Archivio | giugno 4, 2007

Il caso Federico Aldovrandi

Il paese dei conformisti: una domanda sul caso di Federico Aldrovandi


venerdì 24 febbraio 2006

C’è almeno una domanda sul caso di Federico Aldrovandi che non è possibile non porsi. Sul suo caso c’è almeno un sito ed un blog, quindi non vale la pena dilungarsi sui dettagli. Federico, un diciottenne incensurato, forse (e sottolineo forse) è stato massacrato di botte da quattro poliziotti la notte del 25 settembre 2005 a Ferrara. La versione ufficiale parla di malore. Chi scrive ha passato a Ferrara praticamente tutte le due settimane successive alla morte di Federico. Ha parlato con centinaia di ferraresi e nessuno gli ha mai parlato di Aldrovandi. Come mai?

Vent’anni fa poteva un “Federico X” morire nelle circostanze perlomeno dubbie nelle quali è morto Aldrovandi senza suscitare praticamente alcuna reazione? C’è stata in questo paese una civilizzazione dei conflitti così radicale che di fronte ad una foto come quella che mostra Aldrovandi nell’obitorio, tutti aspettano serenamente il giudizio dei giudici? Vent’anni fa la morte di Federico Aldovrandi sarebbe stata un caso nazionale. Oggi al massimo… si mormora.

Vent’anni fa, trent’anni fa, ci sarebbe stato un partito preso corrispondente al 20, 30, 40% dell’opinione pubblica che (magari a torto) avrebbe irriducibilmente e indefettibilmente creduto alla versione dell’omicidio da parte della polizia. A ragione o a torto, non importa. Indipendentemente dai fatti, ci sarebbe stato un forte partito colpevolista (della polizia) speculare ad un’altrettanto forte partito innocentista. Eppure del caso se n’è parlato, perfino su Rai3, nella trasmissione Chi l’ha visto.

Oggi il partito “colpevolista a prescindere” si è così infinitamente ridotto da far pensare che forse non esista più. Forse è perfino un bene, forse no. Ma è senz’altro sorprendente. Se questo partito esistesse ancora il caso di Federico sarebbe comunque un caso nazionale, un nuovo caso Pinelli, già che per fortuna in questo paese non è così comune morire ammazzati di botte in un commissariato di polizia. Ma, ed è francamente sorprendente, non c’è un solo politico che abbia strumentalmente interesse in questa campagna elettorale a fare del caso di Aldrovandi un caso nazionale? E’ un tema che fa perdere voti evidentemente, laddove vent’anni fa forse ne faceva guadagnare.

Se questo partito colpevolista esiste ancora -ed è naturale che esista, per quanto ridotto- dunque ha scelto di non gridare, si scambia informazioni sotto voce, al telefono, nelle mailing list in Internet. Ma non esce allo scoperto, non fa proseliti. Si scandalizza ma non è particolarmente preoccupato. O forse è così preoccupato proprio dalla prospettiva di manifestarsi? Perché? E’ così scomodo dire che si teme che un ragazzo sia stato ammazzato dalla polizia? E’ così scandaloso pensarlo nell’Italia del 2006? E Bertold Brecht? Sono venuti a prendere Federico e non ho fatto nulla… o non ci credono più?

E’ possibile che in questo paese che ha una memoria irriducibilmente divisa su mille cose, il fascismo, la resistenza… in pochi anni si sia arrivati ad avere un’opinione pubblica così omogeneizzata da non dividersi neanche strumentalmente sul caso di un ragazzo forse massacrato di botte dalla polizia? Quattro cazzoni possono gridare “10-100-1000 Nassiriya” ma non è possibile un dibattito nel paese sul diritto alla resistenza di un popolo invaso? E se qualcuno mette sul tappeto tale dibattito anche il 99% di quegli italiani che pensano che esista un diritto alla resistenza, pensano che comunque questo non sia il momento di parlarne? Forse questi stessi italiani pensano anche che ora non sia il caso di parlare di Federico? Se non ora, in campagna elettorale, quando? Quel qualcuno, Marco Ferrando, viene dichiarato indegno di essere candidato alle politiche, bruciato sulla pira ed equiparato alla peggiore destra neofascista, ai Tilgher, ai Fiore? I nostri estremisti sono uguali ai loro… ma noi siamo più bravi perché li escludiamo dalle liste! Allo stesso modo anche la morte di Federico Aldrovandi è estrema, estremista. E allora è meglio non vederla!

Com’è arrivato questo paese dall’unanimismo (apparente) delle marce pacifiste di tre anni fa, quando il 90% si dichiarava contro la guerra, all’unanimismo (apparente?) sui caduti di Nassiriya? Tre anni fa la più impopolare delle guerre sembrava essere un grimaldello con il quale sconfiggere le destre. Due anni fa Zapatero vinse le elezioni in Spagna e tenne fede ai patti ritirandosi immediatamente dall’Iraq. Pochi mesi dopo, prima a sinistra che a destra, il termine “zapaterismo” divenne una clava -un sinonimo di irrealismo politico- con la quale offendere l’avversario, soprattutto all’interno della coalizione di centro sinistra. Oggi, con una situazione sul campo ogni giorno più grave in Iraq, siamo arrivati all’Union sacrée per la quale della guerra, dell’Iraq NON si deve parlare.

La polizia, i carabinieri, l’esercito, perfino i servizi segreti oramai godono di una buona stampa uniforme in questo paese. Non esiste un solo partito politico disposto a criticarli come non c’è praticamente nessuno -le eccezioni sono minime- disposto a difendere la magistratura. Eravamo tutti per Mani pulite… da giovani! Forse la meritano davvero, questa buona stampa, i carabinieri, i nostri soldati che a Nassiriya si dicono “Annichiliscilo!” ridendo, mentre sparano ad un abitante di un paese invaso. Anche questo -un frammento mandato in onda dalla RAI– è inopportuno da ricordare, no? Ma è possibile che tale buona stampa sia così unanime? Strano paese. Come si è arrivati in così poco tempo da un conflitto sociale che sembrava irriducibile a questo conformismo assordante?

Forse davvero Federico è morto per un malore. Ma nel paese del “malore attivo” di Pinelli stride che il suo caso non strida a nessuno. Anche solo per partito preso.

http://www.gennarocarotenuto.it/dblog/articolo.asp?articolo=504

…….

Caso Aldovrandi, i reperti “dimenticati” nella cassaforte e nel frigo della polizia

di Checchino Antonini

fonte: Liberazione, 30 maggio 2007

30 maggio 2007

Scarabocchi nei brogliacci del 113, reperti congelati: il caso Aldrovandi, a poche settimane dall’udienza preliminare del 20 giugno, rivela nuovi intrighi. Spulciando nei fascicoli processuali, i legali e i genitori del diciottenne – ucciso in un violento e misterioso controllo di polizia – hanno scoperto che la prima delle due chiamate, quella fatta al 112, i carabinieri, fu “dirottata” ai colleghi della polizia ma di quel trasferimento non ci sarebbe alcuna traccia nei tabulati contenuti nel fascicolo processuale. Ci sono invece alcune carte spuntate a febbraio di quest’anno e solo dopo la richiesta di un legale di uno degli agenti accusati di omicidio colposo che sembra saperne di più del pm. Infatti, l’avvocato ha chiesto al pubblico ministero di entrare in possesso dei brogliacci del centralino della sala radio facendo riferimento a un verbale di acquisizione di cui il pm non aveva traccia. Proto, il pm, si rivolge alla questura e lì, il capo della squadra mobile apre una cassaforte e trova la fotocopia del brogliaccio ma anche un originale diverso. Corretto e pasticciato.

La prima chiamata riferibile alla vicenda di Federico, sull’originale, porta un numero d’ordine, il 686, e sarebbe pervenuta da un cellulare alla sala radio alle 5.50, stando alle annotazioni. Però lo stesso capo della mobile s’accorge che la chiamata successiva, 687, e non riferibile alla storia di Via Ippodromo, risulta essere pervenuta alle 5.45. Per questo la 686 è stata barrata e nella fotocopia s’è trasformata nella 688, tutta ripulita e resa compatibile per scavalcare la 687. Nel brogliaccio si ripetono le frasi cancellate in precedenza. Ossia che in Via Ippodromo ci sarebbe stata una «persona che urla e picchia la testa contro un palo». Ma la chiamata sarebbe ricondotta a una telefonata che sarebbe avvenuta solo 8 minuti dopo. La seconda e ultima di quelle relative al caso. Questo rivelerebbe, oltre al fatto che il brogliaccio è stato redatto in un secondo tempo, anche la volontà di spostare in avanti le lancette dell’impatto tra le volanti e il ragazzo.


C’è anche l’annotazione relativa all’esito (cioè l’intervento delle due volanti, dei carabinieri e del 118 ma militari e sanitari trovarono il diciottenne già «inanimato») e l’elenco di funzionari della questura, almeno cinque, che intervennero quel mattino sul luogo del delitto ipotizzato dal pm, lo spiazzo tra il cancello dell’ippodromo e il parchetto di pochi alberi e panchine che rasenta parte della recinzione del galoppatoio. Sono nomi che ricorrono negli snodi della vicenda la cui versione ufficiale, più volte denunciata dalla famiglia Aldrovandi, è stata ripetutamente ritoccata. Se si sta per giungere a un processo, è proprio perché il pm non ha creduto alla tesi di quattro agenti che si sono precipitati in soccorso di un ragazzo in preda ai fumi di un mix di droghe e che sarebbe morto di overdose. La droga non c’entra, è stato scritto dai tossicologi, e la testimone sentita un anno fa in incidente probatorio ha descritto una scena che è impossibile catalogare alla voce “intervento di primo soccorso”. Inoltre, Nicola Proto, il pm che ereditò e diede nuovo impulso alle indagini dopo la rinuncia della prima magistrata, non avrebbe mai visto i brogliacci se non ai primi di febbraio assieme ad altri reperti custoditi gelosamente. Come due bigliettini di saluto ad Aldro, scritti a mano da qualcuno e lasciati sullo spigolo del muro dell’ippodromo.


Quanta roba c’è ancora da sapere? Quanta ne è stata imboscata? Più o meno sono questi gli interrogativi che frullano nella testa di Patrizia e Lino, madre e padre del diciottenne, che ieri – assieme ai legali, hanno tenuto una conferenza stampa a Ferrara. Dal carteggio emerso, probabilmente anche per l’impulso del nuovo questore, si evince anche che nel frigorifero della polizia scientifica estense sarebbero conservati ancora, fino a febbraio almeno, reperti di sostanza ematica di Federico Aldrovandi. Sette dischetti di cartone con altrettante macchie di sangue prelevate sulla scena dei fatti durante un sopralluogo di cui, fino a ieri, non si sapeva nulla. Perché? E dove sono state prese quelle tracce di sangue? Sulla strada? E quanto lontano dal cancello dove Federico fu trovato ammanettato a faccia in giù e senza vita? Oppure sulla prima volante che arrivò in Via Ippodromo e che non fu sequestrata (come non furono sequestrati i manganelli rotti addosso al ragazzo), anzi lavata e smacchiata per bene? Domande che solo un processo pubblico potrà chiarire.

fonte: http://www.reti-invisibili.net/aldrovandi/articles/art_11947.html

………..

Panni Sporchi – Altre Sconcertanti verità sul caso Aldrovandi

Panni Sporchi - Altre Sconcertanti verità sul caso Aldrovandi Panni Sporchi - Altre Sconcertanti verità sul caso Aldrovandi
Video intervista a Patrizia Moretti e Lino Aldrovandi sulle ultime verità emerse attorno alla oscura morte di Federico Aldrovandi, in seguito ad un fermo di Polizia.

Verbali di chiamata contraffatti, tamponi di sangue che compaiono dopo un anno e mezzo di indagini: sono la riprova di come si è cercato con ogni mezzo di occultare qualcosa, anzi praticamente tutto. Perché se il sangue di Federico è stato raccolto lontano da dove poi è stato ucciso, e se la chiamata alla polizia è stata eseguita dopo l’effettivo arrivo della prima pattuglia, allora tutto cambia.
La famiglia Aldrovandi non ha mai creduto alla versione della polizia che dipingeva Federico come un ragazzo drogato e fuori di sé.
Ora un’ipotesi prende piede: Federico potrebbe aver incontrato la prima pattuglia subito dopo le 5:00, e a seguito di questa prima colluttazione sarebbe stato massacrato a colpi di manganello dopo l’arrivo dei rinforzi.

Guarda il filmato Verità, grida il tuo nome!

Visita il sito: http://federicoaldrovandi.blog.kataweb.it

Per vedere il filmato clicca qui!

……….

ROSTOCK: un film già visto..













Se queste sono le premesse..

Dell’Utri forever?

ACCADE IN ITALIA…

Marcello Dell’Utri, il 14 maggio 2007, è stato condannato della Corte d’Appello di Milano a 2 anni di reclusione, insieme all’ergastolano capomafia trapanese Vincenzo Virga, per tentata estorsione aggravata ai danni dell’ex presidente della Pallacanestro Trapani Vincenzo Garraffa.

Secondo la sentenza, Dell’Utri minacciò Garraffa con queste parole: “Io le consiglio di ripensarci, abbiamo uomini e mezzi che la possono convincere a cambiare opinione.” E mobilitò a tal fine gli uomini della mafia trapanese.
Solo pochi quotidiani hanno riportato la notizia. La televisione ha taciuto.

Inoltre, Marcello Dell’Utri è già stato condannato in modo definitivo per frode fiscale e false fatture a una pena di 2 anni e 3 mesi di reclusione. In primo grado, a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.

Marcello Dell’Utri è tuttora un influente parlamentare della Repubblica; seleziona i candidati del maggior partito italiano; organizza una rete di circoli politico-culturali in tutta Italia.


Accetti di farti rappresentare da personaggi con accertate relazioni mafiose e condanne
penali definitive ?

Qui Milano Libera

Dal sito di Piero Ricca

puoi scaricare il manifestino in formato pdf:

http://www.pieroricca.org/wp-content/uploads/2007/05/ACCADE IN ITALIA%E2%80%A6 volantino DellUtri2.pdf