Archivio | giugno 9, 2007

Scontri a Roma, sei manifestanti arrestati

ULTIMA’ORA

Sei manifestanti arrestati – uno sloveno, un ungherese, un ultrà ternano e 3 romani – una decina di feriti, nove ricoverati in ospedale (sei agenti e tre manifestanti). Complessivamente una decina i manifestanti fermati dalla polizia per gli scontri avvenuti in corso Vittorio Emanuele II in coda al corteo anti-Bush.

E’ il bilancio provvisorio delle due ore di guerriglia scatenata nel pomeriggio da un centinaio di manifestanti appartenenti in gran parte ai centri sociali del nord-est e a gruppi di matrice anarchica. Gli incidenti sono avvenuti in piazza S.Pantaleo, all’altezza di piazza Navona, dove era confluito il grosso del corteo dei No War che ha sfilato a Roma per protestare contro la visita del presidente degli Stati Uniti, George W. Bush.

Attorno alle ore 19, quando il grosso del corteo dei Cobas e dei movimenti antagonisti ‘no war’ e ‘no Bush’ era in Piazza Navona in Corso Vittorio Emanuele ci sono stati momenti di forte tensione, quando da alcuni gruppi anarchici è partito un lancio di bottiglie e petardi verso le forze dell’ordine schierate in assetto antisommossa nelle strade laterali, tutte blindate.

Per un’ora circa piccoli gruppi di manifestanti hanno lanciato petardi e e hanno danneggiato vetrine di due istituti di credito (Banca di Roma e Banca Intesa). Un giovane rimasto ferito in una carica di allegerimento è stato soccorso da una ambulanza e trasportato in un ospedale romano. Diversi manifestanti hanno cercato di fermare il lancio di oggetti partito dalla frangia antagonista più violenta e c’è stato anche un accenno di scontro all’interno nello stesso corteo.

A fare le spese dei disordini anche una cronista ed un operatore del Tg1, colpiti da un petardo mentre intervistavano i partecipanti al corteo. La giornalista ha riportato una lieve ustione a una gamba.

Cifre contrastanti sulla partecipazione “Almeno 100 mila”, secondo i rappresentanti del Comitato 9 giugno, 12mila secondo la Questura.
Prodi: ferma condanna delle violenze
“Una stupida e testarda aggressione da parte di un centinaio di facinorosi”, l’ha definita il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, che insieme al premier Prodi si è complimentato con le forze di polizia per come hanno gestito l’ordine pubblico, “isolando pochi violenti i cui gesti sono da condannare nel modo più fermo”.

Prefetto Serra: città aperta e sicura
“Come ero certo, la città di Roma ha dato oggi l’ennesima dimostrazione di maturità ed equilibrio”. Così il prefetto della Capitale Achille Serra, commenta a fine serata la giornata di Bush a Roma e soprattutto la conclusione delle due manifestazioni. “Chi ha voluto manifestare lo ha potuto fare liberamente – afferma Serra – e pacificamente, nonostante la violenza di un centinaio di provocatori, isolati, peraltro, dagli stessi promotori della manifestazione”.

Ancora presidiato corso Vittorio Emanuele II
Corso Vittorio Emanuele II è ancora presidiato da ingenti forze di polizia e carabinieri, dopo gli scontri che hanno caratterizzato la parte conclusiva della manifestazione. La via di accesso a Campo de’ Fiori e poi a piazza Farnese è preclusa da un cordone di carabinieri in tenuta antisommossa, la gente che transita viene opportunamente filtrata. Anche piazza Venezia è tornata a essere presidiata in forze. Adesso il cordone di poliziotti e carabinieri è stato nuovamente schierato davanti all’Altare della Patria. Si prevede una notte di presidi di polizia, carabinieri e guardia di finanza nel cuore di Roma, nel timore di sortite notturne

Roma | 9 giugno 2007 – h. 22.00

fonte: http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsid=70846

MEMENTO

Ma i cani sciolti un po’ individualisti, un po’ anarcoidi, sono gli ultimi utopisti, purtroppo non si accontentano delle elezioni e dei partiti e delle coalizioni, ne hanno pieni i coglioni. Non ce la fanno a delegare se non si sentono coinvolti, sono proprio allergici al potere i cani sciolti.
Giorgio Gaber

La domenica delle salme gli addetti alla nostalgia accompagnarono tra i flauti il cadavere di Utopia la domenica delle salme fu una domenica come tante il giorno dopo c’erano i segni di una pace terrificante mentre il cuore d’Italia da Palermo ad Aosta si gonfiava in un coro di vibrante protesta.
Fabrizio De Andrè

Ma un’altra grande forza spiegava allora le sue ali: parole che dicevano “gli uomini sono tutti uguali”, e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via la bomba proletaria, e illuminava l’aria la fiaccola dell’anarchia.
Francesco Guccini

Hanno bandiere nere sulla loro speranza e la malinconia per compagna di danza coltelli per tagliare il pane dell’amicizia e del sangue pulito per lavar la sporcizia. Non sono l’uno per cento ma, credetemi, esistono stretti l’uno con l’altro e se in loro non credi li puoi sbattere in terra ma son sempre in piedi sono gli anarchici.
Leo Ferrè

ULTIMA ORA: SCONTRI A ROMA MANIFESTANTI POLIZIA

ULTIM’ORA

Roma: Scontri tra manifestanti e polizia al corteo ‘no-war’

Un gruppo di manifestanti, alcune migliaia, ha indossato i caschi ed è avanzato verso la polizia. Si dirigono verso il lungotevere e hanno detto di non voler andare a piazza Navona. Alcuni fumogeni sono stati accesi. Alla testa del nuovo e più minaccioso corteo, lo striscione con su scritto “Stop Bush – con chi resiste – block G8”. Scontri a corso Vittorio tra alcuni manifestanti e la polizia. Il gruppo di manifestanti sta lanciando alcuni petardi contro la polizia. La situazione è tesa.

Da corso Vittorio la polizia sta cercando di spingere i manifestanti protagonisti degli scontri verso largo Argentina. Le forze dell’ordine non stanno rispondendo alle provocaziioni del gruppo che si trova in piazza di San Pantaleo.

09 giugno 2007 | 18:55:35

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Roma: Manifestanti proteggono la polizia dai lanci delle bottiglie di 300 violenti a volto coperto

Il gruppo dei manifestanti protagonista degli scontri è ormai ridotto a circa 300 unità. Alcuni di loro hanno il volto coperto da passamontagna. Piero Bernocchi, dei Cobas, è stato chiamato a intervenire per parlare col gruppo di manifestanti. Molti tra quanti fanno parte del corteo si sono schierati davanti agli uomini delle forze dell’ordine proprio per evitare che arrivino nuovi oggetti lanciati dal gruppo di manifestanti con il volto coperto.

Il camion di Disobbedienti fa muro tra il gruppo dei manifestanti violenti e la polizia, invitando il gruppo a desistere dai lanci delle bottiglie. Inviti alla calma dai megafoni posti sui camion che accompagnano verso piazza Navona i partecipanti del corteo anti-Bush.

09 giugno 2007 | 19:24:53

fonte: http://www.canisciolti.info/news_dettaglio.php?id=5653

Push Bush Out


Qualcosa in Italia funziona.. il boicottagio istituzionale. Trenitalia, non contenta di salassare i manifestanti no-war non concedendo sconti, non comunque il 50% come invece è stato accordato ai manifestanti del Family Day, ha usato l’arma che gli è più congeniale per imbufalire la gente: il ritardo dei treni. Ritardo dovuto alla quasi generalizzata mancanza di rispetto degli orari di partenza dalle stazioni di tutta Italia. Nord e Sud indistintamente..
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Push Bush Out

di Paola Zanca

I grandi assenti del benvenuto a Bush del 9 giugno sono i treni. Alle 14, a un’ora dalla partenza prevista del corteo contro la guerra, non è arrivato quasi nessuno. Piccoli gruppi sparpagliati occupano Piazza della Repubblica e tutti vociferano sullo strano ritardo che oggi ha colpito indistintamente i vagoni di Trenitalia. Da nord a sud, tutte gli orari di partenza dei treni non sono stati rispettati, e solo alle 13.30 il convoglio che riuniva i manifestanti in arrivo da Milano e da Venezia muoveva i primi passi dalla stazione di Bologna verso la Capitale. Forse è per questo che la giornata di protesta contro Bush – quella voluta dai centri sociali, dai Cobas, dalla sinistra ultra-radicale – ha due anime diverse, e così ben distinte.

La prima ha il colore rosso degli stendardi che affollano la piazza. Se un tempo la bandiera rossa era una ed inequivocabile, oggi, a guardare Roma sembra che quel simbolo univoco non esista più. I Cobas, il Partito Comunista dei Lavoratori, gli Rdb-Cub, qualche rara bandiera di Rifondazione, qualcuna in più della Sinistra Critica, poi i Carc – Comitati di appoggio alla Resistenza per il Comunismo, il Sll – Sindacato Lavoratori in Lotta, un’enorme bandiera rossa senza scritto nulla, perfino l’Exedra Boscolo Luxury Hotel, che troneggia sulla piazza, espone il suo marchio su una tela amaranto, che in mezzo a quel diluvio di sigle potrebbe essere un’altra formazione politica, e nessuno se ne accorgerebbe. Insomma, le insegne cambiano, ma il pezzo di stoffa rosso resta il sottofondo che fa sentire grandi anche le sigle più piccole e sconosciute.

Quella rossa, comunque, è una piazza ironica che non perde il senso dell’umorismo nemmeno quando esprime il suo dissenso contro Bush e il governo Prodi. Perché il no alla guerra di oggi è soprattutto un no alla politica estera, e interna, dell’esecutivo nazionale. «Che taglio mi consigli?» chiede un fumetto di Prodi a Bush, e non parlano di capelli. «Lasciate ogni speranza o voi che votate», riassume così il malumore per le promesse tradite un altro manifesto. «Sinistri ministri, avete ingannato i pacifisti», gli fa eco uno striscione poco più in là. I più rumorosi, armati di pentole e fischietti, sono quelli del No Dal Molin, quelli per cui la visita di Bush non finisce il 9 giugno, visto che se lo ritroveranno come vicino di casa, piuttosto invadente: «Siamo qui contro il governo che non ci ha aiutato – spiega un pensionato 62enne – e a dire che se il progetto Dal Molin va avanti, ci buttiamo sotto le ruspe».

La seconda anima del corteo, molto meno numerosa, è un’anima più nera, quella che in molti chiamerebbero black block e che è fatta di giovani prevalentemente vestiti di scuro, con caschi sottobraccio e qualche mazza che spunta dagli zaini. Alle 16.45, siamo ancora alla Stazione Termini, si accende il primo fumogeno. Poi, le bombolette spray iniziano a lavorare, e le macchine dei fotografi a mimetizzarsi. Si accoda a loro un piccolo pullman che dice di rappresentare i “lavoratori migranti”: inneggiano alla «lotta che deve crescere nelle strade, nelle scuole, nelle fabbriche», una lotta contro i «banditi occidentali Bush, Prodi, Merkel e Sarkozy». C’è il Movimento di lotta per la Casa, che invece accusa «la sinistra di governo» di aver «lasciato solo il movimento».

La polizia si tiene a debita distanza, la linea è quella dei cordoni di sicurezza lontani decine e decine di metri dai manifestanti. Ma la beffa arriva al Colosseo: alle spalle dello schieramento delle forze dell’ordine sbucano un centinaio di persone che hanno raggiunto comodamente il corteo dalla stazione della metropolitana. «Abbiamo sfidato l’impossibile»: i manifestanti celebrano ad alta voce il loro “blitz” riuscito. «Era previsto», bofonchia un poliziotto, e non si capisce perché. Tanto previsto, a quanto pare, che dopo pochi minuti altri defender arrivano in soccorso. A sirene spiegate, sfidano contro mano una delle poche strade della capitale che la visita di Bush ha lasciato in pace.

Pubblicato il: 09.06.07
Modificato il: 09.06.07 alle ore 19.41
fonte:
http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=66653

Dave Eggers, una voce per i bambini perduti


di Giulia Ziino

Valentino Achak Deng è fuggito da bambino dal suo villaggio nel Sudan, è sopravvissuto agli assassini delle milizie governative islamiche, ha camminato migliaia di chilometri per rifugiarsi prima in Etiopia, poi in Kenya, è sopravvissuto alle beste feroci e alle malattie, ha mangiato fango. Dopo anni vissuti nei campi di concentramento dell’Onu, ha ottenuto l’agognato biglietto per gli Usa: giorno di partenza previsto, 11 settembre 2001. Quel martedì Valentino si è presentato felice all’aeroporto di Nairobi, l’attentato alle Torri gemelle e la chiusura dello spazio aereo americano sono stati una beffa. Ha aspettato altre due eterne settimane, e alla fine è arrivato ad Atlanta. Dave Eggers lo ha incontrato, e poi lo ha accompagnato nel viaggio di ritorno in Sudan per rivedere i genitori. Da quell’avventura è nato il nuovo libro del più brillante, amato (e invidiato) scrittore americano. What is the What: The Autobiography of Valentino Achak Deng uscirà il primo ottobre in America e a inizio 2007 in Italia (Mondadori- Strade Blu; n.d.m. vedi fondo post).

Eggers arriva in Italia con la figlia di otto mesi, e la moglie scrittrice, Vendela Vida. Dopo l’autobiografia La struggente opera di un formidabile genio, che nel 2000 lo ha reso famoso, torna sui temi politici già abbozzati in Conoscerete la nostra velocità. “Tutto quello di cui parlo è politica. Quel libro era un’allegoria dell’intervento americano all’estero, l’impulso e la volontà di fare del bene nei Paesi in via di sviluppo e lo scontro con i problemi contingenti, e con la mancanza di prospettiva storica comune a molti governi e organizzazioni degli Usa. Nel libro che sto finendo di scrivere gli stessi temi sono presi da un angolo diverso”.

Valentino è uno dei 3.800 “Lost Boys of Sudan”, i ragazzi perduti del Sudan, orfani o separati da genitori a causa della guerra tra governo arabo-islamico del nord e ribelli cristiani animisti neri del Sud. Nel 2001 i giovani sudanesi vennero distribuiti in 38 città americane, aiutati dalla Lost Boys Foundation.

Come ha conosciuto Valentino?
“La donna a capo della fondazione, Mary Williams, mi ha contattato dicendo che c’era un ragazzo ad Atlanta che voleva scrivere la sua biografia. Ho incontrato Valentino nel gennaio 2003, nel giorno in cui tutti i Lost Boys celebrano il loro compleanno. Quando vivevano nei campi dell’Onu, nessuno sapeva quando erano nati e così fu assegnato a tutti loro lo stesso giorno di compleanno: 1° gennaio. Abbiamo cominciato a lavorare alla sua storia da quel momento”.

Perché ha deciso di farne un libro?
“Avevo letto un articolo sui Lost Boys già un anno prima, ed ero rimasto colpito. I ragazzi sudanesi sono stati accolti nei posti più strani dell’America. Frago nel nord Dakota, ad esempio. Prendi queste persone che non hanno mai visto il ghiaccio e le spedisci nei posti più freddi degli Stati Uniti. Il loro adattamento è stato affascinante”.

Com’è stato il viaggio in Sudan?
“Abbiamo volato su un aereo carico di riso, sorgo e biciclette, fino al villaggio di Marial Bai. Valentino sapeva che i suoi genitori erano sopravvissuti e lo stavano aspettando, dopo 17 anni. È stato incredibile. Il Sud del Sudan è tuttora poverissimo, i Lost Boys ne sono diventati l’orgoglio. Ora si chiedono se tornare e ricostruire o restare negli Usa. Io, americano, in quel viaggio mi sentivo al sicuro, era una strana fase di calma prima che la guerra riesplodesse nel Darfur, più a ovest. Non mi sono spacciato per canadese come ho fatto altre volte e come credo facciamo tutti, finché ci sono i repubblicani al potere a Washington”. Nella rivista di Eggers, The Believer, sono già usciti racconti sull’immigrato sudanese Dominic Arou.

È la stessa persona?
“Sì, i Lost Boys usavano molti nomi diversi per sopravvivere nei campi. Valentino si chiamava Achak Deng, è venuto in America come Dominic Arou, ma l’anno scorso ha cambiato legalmente nome in Valentino Achak Deng. Valentino era il nome ricevuto in Etiopia nel 1991”.

Oltre ai motivi politici, c’è qualcosa di personale che l’ha spinta ad affrontare questa vicenda? Valentino e gli altri ragazzi sono cresciuti senza genitori, come suo fratello minore Toph e lei stesso dai 21 anni in poi…
”Certo, abbiamo questo in comune, se non altro. Valentino aveva tra i 6 e gli 8 anni, più o meno l’età di Toph, quando è stato separato dai genitori. Io e lui andiamo d’accordo su molte cose, politica soprattutto. È una persona straordinariamente in gamba e proiettata verso il futuro”.

Prima dell’uscita del libro, un soggiorno in Europa. Tra gli autori europei, per la sua casa editrice Mc Sweeney’s ha pubblicato Michel Houellebecq e Xavier Marias. Conosce scrittori italiani?
“Ho sempre amato Italo Calvino. È un esempio di molte cose che ho cercato di fare. Per me sono tesori Il giorno della civetta di Sciascia e l’opera di Elsa Morante. Alessandro Baricco è uno dei migliori scrittori viventi, credo, autore di frasi tra le più belle che abbia mia letto. Mi parlano molto bene di Claudio Piersanti e Giulio Mozzi, ma purtroppo non sono tradotti negli Stati Uniti. Spero di porre rimedio”.

Sa che Baricco ha implorato una vera stroncatura a Pietro Citati, principe dei critici italiani, che lo aveva denigrato en passant?
“Il mondo letterario nel quale vivo, San Francisco, è felicemente vaccinato contro gli ambienti letterari più snob del mondo. È un posto senza pretese, dove non c’è malanimo tra scrittori, editori, critici. Io insegno inglese ai giovani immigrati, ed è sempre una vittoria quando riusciamo a far leggere loro un libro. Questo forse mi dà una visione più ampia. Penso che i libri siano di per sé una buona cosa, e quando un ottimo scrittore come Baricco diventa popolare, questo è un miracolo e un motivo di festa. Le critiche aggressive andrebbero rivolte contro Bush, Guantanamo, il fondamentalismo, l’assassino sudanese Bashir e i suoi Janiaweed, prima che contro gli scrittori, Naturalmente Citati non è obbligato ad apprezzare Baricco, ma dovremmo gioire le rare volte in cui la letteratura entra nel mainstream, non rinfacciarle la popolarità.

fonte: http://www.stylos.it/default.asp?artID=62

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NON PERDETELO: UNA STORIA CRUDA MA TRAGICAMENTE VERA.

mauro

Dave Eggers

Erano solo ragazzi in cammino

MondadoriCollana: Strade blu Narrativa

Pagine 598 – Formato 15×21 – Anno 2007 – EAN13 9788804568469
Argomenti: Narrativa
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Prezzo di copertina € 20.00

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Ustica: verità, giustizia e processi

Riporto la lettera che abbiamo inviato ad alcune testate giornalistiche ed a personaggi del mondo della politica e del giornalismo.

Se lo ritenete, potete firmarla anche voi – preferibilmente nel sito dell’amica Nilde: http://calinde.ilcannocchiale.it/ nei commenti, oppure nel mio blog (rubrica “scrivi a elena”, che tutela la privacy in quanto sarò l’unica ad avere i vostri nomi esatti: fate voi!).

Ovviamente è superfluo pregarvi di dare la massima diffusione… grazie!

Nel sito http://www.strageustica.altervista.org/.

È stata aperta una sezione specifica dedicata al processo, che si terrà a Perugia il 15 giugno 2007, che Mario Ciancarella (ex capitano dell’aeronautica militare Italiana), http://www.mariociancarella.altervista.org/ dovrà affrontare, in quanto imputato di diffamazione nei confronti del generale Tascio.

Pur ritenendo Mario Ciancarella innocente, per la sua vicenda umana e processuale, accetteremo qualsiasi sentenza che la Corte d’Appello di Perugia emetterà.

Il giudizio, non muterà il nostro impegno, come cittadini liberi e sovrani, nel chiedere alla Magistratura di individuare le responsabilità politico-militari su: la Strage di Ustica, la strage del Monte Serra, la strage di Casalecchio, la strage di Montagna Longa. Le stragi non cadono in prescrizione.

Non muterà il nostro impegno a chiedere alla magistratura di riaprire il caso di Sandro Marcucci, Emanuele Scieri e di altri militari che si teme, non si siano suicidati.

Non muterà il nostro impegno a chiedere che sia fatta luce su tutte le vicende di corruzione e casi di mobbing nelle Forze Armate, sulle quali fare accurate indagini per dare le giuste risposte a tutte le vittime e a tutti i cittadini Italiani che da anni richiedono che Giustizia e Verità siano fatte.

Non muterà nemmeno il nostro impegno affinché sia rispettata, tutelata e applicata, a tutti i livelli, la Costituzione Italiana .

Grazie per l’attenzione che ci darete,

Laura Picchi

Nilde Casale

Elena Gaetti

Ass. Rita Atria

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TESTIMONIANZA di G.SINIGAGLIA AL PROCESSO SULLA STRAGE DI USTICA

——->- UNA SCIA NEL CIELO

La scia nel cielo e` quella lasciata da un missile che il 27 Giugno 1980 insegui` un DC 9 della ITAVIA.
Su Ustica si è detto di tutto. Si è parlato inizialmente di cedimento strutturale, poi di bomba, poi di missile. Quella del missile é comunque la tesi che ha preso piede nell’opinione pubblica (soprattutto grazie all’esistenza di continui e ormai palesi depistaggi da parte delle autorità militari e civili). Non tutti però credono (e peggio ancora, non tutti sono interessati) a quello che sta dietro ad Ustica.
Io sono ormai convinto che lo scenario di guerra descritto dall’ ex militare della Legione Straniera: Guglielmo Sinigaglia, ( cfr “Panorama” 11/Nov/1990) corrisponda alla verità. Sinigaglia quella sera era impiegato in un’operazione militare di vaste dimensioni.

L’operazione coinvolge militari inglesi, francesi, italiani e tedeschi coordinati da un organo segreto della NATO, dal nome di STAY BEHIND, (con l’utilizzo di aerei, navi, sottomarini) ed ha lo scopo di attuare un colpo di stato in Libia uccidendo Gheddafi e costituendo un Governo fantoccio filo-occidentale. Gli occidentali, il 27 Giugno 1980, dovevano abbattere l’aereo di Gheddafi diretto a Varsavia, poi armare (ed aiutare nella insurrezione contro il Governo esistente) dei gruppi di libici antigovernativi.

Però qualcosa non funziona; qualcuno tradisce e avvisa Gheddafi. L’operazione si inceppa, l’aereo con a bordo il leader libico, ormai quasi sopra all’Italia, devia, ed atterra a Malta. I comandanti dei moltissimi mezzi militari occidentali (di terra, di aria, di mare) operativi quella sera nel Mediterraneo non vengono avvertiti in tempo.
Ad un certo punto arriva l’ordine di sparare su tutto ciò che vola, e succede una baraonda.

    Un missile, che lascia una lunga e bianca scia nel cielo, si dirige verso un DC 9, capitato sul Tirreno in quel momento quasi per caso.

    Il pilota, con manovra da esperto, riesce ad evitare che il missile colpisca l’ aereo nei motori. L’ aereo viene colpito, alle 20.56, nella parte anteriore della carlinga. Il missile lo sfiora provocando uno squarcio ed esplode oltre. L’ aereo, pur non esplodendo, é danneggiato, alcuni passeggeri vengono risucchiati nel vuoto per effetto della depressurizzazione e poi incomincia a precipitare.
    Il comandante, comunque, è un vero “asso” , e alle 21.04 riesce a far ammarare il velivolo. Questo viene immediatamente circondato dai mezzi militari che erano nella zona. Intanto l’ operazione militare é sospesa (poi fallirà definitivamente).

    I passeggeri del DC 9 se venissero lasciati vivi sarebbero dei testimoni scomodi di una sconfitta occidentale. Si decide così per la loro eliminazione.
    Alle 4:30 del 28 Giugno i subacquei di un sottomarino inglese applicano due cariche di esplosivo (del tipo Dynagel) sotto l’ aereo per provocarne l’inabissamento, che avviene alle 5.30.

    E` questo il modo in cui e` morta la maggior parte dei passeggeri di quel volo? E’ questa la verità che militari e politici italiani (e non) sono riusciti a tenere nascosta per i 15 anni dell’inchiesta?
    Hanno vinto loro, ha vinto la loro giustizia. Noi non possiamo far altro che prenderne atto; ci hanno ingannati e ci sono riusciti bene (ma non benissimo).
    C’é una cosa, però, che non riusciranno mai ad ingannare: la loro coscienza, per quanto piccola sia.

L. Rinaldo & V. Rigamonti
LEGGI TUTTO http://www.citinv.it/info/ustica/usticags.htm#gs

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