Archivio | giugno 3, 2007

Via gli intoccabili!!!

Fuori subito tutti i funzionari pubblici condannati per corruzione, reati sessuali e pedofilia.

Il Parlamento sta per prendere in esame la nuova legge sul licenziamento dei funzionari pubblici condannati. Questo è il momento per una battaglia che possiamo vincere. Firma qui la nostra lettera a Prodi! Sui temi di questa petizione ti invitiamo a visionare la puntata di Report trasmessa domenica 19 maggio disponibile su questa pagina.

Via gli Intoccabili!!!


Gentile Presidente del Consiglio Romano Prodi, noi cittadini le chiediamo di porre rimedio a un’infamia che mina l’efficienza e l’onestà della pubblica amministrazione. Chiediamo di affermare il patto di correttezza tra lavoratori e aziende anche all’interno della pubblica amministrazione. Chiediamo che tutti i funzionari pubblici condannati vengano automaticamente licenziati senza possibilità di scappatoie. Esiste una bozza di proposta, avanzata all’interno della maggioranza, che determinerebbe il licenziamento soltanto per i dipendenti pubblici condannati a più di due anni. In questo modo il 98% dei condannati resterebbe nella Pubblica Amministrazione!!! Si tratta di una proposta intollerabile e insultante per i cittadini e i funzionari pubblici onesti!

Un funzionario pubblico rappresenta lo Stato. Quindi deve essere persona integerrima. Oggi persone come l’ex ministro De Lorenzo sono ancora sul libro paga delle istituzioni. Addirittura restano al loro posto insegnanti condannati per pedofilia! Se vogliamo rifondare il rapporto tra cittadini e istituzioni è indispensabile partire da qui. Chiediamo inoltre che la Pubblica Amministrazione chieda un risarcimento per il danno di immagine che reati legati alla corruzione, alla violenza sessuale e alla pedofilia perpetrati da funzionari pubblici, comportano. Chiediamo che insieme a questa legge sul licenziamento dei dipendenti pubblici corrotti sia approvata anche la proposta di legge presentata da Franca Rame sul codice di procedura per i giudizi innanzi alla Corte dei conti, che annulla il condono emanato da Berlusconi che permette ai funzionari pubblici condannati di evitare il pieno risarcimento dei danni arrecati.

Chiediamo infine che sia revocato il trasferimento di Luigi Magistro, creatore del sistema di controllo informatico contro le truffe fiscali dell’Audit: e’ mai possibile che una volta che c’è un funzionario che combatte con successo la corruzione lo si debba punire?

Franca Rame

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ASSASSINATO a freddo Francesco Lorusso












Dal libro “In Ordine Pubblico” di autori vari – 2003 – curato da Paola Staccioli – Editore Associazione Walter Rossi

La mattina dell’11 marzo 1977 a Bologna, in seguito a un contrasto sorto nell’Istituto di Anatomia fra alcuni militanti del movimento e il servizio d’ordine di Comunione e Liberazione, i giovani del gruppo cattolico si barricano all’interno di un’aula, invocando l’intervento delle forze di polizia. Appena giunti sul posto, con mezzi spropositati, i carabinieri si scagliano contro gli studenti di sinistra intenti a lanciare slogan. La carica fa subito salire la tensione. Nel corso degli scontri successivi, che interessano tutta la zona universitaria, Francesco Lorusso, 25 anni, militante di Lotta Continua, viene raggiunto da un proiettile mentre sta correndo, insieme ai suoi compagni, per cercare riparo. Muore sull’ambulanza, durante il trasporto in ospedale.

Alcuni testimoni riferiranno di aver visto un uomo, poi identificato nel carabiniere ausiliario Massimo Tramontani, esplodere vari colpi, in rapida successione, poggiando il braccio su un’auto per prendere meglio la mira. Lo sparatore, arrestato agli inizi di settembre e scarcerato dopo circa un mese e mezzo, sarà in seguito prosciolto per aver fatto uso legittimo delle armi.


Quando si diffonde la notizia dell’assassinio, migliaia di persone affluiscono all’Università. Dopo che il corteo, partito nel pomeriggio, viene disperso da violente cariche, una parte dei manifestanti occupa alcuni binari della stazione ferroviaria, scontrandosi con la polizia, mentre altri si dirigono verso il centro della città e sfogano la propria rabbia anche infrangendo le vetrine dei negozi.

Le iniziative di protesta dei giorni successivi sono duramente represse. Numerosi i fermi e gli arresti. Finiscono in carcere, tra gli altri, i redattori di Radio Alice, emittente dell’area dell’Autonomia Operaia chiusa dalla polizia armi alla mano. [NOTA: a tale proposito, vedi l’articolo “le ultime voci di Radio Alice”].
I fatti di Bologna caricano di tensione l’imponente corteo nazionale contro la repressione che si svolge il 12 marzo a Roma. Bottiglie molotov vengono lanciate contro sedi della DC, comandi di carabinieri e polizia, banche, ambasciate. Gli scontri nelle strade sono violenti, e in alcuni casi si svolgono a colpi di arma da fuoco.


Ai compagni, ai familiari e agli amici di Lorusso si impedisce intanto di svolgere il funerale in città e di allestire la camera ardente nel centro storico, mentre il contatto ricercato dai militanti del movimento con i Consigli di Fabbrica e la Camera del Lavoro è reso difficile dalla posizione intransigente assunta dalle organizzazioni della sinistra storica. La frattura con PCI il raggiunge il suo apice nella manifestazione contro la violenza, organizzata per il 16 marzo a Bologna dai sindacati confederali, con la partecipazione, tra gli altri, della DC, partito che il movimento aveva indicato quale principale responsabile dell’assassinio. In quell’occasione al fratello di Francesco fu vietato l’intervento dal palco.

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Vedi anche:

Francesco Lorusso: IL CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DEI MOVIMENTI “FRANCESCO LORUSSO – CARLO GIULIANI”

fonte: http://www.reti-invisibili.net/francescolorusso/

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LE ULTIME VOCI DI RADIO ALICE…

Dal libro “Bologna marzo ’77 … fatti nostri…” – AA.VV. – Bertani Editore – 1977

Ricerca di Sonia, del collettivo Borgorosso – Piacenza


La trasmissione inizia con rumori di sottofondo, con grande casino, sedie spostate, gente che si muove nella stanza.
Un compagno: … portate via questo
Valerio dall’altra stanza: Avete il mandato?
Voce di poliziotto: Si
Si sente lo squillo del telefono.
Mauro al telefono: Alice?
Valerio dall’altra stanza: Fai vedere?
Voce di poliziotto: Si, apri la porta.
Valerio dall’altra stanza: Prima voglio vedere il mandato.
Mauro al telefono: Metti giu’ c’e’ la polizia, qui sopra da noi.
Antonio: Scappiamo di sopra, scappiamo lì.
Mauro: Piano, ragazzi.
Un compagno: Su, su aspettate. Non aprite, non aprite fin quando non arriva qualcuno…
Di nuovo il telefono.
Mauro al telefono: Pronto, Alice?
Valerio: C’hanno le pistole puntate, non apriamo un cazzo…
Mauro: Si’, c’e’ la polizia, se trovi qualcuno del collettivo giuridico di difesa, immediatamente qui!
Un compagno: No, ma non scappate dalla finestre.
Casino.
Mauro al telefono: Non me frega niente… (Casino.) Ascolta, e’ più importante… Ascolta lascia giu’ ti prego.
Attenzione, a tutti gli avvocati, a tutti i compagni che ci sentono, che si mettano in comunicazione con gli avvocati. Attenzione a tutti i compagni che ci sentono: tentino di mettersi in comunicazione con l’avvocato Insolera e con gli altri del Collettivo Giuridico di difesa. voce di sottofondo: Ci spara la polizia, ci sparano!
Mauro: Daniela, se sei alla radio stai calma!
Antonio: No dove andate.
Valerio: Fai quel numero di telefono Mauro: Non va bene questo. Questo qui, Gamberini 51…
Valerio: Casa?
Mauro: Si, 51…
Valerio: …voi siete puliti?
Voce dal fondo: Si, si.
Mauro: 80… Ancora un appello di radio Alice, radio Alice ha la polizia alle porte e tutti i compagni del Collettivo giuridico di difesa, per favore, si precipitino qui in via Pratello.

Mauro: Risponde nessuno?
Valerio: Non risponde nessuno.
Mauro: Attenzione, tutti i compagni del Collettivo Giuridico di difesa, telefonino alla radio e si precipitino immediatamente qui.
Squilla il telefono.
Mauro al telefono: Pronto si’.
Polizia: Aprite! (Colpi.).
Mauro al telefono: Mauro, ascolta (Colpi piu’ forti.) c’e’ la polizia qui, stiamo aspettando gli avvocati…
Attenzione, qui ancora Radio Alice stiamo aspettando che arrivino gli avvocati per poter fare entrare la polizia.
C’e’ la polizia che sta tentando di sfondare la porta in questo momento (Colpi.)… Non so se sentite i colpi per radio (Rumori di fondo confusi.)… abbassa il coso…
Valerio al telefono: Si c’e’ la polizia alla porta che tenta di sfondare, hanno le pistole puntate e io mi rifiuto di aprire, gli ho detto finche’ non calano le pistole e non mi fanno vedere il mandato. E poi siccome non calano le pistole gli ho detto che non apriamo finche’ non arriva il nostro avvocato.
Puoi venire d’urgenza, per favore, ti prego d’urgenza, ti prego… c’hanno le pistole e i corpetti antiproiettile e tutte ste’ palle qua… via del Pratello 41… ok! ti aspettiamo… ciao.
Valerio: Digli… Mauro! stai basso!
Mauro urla alla polizia: Gli avvocati! Un momento che stanno arrivando gli avvocati!
(Telefono.)
Un compagno: Telefono!
Mauro alla polizia: Dopo quando ci sono gli avvocati.
(Ancora telefono.)
Mauro al telefono: Alice.
Un compagno: Dio boia, che sfiga.
Mauro: Si ascolta, abbiamo la polizia qui alla porta, lascia giu’ per favore il telefono.
Valerio: Attenzione, qui e’sempre radio Alice, abbiamo la polizia fuori dalla porta (Campanello.) con i corpetti antiproiettile, con le pistole in mano e tutte ste’ cose qua e stiamo aspettando i nostri avvocati. Ci rifiutiamo assolutamente di far entrare la polizia finche’ i nostri avvocati non sono qua. Perche’ loro puntano le pistole e cose del genere e non sono assolutamente cose che noi possiamo accettare…
Va be’, prego i compagni di radio Citta’,se stanno ritrasmettendo come mi pare il nostro programma, se per favore ci danno l’avviso, via radio li sto ascoltando.
Mauro: Tutti i compagni, tutti i compagni in Piazza Maggiore prima di mezzanotte, assolutamente.
Radio Citta’, che telefoni qui a Radio Alice.
(Telefono.) Pronto?
Valerio: Radio Citta’ che telefoni a radio Alice, per favore, radio Citta’ che telefoni qui a radio Alice per favore o che avvisi di essere in ascolto e di stare ritrasmettendo questa cosa, eh… attraverso la radio, per favore… stiamo ascoltando. Pero’ non riusciamo a capire se e’ un nostro rientro o se sono loro che ritrasmettono, per favore radio Citta’ date la voce.
(Telefono.)
Mauro: Radio Citta’, attenti allora amici di radio Citta’, telefonate compagni…
(Telefono.) Pronto?
Valerio: Comunque compagni la situazione e’ stabile.
Mauro al telefono: No, Signora, stiamo solo aspettando gli avvocati.
Valerio: La situazione e’ stabile, la polizia e’ sempre fuori che aspetta di entrare sempre con i corpetti antiproiettile, sempre con le pistole puntate.
Mauro al telefono: Ne sta arrivando uno…
Valerio: Hanno detto che sfonderanno la porta e cose di questo genere. (Voci.) Preghiamo tutti i compagni che conoscono avvocati di telefonargli e dirgli che siamo assediati dalla polizia in questa maniera, non so se avete visto il film eh… porca vacca come cazzo si chiamava… quello di Bohl… quello sulla Germania… il caso Katharina Blum! Ecco gli stessi identici elmetti, gli stessi identici giubbotti antiproiettile, le Berette puntate e cose di questo genere, veramente assurdo, veramente incredibile, (Voci.) veramente da film (Ancora voci di fondo.), giuro che se non battessero alla porta qui fuori penserei di essere al cinema…
Mauro dal fondo: non ce l’ho sottomano, ascolta nessuno sa il numero di radio Citta’?
Valerio: 34 64 58.
Valerio: Stiamo aspettando ancora l’arrivo del compagno.
Siamo in quattro qui su alla radio che, niente… che facciamo lavoro di controinformazione e siamo qui che aspettiamo la polizia per vedere che cazzo fa. (Voci concitate e rumori.) Per il momento sembrano tranquilli, non fanno tanto casino, si sono calmati, hanno smesso di picchiare contro la porta, si vede che la ritengono molto robusta… eh, mi dai un disco che mettiamo su un po’ di musica, porco dio.
Squilla il telefono.
Mauro: Alice…
Valerio: Il telefono qui e’ a getto continuo, veramente a getto continuo… ecco qui Beethoven se vi va bene, bene, se no seghe…
Mauro: No, Calimero e’ andato via, si’…
Dal fondo: dio boia, lo sapevo, lo sapevo.
Mauro al telefono: No, ascolta, sono da solo, c’e’ la polizia qui che sta battendo sulla porta.
Musica.
Valerio: Un po’ di musica di sottofondo.
Continua la musica.
Mauro: Non lo so, ascolta, non so nemmeno se vado a dormire, stanotte… Che rottura di palle, anche lei lì…
Antonio: Dai vagli mo a dire che aspettiamo gli avvocati…
(Casino e colpi forti.)
Valerio: Dunque la polizia ha ricominciato a battere alla porta, continua a urlare di aprire.
Mauro alla polizia: Stanno arrivando! Stanno arrivando!
Valerio a Mauro: Stai attento! Stai giu’!
Polizia: Porco dio, aprite, aprite!
(Casino.)
Mauro alla polizia: Stanno arrivando gli avvocati, aspettate cinque minuti, sono qua per strada.
Polizia: Entriamo dentro state pronti!
Mauro: Fai sentire i colpi.
Valerio: Gli unici commenti sono: Porco dio, aprite e cose di questo genere…
(Telefono.) Alice!
Polizia: State con le mani in alto, mani in alto.
Valerio al telefono mentre la polizia entra: Non so chi sia Alberto, no, non sono Matteo, senti c’e’ la polizia alla porta…
(Casino.)
Antonio: Sono entrati, sono qui!
Valerio: Sono entrati! Sono entrati!
Siamo con le mani alzate, sono entrati, siamo con le mani alzate…
(Casino.)
Valerio: Ecco, stanno strappando il microfono…
Polizia: Mani in alto eh!
Valerio: Ci abbiamo le mani in alto. Stanno strappando il microfono (Casino.)… hanno detto… (Casino.) questo è un posto del mandato…
(SILENZIO.)]

La polizia arresta i quattro compagni più Paolo Epifano che nel frattempo, ignaro di tutto, sta salendo le scale di via del Pratello 41. In questura i poliziotti pestano violentemente i cinque ragazzi negli uffici della squadra mobile, dopodiché li trasferiscono nelle carceri di San Giovanni in Monte. Qui resteranno alcuni mesi prima di essere scarcerati in libertà vigilata.
Il processo si svolgerà solo sette anni dopo e si concluderà con l’assoluzione.

“E adesso imparo un sacco di cose in mezzo agli altri vestiti uguali tranne qual è il crimine giusto per non passare da criminali.” (Fabrizio De Andrè – “Nella mia ora di libertà”)

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Alice è il diavolo

La IVa di copertina:

Radio Alice: la vera storia della “radio libera” che cambiò il volto della comunicazione via etere, non solo in Italia.
L’avventura di un collettivo di veri e propri hacker, pirati della tecnologia e del linguaggio, innovatori della cultura underground, dadaisti, demenziali e libertari, anima del Movimento del Settantasette a Bologna, che pagarono con il carcere le loro imprese. Alice il nome di questa radio. Ma chi era Alice? “Alice era il diavolo, l’assalto totale allo stato dell’oppressione, il nostro sorriso, il nostro corpo sempre più libero, capace di amare.”

Il 1976 era l’anno in cui le radio libere cominciavano a proliferare in giro per l’Italia, e Radio Alice era probabilmente la più radicale, certamente la più bizzarra. Ma il caso Radio Alice esplose soltanto quando, il 12 marzo del 1977, nel pieno della insurrezione studentesca seguita all’omicidio del giovane Francesco Lorusso, la polizia entrò nei locali da cui la radio trasmetteva, distrusse le apparecchiature, arrestò i redattori, e spense la voce dell’emittente. La radio riprese a trasmettere il giorno successivo con mezzi di fortuna, e la polizia la chiuse nuovamente. Iniziò allora la leggenda della radio libera ma libera veramente. In realtà Radio Alice non fu soltanto una radio militante, uno strumento di controinformazione. Anzi, i redattori di quella radio rifiutarono l’espressione controinformazione, e pensarono invece a una forma di comunicazione giocata sul registro dell’ironia, della leggerezza, della follia visionaria.
Oggi la casa editrice Shake – che si è distinta negli anni per un lavoro incentrato sulle tecnologie digitali di comunicazione e sulla rete – pubblica, con la cura di due esperti di comunicazione alternativa – la storia di radio Alice, che cerca di ripercorrere i problemi della comunicazione alla luce dei nuovi equilibri di potere che si sono determinati negli ultimi anni, e una sorta di cronologia molto animata di quegli anni, che furono insieme quelli dell’ultima rivolta utopica e quelli del primo esplodere del grido punk “Non più futuro”.

A corredo del libro, un cd audio che contiene una scelta godibilissima e straordinariamente attuale di registrazioni dalle trasmissioni della radio.

I due curatori:
Bifo, membro del collettivo Radio Alice che per le accuse rivoltegli pagò con il carcere e l’esilio, oggi uno dei maggiori esperti di filosofia della comunicazione e movimenti.
Gomma, è uno degli animatori della scena cyberpunk e hacker italiana, ed esperto di storia dei movimenti.


Se ti interessa acquistarlo in contrassegno contatta ShaKe edizioni:
telefono 02 58317306
e-mail: info@shake.it

fonte: http://www.radioalice.org/libri/quartacopertina.html

Incontro a Lucca con Rita Borsellino



Mercoledì, 6 giugno, ore 15:30 Rita Borsellino, vice-presidente di LIBERA (vedi http://www.liberaterra.it/), sarà in piazza san Michele (palazzo pretorio), a Lucca, per sostenere Andrea Tagliasacchi sindaco e parlare di legalità.

La Sinistra Giovanile di Lucca per l’occasione organizza un piccolo buffet dolce il cui ricavato andrà alla campagna Let’SGo, per comprare un trattore cingolato da utilizzare nelle terre confiscate alla mafia.

Invitiamo tutti a partecipare (chi può ad aiutare) e a diffondere la notizia.

Grazie per l’attenzione,


Mariateresa Politi

Segretaria della Sinistra Giovanile del Circolo di Lucca

3336700990

0583548427

mate.87@hotmail.it

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Due manifestazioni il 9 giugno contro la visita di Bush? Oggi è inevitabile


di Sergio Cararo *


Sabato 9 giugno a Roma è stata convocata da un’ampia coalizione di reti, associazioni, sindacati di base, forze politiche una manifestazione nazionale contro la visita di Bush in Italia e l’interventismo militare del governo Prodi.

La piattaforma condivisa che convoca questa manifestazione ha chiarito molto bene che il problema centrale rimane la strategia degli Stati Uniti nelle relazioni internazionali e non solo le iniziative di una amministrazione Bush oggi ridotta nella condizione dell’anatra zoppa a seguito dei sanguinosi insuccessi ottenuti nella guerra.

Non è un dettaglio perché alimentare l’idea che un cambio della guardia nell’establishment USA possa invertire la tendenza, rischia di rinnovare una illusione sistematicamente smentita dalla realtà. E’ sufficiente rammentare che i brutali interventi militari in Somalia e Jugoslavia, l’incrudimento dell’embargo e dei bombardamenti sull’Iraq, il Silk Road Strategy Act sulla conquista dell’Asia Centrale, le leggi Torricelli e Helms-Burton contro Cuba, sono state realizzate negli otto anni dell’amministrazione Clinton.

Bush viene in Italia e non viene per turismo. Viene per incontrare le autorità politiche e probabilmente il Papa. L’agenda delle relazioni tra l’amministrazione USA e il governo Prodi presenta alcuni punti di frizione ma è largamente condivisa in molti punti significativi.

Il governo italiano condivide infatti con gli USA le responsabilità politiche e militari dell’intervento in Afghanistan, condivide l’adesione allo Scudo missilistico in Europa (con un memorandum firmato in segreto dal governo italiano), condivide la cessione di territorio su cui far costruire una nuova base militare USA a Vicenza e nuove strutture a Sigonella e Camp Darby, condivide la cooperazione militare con Israele e l’embargo contro i palestinesi, condivide la decisione di assemblare (e pagare profumatamente) gli F 35 a Cameri, condivide gli ostacoli frapposti alla magistratura nei processi sull’omicidio Calipari e sul sequestro di Abu Omar.

Non possiamo più negare che l’attuale esecutivo – così come gli USA o altri governi europei – abbia maturato la convinzione che l’economia di guerra sia un aspetto rilevante dei propri orientamenti strategici. Lo rivelano l’aumento delle spese militari, il sostegno al rafforzamento di un complesso militare-industriale italiano ed europeo, l’incentivazione all’interventismo militare all’estero (dal Kosovo all’ Afghanistan, dal Libano Gaza) sulla base di un peace-keeping di terza generazione che in nulla somiglia a quello tradizionale delle Nazioni Unite.

La manifestazione del 9 giugno contro la visita di Bush è dunque anche una manifestazione che denuncia queste responsabilità del governo Prodi nelle scelte di politica militare ed internazionale.

A questa iniziativa se ne contrappone un’altra convocata dalla sinistra di governo e da alcune associazioni ad essa collaterali.

In questi giorni è stato lanciato un appello di personalità che chiedono di unificare le due manifestazioni eliminando ogni accenno alle responsabilità del governo italiano nelle scelte di guerra e indicando solo in Bush “il nemico dell’umanità”.

Intendiamo rispondere ai firmatari di questo appello, a persone che conosciamo in larga parte e con i quali abbiamo condiviso molti tratti di strada e molte iniziative in questi anni.

Vogliamo dire che non possiamo condividere il loro appello perché è ormai dal luglio del 2006 che con molti dei firmatari le strade si sono divise e che il movimento No War (o parte di esso) è stato costretto da solo in tutti questi mesi a dare continuità agli obiettivi e alle battaglie condivise fino…al luglio 2006.

Lo ha fatto a luglio mentre in Parlamento si votava a favore del mantenimento della missione militare in Afghanistan e poi mentre Israele bombardava il Libano, lo ha fatto a settembre segnalando perplessità e contrarietà sulla nuova missione militare italiana in Libano, lo ha fatto a Novembre sulla Palestina (anche lì dividendosi sui contenuti in due piazze diverse e distinte), lo ha fatto a febbraio a Vicenza, lo ha fatto a marzo con la manifestazione del 19 e con i presidi sotto il Senato mentre nelle aule parlamentari si votava nuovamente a favore della missione militare in Afghanistan. Lo farà anche a giugno perché gli elicotteri Mangusta, i carri armati e nuovi soldati vengono inviati in Afghanistan nonostante ad aprile molti avessero dichiarato che non avrebbero mai accettato l’invio dei Mangusta, di altri soldati e armamenti nel mattatoio afgano.

Il 9 giugno a Roma ci saranno due manifestazioni perché questa realtà è il risultato dei fatti concreti sopraelencati. Ci sarà un corteo che attraverserà la capitale numeroso, partecipato, pacifico e animato da quelli che in questi dieci mesi non hanno rinunciato a contenuti e iniziative contro la guerra e ci sarà una piazza tematica animata dai partiti e dalle associazioni che tuttora sostengono e collaborano con il governo Prodi e le sue scelte concrete.

Se veramente abbiamo gli stessi obiettivi, come sostiene l’appello ad una manifestazione unitaria, non c’è alcun problema, la manifestazione del 9 giugno che partirà da Piazza della Repubblica, ha già i contenuti adeguati per accogliere unitariamente coloro che si battono contro la guerra …senza se e senza ma.

Se così non è vuol dire che marceremo divisi il 9 giugno ma restiamo disponibili a iniziative unitarie in futuro, ma oggi non si può chiedere ai movimenti No War né a nessun altro di “non disturbare il manovratore”, è tempo che si abbia finalmente rispetto dell’autonomia dei movimenti dalle contingenze della “politica”. Sarebbe gravissimo se il 9 giugno venisse assicurata l’agibilità politica della piazza di Roma solo alle forze della sinistra di governo e negata ai movimenti come indicano alcuni segnali in questi giorni. Speriamo che di questo i firmatari dell’appello siano pienamente consapevoli.

* Rete dei Comunisti
www.contropiano.org

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IL PUNTO






[ PIERO BUSH ]


Mi rendo conto dei rischi. Sarebbe una iattura se le frange estreme provocassero incidenti. Ma le parole pronunciate dal segretario dei Ds, Piero Fassino, mi hanno lasciato di stucco: “Principi elementari di buon senso e civiltà consiglierebbero di non contestare il Presidente degli Stati Uniti nella sua visita a Roma”. L’appuntamento è per il 9 giugno. Non capisco la mossa del segretario dei Ds. Anche negli Stati Uniti contestano il loro presidente. Non penso che la politica estera del governo Prodi sia “la risposta” al guerrafondaio Bush. Di certo, i promotori delle due manifestazioni non accoglieranno l’appello del segretario dei Ds, del resto anche il ministro Parisi ha giustamente osservato: “Sono dalla parte della democrazia per cui se negli Stati Uniti i cittadini hanno il diritto di esprimere la propria opinione su Bush, è legittimo esprimerla, nelle forme previste, anche in Italia”. Io penso che Geroge W. Bush sia il peggiore presidente degli Stati Uniti e che Piero Fassino sia più realista del re. Che siano manifestazioni di pace e per la pace!

Post Scriptum. E’ sempre di ieri l’attacco del segretario dei Ds a Bruno Vespa: “Credo sia una riduzione del pluralismo affidare per anni ad un unico conduttore il principale contenitore di approfondimento politico”. Era meglio se si stava zitto. E’ inaccettabile che i politici si esprimano sui giornalisti. Non sono critici televisivi, non sono direttori, non sono editori, non sono giornalisti anche se alcuni di loro hanno, ancora, la tessera professionale in tasca.

postato da: aleruotolo alle ore maggio 26, 2007 13:32

http://www.sandroruotolo.splinder.com/


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La pazza: Cindy Sheehan










Avevo conosciuto Cindy Sheehan con internet, era arrivato il suo messaggio di dolore e di rabbia con la velocità della rete. Ne ero stata trafitta come tante nel mondo. Anch’io sono contro la guerra, totalmente. Anch’io sono madre. C’era una differenza, lei il figlio lo aveva perso. La sua protesta e la sua lotta avevano una marcia in più e quel di più, che aveva significato l’infinita perdita, lo ammetto mi era parso un magico antidoto per sedare quella paura atavica della perdita, della morte.
Per motivi diversi ma sempre dolorosamente uguali nella sottrazione, dal 2001, da Genova dove ho camminato per tre giorni, iniziai quella ricerca negli altri e in me di lotta all’omertà, alla menzogna accomodante e senza sosta ho fatto scelte piccole e grandi di vita, mi sono data e ho preso, conoscenza e memoria, speranza e riflessione, energia ed amarezza.
Conobbi nel 2002 a Genova, un anno dopo, a piazza Alimonda la madre di Carlo Giuliani, conobbi nel luglio 2006 la madre di Federico Aldrovandi sempre lì a Genova. Cindy era in mezzo dal 2004, quando perse il figlio Casey, così lontana e così vicina. Sapevo come tutti delle sue lotte estenuanti, della sua capacità e della sua ostinazione, lei, antipolitica per eccellenza, chiara come nessuna, toccante senza nessuna sbavatura.
In queste manciate di anni, stasera mi si affolla la mente delle migliaia di donne senza nome che hanno perso la vita, il loro compagno, i figli, le persone più care. Mi si affolla la mente dei ricordi di quelle che ho avuto la fortuna di incontrare, che avevano un volto reale, madri della pace, donne curde, palestinesi, afgane, africane, turche, argentine, filippine, indiane, americane, cubane, venezuelane, israeliane, francesi, inglesi, spagnole, greche, tedesche, italiane e ancora ancora…
Non ho viaggiato per il mondo, sono stata a Parigi e ad Atene per due Social Forum, sono stata a Bruxelles una volta, per manifestare contro la Bolkestein, sono stata in Italia, nel mio paese, ho ascoltato le voci che mi arrivavano per la strada, al mercato, al lavoro, nella vita, ho letto i giornali, ho letto la posta in rete, ho guardato le immagini che oggi neanche arrivano più delle guerre quotidiane.
Le emozioni di queste donne sono state come le maree, alte-basse, flussi e riflussi, fragori di violenze e di sorrisi, silenzi sommessi di calme piatte e rantoli di risacca, forza inaudita delle tempeste, carezze di onde che arrivano stanche, ma arrivavano, sempre.
Oggi è arrivata tradotta anche la lettera di addio di Cindy. Se ne va. Esce fuori dal sistema, come lei lo definisce. Si è usata, è stata usata, da tutte e da tutti.
Sembra rimanere tra le righe dei comunicati e delle notizie, solo la sua pazzia, quella folle lucida forza che l’ha spinta alla sfida dei signori della guerra. Ha scoperto di avere tanti amici e tanti nemici, ha scoperto le carte, il trucco di chi pensa possa contenere e mercificare il dolore di una donna.
Ho saputo della sua decisione da un messaggio di un uomo, che trova nella sua lettera tante questioni comuni all’Italia, sono ore che aspetto un comunicato femminile, femminista, per ora non c’è. Ci sarà magari nella notte, domani, nei prossimi giorni. Per ora ci sono io, che come una scema, continuo a scrivere e chiedo come far giungere a lei, a Cindy tutta la gratitudine per quello che ha insegnato, per quello che ci ha fatto sognare, per quello che ha reso possibile. Cindy ha messo a nudo tutta la corruzione e la devastazione del sistema globale, del paese mondo dove i nemici sono anche amici, dove si gioca a Mercante in fiera con la pace e la guerra, Cindy ha corso come un uragano, capace di correre e sparire.
Ma Cindy, passando, non ha fatto del male a nessuno, è solo stanca e passa il testimone.
Grazie per averci fatto partecipi della tua vita e di non aver avuto paura.
Ti definiranno una pazza, lo sei, sei malata d’amore, come solo una donna sa esserlo.

Doriana Goracci | altre lettere di Doriana Goracci

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LA LETTERA DI CINDY

il manifesto del 30 Maggio 2007

Gli Stati uniti e la guerra

Mamma pace non abita più qui


Il movimento per la pace americano perde la sua icona più rappresentativa «Questa è la mia lettera di dimissioni da volto del movimento anti-guerra americano». Tradita, insultata, malata, divorziata, la «peace mom» Cindy Sheehan scrive al «suo» sito: basta, raccolgo i cocci e torno a casa


Cindy Sheehan

Dopo che Casey è stato ucciso ho dovuto sopportare un sacco di calunnie e di odio, soprattutto dal momento in cui sono diventata la cosiddetta faccia del movimento americano contro la guerra. Ma soprattutto da quando ho rinunciato anche ai pochi legami che mi erano rimasti con il partito democratico, altro fango mi è stato gettato addosso da blog «liberal» come Democratic Underground. Essere chiamata «puttanella egocentrica» e sentirmi dire «che liberazione» sono stati tra gli insulti più teneri.
Oggi, il Memory day per i veterani, sono arrivata ad alcune strazianti conclusioni. Non sono il frutto di riflessioni del momento ma di una meditazione che va avanti da almeno un anno. Le conclusioni alle quali sono lentamente e con estrema riluttanza giunta sono davvero strazianti per me.
La prima conclusione è che sono stata la beniamina della sinistra finché mi sono limitata a protestare contro Bush e il partito repubblicano. Certo, sono stata diffamata ed etichettata dalla destra che mi ha definito uno strumento del partito democratico per emarginare me e il mio messaggio. Come potrebbe una donna avere un pensiero originale o lavorare al di fuori del sistema bipartito?
Ma quando ho cominciato a trattare il partito democratico con lo stesso metro di giudizio usato per quello repubblicano, il sostegno alla mia causa ha cominciato ad erodersi e la «sinistra» ha cominciato a gettarmi addosso gli stessi insulti della destra. Suppongo che nessuno mi abbia ascoltato quando ho detto che la questione della pace e di coloro che muoiono senza ragione non è questione di «destra o sinistra» ma di «giusto e sbagliato».
Mi ritengono una radical perché credo che le politiche partisan dovrebbero essere accantonate quando centinaia di migliaia di persone muoiono a causa di una guerra fondata su bugie, sostenuta allo stesso modo da democratici e repubblicani. Mi meraviglia che persone così acute nelle argomentazioni e precise come un raggio laser quando esaminano le menzogne, i travisamenti e gli espedienti politici di un certo partito, rifiutino di riconoscerle nel loro proprio partito. La cieca lealtà di partito è pericolosa da qualunque parte venga. I popoli del mondo ci considerano, noi americani, come delle caricature perché consentiamo ai nostri leader politici tanta libertà omicida. Se non troviamo alternative a questo corrotto sistema bipartitico la nostra repubblica rappresentativa morirà e sarà sostituita da quello verso cui stiamo rapidamente discendendo senza incontrare resistenza: il deserto fascista delle corporations. Io vengo demonizzata perché quando guardo una persona non ne vedo il partito o la nazionalità ma il cuore. Se qualcuno sembra, veste, agisce, parla e vota come un repubblicano, perché dovrebbe meritare sostegno solo perché si definisce democratico?
Sono anche arrivata alla conclusione che se faccio quel che faccio perché sono «una puttanella egocentrica» allora c’è davvero bisogno che mi impegni di più. Ho investito tutto quel che avevo nel tentativo di portare pace e giustizia a un paese che non vuole né l’una né l’altra. Se una persona vuole entrambe, normalmente non fa niente di più che passeggiare in una marcia di protesta o sedere al computer criticando gli altri. Io ho speso ogni centesimo che avevo, quel denaro che un paese «grato» mi ha dato quando hanno ucciso mio figlio, e ogni penny guadagnato da allora con conferenze o vendita di libri. Ho sacrificato un matrimonio durato 29 anni e viaggiato a lungo dalle sorelle e dal fratello di Casey. La mia salute ne ha risentito e sono in arretrato con i conti dell’ospedale dall’estate scorsa (stavo quasi per morire), perché ho usato tutte le mie energie per cercare di fermare il massacro di innocenti compiuto da questo paese. Sono stata chiamata con ogni nome spregevole che una mente miserabile può pensare e sono stata più volte minacciata di morte.
La conclusione più devastante raggiunta questa mattina, tuttavia, è che Casey è davvero morto per nulla. Il suo prezioso sangue versato in un paese lontano dalla sua famiglia che lo amava, ucciso dal suo stesso paese che è legato e guidato da una macchina da guerra che controlla anche quel che pensiamo. Da quando è morto ho tentato di tutto per dare un senso al suo sacrificio. Casey è morto per un paese che si preoccupa più di chi sarà il prossimo american idol che di quante persone saranno uccise nei prossimi mesi mentre democratici e repubblicani giocano alla politica con le vite umane. E’ davvero doloroso rendermi conto di aver creduto a questo sistema per tanti anni, e Casey ha pagato il prezzo di quella obbedienza. Ho ingannato il mio ragazzo, ed è ciò che mi fa più male.
Ho anche cercato di lavorare all’interno di un movimento pacifista che spesso pone gli ego al di sopra della pace e degli esseri umani. Questo gruppo non lavorerà con quell’altro; lui non parteciperà se ci sarà anche lei; e perché Cindy Sheehan ottiene tutta quell’attenzione? Difficile lavorare per la pace quando il movimento che a questa si richiama è così diviso.
I nostri coraggiosi giovani uomini e donne in Iraq sono stati abbandonati lì indefinitamente da leader codardi che li muovono come pedine su una scacchiera di distruzione, e il popolo iracheno è destinato alla morte e a un destino peggiore della morte da gente a cui stanno più a cuore le elezioni che le persone. Tuttavia in cinque, dieci, quindici anni le nostre truppe torneranno a casa zoppicando dopo un’altra abietta sconfitta e dieci, venti anni dopo i figli dei nostri figli capiranno che i loro cari sono morti per nulla, perché anche i loro nonni avevano creduto in questo sistema corrotto. George Bush non sarà mai sottoposto a impeachment perché se i democratici scavano troppo, potrebbero dissotterrare anche i propri scheletri. E il sistema si perpetuerà all’infinito.
Io riprenderò tutto ciò ho lasciato e tornerò a casa. Tornerò a casa per fare da madre ai figli sopravvissuti e cercare di riguadagnare qualcosa di ciò che ho perduto. Cercherò di mantenere e alimentare alcuni rapporti positivi trovati nel corso del viaggio al quale sono stata costretta dalla morte di Casey, e tenterò di ripararne alcuni altri tra quelli che sono andati in pezzi da quando ho iniziato questa solitaria crociata per cercare di cambiare un paradigma che ora, temo, è scolpito in inamovibile, inflessibile e menzognero marmo.
Camp Casey è servito allo scopo. Ora è in vendita. C’è nessuno che vuole cinque splendidi acri a Crawford, Texas? Esaminerò ogni ragionevole offerta. Sento dire che anche George Bush traslocherà presto… il che incrementa il valore della proprietà.
Questa è la mia lettera di dimissioni da «faccia» del movimento americano contro la guerra. Questo non è il giorno della mia sconfitta, perché non rinuncerò mai a tentare di aiutare i popoli del mondo danneggiati dall’impero dei buoni, vecchi Stati Uniti d’America. Ma ho finito di lavorare dentro, o fuori, questo sistema. Questo sistema resiste con forza a ogni aiuto e divora chi cerca di aiutarlo. Io ne esco prima che consumi totalmente me o ogni altra persona che amo, e quel che resta delle mie risorse.
Good-bye America. Non sei il paese che io amo, e alla fine ho capito che per quanto mi sacrifichi non posso fare di te quel paese, a meno che non lo voglia anche tu.
Ora, tocca a te.

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Dai genitori di un alpino “morto in missione umanitaria”
inviato da: Anna Cremona e Angelo Garro · il 2/6/2007 · alle: 13:39 · email: angelogarro@alice.it

Lettera a “Il Manifesto

Siamo Anna e Angelo Garro di Milano, genitori del defunto alpino Roberto Garro di 19 anni (vedere: http://www.alpinorobertogarro.it ) leggiamo solo adesso della Carovana contro la guerra, carovana a cui avremmo partecipato volentieri considerato che da nove anni noi con il nostro camper e da soli affrontiamo questo tour di protesta in giro per l’Italia; tour che ci approntiamo ad affrontare fra pochi giorni, il 18 giugno 2007 partendo da Milano e terminerà a Trapani in Sicilia e ritorno allo scopo di contattare altri familiari di militari caduti in tempo di pace.
Inoltre in occasione del 2 giugno, vi abbiamo appena inviato una nostra lettera dal titolo “2 giugno 2007: L’urlo di rabbia continua” così come abbiamo fatto inviandola a tutta la stampa italiana, vari politici e molti cittadini simpatizzanti; rito che compiamo ormai da nove anni, anche se nessuno delle nostre istituzioni risponde. Nostro rammarico è stato constatare che nemmeno Voi la avete pubblicata. Tornando alla Carovana contro la guerra, sarebbe nostro desiderio l’anno prossimo in occasione del 10° Anniversario della scomparsa di nostro figlio partecipare alla Vostra Carovana se avvertiti per tempo per poterci preparare adeguatamente. Vorremmo poter allegare una foto del nostro camper adibito appositamente in memoria di nostro figlio e dei molti altri caduti in servizio o in “Missioni di pace” a causa dell’uranio impoverito, ma non sappiamo come fare per allegarla.
Un cordiale saluto.
Anna Cremona e Angelo Garro Tel. 02.7389527 – 338.9351886 e-mail: angelogarro@alice.it Via Castel Morrone, 5 20129 Milano (Italy)

— Doriana Goracci

2007-05-31 17:42:38

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Di seguito la nostra risposta alle dimissioni di Cindy Sheehan.

U.S. Citizens for Peace & Justice – Rome
info@peaceandjustice.it
http://www.peaceandjustice.it

Come cittadini statunitensi apprendiamo con profondo dispiacere la notizia delle dimissioni di Cindy Sheehan dal movimento contro la guerra. Abbiamo avuto occasione di conoscerla durante i suoi viaggi in Italia e l´abbiamo seguita e sostenuta, anche se da lontano, nel suo impegno contro questa guerra ignobile e nella sua lotta per promuovere un vero cambiamento nel nostro paese.

Con il suo messaggio chiaro e semplice, ma altrettanto forte, Cindy ha portato la gente comune a scendere nelle strade. Ha dato coraggio ai familiari dei militari e ai militari stessi di rompere il muro di silenzio. Per più di due anni ha viaggiato attraverso tutti gli Stati Uniti e in tutto il mondo portando il suo messaggio di pace. Ha partecipato a innumerevoli incontri,
dibattiti, fiaccolate, proteste, manifestazioni e atti di disobbedienza civile. Il tutto con il dolore di una madre che ha perso il figlio in Iraq.

È del tutto comprensibile, dunque, la sua stanchezza. Come anche la sua delusione di fronte ad un Congresso a maggioranza democratica che continua a finanziare una guerra che è già costata le vite di tanti statunitensi e tantissimi iracheni, che non rispetta la volontà della gente che l´ha votata, che cede alle politiche di un presidente che sta solo al 28% nei sondaggi.

Ci dispiace della decisione di Cindy, ma siamo comunque consapevoli e riconoscenti del suo contributo al movimento. L´importanza di quanto da lei fatto è testimoniata in numerosi siti, blog, forum e mailing list inondati da messaggi di sostegno e di gratitudine, anche da tutto il mondo, insieme alle promesse di continuare a portare avanti il suo lavoro con maggiore determinazione.

Ed è quello che anche noi statunitensi di Roma intendiamo fare. Perché siamo convinti che cambiare si può. È tutto merito del movimento pacifista il recente voto alla Camera per il ritiro dall´Iraq entro 90 giorni, che non è passato ma ha visto ben 169 democratici e 2 repubblicani votare a favore. Inoltre il voto che ha tanto deluso Cindy Sheehan, e tutti noi, sul finanziamento per continuare la guerra, ha comunque visto 140 deputati e 14 senatori votare contro. Sono risultati inimmaginabili un anno fa.

La sfida continua, e il lavoro che ci aspetta è lungo e duro. Ci vorrà tanto impegno e perciò dobbiamo gustare ogni vittoria per poter tirar avanti. Vogliamo prendere la lettera di Cindy, per quanto triste, non come una sconfitta ma come una chiamata all´azione. Cindy ha già dato tanto. Come dice lei stessa alla fine della sua lettera, ora tocca a noi.

Statunitensi per la pace e la giustizia, Roma