Archivio | maggio 28, 2007

Un paese contro Rocchetta





Un paese contro rocchetta

di Luca Martinelli

A Gualdo Tadino, in Umbria, Rocchetta è arrivata all’inizio degli anni 90. Nel 2005 ha “estratto” oltre 400 milioni di litri d’acqua. Le sorgenti del fiume Feo sono “prosciugate” dai continui prelievi. Ora il Rio Fergia rischia la stessa sorte: la popolazione insorge, con un comitato di 3 mila persone. In difesa della propria acqua e dell’ambiente

In Umbria un paese è in lotta contro Rocchetta.
La popolazione di Boschetto difende l’acqua del fiume, il Rio Fergia, l’azienda proprietaria del brand Rocchetta vuole invece imbottigliarla per farne un nuovo marchio di “minerale”, da lanciare sul mercato italiano accanto a Brio Blu, Elisir e Rocchetta appunto. A settembre del 2006 ha ricevuto l’autorizzazione della Regione Umbria: potrà “estrarre” poco meno di 300 milioni di litri d’acqua all’anno da un pozzo scavato in località Corcia.
In teoria il pozzo non dovrebbe interferire con il Rio Fergia (ottima acqua che alimenta gli acquedotti di Gualdo Tadino e Nocera Umbra); in pratica però uno studio condotto dall’Azienda regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) dimostra che sarà proprio l’acqua del Rio Fergia
a finire in bottiglia. E il timore è che l’ulteriore prelievo diminuisca ancora portata del fiume.
Intanto 240 famiglie di Boschetto e Gaifana -due frazioni del Comune di Gualdo Tadino- verranno staccate dall’acquedotto alimentato dal Rio Fergia e, a spese dell’azienda, saranno allacciate all’acqua di un altro bacino idrico.

Quello dell’acqua in bottiglia è un business in piena crescita:
in Italia la produzione è aumentata del 45% tra il 1995 e il 2005 (fino a 11,8 miliardi di litri) e il consumo pro capite è triplicato in 20 anni (188 litri, il più alto del mondo, nel 2005).
Nel nostro Paese sono in commercio 304 marchi di acque minerali, ma l’84% del mercato -3 miliardi di euro, complessivamente- è in mano a una dozzina di gruppi.
I primi sono Sanpellegrino (Nestlé) e San Bendetto, il terzo è un nome che non dice niente, la Compagnia generale di distribuzione (Cogedi), ma è quello che controlla i marchi Rocchetta (il sesto marchio per volumi di vendita in Italia) e Uliveto (il nono). Le due aziende fanno capo a una finanziaria olandese, la Chesnut Bv che, a sua volta, fa riferimento a una famiglia italiana, la De Simone Niquesa. Rocchetta è arrivata a Gualdo all’inizio degli anni ’90. Nel 2005 ha imbottigliato oltre 400 milioni di litri d’acqua. L’azienda paga alla Regione Umbria 0,0005 euro per ogni litro d’acqua imbottigliato (50 centesimi per ogni metro cubo, mille litri). Poi noi ricompriamo quella stessa acqua, per esempio nei supermarket, a 55 centesimi la bottiglia, ovvero 37 centesimo al litro. Fatti due conti, quei 400 milioni di litri generano qualcosa come 148 milioni di euro
di fatturato. Per quella stessa acqua Rocchetta ha pagato alla Regione Umbria nel 2005 circa 220 mila euro. Una miseria.
Ora la delibera regionale autorizza Idrea -un’altra società che fa capo alla finanziaria Chesnut- a prelevare dal nuovo pozzo altri 12 litri al secondo di acqua, cioè più di un milione di litri al giorno, per nove mesi all’anno (e 7 l/s, per 604.800 litri al giorno, negli altri tre). L’azienda investirà 15 milioni di euro per adeguare lo stabilimento Rocchetta (costruendo una nuova linea di produzione) e 30 nel marketing e nella pubblicità per il lancio del nuovo marchio. Ci saranno 20 posti di lavoro in più (più 20 nell’indotto, dichiara l’azienda. Nello stabilimento Rocchetta lavorano oggi 37 persone). “L’acqua del Rio Fergia non può essere sfruttata a fini commerciali” denuncia però Sauro Vitali, funzionario Asl e presidente del Comitato per la difesa del Rio Fergia. “È stabilito nel protocollo d’intesa che il nostro Comitato, i Comuni di Gualdo e Nocera e la Regione hanno firmato nel febbraio del 1993”.
Il protocollo mise fine alla prima battaglia per la difesa del fiume: nel 1990 i Comuni volevano prelevare più acqua per gli acquedotti. I cittadini si organizzarono nel Comitato e occuparono ininterrottamente per due anni e mezzo la sorgente del Rio Fergia, costringendo gli enti locali a scendere a patti. Oggi dal corso del fiume non possono uscire più di 28 litri al secondo: 20 per alimentare l’acquedotto di Nocera Umbra e 8 per quello di Gualdo.

Dopo dieci anni di tregua, il Comitato è rinato nel 2003: quando Rocchetta ha scavato i pozzi e una schiuma bianca è comparsa sul fiume, che passa in mezzo a Boschetto e segna il confine tra Gualdo Tadino e Nocera Umbra. Oggi il Comitato ha 17 consiglieri e oltre 3.000 aderenti. Molti sono pensionati. Tutte le attività sono auto finanziate: “Non siamo legati a nessun partito politico -racconta Vitali- nemmeno a Rifondazione comunista, che afferma in giro di voler difendere l’acqua bene comune però in Consiglio regionale sta zitta”.
A inizio e fine novembre il Comitato per la difesa del Rio Fergia ha occupato pacificamente il Consiglio regionale. Un centinaio di persone, affittando un autobus e con le proprie auto, è andato a Perugia a chiedere il ritiro della delibera (qui sopra la manifestazione del 7 novembre). Spiegano che la delibera è illegale, perché “il permesso di ricerca di una nuova sorgente, concesso a Rocchetta nel marzo 2003, obbligava l’azienda a dimostrare l’indipendenza del pozzo dal fiume. E invece l’Arpa ha provato il contrario”. La delibera viola il limite stabilito dal protocollo del 1993: permettendo a Idrea/Rocchetta di imbottigliare 12 litri al secondo, dal Rio Fergia uscirebbero 32 litri al secondo, 4 in più (fatti i conti, sono 93 milioni di litri ogni anno). Inoltre, i prelievi dalla sorgente “devono avvenire solo per uscita naturale e non per emungimento”.
Nell’ultima uscita perugina del 28 novembre il Comitato ha fatto scricchiolare la maggioranza di centrosinistra in giunta regionale. Il presidente Lorenzetti (Ds) ha minacciato di espellere dalla maggioranza Rifondazione comunista (Rc) se avesse presentato il suo ordine del giorno contrario alla concessione (che è stato ritirato). A fianco del Comitato è rimasto il consigliere Verde, Oliviero Dottorini. È stato l’unico a votare a favore della mozione che lui stesso aveva presentato, chiedendo l’annullamento della delibera del settembre 2006.
I tre consiglieri di Rc si sono astenuti.
Contro la delibera regionale è schierato all’unanimità anche il Comune di Nocera Umbra, che ha presentato un ricorso straordinario al presidente della Repubblica. La battaglia è all’ultima goccia d’acqua.

La cornucopia
Nel 2005 Rocchetta ha prelevato in Umbria 441.623 metri cubi di acqua, versando nelle casse regionali 220 mila euro, più 10.400 per “l’affitto” dei 208 ettari della concessione (50 euro all’anno per ettaro).
Già prima della delibera di settembre, quindi, il comune di Gualdo Tadino era la cornucopia del gruppo Cogedi (la finanziaria proprietaria dei marchi Rocchetta e Uliveto): dalle sorgenti del fiume Feo (ormai praticamente prosciugato dai prelievi) sgorga più della metà dell’acqua imbottigliata dalle due società, che con 800 milioni di litri di acqua minerale venduti sono il terzo gruppo in Italia.

Il fondo della bottiglia
Una minitassa sulle acque minerali è stata approvata dal governo con la Finanziaria 2007. Le aziende dovranno versare 0,001 euro per ogni bottiglia di plastica commercializzata. I soldi raccolti confluiranno in un Fondo di solidarietà istituito presso la Presidenza del Consiglio, che servirà a finanziare progetti di accesso alle risorse idriche a livello nazionale e internazionale.
A una tassa per finanziare progetti nei Paesi in via di sviluppo guarda anche il Forum dei movimenti per l’acqua: la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico (è in corso la raccolta firme per presentarla in Parlamento, http://www.acquabenecomune.org) propone di prelevare a questo fine 1 centesimo di euro per ogni bottiglia di acqua minerale commercializzata.

fonte: http://www.altreconomia.it/acqua/news.php?id=5

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Il giudice di pace boccia le strisce blu: «Illegittime»

La notizia:

Per il codice della strada i parcheggi devono stare fuori dalla carreggiata


di Patricia Tagliaferro

Non è la prima e non sarà l’ultima. Ma certo farà piacere a molti automobilisti sapere che un’altra sentenza di un giudice di pace di Roma ha dichiarato «fuorilegge» le strisce blu. Basta leggere il codice della strada per capire come mai chi viene multato per aver parcheggiato negli spazi riservati alla sosta a pagamento senza esporre il necessario tagliando, può vedersi annullare l’odiosa contravvenzione.
È accaduto all’avvocato Alfredo Vasta, che dopo aver ricevuto due di questi verbali ha fatto ricorso, vincendolo. E non perché il suo fosse un caso particolare, ma semplicemente perché a quanto pare il Comune non ha letto bene il codice della strada quando ha disposto che la città fosse invasa dalle strisce blu con relativi parcometri. La legge, infatti, prevede che le aree destinate al parcheggio a pagamento debbano essere «ubicate fuori dalla carreggiata», ossia fuori dalla strada destinata al transito dei veicoli. Il che vuol dire semplicemente che la quasi totalità delle strisce blu della capitale sono irregolari. Basta guardarsi in giro per rendersi conto che i parcheggi in questione si trovano quasi sempre all’interno della carreggiata e raramente, come invece dovrebbe essere, «inglobati» dai marciapiedi o protetti da cordoli spartitraffico.
È questo che l’avvocato Vasta ha sottolineato nel ricorso con il quale ha chiesto al giudice di pace di annullare le multe, per due infrazioni commesse il 18 e il 31 marzo, ricevute lo scorso luglio. Stessa violazione per i due verbali: sostava senza esporre il titolo di pagamento. «Contestazioni del tutto infondate e prive di alcun presupposto giuridico», secondo il legale. Che, foto alla mano, ha dimostrato al giudice come le aree blu dove aveva lasciato la sua auto, in via Paulucci de Calboli e in viale di Villa Grazioli, fossero chiaramente all’interno della carreggiata dove transitano le macchine. Di conseguenza, dovendosi ritenere illegittima la delimitazione da parte del Comune di parte della sede stradale per destinarla alla sosta a pagamento, il ricorrente non aveva commesso alcuna violazione. Una motivazione accolta in pieno dal giudice di pace Romano. «Dalla documentazione prodotta dal ricorrente – scrive nella sentenza – ed in mancanza di opposizione da parte del Comune emerge che gli spazi destinati a parcheggio, nelle vie indicate nei verbali impugnati, sono stati predisposti in violazione di quanto previsto dai commi 6 e 8 dell’articolo 7 del codice della strada, all’interno della carreggiata, con evidente restringimento della medesima». Poi, anche se le decisioni dei giudici di pace non fanno giurisprudenza, il giudice Romano va oltre, dichiarando «illegittime» le aree blu. «Essendo pertando illegittimo – si legge nella sentenza – il provvedimento del Comune relativo all’ubicazione dei suddetti parcheggi, anche in considerazione della mancanza, nelle dette aree o in altre nelle immediate vicinanze, di zone destinate a parcheggi senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta, ne deriva l’illegittimità della contestazione della violazione».

da Il Giornale.it del 2007-05-27

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L’intervista:

STRISCE BLU, UN AVVOCATO HA VINTO UNO STORICO RICORSO

Parcheggio sulle strisce blu, c’è chi può far vincervi il ricorso. Ecco un’intervista all’avvocato Alfredo Vasta (studiolegalevasta@virgilio.it) che mi ha fatto capire tante cose sulla sosta a pagamento.

Avvocato Vasta, Lei è stato multato per aver sostato nelle strisce blu senza aver pagato col gratta e parcheggia?


“Sì, è successo due volte a distanza di pochi giorni. In quelle occasioni mi trovavo sprovvisto di monete e di schede parcheggio, andavo di fretta, e ho dovuto lasciare l’auto senza aver pagato (ogni volta per meno di un’ora). Al ritorno ho trovato la multa che il ‘solerte’ ausiliario mi aveva affibbiato con la motivazione della ‘violazione dell’art. 157/6 del Codice della strada’. La cosa mi ha particolarmente infastidito e mi ha spinto ad approfondire attentamente la questione. Ho quindi ‘scoperto’ che l’art. 7, comma 6 del Codice della strada, che legittima i Comuni a istituire le strisce blu, prevede: ‘… le aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere mediante dispositivi di controllo di durata della sosta… devono essere ubicate fuori dalla carreggiata’. Una volta ricevuta la notifica dei verbali, ho pertanto fatto ricorso al Giudice di pace, il quale lo ha accolto, annullando le multe”.

La chiave del ricorso è l’evidente restringimento della carreggiata (come dice il giudice)?


“In realtà la legge prevede due requisiti: 1) aree fuori dalla carreggiata; 2) e comunque che consentano la sosta senza intralciare lo scorrimento del traffico. Quindi, per fare un esempio, uno slargo delimitato da un cordolo che lo separa dalla strada di scorrimento può essere sicuramente adibito a parcheggio a pagamento, mentre i bordi delle strade mai (a meno che non siano stati ricavati cordoli di protezione all’inizio e alla fine). Risultato: il 95% delle strisce blu è irregolare!”.

Allora, la vittoria di un ricorso è sicura?

“No. Ogni giudice effettua, in piena autonomia, l’interpretazione della legge. Non tutti i ricorsi hanno la stessa sorte”.

Un’altra chiave del ricorso è l’assenza di parcheggi gratis in zona?

“Sì. Questa è un’altra delle motivazioni che rendono illegittimo l’operato dei Comuni di far diventare strisce blu tutti gli ‘angoli’ possibili”.

Tre consigli a chi vuol fare ricorso.

“1) Ricorrete al Giudice di pace e non al Prefetto. 2) Richiamate, come precedente, la sentenza favorevole. 3) Allegate le fotografie della strada dove vi hanno fatto la multa”.

I Comuni rispetteranno mai l’art. 7 del Codice della strada?

“La questione, a mio avviso, è di difficile soluzione. Il business è enorme sia per i rilevanti introiti, sia (e qui voglio essere malizioso) per il potere di governo delle risorse (assunzione degli ausiliari, ecc.) conseguente al controllo da parte dei Comuni delle varie società che ricevono in concessione la gestione dei parcheggi”.

Eccovi la sentenza vittoriosa ottenuta dall’avvocato Vasta:

Download img059.pdf

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fonte:

http://dallapartedichiguida.blogosfere.it/