profitti e di posti di lavoro alternativi s’è solo parlato – quando si è arrivati a tanto.

E’ un anno ormai che il “governo di centrosinistra” si è insediato. Nessuno pretendeva, penso, che la situazione si ribaltasse per il semplice fatto di aver cambiato ministri. Ma qualche segnale ce lo volete dare? Lo so, la situazione in cui vi trovate ad operare è disastrosa (ma diciamocelo onestamente, non dipende esclusivamente dagli ultimi cinque anni di governo Berlusconi), però anziché pensare solo all’indulto (disastrosa idea) e alla legge Mastella (bavaglio alla stampa sugli atti di indagine), volete per favore prendere Prodi ed i suoi riottosi compari del PD (più Mastella, ovviamente) e metterli di fronte alle responsabilità che si son presi in campagna elettorale? Qui di sorrisi non ce n’è… C’è solo un sacco di gente che tira la cinghia e che non ne può più. Quasi nemmeno di voi.

Ad ulteriore conferma della brutta situazione in cui versano gli invalidi, aggiungo una lettera che ho trovato nel blog di Beppe Grillo:

“ In tempo di Dico e di riconoscimento della reversibilità volevo informarla sulla difficile situazione dei disabili in Italia dove vivono circa un milione di disabili gravi, fisici e psichici. Di questi circa l’80%, dati CEE, sono disoccupati, e molto probabilmente non lavoreranno mai o mai +. La pensione di invalidità che percepiscono è pari a 256 euro mensili. L’indennità di accompagnamento, di cui gode circa il 10% dei disabili gravi, può essere erogata alle persone che non possono compiere gli atti quotidiani della vita, non deambulanti, che hanno bisogno di assistenza continuativa e che non siano ricoverati gratuitamente presso strutture pubbliche per più di un mese. Tale definizione limita particolarmente il numero di persone che possono beneficiare di questa integrazione, che è pari all’incredibile somma di euro 443. Se pensate che una badante in nero costa minimo 600 euro è evidente che queste persone sono completamente a carico dei loro familiari. Malgrado ciò nessuno dei politici che hanno partecipato al Family day ha mai fatto nulla per ridurre le tasse alle famiglie che mantengono uno o + disabili. Queste famiglie pagano le stesse tasse di quelle con figli non disabili pur sostenendo costi molto + pesanti di cui lo Stato non si fa carico in alcun modo.
Ma la cosa + grave è che quando i genitori moriranno i figli disabili non potranno avere la pensione di reversibilità. Secondo la legge italiana solo il coniuge, il figlio minore studente fino al compimento della maggiore età e il figlio HANDICAPPATO AL 100% E SENZA RESIDUA CAPACITA’ LAVORATIVA hanno diritto alla pensione di reversibilità del genitore.
Se pensate che a una mia amica malata terminale di sclerosi multipla con gravi problemi di deambulazione è stata negata dalla commissione competente l’incapacità lavorativa necessaria per ottenere la reversibilità dei genitori, appare chiaro che il diritto al sostentamento da parte dei genitori, anche dopo la loro morte, è un diritto negato. Oltre alle coppie di fatto sarebbe giusto riconoscere la pensione di reversibilità ai figli disabili anche in presenza di capacità lavorativa, visto che l’attuale sistema produttivo italiano lascia senza lavoro a vita l’80% di loro. Grazie.”
Stefano N.

Postato da Beppe Grillo alle 15:25 in Politica

Vi ringrazio per l’attenzione. Saluti.

elena

Donne: come?

Visto che “Mogli o amanti? ha ottenuto un buon successo (almeno secondo il nostro metro) aggiungiamo pepe al discorso “rapporti di coppia”. Per far questo abbiamo unito un vecchio post di una simpatica amica ad una recensione di un libro che evidentemente l’ha ispirata..

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13 Giugno 2006

GLI UOMINI PREFERISCONO LE STRONZE


di ladydurden


Mi è apparso tutto chiaramente oggi, come per magia.
Incontro un mio ex, uno dei miei pochissimi ex, in giro con la sua attuale fidanzata.
Visto che siamo rimasti in rapporti decenti, ci fermiamo a fare due chiacchiere di rito. Come va, come non va.
Mi presenta Lucia, così si chiama l’arpia.
Un metro e cinquanta scarso per quasi settanta kg, valuto.
Truccatissima, e oggi fa un caldo tale da sciogliere la Mer de Glace. Più coperta di firme del registro del funerale del Papa.
Stona con Alessandro in tutto e per tutto… Lui è uno e ottantacinque, simpatico, bel fisico, molto carino: insomma, uno di quelli che ti giri a guardare per strada.
No, non voglio che pensiate che sia gelosa, non lo sono. Quando una persona perde di fascino ai miei occhi è per sempre, sto facendo una valutazione oggettiva.
Quello che mi ha colpita non è stata la loro disparità estetica, sarei superficiale se mi fermassi ad un tale aspetto, ma il modo in cui lei si rivolge a lui. Come se fosse un cagnolino. Fai questo, fai quello, stai zitto. E lui, ubbidiente, esegue.
Mi chiama al cellulare venti minuti dopo, per caso, un comune amico; gli dico sai, ho incontrato Ale con la tipa. E lui mi informa che oltre ad averlo inzerbinito lo carica di corna stile cervo a primavera. Beh, dico io, e lui non dice niente? No, perché non sa e se sa gli fa comodo questa situazione. Il mio amico mi racconta di lui, mi chiede consiglio: io e Chiara continuiamo a litigare, non le va mai bene nulla, per quanto cerchi di farla felice non è mai contenta, smarona all day long sulle cose più stupide, non so più cosa fare.

E’ quindi evidente una cosa. Per quanto io mi adoperi a far stare bene le persone che mi interessano, per quanto io dimostri loro amore e comprensione, per quanto io possa essere bella o essere considerata tale, per quanta dolcezza io possa mettere nei miei gesti, per quante attenzioni io possa dar loro, sarò sempre inferiore ad esseri come Lucia e Chiara.
Mi sembra di fare la figura della bambinetta nei confronti di persone come loro. Insomma, una ha un uomo ai suoi piedi, che le lascia campo libero, che tace quando gli si ordina di tacere. E io che credo ancora nelle coccole e nel tenersi per mano. L’altra piuttosto che porsi il problema di comunicare con quello che dovrebbe essere il suo fidanzato (non se il mio amico mi ha dato ascolto) gli urla contro e lo fa a pezzi. Io parlo persino quando le parole non servono.
Non so se è colpa mia, uomini, o vostra. Fatto sta che vedo e sento spettacoli come questo e mi viene da piangere, vista la mia attuale situazione. Mi rende incredibilmente triste.
Vi piace inzerbinirvi? Vi piace litigare in continuazione? Vi piace la mancanza di comunicazione? Vi piace ridurre un rapporto ad una decisione sul dove andare il fine settimana? Vi piace trascinare storie finite come se steste cercando di rianimare un morto? Vi piacciono le vostre care abitudini, alle quali non avete i coraggio di rinunciare? Vi spaventa tanto avere l’opportunità di stare immensamente bene, vivendo un rapporto fresco, maturo, pieno d’amore, se questo può comportare anche la possiilità di soffrire?
Benissimo. Mi sembra chiaro che finché non avrò i giusti requisiti non ho speranze, con nessuno.

A.A.A., cercasi docente altamente qualificata specializzata in stronzaggine per corso accelerato.

fonte: http://ladydurden.giovani.it/diari/783959/gli_uomini_preferiscono_le_stronze.html

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Falli soffrire. Gli uomini preferiscono le stronze

Sherry Argov

Prezzo di copertina: Euro 14,90

Piemme | 2006

Prima o poi è successo a tutte. Pomeriggi passati tra i fornelli a preparare fantastiche cenette per il nostro principe azzurro. Mesi di noiosissime partite in televisione, di giornate con gli occhi appiccicati al cellulare in attesa che chiami. Disponibili, carine, presenti. E lui cosa fa? Ci molla. Per una che al massimo sa cucinare popcorn, non si fa mai trovare, si concede una volta sì e tre no. Una “stronza”, in poche parole. E se fosse solo una che ha capito tutto? Perché dobbiamo prendere atto una volta per sempre di una verità sacrosanta. Agli uomini le “stronze” piacciono, eccome. Loro amano chi li fa stare sulle spine, chi dà loro la sensazione di non aver vinto completamente la battaglia, chi garantisce “stimolo intellettuale”. Insomma agli uomini un po’ piace “soffrire”. Quindi, tanto vale imparare le regole del gioco. E la prima è: essere forti, indipendenti, sicure di sé. Non è facendo la geisha che otterremo l’amore e il rispetto di un uomo, e tantomeno quello di noi stesse, ma con l’autostima e un po’ di sfrontatezza. A quel punto anche il nostro popcorn gli sembrerà un piatto da re. Spiritoso e pieno di dritte intelligenti, questo libro è un fantastico lifting per l’ego e per il cuore di tutte le donne.

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