Archivio | giugno 7, 2007

23 giugno, Partinico libera



Memoria, riappropriazione, futuro. All’insegna di queste parole chiave, in collaborazione con il Comune di Partinico e di Primaradio, stiamo provando a organizzare una particolare Giornata della legalità in contrada San Giuseppe, su uno dei terreni confiscati alla mafia e in via di assegnazione all’Ente Nazionale Protezione Animali. L’obiettivo non è solo simbolico: vorremmo discutere di gestione dei beni confiscati, di opportunità sociali e di iniziative imprenditoriali, rinfrescarci la memoria parlando di storia del territorio e aprire occhi e orecchie sul nuovo volto affaristico-imprenditoriale della mafia, fare domande alla politica e alle istituzioni. Farlo in modo serio, costruttivo e il più possibile innovativo: lanciando e costruendo questa iniziativa sul blog, chiamando a raccolta tutti quelli che hanno qualcosa da dire, dando spazio anche al teatro, alla musica, alla degustazione di prodotti tipici e vini locali. Il problema, ovviamente, sono i soldi. Ma le idee e la voglia di fare non ci mancano. Ci proviamo?

Il Comune, è noto, non dispone di un tallero, almeno fin quando non sarà approvato il Bilancio. Per questa iniziativa dobbiamo, finora, registrare molta buona volontà e notevole spirito di collaborazione dell’assessore alla legalità e dei funzionari comunali. Ma al denaro, se vogliamo riuscire nell’impresa, dobbiamo pensarci noi.

Le modalità dell’evento. La giornata dovrebbe avere tre momenti distinti: il primo di carattere politico e istituzionale, in cui mettere a confronto, sul nostro territorio, membri di Governo, Parlamento, istituzioni locali, magistrati, forze dell’ordine, associazioni e cooperative sul tema della gestione dei beni confiscati. Quali problemi, concretamente, si trovano ad affrontare Comuni e Consorzi di gestione dal momento della confisca fino all’assegnazione del bene? E come funziona, poi, la gestione degli stessi quando entrano nella disponibilità dei soggetti chiamati a riutilizzarli a fini sociali? Esiste un modello di gestione capace di favorire un circolo virtuoso tra utilità collettiva e sviluppo d’impresa? Il confronto sarà arricchito dalla presentazione dei progetti con cui le associazioni Enpa e Libera-Mente hanno ottenuto l’assegnazione dei terreni di contrada San Giuseppe e Bosco Falconeria.

Nella seconda parte della giornata vorremmo sperimentare, con lo storico Giuseppe Casarrubea (ma non solo), una sorta di “lectio magistralis” partecipata, una rivisitazione critica, collettiva e ragionata della storia del nostro territorio: dal dopoguerra al bandito Giuliano, da Portella della Ginestra all’assalto alle Camere del lavoro fino ai giorni nostri.

A seguire, un ricco parterre di ospiti, che si arricchisce di ora in ora, discuterà del nuovo volto manageriale della mafia: tra loro, alcune delle firme che in questi mesi, con le loro pubblicazioni, hanno toccato i gangli più delicati del nuovo sistema di potere affaristico-mafioso: Peter Gomez dell’Espresso, Gianni Barbacetto di Diario, Enrico Bellavia de la Repubblica, Nino Amadore de Il Sole 24 Ore e qualcun altro di cui aspettiamo la conferma.

Al calar della sera sarà l’ora del teatro. Vorremmo ci fosse Filippo Luna ne “La ballata delle balate”, uno spettacolo di Vincenzo Pirrotta, rappresentato con straordinario successo in tutta Italia, che parla di mafia in modo non convenzionale, e che offre uno sguardo inquieto su tradizioni e simboli della nostra strana città. Poi, per finire in festa, musica con alcune band siciliane.

In mezzo a tutto questo, vorremmo pensare anche a uno spazio di degustazione di prodotti tipici e vini locali, coinvolgendo caseifici e cantine vinicole per un picnic collettivo a ora di pranzo e un aperitivo a fine pomeriggio.

Troppo? Obiezione accolta, parliamone. Forse non riusciremo a fare tutto. Ma facendo due conti servirebbero circa 5 mila euro per allestimento, attrezzature, segnaletica, materiali promozionali, spese di viaggio, accoglienza, vitto e alloggio per alcuni relatori, pagamento degli artisti, Siae etc. Considerato qualche noto e infelice precedente, stiamo facendo un notevole sforzo per raccogliere autonomamente, tramite contributi privati, tutto il necessario all’organizzazione dell’evento: sponsorizzazioni e donazioni, piccole e grandi. Se non riusciamo, chiederemo scusa ai relatori (che continuano ad aderire) e ci ritireremo in buon ordine, continuando a lavorare per costruire tempi migliori.

Pensiamo positivo, come contribuire? Ci sono varie opzioni per dare una mano, vediamone alcune:

Il porcellino. Inviare a Libera Mente un contributo tramite carta di credito, con il protocollo di sicurezza PayPal, cliccando sul pulsante che trovi a fondo post.

La promessa. Scriverci un’e-mail e dire quanto o come volete contribuire. Riceverete istruzioni su dove depositare la vostra valigetta con banconote di piccolo taglio non segnate.

La sansalerìa. Non è necessario tirare fuori dei soldi: potreste, per esempio, impegnarvi a trovare dei produttori locali e invogliarli a partecipare all’iniziativa offrendo una selezione dei loro prodotti, oppure individuare un’azienda, una piccola impresa, un commerciante che voglia versare un obolo o mettere a disposizione dei prodotti utili all’occorrenza (ad esempio gazebo, ombrelloni, tavolini, tende, faretti, ammenicoli vari)

Adotta un relatore (o un artista). Ministri, sottosegretari e parlamentari viaggiano gratis, ma giornalisti, attori e musicanti la pagnotta se la sudano. Il vostro contributo (magari mettendovi insieme con un gruppo di amici o con i vostri familiari) può essere finalizzato a sostenere le spese di viaggio, vitto e alloggio di un relatore o a pagare il compenso agli attori dello spettacolo teatrale o ai musicisti.

Chiedi alla mamma. Panelle, teglie di sfincione, pizza, focaccia, caponata, prodotti dell’orto: volete che non si riesca a offrire un luculliano banchetto collettivo, valorizzando le straordinarie doti culinarie della regine dei focolari domestici locali? Diamo vita a un’esibizione che resterà negli annali!

Ultima avvertenza, a scanso di equivoci: “pecunia (da queste parti) olet”, e manco poco. Quindi, astenersi viziosi zone grigie, equilibristi linee di confine e amici degli amici.

Che dite, varrà la pena di provarci?

Libera Mente – 29 Maggio, 2007

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Partinico, 22-23 giugno

Fai una donazione on-line con PayPal

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Iniziative in corso

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fonte: http://www.partinico.info/?q=23_giugno_partinico_libera


Si moltiplicano i Tronchetti dell’Infelicità..

CRAC FINMEK

Indagato il fratello di Tronchetti Provera


Otto arresti nel blitz delle Fiamme gialle: il crac provocò un buco di un miliardo mettendo nei guai migliaia di persone. Tra gli indagati, Fulchir. Il portavoce di Bersani: “Mai stato consigliere del ministro”

Venezia, 7 giugno 2007 – Carlo Fulchir, la moglie Doris Nicoloso, il fratello Loreto Fulchir, Paolo Campagnolo e Guido Sommella più altre tre persone straniere latitanti sono stati arrestati dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Venezia perchè accusati a vario titolo di associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, false fatturazioni, riciclaggio, truffa ai danni dello stato, malversazione e aggiotaggio.

I reati si riferiscono alla condotta degli otto, che ricoprirono carichi societari nella Finmek o in società da essa controllate, che condusse alla dichiarazione di insolvenza e al conseguente fallimento del gruppo nel luglio del 2004.

Roberto Tronchetti Provera, fratello del presidente di Pirelli Marco, è indagato con l’ipotesi di concorso in bancarotta fraudolenta nel fallimento finmek. Tronchetti Provera è stato infatti presidente del cda Finmek nel 2002 e nel 2003 e ha certificato il bilancio del 2002, ma non quello del 2003.

Per assurdo, Carlo Fulchir, la moglie Doris e il fratello Loreto sono creditori del gruppo Finmek. Essendone stati dipendenti si sono infatti insinuati nel passivo. Il nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Venezia indaga sul fallimento del gruppo Finmek dal 2005.

L’illecito meccanismo di acquisizioni messe in atto dai vertici societari prevedeva l’acquisto di società in difficoltà nel settore tecnologico allo scopo dichiarato, e falso, di rilanciarle. In tal modo il gruppo poteva beneficiare anche di finanziameti pubblici destinati al risanamento. Nel 2001 la Finmek viene quotata in borsa e ottiene un prestito obbligazionario di 150 milioni di euro da parte dei piccoli risparmiatori. Carlo Fulchir, con i suoi complici, svuota sistematicamente le casse della società del gruppo avvalendosi di fatture false, cessioni di credito e facendo transitare il denaro su 5 banche diverse su Bahamas e Lussemburgo per poi farlo approdare su conti correnti svizzeri facilmente gestibili, essendo la mogli di fulchir cittadina svizzera.

Questa condotta porta al fallimento nel luglio 2004 e all’amministrazione controllata secondo la legge Marzano, la stessa applicata per il fallimento Parmalat, per cercare di salvare i 6mila posti di lavoro del gruppo. Nonostante ciò 4mila andranno persi. L’indagine è imponente: la Guardia di finanza ha controllato oltre 700 conti correnti più 20 all’estero; sono state condotte 8 rogatorie internazionali in collaborazione con interpool e smascherate un numero imprecisato di società estere che erano in realtà solo «targhette su porte», meno che gusci vuoti. Un mese fa la Guardia di finanza ha sequestrato inoltre 15 milioni di euro da conti esteri facenti capo a Fulchir e a personaggi del suo staff.

In mattinata era emerso che Carlo Fulchir era stato consigliere del ministro Pier Luigi Bersani. Ma un portavoce del responsabile del dicastero delle Attività produttive ha smentito la notizia. “E’ totalmente falso – sottolinea il portavoce – che Carlo Fulchir sia stato mai consigliere economico del ministro Bersani, come invece riportato dalle agenzie di stampa”.

fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/06/07/16440-arrestato_fratello_tronchetti_provera.shtml

G8, clima: Bush promette, ma non concede nulla


Se qualcuno sperava che dal vertice del G8 in Germania uscisse un accordo con gli Usa divenuti improvvisamente sensibili al tema del riscaldamento globale, dovrà rapidamente ricredersi. Tanto rapidamente che, prima ancora dell’inizio ufficiale dei lavori, uno dei responsabili americani per i temi ambientali, Jim Connaughton ha precisato che contrariamente a quanto chiesto dalla Germania, il comunicato finale del G8 non stabilirà alcun obbiettivo globale a lungo termine per quanto riguarda la riduzione delle emissioni di gas da effetto serra.

Per gli Usa, ha ribadito Connaughton, tale obiettivo potrà essere stabilito solo nei prossimi 18 mesi in discussioni con tutti i principali paesi responsabili del fenomeno. Come ha dichiarato il presidente americano Bush dopo aver incontrato il premier britannico, Blair, a margine del vertice in Germania: Intendiamo considerare la possibilità di «avere una funzione di collegamento» fra le posizioni dell’Europa e di Cina e India, per succedere con un accordo al protocollo di Kyoto sulla riduzione dei gas serra.

È una doccia fredda, sia per il cancelliere tedesco Angela Merkel, sia per il premier britannico uscente Tony Blair che proprio mercoledì, in un’intervista al Guardian, si era detto convinto di poter convincere il Presidente Usa George W. Bush a sottoscrivere un accordo sui cambiamenti climatici, nell’ambito del programma delle Nazioni Unite, nel corso del vertice del G8 che si apre oggi a Heiligendamm, in Germania. «Gli americani voglio essere certi che Cina e India siano parte dell’accordo», dice Blair nell’intervista. «Ritengo che l’annuncio fatto dal Presidente Bush la scorsa settimana sia significativo e importante e che sia assurdo interpretarlo diversamente – ha aggiunto – dall’altra parte occorre ora svilupparne il contenuto». Il premier britannico afferma di voler chiudere il suo ultimo G8 con un documento finale che contenga l’impegno degli otto paesi più industrializzati e dei cinque in via di sviluppo per ridurre del 50% le emissioni di anidride cabonica entro il 2050.

«Gli elementi chiave di questo accordo sono prima di tutto l’ammissione che il clima sta cambiando in maniera pericolosa a causa delle attività umane – sottolinea Blair – quindi abbiamo bisogno di un accordo globale che coinvolga gli attori principali, tra cui America e Cina, e che il nocciolo di tutto questo sia un obiettivo globale per una sostanziale riduzione delle emissioni. Io credo sia possibile arrivarci».

Sulla visita del presidente Usa a Roma, intanto, il prefetto di Roma Achille Serra, al termine della riunione ha fatto sapere che «Bush andrà a trastevere in visita alla comunità di Sant’Egidio» e ha stabilito le misure per garantire la sicurezza del presidente degli Stati Uniti anche durante la sua tappa nel quartiere del centro storico di Roma. Bush, inoltre, incontrerà Berlusconi sabato pomeriggio a Villa Taverna, la residenza dell’ambasciatore americano a Roma. «Non c’è niente di strano nel fatto che Bush vada a incontrare Berlusconi», il capo dell’opposizione, ha dichiarato un funzionario della Casa Bianca.


Pubblicato il: 06.06.07
Modificato il: 07.06.07 alle ore 13.01

fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=66545

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L’unico G8 che ci piace vedere..

Troppi pedofili su Second Life!

Allarme in tutta Europa: “Vietatela ai minori”
BRUNO RUFFILLI
19:39
document.write(giorno)Giovedì
document.write(data)7/6/7

Fare sesso con un bambino è semplice, nel mondo virtuale di Second Life: bastano cinquecento «Lindendollari», meno di due euro. Questa la cifra che si è visto chiedere Nick Schader, reporter di una tv tedesca, quando ha contattato un gruppo di utenti in cerca di immagini e filmati pedopornografici per un’inchiesta andata in onda qualche settimana fa. Le opzioni che gli venivano offerte erano due: incontri ravvicinati in angoli appartati di Second Life con altri avatar dalle sembianze infantili, oppure file digitali da ricevere per mail, con protagonisti bambini veri. In questo caso, però, il prezzo cresceva.

Proteste
Dai Linden Labs, la ditta californiana che ha inventato il gioco quattro anni fa, arriva la notizia che due utenti, uno di 54 anni e una donna di 27, sono stati radiati dal mondo virtuale in seguito all’episodio riportato dalla tv tedesca, ma c’è anche un comunicato nella homepage: «La varietà delle cose da vedere e fare all’interno di Second Life è quasi infinita, ma la nostra comunità ha chiarito che alcuni contenuti e attività non sono accettabili in alcuna forma. Immagini reali, avatar o altre rappresentazioni di comportamenti a sfondo sessuale che coinvolgano bambini o minori, che rappresentino scene di violenza o chiaramente offensivi non saranno mai permessi né tollerati all’interno di Second Life». E’ una risposta indiretta alle protesta dell’Associazione Famiglie di Francia, che ha annunciato due giorni fa un’azione giudiziaria contro i provider francesi e contro Linden Labs, chiedendo misure efficaci di controllo all’accesso. «In Second Life – scrive l’associazione in un comunicato – si trovano contenuti pornografici e scurrili», ma anche «pubblicità per il tabacco, l’alcol, la droga» e «slot machine virtuali, lotto e lotterie». Tutte cose non adatte ai minori, per i quali invece esiste una Teen Second Life, frequentata solo da ragazzi fra i 13 e i 17 anni.

Vietato ai maggiori
Lanciata all’inizio del 2005, questa versione ridotta di Second Life è accessibile solo da cittadini residenti negli Usa o in Canada, che possono iscriversi fornendo un numero di telefono cellulare, un account Paypal o una carta di credito. In questo modo dovrebbe essere possibile risalire all’identità reale degli utenti, che si suppone siano i genitori, in quanto maggiorenni.

Il paradosso
Così, se esiste un controllo per iscriversi e giocare nella Teen Second Life, entrare nella versione esplicitamente riservata ai maggiorenni è invece molto più semplice: basta avere un indirizzo e-mail. L’iscrizione base è gratuita, ma fino all’anno scorso era comunque richiesto un numero di carta di credito proprio per verificare l’identità dei nuovi membri. Oggi non è più così. E questo è uno dei motivi che hanno portato la popolazione di Second Life a crescere così velocemente, e popolarsi di migliaia di avatar fantasma, entrati nel gioco una sola volta e poi scomparsi per sempre. Intanto, poter sciorinare numeri sempre più elevati significa attrarre i potenziali investitori, un po’ come accade per i programmi tv: più sono seguiti, più sale il prezzo per gli spot.

Affari e malaffari
Già, perché ormai il mondo virtuale è pieno di iniziative sponsorizzate, di eventi di marketing, di pubblicità più o meno esplicite. E il denaro gira in maniera vorticosa: ieri, ad esempio, sono stati scambiati in Lindendollari (la moneta locale) l’equivalente di 1.437.571 dollari reali. Questo raccontano le statistiche ufficiali, che però non specificano l’oggetto delle transazioni: su Second Life, infatti, è possibile acquistare di tutto, dal tatuaggio personalizzato alle isole private, ai biglietti per i concerti.

E sono moltissime le agenzie di escort, che propongono compagnia per ogni gusto e ogni momento della vita virtuale o reale. Si può vivere una notte di passione tra i pixel con un’avatar focosa, ma anche chiederle di vedersi al bar all’angolo per un incontro in carne ed ossa: salvo poi scoprire che si tratta di un uomo, visto che non c’è nessuna garanzia sull’identità sessuale degli individui in Second Life, come non è dato sapere se dall’altra parte del monitor c’è un ragazzino. Negli ultimi tempi si moltiplicano anche gli avatar bambini, che si vendono per pochi soldi, come quelli che hanno contattato Nick Schader: un modo semplice per accumulare denaro virtuale, da convertire poi in reale (il tasso di cambio ufficiale è di circa 270 Lindendollari per un dollaro Usa).

In carcere vero
Così, mentre la polizia di Vancouver s’inventa una divisione speciale operante su Second Life, crescono le preoccupazioni per i bambini veri. In Germania, ad esempio, la pedofilia virtuale è considerata un crimine, e i due utenti anonimi identificati dai Linden Labs rischiano fino a cinque anni di carcere. «E’ una questione complessa – osserva il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo – perché la dimensione reale si confonde con quella virtuale. Le emozioni sono molto simili, e se per un adulto il pericolo è di mettere in pratica quello che ha sperimentato in Second Life, per un adolescente o un bambino le conseguenze sul piano psichico possono essere gravi, e causare sofferenze difficili da cancellare». La soluzione? «Inutile illudersi – prosegue Caffo – i sistemi di verifica dell’età non funzionano, e per garantire un minimo di affidabilità richiederebbero investimenti che nessuno vuol fare». Identificare un utente dal suo computer comporta una grave violazione della privacy ed è un’operazione piuttosto complessa, ma a volte paga: martedì scorso, dopo due anni di indagini, la Corte di Appello di Philadelphia ha condannato Daniel Voelker per aver mostrato su una webcam la propria figlia nuda; da una perquisizione è poi risultato che sul suo computer era registrato materiale pedopornografico. Cinque anni e undici mesi di prigione, più un’inedita pena accessoria: l’interdizione perpetua da internet.

L’ultima trasgressione
Un modo per bloccare sul nascere la pedofilia virtuale ci sarebbe: impedire tramite software che un avatar adulto possa avere rapporti sessuali con un avatar bambino.

Semplice, eppure alla Linden Labs pare che nessuno ci abbia pensato. Certo, in questo modo non si cancellerebbe il traffico di immagini e video pornografici con veri minorenni, che avviene perlopiù al di fuori di Second Life e sfrutta il mondo virtuale per allacciare contatti e scambiarsi informazioni. Ma almeno si limitebbero i rapporti sessuali ai soli adulti consenzienti. (E agli animali, che pare siano l’ultima frontiera della trasgressione nella Seconda Vita).

fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/societa/200706articoli/22445girata.asp

Il bosco in una stanza..

sarà una buona notizia? speriamo..


MILANO – La riqualificazione del quartiere Isola prevede due grattacieli ecologici

In ognuno verranno piantati centinaia di alberi alti anche nove metri


E’ l’ultima frontiera dell’architettura che strizza l’occhio all’ecologia e all’ambiente: gli alberi – alti fino a 8-9 metri – piantati sul balcone. Come fossero normali vasi di gerani. La riqualificazione dell’Isola pensata dallo studio dell’architetto Stefano Boeri prevede due grattacieli che nelle intenzioni dei progettisti diventeranno un unico bosco verticale.
Sul primo grattacielo – 108 metri d’altezza – troveranno spazio 550 alberi. Sul fratello minore – 78 metri – ne saranno piantati altri 350. Si andrà dalle piante a fusto più grande fino ad arrivare agli arbusti per un totale di 50 diverse specie vegetali.
Già in passato gli architetti avevano progettato boschi sui tetti degli edifici – il primo fu Le Corbusier con i suoi giardini sui tetti e negli ultimi 15 anni molti edifici sono stati costruiti con questo accorgimento – tuttavia portare il bosco sul balcone di casa rappresenta un salto in avanti.
«Il vantaggio per il microclima, l’inquinamento acustico e il filtraggio delle polveri sottili è evidente», dice Stefano Boeri.
Inoltre, piantare alberi sui balconi fa anche risparmiare: «I tradizionali grattacieli in vetro – continua Boeri – consumano moltissima energia per compensare l’enorme accumulo di calore in estate e la scarsa protezione dal freddo in inverno».
Il bosco verticale promette di tagliare questi costi riforestando, al tempo stesso, la città. Si calcola che questa barriera verde possa abbassare fino a 9 gradi la temperatura all’interno dell’edificio nel periodo estivo mentre d’inverno, la caduta delle foglie, consentirà comunque di far filtrare la luce. Inoltre migliorerà l’umidità e la qualità dell’aria.
Milano cerca così di riscoprire il suo cuore verde. «Il verde, il vetro e l’acciaio sono ormai i tre elementi che segnano la contemporaneità», sottolinea Pier Paolo Maggiora che ha progettato la riqualificazione della vecchia Fiera di Milano con l’operazione City Life e la torre della Fiera di Rho, “affogata nel verde”, come la descrive lui stesso.
Il tutto, però era partito molto prima, aggiunge, quando “nel 1300, a Lucca, fu costruita una torre con un albero sulla sommità”.

Guido Maurino

fonte:http://www.24minuti.ilsole24ore.com/24Minuti/20070607/Milano/10.shtml

Val di Noto, appello di Camilleri


L’appello di Camilleri contro le trivellazioni nel Val di Noto
La Regione Sicilia le ha bloccate ma una società texana si è rivolta al Tar

Salviamo Val di Noto
dalle trivelle dei petrolieri

di ANDREA CAMILLERI

CARO direttore, i milanesi come reagirebbero se dicessero loro che c’è un progetto avanzato di ricerche petrolifere proprio davanti al Duomo? Rifarebbero certo le cinque giornate. E i veneziani, se venissero a sapere che vorrebbero cominciare a carotare a San Marco? E i fiorentini, sopporterebbero le trivelle a Santa Croce? I rispettivi abitanti che ne direbbero di scavi per la ricerca del petrolio a Roma tra i Fori imperiali e il Colosseo, a piazza Di Grado a Genova, sulle colline di Torino, a piazza delle Erbe, a piazza Grande, lungo le rive del Garda? Non si sentirebbero offesi e scempiati nel più profondo del loro essere?

Ebbene, in Sicilia, e precisamente in una zona che è stata dichiarata dall’Unescopatrimonio mondiale dell’umanità“, il Val di Noto, dove il destino e la Storia hanno voluto radunare gli inestimabili, irrepetibili, immensi capolavori del tardo barocco, una società petrolifera americana, la “Panther Eureka“, è stata qualche anno fa autorizzata, dall’ex assessore all’industria della Regione Sicilia, a compiervi trivellazioni e prospezioni per la ricerca di idrocarburi nel sottosuolo. In caso positivo (positivo per la “Panther Eureka”, naturalmente) è già prevista la concessione per lo sfruttamento dell’eventuale giacimento. In parole povere, questo significa distruggere, in un sol colpo e totalmente, paesaggio e storia, cultura e identità, bellezza e armonia, il meglio di noi insomma, a favore di una sordida manovra d’arricchimento di pochi spacciata come azione necessaria e indispensabile per tutti.
E inoltre si darebbe un colpo mortale al rifiorente turismo, rendendo del tutto vane opere (come ad esempio l’aeroporto Pio La Torre di Comiso) e iniziative sorte in appoggio all’industria turistica, che in Sicilia è ancora tutta da sviluppare.
Poi l’inizio dei lavori è stato fermato, nel 2003, dal Governatore Cuffaro su proposta dell’allora assessore ai Beni Culturali Fabio Granata, di Alleanza nazionale, in prima fila in questa battaglia. Ma è cominciato quel balletto tutto italiano fatto di ricorsi all’ineffabile Tar, rigetti, annullamenti, rinnovi, sospensioni temporanee, voti segreti, vizi di forma e via di questo passo ( ma anche di sotterranee manovre politiche che hanno sgombrato il campo dagli oppositori più impegnati).

E si sa purtroppo come in genere questi balletti vanno quasi sempre tristemente a concludersi da noi: con la vittoria dell’economicamente più forte a danno degli onesti, dei rispettosi dell’ambiente, di coloro che accettano le leggi. E i texani, dal punto di vista del denaro da spendere per ottenere i loro scopi, non scherzano. Vogliamo, una volta tanto, ribaltare questo prevedibile risultato e far vincere lo sdegno, il rifiuto, la protesta, l’orrore (sì, l’orrore) di tutti, al di là delle personali idee politiche? Per la nostra stessa dignità di italiani, adoperiamoci a che sia revocata in modo irreversibile quella contestata concessione e facciamo anche che sia per sempre resa impossibile ogni ulteriore iniziativa che possa in futuro violentare e distruggere, in ogni parte d’Italia, i nostri piccoli e splendidi paradisi. Nostri e non alienabili.

(7 giugno 2007

link: FIRMA ANCHE TU L’APPELLO PER IL VAL DI NOTO

link: VIDEO, FOTO, INTERVENTI: MINACCIATI DAL PETROLIO