Archivio | maggio 30, 2007

La Giustizia non siede in Parlamento. Ma Dell’Utri si


Dal blog di Beppe Grillo:

Ricevo e pubblico una lettera di Marco Travaglio.

Caro Beppe,
vorrei comunicare a tutti gli amici del blog l’ultima notizia scomparsa di una lunga serie. Il 15 maggio 2007 la III Corte d’appello di Milano ha condannato il senatore forzista Marcello Dell’Utri e il boss della mafia di Trapani Vincenzo Virga a 2 anni per ciascuno per tentata estorsione. Nessun giornale, a parte l’Unità e il Corriere della sera, l’ha scritto. Nessun telegiornale o programma televisivo, tranne Annozero, l’ha detto.

L’Ansa, onde evitare che qualcuno se ne accorgesse, ha dedicato alla cosa ben sette righe e mezza, sotto questo titolo depistante: “Sponsorizzazioni: confermata in appello condanna Dell’Utri”. Come se il reato fosse la sponsorizzazione. Nel testo, si spiegava (si fa per dire) che l’estorsione riguardava imprecisate “modalità di sponsorizzazione della Pallacanestro Trapani”. Quanto a Virga, l’Ansa “dimenticava” di spiegare che è un boss mafioso, vicinissimo a Provenzano, arrestato dopo lunga latitanza nel 2001 e condannato all’ergastolo per mafia e omicidio.

Riepilogo brevemente i fatti. Nel 1990 il presidente della Pallacanestro Trapani, Vincenzo Garraffa, medico e futuro deputato del Pri, cerca uno sponsor per la sua squadra, neopromossa in serie A2. Publitalia, la concessionaria Fininvest presieduta da Dell’Utri, lo mette in contatto con la Dreher-Heineken. Si firma il contratto: per 1 miliardo e mezzo di lire, i giocatori esibiranno sulle magliette il logo della “Birra Messina”, marchio italiano della multinazionale tedesca. Garraffa paga la provvigione a Publitalia: 170 milioni. Ma due funzionari della concessionaria berlusconiana battono cassa e pretendono da lui altri 530 milioni, in nero.

In pratica, Publitalia vuole indietro la metà del valore della sponsorizzazione, ovviamente sottobanco. Garraffa rifiuta e, ai primi del ’92, incontra Dell’Utri a Milano. Gli spiega di non disporre di fondi neri e di non poter pagare senza fattura. Dell’Utri – come denuncerà Garraffa – lo minaccia: “Ci pensi, abbiamo uomini e mezzi per convincerla a pagare”. Garraffa non paga. E, qualche settimana dopo, riceve nell’ospedale di cui è primario una visita indimenticabile: quella del capomafia Vincenzo Virga, scortato da un guardaspalle. Virga è di poche parole: “Sono stato incaricato da Marcello Dell’Utri e da altri amici di vedere come è possibile risolvere il problema di Publitalia”. Garraffa ribatte: “Senza fattura, non intendo pagare”. E Virga: “Capisco, riferirò. Se ci sono novità, la verrò a trovare…”.

L’anno seguente la Pallacanestro Trapani, nonostante i successi sul campo, non trova più uno sponsor. Garraffa s’inventa un’autosponsorizzazione antimafia, ovviamente gratuita, con lo slogan “L’Altra Sicilia”. Che gli porta fortuna: la squadra viene promossa in serie A. Maurizio Costanzo invita lui e i suoi giocatori a parlarne al “Costanzo Show”, su Canale5. Ma poi, all’ultimo momento, cambia idea e disdice l’invito. Garraffa ci vede lo zampino di Dell’Utri. E denuncia tutto ai magistrati di Palermo. Che trasmettono gli atti, per competenza, al Tribunale di Milano. Qui Dell’Utri e Virga vengono condannati per tentata estorsione aggravata a 2 anni a testa. L’altro giorno, la Corte d’appello ha confermato le condanne.


Ora manca soltanto la Cassazione. Dell’Utri intanto è stato condannato definitivamente a 2 anni per false fatture in altre sponsorizzazioni gonfiate e in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Naturalmente, visto il pedigree, rimane a pie’ fermo in Parlamento e viene pubblicamente elogiato per la sua “intelligenza” da diessini dalemiani come Nicola Latorre (niente a che vedere con Pio La Torre, ammazzato dalla mafia) e ossequiosamente intervistato da giornali e tv su tutto lo scibile umano, fuorchè sulle sue condanne.

Come ricorda Daniele Luttazzi nel suo ultimo spettacolo, Daria Bignardi l’ha recentemente invitato alle “Invasioni barbariche” su La7 e ha subito premesso: “Non parliamo dei suoi processi”. Dell’Utri, comprensibilmente, non ha avuto nulla da obiettare. Anzi, ha aggiunto che il suo giornalista preferito è Luca Sofri. Che, guardacaso, è il marito della Bignardi. Ecco, dei processi di Dell’Utri è meglio non parlare mai. Il senatore ha uomini e mezzi per convincere.”


Marco Travaglio

Postato da Beppe Grillo il 21.05.07 23:32

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Caro Beppe,
ho 31 anni, nel 2000 ho riportato una condanna penale di due mesi in seguito al coinvolgimento in una rissa con le forze dell’ordine. Ho scelto, su consiglio del mio avvocato, di patteggiare per non andare verso un processo che sarebbe durato anni. Essendo incensurato ho usufruito del beneficio della condizionale. Trascorsi cinque anni dalla data della sentenza ho chiesto la riabilitazione e come la legge prevede, avendo patteggiato avrei diritto alla “non menzione”. Nel frattempo mi sono laureato e sono iscritto all’albo degli assistenti sociali della Regione Umbria. Da pochi giorni ho tristemente scoperto che il beneficio della non menzione è una totale buffonata poiché sia le pubbliche amministrazioni, sia il Csm hanno accesso ad uno speciale casellario giudiziale, al quale i normali cittadini non hanno accesso, nel quale nessun tipo di reato viene mai cancellato. Ciò comporta che io non posso sostenere concorsi pubblici, sto avendo serie difficoltà a collaborare con il tribunale per i minorenni ecc.. Mi chiedo che senso ha promulgare una legge che prevede il beneficio della non menzione quando questa in realtà non esiste?


Che senso ha in uno Stato dove un gran numero di parlamentari sono nella migliore delle ipotesi solo inquisiti, marchiare a vita una persona per un reato idiota commesso sette anni fa, impedendogli di avere le stesse possibilità degli altri? Alla faccia della riabilitazione!!! Tra l’altro so che molte persone sono nelle mie stesse condizioni e credo sia importante fare luce su questa questione che ritengo assolutamente lesiva delle libertà individuali, discriminante e ghettizzante. Non so se la questione da me posta possa essere di interesse ma spero che qualcuno possa rispondermi, o comunque dare risalto alla cosa. Grazie.” Sergio V.

Postato da Beppe Grillo alle 22:24 in Informazione

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L’ennesima notizia dell’ennesimo parlamentare condannato per gravi reati, pure in odore di mafia. Parlamentare, e delinquente, è bello!

Un pirla qualunque come Sergio, evidentemente no.

Morale? Italiani, non sedete in Parlamento? Cazzi vostri!

mauro

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9 giugno No Bush No War Day – Contro la guerra globale permanente di Bush e l’interventismo del governo Prodi




Il presidente Usa, George Bush verrà in Italia il 9 giugno, su invito del governo Prodi per ribadire in questo modo la convinta alleanza militare e politica dell’Italia con gli Stati Uniti. Oggi il presidente Bush ha contro la maggioranza del popolo degli Stati Uniti ma mantiene l’appoggio delle lobbies militari, petrolifere e dell’industria delle armi. Bush è l’estremo interprete della volontà di egemonia mondiale delle classi dominanti statunitensi, volontà che porta da decenni gli USA, indipendentemente dall’alternanza dei governi, ad intervenire militarmente ovunque, con truppe, colpi di stato, stragi e attentati.

Questa volontà di dominio, che fa della guerra una vera e propria strategia politica con la capacità di esportare conflitti dall’Africa all’Asia, dall’America latina alla stessa Europa, produce sudditanza politica e culturale.

In Italia la destra considera Bush il proprio punto di riferimento ma anche il governo Prodi, eletto grazie ai voti del movimento no-war “senza se e senza ma”, è orgoglioso dell’alleanza con tale amministrazione e si prepara a ricevere in pompa magna il presidente Usa a Roma.

Questa subordinazione caratterizza anche l’organica politica di intervento militare che il governo Prodi sta praticando, sia pure nella versione “multilaterale” , cioè “concertata” con le altre potenze. Un’internità alla logica della guerra che spinge a mantenere le truppe in Afghanistan, che ha aumentato vistosamente le spese militari (+13% nella Finanziaria) , che vuole imporre a popolazioni unite nell’opposizione, nuove basi militari come a Vicenza (ma anche a Cameri e in altri luoghi in via di ampliamento) , che partecipa alla costruzione di micidiali armi come l’aereo da guerra F35 o lo Scudo missilistico, e conserva le bombe atomiche disseminate nel nostro territorio, come a Ghedi e Aviano.

E’ questa subordinazione, politica e culturale, che ha abbandonato una delle esperienza più limpide del pacifismo italiano, quella di Emergency, tradita e sacrificata al governo Kharzai e ai suoi servizi segreti che detengono illecitamente Rahmatullah Hanefi.
Ma la guerra è guerra indipendentemente dalle bandiere usate per condurla e va ripudiata, come il militarismo governativo, che ha riconfermato o promosso le missioni belliche.
Per questo, come tanti e tante in tutto il pianeta e in mille forme, ci prepariamo ad accogliere
Bush come si accoglie un vero e proprio guerrafondaio.

Lo facciamo per i torturati di Guantanamo, per i bruciati vivi di Falluja, per i deportati, per quelli rinchiusi nei campi di concentramento in mezzo mondo. Ma lo facciamo anche per dire che esiste un’altra Italia.
Un’Italia che vive già in un altro mondo possibile e concreto. E’ quella dei movimenti che si battono contro le basi militari, contro la devastazione ambientale, per i diritti sociali, contro i cpt. Che si batte contro la privatizzazione dell’acqua e la rapina dei beni comuni, contro le spese militari e il riarmo globale.
Il 9 giugno quindi è un giorno importante per la ripresa del cammino del movimento no war nel nostro paese.

Vogliamo il ritiro delle truppe italiane da tutti i fronti di guerra, Afghanistan in primis, la chiusura delle basi militari USA e NATO, la restituzione di quei luoghi alle popolazioni per usi civili, per giungere all’uscita dell’Italia dalle alleanze militari.
Esigiamo la rimozione dal territorio nazionale degli ordigni nucleari e delle armi di distruzione di massa.

Diciamo basta alle spese militari, rifiutando lo Scudo missilistico e i nuovi aerei da guerra, affinché le decine di miliardi di euro vengano usati per la scuola e la sanità pubblica, per i servizi sociali, per il miglioramento ambientale.
Pretendiamo che il governo Prodi ottenga l’immediata liberazione di Hanefi e restituisca ad Emergency il suo ruolo meritorio in Afghanistan.

Proponiamo che la mobilitazione del movimento no-war – che ha già tre tappe importanti: la manifestazione contro la progettata base militare per i nuovi cacciabombardieri a Cameri (Novara) il 19 maggio oltre alle iniziative previste ad Aviano e Sigonella; le Carovane contro la guerra, che arriveranno a Roma il 2 giugno per protestare contro la parata militare sui Fori Imperiali; la mobilitazione europea contro il G8 di Rostock-Heiligendam – culmini il 9 giugno in una grande mobilitazione popolare a Roma che faccia sentire a Bush e Prodi l’avversione nei confronti delle guerre e delle corse agli armamenti, che DICHIARI IL PRESIDENTE USA OSPITE NON GRADITO e faccia sentire a Prodi il ripudio della guerra e del militarismo. Così come recita l’articolo 11 della Costituzione.

Ci uniamo alla popolazione di Vicenza per ribadire a Bush la più chiara determinazione e la più netta opposizione possibile alla costruzione della base Dal Molin.
Inoltre lanciamo fin da subito la campagna perché sia garantita la possibilità a tutti coloro che vorranno manifestare di raggiungere Roma in treno. Invitiamo tutti a Roma, il 18 maggio alle ore 17 presso l’Università di Roma Fac. di Lettere-La Sapienza per discutere di questo appello e preparare insieme la più grande mobilitazione possibile per una giornata NO BUSH-NO WAR

Partenza di un pullman da Milano con UnAltroMondo ONLUS.

Info e prenotazioni: info@unaltromondo.it

Associazione Umanista UnAltroMondo Onlus – Via Tonale, 57 – 20099 – Sesto S.G. (Milano)
http://www.unaltromondo.it/

QUANDO I POLITICI SONO SERI

Ricordate il post “lettera aperta a Diliberto e Giordano”, pubblicato il 27 maggio, per ora ultima lettera ai nostri politici?

Bene. E’ una bella soddisfazione poter dire che qualcuno ha risposto. Non nel blog: non sono così presuntuosa da pensare che i parlamentari possano venire a leggersi proprio il mio… ma, come ho scritto in un commento, le lettere che pubblico vengono sistematicamente mandate agli interessati al loro indirizzo di posta pubblico – che chiunque abbia internet può facilmente reperire.

E, come dicevo, Oliviero Diliberto ha risposto e pubblico molto volentieri quanto mi scrive – ma se prima volete rileggere il volantino senza far troppa fatica, cliccate qui:

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Cara Elena,

ho letto l’allegato e voglio dirti che lo trovo a dir poco delirante. Criticare il governo e il centro-sinistra è più che legittimo: lo facciamo spesso anche noi ed i risultati delle elezioni amministrative confermano la giustezza di tali critiche.

Va bene anche criticare Diliberto e Giordano, ma arrivare ad attaccare anche la Fiom ed il suo segretario Rinaldini lo trovo alquanto stravagante, segno di mancanza di qualsiasi analisi marxista della società. Si attacca l’unico sindacato che sulle questioni del lavoro non ha mai fatto un passo indietro e l’unica categoria, quella diretta da Rinaldini, che ha sempre sostenuto ogni manifestazione sulla pace, contro ogni guerra e sulle questioni sociali è la più esposta contro il neoliberismo dilagante (anche a sinistra, ahimè).

In questo comunicato si critica persino Turigliatto, per quale motivazione? Perché colui che ha contribuito a far cadere il governo Prodi sarebbe … troppo moderato. Ma come si fa!

Credo che Lenin avesse ragione nello scrivere “estremismo malattia infantile del comunismo”, ma qui si supera un limite che non è nemmeno più politico: si supera, di gran lunga, il buon senso.

Ma li vediamo o no i rapporti di forza tra le classi in questo Paese? Vediamo quanto l’amministrazione degli Usa, le gerarchie ecclesiastiche e la Confindustria attaccano il governo? Non è un caso che questi poteri (forti per davvero) critichino Prodi. Con tutti i suoi difetti (che non mi sfuggono), il governo odierno è pur sempre un argine rispetto all’azzeramento dei diritti sociali e di libertà che una destra nuovamente al governo sicuramente attuerebbe.

Il nostro ruolo oggi è dunque quello di difendere i diritti dei lavoratori dall’assalto di un padronato sempre più ingordo, e non quello di annunciare l’avvento di una sorta di messia rosso: che proprio non vedo all’orizzonte.

Non convincerò mai i firmatari di questo appello, dicendo che nell’ultima finanziaria abbiamo ottenuto l’assunzione di centinaia di migliaia di precari del pubblico impiego, e che questa è una conquista, perché tutto ciò, per loro, è un palliativo. Lo si vada a dire a quei lavoratori precari assunti.

Grazie, so anch’io che Prodi non è Chavez, ma so anche che l’Italia non è il Venezuela e che oggi non ci sono spazi politici più avanzati. La politica del “socialfascismo” fu considerata un errore negli anni trenta: figuriamoci se può essere valida oggi!

Sì, perché l’alternativa a questo governo sono i fascisti, non certo il “governo degli operai e dei contadini”: e non va dimenticato.

Ma non ho alcun dubbio sul fatto che il governo Prodi, se vuole riconquistare i consensi perduti deve oggi imboccare con decisione una strada nuova: ridistribuire le risorse a favore di lavoratori e pensionati, pena la perdita di ulteriore consenso. Noi, ci proveremo.

Un grande abbraccio, Oliviero

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In libreria: Perché non possiamo essere cristiani

Dite la vostra.

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Piergiorgio Odifreddi. Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici). Milano, Longanesi 2007, pp. 261, € 14,60. EAN 9788830424272

Lungamente atteso, dopo il grande successo del Matematico impertinente, esce finalmente il libro di Piergiorgio Odifreddi dedicato al cristianesimo. Il volume, fin dal titolo, cita Bertrand Russell (altro logico e matematico, guarda il caso) e, con giudizio ovviamente negativo, Benedetto Croce, su cui grava la responsabilità di un testo (Perché non possiamo non dirci cristiani, del 1942) che costituisce ormai il mantra dei sostenitori delle radici cristiane dell’Italia e dell’Europa.

Questa volta, tuttavia, il matematico impertinente ha lasciato il posto al logico coscienzioso. Come fece a suo tempo Isaac Asimov con In principio, analizzando il Genesi come se fosse un testo scientifico, Odifreddi esamina ora soprattutto la coerenza interna delle Sacre Scritture, nonché dei dogmi che ne hanno distillato le confessioni cristiane. Più che di critica biblica si dovrebbe dunque parlare di critica testuale, che si concretizza in un’opera che si potrebbe quasi definire di esegesi laica, in quanto affronta il testo come se lo si leggesse per la prima volta. È questa la ragione per cui le citazioni e le note sono quasi esclusivamente scritturali.

In ordinata e metodica sequenza, dunque, l’Antico Testamento, il Nuovo, il cristianesimo e il cattolicesimo vengono fatti passare per il tritacarne. Tutto sommato, però, con meno impertinenza e disistima di quanto qualcuno temesse (o auspicasse), benché il volume cominci con una capitolo intitolato Cristiani e cretini (un accostamento, peraltro, etimologicamente fondato). La Bibbia è definita come il racconto di «piccole beghe di un popolo di pastori mediorientali di tremila anni fa»: libri intrisi di violenza, tanto che «il conto delle vittime ascrivibili al buon Jahvé, dalla moglie di Lot a Saul, assomma a 770.359 persone, salvo errori e omissioni», come il meticoloso professore diligentemente annota. La circostanza rappresenta una buona ragione per chiedersi «perché mai chi dettava [le Sacre Scritture] avrebbe voluto che si scrivessero così tante cose che, come abbiamo cominciato a notare e continueremo a fare, sono sbagliate scientificamente, contraddittorie logicamente, false storicamente, sciocche umanamente, riprovevoli eticamente, brutte letterariamente e raffazzonate stilisticamente, invece di ispirare semplicemente un’opera corretta, consistente, vera, intelligente, giusta, bella e lineare?».

Già, perché? Perché tutti i testi sacri riflettono, inevitabilmente, le condizioni politiche, economiche, sociali e culturali delle comunità che li hanno creati. Meglio: delle élite che li hanno creati. A questa constatazione non si sottrae nemmeno il Nuovo Testamento, specialmente laddove Gesù dice ai suoi discepoli: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo in parabole, perché vedendo non vedano, e udendo non intendano». Il commento dell’autore è sferzante: «secondo la contorta logica di Jahvé […] la sua parola non deve dunque essere compresa, così che da un lato egli possa perversamente infuriarsi col suo popolo che non comprende […] e dall’altro lato, egli possa poi magnanimamente perdonarlo e risanarlo. Questa contorta logica viene dunque ereditata anche da suo Figlio, o chi per esso, che parla per parabole perché la gente non possa capirlo, affinché si compiano le profezie».

L’inevitabile conseguenza, sostiene l’autore, è che il cristianesimo si rivela «una religione di illetterati cretini», indegna «della razionalità e dell’intelligenza dell’uomo». «Non possiamo essere Cristiani, e meno che mai Cattolici» – sostiene con vigore – «se vogliamo allo stesso tempo essere razionali e onesti. La ragione e l’etica sono infatti incompatibili con la teoria e la pratica del Cristianesimo». È comunque il cattolicesimo il vero bersaglio dell’autore, dai suoi dogmi sconcertanti (la transustanziazione, la Trinità, l’Immacolata Concezione…) ad aspetti meno teologici, ma non meno sorprendenti se si prendessero sul serio le rivendicazioni di povertà, rigore morale e spiritualità ripetutamente avanzate dalle gerarchie vaticane, quali la stipula di concordati, l’otto per mille, gli scandali finanziari…

Facile prevedere che le battute contenute nel libro piaceranno a molti, anche se probabilmente non piaceranno a tutti certe prese di posizione politiche. Un complimento che potrà sembrare perfido all’orgoglioso matematico, ma che mi sento comunque di fare, è che questo è un libro scritto con bel piglio umanistico e perfino filologico (vedi l’ampio ricorso alle etimologie), con una facilità di scrittura da fare invidia a molti scrittori. Quasi che l’autore, già che c’era, intendesse sfatare anche un altro mito, quello della inintelligibilità degli uomini di scienza.

«Finché ci saranno religioni ci saranno guerre di religione, come ci sono sempre state e ci sono. Mentre invece non ci sono guerre di scienza, né ci sono mai state, perché la scienza è una sola». La critica alle religioni, e alla loro pretesa di verità, è dunque impietosa. Dalla lettura del libro sembra emergere, anche se Odifreddi nega di voler “sconvertire” qualcuno, la malcelata ambizione che il grande pubblico sappia: quasi che anche il consenso di cui gode tuttora la Chiesa cattolica non possa spiegarsi razionalmente, se non con il mancato accesso di larga parte della popolazione a fondamentali strumenti di conoscenza. Abbattere il muro di gomma opposto dai mass media è impresa titanica in un paese come il nostro, dove ogni starnuto papale è ritenuto meritevole di dotte analisi accademiche. Piergiorgio Odifreddi, quantomeno, ci ha voluto provare.

Raffaele Carcano
marzo 2007

UAAR.it 2007

Filippo Raciti non fu ucciso da un tifoso

In Italia l’arte della manipolazione per fini reconditi ha un che di perversamente sublime.. Mai dire la verità sui fatti, ma ricavarne il massimo tornaconto attraverso la loro distorsione che quanto più è falsa tanto più è credibile. E’ successo anche con il povero Raciti, che è stato innalzato a vittima immolata sull’altare della violenza ultras (nera).. Se è tutto vero ciò che si legge delle dichiarazioni del collega investitore (ma non c’è motivo di dubitarne) perché questo cambio di scenario?
Non difendiamo gli ultras, specie quelli dediti ad una stupida violenza, ma siamo indignati per come, una volta di più, si faccia della falsa informazione e si costruiscano prove ad hoc per colpire l’innocente di turno.
Questa pare essere una strategia presa a modello a tutti i livelli dell’informazione in questo nostro Bel Paese. Anche nelle cose più apparentemente banali, come la questione dello spinello assassino.. Prima l’autista dell’autobus, poi il ragazzino che muore in classe. Grande campagna mediatica prima per gridare al solito scandalo, poi, nel caso del ragazzino che si è accertato essere morto per una dose di cocaina crackata, toni minori quasi a voler far scivolare la notizia nel dimenticatoio il più presto possibile. Però intanto il danno è fatto.
Con buona pace della Verità.
mauro

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Game over, riposi in pace insieme alla verità.

I terribili ultras non hanno ucciso Filippo Raciti con un lavandino-
Il lavandino era stampato in metallo ed era flessibile, non aveva la massa e nemmeno la compattezza per procurare le lesioni riscontrate su Raciti. Se lo avessero mostrato prima sarebbe parso evidente a chiunque.
I Ris di Parma, per dire questa sciocchezza senza sbilanciarsi troppo hanno scritto, riferendosi al lavandino, che: “..pur non potendo esprimersi per una diagnosi definitiva, l’ipotesi della inidoneità sembra riunire maggiori elementi di probabilità”.

Se a questo si aggiunge che un collega di Raciti ha ammesso di averlo investito con un Land Rover: “…innescata la retromarcia, ho spostato il Discovery di qualche metro. In quel momento ho sentito una botta sull’autovettura e ho visto Raciti che si trovava alla mia sinistra insieme a Balsamo portarsi le mani alla testa. Ho fermato il mezzo e ho visto un paio di colleghi soccorrere Raciti ed evitare che cadesse per terra” e che il patologo ha riconosciuto le lesioni riscontrate sul corpo di Raciti come compatibili con l’investimento da parte del mezzo, non è difficile trarre la conclusione che Filippo Raciti non fu ucciso da un giovane ultras.

Quindi viene da chiedersi perchè, se la polizia sapeva che Raciti era stato investito da un collega, si siano costruite false accuse contro un ragazzo che, per quanto colpevole di altre infrazioni, non è certo un omicida. Perchè la polizia di Catania si è inventata questa storia con tanto di disegnini, se fin da subito i colleghi di Raciti sapevano che era stato investito da uno di loro?

Perchè tutti i colleghi hanno taciuto mentre si montava lo scandalo ultras?
Alla famiglia Raciti, quale verità è stata detta? Sono stati i primi responsabili della sua morte ad architettare questo depistaggio, con il rischio di mandare in galera per decenni un ragazzo, o qualche più alta autorità? Perchè nessuno ha dato ancora evidenza al fatto che la morte di Raciti fu dovuta ad un incidente e non ad un omicidio?

Scommettiamo che queste domande non avranno risposta?

venerdì, 25 maggio 2007

mazzetta

fonte: http://mazzetta.splinder.com/post/12354976

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